BastaBugie n°620 del 10 luglio 2019

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1 I VERI UOMINI NON HANNO BISOGNO DI LETTI CALDI, MA DI CAMPI DI BATTAGLIA
Il genio di Shakespeare nel mirabile discorso di Enrico V (VIDEO: discorso di Enrico V)
Fonte: Il cammino dei tre sentieri
2 TUTTA LA VERITA' SU EMANUELA ORLANDI
Per 40 anni la Santa Sede ha collaborato con le indagini nonostante si siano sempre rivelati buchi nell'acqua (utili solo a gonfiare menzogne contro la Chiesa)
Autore: Nico Spuntoni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 CALA IL SILENZIO SULLO SCANDALO AFFIDI DI REGGIO EMILIA
Il motivo? Semplice... non si vuole chiamare per nome il sistema (che oggi comanda) per cui ogni desiderio è un diritto e un bambino non è che un mezzo per soddisfare quel desiderio (VIDEO: servizio del TG2)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone
4 MORTO IL CARD. ELIO SGRECCIA, PIONIERE DELLA BIOETICA CHE PERO' SCELSE IL COMPROMESSO
Presidente della Pontificia Accademia per la vita, autore di importanti opere tra cui il Manuale di Bioetica, ma sostenne la strategia compromissoria del Movimento per la vita sulla legge 40 sulla fecondazione artificiale
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Corrispondenza Romana
5 I DISASTRI DEL PECCATO ORIGINALE
Fu un atto così violento che scosse la natura umana fino ai suoi fondamenti: indebolì l'intelletto e la volontà e distolse al loro dominio le facoltà inferiori dell'anima
Fonte: Radio Roma Libera
6 LE CONTRADDIZIONI DELL'8 PER MILLE ALLA CHIESA
Nella pubblicità il messaggio è esclusivamente impostato sulle opere di misericordia corporale che dimentica il fine primario della Chiesa, cioè salvare le anime (VIDEO: pubblicità 8xMILLE anni '90)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Il cammino dei tre sentieri
7 I GAY PRIDE SONO VOLUTAMENTE OSCENI: UOMINI NUDI, OFFESE ALLA FEDE CATTOLICA E BESTEMMIE, MA NIENTE SANZIONI PENALI PERCHE' LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): il capitano della Sea Watch (Carola) paladina del gay pride, Trump sostiene il Mese dell'orgoglio gay, ecco perché i Gay Pride attaccano la Chiesa
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: LA TRAGEDIA DEL TERREMOTO E L'AZIONE BLOCCANTE DELLO STATO
In vacanza in Abruzzo ho scoperto che Amatrice è ancora sotto le macerie e che quelli che vogliono ricostruire non possono perché devono aspettare il permesso dello Stato (che non arriva)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 10,25-37)
Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - I VERI UOMINI NON HANNO BISOGNO DI LETTI CALDI, MA DI CAMPI DI BATTAGLIA
Il genio di Shakespeare nel mirabile discorso di Enrico V (VIDEO: discorso di Enrico V)
Fonte Il cammino dei tre sentieri, 7 luglio 2019

Shakespeare è Shakespeare... e non si discute. Non a caso alcuni sono convinti che in una ipotetica graduatoria della letteratura al vertice ci debba essere Omero e immediatamente a seguire, alla pari, Dante e il famoso Bardo inglese. Certamente si potrebbe discutere su questo tipo di classifica, indubbiamente Dante è superiore, ma che Shakespeare sia tra i primi è fuori di dubbio.
Partiamo da un suo dramma che non è tra i più celebri, l'Enrico V. E partiamo dal momento più rappresentativo dell'opera, il famoso discorso che il Re d'Inghilterra rivolge ai suoi soldati prima della battaglia di Agincourt contro i Francesi, siamo nell'anno 1415.
Facciamo un po' di mente locale. Gli Inglesi avevano invaso la Francia perché rivendicavano quel regno per motivi dinastici. La Provvidenza farà poi capire, suscitando Giovanna d'Arco, che in realtà ad aver ragione erano i Francesi e non gli Inglesi, ma questa considerazione adesso non c'interessa. Siamo nei pressi di Agincourt prima di una battaglia decisiva. Le forze in campo non sono proporzionate: i Francesi sono molti di più rispetto agli Inglesi. Pertanto l'esercito di Enrico V è abbattuto, ha il morale come si suol dire "sotto le scarpe", sa che una vittoria è impossibile in quelle condizioni: deve combattere su un suolo straniero contro un esercito molto più numeroso e attrezzato. E allora Enrico V parla e fa un discorso straordinario. Risponde ad alcuni, fra cui suo cugino, che rimpiangono il non essere in un numero maggiore [guarda il video in fondo all'articolo, N.d.BB].

ECCO IL GENIO DI SHAKESPEARE!
Il grande drammaturgo, così come il grande scrittore, il grande poeta, ma il grande artista in genere, riesce ad universalizzare un particolare rendendolo "interessante" per tutti. E' ovvio che in questo caso Shakespeare non vuole semplicemente farci conoscere ciò che accadde quel lontano 1415 sul suolo francese, bensì ci vuol far capire che molte volte anche noi, nei gangli della nostra vita, ci troviamo in quel 1415, su quel campo e nei pressi di Agincourt.
Shakespeare ci dice che la dimensione eroica è un tratto caratterizzante dell'uomo. Di cosa l'uomo ha davvero bisogno? Di avvertire la pancia piena o piuttosto di sentirsi dentro una dimensione più grande, che è quello di offrirsi totalmente per una causa? Enrico V lo dice chiaramente: coloro i quali sono rimasti nel proprio letto e nelle proprie comodità senza rischiare la vita non sono dei privilegiati. I privilegiati sono loro che hanno la possibilità di scolpire i loro nomi nella perennità della memoria. Coloro i quali oggi si sentono dei privilegiati, o si crede che lo siano, un giorno rimpiangeranno di non essere lì tra loro. Di non essere lì al freddo, di non essere lì a rischiare la vita, di non essere lì a combattere perché si realizzi un ideale.
Basterebbe già questo discorso per smontare tutto quel "riduzionismo biologista" che oggi va molto di moda, ovvero che l'uomo altro non è che il suo corpo, che il suo spazio sarebbe solo qui, che le sue scelte e i suoi pensieri altro non sarebbero che effetto di fredde pulsioni di meccanismi neuronali. Se così fosse, l'uomo non saprebbe andare oltre i propri istinti, fra cui anche quello di conservazione, e spingersi fino al sacrificio totale di sé.
E qui veniamo ad un secondo punto. Gli Inglesi sono molto di meno dei Francesi, ma Enrico V sottolinea la grandezza di quell'essere "pochi": Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino! La dimensione eroica sicuramente deve tararsi sulla virtù della prudenza, altrimenti sarebbe un inopportuno tentare la Provvidenza; ma è anche vero che la situazione contingente, così come la misura dell'ideale da perseguire e per cui lottare, possono, alle volte, costringere al superamento di qualsiasi valutazione prudenziale.
Si sa che Dio molte volte permette nella vita dell'uomo delle prove che sembrano (attenzione: sembrano!) impossibili, e lo fa affinché chi le vive senta il bisogno di invocarLo e di pregarLo. Inoltre, la sproporzione esalta l'intervento di Dio stesso. L'esempio che viene in mente è quello di Davide contro Golia. Addirittura il futuro Re decise di non indossare nemmeno l'armatura, la sentiva pesante, in essa si avvertiva impacciato, e concluse dicendo che solo Dio sarebbe stata la sua forza e la sua protezione.

