BastaBugie n°640 del 27 novembre 2019

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1 LA COMMISSIONE SEGRE E' FIGLIA DELLA DITTATURA DEL RELATIVISMO
Lo Stato impone di parlare in un certo modo ed organizza ''i due minuti di odio'' (come il Grande Fratello nel romanzo 1984 di George Orwell)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 MUSSOLINI ATEO E SOCIALISTA (COME HITLER CHE ERA APPUNTO NAZIONAL-SOCIALISTA)
Famoso l'episodio in cui il duce disse di concedere 5 minuti a Dio per fulminarlo allo scadere dei quali concluse che Dio non esisteva (VIDEO: Dichiarazione di guerra del 1940)
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Sito del Timone
3 L'ESEMPIO DEI MARTIRI DI NAGASAKI
Paolo Miki e compagni morirono crocifissi nel 1597 perdonando i carnefici
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 BATMAN CONTRO JOKER: PER DIFENDERE IL BENE BISOGNA ESSERE DISPOSTI A SACRIFICARE TUTTO
Batman sceglie di prendere su di sé tutto il male del mondo (in questo ricorda il sacrificio del Cristo)
Autore: Isacco Tacconi - Fonte: Radio Spada
5 SESSO: QUATTRO MOTIVI PER CUI AGLI SPOSI CONVIENE PROGRAMMARLO
L'amore vero non è uno slancio passionale spontaneo, ma è cura, preparazione, volontà... e così la passione arriverà (VIDEO: L'amore e la Croce di Jason Evert)
Autore: Antonio e Luisa De Rosa - Fonte: Aleteia
6 IL PIANO PASTORALE DI SAN CARLO BORROMEO
Novella sulla inutilità di convegni pastorali, consigli pastorali, uffici pastorali, e chi più ne ha più ne metta... basta che sia pastorale
Autore: Dino Focenti - Fonte: I Tre Sentieri
7 LE SARDINE SI ALLEANO CON LA COMUNITA' LGBT
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): la Consulta vieta l'omogenitorialità, paperi Disney LGBT, in Italia unioni civili in picchiata
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
8 E' ILLOGICO DIRE CHE ''GESU' NON E' DIO, MA E' STATO UN GRANDE UOMO''
Gesù afferma chiaramente di essere Dio, per cui o è Dio davvero o è un pazzo (è la logica ad impedire una via di mezzo)
Fonte: I Tre Sentieri
9 OMELIA I DOMENICA AVVENTO - ANNO A (Mt 24,37-44)
Vegliate perché non sapete in quale giorno
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA COMMISSIONE SEGRE E' FIGLIA DELLA DITTATURA DEL RELATIVISMO
Lo Stato impone di parlare in un certo modo ed organizza ''i due minuti di odio'' (come il Grande Fratello nel romanzo 1984 di George Orwell)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-11-2019

In questo ultimo periodo abbiamo assistito a diversi interventi "educativi" o "rieducativi" dello Stato italiano nei confronti dei cittadini. La manovra economica allo studio del governo prevede la tassazione della plastica con effetti dissuasivi sugli acquisti di prodotti confezionati in questo modo. Ecco un primo intervento rieducativo: la plastica è male, lo Stato combatte il male quindi educa i cittadini al bene. Lo Stato induce comportamenti etici e dissuade da quelli non etici.
Per rimanere nella finanziaria, il Partito Democratico vuole inserire un bella cifra da spendere per diffondere i giornali nelle scuole pubbliche. Anche questa idea rientra nell'ambito dello Stato Educatore. Il finanziamento pubblico alla stampa è già di per sé un modo di uniformarla, diffondere poi i giornali nelle scuole nasconde il progetto di uniformare anche le menti dei nostri giovani ad una stampa già uniformata. Sui banchi di scuola non ci sarà il "giornale di Stato", ma comunque ci saranno i giornali dell'ideologia dominante.

LA COMMISSIONE SEGRE CONTRO LA DISCRIMINAZIONE E L'ODIO
Ma l'intervento maggiormente dotato di spessore pedagogico è stata la costituzione della ormai famosa "Commissione Segre" contro la discriminazione e l'odio. Molti hanno lamentato che tale Commissione è contraria alla libertà di espressione. Il che è certamente vero. Infatti prese di posizione verbali sulla stampa o in internet a proposito di preferenze sessuali, sovranismo, immigrazioni o altro potranno essere considerati Hate Speech e perseguiti.
Però c'è di più: lo Stato qui non si limita ad impedire di parlare, impone di parlare in un certo modo. In altre parole si fa Educatore. Anche il Grande Fratello di Orwell agiva da Grande Educatore e organizzava "i due minuti di odio" che la Commissione Segre potrebbe ora sostituire con "i due minuti di odio contro l'odio".
Qui c'è un argomento molto interessante per la Dottrina sociale della Chiesa. Come è possibile che uno Stato che si proclama neutro da valori religiosi ed etici imponga poi una sua etica? La contraddizione sembra evidente, ma approfondendo le cose si comprende che la contraddizione non c'è. Uno Stato che non fa riferimento a valori oggettivi e indisponibili anche a se stesso, è completamente libero di imporre i valori che vuole. Se non esistono valori oggettivi, i valori dello Stato diventano assoluti e indiscutibili, perché per metterli in discussione bisognerebbe partire da valori superiori e oggettivi che non esistono. Lo Stato neutro dai valori non può che essere relativista, ma il relativismo significa non solo che tutti i valori sono uguali ma anche che per lo Stato il suo valore è assoluto. Ecco perché, come diceva Benedetto XVI, il relativismo si trasforma in dittatura.

LA DITTATURA DEL RELATIVISMO
Un punto decisivo consiste nel capire che il relativismo non è meno arrogante nelle democrazie vuote di contenuto che non nelle dittature o nei totalitarismi. Le dittature e i totalitarismi pretendono di aver sempre ragione, in quanto è vero ciò che essi decidono, stante la neutralità dello Stato verso tutti i valori. Ma anche le democrazie pretendono di aver sempre ragione, perché ciò che esse decidono è sempre vero, mancando anche qui criteri oggettivi di valutazione. Però - si dirà - esse lo decidono a maggioranza, ossia democraticamente, mentre il dittatore lo decide dittatorialmente. Lasciando pur stare qui come si formino le maggioranze nelle democrazie moderno (non sempre in modo democratico, anzi), va riconosciuto che la maggioranza è pur sempre un esercizio di forza muscolare, un puro volere come è un puro volere quello del dittatore. A meno di non giustificare quel volere, giustificazione che però non può venire dal semplice computo quantitativo dei voti ricevuti, perché quello stesso criterio avrebbe giustificato la scelta opposta se fosse stata votata dalla maggioranza.
Bisogna allora comprendere come avvenga che lo Stato neutro da valori transiti dalla dittatura alla democrazia. Il motivo è in sé piuttosto semplice: lo Stato neutro rispetto ai valori è costretto ad imporre questa neutralità, che è la sua verità assoluta. Non può fermarsi ad essere neutro, deve imporre la neutralità, deve richiederla anche ai cittadini, li deve educare alla neutralità, perché la neutralità rispetto ai valori è per lo Stato un valore, anzi il valore. E come fare per educare alla neutralità? Educando alla tolleranza verso tutto meno che verso chi dice che non si deve tollerare tutto. Costoro sono accusati di odio. Ecco che si spiega la Commissione Segre ed anche i giornali nelle scuole. Ma ecco che si spiega anche l'educazione plastic free: che è sbagliato lo dice lo Stato. Punto.

