BastaBugie n°658 del 01 aprile 2020

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1 FEMMINISTE PRO ABORTO ASSALTANO LE CHIESE
Per la festa della donna femministe a volto coperto hanno gettato vernice e tentato di dare fuoco alla cattedrale di Città del Messico (VIDEO: 8 marzo 2020 giornata di violenza e devastazione)
Fonte: Sito del Timone
2 ANNUNCIAZIONE: DUE DONNE A CONFRONTO
Da una parte l'umiltà di Maria con l'angelo Gabriele, dall'altra l'imprudenza di Eva con l'angelo decaduto
Autore: don Stefano Bimbi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 REGIONE TOSCANA: 80MILA EURO NON PER LE MASCHERINE, MA PER I TRANSESSUALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): flop clamoroso per il cartone Disney omosessualista, bacio saffico in Montalbano, il Ghana vieta maxi raduno Lgbt
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
4 DIARIO DEL POPOLO ITALIANO RECLUSO IN CASA E RIDOTTO IN MISERIA
Il premier Conte è fisso in televisione a fare proclami retorici con conseguenti decreti confusi che limitano la libertà dei cittadini (VIDEO: L'autocertificazione e i continui decreti del governo)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
5 CORONAVIRUS: IL GOVERNO LIMITA IL DIRITTO DI ANDARE IN CHIESA
Si può andare in chiesa solo se si è sulla via per andare al lavoro, al supermercato, in farmacia: un criterio inaccettabile (contrario anche alla Costituzione, per quel che vale...)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA CINA SCARICA SULL'ITALIA LE COLPE DEL DISASTRO CORONAVIRUS
La Cina nasconde i nuovi casi di coronavirus (che ci sono: altro che zero nuovi contagi!) e incolpa l'Italia (eppure ci si ostina a considerare amico il regime comunista cinese)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
7 PRIGIONIERI DI UNO STATO-POLIZIA FINO ALL'ESTATE
A causa di scelte politiche sciagurate sarà impossibile allentare la presa per il 16 aprile (prepariamoci a una grave situazione sociale ed economica)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 CORONAVIRUS E IL FUTURO DEGLI OSPEDALI
La separazione tra Stato e Chiesa danneggia anche il malato perché l'uomo non è una macchina da riparare
Autore: Silvio Brachetta - Fonte: Osservatorio Cardinale Van Thuân
9 OMELIA DOMENICA DELLE PALME - ANNO A (Mt 26,14-27,66)
Davvero costui era Figlio di Dio!
Fonte: Maranatha.it

1 - FEMMINISTE PRO ABORTO ASSALTANO LE CHIESE
Per la festa della donna femministe a volto coperto hanno gettato vernice e tentato di dare fuoco alla cattedrale di Città del Messico (VIDEO: 8 marzo 2020 giornata di violenza e devastazione)
Fonte Sito del Timone, 13 marzo 2020

In tutto il Messico, compresa la capitale, i manifestanti hanno attaccato le cattedrali cattoliche, in particolare ricoprendole di vernice, ma alcuni utilizzando dispositivi incendiari, come le molotov. A Città del Messico, un piccolo gruppo di donne poliziotto è stato rapidamente sopraffatto da un gruppo di donne violente, che hanno attaccato le mura della chiesa, un evento purtroppo comune durante le manifestazioni femministe in America Latina. Alcuni fedeli presenti, comprese donne anziane, sono stati attaccati con percosse, vernice e persino liquidi infiammabili.
Gli attacchi sono arrivati durante uno "sciopero delle donne", tenuto il 9 marzo, per protesta contro la crescente violenza contro le donne in Messico. L'attacco alla Chiesa si è verificato nonostante il supporto di diversi vescovi allo sciopero delle donne indetto per sostenere la campagna per offrire migliori protezioni alle donne messicane.
La chiesa cattolica in Messico più colpita dalle manifestazioni femministe è la cattedrale di Hermosillo, nello stato di Sonora. Circa 80 fedeli che erano all'interno della chiesa quando i manifestanti hanno iniziato ad attaccare l'edificio hanno dovuto essere evacuati dalla guardia nazionale, fuggendo attraverso la porta laterale e in piccoli gruppi per evitare di essere attaccati. I rivoltosi hanno rotto i vetri alle porte della cattedrale dopo un tentativo fallito di abbatterle. L'attacco è iniziato mentre veniva celebrata la Messa della domenica e dopo l'incidente la cattedrale aveva frasi come "aborto legale", "pedofilo" e "sta per cadere" dipinte sui muri. Non è chiaro se l'ultimo ("sta per cadere") fosse in riferimento alla Chiesa cattolica o se le femministe si riferissero al sistema cosiddetto "patriarcale", poiché di solito lo slogan in spagnolo è "il patriarcato sta per cadere".
Nel frattempo, in Colombia, manifestanti femministe radicali hanno vandalizzato diverse chiese durante le marce della Giornata internazionale della donna, tra cui la Chiesa della Sagrada Pasion a Bogotá, cantando: "Se il papa fosse una donna, l'aborto sarebbe legale" e "Dobbiamo interrompere questo sistema patriarcale". Anche nella patria argentina di Papa Francesco, le immagini disponibili su Twitter mostrano donne che usano l'atrio della cattedrale di Buenos Aires come bagno pubblico durante le dimostrazioni dell'8 marzo.
Le marce sono avvenute poco dopo che il neo eletto Alberto Fernández aveva annunciato, il 2 marzo, che stava pianificato di legalizzare l'aborto nel paese. Il dibattito sull'aborto porta spesso a forti toni anticlericali in Argentina, dove un tentativo per legalizzarlo è stato rigorosamente sconfitto dal senato del paese nel 2018. All'epoca, diverse senatrici si trovavano di fronte al Congresso cantando: "Se l'aborto non è reso legale, bruceremo le tue chiese". Altre manifestazioni anticlericali durante i raduni a favore dell'aborto in Argentina hanno incluso il dare fuoco ad un gigantesco burattino di Papa Francesco e una dimostrazione che coinvolge una donna vestita come la Vergine Maria che simula la fine della sua gravidanza con Gesù.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 minuto e mezzo) si vede come anche quest'anno per l'8 marzo in Messico è stata una giornata di violenza e devastazione. Manifestanti femministe a volto coperto hanno gettato vernice e tentato di dare fuoco alla cattedrale di Città del Messico oltre che distruggere vetrine, auto e quant'altro sul loro cammino. Dopo aver scagliato molotov contro il Palazzo Nazionale (la fotografa di El Universal, Berenice Fregoso, è stata colpita riportando ustioni di secondo grado), fracassato auto e incendiato portoni, un gruppo di manifestanti a volto coperto ha iniziato a gettare vernice e tentato di dare fuoco alla cattedrale di Città del Messico, lanciando liquidi infiammabili contro le pareti e il gruppo di cattolici e poliziotti schierati in difesa dell'edificio (fonte: Tempi).


https://www.youtube.com/watch?v=WVN_ub7Hpio

Fonte: Sito del Timone, 13 marzo 2020

2 - ANNUNCIAZIONE: DUE DONNE A CONFRONTO
Da una parte l'umiltà di Maria con l'angelo Gabriele, dall'altra l'imprudenza di Eva con l'angelo decaduto
Autore: don Stefano Bimbi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-03-2020

Ogni 25 marzo ricorre la bella solennità dell'Annunciazione. Questa data non è convenzionale, ma al pari di quella del Natale, è una data storica. Infatti, recenti studi hanno accertato i turni al tempio di Gerusalemme da parte delle classi sacerdotali. Ebbene, la classe a cui apparteneva Zaccaria, il marito di Elisabetta, aveva il turno a fine settembre. Sapendo che, come ci narra il Vangelo, proprio in quel periodo l'angelo Gabriele annuncia a Zaccaria il concepimento di suo figlio Giovanni, risulta chiaro che il sesto mese di gravidanza per Elisabetta è fine marzo. Ecco quindi che sia la data dell'Annunciazione - e di conseguenza anche quella del Natale - risultano confermate storicamente.
L'Annunciazione ricorda, appunto, l'annuncio che l'arcangelo Gabriele porta a Maria: Dio l'aveva scelta per diventare la madre del Salvatore. Il sì della Vergine cambia tutto. Non solo cambia la Storia, ma per così dire "restaura" la Storia che era stata compromessa con il peccato originale di Adamo ed Eva.

