BastaBugie n°625 del 14 agosto 2019

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1 DOBBIAMO RINUNCIARE AGLI EFFETTI CIVILI DEL MATRIMONIO RELIGIOSO
Lo Stato oggi non riconosce nessun valore al matrimonio indissolubile tra uomo e donna e aperto alla vita: bisogna prenderne atto ed agire di conseguenza
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IL DISCERNIMENTO NELLA VITA SPIRITUALE
Molti confondono consolazione con progresso nella santità e desolazione con regresso... ma Sant'Ignazio di Loyola ci insegna come riconoscere le differenze
Fonte: I Tre Sentieri
3 I BAMBINI COME MIA FIGLIA DI SOLITO VENGONO ABORTITI
Questa società sazia e disperata, pronta ad accogliere (ma solo a parole), è in realtà incapace di farsi carico della responsabilità di mettere al mondo un figlio e di accettarlo per come viene (VIDEO: Cara futura mamma)
Autore: Matteo Brogi - Fonte: Blog di Costanza Miriano
4 LA CINA RIMUOVE DIO DAI LIBRI PER BAMBINI
Nella piccola fiammiferaia e in Robinson Crusoe censurate le parole: Dio, Bibbia, Chiesa e preghiera (e intanto il regime augura gloria eterna al defunto primo ministro che ordinò il massacro di piazza Tienanmen)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
5 GRETA THUNBERG APPOGGIA IL GAY PRIDE SVEDESE
Può sembrare strano che la paladina dell'ambientalismo abbia a cuore l'omosessualismo, ma questo dimostra soltanto che la sua attività è politica (non scientifica)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LUTERO AMMISE DI NON AVERE LA VOCAZIONE
Si fece monaco per altre ragioni, pregava poco (come ha scritto lui stesso) e inoltre odiava gli ebrei (infatti Hitler lo considerò un modello da seguire)
Fonte: I Tre Sentieri
7 MASSONERIA ALL'ATTACCO, I VESCOVI RISPONDONO
Il Grand'Oriente di Francia propone di trasformare la cattedrale di Notre-Dame di Parigi in luogo pubblico di cultura (e in Camerun i Rosacroce occupano posti sempre più importanti per il controllo della società)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
8 LGBT MINACCIANO PRETE ANTI GAY PRIDE: ''TUA MADRE DOVEVA ABORTIRTI, TI ABORTIREMO NOI''
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): baby trans e medici sotto ricatto, due maschi in testa alla classifica delle ragazze, mio mini pony diventa gay
Autore: Matteo Orlando - Fonte: Il Giornale
9 OMELIA XX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 12, 49-57)
Non sono venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione
Fonte: Maranatha.it

1 - DOBBIAMO RINUNCIARE AGLI EFFETTI CIVILI DEL MATRIMONIO RELIGIOSO
Lo Stato oggi non riconosce nessun valore al matrimonio indissolubile tra uomo e donna e aperto alla vita: bisogna prenderne atto ed agire di conseguenza
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/07/2019

Nel post precedente ci si era chiesto su quale tema sociale di oggi ci si dovrebbe impegnare per agire in conformità al principio della "Regalità sociale di Cristo" ed è stato trattato il tema dell'educazione e della scuola. C'è però anche un altro punto nevralgico, particolarmente sensibile da questo punto di vista, quello del matrimonio.
Alle origini della Dottrina sociale della Chiesa, ossia negli ultimi decenni del XIX secolo, i Pontefici avevano espresso sia il principio dell'originaria autorità della Chiesa in campo educativo, precedente e fondativa rispetto a tutti gli altri soggetti educativi, sia l'originaria autorità legislativa della Chiesa sul matrimonio. Questi due principi non vennero mai meno fino a Pio XII. Col Concilio e il post concilio le cose cambiarono e il significato dei due principi venne sfumato ma mai negato. Detta la cosa in termini più precisi: il matrimonio dovrebbe essere solo quello religioso. Ed in effetti, se così non fosse, il principio della "Regalità sociale di Cristo" verrebbe automaticamente meno.
Gli Stati ottocenteschi, e dopo di essi gli Stati totalitari e anche quelli democratici, allineati tra loro su questo punto, concentrarono in sé la scuola ed anche il matrimonio, togliendolo dalla originaria tutela della Chiesa. Dapprima con l'istituzione del matrimonio civile, poi con quella del divorzio e ai nostri giorni con il "matrimonio omosessuale" o il "poliamore", lo Stato ha progressivamente secolarizzato il matrimonio. Secolarizzato non solo rispetto al suo fondamento religioso ma anche al suo fondamento etico naturale. Ci si sta avviando verso una società senza matrimonio, che significa però anche senza famiglia, dato che senza matrimonio si danno solo relazioni individuali, giustapposte, temporanee, prive di responsabilità, ludiche, nichiliste.
Uno dei modi con cui la Chiesa ha affrontato il problema del "matrimonio" di Stato è stato quello dei Concordati. In Italia il Concordato (del 1929 e poi del 1984) assegna al matrimonio religioso anche gli effetti civili. Come dobbiamo interpretare questo dal punto di vista della "Regalità sociale di Cristo"? Se lo Stato, nella sua legittima autonomia che non vuol dire sovranità, riconoscesse il fondamento originario del matrimonio nella religione cattolica e nel diritto naturale garantito e difeso dalla Chiesa, stabilire gli effetti civili del matrimonio sarebbe corretto.
Ma se, come accade oggi, lo Stato non riconosce nessun valore al matrimonio indissolubile tra uomo e donna e aperto alla vita, anzi contempla giuridicamente tutto il contrario, allora quel concordato non ha più ragione di essere. Un sacerdote unisce in matrimonio religioso due sposi, a ciò lo Stato riconosce gli effetti civili, ma in virtù di questi effetti civili il giorno dopo concede il divorzio ai due sposi... si tratta di una burla ai danni del matrimonio religioso. Se gli effetti civili sono contro il matrimonio non si vede perché debbano essere previsti dal matrimonio religioso.
Per questo motivo, un modo oggi per far valere il principio della "Regalità sociale di Cristo" è di rifiutare il Concordato tra Stato e Chiesa laddove prevede gli effetti civili del matrimonio religioso.

