BastaBugie n°661 del 22 aprile 2020

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1 MISTICI, APPARIZIONI, MIRACOLI: COME DISTINGUERE I VERI DAI FALSI
Nicole Tavernier e suor Maddalena della Croce, i due casi più clamorosi con cui il diavolo ha ingannato tanti fedeli per allontanarli da Gesù e dalla sua Chiesa
Fonte: I Tre Sentieri
2 FIREPROOF, UN MATRIMONIO ALLA PROVA DEL FUOCO
Bellissimo film sul matrimonio indissolubile: dopo 10 anni il dvd è ancora tra i più venduti (VIDEO: trailer di Fireproof)
Autore: Antonio Gaspari - Fonte: L'Ottimista
3 DON CAMILLO E IL RIFIUTO DELLE COMODITA'
In ''Don Camillo e i giovani d'oggi'' il sindaco comunista Peppone decise di sostituire il sagrato davanti alla chiesa con un parcheggio asfaltato, ma don Camillo...
Autore: Giovannino Guareschi - Fonte: I Tre Sentieri
4 INTERVISTA A DON LINO: ''COSI' HO CACCIATO GLI AGENTI CHE HANNO PROFANATO LA MESSA''
L'irruzione in chiesa, la telefonata del sindaco, il carabiniere sull'altare e la gente mandata fuori... alla fine sono rimasti in 2 (VIDEO INTEGRALE: Il sacrilegio e la riparazione)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 CASE DI RIPOSO PER ANZIANI: IL CAPRO ESPIATORIO DEL CORONAVIRUS
Per sviare l'attenzione dagli errori dello Stato, ci si accanisce verso le case di riposo per anziani (ma se lo Stato le manda in bancarotta, chi si prenderà cura di anziani e disabili?)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 CORONAVIRUS: LA FASE 2 DEVE PERMETTERE LE MESSE
Spiegai alle mie figlie di due anni l'importanza di andare alla Messa e loro capirono... ce la farà anche Conte? (VIDEO: Cosa succede nella messa alla consacrazione)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
7 L'ISLAM TIFA CORONAVIRUS PER UCCIDERE GLI INFEDELI
Nella Moschea Bianca di Gaza si inneggia alla jihad micro-organica e si ringrazia Allah perché in un solo giorno in Italia vi sono stati 450 morti (eppure di Covid-19 muoiono anche i musulmani)
Autore: Giovanni Sallusti - Fonte: Libero
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: LA SETTIMANA SANTA DEI NOSTRI LETTORI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS
È lecito e fruttuoso partecipare alla Messa via streaming, cioè in diretta in internet o televisione?
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA III DOM. DI PASQUA - ANNO A (Lc 24,13-35)
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - MISTICI, APPARIZIONI, MIRACOLI: COME DISTINGUERE I VERI DAI FALSI
Nicole Tavernier e suor Maddalena della Croce, i due casi più clamorosi con cui il diavolo ha ingannato tanti fedeli per allontanarli da Gesù e dalla sua Chiesa
Fonte I Tre Sentieri, 1 aprile 2020

Il miracolo è sempre segno della presenza di Dio, il prodigio può venire da Dio ma anche dal mondo angelico, e quindi dagli angeli cattivi essendo, quelli buoni, completamente vincolati alla volontà di Dio stesso.
Spesso si crede che quando avvengono fenomeni straordinari l'unico problema da parte della Chiesa sia quello d'indagare se c'è l'imbroglio umano. In realtà questa indagine è relativamente semplice. Il difficile viene proprio quando si capisce che l'imbroglio umano non c'è. È allora che si deve stabilire se ciò che si è verificato è venuto dal "piano di sopra" o dal "piano di sotto", da Dio o dal diavolo.
Qualcuno potrebbe obiettare: ma quando ci sono visioni buone che interesse può avere il diavolo a procurarle? La risposta non è difficile. Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. A lui interessa solo allontanare da Gesù e dalla sua Chiesa, il resto è relativo. Se qualcuno ha tendenza all'ateismo e al materialismo, è evidente che il diavolo cercherà in tutti i modi di radicarlo in questa tendenza; ma se altri hanno la tendenza al relativismo religioso (tutte le religioni sono buone), a vedere Dio in ogni spiritualità, il diavolo alimenterà ugualmente queste tendenze, l'importante, per lui, è solo che ci si allontani dalla Verità.
Oggi - diciamolo francamente - è difficile trovare qualcuno (sarebbe stato molto diverso negli anni '70) che si professa ateo, è piuttosto molto più facile trovare persone che dicano: sì, io credo in Dio, ma credo che ogni religione sia vera... o sia falsa, il che è lo stesso!
Ebbene, a dimostrazione di quello che sto dicendo, ricordo che sono accaduti (e possono accadere ancora adesso) fatti emblematici che insegnano come il demonio possa agire nei modi più ambigui e imprevedibili. Per motivi di spazio ne citerò solo due: il caso di Nicole Tavernier e quello di suor Maddalena della Croce.

1) NICOLE TAVERNIER
Partiamo da Nicole Tavernier. Tutta Parigi (siamo nel XVI secolo) si entusiasmò ad una domestica, per l'appunto Nicole Tavernier, che faceva "miracoli" (attenzione alle virgolette!). Riusciva a spostarsi quasi istantaneamente da un posto all'altro della Francia: da Parigi a Tours e poi nuovamente a Parigi. Annunciava avvenimenti che accadevano molto lontano. Divenne tanto famosa ed importante che riuscì a convincere finanche l'Arcivescovo ad organizzare una processione pubblica, a cui partecipò finanche il Parlamento francese. Ma proprio in quegli anni, una vera santa, madame Accarie (che diventerà la beata Maria dell'Incarnazione, carmelitana) andava dicendo: "Attenzione! Dio non c'entra in queste cose...". E infatti c'indovinò, e sapete come? Perché aveva colto la Tavernier in palese menzogna e in comportamento di autocompiacimento. E questo poteva bastare. La Tavernier finì con lasciare la Chiesa cattolica e divenne calvinista.

2) SUOR MADDALENA DELLA CROCE
Il secondo caso è molto più clamoroso. Accadde qualche anno prima (gli inizi del XVI secolo), in Spagna. Una suora, Maddalena della Croce, riuscì ad ingannare tutta la Spagna. Faceva cose portentose: si alzava da terra, l'ostia partiva dalle mani del sacerdote per posarsi sulle sue labbra, in alcuni giorni dell'anno le comparivano le stimmate... fece poi una cosa che la resa famosissima: annunciò che il re di Francia, Francesco I, era stato sconfitto a Pavia ed era stato fatto prigioniero dall'esercito spagnolo. Verissimo. D'altronde se il demonio non può conoscere il futuro, può certamente spostarsi con molta rapidità da un posto all'altro, potendo così dire cosa è accaduto molto lontano.
Dopo di questo fu un continuo trionfo per suor Maddalena: popolo, sacerdoti, vescovi, imperatore e imperatrice, tutti la veneravano e la consultavano. Ma (ecco la svolta!) un giorno arrivò da Roma un visitatore apostolico. Entrò nella clausura del convento dove dimorava suor Maddalena e fu colpito da molte ambiguità. Interrogò tutte le suore e anche la Madre badessa. Poi interrogò la stessa suor Maddalena che finì col cedere e confessare che da piccolina, nella sua ingenuità (faceva la pastorella), aveva dato la sua anima al demonio in cambio di poter compiere prodigi. Oggi le bambine chiederebbero di diventare veline o miss Italia, allora la santità costituiva un modello importante (anche questo è segno dei tempi!). La cosa durò per ben trent'anni.
Ma attenzione! Suor Maddalena non "compiva" miracoli ma solo prodigi.

Fonte: I Tre Sentieri, 1 aprile 2020

2 - FIREPROOF, UN MATRIMONIO ALLA PROVA DEL FUOCO
Bellissimo film sul matrimonio indissolubile: dopo 10 anni il dvd è ancora tra i più venduti (VIDEO: trailer di Fireproof)
Autore: Antonio Gaspari - Fonte: L'Ottimista, 19 gennaio 2010