IL PARALLELISMO TRA EVA E MARIA
È interessante notare il parallelismo tra le due donne, Eva e Maria. Ad entrambe appare un angelo: Gabriele a Maria e l'angelo decaduto (il diavolo) a Eva. In entrambi i casi è la creatura angelica a prendere l'iniziativa iniziando il discorso. "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?" chiede Lucifero sotto forma di serpente. Lo scopo è quello di confondere le idee a Eva facendo sembrare che Dio voglia privare di qualcosa l'umanità, mentre il divieto divino voleva preservare l'uomo dalla superbia. L'arcangelo Gabriele invece con dolcezza si rivolge a Maria dicendole "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". Il messo celeste vuole infondere pace e serenità a Colei che sarà chiamata a diventare la madre di Dio.
Dimenticandosi cosa sia la prudenza, Eva ascolta la voce del seduttore e con curiosità prolunga rovinosamente la conversazione con lui. Avrebbe dovuto diffidare chi cercava di allontanarla da Dio! Maria invece, vergine prudentissima, ascolta le parole di Gabriele e si lascia interrogare dal progetto di Dio: "Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato figlio dell'Altissimo". Nonostante l'altezza delle promesse divine, Maria non si inorgoglisce, ma restando umile si chiede come possa avvenire questo nonostante il voto di verginità che insieme a Giuseppe aveva fatto. L'arcangelo la rassicura che "nulla è impossibile a Dio".
Eva non mostra la stessa umiltà, ma appena l'angelo decaduto le assicura che può violare senza problemi il comandamento divino, si lascia affascinare dall'idea di diventare come Dio. L'amor proprio le fa dimenticare la riconoscenza che doveva al Creatore e con superbia afferra il frutto proibito. Al contrario di Eva, così concentrata su se stessa, Maria umilmente riconosce i diritti che Dio ha su di lei proclamandosi la serva del Signore, pronta ad eseguire la Sua Parola.
La conclusione dei due racconti la sappiamo. La disobbedienza di Eva (e Adamo) porta ad una doppia morte: la "morte" dell'anima per il peccato che cancella la somiglianza con Dio e la morte del corpo che separato da Dio, principio di immortalità, ritornerà nella polvere da dove era stato tratto. Al contrario l'obbedienza di Maria manifesta la potenza di Dio che facendo partorire la Vergine darà al mondo il Suo Figlio per ristabilire l'ordine violato dal peccato originale.

COSA PROVAVA MARIA
A questo punto ci piacerebbe sapere cosa provava Maria quando sentiva "in diretta" le parole dell'arcangelo Gabriele. Possiamo a tal proposito ricordare cosa disse Maria stessa apparendo a Santa Veronica Giuliani: "Figlia mia, sappi che, quando venne l'angelo Gabriele a darmi questo annunzio da parte di Dio onnipotente, io stavo nella cognizione della mia bassezza e viltà; ed è questo l'esercizio che consegno a te. Sta sempre avvilita e annichilita sotto tutti, come vile fango e polvere".
Quale esempio di umiltà ci dà Maria! Consigliandoci l'umiltà ci fa il più bel dono che una madre può fare ai suoi figli. Infatti, come lei stessa ricordò alla cugina Elisabetta, Dio "ha guardato all'umiltà della Sua serva, d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata". Infatti il Signore "ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili". L'umile Maria è diventata infatti, come ricordiamo nelle litanie lauretane, addirittura "Regina degli angeli". Quindi sovrana anche di quell'arcangelo Gabriele che le portò un così bel messaggio.
A questo punto comprendiamo come mai l'Annunciazione sia un fatto così importante tanto che è uno dei due momenti dell'anno liturgico, in cui nella S. Messa, durante la recita del Credo, anziché chinare soltanto il capo, come accade normalmente, ci dobbiamo inginocchiare alle parole "e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo". La seconda volta che è prevista tale genuflessione è per la Messa di Natale. Entrambe queste feste ricordano infatti il Mistero dell'Incarnazione nei suoi due momenti determinanti (concepimento, nell'Annunciazione, e nascita, nel Natale).
In molti luoghi, ad esempio in Toscana fino al XVIII secolo, l'anno civile iniziava proprio il 25 marzo a sottolineare l'importanza di questo evento. Solo per un'esigenza di uniformità fu poi abbandonato in favore del 1° gennaio che comunque era anch'essa una festa liturgica: la circoncisione di Gesù (ad otto giorni dalla nascita).
In conclusione non possiamo non ricordare che l'evento dell'Annunciazione possiamo ricordarlo ogni giorno con l'Angelus. Recitandolo all'alba, a mezzogiorno e al tramonto, nella sua semplicità e brevità, questa preghiera ha una grande efficacia nel sintonizzare i nostri pensieri con quelli di Dio mettendoci al fianco di Maria per guardare meravigliati la grandezza del progetto del Signore che si svela ogni giorno dinnanzi ai nostri occhi.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-03-2020

3 - REGIONE TOSCANA: 80MILA EURO NON PER LE MASCHERINE, MA PER I TRANSESSUALI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): flop clamoroso per il cartone Disney omosessualista, bacio saffico in Montalbano, il Ghana vieta maxi raduno Lgbt
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 26 marzo 2020

A leggerla non ci si crede ma, sull'albo pretorio della Toscana, nella delibera numero 379, c'è scritto che, la Regione, il 23 marzo, quindi in piena emergenza coronavirus, ha avuto l'ardire di riunirsi per stanziare e indirizzare al consultorio transgender di Torre del Lago, ben 80 mila euro di soldi pubblici.
Parliamo di un momento di straordinaria emergenza in cui il contagio sta raggiungendo, come ci dicono gli esperti, il suo picco proprio in questi giorni, un picco che si registra soprattutto negli ospedali, in cui come è ovvio c'è una più facile e larga diffusione del virus.
Negli ospedali, in cui i medici lavorano eroicamente e senza tregua per salvare più vite possibili ma, soprattutto, in molti casi, esposti essi stessi al contagio per la carenza di mascherine e non solo, senza venir messi nemmeno, molto spesso, nelle condizioni di lavorare al meglio, perché mancano tutti i presidi medici necessari al contenimento del virus. Situazione simile in tutta Italia, dove il coronavirus ha colpito all'improvviso, non dando al nostro paese nemmeno il tempo di riorganizzarsi.
Ma in Toscana evidentemente, si vive fuori dal mondo, perché l'emergenza non è il coronavirus, ma fornire soldi pubblici, nemmeno ai cittadini, a cui questi soldi appartengono, per procurar loro quanto meno le mascherine che sono diventate un bene introvabile, ma per finanziare le solite lobby, espressione delle cosiddette "minoranza perseguitate".
Ci chiediamo allora cos'altro dovrà ancora accadere (se la pandemia non basta) perché certa classe politica recuperi il contatto con la realtà e ritorni a fare scelte mirate alle emergenze reali piuttosto che finalizzate a dimostrare continuativamente la sottomissione a certi diktat che, in questo momento, nel pieno di una situazione così drammaticamente straordinaria, davvero c'entrano come i cavoli a merenda!
 
Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

FLOP CLAMOROSO PER ONWARD, IL CARTONE DISNEY OMOSESSUALISTA
Ne avevamo parlato qualche tempo fa: si tratta di "Onward - Oltre la magia", il nuovo film animato, prodotto in collaborazione con la Pixar, in cui ha fatto il suo esordio una poliziotta con un occhio solo, di nome "Officer Specter" dichiaratamente gay. Beh il film, in queste settimane ha fatto la sua comparsa al cinema, con un grande flop.
Gli addetti ai lavori attribuiscono l'insuccesso alle numerose petizioni e ai tanti boicottaggi contro la pellicola, a causa del contenuto omosessualista. Ma la cosa più singolare è che, in questo periodo, gli addetti ai lavori che hanno riscontrato e denunciato l'insuccesso, avrebbero potuto trincerarsi benissimo dietro la scusa del coronavirus, ma non hanno potuto farlo perché i film proiettati nello stesso periodo di "Onward" hanno, al contrario, avuto un buon successo di pubblico. Una sorta di cartina di tornasole, insomma, che ha dimostrato come il coronavirus non è stata la causa del flop della pellicola in questione, ma evidentemente, le motivazioni erano ben altre.
Insomma, che alla Disney piaccia o no, la gente non ha gradito e, evidentemente (e c'è da esserne fieri..) non si tratta solo di quella fetta di persone marchiate come "omofobe", "ultracattoliche" ecc. ma di una gran parte di popolo, al punto da aver determinato l'insuccesso della pellicola. Potremmo definirla la maggioranza silenziosa che, evidentemente, pur non facendo rumore, tuttavia, è capace di fare scelte concrete e precise che, come in questo caso, riescono a determinare l'esito degli eventi. Cifre alla mano, il guadagno totale per Onward lo scorso fine settimana, è stato di $ 39 milioni, a livello nazionale e $ 28 milioni in tutto il mondo. Si tratta della cifra più bassa che un film Disney-Pixar, abbia raccolto, al suo esordio nei cinema. Soddisfatto Scott Schittl uno dei coordinatori della campagna di Lifesitenews che ha proposto una petizione di protesta contro la pellicola:
"Questa è una grande notizia, riteniamo che la nostra petizione e il nostro boicottaggio abbiano avuto un effetto reale e sostanziale. Il flop dimostra che genitori e nonni non sono d'accordo con l'agenda di indottrinamento LGBT di Hollywood e che non pagheremo più per mancare di rispetto ai nostri valori".
(Manuela Antonacci, Provita & Famiglia, 16 marzo 2020)

