BastaBugie n°612 del 15 maggio 2019

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1 L'AMORE STRAPPATO: LA FICTION DI CANALE 5 CON SABRINA FERILLI SU FATTI VERI E SCONVOLGENTI
A sei anni, Angela viene prelevata a scuola dai carabinieri... la storia vera di una famiglia straziata da tribunali, psicologi e assistenti sociali (VIDEO: i protagonisti veri dell'assurda vicenda)
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
2 IN RAI E' ASSENTE IL RISPETTO PER LA CULTURA CATTOLICA
Il presidente della Rai, Marcello Foa, denuncia il pregiudizio anticattolico degli ideatori dei programmi e, anche se ha detto una cosa evidente, scoppia la polemica (VIDEO: Marcello Foa spiega come gli Spin Doctor manipolano le notizie)
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 UN RAPPER NERO INCITA AD UCCIDERE I BIANCHI... MA GUAI A CONDANNARLO
La sua ''canzone'' dice: ''entrate negli asili nido, uccidete i bebè bianchi e poi impiccate i loro genitori'' (VIDEO: i numeri dell'invasione islamica )
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
4 SPARATORIA DI DUE RAGAZZI TRANSGENDER IN UNA SCUOLA: UN RAGAZZO CRISTIANO SACRIFICA LA SUA VITA PER EVITARE LA STRAGE
Il 18enne Kendrick Castillo si getta eroicamente sugli assalitori per bloccarli (il ricordo commosso dei compagni: era cristiano e spendeva la vita per gli altri)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Sito del Timone
5 SALVINI LANCIA LA BATTAGLIA ALLA CANNABIS DICHIARANDO GUERRA AGLI SHOP CHE VENDONO LA COSIDDETTA CANNA LIGHT
Cosa c'è dietro questa decisione che mette a rischio il governo? La rete di negozi serve a preparare la distribuzione della marjuana legalizzata... gli effetti sarebbero devastanti
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE
All'istruzione dei nostri figli ci pensiamo noi genitori (a casa nostra) con l'homeschooling perché nessuno può costringerci a mandarli a scuola
Autore: Monica Gibertoni Negrini - Fonte: Bollettino DSC
7 LA CASSAZIONE DICE NO ALL'UTERO IN AFFITTO... MA APPROVA I GENITORI GAY
Il mondo pro family è in festa, ma a torto... infatti la Corte di Cassazione ha sì condannato l'utero in affitto (che del resto è già vietato in Italia), ma ha legittimato le adozioni delle coppie omosessuali (VIDEO: l'utero in affitto)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 DIECI LIBRI DA LEGGERE E REGALARE NEL 2019
Segreti e peccati dei mass media, la legalizzazione dell’eutanasia in Italia, le grandi eresie, le macerie del Sessantotto, il politicamente corretto, ecc.
Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA V DOM. PASQUA - ANNO C (Gv 13, 31-33.34-35)
Amatevi, come io ho amato voi
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - L'AMORE STRAPPATO: LA FICTION DI CANALE 5 CON SABRINA FERILLI SU FATTI VERI E SCONVOLGENTI
A sei anni, Angela viene prelevata a scuola dai carabinieri... la storia vera di una famiglia straziata da tribunali, psicologi e assistenti sociali (VIDEO: i protagonisti veri dell'assurda vicenda)
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 02/05/2019

Fa freddo, quella mattina del 24 novembre 1995. Angela ricorda i passi che rimbombano mentre Carla la trascina per un braccio davanti ai cappottini appesi fuori dalle porte delle altre classi. «Dov'è la mia mamma?», continua a ripetere la bambina; «smettila, i tuoi genitori sanno tutto», le ripete seccata la donna. Non sa, la piccola Angela, che Carla mente. Perché è un'assistente sociale che all'insaputa dei suoi la sta trascinando fuori dalla scuola di Masate, piccolo centro del Milanese, per scortarla con due carabinieri al centro di affido familiare (Caf) dove resterà per oltre sedici mesi, prima di venire spostata in un centro di affido protetto, e da lì adottata da una nuova famiglia. Non sa Angela, mentre singhiozza, prigioniera sul sedile posteriore di quell'auto nera che da sola basta a farle paura, che dal momento del suo "rapimento" a scuola passeranno oltre undici anni e dovrà soffrire il corso assurdo della giustizia minorile e soprusi di ogni genere prima di poter riabbracciare i suoi genitori e suo fratello Francesco che disperatamente non smetteranno mai di cercarla. Sa solo che manca un mese al compimento dei suoi sette anni ed è certa che i genitori sanno dove si trova: «Loro lo sanno, loro lo sanno, loro lo sanno», ripete silenziosamente.
Angela non immagina che nel 2019 la sua terribile storia diventerà una fiction, L'amore strappato, diretta da Simona Izzo e Ricky Tognazzi e interpretata da Sabrina Ferilli ed Enzo Decaro. Una grande fiction, prodotta da Jeki Production, e andata in onda su Canale 5 dal 31 marzo, che si ispira alla vicenda maledettamente vera e raccontata nel 2009 da Angela stessa a Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella nel libro Rapita dalla giustizia (Rizzoli), i primi due coraggiosi giornalisti che su Panorama condussero un'insistente battaglia per restituire la bambina alla sua famiglia. Ora i produttori assicurano di aver portato in tv solo «la storia di una donna», «nessun attacco alla magistratura». Ma l'infernale storia di Angela, che qui raccontiamo attingendo a piene mani dalle pagine di Rapita dalla giustizia, non può non ascriversi a una serie di errori giudiziari.

IL DISEGNO DI UN FANTASMA
Il magistrato cui è affidato il caso è Pietro Forno, inquisitore di pedofili e violentatori. È lui a raccogliere le denunce di Antonella M., la cugina quattordicenne di Angela che dal 1993 inizia ad accusare il fratello di averla violentata. Nonostante due perizie ginecologiche disposte dalla procura di Milano appurino che la ragazza è vergine, le sue accuse sono prese in seria considerazione dagli inquirenti. Davanti alla famiglia, che unita rigetta e contraddice ogni insinuazione, Antonella prima ritratta, poi sostiene che gli abusi siano iniziati anni prima, quindi coinvolge anche suo padre, e parenti, e persone estranee alla famiglia, infine perfino sua madre: tutti secondo il racconto della ragazza - che più volte viene ricoverata in reparti di salute mentale, assume droga, brucia materassi e compie atti di autolesionismo - hanno partecipato a sconvolgenti giochi pedofili. Infine, saputo che lo zio Salvatore non ha preso le sue difese, Antonella accusa anche lui. Al pm Forno dirà che l'uomo ha abusato anche dei suoi due figli: Angela, di sei anni e mezzo, e Francesco, che ne ha quasi dodici. Da qui parte, a cascata, il dramma raccontato nel libro e poi nella fiction. La testimonianza di Antonella, però, è contorta. Più volte afferma di essersi inventata tutto, più volte torna sui suoi passi. Quando il magistrato le chiede di decidersi, la sua risposta è: «Dipende se mi conviene».
Per giorni, davanti alla psicologa che il Tribunale dei minori di Milano ha nominato come perito tecnico, Angela disegna bambole, animali e altri oggetti innocenti. «Poi, nell'ultima visita - racconta nel libro - avevo avuto la pessima idea di cambiare soggetto: forse stanca, di certo annoiata per la ripetitività dell'esercizio al quale venivo costretta, sul foglio bianco avevo tracciato una linea oblunga cui avevo dato il nome di "fantasma"». Nel "gioco" seguito con la psicologa a questo fantasma viene dato il nome di "pisello". «Quel segno banale e incerto e quel nome, per me totalmente casuali e di certo non spontanei, sarebbero stati gli errori più grandi della mia vita e l'origine di un doppio dramma, il mio e quello della mia famiglia. Perché alla psicologa il mio spettro stilizzato era parso avesse un significato sessuale, e questo le era bastato per segnalare al Tribunale dei minori una situazione di grave pericolo. I giudici avevano ordinato subito che fossi allontanata da casa».
A quel punto, Angela è portata al Caf da cui proviene la psicologa che per il Tribunale dei minori (con evidente conflitto di interessi) ha raccomandato il ricovero della bambina. Quello schizzo diventa la prova centrale della presunta pedofilia di suo padre, che il 26 gennaio 1996 è portato a San Vittore in attesa di processo. La detenzione preventiva, già durissima per un indagato per pedofilia, è resa più insopportabile dal divieto totale di avere colloqui con il figlio Francesco (che, tenendo testa agli inquirenti, in una drammatica udienza negherà con forza di avere mai assistito ad atti anormali del padre sulla sorellina o di averne mai subiti in prima persona), e dall'angoscia di non sapere più nulla di sua figlia: nonostante sua moglie Raffaella non venga mai indagata e continui ad allevare Francesco, Angela non può tornare a casa.

