BastaBugie n°648 del 22 gennaio 2020

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1 GLI ANIMALI HANNO GLI STESSI DIRITTI DEGLI UOMINI?
A certe condizioni è consentito infliggere deliberatamente dolore agli animali (ad es. per addestrarli oppure per la corrida)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone
2 COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA
Una ordinaria storia di vita parrocchiale ci aiuta a riflettere sull'importanza della Santa Messa e su come trasmettere ai più piccoli la devozione eucaristica
Autore: don Sabino Decorato - Fonte: Chiesa in libera uscita
3 CRISTOFORO COLOMBO AVEVA RAGIONE
Nuovi studi confermano che infanticidio e cannibalismo rituale c'erano... e ci sono anche oggi, ad esempio, in Amazzonia (VIDEO: Amazzonia, la posta in gioco)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Radio Roma Libera
4 I RETROSCENA DELLE POLEMICHE SUL LIBRO SUL CELIBATO
Clamoroso dietrofront del segretario di Ratzinger, mons. Georg Gänswein, nonostante le lettere di Benedetto XVI al cardinal Sarah che autorizzavano la pubblicazione (intanto il libro è in testa alle classifiche di vendita)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 LA FAMIGLIA RIUNITA A TAVOLA
Consigli pratici secondo la Regola di San Benedetto per evitare di farsi governare dalla pancia
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Il Timone
6 IL LATO OSCURO DELLA RESISTENZA RIVELATO DA GIAMPAOLO PANSA
E' morto recentemente lo scrittore che ha ricordato i sacerdoti (di cui nessuno voleva parlare) uccisi dai partigiani comunisti nell'immediato dopoguerra nel ''Triangolo della morte'' dell'Emilia Romagna
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: Sito del Timone
7 POLIAMORE, QUELLI CHE IL TRIANGOLO L'HANNO CONSIDERATO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): ucciso studente pro famiglia, primo calciatore trans in serie A femminile, Toscana pride per la legge sull'omofobia
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia
8 CRITERI PER IL VOTO IN EMILIA ROMAGNA
Un cattolico dovrebbe adoperare sia la sua retta ragione che i contenuti della sua fede (vita, famiglia e libertà di educazione restano i pilastri di ogni società)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA III DOMENICA TEMPO O. - ANNO A (Mt 4,12-23)
Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - GLI ANIMALI HANNO GLI STESSI DIRITTI DEGLI UOMINI?
A certe condizioni è consentito infliggere deliberatamente dolore agli animali (ad es. per addestrarli oppure per la corrida)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone, 14 gennaio 2020

Domenica scorsa gli animalisti milanesi si sono ritrovati in piazzale Cuoco, all'esterno del Circo Orfei, per protestare contro l'utilizzo degli animali nei circhi. Il sit in si è svolto praticamente in contemporanea con lo spettacolo: gli attivisti si sono presentati con megafoni e cartelli,  su uno c'era la fotografia che mostrava un elefante in catene e la scritta «lo trovi divertente?». Con loro Luigi Piccirillo, consigliere regionale lombardo del Movimento 5 Stelle, che si prepara a presentare una mozione sul tema e che su Facebook ha commentato così: «Nei pochi minuti di spettacolo in pista vengono nascosti i quotidiani, faticosi e umilianti momenti dell'addestramento; volti a piegare l'animale alla volontà dell'uomo che li costringe ad esibirsi in quanto di più lontano dalle caratteristiche etologiche».

GLI ANIMALI HANNO DIRITTI?
Lo stesso giorno moriva a 75 anni il filosofo Roger Scruton, tra i più autorevoli esponenti del pensiero conservatore di matrice anglosassone dell'ultimo mezzo secolo, protagonista del dibattito culturale nel mondo di lingua inglese e non solo. Un cristiano anglicano, che in un'intervista disse: «Sono sempre stato attratto dalla Chiesa cattolica per il suo rispetto per la tradizione, per la continuità apostolica che rappresenta e per i suoi tentativi di infondere sacramenti nella vita ordinaria». Tra i temi di cui l'eclettico Scruton si è occupato non ultimo è stato quello condensato in un libro uscito anche in italiano, dal titolo "Gli animali hanno diritti?" (Raffaello Cortina). Ecco alcuni estratti:
«I partigiani della "liberazione degli animali" hanno enfatizzato e reiterato il punto che gli animali soffrono quanto noi: provano dolore e paura, sentono fame e freddo e quindi, come sostiene Peter Singer, hanno "interessi" che formano, o dovrebbero formare, parte della questione morale Anche se ciò è vero è comunque solo una parte della verità» [...] Dobbiamo comunque fare tre distinzioni e precisamente tra:
1) infliggere deliberatamente dolore fine a se stesso e in modo da poter godere dello spettacolo della sofferenza;
2) infliggere deliberatamente dolore in modo da raggiungere un altro scopo, per ottenere il quale il dolore è un mezzo necessario;
3) la scelta deliberata di agire in un modo del quale il dolore è un sottoprodotto inevitabile, ma non voluto. [...]

ANCHE LA CORRIDA È ETICAMENTE CORRETTA
Devono essere condannati senza appello i combattimenti fra cani e fra cani e orsi, poiché comportano una sofferenza deliberatamente inflitta, fine a se stessa e con l'obiettivo di godere del risultato. Tuttavia non tutto il dolore inflitto deve essere paragonato in questi casi. Gli animali non possono essere addestrati senza una punizione occasionale, che deve essere dolorosa per ottenere l'effetto voluto, ma che non è inflitta per provocare sofferenza fine a se stessa bensì per ottenere il risultato desiderato: se fosse possibile ottenerlo senza dolore sarebbe allora giusto scegliere la maniera che non lo comporta. Però nel momento in cui l'addestramento di un cavallo o di un cane risulti migliore con un sistema punitivo, infliggergli qualunque forma di dolore sia necessaria a tal fine non è crudeltà, ma gentilezza».
Scruton arriva a parlare della corrida di cui dice: «Potrebbe essere condannata ipso facto solo se l'interesse degli spettatori fosse crudele e sadico, e bisognerebbe chiedersi se, in generale, i tori vivano meglio in una società che pone fine alla loro vita in un'arena o in una società dove non sono utili se non come carne di manzo».
Scritte nel 1996 (titolo originale Animal Rights and Wrongs) come verrebbero accolte le sue parole oggi? Passerebbero il vaglio del politicamente corretto che inneggia alla libertà solo quando non si infrangono certi tabù?

Nota di BastaBugie: per approfondire il motivo per cui la corrida non è contraria alla morale, si possono leggere i due articoli seguenti.

LA CORRIDA: STUPENDA TRADIZIONE LEGATA ALLA PASQUA
In Spagna ognuna delle 400 Plaza de Tores ha una cappella dove il torero riceve la benedizione dal prete prima di entrare nell'arena
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3024

UNA DECINA D'ANNI FA LA PRIMA TORERA ITALIANA
Eva Florencia ha affermato: ''Il torero ama il suo toro''
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3120

