BastaBugie n°637 del 06 novembre 2019

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1 ELOGIO DELLA PLASTICA (NON DITELO A GRETA!)
Economica, igienica, efficiente, resistente, leggera, previene lo spreco di cibo ed è anche (udite, udite) ecologica (per favore fatelo sapere a tutti i gretini che hanno esultato per la tassa sulla plastica)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
2 LA CHIESA (E NON LO STATO) HA IL DIRITTO (E IL DOVERE) DI EDUCARE I TUOI FIGLI
Il diritto/dovere dei genitori di educare i figli si fonda sul diritto/dovere della Chiesa di istituire e gestire le scuole, infatti espulsa la Chiesa dalla pubblica educazione, il Mondo educa non solo i figli, ma anche i genitori
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SAN LUIGI IX, RE DI FRANCIA: UN MODELLO PER POLITICI E CAPI DI STATO
Leggi la sua storia e poi pensa a quei politici che si dicono cristiani, ma che hanno il coraggio dei conigli
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
4 I PROTESTANTI ODIANO HALLOWEEN PERCHE' E' UNA FESTA CATTOLICA
Halloween è la vigilia del giorno in cui si ricordano i santi (spieghiamo ai figli che la morte è parte della vita, che la vita è magnifica e che l'aldilà esiste davvero)
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari
5 TERRORISMO ISLAMICO, L'INGHILTERRA HA LA SOLUZIONE: SMETTERE DI PARLARNE (!)
Nessuna proposta per contrastare l'avanzata dell'islam, perché l'emergenza nazionale è l'odio verbale dei cittadini contro i musulmani sui social network
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA DISTINZIONE POLITICA TRA DESTRA E SINISTRA NASCE DURANTE LA RIVOLUZIONE FRANCESE
A sinistra si misero quelli favorevoli all'uccisione del re Luigi XVI, a destra i contrari (così nacque la contraddizione della sinistra che vorrebbe tutti ''liberi e uguali''... senza ricordare che o si è liberi, o si è uguali)
Autore: Luciano Garibaldi - Fonte: Il Nuovo Arengario
7 IL PRIMO UOMO GENDER-FREE SI PENTE... E TORNA MASCHIO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): madre e figlio cambiano sesso entrambi, i trans-ager cioè quelli che vogliono cambiare età, licenziata perché contesta i corsi Lgbt per il suo bambino
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: POSSIAMO MANDARE I FIGLI A CATECHISMO IN UN'ALTRA PARROCCHIA?
Non si parla più di Dio, ma si elogia Greta, si attacca Salvini, si invita ad accogliere i migranti: e se facessimo noi catechismo parentale ai nostri figli? Si può? Vale?
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA XXXII DOM. T. ORD. - ANNO C (Lc 20,27-38)
Dio non è dei morti, ma dei viventi
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - ELOGIO DELLA PLASTICA (NON DITELO A GRETA!)
Economica, igienica, efficiente, resistente, leggera, previene lo spreco di cibo ed è anche (udite, udite) ecologica (per favore fatelo sapere a tutti i gretini che hanno esultato per la tassa sulla plastica)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 3 novembre 2019

Oggi non si crede più in Dio, però si crede ciecamente a Greta Thunberg. [...] Fra i nuovi dogmi della fede ecologista, c'è la demonizzazione della plastica. Non si crede più nell'esistenza del diavolo: il suo posto è stato preso dalla plastica, dalla CO2 e via demonizzando.
Un'escatologia laica ha trasformato la plastica nel male metafisico ed esige da noi che la mettiamo al bando come il peccato più orrendo, minacciando - in caso contrario - un inferno di plastica, dove tutto è soffocato dall'odioso materiale (che subito il governo ha pensato di tassare).
Ecco perché - dopo l'avvento messianico di Greta - si corre a bandire le bottigliette di plastica dell'acqua (sostituite con contenitori di vetro) o i sacchetti di plastica (sostituiti con quelli di carta o di cotone). Così si pensa di guadagnarsi il paradiso (ecologico).
Ma siamo proprio sicuri che sia giusto questo manicheismo? Le cose stanno davvero come ripetono i media? Cosa dicono gli specialisti?

LA PAROLA ALLA SCIENZA
Si può accedere alla divulgazione scientifica di buon livello anche su internet. Per esempio ascoltando i Ted Talks, un acronimo che significa Technology Entertainement Design: un marchio per conferenze gestite dall'organizzazione non-profit americana The Sapling Foundation.
I Tedx sono eventi simili, ma organizzati in modo indipendente. Ed è appunto fra i Tedx che si può ascoltare un'interessante conferenza della professoressa Kim Ragaert dell'Università di Ghent che è intervenuta al TEDx della Vlerick Business School in Belgio.
La professoressa Ragaert lavora in un team di ricercatori che si occupano di lavorazione dei polimeri e scienza dei materiali. È una specialista nel settore dell'"uso sostenibile e riciclaggio di polimeri e compositi".
Nella sua conferenza non solo "difende" la plastica dalla sua inconsulta demonizzazione, ma, dati alla mano, dimostra che si tratta in molti casi del materiale più ecologicamente sostenibile.

RISPARMIO DI CIBO
Ecco alcune informazioni che vi sorprenderanno. Gli imballaggi alimentari: sono davvero inutili? La professoressa Ragaert dimostra il contrario con qualche esempio: "occorrono meno di due grammi di plastica per confezionare un cetriolo. La confezione prolunga la durata di conservazione, ovvero il tempo per il quale si conserverà in frigorifero, di undici giorni. La durata di conservazione di una bistecca diventa di 26 giorni".
Da questi due esempi si può calcolare quale montagna di cibo evitiamo di sprecare grazie alla plastica e quanta CO2 evitiamo di emettere, dal momento che "in media la quantità di CO2 emessa per produrre questo imballaggio di plastica è inferiore al 10% della quantità di CO2 già emessa per produrre quel cibo". Impedendo lo spreco di cibo, l'imballaggio evita anche emissioni di CO2 che sarebbero "cinque volte superiori a quella emessa per produrlo".
La professoressa considera poi le alternative alla plastica. Gli scienziati fanno il confronto non solo considerando la quantità di materiali utilizzata, ma anche calcolando la quantità di suolo, acqua ed energia consumati per fabbricare il prodotto. Tutto questo si traduce in "un'impronta".
Si possono infatti calcolare, per ogni prodotto, "le emissioni di CO2, le conseguenze sulla salute umana, sullo strato di ozono, sulla qualità della terra e dell'acqua".
La plastica - ci dice la specialista - "è un materiale resistente e leggero. Ha metà della densità del vetro, più o meno la stessa densità della carta. Ma grazie alla sua resistenza possiamo fare imballaggi più sottili rispetto agli altri materiali. Nella quasi totalità dei casi l'imballaggio di plastica consumerà molto meno risorse e sarà molto più efficiente in termini di trasporto".

BOTTIGLIE E SACCHETTI
Consideriamo, ad esempio, le bottiglie: "usiamo circa 24 volte più vetro della plastica per confezionare la stessa quantità di liquidi. E poiché il vetro è più pesante spendiamo quasi il doppio per trasportarlo".
Anche considerando il riuso, la convenienza della plastica è evidente. Infatti nell'ipotesi peggiore "usiamo sei volte più vetro che plastica".
Il riutilizzo del vetro inoltre ci pone di fronte a una quantità enorme di materiale per cui occorre utilizzare energia, acqua ed emettere CO2: "il vetro fonde a 1500 gradi centigradi, mentre la plastica usata per le bottiglie fonde a 300. La quantità di energia necessaria per produrre bottiglie di vetro è sbalorditiva".
Passiamo ai sacchetti di plastica per la spesa. In molte città sono ormai proibiti. Ma anche qui il confronto con gli altri materiali è sorprendente.
Prendiamo lo scenario peggiore per la plastica: un sacchetto nuovo che poi gettiamo dopo un solo uso. Contrapponiamolo al migliore scenario della carta: un sacchetto fatto di carta riciclata che verrà nuovamente riciclato dopo l'uso.
"Il sacchetto di plastica" spiega la professoressa "pesa 20 grammi, quello di carta 50. La carta richiede molta più energia per essere prodotta e riciclata, inoltre consuma acqua, terra e alberi. Se calcoliamo l'impronta di quel minuscolo sacchetto di plastica che buttiamo via è così piccola che sarebbe necessario riutilizzare il sacchetto di carta ben 4 volte perché fosse ecologico come il sacchetto di plastica. E nessuno usa quattro volte lo stesso sacchetto di carta".
E allora il robusto sacchetto di cotone? Anche in questo caso la professoressa fornisce dati stupefacenti: "la produzione di cotone richiede un utilizzo così intensivo di terreno e di acqua che sarebbe necessario riutilizzare quel sacchetto di cotone oltre 170 volte per giungere a un punto di pareggio ambientale. Oltre tre anni consecutivi di spesa".
La scelta migliore è la borsa di plastica riutilizzabile: "quelle più robuste raggiungono il punto di pareggio ambientale dopo 20 utilizzi. Dopo i sei mesi tutto quello che segue è un guadagno per l'ambiente".

