BastaBugie n°631 del 25 settembre 2019

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1 GRETA ALL'ONU: A NOI RAGAZZI AVETE RUBATO IL FUTURO E LA SPERANZA (E STAVOLTA HA RAGIONE)
Intanto in Italia è il governo (!) a invitare tutti gli studenti a fare lo sciopero del clima (come fa Greta)... insomma dopo il sabato fascista, arriva il venerdì ecologista
Fonte: I Tre Sentieri
2 HANSEL E GRETEL E LA METAFORA DELL'ABORTO
I genitori che non hanno la volontà di tenere i loro figli, li abbandonano in un luogo di morte, il bosco cupo delle fiabe, ovvero la sala operatoria della clinica
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 L'ESECUZIONE DELLA GIUSTIZIA: UN ROMANZO BELLO, APPASSIONANTE E COMMOVENTE
Ambientato a Londra nel 1605 narra una storia (anche d'amore) che dà voce alla resistenza cattolica alla tirannia della regina Elisabetta, la sanguinaria
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 CONSUMO DI CARNE UMANA AL POSTO DI QUELLA ANIMALE PER LIMITARE IL RISCALDAMENTO GLOBALE
L'ultima proposta degli ambientalisti non è che la logica conseguenza della riscoperta della presunta saggezza dei selvaggi (e della critica ossessiva alla civiltà occidentale promossa dal cristianesimo)
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
5 SARA' BEATO FULTON SHEEN, IL PIU' CELEBRE TELEPREDICATORE CATTOLICO
Il vescovo espose chiaramente la bellezza della fede cattolica in un'America in piena secolarizzazione (per sua intercessione un bambino nato morto è risuscitato)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA RIDICOLA TASSA SULLE MERENDINE
La morale è sempre quella... sempre più tasse sulla Girella
Fonte: I Tre Sentieri
7 CANCELLATA LA LIBERTA' DELLA CHIESA
In Australia costringono per legge (civile) i sacerdoti a violare il segreto confessionale pena tre anni di galera (ecco invece cosa dice il Codice di Diritto Canonico)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
8 DA DONNA A UOMO, FINO A... ALIENO A-GENDER
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): condizionare i bambini sul cambio di sesso è violenza, tutti cavalcano l'onda Pride, Siena esce dalla rete Ready
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
9 OMELIA XXVI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 16,19-31)
Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - GRETA ALL'ONU: A NOI RAGAZZI AVETE RUBATO IL FUTURO E LA SPERANZA (E STAVOLTA HA RAGIONE)
Intanto in Italia è il governo (!) a invitare tutti gli studenti a fare lo sciopero del clima (come fa Greta)... insomma dopo il sabato fascista, arriva il venerdì ecologista
Fonte I Tre Sentieri, 24 settembre 2019

Greta, la paladina dell'ambientalismo, all'ONU ha gridato ai politici lì presenti: a noi ragazzi avete rubato il futuro e la speranza. Ovviamente, poco dopo, i media hanno calcato la mano per fare adeguata cassa di risonanza a queste parole che a molti suonano come coraggiose, storiche, di svolta, di punto di non-ritorno.
Ebbene, questa volta siamo d'accordo con Greta. Anzi, diciamo di più: questa cosa noi la stiamo dicendo da molto tempo, da tanto - troppo! - tempo.
Chi ci sta leggendo è pregato di non agitarsi. Il fatto che siamo d'accordo con Greta non significa che siamo d'accordo sulle cause che avrebbero fatto sì che ai nostri ragazzi siano stati rubati il futuro e la speranza. Piuttosto siamo d'accordo - ahinoi! - che ai nostri ragazzi si sta offrendo una vita senza futuro e senza speranza.
Aggiungiamo anche un'altra cosa: è proprio ciò che intende indicare Greta (o chi per lei, visto che alla favola che sia stata lei a costruirsi il proprio personaggio non ci crede più nessuno) come cause che rende i nostri giovani ancor più senza futuro e senza speranza.

DERUBATI DEL FUTURO
Se Greta e i suoi coetanei sono stati derubati del futuro non è certo perché i mari sarebbero ridotti in un certo modo, oppure se nell'aria ci sarebbero troppe polveri sottili o per qualche grado in più (a riguardo ricordiamo che il XIII secolo fu un secolo molto caldo e non c'era certo l'inquinamento umano), bensì perché la cultura, cioè il giudizio sulle cose e sull'esistere che si è offerto loro è monco del futuro, in quanto non c'è tempo possibile laddove viene censurata totalmente la domanda dell'eterno. E' solo l'eterno che può spiegare e rendere ragione al tempo. Quando il ragazzo riflette sul senso della propria vita, non è perché, affacciandosi alla finestra vede il cielo uggioso o avverte il sole torrido, bensì perché avverte soprattutto un'assenza, che è quella della ragione per il suo spendersi, sacrificarsi e lottare. Se al giovane vengono tarpate le ali, è finito.
Se questi decide inconsapevolmente di farsi del male con una vita banalmente spericolata, praticando violenza gratuita, ingurgitando senza senso superalcolici per stordirsi e non pensare, o perfino inserendo nel suo corpo la menzogna illusoria della droga, è perché consapevolmente o inconsapevolmente avverte l'assenza di un fondamento su cui poggiare il proprio esistere.

UNA RAMPA DI LANCIO SOLIDA
Il giovane è come un razzo che per partire e schizzare verso l'alto ha bisogno di una rampa di lancio solida. Se un razzo volesse decollare dalla debolezza dalla sofficità della sabbia o - peggio - dalla flaccidità del fango, imploderebbe invece che schizzare in alto. A Napoli direbbero: farebbe fetecchia!
Ebbene, è vero: a Greta e ai suoi coetanei è stato rubato il futuro e la speranza, ma non certo perché il termometro segnerebbe (non ne siamo sicuri) qualche grado in più, bensì perché noi adulti che avremmo dovuto educarli a valori forti, abbiamo deciso di inquinare la loro vita (questo sì è il più preoccupante inquinamento) con le scorie del relativismo, del nichilismo e del piattume di un desiderio ridotto a moloch a cui stupidamente e vilmente inchinarsi.
Abbiamo offerto la sofficità della sabbia (le comodità smodate) e la flaccidità del fango (la perdita del senso del peccato) e loro, i ragazzi, non sanno più spiccare il volo.
Il fatto stesso che pensano che il problema ambientale sia il problema più importante la dice lunga... come la dice lunga sui nostri peccati di omissione e sui tanti peccati di omissione di una Chiesa che invece di salvare le anime, pensa a salvare le foreste.