EUTANASIA PER ANIMALI NO, MA PER GLI UOMINI SÌ
Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il paradosso: eutanasia per animali no, ma per gli uomini sì" parla della dichiarazione del governatore della California, il democratico Gavin Newsom, di voler porre fine all'eutanasia praticata nei rifugi per animali. Nessuna preoccupazione, invece, per gli esseri umani, in uno Stato in cui il suicidio assistito è legale da anni. Uno strabismo etico che purtroppo, lungi dall'essere un fulmine a ciel sereno, ha radici lontane.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 gennaio 2020:
Basta eutanasia per gli animali, è una vergogna; per gli umani, invece, va benissimo, anzi già che ci siamo incoraggiamola. Certo, messa così la cosa può apparire una provocazione, eppure è precisamente in questa sconvolgente contraddizione che sta finendo lo Stato americano della California, il cui governatore, il democratico Gavin Newsom, in una conferenza stampa dei giorni scorsi - secondo quanto conferma la testata Sacramento Bee - ha dichiarato di voler porre fine all'eutanasia praticata nei rifugi per animali.
«Dobbiamo diventare uno Stato "no-kill"», sono state le parole esatte di Newsom, il quale, con l'occasione, ha pure annunciato uno stanziamento una tantum di 50 milioni di dollari a supporto di un programma per rifugi per animali. Il che, beninteso, è del tutto in linea con la politica del governatore della California, che già nell'ottobre 2019, firmando la AB44, una delle leggi più stringenti a difesa dei diritti degli animali, aveva fatto del suo Stato il primo in cui, a partire dal 2023, sarà vietata la vendita e la produzione di nuovi prodotti di pelliccia animale.
Dunque, tutto bene? Non proprio. Infatti, nella California che si vuole "no-kill" verso gli animali, analogo impegno non vale nei confronti degli esseri umani. «Ironia della sorte», ha notato in tal senso National Review, «mentre il governatore lavora per salvare gli animali dalla morte, la California non solo ha legalizzato il suicidio assistito, ma consente anche di incoraggiare il suicidio ai malati terminali». Il riferimento è all'Assembly Bill n. 282, che in buona sostanza stabilisce che se qualcuno - poniamo un familiare in attesa di eredità, un caregiver esausto, un tifoso della «dolce morte» o addirittura un medico o un' infermiera - si rende persuasore e aiuta attivamente una persona morente a farla finita, ebbene costui - fa osservare sempre National Review - non è punibile.
Un paradosso? Certo che lo è. Ma non una novità. Esiste difatti un filone culturale consolidato che dimostra ampiamente come alla cura verso gli animali non corrisponda sempre, per usare un eufemismo, rispetto verso la vita. Si pensi al filosofo Friedrich Nietzsche, il quale una volta ebbe - com'è noto - pietà per le pene d'un cavallo, eppure non riservava grande rispetto verso gli uomini poco prestanti. «I deboli e i malriusciti devono perire», scrisse infatti Nietzsche ne L'Anticristo, subito aggiungendo: «Questo è il principio del nostro amore gli uomini [...]. Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli».
Analogamente, per venire ai giorni nostri, il celebre oncologo Umberto Veronesi, scomparso nel 2016, da un lato era favorevole alla legalizzazione di droghe leggere, aborto, eutanasia e provetta, dall'altro, oltre a dichiararsi vegetariano convinto, giungeva ad essere - come scrisse nel suo La libertà della vita (Raffaello Cortina, 2006) - estimatore dell'intelletto e della spiritualità degli elefanti: «Se gli elefanti di cui parlava Montaigne potessero parlare, sarebbero quasi come noi... Magari ci racconterebbero i contenuti delle loro preghiere [...]. Probabilmente ne concluderebbero che non vi è alcuna ragione evolutiva che li induca necessariamente a credere».
Tutto questo per dire che lo strabismo etico di certo animalismo e del governatore della California - dove il suicidio assistito è legale da anni - non è affatto un fulmine a ciel sereno. Al contrario, non fa che confermare l'incapacità di certo animalismo di mettere a fuoco il fatto che battersi per il diritto alla vita di cani, gatti e non solo, per poi chiudere gli occhi dinnanzi alla vita umana più fragile non rende solo poco credibile chi sposa un simile atteggiamento. Danneggia e soprattutto impoverisce i concetti stessi di diritto e di umanità.


Fonte: Sito del Timone, 14 gennaio 2020

2 - COME COINVOLGERE I BAMBINI ALLA MESSA
Una ordinaria storia di vita parrocchiale ci aiuta a riflettere sull'importanza della Santa Messa e su come trasmettere ai più piccoli la devozione eucaristica
Autore: don Sabino Decorato - Fonte: Chiesa in libera uscita, giugno 2019

A molti sacerdoti e catechisti sarà capitato di partecipare alle irrinunciabili riunioni di verifica e progettazione del catechismo. Durante una di queste, dove mi ero preparato prendendo la mia solita dose di Maalox contro i mal di stomaco, mi misi a sedere proponendomi, per l'ennesima volta, di non intervenire (io ero solo il coadiutore e per fortuna toccava al parroco gestire l'incontro). Riuscii a mantenere il proposito per i primi cinque interventi ma poi la mia poca costanza fu messa a dura prova. Come al solito intervenne una zelante catechista spinta da un sincero rincrescimento: "Avete notato che c'è stato un calo di bambini durante la Messa della domenica?". Tutti mossero la testa annuendo! "Io sono davvero sconsolata! Ma cosa possiamo fare?"
Silenzio della sala, quasi si vegliasse un moribondo! Poi ecco d'improvviso la luce! Uno dei catechisti prese con coraggio la parola: "Io ho la mia idea! Secondo me bisogna coinvolgere di più i bambini, dobbiamo capire che sono loro i protagonisti della Messa perché sono i più piccoli".
Subito alcuni volti si illuminarono. Finalmente qualcuno ci sta dando un'idea buona, approfittiamone subito. Infatti ne intervenne una con la scontata domanda: "Bell'idea! Ma cosa possiamo fare per coinvolgerli?".
L'improvvisato maestro delle cerimonie, ringalluzzito da quel momento di notorietà ci propinò la sua strategia: "Per prima cosa dobbiamo chiedere alla corale di cambiare il repertorio e fare canti più alla portata dei bambini, magari proponendo quelli dove possono battere le mani e muoversi in po'. Poi i sacerdoti dovrebbero abbassare il livello delle omelie per renderle più accessibili ai bambini. In più dobbiamo coinvolgerli direttamente, magari facendo leggere a loro le preghiere dei fedeli, e facendo portare più cose durante l'offertorio. Poi non saprei! Ci sono qui i nostri don. Magari ci possono aiutare loro!".

UN ERRORE DI FONDO
Inutile dire che già durante l'esposizione di questo "straordinario" programma il Maalox aveva smesso di fare effetto e, appena chiamato in causa, i dolori si fecero più intensi. Cercai di fare un bel respiro approfittando del fatto che il mio parroco cercò di districarsi in questo impiccio dando un colpo al cerchio e uno alla botte!
Quando i miei "dolori" si attenuarono presi la parola cercando di far capire loro che c'era un errore di fondo poiché, durante la Messa, non sono i bambini i protagonisti. L'unico vero "protagonista" della Messa è il Signore Gesù.
Cercai anche di spiegare il senso della musica sacra, così pure il significato dell'offertorio e terminai col sottolineare che, essendo io anche un insegnante, potevo constatare ogni settimana il grado disastroso di capacità di lettura di un notevole numero di bambini e ragazzi persino di terza media e che prendere lettori a caso tra i bambini, avrebbe attratto solo la simpatia di mamma e papà, che si sarebbero goduti l'attimo di "notorietà" del pargoletto, tediando però il resto dei presenti. Come credete che sia andata a finire? Subito il gruppo dei novatori fu risentito perché il giovane vice parroco aveva spento sul nascere la lampadina della grande idea.
"Ecco! Ci si lamenta della scarsa presenza dei bambini e quando qualcuno propone un'idea nuova ci sono solo chiusure!". Dopo un altro profondo respiro cercai di far capire agli "illuminati" che, come al solito, ci si trovava davanti alla classica situazione. Nell'affrontare un problema noi possiamo scegliere la strada più breve e più facile che darà "risultati" immediati ma che non durano nel tempo oppure, possiamo intraprendere quella più lunga, che richiede maggior impegno e che non darà risultati immediati ma alla lunga darà i frutti desiderati e duraturi.
Per rafforzare il concetto mi rivolsi alle catechiste più anziane e dissi: "Quante di voi, in questi anni hanno già sentito fare proposte del genere?". Tutte alzarono la mano. Poi aggiunsi: "Avete notato un incremento del numero di bambini durante la Messa?". Risposero: "Poco! E per poche settimane". Allora ripresi: "Una volta cresciuti, quanti di quei bambini hanno continuato a venire a Messa grazie al fatto che da piccoli li avete fatti leggere, ballare, portare le offerte ecc.?". Risposero: "Nessuno!!!".
Certo del risultato del mio piccolo sondaggio feci notare che il nostro compito non era quello di inventarci qualche nuovo intrattenimento sperando di avere per qualche domenica un audience più elevato. La nostra missione era quella, anche attraverso il catechismo, di aiutare i bambini e le loro famiglie ad incontrare in maniera autentica il Signore Gesù. Solo l'incontro con Lui svelerà il senso profondo della Messa e solo così le famiglie torneranno a viverla. Non perché di volta in volta ci sarà qualche novità nella celebrazione ma perché, trovando al centro di essa il Signore, possano incontrare Colui che dà senso alla nostra vita, al nostro essere comunità, al nostro essere figli.

