BastaBugie n°622 del 24 luglio 2019

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1 QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO A 50 ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA
Non è possibile capire l'urgenza del programma spaziale senza tener conto della guerra fredda tra USA e Unione Sovietica (VIDEO: siamo stati davvero sulla luna)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 GIA' NEL 2013 UN GIUDICE DI BOLOGNA DENUNCIAVA IL TERRIBILE MERCATO DEI BAMBINI DATI IN AFFIDO
L'inchiesta Angeli e Demoni a Bibbiano ha dimostrato che diceva il vero il giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna nella trasmissione di Federica Panicucci (VIDEO: Francesco Morcavallo a Mattino 5)
Autore: Luca Volontè - Fonte: Notizie Provita
3 QUESTA SCUOLA NON E' PIU' CATTOLICA, PAROLA DI VESCOVO
I dirigenti di una scuola superiore gestita dai gesuiti si rifiutano di obbedire al vescovo e di rimuovere un insegnante omosessuale
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Sito del Timone
4 I TIFOSI DEL BOLOGNA PREGANO PER L'ALLENATORE
Il comunicato dei tifosi: ''Aiutiamo Mihajlovic a guarire con un pellegrinaggio alla Madonna di San Luca... non bastano i cori da stadio perché la vittoria viene da Dio''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
5 SULLA FAMIGLIA ANCHE QUESTO GOVERNO HA FALLITO
Il pur volenteroso Lorenzo Fontana lascia il Ministero della Famiglia senza aver fatto nulla più dei precedenti governi per sostenere famiglia e libertà di educazione (unico merito: aver difeso il Congresso di Verona)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LE ONG NON SALVANO VITE UMANE, MA LE METTONO APPOSTA IN PERICOLO
Lo scopo è solo di favorire l'invasione (ad es. la Sea Watch costa 3 milioni di euro l'anno, ma con questi soldi si potevano mantenere 200 mila africani a casa loro)
Autore: Bruno Tinti - Fonte: Italia Oggi
7 SULL'UCCISIONE DI VINCENT LAMBERT NESSUN COMPROMESSO E' ACCETTABILE
Se per la Chiesa il dialogo diventasse l'unico valore non negoziabile, chi annuncerebbe la verità sulla vita umana a questo mondo perverso?
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
8 URSULA VON DER LEYEN, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA: LA PEGGIORE SCELTA POSSIBILE
La neo presidente della Commissione porterà avanti la parità di genere, l'ambientalismo stile Greta e porte aperte ai migranti (ovviamente il cristianesimo è assente)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
9 OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 11,1-13)
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO A 50 ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA
Non è possibile capire l'urgenza del programma spaziale senza tener conto della guerra fredda tra USA e Unione Sovietica (VIDEO: siamo stati davvero sulla luna)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/07/2019

Nel 50° anniversario dello sbarco sulla Luna (che il 20 luglio abbiamo ricordato con le parole di papa San Paolo VI), sono comparse le solite teorie cospirative, scritte da chi è convinto che l'uomo non sia mai arrivato sul satellite lunare e che sia stata tutta una messa in scena, diretta da Stanley Kubrick. Il complottismo è comunque marginale nell'opinione pubblica, anche se un viceministro ha dimostrato in tempi recenti di dar retta alle teorie cospirative e ha provocato l'ennesimo battibecco fra Lega e Movimento 5 Stelle (in questo caso: fra Salvini e il suo vice Sibilia). Se i complottisti sono una voce "di troppo" in questo cinquantesimo, molti altri aspetti sono stati quasi completamente taciuti o cancellati dalla memoria collettiva.
Il primo e più notevole di questi silenzi riguarda il vero vincitore della corsa alla Luna: il presidente Richard Nixon. In carica da sette mesi nel luglio del 1969, fu sotto la sua amministrazione che la Nasa portò a termine con successo la missione Apollo 11. Eppure… i servizi commemorativi hanno giustamente ricordato il discorso con cui John F. Kennedy diede inizio al programma spaziale per portare l'uomo sulla Luna "entro la fine del decennio", ma nessun servizio ha mai nominato Nixon, il presidente in carica al momento dell'allunaggio, se non di striscio e per episodi curiosi, come il mancato incontro con gli astronauti prima della partenza (perché si temeva un potenziale contagio) e il discorso mai pronunciato per l'eventuale morte dei membri della missione. In ogni caso, la distorsione politica della memoria è evidente: l'uomo sulla Luna è un successo attribuito a Kennedy, morto assassinato 6 anni prima, ma non a Nixon che era in carica e che avrebbe avuto tutto il diritto di prendersi il merito dell'impresa.

SCIENZIATI EX NAZISTI
Nominato, ma solo di striscio, è anche l'ingegnere che progettò il Saturno V, il missile che portò i primi tre uomini sulla Luna. Era Wehrner von Braun. Fu lo stesso ingegnere che, nella Seconda Guerra Mondiale, con il grado di maggiore nelle SS, era alla testa del programma per le armi segrete di Hitler. La V-2, da lui costruita, venne impiegata per i bombardamenti indiscriminati di Londra e Anversa negli ultimi due anni di guerra. Fu il primo missile balistico della storia e venne usato contro gli Alleati. Quando von Braun venne fatto prigioniero, non finì sotto processo per crimini di guerra, anche se le accuse erano molto pesanti: 10mila prigionieri perirono nella costruzione delle V-1 e delle V-2 nelle infernali fabbriche sotterranee usate per l'assemblaggio dei missili. Von Braun venne piuttosto sottoposto a un lungo periodo di quarantena, durato dieci anni, durante i quali non poté comunicare col mondo esterno. Quando gli Usa iniziarono a impiegarlo di nuovo per la costruzione di missili balistici nucleari, la sua immagine di nazista era stata "ripulita". Prima della missione lunare, fece anche da consulente a Walt Disney per un simpatico quanto raro cartone animato sugli effetti dell'assenza di gravità in un volo spaziale. Un altro membro tedesco del team di scienziati del programma Apollo 11, Arthur Rudolph, dovette lasciare gli Stati Uniti nel 1984 assieme alla famiglia: erano state raccolte prove a sufficienza per condannarlo per crimini di guerra, sempre per lo sfruttamento letale dei prigionieri per la costruzione delle V-2.