SAI PERCHÉ TUA MADRE NON VIENE QUI?
Al Caf, dove le finestre sono sempre chiuse e non esistono orologi e calendari, Angela racconta di essere entrata come la più piccola. Ricorda schiaffi sulla nuca, i capelli tagliati perché vezzo inutile. La bimba è disperata ma non assente come altri compagni, che vagano con lo sguardo perso nel vuoto, succhiano le maniglie, restano a letto avvinghiati ai peluche. «Smettila di disegnare bambole, mi fai il tuo letto con il fantasma?», le chiedono continuamente le sue esaminatrici, mentre lei si domanda cosa ha fatto per meritare dai suoi quella punizione terribile. I custodi del Caf e la psicologa del Tribunale riferiscono più volte, a verbale, che Angela di giorno in giorno starebbe confermando gli abusi subiti, ma non esiste nessuna videoregistrazione che possa provarlo. In compenso vengono combinate visite tra Angela e la cugina Antonella: «Mi parlava con insistenza di mio padre. Mi chiedeva se ricordassi le sue visite notturne, quando ancora dormivo in camera mia, e le strane cose che mi faceva mentre ero nel mio lettino». «Secondo te, perché Antonella viene a trovarti e la tua mamma no?», sono invece le domande di Carla. Non sa la bambina dove sono i suoi, perché si trova lì da mesi e mesi, nessuno le dice nulla. Non sa che la sua mamma, che arriverà a incatenarsi alla cancellata del Caf («era lì fuori, a pochi metri. Lo avessi saputo, la mia vita sarebbe cambiata: avrei avuto un motivo in più per lottare, per sperare») e a scrivere al presidente del Tribunale Livia Pomodoro supplicandola di intervenire, sta conducendo una durissima battaglia. Non cederà mai alle pressioni dello psicologo del Tribunale che la invita a confermare le accuse mosse contro il marito per rivedere sua figlia. Ma non smetterà mai di cercarla.

SE PARLI TORNI A CASA
Leggete la storia di Angela, leggete il lavaggio del cervello cui è stata sottoposta una bambina di sette anni dalla psicologa, dalla cugina e dall'assistente sociale per prepararla all'audizione protetta architettata dentro al Caf, alla presenza degli inquirenti nascosti dietro un vetro unidirezionale. Mutismo totale della piccola, finché è Carla a spezzare il gelo: «Se torniamo lì dentro e racconti le cose di cui abbiamo parlato tante volte tu torni a casa». «Nella mia testa di bambina, ovviamente, non riuscivo a comprendere la gravità dei comportamenti che stavo attribuendo a mio padre. Quando, molto tempo dopo, scoprii il vero significato di quello che mi avevano spinto a dire, fu orribile: mi sentii sporca e, per la prima volta, veramente violentata».
Salvatore è condannato in primo grado a tredici anni di reclusione per violenze sessuali. Sedici mesi dopo l'ingresso al Caf, Angela è spostata a un centro di affido temporaneo, il Kinderheim di Genova. Strillando come un'indemoniata riconosce lo zio accampato per protestare fuori dal Caf mentre il pullmino si allontana: «Incollata al vetro posteriore, piangendo e gridando, guardai per qualche istante lo zio che, dietro di me, continuava la sua corsa sulla strada. Ma era inutile, si allontanava. (...) Ignoravo che il Tribunale dei minori quel giorno mi stava trasferendo, paradossalmente, proprio per evitare che la protesta di mia madre potesse "turbare la mia serenità"». Al Kinderheim, Angela è sottoposta a vessazioni, dieci, cinquanta, cento flessioni al giorno che diventano duecento dopo che tenta la fuga.
«Una sera mi resi conto che della mamma non ricordavo più nemmeno il nome. Fu una scoperta terribile, sconvolgente, che quasi mi tolse il respiro. Rammentavo il colore dei suoi capelli, rossi e ondulati; ma come si chiamava? Nulla: il vuoto. Anche di mio padre avevo scordato il nome. Solo di quello di mio fratello Francesco ero sicura». Il sogno di ricongiungersi ai suoi si spezza orrendamente quando le viene comunicato che andrà a vivere in nuova famiglia («ricordatevelo bene - urlavano alle bambine del Kinderheim quando Angela disegnava mamma, papà e fratello -: Angela non ha una famiglia, così come non ce l'ha nessuna di voi»). Intanto a Masate il padre, decorsi i termini della carcerazione preventiva e in attesa di appello, si danna l'anima, non sapendo dove si trovi la figlia rapita dalla giustizia mille giorni prima.

IL MOSTRUOSO CORSO GIUDIZIARIO
Angela è indurita, ribelle, insofferente, attaccata al ricordo della famiglia che tutti le dicono non esistere più. «Angela», le dice la madre affidataria che poi l'adotterà, «ora puoi finalmente stare tranquilla. Tuo padre è in prigione, nessuno ti farà più del male. E quando sarai grande e avrai dei figli, li educherai in modo diverso, senza farli tanto soffrire come è successo a te». Qui inizia la seconda vita della bambina, tra fratelli adottivi, minacce di riportarla al Kinderheim se non avesse dichiarato di voler restare in quella nuova famiglia di Carnago, in provincia di Varese, il nuovo cognome, il diavolo in corpo a casa e a scuola.
Da quasi dieci anni i genitori di Angela ignorano tutto di lei, la legge impedisce loro di conoscere l'identità della nuova famiglia. Il padre viene assolto dalla Corte d'appello. La sentenza sottolinea come «le valutazioni psico-diagnostiche effettuate» prima e durante il ricovero di Angela al Caf «non abbiano sicura valenza scientifica e siano anzi viziate dall'approccio non sempre corretto degli esaminatori». I giudici censurano anche «la debole consistenza intrinseca» delle accuse e le molte «inverosimiglianze e incoerenze». Dicono che la spiegazione dei comportamenti di Angela «va ricercata nelle condizioni di vita imposte alla bambina dal suo ingresso nel Caf in poi». Non solo, il 28 giugno 2001 la Cassazione assolve definitivamente Salvatore e si pronuncia duramente contro i condizionamenti ricevuti da Angela. Tuttavia la corte di appello del Tribunale di minori conferma l'adottabilità della bambina.
Più volte la stampa, Panorama in testa, e la tv, da I fatti vostri al Maurizio Costanzo Show, danno voce ai genitori di Angela che cercano inutilmente di stabilire un contatto con la famiglia affidataria. In una trasmissione lo stesso ministro della Giustizia Roberto Castelli ammette di non potere fare nulla contro le palesi incongruenze della vicenda giudiziaria. I genitori tentano appelli, si rivolgono alla Cassazione, al presidente della Repubblica, a Strasburgo. Angela non sa nulla. «Torna subito in camera tua», le intimano i genitori adottivi un giorno che i suoi sono in tv: «Non hanno parlato bene di te», mentono, «del resto, per questi anni tu hai sempre detto la verità e loro di certo non ti vogliono indietro per farti un applauso. Ce la devono avere molto, con te: non credi?».

UN BIGLIETTO FIRMATO «TUO FRATELLO»
Poi un giorno - è il luglio del 2005 - Raffaella trova un indizio: un incartamento individua in Alassio il luogo di vacanza della famiglia adottiva di Angela. Non vi roviniamo qui la lettura delle pagine drammatiche dedicate ai giorni di lunga ricerca sulla spiaggia fino a quando Salvatore riconosce in una ragazza che si fa la doccia vicino alle cabine la sua bambina. «Io avevo gli occhi chiusi, non lo notai nemmeno. Ma anche se lo avessi fissato dritto in volto, e a lungo, non l'avrei mai riconosciuto: erano trascorsi troppi anni. Lui invece ci riuscì, al primo colpo. Dice che gli si fermò il cuore. Che fu come se mi avesse visto nascere una seconda volta. Che la mia faccia riempì tutto il suo sguardo, annullando ogni altra cosa intorno. Che anche la luce rossa e intensa del tramonto, in quel momento, si oscurò. Ero io». Dopo otto mesi di appostamenti silenziosi Francesco avvicina Angela fuori da scuola, con una busta, dentro tre fotografie e un biglietto firmato «tuo fratello». Angela rinasce.
Ci vorranno mesi prima che quel piccolo pezzo di carta possa portare la ragazza nelle braccia di suo padre e di sua madre, «esattamente come avevo sognato di fare fin da quando le ero stata strappata con la forza. Fu in quel momento che sentii il profumo della mia mamma, la riconobbi attraverso quella sensazione calda». Angela potrà tornare a casa solo il 27 maggio 2006. E scoprire, nonostante l'iter per il ricongiungimento legale sarebbe durato ancora a lungo, la sua vita mancata attraverso «i giochi, i vestiti e i gioielli che in mia assenza mi avevano regalato per i miei compleanni trascorsi lontano. Peluche e bambole. Gonnelline e foulard. Collanine e anelli. La mia vita mancata si apriva, pacchetto dopo pacchetto. Piansi a ogni nastro sfilato».
Il libro di Guarneri e Tortorella si chiude con l'assurda "Cronaca di un'ingiustizia" subita per oltre undici anni da Angela, una cronistoria che qui abbiamo intrecciato al racconto della bambina, oggi sposata e da pochissimo madre di un bel bimbo, Stefano. Il 27 ottobre 2008, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcire Angela, i suoi genitori e suo fratello per i danni morali subiti per l'interruzione forzata dei rapporti, «protrattasi anche dopo l'assoluzione» di Salvatore. Quattro anni prima (tre anni dopo la sentenza della Cassazione) il Csm aveva deliberato la promozione del pubblico ministero Forno: il sostituto procuratore a Milano diventava così procuratore aggiunto a Torino, cioè il numero due della procura.

UN LABIRINTO DI INGIUSTIZIE
Nei tribunali dei minori sussiste un problema grave. Un giudice onorario su quattro (circa 200 su oltre mille) ha interessi nelle case famiglia. E si tratta di interessi cospicui. Per i sedici mesi trascorsi in un centro di affido temporaneo, il costo totale della retta di Angela è di oltre 60 milioni di lire. Il Caf chiederà al Comune di Masate di anticipare il conto, il Comune pretenderà dalla famiglia il rimborso della cifra. Oggi la Lega ha depositato una proposta per istituire una Commissione parlamentare di inchiesta su quello che Matteo Salvini ha definito «un business». Ma il caso di Angela Lucanto (questo il cognome della famiglia) è solo uno dei tanti intrappolati nei labirinti giudiziari. A dicembre Tempi ha ospitato il Te Deum di Lorena Morselli, travolta negli anni Novanta dal caso dei "satanisti pedofili" del Modenese, dove le comunità cattoliche erano state trasformate da tribunali, servizi sociali e giornali in postriboli dove venivano compiute atrocità sui bambini. La vicenda si è conclusa per Lorena col proscioglimento da ogni accusa, dopo sedici anni di processi e una scia di morti, suicidi, rovine. Lorena si è vista sottrarre quattro figli, il marito è morto di crepacuore nel 2013. Oggi la donna vive in Francia, dove è scappata perché non le portassero via anche l'ultimo nato, Stefano.