L'ULTIMO PUNTO È IL PIÙ IMPORTANTE
Quello che Shakespeare fa dire al suo Enrico V è un vero e proprio "manifesto" contro quella menzogna che avrebbe dominato nella tarda modernità, ovvero che la dimensione religiosa costringerebbe l'uomo nella piccolezza.
Nietzsche pone la dimensione religiosa nel modello dell'uomo-cammello, cioè di quell'uomo che sarebbe incapace ad affrontare coraggiosamente la vita e che quindi sceglierebbe la religione come sistema protettivo, come espediente per giustificare la sua viltà. Shakespeare, figlio di altri tempi (molto più seri), fa capire il contrario. E' come se ribadisse le parole di San Paolo ai Filippesi: "Io tutto posso in Colui che mi dà la forza."
Enrico V infonde coraggio (lui stesso era passato da una vita sfaccendata ad una vita di responsabilità) appellandosi al giorno in cui sono chiamati a combattere: la festa dei santi Crispino e Crispiano. E insiste su questa coincidenza temporale, quasi a voler far capire che in quel frangente si avvicendano forze naturali e soprannaturali; c'è la Provvidenza che guida.
Dalle parole del Re è chiaro quanto la prospettiva dell'eterno è ciò che spinge l'uomo a superare i propri limiti.

Nota di BastaBugie: per approfondimenti su Shakespeare si può leggere il seguente articolo cliccando sul seguente link

FINALMENTE SVELATO IL VERO SHAKESPEARE: E' CATTOLICO
Strano posto l'Inghilterra protestante: i suoi maggiori letterati (da Oscar Wilde a Shakespeare a Tolkien) erano tutti cattolici
di Rino Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1025

DISCORSO DI ENRICO V

Nel seguente video (durata: 3 minuti) il discorso di Enrico V di cui si è parlato nell'articolo


https://www.youtube.com/watch?v=BuZjHSsNbqw

TESTO DEL DISCORSO DI ENRICO V
Chi è mai che desidera questo, mio cugino Westmoreland?
No, mio caro cugino.
Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente;
e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria.
In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più.
Anzi, fai pure proclamare a tutto l'esercito che chi non si sente l'animo di battersi oggi, se ne vada a casa: gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio.
Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte.
Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiano; colui che sopravviverà quest'oggi e tornerà a casa, si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno, e si farà più alto, al nome di Crispiano.
Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla vigilia festeggerà dicendo: "Domani è San Crispino"; poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà: "Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino". Da vecchi si dimentica, e come gli altri, egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno. Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche - Enrico il re, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester - saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno questa storia. Ogni brav'uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest'oggi, fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati; noi pochi.
Noi felici, pochi.
Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

Fonte: Il cammino dei tre sentieri, 7 luglio 2019

2 - TUTTA LA VERITA' SU EMANUELA ORLANDI
Per 40 anni la Santa Sede ha collaborato con le indagini nonostante si siano sempre rivelati buchi nell'acqua (utili solo a gonfiare menzogne contro la Chiesa)
Autore: Nico Spuntoni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/07/2019

Il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha annunciato l'apertura di due tombe situate all'interno del Campo Santo Teutonico disposta dall'Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano in relazione all'indagine sul caso di Emanuela Orlandi e autorizzata dalla Segreteria di Stato. Il via libera agli accertamenti sui due sepolcri è l'ennesima dimostrazione di come il Vaticano non abbia alcuna volontà di ostacolare la ricerca della verità su questa triste storia.
Al contrario, il fatto che sia stato dato il disco verde ad accogliere una richiesta scaturita da una lettera anonima rende bene l'idea dello spirito collaborativo della Santa Sede. Sono passati 36 anni dal giorno in cui si persero le tracce della giovane. In questi decenni sul mistero legato alla sua sorte compaiono ciclicamente sui giornali titoloni che parlano di "colpi di scena", "rivelazioni choc" e il tutto corredato dai soliti riferimenti a "fonti autorevoli", "monsignori pentiti" e "supertestimoni".
La cittadinanza vaticana della 15enne ha dato il via a tutta una serie di piste poi rivelatesi errate ed ha favorito la fioritura nell'ambito giornalistico-saggistico di ricostruzioni fantasiose che sono poi cadute, senza che dell'infondatezza emersa venisse data notizia con la stessa enfasi. Questo meccanismo ha finito per alimentare la leggenda nera del Vaticano complice - se non colpevole - della sparizione della sua cittadina, un esempio lampante di quel "preoccupante pregiudizio negativo nei confronti della Chiesa Cattolica" di cui ha parlato la recente nota della Penitenzieria Apostolica.
Per onor di cronaca, quegli addetti ai lavori dell'informazione che torneranno ad occuparsi della vicenda per via dell'apertura delle due tombe al Campo Santo Teutonico, dovrebbero lasciare nel cassetto i soliti titoloni sensazionalistici e, invece, ricordare i tanti buchi nell'acqua che hanno contraddistinto questa storia.

I TANTI BUCHI NELL'ACQUA SU CUI HANNO SPECULATO I MEZZI DI INFORMAZIONE
In principio ci fu la pista turca, secondo cui Emanuela venne rapita per richiedere in cambio il rilascio di Alì Agca, l'attentatore di Giovanni Paolo II. Tutto nacque dai comunicati e dalle incessanti telefonate dei presunti rapitori che cercarono di accreditare l'idea del ricatto politico al papa polacco. L'insistenza nelle richieste e nei contatti e la mancata fornitura di prove credibili sul fatto che Emanuela fosse viva convinsero gli inquirenti ad abbandonare questa pista. Uno sprazzo di luce sull'oscuro capitolo dello scambio con Agca sembrerebbe esser sopraggiunto nel 2008 con le confessioni di un ex colonnello della Stasi, Guenter Bohnsack che rivelò come le lettere firmate dal sedicente Fronte Liberazione del Turkesh fossero state un trucco dei servizi segreti della Ddr all'interno dell'"Operation Papst", piano per tentare di mettere in difficoltà il papa anticomunista. La pista turca, dunque, sembrerebbe essere stata soltanto una spregiudicata mossa di pressione politica da collocare nell'ambito delle logiche da Guerra Fredda, calpestando le speranze di una famiglia disperata.
Ma in questi 36 anni trascorsi dal giorno in cui Emanuela non fece ritorno a casa, non ci sono state soltanto strumentalizzazioni di tipo politico come quella sullo scambio con il terrorista dei Lupi Grigi, ma anche più banali equivoci, menzogne e mitomanie che hanno contribuito ad intorbidire le acque e che, senza aiutare in alcun modo la risoluzione del caso, lo hanno reso agli occhi del pubblico uno dei grandi misteri d'Italia. Un mistero in cui, per inciso, deve obbligatoriamente essere implicato il Vaticano.
Uno dei tanti topos duri a morire sulla vicenda è quello del presunto filo diretto che legherebbe la scomparsa della Orlandi a quella, di poco precedente, della coetanea Mirella Gregori. Quest'associazione, però, nacque in maniera forse casuale da alcuni articoli pubblicati su Il Tempo nei primi giorni del luglio 1983 e nei quali si paragonava il dolore delle due famiglie. Il 1 agosto del 1983, invece, su Panorama uscì un'inchiesta sul fenomeno della scomparsa di minorenni in Italia dal titolo "Emanuela e le altre" e in cui venne ricordata la sparizione della Gregori. Fu soltanto dopo queste pubblicazioni che il nome dell'altra ragazza finì nel groviglio di presunti intrighi e ricatti internazionali collegati al caso Orlandi: il sedicente Fronte Liberazione del Turkesh, infatti, inserì il 4 agosto 1983 un riferimento a Mirella nel comunicato inviato all'Ansa nel quale si chiedeva la liberazione di Agca. Da allora, nonostante sia emersa la non veridicità di quei comunicati, persiste - alimentata da libri e programmi tv - la convinzione che ci sia una connessione tra la sparizione delle due giovani.

