BastaBugie n°635 del 23 ottobre 2019

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1 LA STATUA DI UNA MADONNA CIRCONDATA DA BAMBINI MAI NATI FA GRIDARE ALLA CENSURA
La Francia permette alle Femen atti osceni e blasfemi, ma vuole vietare le statistiche sugli aborti compiuti e punisce con il carcere il reato di ''intralcio all'aborto''
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
2 ANCHE SENZA FEDE, LA RAGIONE PERMETTE DI SCOPRIRE CON CERTEZZA L'ESISTENZA DI DIO
Il Concilio Vaticano I definisce dogmaticamente (sotto pena di scomunica) che Dio si può conoscere con certezza con la luce naturale della ragione umana, per mezzo del creato (VIDEO: L'inganno di Darwin)
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri
3 PERCHE' NON C'E' STATO SESSO TRA MARIA E GIUSEPPE?
Splendido intervento dell'arcivescovo Fulton Sheen (1895-1979) sul matrimonio cristiano vissuto sull'esempio della Sacra Famiglia di Nazareth
Autore: Fulton Sheen - Fonte: Aleteia
4 LE CONTRADDIZIONI DELLO SCIOPERO DEL CLIMA
Care ragazze, rinunciate agli assorbenti igienici per non inquinare! E voi ragazzi, spegnete l'aria condizionata e andate a scuola a piedi! Avete pensato a cosa dovrete rinunciare in nome della lotta al riscaldamento globale?
Autore: Anna Bono - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 DAL MITO (DI ROUSSEAU) DEL BUON SELVAGGIO DERIVA L'IMMACOLATA CONCEZIONE DELL'UOMO
Secondo il buonismo bisogna evitare di castigare e di punire... ma essere buoni a tutti i costi significa diventare cattivi e ingiusti
Fonte: I Tre Sentieri
6 LA DIOCESI DI FIRENZE VENDE IL TERRENO PER UNA MOSCHEA... IN NOME DELLA LIBERTA' RELIGIOSA
Eppure non esiste un diritto a professare qualsiasi religione: esiste solo il diritto a professare la religione vera (perché l'errore non ha diritti)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
7 IL REGIME CINESE FESTEGGIA I SUCCESSI DEL COMUNISMO... MA DIMENTICA I 40 MILIONI DI MORTI
Xi Jinping elogia i 70 anni della Repubblica popolare senza ricordare, ad esempio, quando Mao disse: ''E' meglio lasciare che metà della popolazione muoia, così che l'altra metà possa mangiare a sazietà''
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 LA SOLUZIONE CHE IL SINODO SULL'AMAZZONIA NON DARA' MAI
Torniamo a celebrare le 4 tempora per i ''problemi ecologici'' e le vocazioni (e comunque: l'Amazzonia non è indigena, non è vergine, non è un paradiso e soprattutto... non è il polmone del mondo)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA XXX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 18,9-14)
Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA STATUA DI UNA MADONNA CIRCONDATA DA BAMBINI MAI NATI FA GRIDARE ALLA CENSURA
La Francia permette alle Femen atti osceni e blasfemi, ma vuole vietare le statistiche sugli aborti compiuti e punisce con il carcere il reato di ''intralcio all'aborto''
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 10/10/2019

Mentre a Parigi sfilano seicentomila persone per dire no alla Pma senza padre e alla sofferenza dei bambini privati di un genitore, la Francia si scorna sui bambini di bronzo ai piedi di una statua della Vergine Maria. Si chiama Notre-Dame des Innocents, è stata installata sul piazzale dell'Hotel des Ambassadeurs a Mentone, dove si svolgerà fino al 31 ottobre la prima Biennale di Arte Contemporanea Sacra (Bacs).
E fin qui nulla di strano, la mostra, un'Ode à la Vie, vuole esaminare «come gli artisti contemporanei stanno rispondendo, attraverso la loro arte, ad alcune delle principali sfide che la vita rappresenta, come registrano il cambiamento e come immaginano il futuro», ha spiegato Liana Marabini, presidente della Biennale. Il problema è che l'opera sacra, istallata in uno spazio pubblico e scelta anche per la copertina del catalogo, rappresenta la Madonna inchinata verso sette piccolini mai nati, alcuni ancora attaccati al cordone ombelicale, altri intenti a proteggersi il volto con le mani.

PICCHETTO ABORTISTA INTORNO ALLA MADONNA
Va da sé che tutte le attiviste pro aborto del sud della Francia abbiano gridato allo scandalo e organizzato un picchetto dimostrativo per chiederne l'immediata rimozione. Brandendo i cartelli "Mon corps, mon choix" coi pugni alzati, un gruppo di signore si è schierato intorno alla Vergine, «Questa scultura ha lo scopo di far sentire le donne in colpa per l'aborto», ha dichiarato Claire Morracchini, coordinatrice della pianificazione familiare di Mentone, scioccata dalla didascalia a corredo dell'opera rivolta a donne che hanno interrotto le gravidanze, coppie che hanno difficoltà ad avere figli, famiglie che hanno problemi con la prole perché trovino «in questa Vergine ascolto, affetto e perdono». Una protesta a cui ha aderito l'immancabile centro Lgbt di Nizza che ha partecipato allo «sdegno collettivo» ricordando che impedire il diritto all'aborto «può essere punito dalla legge».
«Volevo semplicemente dare una testimonianza della bellezza che la vita rappresenta - si è difesa l'artista olandese Daphne du Barry, autrice dell'opera -. Quanti bambini non ancora nati avrebbero potuto essere dei geni?». Ma questa domanda non può trovare cittadinanza nella laicissima Francia, che giudica più riprovevole sculacciare un bambino che privarlo di un padre, che in nome della pacificazione rimuove le croci dalle vette dei Pirenei e licenzia i suoi insegnanti per "attentato alla laicità" se leggono il Vangelo.

MEGLIO LA FEMEN DELLA VERGINE MARIA
Nel paese capace di giravolte mortali in tema di diritti, che già punisce il "reato di intralcio all'aborto" e punta all'abrogazione di ogni dato statistico relativo alla pratica dell'interruzione volontaria di gravidanza (oltre 200 mila ogni anno), il paese che ha dato il volto al francobollo dedicato alla Marianna di Inna Shevchenko, leader delle Femen (una che, tra gli innumerevoli altri atti osceni e blasfemi commessi negli anni, il 12 febbraio 2013 aveva manifestato nuda dentro Notre-Dame per "festeggiare" le dimissioni di Benedetto XVI, al grido di "pope no more"), il paese in cui la laicità rappresenta il quarto pilastro della Repubblica, la vista di sette bambini di bronzo mai nati fa gridare allo scandalo, scatena petizioni, richieste di rimozione e censura da parte di ogni tipo di associazione, «Vogliamo che questo lavoro venga spostato in modo che non sia più visibile dal pubblico», tuona Morracchini, portavoce di un paradossale dilagante bigottismo iconoclasta politically correct. La risposta, laicissima, del presidente della Biennale, non si è fatta attendere: «L'opera resta lì, e ci resterà per sempre».

Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo seguente dal titolo "Critiche alla statua pro-life, ecco chi c'è dietro" aggiunge particolari interessanti alla vicenda francese.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 16 ottobre 2019:
La cristianofobia non è solo jihad, leggi liberticide, ideologie disumanizzanti... La cristianofobia parte dal giardino di casa propria. Come a Mentone, dove abortisti e femministe si sono letteralmente scagliati con i propri strali contro una statua sistemata nel giardino dell'Hôtel des Ambassadeurs, sede della prima Biennale d'Arte Contemporanea Sacra, che ha come tema «Ode alla vita». L'importante manifestazione ha un respiro internazionale, riunisce oltre 200 artisti provenienti da tutto il mondo. Ma questo a molti, a troppi non interessa.
Loro si sono fissati su quella scultura monumentale in bronzo, realizzata dalla nota artista Daphné du Barry; scultura, divenuta simbolo dell'importante manifestazione e raffigurante la Vergine Maria piangente, china nell'atto di raccogliere sette feti abortiti, per terra, ai suoi piedi. Per questo è stata intitolata «Notre-Dame des Innocents», Nostra Signora degli Innocenti. Appena installata, è divenuta subito bersaglio di feroci proteste da parte dei gruppi pro-choice, scatenatisi anche via social: han definito l'opera d'arte «brutale», il suo messaggio «choccante», forti pressioni sono state subito esercitate sul Sindaco affinché la rimuova o quanto meno la faccia sparire dalla vista dei passanti.
Secondo l'associazione Planning Familial 06 del Dipartimento delle Alpi Marittime, in questo caso l'arte sarebbe servita «come pretesto per colpevolizzare le donne»: «È una statua di cattivo gusto - ha commentato la coordinatrice dell'organizzazione abortista, Claire Moracchini -. Una statua, che urta per il messaggio negativo, cui rimanda sull'aborto». Abortisti e femministe lamentano le 47 mila donne morte nel 2018 nel mondo a seguito di un aborto clandestino: i dati sono quelli da loro stesse forniti, senza che peraltro abbiano a specificarne la fonte. In ogni caso, vero o meno, esse "dimenticano" i 41,9 milioni di bambini - dicasi 41,9 milioni! - morti sempre nel 2018 a causa dell'aborto provocato nelle cliniche, secondo i dati forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ente che di certo pro-life non è, ergo al di sopra di ogni sospetto; dati, cui andrebbero oltre tutto aggiunte le vittime dell'aborto chimico, una cifra incalcolabile. I pro-choice "dimenticano" che, sempre nel 2018, i bimbi uccisi nel grembo materno sono stati enormemente più di tutti i decessi per tumore (8,2 milioni), tabacco (5 milioni) e Aids (1,7 milioni). Per tumori, tabacco e Aids si scatenano campagne mediatiche e si fanno forti investimenti nella ricerca. Dell'aborto nessuno parla.
Non solo. In questi anni hanno costretto i Cattolici, volenti o nolenti, a sopportare di tutto: dal Cristo-orologio a testa in giù con le braccia crocifisse come lancette al volto scheletrico e provocatoriamente caricaturale imposto alla Vergine in vecchie statue restaurate, deformate e poi commercializzate; dalla foto di una donna nuda in croce ad oggetti liturgici abbinati a frattaglie d'animale; dai fumetti blasfemi alle bestemmie a teatro. Letteralmente di tutto. E tutto è stato imposto col solito pretesto della «libertà artistica, espressiva» e via farneticando, accusando gli altri di oscurantismo medioevale, di processi alle streghe, di toni da Inquisizione. Improvvisamente tutto questo sparisce d'incanto, sembra volatilizzarsi e non valere più di fronte ad una statua, che piange i bambini abortiti. D'un tratto sono proprio loro, gli ultras dell'arte senza bavaglio, a trasformarsi in inquisitori ed in oscurantisti senza ritegno, ad invocare con forza la censura, rivelando così la pretestuosità delle loro rivendicazioni discriminatorie, ideologiche e censorie.
Ma chi esattamente si agita contro questa statua? Chi c'è dietro? Abortisti e femministe, certo, come Planning familial 06 ed il Graf-Gruppo di Riflessioni e Azioni Femministe; ma, oltre a ciò, ecco l'Associazione per la Democrazia di Nizza, che, a dispetto del nome altisonante, porta avanti una politica pro-immigrazionismo, pro-manifestanti ai cortei e filo-anarchismo contro qualsiasi forma di repressione poliziesca o giudiziaria. In più, ecco spuntare il gruppo dei «Liberi Pensatori» di Mentone, del tutto organico alla massoneria, in quanto "paladino" del razionalismo spinto, dello scetticismo, dell'umanitarismo, dell'ateismo, dell'agnosticismo, dell'anarchismo, del libertarismo e via elencando.
A dar manforte ad abortisti e femministe sono subito giunti i media, che la sera stessa dell'inaugurazione della mostra hanno trasmesso servizi interessati più a scagliarsi contro la statua che a descrivere l'evento: così France3, BFM TV, CNEWS, il quotidiano Nice-Matin, ma anche FranceInfo, che ha titolato «A Mentone polemica su "Nostra Signora degli Innocenti", la scultura che fustiga l'aborto».
L'autrice della statua, Daphné du Barry, dal canto suo, ha spiegato di aver voluto «semplicemente rendere testimonianza della bellezza, che rappresenta la vita. Quanti bambini non nati avrebbero potuto essere dei genii?». Del resto, «un bambino è un dono di Dio. La Vergine piange poiché questi piccoli non hanno visto la luce».
Eppure il messaggio, che la scultura vuol trasmettere, è davvero bello e profondo. A farsene interprete, è stata sulla stampa la presidentessa della Biennale, Liana Marabini, ripresa da FranceInfo: quelli raffigurati «sono bambini non voluti. Salvandoli», la Vergine «cerca di salvare anche le anime dei genitori, che li hanno rifiutati», ha dichiarato. E precisa: nessuna colpevolizzazione, dunque, anzi proprio l'opposto; le polemiche divampate sono del tutto «infondate», per cui l'opera d'arte «resterà al suo posto, davanti all'hotel. Per sempre». Speriamo proprio che sia così...

Fonte: Tempi, 10/10/2019

2 - ANCHE SENZA FEDE, LA RAGIONE PERMETTE DI SCOPRIRE CON CERTEZZA L'ESISTENZA DI DIO
Il Concilio Vaticano I definisce dogmaticamente (sotto pena di scomunica) che Dio si può conoscere con certezza con la luce naturale della ragione umana, per mezzo del creato (VIDEO: L'inganno di Darwin)
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri, 17/09/2019

La storia della creazione del mondo e dell'uomo ci è rivelata in modo dettagliato dalla Sacra Scrittura (Genesi).
«La Rivelazione divina è la manifestazione fattaci da Dio di una verità, per illuminare la nostra mente in modo soprannaturale» (Casali).
Per togliere ogni dubbio, nell'eventualità che a qualcuno non basti la S. Scrittura per convincersene, la Chiesa ha definito la creazione divina nei Concili Laterano IV e Vaticano I. È quindi qualcosa a cui dobbiamo credere assolutamente. In mancanza non saremmo cattolici. «Per fede divina e cattolica si debbono credere tutte quelle cose, che sono contenute nella parola di Dio, scritta o tramandata e che dalla Chiesa, sia con solenne giudizio, sia con l'ordinario e universale magistero, ci vengono proposte a credere come divinamente rivelate» (Concilio Vaticano I).
Per questo nel Credo professiamo che Dio è "Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili".
È comunque sufficiente la ragione per credere che Dio ha creato tutto dal nulla.
«Creare significa fare qualche cosa dal nulla servendosi di nulla» (Dragone). Anche la Treccani online definisce "creare" come «trarre, far nascere dal nulla, riferito spec. a Dio».
L'uso di questo verbo riferito all'uomo è sempre per estensione e usato come sinonimo di altri verbi.
L'uomo, infatti, non può creare dal nulla. Può costruire grattacieli altissimi e magnifiche cattedrali, ma non le può creare dal nulla. Userà infatti, ad es., i mattoni, che a loro volta sono costruiti da altri. Nessun uomo potrà però dar vita dal nulla alle materie prime ed essenziali alla base di ogni materiale utile per la costruzione.
Solo Dio può creare dal nulla. L'uomo no. "C'è chi può e chi non può", diceva una famosa pubblicità dei tempi passati. Ci sono azioni che Dio può compiere e che gli uomini non possono.

DIO HA CREATO IL MONDO E GLI UOMINI
È quindi ragionevole capire che Dio ha creato il mondo e gli uomini. D'altronde, «il mondo ha realmente tutti i caratteri di un effetto, cioè di un ente ab alio (perché finito, mutabile, contingente, molteplice)» (DIZ.).
È ragionevole, infatti, pensare che all'inizio di tutto ci sia una Causa prima e che non è convincente la soluzione di una casuale costituzione del mondo da un preesistente caos. Uno studio ha rivelato che il numero che indica la percentuale di possibilità che dal caos potesse nascere casualmente il mondo come lo conosciamo e l'umanità è talmente grande da rendere chiara la difficoltà della cosa.
Se potessimo risalire da uomo a uomo, da generazione a generazione fino all'inizio vedremmo che una Causa prima è necessaria: non può l'uomo, essere finito, essersi creato da solo. Men che meno il mondo e l'universo.
Sembrano molto meno verosimili o, proprio, «assurdi» (DIZ.) gli altri sistemi posti a soluzione della Creazione (ad es. Materialismo, Panteismo, Dualismo assoluto, Monismo, Trasformismo, Evoluzionismo). Alcuni di questi sono anzi chiaramente in contrasto con la fede cattolica.
La Chiesa nel corso dei secoli ha spesso dovuto difendere questa verità (ad es. contro i Neoplatonici, gli Gnostici e i Manichei).
Questo argomento riporta ad un'altra verità che vi è connessa: la dimostrabilità dell'esistenza di Dio. Ai nostri giorni sono molte le persone che più che non credere che Dio esista (oramai i veri atei sono pochissimi), ne credono impossibile la dimostrazione.
Anche questa verità però rientra nella possibilità di comprenderla con la sola ragione, senza dover neanche troppo scervellarsi.