Nota di BastaBugie: nei seguenti video Angela Lucanto, la ragazza strappata ai suoi genitori, racconta la sua storia in un'aula della Camera dei Deputati il 10 giugno 2009. Il video è un po' tremolante, ma il racconto di Angela è veramente da non perdere per la sua semplicità, nonostante la drammaticità degli eventi narrati.

ANGELA LUCANTO (1° PARTE)


https://www.youtube.com/watch?v=xtshOGCK-uw

ANGELA LUCANTO (2° PARTE)


https://www.youtube.com/watch?v=4TGqXLZwky0

SALVATORE LUCANTO, IL PADRE DI ANGELA


https://www.youtube.com/watch?v=wbJ1d2gEcPY

Fonte: Tempi, 02/05/2019

2 - IN RAI E' ASSENTE IL RISPETTO PER LA CULTURA CATTOLICA
Il presidente della Rai, Marcello Foa, denuncia il pregiudizio anticattolico degli ideatori dei programmi e, anche se ha detto una cosa evidente, scoppia la polemica (VIDEO: Marcello Foa spiega come gli Spin Doctor manipolano le notizie)
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/05/2019

Com'era prevedibile, è stata strumentalizzata, ma l'uscita del presidente della Rai, Marcello Foa, sulla necessità di assicurare maggiore presenza cattolica sulla tv pubblica va giudicata con rispetto e interesse. È forse il primo presidente della Rai ad aver posto all'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica un tema così delicato e sensibile. L'ha fatto nei giorni scorsi a Dogliani dal palco del Festival della Tv e dei nuovi media.
Le parole di Foa sembrano cadute nel vuoto. I media le hanno più o meno ignorate e chi le ha riprese lo ha fatto per criticarle aspramente. Ma cosa ha detto di preciso Foa per scatenare le ire di alcuni osservatori e perfino di alcuni ambienti interni? «La voce cattolica ha un livello di rappresentanza che non rispetta l'identità culturale del Paese. Ci sono sensibilità che non hanno abbastanza rappresentanza nel mondo giornalistico Rai. Bisogna che il mondo Rai diventi più pluralista, io auspico più presenza cattolica in Rai».
Non si tratta, quindi, di accontentare con il bilancino i cattolici affinché ottengano qualche minuto in più in diretta nei tg o nei talk show. Occorre «uno sforzo di cambiamento culturale», secondo il presidente, che ha aggiunto: «Stupisce che l'Italia, che è un Paese cattolico, abbia un po' perso questa identificazione con la sua storia». La questione, dunque, non è quantitativa, ma di metodo, di approccio, di sensibilità.

POLEMICHE INUTILI E STRUMENTALI
Eppure, per screditare le parole di Foa, i suoi oppositori hanno insinuato il sospetto che lui pensi di certificare la fede cattolica dei giornalisti o di fare un'infornata di giornalisti di provata fede cattolica nella tv pubblica. «Innanzitutto mi domando come il presidente pensi di certificare la fede cattolica di un giornalista», è il commento al cianuro di Vittorio Di Trapani, segretario dell'Usigrai: «Con esami di teologia o di catechismo? Oppure immagina selezioni organizzate all'abbazia di Trisulti con Bannon e il cardinale Burke come presidenti di commissione». La prova del travisamento delle parole di Foa si ha quando Di Trapani invita quest'ultimo a non occuparsi di cose che non gli competono, in quanto «le assunzioni spettano all'amministratore delegato». Come se il presidente della Rai pretendesse di assumere nuovi giornalisti cattolici.
Anche Riccardo Laganà, consigliere d'amministrazione eletto dai dipendenti, va giù duro: «Se il presidente si riferiva all'ingresso di nuovi giornalisti di fede cattolica siamo in palese violazione del codice etico, non si possono fare discriminazioni di alcun tipo. Se voleva dire che occorre dare più spazio a un certo tipo di cultura, ricordo che la voce cattolica in Rai è ampiamente coperta da vari programmi a essa dedicati».
Probabilmente il membro del cda si riferiva ai programmi della domenica, come la Santa Messa, la trasmissione A sua immagine e l'Angelus con il Papa da piazza San Pietro. Ma il nocciolo della questione non è lì, cioè nella messa in onda di riti religiosi o pratiche di culto, bensì nel radicato pregiudizio anticattolico di molti ideatori e produttori di trasmissioni di intrattenimento, anche di talk show, e di moltissimi direttori di telegiornali e contenitori informativi, che paiono aver operato da tempo una sorta di "conventio ad excludendum" nei confronti del pensiero cattolico, mostrando uno stucchevole ostracismo verso tutto ciò che sia riconducibile ad esso.

UN ATTACCO AI VALORI CHE FONDANO LA NOSTRA IDENTITÀ CRISTIANA
A questi elementi si è agganciata la reazione di Giampaolo Rossi, consigliere d'amministrazione Rai in quota Fratelli d'Italia, che ha dato ragione a Foa per quanto riguarda la difesa dei valori tradizionali dell'Occidente. «C'è un argomento toccato da Foa che trovo giusto. Oggi assistiamo a un attacco, in Italia e in tutto l'Occidente, ai valori che fondano la nostra identità cristiana, dalla difesa della vita fin dal concepimento alla famiglia naturale, e su questo il servizio pubblico deve tornare a giocare un ruolo decisivo».
Sullo sfondo della polemica accesa dalle parole di Foa rimane la concezione stessa di servizio pubblico. Il nuovo contratto di servizio Rai, entrato in vigore l'anno scorso, enfatizza in alcuni punti l'esigenza di affrontare con un respiro più ampio il tema del pluralismo culturale, tanto più nell'era della convergenza multimediale che stiamo vivendo da tempo. Bisogna intendersi, oggi più che mai, su cosa significhi servizio pubblico e su come esso debba declinarsi nel rispetto delle radici storiche, culturali e religiose del nostro Paese. Le parole di Foa, se accuratamente soppesate, potrebbero offrire l'appiglio per un sereno e franco dibattito su un argomento alquanto decisivo per le nuove generazioni e per l'affermazione di un rapporto più costruttivo tra tv e opinione pubblica.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 35 minuti) il presidente della Rai Marcello Foa spiega cosa sono gli spin doctor, gli stregoni della notizia che utilizzano le notizie per manipolare la realtà e condizionare il consenso dei cittadini.


https://www.youtube.com/watch?v=E_HajWFSv9E

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/05/2019

3 - UN RAPPER NERO INCITA AD UCCIDERE I BIANCHI... MA GUAI A CONDANNARLO
La sua ''canzone'' dice: ''entrate negli asili nido, uccidete i bebè bianchi e poi impiccate i loro genitori'' (VIDEO: i numeri dell'invasione islamica )
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 08/05/2019

Si fa alla svelta a gridare al razzismo: ma quando, ad esserne vittima, è un uomo bianco improvvisamente l'attenzione mediatica scema ed anche la giustizia diventa inspiegabilmente mansueta.
È il caso, ad esempio, del rapper nero Nick Conrad, di 35 anni, recentemente condannato, benché abbia continuato a proclamare la propria innocenza ed a negare d'essere razzista. Però il testo del suo brano, intitolato non a caso Plb-Pendez les blancs («Impiccate i bianchi»), non lascia adito a dubbi: «Entrate negli asili nido e uccidete i bebè bianchi - dice - Acchiappateli e poi impiccate i loro genitori».
Per questo, a fine marzo, è giunta la sentenza di condanna della Corte penale nei suoi confronti, una condanna incredibilmente clemente: 5 mila euro di sanzione, oltre tutto pena sospesa, per istigazione a delinquere.
La sua clip vomita violenza al punto da aver scatenato accese polemiche già dallo scorso settembre: nel video si vedeva un uomo bianco con un revolver infilato in bocca o con la testa schiacciata contro il marciapiede.
Eppure il rapper si è detto «deluso» dalla sentenza ed ha preannunciato di voler ricorrere addirittura in appello: «La lotta continuerà», ha dichiarato, benché, alla fine, egli si sia ritrovato finora a dover sborsare solo mille euro per danni a due associazioni costituitesi parti civili, la Licra-Lega internazionale contro il razzismo e l'antisemitismo e l'Agrif-Alleanza generale contro il razzismo e per il rispetto dell'identità francese e cristiana.

UN'AGGRESSIONE OMOFOBA E RAZZISTA? IN REALTÀ ERA TUTTO FALSO
Chissà perché, però, quando il politicamente corretto si rivela scorretto, all'epidermica ed immediata levata di scudi iniziale si sostituisce un imbarazzato silenzio. Capita non solo quando la vittima del razzismo sia bianca, ma anche quando la violenza omofobica si riveli, in realtà, solo ed unicamente una gigantesca farsa o, peggio, un pretesto.
Qualcuno avrà forse saputo, ad esempio, dell'arresto dell'attore omosessuale afro-americano Jussie Smollett, accusato lo scorso febbraio di essersi letteralmente inventato un'aggressione «omofoba» e «razzista», raccogliendo, sulla parola, la solidarietà di molte star ed una copertura mediatica internazionale.
Pochi i riflettori rimasti accesi, però, per spiegare che, in realtà, quella di Smollett è stata soltanto un'enorme montatura, per procurarsi una facile pubblicità gratuita. Dopo il suo rilascio su cauzione, è stato licenziato dalla serie tv in cui recitava ed ora rischia fino a tre anni di carcere. Ma di lui nessuno parla più. E figuracce come questa sono purtroppo più frequenti di quanto si creda.