BANDIRE LA PLASTICA?
Tuttavia, si dirà, i rifiuti di plastica sulle spiagge e negli oceani fanno orrore. Vero. Ma la colpa è della plastica o degli uomini?
Se cominciassimo a gettare in mare le vecchie auto, l'inquinamento che produrremmo dovrebbe indurci a smettere di fabbricare auto o a cambiare la pessima abitudine di gettarle in mare?
La professoressa ci dà un'ultima informazione: "gli scienziati hanno calcolato che se dovessimo vietare tutti gli imballaggi di plastica e sostituirli con alternative di carta, vetro e alluminio, la quantità di materiali richiesti, la quantità di energia e le emissioni di CO2, sarebbero immense. Quindi vietare la plastica non è certamente la strada da seguire".
Ma - si obietta - la plastica non si degrada. "E perché dovrebbe?" chiede la professoressa. "Neanche i metalli si degradano. La plastica è una risorsa funzionale e preziosa come i metalli. Si può riciclare e recuperare".
Le vie del riuso sono infinite. Dunque si può smettere di odiare la plastica. Non va messa al bando la plastica, ma l'irragionevolezza.

ORGOGLIO ITALIANO
La plastica è una straordinaria invenzione che ha migliorato la nostra qualità della vita e bisogna ringraziare di ciò specialmente un italiano, l'ingegnere chimico Giulio Natta, del Politecnico di Milano, che si guadagnò il premio Nobel nel 1963 proprio per i suoi studi nel campo della tecnologia dei polimeri.
Aveva "scoperto il polipropilene", uno degli idrocarburi insaturi ricavabile dal petrolio. Natta è stato definito per questo "il papà della plastica" ed è l'unico italiano ad aver ricevuto il Nobel per la chimica. Dovremmo esserne orgogliosi.

Fonte: Libero, 3 novembre 2019

2 - LA CHIESA (E NON LO STATO) HA IL DIRITTO (E IL DOVERE) DI EDUCARE I TUOI FIGLI
Il diritto/dovere dei genitori di educare i figli si fonda sul diritto/dovere della Chiesa di istituire e gestire le scuole, infatti espulsa la Chiesa dalla pubblica educazione, il Mondo educa non solo i figli, ma anche i genitori
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-10-2019

Quest'anno compie 90 anni l'enciclica di Pio XI Divini illius Magistri che nel 1929 - precisamente il 31 dicembre - affrontava in modo sistematico il problema della educazione e della scuola. Pio XI si occuperà direttamente di Dottrina sociale due anni dopo, con la Quadragesimo anno, ma anche questa enciclica sull'educazione va annoverata tra i documenti di Dottrina sociale della Chiesa e i suoi insegnamenti costituiscono una summa della visione cattolica dell'educazione.
L'enciclica tocca svariati punti che non è possibile qui nemmeno sfiorare. Su uno in particolare ci si può e ci si deve soffermare con attenzione, perché si ha l'impressione che oggi non sia più ritenuto fondamentale, nonostante sia il pilastro che regge tutto il resto. Mi riferisco all'idea che la Chiesa abbia un ruolo originario e fondativo nell'educazione non solo direttamente religiosa e morale ma anche indirettamente in quella civile.

LA CHIESA HA UN PROPRIO RUOLO EDUCATIVO PUBBLICO
Il principio si può esprimere dicendo che la Chiesa ha un proprio ruolo educativo pubblico. Niente di più lontano da come la si pensa in generale oggi, quando il ruolo centrale dello Stato è comunemente accettato anche nella Chiesa, i compiti educativi svolti dalla Chiesa lungo la storia sono considerati supplenze temporanee in attesa che lo Stato si assumesse proprie responsabilità in materia e che quindi è giusto aver superato, la Chiesa si accontenta di concessioni (briciole) in materia da parte dello Stato e accetta, con il sistema integrato della parità, di essere interna e funzionale al progetto educativo statale. È sulla base di questi principi sbagliati che in genere la Chiesa oggi non appoggia il fenomeno delle scuole parentali cattoliche o addirittura le avversa, dato che esse si contrappongono proprio a questa visione e, tramite il recupero del ruolo educativo dei genitori, mirano a ripristinare il dovere/diritto fondativo della Chiesa nell'educazione.
Pio XI nella Divini illiuis Magistri dice che la Chiesa esercita una sua "maternità soprannaturale". Come una mamma esercita verso i figli la sua maternità educativa come prosecuzione e compimento di quella procreativa, così la Chiesa educa gli uomini alla vita sopra-naturale e al loro fine ultimo che è Dio come elevazione della loro creazione naturale. Come la mamma, tramite l'educazione cristiana, genera una seconda volta il proprio bambino, così la Chiesa crea una seconda volta l'uomo, tramite la vita di grazia e l'educazione cristiana, con le quali ri-capitola la stessa vita naturale. Nascono da qui i due doveri/diritti originari dell'educazione, quello della Chiesa e quello della mamma, vale a dire dei genitori: Il dovere/diritto dei genitori è naturale, ma col battesimo e il sacramento del matrimonio diventa sopra-naturale anch'esso, per partecipazione al dovere/diritto della Chiesa. I due doveri/diritti - quello della Chiesa e quello dei genitori - non sono sullo stesso piano: sono ambedue originari e non derivati da altro, ma quello della Chiesa fonda ultimamente anche quello dei genitori, perché la natura ha bisogno della sopra-natura anche per essere natura.

ESPULSA LA CHIESA, VENGONO ESPULSI ANCHE I GENITORI
Quando lungo la storia viene meno la consapevolezza del compito pubblico della Chiesa di educare, ossia del suo dovere/diritto alla "maternità soprannaturale", viene progressivamente meno anche la consapevolezza del dovere dei genitori ad educare i propri figli, non solo per quanto riguarda il fine soprannaturale dell'educazione, ma anche a proposito dei fini di ordine naturale. Oggi molti genitori si dimostrano incapaci non solo di educare i figli nel primo senso, ma anche nel percepire le più semplici dinamiche dell'educazione nell'ordine naturale delle cose. Rivendicare il dovere/diritto dei genitori di educare i propri figli senza rivendicare pubblicamente il dovere/diritto della Chiesa  non raggiunge il fondo del problema: il dovere/diritto dei genitori rimane debole e soggetto ad involuzioni di senso. Spesso oggi la rivendicazione del diritto dei genitori ad educare i figli viene inteso nel senso dell'esercizio della libertà di scelta, disancorata da doveri oggettivi e precedenti. Se il motivo per cui i genitori rifiutano l'educazione gender fosse solo il loro diritto soggettivo, allora dovremmo legittimare l'educazione gender se i genitori la chiedessero.
Espulsa la Chiesa dalla pubblica educazione e negato che essa sia "indipendente da qualsiasi potestà terrena, come nell'origine così nell'esercizio della sua missione educativa", come dice la Divini illius Magistri, dall'educazione vengono espulsi anche i genitori. Per questa via non si giungerà - come molti dicono - ad una educazione naturale, razionale, semplicemente umana, ma nascerà un altro Grande Educatore, il Mondo, che educherà anche i genitori e non solo i figli ad una religione disumana. L'uomo non si identifica immediatamente col cristiano, ma tolto nell'uomo il cristiano non rimarrà nemmeno l'uomo.

Nota di BastaBugie: dello stesso autore, per approfondire, si possono leggere i seguenti articoli.

LA SCUOLA DI STATO E' UN ABUSO! LA RESPONSABILITA' DELL'EDUCAZIONE E' DEI GENITORI (E DELLA CHIESA)
Tramite la centralità della famiglia, la Chiesa riconduce il tema dell'educazione al suo vero cuore: la centralità di Dio
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4394

LA CHIESA DEVE RIAPPROPRIARSI DELLA SCUOLA
La Regalità sociale di Cristo prevede per la Chiesa un proprio ruolo originario (e non derivato) nell'educazione di bambini e giovani, ecco perché oggi l'unica strada percorribile è quello delle Scuole parentali cattoliche per sganciarsi dall'opprimente statalismo
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5748

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-10-2019

3 - SAN LUIGI IX, RE DI FRANCIA: UN MODELLO PER POLITICI E CAPI DI STATO
Leggi la sua storia e poi pensa a quei politici che si dicono cristiani, ma che hanno il coraggio dei conigli
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 24 agosto 2019

Il Regno di San Luigi IX fu un grande dono di Dio e della Vergine Maria alla Francia, ma anche alla cristianità e al mondo intero.
Il cuore di una madre, se risponde alla missione che Dio le affida, riceve tutte le grazie, tutte le delicatezze per deporre nelle anime dei suoi fanciulli le virtù al punto di farne dei Santi. Bianca di Castiglia si mostrò la degna madre d'un figlio quale fu San Luigi IX. Si può ben affermare che senza le ammirabili qualità di energia di cuore e di intelligenza di questa regina, rischiarata da una fede profonda e da una confidenza ammirabile in Maria -il modello di tutte le Madri - il mondo, forse, non avrebbe mai potuto conoscere il tipo ideale di Re e di Governo Cristiano.
Volendo dare alla Francia un sovrano degno di questo bel regno, Bianca confidò le sue speranze a Nostra Signora recitando sempre il Rosario con le persone pie della sua Corte. Il 25 aprile del 1215, a Poissy, il suo voto si realizzò.
San Luigi comprese la dignità che gli era stata conferita nel Battesimo, al punto che si fece chiamare Luigi di Poissy, dal nome del villaggio dove era stato battezzato e quindi diventato cristiano.
L'odio per il peccato caratterizzò l'infanzia di Luigi IX e lo spinse alla vigilanza e alla preghiera, che poi sarà la grande passione della sua vita. Egli, un giorno, sentì sua madre dire queste parole: "Dolce figlio, voi sapete che niente mi è più caro di voi; ma preferisco sapervi morto piuttosto che macchiato di peccato mortale." E' ai piedi degli altari e nella lettura di libri spirituali, che Luigi apprende tanto i suoi doveri di cristiano quanto la sua missione di Re.
Attorno a lui i lutti si moltiplicarono al punto che lo avvicinarono al trono: suo fratello primogenito morì nel 1218, suo padre nel 1226, designando nel suo testamento la Regina Bianca come reggente. A quel tempo Luigi aveva 12 anni.