IL CORAGGIO DI DIRE BASTA
A questo punto potrebbe nascere qualche domanda nel lettore: "Com'è andata a finire? Quale strada è stata intrapresa? E ha portato i risultati sperati?"
Nulla di tutto questo. Il mio intervento si disperse nel vento. Il gruppo di novatori alzò le spalle in atto di compatimento e poi il capo fila sentenziò: "Questa, caro don, è la tua opinione ma noi pensiamo che la nostra proposta sia buona e in perfetta sintonia con quello che dice il Concilio!".
Alla fine il mio parroco dovette mediare. La strada più lunga ma più fruttuosa non fu percorsa e io ottenni che almeno nelle Messe presiedute dal sottoscritto si ridimensionassero certi protagonismi e si evitassero gesti e simboli inutili, estemporanei e del tutto insignificanti dal punto di vista liturgico. Questo mi fu concesso, tanto, agli occhi dei novatori, ero solo il prete tradizionalista che bisognava sopportare e compatire!
Quante volte abbiamo assistito a offertori infiniti, dove all'altare veniva portato di tutto, dal pallone al paio di sandali, dalla maglietta del Grest alla targa dell'associazione sportiva. Quante volte abbiamo visto orde di bambini uscire dai banchi per attaccare i post-it su una invadente bacheca posta al lato dell'altare con scritto il loro proposito quaresimale o il loro fioretto. Quante volte li abbiamo visti salire sul presbiterio per fare un grande cerchio e recitare insieme, tenendosi per mano il Padre Nostro! Dal punto di vista puramente emotivo e scenografico sono cose carine, non lo discuto ma che non c'entrano nulla con la celebrazione eucaristica, anzi la snaturano e diseducano i bambini al senso del sacro e al rispetto di ciò che si celebra. Facendo così, vengono indotti dagli adulti a comportarsi e a fare le stesse cose che fanno in un'aula del catechismo o nel salone dell'oratorio. Inoltre, questo protagonismo, costringe anche tanti adulti che vorrebbero pregare e vivere la Santa Messa in pace ad assistere allo spettacolino domenicale. Dobbiamo avere il coraggio di dire basta e assumerci la responsabilità di educare i più piccoli a saper differenziare i momenti e a dare il giusto rispetto e decoro alla preghiera.

Nota di BastaBugie
: questo articolo è un estratto dal libro di don Sabino Decorato dal titolo "Chiesa in libera uscita: Breve guida per sopravvivere a un cristianesimo ospedale da campo" ed. Fede e Cultura (con prefazione di Aldo Maria Valli).
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Fonte: Chiesa in libera uscita, giugno 2019

3 - CRISTOFORO COLOMBO AVEVA RAGIONE
Nuovi studi confermano che infanticidio e cannibalismo rituale c'erano... e ci sono anche oggi, ad esempio, in Amazzonia (VIDEO: Amazzonia, la posta in gioco)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Radio Roma Libera, 15 Gennaio 2020

Gli studi più recenti smentiscono in modo chiaro e netto quanti ritengano pure invenzioni i racconti macabri, redatti dai primi coloni giunti in America Latina e confermano le pratiche antropofaghe delle popolazioni indigene.
Quando Cristoforo Colombo giunse nelle isole oggi chiamate Bahamas, nel corso del suo primo viaggio in America, ebbe la fortuna di incontrare i pacifici Tainos, un popolo ch'egli definì infatti «gentile e semplice». Ma quando si spostò nella vicina isola di Guadalupa, l'accoglienza che ricevette fu decisamente più ostile. Nei suoi racconti e nelle cronache spagnole dell'epoca si descrivono uomini feroci, abili con archi e frecce, abituati a divorare carne dei loro simili. Ne conservavano poi le ossa dentro cesti, mentre teste e gambe ancora sanguinanti venivano appese alle travi dei loro alloggi. Colombo, ancora convinto di trovarsi in Oriente, li chiamò «cannibali», ritenendoli i sudditi asiatici del Gran Khan.
Qualche decennio dopo, però, gli spagnoli corressero la definizione in quella di «caribi», indicando con tale nome gli indios del Continente, della costa del Venezuela, della Colombia e della Guyana. Ad essi fu attribuita la pratica dell'antropofagia, ritenendola dovuta a motivi rituali: erano convinti di potersi "appropriare" così della forza del nemico.
Finora però gli archeologi ritenevano che i «caribi» non fossero mai giunti sino alle Bahamas, trovando le tracce più vicine a quasi 1.600 chilometri a sud: per questo, pensavano che le macabre storie dei coloni spagnoli fossero frutto di pura fantasia. Non è così.

COLOMBO AVEVA RAGIONE
Un nuovo studio morfologico, pubblicato su Scientific Reports e condotto su oltre 100 crani datati 800 a. C.-1542 d.C., appartenuti agli abitanti dei Caraibi, confermano come Colombo abbia detto la verità. L'analisi ha consentito di accertare come i «caribi» avessero invaso la Giamaica, l'Española e le Bahamas: ciò costringe a riscrivere ex novo oltre mezzo secolo di ipotesi, rivelatesi infondate, ridando credito viceversa alle narrazioni dei colonizzatori.
Il prof. William Keegan del Museo di Storia Naturale della Florida, co-autore dell'articolo dal titolo «Dobbiamo reinterpretare tutto quanto credevamo di sapere», ha dichiarato: «Ho passato anni con l'intento di dimostrare che Colombo avesse torto, invece aveva ragione: c'erano caribi anche a nord dei Caraibi, proprio quando lui vi giunse».
Ann Ross, docente di Scienze Biologiche presso l'Università Statale della Carolina del Nord e principale autrice dello studio in oggetto, ha utilizzato «parametri di riferimento» facciali in 3D, come la dimensione delle orbite degli occhi o la lunghezza del naso, sorta di indicatore generico per analizzare i crani utilizzati come campione: «Sappiamo che i caribi praticavano una sorta di appiattimento del cranio, per poter ottenere caratteristiche particolari. Ciò è abbastanza facile da individuare - ha spiegato - Ma, per tracciare veramente una popolazione, bisogna guardare alle caratteristiche ereditabili, cioè ai fattori che vengono trasmessi geneticamente».

INFANTICIDIO E CANNIBALISMO RITUALE IN AMAZZONIA
Come rivelato dal quotidiano spagnolo Abc, l'indagine ha consentito di individuare non solo la presenza di tre diversi gruppi di persone nei Caraibi, bensì anche le loro rotte migratorie. La prima ondata migratoria è stata quella che dallo Yucatan è giunta sino a Cuba ed alle Indie Occidentali, il che conferma quanto già in passato intuito, notando le analogie tra gli strumenti in pietra. La seconda ondata migratoria, quella del gruppo Arawak, che comprendeva anche i già citati Tainos, si è verificata tra l'800 ed il 200 a.C. dalle coste della Colombia e del Venezuela a quelle di Puerto Rico, come confermano le analogie tra le ceramiche ritrovate. C'è stata, però, anche una terza ondata migratoria, finora sconosciuta: i «caribi», infatti, dall'Amazzonia nordoccidentale, verso l'800 a.C., si diressero ancora più a Nord, verso l'Española, la Giamaica e le Bahamas. Furono loro i primi abitanti di queste zone, dunque, e non i cubani. Si erano già stabiliti qui molto tempo prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo.
Secondo la professoressa Ross, tutto questo «cambierà la prospettiva con cui guardare alle popolazioni caraibiche». Le diverse fasi di espansione in queste zone spiegano ora per quale motivo un particolare tipo di ceramica, nota come «meillacoide», apparve a Española nell'800, a Giamaica cento anni dopo ed alle Bahamas nel primo millennio.
Questioni del passato? Non proprio. Ancora oggi vi sono popolazioni, come gli Yanomami, che praticano l'infanticidio e il cannibalismo rituale: nel corso di una cerimonia funebre bruciano il cadavere di un parente morto e mangiano le ceneri delle sue ossa, poiché credono che in esse risieda l'energia vitale del defunto, che in questo modo viene reintegrato nel gruppo familiare. Tutto ciò rende improponibile l'invito, suggerito, ad esempio, al n. 50 dell'Instrumentum Laboris utilizzato in occasione del recente Sinodo per l'Amazzonia, affinché si ascoltino l'«esperienza ancestrale, le cosmologie, le spiritualità e le teologie dei popoli indigeni». Di tutto questo facciamo volentieri a meno.