L'ISLAM PUÒ INFANGARE IL CRISTIANESIMO E NESSUNO DEVE PROTESTARE
Lo stesso accade con l'islam, altro tema "tabù", nei cui confronti l'Occidente rivela una clemenza pari al lassismo anche laddove i precedenti suggeriscano maggior rigore e severità. Lo rivelano vicende come quella di Basit, un 19enne afghano, ufficialmente in Francia come rifugiato politico: in realtà, si è già distinto per aver danneggiato il portone della Sottoprefettura di Fontainebleau e per aver minacciato di morte le guardie del castello, dichiarando la propria adesione all'Isis.
Nonostante tutto, il tribunale penale non lo ha riconosciuto colpevole di apologia del terrorismo, lo ha derubricato come giovane disagiato, quindi lo ha condannato ad un anno di reclusione, ma con la sospensione della pena. Lo status di enfant terrible gli ha consentito d'aver accesso al regime di messa in prova per 36 mesi, nonché gratuitamente alle cure psichiatriche e sanitarie del caso ed alla formazione al lavoro. Unica misura restrittiva: il divieto di frequentare il castello di Fontainebleau. Nient'altro.
Anche in questo caso non è stato chiuso un occhio, ma tutti e due. Come si è fatto anche negli studi radiofonici di France Inter, allorché, proprio - si badi - nel pomeriggio di Venerdì Santo, si è lasciato esibire e pagato con soldi del servizio pubblico un sedicente cantante, lanciatosi in un'oscena, vergognosa, delirante, canzonatoria interpretazione del rogo di Notre-Dame.
Quello trasmesso, nel giorno della morte di Cristo in croce, è stato un bieco oltraggio alla fede ed alle convinzioni più intime di milioni di cattolici, cui tuttavia viene chiesto di starsene zitti e guai al primo che parla, immediatamente tacciabile d'integralismo e fanatismo religioso in nome di un illimitato senso della «libertà d'espressione», per la verità ridotta a libertà d'insulto e, chissà perché, attivabile soltanto a senso unico, il senso cioè di chi canti col coro, rendendo i cristiani un bersaglio.
Ancora una volta, nei casi citati ed in molti altri, un'omertà complice ha consentito il trionfo non del buon senso, della giustizia e del buon gusto, bensì dell'ideologia, del pregiudizio e del «politicamente corretto».

Nota di BastaBugie: nel video seguente (durata: 2 minuti) dal titolo "I numeri dell'invasione islamica" fotografa la reale situazione dei musulmani nel nostro Paese. Ne esce un quadro drammatico che dovrebbe far riflettere su quanto sia urgente un cambio di rotta radicale e immediato.


https://www.youtube.com/watch?v=BruJNxUKmOE

Fonte: Corrispondenza Romana, 08/05/2019

4 - SPARATORIA DI DUE RAGAZZI TRANSGENDER IN UNA SCUOLA: UN RAGAZZO CRISTIANO SACRIFICA LA SUA VITA PER EVITARE LA STRAGE
Il 18enne Kendrick Castillo si getta eroicamente sugli assalitori per bloccarli (il ricordo commosso dei compagni: era cristiano e spendeva la vita per gli altri)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Sito del Timone, 11 maggio 2019

La Stem High School di Highlands Ranch, in Colorado, dove il 7 maggio è stato ucciso uno studente e altri otto ragazzi sono rimasti feriti, senza tuttavia essere in pericolo di vita, si trova a poco più di sette miglia da un'altra scuola teatro di una tragica sparatoria, la Columbine High School (a Columbine), dove il 20 aprile di vent'anni fa morirono 15 persone, compresi i due studenti killer, entrambi suicidatisi.
Il bilancio di quattro giorni fa sarebbe potuto essere ben più grave se l'unica vittima, il diciottenne Kendrick Castillo, non si fosse lanciato contro uno dei due assalitori armati di pistola, venendo poco dopo imitato da altri due coraggiosi compagni di scuola.
Uno di questi è Brendan Bialy (nella foto accanto), prossimo a unirsi alla Marina, che il giorno dopo la sparatoria ha testimoniato in una videointervista di aver visto morire Kendrick: «... e voglio che una cosa sia molto, molto chiara. Kendrick Castillo è morto come una leggenda. È morto come un soldato». Il giovane Brendan ha poi riferito che l'altro compagno che si è precipitato, subendo delle ferite, per disarmare uno dei tiratori ha chiesto che non venisse fatto il suo nome: «Quello che ho visto ieri è stato il meglio in assoluto delle persone. Ho potuto vedere due eroi - due studenti normali delle scuole superiori, due persone davvero fantastiche - entrare in azione senza nessuna esitazione. E sono stato più che fortunato a unirmi a loro», ha detto Brendan: «Qualcuno è entrato nell'edificio con un intento incredibilmente malvagio, usando vigliaccheria, sorpresa e armi superiori, e hanno perso. Hanno totalmente perso».

LA BATTAGLIA TRA BENE E MALE
A seguito della sparatoria la polizia ha arrestato il diciottenne Devon Erickson e la sedicenne Maya McKinney: entrambi hanno disagi mentali e in particolare problemi di identità sessuale, tanto che la ragazza si fa chiamare "Alec". Sulle loro pagine social e nelle loro storie c'è un misto di sentimenti anticristiani (con una falsa idea di cristianesimo), di simboli satanici e di inganno causato dalla pervasività dell'ideologia Lgbt, con il suo rifiuto dei significati del corpo. Non ci soffermiamo oltre su questi aspetti [...] (vedi nota in fondo all'articolo, N.d.BB), ma è chiaro che la battaglia tra bene e male si sta giocando oggi molto su bambini e ragazzi. Riguardo a Devon e Maya, dovranno certo aprire i loro cuori all'azione della Grazia, ma possiamo essere certi che Kendrick starà già intercedendo per loro e anche una semplice Ave Maria detta da ognuno di noi potrà aiutarli a scoprire l'amore di Dio.
Riguardo a Kendrick, chi pensasse che il suo gesto sia stato estemporaneo o casuale verrebbe smentito da una quantità di testimonianze delle persone che lo conoscevano, le quali ci parlano di un ragazzo ricco di fede, serio e responsabile nello studio, gioviale e burlone, sempre pronto a mettersi al servizio degli altri. «Non mi sorprende», ha detto il padre, John Castillo, al Denver Post, a proposito del sacrificio di suo figlio. «Vorrei che fosse andato a nascondersi, ma non è nel suo carattere. Il suo carattere è proteggere le persone, aiutarle».

NESSUNA SORPRESA... LUI AMAVA GESÙ
Una sua insegnante ai tempi della Notre Dame Catholic School, Sara Haynes, appena appresa la notizia della morte di Kendrick è scoppiata a piangere e si è poi recata a Highlands Ranch, parlando con alcuni suoi vecchi studenti. «Ogni volta che vedo un nuovo fanciullo sotto shock o in lacrime, chiedo: "Ma sei sorpreso?". E loro dicono: "No, non sono affatto sorpreso. Sono solo arrabbiato perché non volevo che dovesse farlo. Ma ovviamente lo avrebbe fatto"». Ancora la Haynes confida che nelle recite Kendrick «voleva sempre essere Gesù», interpretando la parte con grande devozione. Perciò dice di volere che i suoi due figli crescano «proprio come Kendrick» ed è sicura che il ragazzo «è andato direttamente in Paradiso».
In quella stessa scuola, dalla materna all'ottavo grado (come la nostra terza media), aveva come insegnante pure suor Loretta Gerk, che parlando alla Catholic News Agency lo ricorda come «il bambino più pulito» e premuroso verso i suoi coetanei. «Se qualche bambino piangeva o qualcosa del genere, lui andava a parlarci. Si recava da loro. Notava queste cose». Anche suor Loretta testimonia che «non mi sorprende per niente» il suo sacrificio e ricorda che oltre a scuola era sempre di aiuto anche in chiesa. Spesso accompagnava suo padre agli eventi dei Cavalieri di Colombo (i due insieme nella foto), la più grande associazione cattolica di servizio fraterno, e lui stesso progettava di divenirne formalmente membro dopo la fine delle superiori.
Un'altra donna, Cece Bedard, anch'ella con il padre tra i Cavalieri di Colombo, ha spiegato alla CNA che Kendrick «amava la sua fede e amava davvero servire gli altri». Non si immaginava con la talare, ma ammirava la bellezza del ministero sacerdotale. «Ha vissuto la vita di un eroe, sempre aiutando gli altri fino al punto in cui non sono abbastanza sicura di quello che ha fatto per sé stesso», dice ancora la Bedard, concludendo così: «Era davvero un santo vivente».

