BastaBugie n°613 del 22 maggio 2019

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1 INFLUENCER VEGANA DI SUCCESSO... MA POI VIENE SCOPERTA CON UN BEL PIATTO DI PESCE ARROSTO
Lei si scusa con i fan spiegando di aver obbedito ai medici per problemi di salute dovuti alla dieta vegana (VIDEO: il comico Crozza e l'assurdità dei vegani)
Autore: Andrea Cionci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 INDICAZIONI DI VOTO AI CATTOLICI PER LE ELEZIONI EUROPEE DEL 2019
L'Unione Europea non è un dogma e si può discutere, ma sui principi non negoziabili (vita, famiglia, libertà di educazione) nessun compromesso è possibile
Fonte: Sito del Timone
3 TUTTE LE MENZOGNE DI GIORNALI E TELEVISIONI SU VINCENT LAMBERT
Il 42enne francese non è in fin di vita, respira autonomamente e non è attaccato a nessuna macchina (VIDEO: Vincent piange e la madre lo consola)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 INGHILTERRA FUORI CONTROLLO: 5 MEDICI SI DIMETTONO PER NON ESSERE COMPLICI DEI TRAUMI DEGLI ESPERIMENTI TRANSGENDER SU BAMBINI
Altre notizie dalla Gran Bretagna: il principe Harry supporta una lobby pro baby trans, alcuni maschi possono avere il ciclo (???), licenziata dalla scuola perché contesta i corsi Lgbt rivolti al suo bambino
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Notizie Provita
5 GIORNALI E TELEVISIONI NON INFORMANO, MA FANNO PROPAGANDA
Le nostre menti vengono modellate, i nostri gusti formati, le nostre idee ispirate da uomini che regolano i meccanismi nascosti della società (VIDEO: chi sono e come manipolano le notizie gli Spin Doctor)
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Sito del Timone
6 LIBERTA' DI RELIGIONE NON VUOL DIRE CHE LE RELIGIONI SONO TUTTE UGUALI ED HANNO GLI STESSI DIRITTI
La suprema signoria di Dio viene prima di tutto, prima anche dello Stato (purtroppo la Commissione Teologica Internazionale su questo punto ha idee molto confuse)
Autore: Silvio Brachetta - Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân
7 CARA MAMMA, GRAZIE DI ESSERCI SEMPRE STATA
Nessuno ha dovuto insegnarmi a chiamarti ''mamma'': questa parola la sapevo già, anzi l'ho imparata da solo (VIDEO: un lavoro a sorpresa)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Libertà e Persona
8 ISTRUZIONI PER APRIRE UNA SCUOLA PARENTALE
Una scuola parentale può nascere quando famiglie amiche si mettono d'accordo per creare un ambiente educativo comunitario per i loro figli (queste ''regole'' valgono anche per chi intende fare homeschooling)
Autore: Maria Bonaretti - Fonte: Bollettino DSC
9 OMELIA VI DOM. DI PASQUA - ANNO C (Gv 14,23-29)
Se uno mi ama, osserverà la mia parola
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - INFLUENCER VEGANA DI SUCCESSO... MA POI VIENE SCOPERTA CON UN BEL PIATTO DI PESCE ARROSTO
Lei si scusa con i fan spiegando di aver obbedito ai medici per problemi di salute dovuti alla dieta vegana (VIDEO: il comico Crozza e l'assurdità dei vegani)
Autore: Andrea Cionci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-03-2019

Nel suo manifesto della "Cucina futurista", del febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti dichiarava guerra alla pastasciutta, colpevole, a suo dire, di infiacchire il corpo, ingrassarlo e rendere penosa la digestione. Fra l'altro, all'epoca, il grano era per la maggior parte di importazione, a scapito del più salutare riso, prodotto nazionale. Oggi sembra che la storia dia ragione al poeta nato ad Alessandria d'Egitto, con  la corsa dei pastifici al recupero dei grani antichi, le epidemie di celiachia, le scoperte scientifiche sui danni provocati dall'abuso di carboidrati e le attuali diete per la maggior parte proteiche.
Eppure, anche i teorici duri e puri come Marinetti ogni tanto cedono: storica rimase una foto rubata al fondatore del Futurismo, colto in una trattoria ad arrotolare gli spaghetti di un monumentale piatto di amatriciana.
A distanza di 100 anni precisi, un obiettivo malandrino cattura un'altra clamorosa incoerenza alimentare ai danni della ventinovenne californiana Yovana Mendoza, nota sui social come Rawvana, influencer vegana e crudista, da ben 1 milione e 300.000 follower su Instagram.
La pappola è sempre quella: "Mangiate vegano e crudo e sarete sani, purificati, disintossicati e anche ecologicamente corretti". La ragazza aveva eliminato latte, uova, carne, pesce, ogni tipo di proteina animale dalla sua alimentazione e per anni ha parlato di quel meraviglioso senso di pace, armonia e felicità che la sua dieta "non violenta" le aveva donato.
Peccato che durante una vacanza a Bali, la bella Yovana sia stata inquadrata in una diretta video, a tavola, di fronte a un bel trancio di pesce arrosto. Uno sgombro o forse un tonnetto, pensate, crudelmente pescato e sottratto ai suoi avannotti - oggi inconsolabili - e fatto morire per asfissia fra atroci tormenti. Apriti cielo: i fan di Yovana si sono sentiti pugnalati alle spalle e l'hanno ricoperta di icone ittiche, improperi, sarcasmi e pesanti ironie. Qualcuno ha anche detto che le servirebbe un buono psichiatra.
Eh, no, lo psichiatra serve a voi follower vegan-crudisti, non a Yovana, la quale ha fatto benissimo a dar retta ai suoi medici che le avevano imposto di tornare di gran carriera a consumare carne, pesce e uova. La sua salute era a pezzi: da due anni aveva perso il ciclo mestruale, accusando poi infezioni intestinali e vaginali. Rimetterci la pelle per l'empatia con le sardine, proprio no. «So che vi sentite traditi - ha dichiarato in un video di scuse Yovana - e vi chiedo perdono».
Più che traditi, avrebbe dovuto dire turlupinati e truffati, perché la donna, pur vedendo benissimo quali fossero gli effetti di quella dieta folle e innaturale, ha continuato bellamente a spacciarla in giro per specularvi sopra. Infatti la ex star vegana aveva accumulato parecchi soldini commercializzando, per la cifra di "soli" 99 dollari, un kit di pillole e beveroni per dimagrire e purificarsi - oltre al corpo - anche l'anima dai sensi di colpa verso il pianeta.
Carriera finita per Yovana, a meno che, con un colpo di reni, non decida di dare un senso alla sua insensatezza: l'unico riscatto potrebbe provenire dallo sfruttare la sua esperienza per rimediare al male fatto e divenire una testimonial onnivora, mettendo in guardia chiunque dal seguire una dieta pericolosissima per la salute. In effetti, un cenno nel suo video di scuse c'è stato, anche se molti giornali si sono ben guardati dal riportarlo: "Non avrei mai pensato di dovermi sedere un giorno davanti a questa videocamera per dirvi che sono già due mesi che mangio uova e pesce e mi sento molto meglio perché la dieta crudista vegana fa male. Tornerò a una dieta vegetariana". Forse la lezione non è stata sufficiente?
Il paradosso è che l'uomo ha impiegato migliaia di anni per garantirsi l'approvvigionamento di carne e pesce, alimenti preziosi e dall'altissimo potere nutritivo, che hanno consentito lo sviluppo del suo cervello e della sua intelligenza. Proprio adesso, invece, fa retromarcia e si autodistrugge cercando un'impossibile evoluzione verso il sottordine dei ruminanti.
Lo scontro fra bene e male si attua nel mondo - in modo ancora poco indagato - anche nelle filosofie alimentari. Non è un caso che i giornaloni politicamente corretti siano tutti schierati, in modo molto più che sospetto, in favore del vegetarianesimo, al massimo aprendo ad alcune "graziose concessioni" verso il mondo degli insetti. Non è nemmeno un caso che i media abbiano silurato senza pietà i sostenitori della "dieta ancestrale", quella a base principalmente di carne, pesce, frutta e verdura come Mozzi, Tozzi, Panzironi.
Una cosa è certa e indiscutibile: per due milioni e mezzo di anni l'uomo si è nutrito di carne, pesce, uova, frutta e verdura: non di soli vegetali, dunque, né di pasta, pane, pizza, polenta, dolci, legumi o latte che sono arrivati appena 11mila anni fa con l'introduzione dell'agricoltura e poi dell'allevamento. Ognuno ne tragga le proprie conclusioni.

