BastaBugie n°638 del 13 novembre 2019

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1 ARRIVANO GLI ECOPECCATI: QUANTE VOLTE HAI USATO IL DETERSIVO? INDOSSI VESTITI SINTETICI?
A Massa hanno già iniziato a confessare comportamenti inquinanti, coprendosi di ridicolo e avvicinandosi alla purezza giacobina che ghigliottinava i virtuosi
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 UN FILM D'AZIONE RUSSO DA MOZZARE IL FIATO
Il film ''22 minuti'' non lo vedremo in Italia: tratta un caso di pirateria somala nel Corno d'Africa con una narrazione che non teme di offendere l'islam (VIDEO: trailer del film)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 PATTI LATERANENSI: 90 ANNI E NON SENTIRLI
Il Concordato tra Stato e Chiesa è da lodare per molti motivi, nonostante la campagna anticlericale
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone
4 HOLLYWOOD (IL)LIBERAL, LA RIVOLUZIONE PORTATA IN SALOTTO
Se in Italia comanda il pensiero comunista, negli Usa è quello liberal, che condiziona il lavoro e pretende di plasmare le menti (anche attraverso cinema e serie tv)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 L'AMAZZONIA NON E' SENZA PECCATO
Vale la pena ricordare ciò che i missionari del XVI e XVII secolo trovarono all'arrivo in queste terre
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA SERIE TV ''IL NOME DELLA ROSA'' HA RIPROPOSTO I SOLITI ERRORI SUL MEDIOEVO E LA CHIESA
Del resto Umberto Eco, autore del libro, era relativista, anticattolico e antistorico... potevamo aspettarci qualcosa di diverso dalla nuova fiction Rai?
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone
7 I SINGOLARI FUNERALI DEL LAICO CHIRAC
L'ex presidente francese Jacques Chirac avversò il cristianesimo (come quando fece fallire l'inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 IPOTESI SU GESU': ANCORA DISPONIBILE IL LONG SELLER DI MESSORI
Consigliata la lettura a coloro che non si vergognano di essere credenti, di credere che Gesù Cristo è Dio e che ha fondato una Chiesa (quella Cattolica)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA XXXIII DOMENICA T.ORD. - ANNO C (Lc 21,5-19)
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - ARRIVANO GLI ECOPECCATI: QUANTE VOLTE HAI USATO IL DETERSIVO? INDOSSI VESTITI SINTETICI?
A Massa hanno già iniziato a confessare comportamenti inquinanti, coprendosi di ridicolo e avvicinandosi alla purezza giacobina che ghigliottinava i virtuosi
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-10-2019

Un amico mi ha inviato la foto di tre foglietti in cui c'è una lunga Confessione da recitarsi dai Fedeli guidati da un Lettore. Nel preambolo c'è una bella incisione antica e si legge: 3 ottobre, cattedrale di Massa, in occasione del beato transito del Serafico Padre (che sarebbe san Francesco d'Assisi). Par di capire che detta Confessione deve essere stata declamata durante la funzione.

CONFESSIAMO I NOSTRI DETERGENTI, I NOSTRI COSMETICI, I NOSTRI VESTITI SINTETICI
Dopo una specie di prefazione, il Lettore (il prete? boh) si rivolge al Signore del Creato, che sarebbe il vecchio Creatore, invocandolo come «Dio di misericordia e giustizia». Poi, scorrendo le risposte alle invocazioni, si trova: «Tutti: confessiamo il nostro abuso di mezzi di trasporto». Non c'è spazio qui per riportare anche le invocazioni del Lettore, ma già avete capito in che cosa è stato coinvolto il solito san Francesco. Limitiamoci alle risposte corali: «Confessiamo i nostri detergenti, i nostri cosmetici, i nostri vestiti sintetici».
Sì, perché, spiega il Lettore (sempre rivolgendosi a Dio), il peccato su cui si invoca misericordia e giustizia è stato perpetrato «ignorando che le loro invisibili microsfere di plastica (dei detergenti, dei cosmetici, dei vestiti sintetici, ndr) finiscono nei  corsi d'acqua e negli oceani». Continua la confessione generale: «Confessiamo le nostre discariche, i cumuli di ciò che gettiamo via, confessiamo il nostro iperconsumo di cibo ed energia». E il Lettore torna a invocare: «Convertici dalle nostre pratiche maledette». Addirittura! Qualcuno, scherzando, dopo aver letto l'enciclica ecologica di papa Francesco, Laudato si', ha ipotizzato che, continuando l'uscita della «Chiesa in uscita» si sarebbe finiti per uscire dall'altra parte e ritrovarsi ben oltre le periferie, a errare (verbo  che, non a caso, ha due significati) sperduti.

HO SPUTATO IL CHEWING-GUM SUL MARCIAPIEDE
E che i peccati ecologici sarebbero saliti in cima alla lista nel sacramento della Riconciliazione («Ho sputato il chewing-gum sul marciapiede». «Quante volte, figliolo?»). Scherzava, sì, ma non aveva tenuto conto del famoso clericalismo. Il quale vizio tende spesso ad anticipare i desiderata di chi in quel momento comanda, trasformandone i portatori in quelli che i colti chiamavano «più realisti del re». Certo, chi scrive è ormai vecchio e credeva di averne viste tante.
Ma mai avrebbe immaginato di dover andare all'Inferno perché porta i calzini di nylon. Santa Greta Thurnberg da Stoccolma, intercedi per noi, perché questi cominciano con la misericordia e finiscono con la giustizia. Non a caso, ai tempi di Robespierre, si celebrava la Virtù ghigliottinando quelli che «virtuosi», a parere di chi comandava, non erano. Molti preti non l'hanno dimenticato e, per non finire «refractaires», giurano sulla Costituzione dell'Anno 2019 prima ancora che glielo chiedano. Ahò, e l'a detto er papa! E chi siamo noi per giudicare? Sant'Antonio de Curtis da Napoli, scampaci.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29-10-2019

2 - UN FILM D'AZIONE RUSSO DA MOZZARE IL FIATO
Il film ''22 minuti'' non lo vedremo in Italia: tratta un caso di pirateria somala nel Corno d'Africa con una narrazione che non teme di offendere l'islam (VIDEO: trailer del film)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-07-2018