UN NORMALE RINVENIMENTO DI RESTI UMANI DIVENTA UN CASO MEDIATICO
Lo si è visto recentemente nella vicenda delle ossa ritrovate a Villa Giorgina. Il rinvenimento di resti umani in una città come Roma, tradizionalmente abituata a simili eventi, per il solo fatto di essere avvenuto all'interno della sede di una Nunziatura Apostolica, è bastato a riportare d'attualità l'accusa di un'implicazione diretta del Vaticano nella sparizione della Orlandi. La notizia del ritrovamento è subito circolata con annessa ipotesi che le ossa potessero appartenere ad Emanuela e Mirella. Si è scatenato un battage mediatico che ha accresciuto l'illusione di essere arrivati alla risoluzione di uno dei cold case italiani più seguiti di sempre e tutto questo nonostante non si fosse in presenza di alcun elemento provato per poter motivare una riconducibilità di quei resti umani alle due ragazze. L'esito degli esami condotti dalla Scientifica ha poi svelato l'attribuzione all'epoca romana dei due scheletri ritrovati, risalenti ad un periodo tra il 90 e il 230 dopo Cristo.
In precedenza, i test scientifici avevano contribuito a smentire anche un'altra leggenda nera nata su questa storia: quella dell'occultamento del cadavere di Emanuela Orlandi nella tomba del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis. La sepoltura di "Renatino" all'interno della Basilica di Sant'Apollinare ha dato adito per anni a numerose speculazioni da romanzo noir, tutte tese a mettere nel mirino il Vaticano come responsabile e custode di chissà quale mistero. Il collegamento con il caso Orlandi nacque da una telefonata anonima alla trasmissione Chi l'ha visto fatta nel 2005 e che, in realtà, non faceva alcuna rivelazione inedita sulla presenza della tomba nella chiesa, ma si limitava a riportare i contenuti di un'inchiesta uscita nel luglio 1997 su Il Messaggero, collegando - senza fornire alcuna prova a tal riguardo - quella circostanza al mistero della cittadina vaticana scomparsa.
Anche in quel caso, la Santa Sede dimostrò la sua volontà collaborativa, giudicando "estremamente positiva" l'iniziativa della magistratura di procedere all'ispezione del sarcofago e dalla quale emerse che il corpo nella bara era effettivamente di De Pedis. Eppure, a causa della telefonata anonima arrivata al programma di Raitre, ancora oggi molti restano convinti erroneamente che la sepoltura dell'uomo nella Basilica di Sant'Apollinare sia collegata al caso Orlandi. Che non esistesse alcun patto segreto tra personalità vaticane e De Pedis legato alla sua sepoltura lo dimostra il fatto che da Oltretevere non si è esitato a far sapere, di fronte all'escalation di speculazioni sull'argomento, di vedere con favore la traslazione della salma altrove. Questa pista suggestiva ha finito per sostituire nell'immaginario collettivo quella legata ai Lupi Grigi e crollata insieme al Muro di Berlino.

L'APERTURA DELLE DUE TOMBE DEL CIMITERO TEUTONICO
La recente decisione di autorizzare l'apertura delle due tombe del Cimitero Teutonico conferma invece quanto sia ingiusto accusare la Santa Sede di essere d'ostacolo alla ricerca della verità. In una nota del 2012, padre Federico Lombardi - all'epoca direttore della Sala Stampa della Santa Sede - ricordò l'impegno delle autorità vaticane per collaborare con gli inquirenti italiani, titolari dell'indagine sulla scomparsa avvenuta a Roma e non all'interno delle Mura Leonine: dagli appelli di Giovanni Paolo II, all'accesso al centralino vaticano concesso al Sisde all'epoca delle telefonate dei presunti rapitori, fino alla consegna di tutta la documentazione al pm italiano titolare dell'inchiesta. Un modo per rispondere alle accuse infondate sostenute in libri, articoli di giornale, programmi televisivi, confessioni di presunti 'supertestimoni' e non raramente amplificate in chiave anti-clericale.
Alla luce di questo nuovo imminente capitolo legato al caso Orlandi e che vedrà ancora i riflettori accendersi per seguire con "bramosia d'informazioni" l'apertura delle due tombe segnalate in un biglietto anonimo, vale la pena riprendere la conclusione della nota redatta da padre Lombardi sette anni fa e che rappresenta il documento più completo della Santa Sede su una storia tragicamente iniziata quasi 40 anni fa: "Questa sofferenza (della famiglia) purtroppo si ravviva al sorgere di ogni nuova pista di spiegazione, finora senza esito. (...) la vicenda di questa giovane cittadina vaticana innocente scomparsa continua a tornare sotto i riflettori. Non sia questo un motivo per scaricare sul Vaticano colpe che non ha, ma sia piuttosto occasione per rendersi conto della realtà terribile e spesso dimenticata che è costituita dalla scomparsa delle persone - in particolare di quelle più giovani - e opporsi, da parte di tutti e con tutte le forze, ad ogni attività criminosa che ne sia causa".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/07/2019

3 - CALA IL SILENZIO SULLO SCANDALO AFFIDI DI REGGIO EMILIA
Il motivo? Semplice... non si vuole chiamare per nome il sistema (che oggi comanda) per cui ogni desiderio è un diritto e un bambino non è che un mezzo per soddisfare quel desiderio (VIDEO: servizio del TG2)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone, 2 luglio 2019

Lo scandalo di Reggio Emilia sembra scomparso dai quotidiani così come dalle scalette dei telegiornali. Eppure l'inchiesta, non a caso denominata "Angeli e Demoni", parla di bambini allontanati in modo illegittimo dalle loro famiglie, di pressioni psicologiche per generare in loro falsi ricordi, abusi in famiglia mai avvenuti, minori strappati al nucleo di origine per essere affidati ad amici, conoscenti o ex amanti degli operatori dei servizi sociali - tra cui titolari di sexy shop e una coppia di donne omosessuali - e poi ancora violenze sessuali in due casi da parte del nucleo affidatario, truffe, raggiri. Sono coinvolti a vario titolo medici, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, operatori di case famiglia, la Onlus di Moncalieri Hansel & Gretel e anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, del Pd, in provincia di Reggio Emilia.
In soldoni esistono nel nostro Paese dei genitori che si sono visti strappare i figli da un giorno all'altro senza più avere la possibilità di vederli e ora scoprono che, oltre all'atrocità dell'allontanamento illegittimo, questi bambini hanno subito violenze da parte di chi si era arrogato il diritto di prendersene cura.

NOTIZIA SPARITA DAI TG
La vicenda è così agghiacciante e sfaccettata che si potrebbe scriverne per giorni, settimane, come è accaduto per altri fatti similari come il caso di Rignano Flaminio o dell'asilo nido "Cip e Ciop" di Pistoia. Eppure domenica, soltanto tre giorni dopo l'emersione dello scandalo, per i quotidiani italiani e i Tg le principali notizie sono state: gli sviluppi dello sbarco della Sea Watch e della capitana Carola, i trecentomila, secondo gli organizzatori, partecipanti del Gay Pride di Milano e le imperdibili vicende dell'orso M49, per evitare la cui cattura si è mobilitato anche il ministro dell'ambiente, Sergio Costa. Poche le eccezioni a questo silenzio. Non è andata meglio ieri, quando sui giornali è stata ancora la capitana Carola a farla da padrone, e ai fatti di Reggio in pochissimi hanno dato spazio. Come mai? Eppure, quando si parla di violenza sui bambini paiono in genere così attenti, presenti, pronti.
La ragione sta forse nel fatto che qui c'è in gioco qualcosa di più. Perché non si può ridurre la vicenda alla figura, pur criminale se le accuse verranno confermate, della dirigente del Servizio di assistenza sociale dell'Unione Comuni Val D'Enza, omosessuale e già legata ad alcune donne a cui aveva affidato minorenni. Federica Anghinolfi, secondo il giudice per la «sua stessa condizione personale» e per le «sue profonde convinzioni», è stata «portata a sostenere con erinnica perseveranza la "causa" dell'abuso da dimostrarsi "ad ogni costo"». Non siamo qui in presenza di uno o più  "mostri" che agiscono per vantaggi di tipo economico e non solo, ma di un vero e proprio sistema ideologico che reifica il bambino.

STESSA LOGICA: OGNI DESIDERIO È UN DIRITTO
È la stessa logica della fecondazione artificiale e dell'utero in affitto, per cui qualcuno arriva a rivendicare il "diritto al figlio", è la logica della cosiddetta educazione sessuale nelle scuole, che pretende di far diventare normale la sessualizzazione precoce dei bambini (se l'amore è amore, perché l'età dovrebbe essere un ostacolo?), è la logica di chi considera legittimo "terminare" una vita perché imperfetta, o indegna, attraverso l'aborto o l'eutanasia infantile.
Ecco perché lo scandalo di Reggio Emilia sta uscendo di scena in sordina, perché guardarlo in faccia significherebbe chiamare per nome quel sistema che oggi comanda, per cui ogni desiderio è un diritto e un bambino non è che un mezzo per soddisfare quel desiderio, di cui i media mainstream - proprio quelli che ora tacciono - fanno da cassa di risonanza. Qualcuno diceva: «[...] molto meglio che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare».

