BastaBugie n°636 del 30 ottobre 2019

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1 LILLI GRUBER VORREBBE I MASCHI MENO MASCHI
Devo darle una notizia: lei non parla a nome delle donne... perché la maggioranza di noi vuole uomini veri, virili, diversi da noi, capaci di dare la vita per le loro donne (cioè noi) e per i loro figli (cioè i nostri)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
2 AL DITTATORE BUONO (E CATTOLICO) FRANCISCO FRANCO RIESUMATO IL CORPO PER SPREGIO
Il governo socialista fa una macabra mossa elettorale... e i vescovi spagnoli tacciono dimenticando che fu lui a salvarli (eppure il papa San Giovanni XXIII disse: ''Franco fa leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico, che cosa gli si può chiedere di più?'')
Autore: Gabriel Ariza - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 L'INGANNO DELLA ''PATERNITA' RESPONSABILE''
Il Matrimonio serve a fare figli (la mamma con tanti figli realizza le sue più profonde aspirazioni... è quindi falso pensare che si realizzi come lavoratrice, laureata, dottore, donna in carriera e, solo alla fine, mamma)
Autore: Isacco Tacconi - Fonte: Radio Spada
4 COME INIZIARE DA SUBITO L'OPZIONE BENEDETTO NELLA PROPRIA FAMIGLIA
Nessuno deve essere esentato dai lavori domestici (i figli vanno abituati gradualmente ai loro compiti senza accampare la scusa dello studio)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Il Timone
5 FEMMINISTE PRO ABORTO DANNO FUOCO ALLA CATTEDRALE DI CITTA' DEL MESSICO
Il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre svela che sono 300 milioni i cristiani che nel mondo patiscono forme di persecuzione, discriminazione e limitazione della libertà religiosa (VIDEO: La furia delle femministe)
Autore: Anna Bono - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 IL PARADOSSO DELLA POLITICA ITALIANA
Quando il comunismo è stato sconfitto dalla storia, in Italia i (post) comunisti hanno preso il potere
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
7 LO SPETTRO DELLA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA
Se ne discute alla Camera: previsti il carcere (1 anno e 6 mesi) o multe fino a 6000 euro... intanto in Canada è stato condannato un padre che si è rivolto chiamandola con il suo nome a sua figlia 14enne (che si sente un maschio ed ha scelto un nuovo nome)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
8 I MIGLIORI SETTE LIBRI DEL 2019
Il codice Wahhabi, Il complesso occidentale, Vi dichiaro celibi e casti, Il Sessantotto, ecc. (VIDEO: Tommaso Scandroglio presenta il Dizionario dei luoghi comuni)
Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA TUTTI I SANTI - ANNO C (Mt 5,1-12a)
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
10 OMELIA XXXI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 19,1-10)
Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LILLI GRUBER VORREBBE I MASCHI MENO MASCHI
Devo darle una notizia: lei non parla a nome delle donne... perché la maggioranza di noi vuole uomini veri, virili, diversi da noi, capaci di dare la vita per le loro donne (cioè noi) e per i loro figli (cioè i nostri)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 29/10/2019

La Gruber parla per se stessa, [...] pensando di dar voce a un'esigenza di tutte o almeno della maggioranza delle donne, ma io devo darle una notizia. Le donne che conosco io non vogliono uomini con meno testosterone, ne vogliono di più. Vogliono uomini veri, virili, diversi da loro, capaci di dare la vita per le loro donne e per i loro figli.
Innanzitutto la minore empatia degli uomini è una loro caratteristica provvidenziale. Serve per esempio ai padri a fare i padri, perché entrano meno in risonanza con le reazioni dei figli. I padri devono, dovrebbero - ma essendo troppo empatici non sono più capaci di farlo - mettere le regole e tenere il punto, senza lasciarsi intenerire dalle emozioni dei figli. Ovviamente sto parlando di padri ragionevoli e intelligenti, che amano davvero, non di padri padroni, stiamo parlando insomma di situazioni non patologiche. La minore empatia dei maschi è anche un servizio a noi donne, ci aiuta a mantenere le cose nei giusti confini, a non essere vittime delle emozioni come a volte ci capita, mentre la maggiore empatia femminile aiuta il cuore del compagno a essere più misericordioso. Quanto alla diplomazia, lo stesso: se ci sono uomini capaci di risultati andando dritti alla meta, non ce ne importa molto della forma. Ovviamente poco sotto la Gruber parla malissimo del cattivo per eccellenza, Trump, dei suoi modi orribili volgari e sessisti, ma intanto è il presidente americano meno guerrafondaio della storia recente, e il signorino Obama, che si è preso pure un ridicolo Nobel per la pace, ha avuto una politica estera molto più aggressiva da un punto di vista militare.
Infine la pazienza: la Gruber immagino non frequenti per esempio scuole, parchi, luoghi in cui girano bambini, ma io sì, e posso dire che i padri di oggi non sono minimamente paragonabili a quelli delle generazioni precedenti, e di pazienza ne hanno fin troppa. Permettono a questa generazione comportamenti in assenza totale di regole che non si spiegano se non con la drammatica assenza del padre dalla nostra società. Siamo in una società femminilizzata e permissiva - non si boccia a scuola, si mette in discussione l'autorità dei prof, si permettono uscite e orari e utilizzo della tecnologia senza freni: i padri di oggi hanno pazienza in quantità industriali, e se ne avessero meno sarebbe proprio un bel regalo per tutti

LE DONNE SONO PIÙ BRAVE?
Ovviamente il passo successivo per la Gruber in questo ragionamento è che le donne sì che sono migliori, loro sì che sarebbero brave: "tasse, disoccupazione, fuga dei talenti, mancanza di servizi, disuguaglianze, scuole e ponti che crollano, il territorio che si disgrega. La battaglia per il potere alle donne va di pari passo con la battaglia per la sopravvivenza del pianeta".
Punto primo: che le donne siano più brave è tutto da dimostrare, ci sono donne brave e donne no (Roma non è mai stata così sporca e disastrata come da quando ha un sindaco donna), esattamente come per gli uomini. Se un uomo avesse scritto un libro al contrario, per dire che gli uomini sono tutti bravi e le donne no sarebbe stato appeso al pennone più alto della nave. Invece contro gli uomini si possono dire le peggiori cattiverie, e le più ritrite banalità. Anche contro i fatti, che, come diceva sempre Caffarra, sono testardi, e continuano a esistere anche se noi non siamo d'accordo; infatti, pensa, l'America è in ripresa economica, nonostante la Gruber scriva di Trump "Come si può pensare di affidare il Paese a un uomo che ha detto una cosa simile? Come minimo, maltratterà le donne e i cittadini. L'incontinenza in generale, verbale o sessuale, non può non portare a mala gestione del potere e di tutto il resto".
Per combattere la realtà, però, è abbastanza utile presentare i dati in un modo diciamo orientato ideologicamente, e quindi serve sempre rispolverare i vecchi cavalli di battaglia, come l'accesso al potere più difficile per le donne, o la disparità di stipendi. Ovviamente non esiste nessun contratto collettivo che preveda stipendi più bassi per le donne a parità di lavoro, scatterebbe subito una denuncia e i titoloni dei giornali per mesi.
Nella realtà - questa testarda sconosciuta - esistono invece donne che non sono disposte a contrattare una presenza smisurata sul posto di lavoro in cambio di più soldi, e invece piuttosto pagherebbero per avere più tempo per stare con i propri figli (altro che obbligo di portarli all'asilo nido, come prospetta Renzi!).
Do a entrambi questa notizia: moltissime, moltissime donne desiderano stare con i propri figli piccoli, e sarebbero pronte a pagare pur di farlo, e invece sono costrette dalla necessità economica a separarsene precocemente. Della libertà di queste donne non si occupa nessuno, la loro libertà è meno sacra di quella delle donne che vogliono tornare al lavoro, per non parlare di quella, sacrissima, di quelle che vogliono abortire. Insomma, sei libera di non essere madre, o di esserlo a tempo ridotto o ridottissimo, ma se desideri fare la mamma a tempo pieno sono cavoli tuoi.

LE DONNE CHE NON VANNO IN TV
Non sto dicendo quale sia il modo migliore di essere mamma, ognuna ha i suoi equilibri, dico solo che se una donna desidera stare con i figli molto spesso questo le è negato. Non parliamo poi delle donne nel grembo della mamma, quelle piccolissime donne non hanno nessun diritto.
Le donne che conosco io non sono probabilmente importanti come quelle che popolano il salotto della Gruber, però sono donne normali e sono sicuramente moltissime, moltissime di più, e hanno altri problemi: non vogliono più potere, ma più libertà di conciliare e tempo per sé e più figli e più uomini veri, e sono stanche di essere difese solo da un certo tipo di femministe, o da donne di potere che non conoscono la realtà, che tra una riunione di lavoro e i compiti di un figlio che fa fatica a scuola non ci mettono un secondo a scegliere il lavoro.
La maggioranza delle donne normali - in senso statistico, cioè quelle in numero maggiore - ha piacere di seguire i figli, di stare del tempo con loro, ha problemi di parcheggio davanti allo studio della pediatra e di sovrapposizioni dei saggi di fine anno, e di arrivare in tempo al supermercato prima che chiuda perché il capo ha messo una riunione alle sei di sera, e con il traffico della città (governata da una donna) ci vuole un'ora e quaranta a fare cinque chilometri; la maggioranza delle donne quando diventa madre scopre che il mondo si cambia un figlio alla volta, e vorrebbe continuare a dare il suo contributo femminile al mondo del lavoro, ma senza far soffrire i suoi figli, perché lei sì che ha empatia, e i figli, anche in questo i fatti sono testardi, li fanno sempre e solo le donne.