I russi hanno imparato la lezione hollywoodiana e hanno smesso di fare quei barbosissimi film d'epoca sovietica. Ma, a differenza di Hollywood, non sono impacciati dal politicamente corretto. Per esempio, nel 2008 la cinematografia russa ha prodotto il bellissimo L'ammiraglio, un kolossal imperniato sulla figura di Aleksandr Kolchak, capo dell'armata «bianca» rimasta fedele allo zar e in guerra, sfortunata, contro quella «rossa» di Trockij. Se i russi dell'era Putin hanno smesso di essere "di sinistra", però, gli italiani continuano ad esserlo anche nell'era Salvini, e il film sull'ammiraglio Kolchak da noi non è mai stato tradotto e distribuito. Stessa sorte, del resto, ha avuto, sempre da noi, un grandioso film polacco sul «miracolo della Vistola», avvenuto quando, nel 1920, l'esercito polacco fermò l'avanzata dell'Armata Rossa alle porte di Varsavia e salvò l'Europa (Trockij, capo dell'Armata Rossa, era teorico della «rivoluzione permanente» e da esportazione). Un affresco sul tema lo si trova in una delle cappelle della basilica di Loreto.

TRATTO DA UNA STORIA VERA
Misteriosamente, è stato tradotto e distribuito in Italia un film russo d'azione. Forse perché considerato "minore", un B-movie insomma. E forse il censore politicamente corretto era stato distratto proprio da questa valutazione minimale, chissà. Si tratta di 22 minuti, titolo che in italiano chissà perché è diventato inglese: 22 minutes. Personalmente, lo avevo già visto in internet l'anno scorso (il film è, infatti, del 2014) e mi sono meravigliato al rivederlo proposto in prima serata da Italia 1 il 19 luglio scorso. Il film è diretto dal regista russo Vasily Serikov e non ha niente da invidiare ai migliori action-movie americani. È tratto da una storia vera, la storia della gigantesca nave-cisterna russa Yamal sequestrata nelle acque del Corno d'Africa da una banda di pirati somali armati fino ai denti. L'equipaggio della nave, che trasporta metano, si è barricato nel locale motori, mentre i pirati dilagano sulla nave e piazzano perfino un paio di mitragliatrici antiaeree. Una nave da guerra russa, inviata sul posto, tenta un abbordaggio notturno, ma i canotti con a bordo i marines vengono falciati dal fuoco dei pirati. Un marine cade in mare (e viene catturato l'indomani mattina dai somali). I marines non possono rispondere al fuoco perché rischiano di colpire i serbatoi di metano e far esplodere l'intera nave. I pirati vogliono venti milioni di dollari altrimenti uccideranno gli ostaggi.

I PIRATI SONO MUSULMANI E APPLICANO LA SHARÌA
Ora, inutile dilungarsi sulla trama, perché in un film d'azione la trama è relativamente secondaria. Ci concentreremo, invece, su alcuni particolari che giustificano il nostro interesse su questa testata. Innanzitutto, i pirati sono musulmani credenti e osservanti, tant'è che agiscono dichiaratamente in nome di Allah. Un paio di loro, tuttavia, sono meno devoti e si sono uniti all'impresa solo per lucro: un nero che è adibito al rancio e un ragazzo che ama la musica rap. I due sono molto amici e si dedicano ai loro hobby di nascosto, perché la musica è haram, proibita dalla sharìa, così come l'alcool, che piace molto al cuoco. Durante la preghiera collettiva, però, quest'ultimo, che ha trovato la riserva di vodka della nave, si fa vedere ubriaco. Allora per punizione viene calato in mare legato con una corda, ma se lo mangiano gli squali. Il ragazzo, sconvolto, decide di unirsi al marine catturato per far da quinta colonna al raid che i navy seals russi lanciano all'alba e che dura 22 minuti (da qui il titolo).
I militari russi si sono esercitati duramente a bordo della loro nave per simulare un'azione che non superi, appunto, i ventidue minuti, tempo oltre il quale i pirati avranno la possibilità di vanificare l'operazione. Infatti, questi ultimi hanno minato le cisterne di metano e non esiteranno a immolarsi per Allah. In base a complicazioni internazionali, se pur sconfitti, vengono lasciati andare. Ma, ecco l'happy end politicamente scorretto: il marine russo protagonista della storia mette una bomba a mano (che esplode) sulla barca con cui si allontanano. E torna in patria come un eroe, dalla sua bella che stava per sposare un altro. Noi italiani? Continuiamo a fare commedie o drammi su gay e migranti.

Nota di BastaBugie: purtroppo è molto difficile che in futuro il film sia doppiato in italiano e distribuito nei cinema e in dvd. Comunque ecco qui sotto il trailer del film "22 minuti".


https://www.youtube.com/watch?v=D7DfCRXzI8k

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-07-2018

3 - PATTI LATERANENSI: 90 ANNI E NON SENTIRLI
Il Concordato tra Stato e Chiesa è da lodare per molti motivi, nonostante la campagna anticlericale
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone, aprile 2019 (n.183)