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Odio e fake news: pretesti per controllare il Web" parla dei casi Segre e Mattarella. È caccia aperta agli odiatori in rete (haters) e a chi diffonde notizie false (fake news). Questa è la tendenza della nuova politica sull'informazione. Ma non è tanto l'amore per la quiete sociale che la motiva, quanto la vecchia battaglia della sinistra per la conquista dell'egemonia culturale.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 novembre 2019:
Caccia aperta agli odiatori in rete (haters) e a chi diffonde notizie false (fake news). Questa è la tendenza della nuova politica sull'informazione. Non si tratta solo di riprovazione morale, ma di nuove leggi, che dovrebbero combattere e anche prevenire l'odio.
I circa 200 insulti antisemiti che verrebbero rivolti online ogni giorno alla senatrice a vita Liliana Segre, secondo il quotidiano La Repubblica (una statistica prima messa in dubbio dal quotidiano Termometro Politico, poi confermata nuovamente dal quotidiano fondato da Scalfari e poi ancora rimessa in dubbio da Dagospia), sono stati la motivazione principale dell'istituzione dell'apposita Commissione per la lotta ai discorsi dell'odio (hate speech). Liliana Segre oggigiorno gira con una scorta al seguito. La Commissione, come abbiamo visto su queste colonne, sarà tuttavia uno strumento potenzialmente liberticida che non si limiterà a monitorare l'antisemitismo in rete, ma indagherà su tutte le forme di odio, comprese l'omofobia, l'islamofobia, i pregiudizi sui migranti e sui rom e anche quelli sui difetti fisici. Casualmente non figura la cristianofobia e neppure l'odio di classe, che pure sono le due forme di odio che hanno motivato rispettivamente jihadisti e terroristi rossi, quelli più letali in Occidente. Potrebbe dunque diventare uno strumento di censura, contro tutte le forme di espressioni "non conformi" al pensiero progressista.
Parallelamente, si sta svolgendo a Bologna il processo ad Eleonora Elvira Zanrosso, accusata di aver minacciato online il Presidente della Repubblica. La Zanrosso, nel pieno del conflitto politico sulla nomina dei ministri del primo tentativo di governo giallo-verde, quando i Cinque Stelle invitavano i loro sostenitori a scendere in piazza, si era lanciata a scrivere sul suo profilo social: "Ti hanno ammazzato il fratello, c**... non ti basta?" (asterischi nostri, ndr). Si tratta comunque di una signora di 68 anni, con figli e nipoti. Una nonna, senza precedenti penali, non un mafioso come chi uccise realmente il fratello del Presidente, Piersanti Mattarella, nel 1980. L'accusa le può costare fino a 15 anni di carcere fra istigazione a delinquere, attentato alla libertà e "offesa al prestigio e all'onore del Presidente della Repubblica". In lacrime, in tribunale, ha dichiarato al Pm, "La supplico deve aiutarmi a chiedere scusa al presidente Mattarella. Ditemi come devo fare, mi butto in ginocchio". Nella sua autocritica si è spinta anche oltre, si è auto-denigrata, dicendo di appartenere a "quella generazione che non è certo composta da geni della tastiera. Ho la terza media, sono istintiva". Cosa è peggio: una nonna che insulta pesantemente il presidente, o la sua pubblica umiliazione, riportata da tutta la stampa nazionale?
Si attende l'esito del processo anche di altri 9 accusati degli stessi reati, fra cui dei 70enni. E in tutto sono 30 quelli che si sarebbero macchiati del reato di lesa maestà presidenziale. È questo il futuro a cui andiamo incontro? Esistono metodi molto meno invasivi, che non scomodano giudici e tribunali. I commenti offensivi possono essere segnalati e rimossi dagli amministratori in tutti i siti Web, compresi i social network. Si può essere banditi anche in modo permanente dagli amministratori. Quando la minaccia non è concreta, come in questo caso, è normale che un insulto costi 15 anni di carcere? E che un magistrato non archivi subito il caso?
Non si ricorda nulla di simile, se non nel periodo delle leggi speciali contro il terrorismo, all'epoca degli anni di piombo. Ma quelli erano anni di attentati e guerriglia urbana, i morti c'erano veramente, ogni settimana. Non si trattava solo di parole. Toni che richiamano quelli dei terroristi di allora sono impiegati oggi in due particolari contesti: nelle moschee in cui si predica l'odio e nei cortei di estrema sinistra dove si invoca in modo molto esplicito (sui cartelli o nelle scritte sui muri) la morte di un ministro (ora ex): Matteo Salvini. Eppure non sembra proprio che l'attività parlamentare contro i discorsi di odio si rivolga contro queste due categorie di odiatori. Si tratta dunque di un'attenzione vistosamente unilaterale, come se la violenza verbale politica fosse appannaggio dei nemici della sinistra.
Questo strabismo rivela, prima di tutto, che l'Italia non è mai realmente uscita dalla guerra civile. Le nostre istituzioni sono state modellate per prevenire un ritorno al potere del fascismo. E anche a 74 anni dalla fucilazione di Mussolini, l'allarme di "ritorno del fascismo" viene periodicamente riattivato, come se questo rito potesse consolidare la democrazia. L'effetto collaterale, che non si vuol prendere in considerazione, è che l'allarme antifascista, in sé, finisce per giustificare la violenza contro i presunti fascisti.
In questo caso, si mira a combattere il "fascismo" online, creando strutture per controllare e limitare la libertà di esprimersi sul Web. I toni, sia per la lotta agli haters che per quella alle fake news, sono tipici della mobilitazione antifascista, dove si accusa di fiancheggiamento anche chi non collabora alla lotta, o chi ne sminuisce l'importanza. Le fake news sono descritte come armi in grado di distorcere il processo democratico, si cita il caso Cambridge Analytica, agenzia che ha contribuito notevolmente alla campagna di Trump con l'uso di pubblicità mirata. Il problema è che Obama fu pioniere degli stessi metodi di propaganda, ma nessuno ha mai messo in dubbio la validità della sua elezione.
E questo può portare ad una sola conclusione: la sinistra, da quando ha incominciato a perdere, ha ricominciato a voler censurare l'avversario. Forte degli insegnamenti di Antonio Gramsci, ha conquistato le cittadelle della cultura, di cui i media fanno parte. Dopo aver occupato la stampa e presa la sua fetta di Rai, la sinistra ha condotto per vent'anni una campagna spietata contro la televisione privata di Berlusconi, "sfuggita" alla sua egemonia. Adesso ha neutralizzato Berlusconi, ma si è accorta che l'informazione si è trasferita nelle piazze virtuali (i social network), che sfuggono ad ogni controllo politico. Quindi sta puntando a conquistare anche quella cittadella, a colpi di emergenze contro haters e fake news.


Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-11-2019

2 - MUSSOLINI ATEO E SOCIALISTA (COME HITLER CHE ERA APPUNTO NAZIONAL-SOCIALISTA)
Famoso l'episodio in cui il duce disse di concedere 5 minuti a Dio per fulminarlo allo scadere dei quali concluse che Dio non esisteva (VIDEO: Dichiarazione di guerra del 1940)
Autore: Giulia Tanel - Fonte: Sito del Timone, 9 novembre 2019

Quanto conosciamo Benito Mussolini? Quanto di quello che ci viene insegnato sui banchi di scuola, nei libri o in qualche documentario ci permette di approfondire realmente questa figura chiave della storia del XIX secolo? Forse meno di quanto crediamo, perché talvolta a prevalere sono semplicistici luoghi comuni o interpretazioni ideologicamente orientate, che però spesso non rendono onore alla verità. Per ovviare a questo occorre andare alle fonti, rileggere i documenti originali, come per esempio il testo Dio non esiste, pronunciato da un Mussolini appena ventenne e ora di nuovo disponibile grazie a Francesco Agnoli, che lo ha ripubblicato per i tipi di Fede&Cultura con un documentato commento critico.
Agnoli, come mai ha ritrovato questo testo di Mussolini e ha deciso di renderlo disponibile al pubblico con un suo commento?
«La prima cosa da dire è che quando si va sui testi originari, si scoprono cose che le biografie e i libri non raccontano. Ultimamente ho deciso di leggere un po' di scritti di Mussolini e ho notato che Dio non esiste e non era edito da un po', quindi lo ho ripubblicato aggiungendoci un'appendice. Si tratta di un testo interessante perché dimostra che Mussolini è stato un ateo e un socialista».
Mussolini però è un uomo dai mille volti...
«Certamente. Sappiamo tutti che, per esempio, le sue idee politiche sono cambiate innumerevoli volte a seconda del bisogno, anche se è importante dire che si è sempre mantenuto un legame di fondo: le idee socialiste, nicciane, superomistiche, macchiavelliche gli sono sempre rimaste...».
E le sue idee sulla religione?
«Le sue idee religiose non sono mai cambiate. Certo, ci sono state varie fasi, ma è importante sottolineare che Mussolini voleva pacificarsi con la Chiesa esclusivamente per intenti politici: voleva solo fare bingo, prendersi un po' tutto. A dircelo sono i suoi stessi testi, come per esempio Dedicato ai bigotti, pubblicato sull'Avvenire del Lavoratore nel 1909 e Natale, uscito sulla Lotta di Classe nel 1910: scritti il cui concetto fondamentale - peraltro comune al fascismo, al nazismo e al comunismo - è che non va cercato il Regno di Dio, bensì va costruito il regno dell'uomo, che si autoredime.
La realtà insomma è che il Duce è stato sempre, per tutta la sua vita, un ateo, un materialista, un panteista e un uomo molto superstizioso. Ed è sempre stato chiuso al Soprannaturale, almeno fino a quando abbiamo documenti, fino al 1943: poi forse, sul finire della vita, uno spiraglio si è aperto, ma non lo si può dire con certezza».
Un altro aspetto poco sottolineato dalla storiografia ufficiale è che Mussolini ha una formazione socialista...
«La sua visione era socialista, si è formato sui testi dei socialisti atei e materialisti. E, in fondo, a ben vedere il fascismo mantiene sempre alcune delle idee che hanno vivificato il socialismo prima e il comunismo sovietico poi: una concezione hegeliana dello Stato e della storia e l'esaltazione della violenza. Anche per questo molti socialisti, dopo la Grande Guerra, sono transitati al fascismo, così nel secondo dopoguerra non pochi intellettuali fascisti. Tornando a Mussolini, non è un caso che abbia dichiarato, ai compagni socialisti che lo espulsero dal PSI: "Sono e rimarrò socialista... viva il socialismo, viva la rivoluzione!"».