RE A 12 ANNI
La consacrazione di Luigi ebbe luogo il 29 novembre del 1226.
La Regina reggente non aveva solamente inculcato a suo figlio la bellezza della fede cristiana e una grande devozione alla Vergine Immacolata, ma aveva voluto che tutto questo fosse solidamente sostenuto da una conoscenza profonda delle verità eterne. Ella aveva scelto per la sua formazione religiosa e intellettuale i migliori teologi e le più alte personalità in tutti i campi dell'insegnamento.
Luigi IX si mostrò degno di una tale madre e di tali maestri. La preghiera era il costante alimento della sua anima anche nelle imprese di guerra. Recitava costantemente le ore canoniche. Nonostante il suo alto rango, era aggregato al Terz'ordine di San Francesco, di cui poi sarebbe diventato patrono del ramo maschile.
Per rendere omaggio alla Vergine, ogni sabato radunava i poveri nel suo palazzo, lavava loro i piedi che baciava con rispetto, dopo averli asciugati con le sue stesse mani; li serviva lui stesso a tavola e a loro distribuiva una ricca elemosina. Ogni giorno recitava l'Ufficio della Santa Vergine.
In esecuzione di un voto fatto dal Re suo padre, fondò l'abbazia di Royaumont, e volle partecipare manualmente, con il sudore della sua fronte, alla costruzione, servendo i muratori e portando la carriola carica di pietre. Faceva soggiorni frequenti all'Abbazia, conducendo la vita dei monaci. Assisteva al capitolo quotidiano, ma, considerandosi indegno di essere trattato come religioso, si sedeva sulla paglia. Aiutava i muratori, prendeva i suoi pasti nel refettorio, visitava gli ammalati dell'infermeria. Si racconta questo episodio: una domenica, accompagnato dall'Abate, volle far mangiare i lebbrosi, i quali avevano le mani mutilate dal morbo, tanto che non le potevano usare; fu il Re a tagliare la carne e a metterla in bocca con grande precauzione, avendo cura di asciugare il sale che potesse procurare dolore sulle labbra piagate; Luigi si teneva in ginocchio dinanzi ai malati, convinto che quelle carni piagate rappresentassero le piaghe di Gesù, costringeva in tal modo anche l'Abate a fare lo stesso.

A 19 ANNI LUIGI SPOSÒ MARGHERITA DI PROVENZA
La giovane Regina era degna del suo sposo. Un cronista del tempo la descrive in questo modo: "Non esiste giovane più nobile, più gentile, meglio educata, dotata di rare perfezioni, dalle più amabili virtù, di intelligenza precoce, di spirito molto retto, di giudizio molto sicuro, di generosità reale, di bontà squisita." Margherita ebbe da Luigi undici figli.
Modello per gli sposi, Luigi seppe esserlo per i padri: il Re non approfittò per l'educazione dei suoi figli della cura dei loro istitutori, egli stesso si assumeva l'incarico di istruirli e di educarli al disprezzo dei piaceri e della vanità mondane, e a spingerli all'amore di Dio. Dopo compieta, li faceva andare nella sua stanza per ricevere dalla sua bocca le sue lezioni. A riguardo sono conservate alcune istruzioni che egli scrisse per la figlia Isabella, la futura Regina di Navarra: "Cara figlia, obbedite umilmente a vostro marito e a vostro padre e a vostra madre, nelle cose che sono secondo Dio; voi dovete dare a ciascuno ciò che gli appartiene, per l'amore che voi dovete avere ad essi; ed inoltre dovete fare il meglio per amore di Nostro Signore, che così ordinò; contro Dio non dovete obbedire a nessuno. (...). Cara figlia, mettete così grande impegno, da essere così perfetta in tutto il bene, in modo che quelli che vi vedranno e intenderanno parlare di voi possano prendere un buon esempio; e mi è d'avviso che sarebbe bene che non occupaste troppo tempo, né troppo studio a ornarvi e ad adornarvi; e guardatevi bene di non eccedere nei vostri ornamenti."
San Luigi IX amministrò la giustizia con meticolosità. Ogni volta che si spostava, lo precedevano un prelato e un signore per raccogliere tutte le lagnanze; e così egli rendeva giustizia agli oppressi e agli infelici.

IL RE CROCIATO
Un episodio importante della sua vita fu quando fu preso da una dissenteria che lo condusse sull'orlo della morte. Restò privo di sensi per molte ore. I medici cercarono di rianimarlo, ma non vi fu nulla da fare; tant'è che fecero anche la dichiarazione di morte. Improvvisamente si risvegliò e poco dopo si alzò dal letto dichiarando: "Dall'alto del Cielo la luce dell'Oriente si è sparsa su me, e il Signore mi richiamò dai morti. Signore, siate benedetto e ricevete il giuramento che io faccio di me crociato". Il Re poi spiegò che in quei momenti aveva ricevuto in visione l'ordine di andare nella Terra Santa a prelevare lo stendardo cristiano abbattuto dai musulmani.
Successivamente il Vescovo di Parigi cercò di distogliere il Re dal suo progetto, ma inutilmente. Luigi IX rispose: Voi dite, mio Vescovo, che io non ero in me quando ho deciso di prendere la Croce. Ebbene, eccola, io ve la ridò". Poi aggiunse: "Miei amici, ora io sono perfettamente in me. Ebbene, io chiedo che mi si renda la mia Croce. Dio, che sa ogni cosa, sa bene che nessun alimento entrerà nella mia bocca fino a quando la Croce non mi sia rimessa." Il Vescovo dovette ovviamente recedere.
Completamente guarito, il re Luigi preparò tutto affinché il Regno fosse bene amministrato durante la sua assenza.
Il 12 giugno 1248 si consegnò, a piedi nudi, alla Vergine Maria, partecipò alla Messa e ricevette l'Eucaristia. Poi andò a Pontoise, dinanzi all'immagine miracolosa della Madonna, per affidare a Lei le sorti della Francia, dei suoi soldati e della sua stessa persona.
Il 25 agosto dello stesso anno s'imbarcò ad Aigues-Mortes. I crociati trascorsero l'inverno nell'isola di Cipro, ma la peste decimò l'armata.
Il 25 maggio 1249, Luigi IX dette il segnale di partenza al grido di "Dio lo vuole!". La flotta s'indirizzò verso l'Egitto dove giunse il 4 giugno.
Il giorno successivo, dopo essersi confessati, i crociati attaccarono le navi musulmane. I nemici indietreggiarono per l'improvvisa sortita e la città di Damietta fu conquistata.
Il 6 giugno, nel primo pomeriggio, Luigi IX, a piedi nudi, entrò nella città deserta, seguito dai suoi soldati, anch'essi a piedi nudi. L'antica chiesa della città, che era stata trasformata in moschea dai musulmani, venne restituita al culto cristiano: s'intonò il Te Deum.
Dopo varie manifestazioni di valore - egli era ovunque vi fosse pericolo e sempre al primo posto- Luigi venne catturato insieme ad altri. Nel mezzo delle sofferenze della prigionia, delle epidemie e delle esecuzioni ordinate dal Sultano, richiamava continuamente i suoi soldati alla santa rassegnazione, alla fedeltà e al dovere.
Durante la prigionia, l'Emiro ammirò la fierezza di re Luigi e gli chiese di poter essere ordinato cavaliere. Ma Luigi - giustamente - aveva un'idea troppo alta di questa dignità e, non riconoscendo degno colui che non fosse cristiano, gli rispose:" Io non conferirei mai la cavalleria ad un infedele. Diventate cristiano, e io vi farò cavaliere!." Il Musulmano ne rimase meravigliato e non si offese: " Tu sei il Franco più fiero che noi abbiamo mai visto!"
A Luigi fu concessa la libertà, ma al prezzo di un riscatto. Attese a San Giovanni d'Acri la liberazione degli ultimi prigionieri e fortificò alcuni posti in possesso ancora sotto il governo dei cristiani; poi, essendo venuto a conoscenza della morte della Regina reggente, dopo aver liberato tutti i prigionieri, decise di ritornare in Francia.
Malgrado vinto, la Francia lo vide agire come grande Re. Riordinò il Regno e sottomise tutti i baroni ribelli.

RIEMPÌ LA FRANCIA DI CHIESE E DI OSPEDALI
Il Re voleva governare solo per lavorare seriamente ai miglioramenti e al benessere della Francia. Egli si fece allora preparare delle liste esatte di tutti i lavoratori i quali erano nel bisogno, degli artigiani senza lavoro, delle vedove e degli orfani senza soccorso, e delle figlie povere che erano da maritare. Ogni giorno sul risparmio reale, che cresceva non con le imposte ma con l'economia amministrativa, egli metteva da parte delle somme per aiutare tutti.
Riempì la Francia di chiese e di ospedali per i poveri e per i lebbrosi.  Di lui hanno scritto: "Un Re non deve solamente possedere la virtù del cuore, ma deve brillare anche con quelle dello spirito, e far progredire le scienze e le arti. Ciò faceva parte anche dei suoi doveri di Stato e costituiva l'esercizio dell'Amore che Egli doveva a Dio e al suo popolo. Sotto il regno di san Luigi, le scuole si moltiplicarono: ogni convento, abbazia che gli appartenesse, là c'era una scuola. E come secondo lui, un'abbazia senza scuola è come un arsenale senza munizioni, così egli fondò delle biblioteche, che alimentassero un'armata di copiatori e di rilegatori. Vincent de Beauvais è il precettore dei suoi figli, Guillame de Chartres, Jacques de Vitry, Ruggero Bacone, Ionville, Robert de Sorbon, San Tommaso d'Aquino, San Bonaventura li circondarono dei loro consigli e dei loro lumi. Tre Papi uscirono dalla sua corte: l'umile Jacques Pantaléon, figlio di un calzolaio di Troyes, che fu Urbano IV; Simon de Brion, che divenne Martino IV, e Guy Foulquois, fu per lungo tempo segretario del Re e poi fu eletto Papa con il nome di Clemente IV ."
San Luigi, inoltre, riorganizzò le corporazioni dei mestieri, assicurando alla Francia una grande prosperità. Punì severamente la calunnia, i duelli, l'usura. Volle che venissero difese con grande energia l'onore delle donne e degli orfani. Volle che venissero rispettati i testamenti. E volle che chiunque avesse avuto il sospetto di aver subito un'ingiustizia potesse far ricorso a lui.

