BastaBugie n°2 del 09 novembre 2007

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1 MORTO DON BENZI, RIPASSIAMO LA LEZIONE

Fonte: Newsletter del Timone
2 ELIZABETH: FILM FALSO E ANTICATTOLICO
Il film dedicato alla Regina Vergine falsa la verità storica e ricicla tutti i cliché anglosassoni contro l'oscurantismo papista
Autore: Franco Cardini - Fonte: Avvenire
3 L'OBIEZIONE DI COSCIENZA: NON RIGUARDA SOLO I FARMACISTI

Fonte: Newsletter del Timone
4 VENDERESTE UNA DOSE DI VELENO, ESSENDO SICURI CHE CHI VE LA COMPRA VUOLE USARLA PER UCCIDERE QUALCUNO?
Obiezione di coscienza, un -NO- che siamo tutti chiamati a pronunciare di fronte al male.
Autore: Mario Palmaro - Fonte:
5 SPAGNA LA FESTA DEI MARTIRI
Per la prima volta la Chiesa Cattolica beatifica tutti insieme 498 martiri. La cerimonia, che si terrà domani 28 ottobre in piazza San Pietro, farà salire a 977 i martiri spagnoli riconosciuti dalla Chiesa, dei quali 11 sono già santi. Di altri 2 mila sono in corso i processi di beatificazione e altri se ne apriranno, perchè furono circa 10 mila i martiri della Spagna in quell'epoca, ha affermato padre Juan Antonio Martinez Camino, segretario dell'Episcopato spagnolo.
Autore: Alberto Leoni - Fonte: Il Timone
6 HALLOWEEN: CHE FARE?

Autore: Buggio e Nerella - Fonte: CulturaCattolica.it
7 IN DIFESA DI PADRE PIO

Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero

1 - MORTO DON BENZI, RIPASSIAMO LA LEZIONE

Fonte Newsletter del Timone, 2 novembre 2007

 “Un infaticabile apostolo della carità”. Così l’ha definito papa Benedetto XVI nel messaggio di cordoglio inviato per la morte di Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Giovanni XXIII. Don Benzi lo abbiamo più volte visto in tv per i suoi interventi per liberare le prostitute – soprattutto africane ed est europee – alla schiavitù. Ma è stato molto di più. Proprio la sera del 31 ottobre aveva organizzato in una discoteca di Rimini una contro-festa di Halloween insieme al vescovo di San Marino, monsignor Luigi Negri, per incontrare i giovani e sfidarli sul senso della loro esistenza.
Molte testimonianze commoventi si potranno leggere sui giornali da domani, e anche sul sito della sua associazione, ma un pensiero vorremmo intanto rivolgere a tutti quei politici – di destra e di sinistra – che fin dalle prime ore dopo la morte hanno fatto a gara per eprimere il loro cordoglio. Giusto, doveroso e degno di rispetto l’omaggio a quest’uomo da qualunque parte esso provenga, ma perché parlare a sproposito e coprire con parole piene di miele la propria ostilità a ciò che don Benzi era e rappresentava? Abbiamo letto di “una lezione alla politica”, “testimonianza su cui riflettere”, “un insegnamento da non dimenticare”.
E allora forse è il caso di ricordare quell’insegnamento citando alcuni pensieri espressi da don Benzi:
Sul caso Welby e l'eutanasia: "Interessava troppo ai politici. Avrei voluto dire alla moglie che non era troncando la vita, ma dando spazio alla vita che si poteva superare la sofferenza. Questo sarebbe stato il bello e una svolta nella storia. Ma non è potuto accadere, interessava troppo ai politici". "Ho mandato un messaggio a Piergiorgio in cui gli ho detto : 'vedrai quanto è bella la vita. Chiunque soffre dà la possibilità all'uomo di ritrovare se stesso, di non ignorare l'altro, di ricomporre un'unità profonda. Non è la malattia che fa star male ma è l'abbandono che vien fatto della persona malata che lo fa soffrire’".
La nostra società e la vita: "E’ una società vecchia, cioè una società di vecchi capaci solo di spegnere le realtà più belle create da Dio: il matrimonio, la famiglia, la dignità della donna, la libertà dello spirito, l'amore di Dio e del prossimo". La difesa della vita dal concepimento alla morte naturale era per don Benzi "il primo dei grandi appuntamenti che Cristo sta dando a tutti i cristiani e soprattutto alle comunità e movimenti riconosciuti dalla Chiesa: la lotta per difendere la donna a non abortire, la lotta per garantire un'assistenza dignitosa ai malati terminali, la lotta per il riconoscimento della vera famiglia, la lotta per vincere la droga, l'impegno per accogliere veramente gli immigrati a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere gli zingari a partire dai fratelli nella fede, l'impegno per accogliere i carcerati e per superare le carceri, l'impegno per non essere impiegati della carità ma innamorati di Cristo, l'impegno per essere popolo, la lotta per la liberazione dalla schiavitù della prostituzione".
Al Family Day: “Non esiste scientificamente l’omosessualità, è una devianza”.
Sulla prostituzione: “Se non ci fosse la domanda, non ci sarebbe l’offerta. Se gli italiani non chiedessero prestazioni sessuali a pagamento, non ci sarebbe la tratta delle donne che vengono schiavizzate e forzate, da criminali singoli o associati, a dare le prestazioni sessuali richieste. Questa ingente quantità di persone colpite dalla schiavitù, dalla disoccupazione, dalla fame, dalla guerra, sono le vittime di una società disumana, di una società in cui l'uomo è una "cosa" accanto alle altre”.

