BastaBugie n°624 del 07 agosto 2019

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1 L'ANTICRISTO E' TRA NOI... MA POCHI SE NE ACCORGONO
C'è chi lo immagina con un'ascia in una mano e una bomba atomica nell'altra, ma in realtà è molto più attraente e falsamente buono (facciamo alcuni esempi)
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 A CHE SERVE CURARE LA VITA TERRENA, SE NON SI PENSA A QUELLA ETERNA?
Che genitore sei se ti mostri senza fede né virtù innanzi ai tuoi figli, se vivi disordinatamente e ti preoccupi più del loro avvenire terreno che di quello eterno?
Autore: don Dolindo Ruotolo - Fonte: I Tre Sentieri
3 VIETATO CRITICARE GRETA (O TWITTER VI CANCELLA L'ACCOUNT)
Una deputata cattolica francese critica la lezioncina che la 16enne svedese ha tenuto nel parlamento, ma scatta la censura del pensiero unico (grazie anche alla legge Avia per porre il bavaglio alle voci sgradite in internet)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
4 PERCHE' LA FRANCIA E' UN OBIETTIVO PRIORITARIO DEL TERRORISMO ISLAMICO
L'Europa deve prendere coscienza dei gravi rischi che corre se non contrasta la presenza musulmana (VIDEO: l'Occidente non ha capito nulla dell'islam)
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: Analisi Difesa
5 MORTO IL BRACCIO DESTRO DI POL POT
Il Partito Comunista cambogiano dei Khmer Rossi uccise 2 milioni di persone in quattro anni: fu vero comunismo? Certamente! Era vero e puro comunismo
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA VISIONE CRISTIANA DELLA POLITICA
Si può comandare solo se si riconosce di essere suddito del Re dei Cieli (VIDEO: Gandalf incorona Aragorn)
Fonte: I Tre Sentieri
7 VI SIETE CHIESTI PERCHE' A SCUOLA CI FANNO STUDIARE GIACOMO LEOPARDI E NON SUO PADRE?
Il conte Monaldo Leopardi è un'importante figura della storia, della cultura e della letteratura italiana a cavallo tra '700 e '800, ma... è davvero cattolico (e questo il pensiero unico dominante non può perdonarglielo)
Autore: Gianandrea de Antonellis - Fonte: Radici Cristiane
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: IL LIBRO DI HEIDI MI HA COMMOSSO
Particolarmente bello è quando Clara va in montagna da Heidi e capisce l'importanza della preghiera (anche quando sembra che Dio non ascolti)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XIX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 12,32-48)
Nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
10 OMELIA SOLENNITA' ASSUNTA - ANNO C (Lc 1,39-56)
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
Fonte: Maranatha

1 - L'ANTICRISTO E' TRA NOI... MA POCHI SE NE ACCORGONO
C'è chi lo immagina con un'ascia in una mano e una bomba atomica nell'altra, ma in realtà è molto più attraente e falsamente buono (facciamo alcuni esempi)
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/08/2019

L'Anticristo gode di una spettacolare mitologia. Lo immaginiamo con le zanne che grondano sangue, una via di mezzo tra Hitler e Gengis Khan; anzi una somma dei due, e con una pennellata di Pol Pot a completare, un'ascia bipenne in una mano e il pulsante della bomba atomica nell'altra. In realtà, in tutto il Nuovo Testamento l'unico punto in cui troviamo la parola Anticristo, declinata sia al singolare sia al plurale, è nelle prime due lettere di Giovanni: «Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi... Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L' anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre. ...ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell'anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1Gv 2,18.22s. 4,2-3). «Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!» (2Gv 1,7).
Accanto all'Anticristo e al suo servizio operano "molti seduttori". Con questi termini Giovanni, l'evangelista, indica coloro che ri-nati in Cristo nella Chiesa, hanno finito per negare la divinità di Cristo.
Il tema è ripreso da Sant'Agostino nel libro XX del De civitate Dei, dove spiega che con il termine Anticristo non dobbiamo intendere «il capo stesso, ma in senso figurato tutto il suo corpo, cioè la moltitudine di uomini che a lui appartiene come capo». Questi anticristi, che san Giovanni indica anche come seduttori, sono gli uomini empi che corrompono con eresie il Vangelo della salvezza: «Prima della fine, in quest'ora che Giovanni considera l'ultima, sono usciti dalla Chiesa molti eretici, che egli reputa come molti anticristi, così alla fine usciranno da essa tutti coloro che non apparterranno a Cristo, ma all'Anticristo, e allora si manifesterà» (19,2).
Il concetto di Anticristo è teologico, e noi sappiamo che ce ne saranno molti. Perciò, non stupiamoci troppo se i gesti anticristici pullulano in mezzo a noi. È specificato nel Nuovo Testamento, messo nero su bianco nelle lettere di Giovanni e di Paolo, e spiegato (non solo) da Sant'Agostino che ce ne saranno. Gli errori anticristici sono errori teologici così gravi da contraddire Cristo, fino a negarne la divinità. Possiamo definire quindi un gesto anticristico una predicazione (o qualunque altra comunicazione) dove si contraddica Cristo e quindi inevitabilmente se ne neghi la divinità: Cristo figlio di Dio non può sbagliarsi, non può essere superato dai tempi, certamente ha fatto in modo che a noi giungessero le sue vere parole.
I gesti anticristici sono stati sempre presenti nella storia della Chiesa, e oggi non mancano. Anzi, ce ne sono molti e tutti "buoni". Se il gesto anticristico fosse, con le zanne piene di sangue, dichiarare che è bello frullare i bambini, verrebbe immediatamente bollato come malvagio e nemico dell'uomo. Il gesto anticristico è, con espressioni sdolcinate, correggere con misericordia la generosità infantile di chi si ostina ad accanirsi a somministrare terapie a chi è molto malato e, malgrado tutto, chiede ancora di vivere amato da sua madre, da suo padre e dai suoi amici. Così, per non mancare di misericordia, c'è il gesto anticristico di approvare chi aiuta le mamme a liberarsi dei figli che credono di non volere e, per evitarci il disturbo (e il turbamento) di pensare riciclano gli aborti con la spazzatura e concimano il mondo.

ALCUNI GESTI ANTICRISTICI
Ma ci sono alcuni gesti anticristici che negli ultimi anni hanno caratterizzato la vita della Chiesa e che vale la pena ricordare. Sempre nella prospettiva della bontà, per tranquillizzare tutti, nel luglio del 2016 monsignor Galantino a Cracovia dichiarava ai giovani radunati per la GMG che, grazie all'intercessione di Abramo, Sodoma è stata salvata. Galantino con santa leggerezza contraddiceva l'Antico Testamento e Gesù Cristo, al cui servizio egli è. E poco importa che più volte nei Vangeli il suo Maestro (divino) ricordi la distruzione di Sodoma come esempio dell'irriducibile giustizia divina. Forse è stato per ignoranza ma il monsignore giunto ormai ai vertici della gerarchia, ha compiuto con disinvoltura un gesto e un segno anticristici, nel silenzio quasi generale, spiegando che le cose sono andate diversamente da quanto la Parola di Dio garantisce. È scritto infatti che «nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti» (Lc 17,29). Negli anni 63-64 a Roma, prima di dare la sua vita per Cristo, Pietro scrive: «[Dio] condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. (2Pt 2,6)
Nel febbraio 2017 il generale dei Gesuiti, padre Arturo Sosa, il Papa Nero, ci ha informato che le parole di Cristo non hanno valore assoluto, ma vanno contestualizzate e interpretate, perché i Vangeli non sono credibili, visto che all'epoca non c'erano i registratori. Egli non crede che Cristo, che ha avuto la potenza di risuscitare al terzo giorno, ha avuto anche la potenza di fare giungere a noi incorrotte le sue parole. Chi ne dubita non crede che Egli è il Verbo eterno del Padre, il Creatore e il Redentore nostro. E così si identifica come seduttore.
Padre James Martin, l'incantevole gesuita color arcobaleno a sei colori (manca quello azzurro del cielo!) pretende che la Chiesa chieda perdono ai sodomiti, perché l'uso a scopo ricreativo dell'ultima porzione del tubo digerente (con tutti i problemi sanitari che comporta) secondo lui è una scelta giusta, perché congenita e irreversibile. Ad essere sbagliati sono il Vecchio e il Nuovo Testamento e Cristo, che si dichiara Figlio di un Padre che è Dio degli Eserciti e che ha distrutto Sodoma. È vero: le parole di padre Martin contraddicono Cristo, ma non è lui il cattivo! Egli non solo è molto "buono" e ricco di misericordia verso tutti i gay che vogliono continuare a esserlo, ma nega persino l'esistenza di ex gay. Dio ama tutte le sue creature, ma non i loro peccati, perché sa che il peccato le precipita in basso, mentre la conversione le spinge in alto, nelle braccia dell'Altissimo. Un cattolico non può contraddire la Parola di Dio e la Tradizione della Chiesa.

