BastaBugie n°666 del 27 maggio 2020

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1 LA LOBBY GAY SOVVERTE L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SULLA SESSUALITA'
Avvenire, il cardinale Zuppi e l'editrice San Paolo cancellano la differenza tra orientamento e atti gay, spingendosi fino al riconoscimento delle unioni civili
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 DICI ''PER FORTUNA'' O ''GRAZIE A DIO''?
Chi si appella a Dio, legge la realtà come razionalità, cioè qualcosa che rientra in un progetto più grande, anche se non immediatamente comprensibile (impariamo da Seneca e Bach)
Fonte: I Tre Sentieri
3 LA STORIA DI BEN HUR (e Gesù) IN CARTONE ANIMATO
Per passare una piacevole serata con i figli si può vedere su YouTube il quarto adattamento cinematografico del romanzo di Lew Wallace (VIDEO: Ben Hur del 2003)
Fonte: Wikipedia
4 SANTA GIOVANNA D'ARCO, PATRONA DELLA FRANCIA
La vittoria militare della pulzella d'Orléans fu un prodigioso evento storico, umanamente inspiegabile (VIDEO: L'avventura di Giovanna d'Arco)
Autore: Maddalena della Somaglia - Fonte: Radici Cristiane
5 LE MASCHERE CADUTE GRAZIE AL CORONAVIRUS
Un governo incapace e inconcludente, i limiti della scienza, il dogmatismo del pensiero unico, la distruzione della classe dirigente, la religione peace and love
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera
6 LO STATO UTILIZZA IL CORONAVIRUS PER STRANGOLARE LE SCUOLE PARITARIE
Il Coronavirus viene utilizzato dallo Stato per una svolta sempre più totalitaria: conviene puntare sulle scuole parentali e sull'homeschooling
Autore: Riccardo Cascioli e Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SI PROSTRA ALLA CINA
L'inchiesta ''indipendente'' sull'origine e la gestione del Coronavirus è una truffa: non si parla di inchiesta, né si fa riferimento alla Cina o a Wuhan
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 LA COMUNIONE CON I GUANTI E SULLE MANI E' UN ABUSO LITURGICO (ED INOLTRE E' MENO IGIENICO)
Nessuno deve comunicarsi in una modalità che la sua coscienza non accetta (la maggior parte dei fedeli e dei sacerdoti che cadono in errore sono in buona fede... per questo vanno rispettati e bisogna pregare per loro)
Fonte: Corrispondenza Romana
9 OMELIA PENTECOSTE - ANNO A (Gv 20,19-23)
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA LOBBY GAY SOVVERTE L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SULLA SESSUALITA'
Avvenire, il cardinale Zuppi e l'editrice San Paolo cancellano la differenza tra orientamento e atti gay, spingendosi fino al riconoscimento delle unioni civili
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-05-2020

Avvenire che guida la crociata catto-gay. Ormai non fa più neanche notizia. Però aprire una pagina del giornale della Conferenza Episcopale Italiana e trovare il titolone "Zuppi: gli omosessuali? La diversità è ricchezza", fa sempre un certo effetto, anche perché si tratta di un'affermazione che implica quasi una necessità dell'omosessualità, visto che senza saremmo più poveri. Il che contrasta in modo piuttosto evidente con il Catechismo della Chiesa cattolica e con tutta la tradizione. Basti ricordare che il Catechismo indica la sodomia tra i quattro «peccati che gridano verso il cielo», linguaggio modernizzato rispetto a «peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio», in uso precedentemente.
A veder bene la pagina in questione, c'è però di più: le affermazioni dell'arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi, sono parte della prefazione-intervista al libro del giornalista di Avvenire Luciano Moia (che della crociata catto-gay ha fatto una ragione di vita) dal titolo "Chiesa e omosessualità. Un'inchiesta alla luce del magistero di papa Francesco". Nel libro, viene spiegato, trovano spazio una serie di interviste realizzate dall'inserto di Avvenire "Noi, famiglia e vita" a cavallo tra il 2018 e il 2019, che spingono ovviamente tutte dalla stessa parte. E a mettere il sigillo dell'autorità c'è anche la prefazione del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Dunque, non si tratta del lavoro frutto di un interesse personale di un giornalista, ma una vera e propria operazione che catalizza attorno all'organo ufficiale della CEI teologi, psicologi, un cardinale considerato nella manica del Papa e dato per prossimo presidente della CEI, e l'editrice San Paolo, ovvero un pilastro dell'editoria cattolica.
Ad ogni modo l'intervista al cardinale Zuppi è sufficiente per mettere in evidenza le menzogne e ambiguità che un certo clericalismo usa per promuovere gli stili di vita omosessuali. Del resto, ricordiamo, il cardinale Zuppi aveva già firmato la prefazione al libro di padre James Martin "Un ponte da costruire - Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt", un vero e proprio manifesto dell'omosessualismo (sedicente) cattolico.