IL BELLO DI ESSERE DONNA
Devo dire che nell'intervista un passaggio apprezzabile su questo c'è: "Da loro dobbiamo imparare, cambiando gli orari della giornata lavorativa. La vita migliora per tutti se si adottano modalità femminili nella gestione del tempo e del potere". Ma subito con una precisazione, troppa realtà rischia di dare alla testa: "Non credo nelle teorie della differenza, ma nell'abitudine concreta alla organizzazione e gestione sì". Le donne, invece, sono differenti dagli uomini, e non solo la cosa è da accettare, ma è anche una benedizione, è l'origine della vita, ed è una trovata fantastica. Nella differenza fai un incontro.
La donna ha un genio speciale nella relazione, come insegnano Edith Stein e Giovanni Paolo II, tra i tanti. Infatti persino la Gruber lo riconosce: "Se poi si pensa alle guerre, le donne sono le prime vittime ma anche le prime a trovare soluzioni per gestire le conseguenze dei conflitti, la mancanza di cibo, acqua, elettricità e le prime a ricostruire e rimettere insieme i cocci".
È che la donna è chiamata a custodire la vita quando è più debole, e questo è perché è programmata per essere mamma, una cosa enorme, gigantesca. Che poi possa anche guidare governi, aerei, trasmissioni televisive o multinazionali, è ovvio, ma è davvero una quisquilia in confronto al dono di mettere al mondo un essere umano. Metterlo al mondo infinite volte, non solo al momento del parto, aiutandolo a stare nella realtà, a rifornirsi di scorte di affetto, di certezze, di senso, e questo avviene solo in una relazione costruita nel tempo. Proprio quello che vogliono togliere alle donne.

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 29/10/2019

2 - AL DITTATORE BUONO (E CATTOLICO) FRANCISCO FRANCO RIESUMATO IL CORPO PER SPREGIO
Il governo socialista fa una macabra mossa elettorale... e i vescovi spagnoli tacciono dimenticando che fu lui a salvarli (eppure il papa San Giovanni XXIII disse: ''Franco fa leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico, che cosa gli si può chiedere di più?'')
Autore: Gabriel Ariza - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-10-2019

Che un governo socialista in funzione faccia di tutto per dissotterrare un cadavere che giace da 44 anni nella sua tomba in vista delle elezioni è macabro. E senza dubbio in Spagna il presidente del governo Pedro Sanchez sa che l'esumazione di Francisco Franco, il dittatore che fu capo di Stato prima della restaurazione della democrazia in Spagna, è per l'ideologia che rappresenta, una vittoria postuma e simbolica: 22 telecamere al Valle de Los Caidos, una unità mobile, 3 troupe televisive a Mingorrubio, dove dovrà essere inumato, e la diretta di tutti i dettagli da tutti gli angoli per diverse ore.
Però questo gesto rappresenta molte altre cose a cominciare dalla pretesa di questa riconciliazione tra gli spagnoli tra le 2 Spagne che si scontrarono nella nostra ultima guerra civile sulla quale si basava il regime democratico nato nel 1978 e per proseguire con, fatto non minore, la l'invasione della Guardia Civìl nell'abbazia benedettina e nella chiesa annessa dove riposavano i resti mortali di Franco: questo porta alla memoria quello che fu il più grande massacro ecclesiastico che l'Europa abbia mai conosciuto, con almeno 7.000 preti assassinati, un numero incalcolabile di fedeli, centinaia di chiese, conventi e monasteri dati alle fiamme fino alle fondamenta, immagini sacre e tombe profanate e le più spaventose bestemmie pubbliche. È questo - solo in parte - quello che rende così inescusabile e codardo il silenzio della Chiesa spagnola.
Franco non fu un dittatore nato. Non fu mai un politico affascinante, né un militare con ambizioni politiche. Di fatto, grazie al suo enorme prestigio militare, fu richiesto in varie occasioni precedenti per partecipare a tentativi di colpo di stato e si negò sempre, adducendo che aveva prestato giuramento di lealtà alla Repubblica.  E neppure si intestò la rivolta che scatenò la guerra civile, ma solo la morte del leader, il generale Mola, fu scelto per guidare le truppe della nazione.

L'UNDICESIMA SANTA CROCIATA
Franco si sentì liberato dal suo giuramento solo quando la Repubblica fu ridotta al caos nel quale una parte della Spagna si dedicava a liquidare fisicamente l'altra parte. La rivolta era in definitiva la reazione di una parte di popolazione che non voleva morire. E, come fervente cattolico, Franco non poteva assistere impassibile alla distruzione della chiesa in Spagna. D'altra parte, così è esattamente come la Chiesa universale lo ha visto. Pio XII ha riconosciuto «il difficile compito di restaurare i diritti di Dio e della religione. Il popolo spagnolo si è alzato deciso a difesa degli ideali della fede e della civiltà cristiana", disse Papa Pacelli, quando  chiamò l'alzamiento "Santa crociata", l'undicesima.
E non fu l'unico pontefice ad elogiare Franco, che fu insignito del Supremo ordine di Cristo, la massima onorificenza vaticana. Così il successore di Pio XII, il recentemente canonizzato Giovanni XXIII dirà: «Franco fa leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico, che cosa gli si può chiedere di più?». E Paolo VI, il quale e ebbe gravi attriti con il regime, nonostante questo, dichiarò che "Franco ha fatto molto bene alla Spagna e l'ha preparata per uno sviluppo straordinario in una epoca di pace. Franco merita un congedo glorioso e un ricordo pieno di gratitudine».
Ma soprattutto come attesta il testamento, Franco è stato un fervente cattolico non era affatto un opportunista della fede, bensì un fedele che poneva la sua fede al centro della vita.
Queste sono le prime parole del testamento che lasciò a tutti gli spagnoli, singolare per un qualunque dittatore del XX secolo: "All'arrivo dell'ora per me in cui rendere la vita all'Altissimo e comparire davanti al suo inappellabile giudizio chiedo a Dio che mi accolga benigno alla sua presenza, perché ho vissuto e sono morto cattolico. Nel nome di Cristo mi onoro e è sempre stata mia volontà costante essere figlio della Chiesa nel cui seno vado a morire". [...]
Franco ha cercato in ogni momento di applicare al governo di Spagna in tutta la sua completezza la dottrina sociale della Chiesa, introducendo prestazioni sociali e diritti del lavoro sconosciuti fino ad allora nella legislazione spagnola, incluso la Repubblica, la maggior parte delle quali sono tuttora in vigore. [...]

IL PECCATO DI INGRATITUDINE DEI VESCOVI DI OGGI
Non un solo vescovo spagnolo ha alzato la voce contro gli affronti che non solo hanno attentato ai diritti della famiglia del defunto, ma contro la libertà religiosa della Chiesa in Spagna. Un'altra volta.
Solo il priore dell'abbazia del Valle, Santiago Cantera, ha osato sfidare tutti i poteri dello Stato e l'opinione comune in difesa dei diritti della Chiesa e della famiglia, senza contare su alcun appoggio dei suoi fratelli nella gerarchia, i quali al contrario, hanno dato il loro via libera alla esumazione.
Però se anche trascurassimo questa codardia, è completamente inammissibile quello che è accaduto e che può convertirsi in un terribile precedente per la Chiesa spagnola. Nonostante il rifiuto del priore ad esempio, la Guardia Civìl è entrata armata nell'abbazia e nella chiesa senza un ordine giudiziario. Come può tacere la Conferenza episcopale spagnola a un assalto del genere? Che legittimità le rimane se neppure protesta davanti alla perquisizione da parte dell'autorità civile di uno spazio di culto col Santissimo presente?
La conferenza episcopale spagnola si è trasformata da molto tempo in una burocrazia più interessata a mantenere una sempre minor quota di potere, piuttosto che a rappresentare il messaggio evangelico o almeno a difendere i diritti della fede di fronte alla volontà del principe. Le sue lotte sono tutto sommato delle briciole con le quali i governi che si succedono la tengono addomesticata e docile: l'insegnamento della religione, l'esenzione del pagamento dell'IBI, la decima nella dichiarazione dei redditi. Questo insieme di prebende sono a volte il bastone e la carota che converte l'episcopato spagnolo in una blanda e timorosa macchina di consenso politico.
Chiunque conosca minimamente la storia della Spagna può testimoniare che questo silenzio con il quale i vescovi credono di comprare la conservazione dei loro privilegi, è in realtà un passo fatale. Il nostro Paese ha una tortuosa relazione con il clero. Infatti, dello spagnolo si dice che "va sempre dietro al prete: o con una candela o con un bastone". La Sinistra spagnola ha l'anticristianesimo nel suo DNA e l'ha già testato nel sangue con questo assalto impunito è incontestabile. Si sbagliano quelli che pensano che questa profanazione sia la fine. È solo il principio di qualcosa di molto peggiore.
(Traduzione di Andrea Zambrano)