L'AFFRESCO GAY FRIENDLY NELLA CATTEDRALE DI TERNI
L'affresco voluto da monsignor Vincenzo Paglia è un ulteriore esempio di gesto anticristico. Egli ha imposto alla cattedrale di Terni un affresco affidato a un mediocre pittore argentino gay che egli, Paglia, ha innalzato agli onori della cronaca e ha coperto di soldi sottratti a una diocesi già indebitata fino alle orecchie. Paglia è ora presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul Matrimonio e la Famiglia, istituzioni che ha arricchito di voci misericordiosamente pro aborto e pro eutanasia, eliminando dalle discipline da studiare la teologia Morale, fondamentale e speciale, che fonda e sostanzia tutti gli altri studi sulla famiglia.
A spiegare l'affresco della Cattedrale di Terni ci ha pensato l'autore, Ricardo Cinalli: rappresenta un'opera omoerotica. Come modello dello strano Cristo senza barba ha fatto posare un parrucchiere, suo amico. Per richiamare la natura umana di Cristo (che noi credevamo completamente rappresentata dalla sua dolorosa Passione), Cinalli fa intravedere i suoi grossi genitali, mentre Cristo in una posizione ridicola, col ginocchio esageratamente alto che ricorda un passo di aerobica, sale verso il cielo trascinando nelle mani due reti piene di uomini nudi, al pari di una massaia che porta le sue sporte (il paragone è dell'autore!). Cinalli ci spiega che dentro quelle reti Cristo porta in cielo le anime, moltissime delle quali sono gay e trans. Infine, non poteva mancare la rappresentazione ecumenica di uomini di Chiesa. Paglia è raffigurato nudo, con lo zuccotto da vescovo in atto di abbracciare un altro uomo coperto con il solo perizoma. Don Fabio Leonardis, allora parroco della cattedrale e responsabile della cultura in diocesi, morto nel 2008, vi appare palestrato e in perizoma, con un tatuaggio a forma di freccia di cupido che attraversa un cuore dov'è scritta la parola "amore". Don Fabio è all'interno di una rete insieme ad altri personaggi "dall'aspetto erotico". Cinalli ci tiene a precisare che "l'intenzione è erotica, non sessuale". Non tutti colgono la sfumatura. Pazienza!
L'affresco è evidentemente anticristico. Ma non perché Cristo salva trans e gay. Cristo è morto per i peccatori, e tutti, eccetto la Vergine Maria, siamo peccatori. Cristo vuole la salvezza di tutti, ma l'uomo è libero di rifiutarla. Solo chi crede in Lui e fa la sua volontà sarà salvato. Chi si allontana da Lui perisce. Nell'affresco i corpi nudi nelle reti non guardano Cristo. I palestrati nella rete continuano ad amoreggiare tra di loro, inclusi monsignore Paglia e don Fabio, che addirittura tiene gli occhi chiusi per concentrarsi sul piacere (erotico non sessuale, sia ben chiaro!). Ci viene presentato un Cristo che salva uomini che non tendono a lui, perché non Lo amano e non hanno interesse per lui. Infatti, non guardano a lui, ma sono attratti dal corpo seminudo di un altro uomo, perseverando indifferenti in un comportamento omoerotico che Dio sempre ha condannato.
Davanti a questo affresco anticristico sacerdoti continuano a dire Messa e credenti continuano ad ascoltarla, moltiplicando il gesto anticristico. Così come la "salvezza di Sodoma", la storia del registratore mancante degli apostoli, le eresie di padre Martin sono state ascoltate da milioni e milioni di persone senza suscitare scandalo e proteste.
Dobbiamo vivere di fede, perché le porte degli inferi non prevarranno mai contro chi è fedele a Cristo. E noi dobbiamo continuare a ripetercelo, soprattutto ora, che sembra che il fumo di Satana già avvistato da Paolo VI all'interno della Chiesa, non se ne sia andato, anzi abbia fatto il nido e stia covando le uova, nella fiduciosa attesa che si schiudano.
Eppure non prevalebunt. Non prevarranno.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/08/2019

2 - A CHE SERVE CURARE LA VITA TERRENA, SE NON SI PENSA A QUELLA ETERNA?
Che genitore sei se ti mostri senza fede né virtù innanzi ai tuoi figli, se vivi disordinatamente e ti preoccupi più del loro avvenire terreno che di quello eterno?
Autore: don Dolindo Ruotolo - Fonte: I Tre Sentieri, 28 luglio 2019

La nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. È un viaggio verso la morte e l'eternità. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa è un cammino percorso verso queste due mete, e diremmo, verso queste due stazioni. Chi intraprende un viaggio fa due tappe: va prima alla stazione o al porto, e poi sale sul treno o sul piroscafo, ed e portato lontano, tra i saluti e le lacrime di quelli che restano. Noi andiamo prima verso la morte, e dalla morte passiamo all'eternità. È una grande stoltezza dunque concentrarsi nella vita presente, lavorare e stentare per il benessere del corpo, e dimenticare le cose più essenziali: l'anima e l'eternità.
Non saresti stolto se, dovendo lavorare per produrre, tu perdessi il tempo a lucidare i perni o le ruote di una macchina e ti curassi solo della pulizia dello stabile, trascurando proprio il lavoro? Sì, è bene tenere tutto pulito, è bene anche avere un posticino più comodo per lavorare, ma l'essenziale è che tu produca, che la tela cresca, che il ferro sia modellato, che il legno grezzo diventi un mobile; se non fai questo, non sei un operaio. Un cuoco che si preoccupa di tener pulita la cucina, ordinato il suo vestito e non prepara il pranzo, a che serve?

IL FINE ULTIMO
Le occupazioni della vita presente sono come l'ambiente e il mezzo per lavorare e produrre per la vita eterna, servono a compire la missione che Dio ci ha data, per meritare il premio eterno; se tu dimentichi il tuo fine ultimo, e la necessità di operare il bene per salvarti, lavori, stenti, sudi, e praticamente ti affatichi invano.
- Sì, tu dici, ma la vita è la vita, ed io non posso trascurare il campo, la bottega, l'ufficio, e così mi passa tutta la giornata.
- Benissimo, ma tu per le tue occupazioni non trascuri di dormire, di lavarti, di mangiare, leggere il giornale, e persino di fumare e divertirti. Ora come puoi, per le occupazioni materiali non pensare mai o quasi mai a quello che ti serve per la vita eterna, cioè a pregare, ad ascoltare la Messa, a ricevere i Sacramenti, a confessarti, a comunicarti, ad istruirti nelle verità della Fede, tu che in questo sei così ignorante?
Che cosa penosa, per es., che un avvocato, si occupi da mane a sera e persino la notte, della difesa di un reo, e non pensi almeno per mezz'ora alla causa della propria anima innanzi a Dio! Che cosa triste che un muratore stia occupato da mane a sera ad innalzare case ed edifizi, e non metta nel giorno neppure una pietruzza per il suo bene eterno, e per la celeste dimora! Una vita tutta spesa nelle occupazioni materiali, senza curarsi di quelle spirituali ed eterne, è simile a quella delle bestie da soma, che lavorano per gli altri e non fanno mai nulla per sé!

COME POSSO AVERE IL TEMPO DI BADARE ALL'ANIMA?
- Ma io lavoro per la casa e per i figli, tu dici, e sono degno di lode e vero galantuomo. Come posso avere il tempo di badare all'anima?
- Stolto, e credi tu che quelli per i quali lavori potranno supplire a ciò che tu non fai per l'anima tua? E credi poi che te ne saranno veramente grati? Ti perderai eternamente per chi non ti ricorderà neppure? E non sai tu che amando e servendo Dio, compiendo i tuoi doveri religiosi, e curando l'anima tua, porti la benedizione sulla tua casa e sul tuo lavoro, ed è proprio allora che vivi veramente per il bene della tua famiglia? Non devi lasciare solo un'eredità materiale ai tuoi figli o provvedere solo al loro corpo, ma con la tua vita cristiana, praticante, devi lasciare loro l'esempio della virtù, e guidarli ai beni eterni. Ti preoccupi del loro avvenire terreno e non ti preoccupi del loro avvenire eterno? Come puoi meritare il nome di padre, se ti mostri senza fede e senza virtù innanzi ai tuoi figli, se vivi disordinatamente e raccogli il loro compatimento e persino il loro disprezzo?
Un padre lontano dalla Chiesa e dai Sacramenti, un padre che non prega, che bestemmia, si ubriaca, si dà a vizi turpi, ha relazioni cattive e commette il male, che razza di padre è ?
Una madre che pensa solo ad ornarsi, a fare la civetta, a chiacchierare, ad inveire, e non si preoccupa dell'anima sua e di quella dei suoi figli, che razza di madre è?