BACIO SAFFICO IN MONTALBANO
Nella puntata del 9 marzo della serie TV Il commissario Montalbano c'è stato un lungo e appassionato bacio lesbico tra due donne distese a letto e coperte solo da un lenzuolo. Una delle due donne è la vittima di un omicidio ed aveva nascosto dei bigliettini in cui raccontava di questa sua relazione omosessuale. La tematica gay era già entrata nella sceneggiatura del Commissario Montalbano nel 2002 dove il commissario dovette indagare sulla scomparsa di una coppia gay.
Volere per forza di cose inserire tematiche LGBT anche nelle serie TV risponde a più esigenze di marketing: credere che così facendo si è al passo con i tempi, versare un obolo al mondo arcobaleno pena l'ostracismo, presentarsi con la faccia pulita da sospetti di discriminazioni, di atteggiamenti omofobici etc.
(Gender Watch News, 13 marzo 2020)

IL GHANA VIETA MAXI RADUNO LGBT
In Ghana, stava per essere calendarizzato per fine luglio, uno dei più grossi raduni di attivisti LGBT, il primo, in assoluto, di questo genere, in Africa occidentale.
Lo scopo era quello di riunire tutti i leader LGBT per condividere idee e soprattutto lavorare insieme per cambiare alcune leggi considerate discriminatorie nel Paese, come il divieto dei rapporti omosessuali che attualmente sono considerati fuori legge. E non solo in Ghana, ma anche in altri 32 paesi africani. Un portavoce del ministero per le Pari Opportunità, l'Infanzia e la Protezione Sociale ha ribadito con forza, alla Thomson Reuters Foundation "Il governo del Ghana non consentirà tale conferenza e basta" e, alla domanda sul perché, ha tenuto a specificare che la causa non è sicuramente il coronavirus".
In realtà, il provvedimento preso dal governo, è frutto anche di una mobilitazione di associazioni contrarie alle politiche LGBT che avrebbero condotto una vera e propria campagna contro l'imminente maxi raduno arcobaleno. La scorsa settimana, infatti avrebbero insistentemente chiesto al governo di non rilasciare visti agli organizzatori.
Contemporaneamente è stata inoltrata una petizione online per chiedere la soppressione dell'evento che, peraltro, ha avuto grande successo, raccogliendo ben 19.000 firme in una settimana.
In più, gli avvocati di Christ Ghana hanno ricordato al loro presidente che "Le attuali leggi del Ghana criminalizzano le attività consensuali tra persone dello stesso sesso tra adulti, quindi è chiaramente illegale per ILGA tenere una conferenza qui in Ghana che rappresenta un gruppo che promuove queste attività".
Come prevedibile, la decisione del governo ha suscitato grande rabbia tra gli attivisti LGBT, ma l'esperienza dimostra che, quando si scende in campo in difesa di certi valori, a furia di insistere, talvolta si può anche vincere.
(Manuela Antonacci, Provita & Famiglia, 24 marzo 2020)

Fonte: Provita & Famiglia, 26 marzo 2020

4 - DIARIO DEL POPOLO ITALIANO RECLUSO IN CASA E RIDOTTO IN MISERIA
Il premier Conte è fisso in televisione a fare proclami retorici con conseguenti decreti confusi che limitano la libertà dei cittadini (VIDEO: L'autocertificazione e i continui decreti del governo)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 25 marzo 2020

Siamo frastornati, annichiliti. A fatica riusciamo a renderci conto di come ci siamo ridotti. È accaduto tutto di colpo, così velocemente che neanche abbiamo avuto il tempo di capire, come se ci fosse venuto addosso un Tir. Ma se si riflette un attimo sull'incubo in cui siamo precipitati si resta increduli.
Due mesi fa sarebbe sembrato impossibile. Oltretutto il governo aveva dato le informazioni sanitarie più tranquillizzanti: "non è affatto facile il contagio". Poi per settimane ci hanno messo in guardia dall'allarmismo di certi sovranisti, dal terrorismo psicologico e dal razzismo contro i cinesi. Questi erano i pericoli.
Appena un mese fa tutto era normale. Poi, d'improvviso, il panico: tutto è stato chiuso, tutto sbarrato e ora ogni italiano si trova recluso in casa, agli arresti domiciliari, a tempo indefinito. Pure se abita in certi casermoni popolari, con figli piccoli, in poche stanze dalle cui finestre vede solo cemento. Guai se mette il naso fuori casa. Rischia di essere insultato come untore dalla gente (sobillata dai media e dal governo), oppure fermato da carabinieri o dai soldati e multato o segnalato.
Di colpo il povero frastornato italiano si è trovato nel Paese più contagiato del mondo da un'epidemia che ogni giorno fa centinaia di morti, che ha trasformato i nostri ospedali in lazzaretti (un'epidemia che minaccia di accopparlo in pochi giorni), ma non capisce perché è ridotta così proprio l'Italia - che è tanto lontana dalla Cina - e non il Giappone o la Corea. E non capisce perché da noi ci sono così tanti morti. Infatti il capo del governo, che ama pavoneggiarsi come statista di continuo in tv, di spiegazioni non ne ha mai date.
Di colpo all'italiano medio, l'italiano anonimo e dimenticato, viene ordinato di stare a distanza fisica perfino dai suoi familiari in casa e deve sempre indossare mascherine che però ormai da settimane sono diventate irreperibili, come pure amuchina, guanti, alcol. Perfino negli ospedali.
Se nelle rare uscite di necessità vai al supermercato senza la mascherina, perché è introvabile, sei considerato un pericolo pubblico tu, non il governo che aveva il dovere (e aveva avuto anche il tempo) di procurarle come è accaduto altrove.

IL GOVERNO ELOGIA SE STESSO E COLPEVOLIZZA I CITTADINI
L'italiano è indotto a sentirsi lui in colpa mentre il governo - che è stato incapace di affrontare questo cataclisma e di preparare il Paese - elogia se stesso e ringrazia la Cina (per degli aiuti che già prima aveva ricevuto da noi), colpevolizzando continuamente il cittadino, come sospetto irresponsabile e indisciplinato.
Lui è il colpevole additato sui social dalla folla inferocita come possibile untore. L'italiano. Non il regime cinese che, con la sua negligente ottusità, ha fatto infettare il mondo dal virus, non il governo che ha per giorni minimizzato e non sa procurare neanche mascherine, non i politici che per un decennio hanno tagliato la sanità e i posti letto e chiuso ospedali in omaggio ai parametri di Maastricht.
Sei colpevolizzato tu, italiano, e oltretutto tu che hai pagato tutta la vita per finanziare il sistema sanitario potresti vederti negare un posto in terapia intensiva che ti può salvare la vita perché non ci sono più letti. E quand'anche tu fossi ammesso alle cure rischi di morire solo come un cane, senza neanche la vicinanza dei tuoi o i sacramenti (perfino senza più funerale: come i cani).
Questo italiano, recluso, colpevolizzato e a rischio della vita, a cui sono negati pure i sacramenti perché la gerarchia ecclesiastica se l'è data a gambe, ha poi - in moltissimi casi - un altro problema: è praticamente rovinato. Dopo 20 anni di crescita zero questo è il colpo di grazia!
D'improvviso la sua attività, commerciale o imprenditoriale, è stata chiusa e non si sa se e quando potrà riaprire, soprattutto non è detto che possa sopravvivere. Se è un dipendente forse ha perso il lavoro o rischia di perderlo. Ma tutti - datori di lavoro e dipendenti, partite Iva e famiglie - sono pressoché stati abbandonati dal governo che si rifiuta di prendere un vero impegno di copertura economica totale come hanno fatto gli altri governi (perché questo significherebbe smentire tutte le bufale che ci hanno propinato in questi anni sulla Ue e l'economia).
In ogni caso anche chi non perderà il lavoro si troverà poi con un paese a pezzi, in una depressione economica epocale, da cui sarà difficile e faticosissimo riprendersi. Già quest'anno è certo il crollo verticale del pil e l'aumento massiccio della disoccupazione. Quindi le prospettive future dell'italiano recluso sono tragiche.