PROFONDA DEDIZIONE ALLA FRANCIA
Aveva un senso di profonda dedizione alla Francia. A suo fratello Carlo, conte d'Angiò, che aveva usurpato un suo diritto, disse chiaramente: "Non deve esserci che un Re di Francia, e non crediate perché siete mio fratello, che io vi possa risparmiare ogni giustizia".
La guerra non l'amava e l'ammetteva solo in casi di estrema necessità. Così istruì suo figlio: "Se ti facessero delle ingiurie ascolta parecchie voci, per sapere se tu puoi trovarne alcune buone, per le quali tu possa recuperare il tuo diritto, senza dover fare guerra, e così evitare i peccati che sono fatti in essa; e provvedi che prima che tu muova guerra, di aver avuto un buon consiglio e che la causa sia molto ragionevole, e che tu abbia  ben ammonito il malfattore".
L'idea della crociata non l'aveva però mai abbandonata. Così, nella festa dell'Annunciazione del 1267, ne annunciò una nuova. Il 4 luglio 1270 s'imbarcarono 60.000 soldati. Dopo tredici giorni approdarono presso le rovine di Cartagine. Le prime vittorie non si fecero attendere e si giunse sotto le mura di Tunisi. Ma presto giunse un altro nemico: la peste. L'esercito venne decimato e anche il Re contrasse il morbo. Malgrado ammalato, si prodigò per aiutare i più sofferenti.
Sentendo la sua fine prossima, egli chiamò l'erede della Corona e gli fece le supreme raccomandazioni. Si tratta del testamento del più santo e del più saggio di tutti i re, testamento di cui san Pio X raccomandava lo studio ai Francesi: "Caro Figlio, la prima cosa che ti raccomando è che tu metta tutto il tuo cuore nell'amare Dio. Se Dio ti manda delle avversità, sopportale pazientemente. Confessati spesso e scegli confessori prudenti. Mantieni i buoni costumi del regno e combatti quelli cattivi. Prendi cura di avere in tua compagnia tutti uomini prudenti, sia religiosi, sia secolari. Non sopportare che si dica davanti a te nessun oltraggio verso Dio, né ai Santi. Rendi sovente grazie a Dio di tutti i doni che Egli ti ha fatto, affinché tu sia degno di averne ancora. Le tue genti vivano in pace e in rettitudine sotto te, anche i religiosi e tutte le persone della Santa Chiesa. Dona i benefici di Santa Chiesa. Pacificati piuttosto che porre guerre, sia coi tuoi, sia coi tuoi sudditi, come faceva San Martino. Sii diligente di avere buoni preposti e buoni podestà e buoni inquisitori. Sforzati di impedire il peccato e cattivi giuramenti; fa distruggere le eresie contro il tuo potere. Fa in modo che le spese del tuo palazzo siano ragionevoli. Infine, caro figlio, io ti do tutte le benedizioni che un buon padre pietoso può dare a suo figlio, e che sia benedetta la Santissima Trinità e tutti i Santi ti guardino e ti difendano da ogni male; e che Dio ti dia la Grazia di fare sempre la sua volontà, in modo che Egli sia sempre onorato da te".
Raccontano le cronache che poco prima di morire chiese gli ultimi sacramenti, recitò i salmi e si unì alle preghiere del sacerdote. Si fece poi mettere su un letto di ceneri, incrociò le mani sul petto, rivolse lo sguardo verso il Cielo. Morì alla stessa ora in cui era morto Gesù. Era il 25 agosto 1270. Fu canonizzato nel 1297 da papa Bonifacio VIII.
San Luigi IX rispecchia totalmente l'idea del Re santo tracciata da san Tommaso d'Aquino nel De regimine principum: "Un Re deve essere per il suo Regno, ciò che l'anima è per il corpo, ciò che Dio deve essere per il mondo! Egli deve modellare il suo governo, sul governo divino. Egli deve consacrare tutte le sue cure a dirigere il suo popolo, verso il suo ultimo fine, nell'applicare il bene e la virtù".

Fonte: I Tre Sentieri, 24 agosto 2019

4 - I PROTESTANTI ODIANO HALLOWEEN PERCHE' E' UNA FESTA CATTOLICA
Halloween è la vigilia del giorno in cui si ricordano i santi (spieghiamo ai figli che la morte è parte della vita, che la vita è magnifica e che l'aldilà esiste davvero)
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari, 4 novembre 2019

Come non mi stancherò mai di dire, Halloween è la contrazione delle parole inglesi All Hallows' Eve, vigilia di Tutti i santi. Del capodanno celtico non importava un fico. Il Cristianesimo è stato talmente enorme e rivoluzionario che non ha usato nulla di strutturale di quello che lo precedeva.
Halloween era una festa cristiana, e cristiano è il concetto di legare i dolcetti ai morti. In Sicilia e in Messico sono i Morti che portano i dolci ai bimbi ed è un'idea fondamentale. I bambini devono conoscere la morte, devono imparare ad affrontarla per mano ai genitori. Se muore il nonno occorre dirglielo. Sembra ovvio, ma non lo è. Alcuni genitori non lo dicono, quando succede. Sconvolti loro dal dolore, non osano dirlo al figlio che resta ignaro: quando poi lo scopre dovrà affrontare il lutto da solo. Portate i bambini ai funerali, ma ricordatevi i dolci: sono obbligatori. Dopo il funerale deve esserci la torta, i biscotti al cioccolato, il cioccolato senza biscotti. Anche un dito di moscato. Lo zucchero e il cioccolato servono per il dolore del lutto, per questo in Sicilia e in Messico vengono regalati ai bambini per i "Morti".

I PROTESTANTI ODIANO HALLOWEEN PERCHÉ ODIANO I SANTI
Nei paesi protestanti che, poveretti, si sono persi i Santi, i bambini uscivano la sera travestiti da mostri a chiedere dolci ai vicini di casa. Poteva essere divertente. I film hanno enfatizzato il fenomeno e lo hanno esportato. L'industria della paccottiglia si è impadronita dell'idea e ha inondato il mondo di zucche, cappelli da strega, ragnatele, zanne insanguinate, altra robaccia ogni anno più abbondante. Alcune vetrine, in questa gara che inevitabilmente spinge all'orrido, riescono a essere sinceramente ripugnanti.
Halloween è sempre più festeggiato, e diventa la festa del cadavere. La civiltà occidentale nel suo smarrimento di valori, dopo aver abbattuto la religione, ricorre alle zucche di plastica per
esorcizzare la morte. Questa è anche l'unica festa del disabile nelle scuole: essendo stata privata di connotazione religiosa può diventare festa di tutti, mentre Natale e Pasqua hanno questo riferimento alla nascita e alla morte di Cristo che in un mondo multiculturale può risultare poco inclusivo.
Quindi la festa del cadavere si sta riducendo all'unica festa veramente universale.

IL SATANISMO È VENUTO DOPO
Sempre più orrida, la festa del cadavere sta diventando anche servitù satanica. Sempre più spesso sulle magliette ci sono croci rovesciate, stelle a cinque punte o direttamente l'immagine di Satana. Per inciso, l'immagine di Satana sta cominciando a essere molto presente anche nei tatuaggi.
Il brutto non deve mai essere ricercato. L'ironia è scomparsa. Non fa più ridere. Il satanismo esiste sul serio, non è una burla, e questa festa si sta sempre più ammantando di sfumature sataniche.
Forse non sono solo sfumature. Il satanismo apre delle porte che sarebbe meglio lasciare chiuse. Se siete credenti, queste porte sono aperte sugli inferi. Se non siete credenti, il satanismo le porte le apre lo stesso: sulla psicosi criminale. Perciò stiamo alla larga noi e teniamo alla larga i bambini.
La vigilia del giorno in cui si ricordano i santi e anche i morti accendiamo una candela nelle nostre case e ricordiamo tutti quelli che abbiamo perso, i nonni, i bisnonni, il fratellino che non è riuscito a nascere, ma che è esistito. Spieghiamo che la morte è parte della vita e che la vita è magnifica.
Se siamo credenti parliamo loro dei santi. Consiglio sempre i santi armati: San Michele Arcangelo, San Giorgio che uccide il drago, San Giuseppe che con la sua ascia di falegname è stato il custode di due misteri bellissimi, una Donna bellissima e un Bambino bellissimo. In epoca di fantasy San Giorgio che uccide il drago è molto più divertente dell'orrendo Trono di spade. E ricordiamoci: è una notte in cui si parlerà anche di morte e di morti.