UNA CHIARA MENZOGNA
Prima questione: si dà l'idea che fino ad Amoris Laetitia l'unico atteggiamento della Chiesa nei confronti delle persone con tendenza omosessuale fosse di condanna ed emarginazione. Poi, finalmente, l'avvento della Chiesa di Francesco ha cambiato tutto, guardando alle persone e non a regole astratte. Questa è una chiara menzogna, funzionale all'agenda che si vuole perseguire. Nel Catechismo  della Chiesa cattolica, ad esempio, si fa una chiara distinzione tra la persona che presenta certe tendenze e gli atti omosessuali. Ma è proprio questa distinzione che si vuol far sparire, così che l'accoglienza della persona diventa prima tolleranza e poi accettazione anche degli atti.
Si deve al proposito ricordare il preciso e dettagliato documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (firmato dall'allora prefetto cardinale Joseph Ratzinger) «sulla cura pastorale delle persone omosessuali», datato 1° ottobre 1986, testimonianza di un'attenzione al tema delle persone con tale tendenza. Non per niente Gionata, il principale portale internet dei gruppi Lgbt cattolici, lo definisce «famigerato», proprio perché nella comprensione per le persone non è compresa l'accettazione degli atti omosessuali.
E non per niente Avvenire non cita mai questo documento, forse anche perché vi è una denuncia esplicita di una lobby gay all'interno della Chiesa che ha come obiettivo il sovvertimento dell'insegnamento della Chiesa in materia di morale sessuale. Una fotografia precisa di quel che è il giornale della CEI.
Dunque, l'attenzione pastorale alle persone con tendenze omosessuali c'è ben prima dell'attuale pontificato. Quello che cambia con Amoris Laetitia è invece il giudizio sugli atti omosessuali, nel senso che si apre una possibilità alla loro accettazione, come dimostra l'attivismo di Moia e di Avvenire per promuovere l'omosessualità.

ERRORI DOTTRINALI, PASTORALI E GIURIDICI
Seconda questione: nella concezione espressa da Zuppi e Moia non esiste una verità oggettiva, tutto dipende dal contesto e dalla storia personale. E la volontà di Dio diventa ad personam. «Quella di Dio, infatti, è una Volontà incarnata nella storia della persona, è la Sua volontà che compie la nostra», dice l'arcivescovo di Bologna, e aggiunge: «La pienezza della volontà di Dio per una persona non è la stessa per altre». La conseguenza pratica di tale impostazione è che la consumazione di atti omosessuali può essere peccato per Tizio ma può essere vocazione per Caio. L'importante è «entrare in relazione con Dio», dice Zuppi. Ma la domanda ovvia che sorge è questa: perché questo criterio soggettivista dovrebbe valere soltanto per l'omosessualità? Solo per restare nel campo degli orientamenti sessuali, perché non dovrebbe applicarsi anche alla pedofilia, o alla zoofilia e via dicendo?
Terza questione: questo presunto grande senso di accoglienza e misericordia che si ostenta quando si parla di omosessuali, in realtà ignora proprio la realtà delle persone che vivono questa condizione, con i loro disagi, fragilità ed esigenze. E molto spesso il desiderio di ritrovare una sessualità secondo natura. Si assumono invece gli argomenti del movimento Lgbt che rivendica l'omosessualità e la transessualità come varianti naturali della sessualità e quindi la loro piena legittimazione, attribuendo all'omofobia dell'ambiente circostante l'eventuale disagio dei singoli. Non c'è assolutamente attenzione alle persone in questa campagna condotta nella Chiesa, c'è ascolto soltanto delle rivendicazioni "sindacali" di gruppi ideologicamente organizzati.
Quarta questione: è ovvio che la logica conseguenza di questa impostazione porta alla legittimazione delle unioni gay. Niente di nuovo, in diverse parti d'Europa - e anche in Italia - abbiamo visto preti e vescovi sostenere la necessità di una liturgia per le coppie gay. A domanda precisa, il cardinale Zuppi è stato prudente, sostenendo che si può accogliere anche senza «giustificare», ma più che la risposta fumosa del cardinale è importante il modo in cui Moia introduce l'argomento che lascia intendere chiaramente quale sia l'indirizzo del giornale. Del resto era stato lo stesso direttore di Avvenire al tempo della legge Cirinnà a sostenere che le unioni omosessuali stabili costituiscono un bene per la società.
Nessuno dunque si stupisca del passo successivo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-05-2020

2 - DICI ''PER FORTUNA'' O ''GRAZIE A DIO''?
Chi si appella a Dio, legge la realtà come razionalità, cioè qualcosa che rientra in un progetto più grande, anche se non immediatamente comprensibile (impariamo da Seneca e Bach)
Fonte I Tre Sentieri, 26 aprile 2020