UNA DITTATURA "SOFT"
Come se non bastasse questo povero italiano, così malconcio, scopre pure di trovarsi adesso in una democratura, una democrazia che prende sempre più l'aspetto di una dittatura soft, un regimetto.
Sapeva già di vivere in un Paese i cui governi avevano ceduto a entità straniere gran parte della nostra sovranità, sapeva di essere costretto a subire governi che lo tartassavano senza pietà dando servizi sempre peggiori, governi che non aveva votato o che - come l'attuale - è minoranza nel Paese ed è stato rabberciato con papocchi di Palazzo.
Ma adesso si ritrova a vivere pure in un Paese in cui - col pretesto della guerra in corso (all'epidemia) - viene ritenuta deplorevole ogni critica (ti dicono sciacalli, avvoltoi) e gran parte dei media proclamano che non bisogna far polemiche e sono appiattiti sulla propaganda governativa, facendo da megafono al potere anziché alla gente (sollevare qualche dubbio significa esser tacciato di disfattismo o sabotaggio come nei regimi).
Il premier è fisso in televisione a fare proclami retorici senza contraddittorio, editti che poi si rivelano disastrosi e confusi, decreti che limitano le libertà costituzionali aggirando sia le Camere che il consiglio dei ministri, senza ammettere domande dei giornalisti e senza andare in Parlamento a dare le ragioni dei suoi decreti e a spiegare quale strategia segue.
La costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni scrive che "siamo di fronte alla più grave rottura della Costituzione della storia della Repubblica" e perfino un analista di sinistra come Alessandro De Angelis, a proposito della penultima performance televisiva di Conte, scrive: "La più grande limitazione della libertà nella storia della Repubblica affidata a un videoannuncio notturno, senza provvedimento e senza passaggio parlamentare. C'è una rottura istituzionale sullo stato di eccezione per cui sta diventando tutto lecito in nome di un doppio standard".
Come se non bastasse - e senza alcun mandato parlamentare - questo stesso governo di minoranza, ha preso la decisione (di soppiatto) di aprire una procedura in Europa (il Mes) che sarebbe letteralmente devastante per l'Italia. Ancora una volta senza alcun passaggio parlamentare.
Con questo governo buono a nulla, ma capace di tutto, con il Parlamento in disarmo, la limitazione delle libertà costituzionali per vie assai discutibili, l'esercito nelle strade, i morti a centinaia ogni giorno (e il Quirinale che tace), nessuno ci ha spiegato veramente cosa e perché sta accadendo e il governo si sottrae a tutte le domande, sia della stampa che dell'opposizione.
Stiamo vivendo una stagione all'inferno e non sappiamo se e quando finirà. Probabilmente non ritorneremo mai alla vita di prima. L'italiano medio per ora è sotto choc.
Ma quando comincerà a rendersi conto di cosa è accaduto in questa "maledetta primavera", quanto si cominceranno a vedere le rovine, a contare i morti, le migliaia di attività economiche chiuse, i milioni di disoccupati, il crollo del pil, cosa accadrà?

Nota di BastaBugie
: nel seguente video (durata: 5 minuti) dal titolo "L'autocertificazione" si ironizza sulla situazione dei continui decreti del governo. Non si sa se ridere o piangere. A voi la scelta.


https://www.youtube.com/watch?v=SisgnJkDnWQ

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: Libero, 25 marzo 2020

5 - CORONAVIRUS: IL GOVERNO LIMITA IL DIRITTO DI ANDARE IN CHIESA
Si può andare in chiesa solo se si è sulla via per andare al lavoro, al supermercato, in farmacia: un criterio inaccettabile (contrario anche alla Costituzione, per quel che vale...)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-03-2020

Non si finisce mai di stupirsi davanti alle assurdità della burocrazia ministeriale. E anche stavolta, sulla questione della possibilità di accesso alle chiese per pregare, non si sono smentiti. Scrive il ministero dell'Interno che si può andare ma solo se si è sulla strada per andare al lavoro, dal medico, in farmacia o al supermercato. Un criterio assolutamente inaccettabile che contrasta non solo con la lettera dei decreti fin qui pubblicati dal governo, ma anche con la Costituzione.
La questione è quella che abbiamo raccontato ieri: i decreti fin qui emanati, formalmente e in punta di diritto, concedono il libero accesso alle chiese da parte dei fedeli che vogliono pregare, ovviamente nel rispetto del criterio di "rarefazione sociale", ovvero stando a distanza di sicurezza. Senonché polizia e carabinieri - abbiamo sentito molte questure e commissariati - sono convinti che invece in chiesa non ci si possa andare perché non espressamente previsto nelle autocertificazioni fin qui pubblicate; e quindi fermano o multano i fedeli che lo fanno. Prova ne sono le tante testimonianze che giungono da ogni parte d'Italia, per non parlare dei veri e propri abusi di cui vi abbiamo raccontato: Cerveteri (clicca qui) e l'ultimo, Giulianova.
Proprio per cercare di chiarire la questione, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Ivan Maffeis, aveva ripetutamente sollecitato il Ministero dell'Interno a dare una risposta precisa in merito. L'altro giorno aveva avuto un via libera verbale, ma solo ieri a tarda sera è arrivata la risposta scritta, trasmessa anche alle prefetture. Due pagine che lasciano a bocca aperta per le disposizioni che vengono date.
Monsignor Maffeis aveva posto tre domande: la prima riguardava la possibilità per un fedele di uscire di casa, munito di autocertificazione, per andare in chiesa; la seconda si riferiva ai riti pasquali: in sintesi, «per garantire un minimo di dignità alla celebrazione», si chiede che alla liturgia possano accedere oltre al celebrante, un diacono, lettore, accolito, organista, corista e operatori per la trasmissione; terzo quesito, sul perché siano permessi i matrimoni in comune e non in chiesa.

LIMITATA LA LIBERTÀ RELIGIOSA
A quest'ultima domanda, la Direzione Centrale degli Affari dei Culti, parte del Dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione, nella persona del capo dipartimento Michele Di Bari, risponde che i matrimoni sono consentiti anche in chiesa «alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni». Quanto alle liturgie pasquali via libera alle presenze minime per garantire una celebrazione dignitosa (anche se ci sarebbero questioni rilevanti da sollevare sulle affermazioni contenute nella lettera).
Ma è soprattutto sul primo punto toccato che dobbiamo soffermarci. Dice infatti la lettera del capo dipartimento, dopo aver considerato ovvio che «l'apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli» (ovvio cosa che fioccano multe e denunce?): «Al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione, è necessario che l'accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da "comprovate esigenze lavorative", ovvero per "situazioni di necessità" e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle forze di Polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi».
In pratica possiamo andare in chiesa a pregare solo se siamo sulla strada per fare qualcos'altro di riconosciuto come necessario. Stando alla lettera di quanto afferma il ministero dell'Interno, quindi, non c'è un diritto a recarsi in chiesa per pregare, e non ci si può andare se non abbiamo la chiesa sulla strada per andare al lavoro o al supermercato. L'ingresso in chiesa è solo una pratica tollerata e pesantemente limitata. Viene cioè riconosciuto il diritto ad andarsi a comprare le sigarette, ma non quello di andare a pregare (malgrado le chiese siano vuote). Siamo di fronte ad affermazioni gravi che ledono pesantemente la libertà religiosa, così come garantita dalla Costituzione, e conseguenza di una concezione esclusivamente materialistica dell'uomo, per cui contano soltanto le necessità materiali.
È una questione che va ben oltre le restrizioni legate all'emergenza coronavirus e indica una linea di pensiero che si applica a ogni ambito della libertà religiosa e di culto, con conseguenze facilmente immaginabili.
Peraltro le argomentazioni del ministero dell'Interno sono anche contraddittorie: nel concedere infatti il via libera alle liturgie pasquali con un minimo di ministranti e ai matrimoni, si ribadisce che il senso del provvedimento restrittivo è quello di evitare assembramenti, per cui celebrazioni liturgiche con poche persone, distanziate fra loro, sono ammissibili. E allora perché, con lo stesso criterio, non ci può essere libero accesso alle chiese per pregare? Di più: perché non permettere le Messe feriali che, mediamente, hanno lo stesso numero di partecipanti di un matrimonio limitato a nubendi e testimoni?