Fonte: Newsletter del Timone, 2 novembre 2007

2 - ELIZABETH: FILM FALSO E ANTICATTOLICO
Il film dedicato alla Regina Vergine falsa la verità storica e ricicla tutti i cliché anglosassoni contro l'oscurantismo papista
Autore: Franco Cardini - Fonte: Avvenire, 27 ottobre 2007

Si è detto e ridetto: non c'è dubbio che al giorno d'oggi esistono differenti e opposti fondamentalismi, quello musulmano, quello cristiano, quello ebraico; e che la loro lotta rischia di trascinarci in un vortice molto pericoloso. Non sono però solo questi, i fondamentalisti: ci sono anche quelli degli agnostici, degli anticlericali, degli atei; ma, stranamente, molto spesso essi si alleano con certi cristiani radicali per marciare divisi ma colpire uniti un solo obiettivo.
Teisti, laicisti, atei e fanatici cristiano-apocalittici uniti nella lotta alla faccia delle differenze abissali che li dividono. Il nemico è solo uno: sempre quello, anche se talvolta implicitamente indicato. Il cattolicesimo e, soprattutto, la Santa Sede. Il papismo. L'offensiva è serrata e pesante. Siamo già stati costretti a occuparci del romanziere Ken Follett, che dall'alto della sua indubbia posizione di scrittore di successo ribadisce il suo credo ateo-progressista certo, ma anche allevato nel clima protestane: la Chiesa cattolica sarebbe stata da sempre nemica della scienza, del progresso e della verità. A Perugia, una delle roccaforti della cultura massonica, si circonda d'ogni onore il monumento nel quale l'Aquila del Progresso e della Libertà schiaccia sotto gli artigli il Triregno della Tirannia e dell'Ignoranza papiste. L'Archivio Segreto Vaticano pubblica un'irreprensibile raccolta di documenti relativi al processo ai Templari, e dall'Inghilterra fino all'Italia si eleva il coro di militanti protestanti e massoni che chiedono (a nome di chi?) le 'scuse della Chiesa' per lo scioglimento dell'Ordine del Tempio. È coerente con questo panorama d'intolleranza il film
 Elizabeth: the Golden Age del regista Shekhar Kapur, protagonista della recente festa di Roma e adesso sugli schermi.
Non entriamo nelle qualità propriamente artistiche del film, che non ci riguardano in questa sede. Ma un film che falsa così profondamente e perversamente la storia non può esser comunque ritenuto 'bello': non, almeno, nella misura in cui si ripromette di fornire in un modo o nell'altro un contributo alla comprensione d'un importante momento storico della nostra Europa e del nostro Occidente. Perché avrà ben un senso, in ultima analisi, che – mentre Filippo II s'impegnava a correre insieme con il papa in aiuto alla Repubblica di Venezia minacciata dai turchi che volevano toglierle l'isola di Cipro (e ci sarebbero riusciti, nonostante la vittoria cristiana di Lepanto del 1571) – la 'Regina Vergine' d'Inghilterra facesse di tutto per destabilizzare una Francia dove faticosamente i cattolici e gli ugonotti (calvinisti) si fronteggiavano, appoggiasse le gesta dei corsari che nell'Atlantico facevano la caccia ai convogli spagnoli, cancellasse le residue libertà della Chiesa anglicana – imponendole, con i 'Trentanove Articoli' del 1563, un assetto rigorosamente dipendente dalla corona e una teologia sostanzialmente calvinista, sterminasse i cattolici dalla Scozia all'Irlanda, facesse proditoriamente arrestare e assassinare (nel 1587) la cugina Mary Stuart (Maria Stuarda) dopo un processo illegale. Nella tradizione inglese, avallata da un celebre cocktail, Maria Tudor – sorellastra di Elisabetta – è detta 'la Sanguinaria', Bloody Mary. Ma stando al film di Kapur, la Regina Vergine era un'abile politica almeno quanto una coraggiosa sovrana capace di vestir l'armatura e al tempo stesso una donna innamorata e appassionata. Il suo avversario, Filippo II di Spagna, è naturalmente il cattolico feroce e fanatico messo in caricatura, che agita il suo rosario come un'arma, che vaga come un pazzo nel tetro Escorial minacciando con furente impotenza l'Eroina che lo sta tenendo in scacco, che sogna di soggiogar tutto il mondo alla fede cattolica e la cui sconfitta, quando la sua 'Envencible Armada' naufraga nel 1588 in una Manica sconvolta dalla tempesta, viene presentata come una luminosa vittoria del Libero Pensiero contro le tenebre dell'Inquisizione, della Libertà contro una tirannia ancora medievale eccetera eccetera.
Tutta questa è roba da basso anticlericalismo ottocentesco.
Ora, sorge spontanea la domanda: perché questa propaganda circola ancor oggi e anzi si rafforza, nel momento stesso in cui si sta cercando invece di rafforzare la cosiddetta 'identità occidentale' di fronte a vere o supposte minacce islamiche? Non sarà che in fondo il rifiuto di citare le 'radici cristiane' nel Prologo del peraltro fallito progetto di Costituzione europea e questo bizzarro ma un po' repellente rigurgito di propaganda anticattolica partano entrambi dalla consapevolezza che senza il cattolicesimo lo stesso cristianesimo resta privo del suo autentico fulcro, e siano quindi due volti diversi ma convergenti d'uno stesso coerente e pervicace programma laicista e scristianizzatore?
 Perfino il naufragio dell'Envencible Armada viene presentato come un trionfo del «Libero
  Pensiero» contro la tirannia medievale In realtà, alla sovrana, che fece sopprimere la rivale Maria Stuarda, ben si intonerebbe il nomignolo della sua sorellastra: «Sanguinaria»