Nota di BastaBugie: Annalisa Teggi nell'articolo seguente dal titolo "Colorado, sparatoria a scuola: Kendrick Castillo è morto per salvare gli amici" parla dei due attentatori con disturbi legati all'orientamento sessuale.
Ecco un estratto significativo dell'articolo pubblicato su Aleteia il 9 maggio 2019:
I due ragazzi arrestati per la sparatoria sono il 18enne Devon Erickson e la 16enne Maya McKinney, che però si fa chiamare Alec. Partiamo proprio da lei, che è la persona la cui identità è rimasta più nascosta e a ragion veduta, vista la minore età. Queste le dichiarazione delle forze dell'ordine:
Mercoledì mattina presto lo sceriffo della contea di Douglas, Tony Spurlock, ha parlato coi media del secondo sospettato: "All'inizio credevamo di avere in custodia un ragazzo, ma dagli interrogatori di ieri è emerso che è una ragazza, ed è la seconda sospettata". Quando McKinney è apparsa in tribunale, il suo avvocato ha dichiarato che preferiva ci si rivolgesse a lei con il pronome "egli".
Maya è transgender e preferisce essere chiamata Alec, lo confermano i suoi amici (fonte Daily mail), insieme all'evidenza che avesse problemi mentali legati a questa sua condizione. [...]
Anche l'altro attentatore aveva un percorso di identità sessuale difficile, lo evidenzia la sua trasformazione fisica nel tempo. Devon Erickson è un 18enne con un disagio forte (durante l'intera udienza davanti al giudice ha tenuto la testa bassa, segno inequivocabile di chi vuole sottrarsi a un rapporto che coinvolge il volto). Il suo innegabile disagio sessuale è confluito in un serbatoio esplosivo di odio. La sua pagina Facebook è stata oscurata, ma testate attendibili hanno trattenuto il contenuto sconvolgente di un suo post: "Sapete chi odio? Odio tutti i Cristiani che odiano i gay". [...]
Ne emerge una visione oppressiva del cristianesimo, viene da chiedersi da quali fonti l'abbia ricevuta. A chi sta a cuore mantenere vivo lo stereotipo "i Cristiani odiano i gay"? Ma ancora più della faida Cristiani vs omosessuali colpisce proprio la ripetizione dell'odio, come misura prevalente ed eccedente. Questo fa pensare. E non va taciuto nel panorama complessivo della vicenda, sebbene davvero in pochi riportino questi dati della tragedia alla STEM School. [...]
Chi nutre la spirale dell'odio? Chi semina nel cuore di giovani più fragili lo sguardo della violenza? È ormai immaturo limitarsi a dire che è colpa della propaganda omofoba il tracimare in violenza di episodi come questo. Non è nascosto a nessuno il volto aggressivo di certa propaganda LGBT; il mondo arcobaleno non si può sottrarre a un'autocritica. L'indice puntato solo verso gli altri non tiene più. Occorre uscire dagli stereotipi ed entrare nel merito. Chiediamoci a cosa porta l'eccesso della strumentazione ideologica rispetto a chi, giovanissimo, vive sulla propria pelle l'omosessualità o la disforia di genere. Questi due ragazzi sembrano aver trasformato le loro ferite in una battaglia senza esclusioni di colpi. L'odio a cui sono diventati devoti è da cercare anche tra chi li ha spinti a guardare come nemici coloro che hanno una voce diversa dal love is love sulla sessualità.
Sulla loro strada, hanno incontrato Kendrick Castillo. Dopo una forte spinta ideologica, ecco un testimone in carne e ossa. Ecco un loro coetaneo che ha mostrato loro un'ipotesi di vita fondata su valori opposti. C'è da augurarsi che Erickson e Mc Kinney si confrontino davvero con l'insegnamento di questo ragazzo che come ultimo gesto ha mostrato loro il volto più grande dell'amore, il sacrificio.

Fonte: Sito del Timone, 11 maggio 2019

5 - SALVINI LANCIA LA BATTAGLIA ALLA CANNABIS DICHIARANDO GUERRA AGLI SHOP CHE VENDONO LA COSIDDETTA CANNA LIGHT
Cosa c'è dietro questa decisione che mette a rischio il governo? La rete di negozi serve a preparare la distribuzione della marjuana legalizzata... gli effetti sarebbero devastanti
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/05/2019

L'ultima lettera al ministro Salvini e al collega di governo Lorenzo Fontana porta la data del 6 maggio. Nella missiva, la comunità di San Patrignano, con l'ausilio di Giovanni Serpelloni, il neuroscienziato del drug policy institute della Florida, esperto di droghe che i lettori della Nuova BQ conoscono bene, mettevano in guardia da un fenomeno inquietante: "Sempre più spesso vediamo giovanissimi con condizioni mentali, capacità di analisi della realtà e di presa di decisioni completamente alterate e fuori da ogni percorso logico e razionale proprio in relazione agli effetti psicofisici di queste potenti droghe".
L'imputata numero uno è sempre lei: la cannabis alla quale si aggiunge ora la cannabis "light" che una letteratura scientifica ormai consolidata ha smentito essere innocua. La lettera proseguiva con una serie di suggerimenti legislativi per potenziare la lotta che il governo italiano dovrebbe fare a ogni forma di dipendenza.
Per comprendere la decisione con la quale Salvini ha annunciato lo storico giro di vite del Governo contro i negozi di cannabis light bisogna partire da qui e dai tanti appelli che il Ministro degli Interni e quello delle politiche antidroga hanno ricevuto da quando sono nell'esecutivo da parte di scienziati e operatori del settore. Appelli congiunti per un allarme che giace inascoltato da troppi anni.
Professor Serpelloni, qual è stato il suo ruolo in questa svolta del governo?
Ho fatto una ricerca molto importante sull'escamotage che si utilizza per estrarre il principio attivo della cannabis dai prodotti acquistati in negozio e ho iniziato ad avvertire la politica, come ho sempre fatto in tutti questi anni e con tutti questi governi.
Salvini sembra che l'abbia presa sul serio: all'annuncio di mercoledì sulla lotta senza quartiere alla cannabis sono seguite le chiusure di ieri della festa della cannabis di Torino e della chiusura di tre negozi nelle Marche...
Finalmente qualcuno riconosce che quella della droga è un'emergenza nazionale. Posso affermare che dal 2014 ad oggi non è mai stata presa in considerazione a livello politico e ha continuato ad erodere un tessuto sociale sempre più fragile fatto di minorenni.
Nel frattempo, in questi anni sono esplosi i negozi di cannabis light, in cui acquistare infiorescenze...
E fa bene il ministro a smascherare questo grande imbroglio.
Veniamo però alle obiezioni. Repubblica ha intervistato un imprenditore del settore. La prima "scusante" è che il principio attivo dei prodotti venduti è tra lo 0,2 e lo 0,6%. Quindi basso.
E qui sta una grande bugia.
Perché?
Perché dalle nostre ricerche, che abbiano pubblicato, dimostriamo che con 30 grammi di prodotto puoi estrarre fino a 15 milligrammi di Thc, che poi utilizzi a scopo ricreativo fumando. Come vede siamo ben oltre le soglie dello 0,6%.
Che cosa significa?
Anzitutto che non è vero che i prodotti venduti non sono per uso umano, come ipocritamente dicono i rivenditori per poter rientrare dentro i parametri della legge del 2016 che istituisce la vendita delle infiorescenze. E tutto questo crea confusione soprattutto nei giovani perché in questo modo i ragazzi pensano che la cannabis sia stata legalizzata.
E' una percezione?
No, è il risultato di un'indagine che abbiamo compiuto su 1400 ragazzi in età scolare non più tardi di un mese fa. I giovani, vedendo questi negozi, spesso anche non distanti da scuole, sono portati a pensare che la cannabis sia stata legalizzata.
Ci racconti l'esperimento che avete condotto.
Lo studio è stato condotto dall'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Verona in collaborazione con gli atenei di Parma e Ferrara su 4 piazze: Milano, Verona, Parma e Ferrara.
In che cosa è consistito?
Siamo andati ad acquistare infiorescenze o cannabis che si presenta come erba secca. Ebbene: mediante l'utilizzo di rudimentali estrattori che usano semplici bombolette di gas butano per ottenere un'estrazione in fase fredda, si può estrarre principio attivo di Thc per concentrazioni anche superiori di 10-20 volte rispetto al consentito.
Ma l'estrattore dove si trova?
Nei negozi, ormai c'è tutto il necessaire per la preparazione! E' tutto alla luce del sole.
Quindi sono operazioni semplici?
...E pericolosissime. Queste operazioni possono avvenire in maniera molto facile anche in ambiente domestico e non abbisognano di particolari attrezzature e competenze per poterle attuare. Esistono, inoltre, istruzioni dettagliate in Internet a portata di qualsiasi adolescente che spiegano come fare.
Cosa avete dimostrato?
Che con queste tecniche di estrazione è possibile facilmente arrivare a concentrazioni 10-20 volte superiori di Delta-9-THC contenuto nel prodotto originale di base acquistato in negozio, ricavandone una resina che viene poi impastata e fumata
Dal punto di vista scientifico che cosa potete affermare?
Quest'osservazione scientifica ci permette di accreditare ancora di più il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità nella seduta di aprile 2018 ha sottolineato "la pericolosità" di tali prodotti per la salute pubblica, raccomandando per il principio di precauzione, l'adozione di misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti. Ci auguriamo che il Ministero della Salute voglia ascoltare ed applicare quanto prima il parere autorevole del Consiglio Superiore di Sanità.
A proposito del ministro della Salute, Giulia Grillo. Ha detto che si potrebbe vietare questi prodotti alle donne incinte o ai minori...
Un autogoal tecnico pauroso, non capisco come un medico possa fare affermazioni del genere. Quel prodotto fa male. Punto. Va vietato a tutti.
Il business però è avviato. Ad ora si aggira sui 50 milioni di euro.
E l'indotto sarà ancora più grosso. Ci sono 700 negozi in tutt'Italia, ma secondo i Nas sono più di mille mente oggi l'Ansa ha diffuso una cifra raddoppiata a 2000, il numero esatto non si conosce perché si tratta di una rete di vendita di bassissimo calibro: bastano poche decine di migliaia di euro per aprire uno shop. E poi c'è il franchising dato dal miraggio dell'oro verde. Tutto questo mercato in realtà è preparatorio ad un altro tipo di business.
Quale?
Quello della cannabis vera e propria. Contemporaneamente si porta avanti la legge per la legalizzazione, ma prima e intanto, ti creo la rete distributiva. Il vero business sarà questo. E' una vergogna che prende in giro il popolo italiano.
I venditori insistono sul fatto che le infiorescenze hanno più cannabidiolo, che in realtà è un miorilassante.
Il Cbd è una sostanza farmacologicamente attiva, che negli Usa è stata registrata tre mesi fa come farmaco antiepilessia farmacoresistente nei bambini. Sono entrato dentro un negozio e ho parlato con il commesso: gli ho chiesto se lui prenderebbe un farmaco antiepilettico come rilassante.
E lui?
Certo che no! C'è un'ignoranza spaventosa perché questi prodotti devono essere somministrati all'interno della catena farmacologica.
Un'altra obiezione: si dice che si stanno creando posti di lavoro...
Anche gli spacciatori creano posti di lavoro, non diciamo fesserie.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/05/2019