DIRETTIVE DISCRIMINATORIE NEI CONFRONTI DEI CATTOLICI
Siamo di fronte a direttive illogiche e discriminatorie nei confronti dei cattolici. E non è solo una questione circoscritta alle risposte del ministero dell'Interno. Lo stesso decreto legge del 25 marzo che abbiamo già commentato presenta diversi punti problematici anche dal punto di vista della costituzionalità, come fa rilevare una lettera dell'associazione Avvocatura in Missione che fa appello ai parlamentari perché correggano il testo.
Per quanto possa sembrare assurdo, il testo del decreto, così come è scritto - sostiene l'avvocato Anna Egidia Catenaro, presidente dell'associazione - potrebbe consentire di bloccare anche le Messe senza popolo e le celebrazioni trasmesse via social. Una possibilità che alla luce di quanto accaduto a Giulianova (parroco e sindaco denunciati per la cerimonia di affidamento della città alla Madonna trasmessa su Facebook) non è affatto peregrina.
Di fronte a questi soprusi che - ripetiamo - hanno conseguenze che vanno ben oltre la contingenza del virus, ci vuole una reazione decisa sia da parte dei vertici ecclesiastici sia da parte dei politici, chiamati a far rispettare le libertà costituzionali. Non bastano le pressioni del pur volenteroso portavoce della Cei, è lo stesso presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti, che deve far sentire la sua voce forte e chiara. Non si chiede di creare pericoli per la salute pubblica, ma di riconoscere la libertà religiosa e l'uguaglianza dei cittadini così come garantita dalla Costituzione.
Ma qui ci scontriamo con un piccolo, o forse grande, problema: non solo in generale i vescovi sono stati finora zitti davanti ai soprusi che pure sono balzati agli onori della cronaca, ma ricordiamo che è stata la stessa presidenza della Cei a paventare unilateralmente la chiusura delle chiese lo scorso 12 marzo. Fu il giorno in cui furono effettivamente chiuse a Roma salvo poi riaprirle il giorno dopo per un ripensamento del Papa. Nella nota attribuibile al cardinale Bassetti si diceva espressamente che si sarebbero potute chiudere le chiese «non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana».
Si capisce allora la debolezza con cui la Cei sta affrontando il problema in questi giorni, quando ci sarebbe bisogno di una leadership autorevole. D'altra parte, visto che sono in gioco le libertà costituzionali dei cittadini, è importante che anche i politici intervengano con decisione, ammesso che qualcuno sia preoccupato della deriva totalitaria verso cui il nostro paese sta scivolando.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Chiese aperte, ma chiuse: i vescovi ostaggio del Governo" parla della vergognosa situazione in cui si trova la libertà di culto in Italia.
Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 marzo 2020:
L'ultimo in ordine di apparizione è stato un magistrato che ha raccontato la sua disavventura. «Il dubbio, anzi la certezza, è che per questo nostro mondo malato nel corpo e nello spirito, Nostro Signore Gesù Cristo valga meno di una sigaretta», dice il giudice partenopeo Domenico Airoma che si è trovato faccia a faccia con un agente di polizia al quale ha dovuto spiegare - invano - che si stava recando in chiesa per andare a fare visita al tabernacolo. Il magistrato si è sentito rispondere le cose che più o meno tanti italiani in questi giorni stanno sentendo una volta fermati. «Le chiese sono chiuse», «andate a pregare in casa», «qui non potete entrare», «se non ve ne andate vi denunciamo» e altre varianti al tema delle chiese inaccessibili, anche se aperte. [...]
È il risultato di un corto circuito che dimostra fondamentalmente due cose: che il governo fa quello che gli pare calpestando bellamente un'altra libertà, quella al diritto al culto, e che i vescovi in questa partita sono stati troppo tepidi. Remissivi, in ostaggio e rincorrendo di volta in volta una concessione da ottenere per grazia ricevuta da Giuseppi, quando semmai doveva essere il contrario perché le limitazioni alle chiese, che godono ancora di extraterritorialità, dovevano essere concesse al Governo dopo una trattativa all'ultimo sangue che salvaguardasse la dignità del culto di cui gli italiani devono continuare a godere.
Infatti, ad oggi - salvo comunicazioni che però potrebbero arrivare nel corso della giornata - la partita non si è ancora sbloccata e questo nonostante la Cei - finalmente - ieri mattina abbia chiesto al governo di chiarire la questione delle chiese aperte, ma inaccessibili.
«Ho scritto al ministero chiedendo che mettano per iscritto le cose che ieri abbiamo definito - spiega alla Nuova Bussola Quotidiana il portavoce della Cei don Ivan Maffeis -. Siamo riusciti a "strappare" un sì alla presenza di uno sparuto gruppo di persone (accoliti, cantori, musici, diaconi etc...) per le celebrazioni del Triduo pasquale. Sulla base di questo ci sembra che sia assodato che un fedele possa entrare in chiesa a pregare purché siano garantite le condizioni di sicurezza».
Il ragionamento di don Maffeis è logico, ma la logica, purtroppo in questa triste vicenda si è scontrata contro il portone di Palazzo Chigi.
«Anche oggi abbiamo insistito per avere una risposta positiva perché è vero quello che anche voi riportate: la gente si vede respinta dalle chiese, non sa che cosa scrivere in autocertificazione e per giunta si ritrova nel decreto che le chiese restano aperte. E' evidente che c'è qualcosa che non funziona», ci fa sapere pur specificando che i rapporti col governo sono comunque buoni.
In serata qualche timida apertura sembra arrivare: «Il governo, tramite il Viminale, interpreta come noi, ma solo a parole», ci dicono dalla Cei. Manca infatti la conferma scritta che potrebbe arrivare oggi.
Arriverà? Presto per sbilanciarsi. Quel che è certo è che bisognerebbe permettere a tutti i fedeli di scrivere liberamente - come già adesso fanno per la spesa, la farmacia, il lavoro e tutte le nuove situazioni di necessità aggiunte ieri nella 4° ristampa del modulo - «vado a pregare in chiesa perché il culto è uno stato di necessità». Se questa possibilità non verrà riconosciuta e messa nero su bianco, ci troveremo ancora di fronte la paletta rossa del poliziotto che intima l'Alt. E a forza di menarla, cominceranno a scattare anche le prime multe.
Eppure, per risolvere la questione bastava una telefonata del presidente della Cei, Bassetti a Conte più o meno di questo tenore: «Le chiese restano aperte e i fedeli ci andranno esattamente come ora vanno a fare la spesa».


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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-03-2020

6 - LA CINA SCARICA SULL'ITALIA LE COLPE DEL DISASTRO CORONAVIRUS
La Cina nasconde i nuovi casi di coronavirus (che ci sono: altro che zero nuovi contagi!) e incolpa l'Italia (eppure ci si ostina a considerare amico il regime comunista cinese)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 25 marzo 2020

Ora che il governo italiano, fustigato anche dal New York Times, ha mostrato non poche falle nella gestione dell'epidemia di coronavirus, si rinnovano gli appelli al modello cinese e gli elogi per l'efficienza del governo comunista. Ma come spesso accade, e come già spiegato, Pechino mostra al mondo solo una parte della verità.

QUELLO CHE PECHINO NON DICE
Dopo una settimana in cui si è registrato appena un contagio a Wuhan, epicentro mondiale dell'epidemia, le autorità hanno dichiarato che a partire da oggi saranno tolte alcune restrizioni ai viaggi nella provincia dell'Hubei. Allo stesso modo Wuhan, la capitale provinciale, comincerà a uscire dalla quarantena l'8 aprile dopo oltre due mesi.
I numeri ufficiali, però, non raccontano tutta la verità. A partire da febbraio, infatti, la Commissione nazionale della sanità cinese ha dichiarato che i casi di individui contagiati, ma asintomatici, non sarebbero stati inclusi nelle statistiche ufficiali. Secondo un documento governativo interno consultato dal South China Morning Post, gli asintomatici accertati a fine febbraio erano 43 mila, mentre quelli comunicati ufficialmente al mondo in uno studio pubblicato su Jama il 24 febbraio dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie erano appena 889.