Fonte: I Tre Sentieri, 28 luglio 2019

3 - VIETATO CRITICARE GRETA (O TWITTER VI CANCELLA L'ACCOUNT)
Una deputata cattolica francese critica la lezioncina che la 16enne svedese ha tenuto nel parlamento, ma scatta la censura del pensiero unico (grazie anche alla legge Avia per porre il bavaglio alle voci sgradite in internet)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 31/07/2019

Vietato criticare Greta Thunberg o Twitter vi cancella l'account. A scoprirlo a proprie spese, è stata l'on. Emmanuelle Duverger in Ménard, eletta deputata alle legislative del 2017. Lei non ha mai avuto problemi a dire quello che pensa, né si è mai sottratta alla battaglia politica: cattolica praticante, pro-family convinta, militante di Manif pour tous, si è più volte dichiarata contraria alle "coppie gay" ed al fatto che possano adottare bambini o averne tramite la fecondazione in vitro. Per questo, si è sentita già etichettare in molti modi: nel migliore dei casi «conservatrice» oppure «integralista», «omofoba» e via elencando, seguendo alla lettera il dizionario del politically correct.
Nei giorni scorsi però è stata censurata anche da Twitter, per aver commesso - si fa per dire - il "crimine" di lesa maestà nei confronti di Greta Thunberg, la ragazzina divenuta ormai a livello planetario l'icona dell'ambientalismo spinto.

NESSUNO TOCCHI GRETA
Greta Thunberg è stata invitata lo scorso 23 luglio a tenere un discorso presso l'Assemblea Nazionale francese. L'on. Ménard, come molti altri deputati, ha trovato sconcertante che in tale prestigiosa sede istituzionale venissero imposte le elucubrazioni ideologiche della giovane e la sua lezioncina moraleggiante; ma ancor più ha lasciato di stucco il fatto che, interpellata a proposito del voto sul Ceta-Accordo economico e commerciale globale, Thunberg abbia dichiarato di «non aver opinioni» in merito. Da tener presente che solo due giorni prima la ragazzina aveva ricevuto il «Premio per la Libertà» in Normandia, assegnatole a scapito di altre candidature ben più forti quali quelle di giornalisti, attivisti e politici torturati ed imprigionati nei propri Paesi a causa delle loro idee... Ma tant'è.
A bilancio della giornata, l'on. Ménard ha quindi postato il suo commento su Twitter: «Peccato che la sculacciata sia proibita, Greta Thunberg ne meriterebbe una sonora», ha scritto. Commento, cui han fatto seguito migliaia di reazioni, favorevoli e contrarie, anche violentemente contrarie, per non dire vere e proprie delazioni. La parlamentare francese è stata accusata di «molestie», d'«incitare alla violenza contro una minorenne», c'è chi l'ha minacciata online di volerle «rompere il muso», senza che nessun organismo per questo si sia mosso in sua tutela; ha ricevuto persino una minaccia di morte telefonica, incredibile!
«È vero che ho "osato" toccare un'icona, un'adolescente, un'ecologista - ha dichiarato la deputata d'Oltralpe in un proprio comunicato - La nostra epoca ha i santi, che si merita...». Ed, osserva, per qualcuno il cosiddetto «riscaldamento climatico globale» è divenuto una sorta di «nuova religione, un dogma che rifiuta qualsiasi dibattito». Ma da qui a cancellare il suo tweet ed a bloccare il suo account, ce ne passa! Senza peraltro alcuna forma di garanzia a fronte delle pesanti minacce ricevute.

CENSURA DI REGIME
Qui ad esser schiacciata, umiliata, mortificata è stata la libertà d'opinione, sacrosanta in un Paese che voglia dirsi democratico; qui si è fronte ad una censura di regime, imposta dalla dittatura del «pensiero unico», grazie anche alla recentissima legge Avia, difesa dal governo francese e votata dal Parlamento per porre il bavaglio sul web a tutte le voci sgradite: «In tale occasione - ha dichiarato l'on. Ménard - Twitter è stato molto più veloce di quando ho sporto denuncia al commissariato di Béziers l'8 luglio del 2018 (Procedura 2018/6218), in quanto il mio account personale era stato piratato. Più di un anno dopo, sto ancora aspettando la risposta di Twitter in merito!».
All'epoca la parlamentare francese dovette crearsi un nuovo account, perdendo però nell'operazione oltre 10 mila contatti; ed ora dovrà rifare la stessa cosa, «poiché quello che Twitter mi propone è un autentico ricatto - afferma - o cancello definitivamente quel mio tweet su Greta Thunberg ed accetto di riconoscere, sul mio stesso profilo, di "aver infranto le regole della comunità" oppure faccio ricorso, ma il mio account resta bloccato durante l'intero esame della questione, il che potrebbe richiedere anche molto tempo! Io non intendo cedere. Non possiamo retrocedere di un solo millimetro, altrimenti verremo presto letteralmente cancellati con la stessa facilità con cui si elimina un'opinione non conforme sui social». Cancellati così. Con un click.

Fonte: Corrispondenza Romana, 31/07/2019

4 - PERCHE' LA FRANCIA E' UN OBIETTIVO PRIORITARIO DEL TERRORISMO ISLAMICO
L'Europa deve prendere coscienza dei gravi rischi che corre se non contrasta la presenza musulmana (VIDEO: l'Occidente non ha capito nulla dell'islam)
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: Analisi Difesa, 5 giugno 2019

Gilles Kepel politologo, orientalista e accademico francese, specializzato negli studi sul Medio Oriente contemporaneo e sulle comunità musulmane in Occidente, ha provato a rispondere a una domanda diffusa e frequente: perché la Francia continua ad essere l'obiettivo privilegiato del terrorismo islamico?
Dal 2004 gli attentati jihadisti hanno causato 280 morti e 952 feriti. Secondo Kepel il messaggio ideologico contenuto dell'islam, che impone la lotta contro i "miscredenti" e gli "apostati", è talmente diffuso che l'Isis, o chi per esso, ha già vinto in partenza. Che venga combattuto o meno, "Non c'è più alcuna necessità di ordini o una logistica sofisticata". Considerazioni, quelle dell'accademico francese, datate 2016, e che in qualche modo non sono mai state confutate dai fatti fino ad oggi.
Sempre più spesso gli attentati hanno avuto come protagonisti dei radicalizzati, dei lupi solitari, neofiti dell'islam, costringendo la Francia negli ultimi anni ad essere testimone della minaccia di un terrorismo "endogeno" a cui con difficoltà riesce a far fronte. I coltelli, le bombe costruite comprando materiale su internet, armi di piccole dimensioni sono stati gli strumenti di attentati jihadisti "fatti in casa" oltralpe.
E l'Isis non ha fatto che soffiare sotto un fuoco già appiccato e vivo nel Paese. Servendosi, per esempio, di internet e della propaganda costruita con lo streaming degli attentati o delle decapitazioni: qualcosa che nessuna organizzazione terroristica aveva ancora mai fatto. E che, nell'ottica di un eterno tentativo di galvanizzare i propri adepti, rappresenta una delle ragioni per cui anche alcuni attentati cosiddetti minori, sono stati rivendicati dal sedicente stato islamico.

L'ISIS NON È SOLO
Come quando un uomo al grido di 'Allah Akbar' ha ucciso sua madre e sua sorella, in seguito ad un litigio familiare, e che dopo aver ferito un vicino e tentato di minacciare la polizia è stato ucciso. Era agosto 2018, a Trappes in una banlieu a ovest di Parigi. Qualche ora più tardi l'agenzia Amaq ne rivendicò la paternità.
Perché l'Isis ha creato una minaccia dai contorni vaghi e dal chiaro pericolo, ma lo Stato Islamico non è solo.
L'arresto del terrorista di al-Qaeda, Peter Cherif, a dicembre è la prova che, oltre al terrorismo "d'ispirazione", le organizzazioni jihadiste sperano di trarre vantaggio da due fattori per finalizzare colpi diretti in un Paese che rimane uno dei loro obiettivi preferiti. Il primo è l'esistenza di un nucleo di jihadisti francesi esperti.
Alcuni sarebbero ancora all'estero, come Mohamed el-Ayouni, altri lasceranno la prigione nei prossimi mesi e anni e per tornare spesso più radicalizzati di come vi sono entrati, altri invece stanno facendo ritorno dalle terre in cui sono partiti per il jihad come "influenti veterani".
Il secondo fattore è la dimensione a cui i terroristi attingono. Un terreno fertile che, ventiquattro anni dopo gli attacchi del 1995, ha raggiunto dimensioni senza precedenti. Quando nel luglio 1995, Khaled Kelkal, fece scoppiare un ordigno artigianale nella stazione della metro di Saint Michel, uccidendo otto persone, per la causa del Fronte Islamico di Salvezza, l'islam radicale aveva pochissimi sostenitori.
Dal 1° dicembre 2018, 20.560 persone sono state registrate nei report per la prevenzione della radicalizzazione del terrorismo, in 9762 sono stati oggetto di dossier che l'intelligence francese chiama «prise en compte» perché vengano monitorati a stretto giro.