6 - LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE
All'istruzione dei nostri figli ci pensiamo noi genitori (a casa nostra) con l'homeschooling perché nessuno può costringerci a mandarli a scuola
Autore: Monica Gibertoni Negrini - Fonte: Bollettino DSC, gennaio-marzo 2019

«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e morale, fisica e civile dei figli e provvedere ugualmente al loro bene temporale» (Codice di Diritto Canonico, can. 1113).
«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze e un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli come è giusto l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone Xlll, 10 gennaio 1890).

LA SCUOLA AI MIEI FIGLI LA FACCIO IO A CASA
Queste citazioni rispecchiano pienamente i motivi che hanno spinto me e mio marito verso la scelta dell'educazione a casa. Già durante la gravidanza del nostro primogenito avevamo chiaro che, per istruire cattolicamente la prole, fosse necessario spendersi personalmente. Purtroppo, le scuole pubbliche, laiciste e laicizzanti, non sono assolutamente in grado di fornire un'educazione rispettosa dei principi cristiani. Oltre alla famosa teoria del gender che ivi viene propagata, vi sono numerosissime teorie scientiste e di derivazione illuminista che inducono il bambino a rifiutare la religione, la provvidenza e la fede (basti pensare all'evoluzionismo, alla storia insegnata con presunta obiettività di matrice illuminista... ogni materia ne viene impregnata).
Anche le scuole paritarie cattoliche non sono sempre sinonimo di istruzione cattolica, in quanto allineate allo Stato per riceverne i fondi. Spesso, infatti, i programmi coincidono con quelli statali, annullando l'influenza con cui le scuole cattoliche si sono sempre distinte.
Poste queste considerazioni, è stato per noi logico valutare e poi intraprendere il cammino dell'istruzione parentale. Essendo io a casa (per scelta) e con basi scolastiche solide (maturità scientifica e laurea in chimica), ho cominciato a proporre gradualmente a mio figlio, inizialmente nell'ottica ludica, varie attività di prescrittura e conteggio. A mio figlio si è aggiunta una dei miei nipoti, con la cui famiglia condividiamo in toto la fede cattolica. Mi sono trovata quindi dall'anno scorso due alunni di diverse età (Leone 3 anni, mia nipote Isabella 6). Grazie al numero esiguo di bambini da seguire, la disparità non è mai stata un problema, anzi! Le loro differenze sono spesso occasioni di apprendimento: il piccolo impara dalla grande che, aiutandolo, apprende la virtù della carità.
Penso sia utile condividere con voi alcune delle domande più comuni che mi vengono poste.

L'EDUCAZIONE A CASA È LEGALE?
Assolutamente sì, è persino sancita dalla Costituzione italiana (articolo 33) l'assoluta libertà nell'educazione. Basta comunicare annualmente alla scuola di residenza la volontà di educare a casa e, per mantenere gli stessi obiettivi rispetto ai coetanei, sottoporre il bambino ad un esame presso una scuola per valutarne le capacità.

COME SONO ORGANIZZATE LE VOSTRE GIORNATE?
Le nostre giornate cominciano sempre con la preghiera. Durante la mattina si susseguono momenti di studio classico (ad esempio con esercizi dal libro) alternati ad attività motorie o manuali. Qualsiasi occasione di vita domestica, come la preparazione di una torta, diventa occasione di apprendimento. Il pomeriggio viene dedicato al gioco, alla lettura, agli approfondimenti. Grazie all'insegnamento mirato non sono necessarie tante ore di lezione frontale e il confronto è cosi diretto da rendere non necessarie valutazioni o verifiche. Basta uno sguardo, una risposta sincera per capirsi... come ogni madre verso i propri figli. Spesso sono i bambini stessi, con la loro curiosità, a proporre argomenti di lezione.
Settimanalmente incontriamo altre famiglie che praticano educazione parentale nella zona. I bambini giocano, organizziamo visite in musei o punti di interesse e noi adulti confrontiamo percorsi, strategie didattiche ed eventuali difficolta in cerca di consigli.

I BAMBINI HANNO PROBLEMI DI SOCIALITÀ VENENDO EDUCATI A CASA?
Questa è l'obiezione che tende più a frenare molti genitori dalla scelta dell'homeschooling. Innanzitutto, penso che il concetto moderno di «socializzazione» sia fuorviante. Lo stare in classe con individui della stessa età fermi al banco ad ascoltare la maestra non è vera socialità. È vero che il confronto con gli altri bambini è importante, ma basta dedicare alcuni pomeriggi di gioco al parco o ad attività sportive per soddisfare questa necessità. In famiglia sono contenuti tutti gli elementi di socializzazione vera e sana: genitori come figure autorevoli da cui imparare, fratelli con cui confrontarsi e, grazie all'insegnamento sul campo, le occasioni di incontro e conoscenza di altre persone sono persino più numerose che negli edifici scolastici. Inoltre, l'esperienza mi ha mostrato come i bambini cresciuti fin da piccoli in famiglia siano più sereni, spensierati, privi di quei piccoli traumi che il distacco prematuro dal focolare domestico può creare.
Per concludere, ritengo che l'educazione a casa sia una validissima alternativa a quella tradizionale e che, in particolare per le famiglie cattoliche, sia un'opzione da valutare seriamente per il bene della salvezza dell'anima dei propri figli.
Consiglio la lettura del libro L'educazione cristiana dell'Abbè Alain Delagneau, e i vari canali di educazione parentale cattolica, come i blog www.imparoinfamiglia.it e www.bimbifeliciacasa.blogspot.it

Fonte: Bollettino DSC, gennaio-marzo 2019

7 - LA CASSAZIONE DICE NO ALL'UTERO IN AFFITTO... MA APPROVA I GENITORI GAY
Il mondo pro family è in festa, ma a torto... infatti la Corte di Cassazione ha sì condannato l'utero in affitto (che del resto è già vietato in Italia), ma ha legittimato le adozioni delle coppie omosessuali (VIDEO: l'utero in affitto)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09/05/2019

La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere di un caso di omogenitorialità. Il lui della coppia ha fornito gli spermatozoi che sono andati a fecondare gli ovociti di una donna non italiana e poi una terza donna straniera ha portato a termine la gravidanza mettendo al mondo due bambini. I due uomini membri della coppia omosessuale sono stati riconosciuti entrambi come genitori legittimi da parte di un giudice straniero. Tornati in Italia i due uomini hanno chiesto all'anagrafe del loro comune di residenza di riconoscere la decisione del giudice e quindi di iscrivere i due bambini nel registro anagrafico facendoli comparire come figli di entrambi, sia del padre biologico sia del compagno di questi, che ormai nella neolingua giuridica viene definito come "genitore d'intenzione". L'ufficiale di stato civile si è rifiutato di farlo e ne è nato un contenzioso civile che è approdato sino alla Corte di Cassazione.
Quest'ultima ha rigettato il ricorso e lo ha fatto a sezioni unite, per sottolineare l'importanza della decisione. Ieri è stata pubblicata una nota da parte della Corte che anticipa i contenuti della sentenza n. 12193: "La Corte ha ritenuto che il riconoscimento del rapporto di filiazione con l'altro componente della coppia si ponesse in contrasto con il divieto della surrogazione di maternità, previsto dall'art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, ravvisando in tale disposizione un principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante e dell'istituto dell'adozione".
Traduciamo: per la Corte riconoscere il figlio avuto tramite maternità surrogata significherebbe riconoscere la stessa, quando invece tale pratica è da noi vietata. In breve, se riconosci la bontà degli effetti (filiazione tramite utero in affitto), non puoi non riconoscere la bontà della causa (pratica dell'utero in affitto). La maternità surrogata, ci ricordano i giudici, è vietata perché in contrasto con i principi dell'ordine pubblico, ossia quei principi fondanti la convivenza civile sul suolo italiano. Fin qui bene, però c'è un "però".