OGNI GIORNO REGISTRIAMO DECINE DI CASI
Poiché gli asintomatici - secondo uno studio cinese, americano e inglese - potrebbero avere infettato oltre il 70 per cento dei contagiati a Wuhan, la loro presenza non è certo trascurabile. Mentre però il governo cinese continua a sostenere che l'infezione a Wuhan è stata bloccata e che ora la Cina soffre per i contagi di importazione da parte di stranieri arrivati nel Dragone dall'estero, un membro del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie di Wuhan ha dichiarato a Caixin che «ogni giorno la città continua a registrare decine di casi, anche se si tratta di persone asintomatiche». Ecco perché «non è possibile affermare al momento che la trasmissione del contagio si è fermata».
La presenza accertata di centinaia di asintomatici è anche il motivo per cui la task force provinciale contro il Covid-19 ha chiesto alla squadra di medici incaricata di monitorare il contagio di restare a Wuhan. Eppure questo non è quello che che il governo cinese comunica al mondo, impegnato com'è a diffondere attraverso la propaganda una nuova immagine della Cina.

IL VIRUS È ITALIANO, NON CINESE
Parte di questa propaganda, e gli italiani che inneggiano alla Cina dovrebbero segnarselo, consiste nel far credere a tutto il mondo che il nuovo coronavirus non sia in realtà cinese, bensì italiano. Cornuti e mazziati dal governo cinese nostro "amico", dunque. Attraverso i suoi giornali e i suoi ambasciatori, Pechino ha infatti trasformato una dichiarazione ai media americani del direttore dell'Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, in una ammissione di colpevolezza.
Remuzzi ha dichiarato alla National Public Radio americana che alcuni medici di Bergamo notarono «strane polmoniti, molto gravi, a dicembre e persino a novembre. Significa che il virus circolava almeno in Lombardia prima che venissimo a conoscenza» del focolaio di Wuhan, reso noto a gennaio, nonostante le autorità cinesi sapessero del virus già a dicembre.
I media di regime in Cina hanno avuto buon gioco a stravolgere queste parole, tanto che al Foglio Remuzzi ha dovuto rettificare: «Non c'è alcun dubbio che il virus sia cinese in base alla genetica. Le prime infezioni sono avvenute in Cina a novembre, forse anche prima, e se la Cina l'avesse detto prima... Questo è un esempio da manuale, da insegnare nelle Università, su come si possa manipolare l'informazione scientifica per ragioni di propaganda».

REPRESSIONE TRAMITE APP
Il Partito comunista purtroppo non è cambiato e non ha imparato niente dalle vicende di Li Wenliang e Ai Fen, i medici che per primi hanno avvisato la comunità del virus e che per questo sono stati redarguiti e minacciati dal regime. Se li avessero ascoltati, avrebbero forse potuto evitare la pandemia. Invece li hanno messi a tacere, così come oggi nascondono i nuovi contagi, dimostrando efficienza solo nell'applicare la tecnologia alla sorveglianza di massa della popolazione.
Se nei prossimi giorni le restrizioni ai viaggi in tutta la provincia dell'Hubei saranno gradualmente tolte, non tutti potranno muoversi liberamente. A ogni cittadino, infatti, attraverso le app di Alibaba e WeChat è stato o verrà assegnato un Qr code che ne certifica la condizione sanitaria, riporta Bloomberg. Solo chi ha il disco verde può entrare in ristoranti, bar, supermercati o comprare biglietti del treno.

È L'APP A DECIDERE CHI VA A SCUOLA
Il sistema è già in uso in oltre 200 città, spiega Reuters. Nell'app bisogna inserire i propri dati personali, la carta di identità, la propria posizione, i viaggi effettuati negli ultimi mesi, la propria storia clinica e dichiarare se si è stati in contatto con chiunque abbia avuto problemi di Covid-19 negli ultimi 14 giorni. Nessuno sa in base a quali criteri l'app fornisca alla fine un codice verde (libertà di movimento), arancione o rosso (obbligo di quarantena). Diversi utenti hanno lamentato su Weibo errori clamorosi del sistema: ma fino a quando non verranno risolti, non potranno uscire di casa.
Allo stesso modo, potranno rientrare a scuola e avranno accesso all'educazione in ben 300 città solo quegli studenti che l'app di Tencent giudicherà come «sani» e liberi dal rischio di contagio, informa Caixin. Dei lettori di codici a barre saranno posti all'ingresso degli istituti, anche delle scuole elementari: chi avrà luce verde potrà studiare, gli altri no. È il modello cinese.

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Fonte: Tempi, 25 marzo 2020

7 - PRIGIONIERI DI UNO STATO-POLIZIA FINO ALL'ESTATE
A causa di scelte politiche sciagurate sarà impossibile allentare la presa per il 16 aprile (prepariamoci a una grave situazione sociale ed economica)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-03-2020

Siamo prigionieri. Siamo prigionieri due volte: sia per le note restrizioni, sempre più severe, sia perché siamo ormai alla mercé di una strategia di contenimento del virus da cui non si può uscire e che promette di allungare questo periodo di settimane se non mesi.
Ieri sera ne abbiamo avuto una ulteriore prova: ancora un decreto (ormai abbiamo perso il conto), ancora un discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che annuncia misure più rigide e promette che altre ne verranno. Il tutto mentre i numeri dei contagiati e dei morti continuano a salire e chi ci governa continua a scaricare la responsabilità sui cittadini disobbedienti.
Il punto è che un indiscriminato "restate tutti in casa" o il "chiudere tutto" potrebbero essere comprensibili se fossero per un periodo breve e definito: 15-20 giorni al massimo. Uno sforzo da chiedere a tutti, dai costi sociali ed economici limitati e sopportabili. Ma forse non sarebbe servito nella circostanza, e allora era doveroso pensare una diversa strategia. Perché mettere agli arresti domiciliari una intera nazione di 60 milioni di abitanti a tempo indeterminato è pura follia, e infatti decreto dopo decreto diventiamo sempre più simili alla Cina comunista. Un paese ormai militarizzato e in cui dai prossimi decreti ci si può aspettare di tutto, perché siamo entrati in un circolo vizioso: più i tempi si allungano più diventa difficile far restare tutti in casa, così si approvano provvedimenti sempre più coercitivi. E via in una spirale senza fine. I suicidi di cui parliamo in un altro articolo sono solo l'inizio di un disastro sociale incombente che non dipende dal coronavirus, ma dal modo di affrontare l'emergenza.
Si deve essere coscienti che questa modalità di contenimento del virus scommette necessariamente su tempi molto lunghi. Il balletto delle date è solo una tattica per farcela digerire: il 23 febbraio erano stati annunciati 15 giorni, poi si è passati al 3 aprile, quindi al 15 aprile, e ora si va certamente a fine mese. Ieri girava la voce che il decreto avrebbe già prorogato la legislazione d'emergenza fino al 31 luglio. Nel decreto questa data non ha trovato spazio, ma è evidente che questo è l'orizzonte temporale realistico cui si sta pensando.