Nota di BastaBugie: don Samuele Cecotti nell'articolo seguente dal titolo "Matrimonio civile, inconciliabile con il sacramento" afferma che bisogna prendere atto che oggi quello che chiamiamo matrimonio civile non ha più né il fine né gli elementi fondanti il matrimonio nel suo diritto naturale. Il che pone delle importanti questioni per quanto riguarda il matrimonio concordatario.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 luglio 2019:
La questione del matrimonio così detto concordatario sollevata da Stefano Fontana è della massima importanza e delicatezza. E non può certo essere più taciuta visto il progressivo processo di decostruzione e adulterazione dell'istituto matrimoniale nell'ordinamento civile in atto ormai da decenni e ora sempre più radicale.
Sarà bene premettere alcune verità sul matrimonio, indispensabili per qualunque successiva valutazione:
1) il matrimonio è un istituto giuridico (patto/contratto) di diritto naturale con fine e proprietà essenziali che lo fanno tale e senza i quali semplicemente non è.
2) Queste proprietà essenziali sono l'unitas e l'indissolubilitas, con la prima che indica la monogamicità eterosessuale esclusiva (un uomo e una donna con l'esclusione di qualunque atto proprio del matrimonio con terzi) dell'unione sponsale, mentre con la seconda si riconosce la perpetuità del vincolo sino alla morte.
3) La procreazione ed educazione della prole (bonum prolis: generatio atque educatio prolis) è il fine del matrimonio assieme al bene dei coniugi.
4) Il matrimonio sacramentale non è un secondo matrimonio altro da quello di diritto naturale, è lo stesso matrimonio di diritto naturale elevato all'ordine della grazia in virtù della condizione di battezzati dei nubendi.
5) Tra battezzati non ci può essere matrimonio che non sia sacramento, escludendo il sacramento si esclude il matrimonio.
Il matrimonio non è e non può essere confinato nel privato, dunque l'autorità temporale (come quella ecclesiastica) deve provvedere normativamente affinché le nozze siano celebrate secondo diritto e siano pubblicamente riconosciute in se stesse e nei loro effetti. Ovviamente non è la norma positiva (né civile né ecclesiastica) a poter stabilire la natura del matrimonio, il suo fine e le sue proprietà essenziali. La norma positiva (civile o ecclesiastica che sia) deve invece riconoscere e recepire il matrimonio per ciò che è in se stesso quale istituto di diritto naturale.
Il così detto matrimonio civile è propriamente un prodotto rivoluzionario che nasce al chiaro scopo di secolarizzare le nozze ponendo l'istituto del matrimonio nell'arbitrio del legislatore civile che si concepisce sovrano. L'idea stessa di matrimonio civile costituisce una ferita essenziale al matrimonio e, per quanto riguarda i battezzati, anche sempre una vera e propria impossibilità: infatti tra battezzati, non essendo possibile altro che il matrimonio sacramento, il così detto matrimonio civile propriamente non sarà che una dichiarazione pubblica di concubinato.
La Chiesa condannò sin da subito e con durezza l'istituzione del matrimonio civile e la pretesa giuspositivistica dei moderni legislatori in materia matrimoniale. In Italia (e non solo) questo vulnus si ritenne sanarlo per via concordataria e si giunse così al così detto matrimonio concordatario ovvero al matrimonio sacramento i cui effetti civili sono recepiti dallo Stato.
Si potrebbe pensare che, in virtù del Concordato, lo Stato italiano riconosca il matrimonio sacramento per ciò che è in se stesso, nel suo dato di diritto naturale e di diritto divino positivo così come espressi nella Dottrina e nel diritto della Chiesa. Si poteva forse pensarlo, con un po' di ingenuità, nel 1929 dato che allora il matrimonio così come previsto dall'ordinamento civile non presentava aspetti contraddittori rispetto all'essenza del matrimonio in se stesso. Molti continuarono a pensarlo, con una certa volontaria cecità, alla luce della Costituzione del '48 e nei primi decenni della Repubblica, ma oggi no, non è più possibile.
La depenalizzazione dell'adulterio, la riforma del diritto di famiglia, la legge sul divorzio e quella sulla rettifica chirurgica di sesso (che, senza dirlo apertamente, rende già possibile il matrimonio omosessuale in Italia), l'equiparazione delle convivenze (anche omosessuali) al matrimonio e tutta una decennale giurisprudenza (della Corte Costituzionale e della Suprema Corte di Cassazione) in materia certificano che lo Stato italiano non riconosce affatto il matrimonio per ciò che è in se stesso. La questione è proprio questa: cosa è il matrimonio per lo Stato italiano?
Se, come è, il matrimonio è quel patto/contratto liberamente celebrato che unisce un uomo e una donna indissolubilmente in una unione sponsale esclusiva (tale per cui gli atti propri del matrimonio sono diritto esclusivo dei coniugi tra loro) finalizzata alla procreazione e all'educazione della prole si deve concludere che l'istituto giuridico (di diritto naturale) del matrimonio è assente nell'ordinamento civile italiano e che contemporaneamente l'ordinamento civile italiano chiama matrimonio ciò che matrimonio non è. Ciò che l'ordinamento civile italiano chiama matrimonio, infatti, manca tanto del fine naturale quanto delle proprietà essenziali del matrimonio, dunque non è e non può essere matrimonio.
Si dovrebbe dunque prendere atto di questo dato di fatto (l'istituto del matrimonio non c'è nell'ordinamento civile italiano vigente), rilevare l'equivoco che si genera utilizzando la stessa parola "matrimonio" per indicare due concetti essenzialmente differenti (e parzialmente contraddittori tra loro), condannare il grave torto che commette lo Stato italiano non recependo nel proprio diritto positivo l'istituto di diritto naturale del matrimonio (lo Stato rende così impossibile sul piano del proprio diritto positivo lo ius nubendi) e denunziare il Concordato dove lo Stato italiano regola gli effetti civili del matrimonio sacramentale non sulla realtà oggettiva del matrimonio ma sulla norma positiva relativa a quell'istituto di diritto positivo equivocamente chiamato matrimonio dallo Stato senza tuttavia esserlo (o poterlo essere) mancando dell'essenziale per esserlo.
Si deve cioè riconoscere la contraddizione essenziale esistente tra l'ordinamento civile e l'ordinamento canonico (espressivo dell'ordine naturale e del diritto divino positivo) riguardo al matrimonio e dunque affermare come impossibile la conciliazione in merito.
Il matrimonio sacramento non può in nessun modo essere letto attraverso la lente di un istituto giuridico altro e contraddittorio abusivamente ed equivocamente chiamato matrimonio per volontà arbitraria di chi si concepisce sovrano. Il matrimonio così come previsto dall'ordinamento canonico è atto pubblico indipendentemente dal riconoscimento da parte dello Stato, con effetti de iure (anche se non de facto per quanto riguarda gli effetti civili nei moderni Stati laici) tanto sul piano ecclesiale quanto su quello temporale (per diritto naturale) che debbono solo essere riconosciuti.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/07/2019

2 - IL DISCERNIMENTO NELLA VITA SPIRITUALE
Molti confondono consolazione con progresso nella santità e desolazione con regresso... ma Sant'Ignazio di Loyola ci insegna come riconoscere le differenze
Fonte I Tre Sentieri, 30 luglio 2019

Da tempo ormai ci fanno credere che la nostra vita sia tutta qui, che ogni cosa che accade è per puro caso, che ognuno di noi è solo nell'avventura della propria esistenza. E invece non è così.
La nostra vita terrena è nella dimensione dell'eternità ed è collegata alla realtà soprannaturale (Dio) e a quella preternaturale (angeli).
Ciò che accade può dipendere da noi, ma può dipendere anche da altre forze. Può dipendere anche dal diavolo che avversa ogni uomo per invidia e per odio nei confronti di Dio. San Paolo, nell'ultimo capitolo della Lettera agli Efesini, scrive: "Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo: perché non dobbiamo combattere contro forze puramente umane, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell'aria. Rivestitevi dunque dell'armatura di Dio per poter resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove." (6, 11-13)

L'ASTUZIA DEL DIAVOLO
C'è chi ha detto che il diavolo è il più grande psicologo. Ci conosce come nessuno. Ci osserva continuamente e coglie tutti i nostri punti deboli. Sant'Ignazio di Loyola (1491-1556) giustamente lo paragona ad un condottiero che deve conquistare un castello. Il bravo condottiero non dirà mai ai suoi soldati: attacchiamo a testa bassa! Perché un attacco di questo tipo finirebbe con l'essere facilmente respinto. Il bravo condottiero farà un'altra cosa: di nascosto, con pochi uomini girerà intorno al castello per visionarlo bene e cercherà di scorgere i punti dove l'edificio si presenta più debole. Lì poi deciderà di sferrare l'attacco. Allo stesso modo, il diavolo fa con noi: non ci attaccherà mai dove siamo più forti, ma sempre dove siamo più deboli.
Questo non significa vedere il diavolo dappertutto, che sarebbe sbagliato. Ma non si deve nemmeno fare il contrario, ovvero non "vederlo" mai, che sarebbe sbagliato ugualmente. Piuttosto bisogna fare una distinzione tra causa prossima e remota. Se abbiamo il mal di testa, non significa necessariamente che è il diavolo a causarcelo (potrebbe anche essere, ma è raro), però il diavolo ne potrà approfittare per tentarci con più successo. Ci farà più facilmente innervosire, perdere la pazienza, ecc...  

MAI INDIETREGGIARE, MA SEMPRE CONTRATTACCARE
Tutto ciò significa che dobbiamo puntare prima di tutto a lavorare sui nostri punti deboli (poi vedremo come), ma anche saper agire durante gli attacchi del diavolo.
Sarà capitato a molti passeggiare in campagna e vedersi all'improvviso un cane abbaiare e minacciare. Ebbene, in questi casi, se si fugge, si possono correre seri rischi; ma, se si ha il coraggio di fermarsi ed eventualmente fare un gesto di aggressione o lanciare una pietra, le cose cambiano: si vedrà il cane scappare. Allo stesso modo per il demonio. Se gli mostriamo debolezza, è finita; ma se resistiamo, finirà col lasciarci.
Facciamo un esempio. Abbiamo deciso di pregare per dieci minuti la mattina. La giornata è bella, ci siamo svegliati contenti, sappiamo che in quel giorno ci capiterà qualcosa di bello, quei dieci minuti diventano bellissimi. Ma se un giorno ci svegliamo tristi, stanchi, quei dieci minuti ci sembreranno pesantissimi. Ebbene, in questo caso guai se si cede e si decide: beh! invece di dieci minuti ne farò cinque... Se cediamo il diavolo diventerà ancora più feroce. Piuttosto si deve fare un'altra cosa. Proprio perché non se ne ha voglia, non solo deve essere rispettato l'impegno dei dieci minuti, ma invece di dieci se ne deve fare uno in più: undici!
Bisogna reagire e passare al contrattacco, anche se costa...e costa moltissimo. In questo caso il diavolo si arrenderà perché capirà che non solo non riesce nel suo intento, ma addirittura fa aumentare i meriti di chi sta subendo la tentazione.