NO UTERO IN AFFITTO, MA GENITORI GAY SI
Infatti il rifiuto di riconoscere l'omogenitorialità derivata dalla pratica dell'utero in affitto dovrebbe essere giustificato da una parte sì dal divieto della maternità surrogata, così come hanno indicato correttamente i giudici, ma su altro fronte soprattutto dal fatto che i due aspiranti genitori sono entrambi uomini e per il nostro ordinamento giuridico il minore può essere figlio solo di un uomo e di una donna. Anche questo è un principio di ordine pubblico da rispettare e che invece manca assolutamente nella nota pubblicata dalla Corte.
Lo ha ricordato di recente la procura di Parma che ha presentato ricorso contro la decisione dell'amministrazione comunale la quale aveva riconosciuto come figli legittimi di coppie lesbiche alcuni minori. La procura aveva sottolineato che "nell'ordinamento italiano, ad oggi nessuna norma consente o prevede" il riconoscimento di minori da parte di due persone dello stesso sesso. "L'atto di riconoscimento successivo è previsto solo per il figlio nato fuori dal matrimonio e può essere effettuato esclusivamente dalla madre e dal padre che non lo abbiano riconosciuto al momento della nascita". Anche la stessa legge Cirinnà vieta questo tipo di riconoscimento e così anche la legge 40/2004 sulla fecondazione artificiale, la quale infatti rimane pratica interdetta alle coppie omosessuali impedendo loro di diventare genitori. Infine la recente decisione del ministro Salvini di prevedere sulla carta di identità dei minori non la dicitura "genitori" bensì "padre" e "madre" fa intendere chiaramente che un minore può essere figlio solo di un uomo e di una donna.
Ecco che invece la Cassazione dice no al riconoscimento solo perché i bambini sono frutto della maternità surrogata, non perché richiesto da due uomini. Ciò a dire che la Cassazione benedice l'omogenitorialità a patto che non derivi dalla pratica dell'utero in affitto. E infatti i giudici romani non escludono che due uomini o due donne possano diventare entrambi genitori, basta non passare dall'utero in affitto: "E' stato tuttavia precisato - continua la nota - che i valori tutelati dal predetto divieto [di maternità surrogata], ritenuti dal legislatore prevalenti sull'interesse del minore, non escludono la possibilità di attribuire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l'adozione in casi particolari, prevista dall'art. 44, comma primo, lett. d), della legge n. 184 del 1983".

STEPCHILD ADOPTION
La Corte si sta riferendo alla soluzione della stepchild adoption, ossia all'adozione di prossimità: il compagno non padre biologico adotta il figlio naturale dell'altro compagno. Soluzione accettata da molti tribunali qui in Italia, stravolgendo però la disciplina normativa della legge 184/83 La Cassazione già in passato aveva benedetto la stepchild adoption a favore di coppie omosex. Dunque in sintesi la Corte ci sta dicendo che i membri di una coppia omosessuale possono diventare agli occhi della legge entrambi genitori non con la maternità surrogata, ma con altri strumenti: stepchild adoption, ma anche adozione vera e propria.
Ma a ben vedere la maternità surrogata buttata fuori dalla porta rientra dalla finestra. Infatti, come abbiamo visto, la Cassazione esclude il riconoscimento della filiazione derivata dalla pratica dell'utero in affitto, ma non quella derivata da stepchild adoption. Quindi se una coppia omosessuale facesse seguire alla maternità surrogata la richiesta della stepchild adoption, quest'ultima andrebbe in qualche modo a sanare la maternità surrogata. In attesa di leggere la sentenza, potrebbe non escludersi questo escamotage.
Comunque sia, l'aspetto rilevante sta nel fatto che la Cassazione ha approvato l'omogenitorialità. A confermarlo è Alexander Schuster, storico avvocato delle rivendicazioni gay, il quale al Sole 24 ore dichiara che la sentenza della Cassazione "dimostra che la difficoltà giuridica non dipendeva dal fatto che si trattasse di una coppia gay. Il problema, correttamente, è stato inquadrato prescindendo da sesso e orientamento sessuale".
Il mondo pro family è in festa, ma, ahinoi, a torto. Infatti le sezioni unite, al netto delle riserve che abbiamo appena esposto, hanno sì condannato la pratica dell'utero in affitto, per altro già vietata per legge, ma di contro hanno sancito la legittimazione della filiazione omosessuale. Purtroppo il mondo è così avaro di soddisfazioni per i cattolici che il semplice procrastinare una sconfitta - perché la maternità surrogata prima o poi verrà legittimata - appare già una vittoria. E' come se ad una madre dicessero che dei suoi cinque figli ne hanno ammazzati quattro e questa facesse festa per l'unico superstite, dimentica degli altri quattro. Siamo davvero messi male.

Nota di BastaBugie: nel seguente video "Utero in affitto: tutta la verità in 3 minuti" si spiegano gli effetti devastanti di questa orrenda pratica.


https://www.youtube.com/watch?v=CTc-xNPCdK4

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09/05/2019

8 - DIECI LIBRI DA LEGGERE E REGALARE NEL 2019
Segreti e peccati dei mass media, la legalizzazione dell’eutanasia in Italia, le grandi eresie, le macerie del Sessantotto, il politicamente corretto, ecc.
Fonte Redazione di BastaBugie, 15 maggio 2019

PROPAGANDE
Segreti e peccati dei mass media

Giuliano Guzzo - Editore La Vela - pagine 204 - € 12,75 - aprile 2019
I mass media informano o fanno propaganda? Chiunque oggi solo si ponga un simile quesito viene relegato, d'ufficio, fra i complottisti. Eppure numerosi indizi suggeriscono come i media possano svolgere un ruolo sorprendente nel condizionamento dell'opinione pubblica. Questo libro si propone di svelare i meccanismi e le strategie con cui, all'oscuro dei più, la stampa, la televisione, il cinema e la stessa Rete hanno condotto - e tutt'ora conducono - campagne propagandistiche raffinate, talvolta quasi impercettibili, ma sempre molto efficaci. Che si parli di aborto o di eutanasia, d'immigrazione o di rivendicazioni Lgbt, di terrorismo islamico o di fake news, la narrativa politicamente orientata dei media viene così puntualmente smascherata nella speranza di offrire al lettore degli antidoti a futuri tentativi di manipolazione, che certamente non mancheranno. Perché la verità esiste e, nonostante tutto, resiste. Ma non deve essere mai data per scontata.
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LE VIRTÙ
Il cammino del cavaliere

Roberto Marchesini - Sugarco Editore - pagine 128 - € 10,62 - febbraio 2019
Qual è lo scopo della nostra vita? Il denaro? Il successo, la carriera? Gli antichi pensavano che lo scopo della vita fosse conseguire le virtù. Oggi si parla molto di valori, piuttosto che di virtù. Ma i valori sono qualcosa di astratto, l'adesione ai quali non costa nulla. Le virtù, invece, costano; richiedono sacrificio, pazienza e perseveranza. Non a caso l'esercizio delle virtù è associato alla santità, al valore; le virtù erano «il cammino del cavaliere», la strada per la quale si incamminavano coloro che hanno rappresentato (e forse rappresentano ancora), in Occidente, il prototipo dell'uomo virtuoso. È ancora possibile, oggi, vivere in modo virtuoso, percorrere il cammino del cavaliere? Questo è l'interrogativo che ha spinto lo psicologo Roberto Marchesini ad affrontare questo tema che sembra desueto, ma che forse non è mai stato così attuale.
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LICENZA DI UCCIDERE
La legalizzazione dell'eutanasia in Italia

Giacomo Rocchi - Edizioni Studio Domenicano - pagine 168 - € 13,00 - maggio 2019
Sono state depositate in Parlamento diversi disegni di legge sul cosiddetto fine-vita. Di fronte alla malattia e alla vecchiaia ciò che conta davvero è decidere da soli quello che dovrà succedere? Il Parlamento con la legge 219/2017 sulle disposizioni anticipate di trattamento ha garantito nuovi diritti, in modo che nessuno possa decidere per noi e la nostra dignità sia garantita in ogni situazione? Queste pagine tentano di dimostrare che i disegni di legge appena depositati e la legge 219/2017 stanno introducendo l'opposto di quanto ufficialmente dichiarato, l'opposto dell'autodeterminazione e della dignità. Sarà di nuovo possibile un altro "Caso Englaro"? Cosa sarebbe successo ad Alfie Evans con questa legge? Il processo per il suicidio di DJ Fabo renderà i medici degli assassini per legge? E soprattutto, il Parlamento, concedendo una "licenza di uccidere" in certi casi, non avrà mica pensato a ciascuno di noi, diventati vecchi e malati? Come ci difenderemo? Chi ci aiuterà? Forse è meglio iniziare ad informarsi.
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IL SESSANTOTTO
Macerie e speranza

Giovanni Formicola - Cantagalli Editore - pagine 127 - € 10,20 - gennaio 2019
Ci stiamo estinguendo. E ci stiamo suicidando: letteralmente. Solo in Italia abbiamo 4000 suicidi l'anno. Anche non mettere al mondo figli è una forma di suicidio: un suicidio differito. Se vogliamo sapere come siamo arrivati a tutto questo, è necessario ripartire dal '68. È stato il '68 che ha permesso a una società imperfetta, ma una società in grado di distinguere il bello dal brutto, quindi potente e vitale, di trasformarsi in una società suicida, una società suicida che si sta suicidando immergendosi nel brutto, annegata negli antidepressivi e nella cannabis, con una tristezza, una desolazione che una generazione fa avremmo considerato inimmaginabili. Il libro di Giovanni Formicola si compone di due parti: la prima è costituita dal saggio sul '68 che l'autore tratta con uno stile appassionato e impetuoso, perché il '68 di macerie ne ha lasciate tante, e soprattutto ci stiamo ancora inciampando. La seconda parte è un bel saggio sulla città stato di Fiume, un'appendice che si lega alla prima parte del libro perché anche qui si tratta di rivoluzione e controrivoluzione. (Silvana De Mari)
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LE GRANDI ERESIE
Storia e conseguenze delle deviazioni dalla retta via

