BastaBugie n°629 del 11 settembre 2019

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1 LE DONNE CONSAPEVOLI DELLA LORO DIGNITA' NON SONO FEMMINISTE
Ecco perché le femministe attaccano le donne che dichiarano di avere una felice carriera familiare, cioè gioiscono del loro matrimonio, amano e sono amate dal marito (che aiutano e sostengono) e dai figli
Autore: Don Marek Dziewiecki - Fonte: Mimep-docete
2 NEL 2020 ''UNPLANNED'' NEI CINEMA ITALIANI
Finalmente anche in Italia, dopo l'enorme successo negli USA e in Canada, il film sulla storia vera di una dirigente di una clinica abortista diventata pro life
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LA BUFALA DEGLI INCENDI IN AMAZZONIA
L'Amazzonia non è il polmone verde del pianeta perché consuma da sola tutto l'ossigeno che produce (infatti il vero motivo delle false notizie è punire Bolsonaro)
Autore: Eugenio Trujillo Villegas - Fonte: Corrispondenza Romana
4 SOLO CON DIO CI SONO ALLEGRIA E GIOIA
Senza Dio (il vero Dio) c'è il non-senso, e con il non-senso vi è solo angoscia, inquietudine e disperazione (vediamo cosa ne pensano San Francesco, sant'Ignazio, il curato d'Ars e don Bosco)
Fonte: I Tre Sentieri
5 LA MALATTIA DELLA SCUOLA ITALIANA SI CHIAMA STATALISMO
Il fallimento dell'istruzione in mano allo Stato è evidente (ad es. il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano)... ci possono salvare solo l'homeschooling e le scuole parentali
Autore: Marco Lepore - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 NEI GULAG NORDCOREANI 50 MILA CRISTIANI
Sotto Kim Jong-un la repressione è aumentata, specie nell'ultimo anno (e intanto in Africa i jihadisti si stanno concentrando sulla pulizia religiosa)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
7 UBBIDIRE E' MEGLIO CHE COMANDARE
Il cristianesimo vede il comando con una prospettiva di servizio e raccomanda l'obbedienza rendendola via privilegiata di santità
Fonte: I Tre Sentieri
8 JESSICA, RAGAZZA TRANS SUICIDA PER IL CAMBIO DI SESSO (IL 40% DI COLORO CHE CAMBIANO SESSO MUOIONO SUICIDI)
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): il gene dei gay non esiste, Bolsonaro dichiara guerra al gender nelle scuole del Brasile, Siena e la rete Ready
Autore: Chiara Chiessi - Fonte: Osservatorio Gender
9 OMELIA XXIV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 15,1-32)
Vi è gioia per un solo peccatore che si converte
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LE DONNE CONSAPEVOLI DELLA LORO DIGNITA' NON SONO FEMMINISTE
Ecco perché le femministe attaccano le donne che dichiarano di avere una felice carriera familiare, cioè gioiscono del loro matrimonio, amano e sono amate dal marito (che aiutano e sostengono) e dai figli
Autore: Don Marek Dziewiecki - Fonte: Mimep-docete, 21/10/2014

Innanzitutto bisognerebbe precisare il significato della parola "femminista". Una femminista non è una donna cosciente della propria dignità, capace di parlarne e difenderla da chi umilia e discrimina le donne (anche con la prostituzione e la pornografia). Al contrario, chi agisce in questo modo ha ben decifrato l'intenzione di Dio, che ha creato per la donna un ruolo molto privilegiato, quello di essere d'aiuto all'uomo. Questo fatto biblico ha un doppio significato. Conferma che l'uomo necessita di sostegno per il suo sviluppo, e che la donna è così speciale - in alcune questioni molto più matura dell'uomo - da sapergli essere di sostegno e di aiuto. Gesù sottolinea chiaramente la grandezza delle donne, non solo quando le difende dagli uomini malintenzionati, ma anche quando afferma che per la donna l'uomo lascia i genitori e si unisce a lei in matrimonio per amarla irrevocabilmente e fedelmente.
Le donne coscienti della loro dignità, capaci di difendere le proprie doti speciali, il proprio genio femminile, non sono femministe; lo è chi mette da parte questa femminilità e unicità, e cerca di assomigliare al maschio. Queste donne non credono che un uomo possa amarle sinceramente e fedelmente, di conseguenza si aggrappano alla lotta contro gli uomini, cercando di trovare la realizzazione non nel vero amore maturo, ma in qualche forma di appagamento professionale, sociale, economico o politico. Le femministe non consapevoli dei propri complessi e sentimenti d'inferiorità, attaccano anche le donne che vivono serenamente la loro femminilità, sono fiere di essere donne, non cercano di copiare gli uomini. Le femministe contrastano le donne che dichiarano di avere una felice carriera familiare, cioè amano e sono amate dal marito e dai figli, e gioiscono del loro matrimonio.
Le femministe vogliono rappresentare le donne [...] e in questo sono molto sostenute dai partiti di sinistra e dai mass media, perché si cerca sempre di più di indebolire l'istituzione della famiglia, distruggere il matrimonio. I partiti di sinistra, come anche i mass media, perlopiù appoggiano tutto quanto promuove la degradazione nel seguire solo gli impulsi, la dipendenza dal sesso, la sete di successo, e tutto quanto non è l'amore, la vera realizzazione e il decalogo. Ecco perché le femministe, anche se non sono numerose, hanno molto successo e influenzano pesantemente la cultura moderna, le abitudini, le relazioni tra gli uomini e le donne. Questa influenza si nota anche in una certa "paura" degli uomini nei confronti delle donne, la continua rivalità, invece che il sostegno reciproco nella crescita e nella capacità di amare l'uno l'altra. Quando le donne perdono la loro femminilità, gli uomini non sanno più essere maschi. Non sono affascinati dalle donne, non vogliono legarsi a loro per sempre, non imparano ad amarle.
Le conseguenze di questa visione delle donne si notano in una certa discriminazione che tante volte sembrerebbe invece conquista. [...] In politica si deve applicare la regola di condividere benevolmente i posti, cioè tutto deve essere a metà tra i maschi e le femmine, altrimenti le donne, senza questa impostazione, non sono in grado di farcela da sole.
Questa teoria indebolisce soprattutto il matrimonio e la famiglia. Sposarsi viene considerato come una limitazione della donna nel fare carriera, dunque qualcosa di problematico e da evitare. A questo punto ancora peggio si percepisce la questione di diventare genitori. Il matrimonio e i figli sono visti come qualcosa di negativo anche perché le femministe dichiarano che l'amore reciproco e irrevocabile tra i coniugi non esiste.
Quindi non c'è proprio da meravigliarsi se la nostra società è dominata dalla ideologia della "felicità" da single, o dai legami tra individui dello stesso sesso.

Nota di BastaBugie: per approfondire la bellezza dell'essere donna si può leggere il seguente articolo cliccando sul link.

LA CASALINGA FELICE: FEMMINILE, MA NON FEMMINISTA
Consigli per una moglie e mamma che gode di poter esprimere la sua naturale propensione alla dedizione e alla cura del marito e dei figli (e così si realizza)
di Isabella
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5787

Fonte: Mimep-docete, 21/10/2014

2 - NEL 2020 ''UNPLANNED'' NEI CINEMA ITALIANI
Finalmente anche in Italia, dopo l'enorme successo negli USA e in Canada, il film sulla storia vera di una dirigente di una clinica abortista diventata pro life
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/09/2019

Il film Unplanned, tratto dall'omonimo libro del 2010 scritto da Abby Johnson e pubblicato in Italia nella collana Novae Terrae dell'editore Rubbettino, racconta la storia vera della conversione della Johnson, fino al 2009 dirigente di una clinica dell'organizzazione abortista Planned Parenthood, da cui si licenziò dopo aver partecipato all'aborto di un bambino alla tredicesima settimana, convertendosi in una formidabile pro life.
Il successo della pellicola, boicottata dalle grandi catene di distribuzione e censurata in molti Stati degli USA e in Canada, è la più sconvolgente sorpresa cinematografica degli ultimi mesi. Nei cinema - perlopiù sale private o appartenenti a parrocchie e chiese protestanti - continua a essere proiettata e a suscitare scalpore e attenzioni impensabili. Negli Stati Uniti, nel suo primo fine settimana di proiezione, ha raccolto oltre sei milioni di dollari. In totale, solo in questo Paese, è riuscito a raccogliere 19 milioni di dollari dallo scorso 29 marzo al 29 agosto.
Il successo del film si sta espandendo a macchia d'olio ed è arrivato al punto da diventare il 1° dvd nelle vendite su Amazon. Il co-regista Cary Solomon ha dichiarato che la notizia del successo di vendite del dvd è particolarmente gratificante, vista la quasi totale censura che il film ha subito da parte dei mass media americani. Solomon ha confidato che i responsabili delle produzioni cinematografiche sono normalmente contenti delle vendite di 20.000-30.000 dvd, ma l'ennesima sorpresa di Unplanned è che "abbiamo venduto circa 235.000 [dvd] senza nemmeno fare pubblicità", dal momento che è stato messo in vendita su Amazon solo venerdì 9 agosto.
Incredibile miracolo della vita ed ennesima testimonianza di quanto il sentimento umano, di ogni colore, religione e convinzione politica, sia attratto dalla verità e dalla vita umana. "Cosa significa tutto quello che sta accadendo?". Si è chiesto lo stesso Solomon. "Significa che abbiamo una nazione che ha fame di storie sulla vita, ma non solo: di storie vere, di testimonianze che rivelino la verità sulla vita del concepito e sulla crudeltà dell'aborto".
Per i produttori il successo che sta avendo la pellicola è una vera e propria grazia di Dio, non tanto e non solo per l'incasso ma soprattutto per il bene diffuso da questa storia nella società americana. «Quando abbiamo iniziato, eravamo molto preoccupati e molto spaventati, poi lo Spirito Santo e ci ha incitato a "non aver paura. Questo film è per la mia gloria"». Aggiunge Solomon: «So che migliaia di persone potrebbero non crederci, ma questo è esattamente quello che è successo».
Da parte sua, anche l'altro co-regista, Chuck Konzelman, si è detto stupito di come sta andando il film: "Siamo sorpresi ogni giorno. Siamo sorpresi dagli ostacoli, siamo sorpresi dal modo in cui ogni avversità sembra contenere nel seme un bene equivalente o maggiore".