BASTA FARE QUATTRO CALCOLI
A ieri sera i casi totali di coronavirus accertati (compresi i guariti) erano arrivati quasi a 70mila. L'altra sera però il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha detto che in effetti i contagiati potrebbero essere un numero dieci volte superiore. Attenzione, abbiamo detto contagiati, non malati, ed è una differenza decisiva. In ogni caso, oggi potremmo stimare che ci siano 700mila persone infettate. La stragrande maggioranza, ovviamente, non ha nulla o l'ha già vissuta come una forte influenza, ma senza strascichi particolari. Dei 70mila casi accertati, 54mila sono quelli tuttora positivi, ovvero contagiosi. Ora, anche se il picco dovesse arrivare nei prossimi giorni, come ci si augura, quale potrebbe essere la situazione al 15 aprile? Realisticamente, tenendo per buona la stima di Borrelli e un incremento quotidiano di contagi calcolato su quello attuale si potrebbe arrivare a un numero di contagiati tra i 4 e i 5 milioni. A quel punto i contagiosi potrebbero essere tra gli 80 e i 120mila.
Si può realisticamente pensare che in queste condizioni il 16 aprile si possa coerentemente cominciare ad allentare la morsa sui cittadini? Niente affatto, perché avere qualche decina di migliaia di infetti liberi di circolare pone ovviamente a rischio quei 55-56 milioni di italiani che non sono stati neanche sfiorati dal coronavirus, e lasciare maggiore libertà significa far ripartire l'epidemia con numeri esponenziali. Quindi è assai probabile che in queste condizioni e se si mantiene questa strategia, si possa arrivare fino all'estate, a meno di miracoli. Ma qualcuno pensa davvero che si possa tenere una nazione ingabbiata per altri 3-4 mesi senza che le tensioni sociali arrivino a livelli ingestibili? Chi sta seguendo questa strada o è totalmente incapace o persegue un disegno ben preciso di svolta totalitaria.
Perché oltre alle conseguenze sulla tenuta psichica delle persone, c'è anche il disastro economico che incombe. In questi giorni abbiamo molte volte sentito demonizzare chi parla di economia: «In questo momento bisogna anzitutto tutelare la salute, altro che pensare a guadagnare e fare profitto». Ma questa è una visione puramente ideologica che disconosce la realtà. In effetti salute ed economia sono strettamente legate. Abbiamo già rilevato nei giorni scorsi come l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo sia anche figlia dei tagli pesanti ai posti letto negli ospedali e al personale sanitario, che vanno avanti da anni. Ovviamente per ragioni economiche (a cui, a dire il vero, vanno sommati anche i costi dell'inefficienza burocratica).

LE SCIAGURATE POLITICHE ANTI-CORONAVIRUS
E chi paga la sanità se non si produce e quindi con contributi e tasse si pagano i servizi? Se l'economia si blocca - anzi, i danni sono già ingenti - la prossima finanziaria provvederà a tagliare ulteriormente i fondi alla Sanità, con la conseguenza che diminuiranno ancora i posti letto e gli ospedali. Cioè, alla prossima ondata di coronavirus andrà ancora peggio e anche in assenza di una epidemia si morirà di più. A questo poi si deve aggiungere la situazione dei singoli cittadini. Quanti perderanno il posto di lavoro a causa di questo blocco totale dell'economia? E in cosa si tradurrà questo? In ulteriori morti per mancata assistenza sanitaria.
L'ultimo Rapporto sulla povertà sanitaria, curato dal Banco Farmaceutico e presentato lo scorso dicembre, già rilevava che mezzo milione di italiani non hanno potuto acquistare medicinali di cui avevano bisogno, per ragioni economiche (la spesa farmaceutica totalmente a carico delle famiglie è salita fino al 40%). A questi vanno poi aggiunti 12 milioni e 600mila italiani che almeno una volta nel corso dell'anno hanno dovuto rinunciare alla spesa per visite mediche e accertamenti diagnostici. Quanti di questi, perdendo il lavoro, scivoleranno nella categoria inferiore andando ad ingrossare le fila di chi non può curarsi? Quante morti premature dovremo registrare come conseguenza?
Certo, nessuno conteggerà questi morti, nessuno ci farà il bollettino quotidiano dei decessi per povertà sanitaria. Ma le morti sono reali anche quando non vengono pompate ogni giorno dai media. Perché nel 2019 sono morti circa 650mila residenti in Italia, di cui 230mila per malattie cardiovascolari e 180mila per tumori. Per malattie del sistema respiratorio (extra-coronavirus) ci sono stati 53.300 morti, e di questi 13.500 per polmonite. È certo che nel 2020 vedremo aumentare questi numeri, non tanto per il coronavirus, quanto per le sciagurate politiche anti-coronavirus che aumenteranno la fragilità psichica e la povertà.

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-03-2020

8 - CORONAVIRUS E IL FUTURO DEGLI OSPEDALI
La separazione tra Stato e Chiesa danneggia anche il malato perché l'uomo non è una macchina da riparare
Autore: Silvio Brachetta - Fonte: Osservatorio Cardinale Van Thuân, 24 marzo 2020

Sul finire del Medioevo, nel 1348, la città di Firenze fu colpita dalla peste nera. Ogni attività restò paralizzata: «Niuna Arte si lavorava in Firenze; tutte le botteghe serrate, tutte le taverne chiuse, salvo speziali e chiese. La gente badava a salvarsi l'anima. Era tale la paura, che tutti tremavano e attendevano la morte di giorno in giorno, e pensavano più all'anima che al corpo».
Non fu solo una questione di abitudini, mutuate dall'epoca della Cristianità. La Chiesa era in qualche modo presente nella realtà sociale e costituiva, pur nelle infinite inefficienze e mediocrità, un riferimento visibile e costante nel tempo: nel corso della peste fiorentina «molte processioni e reliquie [...] vennero andando per la città, invocando "Misericordia", e facevano orazioni; e venivano poi fermate sulla ringhiera de' Priori». Il potere secolare, pur nella legittima autonomia e, in questo caso, nella giustificata repressione degli assembramenti, era però incalzato di continuo dai chierici, che esprimevano, a parole e con le azioni, la predicazione del Vangelo e lo stimolo alla conversione.
 
LA SEPARAZIONE TRA STATO E CHIESA DANNEGGIA ANCHE IL MALATO
Se è vero che il danno maggiore delle epidemie è la morte corporale, è anche vero che la Chiesa ha il mandato di riportare vita e speranza allo spirito moribondo dei fedeli e, per mezzo della fede e dei sacramenti, di sanare anche il corpo. Ne va del vero bene comune, che comprende il bene eterno della persona. L'epidemia, in fondo, è solo un evento straordinario della vita umana, che deve comunque confrontarsi con la malattia e la morte fisica.
Dietro la questione dell'epidemia o della malattia in genere, come pure dietro a tutto ciò che attiene le vicende storiche, si ergono le verità della fede, applicate alla società, più di frequente disattese e contrastate, in modo speciale, dal potere politico. La modernità, in misura maggiore rispetto alle epoche passate, si ostina a negare la signoria di Cristo anche nell'ambito secolare, ponendo ostacoli a non finire alle iniziative religiose, proprio in quelle circostanze nelle quali sarebbero più necessarie. La presenza ecclesiale, con il procedere degli anni, è stata estromessa dai settori-chiave del consorzio umano (scuola, sanità, politica). La Chiesa, d'altra parte, rinuncia di frequente, soprattutto in Occidente, a reclamare con insistenza la piena legittimità della sua azione, proprio dove sarebbe più indispensabile.

IL DANNO DEL NATURALISMO POLITICO
Non è sufficiente valutare il danno del naturalismo politico, che ha separato l'ambito secolare da quello spirituale, solo alla luce della recente epidemia del Covid-19 e nemmeno in riferimento ai periodi di crisi acuta dovuta ad altre epidemie o eventi storici eccezionali. La sanità pubblica (italiana o straniera) era al collasso ben prima della pandemia del 2020; e non per via dei posti letto o dell'eccellenza delle prestazioni sanitarie, ma proprio perché lontana dal bene comune reale, il quale non può non tenere conto che esso non può limitarsi alla salute del corpo.
L'ospedale, almeno nell'ultimo mezzo secolo, si è laicizzato a livelli anti-umani: dove un tempo era normale vedere suore o sacerdoti nei reparti, oggi tiranneggia l'iper-tecnicismo, come se la persona fosse una semplice macchina da riparare. Un esempio tra tutti è il fenomeno assai diffuso di chi muore da solo, specialmente se anziano. Quando il paziente è prossimo alla morte, se non sopraggiunge l'iniziativa privata di un qualche familiare o del personale ospedaliero, viene posto un paravento e tutto si consuma nella solitudine e nella disperazione.
La società naturalista - pienamente sostenuta dal naturalismo politico dello stato liberale moderno - non ritiene gli ultimi istanti della vita umana degni di attenzione e illude se stessa che il bene comune si esaurisca in prossimità della morte. Quanto poi al dopo della morte non se ne interessa e - fatto ancora più grave - impedisce che altri se ne interessino, trasformando l'ospedale in una sorta di zona franca, dove l'ambito religioso è declassato a "conforto" e ammesso solo per gentile concessione di chi amministra la cosa pubblica. Il fatto che in alcuni ospedali vi siano cappelle o chiese, non fa venire meno il carattere di pura autorizzazione al mero livello sentimentale, che lo Stato fa nei confronti dei credenti.
 