LA GUERRA FREDDA
La presenza di scienziati ex nazisti nel programma spaziale americano si spiega solo con l'urgenza del programma stesso, che induceva i governi americani di allora a farsi meno scrupoli del solito. E qui c'è il terzo grande assente nella storia che ieri e l'altro ieri ci è stata presentata: la Guerra Fredda. Non è possibile comprendere la missione lunare, senza ricordare il terrore che provocò il lancio del primo satellite sovietico nel 1957, lo Sputnik. Non è possibile capire l'urgenza del programma spaziale senza tener conto di quella che, oggi, registi e giornalisti vedono come "paranoia anticomunista", ma che allora, in realtà, era una paura ben fondata: la possibilità dei sovietici di colpire il territorio statunitense da casa loro, con missili balistici intercontinentali, senza possibilità di subire una rappresaglia. Ancora nel 1960, Kennedy vinse le elezioni anche grazie alla sua promessa di colmare il "missile gap", il vantaggio sovietico in campo missilistico (gap che era stato già stato colmato nel 1960, per altro, ma il pubblico e gli elettori ancora non lo sapevano). Gli Usa avevano fretta di sviluppare missili altrettanto potenti. E poi avevano bisogno di dare una forte dimostrazione di superiorità tecnologica. Il primo progetto in tal senso consisteva nel lanciare una potente testata nucleare sulla Luna, la cui esplosione si sarebbe vista fin sulla Terra. Era il progetto A119, iniziato nel 1958, ma mai portato a termine, perché anche l'opinione pubblica americana, oltre ai vertici sovietici, ne sarebbe rimasta terrorizzata. Fu solo dopo che i sovietici mandarono il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin, nell'aprile del 1961, che Kennedy lanciò il programma per far arrivare sulla Luna degli astronauti, non più una testata atomica. L'intento era sempre quello di arrivare primi in una corsa agli armamenti nello spazio.

LA SPETTACOLARE VITTORIA DEGLI STATI UNITI CONTRO L'UNIONE SOVIETICA
La Guerra Fredda, contesto della missione lunare, tende ad essere dimenticata o quantomeno ridimensionata. La si nomina, ma non si sottolinea mai abbastanza la sua importanza fondamentale per capire il progresso del programma spaziale. E' vero che il risultato raggiunto, il primo viaggio extraterrestre e il primo sbarco in un corpo celeste, trascende la Guerra Fredda. Ma ci sono anche precise ragioni culturali di questa omissione. La prima è che, paradossalmente, gli americani di oggi, per lo meno nel mondo della cultura, tendono a non esaltare troppo le vittorie di ieri. Nel film Il primo uomo sulla missione Apollo 11, la scena in cui gli astronauti piantano la bandiera a stelle e strisce sulla Luna è assente. La bandiera si vede, ma solo per pochi fotogrammi. Per giustificarsi, il regista Damien Chazelle, prima ha affermato che il suo intento era quello di soffermarsi maggiormente sulla storia personale di Neil Armstrong, poi ha ammesso che voleva far vedere l'allunaggio come una vittoria dell'umanità più che degli Stati Uniti. In realtà, allora, l'elemento nazionale, patriottico e bellico (con la guerra del Vietnam ancora in corso e la Guerra Fredda a un punto critico) era dominante. Ometterlo è un grave peccato per uno storico. Ammetterlo, però, vorrebbe dire ammettere una cosa molto politicamente scorretta: una spettacolare vittoria degli Stati Uniti contro l'Unione Sovietica. E più in senso lato: del mondo libero contro il comunismo.

Nota di BastaBugie: il seguente video (durata: 11 minuti) mostra le prove che l'uomo è davvero stato sulla luna, confutando, dati alla mano, le 5 principali congetture dei complottisti. Il filmato è tratto dalla trasmissione "EVA" andata in onda su Rai Due il 7 maggio 2012 (unico neo: l'abbigliamento della presentatrice).


http://www.youtube.com/watch?v=CTJrfJyPYLg

SVERGOGNATA LA BUFALA CHE NEGA CHE L'UOMO SIA STATO SULLA LUNA
Le prove dello sbarco degli americani sulla luna, seguito in diretta televisiva nel 1969
di Paolo Attivissimo
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2519

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/07/2019

2 - GIA' NEL 2013 UN GIUDICE DI BOLOGNA DENUNCIAVA IL TERRIBILE MERCATO DEI BAMBINI DATI IN AFFIDO
L'inchiesta Angeli e Demoni a Bibbiano ha dimostrato che diceva il vero il giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna nella trasmissione di Federica Panicucci (VIDEO: Francesco Morcavallo a Mattino 5)
Autore: Luca Volontè - Fonte: Notizie Provita, 18/07/2019

Nell'ormai lontano 2013, negli studi di Mattino Cinque, il giudice Francesco Morcavallo del tribunale di Bologna, davanti alla conduttrice Federica Panicucci e ad un pubblico ammutolito, denunciava un indecente e terribile mercato di bambini e affidi violenti e laceranti. Il video dell'intervista [che trovi in fondo a questo articolo, N.d.BB] è allucinante ed appare sconvolgente che nessuno abbia ritenuto opportuno procedere d'ufficio contro ciò che il giudice denunciava come un «mercato di affidamenti che vale 1,5 o 2 miliardi di euro l'anno».
Una vergogna. Ma come è possibile? Quale obbligatorietà dell'azione penale esiste quando addirittura un giudice denuncia fatti così gravi o quando addirittura si denuncia il Csm di immotivata mancanza di intervento davanti a 35 mila bambini allontanati dalle famiglie al 2013? Non ci sono parole per questa mancanza di intervento e almeno si faccia sapere e ci si chieda, con tutti gli strumenti possibili, inclusi quelli istituzionali, come mai e perché non si è intervenuti per tempo con azioni e ispezioni appropriate.

ANGELI E DEMONI
Si è dovuto attendere sino al 28 giugno 2019 prima che la coraggiosa Procura di Modena intervenisse sulle vicende degli affidi illeciti nel reggiano, con la famosa e oscurata indagine Angeli e Demoni che per qualche ora ha tenuto tutti gli italiani attaccati al video. Ore e giorni sono poca cosa per una così drammatica e devastante vicenda che colpisce da anni decine di migliaia di bambini e famiglie in Italia.
Se non è un'emergenza nazionale questa, per favore, descriveteci cosa intendete con la parola emergenza, cosa chiedete nelle vostre "interpellanze urgenti" in Parlamento, nei vostri "Question-time". La ramificazione, sin qui nota, della vicenda Angeli e Demoni, così come la testimonianza-denuncia del giudice Morcavallo di sei anni prima, tratteggiano un "sistema", una "mafia", una "collusione" stabile tra pubblico e privato che ha pochi precedenti nella storia del malaffare italiano. 35 mila bambini (secondo i dati del 2013) significa almeno 70 mila genitori, per un totale (tolti i nonni, gli zii e i parenti prossimi) di ben più di 100 mila italiani coinvolti in drammi e tragedie difficilmente rimarginabili per il resto della vita. Il dramma di 100 mila italiani, comprovato e non fantasioso, non interessa a nessuno? Non pretende di essere chiarito in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli che riguardano la mancata azione del Consiglio Superiore della Magistratura?