Nota di BastaBugie: Valerio Pece nell'articolo seguente dal titolo "Unplanned, arriva in Italia il film-verità sull'aborto" intervista Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, che è riuscita ad acquisire i diritti di Unplanned.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 settembre 2019:
Unplanned sarà distribuito in Italia. Dopo un'estenuante trattativa, durata più di sei mesi, Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, è riuscita a ottenere i diritti per la distribuzione italiana del film che negli Stati Uniti sta suscitando un duro ma provvidenziale dibattito tra pro life e pro choice sul tema caldo dell'aborto. Una pellicola che è riuscita a risvegliare moltissime coscienze addormentate, mettendo così in serio imbarazzo il mainstream progressista.
Unplanned narra la storia (vera) di Abby Johnson, una donna di 39 anni convertita alla causa pro vita dopo aver lasciato il suo lavoro alla Planned Parenthood, la potentissima organizzazione abortista che le aveva affidato la direzione di una clinica nel Texas (premiandola, nel 2008, come «dipendente dell'anno»). La svolta per Abby Johnson arrivò nel 2009, quando, a causa di un'improvvisa carenza di personale, le chiesero di coadiuvare un medico in un'operazione di routine: abortire un feto alla tredicesima settimana. Nel vedere il bambino contorcersi disperatamente e scappare per evitare di essere risucchiato dall'aspiratore, Abby Johnson comprese per la prima volta la grande menzogna nascosta dietro al "diritto" all'aborto.
La Nuova Bussola, che si era già occupata del film (clicca qui), ha raggiunto telefonicamente Federica Picchi per un'intervista.
Federica Picchi, lei ha scritto testualmente in un suo recente post: "È stato il film più difficile da prendere della mia vita". Ci spiega perché la trattativa è stata così complicata?
Le trattative di acquisto di film internazionali importanti sono tutte abbastanza complesse. Solitamente però il dialogo si porta avanti con una sola persona, produttore o agente che sia. Per Unplanned, invece, le interfacce sono state davvero molte. Non mi è mai capitato di dovermi confrontare con così tanti soggetti differenti: i produttori, poi i due registi, e ancora i produttori esecutivi...
Come spiega questi dialoghi "obbligati" a cui si è dovuta sottoporre?
Unplanned è un film nato da un loro enorme atto di amore e di coraggio, quindi chi entra nel loro team è giusto che abbia le carte in regola, che abbia il loro stesso sentire. Dovevo meritarlo, mettiamola così.
Che non cercassero un distributore a caso, visto il tema delicato, possiamo immaginarlo. Colpisce però la sua tenacia nell'aspettare per così tanto tempo un loro "sì".
Quando una casa sta bruciando e trovi un estintore non solo funzionante ma di grande efficacia, nessun ostacolo burocratico, nessun vincolo, pesante che sia, ha il potere di piegarti. Le infinite interruzioni della trattativa e riprese di dialogo mi avrebbero forse fatto desistere se si fosse trattato di un film con un tema differente.
E invece?
È che Unplanned è più di un film. È lo strumento che permetterà di scoperchiare finalmente il vaso di Pandora, proiettando un fascio di luce nell'angolo più buio della storia dell'umanità. Questo dev'essere chiaro a tutti.
Tra l'altro nei cinema statunitensi Unplanned è andato benissimo.
Oltre ogni più rosea aspettativa. Solo nel primo fine settimana di proiezione ha portato in sala più di un milione di persone. Un successo enorme. Le persone sono attirate dalla Verità e Unplanned è decisamente il film-verità più netto e convincente mai girato. Non a caso è stato furiosamente boicottato.
Cioè?
La prima di Unplanned è stata preceduta da una indecorosa campagna di attacchi contro Pure Flix, il distributore americano. Oltre a bloccare l'account Twitter ufficiale del film, molti media hanno accuratamente evitato di dare la notizia della sua uscita...
Malgrado i numeri al botteghino?
Sì, malgrado i cinema pieni. Il perché è semplice: Unplanned ha il torto di attaccare la più grande azienda di aborti di massa del mondo: Planned Parenthood. Ci sono troppi interessi dietro al "business" dell'aborto... I fautori di questo crimine, vestito di finta libertà, hanno paura. Temono che le persone e l'intera opinione pubblica possano scoprire la verità e cambiare idea, come successo ad Abby Johnson. Questo per loro è inaccettabile.
Cosa si aspetta dal pubblico italiano?
Guardi, nella nostra società si può mostrare qualsiasi cosa, è assolutamente tutto lecito. La rappresentazione della nascita di un essere umano nel grembo di sua madre, però, può essere causa di divieti, denunce, ordinanze; il caso del manifesto con un feto vietato a Roma dal sindaco Raggi parla da solo. Dico solo questo al pubblico italiano: vedere è il primo passo per capire. Se qualcuno non vuole che la realtà dell'aborto venga mostrata, Unplanned ha la folle pretesa di abbattere questo tabù. È una sfida al sistema, forse la più importante mai fatta dal cinema.
Quanto si dovrà aspettare per l'uscita del film nelle sale?
Ora che sono definiti tutti i diritti inizia il vero lavoro del distributore: il doppiaggio, gli adattamenti video, le lavorazioni grafiche, le autorizzazioni tecnico-burocratiche, la stipula dei contratti di fornitura con le sale cinematografiche partner dell'uscita. Non ultimo dobbiamo informare il pubblico dell'arrivo di questo meraviglioso film.
Si può ipotizzare una data?
Lavorandoci intensamente spero di portarlo nelle sale per il prossimo 30 gennaio.
La Dominus Production ha già portato in Italia pellicole di impatto, come Cristiada (film sulla persecuzione anticattolica del popolo messicano), Una canzone per mio padre (la storia vera di Bart Miller e della sua canzone volata in cima alle classifiche americane), God's Not Dead 1 e 2. Come si colloca Unplanned in questa galleria e cosa significa per lei questo nuovo film?
È il film che aspettavo da una vita. È quello che da solo giustifica tutte le fatiche e i sacrifici fatti per la creazione dei Dominus Production. Per chiudere il contratto di questo film ho accettato costi e rischi ben al di sopra delle nostre possibilità, e che sinceramente non avrei mai assunto per nessun'altra pellicola. Da qui molte notti insonni... Distribuirlo in Italia è un lavoro enorme e una responsabilità grande, ma con l'aiuto di tutti i supporter nazionali e territoriali di Dominus possiamo farcela.
Il popolo pro vita che aspettava trepidante questo film ha ora un modo concreto per sostenere il progetto Unplanned?
Trattandosi del film di denuncia più importante mai uscito in Italia, desidero che la promozione per Unplanned sia più imponente di qualsiasi altra pellicola uscita nel nostro Paese. Chiediamo dunque un sostegno forte a tutti coloro che combattono la cultura di morte che ci circonda e che sognano invece una vera "Rivoluzione della Vita". Sappiamo che sono molti, anche giovani. Abbiamo avviato una campagna di raccolta fondi sia sulla pagina del film www.unplanned.it che sulla pagina Facebook.
C'è un aneddoto di questa trattativa che vuole raccontare ai lettori?
Ce ne sarebbero tanti. Quello che mi rimarrà più impresso è che quando con gli americani siamo finalmente arrivati all'accordo finale, alle 3 del mattino e dopo una lunga e "popolata" conference call oltreoceanica, abbiamo terminato con una preghiera corale così profonda e intensa da far venire i brividi. Non mi era mai capitato di siglare un contratto con una preghiera.