UNA VERITÀ DI FEDE CATTOLICA
Il ragionamento è lo stesso di quello fatto prima. La creazione qualcuno la deve aver fatta, pertanto presuppone necessariamente e ragionevolmente un Creatore, una Causa prima, la cui esistenza, pur impossibile da spiegare in se stessa, ossia nei suoi meccanismi e nelle sue dinamiche, è possibile credere verosimile con la semplice ragione.
Il Casali dice che «l'esistenza di Dio è una verità che non è nota di per sé stessa; ma che con certezza si può conoscere e dimostrare colla ragione, per mezzo delle cose create».
Per non appesantire troppo queste righe si approfondirà questo tema in un'integrazione. Qui ci limitiamo a notare quanto segue.
Questa verità è stata definita come verità di fede divino cattolica dalla Chiesa nel Concilio Vaticano I: «se alcuno avrà detto che Dio uno e vero, Creatore e Signore nostro non si può conoscere con certezza colla luce naturale della ragione umana, per mezzo di quelle cose che sono state fatte, sia scomunicato».
Il Magistero ha sempre continuato ad insegnare questa verità. Riportiamo due esempi autorevoli.
«[Dio] si può conoscere con certezza e perciò si può anche dimostrare» (S. Pio X, Motu proprio, 1.9.1910).
«Quegli argomenti coi quali Tommaso insegna che Dio esiste e che è l'Unico Essere sussistente di per sé stesso, sono anche oggi, come nel Medio Evo, gli argomenti più solidi di tutti per provarlo» (Pio XI, Enc. Studiorum ducem).

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 60 minuti) dal titolo "L'inganno di Darwin" il professor Roberto De Mattei, già vicedirettore del C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha affrontato il tema dell'evoluzionismo: oggi è molto difficile parlarne, in quanto viene insegnato nella scuole e nei mezzi di comunicazione come un dogma intoccabile scientificamente dimostrato. L'evoluzionismo invece è la visione filosofica secondo cui l'universo e tutta la materia sarebbero in continua evoluzione da forme imperfette a forme sempre più perfette e l'uomo farebbe parte di questo processo. Noi non ce ne accorgiamo, ma ormai le nostre idee e il nostro linguaggio sono imbevuti di questo modo di pensare. Eppure quella evoluzionista è soltanto una teoria, cioè non è dimostrata scientificamente. Secondo il metodo galileiano perché le ipotesi si trasformino in leggi universali occorre che siano sperimentabili e verificabili sempre, ovunque e da tutti. E l'evoluzionismo non ha nessuna prova a suo favore.


https://www.youtube.com/watch?v=CjwM3ApKtVA

Fonte: I Tre Sentieri, 17/09/2019

3 - PERCHE' NON C'E' STATO SESSO TRA MARIA E GIUSEPPE?
Splendido intervento dell'arcivescovo Fulton Sheen (1895-1979) sul matrimonio cristiano vissuto sull'esempio della Sacra Famiglia di Nazareth
Autore: Fulton Sheen - Fonte: Aleteia, 27 gennaio 2016

Vorrei parlarvi di una coppia che ha formato una famiglia: quella costituita dalla Vergine Maria e da San Giuseppe.
Per spiegare la singolarità delle loro nozze, bisogna tener presente una verità: può esserci stato matrimonio anche senza unione fisica. Questo caso può verificarsi per tre motivi: perché i sensi, già soddisfatti, sono diventati insensibili; perché gli sposi, dopo essersi uniti, hanno fatto voto a Dio di rinunciare al piacere per dedicarsi alle più sublimi estasi dello spirito, e infine perché gli sposi, nonostante il matrimonio, hanno fatto voto di verginità, rinunciando ai propri diritti reciproci. E la verginità è risultata essere il centro di attrazione di questa unione.
Una cosa è rinunciare ai piaceri della vita coniugale perché ormai stanchi, e un'altra molto diversa è rinunciarvi prima di averli provati per formare solo un'unione di cuori, com'è avvenuto nel matrimonio tra Maria e Giuseppe. Si sono uniti come due stelle che non si toccano mai mentre i loro raggi luminosi si incrociano nello spazio.
È stato un matrimonio simile a quello che accade in primavera tra i fiori che uniscono i loro profumi o a due strumenti che uniscono le proprie melodie all'unisono formandone una sola. Gli sposi, rinunciando ai loro diritti reciproci per un motivo più elevato, non distruggono l'essenza del matrimonio, perché come dice Sant'Agostino "la base di un matrimonio d'amore è l'unione dei cuori".

PERCHÉ ERA NECESSARIO IL MATRIMONIO VISTO IL VOTO DI VERGINITÀ?
Questo ci porta a una domanda: perché è stato necessario il matrimonio visto che la Vergine e San Giuseppe avevano fatto voto di verginità? Il matrimonio era necessario nonostante il voto di verginità per preservare la Vergine da qualsiasi sospetto finché non fosse arrivato il momento di svelare il mistero della nascita di Gesù.
È stato infatti considerato che Nostro Signore fosse figlio di San Giuseppe. In questo modo, la nascita di Cristo non è stata esposta al pubblico ludibrio e non è stata motivo di scandalo per i deboli nella fede. In questo modo, inoltre, la purezza di Maria ha potuto avere un testimone in Giuseppe.
Ogni privilegio della grazia deve però avere il suo corrispettivo, e Maria e Giuseppe hanno dovuto pagarlo con il loro dolore più grande.
L'Angelo non aveva detto alla Vergine di rivelare l'opera dello Spirito Santo che si era compiuta in lei, e per questo Maria ha taciuto. San Giuseppe, non riuscendo a spiegarsi il fenomeno, ha pensato di ripudiarla.
Una volta, la Vergine ha fatto questa rivelazione a un santo: "Non ho mai sperimentato un'angoscia tanto intensa, ad eccezione di quella del Golgota, come quella che ho provato dovendo dare involontariamente un dispiacere a Giuseppe, che era un uomo giusto".
San Giuseppe soffriva non riuscendo a comprendere l'accaduto: sapeva che Maria, come lui, aveva fatto voto di verginità, e per questo la considerava al di sopra di ogni sospetto e non si azzardava neanche a pensare che potesse avere qualche colpa. Come avrebbe dovuto spiegarselo, allora?
La sorpresa del casto Giuseppe era paragonabile a quella della Vergine Maria quando al momento dell'Annunciazione ha chiesto: "Come può accadere se non conosco uomo?" Maria voleva sapere come avrebbe potuto essere vergine e madre allo stesso tempo, e San Giuseppe non sapeva come poter essere vergine e padre.
L'Angelo del Signore ha spiegato a entrambi che solo Dio aveva il potere di fare una cosa simile, non la scienza umana. Possono penetrare questi misteri solo coloro che comprendono la voce degli angeli.
Visto che San Giuseppe voleva ripudiare in segreto Maria, l'Angelo è intervenuto: non appena questo pensiero si è affacciato alla mente del santo, un angelo gli è apparso in sogno e gli ha detto: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Matteo 1, 20-21).
In questo modo, conoscendo le ragioni della nascita di Gesù, San Giuseppe ha potuto ritrovare la pace. La sua anima si è riempita di felicità per la notizia che sarebbe stato il padre putativo del Salvatore del mondo e guardiano protettore della Madre di Colui che i cieli non riescono a contenere.