Nota di BastaBugie: Romano l'Osservatore nell'articolo seguente dal titolo "Dopo il sabato fascista, arriva il venerdì ecologista" parla della circolare ministeriale che invita gli studenti a partecipare allo sciopero ecologista di venerdì 27 settembre sul tema dei cambiamenti climatici". Una incredibile novità: uno sciopero indetto dal governo. Gli studenti stanno a casa, giustificati, come nei sabati fascisti. Il nuovo regime è però verde e vuole "salvare il pianeta"...
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 settembre 2019:
 "Tutti gli studenti sono invitati a partecipare allo sciopero ecologista di venerdì 27 settembre sul tema dei cambiamenti climatici. L'assenza per la partecipazione alla manifestazione non incida sul numero massimo delle assenze consentite." È questo il testo della direttiva emanata dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, un vero e proprio invito giunto in questi giorni ai dirigenti scolastici delle scuole statali e paritarie (!!!) italiane di ogni ordine e grado.
Veramente una novità rivoluzionaria quella di uno sciopero su ordine dell'autorità, anche se per un residuo di pudore l'espressione sciopero generale è sostituita dal termine inglese Global Strike, nella speranza che non tutti la comprendano. Ma il senso è chiarissimo, la dittatura culturale del politicamente corretto fa un ulteriore balzo in avanti, raggiunge gli strati giovanili e dimostra chiaramente, ove ce ne fosse bisogno, che le iniziative della ragazzina svedese Greta Thunberg nulla hanno di spontaneo ma sono il frutto di un progetto globale ben studiato, architettato, realizzato.
A che scopo? L'obiettivo è chiarissimo, e 'abbastanza' ambizioso: salvare il pianeta!, destinato a sicura estinzione se non si prendono drastici universali e immediati provvedimenti. E dopo aver coinvolto negli appelli premi Nobel, cantanti, donne e uomini di spettacolo, politici a fine carriera e anche qualche capo di Stato, ora si gioca la carta più emozionale, i giovani. Ma è davvero così? Davvero rischiamo la fine imminente della Terra, e davvero la rischiamo per l'opera dell'uomo?
Va ricordato che di previsioni catastrofiste sono piene le cronache degli ultimi anni, per esempio nell'anno 2000 autorevoli riviste assicurarono che di lì a 10 anni in tutte le principali metropoli sarebbe stato obbligatorio indossare le mascherine, e la quantità di luce disponibile si sarebbe dimezzata. In realtà è falso lo stesso slogan 'salviamo il Pianeta'. Noi non possiamo salvarlo, sono i numeri a dirlo. Ogni anno nell'atmosfera vengono emesse 800 miliardi di tonnellate di Co2, ovvero la principale concausa del riscaldamento globale per l'effetto serra che produce. Il 55% di queste emissioni proviene dalla Terra, il 40% dagli oceani e solo il 5% dalle attività antropiche, cioè dalle attività umane.
Questo vuol dire che la responsabilità dell'uomo è molto limitata e che le cause del riscaldamento sono tante e non tutte note. Sostenere che l'uomo sia la causa di ogni cosa non soltanto non è suffragato dai dati, ma soprattutto è l'ultima deriva di una visione illuministica. Escludere che ci siano motivi misteriosi che ancora non riusciamo a identificare è una presunzione non fondata, che porta dritti ad analisi faziose. L'ecologismo estremista si è trasformato in una nuova 'religione atea' dell'umanità, un'idolatria laicista, una dottrina irreligiosa dell'apocalisse. I profeti ambientalisti dicono di voler salvare il mondo. In realtà, oltre a favorire corposi interessi economici, vogliono punire l'umanità per i suoi peccati contro il panteismo ecologista e materialista. L'umanità, l'Occidente in particolare, deve pagare per come avremmo maltrattato e non avremmo adorato la Terra, la natura, per non essere stati panteisti ed avere invece adorato gli dei delle nostre religioni. Per questo, ripeto, dobbiamo pagare, realizzare una decrescita ben poco felice, limitare il numero delle nascite perché l'uomo sarebbe il principale nemico della natura.
Sia ben chiaro, con questo non vogliamo sostenere che alcune ben precise attività umane siano innocenti sul fronte dell'inquinamento. Ma non nella misura che i catastrofisti vorrebbero farci intendere. È doveroso e sacrosanto studiare  e produrre motori meno inquinanti, sviluppare energie pulite, ridurre l'uso delle auto private, intervenire sul versante delle costruzioni e della stessa agricoltura per avete prodotti meno impattanti. Non nella presunzione di salvare il pianeta, perché questo non dipende da noi, ma per rendere più vivibili le nostre città e tutelare meglio la salute dei cittadini.


DOSSIER "GRETA THUNBERG"
L'adolescente sfruttata dalle lobby ecologiste

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Fonte: I Tre Sentieri, 24 settembre 2019

2 - HANSEL E GRETEL E LA METAFORA DELL'ABORTO
I genitori che non hanno la volontà di tenere i loro figli, li abbandonano in un luogo di morte, il bosco cupo delle fiabe, ovvero la sala operatoria della clinica
Autore: Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-03-2019

Come spiega Kafka, le fiabe sono il luogo dove teniamo i mostri. Quando qualcosa è troppo atroce per raccontarlo apertamente, lo nascondiamo nelle volute d'oro e d'argento della letteratura fantastica. Hansel e Gretel e Pollicino parlano di situazioni di miseria talmente atroce che i genitori compiono la scelta atroce di abbandonare i loro bimbi in boschi dove qualcuno li mangerà.
La parola atroce è stata scritta tre volte in poche righe, e non è un caso, non è un errore, non è una disattenzione. Non esiste nessun altro sinonimo che abbia uguale potenza e quindi è giusto che questa parola risuoni come rintocchi di una campana a morte.

LE FIABE RACCONTANO LA VERITÀ
Il figlio è la prima cosa che dovremmo proteggere. È la nostra proiezione dell'eternità. È la nostra maniera di incidere nella storia. Quando il bambino diventa sacrificabile, quando la sua vita non è più un bene supremo, allora vuol dire che una società ha perso la decenza minima, è scesa sotto il minimo consentito. Le fiabe raccontano la verità. Hansel e Gretel e Pollicino raccontano il cannibalismo. I bambini sono stati mangiati. Durante le terrificanti carestie, durante la Guerra dei Trent'anni in Germania e anche in epoca più recente nell'Ucraina martoriata da Stalin, prima di morire di fame si mangiano i cadaveri. E i bambini muoiono prima, o è più facile acchiapparli. Durante la carestia in Ucraina, un paio di valorosi giornalisti riuscì a raggiungere quelle lande disperate e, tornato in Occidente, raccontò che in quei luoghi di gente scheletrica che si accasciava lungo le strade troneggiavano, appesi ai muri, manifesti dove lo Stato Sovietico ricordava che era vietato mangiare i cadaveri, pena la fucilazione.
I vari partiti comunisti si scatenarono a spiegare che era una fake news, che si andava ad aggiungere alle altre fake news, i gulag, la Siberia, la Kolyma, le fucilazioni, i lavori forzati in condizioni disumane: tutte fake news. Un folto gruppo di  giornalisti amici fu condotto a visitare un paio di fattorie modello con i bimbi tutti carini che cantavano in coro. Stesso discorso avvenne in Germania quando le informazioni sui campi terribili dove gli ebrei venivano uccisi riuscirono ad affiorare. Funzionari della Croce Rossa e giornalisti furono condotti al campo di concentramento modello di Terezin dove bimbi carini, ben vestiti e ben nutriti cantavano in coro.