UNPLANNED: TRAILER IN INGLESE

(appena disponibile sostituiremo questo con quello doppiato in italiano)


https://www.youtube.com/watch?v=mReCdg607xY

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/09/2019

3 - LA BUFALA DEGLI INCENDI IN AMAZZONIA
L'Amazzonia non è il polmone verde del pianeta perché consuma da sola tutto l'ossigeno che produce (infatti il vero motivo delle false notizie è punire Bolsonaro)
Autore: Eugenio Trujillo Villegas - Fonte: Corrispondenza Romana, 4 Settembre 2019

Il mondo piange sconsolato l'Amazzonia. Certo, nessuna persona sensata vuole che un così vasto e importante territorio si trasformi in una torcia accesa, prosciugando la più grande riserva di acqua dolce del pianeta e distruggendo il più ricco patrimonio di vita animale e vegetale esistente. Il furore dei sedicenti difensori della natura s'indirizza decisamente contro il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, accusato di essere il responsabile della tragedia. Alcuni leader delle potenze del G7, riunito qualche giorno fa in Francia, la maggioranza dei movimenti ambientalisti del mondo e, va da sé, la sinistra mondiale, alzano il dito accusatore contro chi in realtà colpa non ne ha. Il peccato di Bolsonaro è infatti solo quello di avere avuto il coraggio di denunciare e sfidare l'agenda ideologica del mondialismo, fondata in gran parte su volgari bugie. Il tempo e il senso comune le smentiranno, tappando la bocca di tutti quelli che creano una psicosi ambientalista.

L'ESEMPIO DEL PRESIDENTE BOLIVIANO EVO MORALES
L'area amazzonica del Brasile è di quattro milioni di km2, quattro volte la Colombia, e grande quanto tutta l'Europa. Come tutti sanno, non solo in Amazzonia, ma in ogni luogo del mondo avvengono incendi forestali di origine criminale o naturale. Di recente, sono scoppiati in vaste aree della California e nelle Isole Canarie. In Colombia, capitano tutti i giorni. Ma a chi viene in mente l'insensatezza d'incolparne il presidente americano, il premier spagnolo, il presidente colombiano? Secondo rapporti scientifici della NASA, che da anni controlla la vasta regione amazzonica, oggi gli incendi in Brasile sono meno rispetto ad altri anni. E attestano che attualmente il pianeta è più verde di 20 o 30 anni fa, grazie alle politiche di conservazione ambientale e di riforestazione intraprese in diverse parti del mondo. Tuttavia, tra i furiosi ambientalisti, nessuno denuncia che il più grande incendio dell'Amazzonia è stato causato dal Decreto Supremo 3973 del presidente boliviano Evo Morales. Davanti ai media e con grande pomposità, il 9 luglio scorso Morales ha annunciato che avrebbe dato fuoco in modo "controllato" a 500.000 ettari di Amazzonia boliviananei pressi della frontiera brasiliana, al fine di ampliare lo spazio agricolo del suo Paese, che ha come principale coltivazione la foglia di coca. Ma la decisione socialista e dittatoriale del personaggio si è trasformata in un errore madornale. L'incendio è andato fuori controllo e si è esteso ad un milione di ettari, originando così un inferno che, 45 giorni dopo, è ancora attivo: un vero monumento di fuoco alla incompetenza e alla irresponsabilità.

L'OBIETTIVO È IL PRESIDENTE BOLSONARO, COLPEVOLE DI NON ESSERE DI SINISTRA
Ma la sinistra ha parole di accusa solo per il presidente del Brasile. E perché non contro Evo Morales? Per la semplice ragione che questi è di sinistra, come i grandi campioni dell'odierna crociata ambientalista per l'ecologia; inoltre Morales è indigeno, status presentato come modello ideale alla società attuale; infine è il grande protettore dei coltivatori di coca nel suo Paese, il che non sembra recare alcun dispiacere ai promotori di un Nuovo Ordine Mondiale. Basta ipocrisie! È dimostrato che il Brasile protegge in modo responsabile la propria regione amazzonica, anche se ci sarà sempre un margine per farlo meglio. Ma è inaccettabile che altre nazioni dicano al Brasile cosa deve o non deve fare con le sue foreste, quando esse stesse hanno sfruttato e tagliato per secoli le loro. Peggio ancora, è intollerabile che, come se si trattasse di un Paese di serie B, senza sovranità né indipendenza, lo minaccino con sanzioni economiche arbitrarie, fino ad arrivare al delirio di augurarsi una sostituzione del suo capo di Stato, come ha fatto Emmanuel Macron. [...]
L'ecologismo oltranzista, penetrato anche nella Chiesa, agisce come una setta e pretende di celebrare il funerale dello sviluppo, per inaugurare un regime socialista e pauperista che innalza sugli altari il modello primitivo e tribale. Tale ideologia verde rifiuta i benefici, pur imperfetti, della società occidentale e il suo stile di vita. Pretende di trasformare la religione cattolica in una pantomima di culti alla natura e alla "Madre Terra", lasciando così alle spalle due millenni di civiltà cristiana. Imbevuti di bugie e ipocrisie, questi fanatici ecologisti fingono d'ignorare che i Paesi con gli indici più alti di prosperità sono proprio quelli che meglio preservano le sorgenti di acqua dolce, che meglio curano i loro boschi, che meno inquinano l'ambiente e che offrono la migliore qualità di vita ai propri abitanti.
In realtà sanno tutto alla perfezione, ma deliberatamente lo nascondono al mondo. Speriamo che l'inganno non duri troppo a lungo. Gli incendi un giorno si spegneranno, il fumo si dissiperà, e la realtà riemergerà agli occhi di quanti la vogliono vedere.

Nota di BastaBugie: Frances Lopez nell'articolo seguente dal titolo "La foresta Amazzonica è veramente il polmone del pianeta?" rivela la vera origine della gran parte dell'ossigeno prodotto ogni giorno ben nota agli esperti, ma nascosta al grande pubblico dai mezzi di comunicazione di massa per fomentare gli allarmismi ecologisti.
Ecco l'articolo pubblicato da Euronews il 30 agosto 2019:
Il disastro che si consuma in Amazzonia è al centro dell'attenzione dei media mondiali da due settimane. [...]
Molti media, associazioni di beneficenza, celebrità e persino leader mondiali, come il presidente francese Emmanuel Macron, hanno detto e ripetuto che l'Amazzonia produce il 20% dell’ossigeno di tutta la Terra. Per molti, la sua distruzione equivale ad uccidere "il polmone verde del pianeta".
Ma è vero? Gli esperti dicono che la quantità di ossigeno prodotto dalla foresta amazzonica è in realtà ben più bassa. Considerano fuorviante questa definizione date le vere conseguenze che il rogo della foresta Amazzonica ha sulla composizione della nostra atmosfera.
Giorgio Vecchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale alla Statale di Milano, scrive [...] che l'Amazzonia non è il "polmone del mondo". Tra il 50 e il 70% dell'ossigeno sulla Terra è prodotto dalla fotosintesi delle alghe negli oceani. Il resto dalle praterie, dai campi coltivati (sì, anche loro) e dalle foreste che crescono velocemente, accumulando carbonio e rilasciando ossigeno. L'amazzonia non produce il 20% dell'ossigeno nel mondo (un dato errato che rimbalza anche sulle testate più prestigiose). La cifra varia da 0 al 6%: gli alberi assorbono anidride carbonica (CO2) e emettono ossigeno con la fotosintesi, ma man mano che crescono devono anche mantenere i propri tessuti, consumando ossigeno e emettendo CO2 (come noi). Più l'albero è grande, più il bilancio netto si avvicina a zero. Inoltre, le foglie e il legno morto vengono degradati da batteri e funghi, emettendo altra CO2 e consumando altro ossigeno. In tutto, il bilancio è solo leggermente a favore dell'ossigeno, e negli anni in cui muoiono molti alberi per deforestazione o siccità, si avvicina a zero". [...]
In realtà, l'Amazzonia non è una grande fonte di ossigeno, in quanto gli alberi consumano la maggior parte di ciò che producono attraverso la fotosintesi.
Si tratta di un processo naturale che si verifica quando le piante catturano e immagazzinano l'energia solare, utilizzandola per convertire l'anidride carbonica dell'aria in molecole di zucchero, di cui si alimentano. L'ossigeno è il prodotto finale.
Tuttavia, il contributo della giungla amazzonica all'immissione di ossigeno nell’atmosfera globale è "virtualmente nullo", perché la quantità generata dalla fotosintesi supera di poco quella consumata dai microbi che decompongono il materiale vegetale morto. Lo riferisce a Euronews Vincent Dubreuil, professore di geografia all'Università di Rennes: "Il processo di decomposizione della materia organica consuma all'incirca lo stesso quantitativo di ossigeno prodotto." [...]
Chi è il vero responsabile dell'aumento della produzione di ossigeno sulla Terra? Secondo gli esperti la principale fonte di ossigeno nel mondo si trova negli oceani. Dobbiamo ringraziare il fitoplancton, insieme di microorganismi vegetali che, effettuando la fotosintesi, provvedono alla riossigenazione delle acque e dell’atmosfera.
Questa famiglia di microorganismi è responsabile del 50 per cento di tutte le reazioni di fotosintesi del pianeta. [...]