LA DIMENTICATA DIGNITÀ DEL BAMBINO
Voglio però far notare il punto cruciale, secondo me assente nel flebile dibattito su questa mercificazione dei bambini, quello appunto del valore e della dignità del bambino in sé. Se la nostra società non apre una riflessione seria e non andrà a fondo sulla continua riaffermazione dei pericoli conseguenti alla "cosificazione" e alla "mercificazione" dei più deboli, a cui Papa Francesco ci richiama sempre, non usciremo da questo tunnel dell'orrore. Certo, ci auguriamo che il solerte lavoro della magistratura e della politica faccia presto e faccia bene, ma se non ripartiamo dalla dignità umana di tutti, se non ci riprendiamo la consapevolezza di questo diritto inalienabile, non faremo neanche un passo avanti. L'idea del "bambino-oggetto" è quella che fa gettare i bimbi dai balconi, li lascia in auto col solleone, gli concede video e telefonini sin dalla più tenera età, li sposta da un luogo all'altro in funzione degli impegni professionali, li usa come merce preziosa di arricchimento e ricerca di affetti.
A tal proposito, «L'utero è mio» ci ha portato al bambino come cosa mia, di cui dispongo io e ci faccio quel che voglio, mia "cosa" o desiderio di "una cosa". Lo vediamo infatti nell'utero in affitto, l'incivile schiavitù moderna con la quale anche i sindacati scendono a patti, lo vediamo emergere dal fuoco di questa tragedia. Una tragedia non finita, una violenza che continua e proseguirà non solo sino alla fine delle indagini di Modena, non solo (come auspichiamo) sino alle indagini del Csm. Andrà avanti fino alla nostra conversione del cuore.
Non piangiamo sui pochi bambini morti in mare se poi uccidiamo il cuore e gli affetti delle decine di migliaia di bambini rapiti dalle proprie famiglie. Gli uni muoiono in mare per circostanze imprevedibili, gli altri li stiamo uccidendo noi con il nostro menefreghismo sistematico. Possiamo fare qualcosa, vogliamo farlo?

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 7 minuti) l'avv. Francesco Morcavallo, Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna, a Mattino 5 ospite di Federica Panicucci nel 2013 afferma che "in situazione di disagio sia sociale, sia economico, si interviene con strumenti autoritativi che sono simili a quelli degli ordinamenti totalitari". Per i 35.000 minori dati in affido in Italia ogni anno nel 99% dei casi non ci sono motivazioni derivanti da fatti concreti, ma solo giudizi soggettivi da parte da assistenti sociali e giudici. In pratica si tolgono i figli ai genitori per interesse di tipo economico da parte degli enti privati che gestiscono gli istituti che percepiscono soldi pubblici. Insomma: lo Stato ti porta via i figli come accade nei totalitarismi. Non basta punire i colpevoli di una singola vicenda come quella che è adesso sotto i riflettori, ma va eliminato il controllo dello Stato sulle famiglie limitando l'intervento della magistratura alle sole situazioni gravissime e con fatti accertati.


https://www.facebook.com/watch/?v=2844508662287532

Fonte: Notizie Provita, 18/07/2019

3 - QUESTA SCUOLA NON E' PIU' CATTOLICA, PAROLA DI VESCOVO
I dirigenti di una scuola superiore gestita dai gesuiti si rifiutano di obbedire al vescovo e di rimuovere un insegnante omosessuale
Autore: Ermes Dovico - Fonte: Sito del Timone, 22/06/2019

La storia che stiamo per raccontarvi è emblematica della crisi di fede che sta attraversando la Chiesa oggi. Da un lato c'è un vescovo che difende la verità sul matrimonio e la dottrina cattolica nella sua interezza, dall'altro ci sono degli uomini di Chiesa che hanno smarrito il senso della loro vocazione, anteponendo il mondo al bene delle anime.
La storia, riferita dalla Cna, viene dagli Stati Uniti, arcidiocesi di Indianapolis, dove una scuola superiore gestita dai gesuiti non sarà più riconosciuta come cattolica. Il motivo? In quella scuola, la Brebeuf Jesuit Preparatory School, opera un insegnante che ha contratto un «matrimonio civile con una persona dello stesso sesso», circostanza di cui l'istituto è venuto a conoscenza nell'estate del 2017, secondo quanto scrive in una dichiarazione il gesuita Brian Paulson, superiore provinciale del Midwest. Il fatto era tra l'altro divenuto pubblicamente noto attraverso i social network, generando quindi anche pubblico scandalo. Da allora l'arcidiocesi, retta da fine luglio 2017 dall'arcivescovo Charles Thompson, ha chiesto alla scuola cattolica di non rinnovare il contratto con l'insegnante, alla luce del suo stato di vita manifestamente contrario alla legge di Dio. Ma in questi due anni i dirigenti dell'istituto si sono sempre rifiutati di obbedire alla richiesta del vescovo.

TESTIMONIARE EFFICACEMENTE CRISTO
Da qui la decisione di monsignor Thompson, che in una dichiarazione resa pubblica il 20 giugno ha spiegato che tutti gli insegnanti di una scuola cattolica operano come «ministri» perché «è loro dovere e privilegio assicurare che gli studenti ricevano istruzione nella dottrina e pratica cattolica. Per testimoniare efficacemente Cristo, anche se non insegnano religione, tutti i ministri nelle loro vite professionali e private devono trasmettere e sostenere l'insegnamento della Chiesa cattolica». Perciò, alla luce del rifiuto dei vertici della scuola di risolvere il contratto con l'insegnante gay, «la Brebeuf Jesuit Preparatory School non sarà più riconosciuta come un'istituzione cattolica dall'Arcidiocesi di Indianapolis».
I dirigenti della Brebeuf, con in testa il presidente (il gesuita William Verbryke), hanno immediatamente risposto con una lettera aperta alla comunità scolastica in cui si afferma che «la nostra identità di istituzione cattolica gesuita rimane immutata». E sempre il 20 giugno c'è stata la già citata dichiarazione del provinciale Paulson, secondo cui la direttiva dell'arcivescovo violerebbe «la nostra coscienza informata» e costituirebbe «un preoccupante precedente per l'interferenza futura nelle attività della scuola».
«Riconosciamo che a volte alcune persone associate alla nostra missione prendono decisioni morali personali in contrasto con la dottrina della Chiesa; facciamo del nostro meglio per aiutarli a crescere in santità, tutti noi siamo amati peccatori che desiderano seguire Gesù», scrive ancora padre Paulson: eppure, presupposto per la crescita in santità non può che essere la rottura di un rapporto, come quello omosessuale, in aperta contraddizione con il disegno di Dio, e che da almeno due anni è motivo di scandalo innanzitutto per le centinaia di studenti che in quella scuola dovrebbero ricevere un'educazione cattolica. E certo non si aiuta l'insegnante gay, se lo si conferma come se il suo stato di peccatore manifesto fosse irrilevante.

IL CODICE DI DIRITTO CANONICO
Paulson ha reso noto che la sua Provincia farà ricorso contro la decisione di monsignor Thompson, prima appellandosi allo stesso arcivescovo, e poi, «se necessario, [presentando] ricorso gerarchico al Vaticano». Annuncio che è stato subito seguito dal tweet del gesuita James Martin, compiaciuto del fatto che la scuola stia «con i suoi impiegati Lgbt».
Difficile dire come andrà a finire. Certo è che il Codice di diritto canonico, in riferimento alle scuole gestite da ordini religiosi, pur richiamando al canone 806 «la loro autonomia sulla conduzione interna di tali scuole», afferma allo stesso canone che «al Vescovo diocesano [...] compete dare disposizioni che concernono l'ordinamento generale delle scuole cattoliche». In modo ancora più specifico, il canone 803 prescrive che «i maestri si distinguano per retta dottrina e per probità di vita». E aggiunge subito dopo: «Nessuna scuola, benché effettivamente cattolica, porti il nome di scuola cattolica, se non per consenso della competente autorità ecclesiastica».
Un'ultima nota: quella scuola è intitolata al missionario san Giovanni di Brebeuf (1593-1649), uno che insieme ad altri compagni gesuiti testimoniò Cristo fino al martirio. Preghiamo per la loro intercessione.