Nota di BastaBugie: sui martiri e più in generale sulla Guerra di Spagna consigliamo l'approfondimento dei seguenti film

L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR (1940)
La gloriosa resistenza del comandante Moscardò e del presidio militare di Toledo
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40

UN DIOS PROHIBIDO (2013)
La gloriosa testimonianza di fede dei 51 frati barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42

VIDEO: I MARTIRI SPAGNOLI, VITTIME INNOCENTI DELLA FURIA ANTICATTOLICA
Cosa è successo davvero dal 1936 al 1939? Lo spiega magistralmente il prof. Giovanni Formicola nella seguente conferenza.


https://www.youtube.com/watch?v=_ggkYLq74T8

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-10-2019

3 - L'INGANNO DELLA ''PATERNITA' RESPONSABILE''
Il Matrimonio serve a fare figli (la mamma con tanti figli realizza le sue più profonde aspirazioni... è quindi falso pensare che si realizzi come lavoratrice, laureata, dottore, donna in carriera e, solo alla fine, mamma)
Autore: Isacco Tacconi - Fonte: Radio Spada, 22 Gennaio 2015

"Crescete e moltiplicatevi" questo è il primo comando che Dio Padre rivolge all'uomo e la donna subito dopo averli creati. Non ha detto loro: "Ecco, vi ho unito in matrimonio, ora fate delle belle esperienze insieme, godetevi la vita di coppia, amatevi appassionatamente e, se ve la sentite, dopo attenta valutazione, fate figli con «responsabilità» e parsimonia". No, il Padre Eterno ha comandato espressamente e semplicemente: "moltiplicatevi, popolate la terra e soggiogatela". Avrebbe avuto un bel da fare il nostro progenitore Adamo se avesse dovuto soggiogare la terra con 1,2 figli. Non solo, la Sacra Scrittura ci dice espressamente che Adamo chiamò la donna "Eva", perché ella è la «madre di tutti i viventi». La donna quindi è madre per essenza; ella è madre dei "viventi", cioè porta in sé il dono della vita. La donna è custode e "matrice" della vita, questa è la sua vocazione naturale e più alta. Non è prima lavoratrice, laureata, donna in carriera, dottore e poi, infine, mamma. No, la donna è madre prima di tutto e soprattutto, è scritto in ogni fibra del suo DNA, e soltanto corrispondendo e amando la natura che il Creatore ha stabilito per lei, realizzerà le sue più profonde aspirazioni di gioia e di amore. La sua capacità e, soprattutto, la sua generosità nel mettere al mondo i figli, rispetta la verità della sua natura più intima e profonda: la maternità.
In questo senso la cosiddetta "paternità responsabile", entrata nel lessico e nelle coscienze dei fedeli cattolici dal Concilio Vaticano II in poi, e del tutto sconosciuta alla Chiesa di sempre, inquina e stronca ogni slancio di generosità, di umile e amorevole obbedienza a quello che è il disegno di Dio sul Matrimonio e la Famiglia. Tale paternità responsabile è ormai sinonimo di freddo calcolo e di pianificazione umana che rivela la mania d'onnipotenza che prevale nell'uomo contemporaneo, incapace di sacrificio perché privo di fede. L'adozione dei metodi naturali (Billings, Ogino-Knaus, sintotermico, naprotecnologia ecc.), divenuti a tutti gli effetti, come si preconizzava 40 anni fa, il "contraccettivo dei cattolici", priva il Matrimonio di quella bellezza e di quella semplicità data dalla fede serena e sicura che Dio è Padre sapiente e provvidente. Molti oggi utilizzano i metodi naturali con la scusa della loro liceità e della loro "naturalità" per fare slalom fra le occasioni di fecondazione dell'ovulo. Le scuse poi addotte sono le più disparate (e sempre le stesse): la fatica, la precarietà economica, la fragilità emotiva e psichica o l'impossibilità di garantire loro un'educazione uguale per tutti e così via. In tal modo si alimentano le cattive inclinazioni e si raffredda la carità. A tal proposito dice Pio XII: "Il numero dei figli non impedisce la loro egregia e perfetta educazione; che il numero, in questa materia, non torna a discapito della qualità, sia in rapporto ai valori fisici che a quelli spirituali" (Discorso alle famiglie numerose). L'esempio dei santi d'altronde dovrebbe spronarci ad avere maggior fede e coraggio. [...]

ACCETTARE I FIGLI CHE DIO VUOLE DONARE
Il problema di fondo di questo approccio sta nell'aver trasformato in puro calcolo l'atto coniugale, privandolo di quella naturale purezza disinteressata che spinge l'uomo ad unirsi alla moglie mettendosi nelle mani di Dio, Padrone e Signore della vita. Tutto sta nell'intenzione e nella disposizione d'animo: il figlio non è un oggetto né da rifiutare né da pretendere a tutti i costi, quasi che attraverso i calcoli medico-biologici possa automaticamente e meccanicamente prodursi a comando. "Tutto in questa materia dipende dall'intenzione... se manca il sincero proposito di lasciare al Creatore di compiere la Sua opera, l'egoismo umano saprà sempre trovare nuovi sofismi ed espedienti per far tacere, se possibile, la coscienza e perpetuare gli abusi" (Pio XII, Discorso alle famiglie numerose). [...]
Vediamo anche come la società contemporanea veda il trionfo della sessualità corrotta e sterile, slegata dalla sua finalità procreativa e perciò stesso profondamente stravolta e adulterata. Di recente un professore cattolico di grande fede ha giustamente dichiarato: "Tutti i rapporti sessuali oggi sono, per così dire, "omosessuali", anche quelli che materialmente sono compiuti da un uomo e una donna, perché? Perché sono sterili, morti, snaturati, sovvertiti dall'egoismo e dalla brama di piacere che ostacola e rifiuta l'unico frutto onesto della sessualità: i figli". In definitiva, è l'egoismo che sta alla base dell'incapacità di accogliere tutti i figli che Dio manda, e non che l'uomo e la donna stabiliscono di comune accordo, pianificando, calcolando, centellinando, soppesando. Fare figli significa dare la vita per amore di Dio, non per un proprio torna conto, significa rispondere con prontezza a ciò che Dio comanda e vuole dalle famiglie. Questa è la strada della loro santificazione, non ce n'è altra.  
L'accoglienza della vita e il sacrificarsi per l'allevamento e l'educazione cattolica dei figli è la cosa più bella e santa che un uomo e una donna, lecitamente uniti in Matrimonio, possano compiere nella propria vita. Molto più alto e perfetto di qualsiasi studio o impiego che nel mondo si possa svolgere anche in favore dell'apostolato. E la ragione di ciò risiede nel riprodurre gli attributi divini su questa terra, giacché l'essere padre e madre equivale ad imitare l'opera di Dio che crea e provvede alle sue creature. [...]

IL VALORE DELLA TESTIMONIANZA DELLE FAMIGLIE NUMEROSE
Dice Pio XI: "I genitori cristiani intendano inoltre che sono destinati non solo a propagare e conservare in terra il genere umano; anzi non solo ad educare comunque dei cultori del vero Dio, ma a procurare prole alla Chiesa di Cristo, a procreare concittadini dei Santi e familiari di Dio" (Casti Connubii). Il Papa, qui sta ricordando, insieme alla perenne Tradizione della Chiesa, il compito altissimo e inestimabile che viene affidato agli sposi cristiani e che essi si assumono liberamente nel momento in cui contraggono Matrimonio: popolare il Cielo di Santi.
"Ora il valore della testimonianza dei genitori di famiglie numerose non solo consiste nel rigettare senza ambagi e con la forza dei fatti ogni compromesso intenzionale tra la legge di Dio e l'egoismo dell'uomo, ma nella prontezza ad accettare, con gioia e riconoscenza gli inestimabili doni di Dio, che sono i figli, e nel numero che a Lui piace" (Pio XII, Discorso alle famiglie numerose). Quanto dovremmo ricordare a noi stessi, che la vita e la morte non sono in nostro potere, che non stabiliamo noi se e quanti figli avremo, anche se apparentemente potremmo essere fecondi e prevediamo di averne molti, riservando a noi stessi il tempo e la modalità di metterli al mondo. E che dire invece di coloro che pur desiderandone ardentemente non gli vengono concessi dal Cielo per chissà quale bene maggiore? Ma, come dice Pio XII, la disposizione umile e prontamente generosa a fare "tutto quello che Egli ci dirà" stabilisce già un terreno fertile perché Dio mandi la sua benedizione e la sua provvidenza.
"Le famiglie numerose... sono la garanzia della sanità di un popolo, fisica e morale. Nei focolari, dove è sempre una culla che vagisce, fioriscono spontaneamente le virtù, mentre esula il vizio, quasi scacciato dalla fanciullezza, che ivi si rinnova come soffio fresco e risanatore di primavera... Le famiglie numerose sono le aiuole più splendide del giardino della Chiesa, nelle quali, come su terreno favorevole, fiorisce la letizia e matura la santità" (Pio XII).