Fonte: Corrispondenza Romana, 4 Settembre 2019

4 - SOLO CON DIO CI SONO ALLEGRIA E GIOIA
Senza Dio (il vero Dio) c'è il non-senso, e con il non-senso vi è solo angoscia, inquietudine e disperazione (vediamo cosa ne pensano San Francesco, sant'Ignazio, il curato d'Ars e don Bosco)
Fonte I Tre Sentieri, 07/08/2019

Senza Dio (il vero Dio!) non solo non si va da nessuna parte, ma non si hanno nemmeno le carte in regola per ridere. Se per ridere intendiamo un'espressione di gioia. Infatti, senza Dio non c'è nemmeno la gioia, perché senza Dio c'è il non-senso, e con il non-senso vi è solo angoscia, inquietudine e disperazione.
È talmente vero questo che il Cristianesimo Cattolico (che è l'unica vera religione: perché Dio è cattolico!) afferma che l'esperienza della gioia è importante, addirittura necessaria. Non testimoniare la gioia vuol dire non testimoniare l'avvenimento salvifico di un Dio che incontra l'uomo nella propria natura. Vuol dire non rendere il Cristianesimo per quello che vuole essere.
Insomma, il Cristianesimo afferma una sorta di "obbligo" ad essere felici. Se il cristiano non mostra gioia, vuol dire che la sua esperienza non è vera. La gioia del cristiano deve essere nota a tutti gli uomini, deve essere un segno per tutti. "Un santo triste - diceva San Francesco di Sales - è un triste santo."
Già nell'Antico Testamento, la gioia si presenta come realtà costitutiva del fedele: "Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento" (Salmo 4, 8). Così anche nel Nuovo Testamento: "Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore é vicino" (Filippesi 4, 4-5).

1) SAN FRANCESCO D'ASSISI
San Francesco d'Assisi, il giullare della letizia, è convinto che il cristiano non possa essere triste. Per lui la tristezza viene dal demonio. Ciò che è segno di Dio è il sorriso. L'allegria è dono di carità, è servizio di amore. "Sicurissimo rimedio - racconta fra Tommaso da Celano - contro le mille insidie e astuzie del nemico il nostro Santo affermava essere la letizia spirituale. Infatti diceva: 'Il diavolo fa grande tripudio quando può togliere la gioia dello spirito ad un servo di Dio. Egli porta una polvere con la quale, appena può gettarla per qualche spiraglio nella coscienza, insudicia il candore della mente e la purezza della vita. Ma quando invece i cuori sono pieni di spirituale letizia invano il serpente schizza fuori il suo mortale veleno. I demoni non possono offendere il servo di Cristo, quando lo vedono pieno di santa gioia; invece quando l'animo é disposto al pianto, desolato e afflitto, o si lascia facilmente vincere dalla tristezza, o si lascia trasportare a vani piaceri.' Si studiava perciò egli stesso di essere sempre lieto, e conservare l'unzione di spirito e l'olio della letizia. Evitava con somma cura la pessima malattia della malinconia, così che quando la sentiva infiltrarsi pur di poco nel suo spirito, subito si metteva a pregare" (Vita Seconda, II, LXXXVIII).

2) SANT'IGNAZIO DI LOYOLA
Un giorno, sant'Ignazio di Loyola comunicò ad un novizio (non sicuro della propria vocazione), che ormai era convinto che il giovane fosse realmente chiamato alla vita religiosa. Il motivo della sua convinzione era che negli ultimi tempi lo aveva visto spesso ridere ed essere allegro. Il santo spagnolo, infatti, riteneva il sorriso una spia sicura della chiamata di Dio.
L'austera riformatrice del Carmelo, la mistica santa Teresa d'Avila, soleva chiedere nella preghiera di evitare le espressioni "acide". Le sue monache desideravano sempre che ella partecipasse alle ricreazioni, perché il suo parlare era pieno di allegria, di battute e frequentemente affibbiava loro nomi giocosi.
Celebre il caso del beato Crispino da Viterbo, al secolo Pietro Fioretti, nato nella seconda metà del XVII secolo. È passato alla storia per la sua giovialità e per il suo gusto di cantare e fischiettare. Si dedicò dapprima al mestiere di calzolaio e lavorava cantando e fischiettando. Poi si fece frate cappuccino e prese il nome di Crispino. Anche in convento soleva cantare e fischiettare. Cucinando, facendo l'ortolano, il portinaio, assistendo i poveri, i carcerati, i bambini abbandonati, sempre cantava e fischiettava. Molti si convertivano affascinati dalla sua allegria. E molti, non solo semplici, ma anche nobili, dotti, e perfino alti prelati, si facevano spiritualmente dirigere da lui. Con sapienza e con allegria il frate risolveva anche i casi più difficili.

3) IL CURATO D'ARS E DON BOSCO
San Giovanni Maria Vianney, il celebre Curato d'Ars, continuamente invitava i suoi parrocchiani ad avvisarlo qualora lo avessero visto triste. Altrimenti avrebbe provveduto a confessarsi. Egli era convinto che la tristezza venisse dal peccato e dal demonio.
San Giovanni Bosco non si stancava di dire ai suoi ragazzi che il Signore si dovesse servire sempre nella letizia. Già da adolescente, utilizzava il gioco e lo scherzo per attrarre al Signore i suoi coetanei ed evitar loro il peccato. Scrive di lui il salesiano Luigi Chiavarino, che trascorse molto tempo della sua vita con il Santo: "Ogni volta che vedeva crocchi di compagni amici o conoscenti e poteva temere che uscissero in qualche discorso poco onesto, bellamente vi si introduceva e cominciava a distrarli con parole cortesi, poi intraprendeva qualche gioco gustoso. Ora li sfidava a prendere un soldo da terra col dito mignolo e coll'indice della stessa mano; ora a far arco della persona, rivoltandosi totalmente indietro così da toccare il suolo con il capo; ora a congiungere bene i piedi ed a chinarsi a baciare la terra senza toccarla con le mani. Altre volte li sfidava a prendere con la bocca un pomo galleggiante in un mastello ripieno di acqua, o una moneta nascosta in un recipiente pieno di farina, oppure a correre e saltare coi piedi legati insieme da una funicella. Altre volte prendeva a declamare versi, parlare in latino e in greco, improvvisava sermoni, dialoghi, commedie. Così occupati, più nessuno pensava a discorsi pericolosi; e partivano sempre con qualche salutare pensiero; nei quali Bosco era maestro perfetto. 'Sempre ridere e scherzare, ma senza mai peccare!'"

4) SAN TOMMASO D'AQUINO
Per concludere, [...] ricordiamo ciò che dice a riguardo san Tommaso d'Aquino, il più grande teologo. Egli arriva ad affermare che la mancanza di allegria può nascondere un peccato. L'allegria, il gioco - certo non quelli maliziosi - sono per lui una manifestazione della razionalità umana che può essere perfino virtuosa. "L'uomo - egli scrive -, come ha bisogno del riposo fisico per ritemprare il corpo, il quale non può lavorare di continuo per la limitazione delle sue energie, così ne ha bisogno per l'anima, (...). Ora, il riposo dell'anima è il piacere (...). Perciò per lenire la fatica dell'anima bisogna ricorrere a un piacere, interrompendo la fatica delle occupazioni di ordine razionale. Nelle 'Collationes Patrum' si narra che San Giovanni Evangelista, poiché alcuni si scandalizzavano per averlo trovato mentre giocava con i suoi discepoli, comandasse a uno di loro, armato di arco di lanciare una freccia. E avendo costui fatto questo più volte, gli domandò se poteva ripetere di continuo quel gesto. L'arciere rispose che in tal caso l'arco si sarebbe spezzato. E allora San Giovanni replicò che anche l'animo si spezzerebbe, se mai gli fosse concesso un po' di riposo. Ora, le parole e gli esercizi in cui si cerca soltanto la distensione dell'animo, si denominano appunto scherzosi, o giocosi. Quindi è necessario ricorrere ad essi a ristoro dell'anima. (...) il gioco può essere oggetto di una virtù. (...). Nelle cose umane tutto quello che va contro la ragione è peccaminoso. Ora, è contro la ragione essere di peso agli altri col non mostrarsi mai piacevoli, o con l'impedire il divertimento altrui. (...) quelli che, rispetto al gioco, peccano per difetto e non dicono mai niente da ridere e non tollerano che altri lo facciano'(...), sono in difetto (...)" (Secunda Secundae, q.168).