DUE MERAVIGLIOSE E TERRIBILI FIABE
E torniamo ad Hansel e Gretel e Pollicino: queste due meravigliose e terribili fiabe diventano anche la metafora dell'aborto. I genitori che non hanno la volontà di mantenere i loro figli, li abbandonano in un luogo di morte, il bosco cupo delle fiabe, la sala operatoria della clinica.  Sono luoghi di morte, il luogo dove il corpo dei bambini sarà smantellato, distrutto, smembrato. La strega e l'orco diventano la metafora del bidone dei rifiuti che "mangia" il corpo del bambino, diventano una metafora della morte.
Quando una donna scopre di essere incinta, scopre di essere diventata madre. Spesso si ritiene l'aborto una specie di macchina del tempo che possa riportare la situazione a prima: prima che la donna diventasse madre. Purtroppo questo non è possibile. La donna incinta non ha più la scelta se diventare madre o no. È già madre. Ha la scelta se diventare madre di un bambino vivo o la madre di un bambino morto, e se fa la seconda scelta entra sotto le ali della morte. Il nostro inconscio registra la perdita terribile, registra la violazione del più potente, ancestrale degli  istinti, l'istinto materno, alloggiato in tutte le aree del cervello. Cominciano depressione, stanchezza, cefalea, malattie allergiche, oppure una sottilissima forma di auto aggressione, una specie di tendenza a buttare via la propria vita, a scegliere sempre gli uomini sbagliati, o i lavori sbagliati o i luoghi sbagliati o la maniera di guidare sbagliata.
Il parallelo tra aborto e cannibalismo è metaforico: il corpo del bambino non amato non ha valore, può essere smembrato dall'aspiratore o dalle pinze chirurgiche o dalle fauci della creatura cannibale di turno. Cannibalismo metaforico è lo smembramento del corpo dell'altro e lo sfruttamento del corpo dell'altro. Possiamo considerare cannibalismo metaforico il fatto che la Planned Parenthood venda le parti dei feti abortiti: hanno grande valore sul mercato dell'industria farmacologica. Possiamo sicuramente considerare cannibalismo le situazioni dove parte dei corpi abortiti finiscono in corpi di altri esseri umani anche se non attraverso il sistema classico della digestione ma attraverso un intervento di iniezione diretta? Per produrre vaccini contro morbillo, parotite, rosolia, varicella ed epatite A si usano linee cellulari ottenute da due aborti volontari del 1962 e 1966, dai cui polmoni sono stati estratti fibroblasti (cellule del tessuto connettivo) che hanno composto le linee cellulari WI-38 e MRC-5, tuttora utilizzate.

DOMANDE INQUIETANTI
Nel febbraio del 2004, il neurologo cinese Huang Hongyun si presentò al congresso sulle lesioni spinali a Vancouver, in Canada, con impressionanti video di recupero di funzioni da parte di persone con sclerosi laterale amiotrofica, malattia che conosco bene, dato che ne era affetta mia madre. I risultati del neurologo cinese sono spettacolari, ma temporanei, e si ottengono prelevando da feti di 16 settimane i bulbi olfattivi: da lì vengono prese le cellule da iniettare nel paziente. Come si fa a ottenere il feto di 16 settimane? Quando il paziente occidentale prenota l'intervento costa circa 20.000 dollari e la prenotazione viene perfezionata in genere dopo 16 settimane. Quindi è sospettabile che il feto venga messo in cantiere non appena c'è la trattativa. Si dà per scontato che sicuramente ci sarà un qualche feto di 16 settimane abortito proprio al momento "buono", oppure ci sono donne che vengono messe incinte in previsione dell'intervento? Così si avrebbe la certezza che il feto sia pronto alla datazione giusta; l'aborto deve precedere immediatamente l'intervento sul paziente occidentale.
Chi sono queste donne? Sono volontarie o no? Vengono messe incinte apposta, o semplicemente si chiede a una donna che vuole abortire al secondo mese di avere la cortesia di aspettare il quarto? La Cina pullula di edificanti campi di concentramento per gli oppositori politici. È un Paese dove molti arbitri son possibili. Cosa prova una donna a portare un feto condannato a morte? Nel momento in cui il paziente è arrivato in Cina ed è ricoverato in clinica si procede all'aborto di un feto di 16 settimane, con i fasci spino-talamo-corticali già formati, quindi in grado di percepire il dolore.
Hansel e Gretel e Pollicino sono sempre dispersi nel loro bosco.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-03-2019

3 - L'ESECUZIONE DELLA GIUSTIZIA: UN ROMANZO BELLO, APPASSIONANTE E COMMOVENTE
Ambientato a Londra nel 1605 narra una storia (anche d'amore) che dà voce alla resistenza cattolica alla tirannia della regina Elisabetta, la sanguinaria
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 22 settembre 2019

È il romanzo più bello, appassionante e commovente che abbia letto da molti anni a questa parte. Una vera sorpresa: cattura il lettore fin dalle prime pagine.
Si tratta di un romanzo storico, di agile lettura, ambientato nella Londra dell'anno 1605, fra i vicoli, le taverne, i palazzi, le botteghe e i teatri sulle rive del Tamigi.
C'immerge così bene in quell'epoca e in quella Londra che si desidera non finire mai la lettura di quella storia (anche d'amore) piena di intrighi, eroici martiri, trame, vili tradimenti, spie e lotte di potere.
Vicende storiche le cui conseguenze, del resto, sono state colossali per l'Europa e per il mondo intero. Si può dire che non si capisce la storia moderna, sia europea che americana (e anche italiana), se non si conoscono quelle vicende inglesi.
Il titolo - per la verità - può apparire respingente: "L'esecuzione della giustizia" (D'Ettoris Editori). Sembrerebbe più adatto ad un trattato di procedura penale. Ma in realtà, andando avanti nella lettura del romanzo, si scopre la sua "drammatica" origine.
L'autrice, Elisabetta Sala, docente di storia della letteratura inglese, rivela doti narrative assolutamente straordinarie.
In questo nostro panorama letterario abbastanza mediocre c'è da augurarsi che il suo talento si cimenti presto con altri romanzi e che venga sempre più conosciuto (dai lettori) e riconosciuto (dalla critica).

ELISABETTA LA SANGUINARIA
Finora la Sala era nota come valentissima studiosa della tragica epoca di Enrico VIII e di Elisabetta, quella in cui viene consumato lo "stupro" del popolo inglese, ovvero lo strappo violento - decretato dalla corona - di tutto un popolo dalla Chiesa Cattolica, con la fondazione della confessione anglicana alle dirette dipendenze della corona.
Sotto Elisabetta, in realtà, è lei stessa la "divinità" che esige adorazione e sottomissione assoluta  della vita pubblica e privata degli individui, lei stessa che ha potere indiscutibile di vita e di morte su tutti.
Instaura un regime del Terrore che rappresenta probabilmente l'anticipazione seicentesca del totalitarismo moderno. È l'esatto opposto della rappresentazione ufficiale e celebrativa della cosiddetta "epoca elisabettiana".
Per l'Inghilterra, le cui radici cattoliche sono antiche e molto profonde, è una catastrofe spirituale e umana (con la spoliazione di conventi e monasteri diventa anche una batosta economica).
È lo sradicamento violento di un popolo dalla sua storia. Perpetrato con un macello orrido di preti e di cattolici inglesi, un massacro fatto di supplizi orribili, che è oggi praticamente sconosciuto e che la Sala ha ricostruito in due formidabili libri: "L'ira del re è morte"(Ares) ed "Elisabetta la sanguinaria"(Ares).

UNA STORIA AVVINCENTE
Il romanzo della Sala ha come protagonista un adolescente, Jack Digby, figlio di un nobile inglese di grande coraggio, che il 5 novembre 1605 si trova fra la folla ad assistere appunto, in una piazza, alla macellazione orribile del padre come traditore e cospiratore, sotto Giacomo I Stuart.
Da lì si dipana una storia davvero avvincente, piena di colpi di scena, che porta il protagonista a conoscere quel drammaturgo che nei teatri londinesi del tempo ha una così vasta ammirazione popolare: William Shakespeare.
È infatti l'epoca di Shakespeare e il giovane Digby - nella sua affannosa vicenda - si troverà proprio a scoprire il segreto del grande Bardo, che poi è la chiave di interpretazione dei suoi capolavori.
Il romanzo rivela infatti la motivazione storica dei tanti misteri che avvolgono la vita di Shakespeare e illumina quegli enigmi delle sue opere apparsi finora insolubili, dovuti presumibilmente al clima di terrore in cui doveva lavorare, che rendeva necessario - al drammaturgo - raccontare al popolo usando allusioni, esempi storici lontani, metafore e giochi di parole. Raccontava quella che era in realtà la tragedia degli avvenimenti in corso in Inghilterra.
Elisabetta Sala, grande esperta di Shakespeare e di quel periodo storico, ha dedicato al mistero del Bardo un altro, ampio volume, L'enigma Shakespeare (Ares), in cui si avvale anche dei più recenti studi inglesi che, negli ultimi anni, stanno scoprendo in modo sempre più documentato il cattolicesimo di Shakespeare il quale ben conobbe il martirio dei cattolici avendo avuto parenti e amici martiri.
Lui dette espressione artistica altissima a questo popolo che tentò di non farsi strappare l'anima dal tiranno.
È paradossale che colui il quale viene celebrato come il faro dell'epoca elisabettiana, il poeta nazionale, simbolo della cultura britannica nel mondo, sia stato in realtà, non il cantore della dittatura, ma la voce formidabile della resistenza popolare e cattolica al despota.