Fonte: Sito del Timone, 22/06/2019

4 - I TIFOSI DEL BOLOGNA PREGANO PER L'ALLENATORE
Il comunicato dei tifosi: ''Aiutiamo Mihajlovic a guarire con un pellegrinaggio alla Madonna di San Luca... non bastano i cori da stadio perché la vittoria viene da Dio''
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 22/07/2019

La malattia è sempre un brusco risveglio dal sonno delle illusioni mondane in cui tutti viviamo. Ci mette davanti la nostra finitezza di uomini, la miseria della nostra condizione mortale. A volte ci precipita nella disperazione.
Ma spesso la nostra gente, ancora intrisa di sensibilità cristiana, in queste circostanze sfugge alla disperazione guardando in alto e ricordandosi di avere una Madre premurosa e buona.
A Bologna guardando in alto si vede il Santuario della Madonna di san Luca che è da sempre meta di una grande devozione popolare. Si dice scherzosamente - alla Guareschi - che anche i bolognesi atei credono alla Madonna di san Luca.
Così alcuni tifosi del "Bologna calcio", saputo della malattia del loro popolare allenatore, Sinisa Mihajlovic, hanno lanciato un'iniziativa: "Amici e tifosi rossoblu, dobbiamo aiutare il nostro comandante Sinisa Mihajlovic e tutti i sofferenti a guarire dalla malattia... Non bastano - pur importantissimi - i nostri 'Forza Sinisa' o 'Vincerai anche questa battaglia'. Per chi crede, la vittoria viene da Dio. Domenica 21 luglio faremo un pellegrinaggio al Santuario della Madonna di San Luca, Madre dei bolognesi e Madre del Bologna. Reciteremo il rosario e, per chi può, parteciperemo alla S. Messa che sarà celebrata per Sinisa e per quanti - familiari e amici - sono nella prova. Siete tutti invitati. Forza Sinisa e forza Bologna".

SONO ARRIVATI IN MIGLIAIA
Così ieri - a sorpresa - sono arrivati in migliaia. Don Massimo Vacchetti, responsabile della diocesi per la pastorale dello Sport, a cui i tifosi hanno affidato la guida del pellegrinaggio, iniziando il rosario e il cammino verso il Santuario, ha ricordato - insieme a quello di Sinisa - anche i nomi di alcune persone comuni che, come lui, stanno lottando con la malattia. Poi, nella commozione generale, ha lasciato alcuni secondi perché ognuno ricordasse un nome che ha nel cuore, un amico che è nella sofferenza. C'era un silenzio incredibile.
Era presente anche la moglie di Sinisa. Anni fa Mihajlovic andò a Medjugorje con l'amico Paolo Brosio e incontrò una delle veggenti, Mirjana.
Dopo raccontò: "Io mi reputo un tipo duro, è difficile che pianga, ma là ho pianto più volte, non so perché. Quando sono uscito mi sono sentito tutto libero, una sensazione strana... Di solito io prego quando ho bisogno e questo non va bene".
Era andato per sostenere un'iniziativa di solidarietà di Brosio con gli orfani di quella terra devastata dalla guerra. Brosio, nei giorni scorsi, saputo della malattia, gli ha scritto su facebook: "Caro Sinisa, ti voglio bene, non perché sei un campione e sei famoso, ma perché tu nel 2009, in quel 12 maggio del 2009, sei stato fra i primi a credere nella mia conversione e ad aiutare gli orfani e gli anziani abbandonati di Suor Kornelija. Con te, Roberto Mancini, il presidente Percassi e tanti, tanti pellegrini e molti altri personaggi dello sport e dello spettacolo, abbiamo portato a termine due case grandi realizzate con il cuore di tante persone. Diciotto anziani e ventidue orfani hanno oggi le loro case. Pregherò la Madonna che stenda il Suo Mantello Celeste su di te e la tua famiglia. Ti voglio bene caro Sinisa e presto ci riabbracceremo a Bologna".

SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIÙ
La sensibilità di Mihajlovic al dolore degli altri è segno di una bella umanità e anche questo spiega perché tanti oggi sono solidali con lui. E hanno affidato alla Madonna lui e altre persone care.
"Il santuario della Madonna di san Luca" spiega don Massimo "per i bolognesi è il luogo, la casa, dove portare le fatiche, le sofferenze, le prove e le nostre speranze. Quindi i bolognesi vogliono portare su da lei il nostro allenatore, ma anche le tante persone che combattono quotidianamente la stessa battaglia, perché sono ammalate, persone che magari - non avendo la stessa notorietà di Sinisa - sono meno abbracciate da un affetto corale, a parte i familiari. Vogliamo portare tutti dalla Madonna perché lei li guardi".
La Regina del cielo fa molte grazie, dona il conforto, dà la forza di lottare e anche la guarigione. Ma la grazia più grande che la Madonna fa a tutti, se si sta nel suo abbraccio, è questa: scoprire che - qualunque esito abbia la malattia - la vita non finisce affatto, non finisce mai, perché è vero ciò che diceva la splendida Chiara Corbella: "Siamo nati e non moriremo mai più".

Fonte: Libero, 22/07/2019

5 - SULLA FAMIGLIA ANCHE QUESTO GOVERNO HA FALLITO
Il pur volenteroso Lorenzo Fontana lascia il Ministero della Famiglia senza aver fatto nulla più dei precedenti governi per sostenere famiglia e libertà di educazione (unico merito: aver difeso il Congresso di Verona)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/07/2019

I ministeri "simbolo" che la Lega ha rivendicato sin da subito erano due: quello degli Interni e quello della Famiglia. Il primo non ha certo bisogno di rimpasti di governo vista l'attività politica di Matteo Salvini nel contrasto dei migranti che gli sta facendo guadagnare sempre più voti. Il secondo invece è stato rimpastato ieri dopo un "blitz" che ha visto succedersi Lorenzo Fontana, destinato agli Affari Ue, a Alessandra Locatelli, giovane deputato del Carroccio proveniente da Como, città di cui è anche vicesindaco.
Le ragioni di questo avvicendamento sono un po' fumose. C'era sul piatto - e non era un mistero - il fatto che Fontana desiderasse tornare alle sudate carte europee dove si era già fatto notare nel corso della sua attività di europarlamentare. Del nuovo ministro invece - che ieri ha giurato davanti al presidente Matterella - non sappiamo granché. O meglio: non conosciamo quale sia realmente la sua politica più o meno pro family. Non si conoscono sue prese di posizione a favore della famiglia naturale né volte a contrastare il declino demografico. Eppure si tratta di un ministero che per poter avere forza deve essere costruito con forti convinzioni. Comunque, la vedremo al lavoro.
Quel che è certo è che i ministri si cambiano quando non sono più indispensabili o simbolici in quel posto e dato che Fontana è sempre stato accusato di essere un integralista cattolico, è curioso che il cambio sia avvenuto proprio nello stesso giorno in cui il sottosegretario Cinque stelle Spadafora accusava di sessismo il ministro Salvini senza per altro ricevere le scuse.