Nota di BastaBugie: l'articolo seguente dal titolo "È l'allegria la causa dello star bene... o è lo star bene la causa dell'allegria?" riassume e concretizza i concetti espressi nel precedente articolo.
Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 10 agosto 2019:
Spesso si dice che l'allegria sia il vero e unico mezzo per stare bene.
Che l'allegria sia indispensabile è verissimo. [...] Ma l'allegria non è la causa dello star bene. E' il contrario: è lo star bene la causa dell'allegria.
Non si tratta di essere pignoli, tutt'altro, si tratta di essere realisti e uomini di buon senso.
La vita è piena di difficoltà e molte di queste purtroppo non sono risolvibili. Per non soccombere, si deve essere capaci di dare un senso a ciò che accade, bello o brutto che sia. Se tutto risponde ad un senso, allora tutto può essere sopportato e vissuto, senza che opprima impietosamente.
Ma perché questo senso ci sia, occorre inserire Dio nella propria vita. Sì, avete capito, "inserire", cioè mettere Dio dentro le proprie faccende, le proprie azioni, le proprie fatiche, le proprie angosce. Dentro tutto.
Solo così, rimettendosi ad un Progetto di Amore che permette ciò che ci accade solo per il nostro bene, il dolore diventa sempre compatibile con la speranza.
E così l'allegria, non solo diventa possibile, ma viene fuori spontaneamente.
Altrimenti siamo dinanzi ad un'allegria beota o, al limite, forzata.

Fonte: I Tre Sentieri, 07/08/2019

5 - LA MALATTIA DELLA SCUOLA ITALIANA SI CHIAMA STATALISMO
Il fallimento dell'istruzione in mano allo Stato è evidente (ad es. il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano)... ci possono salvare solo l'homeschooling e le scuole parentali
Autore: Marco Lepore - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-09-2019

Scuola tutta da rifare "Analfabeta funzionale un adolescente su tre", così titolava il 3 settembre la Stampa di Torino l'articolo scritto da Maria Berlinguer. Se la premessa pare apocalittica, il contenuto non è da meno, anche se in realtà la sfida lanciata dalla rivista Tuttoscuola, cui l'articolo si ispira, è quella di trasformare la crisi in una opportunità di crescita: «Tra dieci anni saranno un milione e trecentomila gli studenti che diserteranno l'appello del primo giorno di scuola. Il trend demografico parla chiaro. In due lustri il turnover riguarderà il 40% degli insegnanti, che ancora incidono per il 90% sul bilancio del Miur. Un'occasione d'oro per cambiare il volto del sistema formativo a parità di spesa...».
I dati parlano chiaro, e confermano comunque la percezione di uno stato di disfacimento che è avvertito anche da chi non li conosce: il 39% degli italiani nella fascia tra i 25 e i 64 anni non ha un titolo di studio superiore alla terza media. Il 30% è analfabeta funzionale, il doppio rispetto alla media europea (15%). Un analfabeta funzionale è più incline a credere a tutto ciò che legge in maniera acritica, visto che, come certifica Piaac-Ocse (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), non riesce a comprendere quello che legge.

DISASTRO EDUCATIVO
I dati Invalsi di quest'anno ci dicono che il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano, con un picco del 50% in Calabria. Dati ancora peggiori per l'inglese e la matematica dove le percentuali della non comprensione variano geograficamente dal 32% del Nord al 56% di Sud e isole. Negli ultimi vent'anni 3 milioni e mezzo di studenti su 11 hanno lasciato la scuola secondaria superiore. Un'emorragia che è costata cara anche in termini economici. In ogni caso la spesa per l'istruzione è scesa dal 5,5% del Pil del 1990 al 3,9 del 2016, la media Ue è del 4,7. A questi dati si aggiungono quelli relativi agli episodi di bullismo in costante crescita, al discredito sociale (ed economico) cui sono sottoposti gli insegnanti, spesso vittime anch'essi di violenza da parte di alunni e genitori (!), alla diffusa e profonda demotivazione della maggior parte degli alunni, anche di quelli che tutto sommato "vanno bene".
La scuola è tutta da rifare, è vero. Il problema è che la cura proposta, anziché risanare l'organismo, finirebbe per aggravare ulteriormente la malattia sino ad uccidere il paziente. Il ragionamento portato avanti è questo: secondo le proiezioni Eurostat, rielaborate dalla Fondazione Agnelli, fatto 100 il numero di studenti italiani tra i 6 e i 16 anni del 2015, nel 2030 scenderanno a 85. Dunque, ipotizzando di mantenere costante la spesa per l'istruzione, «si può immaginare di rivoluzionare il sistema scolastico che, al di là delle riforme, è ancorato a un modello del secolo scorso».
Rivoluzionarlo in che senso? È presto detto: «Tutti sono concordi nel sostenere che il cervello si sviluppa nei primi 5 anni di età. Dunque il calo dei bimbi può trasformare in tempo pieno quel 10% di classi antimeridiane. O magari portare nelle periferie i futuri insegnanti. La globalizzazione delle economie e delle tecnologie comporterà la globalizzazione dei sistemi informativi. L'Italia è pronta a questa rivoluzione?». E allora vai con robotica e nuove tecnologie a go-go!

LO STATO È IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE
Non si capisce, o non si vuole ammettere, che la malattia da cui è afflitto il nostro sistema di istruzione si chiama statalismo, e che la crisi profondissima che attanaglia la scuola altro non è che il riflesso della crisi dell'intera società, infarcita di vuoti slogan e ancorata, a dispetto di ogni evidenza, all'idea delle "magnifiche sorti e progressive", in una generale glorificazione del progresso e di parole d'ordine ad esso legate, come soluzione di tutti i problemi nonché portatore di insperata e universale felicità. Robotica e tecnologia, appunto, ma non solo...
Da questo punto di vista, pare inevitabile che ne segua le sorti, andando incontro ad un irreversibile declino. Questa scuola statalista, sindacalizzata, smarrita nei meandri della burocrazia, infarcita di slogan e incombenze che nulla hanno a che fare con una vera e integrale crescita della persona, è da rifare, ma prima deve finire di implodere, deve esaurire il proprio ciclo di autodistruzione.
Può sembrare un discorso fantascientifico o quantomeno esagerato, ma in un mondo come il nostro, molto simile a quello che vide la fine dell'Impero Romano con l'arrivo dei barbari, il futuro della scuola, analogamente al futuro di questa società, si chiama scuola parentale, che insieme all'homeschooling rappresenta la scelta di una famiglia, o di un gruppo di famiglie, di provvedere autonomamente all'istruzione dei propri figli (l'insegnamento può essere impartito anche dagli stessi genitori, oppure da educatori privati. La possibilità di educare i propri figli a casa o in una scuola parentale è garantita dalla Costituzione).
Non scuola paritaria, perché questa è tale proprio perché legata a doppio filo alla statale, dovendone in qualche misura - purtroppo crescente - replicare modelli e funzionamento. Quando la scuola statale avrà esaurito il proprio ciclo, si potrà contare solo (o quasi) su una scuola totalmente libera, realizzata da singole famiglie o piccole aggregazioni di esse, appassionate alla cura e alla educazione dei propri figli, desiderose di trasmettere loro le conoscenze e le esperienze che la storia dell'umanità ci ha consegnato, per ritrovare le proprie origini, radici e identità.
Esistono già esperienze così, ma sono residuali e spesso guardate con sospetto, perché nella smania di iper-regolamentare tutto che attanaglia la nostra società, sembrano sfuggire al controllo e non garantire quei parametri di formazione che servono allo sviluppo dell'economia.
Si tratta, mi rendo conto, di uno scenario estremo, ma molti segnali sembrano confermare che questa è la direzione verso cui siamo incamminati. Uno scenario drammatico e sicuramente non indolore, ma è questo il prezzo da pagare per una umanità che pare aver perso la bussola, il senno, e con esso la capacità e il desiderio di educare.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-09-2019

6 - NEI GULAG NORDCOREANI 50 MILA CRISTIANI
Sotto Kim Jong-un la repressione è aumentata, specie nell'ultimo anno (e intanto in Africa i jihadisti si stanno concentrando sulla pulizia religiosa)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 28 Agosto 2019

«Quest'anno la persecuzione religiosa in Corea del Nord è aumentata. Sembra che sia in atto una massiccia campagna di ricerca per scovare i cristiani». È quanto dichiarato da Lee (il nome è omesso per motivi di sicurezza), fuggito dalla Corea del Nord e oggi impegnato nella missione tra i nordcoreani, al sito specializzato Daily Nk.
L'ultimo caso di cui è venuto a conoscenza è quello di «una famiglia cristiana arrestata a Hyesan, nella provincia di Ryanggang, dopo essersi convertita. La madre è sparita e nessuno sa cosa le sia successo, mentre i due figli e la nipote sono stati rilasciati dopo aver pagato 5.000 dollari di multa».