Fonte: Radio Spada, 22 Gennaio 2015

4 - COME INIZIARE DA SUBITO L'OPZIONE BENEDETTO NELLA PROPRIA FAMIGLIA
Nessuno deve essere esentato dai lavori domestici (i figli vanno abituati gradualmente ai loro compiti senza accampare la scusa dello studio)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Il Timone, marzo 2019 (n. 182)

È evidente che nella Regola di san Benedetto il primato spetti alla vita di preghiera, all'opus Dei, che è l'espressione precipua dell'amore a Cristo. Nel contempo, il grande Patriarca ha ben presente l'esortazione di san Paolo: «Sapete bene come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi» (2Tess. 3, 7-8). E poco dopo, l'Apostolo pronuncia la famosa esortazione: «Chi non vuol lavorare, neppure mangi!» (2Tess. 3, 10). Nelle Istituzioni cenobitiche, San Giovanni Cassiano, fonte primaria di San Benedetto, dedica il libro decimo (Lo spirito dell'Accidia) a commentare questi passi paolini, delineando l'utilità dell'attività lavorativa: guadagnarsi di che vivere, per non essere di peso ad alcuno, correggere i vizi, particolarmente l'ozio e l'impazienza, esercitare la carità fraterna, soccorrendo con il proprio lavoro gli indigenti. Questi sono i preziosi frutti del lavoro, che anche san Benedetto riconosce, purché il lavoro venga esercitato con ordine e precisione, senza affanni e, soprattutto, senza detrimento della preghiera.
Per questo, San Benedetto regola nel capitolo 48 l'alternanza della preghiera e del lavoro, chiarendo fin dall'inizio che «l'ozio è nemico dell'anima. Perciò i fratelli devono dedicarsi in tempi determinati al lavoro manuale e in altre ore, pure ben fissate, alla lettura divina» (cap. XLVIII, 1). Ozio e frenesia sono i due grandi mali che la Regola vuole curare, allora come oggi: l'accidia infatti, come già insegnava Evagrio, si esprime sia con l'indolenza, ma anche con il buttarsi a capofitto nel fare tante cose, senza dare spazio alla preghiera e alla   riflessione.

METTERE ORDINE
Chi voglia vivere l'"opzione Benedetto" non può dunque escludere questa progressiva e costante regolazione delle proprie giornate: progressiva, perché certamente non possiamo cambiare tutto dalla sera alla mattina, specie se viviamo in famiglia; ma anche costante, perché non dobbiamo darci l'alibi che il nostro tempo, la nostra particolare condizione, etc., ci rendano esenti dal mettere ordine. L'alternanza equilibrata di preghiera, lavoro, lettura e riposo richiede disciplina ed anche estrema onestà.
Dobbiamo iniziare a porci con franchezza un po' di domande:
- È così necessario navigare tanto tempo in internet, senza scopi ben precisi?
- Quanto tempo e quanta attenzione perdiamo nello stare sempre con lo smartphone a portata di mano?
- Girovagare per supermercati e outlet, giusto per dare un'occhiata, è il modo migliore per rinfrancare lo spirito e ripartire con i propri doveri?
Può essere utile tener presente l'esempio che San Giovanni Cassiano riporta dell'abate Paolo (cf. Ist. X, 24): questo abate viveva esclusivamente dei frutti delle palme e di quanto ricavava da un orticello. Dunque non aveva bisogno per sé di lavorare più di quanto facesse. Eppure si obbligava ad un certo lavoro quotidiano «per la sola purificazione del cuore, per la salvaguardia dei suoi pensieri, per la permanenza duratura nella sua cella e per la sconfitta vittoriosa della stessa accidia». Il messaggio è chiaro: il lavoro ordinato è un grande antidoto al girovagare dei nostri pensieri, nei quali immancabilmente si inserisce il tentatore, che ci portano lontani dalla concreta volontà di Dio; è infatti tipico dell'accidia farci desiderare di essere altrove da dove si è, fare altro da quanto si deve fare, essere in un'altra situazione piuttosto che quella nella quale dobbiamo vivere.

PER SERVIZIO E CON UMILTÀ
Ma quale lavoro? Certamente ciascuno di noi ha (o si spera abbia) un lavoro retribuito, nel quale le ore di lavoro sono già determinate. San Benedetto ci chiede di vivere il lavoro professionale con dedizione, per il bene nostro e altrui, guadagnando il necessario per vivere e ricordandosi di sovvenire alle necessità di chi si trova nel bisogno, come esorta ancora una volta san Paolo: «In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli» (Atti 20, 45). Dunque, lavorare con spirito di servizio, non generico, ma mettendosi davanti agli occhi sempre i beneficiari del proprio lavoro: la famiglia, i confratelli, quell'amico in difficoltà, quella comunità religiosa da sostenere, e così via.
A ciò si devono aggiungere altre disposizioni interiori. La prima di tutte è l'umiltà. San Benedetto raccomanda ai fratelli che hanno delle abilità, di esercitarle cum omni humilitate (LVII, 1), senza arroganza, spirito di prevaricazione, disprezzo del prossimo. E fuggendo l'avarizia e la disonestà come la peste.

CI SONO ANCHE I LAVORI DI CASA
Ma San Benedetto dedica grande attenzione anche al lavoro domestico. Nel capitolo 35 descrive con chiarezza cosa spetti ai settimanari di cucina; nel monastero infatti tutti i monaci, con turni di una settimana ciascuno, debbono dedicarsi alla cucina e alla preparazione del refettorio, perché, secondo il grande Patriarca, questo è il modo migliore per servirsi reciprocamente e guadagnare «una maggior ricompensa e un maggior merito di carità» (cap. XXXV, 1-2).
Possiamo trarre delle indicazioni concrete per le nostre famiglie.
Se abbiamo capito il valore del lavoro, secondo lo spirito dell'apostolo Paolo e di san Benedetto, allora comprendiamo anche quanto sia importante che in casa ciascuno faccia la propria parte. E la faccia bene. Mi è capitato non di rado di sentire, soprattutto dalla bocca di mamme generose, che i figli in fondo hanno già il loro lavoro, cioè lo studio; e così anche il marito.
Dunque è bene esentarli dai lavori in casa. Nulla di più sbagliato.
Se il lavoro è un bene (non assoluto), ed anche il lavoro manuale e domestico, allora esentare qualcuno dal compierlo non è fargli un buon servizio. Ed in effetti, quando in casa pensa a tutto la mamma o la tata, i segni dell'accidia si fanno più evidenti, sia perché subentrano le classiche "occupazioni" oziose (telefonate lunghissime, infiniti scambi di messaggi, perdita di tempo davanti alla tv o alla caccia delle ultime chiacchiere sui blog, vagabondaggio, e quant'altro), sia perché si viene travolti dalla frenesia per correre dietro alle numerose attività del "tempo libero", che paradossalmente è diventato nelle famiglie un enorme fattore di stress. Invece san Benedetto ci dice che tutti, nella comunità monastica, devono occuparsi dei lavori domestici, a turno; e gli altri monaci devono aiutare, secondo le disposizioni dell'abate, chi è di turno.
Bisogna riabituarsi ed abituare i bambini fin da piccoli:
- a 3 anni si è già capaci di mettere i tovaglioli al posto giusto, o di portar via con attenzione il proprio piatto;
- a 7-8 anni si può già aiutare a preparare una torta, grattugiare il formaggio, pesare la pasta;
- a 10 si può spolverare la propria camera, mettere in ordine la propria biancheria e poco più in là si possono stirare le cose più semplici e fare lavori più complessi.
E tutto dev'essere compiuto con ordine e attenzione, perché da questo dipende la pace di tutta la famiglia. Provare per credere.
Dalla tradizione benedettina possiamo anche imparare un piccolo rito, che dà un tono particolare agli impegni domestici, che spesso vengono sempre compiuti per ultimi e contro voglia. In realtà, nel contesto monastico, esso ha una sua solennità. La domenica mattina, dopo le Lodi, i settimanari, entrante ed uscente, si mettono in ginocchio in coro. Quello uscente prega per tre volte: «Benedetto sei tu, Signore Dio, che mi ha aiutato e consolato» e poi riceve la benedizione. L'entrante, invece, prega così una volta: «O Dio vieni in mio aiuto; Signore, affrettati ad aiutarmi»; poi i confratelli ripetono lo stesso versetto per tre volte; l'entrante riceve poi la benedizione. Si può fare qualcosa di simile in famiglia? Penso proprio di sì. E così si comprende l'importanza del lavoro nella vita cristiana e si assume il giusto atteggiamento di umiltà davanti a Dio e al prossimo.

Nota di BastaBugie: sull'opzione Benedetto abbiamo già pubblicato negli anni articoli di approfondimento. Per leggerli basta cliccare sul link relativo.