Quest'anno ricorrono i novant'anni della storica firma dei Patti Lateranensi. Era il 1929 e quel giorno, 11 febbraio, fu da allora festa nazionale. La data ricordava anche le apparizioni di Lourdes e fu considerata una coincidenza provvidenziale. Il papa di allora, Pio XI, commentò: «E forse ci voleva un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale». Quell'uomo era Mussolini, allora capo del governo, e la frase di Pio XI finì col diventare, a suo tempo, lo slogan con cui i malevoli dimostravano la complicità della Chiesa col fascismo. Ci volle un altro «uomo della provvidenza», nel 1984, per rinnovare quei Patti: Craxi, che non a caso le vignette comuniste dipingevano sempre in pose da Duce. Al di là della propaganda politica, tuttavia, l'era di Craxi declassò la Festa Nazionale della Conciliazione tra Stato e Chiesa a giorno feriale qualsiasi, Era il tempo in cui la narrazione politica in auge sosteneva che gli italiani lavorassero poco rispetto alle Nazioni Più Avanzate (cioè, quelle di cultura protestante), cosi parecchie feste religiose vennero abolite. Non era, in realtà, che una riedizione della vecchia vulgata ottocentesca che descriveva i popoli cattolici come sottosviluppati perché bigotti e dediti alla festa. Ne avevano fatto le spese, a volte in modo sanguinoso, la Spagna, il Portogallo, la Francia, il Messico, l'Austria. E anche l'Italia, che nel 1870 aveva visto il Papa preso a cannonate e il Concilio in corso interrotto manu militari. Come risultato della perdita di indipendenza politica per la Chiesa, per esempio, durante la Grande Guerra i rappresentanti diplomatici presso la Santa Sede dei Paesi nemici dell'Italia dovettero andarsene. E ci volle una lunga e defatigante trattativa perché i chierici e i seminaristi fossero assegnati alla Sanità anziché alla trincea. Coi Patti, invece, durante la Seconda guerra mondiale i diplomatici poterono restare, e il \/aticano poté accogliere anche gli antifascisti che vi si rifugiarono (e gli ebrei).

IDEE CHIARE
La vecchia classe dirigente liberale italiana era così intrisa di mentalità anticlericale che al trattato di Versailles nel 1919 si era preoccupata soprattutto di non far partecipare la Santa Sede al tavolo negoziale, unico incasso di una vittoria per il resto «mutilata». L'Italia, nel 1929, aveva voluto siglare l'importantissimo momento dei Patti inaugurando addirittura una lunga strada in Roma, quella Via della Conciliazione che porta a San Pietro. Come ha ricordato Gennaro Malgieri su Formiche.net (11 febbraio 2019), Mussolini aveva in materia le idee chiare fin dal suo esordio in Parlamento nel 1921. In quell'occasione disse senza mezzi termini: «La tradizione latina e imperiale di Roma è oggi rappresentata dal cattolicesimo. (...) io penso e affermo che l'unica idea universale che oggi esiste a Roma è quella che si irradia dal Vaticano». Mussolini era allora un semplice deputato, uno dei tanti. E sapeva bene così facendo di rinnegare il suo passato di socialista anticlericale. Sapeva anche di inimicarsi i laicisti di ogni schieramento e perfino la componente del suo fascismo «intrinsecamente avversa al confessionalismo e in alcuni settori legata alla massoneria». Aveva ben chiaro che, senza la risoluzione una buona volta della Questione Romana, l'Italia sarebbe rimasta quel «regno di terz'ordine» che aveva fatto scuotere la testa a Dostojewski all'ora della Breccia di Porta Pia. Stessa lungimiranza ebbe, e stesso scandalo suscitò, Togliatti quando, alla Costituente, votò a favore dell'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica (il famoso articolo 7).

1) IL TRATTATO
I Patti constavano di tre parti. La prima, il Trattato, stabiliva che il cattolicesimo era religione di Stato. Come nel vecchio Statuto di Carlo Alberto, ciò non significava che l'Italia diventava uno stato confessionale come, per esempio, l'Arabia Saudita odierna. Ma solo che quando lo Stato avesse deciso di accompagnare le sue cerimonie e ricorrenze con un rito religioso, questo doveva essere quello cattolico. L'Italia riconosceva, anche, Città del Vaticano come stato indipendente e sovrano. Ciò ripristinava, di fatto, il vecchio Stato Pontificio, anche se ridotto alle dimensioni di soli quarantaquattro ettari. Con buona pace di quanti andavano ripetendo, da quasi un secolo, che la Chiesa spogliata di ogni possedimento terreno avrebbe meglio effettuato la sua missione spirituale. Lo sapeva anche il vecchio rivoluzionario Proudhon (1809-1865), l'autore dello slogan «la proprietà è un furto», che la Chiesa senza un suo posto in cui poter stare senza dipendere da nessuno si sarebbe dissolta in poco tempo. E lo diceva proprio perché incoraggiava la spoliazione.

2) IL CONCORDATO
La seconda parte, il Concordato, indicava le festività religiose che venivano riconosciute civilmente, riconosceva validità civile al matrimonio religioso e l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Infine, i titoli rilasciati dalle scuole cattoliche venivano parificati a quelli delle scuole statali.

3) LA CONVENZIONE
La terza parte, la Convenzione, riguardava gli accordi finanziari tra Chiesa e Stato, comprendendo i risarcimenti per le espropriazioni inflitte alla Chiesa durante tutto il Risorgimento; ai preti con «cura d'anime» veniva riconosciuto un emolumento statale, la cosiddetta «congrua». Non fu facile ricucire lo strappo che si era creato tra la politica e il popolo italiano, un popolo composto quasi interamente da cattolici. I quali da troppi decenni erano frastornati da un processo unitario che si era svolto interamente contro la religione nazionale. La firma di quegli accordi forse evitò all'Italia una «guerra di religione» come quella avvenuta in Messico dal 1926 al 1929 e quella spagnola di dieci anni dopo, anche se qualcosa del genere accadde nella guerra civile che seguì l'armistizio del 1943. La firma sancì quella coesione nazionale che le classi dirigenti «piemontesi» non erano riusciti mai a procurare, perché «fatta l'unità, restava da fare gli italiani». Impresa impossibile, perché volevano farli a modo loro, giacobini e possibilmente atei. Nel 1984, infatti, quantunque ci fosse già stato il Sessantotto, i Patti furono semplicemente rivisti, non certo aboliti L'accordo, detto di Villa Madama, fu firmato il 18 febbraio, non l'11, perché il leader dei socialisti era da tempo bersaglio di critiche, soprattutto da sinistra. Per esempio, agli slogan governativi contro l'evasione fiscale («Io pago le tasse, e tu?») rispondeva il comico Beppe Grillo, estromesso dalla Rai per un suo sketch («Se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano?»). La Chiesa ebbe il suo famoso 8xmille e il cattolicesimo cessò di essere la religione dello Stato. Nel 1933 la Chiesa stipulò un Concordato anche con la Germania di Hitler: fu, non a caso, l'unico accordo internazionale tedesco sopravvissuto al nazismo.