PERSECUZIONE IN AUMENTO: ALMENO 50 MILA CRISTIANI NEI GULAG
Nonostante il padre della patria e "presidente eterno" della Corea del Nord, Kim Il-sung, fosse stato battezzato ed educato come cristiano, la persecuzione religiosa è stata messa in atto dal suo regime totalitario fin dal 1948. Ogni culto, specie quello cristiano, è vietato da allora ma secondo stime credibili nel paese vivono ancora circa 400 mila cristiani.
Tutti tengono la loro fede nascosta, salvo qualche eroico caso di esplicita testimonianza, dal momento che basta possedere una Bibbia o essere scoperti a pregare per rischiare l'esecuzione pubblica o la condanna a un campo di lavoro. Gli Stati Uniti sanzionano Pyongyang per violazione della libertà religiosa da 18 anni di fila, ma la situazione è peggiorata negli ultimi otto anni, da quando cioè Kim Jong-un ha preso il potere in seguito alla morte improvvisa del padre Jong-il.
Come dichiarato ancora da Lee, «soprattutto quest'anno vengo informato più spesso di cristiani arrestati e detenuti. Le autorità stanno conducendo incursioni a sorpresa nelle case dei cristiani e sembrano avere informazioni molto dettagliate su di loro».
Anche i controlli in Cina sono aumentati. Nelle province cinesi più vicine al confine, infatti, operano molti missionari cattolici e chiese protestanti, che offrono riparo a disertori e perseguitati nel tentativo di aiutarli a fuggire principalmente in Corea del Sud.

SI PREGA IN CODA AI BAGNI
Negli ultimi due anni gli omicidi e le estradizioni di missionari, insieme alle deportazioni in Corea del Nord dei disertori, sono aumentati a dismisura. Avere una religione diversa dal culto di Kim Il-sung è un crimine politico e migliaia di persone vengono spedite nei famigerati gulag nordcoreani.
Secondo un'indagine della Commissione sulla libertà religiosa internazionale del dipartimento di Stato americano, si trovano attualmente nei gulag tra i 50 mila e i 70 mila cristiani.
Nonostante la persecuzione, le comunità cristiane crescono e secondo quanto dichiarato a Daily Nk da una seconda disertrice - scappata, rimpatriata, rinchiusa in un gulag e poi scappata di nuovo - anche nei campi di lavoro aumentano le attività missionarie e gli incontri di preghiera: «Mentre ero rinchiusa nel campo di lavoro, sono rimasta sorpresa dallo scoprire che c'erano molti cristiani. Sono rimasta profondamente commossa dalle preghiere che pronunciavamo insieme in silenzio. Alle cinque del mattino si formano lunghe code ai bagni. Lì i cristiani, mentre sono in fila, pregano. Se le persecuzioni religiose stanno diventando più dure, sempre più persone si rafforzano nella fede. Il miracolo della condivisione del Vangelo avviene anche in questo momento in posti infernali come i campi di lavoro nordcoreani».

Nota di BastaBugie
: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Viaggio in Africa dove i cristiani restano nel mirino degli integralisti" parla della drammatica situazione dei cristiani in Uganda, Eritrea e gli altri Paesi dell'immenso continente. Con un'Europa e un Medio Oriente svuotato di fedeli i jihadisti si stanno concentrando sulla pulizia religiosa in Africa.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 9 agosto 2019:
Il Pew Research Center ha previsto che i cristiani dell'Africa sub sahariana nel 2050 saranno il 38% della popolazione, rispetto al 24% del 2010. Ecco l'Africa, oggi: la casa per il maggior numero di cristiani al mondo. Motivo per cui i jihadisti hanno intrapreso e recentemente accelerato una strenua e attenta pulizia religiosa.
Tra i 50 paesi classificati nella World Watch List 2019, 14 (quasi un terzo) si trovano nell'Africa sub-sahariana. Solo nel mese di giugno, in Uganda, una scuola elementare cristiana è stata distrutta in un villaggio musulmano. Prima alcune minacce e poi la demolizione radicale della scuola per figli di convertiti dall'islam al cristianesimo.
Intorno al 27 giugno in Burkina Faso l'ennesimo attacco jihadista. I musulmani sono andati, casa per casa, armati di machete e fucili, nel villaggio di Bani, e tra la morte e l'islam hanno imposto ai cristiani di scegliere.
In Burkina Faso i cristiani vivono ormai un vero e proprio inferno: decine le vittime della persecuzione islamica solo nelle ultime settimane che hanno visto un susseguirsi terribile di attentati. «Se non si interverrà, il risultato sarà l'eliminazione della presenza cristiana in quest'area».
Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, dall'inizio dell'anno i jihadisti hanno costretto 136 mila persone alla fuga. E sarebbero circa 82 i pastori costretti alla fuga. Nella terza più grande città del Niger, Maradi, è stata data alle fiamme una chiesa. Pare come protesta in seguito all'arresto di un imam di spicco. Erano in 150 i musulmani che hanno commesso l'attentato.
La situazione nel resto dell'Africa non è migliore. In Libia i convertiti al cristianesimo affrontano abusi e violenze continue. In Somalia, dove la comunità cristiana raggiunge solo le poche centinaia, c'è per loro solo una vita di violenza e isolamento. In Sudan i cristiani sono quasi 2 milioni. E sono costretti a convivere con le pressioni e le discriminazioni tipiche di un Paese governato come uno stato islamico.
Non solo quindi i diritti limitati, ma anche i luoghi di culto demoliti. In Etiopia le chiese sono prese di mira al grido di «Allah Akbar».
L'Eritrea, che è stata battezzata come la «Corea del Nord Africa», conta circa 2,5 milioni di cristiani. E molti riempiono le prigioni in condizioni disumane. Quelli che restano, s'incontrano in segreto avendo il governo approvato una legge che chiude le chiese.
La palma come Paese peggiore per i cristiani, continua a detenerla la Nigeria. Là, la comunità di fedeli non conosce tregua. Mentre in Egitto le severe restrizioni sulla costruzione e l'agibilità delle chiese, impediscono ai cristiani di riunirsi.
Nella Repubblica Centrafricana, la religione principale è il cristianesimo. La popolazione cristiana raggiunge quasi la cifra dei 3.950.000 con 1.260.000 di cattolici. Eppure i cristiani sono comunque oggetto di una persecuzione sempre più violenta negli ultimi anni: intrappolati come sono nel violento conflitto tra Seleka un'alleanza di gruppi musulmani miliziani e gli anti-balaka gruppi cristiani di autodifesa.
È in Algeria il numero più alto di chiese chiuse nell'ultimo anno. Nel Paese le leggi che regolano il culto non musulmano vietano la conversione e proibiscono il proselitismo oltre all'espressione pubblica della fede cristiana.
In Kenya, dove il cristianesimo è la religione principale, i politici musulmani, su ispirazione dei radicali islamici somali, hanno deciso di eliminare il cristianesimo come recita il rapporto Open Doors 2019 ,«i funzionari spesso chiedono alle chiese di fare cose che non sono in linea con la loro fede, mentre i militanti eseguono brutalmente attacchi suicidi contro chiunque è considerato nemico dell'islam. E grazie alla corruzione nelle agenzie governative, quanti operano contro i cristiani, godono di impunità».
In Marocco il cristianesimo è perseguitato da stato e società. Ci sono restrizioni ovunque, restrizioni all'evangelizzazione e persino la confisca di materiale cristiano in lingua araba. In Niger, Ciad e Camerun, gli attentati terroristici hanno provocato una drammatica crisi di rifugiati. In Ruanda, invece, centinaia di chiese vengono chiuse «per inquinamento acustico».
Giulio Meotti di recente ha raccontato del messaggio che Boko Haram sta consegnando ai cristiani di Diffa, «hai tre giorni per andare via o sarai ucciso». E da quelle parti l'emorragia è evidente. A Dablo è abbastanza fresca la notizia di sei cattolici uccisi in chiesa. Mentre a Silgadji è stato ucciso un pastore e le processioni cattoliche sono ostaggio di islamici.
Il rapporto pubblicato ad aprile 2019 nel Regno Unito, commissionato dal ministro degli Esteri Jeremy Hunt e diretto dal vescovo di Truro, presenta i cristiani come il gruppo più perseguitato al mondo.
Una persecuzione che non riguarda l'etnia, la razza o il colore della pelle né degli autori né delle vittime, ma la sola religione. Perché in Africa, vari gruppi e individui islamici stanno attaccando e tentando di annientare i cristiani solo perché credono in Cristo.
Il rapporto inglese e i fatti di cronaca denunciano uno stato delle cose che, se non fermato, trasformerà il continente africano in un posto simile al Medio Oriente: dove da terra a maggioranza cristiana, si è arrivati a una minoranza indifesa e agonizzante.
Con un'Europa e un Medio Oriente svuotati dai cristiani, è quasi ovvio che i jihadisti puntino all'Africa come continente così ben visto dalla cristianità per finire l'opera di eradicarla.