SAN GIUSEPPE ERA GIOVANE O ANZIANO?
Passiamo ora alla seconda domanda: San Giuseppe era giovane o anziano?
La maggior parte delle sculture e dei quadri ci presenta un San Giuseppe anziano, con una lunga barba bianca, ma non esistono dati storici che indichino la sua età.
Se cerchiamo i motivi per i quali l'arte lo rappresenta anziano, scopriamo che la ragione risiede nel fatto che questa caratteristica si addice di più al suo ruolo di custode della verginità di Maria. Notiamo tuttavia che l'arte ha fatto di San Giuseppe uno sposo puro e casto più per età che per virtù. Questo assomiglia al fatto di credere che il modo migliore di rappresentare un uomo onesto, incapace di rubare, sia dipingerlo senza mani.
In primo luogo si dimentica che negli anziani possono ardere gli stessi desideri negativi che ardono nei giovani. Abbiamo un esempio nel caso di Susanna, perché coloro che la tentarono nel giardino erano anziani.
Rappresentando San Giuseppe tanto anziano, si dà un merito all'età di un uomo e non alla sua virtù. Giudicare San Giuseppe puro perché anziano è come voler lodare un torrente di montagna che manca di acqua. Sembra anche logico pensare che Nostro Signore preferisse scegliere come padre putativo un uomo che sapeva e voleva sacrificarsi e non uno che si vedeva costretto a farlo.
È poi presumibile che Dio volesse dare un anziano come compagno a una ragazza giovane? Se il Signore ha affidato dalla Croce sua madre a un giovane come San Giovanni, perché doveva legarla a un anziano fin dagli albori della vita?
L'amore della donna determina quello dell'uomo. La donna è educatrice silenziosa della virilità del suo sposo. Essendo Maria il simbolo della verginità e la sublime ispiratrice della purezza per tutti, perché non avrebbe dovuto impiegare questa sua caratteristica con il suo Giuseppe, il giusto? La Vergine conquistò il cuore del suo giovane sposo non con la diminuzione dell'amore, ma sublimandolo.
A mio avviso, quindi, quando si è sposato con la Vergine, Giuseppe era un uomo giovane, forte, virile, atletico e casto; un prototipo dell'uomo che si può vedere oggi mentre pasce un gregge in un prato o mentre pilota un aereo, o nel laboratorio di un falegname. Non un impotente, ma al contrario traboccante di virilità maschile; non un frutto secco, ma un fiore pieno di promesse; non al tramonto della vita, ma all'alba, effondendo energia, forza e passione.
Come si ingigantiscono le figure della Madonna e di San Giuseppe quando, soffermandosi a esaminare la loro vita, scopriamo in essa il Primo Poema d'Amore!
Il cuore umano non si commuove davanti all'amore di un anziano per una ragazza giovane, ma come non ammirare profondamente l'amore di due giovani uniti da un vincolo divino? Maria e Giuseppe erano entrambi giovani, belli e pieni di promesse.
Dio predilige le cataratte impetuose e le cascate turbolente, ma sono certo che le preferisce quando con l'energia che sprigionano si illuminano le città e con le loro acque si placa la sete di un bambino a quando con il loro impeto travolgono i fiori sbocciati sulla riva.
In Maria e Giuseppe non troviamo una cascata di acque pure e incanalate né un lago secco, ma due giovani che prima di conoscere la bellezza di una e la potente forza dell'altro rinunciano a goderne per donarsi interamente alla "passione senza passione" e all' "impetuosa calma" di Gesù.
Maria e Giuseppe portarono nel loro matrimonio non solo il voto di verginità, ma anche due cuori pieni di un grande amore, più grande di qualsiasi altro amore che un cuore umano abbia mai potuto contenere. Nessuna coppia di persone sposate si è mai amata tanto.
Posso chiedere alle persone sposate: "A cosa aspirate dopo esservi amati?" All'Infinito, a un'estasi eterna, senza fine. Ma non si può provare nella sua pienezza, perché l'Infinito a cui aspira la loro anima è imprigionato dal corpo.
Questo ostacola il progresso verso Dio al quale si tende. In cielo, però, non sarà necessaria l'unione dei corpi, perché l'amore sarà infinito. Ecco perché Dio ha detto che in cielo non esisteranno matrimoni. Non saranno necessarie le apparenze, perché avremo la sostanza.
Ci affanneremmo per un raggio di sole riflesso in uno specchio potendo goderne direttamente? Maria e Giuseppe hanno già provato la gioia senza pari che è il possesso dell'amore eterno del cielo, senza ansie, a cui tende il vostro matrimonio in Cristo. Voi sposati avete ora bisogno dell'unione materiale perché non possedete la realtà di Dio. Visto che la Madonna e San Giuseppe avevano Gesù, non desideravano nient'altro.
Si ha bisogno della comunione fisica per comprendere l'unione di Cristo con la sua Chiesa. Loro non avevano questa necessità perché possedevano la Divinità. Come ha detto mirabilmente Leone XIII, "il loro matrimonio è stato consumato con Gesù". Voi vi unite con i corpi, Maria e Giuseppe si sono uniti con Gesù.
Perché avrebbero voluto affannarsi dietro alle gioie effimere della carne quando nel loro amore c'era la Luce del Mondo? In realtà, Gesù è la voluttuosità dei cuori, per cui se Lui è presente tutto il resto è superfluo.
Come marito e moglie dimenticano se stessi contemplando il figlio appena nato nella sua culla, così anche Maria e Giuseppe non pensavano ad altro che a Gesù.
Non c'è mai stato né ci sarà mai amore più profondo su questa terra.
La Madonna e San Giuseppe non sono arrivati a Dio attraverso il loro amore reciproco, ma hanno goduto dell'amore grande e puro dell'una per l'altro dopo essersi rivolti prima a Gesù.
Giuseppe ha rinunciato alla paternità di sangue, ma l'ha trovata nello spirito, perché è stato padre putativo di Gesù. La Madonna ha rinunciato alla maternità e l'ha trovata nella propria verginità. La Vergine Maria è stata come il giardino chiuso nel quale è penetrata solo la Luce del Mondo, che per entrare non ha rotto nulla, come la luce del sole attraversa i vetri ed entra in una stanza.
Dedico questo contributo a chi è sposato cristianamente e a tutti coloro che un giorno saranno ammessi al grande mistero dell'amore. L'esempio di Maria e Giuseppe vi serva per comprendere che il più grande errore di una coppia sposata è credere che per il matrimonio siano necessarie solo due persone: lui e lei. No! Ne servono tre: lui, lei e Dio.
Permettete, marito, moglie e figli, che vi chieda di recitare insieme in famiglia, come omaggio all'amore perfetto della Sacra Famiglia, un Rosario tutte le sere? Tutte le coppie che ho unito in matrimonio potranno testimoniare che la mia raccomandazione è sempre stata questa: pregare insieme.
La preghiera di una famiglia riunita è più gradita a Dio di quella fatta separatamente, perché la famiglia rappresenta l'unità della società. Il cristianesimo è l'unica religione con un carattere familiare, perché ha origine in una Madre e in un Figlio. Se reciterete tutte le sere il santo Rosario in famiglia, la Vergine vi rivelerà il segreto dell'Amore, e forse sussurrerete l'uno all'altro: "Ti amo, ma non secondo la mia volontà, secondo quella di Dio".
Se nel vostro affetto cercate solo l'amore terreno non troverete nulla, ma se attraverso di questo cercate Dio allora avrete tutto, perché lo ripeto, perché ci sia vero amore servono tre persone: lui, lei e Dio. Per amore di Gesù!

Nota di BastaBugie
: chi era l'autore dell'articolo qui sopra sull'amore di Giuseppe e Maria? Scoprilo leggendo il seguente articolo.