LA MINACCIA PIÙ IMPORTANTE
La Francia assiste ad un radicalismo di massa che ha subito un brusco incremento con il sogno della "jihad siriana", ma che non costituisce la minaccia più importante per il Paese e già nel 2013 gli specialisti dell'anti-terrorismo ritenevano che le forze dell'ordine non potessero rappresentare la risposta a tutto questo.
La possibilità di radicalizzarsi è offerta dagli imam importati e quelli che si crescono in casa da giovanissimi mandandoli però a studiare in Turchia, per esempio, e che magari non sono mai andati a combattere gl'infedeli con il kalashnikov.
Il terrorista del maggio 2018 nel quartiere dell'Opera di Parigi ha agito da solo. Il giovane, Khamzat A., cresciuto in una famiglia di rifugiati a Strasburgo, nel famoso quartiere di Elsau, dove vive una grande comunità cecena, era stato schedato dal 2016 come "S" dai servizi di intelligence francesi. "S" sta per 'Sûreté de l'État', individuo considerato pericoloso per la sicurezza dello Stato.
Uno che l'organo di propaganda Amaq ha salutato come un "soldato dello Stato islamico" e che ha firmato il settantanovesimo attentato terroristico in Francia dopo gli omicidi commessi a Tolosa da Mohamed Merah. Il che conferma quanto poco possano farci, entro certi limiti e competenze, le forze dell'ordine.

LA FRANCIA È L'OBIETTIVO NUMERO UNO
Negli ultimi dieci anni, la Francia è stato l'obiettivo numero uno, da quando al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) fu la prima organizzazione al mondo ad aver proclamato la sua volontà di "depredare" la Repubblica francese. Perché?
Ad oggi nel Paese dovrebbero esserci circa 8,4 milioni di musulmani, secondo le stime del 2017 di François Héran, ex capo della Population Surveys Branch dell'INSEE e direttore dell'INED (Istituto nazionale francese per la ricerca demografica).
Di questi abbiamo già scritto in quanti sono schedati come radicalizzati e quanti sono seguiti da vicino dalla polizia. Occorrerebbero circa quattro agenti per sospetto al giorno per monitorarne le tracce: impossibile per un Paese come la Francia, che non dispone di tali forze e che non si sta attrezzando a riguardo.
Sarebbero circa 2000 i francesi che sono partiti per la jihad in Siria - è il Paese che ha fornito il maggior numero di combattenti stranieri e soprattutto di giovani -, di questi quasi 700 sono ancora sul posto o in fuga, circa 300 sarebbero morti e 244 sono stati arrestati al loro ritorno in Francia, ma di diverse centinaia di persone si sono perse le tracce. E i numeri vengono aggiornati molto di rado.
Motivo, ma non l'unico, per cui la Francia è in stato di allerta dagli attentati del 2015, come un territorio costantemente in guerra. E il problema è che questa guerra promette di essere paradossalmente più lunga di quella condotta in Siria e in Iraq. Solo poche settimane fa, è stato registrato l'ultimo attentato a Lione, fortunatamente senza morti.
Secondo gli analisti, il "nemico" è da tutte le parti in Francia perché non solo i radicalizzati sono un problema interno, ma perché la Francia si è schierata al fianco di Stati Uniti e Regno Unito in Siria e, con Sarkozy, è stata in Libia per rovesciare Gheddafi, attirando, pertanto sentimenti di vendetta. Questo punto di vista sposa la tesi secondo la quale l'intervento in questi paesi ha aperto la strada ai flussi di immigrati, di cui l'Isis si è servito per infiltrare i suoi combattenti verso l'Europa.

TANTI MOTIVI, UN SOLO RISULTATO
Le ragioni degli attacchi terroristici islamici in Francia sarebbero pertanto numerose per gli analisti. E includono, innanzitutto, la percezione negativa della Francia presso i musulmani.
Il coinvolgimento di Parigi nella coalizione militare a guida USA contro lo Stato Islamico, la facilità con cui gli estremisti e le armi automatiche possono attraversare i confini francesi; il numero di giovani musulmani nel Paese ispirati all'ideologia islamica e la difficoltà dei servizi di sicurezza francesi nel tenere testa alle circa 20.000 persone considerate pericolose costituiscono gli elementi principali della vulnerabilità francese.
La Francia non avrebbe neanche una buona tradizione circa il trattamento dei musulmani delle sue ex colonie. Più della metà dell'esercito di liberazione francese del 1943-44, che combatté in Italia e Francia, comprendeva soldati provenienti dall'Africa settentrionale e sub-sahariana, con 134.000 algerini, 73.000 marocchini, 26.000 tunisini e 92.000 uomini da altre colonie. Quando i loro paesi raggiunsero l'indipendenza dalla Francia, le loro pensioni francesi furono congelate.
I musulmani francesi sono stimati circa il 10% della popolazione totale (o da sei a sette milioni di persone), mentre la popolazione carceraria francese è per circa il 70% composta da musulmani. Uno studio della Stanford University del 2010 ha dimostrato che un cittadino francese cristiano ha due volte e mezzo più probabilità di ottenere un colloquio di lavoro rispetto a un candidato musulmano altrettanto qualificato. Secondo quanto riferito, la discriminazione sarebbe peggiorata dopo l'attacco alla redazione di Charlie Hebdo nel gennaio 2015.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 9 minuti) dal titolo "L'Occidente non ha capito nulla dell'islam" un islamico convertito al cristianesimo smentisce l'allora presidente degli USA Obama che aveva detto che i terroristi islamici non rappresentano il vero islam. Un video da diffondere il più possibile affinché l'Occidente prenda coscienza dei gravi rischi che corre se non contrasta la presenza musulmana in Europa e negli USA.


https://www.youtube.com/watch?v=F6Ii0Z0zumE

Fonte: Analisi Difesa, 5 giugno 2019

5 - MORTO IL BRACCIO DESTRO DI POL POT
Il Partito Comunista cambogiano dei Khmer Rossi uccise 2 milioni di persone in quattro anni: fu vero comunismo? Certamente! Era vero e puro comunismo
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/08/2019

Si è spento all'età di 93 anni Nuon Chea. Un nome che può dir poco alla maggioranza dei cittadini del mondo in questo 2019, ma che è quello di uno dei più sanguinari ideologi del Novecento. Nuon Chea era infatti il presidente dell'Assemblea rappresentativa del popolo, nonché vice-segretario del Partito Comunista cambogiano: era il "fratello numero 2" del regime dei Khmer Rossi, secondo solo al dittatore Pol Pot. Si dice che sia stato soprattutto lui l'ispiratore, l'ideologo del regime che assassinò due milioni di persone in meno di quattro anni, un quarto dell'intera popolazione cambogiana di allora.
Nuon Chea era nome di battaglia di Lau Kim Lorn, nato da famiglia abbiente di origine cinese, al confine con la Tailandia. Dopo aver studiato a Bangkok, militò prima nel Partito Comunista tailandese, poi alla guerriglia cambogiana, quando tutto il Sudest asiatico (gli attuali Vietnam, Laos e Cambogia) era ancora una colonia francese. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo la sua militanza nell'insurrezione anti-francese, partecipò da subito, assieme a Pol Pot, alla formazione del Partito Comunista cambogiano. Quando i Khmer Rossi, cioè i comunisti cambogiani filo-maoisti, presero il potere alla fine di aprile del 1975, Nuon Chea si ritrovò ai vertici del nuovo regime. Per quei 4 anni al potere, dal 1975 all'inizio del 1979, il tribunale internazionale della Cambogia lo ha condannato all'ergastolo nel 2014 per crimini contro l'umanità, poi nel 2018 anche per genocidio (per lo sterminio sistematico delle etnie vietnamite e cham in Cambogia). È stato condannato anche per altri reati, quali: riduzione in schiavitù (nei campi di lavoro e "rieducazione"), matrimoni forzati e violenze sessuali sistematiche.