AD OGNUNO LE SUE TENTAZIONI
Quando sant'Ignazio di Loyola si trovava nella grotta di Manresa, la Madonna gli ispirò (c'è chi dice che glieli dettò) gli Esercizi spirituali e, con questi, le regole per il discernimento degli spiriti.
Come si può sapere se un movimento interiore viene da Dio o dal diavolo?
Ci sono appunto delle regole, che però non sono uguali, secondo che si tratti di anime che vivono in peccato o di anime che progrediscono nella virtù.
Scrive sant'Ignazio: "Nelle persone che vanno di peccato mortale in peccato mortale, il nemico suole comunemente proporre loro piaceri apparenti, occupando la loro immaginazione con diletti e piaceri sensuali, per meglio ritenerle e immergerle nei loro vizi e peccati; in tali persone lo spirito buono usa un modo contrario, pungendole e rimordendo loro la coscienza con i rimproveri della ragione."
Dunque, con chi vive in peccato mortale, il cattivo spirito rassicura e spinge il peccatore sempre più nel suo peccato: Ma no! Non t'inquietare, Dio è buono! Fanno tutti così. Goditi la vita, ti pentirai in punto di morte...
L'angelo buono, invece, in questi casi procura rimorsi di coscienza e dice al peccatore come stanno davvero le cose. Scrive sant'Ignazio: "Nelle persone che lavorano coraggiosamente a purificarsi dei loro peccati, e crescono di bene in meglio nel servizio di Dio nostro Signore, avviene il contrario di quello che s'è detto nella prima regola; perché allora è proprio del cattivo spirito di causare in loro della tristezza e dei tormenti di coscienza, di alzare ostacoli, di inquietare con false ragioni, al fine di arrestare i loro progressi nel cammino della virtù..."
Ci sono alcune caratteristiche, quasi degli "odori" che tradiscono lo spirito cattivo:
1) LA TRISTEZZA. Un santo triste è un triste santo, diceva san Francesco di Sales. Il demonio è l'eternamente triste. Non può sbarazzarsi della sua tristezza. Dal momento in cui si avvicina, comunica la sua tristezza.
2) I TORMENTI DI COSCIENZA. Un celebre gesuita, padre Louis Lallemant, amava dire: Ogni proposizione condizionale che turba, viene dal demonio. Chissà se...chissà se...e tutte le paure che conseguono a queste incertezze. Il buon angelo no, lui parla chiaro!
Gli ostacoli. Il diavolo è molto bravo nel presentare difficilissimo, se non impossibile, il rispetto della Legge di Dio: Chi può davvero rispettare i Comandamenti? I preti dicono così, ma sono i primi a non farlo...Avere un altro figlio? Ma no! E come si fa a crescerlo? E che penseranno i parenti, gli amici?..
3) IL TURBAMENTO. San Giovanni Berchmans diceva: Ogni turbamento viene dal demonio. I vari tipi di panico, di paura del futuro, le agitazioni, le ansie...
4) LO SCORAGGIAMENTO. Ogni scoraggiamento viene dal demonio. Avete cominciato bene ...poi improvvisamente manca il coraggio e la voglia, siate sicuri: il demonio si è fatto vivo! E il buon angelo? Il buon angelo dà coraggio, pace, gioia, rende tutto facile. Infatti la seconda regola continua così: "...al contrario è proprio dello spirito buono dare loro del coraggio e delle forze, consolazioni e lacrime, buone ispirazioni e pace, facilitando e allontanando ogni ostacolo, affinché esse procedano sempre più nel bene."

CONSOLAZIONE E DESOLAZIONE
Il demonio spesso vince le anime generose grazie ad una falsa definizione della consolazione o della desolazione dello spirito.
Molti cristiani confondono consolazione con progresso nella santità, e desolazione con regresso; ma non sono la stessa cosa.
Non bisogna credere di essere più santi perché si provano consolazioni spirituali, né si deve mollare quando si crede di regredire perché si subiscono delle tentazioni, anche brutte.
Dice sant'Ignazio: "Chiamo consolazione quando nell'anima si produce qualche movimento interiore, con il quale l'anima viene ad infiammarsi nell'amore del suo Creatore e Signore, e ne segue che nessuna cosa creata sopra la faccia della terra può amare in sé, ma solo nel Creatore di tutte. E' ancora la consolazione che fa versare lacrime che muovono l'anima all'amore del suo Signore, sia che avvenga per dolore dei suoi peccati, o della passione di Cristo nostro Signore, o per altre cose direttamente ordinate al suo servizio e lode; infine chiamo consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità e ogni letizia interna che chiama a attrae l'anima alle cose celesti e alla cura della sua salvezza, quietandola e pacificandola nel suo Creatore e Signore. Chiamo, invece, desolazione tutto il contrario della consolazione; come le tenebre dell'anima, il suo turbamento, l'inclinazione verso cose basse e terrene, l'inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, che portano l'anima a sfiducia, lasciandola senza speranza, senza amore, tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Perché come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che nascono dalla consolazione sono necessariamente contrari ai pensieri che nascono dalla desolazione."
Il Signore può toglierci la consolazione per vedere se amiamo davvero Lui o le sue consolazioni. La desolazione è una grande occasione per crescere nella santità. Tutti i santi sono passati attraverso prove e desolazioni durissime. Gesù disse a san Pio da Pietrelcina: "Quante volte mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso. Sotto la Croce s'impara ad amare ed io la Croce non la do a tutti ma solo a quelle anime che mi sono più care." E un giorno san Francesco d'Assisi confidò ad un amico intimo: "Se sapessero quante e gravi tribolazioni e afflizioni mi danno i demoni, non ci sarebbe alcuno che non si muoverebbe a compassione e pietà di me." La Sacra Scrittura sentenzia: "Il paziente vale più di un eroe." (Proverbi 16,32)

COSA FARE NELLA DESOLAZIONE?
Dice sant'Ignazio: "Ne segue che nel tempo della desolazione non si deve mai fare alcun mutamento, ma rimanere fermi e costanti nei propositi e nella determinazione in cui si stava nel tempo precedente a quella desolazione o nella determinazione in cui si stava nella precedente consolazione. Perché come nella consolazione ordinariamente ci guida e consiglia più lo spirito buono, così nella desolazione è il cattivo spirito, con i consigli del quale non possiamo trovare la strada che conduce a un buon fine."
Dunque, nella desolazione è il demonio che ci influenza.
"Dato che - continua sant'Ignazio - nella desolazione non dobbiamo mai mutare i nostri propositi è molto utile mutare coraggiosamente se stessi, cioè il nostro modo di agire, e dirigerlo interamente contro l'attacco della desolazione, come per esempio, dando più tempo alla preghiera, meditando con più attenzione, esaminando con più serietà la propria coscienza, dandoci a qualche pratica conveniente di penitenza."
Pertanto, mai rimanere passivi... ma sempre contrattaccare! Rimanere fedeli ai propri impegni, aumentare la preghiera e aumentare la penitenza. Gesù l'ha detto: il demonio lo si caccia con la preghiera e con il digiuno. Se proprio non si può digiunare nel cibo, almeno ci si può astenere da qualche piacere lecito.
Ancora sant'Ignazio: "Colui che si trova nella desolazione, consideri come il Signore, per provarlo, lo abbia lasciato alle sue forze naturali, perché resista come se fosse solo di fronte alle agitazioni e tentazioni del nemico; poiché lo può fare con l'aiuto divino che sempre gli resta, quantunque non lo senta, perché il Signore gli ha sottratto il fervore sensibile, il grande amore e la grazia intensa, lasciandogli tuttavia la grazia sufficiente per la salvezza eterna."
Bisogna essere sicuri, malgrado il demonio (che è bugiardo!) dica il contrario, il Signore non lascerà mai nessuno senza una grazia sufficiente, che vuol dire proprio: sufficiente! Massima fiducia in Dio. San Paolo scrive: "Dio è fedele; Egli non permetterà che siate tentati al di sopra delle vostre forze, ma insieme alla tentazione vi darà pure la forza di poterla superare." (1 Corinzi 10,13)

CON LA GRAZIA TUTTO È POSSIBILE
Dunque, con la Grazia tutto è possibile. Con Dio, l'uomo può sconfiggere anche chi gli è enormemente più forte.
La modernità si era illusa di poter rendere l'uomo autosufficiente, non più bisognoso di Dio; ebbene, non solo non ha raggiunto questo "sogno", ma si è ritrovato un uomo ancora più piccolo, schiavo di tutto: del potere, del denaro, dell'ideologia, dei suoi pensieri, delle sue mozioni irrazionali, delle sue angosce, delle sue ansie ...di tutto.
E invece, una volta, l'uomo, obbediente alla Legge di Dio, era molto più libero. Sì, molto più libero. Riconoscendo nella sua vita la meraviglia della Verità (Gesù, persona, vivo e vero), trovava proprio in Gesù la sua libertà: " (...) conoscerete la verità e la verità vi farà liberi." (Giovanni 8,32)
La Vergine Maria, attraverso sant'Ignazio, ha voluto insegnarci questo: se l'uomo non si sottomette a Dio, finirà con il sottomettersi ad ogni menzogna e soprattutto a colui che è menzognero fin dall'inizio!

Nota di BastaBugie: questo scritto è stato pubblicato in forma di libretto. Chi volesse riceverne una o più copie del libretto, può richiederlo scrivendoci a info@itresentieri.it, oppure telefonando al 3495498571

Fonte: I Tre Sentieri, 30 luglio 2019

3 - I BAMBINI COME MIA FIGLIA DI SOLITO VENGONO ABORTITI
Questa società sazia e disperata, pronta ad accogliere (ma solo a parole), è in realtà incapace di farsi carico della responsabilità di mettere al mondo un figlio e di accettarlo per come viene (VIDEO: Cara futura mamma)
Autore: Matteo Brogi - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 21 giugno 2019

Tottò. Maria Elena al telefono risponde così. Tottò sta per pronto. Maria Elena ha un disturbo del linguaggio, nel suo caso legato a un difetto genetico. Maria Elena è una bambina con la sindrome di Down. Trisomia 21 in linguaggio scientifico. La più diffusa anomalia genetica, coinvolge un bambino ogni 1.100 concepiti.
Nei confronti dei deficit genetici la scienza ha fatto passi enormi. Ha elaborato tecniche finissime di diagnosi prenatale per identificarli ancora nell'utero della mamma. E provvedere all'eliminazione dei feti imperfetti. Prima che sia troppo tardi, che la legge proibisca l'aborto o la nascita condanni i genitori al "servizio" di un figlio disabile. Si chiama aborto selettivo. Ma non ha trovato una cura. I bambini come Maria Elena di solito non nascono.
Tutte le sere, quando auguro la buonanotte a mia figlia, dopo i nostri piccoli rituali, la guardo e penso che in un altro contesto non sarebbe nata. Sarebbe rimasta vittima di quella cultura dello scarto di cui ha parlato con grande profondità papa Francesco. E la sua soppressione sarebbe stata derubricata a effetto collaterale dello spirito di questi tempi bui, di questa società "sazia e disperata" pronta a parole ad accogliere il diverso da sé ma incapace di farsi carico della responsabilità più grande, quella di mettere al mondo un figlio e di accettarlo per come viene, anche quando una stringa del DNA non ha seguito lo sviluppo previsto.
Maria Elena è stata fortemente voluta. Appartiene alla nutrita schiera dei bambini che nascono da genitori che per un motivo superiore alla propria volontà hanno avuto difficoltà a generare. E magari si aprono a via alternative di genitorialità. Però la vita è un susseguirsi di imprevisti e i miracoli accadono.