Hilaire Belloc - Fede & Cultura - pagine 192 - € 19,00 - gennaio 2019
L'Europa è nata dal cristianesimo ma la sua storia è stata caratterizzata dall'affermazione di diverse eresie che si sono susseguite e ne hanno frammentato l'originaria unità: l'arianesimo, l'islam, il catarismo, la Riforma protestante e il modernismo (di cui un risultato è il comunismo). Il tramonto della teologia, il trionfo dell'opinione personale, la mania dell'innovazione, la messa in discussione di tutto, il rifiuto del dogma e del principio di autorità hanno portato a un regime di eresia generalizzato che ha conseguenze pratiche sulla politica, la società e l'economia di oggi. Lo storico Hilaire Belloc dice che solo identificando e chiamando con il proprio nome ogni deviazione dalla retta dottrina sarà possibile contrastare efficacemente ogni attacco anticristiano.
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E CONTINUAVANO A CHIAMARLO DON CAMILLO
Lorenzo Bertocchi - Cantagalli Editore - pagine 85 - € 9,50 - novembre 2018
«Si va avanti bene solo conoscendo da dove si viene. La cultura è una sporca faccenda», rispose don Camillo, «perché quando un discorso non si può tradurre in dialetto significa che è una parola in aria. Voi fate pure della filosofia e della politica, noi andiamo allo stand gastronomico dove il progresso non si arresta». Don Camillo si è ritirato sul crinale insieme a Peppone. E si ritrovano al belvedere a guardare verso la Bassa, dove sembra che l'acqua abbia smesso di andare dall'alto al basso e la cultura abbia vinto la natura. E Peppone ha perso i riferimenti politici, ma il reverendo parroco ha conservato il Crocifisso dell'altar maggiore. Per questo al bar continuavano a chiamarlo don Camillo. Sono brevi storie di un mondo piccolo ai giorni nostri, preparate leggendo e rileggendo la ricetta doc di Giovannino Guareschi. Le conoscono, queste storie, i lettori del Timone, che da più di due anni leggono la rubrica "don Camillo sul crinale". C'è la Desolina, perpetua sempre sul pezzo; la nipote Lucy, fashion blogger per passione; gli arzilli del Tresette accampati al bar; l'Assessora alla cultura, all'avanguardia del progresso; uno squadrone di badanti polacche pronte a un rosario al confine. Ora sono tutti in un libro e ogni storia è illustrata da Tommaso Arzeno di Renoir. A voi, se vi pare, non resta che leggere.
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POLITICAMENTE CORRETTO
Storia di un'ideologia

Eugenio Capozzi - Marsilio Editore - pagine 206 - € 14,45 - novembre 2018
Il finale della "Carmen" riscritto. Una petizione per rimuovere dal Metropolitan di New York un quadro di Balthus contestato per presunta pedofilia. Ovidio bandito dalle università americane perché offensivo e violento. Sembra non esserci modo di sfuggire alle censure imposte dal politicamente corretto. Una visione del mondo che ha dato vita nel tempo a dogmi e feticci: il multiculturalismo, la rivoluzione sessuale, l'ambientalismo radicale, la concezione dell'identità come pura scelta soggettiva. Se oggi gli eccessi e gli aspetti grotteschi del politicamente corretto sono ormai evidenti, proporne un'analisi storica è ancor più necessario per capire come agisce concretamente sulle nostre scelte.
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SCRITTI SU ETICA, FAMIGLIA E VITA
Carlo Caffarra - Cantagalli Editore - pagine 314 - € 22,00 - settembre 2018
Il volume raccoglie alcuni interventi del cardinale Carlo Caffarra tra il 2009 e il 2017, diversi dei quali scritti nell'ultimo periodo della sua vita, un paio addirittura mai pronunciati, a causa della morte improvvisa. È strumento pastorale e teologico per affrontare questioni impellenti tanto per la vita personale quanto per la società: procreazione, sessualità, cura, tecnologia, medicina. Il libro è un invito - rivolto a credenti e non credenti - a riflettere su alcuni temi decisivi del vivere personale e civile: coscienza, natura, vita, famiglia, amore, bene comune, politica e leggi civili. In esso traspare l'animo del pastore, sensibile alle inquietudini del suo tempo e desideroso di illuminarle alla scuola del Vangelo. La collezione di testi raccolti in questo volume è una finestra che apre al pensiero, profondo e fecondo, del Cardinale Caffarra, proiettando una luce, che illumina la vita della Chiesa e della società tutta.
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PERCHÉ È NATA LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA?
Tra magistero e pensiero

Rocco Pezzimenti - Rubbettino Editore - pagine 166 - € 12,75 - giugno 2018
Dopo ben oltre un secolo, e con tutti i nuovi elementi che sono emersi, si può sicuramente affermare che la dottrina sociale della Chiesa non è nata solo per motivi di ordine sociale ed economico. Questi furono sicuramente importanti, ma, accanto a questi, non vanno trascurati quelli di natura teologica, politica e pedagogica. In un secolo, come l'Ottocento, segnato da quelle che, poi, verranno chiamate ideologie o "religioni terrene e secolarizzate", Leone XIII intendeva ribadire che il cristianesimo è l'unica possibilità di un'autentica salvezza mentre tutte le altre opportunità sono solo contraffazioni. Dopo l'evento epocale della "presa di Roma", che fu vissuto nel mondo intero con profonde riflessioni e interrogativi, anche e soprattutto da parte di intellettuali non cattolici, mons. Gioacchino Pecci, con il nome di Leone, succede a Pio IX al soglio pontificio, dopo essere stato nel 1843 nunzio apostolico a Bruxelles, città per tanti versi in fermento e dove erano confluiti intellettuali e rivoluzionari di varie estrazioni, dai liberali ai socialisti. Da qui prende le mosse l'insegnamento sociale cristiano del nuovo Pontefice. Questo insegnamento consente di affrontare con serenità ed efficacia le problematiche terrene senza generare frustrazioni e degenerazioni già insite nelle ideologie. Il loro fallimento - sembra già preannunciarci Leone XIII - avrebbe comportato le aberrazioni che tutti vediamo: da una parte un individualismo sfrenato ed egoistico tipico di un liberalismo che approda al libertarismo, dall'altra una rassegnazione priva di speranza che approda al nichilismo. È da tutto ciò che la Dottrina sociale della Chiesa intende metterci in guardia.
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Fonte: Redazione di BastaBugie, 15 maggio 2019

9 - OMELIA V DOM. PASQUA - ANNO C (Gv 13, 31-33.34-35)
Amatevi, come io ho amato voi
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua ci insegna quella che deve essere la misura del nostro amore fraterno. L'esempio che dobbiamo imitare è molto grande, il più grande che potessimo avere. Non dobbiamo amare il prossimo come lo ama una qualsiasi persona buona, ma come Gesù ci ha amati e continuamente ci ama. Comprendiamo subito una cosa: non riusciremo mai ad uguagliare l'amore di Gesù. Per quale motivo, dunque, Egli ci dice: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34)?
La risposta penso sia soltanto una: Gesù ci dice di imitare un modello irraggiungibile per farci comprendere che dobbiamo e possiamo sempre migliorare e crescere nella carità. Non ci sarà mai un momento nel quale potremo dire di amare abbastanza.
Com'è che Gesù ci ha amati? Ci ha amati fino a morire in Croce per noi, fino al Sacrificio supremo, fino al dono dell'Eucaristia, e fino a donarci, dall'alto della Croce, quanto aveva di più caro: la Madre sua quale Madre nostra tenerissima. Poteva dimostrarci un amore più grande? Certamente no! Egli ha dato tutto: la sua vita e il suo amore per noi.
Sul suo esempio, dobbiamo amarci gli uni gli altri. A questa scuola divina, comprenderemo facilmente che la prova sicura dell'autentica carità è il sacrificio. Infatti, solo chi ama è disposto a sacrificarsi per una persona, fino a donare tutta la sua vita. Così fanno i genitori con i figli, così fanno le persone che si amano autenticamente e non sono accecate dall'egoismo. L'egoismo è l'esatto contrario dell'amore. L'amore è donazione; l'egoismo è solo ricerca del proprio tornaconto. Pensiamo a quante famiglie si sfasciano. Per quale motivo tante divisioni? Si sta insieme solo fino a quando ci è utile, ma quando c'è da affrontare qualche sacrificio, allora si molla tutto. Non era Gesù la misura dell'amore, ma unicamente il nostro io.
Dobbiamo un po' tutti convertirci dall'egoismo all'amore. Tanti si illudono di amare; ma, in realtà, cercano solo il proprio benessere. Se di fronte al sacrificio noi non amiamo più, allora significa che in realtà non abbiamo mai amato, ma abbiamo unicamente cercato il nostro io nelle consolazioni e nei benefici che ci venivano dalle persone che ci illudevamo di amare. È regola infallibile che i veri amici si vedono solo al momento della prova. Di questi veri amici, purtroppo, ce ne sono sempre molto pochi. Amare, dunque, costa sacrificio, e non può essere diversamente.
Sospinti da questo amore per il prossimo, Paolo e Barnaba predicavano il Vangelo fra molte difficoltà e opposizioni. I due Santi non badavano però a tali persecuzioni perché dicevano: «Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22). Da loro impariamo che, se veramente vogliamo bene al nostro prossimo, innanzitutto dobbiamo ricercare il loro bene spirituale, la loro salvezza eterna. Per salvare le anime, Paolo e Barnaba non badavano ai sacrifici che inevitabilmente dovevano affrontare. Tutto era poco in paragone alla salvezza dei fratelli. Si sarebbero poi riposati in Paradiso; ma, finché erano su questa terra, c'era da lottare.
Una volta lasciata questa terra, avremo la giusta ricompensa. San Giovanni, nella seconda lettura di oggi, ci dice che in Paradiso Dio «asciugherà ogni lacrima [...] non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21, 4). Pensiamo spesso al Paradiso e comportiamoci in modo da meritarlo.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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