C'è un film intitolato Fireproof, diffuso in Italia solo in edizione home video, ma che ha avuto un successo strepitoso negli Stati Uniti. I suoi effetti sono stati prodigiosi visto che molte coppie in procinto di separarsi ci hanno ripensato dopo aver visto il film.
Fireproof diretto dal regista americano Alex Kendrick, racconta di Caleb Holt (interpretato da Kirk Cameron), un capitano dei vigili del fuoco, che svolge un lavoro eroico e che segue diligentemente una massima del padre: "Mai lasciare indietro il tuo compagno". Nella vita privata però Caleb incontra molte difficoltà. Dopo sette anni di matrimonio, il suo rapporto con la moglie Catherine sta fallendo. I due non si comprendono più, si accusano l'un l'altro, sembrano aver perso la fiducia e l'amore che li ha portati a sposarsi. Caleb sostiene che Catherine è troppo sensibile e non mostra rispetto per lui. Catherine invece racconta ai suoi colleghi di ospedale che suo marito è insensibile e non comprende le sue necessità ed è per questo che vuole chiedere il divorzio.
I genitori di Caleb sono preoccupati: dicono al figlio di non rassegnarsi e gli propongono di iniziare un percorso di 40 giorni composto da buone azioni quotidiane. Si comincia dal lavare i piatti, poi comprare fiori e regali per la moglie, rifare i letti, cucinare per la cena, invitare la moglie al ristorante, curarla, accudirla, prestarle amorevole attenzione.
Caleb comincia a capire che amare significa vincere l'egoismo e prendersi cura di sua moglie. Catherine, però, non si fida, ha la madre malata ed un medico che le fa la corte e così, nonostante gli sforzi di Caleb, manda avanti le pratiche per il divorzio. A questo punto Caleb sembra sconfitto, eppure non cede. Si converte nel profondo, prega e compie atti di amore gratuito. Da questo momento il matrimonio di Caleb e Catherine esce dall'abisso dove stava cadendo e inizia una nuova vita.
Il libro che Caleb legge, per riscoprire l'amore proprio e del matrimonio, non è una finzione cinematografica: esiste veramente, è intitolato "The Love Dare" e negli Stati Uniti è stato in testa alle classifiche dei libri più venduti per 17 settimane. L'edizione italiana è intitolata "La sfida dell'amore" ed è pubblicata dalla casa editrice Uomini Nuovi.
Intervistato da Zenit il geniale regista Alex Kendrick ha spiegato che "il matrimonio è stato attaccato, annacquato e ridefinito. Per questo motivo il film in questione vuol ricordare alla gente che il matrimonio è un pilastro della nostra civiltà. Se si rompe, la comunità rischia di crollare". Kendrick sostiene che tutti i matrimoni incontrano periodi di crisi ma Fireproof dimostra che si può resistere, ricominciando con più amore. Il film in questione mostra come ci siano dei principi, come, per esempio, la limitazione dell'egoismo e azioni di amore gratuito verso gli altri, che non si applicano solo alle coppie sposate, ma sono decisive per ogni singola impostazione di vita.
A questo proposito don Marcello di Fulvio, responsabile della comunicazione della Diocesi di Palestrina, organizza proiezioni e cineforum con Fireproof al fine di alimentare un percorso di fede matrimoniale, educando le giovani coppie a riconoscere che l'amore è paziente, è benevolo, non è egoista, pensa all'altro, non è sgarbato, non è irascibile, crede il meglio, è incondizionato, si prende cura dell'altro, si batte lealmente, gioisce, onora, intercede, incoraggia, è fedele, perdona, protegge sempre. Secondo don Marcello il film è adatto anche ai giovani che si accingono a sposarsi.
Il successo di Fireproof ha influenzato direttamente la vita di molte persone: negli Stati Uniti, ma anche in Italia, sono centinaia le coppie che hanno annullato le loro cause di divorzio dopo aver visto il film. Kendrick ha raccontato che decine di migliaia di messaggi di commento al film sono stati inviati nel mondo per comunicare la buona novella delle riappacificazioni familiari.
Il film Fireproof è una buona notizia in un contesto di disgregazione sociale causato da separazioni e divorzi. Secondo l'associazione degli avvocati matrimonialisti, ogni anno in Italia 160.000 coppie si separano e 100.000 divorziano. Solo nel 2009 sono stati coinvolti 66.406 minorenni nelle separazioni e 25.495 minorenni nei divorzi. La separazione dei genitori è diventata la prima causa di paure e sofferenza tra i bambini e le bambine che frequentano le scuole elementari. Ben venga, quindi, un film che esalta l'unità matrimoniale.

Nota di BastaBugie: per maggiori informazioni sul film ''Fireproof'', vedere il trailer, la colonna sonora, le clip commentate del film e molto altro, clicca qui!
Per acquistare il dvd a € 9.99, clicca qui!

https://www.youtube.com/watch?v=cZrIRgry8gQ

Fonte: L'Ottimista, 19 gennaio 2010

3 - DON CAMILLO E IL RIFIUTO DELLE COMODITA'
In ''Don Camillo e i giovani d'oggi'' il sindaco comunista Peppone decise di sostituire il sagrato davanti alla chiesa con un parcheggio asfaltato, ma don Camillo...
Autore: Giovannino Guareschi - Fonte: I Tre Sentieri, 29 marzo 2020

Una mattina arrivarono in piazza alcuni uomini del comune e presero a scalzare coi picconi uno dei colonnotti. Un attimo dopo don Camillo era sul posto.
"Questo è il sagrato," disse "e non si tocca."
"Il sindaco ci ha ordinato..." tentò il capo della squadra.
"Dite al sindaco che, se vuol cavare le colonne, venga lui" lo interruppe don Camillo.
In altri tempi Peppone non avrebbe esitato un minuto e sarebbe piombato in piazza armato di piccone, vanga e mazza. Ma gli anni passano anche per i sindaci comunisti: così prese le cose con calma e arrivò in piazza soltanto dopo un'ora, al volante di una delle enormi macchine escavatrici impegnate nei lavori del Ponte Nuovo.
Arrestò il bestione a qualche metro da uno dei colonnotti e abbassò il braccio della macchina. Scese, imbrigliò il colonnotto con la fune d'acciaio penzolante dalla cima del braccio e don Camillo lo lasciò fare. Poi, quando Peppone stava per risalire sul macchinone e azionare il braccio, don Camillo tranquillamente si sedette sul colonnotto.
Anche se il Concilio ha esautorato i parroci a favore dei vescovi e dei laici, non è consentito sradicare un colonnotto sul quale sta tranquillamente seduto un parroco, e la piazza in un attimo si riempì di gente.
"Lei non può ostacolare lavori di pubblica utilità decretati dal comune!" urlò Peppone a don Camillo.
"Lei non può asportare queste colonne piantate sul terreno della chiesa dal molto reverendo parroco don Antonio Bruschini nel 1785" replicò don Camillo accedendosi un mezzo toscano.
Ma anche Peppone si era preparato.
"Reverendo," urlò Peppone "lei dimentica che nel 1796 questo territorio entrò a far parte della Repubblica Cispadana e quindi..."
"Quindi," gli saltò sulla voce don Camillo "se Napoleone non fece cavare queste colonne non le può certo far cavare lei che, mi permetta, è assai meno importante di Napoleone".
La cosa era arrivata in curia e la curia aveva mandato il segretario del vescovo per convincere quel vecchio e ottuso parroco...
Due giorni dopo, piombava in canonica il segretario del vescovo. Il giovane sacerdote, come tutti i preti progressisti della nouvelle vague, disprezzava e detestava i vecchi parroci...
"Reverendo!" gridò. "È mai possibile che lei non perda occasione per dimostrare la sua insensibilità politica e sociale? Che cosa significa questa sua nuova pagliacciata? Giustamente il signor sindaco, per incrementare il turismo e adeguare il paese alle nuove esigenze della motorizzazione, vuol creare nella piazza un ampio posteggio e lei si oppone?"
"No: noi semplicemente non permettiamo che si tolga alla chiesa il sagrato."
"Ma che sagrato! Lei non può occupare col sagrato mezza piazza. Non capisce che, oltre al resto, è un vantaggio anche per lei? Non si rende conto che molta gente non va alla Messa perché le chiese non hanno spazio per posteggiare le macchine?"
"Sì, lo so, purtroppo" rispose calmo don Camillo. "Però non ritengo che la missione di un pastore d'anime possa essere quella di organizzare dei posteggi e delle messe yé-yé per offrire ai fedeli una religione fornita di tutti i comfort moderni. La religione di Cristo non è e non può essere né comoda né divertente."
Era un banale ragionamento da prete e il segretario esplose:
"Reverendo, lei dimostra di non aver capito che la Chiesa deve aggiornarsi e deve aiutare il progresso, non ostacolarlo!"
"Lei, invece, non ha capito che il suo 'progresso' ha preso il posto di Dio nell'anima di troppa gente e il demonio, quando passa nelle strade degli uomini, non lascia più puzza di zolfo, ma di benzina. E che il Pater Noster non dovrebbe più dire 'liberaci dal male' ma 'liberaci dal benessere'." [...]
"Don Camillo, lei dunque si rifiuta di obbedire."
"No. Sua eccellenza il vescovo ci ordini di trasformare il sagrato in un parcheggio e noi obbediremo anche se il Concilio ha stabilito che la Chiesa di Cristo deve essere la Chiesa dei poveri e, di conseguenza, non dovrebbe preoccuparsi delle automobili dei fedeli." [...]