INTERVISTA A ROD DREHER: L'OPZIONE BENEDETTO E LA DIFESA DEI PRINCIPI NON NEGOZIABILI
La dittatura del relativismo vuole distruggere la legge naturale, ma non ci riuscirà (VIDEO: l'Opzione Benedetto spiegata da un monaco benedettino)
di Francesca Romana Poleggi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5340

L'AUTORE DI OPZIONE BENEDETTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Rod Dreher partendo dalla profezia di Ratzinger del 1969 e preso atto della crisi delle realtà ecclesiali, afferma che è necessario ripartire da piccole comunità in cui si viva realmente il vangelo e si trasmetta almeno ai propri figli
di Costanza Miriano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5325

OPZIONE BENEDETTO: NON UN CONSIGLIO, MA UN FATTO (DI CUI TENERE CONTO)
Leggi, politiche, programmi scolastici, gender, pubblicità, ecc. spingono sempre più gruppi cristiani ad organizzarsi per salvare il salvabile
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5297

L'OPZIONE BENEDETTO SPIEGATA DAL SUO AUTORE
Intervista a Rod Dreher: ''Noi cristiani dobbiamo essere il sale della terra, ma è inutile sperare che siano i pastori o i politici a salvarci... ora tocca a noi muoverci''
di Rodolfo Casadei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5282

L'EUROPA DI SAN BENEDETTO di Gianfranco Amato



https://www.youtube.com/watch?v=RP6p8u6LKbc

Fonte: Il Timone, marzo 2019 (n. 182)

5 - FEMMINISTE PRO ABORTO DANNO FUOCO ALLA CATTEDRALE DI CITTA' DEL MESSICO
Il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre svela che sono 300 milioni i cristiani che nel mondo patiscono forme di persecuzione, discriminazione e limitazione della libertà religiosa (VIDEO: La furia delle femministe)
Autore: Anna Bono - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03/10/2019

Sabato 28 settembre, Giornata internazionale per l'aborto libero e sicuro, anche a Città del Messico è stata organizzata una manifestazione nel corso della quale un gruppo di femministe radicali hanno tentato di dare fuoco alla cattedrale metropolitana. Vestite di nero, incappucciate e con il volto coperto da maschere o dalle bandane verdi che in tutta l'America Latina sono diventate il simbolo dei pro abortisti, si sono avvicinate al portone d'ingresso della chiesa e vi hanno appiccato il fuoco.
L'intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme si estendessero. Spento il fuoco, gli agenti di polizia e i membri della Guardia Cristera Nacional, un gruppo di cattolici devoti della Vergine di Guadalupe, creato per proteggere le chiese, hanno formato un cordone umano pacifico per impedire che i dimostranti entrassero in chiesa. Ma le numerose agenti di polizia municipale presenti sono rimaste passive.
Dei membri della Guardia Cristera Nacional per tutto il tempo della manifestazione hanno presidiato altre chiese cittadine per impedire incendi e atti di vandalismo. Prima di essere fermate, le femministe hanno anche imbrattato con disegni osceni i muri esterni della cattedrale e hanno scritto degli slogan come "il corpo è mio", "Aborto legale", "Dio è una donna".
Il tentativo di incendiare la Cattedrale è fallito anche grazie al fatto che la Guardia Cristera Nacional tramite i social network ha lanciato tempestivamente un appello ai cattolici chiedendo a chi poteva di correre in centro città per pregare e difendere le chiese. Le femministe hanno anche dato fuoco all'ingresso degli uffici della Conaco e della Camera di Commercio, il Consiglio nazionale dei commercianti e dei fornitori si servizi.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 3 minuti) si possono vedere alcune scene di ordinaria follia delle femministe pro aborto in Messico di cui ha parlato l'articolo.


https://www.youtube.com/watch?v=R4DrqOIsd9A

I CRISTIANI: PERSEGUITATI PIU' CHE MAI

L'autrice del precedente articolo, Anna Bono, nell'articolo seguente dal titolo "Perseguitati più che mai. Un nuovo rapporto" parla della grave situazione di persecuzione dei cristiani nel mondo. Il 75% degli uccisi a causa della fede è cristiano (pur essendo i cristiani solo un terzo della popolazione mondiale).
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 ottobre 2019:
Un cristiano su sette vive in un paese nel quale rischia di essere perseguitato per la sua fede e in cui subisce limiti alla pratica religiosa. È quanto rivela il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre, "Perseguitati più che mai".
Focus sulla persecuzione anti cristiana tra 2017 e 2019", presentato la mattina del 24 ottobre a Roma nella Basilica di San Bartolomeo all'Isola, illuminata di rosso dalle 19.00 alle 24.00 in memoria del sangue versato per la fede. Sono circa 300 milioni i cristiani che patiscono forme di persecuzione, discriminazione e limitazione della libertà religiosa, particolarmente gravi in 20 stati. In gran parte sono residenti in due continenti, l'Asia e l'Africa.
L'Islam si conferma la minaccia maggiore: il jihad, con attentanti, sequestri, attacchi; l'odio religioso, l'intolleranza, spesso esasperati da fattori etnici, diffusi tra ampi strati di popolazione; le leggi e le istituzioni ispirate alla shari'a che proibiscono espressioni pubbliche di religiosità. Il rapporto evidenzia le situazioni più critiche e gli sviluppi verificatisi nel triennio considerato.
Particolare allarme suscitano i dati relativi alla diffusione del jihad in Africa, nel Sahel e nelle regioni sub sahariane: un'ampia fascia di territori che vanno dall'Oceano Atlantico all'Oceano Indiano. Dei 19 religiosi - 18 sacerdoti e una suora - uccisi dall'inizio del 2019, 15 vivevano in Africa, tre in Burkina Faso, uno dei paesi in cui il jihad si è rapidamente affermato durante l'anno in corso.
L'Asia meridionale e orientale è l'altra, vasta regione in cui la vita dei cristiani è resa particolarmente difficile da restrizioni e violenze. Uno dei più gravi attentati degli ultimi anni si è verificato nello Sri Lanka il giorno di Pasqua del 2019 ed è costato la vita a 258 persone. Il rapporto sottolinea tra le emergenze il persistente stato di incertezza dei cristiani del Medio Oriente nonostante la sconfitta militare dell'Isis, lo Stato Islamico.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03/10/2019

6 - IL PARADOSSO DELLA POLITICA ITALIANA
Quando il comunismo è stato sconfitto dalla storia, in Italia i (post) comunisti hanno preso il potere
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 27/10/2019

Trent'anni fa, in questi giorni, crollava il comunismo dell'Est europeo. E - guardando alla storia successiva del nostro Paese - ci si chiede come sia stato possibile che, da allora, i (post) comunisti abbiano preso il potere in Italia.
Infatti, in questi trent'anni, a fare il bello e il cattivo tempo e tuttora a comandare è proprio quella Sinistra politica e intellettuale sulla cui testa crollò il Muro di Berlino.
Come e perché è potuto accadere? Oggi è un dato di fatto a cui siamo così assuefatti che neanche ci facciamo più domande. Ma se ci si riflette ciò che è avvenuto appare surreale. Dal "socialismo reale" al (post)socialismo surreale.
Ci si sarebbe aspettati, infatti, dopo il 1989, che uscisse totalmente di scena quella Sinistra di obbedienza moscovita che aveva professato un'ideologia orribile e devastante, sostenendo dittature e tiranni stomachevoli, sistemi che avevano fatto fallimento dovunque in modo plateale.
Era giusto sperare che calasse il sipario su quella Sinistra marxista che nel nostro Paese aveva fatto i suoi danni e che poi si era addirittura moltiplicata, nel '68, generando gruppuscoli ultracomunisti che hanno inflitto all'Italia anni orribili.
O almeno ci si doveva aspettare che - per tornare ad avere una qualche presentabilità - quella Sinistra (non solo politica, ma anche intellettuale e mediatica) facesse un lungo esame di coscienza ideologico, un mea culpa pubblico, rinnegando radicalmente il comunismo, le sue leadership e tutta la sua storia.
Forse dovevano anche chiedere scusa agli italiani tutti e a quei lavoratori che avevano creduto all'inganno ideologico. Era doverosa insomma una lunga traversata nel deserto alla fine della quale emergesse una ben diversa Sinistra e con leadership che niente avessero a che fare col passato.

NULLA DI TUTTO QUESTO È ACCADUTO
Un veloce e opportunistico cambio di casacca, una rapida autoassoluzione e subito sono saliti speditamente sul carro del nuovo potere "mercatista" ed "eurista", pronti per andare a comandare - come in effetti fanno da decenni - mantenendo, del vecchio Dna comunista, l'arroganza ideologica, il senso di superiorità antropologica, l'intolleranza, la demonizzazione dell'avversario, la propensione pedagogica (danno lezioni agli altri dopo aver sbagliato tutto) e il presentarsi come salvatori della democrazia dalle minacce oscure, puntualmente impersonate dai loro avversari politici.
Hanno anche aggiunto, a questi vecchi "pregi" della Ditta, quelli nuovissimi della "dittatura politically correct" e del conformismo eurista, per finire col malcelato disprezzo per l'italiano medio e per la sovranità popolare.
Perché loro - ritenendosi la salvezza dell'Italia - sono persuasi di dover sempre e comunque stare al potere - facendo mille capriole tattiche - anche quando gli elettori li bocciano nelle urne o li fanno precipitare ai minimi storici. Si sentono e sono i fiduciari dei governi europei e tanto a loro basta.
Com'è stato possibile? Il Pci aveva mostrato la sua profonda natura comunista facendosi trovare del tutto impreparato all'evento storico del 1989.
Basti ricordare che Achille Occhetto, da Segretario del Pci, nel marzo 1989 - ovvero otto mesi prima del crollo del Muro di Berlino - apriva il Congresso del partito rispondendo duramente a Craxi che gli aveva chiesto di cancellare il nome "comunista".
Occhetto, fra applausi scoscianti, tuonò: "Non si comprende perché dovremmo cambiar nome. Il nostro è stato ed è un nome glorioso che va rispettato".
Otto mesi dopo, a novembre 1989, appena il Muro di Berlino viene preso a picconate, Occhetto si precipita a cambiare il "nome glorioso". Ma resta il partito di prima, lo stesso blocco di potere e lo stesso Segretario (infatti sotto il simbolo della Quercia del Pds era riprodotto quello del Pci con falce e martello). E' una delle più incredibili operazioni gattopardesche della storia politica italiana.