SARA' BEATO FULTON SHEEN, IL PIU' CELEBRE TELEPREDICATORE CATTOLICO
Il vescovo espose chiaramente la bellezza della fede cattolica in un'America in piena secolarizzazione (per sua intercessione un bambino nato morto è risuscitato)
di Ermes Dovico
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5830

Fonte: Aleteia, 27 gennaio 2016

4 - LE CONTRADDIZIONI DELLO SCIOPERO DEL CLIMA
Care ragazze, rinunciate agli assorbenti igienici per non inquinare! E voi ragazzi, spegnete l'aria condizionata e andate a scuola a piedi! Avete pensato a cosa dovrete rinunciare in nome della lotta al riscaldamento globale?
Autore: Anna Bono - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-10-2019

Una delle preoccupazioni che suscita la congettura del global warming antropico sono i limiti che esige al benessere umano: se per i paesi sviluppati la "decrescita felice" rappresenta in realtà un arretramento delle condizioni di vita difficile da accettare, per quelli in via di sviluppo significa la rinuncia a superare situazioni disagevoli, e peggio, associate a ingiustizie e discriminazioni diffuse. Ecco un esempio.
Alle donne dei paesi sviluppati si chiede di rinunciare agli assorbenti igienici usa e getta. Nell'arco della vita ogni donna ne usa in media 12.000 che finiscono nell'indifferenziato. Sono fatti di rayon, xantato di cellulosa, polveri super assorbenti derivate dal petrolio, plastica e lattice. Non sono sostenibili. Quindi bisogna trovare un rimedio.
Si tentano già campagne per convincere le donne a usare metodi alternativi: dagli assorbenti lavabili, riciclabili, alle coppette mestruali agli assorbenti bio - piuttosto costosi, però - fino al "flusso istintivo libero" che, si dice, quasi tutte le donne possono imparare a controllare evitando così gli assorbenti oltre ad acquisire una migliore consapevolezza del proprio corpo. In attesa di convincere le donne, gli assorbenti devono essere tassati come beni di lusso.
Se per le donne occidentali il traguardo è "liberarsi" degli assorbenti usa e getta che inquinano, per quelle dei paesi in via di sviluppo il traguardo è invece dotarsene. In Africa, ad esempio, milioni di studentesse non dispongono di assorbenti igienici, le loro famiglie non hanno i mezzi per comprarli o per farlo regolarmente.
Secondo l'Unesco in Africa sub-sahariana una studentessa su dieci non va a scuola nei giorni del ciclo. Alcune perdono così addirittura il 20% della loro istruzione e questo aumenta la probabilità che interrompano gli studi prima di conseguire un diploma.
L'associazione Femme International calcola che in un solo paese dell'Africa orientale, il Kenya, le ragazze perdano complessivamente fino a 500.000 giorni di scuola all'anno per via dei problemi che insorgono durante il ciclo mestruale. Prive di assorbenti, si aggiustano come possono, usando stracci, pezzi di carta, foglie. Ma in quelle condizioni hanno paura ad andare a scuola.
In Uganda il 30% delle ragazze di famiglie povere non se li possono permettere e perciò durante il ciclo non vanno a scuola. Nel resto del continente la situazione è la stessa, con casi ancora peggiori.
Distribuirli gratuitamente è dunque un passo avanti a cui stanno pensando alcuni governi. Lo Zambia è tra questi. Il 3 ottobre il parlamento ha approvato all'unanimità una mozione che prevede la distribuzione di assorbenti igienici nelle scuole. Adesso il governo dovrà trovare i fondi necessari. Inoltre è in esame la richiesta di togliere tasse di importazione e imposta sul valore aggiunto sugli assorbenti.

Nota di BastaBugie: oltre a rinunciare agli assorbenti, per essere coerenti i ragazzi affascinati da Greta dovrebbero sapere a cosa si condannano a rinunciare.
Interessante la risposta che un giornalista di SkyNews Australia - Andrew Bolt - ha scritto sul suo profilo facebook rivolgendosi ai giovani che hanno recentemente manifestato per il clima:
Voi siete la prima generazione che ha preteso l'aria condizionata in ogni sala d'aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere 'trendy'; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.
Ragazzi, prima di protestare, spegnete l'aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fatevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.
Niente di ciò accadrà, perché siete egoisti, mal educati, manipolati da persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile mentre vi trastullate nel lusso occidentale più sfrenato. Svegliatevi, maturate e chiudete la bocca. Informatevi dei fatti prima di protestare.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-10-2019

5 - DAL MITO (DI ROUSSEAU) DEL BUON SELVAGGIO DERIVA L'IMMACOLATA CONCEZIONE DELL'UOMO
Secondo il buonismo bisogna evitare di castigare e di punire... ma essere buoni a tutti i costi significa diventare cattivi e ingiusti
Fonte I Tre Sentieri, 12 ottobre 2019

Per buonismo s'intende quell'atteggiamento secondo cui bisognerebbe evitare di castigare e di punire.
Si sa però che le deformazioni estremizzate della realtà si traducono sempre in una negazione della realtà stessa; così come l'estremizzazione di una cosa buona si traduce sempre nel suo contrario, cioè in una cosa cattiva.
Lo stesso vale per la bontà; infatti il buonismo è il maggior nemico della bontà. Essere buoni a tutti i costi, dimenticando la punizione e la pena, significa diventare cattivi e ingiusti.

IL PERDONO NON ESCLUDE LA PENA
Quando succede qualcosa di tragico, per esempio un pirata della strada che uccide investendo un bambino, oppure un rapinatore che uccide un padre di famiglia, ecc... i giornalisti spesso chiedono ai familiari delle vittime: siete pronti a perdonare? Domanda che nelle intenzioni di chi intervista ha un significato ben preciso: confondere il perdono con la volontà di non infierire, di non pretendere che il colpevole paghi, per la serie: non pretenderai mica che chi è colpevole sconti chissà che cosa...
La dottrina cattolica, invece, ci presenta una differenza importante, la differenza tra perdono e pena.
Il perdono è il perdono; ma questo non esclude la pena, anzi. Il Sacramento della Riconciliazione (la Confessione) assolve il peccatore, ma non toglie totalmente la pena che deve essere scontata in questa vita o, se non basta questa vita, in Purgatorio.
Dunque, Dio stesso, che è amore e giusto giudice, quando perdona e assolve non elimina la pena. Non è cristiano, quindi, confondere perdono con il fatto che il colpevole non debba "pagare"; né tantomeno può essere accusato di essere vendicativo chi pretende che il colpevole sconti la sua pena.

CHIEDIAMOCI: QUAL È L'ORIGINE DEL BUONISMO?
La risposta non è facile. Se ne può però individuare un'origine filosofica. Basterebbe fare riferimento al pensiero di Jean Jacques Rousseau. Questi disse che l'uomo nascerebbe buono e che ciò che lo renderebbe cattivo sarebbero le condizioni sociali, quali un certo tipo di progresso. Pertanto, le cause della cattiveria umana non sarebbero da ricercare nell'uomo e nella sua libertà, quanto in ciò che è al di fuori di lui: società, ambiente, educazione, ecc. Insomma, una vera e propria immacolata concezione dell'uomo. Tra parentesi: questa antropologia è stata fatta propria da tutte le dottrine progressiste e materialiste e quindi anche dal positivismo filosofico. Fu così che nella seconda metà dell'Ottocento (anno 1858) la Vergine apparve a Lourdes (dunque in Francia, patria del positivismo) confermando la solenne definizione della sua Immacolata Concezione, proprio per ricordare che, tranne Lei, ogni uomo nasce con il peccato di origine.
Concezioni come quella di Rousseau e del progressismo danno credito al buonismo, cioè all'illegittimità di condannare, punire e castigare.
Come tutti gli errori anche il buonismo è però destinato a contraddirsi. Di esempi se ne potrebbero fare molti, ma in questa sede facciamo una sola riflessione. Si dice: se l'uomo delinque è a causa della società che lo ha spinto a delinquere, perché è la società ad essere malata, non l'uomo; ma allora - dovremmo chiederci - perché cacciare dalle carceri e rimettere il delinquente nella società se la società è malata?

Nota di BastaBugie: uno dei frutti del buonismo è l'abolizione totale della pena di morte. Da notare che abolita la pena di morte per i delinquenti, resta quella per gli innocenti (ad esempio: aborto dei bambini ed eutanasia degli anziani).
Per approfondimenti sulla pena di morte puoi leggere il nostro dossier con gli articoli che abbiamo pubblicato su questo argomento. Clicca sul link qui sotto.

DOSSIER "PENA DI MORTE"
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_pena_di_morte

APOCALYPTO: L'INCONSISTENZA DEL MITO DEL BUON SELVAGGIO
Se non l'hai ancora visto, ti consigliamo la visione di Apocalypto, lo splendido film di Mel Gibson che fa capire bene quanto sia irrealistico il mito del buon selvaggio. Un film sulla civiltà maia recitato nella lingua dei maia (con sottotitoli in italiano).