Fonte: Il Timone, aprile 2019 (n.183)

4 - HOLLYWOOD (IL)LIBERAL, LA RIVOLUZIONE PORTATA IN SALOTTO
Se in Italia comanda il pensiero comunista, negli Usa è quello liberal, che condiziona il lavoro e pretende di plasmare le menti (anche attraverso cinema e serie tv)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-10-2019

Virna Lisi fu una delle poche, nel mondo del cinema italiano, ad avere il coraggio di dichiarare (Il Fatto Quotidiano, 28.9.2014): «Ma com'è 'sto fatto che se uno è comunista lavora e se non lo è non lavora più?». Infatti, direbbe qualcuno, è il partito dei lavoratori. Qualcun altro direbbe: ma non era ai tempi del fascismo che se non avevi la tessera non lavoravi? Se ci può consolare, negli Usa non è diverso, solo che là li chiamano liberal. Maurizio Acerbi, critico cinematografico de Il Giornale, nel 2016 affrontò il tema col pamphlet Come sopravvivere al cinema di sinistra - Noia e pregiudizi: manuale per difendersi dai film a senso unico. Oggi torna e amplia con Hollywood (il)liberal (Fuori dal Coro, pp. 63, € 3, supplemento al quotidiano).

CLUB CATACOMBALE PER ATTORI, REGISTI E SCENEGGIATORI
Nella mecca del cinema, l'attore Gary Sinise, cattolico e repubblicano, nel 2004 fondò addirittura una specie di club catacombale per attori, registi e sceneggiatori non di sinistra, costretti a nascondersi per non perdere il lavoro. All'ora delle elezioni presidenziali i vip hollywoodiani fecero campagna a favore di Hillary. Vinse Trump, segno che la maggioranza schiacciante degli americani non si fa abbindolare dai lustrini. Ma Trump da quel momento fu il Satana da esorcizzare. Noi, che abbiamo avuto Berlusconi e Salvini, ne sappiamo qualcosa. «Si erano messi in 167 divi a fare il cosiddetto endorsement, appoggiando pubblicamente la consorte di Bill, trasformandola nella candidata alla Casa Bianca con il maggior numero di testimonial della storia. Da Di Caprio a Clooney, da De Niro a Hoffman, da Damon a Penn. A questi, aggiungeteci i "grandi elettori" del mondo musicale, sorpresi, sconvolti, increduli non solo per la vittoria dell'odiato Donald, ma, soprattutto, per aver preso atto di contare, in politica, come il due di coppe quando la briscola è bastoni».
I repubblicani? Pochi: Dwayne "The Rock" Johnson, Arnold Schwarzenegger, James Woods, Bruce Willis, Sylvester Stallone, Lindsay Lohan, Hillary Duff, Jon Voight, Gary Sinise, Clint Eastwood e qualche altro.

LA PREMIAZIONE DEGLI OSCAR
All'Oscar di quest'anno è stato tutto un insulto a Trump: tacco 12, abiti costosissimi, fiocchetto azzurro sul petto (colore del Partito Democratico) sul red carpet a fare i filo-prolet. Ma la cerimonia ha registrato «i più bassi ascolti di sempre nella storia degli Oscar». Sì, ma non gliene frega niente. "Razzismo" o "Immigrato" rimangono le chiavi vincenti della cinematografia post Trump. «Vuoi avere possibilità di vittoria? Infilaci dentro uno dei due temi, meglio ancora se entrambi». Così ebbe a scrivere Camilo Vila, esiliato cubano fin dal 1961: «Parlano dei senzatetto quando hanno case che potrebbero ospitare i barboni di mezza Los Angeles». Lo stesso nelle serie televisive: «La televisione, attraverso i suoi show di natura Liberal, non si adegua al pubblico seduto in salotto, ma lo condiziona, lo plasma, riflettendo quelli che la creano al fine di trasformare il pensiero degli altri».
Già, gutta cavat lapidem, e forza con i «diversi», il sesso in tutte le forme e salse, sniffate e fumate. «Le rivoluzioni, anche le più importanti, non devono praticarsi, per forza di cose, in piazza o nelle strade, con la violenza contro il Potere costituito. Anzi, le più efficaci, le più invasive, le più sconvolgenti, sono quelle che avvengono silenziosamente, sottotraccia, plasmando le menti, spesso senza che queste se ne rendano conto. Basta, per dire, un salotto di casa o una sala cinematografica per rivoluzionare i modi di pensare. È quanto è avvenuto in America prima e, di riflesso, in Italia poi, attraverso un oggetto di uso comune come il telecomando di un televisore o godendosi un film sul grande schermo di un cinema».
Gli americani (e gli italiani) dimostrano però una capacità di resistenza imprevista e ammirevole, basta lasciarli votare. Ma i liberals, come si è visto in Italia, hanno anche altre armi. Che fare, dunque? Cambiare canale. Finché si può. «Non lasciarti ingannare da chi non ti vuole uguale ma identico agli altri, come un clone». Vecchia storia giacobina: «Faremo della Francia un cimitero se non potremo rigenerarla a modo nostro».

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-10-2019

5 - L'AMAZZONIA NON E' SENZA PECCATO
Vale la pena ricordare ciò che i missionari del XVI e XVII secolo trovarono all'arrivo in queste terre
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-10-2019

Giunge notizia che il giovanotto che è andato a buttare nel Tevere le statuette di Pachamama è denunciato per furto. Vabbè, faremo una colletta per pagargli l'avvocato. In parallelo, però, una bella denuncia per vilipendio del culto cattolico a quelli che il 12 ottobre u.s. (non a caso, anniversario dello sbarco di Colombo) hanno messo in scena, in chiesa, la c.d. Messa per la Terra senza mali, no? Ma sì, misericordia, vediamo di non essere «rigidi» e «fondamentalisti».
La Chiesa è dei preti, e ci fanno quel che vogliono. Anche le chiese sono di proprietà dei preti, e pure la liturgia e le preghiere e il culto di chi pare loro. Possono dunque farne mense popolari, dormitori per africani e perfino dancing, basta trovare la formula «misericordiosa» adatta. I fedeli comuni? I famosi laici il cui ruolo era stato enfatizzato dal Concilio Vaticano II? Il loro ruolo è uno e uno solo: versare l'obolo, e stare zitti. E non si azzardino a secedere rifugiandosi in qualche santuario o in una congregazione di vecchio stampo, ché arriva subito il Kommissario.