Nota di BastaBugie: la giovane 29enne californiana di cui parla l'articolo è riuscita, nei sei anni di attività, a raccogliere intorno a sé milioni di persone dispensando consigli e vendendo a oltre un milione e trecento mila follower pacchetti detox e diete vegano-crudiste. Il crudismo è un regime alimentare che prevede che si possano mangiare solo cibi vegetali crudi: esclusi categoricamente carne, pesce, uova, latte e verdure cotte, al fine di non far perdere i principi nutritivi presenti nel cibo.
Nel seguente video (durata: 7 minuti) il comico Crozza prende in giro un "cuoco" vegano-crudista che possiamo vedere in televisione in Italia.


https://www.youtube.com/watch?v=k-izwOOsqHM

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-03-2019

2 - INDICAZIONI DI VOTO AI CATTOLICI PER LE ELEZIONI EUROPEE DEL 2019
L'Unione Europea non è un dogma e si può discutere, ma sui principi non negoziabili (vita, famiglia, libertà di educazione) nessun compromesso è possibile
Fonte Sito del Timone, 13 maggio 2019

L'elettore cattolico per orientarsi in un panorama politico piuttosto difficile ha alcuni elementi che possono aiutarlo a scegliere. Prima però ci sia permesso esprimere una considerazione, anche banale: questa Unione Europea, concretizzata nelle attuali modalità con cui opera e si autodefinisce, costruite intorno ad alcuni Regolamenti e Trattati, non è un dogma di fede e se ne può discutere. Ogni elettore avrà maturato le sue opinioni.
Nella scelta del partito e del candidato l'elettore cattolico può farsi guidare da un paio di criteri che estrapoliamo da documenti pubblicati con l'approvazione della Santa Sede.
«Quando i cristiani passivamente accettano [una] biforcazione del loro essere in una esteriorità governata dallo Stato e una interiorità governata dalla Chiesa, essi, di fatto, hanno già rinunciato alla loro libertà di coscienza e di espressione religiosa. In nome del pluralismo della società i cristiani non possono favorire soluzioni che compromettano la tutela di esigenze etiche fondamentali per il bene comune» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, 26/04/2019, n°65);
«La coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto [a un singolo candidato e/o a un partito] l'attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti» (Congregazione per la Dottrina della fede, Nota dottrinale su alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24/11/2002, n°4)

PRINCIPI NON NEGOZIABILI
In entrambi questi criteri si fa riferimento a esigenze e contenuti etici «fondamentali», cioè non qualsiasi, ma appunto fondanti dal punto di vista della fede, della morale e quindi del bene comune. Quali sono? (ne offriamo l'elenco così come si desume dalla già citata nota della congregazione per la Dottrina della fede)
1) il diritto primario alla vita dal concepimento alla fine naturale (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei singoli candidati ad esempio in materia di aborto, eutanasia, sperimentazioni sugli embrioni e loro congelamento, fecondazione artificiale, etc.);
2) tutela e promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio a riguardo delle leggi su unioni civili e matrimonio tra persone dello stesso sesso, gender fluid, divorzio, adozioni a coppie omosessuali, utero in affitto, politiche economiche e sociali a favore della famiglia, etc.);
3) la garanzia della libertà di educazione dei genitori nei confronti dei propri figli (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio rispetto alla parità scolastica, all'educazione scolastica, ai programmi di educazione gender nelle scuole, alla tutela sociale dei minori, alle politiche sulla droga, sullo sfruttamento della prostituzione, etc.).

LA LIBERTÀ RELIGIOSA
A questi elementi fondanti si può aggiungere quello della libertà religiosa, che nel nostro contesto europeo deve guardarsi soprattutto da forme laiciste che tendono «a considerare la fede professata e l'appartenenza religiosa un ostacolo per l'ammissione alla piena cittadinanza culturale e politica dei singoli. Una forma di "totalitarismo morbido", si potrebbe dire, che rende particolarmente vulnerabili alla diffusione del nichilismo etico nella sfera pubblica» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, 26/04/2019, n°4). In questo ambito bisogna anche valutare che una autentica libertà religiosa comprende la possibilità di «vagliare le diverse forme di religiosità e confrontarle in merito alla loro attitudine a custodire il senso universale e il bene comune dell'essere insieme» (ibidem, n°70), perciò bisogna evitare eventuali partiti o candidati che trasformano la libertà religiosa in indifferentismo religioso tradotto in una mal posta multiculturalità.

LA POLITICA ECONOMICA
Infine occorre valutare in qualche modo anche l'ambito delle scelte di politica economica. Per questo in linea molto generale si può far riferimento a candidati che difendano il diritto al lavoro a partire anche dalla promozione di piccole e medie imprese che faticano a sopravvivere e a trovare credito. Anche il rapporto tra finanza e, appunto, economia reale è importante: bisogna, si legge nella enciclica Caritas in veritate (2009), «che la finanza in quanto tale, nelle necessariamente rinnovate strutture e modalità di funzionamento dopo il suo cattivo utilizzo che ha danneggiato l'economia reale, ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo» e non si riduca a strumento di potere per pochi.
Visto l'attuale panorama politico, il realismo impone di sapere che la situazione rispetto a questi criteri è difficile. Nella nostra cultura regna un concetto di libertà spurio e assoluto, che purtroppo realizza quella «dittatura del relativismo» di cui parlò il cardinale Ratzinger nel 2005. Non resta che discernere e cercare partiti e candidati che più si avvicinano a questi valori e possono rappresentarli con una certa forza politica.

Nota di BastaBugie: prima delle elezioni politiche del 2018 in Italia abbiamo pubblicato il seguente articolo. Siccome conserva una certa attualità ne consigliamo la lettura. Cliccare sul link per leggerlo.

PER CHI VOTARE ALLE PROSSIME ELEZIONI?
Il 4 marzo si andrà al voto in una situazione di disillusione e smarrimento mai vista (ormai anche il non votare può essere una scelta legittima)
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5041

Fonte: Sito del Timone, 13 maggio 2019

3 - TUTTE LE MENZOGNE DI GIORNALI E TELEVISIONI SU VINCENT LAMBERT
Il 42enne francese non è in fin di vita, respira autonomamente e non è attaccato a nessuna macchina (VIDEO: Vincent piange e la madre lo consola)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-05-2019

Un proverbio recita: "Al buio tutti i gatti sono grigi". Ciò a dire che occorre mettere il gatto alla luce per capire qual è il suo colore. Questo vale per tutti i fatti della vita: solo se si descrivono gli accadimenti per quelli che sono realmente, si potranno formulare giudizi corretti. Dunque, imprescindibile per ben giudicare è accendere la luce della verità.
Nel caso Lambert, i media da una parte non hanno descritto come sono andate e come stanno realmente le cose e su altro fronte hanno strumentalizzato alcuni particolari veri della vicenda per benedire l'eutanasia. Il risultato è una distorsione del dato reale per fini eugenetici inoculando nella coscienza collettiva giudizi morali non fondati sull'autentico bene dell'uomo. E, come sempre è avvenuto, quello che rimarrà del caso Lambert non sarà la verità, bensì l'opinione, non la fotografia dei fatti, ma la percezione collettiva dei fatti.
Concentriamo dunque la nostra attenzione su questa strategia usuale in campo bioetico che è stata applicata anche al caso Lambert: veicolare giudizi alterando la descrizione dei fatti. Mentire nella narrazione o raccontare fatti veri ma in modo furbo per acquistare al proprio partito l'uditorio. Ecco una carrellata di informazioni non vere o perlomeno inesatte sulla vicenda Vincent Lambert.

STATO VEGETATIVO CRONICO
Secondo questa narrazione, il quarantaduenne tetraplegico sarebbe in "stato vegetativo cronico" o qualcosa di simile (cfr. Ansa; La Stampa; Il Corriere; La Repubblica; Il Messaggero; Tgcom24; Il Fatto Quotidiano; Il Post; Vatican News riporta posizioni di medici divisi tra "coscienza minima" e "stato vegetativo cronico"; AgenSir; Tg3 nell'edizione delle 14.30 di ieri).
Dunque, per alcune di queste testate il messaggio subliminale da far passare parrebbe essere il seguente: se il paziente è diventato un vegetale è lecito ucciderlo. Ma a parte il fatto che simile espressione è pressoché in disuso in medicina e si preferiscono altre espressioni cliniche come "sindrome della veglia non responsiva", c'è da sottolineare che anche quest'ultima dicitura non è pertinente alle condizioni di salute di Vincent dato che questi versa, secondo i suoi medici curanti, in uno stato di "coscienza minimale plus". Infatti il paziente, che tra l'altro non è malato terminale, è responsivo e dunque è cosciente (non così per la Stampa), ha tentato anche di vocalizzare, segue il ciclo sonno-veglia, respira autonomamente, non è attaccato a nessuna macchina. Affinché gli scettici si ricredano è sufficiente che costoro guardino questo agghiacciante video di due sere fa, quando la mamma comunica a Lambert che dovrà essere ucciso e lui si mette a piangere: chiedete a un paziente in "stato vegetativo" di farlo [vedi video in fondo all'articolo, N.d.BB]. Basterebbe questo video per provare che Vincent non è in stato vegetativo anche se alcune perizie, riportate dai giornali, dicono il contrario.

COMA PROFONDO E MACCHINARI
Il Tg3, nello stesso servizio mandato in onda ieri, afferma che Vincent è sia in stato vegetativo che in coma profondo: oltre all'impossibilità di sovrapporre le due condizioni, c'è da rilevare che il coma è uno stato di incoscienza che dura al massimo 30 giorni circa e poi esita nella morte del paziente o nel "risveglio" con diversissimi gradi di coscienza a seconda dei casi. Sempre il telegiornale della terza rete Rai parla poi di "alimentazione forzata": semmai assistita. Altro svarione: per il Corriere, Vincent è tenuto in vita da dei macchinari, ma così non è.

NOTIZIE VERE, MA...
Poi ci sono le notizie vere, ma date colorandole di tinte negative per orientare la coscienza collettiva in una certa direzione. Ad esempio, Vincent ha riportato a seguito dell'incidente stradale danni cerebrali irreversibili e questo è innegabile, però tale particolare assume, nella narrazione che ne fanno alcuni media (Il Corriere, La Repubblica, Tgcom24, Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero), valore legittimante l'eutanasia. Pare quindi che una patologia o una condizione clinica quando sia cronica-irreversibile legittimi l'eutanasia: che dire allora dei diabetici? Stesso fumus eutanasico esala dall'affermazione (La Stampa) secondo la quale il paziente è mantenuto artificialmente in vita perché accudito nelle sue funzioni fisiologiche (bere, mangiare, urinare, andare di corpo, supporto farmacologico per le più diverse esigenze come infezioni etc.): ma anche i pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia sono mantenuti artificialmente in vita, così come i portatori di peacemaker, e gli esempi si potrebbero moltiplicare all'infinito.

FERVENTI CATTOLICI
Infine, non pochi giornali (La Repubblica, Il Corriere, La Stampa, Tgcom24) scrivono che i genitori di Vincent sono "ferventi cattolici" (per il Post sono "vicini ad un movimento cattolico integralista") quasi a suggerire che rifiutarsi di ammazzare un figlio è decisione propria di chi crede perché il suo giudizio razionale è inquinato dai fumi delle credenze cattoliche; chi invece non crede potrebbe legittimamente risolversi a farlo.
In breve, come c'era da aspettarsi, la rappresentazione mediatica del caso Lambert si fonda su una descrizione dei fatti o falsa oppure partigiana perché faziosa. Ultima postilla, ahinoi, non superflua: anche se Vincent fosse paziente terminale, completamente incosciente e dipendesse in tutto dai medici e dalle macchine per sopravvivere, dal punto di vista morale, non potrebbe essere ucciso. Mai è lecito uccidere una persona innocente, nonostante le sue condizioni di vita siano pessime.

Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nota giustamente che purtroppo se Vincent Lambert fosse stato un cittadino italiano sarebbe già stato ucciso a causa della legge sulle DAT.
Ecco un estratto di ciò che ha scritto su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:
Facciamoci una domanda: se Vincent fosse stato cittadino italiano quale sarebbe stata la sua sorte? Sarebbe già morto da un pezzo. Infatti, secondo la legge 219, è possibile nominare un rappresentante legale a tutela di persona incapace, rappresentante legale il quale in assenza di Dat - ossia di dichiarazioni scritte del paziente - ha mano libera nel decidere le sorti dell'assistito. Sta a lui prestare o negare o revocare il consenso in merito a tutte le cure e le terapie, anche quelle salvavita, comprese alimentazione e idratazione assistite. Nel marzo del 2016 la moglie di Vincent, Rachel Lambert, viene designata come rappresentante legale del marito. Dunque, se tutta la vicenda si fosse svolta in Italia, spettava alla moglie, in quanto rappresentante legale del marito, decidere se tenerlo in vita o ucciderlo per inedia. E la signora Rachel, sin dal 2013, è stata sempre a favore della morte del marito. Quindi, a differenza di quello che è successo in Francia, Vincent sarebbe già morto qui da noi senza nemmeno il bisogno di disturbare i giudici nazionali, quelli europei e il Comitato Onu per i diritti delle persone disabili.
Questo per dire che noi stiamo peggio dei francesi.


VIDEO SHOCK: IL PIANTO DI VINCENT DEVE INTERROGARE LA NOSTRA COSCIENZA!
In questo video straziante (durata: 1 minuto e mezzo) Vincent dimostra di non voler morire e piange quando i genitori gli comunicano che i medici dell'ospedale di Reims, in Francia, hanno iniziato ad eseguire la sua condanna a morte. La mamma prova a consolarlo. Paese strano la Francia: è vietata la pena di morte per i colpevoli, mentre viene eseguita tale pena per gli innocenti!


https://www.youtube.com/watch?v=1mKWzR11VVU

VOGLIONO UNA LEGGE ANCORA PIÙ ESTREMA SULL'EUTANASIA
Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Il caso Lambert? Il fine è una legge estrema sull'eutanasia" spiega come la cultura della morte usi la vicenda di Vincent come trampolino di lancio per arrivare a una legge ancora più estrema sull'eutanasia.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:
La decisione presa lunedì sera dalla Corte d'appello di Parigi ha momentaneamente fermato il processo di morte contro Vincent Lambert, in attesa della risposta del Comitato dell'Onu per i diritti delle persone disabili.
David, uno dei fratelli di Vincent, ieri mattina ha espresso il sollievo suo e dei genitori e ha dichiarato il prossimo obiettivo: "Francamente, non si può più rimanere dentro questa struttura [l'ospedale CHU di Reims, nda]. C'è bisogno di ritrovare serenità. Bisogna che Vincent sia veramente preso in carico in strutture specializzate". David ha raccontato che, lunedì sera, la prima persona a cui ha pensato dopo la richiesta della Corte di Parigi, è stata Rachel, la moglie di Vincent; e a lei desidera lanciare un accorato appello: "Rachel, tutti assieme possiamo accompagnare Vincent. È necessario che abbiamo tutti insieme un progetto di vita per Vincent, che ci stringiamo attorno a lui e ci prendiamo cura di lui. Noi siamo qui. Se non è possibile per te, noi ci siamo. Noi saremo con lui e ti aiuteremo, come tu desideri".
Si tratta sicuramente di un sollievo. Rimane però non solo l'incertezza su quanto potrà dichiarare il Comitato, ma anche il dubbio se si riuscirà ad attendere effettivamente quella decisione, visto che il nipote di Vincent Lambert, François, ha avuto parole molto dure contro la decisione giudiziaria e contro i genitori di Vincent, dichiarando che "il CHU è determinato ad andare fino in fondo". Avremo modo di capire in cosa consisterà questa determinazione.
C'è poi un altro grande punto interrogativo: qualora il Comitato dell'Onu dovesse dichiarare che l'idratazione e l'alimentazione non costituiscono un accanimento terapeutico nelle condizioni in cui versa Vincent e dovesse difendere il suo diritto di essere trasferito in un centro specializzato, la Francia intenderà recepire l'indicazione? Perché è un fatto che le sentenze del Consiglio di Stato costituiscono un'interpretazione autentica della legge Claeys-Leonetti e queste sentenze hanno dichiarato che la decisione presa dai medici del CHU di Reims è conforme a tale legge.
Anche i due firmatari della legge del 2016 sono di questo parere. Al senatore Leonetti, di cui avevamo riportato un'intervista, si è aggiunto anche Alain Claeys: "Il caso Vincent Lambert entra pienamente nel quadro della legge. C'è un comitato medico collegiale, ci sono state delle perizie, il Consiglio di Stato ha deciso. E tutti ritengono che ci siano tutte le condizioni per dire che Vincent Lambert è mantenuto in vita artificialmente ed è in uno stato vegetativo. Non ha redatto delle direttive anticipate, ma la moglie me l'ha dichiarato più volte: se avesse potuto esprimersi, avrebbe chiesto l'interruzione dei trattamenti". Ora, nella follia di queste affermazioni, c'è una cosa vera: il Consiglio di Stato ha ritenuto che l'alimentazione enterale sia un mantenimento artificiale della vita che può essere interrotto; e che la semplice presunzione da parte della moglie di quello che Vincent avrebbe voluto sia sufficiente per dirimere la questione.
Cosa succederà, dunque, se una richiesta internazionale dovesse confliggere con la legge attuale e con l'interpretazione autentica che di questa legge è stata data? Appare piuttosto inutile, per non dire dannoso, il tentativo di personaggi pubblici, come per esempio Marine Le Pen, di "salvare" Vincent, invocando una corretta interpretazione della legge, a suo avviso, travisata nel suo spirito di fondo. Il problema è che proprio la legge ha uno dei suoi punti deboli nell'articolo 2, che definisce l'alimentazione e l'idratazione come dei trattamenti (primo problema) e che permette che possano essere interrotti "quando appaiono inutili, sproporzionati o non abbiano altro effetto che il solo mantenimento artificiale della vita" (secondo problema). Bisogna invece esigere che questi sostegni vitali, insieme alla ventilazione, non siano interrotti, a meno che l'organismo non sia più in grado di assorbirli. È questa la vera questione di fondo, che purtroppo non sta emergendo nel dibattito suscitato dalla vicenda di Vincent Lambert.
Anzi, la battaglia medico-giudiziaria di questi dieci anni non è ancora terminata e già viene abbondantemente strumentalizzata dai sostenitori dell'eutanasia. C'è chi difende la legge vigente e ritiene che il problema stia nel fatto che in Francia troppe poche persone scrivano le proprie direttive anticipate. Come Jean Leonetti, pronto subito a volgere a proprio vantaggio il ping-pong giudiziario: «Dobbiamo imparare da Vincent Lambert a "pensare alla morte", scrivere le nostre direttive anticipate e designare una persona di fiducia per evitare che situazioni del genere si ripetano». Secondo Le Figaro, "solo il 60% dei francesi sanno in cosa consiste questa legge, solo il 40% è a conoscenza della possibilità delle direttive anticipate e solo il 13%" le hanno scritte.
Questa apparente via d'uscita trova il suo punto di forza nella mentalità dominante per la quale ciascuno decide per sé. Ma le dichiarazioni anticipate non fanno altro che acuire il problema, perché nessuno di noi è in grado di prevedere tutte le situazioni future, né che cosa vorremo effettivamente quando dovremo lottare tra la vita e la morte; e probabilmente, proprio allora, non saremo in grado di dire che non siamo più d'accordo con quanto avevamo lasciato scritto. C'è anche il problema che noi, che siamo esortati a scrivere queste dichiarazioni anticipate, perlopiù non abbiamo un linguaggio appropriato, né dal punto di vista medico, né da quello giuridico; il che darà ampio margine interpretativo delle nostre dichiarazioni.
E poi c'è il problema dei problemi: nessun uomo può rivendicare un "diritto" a morire, se non altro per il fatto che, di fronte a un mio presunto diritto, dovrà allora esserci un "dovere" da parte di terzi di darmi la morte, cioè di effettuare l'eutanasia o collaborare con essa. È inutile che i difensori della legge Claeys-Leonetti si agitino tanto per dire che questa legge è un punto di equilibrio che permetterebbe di non cadere né nell'accanimento terapeutico né nell'eutanasia. Omettere o interrompere i sostegni vitali e dei trattamenti vitali proporzionati a una persona che ne ha bisogno è omicidio, tanto quanto quello di iniettare una sostanza letale.
E questo l'hanno capito bene i sostenitori dell'eutanasia "attiva" e del suicidio assistito, come Jean-Luc Romero, noto attivista pro-eutanasia ed ex presidente dell'Association pour le droit à mourir dans la dignité, il quale, piuttosto irritato per il salvagente gettato dalla Corte d'appello, si è subito precipitato a dire che "in Belgio tutto questo non sarebbe accaduto". In quel paradiso della morte, "i genitori di Vincent Lambert non avrebbero potuto opporsi alla scelta della moglie e non si sarebbero passati undici anni dentro questa faccenda estremamente dolorosa".
Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione Jérôme Lejeune, ha fatto una lucidissima analisi del quadro che abbiamo davanti. Da una parte, «la legge Leonetti, di fatto, rifiuta la parola "eutanasia"»; tuttavia, «non utilizza il termine, ma autorizza la cosa. È una legge iniqua». C'è oggi la tentazione sul piano sociale, politico, religioso di pensare che il problema sia di "attuare una corretta applicazione di questa legge iniqua. Ma non funziona. Una buona applicazione di questa legge è il caso Vincent Lambert", cioè la legittimazione della sua uccisione da parte degli organi giudiziari. Ma non è tutto. Molti diranno che la vicenda di Vincent Lambert è andata troppo per le lunghe, che la giustizia è stata fluttuante, che i medici sono troppo esposti a rischi penali; "l'opinione è dunque matura per fare una legge chiara e netta favorevole all'eutanasia, perché l'opinione pubblica è pronta. Penso che il caso Vincent Lambert servirà, è triste dirlo, come trampolino di lancio per una legge sull'eutanasia", che provocherà un effetto domino su tutte le persone in condizioni analoghe a quelle di Vincent. "E che diremo poi dei malati di Alzheimer? Sono in una situazione peggiore di quella di Vincent Lambert".
Le Méné non sta fantasticando: sta spiegando una logica intrinseca a questo processo, scientemente avviato da personaggi come Jean-Louis Touraine, massone del Grande Oriente di Francia, deputato di La Republique en marche e oggi presidente del gruppo di studio dell'Assemblea nazionale Fin de vie, cui toccherà appunto proporre una nuova legge sul fine vita/eutanasia. Lui, Touraine, il 28 febbraio 2018, aveva presentato su Le Monde un appello firmato da 156 deputati per ottenere, entro il 2019, una legge per "permettere ai malati in fin di vita di disporre liberamente del proprio corpo". L'affaire Lambert, presentato come "in fin di vita" senza esserlo, casca proprio a pennello.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-05-2019