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti) il servizio del TG2 del 28 giugno con una interessante intervista di un ex magistrato del tribunale dei minori di Bologna dimessosi appunto per evitare di farsi complice di sospette pratiche di affido.
Dopo il video ci sono i link ad articoli sul tema degli abusi infantili inventati e da noi pubblicati in passato.


https://www.youtube.com/watch?v=rZdM1z7oRGw

L'ASSISTENTE SOCIALE LGBT TOGLIE I FIGLI PER DARLI A DUE LESBICHE... ALMENO ADESSO TUTTI CAPIRANNO LA PERICOLOSITA' DELLA LOBBY GAY
Gli arresti a Reggio Emilia fanno emergere storie raccapriccianti, come quella di Silvia, tolta ai genitori per abusi inventati dalle assistenti sociali e affidata a due lesbiche militanti (che l'hanno pure maltrattata)
di Andrea Zambrano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5720

DOPO 20 ANNI RIAPRE IL PROCESSO AI PRESUNTI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE
Era tutto falso e, tra gli altri, fu accusato ingiustamente anche Don Giorgio Govoni, morto di crepacuore poco prima della sentenza che lo dichiarava innocente
di Emanuele Boffi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5635

Fonte: Sito del Timone, 2 luglio 2019

4 - MORTO IL CARD. ELIO SGRECCIA, PIONIERE DELLA BIOETICA CHE PERO' SCELSE IL COMPROMESSO
Presidente della Pontificia Accademia per la vita, autore di importanti opere tra cui il Manuale di Bioetica, ma sostenne la strategia compromissoria del Movimento per la vita sulla legge 40 sulla fecondazione artificiale
Autore: Marisa Orecchia - Fonte: Corrispondenza Romana, 03/07/2019

Moriva il 5 giugno scorso, a Roma, prossimo a compiere novantun anni il Cardinale Elio Sgreccia. Unanimamente riconosciuto come pioniere e padre della bioetica, a lungo presidente della Pontificia Accademia per la vita, autore fecondo di importanti opere tra cui il fondamentale Manuale di Bioetica, ha percorso l'antropologia personalista dai temi dell'inizio della vita a quelli della fine, giocando un ruolo importante nel campo della nascente disciplina della bioetica da lui saldamente ancorata alla secolare riflessione etico-antropologica di derivazione tomista.
Duole perciò ricordare, di fronte a tanti e tali meriti, che il Cardinale Sgreccia scelse di sostenere e avallare, con la sua autorevolezza, la strategia compromissoria che Carlo Casini, europarlamentare e presidente del Movimento per la vita italiano, mise in atto, nel tempo in cui si andava preparando la stesura di quella che sarebbe diventata la legge 40 sulla procreazione artificiale.

GENESI DI UNA LEGGE COMPROMISSORIA SUI PRINCIPI
Leggiamo sul n. 197 di Anime e Corpi - Rivista di Bioetica, Psicologia e Pastorale sanitaria (OARI- Ed. Salcom, Brezzo di Bedero, Varese), alle pagg. 301-302 che «la Fondazione Nuovo Millennio, a partire dal mese di aprile 1997, ha riunito un gruppo di parlamentari italiani con i quali ha approfondito il tema della procreazione medicalmente assistita, attualmente oggetto dei lavori della Commissione per gli Affari Sociali della Camera, presieduta dall'on. Marida Bolognesi. La sollecitazione ad operare venne alla Fondazione dall'Europarlamentare Carlo Casini, che già si era prodigato presso i segretari politici dei partiti di ispirazione cristiana per ottenere un loro impegno comune sulle leggi riguardanti la bioetica [...] Il gruppo comprende oltre a Casini e Gambale, l'on. Salvatore Giacalone (Ppi), Maretta Scoca (Ccd), il senatore Maurizio Ronconi (Cdu), l'on Maria Burani Procaccini (Forza Italia), l'on. Alfredo Mantovani (An). Agli incontri ha partecipato, portando un rilevante contributo, la dottoressa Di Pietro, in rappresentanza di S.E. Mons. Elio Sgreccia che, attraverso la Di Pietro, ha seguito i nostri lavori. [...] Siamo così arrivati ad un testo di legge che il gruppo intende presentare ufficialmente attraverso un convegno da tenersi nella prima metà di novembre in una sede istituzionale prestigiosa, alla presenza di autorità civili e religiose».
Tale testo di legge, varato quindi con la supervisione di Mons. Sgreccia, fu presentato il 19 dicembre dello stesso anno all'almo Collegio Capranica con l'adesione dei due Forum cattolici della famiglia e della Sanità e ufficializzato nel Manifesto sulla fecondazione artificiale. Elaborato per iniziativa cattolica, presentato in sede cattolica, diventato pertanto a tutti gli effetti la proposta cattolica, questo testo rinunciava aprioristicamente a rifiutare in toto le pratiche della fecondazione extracorporea (fivet) e si attestava sulla scelta strategica del sì alla fivet omologa contro la fivet eterologa e gli altri abomini del Far west procreativo.

UNA SCELTA OPPORTUNISTICA
Era una scelta opportunistica fatta in nome di certo realismo politico consapevole che la linea del no a tutto campo alla fivet non sarebbe passata, ma era una scelta che, rinunciando a mettere in discussione la fecondazione extracorporea in sé, rinunciava anche a tutelare la vita di tutti quegli embrioni che la fivet, quale tecnica in sé, manda a morte in una strage di cui oggi, a quindici anni di distanza, possiamo contare le cifre catastrofiche.
Ma la rinuncia ancora più grave, se possibile, fu quella a dire la verità per intero: se infatti tale proposta aveva l'imprimatur cattolico tramite l'avallo di un Principe della Chiesa e la condivisione incondizionata di tutto il mondo cattolico, CEI e Avvenire in testa, doveva essere buona, né poteva essere discussa né tanto meno disapprovata. Censura e ostracismo colpirono quanti, soprattutto all'interno del Movimento per la vita, non si rassegnarono a subire tale linea e tentarono di bucare il silenzio mediatico con le ragioni del diritto naturale e del bene della società intera.
Il Cardinale Sgreccia sostenne con decisione la scelta fatta. Ne dà atto un suo autorevole articolo apparso sull'Osservatore Romano l'8 aprile 1998 dal titolo "Per una legge significativa sulla procreazione artificiale", ripreso di sana pianta da Medicina e Morale (settembre/ottobre 1998, pagg. 902-905) che, pur non tralasciando, in chiusura di ricordare che «la dottrina cattolica continuerà a chiedere alle coppie cattoliche, comunque, una più piena e più alta prospettiva, quella di un personalismo plenario, il quale esige che ogni creatura sia procreata da un atto di amore responsabile e personale, espresso nella pienezza della donazione sponsale», si pone decisamente a sostegno del Manifesto sulla fecondazione artificiale di cui richiama i punti qualificanti: il riferimento alla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, la generica protezione dell'embrione umano, la tutela della famiglia.