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 25 minuti) Benito Mussolini pronuncia la dichiarazione di guerra a Gran Bretagna e Francia il 10 Giugno 1940.


https://www.youtube.com/watch?v=uiYICtn0r6k

Annuncio della dichiarazione di guerra (Benito Mussolini)

Combattenti di terra, di mare, dell'aria. Camicie nere della rivoluzione e delle legioni. Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania. Ascoltate!
Un'ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.
Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano.
Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste parole: frasi, promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue Stati.
La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano.
Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate. Bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia.
Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gli è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferreamente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.
Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l'accesso all'Oceano.
Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione. È la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra. È la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto. È la lotta tra due secoli e due idee.
Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa confinanti per mare o per terra: Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.
Italiani! In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto con la Germania, col suo popolo, con le sue vittoriose Forze Armate.
In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore, che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata.
L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere!
E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.
Popolo italiano! Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!

Fonte: Sito del Timone, 9 novembre 2019

3 - L'ESEMPIO DEI MARTIRI DI NAGASAKI
Paolo Miki e compagni morirono crocifissi nel 1597 perdonando i carnefici
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-11-2019

In Giappone, nella mattinata di oggi, quando in Italia sarà ancora notte, è in programma l'omaggio di papa Francesco ai 26 santi martiri di Nagasaki († 5 febbraio 1597) presso il monumento a loro dedicato sulla collina di Nishizaka, a poche centinaia di metri dalla stazione principale della città colpita dalla bomba atomica il 9 agosto 1945.
Ricordare il loro esempio può essere un balsamo per la fede, poiché il modo in cui quelle popolazioni lontane hanno ricevuto l'annuncio del Vangelo e la gloriosa testimonianza che questi martiri hanno reso a Cristo crocifisso e risorto, abbracciandone la croce, possono dare delle sicure risposte alla Chiesa di oggi, come di ogni tempo, sul significato dell'evangelizzazione e della missione.
La storia di questi 26 santi affonda infatti le sue radici nell'opera del patrono delle missioni, il gesuita san Francesco Saverio, che il 15 agosto 1549, in compagnia di due confratelli e di un giapponese convertito (Anjiro), sbarcò a Kagoshima, nella regione più a sud del territorio nipponico, e iniziò a predicare nel nome di Gesù. Molti giapponesi, colpiti da quella promessa di salvezza eterna che sentivano per la prima volta, si fecero battezzare. San Francesco Saverio lasciò il Giappone nell'inverno di due anni più tardi, dopo aver convertito oltre mille persone. Fulcro principale di quella prima comunità cristiana nella terra dei samurai divenne presto la città di Nagasaki.
L'evangelizzazione proseguì con altri missionari e nel 1587 si contavano già più di 200.000 battezzati, tra cui vi erano anche alcuni daimyo, cioè signori feudali, anch'essi rimasti attratti dalla fede cattolica. Proprio in quell'anno, tuttavia, il daimyo più potente, Toyotomi Hideyoshi, il più vicino all'imperatore e in un primo momento non ostile al cristianesimo, emise il primo editto contro i cristiani, mettendo al bando i missionari perché indispettito da vari fatti, come il rifiuto dei gesuiti di fornire una nave per invadere la Corea, l'opposizione delle vergini cristiane a divenire concubine dell'imperatore, nonché la volontà di controllare meglio i daimyo convertiti, che parlavano di Gesù come del loro vero Signore.

L'INIZIO DELLA PERSECUZIONE
L'editto rimase comunque pressoché inattuato per diversi anni, fino a quando Hideyoshi, nel novembre 1596, si risolse a dare inizio alla persecuzione, dopo che uno spagnolo gli aveva messo una falsa pulce nell'orecchio dicendogli che i missionari erano lì per preparare la conquista straniera. Hideyoshi, che intanto aveva accresciuto il suo potere, ordinò sia l'espulsione dei missionari sia l'abiura della fede da parte dei giapponesi convertiti. Moltissimi cristiani furono costretti a cercare rifugio nelle campagne, ma 26 di loro, indigeni e stranieri, vennero catturati. Si trattava di 6 francescani d'origine spagnola o portoghese, 3 gesuiti e 17 terziari francescani giapponesi.
Come primo supplizio, ai prigionieri venne tagliato un pezzo dell'orecchio sinistro in una piazza pubblica. Seguì una lunghissima ed estenuante marcia a piedi dalla città di Kyoto, allora la capitale, a Nagasaki: circa 600 chilometri, per giunta nei mesi con il clima più rigido. L'intenzione di Hideyoshi era quella di terrorizzare il più possibile la comunità cristiana, dandole una lezione esemplare e così da scoraggiare nuove conversioni nel popolo: precisamente per questo volle che l'esecuzione avvenisse a Nagasaki, sede appunto del più folto gruppo di cristiani.
I 26 arrivarono in città il 5 febbraio 1597, sfiniti da trenta giorni di cammino, durante i quali trovavano sollievo cantando il Te Deum. Tra le vittime predestinate vi erano tre fanciulli, di 12, 13 e 14 anni: Luigi Ibaraki, Antonio Daynan e Tommaso Kozaki, terziari francescani, che durante il tragitto diedero prova di quanto fosse salda la loro fede, rifiutando le offerte di rinnegare Cristo per aver salva la pelle. Sulla collina di Nishizaka, il luogo scelto per l'esecuzione, che era stata fatta annunciare in anticipo da Hideyoshi, si riversarono quattromila cristiani, i quali, all'arrivo dei condannati a morte, diedero loro coraggio e si raccomandarono alle loro preghiere.
Sulla collina erano state preparate delle croci, ognuna riportante i nomi dei futuri martiri, che appena le videro si misero in ginocchio e le baciarono. Furono legati con corde e anelli di ferro, e innalzati contemporaneamente. Sotto ciascuna delle croci stavano due samurai, armati con lance di bambù ben affilate, che attendevano solo il comando per trafiggere il petto dei 26. L'ufficiale che presiedeva all'esecuzione, Hazaburo Terazawa, aveva ricevuto precisi ordini da Hideyoshi, che voleva un supplizio lento, affinché la fatidica attesa accrescesse il terrore tra i condannati e tra la folla.
Ma quell'attesa si tramutò in un'immensa manifestazione di fede cristiana. All'improvviso, uno dei crocifissi intonò il Benedictus, poi il tredicenne Antonio Daynan cantò il «Lodate, fanciulli, il Signore», seguito a ruota dagli altri due giovanissimi, Luigi Ibaraki e Tommaso Kozaki. Un francescano iniziò la recita di semplici litanie a Gesù e Maria, accompagnate dai quattromila cristiani presenti.