Nota di BastaBugie: per approfondire questi argomenti si possono leggere i seguenti articoli e guardare il video (durata: 31 minuti) con l'intervento del prof. Roberto de Mattei ad un convegno sull'Amazzonia.

L'AMAZZONIA NON E' SENZA PECCATO
Vale la pena ricordare ciò che i missionari del XVI e XVII secolo trovarono all'arrivo in queste terre
di Rino Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5880

LA SOLUZIONE CHE IL SINODO SULL'AMAZZONIA NON DARA' MAI
Torniamo a celebrare le 4 tempora per i ''problemi ecologici'' e le vocazioni (e comunque: l'Amazzonia non è indigena, non è vergine, non è un paradiso e soprattutto... non è il polmone del mondo)
di Luisella Scrosati
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5856

VIDEO: SINODO SULL'AMAZZONIA

La posta in gioco - Intervento del prof. Roberto de Mattei (5 ottobre 2019)


https://www.youtube.com/watch?v=cchLZo8ts48

Fonte: Radio Roma Libera, 15 Gennaio 2020

4 - I RETROSCENA DELLE POLEMICHE SUL LIBRO SUL CELIBATO
Clamoroso dietrofront del segretario di Ratzinger, mons. Georg Gänswein, nonostante le lettere di Benedetto XVI al cardinal Sarah che autorizzavano la pubblicazione (intanto il libro è in testa alle classifiche di vendita)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-01-2020

Cominciamo dai fatti certi. Il libro "Dal profondo del cuore", di cui Le Figaro ha anticipato alcune pagine provocando un grande clamore, è stato veramente condiviso da Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah. L'opera è composta da due saggi sul sacerdozio, con un focus particolare sul celibato, scritti rispettivamente da Benedetto XVI e dal cardinale Sarah. Poi ci sono una introduzione e una conclusione firmate da entrambi: queste sono state scritte dal cardinale Sarah ma viste e approvate da Ratzinger. E il "visto, si stampi" è arrivato direttamente dal segretario personale di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein.
Da dove nasce allora tutto il caos di queste ore e il dietrofront di Gänswein? All'ANSA, il segretario di Ratzinger ha dichiarato: «Il Papa emerito sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l'uso che voleva. Ma non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma né aveva visto e autorizzato la copertina». In realtà gli editori sono in grado di dimostrare che monsignor Gänswein mente: egli sapeva benissimo che il libro sarebbe uscito con la doppia firma, e aveva dato l'ok benché fosse stato reso consapevole dell'enorme impatto che la pubblicazione avrebbe avuto. Inoltre dalla serata di lunedì 13 gennaio, non appena si sono diffuse notizie riguardo a una disputa sulle firme, il cardinale Sarah - parlando di «diffamazioni di una gravità eccezionale» - ha diffuso sui social le lettere scrittegli da Benedetto XVI in cui appare chiara la consapevolezza del papa emerito rispetto al progetto del libro.

UN CLAMOROSO VOLTAFACCIA
E ancora, l'introduzione corrisponde a quella mezza pagina preparata dal cardinale Sarah che è oggetto della lettera inviata da Ratzinger il 25 novembre: «Cara Eminenza, di tutto il cuore vorrei dire Grazie per il testo aggiunto al mio contributo e per tutta l'elaborazione che Lei ha fatto. Mi ha toccato profondamente come Lei ha capito le mie ultime intenzioni: Avevo scritto in realtà 7 pagine di chiarimento metodologico del mio testo e sono realmente felice per dire che Lei ha saputo dire l'essenziale in una mezza pagina. Non vedo quindi la necessità di trasmetterLe le 7 pagine, dato che Lei ha espresso in una mezza pagina l'essenziale. Da parte mia il testo può essere pubblicato nella forma da Lei prevista».
Nella mattinata del 14 gennaio, il cardinale Sarah con un comunicato ufficiale ricostruisce ancora tutto l'iter che ha portato alla pubblicazione del libro: dal 5 settembre scorso, quando si è recato da Benedetto XVI a Mater Ecclesiae chiedendogli un «testo sul sacerdozio cattolico, con particolare attenzione riguardo al celibato», fino al 3 dicembre quando in un'analoga visita ha spiegato a Benedetto XVI che «il nostro libro sarebbe stato stampato durante le vacanze di Natale e che sarebbe apparso mercoledì 15 gennaio». In mezzo le date che hanno segnato i diversi passaggi, in gran parte già documentati con le lettere diffuse il 13 sera. Nella conclusione del comunicato il cardinale Sarah parla di «polemica abietta»: «Perdono sinceramente tutti coloro che mi calunniano o che vogliono oppormi a papa Francesco. Il mio attaccamento a Benedetto XVI rimane intatto e la mia obbedienza filiale a papa Francesco assoluta».
Il tema è allora sul perché monsignor Gänswein, a nome di Benedetto XVI, abbia voltato clamorosamente la faccia con il doppio, drammatico, risultato di aver messo in grave difficoltà il cardinale Sarah e aver distolto l'attenzione dai contenuti del libro che restano confermati e dirompenti. Peraltro le affermazioni sul celibato teologicamente più rilevanti, che negano assolutamente la possibilità di eccezioni motivate da esigenze sociali, si trovano proprio nel saggio di Ratzinger.

UN TERREMOTO IN VATICANO
Di certo, la pubblicazione delle anticipazioni del libro ha provocato un terremoto in Vaticano: una vera e propria bomba mentre si attende l'esortazione post-sinodale con cui ci si aspetta che papa Francesco apra alle richieste contenute nelle conclusioni, proprio riguardo alle eccezioni al celibato ecclesiastico. Le reazioni dei "guardiani della rivoluzione" infatti non si sono fatte attendere: se da una parte il grande capo della comunicazione vaticana, Andrea Tornielli, scriveva su Vatican News un articolo "normalizzatore" che cercava di conciliare la posizione espressa da Ratzinger con quella di papa Francesco, dall'altra scatenava i "suoi" uomini con il duplice scopo di tappare la bocca al papa emerito e infangare il cardinale Sarah, che avrebbe circuito un papa emerito descritto come un povero vecchio rimbambito. Significativo al riguardo che il "delfino" di Tornielli, Domenico Agasso jr, abbia firmato il 14 gennaio l'articolo di apertura de La Stampa, dal titolo inequivocabile "Vaticano, il nodo del Papa emerito". Sommario: "Cresce la richiesta di un testo che preveda limiti all'esercizio del magistero del pontefice dimissionario". Chiaro no?
Si può immaginare che tipo di pressioni siano state esercitate su Benedetto XVI e monsignor Gänswein che, tra l'altro, è prefetto della Casa Pontificia, quindi in una posizione delicata tra Ratzinger e papa Francesco. Vista la violenza degli attacchi pubblici, possiamo facilmente intuire cosa sia accaduto in privato. Ciò non giustifica le giravolte di monsignor Gänswein, ma forse si può capire che, di fronte alle minacce e alle falsità messe in giro, abbia inteso proteggere Benedetto XVI. Il problema è che però otterrà il risultato opposto: separando il papa emerito dal cardinale Sarah ha reso solo più facile il lavoro ai loro nemici per eliminarli. E nello stesso tempo ha depotenziato il contributo che i saggi di Benedetto e Sarah intendono dare al dibattito sul celibato ecclesiastico, per fermare l'attacco all'identità della Chiesa. Ha scritto il cardinale Sarah su twitter: «Considerando le controversie che ha provocato la pubblicazione del libro "Dal profondo del nostro cuore", si decide che l'autore del libro sarà per le pubblicazioni future: il card. Sarah, con il contributo di Benedetto XVI. Tuttavia il testo completo rimane assolutamente invariato».