AMBIGUITÀ INAMMISSIBILI
Del tutto assente in questo corposo e importante testo ogni possibile riferimento alle profonde ragioni antropologiche e culturali contro la fivet, all'altissima sua abortività anche nella versione omologa, allo stravolgimento della famiglia cui, nel tentativo di difenderla e rafforzarla escludendo la pratica dell'eterologa, si finiva con il consegnare, in una tragica eterogenesi dei fini, il diritto di programmare e di fare figli come oggetti esponendoli ad altissima abortività.
In questi pronunciamenti, per tutta la durata dell'iter di formazione della legge, affondano indubbiamente le radici della linea ufficiale del mondo cattolico a sostegno della quale e per tacitare qualche animo inquieto si arrivò a stiracchiare all'inverosimile il n. 73 dell'enciclica Evangelium Vitae e a creare ex-novo la categoria della legge imperfetta.
Permangono oggi, ed è questo il motivo per cui non è giusto stendere il velo pietoso di prammatica sulla vicenda, due gravi conseguenze di questa scelta strategica che ha offuscato la verità nella ricerca del male minore, e non ci si vuole qui riferire alla caduta, per altro da molti prevista dall'inizio, dei molti paletti posti a tutela dell'embrione. La prima grave conseguenza è il quasi generale obnubilamento delle coscienze di quanti, anche fra i cattolici, ritengono oggi lecito accostarsi alla fecondazione artificiale omologa, tratti in inganno dalla contrapposizione omologa sì-eterologa no.
L'altra conseguenza, altrettanto grave, rimane il mancato richiamo all'obiezione di coscienza che la legge 40 prevede per i medici e gli operatori sanitari che vogliano sottrarsi alla pratica omicida della fivet. All'indomani dell'approvazione della legge 194 sull'aborto volontario da tutta la Chiesa italiana si levarono accorati e reiterati appelli affinché i medici esercitassero il diritto all'obiezione di coscienza riconosciuto dalla legge. Per la legge 40 invece, legge cattolica ancorché imperfetta i Pastori sono costretti al silenzio da una logica del tutto comprensibile, ma non giustificabile.

Fonte: Corrispondenza Romana, 03/07/2019

5 - I DISASTRI DEL PECCATO ORIGINALE
Fu un atto così violento che scosse la natura umana fino ai suoi fondamenti: indebolì l'intelletto e la volontà e distolse al loro dominio le facoltà inferiori dell'anima
Fonte Radio Roma Libera, 10 Novembre 2018

'Ora il serpente era astuto più di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: 'Davvero Dio vi ha detto di non mangiare di alcun albero di questo giardino?' Rispose la donna al serpente: 'Noi possiamo mangiare i frutti degli alberi che stanno in questo giardino, ma in quanto al frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ci ha detto - Non mangiatene, anzi neppure toccatelo, altrimenti morirete'. Allora il serpente disse alla donna: 'No, voi non morirete, anzi Dio sa che il giorno in cui voi mangerete, vi si apriranno li occhi e sarete come Dio, conoscitori del bene e del male': La donna vide che l'albero era buono a mangiarsi, piacevole agli occhi e desiderabile per avere la conoscenza. Colse perciò del suo frutto e ne diede all'uomo, che era con lei, il quale pure ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di ambedue e conobbero di essere nudi, intrecciarono delle foglie di fico e ne fecero delle cinture' (Genesi 3,1-7).

LA DOTTRINA DEL PECCATO ORIGINALE
L'avvenimento sopra descritto, quello del Peccato Originale, è oggetto del Magistero ordinario ed universale della Santa Madre Chiesa. In quanto tale, ed in quanto fondamento dei dogmi sulle conseguenze di questo peccato per il genere umano, come il battesimo, la Redenzione, l'Immacolata Concezione, la dottrina del Peccato Originale è da intendersi altrettanto come dogma, cioè de Fide.
Il Peccato Originale di fatti è stato sempre inteso ed insegnato dalla Santa Madre Chiesa come avvenimento reale da parte della prima coppia di uomini, Adamo e Eva. Fu un peccato di superbia e di disobbedienza a Dio, cagionato dalla seduzione del demonio in forma di serpente: un'azione che li ha esclusi dallo stato di Innocenza, e che, in quanto compiuta dai rappresentanti dell'umanità intera, ha recato danni non solo a loro ma anche a tutti gli uomini.
Il Peccato Originale viene anche chiamato 'La Caduta'. Paragonandola con la Caduta degli angeli osserviamo i seguenti tratti comuni:
a) La prova;
b) Il fallimento tramite il peccato di superbia;
c) Il cambiamento susseguente di natura (da angeli in demòni, oppure da natura elevata a natura lapsa);
d) La cacciata dal Paradiso (celeste oppure terrestre);
e) La sofferenza.

LO STATO DI INNOCENZA
Per capire il cambiamento della natura umana in particolare, bisogna innanzitutto considerare i doni che Dio aveva elargiti su Adamo ed Eva nello stato di Innocenza, che erano al di sopra delle capacità della loro semplice natura umana.
Prima c'era il dono sovrannaturale della Grazia; poi i doni preternaturali della scienza infusa, dell'impassibilità (la possibilità di non soffrire), dell'immortalità (la possibilità di non morire), e dell'integrità (il dominio perfetto della Ragione sulle facoltà inferiori dell'anima).
Tutti questi doni sarebbero stati trasmessi assieme alla natura umana a tutti i discendenti di Adamo ed Eva, se loro non avessero peccato. L'effetto del Peccato Originale era, invece, che i doni furono persi per loro, e poi per il genere umano intero. Ci sono, però, tre eccezioni: La scienza infusa che fu persa solo per i nostri primi parenti, il dono della Grazia ed il dono dell'integrità, che furono persi per tutti gli uomini tranne la Madonna ed il suo Figlio Divino, nostro Signore Gesù Cristo.
Ciò che ci interessa nella nostra ricerca presente sui nemici spirituali dell'uomo, è proprio la perdita del dono dell'integrità.
Come fu perso? Il Peccato Originale costituì una ribellione delle facoltà inferiori dell'anima (le facoltà sensitive) nei confronti delle facoltà superiori (l'intelletto e la volontà). Fu un atto così violento che scosse la natura umana fino ai suoi fondamenti: indebolì l'intelletto e la volontà, e distolse al loro dominio le facoltà inferiori dell'anima, dando ad esse una certa indipendenza ed autonomia nella ricerca della propria soddisfazione.
L'indebolimento dell'intelletto ha condotto l'uomo ad assorbirsi nelle cose create invece di elevarsi al loro Creatore che è Dio: questo è la concupiscenza degli occhi.
L'indebolimento della volontà l'ha condotto a sottrarsi da Dio e dai suoi rappresentanti sulla terra: questa è la concupiscenza spirituale, o superbia.
La ricerca dei sensi della propria soddisfazione, invece, è la concupiscenza della carne.

Fonte: Radio Roma Libera, 10 Novembre 2018

6 - LE CONTRADDIZIONI DELL'8 PER MILLE ALLA CHIESA
Nella pubblicità il messaggio è esclusivamente impostato sulle opere di misericordia corporale che dimentica il fine primario della Chiesa, cioè salvare le anime (VIDEO: pubblicità 8xMILLE anni '90)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: Il cammino dei tre sentieri, 03/07/2019

Anche quest'anno si sta concludendo la campagna pubblicitaria per l'8 per mille alla Chiesa Cattolica. Pubblicità commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana.
Nulla da dire sul fatto che un organismo della portata di una Conferenza Episcopale possa decidere di utilizzare i mezzi d'informazione per sensibilizzare su un aiuto "materiale" alla Chiesa. Nulla da dire, perché, da che mondo e mondo, è bene utilizzare tutto ciò che è moralmente lecito per invitare i cristiani a far del bene e per aiutare chi si consacra nel far del bene.
Ciò che però rende perplessi è altro. Ci riferiamo al tipo di messaggio che si utilizza per la realizzazione della pubblicità. Un messaggio esclusivamente impostato sulle opere di misericordia corporale. Bisogna aiutare la Chiesa Cattolica perché nella Chiesa Cattolica vi è don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che dà da mangiare ai barboni, fratel Caio che coordina il collocamento degli immigrati nei campi di raccolta dei pomodori, ecc... e non don Tizio che dona soprattutto la grazia santificante nel confessionale, suor Sempronia che dinanzi al Tabernacolo prega per la conversione dei peccatori, fratel Caio che annuncia il Vangelo agli immigrati.