COSÌ UN BEL GIORNO MIA MOGLIE È RIMASTA INCINTA
Ed è iniziata la trafila degli esami. Gioiosi, sempre carichi di speranze e aspettative. Poi ci è stata proposta l'amniocentesi. Un esame invasivo che porta un rischio elevato di aborto, circa l'1%. L'incidenza di feti con qualche anomalia genetica aumenta con l'aumentare dell'età materna e il Servizio Sanitario Nazionale offre gratuitamente l'indagine alle donne che abbiano superato i 35 anni, lo scalino oltre cui la percentuale di "rischio" di un figlio affetto di sindrome di Down supera la percentuale di rischio di perdita del feto.
Noi, a 45 anni, ci confrontavamo con un'incidenza statistica di trisomia 21 piuttosto elevata, 1 su 42 nati. Ricordo la mattina spesa all'ambulatorio di Chirurgia ostetrica, quello dove vengono effettuate le interruzioni di gravidanza, dove fummo invitati per completare lo screening prenatale. Eravamo una cinquantina di coppie. Noi, tra i più anziani, rifiutammo di proseguire gli accertamenti. E con noi una coppia di sudamericani. Dovemmo firmare moduli di rinuncia, ci fu offerto un supporto per comprendere le conseguenze insite nelle nostre scelte. Le altre coppie, tra cui molte di quelle per cui il rischio era solo una remota possibilità, preferirono sottoporsi all'intervento. Tra loro donne giovani e meno giovani. Tra loro, guardando gli asettici numeri restituiti dalle statistiche, forse nessuna madre di un bambino con sindrome ma molto probabilmente una donna che avrebbe perso il figlio a causa dell'accertamento. Nei paesi in cui la diagnosi prenatale e l'aborto non sono attuati, nascono circa 650 bambini con la sindrome di Down ogni anno; il differenziale tra la stima dei 1.100 è dato dagli aborti spontanei, più frequenti nelle gravidanze che presentano anomalie genetiche. Poi ci pensa l'uomo. Nei paesi "evoluti" i numeri sono parziali perché c'è una certa reticenza a trattare l'argomento ma - ad esempio nella Toscana in cui vivo - gli ultimi dati disponibili parlano di una percentuale di aborti volontari, o selettivi, pari al 75% del totale delle diagnosi. Un esercito di persone che non vedranno mai la luce.

L'ALTRA SCIENZA
La scienza, scrivevo, ha fatto passi da gigante e adesso è in grado di individuare con migliore approssimazione il difetto con esami ancora più semplici, mediante un semplice prelievo di sangue. La scienza, questa scienza, quella specializzata nella diagnostica prenatale, continua a registrare grandi successi. Perché foraggiata da finanziamenti importanti. Ma l'altra scienza, quella che vorrebbe dare un futuro migliore a chi la sindrome ce l'ha o attenuarne gli effetti in chi nascerà, suscita molto meno entusiasmo e raccoglie poco. Lo sa Pierluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata e responsabile del laboratorio di Genomica del Dipartimento di Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale all'Università di Bologna. Che si è dato un obiettivo. Quello di individuare il nesso tra il difetto metabolico delle cellule delle persone con trisomia 21 e il ritardo intellettivo connesso alla sindrome. Negli anni '80 rimase folgorato dalle intuizioni di Jérôme Lejeune, il genetista francese che incasellò scientificamente quella che fino ad allora era semplicemente identificata come sindrome di Down, dal nome del medico che per primo ne aveva descritto le caratteristiche. Nel 1959, al tempo delle prime teorie di Lejeune, mancavano le basi scientifiche per indagare le sue intuizioni. Oggi, con il completamento della mappatura del genoma umano, le capacità ci sono e Strippoli sta cercando di concludere l'opera al policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, assistito da una squadra fatta di persone che mettono qualcosa in più del solo impegno professionale nel proprio incarico. Con un lavoro serio, rigoroso, finanziato al 90% da donazioni private da parte di fondazioni, aziende, associazioni, famiglie. Perché i finanziamenti pubblici vanno in altre direzioni. Perché la trisomia 21, come le altre trisomie, viene vista solo come un costo per la società.
Maria Elena ha avuto il privilegio di essere stata arruolata nella fase preliminare del progetto, ora conclusa, che ha coinvolto 180 bambini. E ha dato il suo piccolo contributo, inconsapevole. Un giorno forse potrà andarne fiera anche se non dovesse beneficiare degli esiti. Perché una persona con la sindrome, qualsiasi sindrome, pensa, ama, soffre, gioisce, si dispera. Come tutti. Solo in un modo diverso. Perché non possono essere due stringhe, anche se rappresentano il DNA, a definire il destino di un figlio di Dio.

Nota di BastaBugie: proponiamo ancora una volta il video (durata: 2 minuti e mezzo) "Cara futura mamma (la bellezza dei bambini down)" che non ha bisogno di commenti, ma solo di essere diffuso il più possibile.


https://www.youtube.com/watch?v=xNndLBZpToc

PERCHE' UN BAMBINO DOWN DOVREBBE ESSERE INFELICE?
Cara futura mamma: ecco il video che spopola in internet
di Umberto Folena
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3402

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 21 giugno 2019

4 - LA CINA RIMUOVE DIO DAI LIBRI PER BAMBINI
Nella piccola fiammiferaia e in Robinson Crusoe censurate le parole: Dio, Bibbia, Chiesa e preghiera (e intanto il regime augura gloria eterna al defunto primo ministro che ordinò il massacro di piazza Tienanmen)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 2 agosto 2019

La paranoia del regime comunista cinese nei confronti della religione non conosce limiti. Il partito guidato da Xi Jinping vuole a tutti i costi eliminare Dio dalla società e comincia dalla scuola. Nulla sfugge alla censura e al revisionismo ateo, neanche i grandi classici della letteratura, come spiegato ieri dal quotidiano giapponese Asahi Shimbun.
Il partito comunista ha ordinato che ogni riferimento a "Dio" e alla "Bibbia" deve essere cancellato. Così l'Editrice per l'educazione del popolo, che ha dato alle stampe un libro di testo per i bambini di quinta elementare, ha deciso di sostituire alcune pericolose parole dai riassunti tradotti dei grandi classici occidentali.

PICCOLA FIAMMIFERAIA E ROBINSON CRUSOE
A essere manipolata è ad esempio La piccola fiammiferaia, inserita nel sussidiario allo scopo di «comprendere le altre culture». Nella storia scritta da Hans Christian Andersen, alla bambina appare in una visione la nonna morta, che le dice: «Quando cade una stella, un'anima va a stare con Dio». Nella versione cinese, invece, la nonna dice: «Quando cade una stella, una persona lascia questo mondo».
Nel classico La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, Daniel Defoe fa naufragare il suo protagonista su un'isola sperduta. Da ciò che resta della sua nave, Crusoe recupera tre copie della Bibbia, ma la versione rivista dal partito comunista sostituisce il testo sacro con la dicitura «pochi libri». Come sia possibile comprendere la storia, e quindi la «cultura straniera», senza accennare al tentativo di Crusoe di convertire Venerdì alla fede cristiana, è un mistero.

TERRORE DELLA RELIGIONE
Almeno una decina di modifiche sono state fatte invece a Vanka di Anton Chekhov, da dove sono stati rimossi tutti i riferimenti alla preghiera in chiesa al pari della parola "Cristo".
Come riportato da AsiaNews, che ha ripreso la notizia, «queste operazioni rispondono alle direttive lanciate dal presidente Xi Jinping fin dal 2015, secondo cui le religioni, per vivere in Cina, devono "sinicizzarsi", assimilarsi alla cultura cinese e sottomettersi al Partito comunista. Secondo osservatori, la campagna contro il cristianesimo, è dovuta al timore che la Cina diventi il Paese "più cristiano al mondo" entro il 2030, come prevedono alcuni sociologi (Fenggang Yang). Allo stesso tempo, è un modo per proteggersi da idee quali democrazia, diritti umani, giustizia, stato di diritto».