Nota di BastaBugie: per approfondire la storia della cristiana festa di Halloween leggi i seguenti articoli

CONSIGLI SU COME RECUPERARE LE RADICI CATTOLICHE DI HALLOWEEN, VIGILIA DI OGNISSANTI
Halloween lo festeggiava, senza sguaiataggini e senza zucche, anche il cattolicissimo Tolkien
di Silvana De Mari
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4923

HALLOWEEN, FESTA CATTOLICA INVENTATA DA CATTOLICI
L'avversione per Halloween nasce tra i protestanti (puritani) per opporsi alla venerazione dei santi (VIDEO: vescovo di Macerata difende le radici cristiane di Halloween, la vigilia di Ognissanti)
di Giovanna Jacob
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4428

SI CULTO DEI MORTI, NO CULTURA DELLA MORTE
Commemorazione dei defunti e festa dei Santi: la morte è il nemico vinto, oggi invece prevale la cultura amica della morte che vediamo in giro la notte di Halloween
di Tommaso Scandroglio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4919

Fonte: Blog di Silvana De Mari, 4 novembre 2019

5 - TERRORISMO ISLAMICO, L'INGHILTERRA HA LA SOLUZIONE: SMETTERE DI PARLARNE (!)
Nessuna proposta per contrastare l'avanzata dell'islam, perché l'emergenza nazionale è l'odio verbale dei cittadini contro i musulmani sui social network
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-09-2019

L'assistente commissario Neil Basu - ai vertici della polizia metropolitana di Londra -  ha espresso, pochi giorni fa, alla conferenza internazionale sulla lotta al terrorismo in Israele, tutta la sua preoccupazione  per la copertura che la stampa inglese dedica alle questioni di sicurezza e al terrorismo. È convinto, infatti, del fatto che spesso parlare troppo possa, involontariamente, promuovere il terrorismo.
Basu ha affermato di comprendere l'enorme richiesta del pubblico di informazioni quando il Paese ha subito attentati terroristici, eppure non sente di condividere l'idea che una copertura "implacabile" sia stata, o possa essere in futuro, utile ad ostacolare il terrorismo. Ritiene, infatti, che i media giochino un ruolo importante nel contribuire ad impedire "agli estremisti di lanciare attentati". "Non cerco di minare le libertà di stampa - sono importanti - ma voglio lavorare con loro per capire se possono aiutare a prevenire, non a promuovere il terrorismo", ha  concluso.
Già lo scorso anno sosteneva che più polizia non fosse sufficiente a fermare il terrorismo: "La cura va cercata altrove". Anche perché Basu, che ha tutte le carte in regola per essere il prossimo capo di Scotland Yard di Londra, - ed è responsabile dell'antiterrorismo a livello nazionale - sostiene che la maggior parte della minaccia terroristica sia connessa al clima di intolleranza che si respira nel Paese. Ma soprattutto che non si può cercare di puntare ad assimilare gli islamici alla cultura britannica: significherebbe costringerli a nascondersi. A rinnegare se stessi.

COMBATTERE I GRUPPI DI ODIO, ANZICHÉ IL TERRORISMO
Quello della sicurezza legata al terrorismo deve essere, però, un tema piuttosto caldo in Gran Bretagna ultimamente. Perché quasi in contemporanea il Tony Blair Institute for Global Change ha pubblicato un rapporto, 'Designating Hate: New Policy Responses to Stop Hate Crime' che raccomanda iniziative radicali per combattere i gruppi di "odio", anche se non hanno commesso alcun tipo di attività violenta. Il think-tank punta il dito contro il problema, dal loro punto di vista, più urgente: "la natura pericolosa di gruppi d'odio di destra, tra cui Britain First e Generation Identity. Ma le leggi attuali non sono in grado di fermare questo genere di formazioni che diffondono odio e divisione, anche se non sostengono violenza".
Il think-tank è dell'opinione che l'odio, specie on line, sia cresciuto in prossimità di attentati terroristici. Per esempio gli attentati del 2017 (non solo in Inghilterra), secondo il Tony Blair Institute for Global Change, hanno fatto registrare un aumento di odio nel Paese pari a quasi il 1000%.
Pertanto, quel che va assolutamente combattuto, l'emergenza nazionale è l'odio verbale che i cittadini riversano sui vari social network come risposta al terrorismo islamico. Ecco, allora, l'ostacolo credibile ed efficace al terrorismo. Probabilmente perché gli attentati sono diventati talmente parte integrante della vita inglese, che urge insistere sulla sfera dell'emotività.

REATI INTELLETTUALI (GLI PSICOREATI DI ORWELL)
Il rapporto 'Designating Hate: New Policy Responses to Stop Hate Crime' risulta molto esplicativo da questo punto di vista quando afferma, "i gruppi divisivi - in particolare i gruppi di estrema destra sempre più integrati - diffondono odio con relativa impunità perché le risposte all'estremismo non violento rimangono non coordinate; gli episodi di odio ruotano attorno ai grandi eventi, lasciando le comunità esposte. Ma soprattutto gli autori dell'odio religioso sono raramente perseguiti a causa di lacune nella legislazione".
Una delle soluzioni suggerite dal think tank sarebbe, dunque, creare una nuova legge per designare i "gruppi d'odio", in modo da colmare un vuoto normativo europeo e fermare chi diffonde intolleranza e antipatia. Si parlerebbe, pertanto, di reati intellettuali, legati al pensiero. Per rendere nullo, poi, anche un qualsiasi discorso politico che viene dagli ambienti di destra - quelli che per il think-tank tendono maggiormente a diffondere odio. E si arriverebbe ad avere, di conseguenza, un Ministero degli Interni in grado di accusare qualsiasi gruppo ritenuto politicamente scomodo perché giudicato capace di "diffondere l'intolleranza" o di "allinearsi con le ideologie estremiste" - e designarlo come un "gruppo di odio".
Ma nessuna proposta viene avanzata per contrastare, nel frattempo, l'emergenza inglese, ed europea, del terrorismo islamico. Anzi, proprio il Regno Unito, sembra indicare una sola alternativa: smettere di parlarne, così passerà.
Su altre lunghezze d'onda sembra, invece, il leader di Al Qaeda Ayman al-Zawahiri. Che, lo stesso giorno dell'anniversario dell'11 settembre, ha fatto appello ai musulmani perché non si distraggano e attacchino obiettivi militari statunitensi, europei, israeliani e russi.
Come riporta SITE - il gruppo di intelligence che traccia l'attività online dei terroristi - al-Zawahiri nel video pubblicato se la prende con gli ex combattenti che in carcere hanno cambiato idea. Per poi concludere, "proprio mentre cospirano e uniscono le forze contro di noi, dobbiamo inseguirli ovunque in un momento e in un luogo di nostra scelta. Siate inventivi e creativi nei vostri metodi".   
La stessa creatività con cui l'Inghilterra azzarda soluzioni.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 3 minuti) dal titolo "Islamizzazione in Inghilterra: incontri ravvicinati con la pace del terzo tipo" si vede come alcune zone in Inghilterra siano già saldamente in mano degli islamici. YouTube, con la scusa che "include contenuti che potrebbero essere offensivi o inappropriati per alcuni segmenti di pubblico", ha messo molte restrizioni per cui non è visibile per tutti e non può essere inglobato in un altro sito. Ecco almeno il link per poterlo vedere (non è detto che lo possiate vedere e noi in tal caso non possiamo farci nulla). Entra con il tuo account e clicca su "capisco e desidero procedere":

https://www.youtube.com/watch?v=gDw_u35j3R8

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-09-2019

6 - LA DISTINZIONE POLITICA TRA DESTRA E SINISTRA NASCE DURANTE LA RIVOLUZIONE FRANCESE
A sinistra si misero quelli favorevoli all'uccisione del re Luigi XVI, a destra i contrari (così nacque la contraddizione della sinistra che vorrebbe tutti ''liberi e uguali''... senza ricordare che o si è liberi, o si è uguali)
Autore: Luciano Garibaldi - Fonte: Il Nuovo Arengario, 12 ottobre 2019

Anche se Luigi XVI non fu l'unico Re condannato a morte e giustiziato in seguito ad una rivoluzione o ad una guerra civile tra i propri sudditi, la sua tragedia resta pur sempre determinante per tutti i successivi sviluppi della storia contemporanea, fino ai nostri giorni.
La sua morte pose fine alla divisione millenaria tra nobili e plebei. Fu in quella circostanza che nacque la divisione politica tra Destra e Sinistra: una muraglia che ha resistito più di due secoli ma che ora, se Dio vuole, sta presentando più di una crepa. Il processo al Re di Francia ebbe inizio l'11 dicembre 1792, a Parigi, dinnanzi alla Convenzione, ossia il Parlamento unito, costituitosi appena tre mesi prima e formato da settecento rappresentanti del popolo. Presidente Bertrand Barère.
Dopo aver regnato per diciotto anni, ora Re Luigi XVI era semplicemente «le citoyen Louis Capet», il cittadino Luigi Capeto, «responsabile - così l'atto d'accusa - di avere distrutto la libertà del popolo francese».