APPARENTEMENTE NIENTE DI MALE
Intendiamoci, il don Tizio che aiuta i poveri, suor Sempronia che aiuta i barboni e fratel Caio che aiuta gli immigrati sono tutte cose bellissime. Tutte cose che da sempre hanno fatto grande la Chiesa. Tutte cose che costituiscono un dovere per ogni cristiano, tanto è vero che le opere di misericordia corporale sono un dovere non certo un optional per il seguace di Cristo. Cose che però, prese da sole, esclusivizzate, non unite alle opere di misericordia spirituale, finiscono per ridurre il Cristianesimo ad una sorta di manuale di educazione civica e la Chiesa ad una sorta di "ente morale"; dimenticando che la ragion d'essere della Chiesa è prima di tutto quella di salvare le anime donandole Cristo, unica Verità e unico Salvatore della Storia.
Ovviamente il motivo di una scelta di questo genere è facile a capirsi: se si vuole avere successo, e quindi ottenere un maggiore risultato dalla campagna pubblicitaria, bisogna giocoforza utilizzare la tipologia di messaggi più gradita al pubblico. Da questo punto di vista, è facile intuire che si sia portati a pensare che la maggioranza delle persone gradisca un linguaggio che sia quanto più "politicamente corretto". Non si deve parlare della Verità ma solo dell'amore. Non si deve parlare della lotta all'errore ma solo di quella contro la povertà.

SI TRATTA PERÒ DI UN PARADOSSO E DI UN'EVIDENTE CONTRADDIZIONE
Si decide di utilizzare un messaggio solo incentrato sulle opere di misericordia corporale per servirsi di un linguaggio "politicamente corretto" perché non si deve dire che c'è una religione più vera delle altre; e poi, paradossalmente, si finisce col proporre una strana ed ambigua gerarchia.
Ci spieghiamo. Un conto è dire al contribuente di donare l'8 per mille per avere la possibilità di offrire al prossimo una verità non personale ma di Dio; altro è invece dire al contribuente di donare l'8 per mille perché si sa fare del bene. Ora, oltre all'implicito messaggio di presunzione che vien fuori (mai gloriarsi del bene che si fa!), è evidente che se si dice al contribuente di donare l'8 per mille per ciò che si fa e non per ciò che fanno altri è perché deve passare il messaggio che "come so aiutare io il prossimo, non lo sanno fare gli altri". E questo, diciamolo francamente, è quanto meno sorprendente. Insomma, per non rapportarsi alla Verità e quindi per evitare classificazioni sul piano dottrinale, si finisce col fare una classificazione inaccettabile, presuntuosa e, diciamola francamente, poco cristiana.
Sono i paradossi del politicamente corretto e della dimenticanza del fine primario della Chiesa: che è quello di salvare le anime!

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 minuto) si può vedere uno dei primi spot all'8 per mille. Si può vedere come, contrariamente a quelli odierni, in quello spot si ricordi non solo la missione dei sacerdoti di aiutare il prossimo, ma almeno fugacemente anche quella di dare i sacramenti (battesimo, matrimonio, ecc.).
Dopo il video ci sono i link ad articoli sull'8xmille da noi pubblicati in passato.


https://www.youtube.com/watch?v=gfLKGiADiBs

HA ANCORA SENSO DARE L'8XMILLE ALLA CEI?
Io continuerò sempre a sostenere come potrò la Chiesa, mia madre, perché voglio la salvezza eterna, ma alcuni miei amici...
di Costanza Miriano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4637

IN AUMENTO I CATTOLICI CHE NON DANNO PIU' L'8XMILLE ALLA CEI
Pensiero comprensibile, ma pericoloso: il denaro non è tutto, ad esempio in Germania la Chiesa è ricchissima ma ci sono diocesi senza neanche un seminarista
di Rino Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4781

Fonte: Il cammino dei tre sentieri, 03/07/2019

7 - I GAY PRIDE SONO VOLUTAMENTE OSCENI: UOMINI NUDI, OFFESE ALLA FEDE CATTOLICA E BESTEMMIE, MA NIENTE SANZIONI PENALI PERCHE' LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): il capitano della Sea Watch (Carola) paladina del gay pride, Trump sostiene il Mese dell'orgoglio gay, ecco perché i Gay Pride attaccano la Chiesa
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/07/2019

La legge uguale per tutti è la sontuosa scritta che campeggia dietro il giudice, nelle aule di tribunale dove mi processano. La frase è falsa. Durante i cosiddetti pride, uomini si esibiscono nudi, nei pride tedeschi e statunitensi soprattutto, ancora di rado da noi. Quante possibilità ha uno di noi, noi plebe qualsiasi, di poter andare per strada nudo senza essere arrestato? Secondo il nostro codice penale, rientrano nella definizione di abusi su minore anche esporre i bambini a vedere adulti nudi e assistere ad atti sessuali od osceni.
Nei pride ci sono uomini nudi e uomini che rimandano al rapporto anale. Su gay.it, è spiegato perché il pride DEVE essere osceno. Che il pride sia osceno, quindi, non lo diciamo noi bigotti e scemi, ma lo dice gay.it. Gli atti osceni in luogo pubblico sono un reato. Offendere la morale di un popolo non è esattamente la via più breve e ovvia per raccogliere simpatie. Offendere la morale di un popolo è una prova di forza: noi possiamo fare di voi quello che vogliamo, voi dovete subire il nostro oltraggio alla morale vostra e dei vostri avi, alla religione vostra e dei vostri avi perché, paragonati a noi, voi e i vostri avi siete inferiori.
L'offesa alla religione mediante vilipendio, invece, non è più un reato, ma è una ferita al cuore per un credente. Nei pride sono sempre più numerose e gravi e ripugnanti le aggressioni a Cristo e alla Madonna, parodie, travestimenti, bestemmie udibili in lunghi minuti registrati su Youtube. Io non posso non pagare le tasse, perché altrimenti mi trovo di fronte gli agenti della Finanza che sono uomini armati. Uno Stato corrotto mi impone mediante uomini armati di contribuire all'offesa della mia religione.
C'è un solo altro popolo che è stato costretto a questo: sono gli ebrei della Germania nazista degli anni Trenta, dalla salita al potere del nazismo all'inizio della seconda guerra mondiale, quando ancora gli ebrei facevano parte del tessuto sociale tedesco. Con le loro tasse erano costretti a finanziare manifestazioni dove i loro oggetti sacri erano profanati e la loro religione derisa e beffeggiata.
Trans travestiti da Madonna profanano lo stesso rosario che mio padre teneva tra le mani mentre moriva di cancro e che mia madre teneva tra le mani nelle ore in cui temeva che da un momento all'altro io sarei morta. Il manifesto pubblicitario ufficiale del pride di Perugia mostrava una madonna-trans. Noi siamo costretti a finanziare chi calpesta e ingiuria la nostra religione. Per una persona credente vedere sbeffeggiata la propria religione è atroce. Vederlo fare con il denaro delle proprie tasse è doppiamente atroce ed è una violazione dei più elementari diritti dell'individuo, quei diritti garantiti dalla Costituzione, che quindi il pride calpesta.
La religione cristiana è assolutamente 'omofobica': condanna la sodomia. La condanna è assoluta nel Levitico, assoluta nei Vangeli, visto che Cristo dichiara di non modificare la Legge nemmeno di uno iota, che nomina la distruzione di Sodoma più di una volta come esempio di Giustizia. A questo si aggiungono san Paolo, sant'Agostino, san Tommaso d'Aquino e, la più dura di tutti, santa Caterina da Siena.
Quindi, è assolutamente logico che i pride sbeffeggino il cristianesimo: quello che non è logico è che siano finanziati dai cristiani con il denaro estorto con le tasse. Not with my money. Stesso discorso per l'aborto. Tu fai quello che vuoi, ma con i soldi tuoi e non con i miei. Vuoi abortire, vuoi recitare un Padre Nostro blasfemo, travestirti con un travestimento ridicolo che offende Cristo? Non coi miei soldi, altrimenti è la più ignobile delle dittature.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

IL CAPITANO DELLA SEA WATCH (CAROLA) PALADINA DEL GAY PRIDE
Il Gay Pride di Milano ha mostrato solidarietà per Carola Rackete, il capitano della Sea Watch che ha speronato una imbarcazione della Guardia di Finanza. L'associazione Milano senza muri ha invitato i partecipanti ad indossare un nastro azzurro in segno di solidarietà per il capitano e nel corteo erano presenti cartelli recanti questi slogan: "Giù le mani da Carola e i diritti", "Grazie Carola", "Carola libera", "Carola ti amo".
Appare evidente che l'omosessualismo è un movimento di carattere politico che per sua natura è orientato a battaglie ideologiche che non si esauriscono nelle rivendicazioni delle istanze gay.
(Gender Watch News, 1° luglio 2019)