Fonte: Avvenire, 27 ottobre 2007

3 - L'OBIEZIONE DI COSCIENZA: NON RIGUARDA SOLO I FARMACISTI

Fonte Newsletter del Timone, 1-11-2007

Eravamo stati facili profeti: coloro - i leader politici della sinistra - che appena due settimane fa inneggiavano ad applicare le parole del Papa, interpretate come appoggio alla lotta contro il precariato, questa settimana si sono scatenati contro le ingerenze dello stesso Papa che ha invitato i farmacisti cattolici a praticare l'obiezione di coscienza a proposito di farmaci abortivi. Per non parlare dell'attacco al Papa "fascista", perché ha voluto la beatificazione dei martiri della Guerra civile spagnola, falsamente definiti franchisti.
Ma lasciando certi politici alla loro evidente schizofrenia valorizziamo invece come si deve il breve discorso che Benedetto XVI ha rivolto ai partecipanti al 25° Congresso internazionale dei farmacisti cattolici il 29 ottobre 2007. Il Papa ha richiamato al " ruolo educativo" che hanno i farmacisti "verso i pazienti per un uso corretto dell'assunzione dei farmaci e soprattutto per far conoscere le implicazioni etiche dell'utilizzazione di alcuni farmaci". In questo senso, dice ancora il Papa, "non è possibile anestetizzare le coscienze, ad esempio sugli effetti di molecole che hanno come fine quello di evitare l'annidamento di un embrione o di abbreviare la vita di una persona".
Il Papa chiarisce anche un concetto fondamentale che entra direttamente nell'attuale dibattito sulla libertà della scienza: "Qualsiasi cura o sperimentazione deve avere come prospettiva un eventuale miglioramento della persona, e non solo la ricerca di avanzamenti scientifici". In fondo, se ci si pensa bene, questo è anche l'unico motivo per cui è possibile condannare le atroci sperimentazioni dei medici nazisti.
Ma cosa accade se comunque certi prodotto sono liberamente in commercio? "Nell'ambito morale, la vostra federazione è invitata ad affrontare la questione dell'obiezione di coscienza, che è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti aventi come fine scelte chiaramente immorali, come ad esempio l'aborto e l'eutanasia".
Dunque, l'obiezione di coscienza. Il polverone alzatosi dopo le parole del Papa ha fatto dimenticare che in Italia l'obiezione di coscienza dei farmacisti a proposito di aborto è già riconosciuta (l'eutanasia addirittura non è legale). ma il vero problema è che c'è una preoccupante tendenza a cancellare in Europa proprio l'obiezione di coscienza, che pure è fondamento della nostra civiltà occidentale. Le parole del Papa hanno perciò un valore che va ben oltre la questione dei farmacisti.