SCAPPARE IN ORIENTE
In un precedente articolo avevo scritto che in tempi di impero sovietico almeno si poteva scappare in Occidente. Oggi, per trovare un minimo di culto cristiano bisogna scappare in Oriente, nei Paesi che, avendo sperimentato sulla propria pelle (come si diceva nella lingua di legno sessantottarda) il paradiso comunista, di roba del genere non ne vogliono più sapere, nemmeno nella vecchia, frusta e stantia versione clericale della Teologia della Liberazione, risorta come novità e «apertura».
Infatti, a spulciare le cifre, si vede che al calo dell'8xmille alla Chiesa cattolica italiana corrisponde un rialzo di quello per la Ortodossa. Ritenuta più seria e, mi si passi il termine, tradizionale (nel senso di fedele alla Tradizione, almeno alla sua).
La famosa Messa per la Terra senza mali? Pare sia un'invenzione di missionari (si fa per dire) mandati in Amazzonia per evangelizzare e, come i famosi preti operai degli anni Cinquanta, tornati evangelizzati (o, se preferite i Pifferi di Montagna, fate pure). Infatti, alla cerimonia del 12 ottobre gli indios erano pochi, tutti gli altri erano preti e volontari (c'era anche un cardinale) europei. In verità, la Terra senza mali o la terra-senza-male non è mai esistita, nemmeno in Amazzonia.
Infatti, i missionari spagnoli e portoghesi del XVI e XVII secolo trovarono che gli indios la cercavano, quella benedetta terra, a ciò spinti dai loro sciamani. Il nomadismo da età della pietra (tale era la loro condizione) era aggravato proprio da queste continue, estenuanti migrazioni verso la fantomatica terra-senza-male che gli sciamani promettevano ma che si trovava solo nelle loro allucinazioni più o meno artificiali. Una vita da bestie, in un ambiente infernale (altro che «paradiso amazzonico»), in promiscuità ributtante, con cacicchi che potevano prendersi tutte le donne che volevano, con abbandono di anziani e neonati (i gemelli portavano sfortuna, perciò se ne eliminava uno).

VOGLIAMO IL FRIGORIFERO E CASE RISCALDATE
Per giunta, una volta trovato di che mangiare, ecco che bisognava lasciare tutto per ricominciare la peregrinazione alla ricerca della terra-senza-male. I missionari gesuiti (quelli di quei secoli, ovvio) organizzarono perciò le Reducciones, perché solo il sedentario mangia ogni giorno, non il nomade alla perenne ricerca dell'isola-che-non-c'è. Non pochi di quei gesuiti ci rimisero la vita per mano di quegli sciamani e quei cacicchi a cui avevano sottratto l'osso. E la Chiesa (quella classica) li ha beatificati.
Tra gli ultimi canonizzati, i martiri di Tlaxcala, catechisti, tre ragazzini, uno ucciso dal padre cacicco e gli altri linciati.
Fece scalpore, anni addietro, quel capo yanomami che si era presentato sul palco dei relatori in una delle tante conferenze internazionali per il «salvataggio» della Amazzonia vestito con una pelle di leopardo. Subissato per attentato all'ecosistema, dichiarò pressappoco così: signori miei, ditemi voi che cosa dovrei fare quando incontro un giaguaro nella jungla. E puntò il dito contro quelli che volevano far restare gli indios all'età della pietra per poterli contemplare come allo zoo. Ma anche noi - disse - vogliamo il frigorifero e case riscaldate, nonché l'aereo perché l'ospedale più vicino è a tremila miglia.
Tempo dopo si scoprì che certi della sua etnia tagliavano gli alberi per rivenderli. Orrore! Diversi Vip - cantanti e attori, ovviamente - si dimisero dal comitato, lagnandosi come Idefix (il cane di Asterix che piange per ogni albero abbattuto perché non sa più dove mingere), ma il capo leopardato ribadì la sua posizione.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-10-2019

6 - LA SERIE TV ''IL NOME DELLA ROSA'' HA RIPROPOSTO I SOLITI ERRORI SUL MEDIOEVO E LA CHIESA
Del resto Umberto Eco, autore del libro, era relativista, anticattolico e antistorico... potevamo aspettarci qualcosa di diverso dalla nuova fiction Rai?
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone, maggio 2019 (n.184)

Quando ho visto la prima puntata de Il nome della rosa televisivo nel marzo u.s. ho realizzato che la nuova versione-kolossal (tra l'altro finanziata da RaiCinema, cioè dai contribuenti, tra cui io) era, se possibile, anche peggiore della precedente, il film di Jean-Jacques Annaud, uscito nel 1986 e tratto dal "palinsesto" di Umberto Eco. Il quale aveva preteso questa aggiunta nei titoli per chiarire che il film non poteva rappresentare tutta la complessità del romanzo bestseller omonimo. Ma torniamo alla miniserie: la primissima scena di cui dicevamo è scritta in campo nero con la quale si avverte lo spettatore che nel 1327, anno in cui si svolge la vicenda, l'imperatore Ludovico stava cercando di "separare la politica dalla religione". Di fronte ad un'affermazione del genere è previsto che le simpatie dello spettatore si orientino verso l'imperatore, lodevolmente impegnato a liberarsi da una Chiesa che vorrebbe imporre a lui e ai posteri uno stato teocratico di tipo, per intendersi, jihadista.