L'INGIUSTO PROCESSO
Tra i capi d'imputazione: avere ordinato alle truppe di marciare su Parigi dopo il 14 luglio 1789 (presa della Bastiglia); essere responsabile dell'«orgia del 3 ottobre 1789», con l'incendio dei tricolori; essere fuggito a Varennes il 20 giugno 1791; avere ordinato la strage del 10 agosto '91; avere protetto i preti refrattari; avere autorizzato il massacro di Campo di Marte.
Luigi XVI si presentò alla Convenzione con una redingote nocciola e un gilet bianco. Aveva una barba lunga di parecchi giorni perché in cella gli era stato impedito di usare il rasoio. Gli occhi miopi faticavano a vedere senza occhiali, dei quali pure era stato privato.
Dopo avere risposto a tutte le accuse con calma e sicurezza, il Re tenne a dichiarare: «Non ho mai temuto che la mia condotta fosse esaminata pubblicamente», e chiese di avere un avvocato difensore. La richiesta fu accolta e alla seconda udienza, fissata per il 26 dicembre, si presentò l'avvocato Raymond de Sèze, che parlò per tre ore, a più riprese interrotto dalle contestazioni e dalle urla provenienti dai «montagnard» e in particolare da Danton e Robespierre.
«L'imputato», esclamò ad un certo punto De Sèze, «non gode dei diritti di un semplice cittadino francese. Cerco tra voi dei giudici, ma non vedo che accusatori. Non solo gli avete tolto le prerogative del Re, che consistono nella inviolabilità della persona reale, ma non gli consentite neppure i più elementari diritti del cittadino».
Al termine della faticosa arringa, l'avvocato così concluse: «Io mi fermo di fronte alla storia. Essa giudicherà la vostra sentenza e il suo sarà il giudizio dei secoli!». Riportato in cella, Luigi XVI scrisse il suo testamento raccomandando al figlio di non odiare e non lasciarsi condizionare dalla sorte del padre.
Il 4 gennaio del '93 ebbe luogo la terza udienza, nel corso della quale si verificarono forti contrasti tra i deputati. I Girondini, pur di non macchiarsi dell'onta di regicidio, avevano proposto un appello al popolo: un referendum per decidere la sorte del sovrano.
Ma Robespierre si era opposto con grinta e con rabbia: «La clemenza che si accoppia alla tirannia è barbarie!». E aveva aggiunto: «Lasciar decidere al popolo significa sostituire il dispotismo con l'anarchia!». Anticipazione perfetta del bolscevismo, ideologia inconciliabile con il concetto stesso di democrazia.
Fu Barère a troncare la discussione con la celebre frase: «Il potere sovrano spetta alla Convenzione e non può essere assegnato al popolo». Dopodiché si giunse al voto.

LA NASCITA DI DESTRA E SINISTRA
Anche se pochi libri di testo lo ricordano, la Sinistra nacque di fatto a Parigi la sera del 20 gennaio 1793, quando il presidente della Convenzione, al termine del processo contro il re Luigi XVI, invitò i favorevoli alla condanna a morte a schierarsi «à la gauche», a sinistra, del salone, e chi invece intendeva salvare la vita di Luigi Capeto, «à droite», a destra.
Ci fu un momento di confusione. Molti esitavano, non sapevano dove collocarsi. Non avevano capito quale era la destra e quale la sinistra del grande salone. Quando la confusione si fu un po' calmata, Barère dovette procedere all'appello uninominale, perché i due gruppi del Parlamento, quello a sinistra e quello a destra, potevano sembrare numericamente equivalenti.
Il risultato fu: 380 favorevoli all'esecuzione capitale, 310 contrari. La mattina seguente, 21 gennaio 1793, alle 10,22, la testa del Re veniva troncata dalla ghigliottina. Moriva il Re, nasceva la Sinistra. Con una contraddizione che stava alla base stessa del sogno di quella Sinistra.
Quando infatti i giacobini gridavano «libérté, égalité, fraternité», non consideravano una realtà di fondo: è impossibile conciliare la libertà con l'uguaglianza. E' un concetto che confligge con la natura umana. Se c'è libertà (di arricchirsi, di fare fortuna, di avere fortuna), non può esserci uguaglianza. C'è chi diventerà ricco, e c'è chi rimarrà povero. Semmai, solo la fratellanza, lo spirito di fratellanza, può attenuare l'ambizione e l'egoismo connaturati nell'uomo. Ma allora si lascia la politica e si entra nell'etica.

Fonte: Il Nuovo Arengario, 12 ottobre 2019

7 - IL PRIMO UOMO GENDER-FREE SI PENTE... E TORNA MASCHIO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): madre e figlio cambiano sesso entrambi, i trans-ager cioè quelli che vogliono cambiare età, licenziata perché contesta i corsi Lgbt per il suo bambino
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 20 marzo 2019

Nei giorni in cui nel nostro Paese divampa il dibattito sulla triptorelina - prodotto a detta di alcuni efficace nel curare i disturbi di disforia di genere, tramite un'azione di blocco dell'inizio della pubertà al fine di allineare armoniosamente psiche e corpo - e in cui persino un quotidiano cattolico come Avvenire inizia a chiedersi se il 'cambio di sesso' sia qualcosa di «eticamente accettabile», dagli States arriva una storia, anzi una testimonianza, a dir poco esplosiva. E' quella di Jamie Shupe. Di chi stratta? Il nome, in effetti, ai più non dirà molto, soprattutto considerando che siamo in Italia. E dire che si tratta di un personaggio decisamente significativo.
Sì, perché questo ultracinquantenne veterano dell'esercito, grazie a un pronunciamento favorevole da parte di una corte dell'Oregon risalente al 2016, è stato il primo cittadino americano a potersi ufficialmente fregiare del diritto di dichiararsi «non binario» o appartenente al «terzo sesso». «Mi è stato assegnato il sesso maschile alla nascita a causa di una classificazione meramente biologica», spiegava a tal riguardo Shupe solo qualche anno fa, «ma la mia identità non è mai stata maschile e, a ben vedere, neppure femminile. Mi considero invece un misto di entrambe, e cioè appartenente, per l'appunto, a un terzo sesso».

VOGLIO VIVERE NUOVAMENTE COME L'UOMO CHE SONO
Tutto ciò fino a pochi giorni fa, quando l'uomo ha preso carta e penna e sulle colonne del Daily Signal ha raccontato un nuovo sconvolgente capitolo della propria storia. La storia di una persona che solo quattro anni fa spiegava nientemeno che sul New York Times la sua decisione di 'cambiare sesso', mentre oggi ha cambiato solo una cosa, anche se fondamentale: idea. «Ora», rivela, «voglio vivere nuovamente come l'uomo che sono».
Non solo. Sconfessando in modo definitivo quel pensiero gender free di cui era paladino e testimonianza vivente, Jamie Shupe si dichiara fortunato per non aver mai intrapreso alcun percorso chirurgico per 'cambiare sesso'. «Ma questo non significa», tiene a precisare, «che io sia uscito da questa esperienza senza traumi. La mia psiche è purtroppo eternamente segnata e ho avuto una serie di importanti problemi di salute», racconta.
In ogni caso, nonostante tante sofferenze e ferite, quest'uomo oggi tiene a che la sua storia sia conosciuta. E a chi gli domanda cosa direbbe se potesse rivolgersi a dei giovani transgender o «non binari» com'era considerato lui, risponde: «A questi ragazzini direi: capisco che siete riluttanti ad accettare consigli da persone più grandi e vorreste fare tutto da voi, ma avete solo un corpo, solo un sistema riproduttivo, solo un sesso. Vi chiedo quindi per favore di non rovinare tutto ciò inseguendo la fantasia di essere diversi dal vostro sesso biologico».

IL RAGAZZO SENZA PENE
Un appello forte e anche drammatico, che riporta immediatamente alla memoria un'altra vicenda terribile, anzi ancora più terribile: la storia di David Reimer (1965-2004), il bambino divenuto ragazzina e infine tornato uomo. Un tunnel da cui egli non uscì felice dato che, separatosi dalla moglie, a 38 anni si tolse la vita, distrutto dai traumi di una giovinezza rovinata dalle fantasie di John William Money (1921-2006), il chirurgo del Johns Hopkins Hospital di Baltimora che l'aveva in cura nonché uno dei padri di quella teoria del gender che, secondo alcuni buontemponi, neppure esisterebbe.
Fortunatamente Shupe sembra essersi liberato prima da certi fantasmi rispetto a quanto accaduto a Reimer, che fu spinto tra le braccia di Money quando aveva pochi anni di vita; tuttavia anche la sua esperienza non fa che confermare la verità del dimorfismo biologico, che già millenni or sono la Bibbia aveva messo a fuoco: «Maschio e femmina li creò» (Gen. 1,27)

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

MADRE E FIGLIO CAMBIANO SESSO ENTRAMBI
Una madre ha distrutto la virilità del figlio e gli ha rubato il pene.
Così ha saldato i conti al padre di quel bambino, ha saldato i conti del suo odio a tutti gli uomini e della sua rivalsa su di loro.
Che nella foto manchi il padre, cioè manchi un uomo, è tragico: il figlio un uomo non lo è più e non potrà più esserlo. Avrà l'osteoporosi, ha moltiplicato per 20 il suo rischio di suicidarsi. Una vittoria della libertà e dell'autodeterminazione. Le bandiere siano a mezz'asta e listate a lutto.
Le bandiere siano a mezz'asta e listate a lutto per tutto il dolore, per tutto l'inganno, per tutta la disperazione, per tutte le vittime della menzogna, che è una menzogna, che la realtà possa piegarsi alla mente, che l'equilibrio possa passare da castrazione, chirurgia, terapie ormonali, uretriti, cistiti, dolore. Amatevi come siete, amatevi come siete e amate il vostro corpo.
Il primo gradino è l'accettazione di noi stessi, come siamo, il primo gradino è l'amore per il nostro corpo, così come è, con il suo genotipo, XX o XY presente in ogni cellula, con le sue caratteristiche, la sua età, la sua fisionomia facciale, il colore originale della pelle. Il primo dono di una madre a un figlio e la fierezza di lui e del suo sesso.
Quando questa fierezza c'è, le sale operatorie servono solo per le emergenze chirurgiche, per levare l'appendice infiammata, la colecisti con i calcoli, non per levare la virilità (o la femminilità) e buttarla nel bidone delle garze sporche.
Chiunque abbia subito questo tipo di lesione per una volontà che sembrava granitica e che invece si è poi dissolta come neve al sole lasciando dolore e rimpianto, si alzi in piedi e parli.
Dio vi ama come siete, qualsiasi cosa siate, qualsiasi cosa abbiate fatto al vostro corpo.
Qualsiasi cosa abbiate fatto al vostro corpo, la vostra vita ha ancora la potenzialità della gioia, non permettete a nessuno di convincervi del contrario, ma la vostra strada per la gioia passa dal sentiero aspro della verità.
(Silvana de Mari, blog di Silvana de Mari, 26 Marzo 2017)