Fonte: Newsletter del Timone, 1-11-2007

4 - VENDERESTE UNA DOSE DI VELENO, ESSENDO SICURI CHE CHI VE LA COMPRA VUOLE USARLA PER UCCIDERE QUALCUNO?
Obiezione di coscienza, un -NO- che siamo tutti chiamati a pronunciare di fronte al male.
Autore: Mario Palmaro - Fonte:

Vendereste una dose di veleno, essendo sicuri che chi ve la compra vuole usarla per uccidere qualcuno? Penso proprio di no. E per una ragione molto semplice: nessuna persona dotata di un po’ di senso morale vorrebbe diventare complice di un omicidio. Qualcuno potrebbe rispondere che, in fondo, il mercato si fonda sulla legge della domanda e dell’offerta, e che non sta a noi giudicare quello che gli altri vogliono fare con gli articoli in vendita nella nostra bottega. Ma sono sicuro che questa risposta non convince nessuno. Nemmeno chi la pronuncia. Soprattutto se il prodotto che vendo è notoriamente usato per uccidere esseri umani innocenti.
Ora, l’intervento di Benedetto XVI sull’obiezione di coscienza dei farmacisti si colloca dentro questo naturalissimo, banalissimo orizzonte. I fatti: le case farmaceutiche da qualche tempo hanno messo in commercio delle pillole che hanno come effetto la soppressione dell’essere umano concepito. La cosiddetta “pillola del giorno dopo” ne è un esempio preclaro: se chi la assume ha concepito un figlio, il principio attivo agisce impedendo l’annidamento dell’embrione, che viene abortito precocemente. Ovviamente, le aziende produttrici fanno del loro meglio per nascondere questa realtà, e dicono che le loro pillole sono dei normali contraccettivi. Ma non è così. La conseguenza è che il farmacista viene messo nelle condizioni di cooperare a un vero e proprio aborto, semplicemente vendendo la pillola del giorno dopo a chi gliene faccia richiesta. Di qui, l’appello del Papa: cari farmacisti, rifiutatevi di collaborare all’uccisione di un essere umano innocente.
Per tutta risposta, il Ministro della salute, l’esponente del Partito democratico Livia Turco, ha detto che "non esistono farmaci che uccidono". In un certo senso ha ragione: infatti, una pillola che uccide il concepito non è un farmaco, e non dovrebbe nemmeno essere prodotta e commercializzata. Il compito dell'arte medica - che è il frutto dell'azione combinata di medici, infermieri, farmacisti e altri professionisti del settore - è quello di curare il paziente, mai di ucciderlo. Quando un principio attivo provoca la morte di un innocente il farmacista ha tutto il diritto di non volerci avere nulla a che fare. Di più: l’obiezione di coscienza all’aborto – chirurgico o chimico – non è soltanto un diritto, ma un vero e proprio dovere. Con il suo appello il Papa difende certamente una dimensione soggettiva della coscienza morale, in base alla quale nessuno mi deve obbligare a fare una cosa che “secondo me” è male. Ma difende anche e soprattutto il senso oggettivo dell’obiezione di coscienza: cioè la testimonianza, la denuncia pubblica, il grido di verità che l’obiettore consegna a tutta la società. Perché la vita di un uomo non è un’opinione personale. Questo spiega le solite reazioni isteriche alle parole della Chiesa: a dare fastidio é il fatto che l’obiettore - con il suo no all’aborto in pillole - possa scuotere le coscienze. Possa mettere in crisi la ragazzina che, entrando in farmacia con la ricetta già pronta, si sente rispondere: “No, io non voglio e non posso aiutarla ad abortire. Vada altrove”. Ecco, è questo il supremo inaccettabile scandalo: chiamare le cose con il loro nome. E’ la verità che dà fastidio e deve essere tolta di mezzo. E’ una storia vecchia. Ci aveva provato il Faraone, ordinando alle ostetriche di Israele di uccidere tutti i figli maschi. Una fine atroce che sarebbe toccata anche a Mosè. Ma l’ostetrica chiamata alla sua nascita disobbedì all’autorità: fece obiezione di coscienza. E la storia del mondo intero cambiò per quel piccolo, benedetto “no”.


5 - SPAGNA LA FESTA DEI MARTIRI
Per la prima volta la Chiesa Cattolica beatifica tutti insieme 498 martiri. La cerimonia, che si terrà domani 28 ottobre in piazza San Pietro, farà salire a 977 i martiri spagnoli riconosciuti dalla Chiesa, dei quali 11 sono già santi. Di altri 2 mila sono in corso i processi di beatificazione e altri se ne apriranno, perchè furono circa 10 mila i martiri della Spagna in quell'epoca, ha affermato padre Juan Antonio Martinez Camino, segretario dell'Episcopato spagnolo.
Autore: Alberto Leoni - Fonte: Il Timone, Giugno 2004

LA GUERRA DI SPAGNA
Massoni, anarchici, socialisti e comunisti: per tutti la Chiesa era il principale ostacolo alla rinascita del paese e la sua eliminazione la premessa di un nuovo, luminoso futuro. La tragedia della guerra civile spagnola.
Le parole d’ordine ai comitati rivoluzionari erano: «trattandosi di sacerdoti, né pietà né prigionieri: bisogna ammazzarli tutti»; «Per i preti non c’è alcuna possibilità di salvezza. Tutti debbono essere uccisi»; «Vi abbiamo detto che dovete ammazzarli tutti e per primo quelli ritenuti i migliori e più santi». (Vicente Cárcel Orti, in 30Giorni, marzo 90)
di Alberto Leoni