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L'editore americano del libro di Sarah e Ratzinger in serata ha chiarito con un comunicato che la pubbliazione è da ritenersi a doppia firma: "Ignatius Press ha pubblicato il testo che abbiamo ricevuto dall'editore francese Fayard - si legge sul sito -. Fayard è l'editore con cui abbiamo collaborato ad altri tre titoli del cardinale Sarah. Il testo che abbiamo ricevuto indica che i due autori sono Benedetto XVI e il cardinale Sarah. Quel testo indica anche che Benedetto XVI ha co-firmato un'introduzione e una conclusione con il cardinale Sarah, così come il suo capitolo sul sacerdozio, in cui descrive come i suoi scambi con il cardinale Sarah gli abbiano dato la forza di completare ciò che sarebbe rimasto incompiuto.
L'editore statunitense fa riferimento anche alla corrispondenza di Benedetto XVI e alla dichiarazione del cardinale Sarah: «I due hanno collaborato a questo libro per diversi mesi, nessuno dei saggi è apparso altrove. Si tratta - ha proseguito - di un'opera comune definita dal Chicago Manual of Style è un'opera preparata da due o più autori con l'intenzione di fondere il loro contributo in parti inseparabili o interdipendenti di un insieme unitario". Ed è in virtù di questo che Ignatius Press considera "questa una pubblicazione scritta di fatto da due co-autori", e come tale uscirà in libreria con entrambe le firme. Anche quella di Benedetto XVI.  
Sempre in serata su Le Figaro si è appreso che l'edizione italiana e le seguenti, come la seconda uscita dell'edizione francese, dovranno indicare per l'introduzione e la conclusione «redatto dal cardinal Sarah, letto ed approvato dal papa Benedetto XVI». Questa precisazione sarebbe stata decisa di comune accordo dal segretario di Benedetto XVI e dal cardinal Sarah, il quale l'ha twittata sul suo account.

Nota di BastaBugie: per prenotare il libro di Robert Sarah e Benedetto XVI dal titolo "Dal profondo del nostro cuore", Edizioni Cantagalli, 144 pagine, in uscita in Italia il 30 gennaio, si può cliccare sul seguente link.
https://www.amazon.it/dp/8868798719

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-01-2020

5 - LA FAMIGLIA RIUNITA A TAVOLA
Consigli pratici secondo la Regola di San Benedetto per evitare di farsi governare dalla pancia
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Il Timone, n. 184 (maggio 2019)

Chi è padrone della «mascella, uccide gli stranieri e facilmente spezza le catene dalle sue mani»; così Evagrio Pontico interpreta in senso spirituale l'episodio narrato nel capitolo 15 del libro dei Giudici, nel quale si racconta che Sansone, consegnato nelle mani dei Filistei, riesce dapprima a sciogliere i lacci che lo tenevano legato e poi, trovata una mascella d'asino, percuote con essa i suoi nemici, riuscendo ad ucciderne mille. Per i Padri la lotta alla passione della gastrimargia, detta comunemente gola, è di fondamentale importanza per poter affrontare nemici più agguerriti, in particolare la lussuria, perché, come scriveva san Giovanni Cassiano nelle Istituzioni cenobitiche, «è impossibile infatti che un intestino ripieno di vivande possa sostenere le battaglie dell'uomo interiore, e neppure risulta decoroso che affronti lotte più difficili uno che rischia di essere atterrato in combattimenti meno impegnativi».
Per queste ragioni San Benedetto dedica ben tre capitoli della Regola (dal 39 al 41) a normare la misura e i tempi dei pasti della comunità monastica. Si può notare come le indicazioni presenti nella Regola intendano colpire quella che Cassiano chiama «la triplice natura» della golosità: «la prima induce ad anticipare l'ora fissata dalla regola per la  refezione; la seconda si compiace soltanto di riempire lo stomaco fino alla sazietà con qualsiasi pietanza; la terza invece si diletta di vivande molto ricercate e saporose».

1) RISPETTARE L'ORA STABILITA
San Benedetto indica con chiarezza l'orario del pasto quotidiano comune a tutti i monaci ed intima che «nessuno si permetta di prendere cibo o bevanda prima o dopo l'ora stabilita». È di fondamentale importanza che il monaco, come spiega Cassiano, non si lasci «indurre da nessuna attrazione» che lo porti a mangiare al di fuori dei pasti. Insomma, niente cioccolatini, cracker, caramelle, stuzzichini. La ragione? Non si deve cedere ai primi segnali di impazienza del nostro stomaco, perché sarebbe deleterio per il nostro spirito, che finirebbe sottomesso ai capricci della carne; ma anche per il nostro corpo che, alla lunga, finisce per presentare il conto di questo tipo di intemperanza. Dobbiamo mangiare, per carità, ma occorre farlo per bene quando è il momento, non prima o dopo. Occorre molta determinazione e preghiera, specie in questo nostro tempo in cui si trovano macchinette con snack ovunque, persino sul marciapiede del binario, anche se venti metri più in là ci sono bar, caffetterie e quant'altro.

2) QUANTO BASTA, SENZA ARRIVARE ALLA SAZIETÀ
Poi, è importante regolare la quantità del cibo. San Benedetto ha ben chiara la prudenza di Cassiano al riguardo: «diverso dev'essere il tempo, la misura, la qualità della refezione secondo la diversa condizione del corpo, dell'età, del sesso; unica invece dev'essere per tutti la norma della correttezza per quel che riguarda la mortificazione dello spirito».
Qual è questa norma della correttezza? San Benedetto vuole in ogni modo che si eviti l'intemperanza: «Nulla, infatti, è tanto sconveniente ad ogni cristiano quanto l'eccesso del cibo» (39. 8). Detto in altre parole: non bisogna alzarsi da tavola con pesantezza sullo stomaco. L'eccesso del cibo (e del vino) infatti, secondo i Padri, ostacola le facoltà superiori dell'anima e mortifica la preghiera; si diventa meno attenti nella lettura e nello studio, appesantiti nella preghiera, distratti nella vigilanza. Regola aurea per la quantità del cibo? Ce la suggerisce Cassiano: «saper mitigare l'uso delle vivande [...] in modo da mantenerci ancora, nella refezione, con un limite di appetito».

3) QUEL CHE PASSA IL CONVENTO, EVITANDO LA RICERCATEZZA
Infine, occorre evitare la ricercatezza nei cibi, che si traduce nel mangiare per il piacere, non per il reale bisogno. È la classica situazione nella quale di fronte ad una frittata con la cicoria diciamo che non abbiamo più tanta fame; ma quando poi ci accorgiamo che c'è anche il dolce, improvvisamente ci accorgiamo di avere ancora spazio nello stomaco... La regola aurea è mangiare quello che c'è nel piatto, senza fare storie se non ci piace e senza andare ad abbuffarsi di quello che ci piace. Ovunque veniamo adescati da cibi particolarmente saporiti, dove si mettono esaltatori di sapidità o zucchero in quantità esagerate; il risultato è che il cibo "normale" ci sembra non sappia più di niente... Non c'è altra soluzione che dare battaglia ed educarsi ad apprezzare le cose più semplici. La domenica e le feste sono giorni che possono essere "onorati" con qualche piatto speciale e con una maggiore disponibilità di cibo, ma sempre senza esagerare; la Regola del Maestro ne fa esplicita menzione. È interessante notare come in certi giorni sia concesso sollievo al corpo, ma non assecondando il capriccio, bensì seguendo il ritmo del calendario liturgico, di modo che anche il corpo partecipi al gaudio dell'anima.

RICEVIAMO TUTTO DA DIO, ANCHE IL CIBO
Il capitolo 43 della Regola ci fornisce un altro principio importante: «Alla mensa bisogna arrivare prima del versetto, per recitarlo con tutti, pregare e sedersi tutti insieme». È necessario premettere al pasto non una preghiera qualsiasi, né una preghiera spontanea, ma la preghiera prescritta ed è altresì necessario che tutti siano presenti al momento della preghiera. La stessa cosa vale per la preghiera di ringraziamento dopo il pasto. È talmente importante per San Benedetto questo rito che «chi per trascuratezza o per propria colpa giungerà dopo, venga ammonito fino a due volte; se in seguito non si correggerà, non gli si permetta di partecipare alla mensa comune [...] Alla stessa disciplina regolare sia sottoposto chi non sarà presente al versetto di ringraziamento che si recita dopo il pasto». Questa attenzione è decisiva per imparare a riconoscere che riceviamo il necessario di ogni giorno dalle mani di Dio e ringraziarlo per la sua Provvidenza; mettersi a mangiare senza questo riferimento a Dio, senza domandare la sua benedizione, senza ringraziarlo della sua bontà è il preludio ad una vita di arrogante autosufficienza. Ed è anche importante sintonizzarsi sui ritmi della famiglia, non sulle proprie voglie personali.