ENIGMA DI SHAKESPEARE
Nell' "Enigma di Shakespeare", la Sala ripercorre passo dopo passo le vicende biografiche del drammaturgo, i suoi legami (anche familiari) con la dissidenza cattolica e colloca ogni sua opera nel preciso contesto storico in cui fu concepita, illuminando così una straordinaria ricchezza di significati e di allusioni, che il popolo coglieva e amava.
Allusioni a volte fin troppo ardite ed esplicite che probabilmente costrinsero il drammaturgo, nell'ultima parte della sua vita, al silenzio e al ritiro a Stratford upon Avon.
La critica in genere non coglie la ricchezza di riferimenti storici delle opere di Shakespeare e preferisce l'analisi letteraria astratta. Cionondimeno ne ha colto bene la potenza.
Harold Bloom nel suo "Canone occidentale" scrive che "Shakespeare e Dante sono il centro del Canone perché superano tutti gli altri scrittori occidentali in termini di acume cognitivo, energia linguistica e capacità inventive".
Infatti - scrive ancora Bloom - "Shakespeare continuerà a spiegarci, in parte perché ci ha inventati lui... Shakespeare superò tutti i suoi predecessori e inventò l'umano come lo conosciamo tuttora ".
Anche George Steiner fa un'osservazione analoga: "Ne incontriamo la voce in ogni angolo della nostra sensibilità. Anche il nostro pianto e il nostro riso sono nostri solo parzialmente; li troviamo dove lui li ha lasciati, e recano il suo stampo. Cerchiamo la misura di Shakespeare e ci manca il respiro. [...] Shakespeare e Dante si dividono la letteratura occidentale. Un terzo non c'è".
Bloom arriva a dire: "Il suo [di Shakespeare] effetto sulla cultura mondiale è incalcolabile. Dopo Gesù, Amleto è la figura più citata nella coscienza occidentale; nessuno lo prega, ma nessuno riesce a evitarlo a lungo".
Ma quell'Amleto rappresenta proprio il dramma di un popolo cattolico a cui è stato strappato Dio dall'anima.

Fonte: Libero, 22 settembre 2019

4 - CONSUMO DI CARNE UMANA AL POSTO DI QUELLA ANIMALE PER LIMITARE IL RISCALDAMENTO GLOBALE
L'ultima proposta degli ambientalisti non è che la logica conseguenza della riscoperta della presunta saggezza dei selvaggi (e della critica ossessiva alla civiltà occidentale promossa dal cristianesimo)
Autore: Roberto De Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 20 Settembre 2019

La notizia, riportata da tutti i media nel mondo, è agghiacciante. Un professore svedese alla Stockholm School of Economics, Magnus  Söderlund, ha detto, durante un programma televisivo, che il consumo di carne umana al posto di quella animale potrebbe rappresentare una proposta sostenibile per limitare il riscaldamento globale.
Secondo il ricercatore svedese, mangiare cadaveri umani anziché carne e verdure potrebbe essere la soluzione ideale al problema ambientale, perché questo consumo sostituirebbe l'industria della carne e l'agricoltura che, secondo molti ambientalisti, è in gran parte responsabile del "global warming".
L'assunzione di questo tipo di cibo, secondo Soderlund, "libererebbe" la civiltà da uno dei tabù più antichi dell'umanità: mangiare altri esseri viventi. "Oggi consumare il corpo di un cadavere significa oltraggiare in qualche modo il defunto", ha spiegato Soderlund. Domani potrebbe essere la soluzione ai nostri problemi. Quando gli è stato chiesto se fosse stato disposto a mangiare anche lui carne umana, Soderlund ha detto di essere aperto all'idea.
Il cannibalismo, o antropofagia, è forse la prima caratteristica che viene attribuita ai popoli primitivi. Non tutti i popoli primitivi sono cannibali, ma cannibali sono solo i selvaggi. Come meravigliarsi se il ritorno al tribalismo, sempre più diffuso tra gli ambientalisti, implica anche il cannibalismo?
L'antropofagia è la logica conseguenza della scelta indigenista che caratterizza la cultura postmoderna. Il Documento preparatorio al prossimo Sinodo sull'Amazzonia, imbevuto di indigenismo, insiste sulla necessità di riscoprire la saggezza ancestrale dei selvaggi, le loro tradizioni e i loro riti. Tra questi riti c'è il cannibalismo ancora oggi praticato da alcuni di questi popoli.
Gli yanomami dell'Amazzonia, per esempio, praticano il cannibalismo rituale: in un rituale funebre collettivo di carattere sacro, bruciano il cadavere di un parente morto e mangiano le ceneri delle sue ossa, poiché credono che nelle ossa risieda l'energia vitale del defunto, che in questo modo è reintegrato nel gruppo familiare. Allo stesso modo uno yanomami che uccide un avversario nel territorio nemico pratica questa forma di cannibalismo per purificarsi.
I missionari impiegarono secoli per estirpare queste aberrazioni, di cui rimangono poche sopravvivenze. La nuova missiologia non si propone di civilizzare i selvaggi, ma di imbarbarire i popoli civilizzati. È pazzesco, ma la saggezza dei selvaggi è il tema del prossimo Sinodo di ottobre in Vaticano.

Nota di BastaBugie: vogliamo ricordare un fatto storico emblematico che ci è tornato in mente leggendo l'articolo sopra riportato.
"Nel 1553 il primo vescovo del Brasile, Pedro Sardina, sbarcò in queste terre. Tre anni dopo, a sud di Alagoas, venne mangiato dagli indios Caeté." (tratto da: Eduardo Galeano, I figli dei giorni).
Si avete letto bene. Mangiato. Letteralmente. Anzi, fisicamente.
Per ricordare com'era la situazione americana prima dell'evangelizzazione dell'intero continente non si può che consigliare ancora una volta Apocalypto, lo stupendo film di Mel Gibson sui sacrifici umani dei Maia e degli altri popoli precolombiani.
Tutte le informazioni sul film e il trailer si possono vedere sul sito Film Garantiti al seguente link:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=17

Fonte: Radio Roma Libera, 20 Settembre 2019

5 - SARA' BEATO FULTON SHEEN, IL PIU' CELEBRE TELEPREDICATORE CATTOLICO
Il vescovo espose chiaramente la bellezza della fede cattolica in un'America in piena secolarizzazione (per sua intercessione un bambino nato morto è risuscitato)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-07-2019