SOMIGLIANZE CON LA VIOLENZA DELL'ISIS
Il crimine cambogiano, uno dei peggiori nel "secolo crudele", per ferocia e intensità, può essere considerato come un'aberrazione del comunismo o come una sua applicazione coerente? La domanda è d'obbligo nel giorno in cui muore il suo ideologo. L'opinione pubblica negli ultimi anni è rimasta sconvolta dalle notizie che riguardano la violenza dell'Isis e soprattutto è rimasta sbalordita per le regole di vita incredibilmente rigide imposte alla popolazione nei territori da esso controllati: divieto di cantare e di suonare, divieto di usare matite e pastelli colorati, divieto di bere il caffè o di fumare alla finestra potevano costare frustate o pene carcerarie severissime. Tutte le regole imposte dall'Isis nel nome della sharia erano già state imposte dai Khmer Rossi al popolo cambogiano nel nome dell'ateismo. Non si poteva scambiare neppure uno sguardo con la moglie, tantomeno tenerla per mano o dirle parole dolci (per un "cara" detto alla moglie, il medico e attivista cambogiano Haing Ngor venne torturato). Le religioni erano completamente bandite. I buddisti, che costituivano il 90% della popolazione, vennero sistematicamente "rieducati", i loro monaci sterminati. L'islam della minoranza Cham venne liquidato con metodi genocidi. La minoranza cristiana venne bandita e sradicata. Tutte le chiese furono rase al suolo, il materiale ricavato venne usato per altre costruzioni.
Non si poteva vivere in città: tutti i residenti cittadini vennero deportati in massa nei primi giorni del nuovo regime, inclusi malati, anziani, moribondi e bambini appena nati. Morirono a centinaia di migliaia, solo in quei primi giorni. Non si potevano parlare lingue straniere. Non si dovevano avere contatti con l'estero. Le minoranze etniche erano automaticamente considerate "nemiche" perché rappresentavano popolazioni straniere.

COMUNISMO PURO
Non si poteva neppure portare gli occhiali: ogni segno di "decadenza borghese" era punito dai capi locali, anche con la morte se lo ritenevano necessario. La proprietà privata era abolita completamente. Non solo i pasti si dovevano consumare in comune, ma si doveva dormire in spazi comuni nelle comunità agricole fondate dal regime per creare l'uomo nuovo contadino cambogiano, "libero" da tutti i vizi cittadini. Si moriva di fame, perché il sistema di redistribuzione applicato a qualunque genere di prima necessità era insostenibile, ma chi rubava dai catasti era punito con la morte. I sentimenti personali erano vietati, come dimostra il caso di Haing Ngor, ma anche la stessa famiglia era di fatto abolita. Era il regime che decideva al posto della persona chi sposare, i figli erano affidati all'educazione collettiva, separati dai genitori fin dai primi anni di vita. L'amore più grande doveva sempre essere rivolto al Partito, che rappresentava la collettività.
Questa società non è l'aberrazione del comunismo: è comunismo puro. È l'utopia di Marx, applicata alla lettera dall'ideologo Nuon Chea e da Pol Pot, oltre che dai loro numerosi esecutori, senza gradualismo, senza passaggi intermedi. Senza, dunque, quella tappa storica chiamata "socialismo reale" che nell'Urss aveva portato alla burocratizzazione del regime e che anche in Cina, secondo il punto di vista dei Khmer Rossi, stava rallentando troppo la realizzazione della società comunista.

Nota di BastaBugie: ecco i link a due articoli che abbiamo pubblicato rispettivamente nel 2014 e nel 2010

LA' DOVE LA FAMIGLIA FU ABOLITA
Chi pensa che senza famiglia la società sarebbe migliore, provi a guardare l'esempio storico in cui tutti i legami familiari furono aboliti e vietati: la Cambogia di Pol Pot
di Anna Bono
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3355

LA STORIA INCREDIBILE DI UNA MADRE SCAMPATA DAL GENOCIDIO COMUNISTA
Quando Pol Pot e i Khmer Rossi uccidevano un terzo della popolazione cambogiana per creare il paradiso in terra (e l'Occidente stava a guardare...)
di Antonio Padovano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/08/2019

6 - LA VISIONE CRISTIANA DELLA POLITICA
Si può comandare solo se si riconosce di essere suddito del Re dei Cieli (VIDEO: Gandalf incorona Aragorn)
Fonte I Tre Sentieri, 27 luglio 2019

Che pensereste di un papà (ce ne sono molti!) che ordinasse ai suoi figli di andare a Messa… e poi lui non ci va? I figli, fin quando saranno piccoli forse obbediranno, ma poi? Poi faranno come gli parrà: non ci andranno più. L'educazione, quella vera, non è fatta solo di parole ma soprattutto di testimonianza. Se io voglio che gli altri facciano una determinata cosa, dovrò io per primo agire coerentemente. Questo principio dovrebbe fondare anche l'agire politico e il senso proprio dell'autorità.

L'IMPORTANZA DEL RITO DELL'INCORONAZIONE
La concezione medioevale dell'autorità politica verteva sulla convinzione che chi deteneva il potere doveva prima di tutto rispettare la legge e agire coerentemente con ciò che insegnava e rappresentava.
Non a caso nel pensiero politico medioevale si distingueva chiaramente il concetto di potestas da quello di auctoritas. Il primo è l'esercizio del potere, il secondo è l'autorità suprema. Ciò per evidenziare che il potere politico doveva sempre essere giudicato da un'autorità ad esso superiore; evitando, pertanto, qualsiasi deriva assolutista e ben che meno totalitaria.
Questa concezione del potere politico come qualcosa che avrebbe dovuto riconoscere un giudizio superiore e soprattutto come esercizio obbligato a manifestare obbedienza ad una legge e ad un'autorità che lo trascendesse, era chiaramente rappresentato dal rito d'incoronazione dei Re. Quando a scuola ce ne parlavano, eravamo portati a deridere un simile rituale: roba da secoli bui, sciocchezze incivili e antidemocratiche. E invece nulla di tutto questo, anzi. L'incoronazione per diritto divino aveva un significato pedagogico chiaro e nobile: il re poteva far capire ai sudditi quanto fosse giusto ubbidirgli, dimostrando che anch'egli si faceva suddito di un altro Re. Insomma, era come se dicesse: mi dovete ubbidienza, perché anch'io mi rendo ubbidiente a Dio. È lo stesso principio per cui un papà può insegnare ai figli ad essere "figli", se anche lui si fa "figlio" di Qualcun altro. Nei Proverbi è scritto: "È per me che i Re regnano e i principi comandano ciò che è giusto." Infatti, il Re veniva unto secondo il rito descritto nella Bibbia per la consacrazione del Re d'Israele.

L'INCORONAZIONE DI CARLO MAGNO NELL'800 CAMBIA LA STORIA
Il rituale iniziò in Spagna con i sovrani visigoti (cristiani) di Toledo che furono i primi a chiedere alla Chiesa di incominciare il loro regno con una speciale consacrazione. Si dette poi tanta importanza alla cosa che nei secoli immediatamente successivi iniziò a diffondersi il racconto delle origini miracolose dell'unzione regia. L'arcivescovo di Reims, Incmaro (845-882), raccontò che il suo predecessore, san Remigio, ricevette dal Cielo, portata da una colomba, la sacra ampolla contenente l'olio per l'unzione. Lo stesso Incmaro consacrò nell'868 Carlo il Calvo di Lotaringia e nell'877 Ludovico il Pio. Da allora i Re di Francia e di Inghilterra saranno unti ed incoronati. "Nella cerimonia della consacrazione l'autorità sovrana di Dio si cristallizza, per così dire, nella regalità sovrana di Cristo, della quale la dignità regia è come una partecipazione. Mediante la sua incoronazione, il monarca diventa rappresentante di Cristo nello Stato. Era appunto l'idea di Giovanna d'Arco, quando diceva a Carlo VII: 'voi sarete il luogotenente del Re dei Cieli, che è il Re di Francia."
Altro elemento che sottolineava l'importanza di questo rituale ai fini della sacralità della regalità, ma anche della concezione della stessa come "servizio di Dio a favore dei fratelli", stava nel fatto che i Re di Francia e d'Inghilterra, dopo esser stati consacrati, imponevano le mani sugli scrofolosi per guarirli. E sempre all'insegna di questa "ministerialità" del potere regale, va ricordato che l'Imperatore del Sacro Romano Impero, dopo esser stato unto, serviva la Messa come suddiacono.