LA STORIA VERA
La storia, vera, dice però il contrario: tutta la lunga Lotta per le investiture, dal secolo XI al Concordato di Worms del 1122, fu combattuta perché era, semmai, l'imperatore a voler sottomettere la Chiesa decidendo lui la nomina dei vescovi. L'imperatore che regnava nel 1327, Ludovico IV il Bavaro, aveva deciso allora di tagliare del tutto il cordone ombelicale con la madre Chiesa. Infatti, volle farsi incoronare non dal pontefice, ma da un laico, quello Sciarra Colonna che aveva preso a schiaffi il papa Bonifacio VIII ad Anagni. Con quel gesto simbolicamente si chiuse il Medioevo cristianissimo. Bonifacio VIII lo comprese benissimo, tant'è che ne morì di crepacuore subito dopo. E la Chiesa, come previsto, finì alla mercé del potere politico: nel 1327 il pontificato, infatti, non stava più a Roma bensì ad Avignone, sequestrato e deportato in Francia dal re Filippo il Bello, il distruttore dei templari. E furono settant'anni di papi e cardinali guarda caso francesi, cui seguì il disastro del Grande Scisma (tre papi, ognuno pretendentesi legittimo). Il potere politico, privo della guida e del freno di un'autorità morale, divenne sempre più assoluto (ab-solutus, cioè svincolato da ogni limite), culminando infine nei totalitarismi del secolo XX. La fiction in tv ci presenta un inquisitore veramente esistito, Bernardo Gui, come la quintessenza del fanatismo più ottuso e ideologico, quasi antesignano delle SS e del Kgb. Ora, poiché nessuno storico si sente più di sostenere una fesseria del genere, ecco che una fiction ricavata da un romanzo ripropone la leggenda nera sull'Inquisizione e i "secoli bui".

MEDIOEVO FARO DI CULTURA
Al tempo dell'uscita del romanzo medievisti come Franco Cardini e Marco Tangheroni si spesero per ricordare che i monasteri medievali erano fari di cultura, non di ignoranza, e sfamavano i dintorni (è rimasto il detto "cosa passa il convento oggi?"); le biblioteche monastiche non avevano affatto passaggi segreti o libri inaccessibili, al contrario; il divieto di ridere lo ha messo in scena Eco, i monaci (veri) salvarono, copiarono e tramandarono anche opere pagane licenziose come quelle di Ovidio; Bernardo Gui (vero) fu mite inquisitore e fine intellettuale, stimato come il maggior storico del suo tempo; non si potevano accendere roghi su due piedi, la procedura inquisitoriale era lunga, complessa e garantista: gli eretici dolciniani non erano affatto dei Robin Hood, ma per il loro comunismo utopico saccheggiavano e uccidevano. Ancora: il papa Giovanni XXII mai si sognò di abolire i francescani; solo, disputava con gli eretici "fraticelli", francescani di frangia che intendevano instaurare la povertà assoluta; e i termini della questione sfociavano nell'eresia dell'abolizione, di principio, della proprietà privata. Eccetera.

ECO E IL BRACCIO DI FERRO
Ma, al di là della esigenze televisive (per esempio la figlia vendicativa di Dolcino non è mai esistita), il problema sta a monte, cioè nel romanzo di Eco (che la fiction tv ha risospinto in classifica). L'autore conosceva bene la storia di quel periodo ed anche il dibattito ecclesiale che lo contraddistinse. Ma scelse appositamente di fare un romanzo "gotico", una specie di Il pozzo e il pendolo di Edgar Allan Poe, farcendolo dei più grezzi luoghi comuni laicisti sui "secoli bui". La famosa "Chiesa povera" reclamata dai "fraticelli" e dai teologi al soldo dell'imperatore era di fatto una Chiesa ricacciata in sacrestia, una Chiesa che non aveva il diritto di giudicare il potere e le leggi che esso emanava. Il papa Giovanni XXII, ripetiamo, non cercò mai di abolire l'ordine francescano, ma solo di impedire che la disputa sulla povertà finisse in questo modo (cosa che poi avvenne con Lutero prima e Robespierre poi). Insomma, è in quell'antico braccio di ferro la radice del mondo moderno, non a caso Eco scelse di ambientarvi la sua opera.

ALLE RADICI DEL RELATIVISMO
E la rosa? Stat rosa pristina nomine (diceva un altro Guglielmo francescano, Ockam, ammirato dal protagonista del romanzo), nomina nuda tenemus: non abbiamo che nomi nudi, l'essenza della rosa è solo un nome. Ultimamente, la verità non esiste. Ed ecco fondato l'odierno relativismo. "L'unica verità è imparare a liberarci della passione insana per la verità", fa dire l'autore al suo protagonista. Non esiste neanche Dio, perciò. Gott ist ein lautes Nichts, Dio è un grande Nulla: così conclude il romanzo il narrante Adso da Melk, tedesco. Dal relativismo scettico di Ockam discende pure il positivismo giuridico, perché se non esiste la verità non esiste neanche un diritto naturale. Cioè, io non ho diritti per natura, perché esisto e sono persona; ma ho solo quei diritti che l'ordinamento giuridico mi dà. E, come li dà, così può toglierli. La "Chiesa povera", insomma, quella reclamata dai "fraticelli", non è una Chiesa che rinuncia ai suoi beni per darli ai poveri, ma una Chiesa che, di fronte ai poteri mondani, fa una, per così dire, "scelta religiosa", si ritira nel chiuso delle cappelle e dei santuari e lascia allo Stato completa mano libera. Intanto, però, il film-tivù è stato venduto in 130 Paesi, così la "leggenda nera" viene rispalmata su nuove generazioni. Un Medioevo tutto streghe, roghi, passaggi segreti, libri proibiti, frati fanatici e torture efferate. Tanto per ribadire che la realtà attuale è "il migliore dei mondi possibili".

Nota di BastaBugie
: per conoscere meglio l'autore del romanzo Il nome della Rosa, clicca in uno dei due seguenti link per leggere il relativo articolo.