IL RUOLO DELLA CHIESA
Dalla Chiesa non sgorga soltanto la cura della malattia spirituale (il peccato, l'impenitenza), ma anche la cura del corpo. Già il Concilio di Nicea del 325 «stimolò la Chiesa cattolica a provvedere anche ai poveri, alle vedove e ai forestieri, stabilendo la costruzione di un ospedale in ogni città dotata di cattedrale», per cui il «carattere religioso delle fondazioni ospedaliere» posteriori e medievali «si evidenzia dalle definizioni di God's house in inglese e Maison-Dieu o Hôtel-Dieu in francese, ovvero ostello di Dio».
E così, per tutta l'Europa, nel millennio successivo, sorsero dovunque ospizi, ricoveri, lazzaretti e lebbrosari, antenati dell'ospedale moderno, proprio su iniziativa dei vescovadi e degli ordini ecclesiali. È quasi superfluo ricordare che tutte queste imprese avessero come fondamento il bene totale dell'uomo, concepito di corpo, anima e spirito: salute del corpo e salute eterna della persona erano ritenuti concordi, sia in ambito ecclesiale che secolare.
Quanto al fenomeno delle epidemie, la Chiesa ha sempre evitato due risoluzioni estreme ed opposte: la serrata completa dei luoghi di culto e l'obbligo indiscriminato, per i chierici e i religiosi, di assistere i malati o i moribondi. La scelta è facilmente comprensibile.
Da una parte, la Chiesa non può rifiutare i sacramenti, specialmente nel momento di maggiore debolezza e fragilità umana: le chiese non possono restare chiuse durante le epidemie, poiché il bene supremo della salvezza eterna è maggiormente in pericolo proprio in prossimità della morte.
D'altra parte la Chiesa non può obbligare nessuno al sacrificio cruento della propria vita, al martirio. Non si può, cioè, obbligare nessuno a tenere un contatto con chi ha una malattia contagiosa: tutti coloro che, volontariamente, hanno assistito appestati e moribondi - notissimi i casi di San Luigi Gonzaga, San Carlo Borromeo, Santa Caterina da Siena o Santa Caterina da Genova - lo hanno fatto per volontà propria, assistiti dalla grazia e infuocati dalla carità.

LA CHIESA HA DIRITTO DI OPPORSI ALLO STATO
La Chiesa istituzionale, dunque, è tenuta a lasciare libere le persone, tanto i laici, quanto i chierici, di esprimersi come credono, creando però le condizioni per cui la santità di alcuni possa manifestarsi appieno, mediante la Santa Messa, la confessione, le processioni penitenziali o l'assistenza spirituale ai moribondi.
Se lo Stato dovesse ostacolare la libera circolazione dei religiosi negli ospedali o in altri ambiti assistenziali, la Chiesa ha pieno diritto di opporsi allo Stato e rivendicare almeno l'accesso agli spazi pubblici, non allo scopo d'inviare materialmente le persone a contagiarsi, ma creando le condizione in cui i volontari possano esercitare la loro vocazione senza impedimento.
La storia ha dimostrato che, durante ogni epidemia, è sorto un certo numero di santi che si sono esposti volontariamente (non tramite coercizione) ai pericoli della malattia, poiché hanno trovato le strutture aperte all'incontro del penitente con il sacerdote. Non di rado i santi in questione erano taumaturghi e, assieme all'anima, portavano la guarigione di Dio anche al corpo.
Non è un caso che durante quest'epidemia da coronavirus - come pure nei tempi ordinari - si assista all'intervento di un numero non piccolo di sacerdoti i quali, con il carisma della santità, avvicinano i malati e si prodigano come possono per sollevarli nel corpo e nello spirito. In modo simile, la santità emerge anche nel modo in cui alcuni malati affrontano la malattia, con o senza la presenza di un sacerdote.

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Fonte: Osservatorio Cardinale Van Thuân, 24 marzo 2020

9 - OMELIA DOMENICA DELLE PALME - ANNO A (Mt 26,14-27,66)
Davvero costui era Figlio di Dio!
Fonte Maranatha.it

Tutto I'impegno quaresimale di penitenza e di conversione in questa domenica viene focalizzato attorno al momento cruciale del mistero di Cristo e della vita cristiana: la croce come obbedienza al Padre e solidarietà con gli uomini, la sofferenza del Servo del Signore (cf prima lettura) inseparabilmente congiunta alla gloria (seconda lettura). La strada che Gesù intraprende per salvare (= per regnare) si pone in contrasto con ogni più ragionevole attesa perché egli sceglie non la forza e la ricchezza, ma la debolezza e la povertà. Il compendio della celebrazione odierna è offerto già nella monizione che introduce la processione delle Palme: «Questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore... Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione... Chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua risurrezione».

IL MISTERO DELLA CROCE
Vertice della liturgia della Parola è la lettura della Passione: è a questo centro che occorre volgere I'attenzione, più che alla processione delle palme. I ramoscelli d'olivo non sono un talismano contro possibili disgrazie; al contrario, sono il segno di un popolo che acclama al suo Re e lo riconosce come Signore che salva e che libera. Ma la sua regalità si manifesterà in modo sconcertante sulla croce. Proprio in questo misterioso scandalo di umiliazione, di sofferenza, di abbandono totale si compie il disegno salvifico di Dio. Nell'impatto con la croce la fede vacilla: il peso di una forca schiaccia il Giusto per eccellenza e sembra dar ragione alla potenza dell'ingiustizia, della violenza e della malvagità. Sale inquietante la domanda del "perché" di questo cumulo insopportabile di sofferenza e di dolore che investe Gesù, il Crocifisso, e con lui tutti i crocifissi della storia. Sulla croce muoiono tutte le false immagini di Dio che la mente umana ha partorito e che noi, forse, continuiamo inconsciamente ad alimentare. Dov'è l'onnipotenza di Dio, la sua perfezione, la sua giustizia? Perché Dio non interviene in certe situazioni intollerabili?

"PORTÒ IL PESO DEI NOSTRI PECCATI"
Solo la fede è capace di leggere l'onnipotenza di Dio nell'impotenza di una croce. È l'impotenza dell'Amore. Gesù ha talmente amato il Padre ("obbediente fino alla morte e alla morte di croce": seconda lettura) da accogliere liberamente il suo progetto "per noi uomini e per la nostra salvezza". Gesù non muore perché lo uccidono, ma perche egli stesso "si consegna" (cf Gal 2,20) con libertà sovrana, per amore. Questo amore supremo che egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall'uomo, dà la misura dell'annientamento (cf seconda lettura) di Gesù e manifesta il rovesciamento delle situazioni umane: la vera grandezza dell'uomo non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell'amore che condivide, che è solidale, che è vicino ai fratelli, che si fa servizio. Dio vince il dolore e la morte non togliendoli dal cammino dell'uomo, ma assumendoli in sé. Il Dio giusto si sottrae ai nostri schemi di giustizia, che reclamerebbero la vendetta immediata sui cattivi e sugli accusatori dell'Innocente: la sua giustizia si rivela perdonando e togliendo all'omicida anche il peso del proprio peccato. Il vinto che perdona il vincitore lo libera dalla sua aggressività mortale mostrandogli come l'amore vinca l'odio.

DIO REGNA DAL LEGNO
Nel legno della croce le prime generazioni cristiane hanno saputo scorgere il segno della regalità di Cristo. Gli evangelisti non hanno bisogno di attendere la risurrezione di Gesù per proclamare l'inizio del mondo nuovo. Già la croce è carica di novità, è l'inizio di un nuovo ordine di cose. Anche se tutto è apparentemente finito e le forze del male sembrano avere prevalso su Gesù, i segni che ne accompagnano la morte (cf Mc 15,37-39; Mt 27,51) lasciano filtrare la novità: il velo del tempio si squarcia indicando che l'antico tempio con i suoi ordinamenti e le sue attese è finito. Il Tempio nuovo è il corpo di Cristo che Dio ricostruirà con la risurrezione; e il primo ad entrare in questo Tempio sarà un pagano, il centurione, per la sua professione di fede (Mc 15,38; Mt 27,54). Nell'annientamento del Figlio di Dio nasce una nuova umanità. Il mistero della morte diventa mistero di vita e di trionfo.
In questa domenica di Passione, la Croce è al centro della contemplazione della comunità cristiana che in essa legge il progetto misterioso di Dio e adora la regalità di Cristo. Una regalità che rinuncia a schemi di potenza umana, che indica per quali strade umanamente illogiche passi la "gloria", che diventa misura di confronto e di verifica nel servizio dei fratelli.

Fonte: Maranatha.it

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