LUCI E OMBRE
Che Fontana abbia spesso ricevuto critiche per le sue idee decise in termini di famiglia naturale è un dato di fatto. È stata un po' la costante dei suoi 16 mesi al governo. E forse a onor del vero, va detto che quell'etichetta ha condizionato un po' la sua azione. Soprattutto se si provasse a fare un bilancio della sua azione di governo.
Bilancio che diventa automaticamente anche un promemoria per l'ideale passaggio di consegne con il successore, che è donna e quindi si spera meno etichettabile dagli avversari politici.
È un bilancio in chiaroscuro quello che lascia Fontana. Anzitutto bisogna riconoscergli il merito politico di aver contribuito a riaccendere in Italia il dibattito sull'inverno demografico e di aver provato ad alzare la testa per un modello di sviluppo non sostituzionista, ma che incentivasse i figli. La sua strenua difesa del Congresso della Famiglia di Verona dagli attacchi ricevuti va in questo senso ed è un merito politico da ascrivergli, che ha consentito a far uscire dalle secche dell'anonimato chi si batte da anni per il sistema famiglia.
Importante, anche se non decisiva, è stata l'attivazione di una Carta famiglia che può essere a tutti gli effetti la sua novità e che il successore ora ha il dovere di attuare. Fontana ha stanziato 3 milioni di euro per convenzioni a favore delle famiglie. Indiscutibile il significato politico, un po' meno però il beneficio concreto dato che ad oggi le convenzioni con il Ministero dei Trasporti, della Scuola e dei Beni Culturali, con le catene di supermercati e le concessionarie non sono state fatte. E questa è un'attività che deve fare il ministero dato che Fontana aveva meritoriamente ascritto a sé la partita, finita nel dimenticatoio dai tempi del ministro del lavoro Poletti.
Ma è chiaro che l'obiettivo di Fontana fosse sopravvivere in vista di un ritorno alla sua materia, l'Europa. E quindi tocca fare i conti anche con gli insuccessi.

INSUCCESSI SIGNIFICATIVI
I più significativi vengono proprio sul versante del rimettere al centro la famiglia. Nonostante le polemiche con il ministro del lavoro Di Maio, la riforma degli assegni famigliari ad oggi è a un binario morto. Il decreto che stanzia una cifra dai 300 ai 500 euro al mese per figlio è ancora fermo e non è nemmeno passato al vaglio del Consiglio dei ministri. Si riuscirà ad approvare la riforma in tempo per inserirla in legge di bilancio e partire così già dal gennaio 2020? Dipenderà dalla determinazione della nuova titolare della famiglia, ma i tempi stringono. Quel che è certo è che la riforma non è ancora arrivata in Parlamento e rimane così lettera morta.
Anche per quanto riguarda il segmento delle tasse, Fontana non sembra essersi speso quanto avrebbe dovuto con i colleghi che in questi mesi stavano lavorando alla flat tax. Flat tax che, così come è emerso, penalizza fortemente le famiglie numerose. Questo Fontana lo sapeva, ma non sembra aver fatto molto per incidere in fase di scrittura della riforma se è vero che a incontrare i padri della tassa piatta leghista, Armando Siri e Massimo Garavaglia, per fare presente l'assurda discriminazione, si è incaricata l'Associazione Famiglie Numerose. Un interessamento politico del ministero preposto avrebbe sicuramente aiutato di più.
Stesso discorso per il comparto della scuola: il ministro non è mai intervenuto a favore della libertà di educazione e i temi del costo standard e del buono scuola - che interessano tantissimo le famiglie - non sono mai stati toccati.
Sì, c'è stata anche stavolta una politica di bonus pannolini e altri generi, ma questo lo hanno fatto anche altri governi e soprattutto non è con questo che si mette davvero al centro la famiglia dopo il declino demografico.
Declino che va visto non solo in ottica sostegno alla maternità, ma che, se vogliamo essere seri, va considerato anche in ottica antiabortista. Chi lavora al Progetto Gemma sa quanto incida la povertà. Ridurre gli aborti significa incentivare la maternità e viceversa. E disincentivare l'aborto lo si fa anche attraverso misure forti. Di tutto questo non è stato fatto nulla ed è un'altra occasione persa. L'ennesima, che brucia di più perché ad opera di un governo che fin da subito si era detto a favore della famiglia. Ora avanti un altro, sperando che non sia una perdita di tempo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11/07/2019

6 - LE ONG NON SALVANO VITE UMANE, MA LE METTONO APPOSTA IN PERICOLO
Lo scopo è solo di favorire l'invasione (ad es. la Sea Watch costa 3 milioni di euro l'anno, ma con questi soldi si potevano mantenere 200 mila africani a casa loro)
Autore: Bruno Tinti - Fonte: Italia Oggi, 02/07/2019

Io continuo a pensare che l'impossibilità di confrontare serenamente e razionalmente le opinioni dipenda da Internet. [...] È quello che sta succedendo con la vicenda della Sea Watch.
La moltitudine dei difensori della Ong (di tutte le Ong che operano nel Mediterraneo) e del capitano Carola Rackete sostiene questo sillogismo:
a) Premessa maggiore: la vita umana è bene primario.
b) Premessa minore: le Ong salvano vite umane.
c) Conclusione: per salvare vite umane (beni primari) si può violare ogni norma che tuteli beni secondari.
Si tratta in realtà di un paralogismo: la premessa minore è erronea. Le Ong non salvano vite umane. Al contrario le mettono intenzionalmente in pericolo. Quello che vogliono è favorire la migrazione. A questo scopo ogni Ong si è data una struttura economica e operativa.
Fausto Biloslavo su Il Giornale, ha fornito informazioni impressionati: «Sea Watch è costata nel 2018 oltre un milione e mezzo di euro (lavori in cantiere dell'anno prima e due gommoni). Si devono aggiungere 304.069,65 euro per spese equipaggio e personale amministrativo a Berlino e Amburgo. Ancora: viaggi e voli di equipaggi e attivisti: 61.980,36 euro, assicurazione, ormeggi e tasse portuali: 100mila euro, viveri per equipaggio e migranti: 36.456,76 euro, telecomunicazioni: 22.661,23 euro, carburante: 80mila euro, manutenzione: 77mila euro, «fornitori di servizi esterni» (?): 102.172,57 euro, spese burocratiche: 192 mila euro, team italiano (lobbisti): 62.815,17. Ci sono poi due aerei, uno costato 100.000 euro che ha compiuto un'operazione (?) 262.435,00 euro. Carburante e tasse aeroportuali: 162.360,00 euro. Totale, circa 2.700.000 euro, pagati dalla federazione evangelica tedesca.»