UMBERTO ECO, RELATIVISTA ANTICATTOLICO E ANTISTORICO... PER QUESTO ESALTATO DAL MONDO
Nel suo famigerato romanzo, Il nome della rosa, deturpa la verità storica su medioevo e inquisizione arrivando alla conclusione che Dio e la verità non esistono
di Aldo Vitale
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4114

MUORE UMBERTO ECO, IL FRUTTO PEGGIORE DELLA CULTURA TORINESE ED ITALIANA DEL XX SECOLO
L'autore de ''Il nome della rosa'' a 22 anni abbandonò la fede e diventò un nominalista, cioè non credeva che esistano verità universali (tanto meno Dio), ma solo nomi convenzionali
di Roberto de Mattei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4125

Fonte: Il Timone, maggio 2019 (n.184)

7 - I SINGOLARI FUNERALI DEL LAICO CHIRAC
L'ex presidente francese Jacques Chirac avversò il cristianesimo (come quando fece fallire l'inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-10-2019

«Alla stazione c'erano tutti: dal commissario al sacrestano, alla stazione c'erano tutti con gli occhi rossi e il cappello in mano». Così cantava Fabrizio De André in Bocca di rosa, i cui versi vengono prepotenti in mente allo spettacolo dei grandiosi funerali di Jacques Chirac, che fu «il presidente più amato dai francesi», almeno stando ai commenti sui vari tiggì. Infatti, l'ultima volta che fu vista una tale adunanza di vip politici internazionali fu, se non andiamo errati, in occasione delle esequie di Giovanni Paolo II.
Dicevamo che «c'erano tutti», ma per essere esatti non è proprio così. Mancava Marine Le Pen, et pour cause: non l'hanno esplicitamente voluta. Eggià, quelli del Front National, o come si fa chiamare adesso, sono brutti, sporchi e cattivi, sovranisti, xenofobi, razzisti eccetera, i salvini di Francia insomma. A escluderli è stata un precisa richiesta della famiglia del de cuius, il che la dice lunga sugli orientamenti ideologici degli Chirac, molto politicamente corretti e in linea con l'ideologia di base della République, la laïcité.

LA CRISTIANOFOBIA DELLE ISTITUZIONI COMUNITARIE
La Francia ha una tradizione di scrittori e poeti «maledetti», l'ultimo è Michel Houellebecq, che nel suo famigerato Submission immaginò un futuro prossimo in cui la Francia viene islamizzata per puro odio nei  confronti della destra: i partiti laici si alleano col partito dei musulmani pur di escludere i lepenisti. Facendo come quel famoso genio che si evirò per dispetto nei confronti della moglie.
Funerali di Stato, e vabbè, giorno di lutto nazionale, e non fa una grinza, adunanza di capi di Stato, comprensibile. Ma la cerimonia religiosa? Chirac era dunque cattolico credente e praticante? Rettifichiamo, per amor di precisione: non una cerimonia religiosa ma ben due, una, privata, a Les Invalides, e l'altra, pubblica e addirittura solenne a Saint-Sulpice.
Ora, delle due l'una: o si era convertito in articulo mortis (o poco prima di ammalarsi) o il suo era un cattolicesimo diciamo così bergogliano, non dottrinale cioè ma pastorale. Infatti, quando, illo tempore, in sede Ue il nostro Berlusconi perorava la causa dell'introduzione delle famose radici cristiane nella confezionanda Costituzione europea, proprio Chirac gli si rivolse con un beffardo «Merci, monsieur l'abbé!». Che, per chi non sa il francese, significa «Grazie, signor curato!». E, com'è noto, la Costituzione europea ebbe tante radici da somigliare a una quercia. Tranne quelle cristiane. E fu da allora che si cominciò a parlare apertamente di cristianofobia delle istituzioni comunitarie, come poi fece con vari accenti e varianti l'ex pontefice Benedetto XVI.

ILLUMINISMO PARAMASSONICO
Qualcuno osservò che, così com'era confezionata, la Costituzione finale dell'Ue sapeva più che altro di illuminismo paramassonico. E in Francia, si sa, la massoneria è potente, specialmente in politica. Auguriamo a Jacques Chirac ogni bene nell'altra vita così come ne ha avuti in questa. Ma la curiosità rimane: perché ce l'aveva tanto con le radici cristiane d'Europa? Già, perché in quel momento, all'ora del diniego (che non fu solo suo, ovviamente, era in affollata compagnia), l'opinione pubblica era impensierita dall'immigrazione islamica, la più restia a integrarsi. L'inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea avrebbe potuto costituire un paletto, un argine a certe usanze alloctone come la poligamia, i tribunali della sharìa, l'ineguaglianza delle donne eccetera. Questa era l'intenzione di quelli che lo propugnavano, anche se personalmente non erano granché religiosi. Invece no. Perché? Boh.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-10-2019

8 - IPOTESI SU GESU': ANCORA DISPONIBILE IL LONG SELLER DI MESSORI
Consigliata la lettura a coloro che non si vergognano di essere credenti, di credere che Gesù Cristo è Dio e che ha fondato una Chiesa (quella Cattolica)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03-10-2019

La messe è molta, ma pochi i mietitori, pregate dunque il Padre perché mandi mietitori nella sua messe. Così dice Gesù nel Vangelo. Mietitori: in latino, la ex lingua sacra della Chiesa, «messores». Chissà chi avrà pregato per avere «messores», e con efficacia, in quel lontano 1976 quando uscì, in sordinissima, un libro fondamentale che parlava di Gesù. Un poco noto giornalista de «La Stampa», Vittorio Messori (appunto), ebbe la geniale idea di pubblicare un sommesso Ipotesi su Gesù per i tipi dell'editrice salesiana, editrice «di nicchia» come dicono gli addetti ai lavori.

TRADUZIONI PERFINO IN COREANO
Sommesso, appunto, come quel famoso granello di senape evangelico che poi diventa un grande albero. Nel nostro caso, milioni di copie vendute e traduzioni perfino in coreano. Provateci voi a pubblicare un libro che parla di religione con la Sei e poi state a vedere che cosa succede. Ve lo anticipo: niente. Cento copie vendute a chi è già d'accordo, e vi andrà bene se non sarete sconfessati dai preti stessi. Mi direte che oggi c'è la cristofobia, il gender, il politicamente corretto, l'ospedale da campo per immigrati… Sì, ma solo quelli che hanno una certa età sanno che, però, ancora non si spara, mentre nel 1976 sì. Riviste come «Il Male», dal significativo titolo, inneggiavano tranquillamente alla morte di Paolo VI, e questa era la «satira» che tirava.
Un ricordo personale, consentitemi: ero un giovanotto fresco di conversione; andai a una messa contro l'aborto e dovetti passare attraverso due strette ali di lottacontinui che, fino alla porta della chiesa, urlavano, insultavano, cantavano a squarciagola coi megafoni Bandiera rossa. Dentro, pochi vecchietti che cercavano di stare vicini a me, timorosi. Infatti, io, che sapevo in anticipo della «manifestazione» orchestrata, ero venuto, con un paio di amici pure loro neo-convertiti, in giubbotto imbottito e anfibi. Per i curiosi di aneddoti: il parroco, evidentemente pre-conciliare, suonò a stormo le campane per tutta la durata della messa, onde coprire lo strepito infernale che c'era fuori. Questo era il clima.