Nota di BastaBugie: nella scena finale del Signore degli Anelli (il celeberrimo capolavoro fantasy di Tolkien) Gandalf incorona Aragorn imperatore. La scena ricorda l'incoronazione di Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero da parte del Papa in San Pietro nella notte di natale dell'800. Del resto Gandalf è figura del Papa: vestito di bianco e ascoltato dai buoni di tutto il mondo. Ulteriore prova di questa verosimiglianza è il fatto che la residenza estiva del Papa è Castel Gandolfo, cioè il castello di Gandalf!
In questo episodio si vede anche il matrimonio tra Aragorn e Arwen. Lei in quanto mezzo elfo (come suo padre) sceglie la condizione umana (coloro che nascono dall'unione di un elfo e un uomo possono scegliere o la natura elfica o quella umana; in questo secondo caso scelgono la condizione mortale).
Molto interessante anche l'inchino ai quattro hobbit da parte del neo proclamato re Aragorn. "Ha rovesciato i potenti dai troni, ha esaltato gli umili": questa regola enunciata da Maria nel Magnificat si realizza nell'inchino di Aragorn e di tutti ai quattro hobbit (mezz'uomini). Anche Gesù stesso aveva preannunciato: "Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà innalzato". (Fonte: FilmGarantiti.it)


https://www.youtube.com/watch?v=Ufr2d8gxWzk

Fonte: I Tre Sentieri, 27 luglio 2019

7 - VI SIETE CHIESTI PERCHE' A SCUOLA CI FANNO STUDIARE GIACOMO LEOPARDI E NON SUO PADRE?
Il conte Monaldo Leopardi è un'importante figura della storia, della cultura e della letteratura italiana a cavallo tra '700 e '800, ma... è davvero cattolico (e questo il pensiero unico dominante non può perdonarglielo)
Autore: Gianandrea de Antonellis - Fonte: Radici Cristiane, luglio 2019

L'Italia e il mondo conoscono e apprezzano Giacomo Leopardi, peraltro sempre presentato come vittima della "chiusura mentale" del padre Monaldo (e dei suoi sperperi economici). La realtà è ben diversa, come spesso accade.
Il conte Monaldo Leopardi ha sempre pagato lo scotto di essere stato uomo di fede integerrima e idee e costumi tradizionali, non allineati all'ideologia del tempo, al contrario, occorre dirlo, del figlio, apprezzato dalla critica progressista, non solo ma anche, per la sua convinta adesione al materialismo ateo.

ARISTOCRAZIA COME MISSIONE
A scuola lo si ricorda solo come burbero padre di Giacomo Leopardi (e c'è molta leggenda nera nei rapporti tra i due), ma il conte Monaldo è invece una importante figura della storia, della cultura e - perché no? - anche della letteratura italiana a cavallo tra '700 e '800.
Nato a Recanati (allora provincia pontificia della Marca) il 16 agosto 1776 venne istruito in famiglia, come si usava a quel tempo. Il carattere, la formazione intellettuale e culturale, le vicende personali e familiari di Monaldo sono note grazie alla sua Autobiografia in cui, fra l'altro, scrive: «i principi di religione e di onore, e i modi nobili e generosi erano ereditari nella mia famiglia, tantoché i congiunti miei li trasfusero in me senza avvedersene».
Monaldo era attento anche all'abbigliamento, considerandolo un aiuto a mantenere un comportamento conveniente e a non cedere alle tentazioni: vestiva in modo severo, mai ostentato e portava lo spadino - già al tempo passato di moda - fino a quando ne venne proibito l'uso durante la Repubblica Romana.
In seguito il conte avrebbe osservato acutamente che le rivoluzioni hanno inizio proprio con l'apportare mutamenti al costume e con l'introdurre nuove mode: «Coloro che hanno immaginato di sconvolgere gli ordini della società e di rovesciare le istituzioni più utili e rispettate hanno incominciato dall'eguagliare il vestiario di tutti i ceti raccomandando la causa loro alla moda».
Parole che conservano ancora tanta verità: chissà cosa avrebbe pensato delle volgarissime, recenti mode, dal piercing ai tatuaggi, al fondoschiena ostentato.

UNA VITA DI IMPEGNO CIVICO
Nel 1797 sposò Adelaide dei marchesi Antici: dall'unione nacquero cinque figli (il primo è il poeta Giacomo), che il conte seguì amorevolmente, sforzandosi d'essere una guida affettuosa, studiando con loro e costituendo quella biblioteca familiare, che sarà uno strumento essenziale per la formazione di Giacomo.
Seguendo le tradizioni familiari si interessò attivamente di politica diventando consigliere comunale di Recanati a diciotto anni, governatore della città a ventidue, quindi amministratore dell'annona.
Si sforzò di pacificare gli animi nel turbolento periodo dell'invasione francese e, durante la Repubblica Romana e il Regno d'Italia, rifiutò di assumere incarichi pubblici.
Durante la Restaurazione fu due volte gonfaloniere di Recanati, la massima carica amministrativa, e si occupò della costruzione di strade e di ospedali, dell'illuminazione notturna, del sostegno ai meno abbienti, della riduzione delle gabelle, del rilancio degli studi pubblici e delle attività teatrali, perché «la coltura delle scienze e delle arti è misura della moralità e della prosperità sociale».
A differenza di quanto si pensa, Monaldo Leopardi non fu chiuso alle innovazioni. Pur preoccupato per le conseguenze della meccanizzazione sull'occupazione, ritenne che ferrovie e macchine a vapore rappresentassero un progresso; nei suoi possedimenti seguì le innovazioni degli agronomi più avvertiti (dalla messa a coltura dei prati all'applicazione di nuove colture, come il cotone o la patata).
Fu addirittura il primo a introdurre nello Stato Pontificio il vaccino antivaioloso, facendolo sperimentare sui propri figli; poi, da gonfaloniere, rese obbligatoria la vaccinazione.
Durante la carestia del 1816-'17 fece erogare gratuitamente i medicinali ai più bisognosi e creò nuovi posti di lavoro con la tessitura della canapa e la costruzione di strade.
L'attività riformatrice del conte non è in contraddizione con la sua polemica anti-illuminista: «Oggi - scrive - si pretende di costruire il mondo per l'eternità e si soffoca ogni residuo e ogni speranza del bene presente sotto il progetto mostruoso del perfezionamento universale», considerando la Rivoluzione come il contrario di ogni sano progresso perché rincorre un inesistente stato di natura perfetto.

LA LETTERATURA AL SERVIZIO DELLA VERITÀ
Monaldo Leopardi ha lasciato molti scritti - religiosi, storici, letterari, eruditi e filosofici - e un ricco epistolario con i più importanti esponenti della cultura cattolica dell'epoca. Contro le seduzioni della stampa rivoluzionaria, sempre più diffusa, egli ritenne necessario stimolare gli "scritti sani", che con la medesima determinazione degli avversari riconducessero «le idee degli uomini sulle strade del raziocinio» e ristabilissero «l'edificio sociale sui fondamenti della religione, della giustizia e della verità».
Le sue critiche alla filosofia illuminista e alla Rivoluzione sono contenute in vari scritti, i più famosi dei quali sono i Dialoghetti sulle materie correnti nell'anno 1831 - apprezzati fra gli altri dal futuro Papa Leone XIII - che conobbero sei edizioni in cento giorni e furono tradotti in francese, olandese e tedesco.
I Dialoghetti sono le sue "operette morali": scorrevolissime (a differenza, va detto, di quelle del figlio), sono però piene di amare verità e mettono in ridicolo le pretese conquiste del mondo "moderno" (soprattutto nel riuscitissimo Viaggio di Pulcinella).
Monaldo colse anche l'importanza di un teatro "utile e dogmatico" (sollecitato in questo dall'amico Antonio Capece Minutolo, principe di Canosa, anch'egli uomo politico e polemista contro-rivoluzionario) individuando nella forma dialogica un ottimo mezzo di divulgazione della verità.

COMBATTERE LE GUERRE DI DIO
Nel 1832 Monaldo iniziò la pubblicazione di un quindicinale, redatto a Recanati ma stampato a Pesaro, La Voce della ragione - «una cosa fatta tutta per la gloria di Dio», il cui programma era Prœliare bella Domini (combattere le guerre di Dio) -, che fu chiuso nel 1835, a causa di alcune polemiche con la Curia.
L'opera giornalistica del conte Monaldo fu comunque apprezzata da Papa Gregorio XVI, dal segretario di Stato cardinale Bernetti e dal generale della Compagnia di Gesù, Roothaan. Come i redattori del trisettimanale modenese Voce della Verità (1831-1841), Leopardi volle opporre all'offensiva della pubblicistica liberale una guerra sostenuta da una «mitraglia dei piccoli scritti», cioè pubblicazioni agili con un linguaggio semplice e comprensibile, invece che voluminose e di difficile comprensione: «La ragione è fatta per tutti e devono intenderla i ricchi e i poveri, e i dotti e gli idioti, le dame e le plebee».
Il giornale, stampato fino a duemila esemplari (quantità elevata per l'epoca) si occupava anche d'attualità e di politica; polemizzò le principali riviste liberali e democratiche del tempo; contestò le nuove dottrine educative e il cosiddetto modello americano proposto da Cattaneo; criticò l'egualitarismo massificante e l'accentramento statale, contro cui rivendicava le autonomie cittadine.
Dopo una collaborazione con il periodico svizzero Il Cattolico, Monaldo tornò negli ultimi anni di vita agli studi storici su Recanati, dove morì il 30 aprile 1847.