In ambito cattolico si parla di rado e con vistoso imbarazzo della guerra di Spagna e appare del tutto naturale il fatto che alcuni religiosi e teologi spagnoli si siano scusati per l'appoggio dato dalla Chiesa al regime franchista. Di contro, gli eredi politici dei repubblicani non hanno mai rinnegato la propria vecchia vulgata: il governo democratico, liberamente eletto nel 1936, venne abbattuto da una rivolta dell'esercito, appoggiata dagli strati più retrivi della società spagnola e alimentata da imponenti aiuti provenienti dai regimi nazifascisti. Gli "eccessi" commessi nei confronti del clero furono la risposta popolare all'alleanza della Chiesa coi militari, per non citare l'usanza, diffusa tra i preti spagnoli, di tirare fucilate dall'alto dei campanili.
In realtà l'aggressione alla Chiesa cattolica spagnola iniziò molto prima, a partire dall'espulsione dei gesuiti nel 1767 e continuò per tutto il XIX secolo, nel corso del quale furono trucidati 371 religiosi. Le aggressioni si intensificarono man mano che la nazione entrava in una crisi profondissima, economica, politica e militare. Per massoni, anarchici e socialisti, la Chiesa era il principale ostacolo alla rinascita del paese e la sua eliminazione la premessa di un nuovo, luminoso futuro. Così, mentre una politica antiecclesiastica sottraeva alla Chiesa ogni compito educativo e la estrometteva dalla vita della nazione, gruppi ben organizzati incendiavano e distruggevano decine e decine di chiese e di scuole come nella settimana tragica di Barcellona, dal 25 al 30 luglio 1909, fino alle mostruosità della rivolta delle Asturie nel 1934. Di fronte a tali attacchi, la Chiesa spagnola reagì come poté, forse in ritardo. Il momento era di crisi anche religiosa, tanto che secondo il gesuita Francisco Peirò, nel 1931, solo il 5% della popolazione della Nuova Castiglia aveva santificato il precetto pasquale. La Spagna aveva assoluto bisogno di essere rievangelizzata ma era proprio questa debolezza a ispirare, nei suoi avversari, il tentativo di abbattere la Chiesa con la violenza una volta per tutte.
Nel 1934 i cattolici e il centro destra vinsero le elezioni ma la debolezza del governo da essi sostenuto portò ad elezioni anticipate che furono vinte, nel febbraio 1936, dalle sinistre, grazie a un sistema elettorale che diede loro un vantaggio schiacciante in seggi. Nella primavera di quell'anno si contarono centinaia di aggressioni e di omicidi, molti dei quali, per la verità, attribuibili alla neonata Falange di estrema destra, anch'essa di matrice anticlericale. L'esponente monarchico Calvo Sotelo denunciò lo stato di anarchia in cui si trovava il paese, affrontando una canea urlante minacce e insulti, in un clima che ricorda quello che accolse l'ultimo discorso di Giacomo Matteotti. Come per il deputato italiano, fu un gruppo di scherani, forse interpretando i desideri dei capi, ad assassinare Calvo Sotelo il 13 luglio 1936. I militari, dal canto loro, si erano già preparati allo scontro, al pari delle confederazioni sindacali anarchiche e socialiste e dei carlisti navarresi, eredi dei sostenitori di Don Carlos e della tradizione cattolica spagnola.
La rivolta dei militari fu, inizialmente, confusa e pasticciata come i pronunciamientos che l'avevano preceduta e, inizialmente, parve che il governo avrebbe schiacciato facilmente l'insurrezione. Un terzo dell'esercito, quasi tutta la marina e gran parte dell'aviazione rimasero fedeli al governo. Fu l'intervento italiano a cambiare le sorti del conflitto, cui seguirono quello francese, sovietico e nazista.
Quali furono allora i fattori che determinarono la vittoria di Francisco Franco?
La risposta può essere rinvenuta in un esame imparziale della principale caratteristica di quel lungo e sanguinoso conflitto e cioè le stragi commesse dalle due parti. È ormai un dato incontrovertibile che la Chiesa spagnola fu letteralmente massacrata nei modi più atroci e basteranno alcune cifre: 4184 sacerdoti e seminaristi, 2365 frati, 283 suore, quasi tutti trucidati nei primi sei mesi di guerra. È pur vero che anche i franchisti passarono per le armi circa 40.000 oppositori nel corso della guerra, ma è anche vero che, secondo l'imparziale, e laburista, Hugh Thomas, "circa 50.000 persone furono giustiziate o trucidate tra il 18 luglio e il 1° settembre 1936" in territorio repubblicano: a tali vittime vanno aggiunti i trozkisti e gli anarchici eliminati dai comunisti nel corso di purghe sanguinose. Proprio i numerosi miliziani anarchici badarono più a sterminare i cristiani che a combattere i requetes carlisti, ossessionati dal nemico interno, simili a Hitler, il quale ordinò che i vagoni piombati carichi di ebrei avessero la precedenza sui convogli di rifornimenti diretti al fronte orientale.
Il principale merito di Francisco Franco fu il realismo politico, spesso cinico, spietato e ingiusto, come quando fece fucilare sedici sacerdoti baschi, colpevoli solo di volere la libertà del proprio popolo. Franco riuscì a fondere in un solo partito falangisti e carlisti, ottenendo, dopo un lungo periodo di diffidenza, anche l'appoggio dell'episcopato spagnolo e della Santa Sede. Notevole fu pure l'intuizione che lo distolse dal tentare la conquista di Madrid nel settembre del 1936 per liberare dall'assedio i difensori dell'Alcazar, simbolo di una resistenza incrollabile sostenuta da una fede profonda. Memorabile è rimasto il dialogo tra il colonnello Moscardò e il figlio Luis, minacciato di fucilazione se l'Alcazar non si fosse arreso: «Se è vero - disse il colonnello - raccomanda la tua anima a Dio, grida "Viva la Spagna!" e muori da eroe. Addio figlio mio, un ultimo bacio». «Addio papà, un grosso bacio»: sia Luis che il fratello Carmel furono fucilati poco dopo. I cattolici, in effetti, si batterono con l'eroismo di sempre: i carlisti andavano all'attacco seguendo un crocifisso sorretto dal portabandiera più giovane e la resistenza delle guarnigioni di Oviedo e del Santuario di Santa Maria della Cabeza sono degne di un'epopea tragica. Davanti a simili drammi, i cristiani di oggi "storcono la bocca, scuotono il capo", come d'altronde fecero, all'epoca, Alcide de Gasperi e don Luigi Sturzo: il primo, pur comprendendo i motivi dell'insurrezione militare, la disapprovava in quanto il conflitto aveva fatto più vittime della persecuzione; il secondo, mentre riteneva illegittima la rivolta dei militari, considerava la persecuzione come un male minore, e ammetteva solo la resistenza passiva o, al più, quella limitata alla stretta autodifesa personale.
Pur lasciando al lettore un commento su tali posizioni, resta il dubbio che la palese inadeguatezza di tali giudizi derivi da un'idea di pace che, oggi, si sta affermando in misura sempre maggiore.