Fonte: I Tre Sentieri, 29 marzo 2020

4 - INTERVISTA A DON LINO: ''COSI' HO CACCIATO GLI AGENTI CHE HANNO PROFANATO LA MESSA''
L'irruzione in chiesa, la telefonata del sindaco, il carabiniere sull'altare e la gente mandata fuori... alla fine sono rimasti in 2 (VIDEO INTEGRALE: Il sacrilegio e la riparazione)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20-04-2020

Il video che lo ritrae commuove e dà forza: un prete anziano, don Lino Viola che si fa coraggio e caccia letteralmente il carabiniere salito sull'altare per notificargli la multa da 270 euro per inosservanza del decreto del Governo e farlo parlare col sindaco al telefono. «Io sto dicendo Messa, non adesso», ripete più volte alle forze dell'ordine davanti all'altare, proprio mentre sta iniziando la preghiera di consacrazione: «Non rispondo al sindaco, sto celebrando la Messa». L'agente si allontana e il don, sconvolto, riprende con l'Orate fratres: «Pregate fratelli e sorelle perché questo mio e vostro sacrificio...». [Guarda il video, clicca qui!]
Dovevamo arrivare a questa umiliazione? Ma forse questo servirà a svegliare qualche vescovo che pensa ancora di risolvere tutto con le trattative col Governo. E farà vergognare qualcuno dalle parti di Palazzo Chigi, come il presidente del Consiglio perché se succedono da due mesi queste scene da Cina comunista la responsabilità politica è principalmente di Giuseppe Conte e delle forze politiche che lo sostengono, Pd, Italia Viva e Cinque Stelle che in queste settimane sulle incursioni poliziesche sono state zitte. Scene da un Paese che perseguita i cristiani di cui bisognerà farsi carico.
Però non succede in Cina, ma in provincia di Cremona. A Soncino, una delle zone a più alta intensità da Covid. È qui, nella frazione di Gallignano, chiesa di San Pietro Apostolo che don Lino Viola ha incontrato il suo destino.
Ora i giornali raccontano l'episodio con quel compiacimento folkloristico tipico delle storie da strapaese, ma il breve video diventato virale in queste ore condensa il dramma e la rinascita spirituale di un paese: l'irruzione degli agenti e una Chiesa che non si sottomette, ma mette in campo i suoi uomini migliori: i preti ultraottantenni, quelli definiti anziani, ma a differenza di tanti don Chichì moderni, hanno ancora fede solida, sanno cosa succede sull'altare, e palle d'acciaio e cuore d'oro per nostro Signore.
Troviamo don Lino alle undici di sera, al termine di una giornata passata tra la caserma delle forze dell'ordine e l'ufficio del sindaco.
Don Lino, amareggiato?
Molto. Guardi, in 80 anni e 55 di messa non mi era mai accaduta una cosa del genere. Lo sa che cosa mi hanno detto quando sono andato al comando?
Cosa?
«Ma io non so neanche che cos'è la consacrazione?». Capisce? Allora io ho detto al maresciallo: «Ma come? Mandate nelle chiese degli agenti che non sanno neanche che cos'è una Messa».
Forse lo fanno apposta. Quelli che sanno che cos'è la Messa si ribellerebbero...
Ma non lo so... io sono soltanto molto amareggiato. È dal Giovedì Santo che celebro in queste condizioni, ho celebrato a Pasqua sempre con queste persone: 7 persone in tutto: chi aiuta sull'altare, chi legge, chi canta e suona, chi fa il video.
Ma stavolta le contestano un assembramento...
Assembramento? Eravamo in 13 e lo sa perché?
Perché?
Perché c'erano sei persone in più - dico sei! -, famigliari di persone morte di Coronavirus per le quali si stava celebrando la Messa.
E per la legge non dovevano esserci...
Ma come avrei fatto, santa pazienza, a cacciarle? C'era un parrocchiano che ha appena perso la mamma e non ha potuto neanche farle il funerale. Mi dice con che coraggio lo caccio di chiesa?
No, in effetti, non si può...
E non si può no. Eravamo in 13 in tutto, ora adesso voglio scrivere al prefetto. Nel verbale c'è scritto che si è radunato il popolo. 13 persone sono un popolo? Su una chiesa di 300 metri quadri di cui sette autorizzate, tra l'altro? E tutti con guanti e mascherina, si badi bene. Abbiamo i video che lo provano.
Ci racconti cosa è accaduto.
Allora, io non me la sono sentita di mandarle via. Ho iniziato la Messa, tutti a distanza. Mentre facevo l'omelia entrano due della Protezione civile con le forze dell'ordine. Urlano: «La funzione è sospesa».
E lei?
Sono andato avanti senza rispondere. Poi arriva la domestica.
La domestica?
La domestica, che mi porta il cordless: «È il sindaco», dice. E io le dico di riattaccare perché sto dicendo messa. Poi il sindaco si sarebbe scusato perché dice che non sapeva che stavo dicendo Messa. Ma vabbè.
Ma nel video si vede un carabiniere che sale sul presbiterio...
Appunto, mi porge il telefono col sindaco, poi mi mostra il documento del 25 marzo del Viminale che si figuri, io avevo le mani sulle offerte. E succede quel che succede, gli dico di non interrompere la Messa, dopo un po' di insistenza se ne va.
Roba da Cina...
Mi è venuto un colpo al cuore, ma non è mica finita qui sa?
No?
No. Dopo hanno fatto la "malora" (il pandemonio, ndr). Le dico solo che abbiamo finito la Messa in due. In due l'abbiamo finita. Le sembra una cosa degna? Una profanazione, un pandemonio del genere nella casa del Signore?
Che cosa ha fatto dopo la Messa?
Ho telefonato al sindaco e poi sono andato in caserma. Hanno scritto che c'era presenza di molta gente, ma io voglio andare fin dal Prefetto e voglio chiedergli se 13 persone sono molta gente. Gli farò vedere il video girato dai ragazzi della parrocchia presenti.
Pagherà la multa?
Se la dovrò pagare, la pagherò, ma non è questo il problema.
Qual è?
La profanazione di Nostro Signore. Nessuno può dissacrare così la Messa, nessuno neanche le forze dell'ordine. E ho dovuto dire basta.
E il vescovo che dice?
L'ho chiamato e gli ho detto come stavano le cose.
E lui?
Mah... niente, solo mi ha detto che le porte della chiesa erano aperte. Ma io gli ho risposto che non c'è nessun decreto che imponga di chiudere le porte della chiesa. E poi - scusi - ma la chiesa non è un reparto Covid che deve stare chiuso. La chiesa è abitata non da un morto, ma da un vivo che ha vinto la morte. Cosa si credono questi qua?

Nota di BastaBugie: è clamoroso quello che sta accadendo in diverse parti d'Italia. La caccia alle streghe al grido di "Dagli all'untore!" prosegue indisturbata. Eppure l'articolo 7 della Costituzione Italiana dichiara che lo Stato e la Chiesa Cattolica sono "indipendenti e sovrani", e all'art. 19. stabilisce che "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".
In Italia, poi sono in vigore i Patti Lateranensi, aggiornati con gli Accordi di Villa Madama del 1985 - un trattato internazionale tra lo Stato e la Chiesa gerarchicamente parificabile alla Costituzione e sovraordinato alla legge e agli atti amministrativi governativi - che all'art. 2 stabiliscono: "La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica".
Violare il pubblico esercizio del culto è molto grave e deve spingere i vescovi a proteggere i sacerdoti e i fedeli nell'esercizio di un loro diritto naturale: lodare pubblicamente il Dio vivo e vero.

VIDEO INTEGRALE: IL SACRILEGIO E LA RIPARAZIONE
Nel seguente video (durata: 6 minuti) dal titolo "Atto di riparazione per il gesto sacrilego del carabiniere che ha interrotto la Santa Messa" si vede l'irruzione all'omelia, la telefonata del sindaco, il carabiniere sull'altare, ma anche l'atto di riparazione di don Lino al sacrilegio compiuto.