FILM "APOCALYPTO" di Mel Gibson
Leggi tutti gli articoli di commento al film:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=17


https://www.youtube.com/watch?v=cerFxuSXcfk

Fonte: I Tre Sentieri, 12 ottobre 2019

6 - LA DIOCESI DI FIRENZE VENDE IL TERRENO PER UNA MOSCHEA... IN NOME DELLA LIBERTA' RELIGIOSA
Eppure non esiste un diritto a professare qualsiasi religione: esiste solo il diritto a professare la religione vera (perché l'errore non ha diritti)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 18/10/2019

I fatti sono questi: l'Arcidiocesi di Firenze è in trattative per vendere a Sesto Fiorentino, 8mila metri quadri di sua proprietà alla comunità islamica locale affinché possa realizzarvi una moschea e un centro culturale islamico.
Il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha dichiarato: "La Chiesa fiorentina con la firma di questo protocollo ha dato concretezza all'affermazione del principio di libertà religiosa promosso soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II e ribadito continuamente dal magistero pontificio." Il cardinale ha aggiunto: La trasformazione delle società occidentali in società multietniche, multiculturali e multi-religiose è un dato di fatto e un futuro che ci attende ineluttabilmente (...) l'unica alternativa alla civiltà dell'incontro è l'inciviltà dello scontro".

DOMANDE INQUIETANTI
Ci chiediamo: ma il cardinale Betori è convinto che ci sia una sola religione vera, quella cattolica oppure ritiene che le diverse religioni e identità culturali siano sullo stesso piano e meritino la stessa considerazione da parte degli uomini? L'avvento di una società multireligiosa e multiculturale è davvero ineluttabile? E se così fosse perché il cardinale Betori non lo deplora?
Il cardinale è convinto che una società multireligiosa sia migliore di una società cattolica? E' convinto che tutte le religioni abbiano un uguale valore? Il cristiano che crede nella Santissima Trinità e il musulmano che la nega, l'ebreo che considera Gesù Cristo un impostore e il cristiano che lo adora come Figlio di Dio della stessa sostanza del Padre, il panteista che assorbe Dio nella natura e il teista, che crede in un Dio che trascende le creature, sono tutti sullo stesso piano? Ma questo non è cattolicesimo, è relativismo.

OVVIE CONCLUSIONI
A nessuno la religione può essere imposta con la forza, perché nessuno può essere costretto a credere, ma non esiste un diritto a professare qualsiasi religione, esiste solo il diritto a professare la religione vera, perché l'errore non ha diritti. Certo esiste la verità ed esistono gli errori, così come esiste il bene ed esiste il male. Ma è giusto, e quindi ha un diritto solo ciò che è vero e non ciò che è falso. Se bene e male, verità ed errore hanno gli stessi diritti, vuol dire che la verità non esiste, tutto è opinione soggettiva, il relativismo trionfa.
Il cardinale Betori con le sue parole non professa la fede cattolica, ma il relativismo. Se volesse essere coerente il cardinale Betori dovrebbe non solo vendere, ma regalare le sue proprietà all'Islam, e non solo all'Islam, ma anche ai buddisti e ai politeisti. [...] Tutto ciò in omaggio al principio della libertà religiosa sancito dal Concilio Vaticano II.

Nota di BastaBugie: l'islamologo di fama internazionale Samir Khalil Samir boccia senza appello la decisione della diocesi di Firenze di vendere all'Ucoii il terreno su cui costruire la moschea. Per leggere l'intervista clicca sul link qui sotto.

MOSCHEA A FIRENZE SU TERRENI DELLA DIOCESI
Quella di Firenze è una delle tappe della conquista, che si attua lentamente, senza che ce ne accorgiamo (e con l'islam non si torna indietro)
di Souad Sbai
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4979

Fonte: Radio Roma Libera, 18/10/2019

7 - IL REGIME CINESE FESTEGGIA I SUCCESSI DEL COMUNISMO... MA DIMENTICA I 40 MILIONI DI MORTI
Xi Jinping elogia i 70 anni della Repubblica popolare senza ricordare, ad esempio, quando Mao disse: ''E' meglio lasciare che metà della popolazione muoia, così che l'altra metà possa mangiare a sazietà''
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 01/10/2019

«Il popolo cinese si è alzato in piedi!». Con queste parole passate alla storia settant'anni fa, l'1 ottobre 1949, Mao Zedong annunciava a Pechino in Piazza Tienanmen la nascita della Repubblica popolare cinese. Per commemorare l'avvento al potere del regime comunista, questa mattina un'enorme parata militare con 15 mila soldati, carri armati e missili balistici sfilerà per viale Chang'an sotto gli occhi di un pubblico scelto dal regime, dell'apparato gerarchico comunista al gran completo e ovviamente del segretario generale del partito comunista, nonché presidente a vita della Cina, Xi Jinping.

IL SOGNO CINESE
Da settimane Xi è impegnato nelle celebrazioni e gira tutto il paese per magnificare i successi del regime, il "sogno cinese", che rimane il suo slogan preferito, e il socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, programma lanciato nel 2012. Ieri, in Piazza Tienanmen, Xi si è inchinato tre volte davanti al mausoleo dove si trova la salma di Mao, mentre pochi giorni fa il presidente si è recato a Xinyang (Henan), prefettura della Cina centrale, per tributare i dovuti onori al mausoleo che ricorda i nomi dei 130 mila combattenti dell'Esercito popolare di liberazione morti durante la guerra civile.
Qui Xi ha esaltato le decine di migliaia di «martiri» rivoluzionari che hanno «conquistato questa terra rossa riscattandola con il proprio sangue». Dobbiamo sempre «ricordarci da dove proviene il potere rosso e commemorare la memoria dei nostri martiri», ha aggiunto. Xi ha poi lodato il fulgido passato della Cina, che prelude a un futuro ancora più prospero, e ricordato i meriti delle riforme del partito comunista nel portare «felicità e successo» alle masse.
Ciò che Xi si è dimenticato di ricordare è che proprio a Xinyang una delle mirabolanti riforme del regime comunista ha causato la morte di un milione di persone. Era l'epoca del Grande balzo in avanti, la folle campagna di modernizzazione comunista dell'economia della Cina imposta da Mao. Dal 1958 al 1962 morirono di fame, o uccisi dai soldati, tra i 30 e i 40 milioni di persone.
Nella regione di Xinyang, un milione di residenti su otto milioni morirono di fame e di abusi. Nel villaggio di Gaodadian, come riporta il New York Times, sono state erette due stele per ricordare i 72 abitanti (su un totale di 120) periti di stenti. I più anziani, sopravvissuti alla strage, ancora ricordano come la gente era ridotta a mangiare l'erba e a sventrare i cuscini per prendere e bollire le bucce di frumento. I più disperati sono arrivati addirittura a mangiare i cadaveri.

IL MEMORIALE DIMENTICATO
Il memoriale, ricoperto di sterpaglie, è stato eretto da Wu Yongkuan, oggi 75enne. Il padre, Wu Dejin, morì nella carestia dopo essere stato denunciato dai funzionari comunisti per aver osato chiedere del cibo per l'intero villaggio. Dopo aver creato il disastro, infatti, il regime accusò i contadini di nascondere il grano. Ancora oggi, gli abitanti del villaggio non accusano Mao per l'immensa strage: «Non è stata colpa sua, i leader non sapevano che la gente moriva di fame». Mao invece sapeva tutto ed è famoso un suo discorso del 25 marzo 1959, nel quale disse: «Quando non c'è abbastanza da mangiare, la gente muore di fame. È meglio lasciare che metà della popolazione muoia, così che l'altra metà possa mangiare a sazietà».
Xi ovviamente non ha visitato il memoriale eretto da Wu Yongkuan. Da anni il presidente cinese mette in guardia i più alti quadri del regime, spiegando che l'Unione Sovietica è crollata quando le autorità hanno permesso alla gente di criticare gli errori del partito comunista. Ecco perché Xi mette a tacere i critici e si guarda bene dal citare l'interminabile lista di errori compiuti dal partito nel governo dalla Cina, come la Rivoluzione culturale (tre milioni di morti) o il massacro di Piazza Tienanmen (10 mila morti) o le alluvioni che hanno colpito l'Henan nel 1975 per il cedimento delle dighe costruite male (26 mila morti).
Xi oggi magnifica i risultati ottenuti dal regime comunista in Cina, omettendo che la crescita economica e l'alleviamento della povertà sono costati decine di milioni di morti. Wu Ye, 51 anni, che ha aiutato il padre a erigere il memoriale per il nonno e gli altri cinesi morti di fame nel villaggio di Gaodadian, ha scoperto quale fosse la reale entità della catastrofe del Grande balzo in avanti solo quando si è trasferito negli Stati Uniti. «Su internet tanti cinesi continuano a dire che è impossibile che siano morte così tante persone. Vorrei potergli dimostrare la verità».
Nella prefettura di Xinyang in pochi hanno fatto caso alla visita di Xi Jinping. La memoria della carestia è ancora troppo forte. «Oggi c'è abbastanza da mangiare», ricorda scoppiando a piangere Chen Xueying, 71 anni. «Ma allora passavano giorni e notti intere senza che si trovasse nulla. Abbiamo sofferto tanto. Sono morti tutti».