Fonte: Il Timone, Giugno 2004

6 - HALLOWEEN: CHE FARE?

Autore: Buggio e Nerella - Fonte: CulturaCattolica.it, martedì 30 ottobre 2007

Halloween pare avere conquistato anche gli italiani: 8 milioni dicono le statistiche, gli italiani che renderanno onore alla festa delle streghe e delle zucche.
Discoteche, ristoranti, tutto prenotato, come in altre feste “moderne”, non si può esimersi dal regalare un fiore o almeno un cioccolatino, anche con questa festa pare diventato indispensabile, divertirsi, festeggiare, mascherarsi.
Nelle scuole, ci si adegua, altro che la festa del caro "signor autunno", altro che festa di tutti i Santi, c’è sempre il rischio che qualcuno si offenda, qui si festeggiano le streghe, le zucche e fantasmi.
Sono in molti ad essere convinti che “NON C’E’ NULLA DI MALE”, è il consumismo bellezza e noi ne siamo affascinati, lo critichiamo, ma cediamo inermi davanti al suo fascino.
Pochi però, sanno che questa festa ha un aspetto esoterico, è la festa più importante delle sette sataniche, insomma, non si tratta solo di un carnevale aggiuntivo, ma di una festa che ha risvolti nel mondo dell’occulto e della magia.
Il 31 ottobre è una data importante non soltanto nella cultura celtica, ma anche nel satanismo. È uno dei quattro sabba delle streghe. I primi tre segnano il tempo per le stagioni "benefiche”, il quarto sabba marca l’arrivo dell’inverno e la "sconfitta" del sole: freddo, fame, morte.
In internet si discute:
dopo l’anatema contro la festa della vigilia di Ognissanti, lanciato da don Marino Bruno, insegnante di religione e parroco della Chiesa di Santa Maria delle Nasche, che sul settimanale cattolico di Genova «Il Cittadino», invitava le famiglie a disertare la festa di Halloween, i blogger si sono sbizzarriti, anche sul forum de La Stampa, la faccenda pare aver preso la solita piega, se qualcuno critica Halloween è bollato come cattolico conservatore e bigotto, dicono che la Chiesa critica questa festa perché ha soppiantato la SUA festa dei Santi e dei morti, insomma, come si trattasse di un affare di bottega, di “commercio” sleale.
La verità a mio avviso, è che queste feste si insediano dove c’è posto, in questo sì, sono diaboliche.
Vanno a riempire i vuoti, lasciati da chi per vari motivi ha dimenticato la tradizione, il senso di alcuni gesti millenari.
Una volta nessuno sarebbe andato al ristornate per Natale, era la festa della famiglia, della casa, oggi i ristoranti fanno il pienone, perché le case sono piccole, le famiglie disgregate e abbiamo dimenticato cos’è il Natale, chi si festeggia, e dunque se non sappiamo qual è il suo valore, perché faticare per nulla?
Così Halloween, si è insediata in un mondo che non sa più cos’è la vita, che teme la sofferenza e la delega agli ospedali, fugge la morte e la delega alle agenzie di pompe funebri, non si fanno più rosari o veglie per il defunto, perché non si crede più che valga la pena di affidarlo al cielo, si escludono i bambini dai riti legati alla morte pensando di alleviare le loro sofferenze ed invece, si rende loro estraneo un evento della vita, al quale dovrebbero essere educati.
Hallowen in fondo continua quella che sta diventando la “moderna tradizione”, la vita è faticosa, tanto vale non pensarci, votarsi al fatalismo, al divertimento…
E allora che fare?
Anziché lamentarci, e rimpiangere il passato, i bei tempi andati, in cui si mangiava il pane dei santi, le tradizioni dimenticate eccetera eccetera, riprendiamo ad educare e a educarci, riprendiamo a parlare dei Santi, a portarli ad esempio, riprendiamo confidenza con la morte che in fondo è un passaggio della vita, riscopriamo il valore del ricordo, della testimonianza di chi ci ha preceduto…
Non dimentichiamo, che nei prossimi anni tutte le feste cristiane correranno il rischio di essere “dissacrate”, perché non hanno difensori, non si difende ciò che non si conosce e non si ama.