TRUMP SOSTIENE IL MESE DELL'ORGOGLIO GAY
Il presidente Donald Trump in un tweet ha scritto: "Mentre celebriamo il Pride Month LGBT e riconosciamo gli eccezionali contributi che le persone LGBT hanno apportato alla nostra grande nazione, esprimiamo anche solidarietà verso le molte persone LGBT che vivono in dozzine di paesi in tutto il mondo che sono punite, messe in prigione oppure addirittura condannate a morte a motivo del loro orientamento sessuale. La mia amministrazione ha lanciato una campagna globale per depenalizzare l'omosessualità e invitare tutte le nazioni a unirsi a noi in questo sforzo!".
A maggio Trump in un'intervista a Fox News si era anche detto favorevole ai "matrimoni" omosessuali.
Quando Trump appoggia i gay pride e le "nozze" gay fa comprendere che il suo lato liberal e politicamente corretto non è mai venuto meno, nonostante tutto.
(Gender Watch News, 7 giugno 2019)

ECCO PERCHÉ I GAY PRIDE ATTACCANO LA CHIESA
Giugno nel calendario cattolico è il mese del Sacro Cuore di Gesù, in quello laico è il mese dedicato in tutto il mondo ai gay pride, ossia a quei cortei variopinti che si snodano per le vie delle città e in cui i partecipanti vorrebbero ostentare l'orgoglio di essere persone omosessuali. Anzi meglio dire "gay", termine che si deve usare quando l'orientamento sessuale è sventolato come una bandiera ideologica. Ai cortei spesso si associano altre iniziative come incontri, cineforum, conferenze, spettacoli, giochi anche per i bambini (a Palermo si organizzò il Palermo Pride Bimbi), etc.
I gay pride, tutti i gay pride, hanno alcune caratteristiche di base che qui metteremo sotto la lente di ingrandimento, senza naturalmente la pretesa di riuscire ad essere esaustivi sull'argomento.
LO SPIRITO DI CONTESTAZIONE
I gay pride risentono dello spirito delle manifestazioni del '68 che nelle rivendicazioni di alcune istanze per certi gruppi sociali (il lavoratore, lo studente, la donna) non promuovevano tanto atteggiamenti difensivi, di tutela della categoria, bensì attaccavano coloro che venivano dipinti come nemici: il datore di lavoro/padrone per i lavoratori, i docenti/i genitori per gli studenti, il maschio/la famiglia/i figli per la donna. In modo analogo nei gay pride non si marcia tanto a favore delle persone omosessuali, ma si marcia contro: contro la Chiesa, contro coloro che sostengono che l'omosessualità è condizione disordinata, contro i partiti di destra, contro i benpensanti, etc. In breve, un'anima caratteristica dei gay pride è lo spirito antagonista, spirito che entra in contraddizione con alcuni slogan che vengono gridati in quelle stesse manifestazioni volti alla non discriminazione, all'inclusività, all'apertura al diverso. In altri termini la richiesta da parte dell'omosessualismo è quello di essere aperti, di essere accoglienti, di dialogare, ma ciò che viene da questo mondo è il contrario: ostilità, belligeranza, incapacità di dialogo, etc.
IL CARATTERE POLITICO
Sul sito Gayly Planet si può leggere: "Anche se i pride sono divertentissimi e si balla fino allo sfinimento, rimangono manifestazioni politiche per lottare a favore dell'uguaglianza e dei diritti della comunità LGBTQ. Che sia una scritta su una maglietta, uno zaino o un semplice cartello, prova a portare un messaggio, anche semplice". La militanza politica è imprescindibile per un vero gay. L'omosessualità non può essere relegata alla sfera privata, ma deve diventare un'istanza politica, deve avere una dimensione pubblica, quindi si deve trasformare in battaglia per i diritti civili, in leggi, in finanziamenti pubblici, etc.
L'EROTIZZAZIONE
I gay pride sono una sfilata di corpi seminudi (il costume da bagno va per la maggiore) essenzialmente per 5 motivi. Il primo: la provocazione. In accordo allo spirito belligerante a cui abbiamo accennato sopra, occorre provocare il nemico, spingerlo alla reazione scomposta per poi attaccarlo come bigotto, insensibile e omofobo se si azzarda a replicare. Secondo motivo: la critica. La nudità viene usata come insulto agli stereotipi, alla normalità, alla naturalità dei rapporti. Si tratta quindi di un messaggio rivoluzionario: ribaltare l'ordine voluto da Dio che ha voluto il maschio attratto dalla femmina e viceversa e in specie rovesciare il significato della castità e del pudore, non più virtù, ma tabù da abbattere, nemici della libertà individuale, vincoli alla piena espressione di sé. Terzo motivo per cui i gay pride sprizzano eros da ogni carro: la trasgressione. Il corpo seminudo della persona omosessuale è espressione della volontà di varcare qualsiasi limite nel campo sessuale. Il primo limite, ovviamente, è quello dell'eterosessualità. La promiscuità viene intesa come forza liberatrice delle proprie pulsioni. Quarto motivo: la fisicità versus l'interiorità. Le nudità nei pride testimoniano che il rapporto omosessuale è spesso incentrato sull'eros, e la dimensione affettiva (che ovviamente è disordinata anche lei perché proviene dall'orientamento omosessuale anch'esso disordinato come insegna il Catechismo) è aspetto accessorio. È la fisicità ad essere spesso la molla del rapporto omosessuale. Quinto motivo: il narcisismo. Per alcuni partecipanti i gay pride possono essere un palcoscenico dove mostrarsi nella speranza di essere notati e apprezzati. Il narcisismo, vizio da cui non sono indenni nemmeno gli eterosessuali, potrebbe rappresentare il tentativo di colmare, tramite conferme positive, quel senso di inadeguatezza rispetto al mondo maschile per gli uomini e rispetto al mondo femminile per le donne che non di rado accompagna la persona omosessuale (cfr. R. Marchesini, Omosessualità, in T. Scandroglio, Questioni di vita e di morte, Ares).
LA NORMALIZZAZIONE
Altra caratteristica dei gay pride è quella di contribuire a rendere normale il fenomeno dell'omosessualità e della transessualità nella coscienza collettiva, a farle assorbire nelle menti dei più, ad immunizzare il signor Rossi da innati impulsi critici. La diffusione mondiale e capillare dei gay pride lo hanno fatto diventare un fenomeno di costume nemmeno più tanto scabroso, in questo ovviamente aiutati da tante altre attività volte a normalizzare l'omosessualità. Storicamente i gay pride sono stati la prima iniziativa pubblica tesa a rendere accettabile l'omosessualità nella società civile.
LA BLASFEMIA
Ultima caratteristica, tra le tante, dei gay pride è la carica dissacratoria nei confronti della Chiesa e dello spirito religioso. Prima accennavamo all'elemento antagonista dei gay pride. In accordo a tale fattore, il primo nemico da abbattere è la Chiesa. Ecco perché tante volgarità, insulti e rappresentazioni blasfeme contro Dio, la Santissima Vergine e i santi. In questi gesti carichi di violenza appare evidente non solo l'intento dissacratorio - che ormai va di moda dal '68 ad oggi e quindi è fonte solo di ampi sbadigli - quanto il vero e proprio odio al sacro, quasi che la Chiesa e i santi fossero di per se stessi un monito alla coscienza di queste persone. Naturalmente l'illecito amministrativo della bestemmia rimane sempre impunito, così come il reato di vilipendio della religione. Di contro, banale a dirsi, chi si azzarda a criticare simili espressioni blasfeme passa per essere omofobo, illiberale, reo di assumere atteggiamenti discriminatori, medioevale perché vorrebbe censurare la libertà di espressione. Quindi due pesi due misure: se un gay insulta la Madonna tale insulto è espressione della libertà di parola, se un credente critica un gay che insulta la Madonna meriterebbe di andare in carcere per diffamazione.
(Tommaso Scandroglio, La Nuova Bussola Quotidiana, 26 giugno 2019)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/07/2019