PAOLO MIKI MORÌ DICENDO: "ACCETTO LA MORTE COME UN GRANDE DONO DEL MIO SIGNORE"
Il giovane gesuita Paolo Miki, capofila del gruppo nel Martirologio, nato da una nobile famiglia nipponica e divenuto un grande predicatore, chiese a un certo punto di poter parlare. «Io sono giapponese e fratello della Compagnia di Gesù. Non ho commesso alcun reato. L'unica ragione per cui sono condannato è che ho insegnato il Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo. Sono felice di morire per Lui e accetto la morte come un grande dono del mio Signore». Miki disse quindi di perdonare i carnefici, esortò tutti i presenti a convertirsi a Cristo e li invitò a guardare il volto suo e degli altri crocifissi, spiegando che in nessuno dei 26 avrebbero trovato traccia del timore della morte perché ognuno di loro sapeva di essere atteso in Paradiso.
Arrivò infine l'ordine di Terazawa ai samurai. Il primo a essere trafitto fu il francescano Filippo di Gesù, mentre l'ultimo fu padre Pietro Battista, che qualche istante prima aveva battezzato una donna muta, la quale, a contatto con la croce, riacquistò miracolosamente la parola. Fu solo uno dei tanti prodigi che avvennero sulla collina di Nishizaka, tra numerosi testimoni, e che proseguirono per settimane: al centro di quei prodigi c'erano i corpi dei martiri, che le autorità lasciarono a lungo sulle croci, con molte sentinelle di guardia, per impedire ai fedeli di seppellirli.
Il piano di Hideyoshi, morto l'anno successivo, era fallito perché molti, attratti dall'esempio di quei gloriosi martiri, continuarono a chiedere il Battesimo. Negli anni seguenti le misure contro il cristianesimo proseguirono e iniziò così l'epoca dei cristiani nascosti, un'altra straordinaria storia di fedeli giapponesi che per secoli, di generazione in generazione, hanno tramandato la fede in Gesù, custodendola come il bene più prezioso.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-11-2019

4 - BATMAN CONTRO JOKER: PER DIFENDERE IL BENE BISOGNA ESSERE DISPOSTI A SACRIFICARE TUTTO
Batman sceglie di prendere su di sé tutto il male del mondo (in questo ricorda il sacrificio del Cristo)
Autore: Isacco Tacconi - Fonte: Radio Spada, 19 Marzo 2018

Il simbolo che vorrei suggerire per penetrare meglio nel cuore della Redenzione è piuttosto inusuale. A prima vista in effetti sembrerebbe quasi sacrilego accostare un personaggio come Batman all'immagine del Dio vivo e vero. Ma abbiate pazienza e ne scorgerete una sorprendente analogia.
"Alla morte di un uomo si rivelano le sue opere. Prima della fine non chiamare nessuno beato: un uomo si conosce veramente alla fine". (Sir 11 27-28).
Ma cosa può fare l'uomo carnalizzato, ridotto allo stato cannibalico e mefistofelico dinanzi all'esperienza più forte della vita umana, quell'esperienza drammatica e inquietante che è la morte? "In principio era l'azione!" dice il Faust di Goethe. Agire senza scopo, agire e basta. Il primato della prassi sulla contemplazione, dell'azione sulla preghiera, dell'immanente sul trascendente. Questa è l'unica risposta che una civiltà senza senso sa e può opporre al mistero dell'essere e del non essere. Ma un tale pervertimento metafisico si erge follemente contro la retta ragione la quale ci mostra che ogni cosa si muove e agisce in vista di un fine.
La risposta quindi è facile, l'uomo carnale occulta la morte, la ostracizza, la nasconde alla vista e alla considerazione degli uomini e delle donne affinché si dimentichino che dovranno morire, presto o tardi. L'unico modo di vivere all'interno di questo dettame è agire come un animale privo d'intelletto che non è autocosciente né si può interrogare sul perché del proprio esistere.

LA TRILOGIA DEL CAVALIERE OSCURO
Nella trilogia cinematografica del regista Christopher Nolan il protagonista è un uomo chiamato Bruce Wayne che liberamente sceglie di consacrarsi al servizio del bene e dei deboli indossando una maschera. Questo occultamento d'identità ha lo scopo da una parte di terrorizzare i suoi nemici per strappare al loro potere "coloro che vivono nelle tenebre e nell'ombra della morte", e dall'altra di divenire un simbolo che raduni gli uomini di buona volontà sotto un unico vessillo in una guerra di liberazione contro le forze del male.
Tuttavia dal vuoto abisso del nulla appare improvviso e sinuoso un nemico, un diabolico giullare, beffardo e sfuggente, uno spettro astuto e irrefrenabile. Suo scopo, dice lui stesso, è contendersi con Batman «l'anima di Gotham», vale a dire la città degli uomini. Il bene e il male si affrontano dunque per la conquista delle anime. Joker in effetti si presenta chiaramente come la personificazione del diavolo che dichiara: "Io agisco e basta. Non c'è scopo... la follia è come la forza di gravità: basta una piccola spinta". Questo è il suo intento, innescare la follia nell'uomo e quando questi si lascia sedurre dal piacere del non senso finisce per perdere non solo il perché del morire ma, con esso, il perché del vivere. In tal modo egli rinuncia alla propria libertà chiudendosi irrimediabilmente alla possibilità di ricevere la verità e la salvezza. Mentre la Scrittura rivolgendosi al Cielo dice "insegnami a contare i miei giorni...".
Contare i giorni, il tempo. Il tempo che non possediamo, ma nel quale siamo immersi e che misura le nostre azioni, buone o cattive. "Vanità - dice l'Imitazione di Cristo - è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene. Vanità è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d'ora al futuro. Vanità è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia".

LA MORTE SVELA I NOSTRI LIMITI
Eppure quando la morte ci viene a visitare sbugiarda il nostro nulla, la nostra vacuità, la nostra evanescente esistenza che non è necessaria alla vita del mondo e dell'universo. Essa ha il potere di svelare la contingenza del nostro essere, la relatività e la subordinazione del nostro esistere rispetto all'Assoluto che sfugge completamente alla nostra limitata comprensione.
Tutti moriamo, dunque, ma si muore in molti modi diversi. "Se vivremo così anche noi, - insegna Sant'Antonio - come se ogni giorno dovessimo morire, non peccheremo. Questo significa che ogni giorno, quando ci svegliamo, dobbiamo pensare che non arriveremo fino a sera, e di nuovo, al momento di coricarci, dobbiamo pensare che non ci sveglieremo più. La nostra vita è incerta per natura ed è misurata giorno per giorno dalla Provvidenza". (Sant'Atanasio - Vita di Antonio).
La trilogia del "Cavaliere Oscuro" pensata in ogni suo dettaglio dal genio cinematografico di Christopher Nolan è un grande affresco sull'irriducibile dignità dell'atto libero e incondizionato dell'uomo dinanzi al bene e al male. Non c'è neutralità, non c'è "laicità" possibile dinanzi all'opzione di Dio.
Joker dice: «L'unico modo sensato di vivere, è vivere senza regole». E non è un caso che Aleister Crowley, considerato il più famoso esoterista e satanista moderno, proclamò solennemente "Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge". Questa è l'unica norma dell'uomo finalmente illuminato da Lucifero ed emancipato da Dio.
Tuttavia ciò che avvicina in maniera sorprendente la figura del Batman di Nolan all'immagine del Giusto sofferente è il fatto che anche questa sentinella notturna della città degli uomini dopo aver consacrato la sua vita al servizio dei deboli si vede ripagato con il male e il disprezzo, la sua generosità gratuita ricambiata con una violenta ingratitudine.
"Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore" (2Cor 5,21). Questo è il destino dell'unico innocente che sia venuto al mondo, questo è il destino di tutti coloro che ne seguono le orme: obbrobrio, persecuzione, calunnie, odio e, dopo tutto questo, la morte. [...]

IL CRISTIANO SI ALLENA OGNI GIORNO ALLA MORTE
Il cristiano, come un cavaliere ignoto, è colui che si allena ogni giorno alla morte, che contempla il Crocifisso per potersi conformare all'immagine di Lui. Il cristiano non è colui che vive ottimisticamente come "un risorto", ma "portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo" (2Cor 4,10). La tentazione di trasformare l'annuncio del Vangelo in una promessa di consolazione, tranquillità e pace in questa vita è sempre dietro l'angolo, ma questa come insegna sapientemente l'esorcista padre Francois Dermine o.p., è la caratteristica delle sètte che le distingue radicalmente dalle grandi religioni.
La religione infatti non promette di risolvere i nostri problemi ma ne svela la causa e ci permette di offrirli a Dio come giusta espiazione. Il vero culto che si rivolge a Dio perciò conduce ed "educe" l'uomo attraverso la via dell'umiltà: "Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme" (1Pt 2,21). La resurrezione è il premio e il termine, non la via.
L'idea di una "nuova evangelizzazione" basata sul Cristo risorto e glorioso corrisponde all'antico e mai scomparso errore che condusse i Giudei a rifiutare l'immagine di un Messia crocifisso e sofferente: la Croce non ha smesso né mai cesserà di essere uno "scandalo".
Pertanto da che cosa capiamo che Dio ci ama? Dal fatto che è risorto? No di certo. La risurrezione in un certo senso è una conseguenza scontata perché non era possibile che l'Autore della vita rimanesse prigioniero della morte. Invece la notizia davvero straordinaria, inaudita e sconvolgente non è che un dio possa risorgere ma che Dio abbia voluto morire.
Dalla domenica di Passione fino al Venerdì Santo la Chiesa canta l'inno del Vexilla regis in cui i cristiani proclamano che Dio, il Re dei re della terra, regna dalla croce («Regnavit a ligno Deus»).