https://www.youtube.com/watch?v=gle3xQCoYlY

LA MESSA INTERROTTA, TRA REATO E ABUSO DI POTERE

L'autore dell'intervista a don Lino, Andrea Zambrano, nell'articolo seguente dal titolo "Messa interrotta, tra reato e abuso di potere: ma il vescovo scarica don Lino" spiega perché l'interruzione della Messa è legittima solo in casi di urgente necessità, ad esempio fermare un omicidio, non per notificare una multa.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 aprile 2020:
Il caso lo ha risolto lo stesso don Lino Viola: «È abuso di potere». Più chiaro di così si muore, eppure il sacerdote che ha stoppato il carabiniere salito sull'altare per interrompere la Messa a Soncino (CR), sta passando lui per furfante della peggior specie. Per alcuni giornali, ad esempio, i quali ribaltano la frittata dicendo che è il prete a non aver ascoltato l'autorità e non invece il carabiniere a interrompere - sacrilegamente - la Messa. Ma anche per il vescovo di Cremona Antonio Napolioni che in una nota stampa lo ha letteralmente scaricato dandogli la responsabilità del misfatto.
E come se non bastasse anche per gli stessi Carabinieri che ieri hanno difeso l'operato dei loro militari.
L'ARMA SI DIFENDE
«I Carabinieri hanno fatto quello che dovevano fare», spiega alla Nuova BQ il Maggiore Lorenzo Carlo Maria Repetto, comandante provinciale dell'Arma a Cremona. «Sono state sanzionate delle persone le quali hanno la facoltà di ricorrere nei modi di legge». Ma il fatto rischia di avere conseguenze e non solo perché don Lino ieri ha espresso la volontà di ricorrere al Prefetto contro il provvedimento. A cominciare dal fatto che un'interruzione della Messa c'è stata e questa potrebbe costituire un reato.
«Discutibile - precisa il Maggiore Repetto - forse che se dovessi impedire un omicidio in chiesa non potrei entrare? È evidente che ci sono circostanze in cui si possono interrompere le Messe».
Per la verità, la questione non è così automatica. La turbatio sacrorum è disciplinata dall'articolo 405 del codice penale e prevede due anni di reclusione per chi turba o impedisce una funzione religiosa alla presenza di un ministro di culto ed è un reato procedibile d'ufficio.
Il punto è stabilire se vi sia stato davvero un turbamento/interruzione e se questo caso rientrasse nei pieni poteri dei carabinieri.
1) MESSA TURBATA
Sul primo punto è evidente che un turbamento sia avvenuto. Il secondo video comparso ieri al momento dell'omelia mostra chiaramente il carabiniere mettersi di fronte al presbiterio e intimare nell'ordine la sospensione della Messa, l'uscita dei fedeli e la ripresa della celebrazione con la sola presidenza del sacerdote e del «chierichetto». Ma don Lino gli ha resistito parlando di «abuso di potere».
A quel punto, all'Orate fratres (dopo l'Offertorio) il carabiniere è salito in presbiterio, ma prima c'era stata anche l'incursione della perpetua con il telefono e il sindaco dall'altra parte. È evidente che un'interruzione c'è stata così come una turbativa, la quale si determina a norma di legge anche con il solo distogliere l'attenzione dei fedeli denigrando la figura del sacerdote.
2) NESSUNA URGENTE NECESSITA'
D'accordo, ma il Maggiore ha giustificato l'intervento dei suoi sottoposti. E qui entra in gioco il secondo tema e cioè se l'irruzione in chiesa fosse giustificata. L'esempio dell'omicidio non può essere preso a modello in questo caso perché questo è un reato mentre, a partire dal 25 marzo, l'eventuale violazione delle prescrizioni del governo è una semplice violazione amministrativa: equiparare le due cose è errato dal punto di vista giuridico, oltre che piuttosto grottesco. Ma c'è di più: l'articolo 5, comma 2 dell'accordo tra Santa Sede e Repubblica Italiana, che modifica le norme del Concordato dice che «salvo casi di urgente necessità, «la forza pubblica non potrà entrare per l'esercizio delle sue funzioni negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all'autorità ecclesiastica».
Si badi bene: qui si parla della sola entrata, per la quale deve essere informato il vescovo. Ma il vescovo non è stato informato.
Un altro elemento che può far cadere il principio dell'urgente necessità è il fatto che il carabiniere volesse passare la telefonata del sindaco a don Lino, che poi il prete ha rifiutato. Che cosa c'entra? Perché i carabinieri dovrebbero avere il compito di favorire la telefonata tra il sindaco e il parroco? Anche fosse urgente la notifica della violazione, sarebbero comunque scattati i 90 giorni di tempo.
LA CHIESA COME IL BINGO?
Ma che il fatto sia giuridicamente chiaro lo dimostra il decreto legge n. 19 del 25 marzo che non permette l'interruzione di una cerimonia; prevede la chiusura di attività commerciali (cinema, sale giochi, sale scommesse, negozi, fiere) aperte nonostante i divieti. Ma le chiese non sono sale bingo.
Insomma: se reato c'è stato, questi è stato un reato di turbamento di cerimonie religiose (procedibile d'ufficio) da parte di Carabinieri che, entrati in chiesa come Forza pubblica senza avere avvisato l'autorità ecclesiastica e senza che ve ne fosse necessità urgente, hanno tentato di interrompere la cerimonia e l'hanno comunque turbata senza alcuna giustificazione. Le norme dettate per l'emergenza Coronavirus infatti, non permettevano questo turbamento, né permettono affatto di impedire la celebrazione delle cerimonie religiose.
APPOGGI LEGALI PER DON LINO, MA IL VESCOVO LO SCARICA
Resta da vedere poi se don Lino fosse a sua volta responsabile di una violazione, celebrando con le porte aperte e vedendosi entrare in chiesa dei fedeli non autorizzati. Difficile dimostrare una sua colpa dato che il parroco non è responsabile della condotta delle persone, le quali, tra l'altro, erano tutte a distanza e con mascherina. Oltre che in un numero davvero esiguo per giustificare quello che don Lino ha chiamato «un pandemonio». Per il resto vale sempre il buonsenso. Si trattava di sei persone in più rispetto all'autorizzato in una chiesa di 300mq.
Ora il parroco dovrà ricorrere al Prefetto cercando di far valere le sue ragioni per non pagare la sanzione, ben sapendo però che, mentre diversi avvocati si stanno facendo vivi per offrirgli appoggio legale, gli verrà a mancare forse l'appoggio istituzionale più importante: quello del suo vescovo.
Il vescovo di Cremona ieri pomeriggio ha preso posizione scaricando l'anziano sacerdote al suo destino: «La Diocesi di Cremona, pur consapevole dell'intima sofferenza e del profondo disagio di tanti presbiteri e fedeli per la forzata e prolungata privazione dell'Eucaristia, non può non sottolineare con dispiacere che il comportamento del parroco è in contraddizione con le norme civili e le indicazioni canoniche che ormai da diverse settimane condizionano la vita liturgica e sacramentale della Chiesa in Italia e della nostra Chiesa cremonese».
La nota del vescovo è stata subito rilanciata da Avvenire, l'organo dei vescovi, che non aveva nemmeno raccontato la vicenda il giorno prima. Nessun accenno all'irruzione sacrilega - e illegittima - dell'Arma in chiesa. Nessuna presa di distanza e nessuna difesa d'ufficio del sacerdote che ha provato in tutti i modi a difendere prima tutto il Sacramento e la Messa, prim'ancora della sua persona. È così che lo Stato si prenderà sempre più libertà nel porre limiti all'accesso ai luoghi di culto. La persecuzione nei Paesi comunisti è iniziata con molto meno.


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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20-04-2020

5 - CASE DI RIPOSO PER ANZIANI: IL CAPRO ESPIATORIO DEL CORONAVIRUS
Per sviare l'attenzione dagli errori dello Stato, ci si accanisce verso le case di riposo per anziani (ma se lo Stato le manda in bancarotta, chi si prenderà cura di anziani e disabili?)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-04-2020

Cosa c'è dietro l'accanimento giudiziario degli ultimi giorni nei confronti delle Rsa, delle case di riposo per anziani? Improvvisamente tutta la narrazione relativa all'epidemia, ai suoi protagonisti, ai suoi numeri, si è arricchita di un nuovo elemento: ci sono dei responsabili della morte di tante persone che devono essere individuati e perseguiti. Di chi si tratta? Di chi non ha vigilato sugli ingressi dalla Cina dopo l'inizio dell'epidemia a Wuhan? Di chi ha tardato a fornire dispostivi di protezione agli operatori sanitari e alla popolazione in generale? Di chi ha emanato da gennaio ad oggi decreti a volte contradditori? O andando indietro (ma non troppo) di chi ha tagliato col machete i posti letto negli ospedali o i posti di lavoro di medici e infermieri?
No: i colpevoli vanno cercati nelle residenze sanitarie assistenziali, sigla Rsa, che sono strutture non ospedaliere, ma comunque a impronta sanitaria, che ospitano persone non autosufficienti, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche di più specialisti e di un'articolata assistenza sanitaria. Le Rsa sono gestite da enti pubblici o privati che offrono ospitalità, prestazioni sanitarie e assistenziali, aiuto nel recupero funzionale e nell'inserimento sociale e prevenzione delle principali patologie croniche.
In base ai più recenti dati, in Italia sono presenti circa 240.000 posti letto residenziali e semiresidenziali, un numero che è circa la metà di quella che è la domanda, peraltro crescente. Una buona parte di queste strutture sono il frutto della carità cristiana in azione, dell'opera di enti religiosi, che hanno da sempre svolto un'opera di supplenza nei confronti di uno Stato assolutamente latitante su questa necessità.

UNA PREZIOSA OPERA DI SUSSIDIARIETÀ AUTENTICA
Ora queste opere vengono inquisite, perquisite, denunciate. Si cerca di capire - secondo la magistratura - perché ci siano state tante morti. Forse bisognerebbe fornire agli inquirenti un po' di dati epidemiologici, che rivelerebbero che anche negli ospedali pubblici, le "trincee della prima linea", tanto intoccabili da pensare ad uno "scudo legale" per impedire indagini sul loro operato, c'è stato negli ultimi due mesi un tasso di mortalità che non ha eguali nel resto del mondo. Un tasso di mortalità che è particolarmente elevato al di sopra dei 75 anni. Ora, si dà il caso che l'età media degli ospiti delle case di riposo è di 88 anni. Si tratta quindi di realtà che accolgono le persone più fragili, più delicate, più esposte. Prima di metterle sotto il mirino inquisitorio, cosa è stato fatto per queste realtà?  Nulla. Così, ora, dopo il danno subiscono anche la beffa di essere indagate.
Gli anziani ospiti sono stati curati con tutto ciò che era possibile, comprese le capacità professionali dei medici e degli infermieri che non sono affatto inferiori a quelle dei colleghi dell'ospedalità pubblica. Nei confronti di queste strutture, il Servizio Sanitario Nazionale ha dato un supporto decisamente inadeguato, carente persino in indicazioni. Per due mesi e mezzo le Rsa, le case di riposo, è come se non fossero esistite. Le prime indicazioni da parte del servizio pubblico sono state ricevute solo l'1 aprile! In realtà, ovviamente, queste strutture si erano già da tempo attrezzate andando a cercare materiali e contattando colleghi ospedalieri per aggiornare i loro protocolli, affrontando enormi difficoltà nel reperire i dispositivi di protezione individuale (Dpi). Nonostante tutto, queste strutture si sono prodigate per curare i propri vecchietti, senza inviarli agli ospedali già oberati.