CONVERSARE A TAVOLA SENZA TV, RADIO O SMARTPHONE
Un'ultima indicazione ci viene dal capitolo 38. Durante i pasti San Benedetto prescrive la lettura spirituale; certamente, in famiglia questa norma è difficilmente applicabile, ma bisogna almeno esigere che, durante il pasto, il clima e le conversazioni familiari non vengano intralciate o interrotte dalla televisione, dalla radio, dall'uso degli smartphone. Inoltre, «i fratelli si servano a vicenda quanto occorre per mangiare e bere, in modo che nessuno abbia bisogno di chiedere»; è bene che in famiglia, a turno, ci sia chi è responsabile di portare a tavola le vivande, preparare le porzioni, affettare il pane quando manca, etc.
Ottima scuola per uscire dal proprio guscio e mettersi a servizio degli altri quotidianamente, concretamente.

Nota di BastaBugie: per approfondire il tema della televisione a tavola si può leggere il seguente articolo (e gli altri link in fondo a quello).

IL NONNO DITTATORE
Fiaba su come ritrovare il dialogo in famiglia a cominciare dai pasti in comune
di Giano Colli
http://www.filmgarantiti.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=televisione

Fonte: Il Timone, n. 184 (maggio 2019)

6 - IL LATO OSCURO DELLA RESISTENZA RIVELATO DA GIAMPAOLO PANSA
E' morto recentemente lo scrittore che ha ricordato i sacerdoti (di cui nessuno voleva parlare) uccisi dai partigiani comunisti nell'immediato dopoguerra nel ''Triangolo della morte'' dell'Emilia Romagna
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: Sito del Timone, 16 gennaio 2020

Anche i cattolici devono essere debitori a Giampaolo Pansa e alla sua opera divulgatrice sui delitti del dopoguerra. Il giornalista e scrittore morto domenica a 84 anni non era un cattolico conclamato, anche se ieri i suoi funerali sono stati in chiesa, con il parroco che ha lodato il suo impegno per la verità.
Fino all'uscita del Sangue dei vinti, infatti, il suo libro più dirompente, che inaugurò il cosiddetto Ciclo dei vinti con il racconto sistematico della guerra civile vista dall'ottica degli sconfitti, i preti uccisi dai partigiani comunisti durante la Resistenza e anche oltre, erano soltanto un ricordo privato e circoscritto alle storie locali di paese. Certo, si sapeva che il tributo di sangue versato dai sacerdoti durante la guerra civile, era stato elevato. E in passato, ma siamo ancora negli anni '50, si facevano anche cerimonie qua e là in Piemonte o in Emilia per loro. Poi, l'oblio per 30 anni. Un ricordo organizzato, consapevole e libero non era diffuso e soprattutto una catalogazione scientifica era assente nella pubblicistica nazionale.

UNA SETE DI VERITÀ
A questo provvide Pansa con tre capitoli del suo libro "scandalo", uscito nel 2003. Il primo, Il prete è un nemico è una disamina lucida dei preti ammazzati nella provincia di Bologna e per quell'elenco, anche se incompleto, Pansa si affidò agli studi dello storico modenese Giovanni Fantozzi. Seguirono poi quelli su Modena e infine su Reggio Emilia.
Fu, per certi versi, lo sdoganamento di una sete di verità che gridava da settori molto marginali del mondo cattolico che avevano custodito quei ricordi in silenzio. Il merito di Pansa è dunque quello di aver offerto al grande pubblico queste storie tragiche di sacerdoti uccisi dai comunisti, fornendo così i primi criteri per un'accettazione di un martirio in odium fidei che la Chiesa sta lentamente soltanto adesso accettando in maniera sempre più serena.
In quegli anni infatti, stavano muovendosi timidamente le prime richieste per la beatificazione del seminarista Rolando Rivi, che salì agli altari solo nel 2014. E poco dopo, grazie a Pansa che diede il via, il giornalista Roberto Beretta poté dare alle stampe la sua Storia dei preti uccisi dai partigiani (Piemme, 2007) che rappresenta lo studio più approfondito sul clero martire e che è servito come base per successivi approfondimenti. Ad esempio, il quaderno del Timone Chiesa martire nel Triangolo della morte, parte da quelle storie per inserire il tema dell'accettazione di un odium fidei senza il quale sarebbe impensabile riconoscere il martirio e la beatificazione.

IL TRIANGOLO DELLA MORTE
Si deve quindi a Giampaolo Pansa anche questo: aver sdoganato il tabù dei preti uccisi, dei quali non si parlava volentieri nelle sagrestie e ancora meno nelle parrocchie. Pansa raccontò così la storia di don Tiso Galletti, di cui il Timone si occupa in questo numero di gennaio, di Don Domenico Gianni, Parroco di San Vitale di Reno, di don Enrico Donati, di don Raffaele Bortolini, di don Giuseppe Rasori, di don Achille Filippi, di don Teobaldo Daporto e di don Alfonso Reggiani. Nomi di martiri, ma che allora erano poco più che pallidi ricordi dei quali non si doveva parlare. E così fu per i preti martirizzati a Reggio e a Modena, tra i quali svetta la figura di  don Luigi Lenzini, parroco di Pavullo nel Frignano, che venne bastonato e ucciso dopo essersi rifugiato nella torre campanaria. La sua colpa? Denunciare dal pulpito i delitti dei gappisti che promuovevano l'ideologia anticristiana comunista. Di don Lenzini è avviato il processo di beatificazione, la causa è già arrivata a Roma dopo aver concluso la fase diocesana e con ogni probabilità presto diventerà il primo prete martire del Triangolo della morte. Un altro merito di Pansa.

Nota di BastaBugie: per approfondire la mattanza di sacerdoti nel triangolo della morte e soprattutto la figura del beato Rolando Rivi, clicca nei seguenti link.

PROPOSTA LA BEATIFICAZIONE DI GRUPPO PER 80 PRETI UCCISI DAI PARTIGIANI COMUNISTI TRA IL 1944 E IL 1946
Dopo Rolando Rivi, ucciso in odio alla fede, il ''Timone'' propone una beatificazione di gruppo nel 70esimo della Liberazione
di Andrea Zambrano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3730

BEATO ROLANDO RIVI, IL SEMINARISTA UCCISO DAI PARTIGIANI
La formazione partigiana garibaldina ne sentenziò la morte con questa motivazione: ''Domani... un prete di meno''
di Antonio Borrelli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2958

Fonte: Sito del Timone, 16 gennaio 2020

7 - POLIAMORE, QUELLI CHE IL TRIANGOLO L'HANNO CONSIDERATO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): ucciso studente pro famiglia, primo calciatore trans in serie A femminile, Toscana pride per la legge sull'omofobia
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia, 13/08/2019