SAN MARTINO E I SEGNI DEI CHIODI
Perciò in cosa ci è manifesto l'amore di Dio per noi se non nel fatto che Egli è morto per noi? Non per nulla i Santi meditavano non sulla Resurrezione di Gesù ma sulla sua dolorosa Passione. Ora è chiaro che non c'è opposizione tra l'una e l'altra ma la resurrezione futura che ci attende è un'opera che compete a Dio solo, non è nelle nostre mani. Mentre seguirlo sulle orme del nostro calvario quotidiano portando la nostra croce è propriamente ciò che compete all'uomo: è la nostra parte da recitare in questo dramma.
In effetti il distintivo del vero Cristo che ci permette di riconoscerlo dal falso Cristo sono i segni dei chiodi, come testimonia quel noto aneddoto della vita di San Martino: "Un giorno infatti - scrive Sulpicio Severo - preceduto ed egli stesso circonfuso da una luce splendente, per trarlo più facilmente in inganno con la luminosità dell'assunto fulgore, ed anche vestito d'un abito regale, cinto da un diadema di gemme d'oro, con coturni dorati, sereno l'aspetto, lieto in volto (così che tutto poteva esser giudicato fuorché il diavolo), apparve a Martino in preghiera nella sua cella. E poiché Martino al suo primo apparire rimase stupefatto, a lungo mantennero ambedue un profondo silenzio. Allora il diavolo, per primo: «Sappi, o Martino, chi scorgi: io sono il Cristo; apprestandomi a discendere in terra, prima ho voluto manifestarmi a te». A tali parole, poiché Martino continuava a tacere e non dava alcuna risposta, il diavolo osò iterare la sua sfrontata dichiarazione: «Martino, perché dubiti? Credi, poiché vedi! Io sono il Cristo». Allora Martino, alla rivelazione dello Spirito, concessagli affinché comprendesse trattarsi del diavolo e non del Signore, disse: «Non profetizzò il Signore Gesù che sarebbe venuto vestito di porpora né con un diadema splendente; io non crederò che è venuto Cristo, se non in quell'abito e sembianza in cui soffrì la passione, e se non porta chiaramente i segni della croce». A queste parole quegli svanì come fumo" (Vita Martini, XXIV; ed. it., pp. 59-61)".
Ma torniamo ora per un momento al Cavaliere Oscuro poiché la sua vicenda si riannoda invisibilmente all'esempio di San Martino.

NON SI SCENDE DALLA CROCE
Disprezzato e odiato da coloro cui ha fatto del bene, Batman di fronte al ricatto di Joker sembra soccombere sotto la propria umana debolezza. Schiacciato dalla forza del peccato decide di andarsi a costituire e dice: «Nessuno morirà più a causa mia». Questa è la più estenuante tentazione che questo Cavaliere deve subire. Questa è la tentazione di chiunque lavora e lotta perché il bene vinca in questo mondo: soccombere al peso dei propri e altrui peccati rinunciando al combattimento spirituale per adagiarsi finalmente in una vita più comoda, "normale", senza sacrifici.
Tuttavia il prezzo per chi sceglie di arrendersi dinanzi al male non è la pace e la tranquillità ma il tormento di coscienza, la consapevolezza che potevamo fare di più, la consapevolezza che, se non ci fossimo arresi, il male non avrebbe prevalso. La verità infatti è che non si può combattere il male senza che ci siano dei caduti. Non è possibile cioè essere dei "cavalieri" senza sapere in anticipo ed accettare il fatto che in battaglia si muore. La vita infatti non è degna di essere vissuta se non siamo disposti a perderla per un bene più grande, come la giustizia, la verità e il bene.
E tu, cristiano, tu che sei stato segnato nel battesimo con il nome del Figlio di Dio, saresti disposto tu a dare la vita per ciò in cui credi? Saresti disposto a rinunciare a tutto ciò che possiedi? Saresti disposto a morire per Colui che per te morì affinché io e te avessimo la vita? [...]
"Tienimi per scusato... nella mia posizione potrei fare tanto del bene, non puoi chiedermi questo, ti prego, tienimi per scusato...". "Ti rendi conto Signore - chiede un altro esterrefatto e quasi disgustato - cosa mi stai chiedendo? Perderei tutto ciò che possiedo, il frutto del lavoro di una vita! No no, non puoi chiedermi questo, tienimi per scusato...".
Di fronte al male e al caos, di fronte ad un "mondo spietato", dinanzi all'apostasia della fede che non ha risparmiato né i pastori né le pecore il cristiano quale possibilità ha? È ancora libero di scegliere il bene? È ancora possibile credere?
La domanda che nessuno di noi può eludere in fondo è questa: anche se tutto intorno a te ti spingesse a compiere il male voltando le spalle all'aspra via della fede quando ne hai intuito la verità, anche se tutti intorno a te pervertissero la loro condotta, anche se tutti tradissero e disertassero tu sei ancora in grado di agire bene o male? Presto o tardi dovremmo rispondere a questa domanda.

UN AGENTE DEL CAOS
Nel frattempo Joker, il giullare del diavolo, confonde le menti, mette gli uni contro gli altri, spinge gli uomini al male. È lui stesso a confessarlo quando dice: «Io sono un agente del caos... Se inserisci un po' di anarchia tra la gente tutto diviene caos». Di fatti è Joker a suggerire ad Harvey Dent che i veri malvagi sono coloro che si sforzano di fare il bene: ipocriti! Nessuno può fare il bene! L'unica soluzione è unirsi al caos perché secondo Joker «il caos è equo».
Vinto dalla disperazione Dent cede alla tentazione dell'iniquo beffardo e nel colmo della sua perversione rivolgendosi a Batman dichiara: «Pensavi che potessimo essere persone per bene in questi tempi in cui tutto è male, ma ti sbagliavi! Il mondo è spietato e l'unica moralità in un mondo spietato è il caso, imparziale, senza pregiudizi, equo». In fondo la convinzione che emerge in tutti coloro che si lasciano sopraffare dal male è che "non è possibile fare il bene in questo mondo di malvagità! Perciò bisogna unirsi al male". In questo modo danno ragione a Joker, cioè al diavolo, quando dice: «L'unico modo sensato di vivere, è vivere senza regole», il che equivale a dire che il bene e il male non esistono.
La tragica vicenda di Harvey Dent, colui che era considerato il "Paladino di Gotham", ci insegna che anche l'uomo più puro e retto se non sta attento ai mezzi che sceglie per inseguire il bene può tramutarsi nel peggior criminale e diventare "Harvey due facce". «Ho preso il paladino di Gotham - dice Joker - e ne ho fatto un agente del male... la follia è come la forza di gravità: basta una piccola spinta».