Fonte: Tempi, 28 Agosto 2019

7 - UBBIDIRE E' MEGLIO CHE COMANDARE
Il cristianesimo vede il comando con una prospettiva di servizio e raccomanda l'obbedienza rendendola via privilegiata di santità
Fonte I Tre Sentieri, 09/09/2019

Un antico detto monastico dice: Ubbidire è meglio che comandare.
Una frase di questo tipo suona strana, soprattutto per la mentalità di oggi che è una mentalità inequivocabilmente mondana.
Ricordiamo che cristianamente per "mondo" non s'intende il creato in quanto tale (che è invece "cosa buona" come dice il Libro del Genesi), ma quell'insieme di fattori (ambizione, desiderio del potere, del danaro, ecc...) che fanno sì che l'uomo privilegi la ricerca del piacere materiale piuttosto che il rispetto della Legge di Dio e la salvezza della propria anima.
I nostri sono i tempi dell'apparire e del fare carriera. Per essi (per l'apparire e per la carriera) si è pronti a sacrificare ogni cosa, finanche gli affetti che dovrebbero essere più cari. Si sa che tra i giovani le aspirazioni più frequenti sono quelle di diventare "qualcuno", di farsi desiderare, di occupare i posti di maggiore potere per servirsi di ogni bene e degli altri. D'altronde non c'è da stupirsene: tutto questo ha una logica. È la conseguenza di un mondo che non vive più nella prospettiva dell'eternità e del giudizio di Dio.

MICA SCEMI
È inutile che ci prendiamo in giro: se la vita finisce definitivamente con la morte, è più che naturale convincersi che sia meglio comandare che ubbidire, che sia meglio essere "qualcuno" piuttosto che vivere nel nascondimento. A che pro sacrificarsi, ridursi e non emergere?
All'uomo tutto si può chiedere ma non di essere scemo! Perché rimandare a dopo la felicità, se poi questo "dopo" non c'è?
Tra parentesi: da qui si capisce il perché del fallimento di tutte quelle prospettive morali che rinunciano al fondamento metafisico per basarsi solo su un puro volontarismo moralistico (ogni riferimento alle morali kantiana e post-kantiane non è puramente casuale!).
Il sacrificarsi e il sano timore di assumersi delle responsabilità hanno senso solo nella prospettiva della vita eterna e di una sua razionale e persuasiva ammissione. Infatti, se si crede davvero nel giudizio di Dio, si arriva a "tremare" ogni qualvolta il proprio ruolo deve assumere maggiori responsabilità.
L'odierna mentalità neopagana non riesce a capire che quando aumenta l'autorità è perché deve aumentare il servizio.
Spesso si dice: poveretto quel parroco di campagna, dimenticato da tutti, che deve farsi tutto da solo... il Papa invece, servito e riverito... Ma perché non ricordare che quando il parroco di campagna andrà dinanzi al giudizio di Dio, il Signore gli chiederà conto di ciò che avrà fatto per la salvezza di quelle centinaia di anime che gli furono affidate; quando invece ci andrà il Papa, gli si chiederà conto di ciò che avrà fatto per salvezza non di centinaia ma di miliardi e miliardi di anime?

COME RAGIONANO I SANTI
Si racconta che quando san Pio X (ancora cardinale) si accorse che in conclave si stavano accordando sul suo nome, arrivò ad implorare con le lacrime agli occhi di evitargli questa responsabilità di cui si riteneva indegno. Così ragionano i santi!
Lo stesso vale per la famiglia. San Paolo dice che il marito è capo della moglie. Maschilista? Sciocchezze. Non si ricorda che a questa affermazione ne fa seguire un'altra, e cioè che il marito deve amare la moglie come Cristo ha amato la Chiesa. E Cristo per la Chiesa ha dato la sua vita. Infatti, mentre la moglie è tenuta a dare la vita per i figli, il marito è tenuto a dare la vita per i figli e anche per la moglie.
Una breve ma importante comparazione: si pensi che nella famiglia islamica tutto appartiene al marito: figli e moglie (pardon: mogli!). Il marito è una specie di astro intorno al quale tutti (a mo' di satelliti) devono gravitare. Altro che autorità come servizio!
Convinciamoci che anche su questo argomento (comando e obbedienza) il Cristianesimo si pone al di sopra di ogni altra religione e dimostra di essere vero: tempera il comando dandogli una prospettiva di servizio, nobilita l'obbedienza rendendola via privilegiata di santità.

Fonte: I Tre Sentieri, 09/09/2019

8 - JESSICA, RAGAZZA TRANS SUICIDA PER IL CAMBIO DI SESSO (IL 40% DI COLORO CHE CAMBIANO SESSO MUOIONO SUICIDI)
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): il gene dei gay non esiste, Bolsonaro dichiara guerra al gender nelle scuole del Brasile, Siena e la rete Ready
Autore: Chiara Chiessi - Fonte: Osservatorio Gender, 13/07/2019

Una tragedia che arriva dall'Inghilterra, in un paese vicino Cambridge di 1700 abitanti.
Jessica Lowe era una ragazza che dall'età di sette anni diceva di aver capito di essere nata nel corpo sbagliato. Quando aveva quindici anni, con i genitori si recò all'istituto specializzato in "disforia di genere" per i minori, il Tavistock Centre di Londra.
"Abbiamo comprato un biglietto per Londra per recarci al Tavistock and Portman Centre, l'istituto fiore all'occhiello della sanità britannica nel campo della disforia di genere", spiegano i genitori. "Qualcosa in quel viaggio andò storto. Jessica, che ai tempi della prima visita aveva poco più di 15 anni, non era stata ritenuta idonea a iniziare un trattamento. Era stata inserita in una lista di attesa. A causare il ritardo era l'altissima richiesta di trattamenti in clinica, con la triptorelina". Già nel 2017 il Tavistock Centre annunciava di non poter più sopportare la mole di richieste di cambio sesso su minori. Nel 2018 la situazione era divenuta così insostenibile da costringere il direttore del reparto a sospendere l'accettazione di nuovi pazienti tra i 5 e i 17 anni. "Nel caso di Jessica, l'attesa era di circa due anni", spiegano ancora i genitori, "ma i mesi sembravano non passare mai". La crisi esplode a due anni esatti dalla visita. Jessica già diciassettenne, era diventata ufficialmente "Jayden". Non era più possibile inserirla nella lista dei bambini, era stata quindi trasferita nell'elenco degli adolescenti. Tempo di attesa: 6 anni. "Continuava a ripetere di non farcela, di non poterci costringere a vivere con una figlia transgender, di non poterci dare questo dolore", raccontano i genitori.
Dopo molte ricerche sul web, Jessica viene a conoscenza di una clinica online, la Gender GP, gestita da Helen e Mike Webberley.
Le cure prevedevano cocktail di ormoni insieme a triptorelina (bloccante della pubertà) e calmanti. Le visite avvenivano via Skype e le ricette per e-mail. Il costo della cura era di 90 sterline al mese, i colloqui (erano consigliati tre a settimana) 30 sterline al giorno.
Dopo pochi mesi, i cambiamenti iniziarono ad essere già visibili: oltre ai tratti somatici, scomparve il ciclo mestruale. Oltre a questi, iniziarono però a comparire alcuni effetti collaterali: mal di testa, nausea e coliche.
"La dottoressa Webberley e il marito continuavano a rassicurarci raccontandoci che andava tutto bene", spiega la madre. "Come potevano saperlo guardando Jayden solo attraverso uno schermo?"
I genitori portarono la giovane in ospedale e da lì la scoperta: quel mix di ormoni aveva compromesso alcuni dei suoi organi interni.
"Se avesse continuato con quei cocktail di triptorelina e ormoni, sarebbe morta da lì a poco", spiega Rosamund Rhodes-Kemp che ha effettuato l'autopsia sul corpo di Jessica. "La sua morte è stato un atto spontaneo dettato dalla disperazione e dalla consapevolezza di essersi rovinata la vita"
Jessica infatti poco dopo si suicidò buttandosi sotto un treno.
La clinica online continua però la sua attività in Spagna, nonostante i due medici, che dicevano di avere a cuore le persone LGBT, siano stati sospesi dal servizio sanitario britannico.
Tragedie del genere ci fanno capire l'illusione del "cambio di sesso" e la crudeltà del mondo LGBT che inganna soprattutto i giovani più fragili nel far loro credere di poter essere ciò che non sono.
Quante altre vite dovranno essere spezzate prima di capire che l'ideologia LGBT è fondata solo che sulla menzogna?