4 - INGHILTERRA FUORI CONTROLLO: 5 MEDICI SI DIMETTONO PER NON ESSERE COMPLICI DEI TRAUMI DEGLI ESPERIMENTI TRANSGENDER SU BAMBINI
Altre notizie dalla Gran Bretagna: il principe Harry supporta una lobby pro baby trans, alcuni maschi possono avere il ciclo (???), licenziata dalla scuola perché contesta i corsi Lgbt rivolti al suo bambino
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Notizie Provita, 19/04/2019

La fortezza del gender battente bandiera britannica, fino a ieri inespugnabile, inizia a mostrare le prime crepe. È di un paio di settimane fa la clamorosa inchiesta del Times, scaturita dalle rivelazioni di cinque medici inglesi che hanno rassegnato le dimissioni dal Gender Indenty Development Service (Gids) di Londra, l'unica clinica d'Oltremanica specializzata nel curare la disforia di genere nei minori. Il motivo? I trattamenti ormonali e chirurgici per gli adolescenti sarebbero condotti in modo arbitrario e senza veri criteri scientifici.
In altre parole, migliaia di bambini e ragazzi sono oggetto di un "esperimento" sulla loro pelle. I medici dimissionari, secondo quanto da loro affermato al Times, avrebbero ricevuto pressioni da parte di associazioni Lgbt - una su tutte, Mermaids - per la somministrazione di trattamenti ormonali irreversibili, per il blocco dello sviluppo sessuale secondo il genere di nascita. In alcuni casi, tali trattamenti iniziano addirittura a soli tre anni, quindi, verosimilmente per il capriccio dei genitori di volere un bambino transgender. A sedici anni, poi, secondo il protocollo, inizierebbe la somministrazione di ormoni del sesso opposto.
Molti dei giovanissimi pazienti, nella sostanza, sarebbero stati avviati forzosamente verso la transizione ormonale irreversibile, senza dare loro la possibilità di una terapia alternativa di carattere psicologico e non farmacologico. Secondo le testimonianze, alcuni bambini ancora in conflitto con la propria identità sessuale, venivano identificati frettolosamente come transgender.
«Negli ultimi due anni del mio lavoro, ho avuto la sensazione che un gran numero di bambini fosse in pericolo», ha confidato uno dei medici intervistati. «Io ero lì per proteggere i bambini dall'essere danneggiati». Un altro medico ha dichiarato: «Questo trattamento sperimentale è stato compiuto anche su bambini molto vulnerabili». Per i cinque medici, l'unica motivazione a non rassegnare inizialmente le dimissioni, era stata quella di evitare ai loro giovani pazienti un cambio di sesso giudicato troppo avventato.
Parere unanime dei cinque (anche se in tutta la clinica, il numero di medici dimessisi per gli stessi motivi è pari a diciotto) è che tale «trattamento sperimentale» si sia rivelato «dannoso». Accuse respinte dalla struttura sanitaria. «Cerchiamo di aiutare i giovani e le loro famiglie a far fronte all'angoscia e a ridurla», è stata la replica ufficiale sul sito della (Gids). «Il nostro obiettivo è comprendere gli ostacoli che si frappongono tra i giovani e lo sviluppo di un'identità di genere più stabile e sicura».
Ai cinque medici era assegnato il compito di decidere a quali pazienti somministrare i bloccanti ormonali per arrestarne lo sviluppo sessuale. Alcuni dei bambini e ragazzi sarebbero stati indotti ad avviare il trattamento dopo essere stati vittime di bullismo omofobico. Alcuni di loro tenderebbero ad assumere un'attitudine trans, con l'obiettivo più o meno consapevole di superare traumi come l'abuso o il lutto in famiglia o anche le conseguenze dello spettro autistico. Sono complessivamente 2519 i giovani mandati presso la clinica per avviare la terapia per il cambio di sesso. Nel 2010 erano stati "appena" 94.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dalla Gran Bretagna sul "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

IL PRINCIPE HARRY SUPPORTA UNA LOBBY PRO BABY TRANS
L'organizzazione inglese Sirene, che si occupa di bambini trans per facilitarsi nella cosiddetta transizione di genere, ha annunciato che il principe Harry appoggerà tramite la Royal Foundation le loro attività. La direttrice di Sirene Susie Green ha così commentato: "Penso che sia sempre molto importante per i giovani vedere le persone autorevoli e credibili come il Principe Harry supportarli e aiutarli"
E così le lobby favorevoli al transessualismo dei bambini hanno trovato un testimonial reale.
(Gender Watch News, 10 maggio 2019)

ALCUNI MASCHI POSSONO AVERE IL CICLO (???)
A Brighton un consiglio di insegnanti ha partorito un report di educazione sessuale dedicato agli studenti in cui si afferma che "le mestruazioni devono includere tutti i sessi", questo perché "Trans, ragazzi e uomini e persone 'non binary' possono avere il ciclo". Ovviamente ci si riferisce a donne diventate transessuali o donne che non si sentono né femmine né maschi. E dunque gli insegnanti hanno pensato bene di mettere il contenitore per gettare gli assorbenti in tutti i bagni anche in quelli maschili.
Gli insegnanti hanno spiegato così questa delirante iniziativa: "Incoraggiando un'educazione efficace sulle mestruazioni e sulla pubertà, speriamo di ridurre lo stigma e garantire che nessun bambino o giovane si vergogni di chiedere prodotti per le mestruazioni all'interno o all'esterno della scuola se ne hanno bisogno. Il nostro metodo riconosce il fatto che alcune persone che hanno il ciclo sono trans o non binari".
Dunque avere il ciclo sarebbe uno stigma sociale. Per essere tutti uguali, tutti, maschi compresi, devono essere in grado di avere le mestruazioni. Purtroppo non siamo tutti uguali, a partire dall'intelligenza.
(Gender Watch News, 5 gennaio 2019)

LICENZIATA DALLA SCUOLA PERCHÉ CONTESTA I CORSI LGBT RIVOLTI AL SUO BAMBINO
La sua "colpa" è stata criticare sulla sua pagina Facebook dei corsi imbevuti di propaganda Lgbt, adottati dalla scuola elementare frequentata dal figlio e facente capo alla Chiesa anglicana. Per questa ragione una quarantatreenne inglese, Kristie Higgs, madre di due bambini e sincera cristiana, è stata licenziata dalla scuola secondaria di Fairford (Inghilterra meridionale), la Farmor's School, in cui ha lavorato negli ultimi sei anni come assistente pastorale. Il licenziamento è arrivato nonostante il curriculum della Higgs fosse senza macchia, come riferisce il Daily Mail.
I guai per la signora Higgs sono iniziati dopo aver pubblicato un post su Facebook, datato 24 ottobre 2018, in cui esortava i suoi contatti a firmare una petizione di Citizen Go contro l'educazione sessuale obbligatoria nelle scuole primarie, che secondo i piani del governo sarà effettiva da settembre 2020. «Stanno facendo il lavaggio del cervello ai nostri figli», scriveva la donna, avvertendo che ai bambini sarebbe stato insegnato che le relazioni omosessuali sono normali ed equivalenti al matrimonio, nonché la possibilità di "scegliere" il proprio sesso, a prescindere dal dato biologico. La Higgs esplicitava poi la conseguenza logica di un simile indottrinamento obbligatorio: «Significa che esprimere e insegnare le fondamentali credenze cristiane, relative alla creazione degli uomini e delle donne e al matrimonio, diverrà in pratica proibito, perché esse confliggono con la nuova moralità [...]». E aggiungeva che «questa è una tremenda forma di totalitarismo mirata a sopprimere il cristianesimo e rimuoverlo dalla sfera pubblica». Un'analisi che si può sottoscrivere per quanto è lucida.
In un altro post la Higgs contestava due libri inclusi nel curriculum della scuola del suo bambino e pieni di omosessualismo e transessualismo (il titolo di uno dei due volumi dice già tutto: Reclaiming radical ideas in schools), scritti da un attivista Lgbt, Andrew Moffat, nell'ambito del programma No Outsiders, lo stesso già contestato dalle famiglie di una scuola elementare di Birmingham e sospeso perché allora, a chiedere lo stop dell'indottrinamento arcobaleno verso i propri figli, erano intervenuti un gran numero di genitori musulmani.
Il procedimento disciplinare contro la Higgs è iniziato dopo la ricezione di un'email anonima in cui veniva accusata di «postare opinioni omofobe e preconcette». L'istituto, che adopera immagini e campagne comunicative del tutto prone all'ideologia arcobaleno, ha quindi fatto la sua bella indagine sui due post pubblicati via Facebook (che risultavano visibili solo agli amici della donna), arrivando al licenziamento della signora Higgs per condotta riprovevole, dettata da «discriminazione illegale», «grave uso inappropriato dei social media», «commenti online che potrebbero portare cattiva fama alla scuola e danneggiare la reputazione della scuola». Una criminale, probabilmente, sarebbe stata trattata meglio. Già dall'inizio dell'indagine, riferisce la madre inglese, «mi è stato ripetutamente detto: "Questo non ha nulla a che fare con la tua religione". Era chiaramente una tattica legale e ovviamente qui tutto ha a che fare con la mia religione».
La Higgs ha chiesto aiuto legale al Christian Concern, un gruppo che si batte per la libertà di fede dei cristiani, e ha deciso di fare causa alla Farmor's School per licenziamento ingiusto. Non possiamo sapere come andrà a finire ma intanto un fatto è evidente: una madre e onesta lavoratrice ha perso il suo lavoro per aver manifestato delle idee di assoluto buonsenso, che erano ritenute scontate appena qualche anno fa ma che nelle nostre progreditissime società, sottomesse alla fantomatica tolleranza del "love is love", sono divenute motivo di persecuzione.
(Ermes Dovico, La Nuova Bussola Quotidiana, 27 aprile 2019)