Nota di BastaBugie: Caterina Giojelli nell'articolo seguente dal titolo "Il regime augura gloria eterna al Macellaio di Pechino" informa che il 22 luglio è morto Li Peng l'ex primo ministro che ordinò il massacro di piazza Tienanmen. Diecimila morti nella narrazione del partito diventano misure decisive per il futuro del paese. Mah!
Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 24 luglio 2019:
«Li Peng, ex presidente del Comitato permanente del National People's Congress (Npc), è deceduto per malattia a Pechino all'età di 91 anni alle 23.11 di lunedì»: così l'agenzia di stampa Xinhua ha dato notizia il 23 luglio della morte del "Macellaio di Pechino", ex primo ministro in carica durante le proteste di piazza Tienanmen.
Xinhua pubblica un ritratto in cui si afferma che Li, con il «compagno Deng Xiaoping», «adottò misure decisive per fermare i disordini e reprimere le rivolte contro-rivoluzionarie: ha stabilizzato la situazione interna e ha svolto un ruolo importante in questa grande lotta riguardante il futuro del partito e del Paese». In realtà tutti sanno come reagì il partito sotto la pressione di Li Peng (che 91 anni li avrebbe compiuti in ottobre) e del compagno Deng Xiaoping: tra il 3 e il 4 giugno 1989 almeno diecimila cinesi vennero massacrati dai carri armati nelle strade adiacenti a piazza Tienanmen. Quella notte il primo ministro e il leader de facto del Dragone ordinarono ai soldati di far rispettare la legge marziale e di annientare la protesta di centinaia di migliaia di studenti che si erano assiepati sotto il grande ritratto di Mao Zedong per chiedere più libertà di stampa, democrazia e meno corruzione.
Ci vollero tre giorni per lavare il sangue dalle strade. Al termine dei quali il portavoce del Consiglio di Stato cinese, Yuan Mu, dichiarò a un'emittente americana: «Non è morto nessuno. Neanche uno studente è stato schiacciato dai carri armati». Un anno e mezzo fa, il governo britannico ha declassificato un documento inviato dall'allora ambasciatore inglese in Cina, Sir Alan Donald, che parla di «minimo 10.000 morti». Tempi lo ha tradotto e pubblicato qui. La fonte? Lo stesso Consiglio di Stato cinese presieduto dall'allora primo ministro Li Peng che il 20 maggio 1989 dichiarò la legge marziale.
Sono passati 30 anni da quel 4 giugno 1989, dai carri armati lanciati sui civili «a 65 chilometri orari», i sopravvissuti falciati «con le mitragliatrici già appostate», i colpi dei cecchini del 27esimo («l'armata più affidabile e ubbidiente») che utilizzavano «proiettili a espansione». Da sempre i protagonisti di quegli eventi drammatici hanno atteso una pubblica ammenda, come Jiang Lin, colonnello dell'Esercito popolare di liberazione che invece di partecipare al massacro documentò l'offensiva dei cingolati e i cadaveri ammazzati nelle pozze di sangue. Jiang ha deciso di raccontare ciò che ha visto al New York Times e di rivolgere un appello pubblico al partito comunista perché ammetta le sue terribili colpe, «la brutalità di quella notte mi ha scioccata. La visione era insopportabile: come se stessero violentando mia mamma. Una follia». O come Zhou Fengsuo, leader degli studenti, dichiarato dopo il massacro nemico pubblico numero 5 dal regime. O Albert Ho Chun-yan, attivista e politico che a Hong Kong ha fondato il Museo del 4 giugno, l'unico luogo sotto il controllo della Cina dove si può conoscere la verità su Tienanmen senza essere arrestati.
Perché ancora oggi il regime nega il massacro, impedisce al suo popolo di conoscere la verità, censura internet e i libri di storia, arresta gli attivisti che chiedono al governo di riconoscere le sue colpe e vieta alle famiglie di commemorare e piangere le vittime. Ancora oggi l'esecutivo guidato da Xi Jinping augura «Gloria eterna al compagno Li Peng!». Non una parola su cosa accadde la notte del 4 giugno 1989 che gli valse l'appellativo di "Macellaio di Pechino". 

Fonte: Tempi, 2 agosto 2019

5 - GRETA THUNBERG APPOGGIA IL GAY PRIDE SVEDESE
Può sembrare strano che la paladina dell'ambientalismo abbia a cuore l'omosessualismo, ma questo dimostra soltanto che la sua attività è politica (non scientifica)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-08-2019

La faccia sorridente di Greta Thunberg, l'adolescente diventata simbolo della lotta contro i cambiamenti climatici, che dalla sua pagina Facebook inneggia al Gay Pride di Stoccolma, può aver sorpreso le persone più ingenue, e messo in imbarazzo qualche giornalista e intellettuale cattolico salito frettolosamente sul carro del "modello Greta". Ma è perfettamente coerente con ciò che la lotta al riscaldamento globale o ai cambiamenti climatici rappresenta.
Non ci vorrebbe molto per rendersene conto, ma il clima di isteria collettiva che è stato creato su questo argomento, l'allarmismo esasperato che ci raggiunge quotidianamente attraverso giornali, radio e tv, il martellamento della propaganda che da anni è costante hanno ormai generato nell'opinione pubblica una distorsione nella percezione della realtà. Siamo ormai convinti di vivere nel peggiore dei mondi possibili, sull'orlo del baratro, in ansia per ciò che il clima ci potrà riservare nel prossimo futuro a causa delle nostre cattive azioni.
E in questa situazione, con un'umanità con le spalle al muro, a essere sacrificato è l'esercizio della ragione, la capacità di interrogarsi su ciò che ci viene propinato o imposto, guardare alla realtà per quello che è. È così che davanti a una adolescente affetta da sindrome di Asperger, che parla come un libro stampato pur non avendo alcuna cognizione scientifica seria, invece di invocare l'intervento degli assistenti sociali (qui sì che ci vorrebbero) per strapparla a quanti la stanno usando per scopi ideologici e commerciali, la si fa diventare una specie di sacerdotessa che officia in tutte le sedi internazionali e davanti alla quale si inginocchiano tutti i grandi della Terra, per non dire gli intellettuali e gli ecclesiastici cattolici. Una situazione ridicola, senza precedenti, di cui non ci si rende neanche conto.

UNA PROPAGANDA MARTELLANTE
Ma appunto, come si diceva, anni di propaganda martellante hanno prodotto uno stordimento, una grave distorsione nella comprensione della realtà, dai meccanismi della natura al rapporto tra sviluppo e ambiente, dalle conoscenze sul clima al ruolo delle attività umane. Per questo abbiamo pensato di dedicare, a partire da oggi, alcune puntate volte ad affrontare singoli aspetti falsificati da questa isteria collettiva.
Proprio il caso di Greta con la bandiera arcobaleno ci dà l'occasione per affrontare brevemente un primo aspetto della questione, ovvero il legame tra diverse ideologie oggi dominanti: l'ecologismo e l'omosessualismo, innanzitutto. Stando alla presentazione delle notizie che ci arrivano a proposito di cambiamenti climatici, siamo portati a pensare all'esistenza di una verità scientifica (il riscaldamento globale causato dall'uomo, che ci sta portando alla catastrofe) a cui i capi di governo non danno abbastanza credito, visto che ci vogliono anni per arrivare a degli accordi internazionali e sono comunque troppo generici. Nella vicenda dei cambiamenti climatici però, gli scienziati sono solo dei comprimari, forniscono il pretesto, danno un tocco di verosimiglianza alla vicenda; ma in realtà la matrice della campagna è ideologica e la regia è politica.
L'ambientalismo oggi dominante ha le radici lontane nel tempo, radici che arrivano fino alle Società Eugenetiche che fiorirono soprattutto nel mondo anglosassone tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e derivano dal Darwinismo sociale. Dalle stesse Società Eugenetiche nascono anche il movimento per il controllo delle nascite e il femminismo radicale. Individualismo estremo e la visione di un mondo solo per i sani ed efficienti sono due caratteristiche che accomunano tutti questi movimenti.
Così l'ambientalismo è fin dalle origini conservazione della natura e tentativo di contenere la presenza umana. Il mito della sovrappopolazione precede nel tempo quello del riscaldamento globale, ma il modus operandi è lo stesso e anche l'obiettivo. Tanto è vero che negli anni '70 del XX secolo il rapporto tra ambientalismo e movimento per il controllo delle nascite si salda al grido di "la popolazione inquina". Anche la promozione dell'omosessualità deve molto al movimento per il controllo delle nascite, e il motivo è evidente: la coppia omosessuale è per sua natura sterile e, quindi, quanti più omosessuali ci sono tanto è più facile ottenere il calo della fertilità.

STESSA DIREZIONE
La causa dei cambiamenti climatici, con tutte le paure ad essa collegate, va nella stessa direzione, tanto è vero che c'è un rilevante movimento d'opinione che si impegna ad avere un numero minimo di figli o addirittura niente per salvare il pianeta.
Nel rapporto tra movimenti Lgbt e gruppi che si battono contro i cambiamenti climatici entrano poi fattori contingenti. Da anni ormai, alle marce per il clima, soprattutto negli Stati Uniti, partecipano appositi gruppi Lgbt, come i Queer per il clima. Il filo che li lega - basta leggere i loro articoli e saggi al riguardo - è anche la percezione di una comune lotta di liberazione, lotta per la giustizia sociale, dove le strategie vincenti degli uni (gli Lgbt) fanno da scuola agli altri. Né si deve dimenticare che tutti questi movimenti ideologici e culturali trovano la loro cassa di risonanza nelle agenzie delle Nazioni Unite, da cui nascono e si diffondono le parole d'ordine che diventano ben presto patrimonio comune.
Del resto queste correnti ideologiche hanno conosciuto il successo quando hanno incontrato la politica: è così che, contrariamente a quello che si pensa, anche la scienza è diventata a servizio della politica. Checché se ne pensi, sono i governi e le forze politiche a tenere le fila degli allarmismi climatici. Basti solo un esempio: l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'organismo Onu che si occupa dei cambiamenti climatici. È conosciuto come il massimo organismo scientifico, autore dei famosi Rapporti che sono la principale fonte per le politiche globali che riguardano i cambiamenti climatici.
In realtà l'Ipcc non solo non svolge attività scientifica in proprio (i rapporti sono solo una raccolta e una sintesi degli studi disponibili), ma è un organismo prettamente politico, sebbene sia composto anche da scienziati. Lo dice il nome stesso: si chiama infatti "Gruppo intergovernativo", perché sono i governi a decidere chi dirige e sono i governi ad avere l'ultima parola sul rapporto finale. Non a caso in questi anni ci sono stati molti casi di autorevoli scienziati che si sono dimessi proprio per l'impostazione ideologica e politica che si vuole dare all'esame scientifico. E infatti anche gli ultimi presidenti dell'Ipcc non sono affatto scienziati: l'indiano Rajendra Pachauri, che ha tenuto la posizione dal 2002 al 2015, è un ingegnere esperto di ferrovie, mentre l'attuale, il coreano Hoesung Lee, è un economista.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-08-2019