PERDERE TUTTO PER NON VENIR MENO ALLA VOCAZIONE
Ciò significa che per difendere il bene bisogna essere disposti a sacrificare tutto, la propria vita, i propri affetti. Nel film Batman pur di non venire meno alla vocazione di combattere il male perde la donna che amava, oltre alla propria libertà, la propria reputazione, finendo per prendere su di sé la colpa della morte di Harvey Dent.
Batman sceglie di prendere su di sé tutto il male del mondo, in questo ricorda il sacrificio del Cristo. La colpa di Harvey Dent ricade su di lui, anche se è l'unico vero innocente, e questo per il solo fatto che «lui può sopportarlo. Perché lui non è un eroe, è un guardiano silenzioso che vigila su Gotham, un Cavaliere Oscuro».
Si può dire che, in un certo senso, Cristo è il nostro "Cavaliere Oscuro", silenzioso e invisibile. Non si aspetta gratitudine ed applausi ma ingiurie e persecuzioni, e nel momento in cui per salvarci ci chiama ad andare a morire con Lui, ad unirci a Lui nella Croce subisce la nostra rivolta ingrata che ci spinge fino a chiedere la Sua di morte.
«Batman deve costituirsi!» gridano i cittadini di Gotham avvinti dalla paura della morte. Non importa se quell'eroe li ha salvati, li ha protetti ed ha dato la sua vita per difenderli, l'amor proprio supera l'amor di Dio: meglio che sia lui a morire che loro. In fondo è "meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera" (Gv 11,49-50). Non importa se è venuto per salvarci dalla dannazione, non importa se ci ha mostrato la via del bene, questa strada è troppo dura per noi. Non importa se è stato proprio Lui a liberarmi dai pericoli e mi ha fatto grazia, se questa liberazione richiede da me che debba morire per Lui che sia Crocifisso! Tale è il destino del Giusto, l'unico Innocente.
Abbassando i suoi occhi contratti dal dolore, volgendo il suo sguardo su noi dalla Croce il Cristo dice a te, o Cristiano: «Tu mi darai la caccia, mi condannerai, mi sguinzaglierai dietro i cani. Perché è quello che deve succedere...».
Tuttavia questo intrepido comandante non cessa di aggirarsi nella notte oscura del mondo, vegliando e cercando instancabilmente "una persona intelligente che cerchi Dio" (Sal 53,2), qualcuno che ami il bene e pratichi la giustizia.
Ma ricordati, o cristiano, che "noi predichiamo Cristo crocifisso scandalo per i Giudei, stoltezza per i Pagani" (1Cor 1,23). La Chiesa non ti offre la gloria ma la Croce. Non ti presenta un salvatore trionfante ma un reietto, un "abominio" perseguitato e messo a morte perché era buono. Non un eroe dunque, ma un fallito. Perciò, quando i nuovi predicatori si presenteranno a te con il volto ammantato di irenica consolazione offrendoti una nuova immagine del Cristo, un cristo glorioso, trionfante, offerente gioia e serenità a buon mercato tu, "Cristiano, guardali bene in faccia, in silenzio come Martino, e chiedi loro di mostrare il segno dei chiodi" (J. H. Newman, La Chiesa dei Padri, Jaca Book, Milano 2005, p. 208).

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sul film (frasi di Joker, spezzoni del film, vari trailer) visita il sito Film Garantiti cliccando qui sotto.
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=79

Fonte: Radio Spada, 19 Marzo 2018

5 - SESSO: QUATTRO MOTIVI PER CUI AGLI SPOSI CONVIENE PROGRAMMARLO
L'amore vero non è uno slancio passionale spontaneo, ma è cura, preparazione, volontà... e così la passione arriverà (VIDEO: L'amore e la Croce di Jason Evert)
Autore: Antonio e Luisa De Rosa - Fonte: Aleteia, 4 novembre 2019

In questi giorni prendo spunto per le mie riflessioni da [...] una domanda. Una di quelle che tante coppie si pongono, ma che spesso non tirano fuori. Per pudore, per paura di sentirsi giudicati o semplicemente perché non c'è l'occasione giusta.
Noi raccomandiamo di programmare il tempo per stare insieme e anche, perché no, per ricercare l'incontro intimo. La domanda [...] è questa: ma programmare non rende il tutto qualcosa di arido, troppo razionale e calcolato? Non si dovrebbe lasciare spazio alla passione e al desiderio? L'amplesso non dovrebbe essere conseguenza di un'attrazione che spinge l'uno verso l'altro? In poche parole non dovrebbe nascere tutto da un desiderio del cuore e non da un qualcosa di pianificato con la razionalità?
Obiezione legittima che va fatta e che mi ha permesso, e mi permette anche adesso in questo articolo, di fare alcune considerazioni.

1) PIANIFICARE NON SIGNIFICA SOLO UN APPUNTO SULL'AGENDA
Pianificare significa preparare. Significa fare in modo che quell'appuntamento non sia vissuto a freddo, ma sia il culmine di un amore concreto e sensibile vissuto prima. Significa trovare il giorno giusto, significa magari, quando si riesce uscire a cena, lasciare i figli da qualcuno, significa creare i presupposti per volersi incontrare e non per essere obbligati ad incontrarsi.

2) LO SPONTANEISMO NON FUNZIONA
Lo spontaneismo, seguire e farsi trascinare solo dalla passione o dal desiderio, va bene forse per i ragazzini o le coppie spose novelle, senza figli. Poi non funziona più. Poi con l'arrivo dei figli e con una vita fatta di impegni, lavoro e tantissime preoccupazioni e tantissimi pensieri, lo spontaneismo muore. Se si aspetta che sia tutto perfetto non troveremo mai, o quasi mai, l'occasione giusta. Il disastro, il deserto sessuale è lì a un passo. Ci si ritrova dentro senza rendersene conto.

3) TUTTO STA A COMINCIARE, LA PASSIONE POI ARRIVA
Poi, se si è davvero curata la preparazione, se si vive una relazione basata su cura, attenzione e tenerezza reciproca, la passione come d'incanto arriva. Spesso è solo la nostra testa, non il cuore, che non è capace di abbandonarsi. Quando si comincia e ci si abbandona all'altro, tutte le preoccupazioni vengono messe da parte per un po', finalmente si può di nuovo ascoltare il proprio cuore che arde di desiderio per il nostro sposo o per la nostra sposa.

4) EVITARE IL CIRCOLO VIZIOSO "MENO SESSO, MENO PASSIONE... MENO PASSIONE, MENO SESSO"
Non farlo perché non si prova desiderio equivale ad entrare in un circolo vizioso. Meno si fa e più perderemo passione, sentimento e desiderio verso l'altro. Più tempo passerà e più l'altro sarà per noi lontano, estraneo e indifferente. Dobbiamo rompere questa dinamica malata e donarci anche quando ci costa un po' di fatica. È l'unico modo per nutrire la nostra intimità e il desiderio reciproco. [...]
Sta a noi decidere se lasciarci completamente governare da una forza che ci è sconosciuta con il rischio di finire fuori strada oppure se vogliamo essere noi a scegliere come e quando volerci bene.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti) dal titolo "L'amore e la Croce" Jason Evert spiega che gli sposi si donano l'uno l'altro come Cristo ha dato il suo corpo per la sua Sposa morendo sulla croce. Sposarsi è mettersi al servizio dell'altro. Solo così l'amore è autentico.


https://www.youtube.com/watch?v=qDQgp3y42kE

Fonte: Aleteia, 4 novembre 2019

6 - IL PIANO PASTORALE DI SAN CARLO BORROMEO
Novella sulla inutilità di convegni pastorali, consigli pastorali, uffici pastorali, e chi più ne ha più ne metta... basta che sia pastorale
Autore: Dino Focenti - Fonte: I Tre Sentieri, 3 novembre 2019

Il convegno pastorale diocesano era terminato. Gran bella conferenza quella di monsignor ****. Bella, avvincente, erudita e piena di speranza. Il piano pastorale era chiaro: era stato nominato "Dalla sfida alla proposta" e questo titolo era tutto... un programma. Bisognava, cioè, superare lo scontro per accettare e adottare solo un metodo di proposta.
Don Aldo era stato lì presente. Il vescovo si era raccomandato che ci fossero tutti i parroci della diocesi, e lui, che era solito ubbidire e non fare storie, non aveva voluto mancare. C'era rimasto un po' male, questo sì. Aveva comunicato al segretario del vescovo che la sua presenza avrebbe significato il non poter celebrare la Messa serale nella sua parrocchia di campagna. Ma il segretario aveva risposto: il vescovo desidera che si sia presenti al convegno, costi quel che costi.

L'ESERCITO DELLE VECCHIETTE
Non per lui c'era rimasto male (la Messa l'aveva celebrata il mattino presto nella sua canonica) ma per quelle poche vecchiette che erano sempre lì, ogni sera, come fedelissime sentinelle, alla Messa serale. Don Aldo le ammirava. Certo, avevano i loro difetti, non raramente bisticciavano fra loro, erano piene di scrupoli e pronte ad importunarlo per un non nulla, ma erano lì, sempre presenti: non mancavano mai. Recitavano il Rosario e si ricordavano di tutti. Pregavano per il Papa, per la parrocchia, per le famiglie della parrocchia... e anche per il loro parroco. E don Aldo era convinto che quelle Ave andassero dritte-dritte al Cuore della Vergine, perché conosceva le singole storie di quelle povere donne: nelle frequenti confessioni le ripetevano per filo e per segno credendo di raccontarle per la prima volta. Chi aveva il marito alcolizzato, chi il figlio lontano e divorziato, chi il nipote con problemi di droga, chi una figlia a combattere una brutta malattia.
Don Aldo pensava queste cose, quando, rientrato a sera nella sua canonica, si mise a rileggere gli appunti che aveva diligentemente preso durante il convegno e anche la fotocopia che era stata distribuita a tutti i presenti: sacerdoti, religiosi, religiose, operatori pastorali, diaconi permanenti, ministri straordinari, ecc...  Si soffermò su queste parole: "... gli operatori pastorali agiranno conformemente alle direttive che sul piano metodologico l'Ufficio Pastorale Diocesano stilerà per l'anno ****. Si raccomanda la conoscenza del piano pastorale, di evitare qualsiasi improvvisazione, di curare il coordinamento con chi è chiamato a svolgere la stessa missione. Si raccomanda inoltre un'adeguata conoscenza sociologica del territorio in cui si dovrà agire e di fornirsi degli strumenti più moderni e creativi".