SALVARE VITE È UNA SCUSA
Dunque, «salvare vite» è costato, nel 2018, quasi 3 milioni di euro. Tempo fa ho appreso che un immigrato (clandestino, che si era rivolto al mio studio legale, imbarcatosi in Libia dopo un lungo viaggio attraverso mezza Africa) ha mantenuto per oltre due anni la sua famiglia in Bangladesh con i 2,5 euro giornalieri che riceveva dallo Stato durante il periodo di attesa della sentenza definitiva sul suo diritto a ricevere il permesso di soggiorno.
Cinque persone (padre, madre, fratello, moglie del fratello e bambina) hanno vissuto per oltre due anni con 75 euro al mese. I 3 milioni spesi per la Sea Watch avrebbero mantenuto in vita ogni anno 200 mila persone. A casa loro. Da dove non avrebbero avuto motivo di allontanarsi per affrontare un viaggio attraverso Somalia o Etiopia, poi Mali o Niger o Sudan, infine Libia (il mio clandestino ci ha impiegato un anno e mezzo), e alla fine un soggiorno di imprecisata durata nei famigerati lager libici. Né avrebbero avuto motivo di imbarcarsi su gommoni malsicuri con elevata probabilità di affogare.
Dubito che Sea Watch abbia, nel 2018, «salvato 200 mila vite». Ma, se anche tante fossero state, il «salvataggio» ha avuto come ineliminabile conseguenza, l'abbandono in un Paese straniero che non le voleva, il passaggio in clandestinità e –soprattutto- la mancanza di mezzi di sussistenza alle famiglie rimaste nei Paesi di origine. Chiunque, anche Sea Watch, capisce che i tre milioni di euro all'anno sono stati proprio buttati dalla finestra. Allora, perché?

IL VERO SCOPO È FAVORIRE L'INVASIONE
Prima di rispondere alla domanda, un'altra considerazione. Un migrante disperato attraverserebbe il canale di Sicilia a nuoto? Ovviamente no, se non per uscire dalla sua disperazione con il suicidio. Eppure, se sapesse che Sea Watch e le altre Ong non lo raccoglieranno, che il mare è un deserto dove si troverà solo, solo questo gli rimarrebbe da fare. Oppure potrebbe rinunciare a migrare.
Dunque è assolutamente evidente che la massiccia migrazione attraverso il Mediterraneo è dovuta alla ragionevole certezza o rilevante probabilità (in realtà non tanto rilevante ma la disperazione è una molla potente) che qualcuno li raccoglierà.
D'altra parte che le Ong siano lì per questo, che gli aerei pattuglino la zona per questo, che ci siano accordi tra Ong e trafficanti libici (metteteli in mare e noi arriveremo) lo sappiamo noi e lo sanno loro. Allora è evidente che la causa prima della necessità di «salvare vite» sta proprio nella predisposizione dell'operazione di salvataggio. Mettiti in pericolo e io verrò a salvarti.
La risposta al «perché» adesso è facile. Sea Watch e le altre ritengono che favorire la migrazione dai Paesi poveri ai Paesi ricchi sia cosa buona e giusta. Quindi si organizzano per trasportare i migranti. Naturalmente non possono mettere in piedi un servizio navetta ufficiale, prelevandoli in territorio libico e sbarcandoli in Europa (sul dove in Europa si apre un altro discorso).
Quindi li «salvano» in mare. Che è come dire: la casa in cui abiti è pericolante e insalubre; assicurala e dalle fuoco; io sono pronto a portare una scala fino al terzo piano e a «salvarti»; l'assicurazione ti darà un po' di soldi e tu ti rifarai una vita. Tutti contenti. Meno l'assicuratore. Ma chi se ne frega.
Tutto questo ha, deve avere, conseguenze penali; ne parlerò. Ma al momento è evidente che le ipocrite ammonizioni lanciate al nostro Paese («salvare vite non può mai essere un reato») sono non pertinenti. C'è chi lo sa benissimo e parla imbiancando i suoi sepolcri; e chi non capisce niente: ma «l'ho letto su Internet».

Fonte: Italia Oggi, 02/07/2019

7 - SULL'UCCISIONE DI VINCENT LAMBERT NESSUN COMPROMESSO E' ACCETTABILE
Se per la Chiesa il dialogo diventasse l'unico valore non negoziabile, chi annuncerebbe la verità sulla vita umana a questo mondo perverso?
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/07/2019

Ho letto la sconcertante posizione del presidente della Pontificia Accademia per la Vita sull'uccisione di Vincent Lambert: innanzitutto Dio non viene neanche nominato, il senso religioso è assente, e si parla di un generico "amore che sconfigge la morte", ma a me risulta che non sia un sentimento a vincere il dramma che incombe su di noi: è invece una persona, Gesù Cristo in croce, con il mistero della passione che ha sconfitto la morte.
Per il resto, l'articolo uscito su Famiglia Cristiana è tutta un distinguo, un invito alla cautela, un richiamo al dialogo, mi raccomando non litighiamo mentre ammazzano un uomo. Ma per invitare al dialogo bisogna sottilizzare, confondere le acque, è necessario non chiamare le cose con il loro nome (c'era uno che diceva il vostro parlare sia sì, sì, no, no, tutto il resto viene dal maligno). Allora diciamolo chiaramente, a Vincent Lambert non sono state sospese le cure, non si è "lasciato che morisse": è stato ucciso attivamente, fatto morire di fame e di sete. Non sono state sospese le cure. Non era un malato terminale. E non è stata eutanasia, parola evocata da Paglia. Intanto perché non è eu (buona) per niente, ma una tortura crudele durata dieci giorni (una fibra piuttosto resistente per un malato terminale, che infatti non era terminale per niente, lo ripeto). E poi perché appunto è stata una morte inflitta con le deprivazioni atroci che non augurerei a nessuno di sperimentare. C'era una famiglia, c'erano tanti amici che erano pronti a farsi carico di lui a proprie spese, invece sono stati cacciati dalla stanza, e per salutare il proprio figlio torturato hanno dovuto esibire i documenti. Che dialogo vuoi fare in questi casi. Già non imbracciare un bazooka vuol dire avere dialogato, già avere opposto una resistenza per vie legali vuol dire avere dialogato. se succede a un mio figlio mi do fuoco dentro all'ospedale.