Fonte: Tempi, 01/10/2019

8 - LA SOLUZIONE CHE IL SINODO SULL'AMAZZONIA NON DARA' MAI
Torniamo a celebrare le 4 tempora per i ''problemi ecologici'' e le vocazioni (e comunque: l'Amazzonia non è indigena, non è vergine, non è un paradiso e soprattutto... non è il polmone del mondo)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/10/2019

Si fa un gran parlare, in questi giorni di Sinodo, di una maggiore attenzione all'armonia con la creazione, che i popoli indigeni delle foreste amazzoniche avrebbero particolarmente custodito. È probabilmente in questa prospettiva che si sono svolte quelle para-liturgie dal sapore decisamente pagano, ma che - pare - non si sappia bene chi le abbia proposte e quale significato volessero trasmettere. Mentre attendiamo che dalla Sala Stampa vaticana arrivino informazioni chiare e concordi, non possiamo non far notare che il gesto di prostrarsi a terra di fronte a delle statue o davanti ad una pianta, olezzi tanto di idolatria, sia che si tratti della "classica" idolatria" del paganesimo, che della moderna idolatria ecologista.
Fatto sta che l'antico Rito romano prevedeva, all'inizio delle quattro stagioni, tre giorni di digiuno ed astinenza (mercoledì, venerdì e sabato), giorni che prevedevano un formulario della Messa proprio, che viene mantenuto ancora oggi nella Forma Straordinaria del Rito Romano. Dalla Chiesa universale salivano a Dio digiuni e preghiere, per poter ricevere il frutto della terra e la grazia di numerose vocazioni.
L'origine di questi giorni liturgici risale almeno al V secolo, quando li si chiamava con il nome di jejunium primi, quarti, septimi, decimi mensis. In realtà vi sono attestazioni di una pratica precedente, al punto che san Leone Magno non esitava a definirle di "istituzione apostolica".
Secondo alcuni liturgisti si tratterebbe di una versione cristiana di un'osservanza ebraica; secondo altri, di una cristianizzazione delle romane feriae messis, vindemiales, sementivae, che il genio evangelizzatore avrebbe non semplicemente preso e riportato nei riti cristiani, ma purificato della loro paganità ed elevato al culto dell'unico Creatore di tutte le cose.

LA RIFORMA LITURGICA
La riforma liturgica ha poi abolito tali formulari, lasciando libertà ai parroci, come attesta un Benedizionale del 1992, "il mercoledì, il venerdì e il sabato dopo la III domenica di Avvento (Inverno), dopo la III domenica di Quaresima (Primavera), dopo la domenica della SS. Trinità (Estate), dopo la III domenica di settembre (Autunno)" di usare "qualche formulario particolare di preghiera dei fedeli e anche, nelle ferie del Tempo Ordinario, il formulario delle Messe per varie necessità". Si tratta di una minimalizzazione impressionante di una antichissima tradizione liturgica. Risultato? Praticamente nessuno lo fa e quasi nessun fedele sa cosa siano le Quattro Tempora.
In realtà, il passaggio verso la "dimenticanza" è stato più sottile. Secondo quanto riporta Bugnini, il Consilium incaricato di riformare la liturgia avrebbe delegato la celebrazione delle Quattro Tempora alle Conferenze episcopali, perché potessero fissarne i giorni in armonia con le stagioni. E Paolo VI, sempre secondo Bugnini, si era tanto raccomandato che le Conferenze Episcopali fissassero effettivamente tali giorni, dedicandoli anche alla preghiera per ottenere da Dio vocazioni sacerdotali, conformemente alla prassi tradizionale delle Quattro Tempora.
Qualche cosa non deve aver funzionato, se oggi ci ritroviamo in questa situazione.
I giorni delle Quattro Tempora hanno una duplice valenza, oggi più che mai necessaria. Anzitutto, in essi si domanda al Creatore di benedire i frutti della terra che si stanno per raccogliere o della semina che si sta per effettuare; lo si ringrazia della sua Provvidenza e si fa penitenza, perché il nostro peccato non sia la causa dei giusti castighi che ci potrebbero raggiungere attraverso la terra. Nelle menti cristiane non dovrebbe infatti mai cessare il ricordo che la terra fu colpita dalla maledizione a causa del peccato dei nostri Progenitori. Un ricordo che aiuta a capire le cause più profonde della "ribellione" della creazione, anche oggi.
Le Quattro Tempora celebrano dunque la dipendenza dell'uomo dal suo Creatore e la necessità di non violare le leggi che Dio stesso ha posto nella natura, inclusa la natura umana; una dipendenza riconosciuta con gioia e vissuta con senso di fiducioso abbandono. E nel contempo, nella loro dimensione penitenziale, esse nutrono la consapevolezza che ogni sconvolgimento che colpisce la terra ha la sua causa, prossima o remota, nel peccato di noi uomini, e non solo nei "peccati ecologici".

PREGHIERA PER LE VOCAZIONI SACERDOTALI
In secondo luogo, nelle Quattro Tempora si digiuna e si prega per implorare da Dio il dono di numerose e sante vocazioni sacerdotali. Questo significato si è sovrapposto al precedente, a motivo dell'uso della Chiesa di Roma di ordinare i sacerdoti nella veglia del sabato delle Tempora invernali. È così che la Chiesa per secoli ha affrontato il problema della mancanza di vocazioni, pregando il Padrone della messe e digiunando.
Sarà un caso che questo Sinodo - ma il problema non riguarda solo l'Amazzonia - lamenti proprio le due calamità che le Quattro Tempora affrontavano con spirito di fede? Sarà un caso che, abolite le Quattro Tempora, ai "problemi ecologici" e alla mancanza di vocazioni si cerchi di far fronte con soluzioni troppo umane, al limite (e spesso oltre il limite) della fede cattolica?
Lasciateci almeno la libertà di lamentare questi continui cortocircuiti in una gerarchia che sembra non sapere più dove andare: prima si aboliscono di fatto quei riti secolari (si pensi anche alle Rogazioni, anch'esse sparite) che educano il popolo di Dio alla giusta relazione con la creazione e al giusto modo di affrontare i problemi della fame, delle calamità, delle malattie, della carenza di vocazioni; e poi ci si dice che bisogna inventarsi qualcosa per recuperare il rapporto con la Terra e risolvere il problema della mancanza dei sacerdoti.
E non si può tacere che se si pensa di affrontare queste questioni con riti di fertilità e adorazione della "Madre Terra" da una parte, e con la creazione di un clero non continente dall'altra, siamo fuori strada. E non di poco.