UN'ACCUSA SURREALE
Poi, nonostante abbiano resistito a lungo facendo in modo di evitare il più possibile l'ingresso del virus, questo ha fatto il suo inevitabile arrivo, seminando morte. A questo punto questi decessi - e solo questi - hanno suscitato scandalo. Oltre agli avvisi di garanzia, sono cominciati a fioccare i commenti e le accuse. Gino Strada ha tuonato dicendo che nelle Rsa gli anziani sono trattati come animali. Un'accusa surreale. Così come surreale e quasi kafkiano è il clima che si è creato anche tra alcuni parenti degli ospiti di queste strutture, che improvvisamente si sono trasformati in delatori e informatori della Polizia. È accaduto così che il Sabato Santo una struttura bergamasca sia stata oggetto di visita della Polizia locale, e abbiano proceduto a denunciare le suore. Qual era la loro colpa?
Sono state denunciate perché avevano dato la Comunione ad alcuni ospiti ricoverati. Nonostante le cappellanerie di queste strutture abbiano regolari permessi. Nonostante il rispetto delle procedure corrette per evitare il passaggio del virus. I poliziotti arrivati in reparto hanno trovato le suore bardate con cuffietta, camice idrorepellente, due mascherine sul volto, guanti e perfino calzari. L'Eucarestia era stata data in mano, senza contatto. Ostie contate secondo il numero di persone che l'avevano richiesta. La polizia era arrivata perché era partita una segnalazione da alcuni solerti parenti. Gli agenti hanno ritirato i documenti relativi all'autorizzazione delle procedure, hanno fatto verifiche con i dipendenti. Le suore sono state costrette a sospendere la distribuzione dell'Eucarestia nel giorno di Pasqua, con grande dispiacere degli ospiti.
La minaccia che incombe sulle povere suore è da brivido: l'accusa di epidemia colposa, equivalente dell'omicidio colposo plurimo, che prevede - oltre alla condanna penale - anche il risarcimento danni. Un provvedimento che porterebbe alla bancarotta di molti istituti religiosi.

UNA CACCIA ALLE STREGHE
La paura di una vera e propria caccia alle streghe per trovare presunte responsabilità delle morti da Covid sta assalendo tante strutture assistenziali. Anche dell'ospedalità privata, che ha svolto in questi ultimi mesi un compito preziosissimo garantendo quelle attività di diagnosi e cura sospese negli ospedali pubblici trasformati in centri-Covid. Ciò sembrerebbe confermare i timori che, nel dopo epidemia, lo Stato intenda gestire in esclusiva la salute delle persone, sbarazzandosi di tutte le opere di assistenza sociosanitaria private. Una situazione che potrebbe portare ad una grave crisi di una attività di assistenza che si occupa di decine di migliaia di persone. Chi si farebbe poi carico di tutti questi anziani, di questi disabili, di queste persone fragili? Le famiglie, lasciate sole dallo Stato? O gli ospedali pubblici, con i loro protocolli "informali" che invitano a selezionare chi è meritevole di accedere a cure intensive, e non solo?
Il sospetto dell'affermarsi di una cultura dello scarto nei confronti degli anziani prende sempre più piede, anche di fronte a ciò che avviene in diversi Paesi europei. In Francia, ad esempio, mentre non hanno ancora ricevuto l'autorizzazione a prescrivere l'idrossiclorochina ai loro pazienti, col decreto n. 2020-360 del 29 marzo 2020, emanato dai ministeri della Solidarietà e della Salute e firmato dal primo ministro Edouard Philippe, i medici possono prescrivere dei farmaci "palliativi" (nello specifico un potente antiepilettico) ai pazienti affetti da Coronavirus che non possono essere ricoverati in terapia intensiva e sui quali è stata già assunta la decisione di limitare il trattamento sanitario. Con questo decreto viene dunque legalizzata la possibilità per un medico - e il decreto guarda caso si rivolge soprattutto a quelli delle case di riposo - di iniettare una sostanza, che può portare ad arresto respiratorio del paziente nel giro di poche ore.
Insomma, il problema delle case di riposo affollate e con tante richieste inevase, il costo sociale di questo tipo di assistenza, potrebbe trovare una soluzione finale dalla Francia all'Italia nel loro svuotamento e nella loro forzata chiusura.

Nota di BastaBugie: per approfondire il tema della sussidiarietà in tema di salute pubblica, clicca sui seguenti link per leggere l'articolo che ti interessa.

POST CORONAVIRUS: SANITA' TUTTA PUBBLICA? LO STATO E' IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE
Il buon senso e la Dottrina sociale della Chiesa concordano nel rivedere la sanità in modo veramente sussidiario
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6087

CORONAVIRUS E IL FUTURO DEGLI OSPEDALI
La separazione tra Stato e Chiesa danneggia anche il malato perché l'uomo non è una macchina da riparare
di Silvio Brachetta
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6069

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-04-2020

6 - CORONAVIRUS: LA FASE 2 DEVE PERMETTERE LE MESSE
Spiegai alle mie figlie di due anni l'importanza di andare alla Messa e loro capirono... ce la farà anche Conte? (VIDEO: Cosa succede nella messa alla consacrazione)
Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 16 aprile 2020

Una volta, quando avevo i figli piccoli, mi capitava di non riuscire ad andare a messa quando si trovavano a scuola, così li portavo con me nel pomeriggio. Ovviamente loro non ne avevano nessuna voglia, per cui, da irreprensibile educatrice quale sono, tentavo di comprarmeli, perché nel contratto madre-figli era contemplata solo la messa festiva. Una messa feriale = un ovetto kinder o una bustina dal giornalaio. Una volta ebbi un rigurgito di serietà, per cui decisi di provare a convincerli senza regalo, spiegando loro quale privilegio sia assistere a una messa, per cui non solo non si ha diritto a nessun regalo, ma anzi è chi è invitato a partecipare che dovrebbe farlo, un regalo.
Da quella finestra del tetto della chiesa entra un raggio fortissimo di Spirito Santo - raccontavo con grande enfasi - e davanti a noi Gesù è di nuovo crocifisso, muore e si spezza per noi, anche se non lo vediamo, e il pane diventa veramentissimamente il suo corpo. I cieli si squarciano, si apre un varco nel tempo. Diventiamo contemporanei di Gesù, e possiamo stare davanti a lui, vivo, in carne ed ossa e sangue. Il racconto era pieno di particolari e serissimo, e le più piccole mi ascoltavano a bocca aperta. [...] Detto in termini da asilo nido, questo è quello che succede davvero. Miliardi di persone in duemila anni hanno creduto questo, alcuni sono morti per affermarlo. Molti episodi riconosciuti dalla scienza lo confermano.
Ovviamente la maggior parte della gente non lo crede, ma i cattolici che cercano di vivere - con tutti i limiti e le cadute - in ragione del proprio battesimo, lo credono. È una cosa che non si può affermare in un salotto televisivo né del mondo, né in un contesto politico, senza rischiare di essere considerati degni di un TSO, però è la nostra fede. L'esercizio di questa fede è tutelato, è un diritto costituzionale, ancora, almeno sulla carta.

ANDARE ALLA MESSA NON È ASSISTERE A UNO SPETTACOLO
A desumere dalla decisione presa dal governo, immagino che nessuno dei membri pensi davvero che questa verità per cui molti martiri sono morti sia una cosa seria - dalla incerta esposizione del presidente Conte sulla Pasqua sarei autorizzata a pensarlo, ma comunque il suo cuore lo conosce solo Dio - altrimenti non avrebbero considerato la messa alla stregua di un qualsiasi assembramento. Andare alla messa non è vedere un film, assistere a una conferenza o uno spettacolo [...] e a differenza della finale di Champions si può svolgere senza che nessuno dei presenti si sfiori.
D'altra parte, i membri del governo sono in buona compagnia: non sono molti, neanche fra i battezzati, a crederlo seriamente. Infatti quella volta che convinsi i miei figli a venire a messa solo per assistere a questo prodigio, invisibile ma vero, quando entrarono nella chiesa quasi vuota, con poche vecchiette che sembravano piuttosto assuefatte alla celebrazione (come spesso capita anche a me, purtroppo), Lavinia, anni due e mezzo, mi chiese: "mamma, ma a lolo non glielo ha spiegato nessuno che sta succedendo? Lo devi spiegale anche a lolo. Diglielo, che è lisolto!"
Insomma, si parla di fase due, riaprono diversi tipi di negozi, le librerie "perché nutrono lo spirito" ma non si parla di riapertura delle messe ai fedeli. Ci sono posti nel mondo dove la gente va a messa a rischio della vita, si vede che c'è davvero qualcosa di grosso, che per qualcuno è molto più di una libreria (non conosco nessuno che sarebbe pronto a morire per leggere un libro di Saviano, per esempio).
Ovviamente il mondo non sa manco cosa sia, una messa. Ho sentito in tv il vaticanista del Fatto dire che alla gente manca la messa perché mancano gli abbracci e il contatto. Devo spiegare anche a lui, con le parole dell'asilo nido, cosa succede in realtà a una messa. Ho sentito i giornalisti di Sky parlare della preghiera del 27 marzo in piazza san Pietro come "la messa del Papa". Non c'è stata alcuna messa in piazza il 27, ma è ovvio che giornalisti e politici per la maggior parte non hanno la minima idea di cosa sia una messa. Con loro non me la prendo, mi dispiace per loro che non sanno cosa si perdono.