6 - LUTERO AMMISE DI NON AVERE LA VOCAZIONE
Si fece monaco per altre ragioni, pregava poco (come ha scritto lui stesso) e inoltre odiava gli ebrei (infatti Hitler lo considerò un modello da seguire)
Fonte I Tre Sentieri, 30 luglio 2019

Lutero, in realtà, non aveva la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio; da qui la sua infelicità.
Si racconta, anche se sembra che questo fatto non sia avvenuto, che quando era all'Università di Erfurt, si batté a duello con un compagno, Gerome Bluntz, uccidendolo. E sappiamo anche che entrò nel monastero degli agostiniani solo per sfuggire alla giustizia. Egli stesso lo dice: "Mi sono fatto monaco perché non mi potessero prendere. Se non lo avessi fatto, sarei stato arrestato. Ma così fu impossibile, visto che l'ordine agostiniano mi proteggeva."

UNA FINTA VOCAZIONE
Dicevamo che tale misfatto pare non sia avvenuto, ma in realtà questo conta poco perché il solo fatto che si sia poi diffuso questo racconto dimostra che era di dominio popolare la convinzione che Lutero avesse deciso con poca riflessione di intraprendere la vita religiosa. Un altro racconto narra che una tempesta avrebbe colto Lutero nel bosco e un fulmine ucciso il suo amico, per cui Lutero, impauritosi, avrebbe fatto voto a sant'Anna di farsi monaco se fosse uscito indenne da quella tempesta. Ebbene, anche questo racconto è in linea con il primo: la scelta di diventare monaco sarebbe stata in Lutero poco riflettuta.
Questa assenza di vocazione lo rese nevrotico e infelice. Si narra che durante la sua prima Messa, al momento dell'offertorio, stava per fuggire e fu trattenuto dal suo superiore.
Potremmo chiederci: ma se eventualmente si sbaglia la vocazione è possibile mai che il Signore non dia la grazia sufficiente per andare avanti? Certamente. Il problema di Lutero fu un altro e cioè che non volle rendersi docile alla Grazia. Quando si abbandona tutto e si tradisce la verità è sempre perché si è prima abbandonata la preghiera. Lutero stesso scrisse nel 1516, cioè prima della svolta della sua vita: "Raramente ho il tempo di pregare il Breviario e di celebrare la Messa. Sono troppo sollecitato dalle tentazioni della carne, del mondo e del diavolo."
Fu così che credette di trovare la soluzione della sua infelicità nella Lettera ai Romani (1,17): "Il giusto vivrà per la sua fede". Per la salvezza non occorre nessun sforzo di volontà se non quello di abbandonarsi ciecamente alla fede nel Signore (fideismo).

VOLONTARISMO E FIDEISMO: QUANDO GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO
In Lutero dunque si ritrova tanto il volontarismo quanto il fideismo. Il volontarismo: darsi una vocazione che non c'è; il fideismo: negare totalmente qualsiasi contributo della volontà. Due errori completamente diversi, ma, proprio perché errori, dalla origine comune.
L'ipotesi di una successione diacronica di volontarismo e di fideismo in Lutero troverebbe conferma negli Esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola, contemporaneo di Lutero, che impostò la spiritualità del suo Ordine (i Gesuiti) in chiara prospettiva antiluterana. Scrive sant'Ignazio: "Ci sono tre tempi o circostanze per fare una buona e sana elezione. Il primo: è quando Dio nostro Signore muove e attrae tanto la volontà che, senza dubitare né poter dubitare, l'anima devota segue quello che le è mostrato, come fecero san Paolo e san Matteo nel seguire Cristo nostro Signore. Il secondo: quando si riceve molta chiarezza e conoscenza per mezzo di consolazioni e desolazioni, e per l'esistenza del discernimento degli spiriti. Il terzo: è il tempo di tranquillità. L'uomo, considerando prima perché è nato, e cioè per lodare Dio nostro Signore e salvare la sua anima, e desiderando questo, elegge come mezzo uno stato o un genere di vita nell'ambito della Chiesa, per essere aiutato nel servizio del suo Signore e nella salvezza della propria anima. E' tempo di tranquillità quello in cui l'anima non è agitata da vari spiriti e usa delle sue potenze naturali liberamente e tranquillamente."
Dunque, dice sant'Ignazio, è molto importante non sbagliare la propria vocazione avendo come unico scopo quello di rendere gloria a Dio. Che ci sia anche un'allusione all'esperienza di Martin Lutero? Può darsi.

Nota di BastaBugie
: nell'articolo seguente dal titolo "L'odio di Lutero verso gli Ebrei" emerge un aspetto poco noto dell'ex monaco ex cattolico che può essere utile per far capire quanto sia distante dalla dottrina e dalla morale cattolica.
Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 2 agosto 2019:
In questi tempi in cui sembra che tutto vada bene e che le differenze valgano solo per quello che valgono, in questi tempi in cui essere cattolici o essere luterani tutto sommato è la stessa cosa, offriamo alla lettura un passaggio di uno scritto di Martin Lutero che ha come titolo "Degli ebrei e delle loro menzogne" (anno 1543).
Leggete cosa dice l'eresiarca tedesco a proposito degli Ebrei: "In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto"; poi che "bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari"; poi che "bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie".
Fu così che, nel famoso Processo di Norimberga, il nazista Julius Streicher poté dire che il dottor Martin Lutero "oggi, sarebbe sicuramente al mio posto sul banco degli accusati".



https://www.youtube.com/watch?v=uQJAdm-evVM

Fonte: I Tre Sentieri, 30 luglio 2019

7 - MASSONERIA ALL'ATTACCO, I VESCOVI RISPONDONO
Il Grand'Oriente di Francia propone di trasformare la cattedrale di Notre-Dame di Parigi in luogo pubblico di cultura (e in Camerun i Rosacroce occupano posti sempre più importanti per il controllo della società)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 24/07/2019

Accade nel 2019 in Camerun: qui politica ed affari sono gestiti dalla massoneria. In modo occulto. È questo quanto denunciato in un pubblico appello, firmato dalla locale Conferenza episcopale ed, in primis, dal suo presidente, mons. Abraham Kome Bouallo. Appello, in cui si chiede espressamente di fermare grembiulini, Rosacroce e stregoni: «In questo momento, in alcune parrocchie della nostra Diocesi, nei loro consigli parrocchiali e persino in alcuni organismi diocesani, siedono sempre più - e con incarichi di crescente responsabilità - persone appartenenti alla massoneria, ai Rosacroce o dedite alla stregoneria. Una simile situazione esige un chiarimento», scrivono i Vescovi in questa loro lettera pastorale, in cui spiegano di voler non solo «richiamare le linee fondamentali del Magistero» in merito a tali gruppi più o meno occulti, bensì anche di voler «dare precise direttive pastorali, al fine di chiarire e sostenere la fede in Gesù Cristo morto e risorto».

IL CORAGGIO DEI VESCOVI DEL CAMERUN
Si noti come solo lo scorso 5 luglio, con tanto di lettera su carta intestata, la Gran Loggia Unita del Camerun avesse inviato al primo ministro la proposta di piazzare un proprio affiliato, Désiré Mama Ndjikam, al posto di coordinatore dell'Unità Operativa di Gestione dell'importante progetto «Lago Monoun». Al proprio attivo, oggi, Ndjikam vanta già rilevanti incarichi come capo dei progetti presso il Conaroute-Consiglio Nazionale della Strada e come coordinatore del Segretariato tecnico dei punti focali di tale organismo. Si evincono da qui con chiarezza le ragioni della preoccupazione espressa dai Vescovi circa le mire sempre più pretenziose della Loggia camerunense.
A fronte di tutto questo, i Vescovi camerunensi ricordano come «la religione cristiana non sia una nostra invenzione, bensì una religione rivelata da Dio stesso a Mosè e portata a pieno compimento da Gesù Cristo. La nostra fede riposa su un insieme di verità rivelate dal Signore. Queste verità vengono chiamate dogmi. Nessun cattolico le può contestare, senza rinnegare la propria fede: si tratta dei dogmi della Santissima Trinità, dell'Incarnazione, della Resurrezione, dell'Ascensione, dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione della Vergine Maria».
I prelati ricordano anche come l'adesione dei cattolici ai Rosacroce e ad altri gruppi, la cui Dottrina sia contraria alle verità evangeliche su cui poggia il Magistero universale della Chiesa, sia severamente vietata. E ciò in quanto, spiegano i Vescovi, i Rosacrociani non considerano Dio come Persona, bensì come una sorta di energia spirituale, fonte ultima di tutte le vibrazioni materiali e non, scivolando così in una sorta di panteismo dichiarato. La lettera pastorale raccomanda, pertanto, di intensificare l'insegnamento solido e privo d'ambiguità della Dottrina cattolica, in quanto l'ignoranza resta uno dei fattori determinanti circa l'adesione alle sette ed ai raggruppamenti gnostici. Da qui il richiamo, rivolto ai fedeli cattolici, a riaffermare perennemente ed incessantemente la propria fede in Gesù Cristo morto e risorto. Un richiamo chiaro, senza cedimenti, senza compromessi, purtroppo però anche con pochi eguali nell'episcopato europeo, da troppo tempo silente su questi importantissimi temi, benché la cronaca suggerisca ben altra condotta.