Fonte: Notizie Provita, 19/04/2019

5 - GIORNALI E TELEVISIONI NON INFORMANO, MA FANNO PROPAGANDA
Le nostre menti vengono modellate, i nostri gusti formati, le nostre idee ispirate da uomini che regolano i meccanismi nascosti della società (VIDEO: chi sono e come manipolano le notizie gli Spin Doctor)
Autore: Fabio Piemonte - Fonte: Sito del Timone, 19 maggio 2019

I media informano o fanno propaganda? A questa domanda risponde attraverso un'accurata e acuta analisi della macchina della manipolazione mediatica l'ultimo saggio di Giuliano Guzzo, firma nota ai lettori de Il Timone, dal titolo: Propagande. Segreti e peccati dei mass media (La Vela, pp. 203). "Le notizie non vanno solo apprese. Sarebbe troppo semplice. Vanno anche esaminate"; perché "la verità esiste e, nonostante tutto, resiste. Ma non deve mai essere data per scontata". È questo anelito al vero, a smascherare ogni forma di menzogna spacciata per verità, a muovere l'indagine di Guzzo soprattutto su temi bioetici.
Edward Bernays, uno degli spin doctor che compare nel novero dei 100 uomini più influenti del XX secolo secondo la rivista Life, nel suo saggio Propaganda, pubblicato nel 1928, ha riconosciuto esplicitamente che "il vero potere dominante è nelle mani di coloro che regolano i meccanismi nascosti della società, concludendo che noi siamo governati, le nostre menti vengono modellate, i nostri gusti formati, le nostre idee ispirate in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare". Non si tratta qui di aderire a teorie complottiste, ma di constatare un dato di fatto.

DISINFORMAZIONE ABORTISTA
Per esempio, in relazione all'aborto Bernard Nathanson, il noto abortista americano poi divenuto pro-life, ha rilevato proprio l'intenzionalità manipolatoria della campagna mediatica pro-choice: "Cominciammo convincendo i mass media che quella per la liberalizzazione dell'aborto era una battaglia liberale, progressista e intellettualmente raffinata". E così "anche se il numero delle donne morte per le conseguenze di aborto illegali si aggirava su 200-250 l'anno, indicammo ai media che era 10 mila. Questi falsi numeri penetrarono nelle coscienze degli americani, convincendo molti che era necessario eliminare la legge che proibiva l'aborto", ha confessato lo stesso dottore. Anche in Italia si diedero i numeri: 25000 sarebbero state le donne vittima dell'aborto clandestino. Peccato però che tale cifra si sia rivelata addirittura superiore al numero totale delle donne in età feconda decedute nel 1972 che fu pari a 15116. In tempi recenti la copertura mediatica sulle principali emittenti americane della March for Life 2018, nonostante ad essa abbia partecipato anche Donald Trump, è stata di soli 2 minuti e 6 secondi; mentre all'indomani quella femminista ha avuto uno spazio tre volte maggiore, ossia ben 6 minuti e 43 secondi.
Relativamente all'eutanasia, la narrazione del 'caso pietoso' è piuttosto strumentale a "un'intenzione non già d'informare le persone, come sarebbe giusto, ma di generare in esse un senso di profonda pietà e indulgenza nei confronti di quanti hanno preferito porre fine alla sofferenza di una persona piuttosto che prolungarne un'esistenza dolorosa". E così la ragione economica viene anteposta alla dignità del paziente.

LA VIOLENZA SULLE DONNE E LE FAKE NEWS SULLA CHIESA
Si procede con lo stesso metodo anche riguardo al tema della violenza sulle donne, sul quale si continua a insistere imputandone la colpa principale alla famiglia 'tradizionale'. Si mistifica in questo modo ancora una volta la realtà, in quanto "la maggior parte delle violenze alle donne non si manifesta all'interno del matrimonio, anzi è vero l'opposto: la condizione coniugale è mediamente una garanzia, rispetto a tutte le altre, per la sicurezza femminile".
Di frequente diventa legittimo anche ricorrere a palesi fake news, pur di gettare fango sulla Chiesa. Basti ricordare che "si raccontava che Benedetto XVI se ne andasse in giro con scarpe di Prada, quando esse erano in realtà un prodotto artigianale donato al Santo Padre da un artigiano novarese". Attualmente però pare che la tecnica manipolatoria abbia cambiato il suo registro. "Da qualche tempo - sottolinea infine acutamente Guzzo - si assiste a una sorprendente mutazione genetica che, all'insistenza martellante, preferisce i giochi di parole, alla difesa di un credo la sponsorizzazione di opinioni, alla promozione di ideologie collettive quella di convinzioni individuali, ma non  per  questo meno ideologiche e meno funzionali a logiche di dominio". Il rimedio resta dunque sempre lo stesso: vigilare e vagliare per rimanere fedeli alla realtà.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 35 minuti) il presidente della Rai Marcello Foa spiega cosa sono gli spin doctor, gli stregoni della notizia che utilizzano le notizie per manipolare la realtà e condizionare il consenso dei cittadini.


https://www.youtube.com/watch?v=E_HajWFSv9E

IN RAI E' ASSENTE IL RISPETTO PER LA CULTURA CATTOLICA
Il presidente della Rai, Marcello Foa, denuncia il pregiudizio anticattolico degli ideatori dei programmi e, anche se ha detto una cosa evidente, scoppia la polemica
di Ruben Razzante
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5649

COMUNICATO STAMPA DELLA MARCIA PER LA VITA
Come cittadini italiani reputiamo scandaloso che i telegiornali della Televisione di Stato, RAI 1 e RAI 2 in particolare, abbiano ignorato la Marcia per la Vita svoltasi a Roma il 18 maggio, con la partecipazione di migliaia di persone provenienti da tutta Italia e da molti Paesi del mondo. E ciò proprio mentre una delle più importanti emittenti televisive americane, la EWTN, ha seguito in diretta l’evento per oltre tre ore, trasmettendolo in diverse lingue a milioni di spettatori.
Esprimiamo la nostra più vigorosa protesta contro i vertici della RAI per questo silenzio su un evento di portata internazionale.
Ci meravigliamo che sotto un governo che si definisce del cambiamento, continui ad esercitarsi una censura ideologica nei confronti di una parte così consistente dell’opinione pubblica italiana.
Chiediamo che fin da ora venga data voce anche a chi difende la vita umana innocente dal concepimento alla morte naturale.

Fonte: Sito del Timone, 19 maggio 2019

6 - LIBERTA' DI RELIGIONE NON VUOL DIRE CHE LE RELIGIONI SONO TUTTE UGUALI ED HANNO GLI STESSI DIRITTI
La suprema signoria di Dio viene prima di tutto, prima anche dello Stato (purtroppo la Commissione Teologica Internazionale su questo punto ha idee molto confuse)
Autore: Silvio Brachetta - Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân, 20 maggio 2019

Dal 1969 è attiva la Commissione teologica internazionale (CTI), istituita da Paolo VI per «aiutare la Santa Sede e precipuamente la Congregazione per la Dottrina della Fede nell'esaminare delle questioni dottrinali di maggior importanza». L'ultima questione esaminata - in un recente documento - è lo stato dell'arte della libertà religiosa nel nostro tempo, alla luce della Dignitatis humanae.
Il lettore trova ora le medesime difficoltà che aveva leggendo la Dignitatis humanae: non è quasi mai possibile distinguere se il discorso è da applicarsi a tutte le religioni o alla sola religione cristiana cattolica. S'intuisce, nella lettura, che il redattore chieda il rispetto della libertà religiosa da parte degli stati, in forza di un certo numero di elementi in comune tra le religioni, nella simultanea esposizione delle peculiarità del cattolicesimo. La redazione, tuttavia, è posta in modo che non si possa mettere a fuoco quali siano esattamente le analogie e le differenze tra il cattolicesimo e le altre credenze, generando in chi legge l'idea dell'equivalenza sostanziale di ogni religione. Non solo, ma si è portati a pensare che ci sia qualcosa al di sopra delle religioni - la libertà, appunto - che le trascende e le supera, come se la religione (in generale, ma la cattolica in particolare) fosse solo il penultimo orizzonte di senso per l'uomo.
 