PERÒ È COMPITO DEI PASTORI RICORDARLO
Chiedere con tutte le forze che questa cosa preziosissima non ci venga tolta. Spiegare cosa succede, e quanto è fondamentale per noi, chiarendo quanto è diverso parlare al telefono con una persona o vederla dal vivo (se volete vi mando mia figlia, lei lo sa). Il fatto è che la Chiesa è complessata, si vergogna di se stessa, ha paura di essere impopolare o di creare problemi, e sa bene che è accettata solo quando fa del bene, e ne fa tantissimo, più di tutti. Ma non è compresa quando parla di croce e vita eterna e novissimi e sacramenti. È un argomento sconveniente in pubblico, non lo si può mettere a tema.
Quanto alle chiese domestiche che tanti ci dicono che dobbiamo apprezzare grazie alla mancata partecipazione alle messe, è ovvio che la chiesa domestica è la realizzazione quotidiana del sacramento, non è in alternativa a esso, e per quanto mi riguarda non si può vivere senza quello: se uno va a messa mezz'ora, ha il resto del giorno e della notte per pregare dal bagno, dalla cucina, per dare la vita ai propri cari, per amare e fare tutte le cose che ci suggeriscono di fare i sostenitori della sospensione delle messe, come se chi va a messa poi nel resto della giornata si sentisse autorizzato a essere una brutta persona. Al contrario, a me sembra che quando mi allontano dai sacramenti lo sono molto di più, una brutta persona. [...]
Non dico che non possano esistere in via teorica delle condizioni in cui davvero potrebbe essere pericoloso stare in un ambiente chiuso a quattro metri di distanza. Ma una peste che non colpisce nei supermercati dove si toccano le cose toccate da altri, e invece colpisce nelle chiese con le persone distanti come abbiamo visto a San Pietro, non mi pare credibile. [...]

IN SINTESI
Di fronte alla enorme posta in gioco, con le messe, sono assolutamente certa che non ci si sia provato abbastanza, prima di accettare la chiusura ai fedeli. Lo so, mi ripeto, ma ci sono mille accorgimenti che si potrebbero tentare: numero chiuso, prenotazioni online (lasciando dei posti liberi per gli anziani che non hanno internet), messe all'aperto, in strada, in piazza, nei cortili, messe moltiplicate e con brevissime omelie, o nessuna. A San Pietro abbiamo visto alla messa del Papa i fedeli uno per panca (e senza mascherina): non conosco nessuna chiesa nella quale tutte le panche sarebbero occupate, nei giorni feriali. Ci si potrebbe mettere uno ogni 10 panche, ogni 4 nelle più affollate. È un'offesa alla nostra intelligenza e alla realtà proibirle, ed evidentemente chi ha fatto questa richiesta alla Cei non va a una messa feriale da molti decenni.
Quanto a quelle festive, ripeto, facciamo turni, messe multiple, prenotazioni, mascherine, guanti e tutto quello che si vuole. Dubito che non si riuscirebbe ad accogliere tutti, ma nel caso, pazienza, si aspetterebbe la domenica successiva. Una messa festiva ogni due è meglio di niente messe per tre mesi, e voglio essere ottimista.
Sennò ecco, rimane solo un'opzione, visto che a nessuno importa niente dei diritti dei cattolici: che Salvini faccia un energico, fermo e vigoroso appello affinché le chiese rimangano chiuse fino a Natale. È l'unica speranza, riaprirebbero domattina.

Nota di BastaBugie: il 98% dei lettori capirà che l'articolo si conclude su una battuta (che non vogliamo spiegare per non offenderne l'intelligenza). A scanso di equivoci e per evitare che il 2% ci scriva criticando Costanza Miriano che ha citato Salvini, ci teniamo a chiarire che l'autrice dell'articolo non pensa affatto che lui sia la soluzione al problema della possibilità per il popolo di partecipare alle Messe.
Nel seguente video (durata: 2 minuti) dal titolo "Cosa succede durante la Consacrazione" viene mostrato ciò che si può vedere solo con gli occhi della fede.


https://www.youtube.com/watch?v=9_zgiME3UFc

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Fonte: Blog di Costanza Miriano, 16 aprile 2020

7 - L'ISLAM TIFA CORONAVIRUS PER UCCIDERE GLI INFEDELI
Nella Moschea Bianca di Gaza si inneggia alla jihad micro-organica e si ringrazia Allah perché in un solo giorno in Italia vi sono stati 450 morti (eppure di Covid-19 muoiono anche i musulmani)
Autore: Giovanni Sallusti - Fonte: Libero, 25 marzo 2020

Coronavirus akhbar. Ci mancava questa, nelle tetre cronache al tempo del Covid-19: la celebrazione islamica dell'ecatombe. L'applauso maomettano alla pandemia, che ha ora il suo epicentro nella corrotta, cristiana (quando se lo rammenta), infedele Europa. Ed eccolo che risuona direttamente dalla Striscia di Gaza, parole e musica dell'imam Jamil Al-Mutawa, gentiluomo legato a doppio filo ad Hamas. E proprio la tv del gruppo terrorista, per certi compagni nostrani un covo di eroi romantici, ha trasmesso l'illuminato sermone di cotanto leader spirituale tenuto il 20 marzo nella Moschea Bianca di Gaza (il video è poi stato ripreso e tradotto dal Middle East Media Research Institute). «Il virus è un soldato di Allah e sta risparmiando i musulmani» (era il giorno prima che venissero identificati due casi di Coronavirus nella Striscia, ma Al-Mutawa e soci possono sempre concludere si tratti di apostati, e punirli per reo contagio). E per dimostrare l'ortodossia religiosa del virus, l'imam traccia la macabra mappa delle sue scorrerie, gesta che Al Qaeda non aveva raggiunto nemmeno nei sogni più proibiti.

UNA JIHAD MICRO-ORGANICA PIÙ FORTE DI AL QAEDA
«Allah vi ha inviato un solo mujahed che ha colpito 50 Stati americani in un giorno, il 58% della California sarà infettata nei prossimi due mesi». Morte all'America, stavolta ce la facciamo, stavolta l'offensiva viaggia da New York a Los Angeles su goccioline microscopiche, e sante. E subito, a ruota, lo sputo sui cadaveri che si accumulano nelle trincee di quello che oggi è il primo fronte, i nostri cadaveri: «In un solo giorno in Italia vi sono stati 450 morti». «Allah sia lodato».
Evviva, che colpo questa jihad micro-organica, in ventiquattr'ore lascia per terra quattrocentocinquanta occidentali, europei, italiani, bergamaschi, bresciani, piacentini, rallegratevi fratelli, la Spada dell'Islam è diventata la Polmonite interstiziale dell'Islam. E prosegue il suo delirio, l'imam di quella Striscia che l'Unione Europea ha ricoperto negli anni di vagonate di euro, tutti finiti nella disponibilità di simili ambasciatori di pace: «Guardate il deserto nelle strade israeliane. E chi pensate che protegga i fedeli di Al Aqsa? Allah, che preserva dal male i suoi credenti». L'infezione fisica è una prova dell'infezione morale, il virus come ligio esecutore della Sura 2; 191 (tra le altre): «Uccideteli ovunque li incontriate!». Tanto che «anche in Cina ci sono 3.300 infettati», ennesima prova della selezione etno-confessionale del Corona. Mostrando una certa confusione geopolitica, ma una salda ferocia sterminatrice, l'imam invita poi a pregare Allah perché continui a scatenare l'epidemia contro coloro che sostengono il piano di pace dell'amministrazione Trump.

MORTE ALL'AMERICA, A ISRAELE E A TUTTO L'OCCIDENTE
La peste sui reietti che vogliono la pace con Israele, forse nessuno meglio di questo predicatore apparentemente sgangherato ha riassunto la linea distruttiva e millenaristica di Hamas, che sequestra un intero popolo in nome di un'impossibile resa dei conti finale col Nemico ebreo.
Nell'attesa, il popolo medesimo viene tenuto nella miseria e in condizioni igienico-sanitarie precarie, tanto che l'Autorità palestinese (non meno anti-israeliana di Hamas, ma più pragmaticamente attaccata alla propria pelle) nei territori sotto il suo controllo ha chiesto allo Stato ebraico di aprire i varchi, per far passare medici, farmaci, strutture di rianimazione, nel caso il Covid smarrisca la fede in Allah il Misericordioso. Problemi che non sfiorano Jamil Al-Mutawa: all'acme dell'intemerata, il pio uomo agita un telefonino (di sospetta ed eretica produzione occidentale, ma certo è improbabile che qualcuno degli astanti glielo abbia fatto notare) e assicura di aver ricevuto caterve di messaggi documentanti miracolose guarigioni dei pochi palestinesi contagiati. Dio è con noi, e il Coronavirus è il suo nuovo, letale Profeta. Non lo dice qualche sbandato in una bettola di Gaza City, ma una delle massime autorità religiose palestinesi. Vogliono i tempi supplementari dello scontro di civiltà, e stavolta scommettono sul parassita invisibile. Motivo in più per sconfiggerlo.