CUI PRODEST?
Don Aldo continuava a leggere, e mentre leggeva gli venivano spontaneamente delle riflessioni: "Ma a cosa sta servendo tutto questo? Nella mia parrocchia sono rimasto solo io e le mie vecchiette. I giovani sono andati via. Per chi frequenta la Messa domenicale il rispetto della Legge di Dio è ormai solo un dettaglio..." Don Aldo si rammaricava e leggendo sentiva dentro di sé che quelle parole erano vuote, che non centravano la questione, che continuando così - forse - si sarebbe perso molto... poi si rimproverò: non poteva mettere in discussione tutto, che in fin dei conti la Chiesa si reggeva su Qualcun altro. S'impose di non pensarci più.
Quel giorno era il 4 novembre, la festa di san Carlo Borromeo, don Aldo si diresse verso la sua piccola e sgangherata libreria, prese un vecchio libro, era una vita del grande Vescovo di Milano. Aprì a caso, uscì tanta polvere, era da tempo che non sfogliava quel libricino. Risaltò una frase di san Carlo sottolineata a matita, forse l'aveva evidenziata quand'era giovane, chissà: forse quando era ancora seminarista: "Le anime si conquistano con le ginocchia".
Don Aldo chiuse il vecchio libro. Sorrise, ma era un sorriso serio e concluse: "questo era il piano pastorale di san Carlo!"

Fonte: I Tre Sentieri, 3 novembre 2019

7 - LE SARDINE SI ALLEANO CON LA COMUNITA' LGBT
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): la Consulta vieta l'omogenitorialità, paperi Disney LGBT, in Italia unioni civili in picchiata
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 25/11/2019

Nelle ultime settimane sta facendo parlare di sé il movimento delle cosiddette "sardine", che dicono di lottare contro il sovranismo, movimento che ha attirato anche le simpatie dei giovani italiani di Fridays For Future, che si ispirano a Greta Thunberg e ai precetti dell'ecologismo.
Ma non è l'unica "alleanza" che le sardine hanno stretto. Desta infatti curiosità la loro partecipazione all'evento tenutosi, sabato 23 novembre, niente poco di meno che al Muccassassina, il luogo simbolo dei ritrovi Lgbt della Capitale: «ospitiamo le Sardine sul nostro palco, dando inizio all' alleanza tra loro e la comunità Lgbt+». È stato il circolo Mario Mieli a dare l'annuncio ufficiale, come riportato da Libero quotidiano.
Non si capisce bene il senso di questo sodalizio: davvero le sardine pensano di poter costituire un movimento popolare che faccia opposizione politica, a suon di slogan Lgbt? E come potranno ambire ad essere massimamente rappresentative se di fatto strizzano l'occhio, con le loro alleanze (dimmi con chi vai e ti dirò chi sei...) a quei movimenti che sposano solo le battaglie della sinistra, compresa l'ideologia gender? Sono, inoltre, davvero sicure, che la partecipazione all'evento del Muccassassina e delle iniziative Lgbt possa aiutarle a costruire consenso riguardo la tanto sbandierata questione dell' "emergenza democratica" per cui dicono di lottare?
Insomma, siamo di fronte ad una serie di scambi e commistioni che destano perplessità sulla neutralità di un movimento che dice di essere libero e popolare ma che sembra, invece, nei fatti, la solita, ennesima emanazione di una certa "elite" politica.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

LA CONSULTA VIETA L'OMOGENITORIALITÀ
Due donne, una statunitense e l'altra italiana, si «sposano» negli Usa e poi in Danimarca hanno un bambino tramite fecondazione artificiale eterologa. Rientrate negli Usa le due donne vengono riconosciute entrambe come «genitori» del minore perché la donna statunitense ha partorito il bambino e la compagna perché «coniugata» e perché ha prestato il consenso alla fecondazione artificiale (altrimenti la mancanza di consenso avrebbe significato volontà di non riconoscere il bambino).
La donna di nazionalità italiana vorrebbe che anche lei fosse riconosciuta nel nostro Paese come «mamma» al pari della compagna e dunque chiede all'ufficiale di stato civile di Pisa, comune dove risiede, di riconoscere il certificato di nascita made in USA. L'ufficiale giustamente si rifiuta perché nel nostro Paese i genitori possono essere solo di sesso differente. Ne nasce un contenzioso giuridico che arriva sino alla Corte Costituzionale. Questa, venerdì 15 novembre, rende noto le motivazione del rifiuto di riconoscere anche la donna italiana come genitore del minore.
In primo luogo dichiara che tale rifiuto non è discriminatorio nei confronti delle persone omosessuali. In secondo luogo conferma che per il nostro ordinamento i genitori devono essere di sesso differente, condizione prevista dalla stessa legge Cirinnà sulla Unioni civili.
Detto ciò rimangono però legittime quelle numerose stepchild adoption realizzate in Italia negli ultimi anni. Ciò a dire che il compagno o la compagna omosessuale può diventare genitore adottivo, ma non genitore in quanto parente, ossia come se fosse per davvero una madre o un padre biologico.
(Gender Watch News, 23 novembre 2019)

PAPERI DISNEY LGBT
DuckTales è una serie televisiva a cartoni animati prodotta dalla Disney e in onda negli States. Nella serie si narrano le vicende di Zio Paperone, Paperino e i suoi nipoti alla ricerca di alcuni tesori. Pare che nella prossima stagione faranno la loro prima comparsa due personaggi gay, due "papà". Si tratterebbero dei "genitori" di Violet, uno dei personaggi dei cartoons.
Frank Agones, uno degli sceneggiatori, a tal proposito ha dichiarato: "Voglio essere molto schietto e onesto in merito: i papà di Violet sono presenti nella serie, ma non giocano un ruolo enorme nella storia finora. Come per tutti i nostri personaggi, ci siamo interrogati su chi fosse Violet e su quale fosse il suo background ed abbiamo avuto questa idea divertente dei suoi due padri".
"In Ducktales abbiamo rappresentato bene la diversità razziale e le persone 'diverse´, ma non abbiamo fatto abbastanza per i rappresentanti LGBT. Abbiamo alcuni temi e idee in arrivo che concernono la narrativa LGBTQ+. Ma ci saranno sempre opportunità per fare molto di più".
Ecco dunque un altro esempio in cui i cartoni animati veicoleranno a danno dei bambini contenuti LGBT. Contenuti che, tra l'altro, non c'entrano nulla con lo spirito che ha sempre animato le storie di Paperino & Co.
(Gender Watch News, 25 novembre 2019)

IN ITALIA UNIONI CIVILI IN PICCHIATA
L'Istat ci informa che le unioni civili sono quasi dimezzate dal 2017 al 2018. Infatti passano da 4.376 del 2017 al 2808 nel 2018. Dopo un prevedibile picco nei primi mesi dall'entrata in vigore della legge sulle unioni civili, picco causato dal clamore mediatico e dall'effetto accumulo di quanti da tempo attendevano di unirsi civilmente, ecco che le unioni civili non interessano più.
Ciò a riprova che le persone omosessuali non vogliono formalizzare la loro relazione, ma viverla in piena libertà.
(Gender Watch News, 22 novembre 2019)


Fonte: Provita & Famiglia, 25/11/2019

8 - E' ILLOGICO DIRE CHE ''GESU' NON E' DIO, MA E' STATO UN GRANDE UOMO''
Gesù afferma chiaramente di essere Dio, per cui o è Dio davvero o è un pazzo (è la logica ad impedire una via di mezzo)
Fonte I Tre Sentieri, 17 ottobre 2019

In Luca 11 leggiamo: "Chi non raccoglie con me, disperde." Gesù fa un'affermazione umanamente inimmaginabile: pone la sua persona come criterio di realizzazione e di salvezza. A tal riguardo non indica le sue idee ma se stesso: è Lui, la sua identità a salvare. Questo ci fa capire almeno due cose: primo, che Gesù afferma chiaramente di essere Dio per cui non è possibile accettare Gesù negando la sua divinità; secondo, che la verità di Cristo non può essere relativizzata.