Nota di BastaBugie: Marinellys Tremamunno nell'articolo seguente dal titolo "L'Amazzonia non è il polmone verde, né un paradiso" svela i tanti falsi miti sull'Amazzonia. Che non è affatto "vergine". Non è "indigena". Non è "il polmone verde" del mondo. Ed è tutt'altro che un paradiso: viverci è praticamente un inferno.
Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18-10-2019:
Più di 180 vescovi si trovano in Vaticano per partecipare all'Assemblea Speciale del Sinodo per la regione Panamazzonica sul tema "Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale". [...]
Il grande pubblico ha visto bruciare le foreste amazzoniche per tutta la scorsa estate, nonostante i roghi siano presenti ogni anno nella stagione secca, tra luglio e settembre. Eppure, si sono sentiti risuonare ovunque grida d'allarme: dai più noti influencers green fino alla protesta massiva sui social, con tante immagini false e vecchie, sfociate in una grande crisi internazionale discussa perfino tra i Paesi del G7. Ma non è la prima volta che l'Amazzonia è motivo di dibattito e spesso, curiosamente, le persone che si proclamano difensori di quest'immenso territorio non hanno mai messo piede nella regione o semplicemente ci sono stati solo qualche volta da turisti.
In questo contesto, è sempre più difficile distinguere i fatti dalle fake news. Per questo motivo da La Nuova BQ puntiamo la lente di ingrandimento su questo vasto territorio sudamericano, per sfatare ogni mito amazzonico e contribuire a una vera compressione del Sinodo.
1) L'AMAZZONIA NON È SOLO IL BRASILE
L'opinione pubblica internazionale ha segnalato spesso il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro come l'unico piromane distruttore dell'Amazzonia. Falso! Sebbene nell'immaginario comune si tenda ad associare la foresta amazzonica con il Brasile, questo paradiso naturale è talmente vasto da coinvolgere nove paesi sudamericani: Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Guyana Francese, Suriname e il già citato Brasile. Così, mentre tutti puntano il dito contro Bolsonaro, passano inosservati i socialisti Evo Morales (Bolivia) e Nicolas Maduro (Venezuela). Il primo ha legalizzato gli incendi delle zone amazzoniche, provocando un vero ecocidio; il secondo, porta avanti la distruzione dell'"Arco Minero del Orinoco" attraverso il sostegno dell'attività mineraria illegale.
2) L'AMAZZONIA NON È IL POLMONE DEL NOSTRO PIANETA
Nell'Instrumentum Laboris dell'Assemblea speciale del sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica, Papa Francesco cita i bacini dell'Amazzonia e del Congo come il "polmone del pianeta" (cf. LS 38). Ma cosa si intende per "polmone del pianeta"? Se l'implicazione è riferita alla produzione di ossigeno, è sbagliata! La foresta amazzonica produce appena il 6% dell'ossigeno del pianeta, secondo la rivista Science. Informazione che è stata ampiamente confermata da numerosi scienziati, perché nelle foreste antiche come quella amazzonica le piante hanno smesso di crescere e, nel bilancio CO2/O2, tendono a un maggiore consumo di ossigeno e di conseguenza non aiutano all'ossigenazione dell'atmosfera.
3) L'AMAZZONIA NON È VERGINE
Le aree della foresta con una lussureggiante vegetazione sono viste come simboli di ecosistemi vergini e non toccate da mani umane. Tuttavia, gli abitanti hanno selezionato e piantato specie arboree utili per le loro esigenze, cambiando per sempre le caratteristiche della foresta pluviale amazzonica. Quindi, "l'Amazzonia non è così incontaminata e intatta come sembra", ha confermato alla BBC lo scienziato Hans ter Steege, ecologo del Naturalis Biodiversity Center e dell'Università di Amsterdam. Dunque, oggi è noto che gran parte di quella regione è stata densamente popolata e, di conseguenza, sfruttata per millenni, avendo anche trovato tracce di grandi sviluppi culturali in Brasile, Perù e Bolivia.
4) L'AMAZZONIA NON È INDIGENA
Secondo l'Istituto di Ricerca Alexander von Humboldt della Colombia, la regione amazzonica ha attualmente una popolazione di circa 33 milioni di abitanti, di cui soltanto il 10% sono indigeni (tre milioni di persone). Al contrario, l'Instrumentum Laboris presenta un "cammino verso una Chiesa dal volto amazzonico e indigeno". Lo ha evidenziato il cardinale venezuelano Jorge Urosa Savino: "l'Instrumentum Laboris intende presentare l'intera popolazione amazzonica come se fosse indigena. Ma non è così!", ha affermato il prelato sudamericano e ha sottolineato la sua preoccupazione per la descrizione "romantica" del popolo amazzonico. "È una visione antropologica molto ottimista, che ignora le carenze delle culture indigene, che omette i suoi limiti e fallimenti", ha detto.
5) L'AMAZZONIA NON È UN PARADISO
Infatti, "l'Amazzonia non è, tanto meno, un paradiso, ma piuttosto assomiglia a un inferno", ha scritto il giornalista spagnolo Javier Reverte il 29 gennaio 2006, sulla testata El País. "La vita di coloro che abitano le altezze andine, le rive dei fiumi, le popolazioni e le giungle quasi inesplorate non è facile. Malattie, morsi letali di insetti e terrificanti ofidi, lo sfruttamento nel lavoro, i problemi generati dal traffico di droga e dalla miseria endemica fanno sì che l'aspettativa di vita degli esseri umani che abitano in buona parte della regione sia a una media di circa 50 anni e per gli indigeni è di 42 anni… Chi conosce l'Amazzonia sa bene che questa meravigliosa fonte di vita è allo stesso tempo un implacabile generatore di morte".


VIDEO: SINODO SULL'AMAZZONIA

La posta in gioco - Intervento del prof. Roberto de Mattei (5 ottobre 2019)


https://www.youtube.com/watch?v=cchLZo8ts48

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/10/2019

9 - OMELIA XXX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 18,9-14)
Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato
Fonte Il settimanale di Padre Pio

La scorsa domenica abbiamo riflettuto sulla necessità di pregare sempre senza stancarci mai. Ora meditiamo su come dovrà essere la nostra preghiera per risultare particolarmente gradita al Cuore di Gesù. Le letture di oggi ci insegnano che, prima di tutto, la nostra preghiera dovrà essere umile. Il Libro del Siracide afferma con chiarezza: «La preghiera del povero attraversa le nubi né si quieta finché non sia arrivata; non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto» (35,17-18). Per povero si intende l'umile di cuore che ripone la sua speranza non in se stesso ma in Dio.
Oltre a questa povertà di spirito, la prima lettura ci insegna che dobbiamo usare la carità verso il prossimo per trovare la benevolenza di Dio. Il testo, infatti, afferma: «Chi [...] soccorre [la vedova] è accolto con benevolenza, la sua preghiera arriva fino alle nubi» (Sir 35,20). A quei tempi la condizione della vedova, come pure quella dell'orfano, era molto difficile. Per questo motivo, aiutare l'orfano e la vedova era considerato un grande gesto di carità. Queste parole ci insegnano che se vogliamo essere esauditi da Dio, a nostra volta, dobbiamo esaudire la supplica di chi è nel bisogno. Se, al contrario, chiudiamo il nostro cuore di fronte a queste situazioni, come possiamo pretendere di essere ascoltati da Dio?
Si racconta che sant'Anselmo era sempre molto caritatevole verso i poveri e, a chi gli diceva che era fin troppo buono, egli rispondeva: «Ascolto sempre quelli che mi domandano qualcosa, nella speranza che anche Dio esaudisca sempre le mie preghiere».
Ecco dunque un modo molto concreto per migliorare nella nostra preghiera e per essere esauditi facilmente da Dio: essere umili e caritatevoli.
Ma è soprattutto il Vangelo che ci insegna la necessità di essere umili. Il brano di oggi ci presenta la scena di due uomini che andavano a pregare al tempio. Uno era fariseo, l'altro pubblicano. Il fariseo era molto superbo, era pieno di sé, come diremmo noi. Si sentiva perfetto nell'osservanza della legge mosaica e guardava con disprezzo gli altri uomini che, secondo lui, erano ladri, ingiusti e adulteri. Soprattutto disprezzava quel pubblicano che era salito con lui al tempio. I pubblicani erano considerati peccatori della più infima specie. Essi erano scesi a compromesso con l'odiato potere straniero e riscuotevano per esso le tasse, ricorrendo a raggiri e frodi per estorcere denaro a suo favore. Come minimo, si diceva che un pubblicano era un uomo senza onore e senza morale.
Il pubblicano della parabola si sentiva fortemente peccatore di fronte a Dio, rimaneva in fondo al tempio, non osava neppure alzare lo sguardo e ripeteva: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» (Lc 18,13). Ebbene, conclude Gesù: «Questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» (Lc 18,14).
Per essere ascoltati da Dio, la preghiera del pubblicano – «O Dio, abbi pietà di me peccatore» – deve diventare anche la nostra preghiera. Purtroppo lo spirito farisaico è ancora oggi più vivo che mai. Tante volte ci si sente a posto, ci si ritiene dei buoni cristiani per il solo fatto di andare alla Messa di domenica e di fare un po' di volontariato. Ma non ci si accorge, o meglio, non ci si vuole accorgere, dei molti peccati che gravano sulla nostra coscienza. Non si pensa che, agli occhi di Dio, buon cristiano è colui che riconosce le proprie colpe e le confessa con dolore. Senza questa umiltà nulla piace a Dio.
Chiediamo alla Vergine Maria, l'umile Ancella del Signore, che ci doni questa disposizione interiore così importante. Preghiamola che ci stia sempre vicina e che non ci lasci neppure un istante. Con il suo aiuto riusciremo ad essere dei buoni cristiani.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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