IL MAGISTERO NON EVOLVE
Il documento si fonda su di un presupposto teologico errato: la «più approfondita intelligenza della fede» - della quale è espressione sia la Dignitatis humanae che il pronunciamento attuale - implicherebbe «una novità di prospettiva e un diverso atteggiamento a riguardo di alcune deduzioni e applicazioni del magistero antecedente». In altre parole, in questo come in altri casi, si avrebbe «una maturazione del pensiero del magistero». Il magistero della Chiesa, al contrario, non è il risultato di «deduzioni» o di un «pensiero», come se si trattasse di costruire una filosofia in continuo sviluppo verso la verità. Il magistero è l'insegnamento attraverso cui la Chiesa trasmette inalterato il deposito della fede, qualunque sia il livello storico dell'intelligenza della fede raggiunto da una data civiltà.
Certamente il cristianesimo ha sviluppato una teologia, che si basa pure su pensieri e deduzioni, ma il magistero non è teologia. Il magistero, inoltre, ha a che fare con l'unica e corretta interpretazione delle Sacre Scritture: una tale interpretazione proviene esclusivamente dalle parole e dalle opere dei santi (anche dottori della Chiesa) e dei martiri, non da un concilio, da un pontefice o da una commissione che si occupa di un aspetto della Rivelazione. I concili e i pontefici ratificano e confermano infallibilmente l'autorità dei santi e dei martiri, ma non la creano e, soprattutto, non la deducono da elucubrazioni umane. La stessa teologia non piega il dato della fede alla ragione ma, viceversa, piega la ragione al dato della fede, fermo restando che la ragione umile (guidata alla fede) non viene piegata, ma rafforzata.
È fuorviante, per questi motivi, scrivere di «evoluzione omogenea della dottrina», perché si presta all'equivoco: il termine «evoluzione» porta istintivamente a pensare ad una trasformazione, ad un cambiamento della verità rivelata e del dogma.
 
FORO INTERNO E FORO ESTERNO
E proprio nel nome dell'evoluzione, il documento è critico nei confronti del magistero precedente in tema di libertà religiosa. È critico soprattutto con la Mirari Vos di Gregorio XVI e con la Quanta Cura di Pio IX: le encicliche avrebbero espresso il magistero circa la libertà di coscienza non in quanto verità rivelata, ma viziate da contingenze storiche. Sorprende l'affermazione della CTI secondo cui i due pontefici si sarebbero pronunciati condannando la libertà di coscienza per via di «una certa configurazione ideologica dello Stato, che aveva interpretato la modernità della sfera pubblica come emancipazione dalla sfera religiosa». Non sono, però, le contingenze storiche che condizionano il magistero ordinario dei pontefici ma, al contrario, le contingenze storiche sono lette alla luce della Rivelazione.
In realtà il problema è un altro. Proprio a partire sulla dottrina circa la libertà di coscienza, la Mirari Vos e la Quanta Cura riespongono l'insegnamento della Chiesa secondo cui in foro interno - ovvero all'interno della coscienza di ognuno - l'uomo non può essere forzato a scegliere cosa credere, mentre in foro esterno - nella società - non si ha alcun diritto di professare l'errore. L'errore, infatti, provoca non solo peccati personali, ma incide sull'ordinamento stesso del consorzio umano: per questo, tra l'altro, si tratta di un insegnamento che fa parte della Dottrina sociale della Chiesa.
Pio IX, citando Gregorio XVI, in particolare, definisce un «delirio» il pensiero secondo il quale «la libertà di coscienza e dei culti» è un «diritto proprio di ciascun uomo, che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata società», così che i cittadini abbiano «diritto ad una totale libertà». Non solo, ma nel Sillabo allegato alla Quanta Cura è riconosciuto come falso il principio che concede a tutti «qualsivoglia culto», in modo che si possa «manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico»: si tratta dell'errore riconducibile all'«indifferentismo religioso».
 
SOVRASTRUTTURE A MONTE DELLA RELIGIONE
Nel pronunciamento della CTI non solo non è presente l'insegnamento summenzionato dei pontefici, ma è persino criticato, in vista del fatto che la dottrina dev'essere rivista alla luce del presente, in modo che possa subire l'evoluzione auspicata. Vengono, in tal modo, riproposti i quattro argomenti cardine della Dignitatis Humanae, tra cui quello dell'«integrità della persona umana», ossia «l'impossibilità di separare la sua libertà interiore dalla sua manifestazione pubblica». Se è certo che esista una tale impossibilità - poiché l'uomo opera quello che crede - è altrettanto certo (secondo il magistero) che lo Stato ha il dovere di reprimere le opere conseguenti a convincimenti errati. Non si può non prendere in considerazione che una cosa è il libero convincimento interiore e un'altra è la conseguenza pubblica che segue alla convinzione.
Si giunge così ad affermare il «principio di libertà religiosa ormai chiaramente definito in quanto diritto civile del cittadino» e non già come espressione del magistero. Il tutto è rivisto, insomma, «in una prospettiva aperta alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo». Ritorna così di continuo il problema della sovrastruttura: a monte della religione - e a maggior ragione la cattolica - ci sarebbe, per i redattori del documento, un principio ultimo a cui dover rendere conto, che supera la legge di Dio e che corrisponde alle prospettive moderne dello stato liberale. Parrebbe, ci sarebbe, sembrerebbe: non si può fare a meno di usare il condizionale, perché il documento è ambiguo circa molti aspetti del magistero. Ritorna spesso il riferimento al «bene comune», senza tuttavia definirlo con precisione e senza relazionarlo chiaramente con la verità o con la necessità di aderire alla religione vera.
 
RELIGIONE IN SENSO ORIZZONTALE
La CTI alle volte si esprime apoditticamente: c'è un «dovere morale di non agire mai contro il giudizio della propria coscienza - persino quando questa sia invincibilmente erronea», per cui esiste un «diritto della persona di non essere mai costretta da nessuno ad agire contro la propria coscienza, specialmente in materia religiosa». Non è esattamente così: il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che «l'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza». La CTI, quindi, omette di dire che c'è sì il dovere morale di non agire contro la propria coscienza, ma solo se il giudizio è «certo». Proprio perché anche la CTI insiste sulla necessità della formazione di una coscienza retta, è strano che non insista con altrettanta forza sul dovere dello stato di contrastare i frutti di una scelta fondata sul giudizio di una coscienza (ancorché certa) vincibilmente o invincibilmente erronea.
C'è solo un riferimento - peraltro presente anche nella Dignitatis Humanae - al fatto che «le autorità civili hanno il dovere correlativo di rispettare e di far rispettare» il diritto alla libertà religiosa «nei giusti limiti del bene comune». Tutto qui. Non si ammette che le religioni acattoliche e l'eresia in genere sono fonti storiche di grandi ingiustizie e sconvolgimenti sociali, di cui il potere politico non ha mai potuto prescindere. È taciuta la regalità sociale di Cristo, è taciuto il fatto che «l'obbedienza della fede» paolina è sì una libera adesione della coscienza, ma viene realizzata anche con l'educazione cristiana, che i genitori impartiscono obbligatoriamente ai propri figli.
C'è il riferimento alla «priorità della suprema signoria di Dio», a cui bisogna obbedire, immediatamente contrastata però dal noto "ma" avversativo, proprio della teologia moderna. Questa obbedienza - continua la CTI - non è «tuttavia in alternativa al costituirsi di un legittimo potere di governo del popolo, che risponde a regole intrinseche [...]». Al di là del gioco retorico, il ragionamento è chiaro: la suprema signoria di Dio viene prima di tutto, «tuttavia» ("ma" avversativo) lo stato ha regole intrinseche che possono avere la priorità sulla signoria di Dio.
Lo stato dunque, secondo il documento, deve solo prendere atto che vi è un diritto alla libertà religiosa, di qualunque religione si tratti. Le religioni - qualunque religione - sono tenute alla ricerca del dialogo e della pace, nel rifiuto della violenza. Anche qua l'attenzione è tutta orientata verso le sovrastrutture, espressione di un'idea orizzontale e secolarizzata della religione.

Nota di BastaBugie: ecco i link a due articoli di Stefano Fontana sul tema del rapporto tra il potere politico e il potere spirituale secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa.

LIBERTA' DI RELIGIONE E DOVERI POLITICI VERSO LA VERA RELIGIONE
Le religioni possono godere di un vero rispetto solo dentro una civiltà in cui politica e fede cattolica tornino a saldarsi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4153

L'AUTORITA' VIENE DA DIO, NON DAL SANGUE O DAL VOTO DEI CITTADINI
La discendenza (monarchia) oppure il voto (democrazia) indicano chi governa, ma non sono in grado di legittimarlo, ossia di stabilire se sia giusto che governi in quanto l'autorità (anche quella politica) viene solo da Dio
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5477

Fonte: Osservatorio Card. Van Thuân, 20 maggio 2019

7 - CARA MAMMA, GRAZIE DI ESSERCI SEMPRE STATA
Nessuno ha dovuto insegnarmi a chiamarti ''mamma'': questa parola la sapevo già, anzi l'ho imparata da solo (VIDEO: un lavoro a sorpresa)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Libertà e Persona, 12 maggio 2019

Se ci pensiamo bene, mamma è la sola parola che non occorre insegnare ai neonati. Davvero, non serve. Per un motivo molto semplice: la conoscono già. O meglio, arrivano ad impararla praticamente da soli, senza bisogno di lezione alcuna o di particolari insistenze esterne. Infatti "mamma" - come notò già la psicanalista russa Sabina Spielrein (1885-1942) - è un termine che ricorre con impressionante somiglianza in praticamente tutte le lingue: dal russo mama al francese maman, dal tedesco mama all'ucraino maty (ma anche màmo) al greco mama. Una somiglianza riscontrabile anche per il termine "papà" e che si spiega solamente col fatto che, coi suoi primi suoni e vocalizzi, il neonato familiarizza anzitutto con le consonanti p (o b) e m.