LA MASSONERIA VUOLE LA CATTEDRALE DI NOTRE-DAME DI PARIGI
Recente, dello scorso 17 giugno, è, ad esempio, l'intervista rilasciata al quotidiano L'Opinion da Jean-Philippe Hubsch, Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, la principale obbedienza massonica d'Oltralpe, intervista in cui si propone - niente meno! - di trasformare la cattedrale di Notre-Dame di Parigi da luogo di culto in luogo pubblico di cultura. È per questo che i grembiulini francesi si sono precipitati a raccogliere fondi, finalizzati alla ricostruzione dell'edificio in una sorta - come han dichiarato - di «gesto di solidarietà repubblicano» tutt'altro che disinteressato. La proposta è già stata respinta al mittente dall'Ufficio Comunicazioni diocesano e persino l'Arcivescovo di Parigi, mons. Michel Aupetit, è intervenuto più volte per ribadire la finalità precipua di culto intrinseca a Notre-Dame.
Lo scorso 15 giugno, nel corso dell'omelia per la prima Messa celebrata nella cattedrale dopo il rogo, il prelato ha dichiarato: «Separare cultura e culto può essere frutto di ignoranza o di ideologia. Lo dico con forza: una cultura senza culto diviene un'incultura. È lì da vedere l'abissale ignoranza religiosa dei nostri contemporanei a causa dell'esclusione della nozione divina e del Nome stesso di Dio dalla sfera pubblica, invocando una laicità, che esclude qualsiasi dimensione spirituale visibile. Come tutti gli edifici, la Cattedrale comprende una pietra angolare, che sostiene l'insieme della costruzione. Questa pietra angolare è Cristo». Eppure tutto ciò non basta ad indebolire le pressioni dei grembiulini, numerose ed influenti.
Qualcuno ha saputo qualcosa di tali avvenimenti sui grandi media? Qualcuno si è espresso pubblicamente a sostegno della Chiesa in Francia ed in Camerun? Qualcuno ha diffuso la notizia delle mire della massoneria su Notre-Dame? Ecco, non è necessario aggiungere altro...

Fonte: Corrispondenza Romana, 24/07/2019

8 - LGBT MINACCIANO PRETE ANTI GAY PRIDE: ''TUA MADRE DOVEVA ABORTIRTI, TI ABORTIREMO NOI''
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): baby trans e medici sotto ricatto, due maschi in testa alla classifica delle ragazze, mio mini pony diventa gay
Autore: Matteo Orlando - Fonte: Il Giornale, 02/08/2019

Un gruppo gay, che si è identificato con la sigla "Riscossa Arcobaleno", ha minacciato un prete-giornalista che si era opposto ad un recente Pride.
Il fatto è accaduto a Reggio Calabria dove don Davide Imeneo, direttore del giornale arcidiocesano L'Avvenire di Calabria, ha trovato nella cassetta della posta un foglio con la scritta: "Tua madre doveva abortirti, ti abortiremo noi prete di m...".
Il sacerdote reggino nei giorni scorsi si era opposto al Gay Pride che si era tenuto nella città dello stretto dove meno di 500 persone, provenienti da tutta Italia, hanno organizzato l'evento Lgbt. In particolare don Imeneo era entrato in conflitto con il Sindaco Pd di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.
Il primo cittadino del Partito Democratico - colpito nei giorni scorsi dalla notizia dell'indagine per "disponibilità ad assecondare uno 'Ndranghetista" a carico del cognato Demetrio Naccari Carlizzi, ex vice presidente del Consiglio regionale e assessore regionale, uomo forte dell'area renziana calabrese - era finito nella bufera per avere sostenuto il Pride 2019, sfilando con i gay, le lesbiche, i transgender e altri manifestanti.
Mentre nelle scorse settimane molti vescovi italiani hanno preferito soprassedere alle iniziative dei Pride, organizzati in tutto il mese di Giugno nelle loro diocesi, o al massimo hanno rilasciato dichiarazioni ambigue ma si sono rifiutati di appoggiare le preghiere di riparazione portate avanti da diversi gruppi cattolici, la Curia reggina non ha avuto paura ad attaccare Giuseppe Falcomatà.
Attraverso un pezzo dello stesso direttore e consigliere nazionale della Federazione italiana dei Settimanali cattolici don Imeneo, Falcomatà è stato accusato di avere usato a sproposito, commentando la sua partecipazione al Pride sui social, uno slogan di un noto prete reggino ("nessuno escluso, mai", riferito dal sacerdote ai "pazzi" che, negli anni '80, liberò dai manicomi).
Don Imeneo ha accusato Falcomatà di avere "una doppia morale sui diritti" (rilevando che il Sindaco di Reggio Calabria aveva attaccato l'iniziativa pro famiglia naturale portata avanti attraverso il cosiddetto "Bus della Famiglia") e lo ha sfidato a rispondere a due domande.
La prima verteva sulle intenzioni politiche del Sindaco: "può dirci pubblicamente se sostiene anche le posizioni più progressive dei soggetti promotori che sfilavano accanto a lei, quali l'adozione e l'affido dei figli alle coppie omosessuali?" .
Rilevando che lo stesso sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali, ripetutamente, si sono dichiarati cattolici, la seconda domanda chiedeva perché i diritti non hanno lo stesso peso. Don Imeneo, infatti, ha accusato il sindaco reggino di avere fatto sua l'agenda Lgbt e di avere escluso dalle priorità dell'Amministrazione reggina le vere emergenze, come la fuga dei giovani dalla città, che sta provocando una emorragia demografica, la situazione sociale dei papà divorziati, i genitori costretti a emigrare dalla Calabria per potere fare studiare i figli, il disagio abitativo che molte famiglie reggine vivono e la mancanza di aiuti alle famiglie numerose, dimenticati dall'amministrazione Pd.
Sentito da Il Giornale, il portavoce dell'arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova don Imeneo ha spiegato che l'intento dell'Arcidiocesi era quello di "smascherare la doppia morale della politica, che strumentalizza i Pride ma che, alla prova dei fatti, è carente sul fronte dei diritti, di tutti i diritti. Ovviamente L'Avvenire di Calabria proseguirà indisturbato le proprie inchieste, la prepotenza non può spegnere la voce di chi è chiamato a raccontare la verità". Don Imeneo si è lamentato anche della manipolazione del richiamo al Sindaco operata dal portale Gaynews.it. "Oltre a omettere alcune parti dell'articolo, ha voluto attaccarmi direttamente", scatenando "commenti recanti gravi offese personali nei miei confronti".
Intanto, il Vice Presidente (Gianluca Orefice) e tre Consiglieri del Comitato Arcigay "I Due Mari" (Giorgia Garreffa, Silvio Nocera, Valeria Cucèi) di Reggio Calabria, non riconoscendosi più nella linea politica che ha imboccato il comitato, e non condividendone più strategie e metodi, si sono dimessi dai loro incarichi.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

BABY TRANS E MEDICI SOTTO RICATTO
Marcus Evans, ex direttore del Tavistock and Portman NHS Foundation Trust, clinica inglese che si occupa di disforia di genere sui minori, ha affermato che molti suoi colleghi sono costretti ad intraprendere per i bambini e ragazzi il percorso di rettificazione sessuale a base di ormoni per non passare per transfobici.
Evans ha dichiarato: "Credo che l'agenda politica pro-trans abbia invaso l'ambiente clinico e sia penetrato all'interno del Gender Identity Development Service (GIDS) [il dipartimento del Tavistock che si occupa di disforia di genere]. I giovani hanno bisogno di un servizio clinico indipendente che abbia a cuore gli interessi a lungo termine del paziente. In una certa misura, ciò richiede la capacità di resistere alla pressione proveniente da vari ambienti: dai giovani stessi, dalla loro famiglia, [...] dai social network e dai gruppi pro-trans altamente politicizzati".
Inoltre Evans ha messo in evidenza che il "cambiamento di sesso" pare l'unica soluzione ai disturbi legati all'identità sessuale psicologica offerta da questa clinica: "Tutti i genitori hanno espresso preoccupazione per il fatto che, dopo che i loro figli hanno improvvisamente annunciato di pensare di vivere nel sesso sbagliato, gli operatori hanno immediatamente appoggiato la tesi che questa fosse la causa dell'angoscia del bambino, piuttosto che offrire tempo per esplorare dal punto di vista psicologico lo sviluppo del problema".
Il numero di bambini che è passato al GIDS è cresciuto enormemente negli ultimi anni.  Da 468 nel 2013 a 2.519 nel 2018. Da aggiungere che, oltre al fatto che il "cambiamento di sesso" non è eticamente accettabile, nella quasi totalità dei casi i problemi legati alla disforia di genere nell'età prepuberale o puberale si risolvono da sé. Negli altri casi è sufficiente l'accompagnamento psicologico perché sia la mente ad armonizzarsi al dato corporeo e non viceversa.
(Gender Watch News, 29 luglio 2019)