AL CUOR NON SI COMANDA
Tanto che l'insospettabile Arturo Parisi, pur essendo stato uno degli inventori dell'Ulivo e uno dei fondatori del Pd, già Sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Romano Prodi (colui che portò al potere i post-comunisti), questa estate, ha scritto due tweet molti significativi.
Il 21 agosto, riportando la notizia del "Corriere della sera" sull'omaggio della Segreteria Pd a Togliatti ("Orlando e Sposetti al Verano sulla tomba di Togliatti prima della direzione Pd"), Parisi commentava: "Come ogni anno la Segreteria del Pd ricorda col vicesegretario vicario la morte di Togliatti. Come meravigliarsi che invece di un partito nuovo il Partito sia vissuto nel solco di Pci/Pds/Ds/Pd?".
E dopo questo tweet - che di fatto dava ragione a Berlusconi - Parisi, pochi giorni dopo, ne faceva un altro: "8 settembre 2019. Trent'anni dopo il Muro di Berlino alla Festa dell'Unità, ripeto Festa dell'Unità, Zingaretti è accolto al canto di Bandiera Rossa. Io non mi sorprendo. Al cuor non si comanda. È forse il Pd un partito nuovo?"
Eppure questo è da anni il partito egemone in Italia. Il culmine del potere post-comunista è stata la conquista del Quirinale, nel 2006, da parte di Giorgio Napolitano, uno che per anni aveva ricoperto incarichi di vertice nel Pci, fin dai tempi di Togliatti.
Cosa sia oggi il Pd non è chiaro neanche ai suoi stessi dirigenti. Ma è chiaro che vuole restare al potere e la sua storia è quella descritta da Parisi ("nel solco di Pci/Pds/Ds/Pd"). Come conferma - del resto - la gaffe di Zingaretti sull'Urss, l'estate scorsa.
Quando il comunismo è stato sconfitto dalla storia, i (post)comunisti hanno preso il potere in Italia. E lo tengono stretto malgrado gli italiani.

Fonte: Libero, 27/10/2019

7 - LO SPETTRO DELLA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA
Se ne discute alla Camera: previsti il carcere (1 anno e 6 mesi) o multe fino a 6000 euro... intanto in Canada è stato condannato un padre che si è rivolto chiamandola con il suo nome a sua figlia 14enne (che si sente un maschio ed ha scelto un nuovo nome)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 23/10/2019

Lo spettro della legge contro l'omofobia, che prevede persino il carcere (1 anno e 6 mesi) o multe fino a 6000 euro, è tornato ad aggirarsi nell'agenda politica italiana: giovedì 24 ottobre, in Commissione Giustizia, alla Camera dei Deputati, si parlerà proprio delle modifiche da apporre alla legge 604 bis del codice penale che riguarda i crimini commessi per motivi di discriminazione razziale e religiosa. Nello specifico, all' art. 1, alle lettere a, b e c del primo comma si propone di aggiungere esplicitamente l'espressione «fondati sull'orientamento sessuale e l'identità di genere«. La motivazione è presto detta ed è contenuta nella proposta di legge in questione: «L'esponenziale aumento del numero e della gravità degli atti di violenza nei confronti di persone omosessuali e transessuali» che autorizzerebbe teoricamente «ad estendere le sanzioni già individuate per i reati qualificati della discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche alle fattispecie connesse all'omofobia e alla transfobia».

IL VITTIMISMO DI CAINO UCCISE ABELE
Dalla proposta di legge si evince anche che l'intervento legislativo andrebbe a punire le condotte dettate da "intento persecutorio" nei confronti di persone omosessuali o transessuali, in quanto, udite udite, la popolazione Lgbt avrebbe la «percezione che lo Stato non sia in grado di garantire un'adeguata protezione a soggetti più vulnerabili rispetto alla maggioranza della popolazione».
Ma lasciamo per un momento la parola a chi rappresenterebbe, secondo questa proposta, una delle parti "lese": il consigliere Umberto La Morgia che non ha mai fatto mistero della sua omosessualità e che si è detto allarmato da questo testo di legge. Come scrive sul suo profilo Facebook: «Ovviamente il nodo è sempre il solito. La legge non chiarisce cosa sia discriminatorio o quali siano le idee che inciterebbero a discriminare, né tantomeno parla di omofobia o chiarisce cosa sia. Andremo tutti in carcere se difenderemo la centralità della famiglia naturale nella società o se saremo contrari all'utero in affitto, all'omogenitorialità etc etc? Questo è quello che stanno cercando di fare i giallo-rossi. Gay, lesbiche, trans, davvero vi sentite come una razza o un'etnia da tutelare? Io mi sentirei offeso ad essere paragonato a una "razza". Vittimismo, vittimismo, vittimismo. E, per chi può capire, ricordo che Caino uccise perché si sentiva vittima».

UN REATO SENZA DEFINIZIONE
Parole cristalline che mettono in evidenzia proprio il punto nodale e più preoccupante della questione: la non definizione del concetto di "omofobia", un termine ombrello all'interno del quale potrebbe rientrare qualunque concezione, gesto, forma di pensiero che si discosti anche solo minimamente dall'ideologia e dall'agenda Lgbt e che quindi va a configurare questa proposta di legge, come un vero e proprio bavaglio della libertà di pensiero altrui. Inoltre la non definizione chiara del reato di omofobia, porterebbe chiunque ad essere accusato, arrestato e multato, perché basterebbe anche solo litigare, per motivi che magari nulla hanno a che fare con l'identità sessuale della persona con cui si discute, che potrebbe anche non avere un orientamento etero, a nostra insaputa, per rischiare di essere perseguiti dalla legge, accusati di aver adottato una condotta discriminatoria, anche solo percepita da chi si propone, in quel caso come parte "lesa", senza prova alcuna.
Dunque una proposta dai risvolti inquietanti e gravemente liberticidi, degni delle peggiori dittature che speriamo non venga presa in considerazione, per continuare a preservare almeno il primo di tutti i diritti civili: la libertà di opinione.

Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Si rivolge a sua figlia come a una ragazza. Condannato" racconta il fatto, avvenuto in Canada, di un padre separato dalla moglie che è stato condannato per "violenza familiare" per essersi rivolto alla figlia, una quattordicenne che si sente un maschio, come a una ragazza. Al genitore è stato proibito di chiamarla con il "suo nome di nascita" e di interferire con la scelta di sottoporsi a pericolosi trattamenti ormonali.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27-04-2019:
La guerra contro il buonsenso ha purtroppo fatto un ulteriore passo in avanti. È accaduto in Canada, dove, nei giorni scorsi, un padre è stato incredibilmente condannato per «violenza familiare» ai danni della figlia; ma non per averla picchiata o aver agito con qualsivoglia forma di violenza, bensì per essersi rivolto a lei - femmina - come a una ragazza. Una pura ovvietà divenuta scandalosa, dato che la giovane, di 14 anni, identifica sé stessa come un ragazzo e si sta sottoponendo a trattamenti a base di testosterone per "cambiare sesso", come oggi si usa impropriamente dire, e "raggiungere" quell'identità maschile di cui oggi pare senta la mancanza.
Un percorso a cui il padre dell'adolescente è fortemente contrario sia perché consapevole delle gravi e talvolta irreparabili conseguenze che comporta, sia perché sa come la figlia versi in una condizione di particolare vulnerabilità a causa del modo traumatico con cui, nel 2013, ha vissuto la separazione dei genitori; una vulnerabilità a sua volta testimoniata dalla depressione di cui ha sofferto e soffre la giovane, che purtroppo è giunta almeno già quattro volte a tentare il suicidio. Siamo dunque lontani anni luce dalla vicenda di una persona che con serenità e consapevolezza decide di "cambiare sesso", per quanto essa rimarrebbe comunque una decisione tragica e densa di rischi.
Ciò nonostante, non solo a questo genitore è stato impedito di interferire nelle gravi decisioni della figlia ma, appunto, nei giorni scorsi è arrivata perfino una condanna. Ad emanarla, la Suprema Corte della British Columbia nella persona del giudice Francesca Marzari, la quale, nel condannare il padre della giovane per «violenza familiare», ha pure emesso un ordine restrittivo che gli impedisce di rivolgersi alla figlia - direttamente come a terzi - con il «suo nome di nascita». Non solo. All'uomo è stato pure intimato di desistere da qualsiasi «tentativo di persuadere» la ragazza «ad abbandonare il trattamento per la disforia di genere», come spiegato dal Federalist. Ovviamente la giudice che si è pronunciata sul caso è già nota per le sue posizioni progressiste sia in tema di aborto sia, ça va sans dire, di diritti Lgbt.
Ora, per quanto possa sembrare strano, questa è in realtà solo l'ultima tappa del calvario di questo genitore canadese. Infatti già oltre un anno fa, la figlia confusa sulla propria identità sessuale era stata indirizzata dall'istituto scolastico insieme alla madre - senza che suo padre ne fosse informato - dallo psicologo e attivista transgender Wallace Wong, che non ci ha pensato due volte a raccomandare alla giovane quella "terapia" ormonale che, ormai da due mesi, sta seguendo presso l'ospedale pediatrico della British Columbia. Una volta informato di tutto ciò, il padre della ragazzina ha tentato di segnalare per comportamento poco professionale il dottor Wong. Tutto inutile, tanto per cambiare.
Così adesso, in questa storia che sembra tratta da un romanzo dell'orrore, abbiamo un genitore condannato per «violenza familiare», per aver rilasciato interviste nelle quali usava il pronome femminile per rivolgersi alla figlia, e fortemente limitato nella sua potestà genitoriale. Uno scenario da incubo che però altro non è che la naturale evoluzione dell'ideologia gender che, a ben vedere, sembra proprio avere nel sistematico rigetto del buonsenso il suo cardine. Comunque vada a finire, c'è solo da augurarsi che raccontare vicende come questa, denunciandone i molteplici riflessi ideologici, possa aprire gli occhi a tutti coloro che non hanno ancora riflettuto sul precipizio morale a cui può condurre l'allegro ritornello dei «nuovi diritti».