Nota di BastaBugie: va segnalata la recentissima pubblicazione della raccolta completa dei dialoghi di Monaldo Leopardi (Tutti i Dialoghi, Solfanelli, Chieti 2019, p. 304, € 18), il quale decise di combattere le seduzioni della stampa rivoluzionaria, con una serie di "scritti sani" per spiegare anche al pubblico più semplice i principi basilari di morale e politica. Così, per commentare i movimenti rivoluzionari del 1830 e 1831, Monaldo Leopardi pubblicò alcuni Dialoghetti che potevano raggiungere un pubblico vastissimo. Il successo fu immediato: moltissime le edizioni che si susseguirono - a volte anche all'insaputa dell'Autore - e che spinsero il conte Leopardi a continuare sulla via intrapresa e a scrivere altri dialoghi, pressoché dimenticati, ma ora finalmente raccolti in un unico volume. (Corrispondenza Romana)

Fonte: Radici Cristiane, luglio 2019

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: IL LIBRO DI HEIDI MI HA COMMOSSO
Particolarmente bello è quando Clara va in montagna da Heidi e capisce l'importanza della preghiera (anche quando sembra che Dio non ascolti)
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 6 agosto 2019

Cari amici di BastaBugie,
leggo sempre con attenzione le notizie pubblicate sul vostro splendido sito che seguo da anni. Continuate così, per favore.
Vi scrivo perché dopo aver letto l'articolo di Andrea Carabelli dal titolo "Leggete Heidi ai vostri figli..." ho deciso di acquistare, come da voi consigliato, il libro.
Appena arrivato ho iniziato a leggerne un po' ogni sera alla mia bambina che fa seconda elementare. Lei, essendo molto intelligente e attiva, ha apprezzato da subito il racconto ed anche io piano piano ho cominciato ad amarlo non vedendo l'ora di arrivare alla sera dopo per leggerne ancora un po'. Devo dire che se l'ho comprato sulla fiducia al vostro consiglio, adesso sono io a consigliarlo a tutti quelli che conosco perché è veramente stupendo. Ci sono pagine indimenticabili e bellissime. Mi sono permesso di trascrivervi qui sotto un piccolo estratto di un episodio chiave che avviene quando Clara recupera l'uso delle gambe grazie alla sua "vacanza" in montagna da Heidi. La bellezza della semplicità delle riflessioni della protagonista sta nel fatto che si capisce bene sia l'utilità della preghiera, sia l'umiltà nel riconoscere la volontà di Dio quando questa non coincide con la nostra. Un brano apparentemente semplice, ma di una profondità unica. Eccolo dunque:
Le ragazzine dai loro letti guardavano le stelle felici. Heidi disse: "Non hai pensato a come fa bene il buon Dio a non darci retta quando gli chiediamo una cosa con insistenza? Lui poi ha qualcosa di meglio in serbo per noi".
"Perché dici questo?"
"Perché io a Francoforte gli ho chiesto tanto che mi facesse ritornare subito a casa e ho pensato che lui non mi ascoltasse. Ma adesso so che se fossi ritornata subito tu non saresti venuta all'alpe e non saresti guarita".
Dopo un po', Clara: "Ma allora sarebbe meglio che non pregassimo mai, per niente!".
"Già! E tu pensi che allora le cose andrebbero pure così bene? No, il buon Dio dobbiamo pregarlo, ogni giorno, e per ogni cosa. Lui deve sentire che noi non dimentichiamo che ogni cosa ci viene da lui. E se noi dimentichiamo lui, può succedere che lui dimentichi noi: così ha detto la tua nonna. Se lui non ci dà subito quanto gli chiediamo, si dovrebbe dire: lo so che Tu hai in serbo per me qualcosa di meglio!"
"Come fai a pensare tutto questo, Heidi?"
"Prima la nonna me lo ha spiegato, poi è avvenuto proprio così, e finalmente l'ho capito! E adesso dobbiamo proprio ringraziare il buon Dio del grande dono che tu possa camminare".
E le due bimbe pregarono e ringraziarono ciascuna a suo modo.

Questo brano l'ho riletto almeno venti volte ed ogni volta ho fatto fatica a trattenere le lacrime. Spero non solo che piaccia anche a voi, ma, se riterrete opportuno pubblicarlo, che qualche altro lettore faccia come me e compri il libro per farlo leggere ai figli. E per gli insegnanti spero possa essere un valido spunto per consigliare le letture estive dei loro bambini.
Un'ultima annotazione. In fondo all'articolo avevate messo il film di Shirley Temple del 1937. L'ho guardato, ma pur pregevole sotto tanti aspetti, non mi sono piaciuti i rimaneggiamenti della trama e soprattutto l'assenza della nonna di Clara, molto importante per capire, ad esempio, l'episodio che ho trascritto sopra. Molto meglio il film consigliato sul sito FilmGarantiti che, pur moderno, è più rispettoso della vera storia [per il trailer del film, clicca qui], anche se, come al solito di questi tempi, hanno tolto tutti gli accenni al cristianesimo (ecco perché è assolutamente da leggere comunque il libro).
Ancora complimenti per il vostro lavoro a servizio della verità, anzi della Verità.
Marco

Caro Marco,
mi fa molto piacere che tu abbia trovato utile (oltre che dilettevole) la lettura del libro di Heidi. In effetti è stata una piacevole (ri)scoperta anche per noi di BastaBugie. Ripetiamo che chi volesse acquistare il libro di Heidi in versione completa (cioè fino a quando Clara recupera l'uso delle gambe e cammina), può cliccare qui.
Molto bello l'episodio da te riportato... e, giusto per condivisione, ti rivelo che a me è piaciuto molto l'episodio di quando Heidi legge al nonno la parabola del figlio prodigo, questi ne rimane toccato e capisce che lui stesso è il figlio prodigo e che può ottenere il perdono se torna alla casa del padre. La sera prega dopo tanti anni che non lo faceva più, e la mattina successiva, una domenica, porta Heidi a messa. Finita la messa il nonno si reca dal parroco per chiedergli scusa del suo comportamento e viene riaccolto con gioia nella comunità.
Tutto questo mi ha fatto capire l'importanza della misericordia di Dio, ma soprattutto che non si può avere il perdono se non si torna alla casa del Padre con il cuore contrito come fa il nonno di Heidi (e come peraltro fa il figlio prodigo). Purtroppo oggi va molto di moda l'idea che la misericordia sia a buon mercato, cioè che non esiga il dolore per il peccato commesso e il cambiamento di vita. Mi piace a tal proposito ricordare ciò che diceva sant'Alfonso Maria de' Liguori sul fatto che ne manda più all'inferno la misericordia di Dio che non la sua giustizia, intendendo con questa frase che la misericordia non può salvare, se non è accompagnata dal serio proponimento di non commettere più il peccato e la conseguente lotta contro di esso. Ecco un estratto dal magistrale libro "Apparecchio alla morte" di Sant'Alfonso:
Dio è di misericordia. Ecco il terzo inganno comune de' peccatori, per cui moltissimi si dannano. Scrive un dotto autore che ne manda più all'inferno la misericordia di Dio, che non ne manda la giustizia; perché questi miserabili, confidano temerariamente alla misericordia, non lasciano di peccare, e così si perdono. Iddio è di misericordia, chi lo nega; ma ciò non ostante, quanti ogni giorno Dio ne manda all'inferno! Egli è misericordioso, ma è ancora giusto, e perciò è obbligato a castigare chi l'offende. Egli usa misericordia, ma a chi? A chi lo teme. "grande la sua misericordia su quanti lo temono... il Signore ha pietà di quanti lo temono" (Salmo 102,11.13). Ma con chi lo disprezza e si abusa della sua misericordia per più disprezzarlo, Egli usa giustizia. E con ragione; Dio perdona il peccato, ma non può perdonare la volontà di peccare.