Per anni i fedeli americani, e in generale i suoi devoti sparsi in tutto il mondo, hanno atteso che venisse ripresa la causa di beatificazione del venerabile Fulton Sheen (1895-1979), sospesa a tempo indefinito nel 2014 per una controversia sulle reliquie sorta tra la Diocesi di Peoria e l'Arcidiocesi di New York. A giugno l'annosa disputa sul telepredicatore più famoso e ispirato degli Stati Uniti è stata finalmente risolta, e ieri papa Francesco ha potuto autorizzare la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto per il riconoscimento del miracolo dovuto all'intercessione dell'arcivescovo Sheen, che quindi potrà essere presto proclamato beato.
Il miracolo riguarda l'inspiegabile risurrezione nel 2010 di un bambino nato morto, il piccolo James Fulton Engstrom, che per 61 minuti non aveva né avuto un battito rilevabile né respirato, iniziando a emettere il suo primo respiro nel momento stesso in cui i medici ne stavano dichiarando ufficialmente la morte. In quei 61 minuti la madre e il padre avevano pregato per l'intercessione del Servo di Dio, Fulton Sheen. I dottori avevano poi predetto che il bambino sarebbe cresciuto con gravi insufficienze a livello di organi e con una paralisi cerebrale, ma dopo cinque mesi di vita del piccolo si era constatato che James Fulton aveva uno stato di salute normale. Nel 2014 c'era stato il via libera al riconoscimento del miracolo da parte di una commissione medica e poi teologica. Nel frattempo, due anni prima, Benedetto XVI aveva riconosciuto le virtù eroiche di Sheen.

NEL SEGNO DELLA PUREZZA
Infine, ieri c'è stato appunto l'ulteriore fondamentale passo verso la beatificazione, nel giorno di santa Maria Goretti, la «martire della purezza» come la chiamò Pio XII quando la canonizzò nel 1950, sottolineando una virtù che Sheen andava più volte insegnando in quella stessa epoca. Come in una catechesi sul perché del matrimonio verginale tra Maria e Giuseppe, in cui diceva: «L'amore della donna determina quello dell'uomo. La donna è educatrice silenziosa della virilità del suo sposo. Essendo Maria il simbolo della verginità e la sublime ispiratrice della purezza per tutti, perché non avrebbe dovuto impiegare questa sua caratteristica con il suo Giuseppe, il giusto? La Vergine conquistò il cuore del suo giovane sposo non con la diminuzione dell'amore, ma sublimandolo». La purezza nasce da Dio, è stare alla Sua presenza, proprio come avveniva per Maria e Giuseppe che avevano in mezzo a loro Gesù, provavano già «la gioia senza pari che è il possesso dell'amore eterno del Cielo», a cui ogni matrimonio deve tendere, e quindi «non desideravano nient'altro».
Battezzato con il nome di Peter John Sheen (Fulton era il cognome da nubile della madre), il futuro beato era venuto alla luce l'8 maggio 1895 a El Paso, nell'Illinois, primo dei quattro figli di una coppia con origini irlandesi. La famiglia si era poi trasferita nella vicina Peoria, dove Fulton aveva fatto il chierichetto e a 24 anni era stato ordinato sacerdote. Desideroso di approfondire il pensiero di san Tommaso d'Aquino, venne in Europa, dove conseguì il dottorato in filosofia all'Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, e in teologia all'Angelicum di Roma. Quando fece ritorno negli Stati Uniti aveva insomma acquisito una formazione solidissima, unita a una fervida fede. Già nel 1929, consapevole del necessario legame tra fede e cultura, incoraggiava gli insegnanti della National Catholic Educational Association a «educare per una rinascita cattolica».

EVANGELIZZAZIONE VIA RADIO E TV
Sapeva che questa rinascita, nel mezzo della galoppante secolarizzazione, era necessaria per ricondurre quante più anime a Dio. Dopo l'avvio della sua prolifica attività da scrittore (tra i suoi 73 libri c'è anche una Vita di Cristo) e brillanti predicazioni in parrocchia, la prima grande occasione in tal senso gli si presentò nel 1930. Alla radio. La NBC gli affidò una trasmissione notturna domenicale, chiamata The Catholic Hour. Parlava di fede e di morale, senza trascurare le notizie d'attualità. Al culmine del suo ventennio in radio il suo pubblico arrivò a 4 milioni di ascoltatori settimanali. Il laico Time, nel 1946, lo definì «la voce d'oro», «il famoso predicatore del cattolicesimo statunitense», e riferì che per la sua trasmissione riceveva settimanalmente dalle 3.000 alle 6.000 lettere di ascoltatori.
Non temeva di affrontare temi scomodi. Parlando di Hitler, lo aveva definito un esempio di «Anticristo» e non meno netto fu quando, già in televisione, aveva denunciato il regime comunista di Stalin. Era il febbraio 1953 e lo spunto l'aveva tratto dal Giulio Cesare di Shakespeare, sostituendo i nomi di Cesare, Cassio, Bruto e Antonio con quelli di alcuni dei principali leader sovietici, Stalin incluso. Concluse la sua catechesi con questo ammonimento: «Stalin dovrà un giorno andare incontro al suo giudizio». Pochi giorni dopo il dittatore venne colpito da un'emorragia cerebrale e il 5 marzo morì.
L'approdo di Sheen in televisione era avvenuto due anni prima, chiamato dalla DuMont per un programma in prima serata, Life is worth living («La vita vale la pena di essere vissuta»), in onda il martedì. Nella stessa fascia oraria agivano giganti dello spettacolo come Frank Sinatra e il comico Milton Berle. Quest'ultimo, chiamato familiarmente «Zio Miltie», così disse a proposito del suo nuovo 'rivale' televisivo: «Se devo essere vinto da qualcuno, è meglio che perda da Colui per cui parla il vescovo Sheen». Il prelato stette al gioco, dicendo che le persone potevano chiamarlo «Zio Fultie»; e quando poi, nel 1952, vinse un Emmy Award, accettò il premio imitando, a modo suo, i ringraziamenti che faceva Berle agli operatori dietro le quinte: «Sento che è ora di rendere omaggio ai miei quattro scrittori - Matteo, Marco, Luca e Giovanni».
Le sue catechesi televisive arrivarono a raggiungere circa 30 milioni di spettatori a settimana. La marcia in più di questo eccezionale predicatore, che guardava in camera con uno sguardo penetrante e parlava a braccio servendosi a volte di una lavagna, non era figlia di mera eloquenza, bensì frutto della sua gratitudine e del suo stupore per il mistero di Dio. Al di là dei microfoni la sua era infatti una vita di preghiera e di adorazione, con lunghe soste a contemplare il Santissimo Sacramento, da cui attingeva la grazia per parlare secondo il cuore di Dio. Solo Lui sa quante anime si sono convertite grazie a questo Suo figlio prediletto, che portò o riportò in seno alla Chiesa cattolica anche diversi personaggi famosi. Presentando alla società, che si allontanava progressivamente da Dio, la ragionevolezza e insieme la bellezza della fede. Ci fu molto merito suo se la parte di America cattolica, in tempi ormai di sottile persecuzione ed emarginazione culturale, si sentì fiera di essere, davvero, cattolica.