Fonte: Provita & Famiglia, 23/10/2019

8 - I MIGLIORI SETTE LIBRI DEL 2019
Il codice Wahhabi, Il complesso occidentale, Vi dichiaro celibi e casti, Il Sessantotto, ecc. (VIDEO: Tommaso Scandroglio presenta il Dizionario dei luoghi comuni)
Fonte Redazione di BastaBugie, 31 ottobre 2019

SI FA SERA E IL GIORNO ORMAI VOLGE AL DECLINO
Robert Sarah - Cantagalli Editore - pagine 400 - € 21,16 - ottobre 2019
«Alla radice del collasso dell'Occidente c'è una crisi culturale e identitaria. L'Occidente non sa più chi è, perché non sa più e non vuole più sapere chi l'ha creato, chi l'ha plasmato. Molti Paesi ignorano la propria storia. Questo soffocarsi conduce a una decadenza che apre la strada a nuove civiltà di barbari». Queste parole del cardinale Robert Sarah costituiscono il fil rouge su cui si dipanano le sue nuove conversazioni con Nicolas Diat. Il suo giudizio è chiaro: il mondo è sul ciglio di un precipizio. La crisi della fede e della Chiesa, il declino dell'Occidente, il tradimento delle sue élite, il relativismo morale, la globalizzazione senza regole, il capitalismo sfrenato, le nuove ideologie, la politica che arranca, le derive di un totalitarismo islamista... È giunto il tempo di una diagnosi che non conceda attenuanti. Nell'analisi a tutto tondo dei grandi sconvolgimenti della nostra epoca, il cardinal Sarah ci invita a prendere coscienza della gravità della crisi che stiamo attraversando, mostrandoci come sia ancora possibile evitare l'inferno di un mondo senza Dio, di un mondo senza l'uomo, di un mondo senza speranza. Una riflessione ambiziosa, potente, ormai ineludibile nella quale il cardinale affronta senza riserve la crisi del mondo contemporaneo, donandoci ancora una volta una preziosa lezione di vita e di spiritualità.
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VI DICHIARO CELIBI E CASTI
La continenza ecclesiastica, unica forma voluta da Gesù

Luisella Scrosati - La Nuova Bussola Quotidiana- pagine 120 - € 10,00 - ottobre 2019
L'Instrumentum Laboris del Sinodo sull'Amazzonia (6-27 ottobre) propone l'ordinazione sacerdotale di anziani, anche con famiglia, senza fare alcun cenno alla continenza perfetta: se la richiesta venisse approvata, sarebbe la prima volta nella storia della Chiesa latina, una rottura con ciò che si è sempre insegnato. Fino al VII secolo la Chiesa ammetteva anche un clero sposato, ma solo se continente. Da allora in poi la Chiesa latina iniziò a chiedere sempre di più, oltre alla continenza, il clero non sposato, come frutto di un approfondimento del rapporto tra Cristo e la Sua Sposa.
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IPOTESI SU GESÙ
Vittorio Messori - Editrice Ares - pagine 400 - € 14,28 - settembre 2019
Dal 1976 questo libro è stato continuamente ristampato e tradotto. Tanto da essere uno dei saggi più diffusi non solo in Italia (oltre un milione di copie) ma anche nel mondo intero, dove circola in una trentina di lingue. Ormai un classico, ma scritto da un autore il cui motto è: «studiare come un buon professore e scrivere come un buon giornalista». Per questo è stato approvato dagli studiosi e al contempo è stato letto con attenzione e compreso anche da chi non abbia particolare cultura. Un volume che conferma i cattolici nella fede e che fa riflettere gli increduli sul loro scetticismo. Queste pagine infatti - scritte sì da un cristiano, che però indaga e ragiona sui testi sempre con oggettività - si affidano soltanto alla storia.
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IL CODICE WAHHABI
Come i sauditi hanno diffuso l'estremismo nel mondo

Terence Ward - Libreria Editrice Fiorentina - pagine 130 - € 11,90 - giugno 2019
Questo libro apre gli occhi sull'attuale ondata di terrorismo, su come si è diffuso e sul perché l'Occidente non abbia fatto nulla. Togliendo la maschera al terrorismo internazionale, Terence Ward rivela una verità sinistra: lungi dall'essere "alleato dell'Occidente nella guerra al terrore", l'Arabia Saudita è in realtà il più grande esportatore del wahhabismo, la dottrina ufficiale dell'Arabia Saudita e allo stesso tempo ideologia di base dei gruppi terroristici: al-Qaeda, talebani, boko haram, al-shabaab e Isis. Per decenni, il regime Saudita si è impegnato in una missione ben congegnata per finanziare, attraverso fondazioni e enti di beneficenza, Moscheles e scuole che promuovono la dottrina wahhabita in tutto il medio Oriente e ben oltre. Gli sforzi per espandere l'influenza Saudita si sono ora concentrati anche sulle città europee.
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IL COMPLESSO OCCIDENTALE
Piccolo trattato di de-colpevolizzazione

Alexandre Del Valle - Paesi Edizioni - pagine 432 - € 12,75 - aprile 2019
Nel fortunato libro del politologo e saggista francese, una visione originale e nuova per la mancata integrazione sociale e il fallimento del multiculturalismo europeo. Un piccolo trattato di de-colpevolizzazione
Secondo l'autore il senso di colpa europeo per la mancata integrazione sociale e il fallimento del multiculturalismo è una malattia mortale, di essenza masochista, che può colpire tutti quelli che non hanno gli anticorpi. Per smontarlo Alexandre Del Valle usa nel libro ragionamenti fondati che contrastano quel complesso occidentale che riesce a colpevolizzare più la vittima che il carnefice.
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IL SESSANTOTTO
Macerie e speranza

Giovanni Formicola - Cantagalli Editore - pagine 127 - € 10,20 - gennaio 2019
"L'autore offre al lettore due saggi di natura storica sul Sessantotto, con un approfondimento sulla vicenda della «città-stato» di Fiume. L'elemento che accomuna i due testi è il tema della «Rivoluzione» e della «Contro-Rivoluzione», che l'autore mutua da Plinio Corréa de Oliveira. Formicola tratta del Sessantotto e di Fiume con abbondanza di riferimenti e con spessore di riflessione. Fra i maestri che ispirano le sue valutazioni vi è Eric Voegelin. Non mancano numerosi richiami ad altri autori, cattolici e non, come pure al Magistero della Chiesa. Questi scritti di Giovanni Formicola provocano una riposta, che potrà essere di adesione o di rifiuto, di accettazione o di critica; tuttavia, di certo non possono essere ritenuti insignificanti, né improduttivi. Essi invocano una presa di posizione e, di conseguenza, un impegno personale. Per quanto riguarda il Sessantotto, Formicola vi vede la «cifra» storica del tragico realizzarsi dello spirito rivoluzionario nel XX secolo." (dalla Prefazione di don Mauro Gagliardi). Epperò non chiude alla speranza, non solo teologale. Gli effetti di certe premesse ideologiche ormai sono vita vissuta, ed è difficile che l'uomo voglia perseverare ancora a lungo tra le macerie di un mondo senza e contro Dio.
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DIZIONARIO ELEMENTARE DEI LUOGHI COMUNI
Frasi, detti, modi di dire alla luce del pensiero cattolico