DUE MASCHI IN TESTA ALLA CLASSIFICA DELLE RAGAZZE
Le cose più incredibili stanno accadendo, ci scorrono sopra e nessuno che le chiami col loro nome: ingiuste follie. Due corridori maschi provenienti dal Connecticut continuano a dominare le classifiche nella competizione per le ragazze delle scuole superiori degli Stati americani. Avete letto bene, due maschi sono in testa alla classifica delle ragazze!
Terry Miller e Andraya Yearwood sono juniores delle superiori, entrambi sono maschi biologici che si identificano come femmine transgender. E, secondo un rapporto dell'Associated Press, hanno conquistato il primo e il secondo posto nei recenti campionati open track indoor delle scuole del Connecticut tenutosi il 16 febbraio. Una delle concorrenti femmine, la liceale Selina Soule, ha fatto dichiarazioni di fuoco sull'accaduto, dicendo che non è giusto che le femmine debbano competere contro i maschi nella stessa gara. La Soule ha saltato le qualifiche per le gare regionali del New England solo per avere perso due punti nella classifica finale. «Conosciamo tutti l'esito della gara prima ancora che inizi; è demoralizzante», ha dichiarato la Soule, che non vuole discriminarli, ma «l'atletica ha sempre avuto regole per mantenere la competizione giusta».
Miller è attualmente classificato come il terzo miglior corridore del Paese nelle gare  cronometro dei 55 metri delle ragazze, invece Yearwood avrebbe il settimo miglior tempo nazionale. Miller ha sostenuto in una recente intervista che le ragazze femmine dovrebbero semplicemente scegliere di lavorare di più, piuttosto che lamentarsi dell'ingiustizia, quando devono affrontare la competizione contro atleti di sesso maschile che si identificano come transgender. Identica l'opinione dell'altro atleta maschio dichiaratosi femmina, secondo il quale i suoi sono "vantaggi" che altri atleti «potrebbero avere dal perfezionare la propria forma o fare sessioni di allenamento extra».  Il Connecticut è uno dei 17 Stati che consentono agli atleti transgender di competere senza restrizioni nelle gare femminili.
Altri Stati non hanno alcuna politica ufficiale o gestiscono tali problemi caso per caso. Nei giorni scorsi l'ex regina del tennis mondiale, Martina Navratilova, è stata oggetto di attacchi da parte dei gruppi Lgbt per aver scritto sul Sunday Times che è da folli, un «imbroglio», questa pratica e tipo di competizioni aperte ai trans nel campo femminile. Condividiamo, ancora in Italia non c'è una grande spinta per la promozione del transgenderismo, come invece in Uk, Usa, Canada, ma nessuno pensi che ci sia Paese immune a questa idea per la quale, anche nello sport, vedremo le femmine umiliate e bistrattate. Sogno un festa della donna nella quale si difendano le donne dalla ideologia gender e trans-gender, che qualcuno faccia un passo pubblico per difendere la biologia e il prezioso dono della umana femminilità.
(Luca Volontè, Notizie Provita, 10/03/2019)

MIO MINI PONY DIVENTA GAY
Si chiama "My Little Pony - L'amicizia è magica" ed è una serie di cartoon  basata sui Mini Pony, i celebri giocattoli di Hasbro. Gli ideatori di questa serie hanno pensato bene di inserire due personaggi omosessuali, la zia Holiday e zia Lofty che hanno fatto la loro comparsa sugli schermi italiani il 21 maggio scorso, precisamente sul canale Cartoonito.
La showrunner del cartoon  Nicole Dubuc, ossia colei che segue giorno per giorno la realizzazione del cartone animato, ha dichiarato: "Penso sia fantastico poter mostrare che ciò che definisce una famiglia è solo e soltanto l'amore. Questo, per me, è il nucleo di My Little Pony". Le ha fatto eco Josh Haber, altro showrunner del cartone: "La diversità e la sua rappresentazione è davvero importante per i bambini per tante diverse ragioni, ed è la mia priorità su ogni progetto a cui lavoro". Chiude la parata del gaiamente corretto lo sceneggiatore e produttore Michael Vogel "Io e Nicole abbiamo pensato che sarebbe stata una grande opportunità per introdurre in modo naturale una coppia LGBTQ nella serie: lo abbiamo chiesto ad Hasbro e loro hanno approvato. Con Josh e Nicole nell'ultima stagione abbiamo deciso di far diventare questa coppia dei veri e propri personaggi del mondo di My Little Pony. Lo show ha sempre parlato di amicizia e accettazione del diverso: ci è sembrato importante fare questo passo".
Sono ormai numerosissimi i personaggi gay nei cartoni animati anche per bambini. Gli obiettivi sono plurimi: indottrinare al gender i piccolissimi, normalizzare l'omosessualità, mostrarsi gay friendly e quindi avere l'appoggio delle lobby gay, etc.
(Gender Watch News, 19-06-2019)

Fonte: Il Giornale, 02/08/2019

9 - OMELIA XX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 12, 49-57)
Non sono venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione
Fonte Maranatha.it

Il regno di Dio è la realizzazione della comunione tra gli uomini e con lui. Già i profeti lo avevano annunciato e descritto come un tempo di pace, di benessere, di gioie mai viste; un tempo di fraternità universale e cosmica. Ogni barriera sarebbe stata eliminata, si sarebbe costituito un solo popolo per un solo Dio.
Gesù realizza il progetto di Dio nell'umanità espresso dai profeti. Viene a «radunare i figli dispersi». La sua ultima preghiera è la preghiera per l'unità: «Padre, siano una cosa sola, come noi siamo uno».
Come mettere d'accordo queste espressioni con le parole del vangelo di questa domenica? «Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione» (vangelo).

L'ANNUNCIO DELLA VERITÀ SUSCITA OPPOSIZIONE
Le parole di Gesù sono improntate ad un profondo realismo: il suo regno creerà nuove divisioni. Chi lo accoglie non entra in uno stato di pace paradisiaca, ma prova dapprima in se stesso la guerra e la divisione. Egli non può accettare l'ambiguità del compromesso, non può vivere il bene e il male, trovare un accordo tra il vero e il falso, non può affidarsi totalmente alle certezze umane, deve abbandonare continuamente la terra delle tranquille abitudini per l'incertezza di una terra che non possiede.
È cosa strana che la fede in Cristo crei nemici, ponga ostacoli. Questo è vero perché l'amore e la verità hanno nella croce il loro prezzo e la loro verifica. Non c'è amore vero che non porti con sé la sofferenza, non c'è verità che non ferisca. Se l'amore è dono gratuito non può non essere distacco da se stessi. Se la verità è scoperta non può non essere un giudizio sulle nostre azioni, e un impegno per nuovi e più scomodi orizzonti.
Il profeta è colui che annuncia la verità profonda dei fatti. Poiché la realtà dei fatti è l'azione imprevedibile di Dio che muove verso la libertà, essa suscita sempre nell'uomo il dubbio, la paura del rischio, l'opposizione con cui l'orgoglio e il peccato si manifestano.
Dalla verità nasce l'incertezza, perché l'uomo preferisce affidarsi alla sicurezza della prudenza umana piuttosto che abbandonarsi all'imprevedibilità di Dio. Geremia annuncia il piano di Dio ed è accusato di disfattismo (prima lettura). Ciò è vero anche per chi scende nello stadio per conquistare una vittoria. Il suo mettersi come concorrente sulla linea di partenza comporta una competitività, un gareggiare, una lotta, avere dei nemici. Nelle tribune c'è chi lo applaude e chi fa di tutto per scoraggiarlo (seconda lettura).

SCEGLIERE CRISTO IN UN MONDO DOMINATO DAL PECCATO È FARSI DEI NEMICI
Il cristiano che si mette dalla parte di Cristo entra per ciò stesso nella mischia e nella lotta. Non si può considerare né è ritenuto un neutrale: per molti è un nemico, anche se egli vuol essere il «fratello universale». La storia dell'umanità può far conto sulla volontà di comunione, di impegno, di collaborazione del cristiano, ma il suo progetto di liberazione, la sua utopia di un amore senza confini non possono non suscitare dissensi nella famiglia, fra gli amici, nella società, imporgli delle scelte che urteranno la tranquillità di molti.
Questo è inevitabile perché è sui valori e sui significati che si gioca l'impegno e la vita, ed è su questi significati che si compie la comunione o sorgono le opposizioni. Gli uomini si dividono in grandi universi geografici-culturali, in gruppi sociali e professionali, ma ciò che li distingue veramente e li oppone è la concezione che essi hanno del divenire umano, il modo di affrontare i gravi problemi che si impongono a tutti: l'ingiustizia, la libertà, le decisioni di priorità, le responsabilità sociali...

IL CRISTIANO SUPERA LA DIVISIONE CON L'AMORE GRATUITO
li cittadino del regno trova la pace con chi come lui accetta la propria morte perché l'altro viva, trova la comunione con chi vive nella speranza. Invece con chi non cerca la verità, l'amore e la giustizia egli si troverà diviso e sperimenterà la realtà delle parole di Cristo: «Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione» (Lc 12,51).
Però egli supera la divisione con l'amore. Anche se la sua parola e la sua azione creano divisioni ed opposizioni, egli non rende male per male, ma sa vincere il male con il bene. Ripaga l'odio con l'amore.
Come Gesù, suo maestro, che «ha abbattuto il muro, l'inimicizia facendo pace nel sangue della sua croce» (cf Ef 2,14.16), così anche il cristiano è ovunque portatore di amore.

Fonte: Maranatha.it

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