Il New York Times è sceso in campo per sponsorizzare il «poliamore». E' quanto si è visto con un lungo servizio eloquentemente intitolato «Polyamory Works for Them» e pubblicato a inizio agosto sul sito del celebre giornale americano con fotografie di Yael Malka e testo di Alice Hines.
Un servizio che, in buona sostanza, esordisce spiegando che la monogamia, dopotutto, è un ferro vecchio che nella Grande Mela non soddisfa più un gran numero di persone le quali, nei fine settimana, ricorrono a «lezioni, seminari, gruppi di discussione e ovviamente feste» all'insegna del «poliamore».
Ora, poteva forse mancare il parere di un "esperto" che sdoganasse il «poliamore»? Ovvio, no. Tanto è vero che il New York Times è corso a intervistare Zhana Vrangalova, studiosa di unioni sessuali «non normative» la quale, da brava, ha spiegato come quella del «poliamore», ben lungi dall'essere critica, dovrebbe essere considerata come «un'opzione, perché le persone dovrebbero avere più possibilità di scelta». Per inciso, si tratta della stessa esperta che nel giugno 2016, su Twitter, elogiava il mondo arcobaleno evidenziando come gli studenti Lgbt siano «più politicamente impegnati degli studenti eterosessuali».
Ora, ci sarebbero molte altre cose da spiegare sul pezzo del New York Times se non fosse chiaro che il problema, qui, non è un articolo di giornale, per quanto strambo e ideologico, no: qui il problema è la progressiva accelerazione propagandistica a favore del «poliamore».
Un'accelerazione di cui si è avuto conferma anche poche settimane fa con la notizia dell'istituzione, all'interno della Divisione 44 dell'Associazione degli psicologi americani (Apa) - quella deputata a normalizzare gli stili di vita omosessuali e transgender - di una squadra di studiosi (con un enorme budget) per «i bisogni delle persone che praticano la non monogamia sessuale».
Un ulteriore passo avanti, quello degli psicologi americani, nella guerra dichiarata alla famiglia e al diritto naturale:  rispetto a tutto ciò il lungo servizio del New York Times costituisce solo fuoco di copertura. D'altra parte, è da anni che certi tipi di ambienti culturali si augurano chiaramente, apertis verbis, l'avvento delle unioni «poliamorose».
Si pensi a Jacques Attali, l'economista ed ex consigliere di Mitterrand, nonché padrino politico del presidente Macron, il quale nei suoi testi prefigura un mondo dove le relazioni tutte verranno sostanzialmente a liquefarsi in favore di illimitate libertà, con legami multipli e sempre revocabili.
«Un giorno», scrisse ancora anni or sono  Attali, che andrebbe preso tremendamente sul serio, «il sentimento amoroso potrà essere talmente intenso da implicare più persone alla volta [...], il poliamore, in cui ciascuno potrà avere più partner sessuali distinti; la polifamiglia, in cui ciascuno apparterrà a più famiglie; la polifedeltà, in cui ciascuno sarà fedele a tutti i membri di un gruppo dalle sessualità multiple».
Ora, che cos'è il pezzo estivo del New York Times se non un aiuto a sdoganare questa tendenza?
Uno sdoganamento in corso da oltre un decennio se si pensa che già nel 2009 il settimanale Newsweek riferiva di molte decine di migliaia di unioni «poliamorose». E non sono mancati neppure cosiddetti vip, negli ultimi tempi, a sponsorizzare tutto ciò. Si pensi, tanto per fare un esempio, a Frankie Grande, 36 anni, attore e ballerino - fratello della più nota Ariana, attrice, cantante e compositrice statunitense - il quale lo scorso anno ha annunciato pubblicamente su Instagram il suo rapporto a tre con una coppia gay. Siamo dunque nel bel mezzo di una campagna propagandistica a cui il New York Times sta dando il proprio appoggio e che chi ha a cuore la difesa della famiglia è chiamato a smascherare e a combattere.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

STUDENTE PRO FAMIGLIA TROVATO MORTO
Il ventunenne Wilson Gavin era un devoto cattolico, non si sarebbe mai suicidato, secondo i suoi amici, come invece scrivono i giornali australiani.
La morte di Wilson è comunque avvenuta poco dopo che, in un video virale on line, appariva insieme ad altri studenti universitari che protestava in una biblioteca pubblica del Queensland dove dei Drag queen erano stati invitati a leggere fiabe ai bambini.  
Aveva già fatto notizia, in Australia, quando a 19 anni, aveva parlato a una manifestazione per protestare contro il "matrimonio" gay.  In un'intervista disse: «Mi odiano perché sono un conservatore e mi odiano ancor di più perché sono gay, ma vivo in castità».  
Wilson e i suoi amici avevano a cuore la protezione dei bambini dalla sessualizzazione precoce e dall'indottrinamento gender. Sui social era oggetto continuo di minacce e di violenze inaudite.
(Provita & Famiglia, 18/01/2020)

PRIMO CALCIATORE TRANS IN SERIE A FEMMINILE
Oggi ha preso un nome femminile e si chiama Mara Gomez, ma è nato uomo. Sarà il primo transessuale al mondo a giocare in una squadra femminile di serie A, il Villa San Carlos, club argentino. "Nei vari club in cui ho militato mi hanno trattato sempre molto bene. Non mi sono mai sentita esclusa da alcun gruppo: svolgiamo tutte lo stesso lavoro", ha dichiarato Gomez.
Tralasciamo le questioni morali e mettiamo l'accento su un aspetto meramente pragmatico: le squadre avversarie del Villa San Carlos si troveranno sfavorite perché giocheranno contro 10 donne e un uomo. Non è discriminazione questa?
(Gender Watch News, 11 gennaio 2020)

TOSCANA PRIDE PER LA LEGGE SULL'OMOFOBIA
Il 20 giugno a Livorno si svolgerà il Toscana pride incentrato sull'approvazione della legge sulla cosiddetta omofobia. Sul sito degli organizzatori si legge: «Livorno è la città scelta per ospitare il Toscana Pride 2020. Quest'anno si combatte una nuova grande battaglia di civiltà: l'approvazione di una legge contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. L'omo-lesbo-bi-transfobia esiste e non è più un fatto isolato, riguarda la quotidianità di tantissime persone che si ritrovano ad avere paura e a non sentirsi al sicuro nelle loro case, nei locali che frequentano, nelle strade delle loro città». [...]
Come più volte scritto, non c'è nessuna emergenza in merito agli atti di discriminazione e violenza a danno delle persone omosessuali e transessuali. Molte sono le fonti tra cui quella forse più attendibile è l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad, Ministero dell'Interno) il quale ci informa che gli atti di discriminazione segnalati sono due al mese su tutto il territorio nazionale. Tra l'altro non ad ogni segnalazione corrisponde un vero atto di discriminazione.
Detto ciò viene da domandarsi se il tema dominante dei Gay Pride estivi sarà proprio l'approvazione della legge Zan sulla cosiddetta omofobia.
(Gender Watch News, 22 gennaio 2020)


Fonte: Provita & Famiglia, 13/08/2019

8 - CRITERI PER IL VOTO IN EMILIA ROMAGNA
Un cattolico dovrebbe adoperare sia la sua retta ragione che i contenuti della sua fede (vita, famiglia e libertà di educazione restano i pilastri di ogni società)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-01-2020

Le prossime elezioni regionali in Emilia Romagna previste per domenica prossima 26 gennaio non faranno eccezione: anche in questo caso non si tratterà solamente di esprimere un rito civico di cui si nutre la nostra democrazia formale, ma si tratterà di prendere posizione sui contenuti e quindi sui fini della politica qui, lungo la via Emilia.
Inutile continuare a dire, per cavarsela, che la politica è l'ambito del relativo. La politica intercetta anche molti principi assoluti e valori indisponibili, tali che nemmeno la politica ha diritto di maneggiarli.
Non soffermiamoci solo sul dovere di votare, concentriamoci sul dovere di votare bene. Anche il voto, come ogni altra azione umana, non si giustifica in sé ma per i contenuti che promuove e i fini che persegue. Se uno va a votare ma vota male, nel senso che con il suo voto apre la strada a politiche o leggi disumane, non ha fatto il suo dovere, anche se formalmente ha fatto felice Mattarella. I numeri dell'affluenza al voto di per sé non dicono niente: se sono alti può essere una iattura nel caso appoggino cause sbagliate. Non dobbiamo fermarci al come, ma andare al cosa: se questo è giusto allora anche il come conta.

UNA QUESTIONE DI COERENZA
Un cattolico dovrebbe adoperare sia la sua retta ragione che i contenuti della sua fede anche per decidere dove mettere la crocetta. Altrimenti la coerenza dove va a finire? Questa coerenza ci porta facilmente a concludere che non tutti i temi politici sono uguali. Famiglia e lotta alla povertà: quale dei due è più importante? La crisi della famiglia è la principale causa di povertà oggi. Il divorzio diffusissimo impoverisce. La formazione del capitale umano nei rapporti tra generazioni è in gravi difficoltà. I figli di famiglie monoparentali o divise fanno peggio a scuola e crescono fragili. Ai disagi preoccupati dalla distruzione della famiglia rispondiamo con il gonfiamento di costosi e spesso autoreferenziali apparati di welfare. Non ci sono i soldi per la famiglia perché li spendiamo nei Sert. La denatalità seguita alla rarefazione delle famiglie è fattore di povertà economica, di scarsa fiducia nel futuro, di carenza di propulsione nei consumi veramente produttivi.
Si capisce allora che la famiglia non può mancare dalle politiche di lotta alla povertà, mentre le politiche della famiglia non devono essere impostate come forma di lotta alla povertà. La famiglia infatti è una risorsa e non una forma di disagio. Tornando alla domanda: quale dei due criteri viene prima? La risposta è evidente e dovrebbe essere tenuta presente soprattutto in Emilia Romagna, date le inquietanti politiche familiari qui portate avanti.
La famiglia è un contenuto che deve venire prima di altri, perché è innestato in modo sostanziale nel bene comune, il quale non ci può essere se manca la famiglia, mentre è compatibile con varie forme di lotta alla povertà, o di disciplina delle immigrazioni o di altri temi politici. Il giudizio sui partiti non può non tenere conto di questi contenuti - famiglia, vita, libertà di educazione - che hanno una loro assolutezza in quanto indispensabili al bene comune mentre altri sono importanti ma non indispensabili e, comunque, vanno perseguiti insieme a questi e non indipendentemente o contro questi.