Tommaso Scandroglio - IdA (Istituto di Apologetica) - pagine 512 - € 25,00 - ottobre 2019
140 voci (Bisogna rispettare sempre l'opinione degli altri - Cerchiamo ciò che ci unisce, non ciò che ci divide - Ci vorrebbero le quote rosa - Dio ti ama per quello che sei - Era una bugia detta a fin di bene - Figli di coppie gay? L'importante è l'amore - Grazie alla legge 194 sono diminuiti gli aborti - I preti sono tutti pedofili - Io credo a modo mio - Una ragazza si può vestire come vuole...).
Una monumentale opera per imparare a rispondere alla dilagante marea anticattolica che si nasconde in centinaia di luoghi comuni diffusi e acriticamente accettati.
Da tenere a portata di mano per dimostrare la bellezza e la verità di un giudizio cattolico e aiutare famigliari, amici, colleghi di lavoro, compagni di scuola e università e anche i perfetti sconosciuti, prigionieri del politicamente corretto.
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Fonte: Redazione di BastaBugie, 31 ottobre 2019

9 - OMELIA TUTTI I SANTI - ANNO C (Mt 5,1-12a)
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Oggi è la solennità di Tutti i Santi, una delle più belle feste dell'Anno liturgico. Con questa celebrazione noi commemoriamo tutti i nostri fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio della fede e ora godono la visione beatifica in Paradiso. Essi ci indicano la meta da raggiungere, ci ricordano che non siamo stati creati per questa povera terra e che la nostra vera Patria è il Paradiso, ove non ci saranno più lacrime, ma tutti saremo come angeli e vedremo Dio faccia a faccia.
La prima lettura, tratta dal libro dell'Apocalisse, parla di «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (7,9). Questa moltitudine è costituita da tutti i fedeli che, lungo i secoli, hanno raggiunto l'eterna Beatitudine. Questa visione dell'apostolo Giovanni è molto consolante. Facciamo di tutto per essere anche noi in questa moltitudine.
Tutti erano avvolti in vesti candide. Il candore delle loro vesti simboleggia la purezza della loro anima, purificatasi qui in terra e, per molti di loro, anche in Purgatorio. Poco dopo, infatti, il Testo sacro dice che essi, i redenti, «sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello» (Ap 7,14). La grande tribolazione è la vita di questa terra, di questa valle di lacrime, contrassegnata da tante prove e, a volte, anche da persecuzioni contro i servi di Dio. Dio permette queste prove per la nostra purificazione e per donarci una grande gloria in Paradiso. Ma è soprattutto per mezzo del Sangue preziosissimo di Gesù che noi veniamo purificati e questo si verifica ogni volta che noi, con cuore contrito, riceviamo l'assoluzione del sacerdote nel sacramento della Confessione. In quel momento il Sangue di Gesù scorre nella nostra anima e la rende bianca come la neve. Proponiamoci anche noi di purificare spesso le nostre anime per mezzo di questo grande Sacramento. La condizione è però quella di essere veramente pentiti, di avere un fermo proposito di non offendere più il Signore e di confessare sinceramente i nostri peccati.
Santi non si nasce, ma si diventa. Lo si diventa impegnandosi ogni giorno nella lotta contro il peccato, cercando di diventare sempre migliori. Uno dei più grandi malintesi della nostra epoca è quello secondo cui la santità è solo per pochi eletti. Niente di più sbagliato: la santità è per tutti e ce lo dimostrano le parole di Gesù: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Queste parole Gesù le rivolge a tutti indistintamente. La santità, inoltre, non consiste nel fare cose straordinarie, come i miracoli, ma nel compiere il nostro dovere quotidiano, ordinario, straordinariamente bene. La santità consiste nell'amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi.
La santità consiste nel mettere in pratica la pagina del Vangelo che abbiamo da poco ascoltato, ovvero nel vivere le Beatitudini evangeliche. Gesù ci dice: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Chi sono questi poveri in spirito? Sono tutti quelli che ripongono in Dio la loro fiducia e che non attaccano il loro cuore ai beni di questo mondo. Essi si sanno servire dei beni materiali, senza diventarne schiavi. Poi Gesù ci dice: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5,4). Di chi parla Gesù con queste parole? Parla di tutti quelli che soffrono a causa delle molte ingiustizie che ci sono in questo mondo senza Dio. Dio conta ciascuna delle loro lacrime e le ricompenserà al centuplo.
Subito dopo Gesù parla dei miti, ovvero di quelli che non rispondono al male con il male, ma con bontà e perdono. Poi parla di quelli che hanno fame e sete della giustizia, ossia di quelli che desiderano vivamente la santità, che la ricercano al di sopra di tutti i beni materiali; di tutti quelli che mettono Dio al primo posto nella loro vita. Gesù proclama beati i puri di cuore, ovvero quelli che non si infangano nelle volgarità di questo mondo, e gli operatori di pace. Infine, il nostro Maestro divino proclama beati i perseguitati per la giustizia. Quest'ultima è la più grande beatitudine, quella che ci procurerà maggior gaudio in Paradiso.
Con la celebrazione di oggi, vogliamo accendere anche nel nostro cuore un vivo desiderio di santità.
Guardiamo ai Santi che sono i nostri modelli: come hanno fatto loro, cerchiamo di fare anche noi. Per diventare santi bisogna innanzitutto volerlo, al resto penserà il Signore. Affidiamoci infine all'intercessione della Madonna e di tutti i Santi, affinché riusciamo a raggiungerli in Cielo e unirci alla grande moltitudine contemplata dall'apostolo Giovanni.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

10 - OMELIA XXXI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 19,1-10)
Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il viaggio di Gesù verso Gerusalemme, che occupa gran parte del Vangelo di san Luca, è ormai quasi al termine. Il Signore si trova a Gerico, che allora era una importante città commerciale, centro di transito per tanti mercanti dell'epoca. Qui si inserisce la vicenda di Zaccheo che era un pubblicano, ovvero un funzionario che riscuoteva le tasse per conto degli odiati dominatori stranieri, e che, in quella città di fiorente commercio, aveva molti interessi. Si sa che i pubblicani erano considerati dei grandi peccatori, sia perché erano scesi a compromesso con i dominatori, sia perché angariavano il popolo con molte ingiustizie e soprusi.
Gesù era a Gerico e la folla accorreva da ogni parte per vederlo e per essere testimone o beneficiaria di qualche suo miracolo. In mezzo alla folla vi era pure Zaccheo, il quale, piccolo di statura, salì su di un sicomòro per poter vedere il Maestro che passava. Tutti si aspettavano che Gesù fulminasse quell'uomo con qualche parola di fuoco, che gli rinfacciasse davanti a tutti le sue grandi ingiustizie. Invece Gesù si rivolse a lui con parole di amicizia, dicendogli: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5).
Immaginiamoci la delusione e la rabbia di tanta gente che si aspettava delle parole di tutt'altro genere! Anche noi, molto probabilmente saremmo rimasti delusi, attendendoci una pronta e spietata giustizia. Ma non la pensava così Gesù, il quale, con la bontà e la misericordia, cerca sempre di guadagnarsi il cuore delle sue creature. A ciascun peccatore Dio rivolge questi inviti di misericordia; ma, se facciamo i sordi e abusiamo della sua Bontà, non tarda a venire il momento della giustizia.
Zaccheo coglie al volo quell'invito di Gesù e si precipita ai suoi piedi. Il testo del Vangelo dice: «Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia» (Lc 19,6). Era la prima volta che Zaccheo incontrò chi lo stimasse e l'amasse al punto da voler essere suo ospite. Secondo la legge di Israele non si poteva assolutamente entrare nella casa dei pubblicani. E così Gesù andò a casa di Zaccheo e questo suscitò ancora di più la rabbia e la mormorazione di molti, anzi di tutti, come dice l'evangelista Luca. Essi dicevano: «è entrato in casa di un peccatore» (Lc 19,7). Forse i più benevoli avranno pensato che Gesù ignorava chi fosse veramente Zaccheo; al contrario, Gesù andò da Zaccheo appunto perché lo conosceva nel profondo e lo voleva redimere.
Zaccheo si converte, si sente perdonato da Gesù, e sente impellente il desiderio di riparare a tutto il male compiuto, non soltanto restituendo quattro volte tanto quello che aveva rubato, ma addirittura dando ai poveri la metà di tutte le altre ricchezze da lui possedute (cf Lc 19,8). Rivolgendosi poi a Zaccheo e, tramite lui, a tutta la folla, Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,9-10).
Dio ci ha perdonato tante e tante volte. Anche noi dobbiamo sentire nascere in cuore il desiderio di riparare il male fatto. è questa una esigenza d'amore. Soprattutto il furto esige la restituzione. E, ricordiamolo sempre, non si ruba solamente estorcendo del denaro, ma anche compiendo svogliatamente il proprio lavoro. Inoltre, si ruba la buona fama al nostro prossimo sparlando di lui. Anche questo è un peccato che dobbiamo riparare, impegnandoci d'oggi in poi a dire bene di chi abbiamo danneggiato.
Anche a noi Gesù rivolge le parole: «Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Egli non viene dentro le nostre abitazioni materiali, ma viene dentro di noi nella Santa Comunione. Quando lo riceveremo, chiediamogli la grazia di una profonda conversione, di vivere sempre nella sua amicizia, la grazia di non danneggiare mai il prossimo, ma di beneficarlo sia nelle azioni come pure nelle parole.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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