PASTORE FEDELE. E PROFETICO
Lo stesso clero, si sa, viveva in quegli anni una vasta crisi di fede, con molti consacrati volti a inseguire il mondo e dimentichi del trascendente. Ma Sheen, che fu vescovo ausiliare di New York e poi arcivescovo di Rochester, ricordava ai sacerdoti che il loro primario compito è santificare attraverso i sacramenti e unirsi al sacrificio di Gesù «offerto sulla croce e sull'altare. Non basta alleviare le necessità materiali dei fratelli, occorre annunciare Gesù, farlo conoscere e amare». Da lucido profeta, lesse i nostri tempi come apocalittici, in cui le forze che combattono con Cristo e quelle che combattono con Satana «stanno cominciando a elaborare le linee di battaglia per la fine». E osservò: «La terza tentazione in cui Satana chiese a Cristo di adorarlo e tutti i regni del mondo sarebbero stati suoi, diventerà la tentazione di avere una nuova religione, senza una Croce, una liturgia, senza un mondo a venire, una religione per distruggere una religione, o una politica che è una religione - quella che rende a Cesare anche le cose che sono di Dio».
Il 20 settembre 1979, alla Messa per il 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, disse: «Non è che io non ami la vita, ma ora voglio vedere il Signore. Ho passato tante ore davanti a Lui nel Santissimo Sacramento, ho parlato a Lui nella preghiera e di Lui con chiunque mi volesse ascoltare. Ora voglio vederlo faccia a faccia». Due mesi e mezzo dopo, era il 9 dicembre, Fulton Sheen fu chiamato per sempre a contemplare il Volto di Colui al quale aveva anelato per tutta la sua vita terrena.

DOSSIER "BEATO FULTON SHEEN"
Il vescovo telepredicatore

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-07-2019

6 - LA RIDICOLA TASSA SULLE MERENDINE
La morale è sempre quella... sempre più tasse sulla Girella
Fonte I Tre Sentieri, 23 settembre 2019

Non sappiamo se sia giusto o meno tassare ancora di più (perché ovviamente sono già tassate) le merendine. La cosa non ci appassiona più di tanto. D'altronde stiamo parlando di merendine. Vi rendete conto? Di merendine!
A riguardo però ci permettiamo di ricordare che la pressione fiscale che subiamo noi italiani è talmente grande che il cosiddetto tax freedom day (il giorno in cui ci si libera dalle tasse, dirette e indirette) cade addirittura a giugno. Il che vuol dire che doniamo allo Stato ben la metà del nostro lavoro annuale, per cui qualsiasi nuova tassa suonerebbe del tutto stonata.
Detto ciò, passiamo alle merendine... fa ridere dire così, ma tant'è... Ribadendo l'assunto secondo cui non ce ne importa nulla se questo governo farà questa geniale e decisiva (ironizziamo) mossa strategica di tassare la girella... ribadendo questo -dicevamo- non possiamo non rioffrirvi ciò che il nostro amato Giambattista Vico soleva definire "eterogenesi dei fini", cioè la realizzazione dei paradossi.
Nei dibattiti giornalistici riguardo questa "grande" e "decisiva" questione della tassazione delle merendine, al di là dei pro e dei contro, molti soloni ci dicono che sarebbe comunque importante dare dei segnali in favore di una maggiore educazione elementare, soprattutto per i nostri ragazzi.
Ora, qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire può rendersi conto, passeggiando la mattina per i luoghi in cui sono soliti riunirsi i giovani la sera, di veri e propri "tappeti"  di bottiglie di alcolici e superalcolici.
Qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire sa che i nostri ragazzi sono a serissimo rischio di alcolismo e di possibili malattie epatiche.
Qualsiasi persona che ha occhi per guardare e cervello per capire sa quanto sia diffusa anche tra giovanissimi l'uso di sostanze pericolosissime per la loro salute psico-fisica. Tutto questo si sa... ma ciò che conta sarebbe tassare il buondì!
E la cosa ancora più insopportabile è che queste puritane battaglie contro le inezie le fanno ovviamente coloro che tollerano o addirittura vogliono depenalizzare l'uso di ciò che è davvero pericoloso.
Insomma, il fariseismo è sempre sul pezzo: filtrare il moscerino... per ingoiare il cammello!

Fonte: I Tre Sentieri, 23 settembre 2019

7 - CANCELLATA LA LIBERTA' DELLA CHIESA
In Australia costringono per legge (civile) i sacerdoti a violare il segreto confessionale pena tre anni di galera (ecco invece cosa dice il Codice di Diritto Canonico)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 18 Settembre 2019

A fare, per così dire, da "apripista" sono gli Stati di Victoria e Tasmania, in Australia: qui si vuole costringere i sacerdoti a violare il segreto confessionale. Per legge. Sono già state approvate, infatti, le norme, che impongono loro l'obbligo civile di denunciare i reati di abuso su minori, appresi nell'esercizio del loro ministero, durante il Sacramento della Penitenza. La minaccia, per quanti volessero disobbedire, è di sbatterli in galera. Per tre anni.
Si tratta di leggi, che si scontrano frontalmente con il Codice di Diritto Canonico, laddove spiega esplicitamente: «Il sigillo sacramentale [ovvero il segreto confessionale - NdR] è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o qualunque altro modo e per qualsiasi causa. È affatto proibito al confessore far uso delle conoscenze acquisite dalla confessione con aggravio del penitente, anche escluso qualsiasi pericolo di rivelazione» (can. 983-984). Ed ancora: «Il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto» (can. 1388).
Sulla stessa linea anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali: «Il confessore, che ha violato direttamente il sigillo sacramentale, sia punito con la scomunica maggiore. Se invece ha rotto il sigillo in altro modo, sia punito con una pena adeguata» (can. 1456). Ma qui si precisa come colpiti dai provvedimenti canonici siano anche coloro che utilizzino le informazioni illecitamente ottenute: «Colui che in qualsiasi modo ha cercato di avere notizie dalla confessione oppure che ha trasmesso ad altri le notizie già avute sia punito con la scomunica minore oppure con la sospensione».

PERCHÉ TANTO RIGORE?
È ben spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1467: «Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti».
Concetto ribadito recentemente, il primo luglio di quest'anno, anche da una Nota della Penitenzieria Apostolica sull'importanza del foro interno e l'inviolabilità del Sigillo Sacramentale, in cui si legge: «Il sacerdote viene a conoscenza dei peccati del penitente "non ut homo, sed ut Deus - Non come uomo, ma come Dio", a tal punto che egli semplicemente "non sa" ciò che gli è stato detto in sede di confessione, perché non l'ha ascoltato in quanto uomo ma, appunto, in nome di Dio. Il confessore potrebbe, perciò, anche "giurare", senza alcun pregiudizio per la propria coscienza, di "non sapere" quel che sa soltanto in quanto ministro di Dio. Per la sua peculiare natura, il Sigillo Sacramentale arriva a vincolare il confessore anche "interiormente", al punto che gli è proibito ricordare volontariamente la confessione ed egli è tenuto a sopprimere ogni involontario ricordo di essa».
In virtù di tutto questo, legge o non legge, mons. Julian Charles Porteous, arcivescovo di Hobart, Diocesi nello Stato della Tasmania, ha già avvertito i propri sacerdoti: nessuno di loro può violare il segreto confessionale, indipendentemente da quanto disposto o meno dalle leggi civili. Qui vale la legge di Dio: «Come Arcivescovo - ha detto - è mio dovere difendere l'insegnamento cattolico in materia».
Assolutamente sacrileghe, lesive di tali norme e della libertà religiosa appaiono pertanto le motivazioni addotte dall'esecutivo australiano, per giustificare l'ingiustificabile: «La cosa più importante è inviare un messaggio, quello che la legge deve essere presa sul serio e che sanzioni molto significative sono previste per chi non vi obbedisca», ha dichiarato il primo ministro dello Stato di Victoria, Daniel Andrews.