L'APOLOGETICA TORNA DI MODA
L'apologetica? Seeeh! Roba pacelliana, un pallido ricordo pre-sessantotino, i più non l'avevano neanche sentita nominare (neanche io). Ebbene, Messori con quel suo libro la rimise in auge e, anzi, al centro del discorso. Molti di quelli che frequentano questo sito (se non tutti) si sono formati con quel libro. Si può dire che da allora abbiamo smesso di vergognarci di essere credenti, di credere che Gesù Cristo è Dio e che ha fondato una Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.
Messori, convertito anche lui, non aveva fatto altro che andare a vedere le carte, indagando sulle radici della fede e lavorandoci da giornalista investigativo. Poi, la famosa maggioranza silenziosa, che evidentemente non ne poteva più della prepotenza di una minoranza ideologizzata, piano piano uscì allo scoperto, decretando il successo planetario di un libro che parlava di Gesù non in termini devozionali ma facendo semplicemente appello alla ragione. Quel libro che nutrì un paio di generazioni di cattolici (e tanti ne convertì) è bene che venga riproposto, così com'è, ai giovani d'oggi, quelli che vanno appresso ai nuovi pifferai. Che in verità sono sempre gli stessi, solo invecchiati.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 03-10-2019

9 - OMELIA XXXIII DOMENICA T.ORD. - ANNO C (Lc 21,5-19)
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Parlando della futura distruzione del Tempio di Gerusalemme, Gesù ammaestra i suoi Discepoli sulla fine del mondo che ci sarà alla fine dei tempi. La distruzione del Tempio è presa come il simbolo della fine dei tempi. I Discepoli domandarono a Gesù due cose: quando avverrà tutto questo e quali saranno i segni che accompagneranno questi avvenimenti. Notiamo subito che Gesù non risponde alla prima domanda e questo appositamente. Egli vuole che i suoi Discepoli siano sempre pronti e che perseverino nella fede, nella speranza e nella carità. Risponde solamente alla seconda domanda, annunciando che questi avvenimenti saranno accompagnati da grandi sconvolgimenti, da sofferenze e da segni grandi nel cielo; da terremoti, carestie, pestilenze e da inganni di persone che si spacceranno come inviate da Dio.
Soprattutto, Egli parla di persecuzioni. La persecuzione è l'ultima e la più grande delle Beatitudini evangeliche che ci procura una grande gloria in Paradiso. Il cristiano non deve temerla. Anche se vi si troverà coinvolto, egli sa che non sarà mai solo, che il Signore gli sarà vicino in quel momento supremo. Gesù dice: «Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto» (Lc 21,16-18). Sembrano parole d'altri tempi, impossibili nella nostra epoca di democrazia e libertà. Purtroppo sono parole molto attuali, oggi più che mai. Basti pensare a quanti non cristiani devono addirittura fuggire dai loro paesi per poter ricevere il Battesimo, dovendo temere della vita persino dai loro stessi genitori. Gesù ci insegna a non temere: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (Lc 21,19).
La perseveranza è la grazia più grande per la quale dobbiamo pregare sempre. Bisogna perseverare ogni giorno ed essere trovati in Grazia di Dio al momento della nostra morte. Sant'Alfonso Maria de' Liguori si domandava quale fosse il modo più efficace per ottenere il dono della perseveranza. Egli enumerava ad uno ad uno tutti i segni che uno può avere di essere fedele sino alla fine e vedeva che tutti erano difettosi in qualche cosa. Egli insegnava che se anche uno compisse grandi miracoli non potrebbe ritenersi al sicuro; anche se praticasse le virtù per lunghi anni non potrebbe essere certo di continuare così per tutta la vita: si potrebbe insinuare un segreto orgoglio nel suo cuore così da perdere tutto. Purtroppo, casi simili si sono verificati tante volte.
Ma allora, qual è il segno più certo di perseveranza? Sant'Alfonso afferma chiaramente che tale segno è la preghiera continua: chi prega certamente si salva. Poi il Santo si turba nuovamente e si domanda: «Ma sarò sicuro di pregare sino alla fine dei miei giorni?». A questo nuovo timore, egli si getta nella braccia della Madonna e le dice: «Madre amatissima, dammi il pensiero e la voglia di pregarti sempre!». Il ricorso continuo alla Vergine Maria era la conclusione pratica di tutta la teologia di questo grande Santo, per questo motivo egli recitava molto spesso il Rosario.
Quando arrivato alla vecchiaia non si ricordava più se aveva già recitato i suoi Rosari, domandava al frate che lo accudiva se lo avesse già fatto. Il frate gli diceva scherzosamente: «Padre, vorrei avere la metà di tutte le Corone che ha recitato in più quest'oggi!». Allora sant'Alfonso si faceva serio e diceva: «Fratello, non scherzare, non sai che dal Rosario dipende la mia salvezza eterna?».
Ecco dunque il segreto per ottenere nel modo più facile il dono della perseveranza: pregare spesso il Rosario della Vergine Maria. Ella lo ha sempre domandato ovunque è apparsa. «Se lo ha sempre chiesto, non ti sembra che ci sia un motivo importante?» – domandava San Pio da Pietrelcina. E per questo anche Padre Pio recitava di continuo il Rosario.
Impariamo da questi Santi e ricorriamo continuamente anche noi alla Madonna: in questo modo otterremo facilmente il dono della perseveranza.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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