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LA TRAGEDIA DEL TERREMOTO E L'AZIONE BLOCCANTE DELLO STATO
In vacanza in Abruzzo ho scoperto che Amatrice è ancora sotto le macerie e che quelli che vogliono ricostruire non possono perché devono aspettare il permesso dello Stato (che non arriva)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 10/07/2019

Cara redazione di BastaBugie,
vi scrivo perché qualche giorno fa ci sono state alcune piccole scosse di terremoto (massimo 3.2) e poiché l'epicentro era vicino a casa nostra, io e mio marito ci siamo impauriti un bel po'.
Allora mi è tornato in mente quello che ho visto l'estate scorsa in vacanza in Abruzzo (regione bellissima che consiglio vivamente). Per arrivare alla nostra destinazione siamo passati da Amatrice in auto. Vi assicuro che era ancora tutto come lo abbiamo visto tante volte in televisione subito dopo il terremoto del 2016: le stesse macerie e i container dove abitano i terremotati (non stanno più nelle tende per fortuna).
Poi ci siamo spostati nel paese accanto ed abbiamo fatto una visita a piedi a Campotosto. Un paesino di media montagna molto carino e pieno di cantieri. Camminando tra le viuzze, ci siamo però accorti che quelli che ci sembravano cantieri in realtà erano le macerie delle case distrutte (diciamo circa la metà di quelle esistenti). Quindi nessun cantiere ma solo macerie. Farmacia, posta, bar, carabinieri erano ancora nei container. Poi ci ferma una signora del posto ed esordisce così: "Qui non c'è più vita, prima era un paese pieno di sagre e di gente, ora non c'è più nulla. Lo stanno facendo morire, ditelo là fuori!". Sorvolo sui particolari di cosa ha provato la povera signora durante i terremoti (ne hanno avuto un altro anche il gennaio dopo), ma mi soffermo su quello che ci ha raccontato sul post terremoto. Potevano entrare in casa solo accompagnati, per motivi di sicurezza, e sono passati mesi prima che gli esperti (statali immagino) decretassero quali erano le case ancora abitabili.
Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato quando ci ha fatto vedere una palazzina tutta puntellata all'esterno e ci ha spiegato che era di proprietà di un'avvocatessa di Roma che era disposta a risistemarla a sue spese. Tutte le domande che aveva fatto per avere i permessi relativi erano però state rifiutate perché doveva aspettare i contributi statali.
Ora io mi chiedo: se non hai i soldi per risollevarti dal terremoto aspetterai i contributi statali, ma se i soldi ce li hai perché non puoi mettere a posto una cosa tua, permettendo fra l'altro di ridare un po' di vita a un paese martoriato? Poi mi chiedo anche dove siano finiti i soldi che sono stati dati in beneficenza per i terremotati... ma forse è meglio non chiederselo!
Quel 24 agosto 2016 in cui è venuto il terremoto in quelle zone è esattamente il giorno in cui mi sono fidanzata ed io mi sento un po' emotivamente unita a loro: da quel giorno io ho avuto la possibilità di approfondire la conoscenza con colui che quest'anno è diventato mio marito, di presentarci i rispettivi amici e parenti, di ricevere una proposta di matrimonio, di preparare le nozze e di fare qualche mese di vita coniugale. E loro - mi chiedo - cosa hanno potuto fare nello stesso periodo? Spero davvero che in questi ultimi mesi la situazione lì sia cambiata, ma ciò non toglie che per quasi 2 anni non è stato fatto nessun intervento o comunque molti pochi. Non so bene cosa si possa fare per quelle persone che hanno subito il terremoto ma con questa lettera ho provato almeno a "dirlo là fuori" come ci aveva chiesto la signora a Campotosto.
Simona

Gentile Simona,
innanzitutto tanti auguri per la vita matrimoniale appena iniziata.
Per quanto riguarda il terremoto e soprattutto i ritardi della burocrazia dello Stato c'è poco da aggiungere a quanto da lei visto nelle zone colpite da queste due tragedie (il terremoto e l'azione bloccante dello Stato).
Abbiamo pubblicato volentieri la sua mail per dare voce alla signora di Campotosto rispondendo al suo invito a "dirlo là fuori".

Fonte: Redazione di BastaBugie, 10/07/2019

9 - OMELIA XV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 10,25-37)
Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Chi da Gerusalemme scende a Gerico si accorge subito di una cosa: che vi è un grande dislivello tra le due città. Gerusalemme è in montagna, mentre Gerico è in una depressione al di sotto del livello del mare. Questo non è un particolare di poca importanza. Gerusalemme è come il simbolo del Paradiso e della felicità di lassù; Gerico è il simbolo del male, del peccato. Gesù, raccontando questa parabola, voleva far comprendere che l'uomo che scendeva da Gerusalemme verso Gerico e che incappò nei briganti che lo depredarono, è l'umanità che cadde in peccato con Adamo ed Eva e che divenne preda del diavolo. Gesù è il Buon Samaritano che venne per salvare l'uomo decaduto e per ridonargli la dignità perduta.
Questo è il primo e il più importante degli insegnamenti che ricaviamo dalla lettura di questa parabola. Se non fosse stato per Gesù e per la sua immensa carità, noi tutti giaceremmo ancora nel peccato. Con il peccato originale, l'uomo ha perso tutto o quasi. Ha perso l'amicizia con Dio, la sua grazia. Anche la natura è rimasta ferita: con il peccato originale è subentrata la sofferenza e la morte. Solo Gesù, il Buon Samaritano, poteva redimerci dal peccato e ridarci la vita. Gesù ha avuto compassione di noi (cf Lc 10,37) ed è disceso fino a noi per portarci di nuovo alla Gerusalemme di lassù. Egli ha fasciato le nostre ferite e si è preso cura di noi (cf Lc 10,34).
Gesù continua a prendersi cura di noi. Egli si prende cura di noi per mezzo dei suoi sacerdoti e grazie ai Sacramenti da loro amministrati. Il sacerdote quando celebra la Messa e quando ci assolve dai nostri peccati è Gesù stesso che fascia le nostre ferite e ci ridona la salute dell'anima. Da parte nostra dobbiamo accostarci con fede al Sacramento della confessione e alla Comunione Eucaristica.
Anche noi, però, dobbiamo prenderci cura dei nostri fratelli ed essere per loro dei "buoni samaritani". Il brano del Vangelo di oggi ci insegna anche a praticare la virtù della carità, che è la regina delle virtù. C'è un particolare che deve farci molto riflettere. Passò un sacerdote e non si fermò; passo un levita e andò via diritto; solo un samaritano ebbe compassione del malcapitato incappato nei briganti e si prese cura di lui. I samaritani erano considerati come degli stranieri con i quali non bisognava aver a che fare. Questo ci insegna che la carità, a volte, la troveremo non tanto dai vicini, ma dai più lontani, da quelli con i quali non volevamo aver nulla da spartire. Dio permette questo per piegare il nostro orgoglio e la nostra presunzione.
Facciamo dunque un esame di coscienza e vediamo se siamo stati anche noi come quel sacerdote o come quel levita e domandiamone perdono. È molto facile accorgersi di tanti altri peccati, ma dei peccati contro la carità, chissà perché, è sempre difficile rendersene conto. Tante volte "andiamo oltre" anche noi come quel sacerdote e quel levita e non ci accorgiamo di chi è nel bisogno. Si manca di carità in tanti modi: nel pensare, nel giudicare, nel parlare che tante volte è uno sparlare; si manca di carità anche senza dire parole, basta solo un atteggiamento del volto per dimostrare il nostro disprezzo per il fratello che ci è davanti; si manca di carità chiudendo il nostro cuore di fronte alle sventure del prossimo, non volendoci pensare e non volendo quindi fare ciò di cui abbiamo la possibilità. Questi ultimi sono tutti peccati di omissione. I peccati di omissione sono molti, ma la cosa più brutta è che, il più delle volte, nemmeno ce ne accorgiamo.
Chiediamo alla Madonna che ci ottenga dal Signore la grazia di aprire bene i nostri occhi per renderci conto finalmente della nostra durezza di cuore. Chiediamo la grazia di diventare anche noi dei "buoni samaritani", sempre pronti a soccorrere il nostro prossimo e a prenderci cura di lui.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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