L'ISTINTO MATERNO
Il bello è che, come i piccoli già conoscono la parola mamma, così le donne già anno, nel loro cuore, l'istinto materno; e lo hanno - ci dispiace per il femminismo 2.0 e i suoi adepti - per natura e non per cultura. Lo si è potuto riscontrare in modo inequivocabile grazie al fatto che in tutte le culture studiate le bambole sono risultate maggiormente preferite dalle bambine le quali, rispetto ai bambini, sono più propense anche a giocare a fare i genitori. Una differenza osservata anche su fanciulli di appena quattro anni e di età anche inferiore, troppo presto per immaginarla esito di influenze esterne. Pure tra i primati, come se non bastasse, le femmine risultano avere, sin da piccole, maggior propensione alla socialità, mostrando maggior interesse nei confronti dei neonati e dei cuccioli.
Ciò nonostante "mamma" sta diventando una parola pericolosa, che odora di sessismo secondo un certo femminismo che vede la donna realizzata solo come lavoratrice e che istiga alle discriminazioni secondo il politically correct, che com'è noto predica l'esistenza delle «nuove famiglie» stile Elton John. All'allergia al termine "mamma" corrisponde purtroppo, in conseguenza alle possibilità offerte dalla tecnica, anche un drammatico frazionamento delle sue facoltà. Accade così che, in luogo della sola ed insostituibile mamma, un figlio oggi possa averne fino a tre: la madre genetica (da cui eredita i geni), la madre biologica (nel cui grembo cresce) e la madre psicologica (colei che lo alleva). Orrore dell'utero in affitto e bugia, smentita in ogni figlio dalla consapevolezza che sì, la mamma è una sola. Ed è fondamentale ci sia.

LA MAGGIOR GARANZIA
Infatti, insieme al papà, la mamma è la maggior garanzia per la crescita dei figli e per l'amore di cui hanno bisogno. Così come i figli costituiscono - anche se questo contraddice l'edonismo di massa predicato dal Pensiero Unico - un arricchimento non solo affettivo ma anche esistenziale della coppia. E, ovviamente, della mamma, come attestato da studi scientifici che hanno rilevato come la nascita di un figlio comporti, anche sotto il profilo della longevità, benefici significativi per le donne, incluse per quelle che ne hanno molti. Si realizza in questo modo il miracolo per cui se da un lato è anzitutto la madre a donare la vita al bambino che mette al mondo, d'altro lato anche il bambino, nascendo, aggiunge vita alla madre, quasi a ripagarla della sua generosità e del suo amore.
Dinnanzi ad una realtà tanto commovente, è difficile oggi, Festa della Mamma, che ognuno non sperimenti un senso di gratitudine verso la propria e che ogni mamma non avverta gioia nel ripensare a quel giorno in cui, per la prima volta, ha aperto le braccia e la propria vita ad un figlio. [...]

Nota di BastaBugie: in questo splendido video a sorpresa (durata: 4 minuti) dovrai rispondere a questa domanda "saresti capace di superare questo colloquio di lavoro?". La risposta ti lascerà senza fiato. Da vedere e far vedere.


https://www.youtube.com/watch?v=34iY4LuzQOY

Fonte: Libertà e Persona, 12 maggio 2019

8 - ISTRUZIONI PER APRIRE UNA SCUOLA PARENTALE
Una scuola parentale può nascere quando famiglie amiche si mettono d'accordo per creare un ambiente educativo comunitario per i loro figli (queste ''regole'' valgono anche per chi intende fare homeschooling)
Autore: Maria Bonaretti - Fonte: Bollettino DSC, gennaio - marzo 2019

Andare a scuola non è obbligatorio. Secondo gli artt. 30, 33 e 34 della Costituzione è obbligatorio istruire ed educare i propri figli. Questo può avvenire anche tenendoli a casa dalla scuola tradizionale. Fondamentale per crescere bene sono la socializzazione con i propri simili e il contatto con il mondo esterno allo stretto nucleo familiare.
Per questo più che la proposta classica dell'homeschooling, cioè educare e istruire i propri figli senza mandarli a scuola, si desidera fornire nel presente Focus, una "guida" semplice e concreta per aprire una «scuola parentale» in cui più famiglie si mettono d'accordo per creare un ambiente educativo e di apprendimento comunitario per i loro figli e anche per i figli di quei genitori che si riconoscono nel progetto educativo (e che per esempio, per problemi lavorativi, non possono provvedervi direttamente). Le "regole" per la scuola parentale o familiare valgono comunque anche per chi intende fare vero e proprio homeschooling o, come qualcuno preferisce dire, unschooling. [...]

COS'È LA SCUOLA PARENTALE?
La scuola parentale nasce quando alcuni genitori che condividono un pensiero educativo sui propri figli si confrontano, si mettono insieme, si organizzano e decidono di provvedere loro stessi come comunità educante all'educazione e all'istruzione dei figli.

CHI PUÒ APRIRLA?
I genitori sono i primi e insostituibili educatori dei loro figli: nella scuola parentale si tengono stretto questo diritto. Sono pertanto i genitori che si accordano tra loro, fissano gli obiettivi educativi prioritari, le finalità, gli strumenti e le metodologie da utilizzare. Per avviare una scuola parentale e sufficiente che ci siano alcuni bambini e un insegnante, che può essere anche un genitore, aiutato dalle diverse professionalità degli altri genitori. É bene che chi si fa carico della responsabilità del progetto didattico e/o che direttamente insegnerà ai bambini, abbia una formazione pedagogica e culturale adeguata.

È NECESSARIA UNA FORMA ASSOCIATIVA?
Quando le persone si mettono insieme per uno scopo e per svolgere un'attività, di solito si organizzano in una qualche forma associativa sia essa una associazione riconosciuta, con personalità giuridica, oppure non riconosciuta, senza personalità giuridica.
l genitori, anche a seconda dell'entità e del numero degli alunni della scuola parentale, si possono organizzare in Società cooperativa sociale, senza scopo di lucro, oppure come Associazione di promozione sociale o anche semplicemente come Associazione o comitato di genitori. È importante scegliere la forma più idonea allo scopo, all'organizzazione e al servizio che si intende erogare e che tuteli maggiormente i soggetti coinvolti.

COME ASSICURARE L'ASSOLVIMENTO DELL'OBBLIGO SCOLASTICO?
Lo Stato deve giustamente garantire che ogni bambino, in età scolare dai 6 ai 16 anni, venga educato ed istruito e non sfruttato, per esempio, nel lavoro minorile o abbandonato in diverse forme di incuria, anche solo culturale.
Lo Stato, tramite il Dirigente scolastico della scuola o dell'istituto comprensivo che l'alunno dovrebbe frequentare, ha l'obbligo di controllare e di verificare che venga assolto il diritto-dovere all'istruzione del minore e lo fa principalmente attraverso tre canali: accoglimento della comunicazione della famiglia di istruzione parentale che deve essere depositata ogni anno; esame annuale di idoneità alla classe successiva (o nel caso della terza classe della scuola secondaria di primo grado, con l'esame di Licenza); la consegna alla scuola di competenza dell'attestato di idoneità alla classe successiva o dell'avvenuto esame di licenza media, se l'esame di fine anno viene sostenuto presso una scuola differente da quella di competenza.

LA COMUNICAZIONE D'ISTRUZIONE PARENTALE DELLA FAMIGLIA AL DIRIGENTE SCOLASTICO: TEMPI E MODALITÀ
La comunicazione che i genitori intendono provvedere direttamente all'istruzione dei loro figli, magari facendosi aiutare da professionisti (soprattutto se i genitori non hanno un titolo scolastico di secondo grado) oppure appoggiandosi ad un'associazione (di cui sopra), deve avvenire entro la data di chiusura delle iscrizioni. Questo termine è specificato ogni anno da un'apposita circolare del MIUR sulle iscrizioni per l'anno scolastico successivo; generalmente va consegnata dai primi di gennaio fino alla fine di gennaio/primi giorni di febbraio. Può essere consegnata anche nei mesi successivi o in corso d'anno scolastico, ma l'alunno alla chiusura delle iscrizioni, se non è già stata depositata la comunicazione di istruzione parentale, deve essere iscritto ad una scuola statale o paritaria. La comunicazione deve essere firmata da entrambi i genitori che devono dichiarare di avere i mezzi tecnici, economici e culturali per istruire personalmente i propri figli. Invece, per quanto riguarda l'iscrizione alla scuola parentale, ogni associazione di genitori decide liberamente come regolare l'accesso e le forme d'iscrizione.

L'ESAME ANNUALE D'IDONEITÀ ALLA CLASSE SUCCESSIVA O ALL'ESAME DI LICENZA È OBBLIGATORIO?
L'esame annuale è obbligatorio dal 2008 e può essere sostenuto presso una scuola statale o paritaria del territorio. Solitamente viene sostenuto dagli alunni al termine delle lezioni presso la scuola scelta dai genitori e che ha accolto la domanda d'esame. Tale domanda deve essere consegnata entro il 30 aprile per gli esami di idoneità, mentre per l'esame di Licenza, dallo scorso anno scolastico, bisogna presentarla almeno entro la fine di marzo per poter sostenere le prove INVALSI.
      
IN COSA CONSISTE L'ESAME?
Gli esami di idoneità alla classe successiva prevedono per la scuola primaria:
- due prove scritte: italiano e matematica, a cui si può aggiungere anche una prova di seconda lingua, solitamente inglese;
- colloquio pluridisciplinare su tutte le altre discipline.
Gli esami di idoneità alla classe successiva prevedono per la scuola secondaria di primo grado:
- tre prove scritte: italiano, matematica, inglese: a quest'ultima prova si può aggiungere una parte dedicata della seconda lingua comunitaria, se prevista nel piano di studi;
- colloquio pluridisciplinare su tutte le altre discipline (si tenga presente che sono oggetto di esame anche le discipline come tecnologia, arte e immagine, scienze motorie e sportive e musica).
L'esame di Licenza (classe terza) ha le stesse prove, per numero e tipologia, della scuola statale (che sono fondamentalmente le stesse previste per gli esami di idoneità per la scuola secondaria di primo grado). Dall'anno scolastico 2018-2019 gli alunni che si avvalgono dell'istruzione parentale devono sostenere, entro la metà/fine di aprile, anche le prove INVALSI (italiano, matematica e inglese) presso la scuola in cui sosterranno l'esame di Licenza.