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Fonte: Libero, 25 marzo 2020

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: LA SETTIMANA SANTA DEI NOSTRI LETTORI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS
È lecito e fruttuoso partecipare alla Messa via streaming, cioè in diretta in internet o televisione?
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 22 aprile 2020

Gentile redazione di BastaBugie,
volentieri raccogliamo l'invito dell'articolo "PASTORI SENZA PALLE" del 15 aprile 2020 di narrare la nostra settimana Santa in quarantena.
L'annuncio del lockdown non ci ha colti di sorpresa. Facendo homeschooling avevamo già provato a perfezionare la nostra routine familiare. Il modello alto che ci eravamo prefissati è la vita dei monasteri benedettini: una regola serve quando si è in tanti in casa, e una regola che armonizza i bisogni dell'anima e del corpo è di sicuro la più adatta anche per noi che monaci non siamo. Non che ci fossimo riusciti, ma averci almeno provato ci ha molto aiutati, infatti i bambini non hanno avvertito scossoni. I tempi dello studio, del riordino, del gioco libero e dei giochi in famiglia, scanditi dal sole e dalla preghiera sono stati la nostra salvezza, perché essendo la nostra solita quotidianità si sono mantenuti anche in quarantena, e non ci sono sembrati nulla di diverso.
Anzi! La mancanza di affari da sbrigare all'esterno e noi genitori impegnati solo in smart working, ci hanno regalato tempo in più per la lettura, per certi lavoretti da fare in casa e sempre rimandati.
La spesa intelligente una volta a settimana è anch'essa un'abitudine. La nostra è sempre una spesa di guerra: poche cose pronte, quasi tutte materie prime da trasformare che si conservano a lungo.
Non avere la TV permette di lasciare fuori di casa le ansie per ciò che succede, mentre abbiamo sfruttato al massimo le risorse gratuite messe in rete per arricchire la quarantena: la nostra scuola a casa ha potuto avvalersi di gite virtuali e approfondimenti come di solito non è.
L'unica mancanza? I sacramenti. O meglio: abbiamo realizzato subito che l'unico sacramento che potevamo vivere era il matrimonio, e ci siamo adoperati per curarlo, sapendo che la reclusione forzata è una prova umanamente difficile. Poi abbiamo insistito dai sacerdoti a noi vicini per poter accedere alla confessione e alla comunione eucaristica ogni volta che è stato possibile, con tutte le precauzioni del caso: abbiamo bisogno di questo sostegno. E non ce ne siamo privati.
La partecipazione alla messa è mancata anche ai bambini, che pure non hanno ancora fatto la prima comunione... per loro abbiamo sfruttato l'opportunità delle messe in tv, ma mai per sostituirla.
Non volevamo dare ai bambini il messaggio "non possiamo andare a messa (che a loro risulta spesso anche noiosa, data l'età), e siamo liberi tutta la domenica"... quindi la messa in tv l'abbiamo sempre vista.
Ma abbiamo ribadito ripetutamente che quella non è messa: si è trattato per noi di un modo per nutrire la nostalgia di Gesù.
Per lo stesso motivo abbiamo evitato le celebrazioni che sono state proposte dai vari siti online, quando ci sembrava che rischiassero di dare ai bambini l'impressione che ci stessimo sostituendo al ruolo del sacerdote: non abbiamo benedetto i rami d'olivo, perché sappiamo di non poterlo fare, non abbiamo fatto liturgie della parola... Ci siamo impegnati invece ad approfondire le devozioni e le benedizioni normalmente concesse al nostro ruolo di laici e genitori: la benedizione dei figli, della tavola, il rosario, la via crucis (preparata insieme e vissuta con devozione nuova).
La nostra settimana santa, insomma, è stata molto intensa, diremmo quasi ricca, ma ci siamo preoccupati di sottolineare continuamente che era povera perché è mancato ciò che da soli non potevamo integrare: una quarantena che è una specie di Sabato Santo, una quaresima che stenta a finire...
Infine, un chiarimento necessario: accorgerci che la nostra vita non è cambiata molto con la quarantena ci ha posto una ulteriore domanda. Mentre in molti si stanno accorgendo dell'importanza dello stare a casa, della famiglia, della preghiera, dello stare insieme... possibile che noi avessimo già raggiunto tutte queste conquiste prima? Possibile che il Signore non abbia da insegnarci nulla in questa prova?
Siamo certi che lo sta facendo: anzi, la nostra preghiera, prima ancora che sulla liberazione dalla pandemia, si sta concentrando proprio su questo, affinché il nostro cuore si apra a comprendere, e non vada perduta questa opportunità.
Il rischio grosso per noi che coltiviamo la vita di fede è di vivere questa prova nell'orgoglio, senza cogliere il passo successivo che Gesù ci chiede.
Margherita

Spettabile redazione di BastaBugie,
in risposta a quanto si richiede alla fine dell'articolo del sacerdote che è stato 15 anni tra i lebbrosi in Madagascar senza paura per le epidemie, vorrei raccontare come l'ho vissuto insieme alla mia famiglia.
Dopo 1 mese di astinenza da confessione ed eucaristia siamo riusciti a "strappare" entrambe la Domenica delle Palme. Il nostro vescovo ha deciso di chiudere tutte le chiese dalla metà di marzo ma di riaprirle temporaneamente in occasione della Settimana Santa. Approfittando quindi di questa breve "riapertura", la Domenica delle Palme siamo entrati in Chiesa per adorare un attimo il Santissimo e dato che il parroco era presente gli abbiamo chiesto se poteva confessarci al volo (ovviamente tutti eravamo in mascherina). A Confessione terminata, lo stesso parroco ci ha chiesto se volevamo ricevere l'eucaristia e noi, quasi increduli di tale regalo, abbiamo immediatamente accettato e, dopo il breve rituale, siamo riusciti a comunicarci.
Ad oggi ovviamente non siamo più riusciti a tornare in Chiesa (tra l'altro di nuovo chiusa), si partecipa alla Messa quotidiana via YouTube in attesa della normalità.
Nel frattempo il mio parroco è stato multato insieme ad una quindicina di fedeli per aver celebrato Messa privata.
Un abbraccio, a presto!
Maurizio

Responsabili del sito di BastaBugie,
siamo una famiglia di 8 persone, io e mia moglie con 6 figli. Quando è stata decisa la sospensione delle Messe con la partecipazione di popolo, abbiamo appreso la notizia con dispiacere. Amando la santa chiesa di Cristo e Cristo stesso ci chiedevamo se non sarebbe stato più giusto adottare più misure di sicurezza (come ad esempio si fa al supermercato) che rendere impossibile la partecipazione dei fedeli alla Santa Messa.
Se abbiamo bisogno del cibo per la salute del corpo, non abbiamo ancor più bisogno di Gesù per la salute della nostra anima? Perché non adottare più misure di sicurezza senza cancellare del tutto l'Eucarestia? Come fedeli siamo molto sconcertati.
Neanche durante l'epidemia di peste sono mai state sospese le Messe! Ci risuonano le parole di Gesù alle orecchie nel vangelo di Luca: "ma quando il figlio dell'uomo tornerà, troverà la Fede sulla terra?".
David