I TRANS-AGER (CIOÈ QUELLI CHE VOGLIONO CAMBIARE ETÀ)
Al diritto di essere come ci si sente non si può mettere limite. Il transgender ha diritto ad essere trattato secondo il suo "genere", a prescindere dal sesso biologico.
Così come il "trans-ager" (in inglese "age" vuol dire "età") ha diritto ad essere trattato secondo l'età che si sente.
In un'intervista rilasciata al The Daily Xtra, Stefonknee Wolscht, nato Paul, di anni 52, sposato con figli, racconta della sua battaglia per cambiare sesso (da uomo a donna). Ma nell'intervista si sorvola su un particolare: Wolscht si sente non una donna e basta, ma una bambina di 6 anni, chiusa in un corpo di  uomo di mezza età.
Circa 6 anni fa si è deciso a lasciare sua moglie e i suoi 7 figli per vivere la sua vera vita.
Da quando l'ha fatto è felice di poter dire che in certi giorni riesce a dimenticare completamente il suo passato. "Voglio vivere la mia vita come non ho potuto fare quando ero a scuola", ha detto (ma non nega di essere stato sposato e di avere avuto dei figli).
Ha trovato una mamma e un papà che l'hanno adottato, così com'è. E anche i figli e i nipoti di questi genitori adottivi lo sostengono. "Anzi una loro nipotina voleva essere la mia sorellina maggiore" quindi ha smesso di avere 8 anni - perché all'epoca aveva 8 anni -  e da allora ne ha 6, dice Wolscht. E conclude: "Ci divertiamo tanto insieme... Coloriamo, giochiamo...".
Su Wolscht è stato girato un documentario dall'associazione Transgender Project.
In questa Redazione c'è chi già chi si dichiara "trans-classe" o "trans-economico": qualcuno si sente l'anima di un principe miliardario, chiuso nel corpo di un impiegato medio. Farà alla ASL domanda per una Rolls Royce con autista, e una villa adeguata, arredata come si conviene, con parco, piscina, campo da tennis e servitù. Ci vorrebbe anche uno stuolo di sudditi obbedienti, ma su questo si può soprassedere, per il momento.
(Provita & Famiglia, 09/12/2015)

LICENZIATA PERCHÉ CONTESTA I CORSI LGBT PER IL SUO BAMBINO
La sua "colpa" è stata criticare sulla sua pagina Facebook dei corsi imbevuti di propaganda Lgbt, adottati dalla scuola elementare frequentata dal figlio e facente capo alla Chiesa anglicana. Per questa ragione una quarantatreenne inglese, Kristie Higgs, madre di due bambini e sincera cristiana, è stata licenziata dalla scuola secondaria di Fairford (Inghilterra meridionale), la Farmor's School, in cui ha lavorato negli ultimi sei anni come assistente pastorale. Il licenziamento è arrivato nonostante il curriculum della Higgs fosse senza macchia, come riferisce il Daily Mail.
I guai per la signora Higgs sono iniziati dopo aver pubblicato un post su Facebook, datato 24 ottobre 2018, in cui esortava i suoi contatti a firmare una petizione di Citizen Go contro l'educazione sessuale obbligatoria nelle scuole primarie, che secondo i piani del governo sarà effettiva da settembre 2020. «Stanno facendo il lavaggio del cervello ai nostri figli», scriveva la donna, avvertendo che ai bambini sarebbe stato insegnato che le relazioni omosessuali sono normali ed equivalenti al matrimonio, nonché la possibilità di "scegliere" il proprio sesso, a prescindere dal dato biologico. La Higgs esplicitava poi la conseguenza logica di un simile indottrinamento obbligatorio: «Significa che esprimere e insegnare le fondamentali credenze cristiane, relative alla creazione degli uomini e delle donne e al matrimonio, diverrà in pratica proibito, perché esse confliggono con la nuova moralità [...]». E aggiungeva che «questa è una tremenda forma di totalitarismo mirata a sopprimere il cristianesimo e rimuoverlo dalla sfera pubblica». Un'analisi che si può sottoscrivere per quanto è lucida.
In un altro post la Higgs contestava due libri inclusi nel curriculum della scuola del suo bambino e pieni di omosessualismo e transessualismo (il titolo di uno dei due volumi dice già tutto: Reclaiming radical ideas in schools), scritti da un attivista Lgbt, Andrew Moffat, nell'ambito del programma No Outsiders, lo stesso già contestato dalle famiglie di una scuola elementare di Birmingham e sospeso perché allora, a chiedere lo stop dell'indottrinamento arcobaleno verso i propri figli, erano intervenuti un gran numero di genitori musulmani.
Il procedimento disciplinare contro la Higgs è iniziato dopo la ricezione di un'email anonima in cui veniva accusata di «postare opinioni omofobe e preconcette». L'istituto, che adopera immagini e campagne comunicative del tutto prone all'ideologia arcobaleno, ha quindi fatto la sua bella indagine sui due post pubblicati via Facebook (che risultavano visibili solo agli amici della donna), arrivando al licenziamento della signora Higgs per condotta riprovevole, dettata da «discriminazione illegale», «grave uso inappropriato dei social media», «commenti online che potrebbero portare cattiva fama alla scuola e danneggiare la reputazione della scuola». Una criminale, probabilmente, sarebbe stata trattata meglio. Già dall'inizio dell'indagine, riferisce la madre inglese, «mi è stato ripetutamente detto: "Questo non ha nulla a che fare con la tua religione". Era chiaramente una tattica legale e ovviamente qui tutto ha a che fare con la mia religione».
La Higgs ha chiesto aiuto legale al Christian Concern, un gruppo che si batte per la libertà di fede dei cristiani, e ha deciso di fare causa alla Farmor's School per licenziamento ingiusto. Non possiamo sapere come andrà a finire ma intanto un fatto è evidente: una madre e onesta lavoratrice ha perso il suo lavoro per aver manifestato delle idee di assoluto buonsenso, che erano ritenute scontate appena qualche anno fa ma che nelle nostre progreditissime società, sottomesse alla fantomatica tolleranza del "love is love", sono divenute motivo di persecuzione.
(Ermes Dovico, La Nuova Bussola Quotidiana, 27-04-2019)

Fonte: Sito del Timone, 20 marzo 2019

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: POSSIAMO MANDARE I FIGLI A CATECHISMO IN UN'ALTRA PARROCCHIA?
Non si parla più di Dio, ma si elogia Greta, si attacca Salvini, si invita ad accogliere i migranti: e se facessimo noi catechismo parentale ai nostri figli? Si può? Vale?
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 6 novembre 2019

Gentilissima redazione di BastaBugie,
io e mio marito, con i nostri tre bimbi, abitiamo in una diocesi del nord Italia.
Quest'anno la nostra bimba più grande, sei anni, dovrebbe iniziare il catechismo, ma la nostra parrocchia è un disastro: ormai nelle omelie non si sente più parlare di Dio, ma è tutto un elogio a Greta Thunberg, un attacco a Salvini col Rosario e un invito ad accogliere migranti.
Senza contare che da un paio d'anni la diocesi ha stabilito che i sacramenti di Riconciliazione, Santa Comunione e Cresima siano imposti tutti insieme in quinta elementare (non condividiamo questa cosa, non so se sbagliamo), e che ci sia un percorso di catechismo parallelo per i genitori che, almeno da noi, sembra più una serie di sedute collettive dallo psicologo (da quanto ci raccontano degli amici che lo hanno frequentato).
Per questi motivi abbiamo scelto di non mandare nostra figlia a catechismo nella nostra parrocchia, bensì in una abbastanza vicina, dieci minuti da casa nostra. In questa parrocchia c'è un sacerdote molto in gamba e le cose sembrano funzionare abbastanza bene, e così abbiamo iscritto lì nostra figlia.
Il problema è che lei, non conoscendo nessuno fa un po' fatica ad integrarsi perché comunque gli altri bambini sono della stessa scuola e si conoscono, e questo lei non lo vive proprio bene. Volevamo un parere: è giusto spostarsi, oppure è giusto stare nella parrocchia di residenza nonostante tutto?
Preciso che facciamo educazione parentale, e mia figlia ha varie amichette che fanno sport con lei, che frequentano tutte la parrocchia del nostro paese. Se vogliamo parlare di socializzazione è ovvio che starebbe meglio con chi già conosce. È giusto ignorare questo?
Stavamo anche pensando di occuparci noi del catechismo, so che qualcuno lo fa, ma una famiglia della nostra diocesi che ha intrapreso questa strada ora non riesce a trovare un sacerdote disponibile a dare i sacramenti al loro figlio. Dovranno aspettare la quinta elementare ed inserirlo in parrocchia.
Non so se faccio bene a scrivere a voi, non sappiamo a chi chiedere consiglio e siamo molto confusi.
Stiamo soffrendo molto per la situazione nelle parrocchie e nella Chiesa, noi vogliamo che i nostri figli fossero, almeno lì, in contatto con persone e sacerdoti innamorati di Cristo per trasmettergli questo amore. Noi vogliamo la salvezza della loro anima, e questo relativismo che è diffuso anche in parrocchia ci spaventa (ci sono persone che frequentano abitualmente la parrocchia favorevoli all'aborto, per dirne una), non sappiamo cosa fare.
Ho provato ad esporre i miei dubbi ad un sacerdote della mia parrocchia, ma non c'è stato nulla da fare: per loro la difesa della vita, della famiglia, il parlare di Dio almeno a Messa, non è così importante.
Vi ringraziamo di cuore se potrete darci un parere.
Francesca e Giovanni