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

IL GENE DEI GAY NON ESISTE
Il «gene dei gay» non esiste. Qualcuno ci aveva provato in passato a formulare questa ipotesi, ma ora un gigantesco studio genetico taglia la testa al toro: non ci sono «segni particolari» nel Dna che possano predire un'eventuale omosessualità. Lo studio ha analizzato il patrimonio genetico di oltre 470 mila persone alla ricerca di specifiche alterazioni che potessero prevedere l' attitudine a instaurare rapporti sessuali con persone dello stesso sesso. Ma non ne ha trovate.
Il che significa, precisano i ricercatori, che l'attrazione per persone dello stesso sesso ha a che fare più che con un singolo gene, con un mix di fattori genetici (sì, perché esistono migliaia di varianti genetiche, ma non significative, secondo quanto ci dice questo studio) e ambientali, così come accade per decine di altri comportamenti umani. I ricercatori, guidati da Andrea Ganna che lavora al Center for Genomic Medicine del Massachusetts General Hospital di Boston e al Broad Institute del Mit (Massachusetts Institute of Technology) sempre a Boston, hanno voluto rispondere a una serie di quesiti finora non risolti.
Intanto una premessa. [...] I fattori biologici che contribuiscono alle preferenze sessuali sono pressoché sconosciuti, ma è stata ipotizzata un'influenza genetica dal momento che certi comportamenti omosessuali si ripresentano nei membri di una stessa famiglia e anche fra fratelli gemelli sia omozigoti che eterozigoti. Da queste osservazioni preliminari sono emerse alcune domande.
La prima: quali geni sarebbero coinvolti e quali processi biologici influenzerebbero? In passato sono stati condotti alcuni studi alla ricerca di varianti genetiche legate all'orientamento sessuale, ma erano molto piccoli e non guidati dagli attuali criteri di analisi genetica. L'idea era quella di trovare anomalie ormonali correlate a questi comportamenti. Seconda domanda: eventuali modificazioni genetiche come potrebbero agire diversamente su persone di sesso maschile e di sesso femminile? E su cosa influirebbero: sul comportamento, sull'attrattività, sull'identità? E che ruolo avrebbero, invece, per eterosessuali ed eventualmente bisessuali?
A queste domande, dunque, ha voluto rispondere lo studio pubblicato su Science (condotto con la collaborazione di numerosi gruppi americani, europei e australiani) che ha sfruttato l'approccio «genome-wide association» (in pratica si tratta di un'analisi di tutti, o quasi tutti, i geni di diversi individui di una particolare specie per determinare le variazioni genetiche tra gli individui in esame) su omosessuali. I ricercatori hanno sfruttato i dati genetici raccolti nella Uk Biobank del Regno Unito e quelli dei partecipanti al progetto 23andMe americano, per un totale, appunto di 470 mila persone. [...]
(Adriana Bazzi, Corriere della Sera, 29 agosto 2019)

BOLSONARO DICHIARA GUERRA AL GENDER NELLE SCUOLE DEL BRASILE
Jair Bolsonaro fa sul serio e riporta al centro la libertà d'educazione in Brasile. È stato lo stesso presidente ad annunciare in un tweet di aver «ordinato al Ministero della Pubblica Istruzione, tenendo conto del principio di protezione globale dei minori, previsto dalla Costituzione, di preparare un progetto di legge che proibisce l'ideologia del genere nella scuola primaria». In questo modo, il presidente brasiliano ha ribadito la centralità del governo nazionale nella gestione delle politiche educative.
L'impegno di Bolsonaro per la libertà educativa nasce sulla scia di un sondaggio nazionale condotto nell'ottobre 2017, che certificava come nove brasiliani su dieci fossero contrari all'indottrinamento gender a scuola. Il ripristino della libertà educativa, del resto, è uno dei punti più espliciti nel programma di governo di Bolsonaro, il quale, lo scorso 1 gennaio, durante il suo discorso di insediamento, aveva promesso di liberare il Paese dalle «zavorre ideologiche» e di «combattere l'ideologia gender» e la «decostruzione della famiglia».
Per le sue nette prese di posizione, il presidente brasiliano è ormai da tempo sotto il tiro dei gruppi lgbt oltre che dei media mainstream, come Rede Globo, alla quale, secondo quanto riferisce Il Giornale, l'amministrazione Bolsonaro potrebbe presto tagliare i fondi pubblici.
L'opposizione di Bolsonaro all'ideologia gender non si limita al campo educativo. Lo scorso aprile, infatti, aveva affermato che «il Brasile non può essere un paese per il mondo gay» e, in particolare, «per il turismo gay». Già nel 2013, alcuni anni prima di essere eletto presidente, dichiarò che «nessun genitore è orgoglioso di avere un figlio gay» e che «ai brasiliani non piacciono gli omosessuali». Frasi che avevano contribuito a diffondere la nomea di «omofobo» e «razzista» per Bolsonaro.
Le politiche del presidente brasiliano sono la dimostrazione di come l'impalcatura ideologica dei sistemi educativi non sia affatto irreversibile. «Per molto tempo le nostre istituzioni educative sono state formate su ideologie dannose che rovesciano i nostri valori e da persone che odiano la nostra bandiera e lo stesso inno nazionale», aveva twittato poco dopo la sua elezione, invitando anche gli studenti a filmare e denunciare qualunque lezione scolastica avente come scopo l'«indottrinamento» e la «sessualizzazione» dei bambini.
(Luca Marcolivio, Provita e Famiglia, 9 settembre 2019)

SIENA E LA RETE READY
Siena fa parte della Rete Ready, network che collega diverse amministrazioni locali per supportare le rivendicazioni del mondo LGBT. A Siena fa parte di Ready anche l'Arcigay. Quest'ultima si è mostrata favorevole alla pratica dell'utero in affitto.
La lista civica Sena Civitas ha chiesto allora all'amministrazione comunale di uscire da Ready. Questa rete appare poi del tutto inutile. Infatti gli ultimi dati dell'Unar - Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali - ci informano che nel 2017, su tutto il territorio nazionale, gli atti di denuncia di discriminazioni relative all'orientamento sessuale sono stati solo 324 (il 9% di tutti gli atti di discriminazione). E non tutte le denunce, c'è da ricordare, si rivelano poi fondate. [Per l'articolo completo clicca qui!]
(Gender Watch News, 8 settembre 2019)

Fonte: Osservatorio Gender, 13/07/2019

9 - OMELIA XXIV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 15,1-32)
Vi è gioia per un solo peccatore che si converte
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il brano del Vangelo di questa domenica ci presenta diverse parabole chiamate le "parabole della misericordia". Prima di tutto abbiamo ascoltato la parabola della pecorella smarrita e poi ricondotta all'ovile; subito dopo quella della moneta ritrovata; infine la stupenda parabola del figliol prodigo.
Il più grande insegnamento di queste parabole riguarda l'infinita Misericordia di Dio. Se grande è il nostro peccato, ancor più grande è la Bontà di Dio. Egli costantemente cerca le pecorelle smarrite, fa di tutto per portarle alla conversione, suscitando salutari rimorsi di coscienza e permettendo a volte anche delle sofferenze affinché il peccatore rientri in se stesso e rifletta sulla sua infelice condizione. Proprio come si legge nella parabola del figliol prodigo: il figlio ritornò in se stesso solo quando si vide ridotto alla fame.
L'inizio della conversione è questo rientrare in se stessi per riflettere. Giustamente sant'Alfonso diceva che meditazione e peccato non vanno mai insieme: se ci abituiamo a meditare ogni giorno, troveremo la determinazione di abbandonare il peccato. Un tempo si insisteva molto sulla meditazione dei cosiddetti "Novissimi", ovvero sulle ultime realtà, sulla morte, il Giudizio, l'inferno e il Paradiso. Ritorniamo a queste meditazioni, ci doneranno molta luce. Per meditare basta poco. Bisogna, innanzitutto, mettersi alla presenza di Dio, ovvero essere raccolti, e leggere con calma un libro spirituale. Quando si trova un brano che ci colpisce particolarmente, ci si ferma a riflettere e ci si domanda: "Cosa vuole dirmi Gesù con questa frase?". Si riflette e si conclude poi la meditazione con un proposito pratico di miglioramento. Come il figliol prodigo, anche noi sentiremo l'ispirazione a rialzarci, a tornare a Dio, a cambiare profondamente la nostra vita, e diremo: «Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: "Padre, ho peccato verso il cielo e verso di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio"» (Lc 15,18-19).
Da tutte e tre queste parabole emerge, inoltre, la gioia che vi è in Cielo per ogni peccatore che si converte. Al termine del primo racconto Gesù dice: «Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,7). Concludendo la seconda parabola Gesù afferma: «Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte» (Lc 15,10). Infine, la parabola del figliol prodigo si conclude con le parole del padre rivolte al figlio maggiore: «Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15,32).
Vogliamo anche noi dare questa gioia a Gesù. Rallegreremo il suo Sacratissimo Cuore convertendoci personalmente, lottando con tenacia contro i nostri difetti. Gli daremo una grande gioia, inoltre, adoperandoci per la conversione di tanti nostri fratelli che vivono lontani da Dio. Ci adopereremo alla loro conversione con la nostra preghiera, innanzitutto, sull'esempio di Mosè (cf Es 32,11), il quale, subito dopo il peccato degli israeliti, che si erano costruiti un vitello di metallo fuso, supplicò il Signore e ottenne per loro la Misericordia divina.
Ci adopereremo per la conversione dei peccatori con l'offerta dei nostri sacrifici. Da soli non hanno valore, ma uniti al Sacrificio di Gesù diventeranno molto efficaci. La Madonna a Fatima insegnò ai tre Pastorelli ad offrire continuamente preghiere e sacrifici. In poche parole, questo è il grande insegnamento che ci viene dalle sei Apparizioni della Madonna a Fatima.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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