GESÙ AFFERMA CHIARAMENTE DI ESSERE DIO, PER CUI NON È POSSIBILE ACCETTARE GESÙ NEGANDO LA SUA DIVINITÀ
Argomento questo molto importante per rispondere a tante sciocchezze diffuse.
Per esempio, si sente spesso dire che è difficile considerare Gesù come Dio, ma ciò non impedirebbe di considerarlo un grande uomo, un grande pensatore, un grande rivoluzionario. Quante volte, infatti, abbiamo sentito frasi di questo tipo: io non credo in Gesù, ma lo stimo perché è stato comunque un grande uomo, un uomo che ha cambiato il corso della storia... e altre cose di questo genere.
Eppure convinzioni di questo tipo sono fortemente contraddittorie. O Gesù è Dio, e allora si può facilmente credere nell'esattezza delle sue parole; oppure non lo è. Ma se non lo è, come è possibile che egli ponga la sua persona come criterio di salvezza? Che faccia fareste, se in questo momento arrivasse qualcuno e dicesse: chi non raccoglie con me disperde...oppure: io sono la via, la verità e la vita? Qualche problema di modestia lo avrebbe.
I vari Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot... hanno posto le proprie idee, mai le loro persone, come criterio di salvezza universale e dei problemi del mondo. Nessuno è arrivato dove è arrivato Gesù di Nazareth.
Dunque, o Gesù è Dio (e lo è!), per cui si può capire il significato delle sue parole; oppure non è Dio; ma se non è Dio, si può stimare qualcuno che arriva a porre se stesso come criterio di salvezza per tutto?

LA VERITÀ DI CRISTO NON PUÒ ESSERE RELATIVIZZATA
Come abbiamo detto, Gesù indica la sua persona, non le sue idee, come criterio di giudizio.
Attenzione, ciò non significa che la verità di Cristo non sia importante, per cui si potrebbe ridurre tutto l'essere cristiano ad un rapporto di tipo interpersonale come fosse da uomo ad uomo. No: Cristo e la Verità s'identificano. Cristo è il Logos e il Logos è il principio logico di tutto, per cui Cristo e la Verità s'identificano nella sua persona.
Dire che Cristo ha posto se stesso e non le sue idee come criterio salvifico, non significa che basterebbe un atto di scelta d'amore verso Cristo prescindendo dall'adesione alla Sua Verità. Significa piuttosto dire che non c'è uno scarto tra Cristo e la Verità, Cristo non viene prima della Verità, Cristo è la Verità, e dunque Cristo e la Verità s'identificano.
Senza Cristo non c'è verità possibile per l'uomo, per il mondo e per la storia.
Tutto questo ci dimostra quanto sia impossibile costruire un cristianesimo senza l'unicità di Cristo. Un cristianesimo, cioè, dove tutto sia ridotto a dimensione intellettuale (aderire a qualche valore) e così cercare e realizzare improbabili e inopportuni collegamenti tra il Cristianesimo stesso e altre religioni.
Se il Cristianesimo è la Persona di Cristo, se Persona di Cristo e Verità s'identificano, nulla è possibile senza Cristo e dal momento che le religioni non cristiane sono denominate così proprio perché non hanno Cristo, dunque...
Un'impostazione di questo tipo (il Cristianesimo senza Cristo) è stato fatto proprio da una certa gnosticizzazione del Cristianesimo (la salvezza si realizzerebbe solo con la conoscenza di alcuni misteri fondamentali) che ha proposto la differenza tra un Cristo-storico (Gesù di Nazareth) e un Cristo-principio, una sorta di essenza ideale e divina che sarebbe presente in molte identità religiose.
Una convinzione di questo tipo è presente nelle varie tradizioni esoteriche e massoniche che pongono l'unità trascendentale di tutte le religioni come realizzazione del relativismo religioso. Convinzioni che - si sa - hanno influenzato molto il modernismo teologico e certa teologia contemporanea.
Ma Gesù, come abbiamo visto, ha parlato chiaro. Molto chiaro!

Fonte: I Tre Sentieri, 17 ottobre 2019

9 - OMELIA I DOMENICA AVVENTO - ANNO A (Mt 24,37-44)
Vegliate perché non sapete in quale giorno
Fonte Il settimanale di Padre Pio

È iniziato il Tempo dell'Avvento, il tempo che ci prepara alla celebrazione del Natale. L'Avvento deve essere un tempo di silenzio e di attesa, di più intensa preghiera e di più generosa carità fraterna. Le letture di questa prima domenica d'Avvento ci danno delle preziose indicazioni per come trascorrere le quattro settimane che ci separano dal Natale.
La prima lettura ci dice: «Venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Camminare nella luce del Signore significa uscire dalle tenebre del peccato e mutare completamente corso alla nostra vita. Con la prima domenica d'Avvento inizia un nuovo Anno liturgico e deve anche iniziare una vita nuova per noi: si deve rafforzare l'impegno di camminare sempre nella luce di Dio, rinunciando al peccato e a tutte le opere del maligno.
Nella seconda lettura, san Paolo apostolo ci indica chiaramente quello che deve essere il nostro impegno. Egli ci esorta a svegliarci dal nostro torpore e ci dice: «è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti» (Rm 13,11). Ben a ragione, san Paolo ci esorta a svegliarci, per il fatto che siamo addormentati: siamo cristiani ma non viviamo da cristiani. Subito dopo, egli così ci esorta: «La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13,12). Cosa sono le opere delle tenebre? Sono i peccati, per i quali noi ci allontaniamo sempre di più dalla luce divina.
Quante sono le opere delle tenebre ai nostri giorni! Pensiamo all'aborto, al divorzio, alla contraccezione, al disprezzo della vita fin dal suo concepimento, alle tante impurità con cui ci degradiamo sempre più; pensiamo alle violenze, all'odio e alle molte disonestà nell'ambito della vita civile. Davvero, mai come in questo tempo stiamo brancolando nel buio. Enrico Medi, celebre scienziato morto pochi decenni fa, e di cui è in corso la causa di beatificazione, diceva che questa nostra epoca sarà ricordata nella storia come la più barbara che ci sia mai stata.
Cosa dobbiamo fare, dunque, per tornare sulla retta via illuminata dalla luce del giorno? Dobbiamo svegliarci, ovvero convertirci, per mezzo di una buona Confessione, domandando sinceramente perdono dei nostri peccati, e, come dice il Vangelo di oggi, dobbiamo poi vigilare, ossia rimanere svegli.
Gesù lo dice chiaramente: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42). Vegliare significa perseverare nella Grazia di Dio, in modo da essere trovati pronti quando il Signore verrà. Il Signore è venuto una prima volta duemila anni fa; verrà poi alla fine dei tempi nella gloria della sua divinità; ma, tra queste due venute, vi è una terza venuta che avverrà per ciascuno di noi: questa venuta ci sarà al termine della nostra vita. Non sappiamo quando sarà il momento della resa dei conti. Gesù, per questo motivo, ci esorta alla vigilanza e, per farci comprendere meglio questa incertezza, adopera il paragone di un ladro che giunge all'improvviso: «Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa» (Mt 24,43). Per questo motivo dobbiamo vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo della nostra vita e il primo della nostra conversione.
Seguendo l'insegnamento di san Bernardo, si può parlare di un'altra venuta che avviene nel silenzio e nell'ineffabile dolcezza della contemplazione. Si tratta della venuta di cui parla Gesù nel Vangelo: «Se uno mi ama conserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Anche noi potremo gustare la dolcezza di questa venuta di Dio nel nostro cuore se riusciremo a dedicare il dovuto tempo alla preghiera, una preghiera fatta con il cuore e con tutta l'attenzione della nostra mente. Il Tempo d'Avvento è il tempo propizio per fare più silenzio e per dedicarci a questa preghiera interiore.
Volendo perciò terminare l'omelia con un proposito pratico di miglioramento, vorrei indicare proprio questo: amare e ricercare il silenzio, perché nel silenzio si trova Dio! La Vergine Maria ci aiuti a meditare nel nostro cuore la Parola di Gesù e a sentire, per quanto è possibile, l'ineffabile presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che dimorano dentro di noi.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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