TRAILER DI ''HEIDI'' (2016)



https://www.youtube.com/watch?v=mRIdl59cTTQ

Fonte: Redazione di BastaBugie, 6 agosto 2019

9 - OMELIA XIX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 12,32-48)
Nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo
Fonte Il settimanale di Padre Pio

La pagina del Vangelo di oggi ci invita alla vigilanza. Gesù ci dice: «Siate pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Lc 12,35). Dobbiamo essere vigilanti perché non sappiamo quando il Signore verrà a domandarci conto della nostra vita. Egli, inoltre, afferma: «Nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo» (Lc 12,40) e paragona la sua venuta a quella di un ladro: «Se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa» (Lc 12,39).
La lampada che dobbiamo tenere accesa è quella della nostra fede, speranza e carità. In poche parole, dobbiamo vivere sempre nella luce della grazia di Dio. Se la morte ci sorprenderà in peccato mortale, allora la nostra anima cadrà all'inferno per tutta l'eternità. Dobbiamo allora alimentare di continuo questa lampada con l'olio della nostra preghiera e delle nostre buone opere.
La migliore vigilanza sarà quella di amare Dio con tutto il nostro cuore, e il prossimo come se stessi. Se il nostro cuore sarà rivolto al Signore, allora inizieremo la nostra vita eterna già su questa terra, in quanto il nostro cuore, in qualche modo, sarà già in Paradiso. Infatti, Gesù ci dice: «Dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34). Se il nostro tesoro è il Signore, allora il nostro cuore vive nella pace; se, invece, bramiamo smodatamente i beni e i piaceri di questa terra, allora ci incamminiamo verso la nostra infelicità. Il nostro cuore, più che in noi stessi, vive in ciò che amiamo: se amiamo la terra, diventerà terra; se amiamo Dio, si innalzerà su nei cieli.
A tal proposito ricordiamoci di quell'episodio che si racconta nella vita di sant'Antonio da Padova. Si stava celebrando con solennità il funerale di un uomo molto ricco e anche molto avaro. Al funerale era presente anche sant'Antonio il quale, mosso da un'ispirazione improvvisa, dichiarò ad alta voce che quel morto non andava sepolto in luogo consacrato, bensì lungo le mura della città. E ciò perché la sua anima era dannata all'inferno e quel cadavere era privo di cuore, secondo il detto del Signore: dov'è il tuo tesoro, ivi è anche il tuo cuore. A queste parole, com'è naturale, tutti rimasero sconvolti. Alla fine furono chiamati dei chirurghi, che aprirono il petto alla salma; ma non vi trovarono il cuore. Esso, secondo la predizione del Santo, fu ritrovato nella cassaforte, dov'era conservato il denaro.
Al contrario, san Gabriele dell'Addolorata, che tanto amava la Madonna, così diceva: «Sono sicuro di andare in Paradiso!». «Come fai ad essere così sicuro?», gli domandò un amico. «Sono sicuro di andarci perché già ci sono!». «E come puoi dire che già sei in Paradiso?», replicò l'amico. «Già ci sono perché amo la Madonna!». Questa fu la risposta del Santo, e questa risposta ci è di grande incoraggiamento: se anche noi amiamo Gesù e Maria, il nostro cuore è già con loro in Paradiso.
Non dobbiamo dunque dubitare. Gesù ce lo dice chiaramente: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32). Dobbiamo temere solo quando smettiamo di amare, solo quando in noi si spegne la luce della grazia di Dio e cadiamo in peccato mortale. Solo allora!
Il Signore, inoltre, ci esorta a mirare all'unico guadagno che conta, all'unico che rimane in eterno, ovvero ad accumulare meriti per il Paradiso. Egli, infatti, afferma: «Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma» (Lc 12,33).
Rimaniamo dunque desti e, se ci rimorde la coscienza, facciamo al più presto una buona confessione che riaccenderà nel nostro cuore la luce della grazia di Dio!

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

10 - OMELIA SOLENNITA' ASSUNTA - ANNO C (Lc 1,39-56)
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
Fonte Maranatha

La definizione del dogma è avvenuta nel 1950 per opera di Pio XII. Ignoriamo se, come e quando avvenne la morte di Maria, festeggiata assai presto come "dormitio". È una solennità che, corrispondendo al natalis (morte) degli altri santi, è considerata la festa principale della Vergine. Il 15 agosto ricorda con probabilità la dedicazione di una grande chiesa a Maria in Gerusalemme.
La Chiesa celebra oggi in Maria il compimento del Mistero pasquale. Essendo Maria la "piena di grazia", senza nessuna ombra di peccato, il Padre l'ha voluta associare alla risurrezione di Gesù.

ASSUNTA IN CIELO, MARIA È PIÚ VICINA A NOI
Le letture della Messa presentano in modo molto concreto i valori dell'assunzione di Maria, il posto che ha nel piano della salvezza, il suo messaggio all'umanità.
Maria è la vera "arca dell'alleanza", è la "donna vestita di sole" immagine della Chiesa (prima lettura). Come l'arca costruita da Mosè stava nel tempio perché era "segno e strumento" dell'alleanza di Dio con il suo popolo, così Maria è in cielo nella sua integrità umana, perché "segno e strumento" della nuova alleanza. L'arca conteneva la Legge e da essa Dio rispondeva alle richieste del popolo. Maria ci offre Gesù, il proclamatore della legge dell'amore, il realizzatore della nuova alleanza di salvezza: in lui il Padre ci parla e ci ascolta. Maria è figura e primizia della Chiesa, madre del Cristo e degli uomini che essa ha generato a Dio nel dolore sotto la croce del Figlio; pertanto è preannunciato della salvezza totale che si realizzerà nel regno di Dio.
Ciò avverrà ad opera di Cristo risorto (seconda lettura), modello e realizzatore della risurrezione finale, comunicata prima che ad altri a Maria, per la sua divina maternità. L'Immacolata ha preannunciato il fine della redenzione, che è di condurre gli uomini ad una integrale innocenza; l'Assunta è preannuncio del traguardo finale della redenzione: la glorificazione dell'umanità in Cristo. Maria richiama oggi i cristiani a sentirsi inseriti nella storia della salvezza e destinati ad essere conformati a Cristo, per opera dello Spirito, nella casa del Padre. Per questo, il Concilio dice che l'Assunta è data agli uomini come "segno di sicura speranza e di consolazione" (LG 68 e prefazio).

"GRANDI COSE HA FATTO IN ME L'ONNIPOTENTE"
Nel "Magnificat" (vangelo) Maria ci comunica il suo messaggio. Essa proclama che Dio ha compiuto un triplice rovesciamento di false situazioni umane, per restaurare l'umanità nella salvezza. Nel campo religioso Dio travolge le autosufficienze umane: confonde i piani di quelli che nutrono pensieri di superbia, si drizzano contro Dio e opprimono gli altri.
Nel campo politico Dio capovolge gli ingiustificabili dislivelli umani: abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili; non vuole coloro che spadroneggiano i popoli ma coloro che li servono per promuovere il bene delle persone e della società senza discriminazioni razziali o culturali o politiche.
Nel campo sociale sconvolge l'intoccabile classicismo stabilito sull'oro e sui mezzi di potere: colma di bene i bisognosi e rimanda a mani vuote i ricchi, per instaurare una vera fraternità nella società e fra i popoli, perché tutti sono figli di Dio.
Così le feste dell'Immacolata e dell'Assunta ci richiamano da un capo all'altro tutta la storia della salvezza: quella che si compie oggi per noi, e per la quale preghiamo Maria nostra madre di condurci sino al compimento finale.

MARIA "PRIMIZIA E IMMAGINE DELA CHIESA"
Maria, nell'Assunzione, è la creatura che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione del corpo. È la donna vestita di sole e coronata di dodici stelle. È la madre che ci aspetta e ci sollecita a camminare verso il regno di Dio. La Madre del Signore è l'immagine della Chiesa: luminosa garanzia che il suo destino di salvezza è assicurato perché come in lei, così in tutti noi lo Spirito del Risorto attuerà pienamente la sua missione; ella è già quella che noi saremo.
A molti dà fastidio sentir parlare di "salvezza delle anime". Sembra che la vita con i colori, i sapori, i contorni che la rendono attraente debba sparire: sembra che il corpo non serva a nulla. Hanno ragione perché non è così. Maria, assunta in cielo, è garanzia che tutto l'uomo sarà salvato, che i corpi risorgeranno. Nell'Eucaristia pane di immortalità, si ritrovano gli alimenti base dell'uomo, frutti della terra, della vite e del lavoro dell'uomo: è proprio l'Eucaristia la garanzia quotidiana che la salvezza raggiunge ogni uomo nella sua situazione concreta, per strapparlo alla morte, la nemica più terribile del progresso.

Fonte: Maranatha

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