QUALI PROGRAMMI SVOLGERE E PRESENTARE PER GLI ESAMI DI IDONEITÀ E DI LICENZA?
Alla consegna della domanda di esame devono essere solitamente allegati i programmi svolti in tutte le discipline, sulle quali i figli saranno esaminati. È evidente che per comodità, e anche per ragionevolezza, solitamente si segue la scansione dei programmi proposti dal MIUR, svolti anche presso le scuole statali e paritarie, con la libertà di preferire ed approfondire alcune parti e di tralasciarne delle altre.
La grandissima libertà però della scuola parentale consiste nelle metodologie didattiche ed esperienziali, nell'apprendimento informale, attraverso cui i bambini conoscono, imparano e si appassionano al sapere.
I programmi possono essere presentati elencando soltanto i contenuti svolti, oppure completandoli con le competenze e le abilità che l'apprendimento ha sviluppato e potenziato.

RESTITUZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE PER IL CONTROLLO DELL'ASSOLVIMENTO DELL'OBBLIGO SCOLASTICO
La scuola statale o paritaria presso cui si svolgono gli esami, rilascia l'attestato di idoneità/non idoneità alla classe successiva oppure di promozione/non promozione per l'esame di licenza: in quest'ultimo caso deve essere attribuito anche un unico voto espresso in decimi. Viene rilasciato anche il certificato dei livelli raggiunti nelle prove INVALSI.
L'attestato di idoneità o di promozione dell'esame di Licenza deve essere consegnato alla scuola di competenza (o di stradario) per certificare l'avvenuto superamento dell'anno scolastico in corso.

FORNITURA DEI LIBRI DI TESTO
Anche per gli alunni che si avvalgono dell'istruzione parentale primaria, il comune di residenza fornisce gratuitamente i libri di testo ai genitori che ne fanno richiesta tramite la cedola Libraria. Per la secondaria, analogamente alla scuola statale, sono i genitori a sostenere eventuali spese per i libri di testo, peraltro non obbligatori nella scuola parentale e sostituibili da altri testi narrativi o scientifici adatti.

SCUOLA PARENTALE PER ALUNNI CON DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO O CERTIFICAZIONE AI SENSI DELLA LEGGE 104/92
Anche gli alunni con segnalazione DSA o certificazione ai sensi della legge 104/92 possono avvalersi dell'istruzione parentale o frequentare scuole parentali o familiari, ma i genitori devono presentare per gli esami di idoneità il Piano educativo personalizzato (per alunni con segnalazione di Disturbo specifico dell'apprendimento) e il Piano educativo individualizzato (per alunni certificati ai sensi della legge 104). Questi documenti sono necessari perché gli esami possano essere svolti nel rispetto dei percorsi personali di ognuno.

QUALI SPAZI UTILIZZARE?
Posto che l'homeschooling può essere fatta nel salotto e nel giardino di casa, è bene, se si tratta di gruppi più numerosi di bambini che si trovano ogni giorno con un orario, una certa regolarità d'incontri/lezioni tenuti da genitori ed insegnanti, creare spazi idonei, aule, cortili, laboratori, aule multimediali che abbiano anche le certificazioni per la sicurezza (controlli dei Vigili del fuoco e Asl); è prudente che bambini e personale siano assicurati contro gli infortuni, che si facciano le prove di evacuazione e che il personale educativo sia dotato dei certificati di primo soccorso, sicurezza di base e sia informato sulle norme del trattamento dei dati personali.

QUALI INSEGNANTI NELLE SCUOLE PARENTALI?
Gli insegnanti e gli educatori possono essere i genitori stessi o professionisti ai quali i genitori chiedono di intervenire su specifici progetti o discipline: insegnare con passione e professionalità non è tanto o soltanto questione di titoli, ma molto più di capacità comunicativa, empatica e didattica.
Se un gruppo di famiglie si accorda per creare una "scuola familiare" per i propri figli è assolutamente necessario che i professionisti che vengono coinvolti abbraccino in pieno il progetto educativo e didattico che ha mosso i genitori a questa scelta. Quando si sceglie come genitori di delegare l'istruzione familiare a terzi non può venire meno, pena l'inefficacia e inutilità della scelta, il coinvolgimento personale affettivo, di tempo e di professionalità nel seguire i figli, nell'intervenire nelle questioni e nelle attività scolastiche, così come nei laboratori e nelle uscite. l bambini ritengono importante ciò a cui i genitori danno importanza, ciò a cui i genitori dedicano tempo ed energie: se mamma e papà si lasciano coinvolgere nella loro avventura educativa e scolastica, per loro questa diventa importante, se si lasciano coinvolgere tanto, per loro diventa molto importante e l'imparare appassionante perché si carica di un vissuto emotivo ed affettivo personale positivo.

COME SOSTENERE LE SPESE?
L'istruzione parentale o familiare non riceve alcun contributo dallo Stato o dalle regioni: è tutta a carico dei genitori. Se un gruppo di genitori si organizza in una qualche forma associativa per sostenere l'istruzione parentale dei propri figli, sarà l'associazione stessa a stabilire quali spese si devono sostenere: affitto dei locali, assicurazione, retribuzione degli insegnanti o dei professionisti, arredi, e di conseguenza a fissare un contributo che le famiglie devono versare per sostenere le spese. Le modalità di versamento e di partecipazione alle spese saranno decise anche in base alla tipologia di associazione scelta e a norma di legge.

È FACILE O DIFFICILE APRIRE E SOSTENERE UNA SCUOLA PARENTALE?
Educare è sempre difficile perché è l'incontro di più libertà, è difficile soprattutto se non si ha in mente un'idea di uomo (antropologia) verso cui educare e da cui far discendere una pedagogia e una didattica, coerenti con l'idea di uomo che si desidera formare, "far uscire". Educare oggi è forse ancora più difficile di un tempo perché spesso non si ha una comunità di riferimento, una comunità fatta di famiglie che condividano un'antropologia, una pedagogia e una didattica, che condividano fatiche e gioie, successi e problematiche, che sia luogo di confronto e di sostegno, di conforto e di esempio. Spesso si è soli in questo compito oggi più che mai urgente. Come recita un antico proverbio africano, citato recentemente anche da papa Francesco: «per fare un bambino bastano un uomo e una donna ma per educarlo ci vuole un villaggio intero». La scuola paterna o familiare può diventare questo "villaggio", a patto che ci sia o si crei una comunità di base solida, fondata sulla condivisione di ideali e di vita vissuta.

DOSSIER "EDUCAZIONE PARENTALE"

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Fonte: Bollettino DSC, gennaio - marzo 2019

9 - OMELIA VI DOM. DI PASQUA - ANNO C (Gv 14,23-29)
Se uno mi ama, osserverà la mia parola
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Dio ci ama a tal punto da voler rimanere sempre con noi. Egli non si disinteressa delle sue creature. Con la sua grazia, Egli entra nell'anima come il sole entra attraverso il vetro e illumina l'interno di una stanza. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo prendono dimora nel nostro cuore e noi, pertanto, diveniamo tempio della Santissima Trinità. Non c'è più distanza tra noi e Dio. Dio è in cielo e in terra, e anche nel nostro cuore, se accettiamo che Egli abiti dentro di noi, se noi lo amiamo. Gesù ce lo dice chiaramente nel Vangelo di oggi: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).
Questo ci insegna che non siamo mai soli, se veramente vogliamo amare Dio. La vita del cristiano è una vita di comunione con Colui che ci ha creati e ci ha redenti. Anzi, diciamo di più: quanto più ci sembra di essere soli, tanto più siamo vicini al nostro Dio. Egli non fa sentire la sua presenza del chiasso e nel frastuono, ma solamente nel silenzio e nella solitudine. Questa certezza ci deve spingere a cercare, nel corso della giornata, dei momenti da dedicare a questa presenza silenziosa e misteriosa. Quando preghiamo, chiudiamo la porta della nostra stanza, chiudiamo i nostri occhi, e pensiamo che Dio è dentro di noi. Parliamogli con grande familiarità e Lui ci ispirerà sempre qualche buon proposito. Sarà soprattutto nel momento della prova che sperimenteremo la sua presenza benefica: quanto più si sarà lontani dagli aiuti umani, tanto più saremo vicini all'aiuto divino.
Il fatto, purtroppo, è che, quando preghiamo, siamo molto distratti. La nostra preghiera si riduce a una ripetizione superficiale di parole, alle quali nemmeno pensiamo. Per pregare bene, dobbiamo pensare innanzitutto che Dio è presente in noi e dobbiamo porre attenzione al senso delle parole che pronunciamo. Allora, e solo allora, la nostra preghiera non rimarrà mai senza effetto: od otterrà quello che domandiamo, oppure ci procurerà qualcosa di ancora più grande.
Dio in me e io in Lui! Certo, con un Ospite così vivo e così grande, badiamo bene di non sfigurare. Pensiamo spesso che Dio ci vede, che Dio è nel nostro cuore. Pertanto non dobbiamo offendere questa presenza in noi con il peccato. C'è, infatti, una condizione affinché Dio dimori in noi: dobbiamo amarlo. E lo ameremo veramente solo se osserveremo la sua parola, oppure, se non lo abbiamo fatto per il passato, se ci impegneremo ad osservarla. Anche queste sono parole di Gesù: «Chi non mi ama, non osserva le mie parole» (Gv 14,24). Se si ama veramente Dio, non costerà fatica fare la sua Volontà, osservare i suoi Comandamenti d'amore. Solo se faremo così, godremo della pace che Gesù è venuto a portare su questa terra. Altrimenti, nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nella società umana, vi sarà sempre guerra e divisione.
Il Vangelo di oggi ci parla inoltre del Paraclito, ovvero dello Spirito Santo. Paraclito significa Consolatore. Egli consola i nostri cuori nelle prove della vita e ci fa assaporare, nel segreto della preghiera, quella che sarà la gioia senza fine del Paradiso. Lo Spirito Santo è il santificatore della nostra anima. Il Padre lo ha inviato su questa terra nel giorno di Pentecoste. Nel brano del Vangelo di oggi, Gesù dice che il Paraclito ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Gesù ha insegnato (cf Gv 14,26).
Bisogna dunque pregarlo. Ci avviciniamo ormai alla sua festa. Proponiamoci fin d'ora di invocare la sua discesa nei nostri cuori, affinché Egli ci arricchisca con i suoi Sette Doni e ci faccia comprendere sempre di più le parole di Gesù.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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