ATTACCO ALLA LIBERTÀ DELLA CHIESA
La realtà è un'altra ed è quella indicata dalla succitata Nota della Penitenzieria Apostolica, dove si legge ancora: «La difesa del sigillo sacramentale e la santità della confessione non potranno mai costituire una qualche forma di connivenza col male, al contrario rappresentano l'unico vero antidoto al male che minaccia l'uomo ed il mondo intero; sono la reale possibilità di abbandonarsi all'amore di Dio, di lasciarsi convertire e trasformare da questo amore, imparando a corrispondervi concretamente nella propria vita. In presenza di peccati che integrano fattispecie di reato non è mai consentito porre al penitente, come condizione per l'assoluzione, l'obbligo di costituirsi alla giustizia civile, in forza del principio naturale, recepito in ogni ordinamento, secondo il quale "nemo tenetur se detegere". Al contempo, però, appartiene alla "struttura" stessa del Sacramento della Riconciliazione, quale condizione per la sua validità, il sincero pentimento, insieme al fermo proposito di emendarsi e di non reiterare il male commesso». La Nota fa esplicito riferimento anche a disposizioni quali quelle approvate in Australia: «Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a "forzare" l'inviolabilità del Sigillo Sacramentale costituirebbe un'inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori».
L'impressione è che l'obiettivo sia un altro, quello evidenziato dall'arcivescovo Porteous, il quale ha dichiarato: «La realtà è che i Santi, che hanno dato la loro vita difendendo il sigillo del confessionale, sapevano che non importa il motivo dato dal governo, non importa quanto nobili siano le intenzioni, rompere il segreto del confessionale costituirebbe la fine del Sacramento». Ed è questa la vera posta in gioco.

Fonte: Corrispondenza Romana, 18 Settembre 2019

8 - DA DONNA A UOMO, FINO A... ALIENO A-GENDER
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): condizionare i bambini sul cambio di sesso è violenza, tutti cavalcano l'onda Pride, Siena esce dalla rete Ready
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 13/03/2019

Ai benpensanti che sostengono che l'ideologia gender con tutti i suoi frutti folli e nefasti, sia invenzione di un manipolo di esaltati, vogliamo dedicare questa storia che è solo una delle tante e recenti, deliranti conseguenze di una mentalità ormai diffusa che pretende di identificare la realtà con la fantasia, scindendo il sesso biologico dall'identità psichica maschile e femminile e trasformando la realtà in percezione e la percezione, di conseguenza, in qualcosa di estremamente reale, qualunque sia la follia che veicoli.
Prima di arrivare a parlare di quest'ultimo "caso", che un tempo, nemmeno lontano, ahinoi, sarebbe stato definito e trattato, appunto, come un "caso psichiatrico" e, davanti a cui oggi, invece, ci si inchina in nome della "libertà di scelta", vogliamo ricordare brevemente alcuni ameni esempi della deriva antropologica a cui può portare chi abbraccia gli assunti dell'ideologia gender: pensiamo ai "transpecie" ovvero quegli individui che non si sentono "umani" ma di un'altra specie come gli "uomini-cane" che si comportano come cuccioli a tutti gli effetti, chiedendo coccole ai loro padroni, mangiando in una scodella, arrivando persino a passeggiare a quattro zampe per le vie della città, ovviamente al guinzaglio, o ancora gli "age gender" coloro che non si identificano con la loro età anagrafica, come il papà di ben 6 figli che a Toronto ha trovato una famiglia disposta ad adottarlo e a lasciarlo vivere come se fosse una bambina di 7 anni.

TRASFORMARSI IN UN ALIENO
Per arrivare all'ultima follia di cui intendiamo occuparci e che viene dall'Inghilterra. Ne ha parlato diffusamente il Mirror: si tratta di Jareth Nebula una ragazza di 33 anni che a 29 è divenuta transgender perché si percepiva di sesso maschile ma che, non contenta ora, ha deciso di trasformarsi in un alieno "a-gender", arrivando a farsi rimuovere il seno e a radersi le sopracciglia per sembrare meno "umana". La cosa singolare è che i suoi genitori le avevano dato la loro benedizione al momento della riassegnazione del sesso biologico ma ora non riescono ad accettare la nuova identità della figlia, o dovremmo dire, della figli*. Si tratterebbe di un comportamento incoerente in realtà: se l'accettazione della giovane donna come trans era motivata dal "basta che stia bene tu", non si comprende perché in questo nuovo caso la scelta della ragazza non venga accettata. Eh sì, perché è un po' come la teoria della pallina sul piano inclinato, una volta presa una certa china, sulla base della realizzazione dei propri desideri a tutti i costi, anche a costo di negare la realtà più oggettiva che possa esistere, ovvero quella biologica, tutto è lecito e, partendo da questo assunto, ogni scelta intrapresa, anche la più stramba dovrebbe in teoria, essere considerata di tutto rispetto. E di questo "intoppo" imprevisto, ora che è troppo tardi, evidentemente si stanno accorgendo anche i genitori di Jareth.

IL MONDO DEI MEDIA DIFFONDE IL VIRUS DELLA FOLLIA
Ma in tutto ciò, una delle responsabilità maggiori ce l'ha il mondo dei media, che tratta questi casi come se fossero la normalità spicciola, contribuendo a diffondere il virus della follia che vediamo pienamente manifestarsi nelle parole con cui Jareth esprime la sua scelta: «Pensavo che essere un transessuale avrebbe risolto tutti i miei problemi e le lotte interiori per scoprire chi fossi, ma non ero così felice come mi aspettavo. Mi sembrava di provare a inserirmi nell'identità di qualcun altro. Non volevo sentirmi costretta, è stato allora che ho scoperto cos'è l'a-gender. Sono sempre stato ossessionata anche dagli alieni, quindi l'idea di essere un alieno senza sesso si adatta perfettamente alla mia identità». E di fronte alla disapprovazione di genitori e amici fa spallucce affermando: «Le persone mi trattano come un mostro perché sono un alieno [...] ma chi sono gli altri per dirti chi puoi o non puoi essere? Se qualcuno vuole identificarsi con qualunque cosa, anche con un animale, lo faccia, io continuerò a trasformarmi in un alieno ogni giorno di più». Insomma, "così è (se vi pare)".

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

CONDIZIONARE I BAMBINI SUL "CAMBIO" DI SESSO È VIOLENZA
Ultima puntata dedicata al documento del Collegio americano dei Pediatri dal titolo: "L'ideologia gender danneggia i bambini".
"Condizionare i bambini a credere che una vita intera di impersonificazione chimica o chirurgica dell'altro sesso sia una cosa normale – spiega il documento - è violenza sui bambini.
Supportare la discordanza di genere come normale attraverso la scuola o le politiche legislative confonderà bambini e genitori, portando più bambini a presentarsi alle "cliniche del genere" ove gli daranno farmaci blocca-pubertà.
Questo, in cambio, praticamente gli garantisce che essi "sceglieranno" una vita di ormoni cross-sex carcinogenetici e comunque tossici, e molto probabilmente penseranno a mutilazioni non necessarie delle parti sane del loro corpo quando saranno adulti".
(Gender Watch News, 04-02-2019)