PRINCIPI NON NEGOZIABILI
Nell'analizzare i partiti in vista della cabina elettorale, allora bisogna prima di tutto vedere se questi contenuti centrali e indisponibili sono difesi o se sono messi in pericolo, prima di tutto nel testo del programma e poi anche dalla cultura e dalla storia del partito. Se un partito scrive chiaro e tondo che vuole manometterli non è votabile per nessun motivo. Se poi la cosa è confermata dalla sua cultura e dal fatto che finora ha sempre fatto così, allora ancora meno. Però ha fatto cose buone... ma non può averle fatte se non ha rispettato questi contenuti imprescindibili per fare cose buone. Saranno state cose apparentemente o limitatamente buone, ma non costruttive di bene comune. Se un partito non lo scrive nel programma ma la sua cultura e il suo passato dicono che comunque farà così, non è votabile, perché vuol dire che l'omissione è dovuta a tattica.
Un altro elemento di valutazione utile e interessante riguarda la distinzione tra fare una legge e fare una politica. È molto più grave approvare una legge contro la famiglia naturale piuttosto che togliere risorse alla famiglia per assegnarle ad altri capitoli di bilancio. La legge, infatti, è qualcosa di strutturale, rimane ed è difficile eliminarla, disciplina i comportamenti collettivi per lungo tempo, obbliga le istituzioni ad agire in un certo modo. Un partito può non aver fatto tutto quello che doveva essere fatto per la famiglia, e va criticato ma lo si può votare, ma un partito che ha prodotto leggi, magari in forma seriale, contro la famiglia come può essere votato?
Nei criteri di voto il candidato viene per ultimo. Se è una brava e competente persona ma, una volta eletto, si collocherà in un partito che promuove politiche e leggi contro la famiglia - per continuare con questo esempio - anche lui, pur dissociandosi di quando in quando, porterà acqua a quel mulino. Nemmeno che il candidato si dica "cattolico" può essere un criterio primario. Si pensi che oggi per alcuni cattolici la 194 non si tocca, per altri la si deve mantenere ma applicandola bene, per altri ancora va abolita. Dirsi cattolico oggi in politica non significa più nulla. Anche qui bisogna andare ai contenuti e ai fini.

Nota di BastaBugie: per ulteriori informazioni si consiglia di consultare il dossier di BastaBugie "Politica & religione" con i migliori articoli sul rapporto tra fede e politica.

DOSSIER "POLITICA & RELIGIONE"
Le religioni possono godere di un vero rispetto solo dentro una civiltà in cui politica e fede cattolica tornino a saldarsi
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_politica

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-01-2020

9 - OMELIA III DOMENICA TEMPO O. - ANNO A (Mt 4,12-23)
Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il Vangelo della Santa Messa ci suggerisce di riflettere sul tema della vocazione. La vocazione è una manifestazione dell'Amore infinito ed eterno di Dio, è un dono gratuito, che viene direttamente dal Cuore di Dio. La vocazione è essenzialmente una chiamata divina. Dio chiama e l'uomo deve rispondere. Qualora la chiamata di Dio rimanesse senza risposta la vita dell'uomo sarebbe una vita fallita e triste.
A cosa Dio chiama l'uomo? Dio, fin dall'eternità, per amore, ci ha chiamati, innanzitutto, alla vita naturale, a vivere da uomini, e continuamente ci chiama alla vita soprannaturale, a vivere da figli di Dio, da cristiani; ci chiama, cioè, a corrispondere a quel grado di santità che desidera da noi, con il suo aiuto e la nostra fattiva collaborazione.
La condizione per santificare la nostra vita è di viverla nello stato di vita (matrimonio, celibato, professione religiosa, sacerdozio), dove la Volontà di Dio ci chiama. È vero che i battezzati hanno un'origine e un destino comuni, ma è altrettanto vero che ognuno ha la sua missione da compiere.
San Matteo, nel Vangelo della Santa Messa, descrive la chiamata dei primi Discepoli di Gesù. Sono i primi a subire il suo fascino. Si tratta di alcuni pescatori della Galilea, in particolare i due fratelli Simone e Andrea e i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni.
Gesù Cristo, volendo scegliersi dei collaboratori, ha prediletto non i grandi della terra, non gli uomini di scienza e di prestigio, ma poveri ed ignoranti pescatori, semplici e sinceri.
Il Maestro divino invita loro a seguirlo: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4,19). Egli l'invita non solo con la voce, ma con un'illuminazione interiore, mediante la quale comprendono la necessità di mettersi alla sua sequela, comprendono che è necessario lasciare tutto, famiglia e lavoro, per seguire Gesù.
L'Evangelista mette in evidenza proprio la prontezza e la generosità della loro risposta: «Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono» (ivi, 22).
Gesù, invitando gli Apostoli a seguirlo, affida loro una grande missione: «Vi farò pescatori di uomini» (ivi, 19). Quindi questi primi Discepoli da pescatori di pesci diventano pescatori di anime. Ad essi viene affidato il compito di diffondere la luce del Vangelo fino agli estremi confini della terra.
Ogni battezzato è chiamato a cooperare a questa sublime missione di evangelizzazione, ma non tutti nello stesso modo. Vi è una vocazione nativa, comune, ordinaria, essendo iscritta nella carne e nel sangue dell'uomo, la più adatta alle tendenze della vita umana. Vi è anche una vocazione che si può definire sacra, in quanto esige un intervento speciale di Dio, che conduce sulla strada della consacrazione a Dio, che conduce ad una vita protesa verso le più alte vette della santità. Questa è, appunto, la vocazione al sacerdozio, alla vita religiosa, ecc., la vocazione all'amore più grande. Anche la nostra risposta dovrebbe essere pronta e generosa come quella di questi primi Discepoli.
Anche noi dovremmo abbandonare le reti, ossia tutto quello che è terreno e che ci impedisce di percorrere la via della santità, la quale implica rinuncia, sacrificio, generosità.
I Santi sono coloro che hanno risposto prontamente e generosamente alla chiamata di Gesù. Quale missione, ad esempio, ha affidato il Signore a Padre Pio? Essere vittima per il mondo. Lo lascia chiaramente intendere lui stesso, sin dal 29 novembre 1910, a padre Benedetto da San Marco in Lamis, al quale chiede per iscritto un permesso particolare: «Da parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrirmi al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio è andato crescendo sempre più nel mio cuore, tanto che ora è divenuto, sarei per dire, una forte passione. L'ho fatta, è vero, più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati sopra dei peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori ed ammetta presto in Paradiso le anime del Purgatorio, ma ora vorrei fargliela al Signore questa offerta con la sua obbedienza. A me pare che lo voglia proprio Gesù. Son sicuro che ella non troverà difficoltà alcuna nell'accordarmi questo permesso».
San Pio da Pietrelcina è stato vittima per i peccatori, vittima crocifissa per i peccatori. Egli considerava il dolore come un «dono di Dio». Una volta tossiva da far compassione, tanto che il confratello padre Lino da Prata gli disse: «Padre, passi a me la sua tosse». E lui rispose sorpreso: «E che, i doni si regalano?». Il professor Nicola Bellantuono, al termine di una Confessione, gli chiese invece se le stimmate fossero dolorose e Padre Pio reagì: «Credi che il Signore me le abbia date per bellezza?». Allora il professore si offrì: «Padre, date qualche cosa anche a me». E il Frate, quasi irritato: «I monili del Signore non si regalano!».
Ci aiuti il nostro Santo a cooperare generosamente al dono della vocazione, ad essere fedeli ad essa. Dalla nostra generosità e fedeltà dipende la salvezza di tanti nostri fratelli e sorelle!

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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