Cari Francesca e Giovanni,
la situazione da voi descritta è talmente generalizzata che ormai dobbiamo considerarla "normale", ovviamente in senso statistico, non certo perché sia la cosa che normalmente dovremmo trovare nelle parrocchie. Detto questo e non avendo né il tempo, né la voglia di piangerci addosso, vediamo cosa fare concretamente.
Innanzitutto va detto che non è per nulla obbligatorio frequentare la propria parrocchia territorialmente competente. Ciascuno nella Chiesa è libero di andare dove si sente più accolto e soprattutto dove meglio può fare un cammino di fede adeguato alla sua sensibilità e al suo cammino. Ovviamente può darsi che qualcuno si trovi meglio in una parrocchia e altri in un'altra senza che per questo qualcuno faccia la scelta giusta in assoluto, ma semplicemente soggettivamente la sua scelta migliore. Quindi nel vostro caso frequentare la parrocchia a dieci minuti di auto dalla vostra casa va benissimo. Come andrebbe bene se ci volesse mezz'ora. È uno sforzo che sempre più dobbiamo mettere in conto di fare se vogliamo dare a noi e ai nostri figli una corretta educazione cristiana e umana.
Detto questo, passo a parlare del fatto che la bambina non socializzi tanto con i compagni della nuova parrocchia. Non bisogna dimenticare che lo scopo del catechismo non è quello di socializzare. Questo non è nemmeno il compito della scuola, ma non voglio dilungarmi sulla scuola perché altrimenti si va fuori tema. Ebbene lo scopo del catechismo è quello di imparare la dottrina cristiana. Infatti tempo fa il catechismo si chiamava proprio "dottrina". Infatti si diceva "domani vado a dottrina" intendendo che si frequentava il catechismo. Purtroppo oggi sempre più troviamo impegnata l'ora di catechismo a fare di tutto eccetto che imparare comandamenti, sacramenti, preghiere. Cartelloni, canti, argomenti tratti dal telegiornale... ripeto, di tutto, fuorché la dottrina cristiana.
Cosa fare in questa situazione così disastrosa? Mandare i figli a perdere un'ora di tempo solo per socializzare? Ma per socializzare si possono invitare gli amichetti in casa propria per poter giocare in libertà (sempre con la supervisione della mamma, ci mancherebbe).
Cosa fare, dunque? Una prima soluzione è quella che avete già adottato. Portare la figlia in un'altra parrocchia, più adeguata, più fedele alla dottrina, in una parola più cattolica. E non solo mandarci la figlia, bensì farla diventare la parrocchia di tutta la famiglia e andare lì alla Messa. Questa è una soluzione molto buona e direi a portata di mano, ovvero di auto.
Per finire vorrei commentare il vostro lodevole impegno nel fare direttamente voi la scuola ai vostri figli senza mandarli a scuole statali o finanziate comunque dallo Stato (parificate). Ebbene, voi vi domandate se non sarà il caso di fare anche il catechismo parentale, cioè insegnato in famiglia dai genitori stessi.
Come ben espresso dall'articolo di Stefano Fontana in questa stessa edizione di BastaBugie (clicca qui!), l'educazione parentale è l'unica alternativa valida per togliere dalle grinfie dello Stato i nostri figli, ma questa non deve essere sganciata dalla Chiesa. Come i genitori hanno il diritto/dovere dei genitori di educare i figli, parimenti anche la Chiesa ha il diritto/dovere di fondare e gestire le scuole. Anzi proprio sul diritto della Chiesa si basa il diritto dei genitori ad educare i figli, infatti espulsa la Chiesa dalla pubblica educazione cosa è successo? Il Mondo ha tolto ogni diritto ai genitori e non solo ha educato i figli, ma anche i genitori stessi (per i riferimenti al magistero della Chiesa leggere il suddetto articolo di Fontana).
Quindi in conclusione: bene, anzi benissimo, l'insegnamento dei genitori del catechismo ai figli. Questa è la base imprescindibile perché possiamo essere sicuri di ciò che si insegna ai figli. Questa pur lodevole, e doverosa, presa di coscienza del dovere di insegnare ai figli la fede cattolica, deve però essere accompagnata e guidata da un sacerdote che garantisca l'unione alla Chiesa, quella vera, l'unica Chiesa Cattolica. Insomma basta trovare un parroco che possa guidare la famiglia (genitori e figli) nel solco della Tradizione vivente della Chiesa e possa impartirci validamente e lecitamente i sacramenti in comunione con il suo superiore ecclesiastico (vescovo).
Solo prendendo coscienza che non è più il tempo di delegare in bianco e che bisogna tutti rimboccarci le maniche e lavorare per l'evangelizzazione del mondo (a cominciare dai nostri familiari), potremo vincere l'enorme sfida che ci sta davanti. In Cristo e nella Chiesa abbiamo gli unici alleati possibili.

Fonte: Redazione di BastaBugie, 6 novembre 2019

9 - OMELIA XXXII DOM. T. ORD. - ANNO C (Lc 20,27-38)
Dio non è dei morti, ma dei viventi
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il Vangelo di questa domenica ci presenta l'episodio di Gesù a confronto con i farisei e con i sadducei. Dei farisei si parla tante volte nel Nuovo Testamento, non così dei sadducei. Il nome sadducei deriva da Sadoc che era Sommo Sacerdote al tempo di Salomone. Ai sadducei appartenevano le famiglie più ricche e influenti della casta sacerdotale e della nobiltà di Gerusalemme. Dal punto di vista religioso essi erano molto conservatori: riconoscevano l'autenticità solamente della Legge scritta di Mosé, rifiutando invece la tradizione orale, alla quale i farisei attribuivano una grande importanza.
Una delle più grandi differenze tra farisei e sadducei riguardava la risurrezione dei corpi e la Vita eterna; i farisei le sostenevano, i sadducei le negavano. Nell'Antico Testamento, la fede in queste verità si andò sempre più perfezionando. All'inizio si pensava che l'anima nell'aldilà vivesse come un'ombra, e quindi non conducesse una vera e propria vita. Impensabile era inoltre ammettere la risurrezione dei corpi. I sadducei, per il loro esasperato attaccamento alla tradizione più antica, pensavano proprio questo. I farisei, al contrario, credevano alla Vita eterna e alla risurrezione finale.
I sadducei, sapendo che su questo punto Gesù sosteneva la stessa dottrina dei farisei, presentarono al Signore un caso da risolvere. Questo caso era basato sulla legge del "levirato", secondo cui il cognato doveva sposare la vedova del fratello morto senza figli, e questo per assicurare a lui una discendenza e alla famiglia la conservazione propria e dei beni patrimoniali.
I sadducei fanno il caso di sette fratelli, tutti morti senza figli, la cui vedova era passata dall'uno all'altro. Se si ammette la risurrezione, ci si trova di fronte ad un caso molto difficile: di chi sarà moglie la donna?
La risposta di Gesù scavalca come sempre le corte vedute dei suoi interlocutori. Questi intendevano la vita dell'aldilà, se veramente esisteva, come un prolungamento della vita terrena, con tanto di matrimonio; mentre Gesù, rispondendo loro, fa comprendere che la Vita eterna è totalmente trasfigurata, che il matrimonio c'è solo su questa terra e che in Paradiso saremo tutti come angeli.
Per condurre i sadducei alla retta fede, Gesù cita un versetto del Pentateuco, un versetto che dovevano conoscere molto bene dal momento che era l'unica parte della Sacra Scrittura che accettavano. Il versetto riporta le parole che Dio pronunciò quando si rivolse a Mosé dal roveto ardente. Egli si chiamò il «Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe» (Lc 20,37; cf Es 3,6).
Questa dimostrazione a noi, forse, non dice molto; ma, per un israelita era molto stringente. Per noi, dire "Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe" significa affermare il Dio che Abramo, Isacco e Giacobbe hanno adorato, ossia l'unico vero Dio. Ma non è così per un ebreo. Queste parole hanno un senso molto più profondo e significano il Dio dal quale Abramo, Isacco e Giacobbe sono attualmente protetti. Quindi, se Dio disse così a Mosé, e se così Mosé in seguito disse agli israeliti, voleva dire che i tre grandi Patriarchi dell'antichità esistevano ancora e che la vita che abbiamo da Dio è eterna. Se Abramo e gli altri Patriarchi fossero morti per sempre, il Signore sarebbe venuto meno alla promessa di essere loro protettore, e l'appellativo «Dio di Abramo» risulterebbe ingannevole.
Veniamo ora a qualche applicazione per la nostra vita. La vita che abbiamo avuto in dono da Dio è eterna. Siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio. Questa è la nostra più vera e profonda vocazione e solo realizzando questa vocazione noi saremo autenticamente felici. I Santi sono quelli che hanno capito la cosa più importante e sono andati diritti alla mèta. Impariamo da loro a non sciupare la nostra vita e a prepararci giorno dopo giorno la nostra eternità beata in Paradiso.
Gesù ha detto che in Paradiso saremo tutti come angeli e che non vi sarà più il matrimonio. Da queste parole di Gesù si comprende l'importanza della vita religiosa, con i voti di povertà, castità e obbedienza, che anticipa già su questa terra la condizione futura del Paradiso. Preghiamo che ci siano sempre numerose e sante vocazioni alla vita consacrata, perché i consacrati sono un richiamo vivo e costante alle cose di lassù, dov'è la nostra vera Patria.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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