Fonte: CulturaCattolica.it, martedì 30 ottobre 2007

7 - IN DIFESA DI PADRE PIO

Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 25 ottobre 2007

Se Gesù tornasse e fosse visto anche oggi mentre cammina sulle acque, certi giornali l’indomani titolerebbero: “Clamoroso. Gesù di Nazareth non sa nemmeno nuotare”. Come certi dotti che, avendo Gesù guarito un paralitico, lo accusarono di aver compiuto il miracolo di sabato, giorno festivo. Finisce nel ridicolo il pregiudizio che nega l’evidenza. Un tempo lo usavano contro Gesù, poi contro i santi, come padre Pio.
Ho appena consegnato alla Rizzoli (e sarà in libreria il 14 novembre prossimo) il mio libro su questo grande santo e su alcune cose sconvolgenti che ha compiuto e – avendo consultato decine di volumi, compresi quelli della causa di beatificazione – ho fatto una indigestione di fango. E’ impressionante la varietà di accuse, insinuazioni e calunnie che per mezzo secolo gli sono state rovesciate addosso. Spesso da parte ecclesiastica. Le “virtù eroiche” che la Chiesa ha infine riconosciuto a padre Pio, dichiarandolo – per volontà di Giovanni Paolo II - “beato” nel 1999 e “santo” nel 2002, si riferiscono anche all’umiltà evangelica con cui ha sopportato in silenzio tanto fango: “beati sarete voi” avvertì Gesù stesso “quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5, 11).
D’altra parte alla fine i crocifissi vincono sempre. E’ una storia vecchia. Una cosa (soprannaturale) è la Chiesa, altro sono gli uomini di Chiesa. Gli uomini di Chiesa bruciarono Giovanna d’Arco e la Chiesa l’ha fatta santa. Gli uomini di Chiesa hanno perseguitato Giuseppe da Copertino, Giuseppe Calasanzio e don Bosco; la Chiesa li ha fatti santi. Così con padre Pio. Padre Gerardo di Flumeri, vicepostulatore della causa, ha scritto: “A causa delle stigmate, padre Pio fu sospettato di essere un imbroglione, un mistificatore, un nevrotico, un ossesso. E questi sospetti provenivano non soltanto da miscredenti, dagli atei, ma addirittura da alcuni suoi confratelli, da qualche superiore e anche dalle autorità ecclesiastiche. Padre Pio subì condanne dal Sant’Uffizio e restrizioni alla sua libertà di apostolato”. Alla fine la verità ha trionfato. Ma, com’è noto, le antiche accuse messe in giro riemergono periodicamente dagli archivi. C’è per esempio quella, fra le più note e meschine, secondo cui il padre stesso si sarebbe procurato le stimmate con degli acidi. L’insinuazione nacque dal fatto che padre Pio – era cosa nota e ovvia – dopo la stimmatizzazione del 20 settembre 1918 usava la tintura di iodio e poi l’acido fenico sperando di tamponare il sangue che fluiva in quantità dalle ferite e per pulire le piaghe aperte.
Certi ecclesiastici in malafede ci costruirono sopra la loro accusa. Sono gli stessi che lo accusarono di profumarsi perché dalla sua persona crocifissa emanava a volte uno straordinario aroma di fiori. Anche questa insinuazione era infondata infatti questo fenomeno soprannaturale si verificava soprattutto quando il padre era lontano (faceva sentire il suo profumo ai suoi figli spirituali nei momenti di bisogno) e anche dopo la sua morte e lo attestano centinaia di testimonianze (l’ “osmogenesia” ha riguardato anche altri santi).
Ieri, sul Corriere della sera, Sergio Luzzatto ha pubblicato un biglietto con cui padre Pio chiedeva a una sua figlia spirituale di comprargli in farmacia “200-300 grammi di acido fenico puro per sterilizzare”. E un’altra sostanza analoga. Oltretutto perché in piena epidemia di spagnola in convento si usavano per sterilizzare le siringhe per fare le iniezioni ai frati ammalati (era proprio il giovane padre Pio a farle, come infermiere d’emergenza). E dov’è la notizia? La cosa in sé è del tutto risibile. La notizia però non sta nel fatto, quanto nell’insinuazione con cui in quell’estate 1919 fu fatta arrivare in Vaticano. Ed è quel sospetto che ieri ha fatto fare il titolo al “Corriere”: “Padre Pio, ecco il giallo delle stigmate”. Sottotitolo: “Nel 1919 fece acquistare dell’acido fenico, una sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani”.