IL DIALOGO NON È UN VALORE ASSOLUTO
Vorrei però soprattutto dire a monsignor Paglia che il dialogo non è un valore assoluto: il dialogo è uno strumento, è un metodo, e avviene necessariamente così: la mia posizione è questa, la tua è quella, io posso arrivare fino a qui, ma c'è un punto oltre al quale non si va. Cibo e acqua non sono cure. E in un mondo che va compatto, inarrestabile, come un caterpillar con tutti i suoi soldi e i canali di comunicazione, il dialogo può arrivare solo fino a un limite invalicabile. Cerco di spiegarti con calma e non ti aggredisco, ma se stai uccidendo mio figlio prima lo salvo, poi parliamo.
È rimasta solo la Chiesa ad affermare che ogni vita è sacra dall'inizio alla fine naturale, perché pensata e voluta da Dio prima che il mondo esistesse. Dio ce la può togliere in qualsiasi momento, in un soffio, quando vuole. Non accanirsi a curare va bene, ma far morire di fame e di sete è un'altra cosa. Il mondo, i radicali, l'amico di monsignor Paglia, Marco Pannella, pensano che sulla vita si possa esercitare un giudizio. A volte vale la pena, a volte no, se non rispetta certi standard, o se la volontà del malato va in un altro senso. La Chiesa non dice questo. Il dialogo possibile non è: veniamoci incontro a metà strada, perché se apriamo il capitolo "Giudizio sulla qualità della vita", o sul mio volerla vivere o meno, è il caos. Si cominciano a eliminare i malati rompiscatole, i depressi, quelli che non hanno speranza di guarire, i disabili gravi. E si va su un piano inclinato pericolosissimo (già oggi ci sono persone che hanno paura a portare in ospedale i propri figli disabili).

LA MISSIONE DELLA CHIESA
Mi chiedo: è leggerezza o dolo? Perché nel momento in cui un malato non terminale viene ucciso semplicemente togliendogli la flebo che lo nutriva e lo idratava, quindi viene ucciso attivamente, Paglia ricorda che "Papa Francesco ci ha peraltro ricordato che occorre evitare un indiscriminato prolungamento delle funzioni biologiche, perdendo di vista il bene integrale della persona"? Qui il Papa si riferiva all'accanimento terapeutico, ma l'acqua non è una terapia. Perché citarlo ora? E comunque, qual è il bene integrale della persona, se non essere amato, e accudito fino alla fine della vita? Vincent era importante per la sua famiglia, e già questo dava un senso alla sua vita. Ma anche quelli che non sono importanti per nessuno lo sono per Dio, e se questo non lo ricorda la Chiesa, chi lo ricorda?
Il popolo di Dio, già circondato da un mondo che va aggressivamente in un'altra direzione, trema di fronte a pastori che, in nome del dialogo, in nome dei maestri spirituali (così Paglia ha definito il padre della legge che ha ucciso sei milioni di bambini in Italia, Pannella) smettono di tenere accesa la speranza che ci viene solo da Cristo e non dalle " forze che la cultura ha sempre mobilitato nella storia dell'umanità, in tutte le sue espressioni simboliche, da quelle artistiche a quelle religiose, offrendo ragioni per vivere". A me non me ne frega niente (licenza poetica) delle forze simboliche e tanto meno di quelle religiose: io voglio essere amata, e da uno pronto a morire per me, uno che non è stato geloso della sua natura divina, ma venuto a farsi uomo e a morire crocifisso per me, una cosa che non c'entra niente coi simboli e la religione. Una persona viva qui, oggi e presente adesso vicino a me. Questo solo dà senso alla vita, e che non lo sappia Pannella passi, mi dispiace per lui (adesso però lo avrà capito). Che una parte della Chiesa - una parte minoritaria ma purtroppo con un incarico molto significativo - smetta di annunciarlo è davvero un dramma. Spetta a noi, soldati semplici di questo scalcagnato popolo, ricordarlo. E affiancare i tanti consacrati che in nome di Cristo assistono i malati eroicamente, nel silenzio.

Nota di BastaBugie: riproponiamo il video straziante (durata: 1 minuto e mezzo) dove Vincent dimostra di non voler morire e piange quando i genitori gli comunicano che i medici dell'ospedale di Reims, in Francia, hanno iniziato ad eseguire la sua condanna a morte. La mamma prova a consolarlo. Paese strano la Francia: è vietata la pena di morte per i colpevoli, mentre viene eseguita tale pena per gli innocenti!


https://www.youtube.com/watch?v=1mKWzR11VVU

TUTTE LE MENZOGNE DI GIORNALI E TELEVISIONI SU VINCENT LAMBERT
Il 42enne francese non è in fin di vita, respira autonomamente e non è attaccato a nessuna macchina
di Tommaso Scandroglio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5661

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/07/2019

8 - URSULA VON DER LEYEN, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA: LA PEGGIORE SCELTA POSSIBILE
La neo presidente della Commissione porterà avanti la parità di genere, l'ambientalismo stile Greta e porte aperte ai migranti (ovviamente il cristianesimo è assente)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 18/07/2019

Se il buongiorno si vede dal mattino, l'avventura della tedesca Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea non è cominciata molto bene. Non solo perché ha strappato l'approvazione del Parlamento europeo per appena nove voti, con il determinante appoggio del Movimento 5 stelle (quelli del cambiamento che sferzavano il Ppe), non solo perché è stata scelta con «una poco trasparente manovra di palazzo» (Corriere), ma anche perché dalle priorità indicate, e da come le ha esposte, si deduce una «sostanziale assuefazione allo status quo» che «non riavvicina l'Europa ai cittadini» (ancora Corriere).

SE VOTARE CAMBIASSE QUALCOSA NON CE LO LASCEREBBERO FARE
Nella nomina di Vdl, spiega Paolo Lepri sul Corriere, «l'unica innovazione minore partorita negli anni passati, cioè l'indicazione agli elettori dei capilista candidati alla guida della Commissione», è stata sconfessata. Ma rendere il governo dell'Unione Europea più democratico non era uno degli obiettivi? Come sottolineato da Andrea Bonanni su Repubblica, «dietro il pasticciato paradosso di una candidata che non prende tutti i voti dello schieramento in cui si riconosce, e ne prende invece dal fronte teoricamente avverso, c'è il peccato originale della scelta operata dai capi di governo al vertice che l'ha nominata. In quella riunione, i leader hanno di fatto affossato il sistema degli "Spitzenkandidaten", che riconosceva al Parlamento il diritto di indicare i concorrenti dei vari partiti per la guida della Commissione. Questa scelta ha lasciato ferite profonde».
Il governo italiano si è spaccato sull'elezione di Vdl (M5s ha votato sì, la Lega ha votato no), così come quello tedesco. Speriamo che questa scelta del partito di Matteo Salvini non pregiudichi l'affidamento all'Italia di un commissariato di peso. Di sicuro non fa ben sperare il fatto che Vdl, che nel suo discorso programmatico ha lisciato il pelo a tutti (ma proprio a tutti) gli schieramenti per implorarne i voti, abbia voluto tracciare un'unica linea di demarcazione: quella tra europeisti e populisti. Quelli cioè che, a ragione o a torto, hanno interpretato i timori della maggioranza dei cittadini europei a riguardo di un'Unione troppo fissata sul rapporto deficit/Pil e poco attenta alle esigenze dei singoli paesi. Non è un buon segnale.