RISPOSTA DEL DIRETTORE

Cari lettori,
dopo il nostro invito a raccontare l'esperienza nella settimana Santa ai tempi del Coronavirus (clicca qui!), molti lettori ci hanno scritto. Tra le varie mail ne abbiamo scelte tre sperando che siano di interesse per i nostri lettori.
Mi sento di commentare un solo aspetto, a mio parere importante: è lecito e fruttuoso partecipare alla Messa via streaming, cioè in diretta in internet o televisione?
A tal proposito nel 2004 la Conferenza Episcopale Italiana diceva nel "Direttorio sulle Comunicazioni sociali nella missione della Chiesa": «Molti momenti della vita liturgica e dell'esperienza religiosa sono oggi oggetto di trasmissioni televisive e radiofoniche e vengono diffusi anche attraverso le reti informatiche con grande utilità per l'esperienza religiosa di tante persone. [...] L'impatto e il ruolo dei mezzi della comunicazione sociale vanno valutati con attenzione, soprattutto in presenza di celebrazioni sacramentali, dove risultano fondamentali la sobrietà delle immagini e la pertinenza del commento. Per la natura e le esigenze dell'atto sacramentale non è possibile equiparare la partecipazione diretta e reale a quella mediata e virtuale, attraverso gli strumenti della comunicazione sociale. Pur rappresentando una forma assai valida di aiuto nella preghiera, soprattutto per chi è malato o impossibilitato a essere presente, in quanto offre la possibilità di unirsi a una Celebrazione eucaristica nel momento in cui essa si svolge in un luogo sacro, va evitata ogni equiparazione».
Ecco, credo che questa conclusione sia importante: va evitata ogni equiparazione tra la Messa partecipata in chiesa e quella seguita tramite i mezzi di comunicazione (radio, televisione, internet). Guardare la Messa non è come parteciparvi di persona. Tra l'altro non assolve il precetto chi, potendo andare alla Messa, la guardasse alla tv o in internet.
Che fare allora in questi momenti in cui è difficile trovare un sacerdote che ci permetta di partecipare alla Messa celebrata a porte chiuse? Beh, intanto chiediamoci se si è fatto di tutto per trovarlo... Poi in caso di risposta negativa, possiamo chiedere almeno i sacramenti, confessione e comunione in primis. Infine possiamo almeno fare una visita al Santissimo Sacramento che è conservato in chiesa nel tabernacolo.
Se poi per aver fatto qualcuna di queste cose dovessimo trovare un poliziotto che applica la legge in modo rigido e anche oltre la lettera della legge? Innanzitutto va chiarito che non si rischia nulla dal punto di vista penale. Pagare una multa (tra l'altro con lo sconto del 30% se si paga entro 5 giorni) non è nulla, se si considera che in alcune parti del mondo i cristiani rischiano anche oggi la loro vita.
Vorrei concludere con un esempio (tratto da un articolo di Giovanni Marcotullio pubblicato da Aleteia il 23 marzo 2020) per capire l'enorme differenza tra la Messa in chiesa e quella seguita in televisione:
Si potrebbero fare molti esempi concreti, ma per brevità ne faremo uno solo accessibile a tutti. Il cinema. Prendiamo un bel film, qualcosa che ci abbia scossi e commossi, o spaventati e indignati: esso è un prodotto sapientemente confezionato che compone sceneggiature, musiche, luci, fotografia e mille altre cose che non possono rendere la bellezza e la forza dell'insieme. Tale è anche la celebrazione liturgica (ogni singola celebrazione).
Ora, immaginate che esca al cinema quel film che volevate tanto vedere ma che proprio non potete andare a godervi: vi è appena nato un figlio o vi è venuto il morbillo... insomma dovete stare a casa. Un vostro amico va e vi propone: «Se vuoi, sistemo il cellulare sul sedile davanti al mio e ti faccio uno streaming». Voi ringrazierete ma ovviamente direte di no. Per non incomodare l'amico? Pure, ma soprattutto perché non è lo stesso, e anzi temete di sciuparvi la visione del film. Dite che effettivamente direste così, ma per la sola ragione che la ripresa sarebbe poco nitida e l'audio sfocato? No, non è così e ve ne rendete conto quando riportano sul grande schermo qualche gran film e voi correte a vederlo in sala malgrado ne abbiate il dvd restaurato in soggiorno: è in occasioni come quella che ci rendiamo conto di come anche il migliore degli home theatre non è che un surrogato. «Ah, sembra di essere al cinema!», direte finalmente accomodandovi davanti al grande-piccolo schermo. «Sembra! - chioserebbe la mia figlia duenne -: ma non è!».


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Fonte: Redazione di BastaBugie, 22 aprile 2020

9 - OMELIA III DOM. DI PASQUA - ANNO A (Lc 24,13-35)
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Nel cammino della nostra vita, Gesù si fa incontro a noi e ci accompagna. Tante volte, come i discepoli di Emmaus, anche noi non ci accorgiamo di questa presenza così silenziosa al nostro fianco. Gesù cammina con noi e ci indica la strada da percorrere; allora si realizzano quelle stupende parole che abbiamo ascoltato al Salmo responsoriale: «Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 15,11).
Lungo questo sentiero, Gesù ci sostiene con la sua Parola e con l'Eucaristia. Il Vangelo di questa domenica mette in evidenza queste due luci che devono illuminare il nostro cammino. Prima di tutto, il Signore «spiegò loro [ai discepoli] in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27); e, infine, «quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro» (Lc 24,30). Questo pane spezzato è l'Eucaristia, è il Corpo di Cristo che si fa nostro cibo nel pellegrinaggio di questa vita.
Queste due luci, quella della Scrittura e quella dell'Eucaristia, risplendono nella celebrazione della Santa Messa. Ogni cristiano, per camminare con Gesù lungo il cammino di questa vita, deve partecipare fedelmente alla Messa domenicale e, se ne comprende pienamente l'importanza, sentirà il desiderio di parteciparvi anche più spesso, magari ogni giorno. La Santa Messa è un dono grandissimo che ci consentirà di attingere energie sempre nuove per continuare il cammino che ci conduce al Cielo.
La prima parte della Messa, chiamata liturgia della Parola, è dedicata alla lettura e alla spiegazione della Sacra Scrittura; la seconda parte, chiamata liturgia eucaristica, riguarda invece il Mistero del Corpo e del Sangue di Cristo. La spiegazione della Parola di Dio ci prepara a partecipare degnamente al Sacrificio eucaristico e a ricevere la Comunione.
Nel brano del Vangelo ci sono dei passaggi molto belli. Innanzitutto, è Gesù che si avvicina ai discepoli e che inizia a camminare con loro. «Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo» (Lc 24,16). Eppure, conversando con quello sconosciuto viandante, i due discepoli si sentivano attratti da quella parola così profonda e convincente, che spiegava loro le profezie dell'Antico Testamento, al punto che, alla fine, essi si dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32).
C'è un altro particolare molto bello: i due discepoli invitano Gesù a fermarsi da loro, poiché era ormai sera: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto» (Lc 24,29). Essi pensavano di accogliere un viandante e invece accolsero il Signore. Ogni volta che benefichiamo un povero, benefichiamo il Signore. Tutto ciò che avremo fatto a un bisognoso lo avremo fatto a Gesù.
I due discepoli erano tristi e delusi perché speravano che Gesù liberasse Israele dal giogo del dominio straniero. Non avevano ancora compreso la vera missione del Messia che era quella di liberare l'uomo dal peccato. Ecco allora che dissero allo sconosciuto viandante: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele» (Lc 24,21). I due discepoli pensavano che con la morte in croce fosse tutto finito e che Gesù avesse fallito completamente. Essi non credevano ancora alla Risurrezione e non avevano compreso che Gesù ci aveva salvati proprio con il suo Sacrificio sulla croce. Ma, allo spezzare del pane, «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (Lc 24,31). Prima che Gesù "spezzasse il pane", i loro occhi erano incapaci di riconoscere il Signore e la loro mente era chiusa e non comprendeva la missione spirituale per la quale il Signore era morto in croce. Ma dopo vi fu un completo capovolgimento, e anche i due discepoli divennero testimoni della Risurrezione e quindi annunciatori del Vangelo. Fortificati dall'incontro con il Signore Risorto e dalla successiva discesa dello Spirito Santo, gli Apostoli si misero a predicare alle genti, annunziando ciò di cui furono i testimoni. «Non era possibile - affermò san Pietro nel giorno della Pentecoste - che questa [la morte] lo tenesse in suo potere» (At 2,24). Inoltre, nella seconda lettura, san Pietro ci fa comprendere chiaramente il valore redentivo della morte di Gesù in croce, quando parla del Signore risorto come dell'«Agnello senza difetti e senza macchia [...] predestinato già prima della fondazione del mondo» (1Pt 1,19-20). Il primo degli Apostoli afferma con forza che noi siamo stati liberati dal peccato con il Sangue prezioso di quest'Agnello immacolato.
Le parole di san Pietro si collegano chiaramente all'Antico Testamento, precisamente al libro dell'Esodo, quando, per ordine di Dio, Mosè diede le disposizioni per come celebrare la Pasqua. Egli, come abbiamo meditato per il "Giovedì Santo", prescrisse di immolare un agnello per famiglia e di segnare con il suo sangue gli stipiti delle porte (cf Es 12). Con le parole di san Pietro abbiamo la conferma che è proprio Lui, il Signore, ad essere questo Agnello senza difetti, immolato sulla croce per la nostra salvezza, e poi risorto in modo glorioso.
Al termine di questa omelia, possiamo ora trarre una importante risoluzione per la vita di ogni giorno. Dobbiamo proporci di partecipare con più frequenza alla Messa e, se già vi prendiamo parte ogni giorno, di migliorare le nostre disposizioni. Anche noi, come i discepoli di Emmaus, riconosceremo il Signore, ascoltando la sua Parola e nutrendoci del suo Corpo e del suo Sangue. Ma, per arrivare a tanto, la nostra partecipazione dovrà essere attenta e devota, pensando bene a quello che stiamo vivendo in quel momento.
Seguiamo l'esempio di san Francesco d'Assisi, il quale «ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore» (FF 789). Egli «si comunicava spesso e con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri» (ivi). Infine, riferendosi all'importanza della Messa, così scrisse: «L'umanità trepidi, l'universo intero tremi, e il cielo esulti, quando sull'altare, nelle mani del sacerdote, è il Cristo figlio di Dio vivo» (FF 221).
La Messa è il momento più importante della nostra giornata e di tutta la nostra vita. Non sciupiamo una grazia così grande con una partecipazione fredda e distratta.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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