Primo. In questo biglietto di Padre Pio non c’è davvero nessuna aura di segretezza cospirativa che possa alimentare i sospetti, ma al contrario un tono di serena normalità quotidiana (“Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da 200 a 300 grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo”). Mandare un tale biglietto in giro è semmai prova di purità e di una coscienza solare. Secondo. A quella data (estate 1919) padre Pio portava già le stigmate da un anno e dunque sarebbe comico affermare che nell’estate 1919 egli si procurò dell’acido per prodursi delle ferite nel settembre 1918. Terzo: le ferite che portava non erano “macchie o impronte, ma vere piaghe perforanti le mani e i piedi” e quella del costato “un vero squarcio che dà continuamente sangue” (cose incompatibili con bruciature da acido). Quarto. Il padre portò le stimmate per 50 anni e non poté certo procurarsi – con la segretezza del cospiratore - per mezzo secolo dosi industriali e quotidiane di acido (oltretutto per interi periodi fu segregato e sempre controllatissimo).
Ma soprattutto su quelle stimmate ci sono i referti medici di fior di studiosi, dal professor Romanelli al professor Festa, che a quel tempo le analizzarono, ripetendo le visite a distanza di anni e arrivando sempre alla conclusione che non potevano essere state prodotte né dall’artificio umano, né da uno stato psicopatologico, ma avevano un’origine non naturale. Romanelli argomenta, come scrive Fernando da Riese, che non può essere stato l’acido a provocare le ferite perché esso “non permetterebbe ai tessuti causticati di dare sangue e sangue rutilante”, soprattutto di venerdì, come invece ha continuato ad accadere per decenni. Il dottor Festa ha confermato con altri studi. Inoltre l’acido avrebbe dato origine a ferite diverse da quelle dai contorni netti. Questi medici negarono anche l’origine nervosa perché mai nella letteratura scientifica si era verificata e perché se anche fosse “una volta prodotte (tali ferite) dovrebbero seguire il decorso di qualunque altra lesione, cioè guarire o suppurare”.
E invece per mezzo secolo le stimmate di padre Pio sono state un miracolo permanente: né rimarginavano, né suppuravano, dando sempre sangue fresco. Il professor Bignami, che essendo di idee positiviste neanche ammetteva l’ipotesi soprannaturale, finì per fornire la migliore conferma: fece isolare e sigillare per giorni le piaghe con la certezza che sarebbero infine guarite o migliorate e invece si verificò l’esatto contrario. Le stimmate, che padre Pio peraltro portò con immenso imbarazzo (sentendosene indegno), sparirono solo quando il santo lo chiese come grazia al Cielo e cioè alla vigilia della sua morte nel 1968: si chiusero improvvisamente (come erano venute) e senza lasciare traccia. Con quelle sofferenze padre Pio “pagò” milioni, letteralmente milioni, di grazie ottenute per chiunque soffrisse (si studino i dossier medici) e milioni di conversioni: comunisti, massoni, protestanti, agnostici (perfino qualche ecclesiastico) che trovavano la fede dopo essere andati a San Giovanni Rotondo magari con ostilità o pregiudizio.
Si convertivano non perché padre Pio facesse discorsi o teorie colte. No. Solo per la sua santità, cioè per la potenza di Dio. Perché lui si prendeva letteralmente su di sé le loro sofferenze, senza averli mai visti il padre mostrava di conoscere il loro passato, leggeva nella loro anima, otteneva la guarigione di malati inguaribili, si manifestava a distanza col suo profumo e la bilocazione, prediceva eventi che sarebbero accaduti e compiva altre opere sconvolgenti. Il mistero di padre Pio è ancora da capire.

Fonte: Libero, 25 ottobre 2007

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