TUTTI CAVALCANO L'ONDA PRIDE
Sul sito ufficiale dell'Onda Pride è riportato ancora il manifesto dello scorso anno: «L'Onda Pride nasce dalla volontà comune di mettere in rete le tante e diverse realtà dell'associazionismo, per coinvolgere le istituzioni, i cittadini e le cittadine, amici e amiche, familiari e vicini di casa in un grande sforzo unitario per affermare diritti, uguaglianza e visibilità per tutte le persone e tutte le famiglie e combattere ogni forma di discriminazione, a partire da quelle per orientamento sessuale e identità di genere. […] Il Pride è di tutt*»
Veramente è di tutti, pare. Hanno aderito idealmente al Pride Month, appunto il mese del cosiddetto "Orgoglio Gay", nientepopodimeno che brand come Google, Facebook, Apple, Android, Microsoft,  YouTube, Disney, H & M, Mac Cosmetics, Adidas, Nike, Reebok, Levi's, American Eagle, Calvin Klein, Michael Kors, Converse, Ralph Lauren, Dr Martens, Diesel, Sephora, Banana Republic, Hunter, Ugg, Gap, Fossil, Ray-Ban, Eastpack, Ikea, Starbucks…
Ci fermiamo a trenta brand ma potremmo andare avanti parecchio, talmente parecchio che diventa difficile anche solo pensare a un boicottaggio, sia perché ormai solo un piccolo gregge ha la reale consapevolezza di quale sia la portata di manifestazioni di questo tipo, sia perché l'adesione del mondo commerciale è ormai quasi totale e include perfino quell'Oreo dei biscotti, quella Vitasnella degli yogurt, quella Barilla che fino a quarant'anni fa era sinonimo di casa, o Gillette che negli anni Novanta era «il meglio di un uomo». Non sembra possibile sottrarsi alla dittatura del pensiero unico Lgbt. Perfino la Listerine ha fatto un collutorio arcobaleno per l'occasione, come dire: chi non si piegherà per principio, dovrà farlo per timore dell'alito cattivo, o del dentista.
E intanto l'Onda va, da Varese a Siracusa, da Torino a Trieste, da Cagliari a Gallipoli passando per Campobasso, benedetta non solo dai più potenti e ricchi marchi commerciali ma anche da diverse sigle politiche, in primis il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle, dalle amministrazioni di moltissime regioni,  province, città e comuni, dai principali quotidiani italiani, dalla Cgil e dall'Anpi in diverse città. E poi ancora, in Toscana tra i sostenitori del Pride c'è la Scuola Normale di Pisa, in Lombardia l'Ordine degli psicologi sostiene i "pride" di Bergamo e Brescia così come l'Ordine degli psicologi della Sardegna sostiene quello che si svolgerà a Cagliari, eccetera. Il tutto ovviamente accompagnato dall'appoggio pressoché totale del mondo artistico e televisivo. È questa la discriminazione?
Ma non c'è tempo di rispondere, il Pride di Milano è già avanti e scrive nel manifesto: «Esigiamo che vi sia libero accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per tutte le persone, abrogando quindi il divieto dell'accesso a tali percorsi da parte di coppie di donne o single. Rivendichiamo la necessità di iniziare un percorso di riflessione che, nel pieno rispetto della libertà di autodeterminazione e nella piena tutela delle persone coinvolte, porti anche in questo paese ad un inquadramento che disciplini la gestazione per altre e altri».
L'unico antidoto resta la consapevolezza di questo piccolo gregge e la necessità di recuperare e conservare uno sguardo realmente cristiano, che sappia giudicare ciò che è male e ciò che è bene e non si trinceri dietro l'ipocrisia del «basta che non tocchino i bambini». Se concediamo a questa ideologia di fare qualunque cosa, per quale ragione dovrebbero star lontani dai bambini?
(Raffaella Frullone, Sito del Timone, 14 giugno 2019)

SIENA È USCITA DALLA RETE READY
A Siena la lista civica Sena Civitas aveva chiesto al sindaco di uscire dalla rete Ready, network che collega diverse amministrazioni locali per supportare le rivendicazioni del mondo LGBT. Un paio di giorni fa la richiesta è stata accolta.
Greta Sartelli, presidente del Movimento Pansessuale-Arcigay Siena, ha commentato: è "una decisione miope che rappresenta un segnale di imbarbarimento e segna un passo indietro sulla strada dei diritti".
Noi siamo di diverso avviso: è un passo significativo verso il bene delle persone omosessuali, verso le famiglie, i bambini e la società intera.
(Gender Watch News, 20 settembre 2019)

Fonte: Provita & Famiglia, 13/03/2019

9 - OMELIA XXVI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 16,19-31)
Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il Vangelo di oggi ci presenta la famosa parabola di Lazzaro e del ricco, che tradizionalmente è detto epulone. Nell'antichità romana l'epulone era l'incaricato di preparare il solenne banchetto nell'anniversario della fondazione del tempio di Giove Capitolino. L'uomo ricco della parabola veste di bisso, cioè di finissimo lino molto apprezzato per la sua morbidezza, e ha un mantello di porpora. Sembra che tutto il suo da fare consista nell'imbandire ogni giorno lauti banchetti per gozzovigliare con gli amici tra musica e danze.
Al ricco fa riscontro il povero che, caso unico nelle parabole, ha un nome: Lazzaro, forma breve e popolare di Eleazaro. Vi è questo nome o perché Gesù si riferiva a un personaggio realmente esistito, oppure perché il nome Eleazaro, di cui Lazzaro è un diminutivo, significa "Dio soccorre" e ben si addice al senso della parabola.
Lazzaro apparteneva ai poveri più abbandonati. Ogni giorno veniva posto davanti al portone del palazzo del ricco e lì rimaneva come inchiodato dalle piaghe di cui era ricoperto. Il poveretto della parabola era ridotto a tal punto da non aver la forza per difendersi dai cani randagi che gli leccavano le piaghe. Mentre il ricco banchettava nella grande sala del palazzo, il povero aspettava che gli venissero gettati i resti del cibo, che secondo l'uso i convitati lasciavano cadere sul pavimento. Il Vangelo non dice che il ricco abbia negato a Lazzaro quei resti. Basta però la scena descritta per comprendere l'avarizia di quel ricco.
Fin qui la prima parte della parabola. Ora si apre, per così dire, la seconda scena. Sia il ricco che Lazzaro sono morti. La situazione è però capovolta: Lazzaro è portato dagli angeli in Paradiso, mentre il ricco si trova all'inferno.
Da questa parabola possiamo trarre dei preziosi insegnamenti riguardanti i cosiddetti "Novissimi", ovvero le ultime realtà che vi sono al termine della nostra vita terrena: morte, Giudizio, inferno e Paradiso. Prima di tutto apprendiamo che già al termine della nostra vita terrena, subito dopo la morte, noi veniamo retribuiti per il bene o il male che abbiamo compiuto, e, come nel caso del ricco epulone, per il bene che non abbiamo fatto. Nel nostro esame di coscienza serale, pensiamo attentamente alle omissioni, a tutto il bene che potevamo fare e non abbiamo fatto per nostra cattiva volontà.
Pensiamo che un giorno verremo giudicati e in quel momento conteranno molto le opere buone che avremo compiuto. Prepariamoci giorno per giorno a questo Giudizio che è una delle pochissime cose certe della nostra vita. Un giorno verremo giudicati! Basterebbe questo pensiero per cambiare radicalmente vita. La cosa più brutta è che non ci pensiamo affatto. Viviamo tranquillamente come se dovessimo rimanere un'eternità su questa terra. Il pensiero del Giudizio è l'inizio della vera sapienza.
Il secondo insegnamento riguarda invece l'irrevocabilità della condizione futura, l'eternità sia dell'inferno che del Paradiso. Il versetto che dimostra questa verità è il seguente: «Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi» (Lc 16,26). Pensiamo dunque all'eternità, al fatto che sia la pena che la gloria non avranno mai fine.
Prepariamoci a questo Giudizio invocando ogni giorno la Vergine Maria. Santa Matilde, pensando con tremore al giorno del suo Giudizio, si rivolse alla Madonna, e Lei, la Vergine Santa, fece una meravigliosa promessa a tutti quelli che reciteranno ogni giorno tre Ave Maria per onorare la potenza che il Padre Celeste ha concesso a Maria, la sapienza datale dal Figlio e l'amore donatole dallo Spirito Santo. Tutti quelli che praticheranno questa piccola devozione, con il sincero proposito di vivere da veri cristiani, otterranno la particolare assistenza di Maria al momento della morte.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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