PARITÀ DI GENERE E AMBIENTALISMO (STILE GRETA)
Come scrive Stefano Stefanini sulla Stampa, «chi cercava nella nuova Presidente nuovi slanci europeisti sarà forse rimasto deluso». È così. Molte delle emergenze presentate da Vdl al Parlamento europeo, non sono tali per la stragrande maggioranza dei cittadini europei. A partire dalla parità di genere. Il nuovo presidente ha assicurato che «se gli Stati membri non proporranno abbastanza donne commissarie, non esiterò a chiedere nuovi nomi». Questo non è esattamente il criterio meritocratico che dovrebbe guidare la scelta dei commissari e che tutti si aspetterebbero.
Per conquistare il cuore dei Verdi (che non l'hanno votata comunque), Vdl ha proposto un Patto verde e una legge europea sul clima affinché il nostro continente «raggiunga la neutralità carbonica entro il 2050». Greta Thunberg sarà sicuramente andata in brodo di giuggiole, ma come sottolinea il Giornale si tratta di un piano da «mille miliardi di euro» in un momento in cui i paesi dell'Ue crescono dello zero virgola. Vdl assicura che «guiderà negoziati internazionali» ma se il punto di partenza, come sembra, è sempre quello degli accordi di Parigi o del protocollo di Kyoto, è probabile che ottenga gli stessi risultati. Cioè nessuno.

PORTE APERTE AI MIGRANTI
Vdl ha spiegato che «non ci possono essere compromessi, in mare c'è l'obbligo di salvare vite» e ha strappato un'applauso facile all'Aula. Ma la crisi migratoria che ha colpito e diviso aspramente l'Europa va oltre questo assunto. Sulla solidarietà necessaria dei Ventotto verso chi è in prima linea nel salvataggio di vite umane, come l'Italia, e sulla redistribuzione dei migranti, ha promesso che proporrà «un nuovo patto». L'intento sembra positivo e la speranza è che sia diverso da quelli volontari proposti dalla sua mentore Angela Merkel, che si sono rivelati un buco nell'acqua.
Von der Leyen ha dispiegato un bel libro dei sogni pieno di tanta retorica buonista e politicamente corretta, ma poca concretezza. Ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte per compiacere tutti e raccattare voti a destra e a sinistra, senza riuscire del tutto nel suo intento. Le sue dichiarazioni passate sulla necessità dell'austerità mal si sposano con la promessa di permettere più flessibilità. Innovazioni che vadano verso una maggiore integrazione come bilancio unico dell'Eurozona o esercito comune sembrano già accantonate. Vdl ha citato Pericle: «Il segreto della felicità è la libertà, il segreto della libertà è il coraggio». Parlando della «culla dell'Europa» si è dimenticata di citare il cristianesimo, ma questa non è una novità. Di coraggio vero, nel suo discorso e nella sua nomina, se ne è visto davvero poco.

Fonte: Tempi, 18/07/2019

9 - OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 11,1-13)
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete
Fonte Il settimanale di Padre Pio

«Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Anche noi, come i Discepoli del Vangelo, dobbiamo imparare a pregare e le letture di questa domenica ci danno dei preziosi insegnamenti. La prima lettura ci riporta l'episodio di Abramo che intercede per le città di Sodoma e Gomorra. In queste due città dilagava il vizio contro natura. Dio disse ad Abramo: «Il grido di Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave» (Gen 18,20). Dio voleva distruggere quelle città per i peccati dei loro abitanti, ma per le insistenti preghiere di Abramo, se avesse trovato anche solo dieci giusti tra i loro abitanti, Egli non le avrebbe annientate.
Questo episodio ci insegna quanto è importante la preghiera delle anime buone. Essa trattiene i giusti castighi che ci meritiamo. Per questo motivo un tempo, quando vi era una fede più viva, le nostre città facevano a gara per avere dei monasteri ove ci fosse chi, notte e giorno, pregasse per tutti gli abitanti. Avere questi monasteri era per loro la migliore protezione contro i mille pericoli che incombevano, pericoli di nemici, pericoli di cataclismi, pericoli di pestilenze, pericoli di ogni genere. La presenza di quelle anime oranti era molto importante soprattutto per ottenere la grazia più grande, la grazia della salvezza eterna.
Tante volte capita che qualcuno si raccomandi alle preghiere di qualche anima consacrata. Questa consuetudine è molto bella e riflette la consapevolezza che la nostra preghiera è debole e che abbiamo bisogno di qualcuno che preghi per noi. Vogliamo soprattutto ricorrere alla preghiera della Beata Vergine Maria. Ella tutto ottiene ai suoi figli, soprattutto a quelli che a Lei ricorrono. In un Santuario mariano mi è capitato di vedere che l'icona raffigurante la Madonna presentava qualcosa di particolare. Il pittore aveva raffigurato la Vergine con le mani giunte, in atteggiamento orante, e le mani erano grandi, leggermente sproporzionate rispetto al volto. In un primo momento pensai che quella sproporzione fosse frutto della mancanza di abilità del pittore. Solo in un secondo momento mi spiegarono che quello non era uno sbaglio ma era proprio nell'intenzione del pittore, il quale, con quelle mani grandi, voleva significare la potenza dell'intercessione di Maria. Affidiamoci anche noi alla sua preghiera e troveremo sempre aiuto e protezione.
Nel Vangelo troviamo altri preziosi insegnamenti. Prima di tutto, Gesù insegna ai Discepoli la preghiera del Padre nostro. Questa è la preghiera per eccellenza. Ogni altra preghiera deve riflettere nei contenuti questa meravigliosa orazione uscita dal Cuore e dalle labbra del Salvatore. Essa ci insegna a ricercare al di sopra di tutto la gloria di Dio, l'adempimento della sua Volontà, ben sapendo che Dio, Padre buono, si prenderà cura della nostra vita. Essa ci insegna a riconoscere le nostre colpe, a domandare umilmente perdono, con il dovere però di perdonare anche noi il nostro prossimo. Sarà una cosa molto bella meditare lentamente questa preghiera, assaporandola parola per parola.
Nel proseguo del Vangelo, Gesù ci insegna ad essere insistenti nella nostra preghiera. Dobbiamo imitare quell'uomo che andò a bussare a mezzanotte per chiedere del pane. Se non venne esaudito per amicizia, venne comunque esaudito per la sua insistenza. Ci sono delle parole che devono animarci a pregare con grande fiducia. Gesù ci dice: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9). Con la preghiera noi bussiamo al Cuore di Gesù e troveremo tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Una cosa, soprattutto, ferisce il Cuore del nostro Salvatore: la nostra diffidenza. Proponiamoci di non dare più questo dispiacere a Gesù, ben sapendo che, se non otteniamo ciò per cui preghiamo, otterremo qualcosa di ancora più grande. Forse ora non siamo in grado di accorgercene, solo un giorno lo comprenderemo.
Infine, Gesù ci insegna la Bontà di Dio Padre: «Se voi che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Lc 11,13). Dio ascolterà le nostre preghiere, non perché noi siamo buoni, ma perché Egli è buono e desidera aiutarci. Ogni nostra preghiera sarà sempre ascoltata da Lui, nella misura della nostra umiltà, fiducia e perseveranza.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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