Nelle Lettere a Lucilio Seneca scrive: "Uomo buono, senza Dio, non è nessuno: nessuno può senza l'aiuto di Dio innalzarsi sopra la fortuna".
Dunque, il famoso scrittore latino dice che senza Dio non ci si può innalzare sopra la fortuna. Cosa significa "innalzarsi sopra la fortuna"?
Significa poter vincere la sorte. Quella sorte che sovrasta irrazionalmente, senza un perché, senza un significato, senza una ragione che la renda credibile e quindi accettabile.
È la fortuna come fattore imponderabile o come decisione già precostituita, cioè già decisa, che inevitabilmente costringe in tutto ciò che accade o che accadrà.
Chi invece si rimette a Dio - dice Seneca - ha la possibilità di oltrepassare la fortuna, di mettersi in un certo qual modo al di sopra dell'ineluttabilità degli eventi, di poter addirittura dominare gli eventi.
Tutto questo per dire cosa? Per dire quanto siamo caduti in basso ...e tutto a discapito della nostra intelligenza. Oggi si sente continuamente l'espressione per fortuna! Mi è andata bene... per fortuna! Sono guarito... per fortuna! Ho risolto questo problema... per fortuna!
Invece le nostre nonne non si sognavano affatto di dire per fortuna! Piuttosto dicevano: ringraziando Dio! Ringraziando Dio, mi è andata bene. Ringraziando Dio, sono guarita. Ringraziando Dio, ho risolto questo problema.
L'alternativa fortuna-Dio non è un'alternativa di poco conto. E' piuttosto un'alternativa tra due modi d'intendere il reale. Da una parte, appellandosi alla fortuna,  si legge la realtà come puro non-senso, come caos, come - appunto - fortuità. Dall'altra, appellandosi a Dio, si legge la realtà come logos, come razionalità, come qualcosa che rientra in un progetto più grande, anche se non immediatamente comprensibile.
Da una parte, con la fortuna, vi è la resa dell'intelligenza; dall'altra, con Dio, vi è il desiderio di intelleggere (cioè leggere dentro) il reale, di renderlo cioè ragionevole, comprensibile, appunto: intellegibile.
I fatti del mondo, i fatti della vita, tutto ciò che esiste e accade e si pone dinanzi, non sono tessere che fortuitamente e caoticamente si legano fra loro senza che ne venga fuori un mosaico comprensibile. No, sono piuttosto come le singole note che, messe insieme con ordine, danno l'armonia della musica.
E, proprio a proposito della musica, il grande Johan Sebastian Bach soleva dire: "Io suono le note come sono scritte, ma è Dio che fa la musica". Appunto: Dio fa la musica, non la fortuna.
Ma Bach non era stupido... era intelligente.

Fonte: I Tre Sentieri, 26 aprile 2020

3 - LA STORIA DI BEN HUR (e Gesù) IN CARTONE ANIMATO
Per passare una piacevole serata con i figli si può vedere su YouTube il quarto adattamento cinematografico del romanzo di Lew Wallace (VIDEO: Ben Hur del 2003)
Fonte Wikipedia

Ben Hur è un film d'animazione del 2003 basato sul romanzo Ben-Hur: Una storia del Cristo, di Lew Wallace.
È il quarto adattamento cinematografico del romanzo. La società di produzione di Charlton Heston, Agamemnon Films, ha prodotto questa versione animata diretta del film, con Heston stesso che dà voce al personaggio del titolo. Heston aveva vinto un Academy Award per aver giocato lo stesso ruolo nella versione del 1959.
La versione animata racconta la stessa storia del film del 1959, con alcune differenze. La storia inizia con Baldassarre che aspetta nel deserto l'arrivo di Melchiorre e Gasparre per un viaggio a Betlemme.
La storia di Ben Hur avviene 30 anni dopo la nascita di Cristo. A differenza delle versioni 1925 e 1959, viene mostrato il volto di Gesù e le sue parole vengono ascoltate in questo film.
Il personaggio di Messala è diverso dal film del 1959. Apparendo zoppo, si avvicina a Ben-Hur per il perdono e si unisce alla famiglia di Ben-Hur e a Baldassarre per testimoniare la passione di Gesù.
Ben-Hur dà acqua a Gesù sulla via del Calvario. Mentre Gesù muore, Ben-Hur e la sua famiglia, con Baldassarre, Messala e Esther, stringono le mani in preghiera.
Miracoli si verificano quando Gesù guarisce la famiglia di lebbra di Ben-Hur e permette a Messala di camminare di nuovo. Si avvicina alla croce ringraziando Gesù per il miracolo.
Alla fine del film Maria Maddalena vede Gesù uscire dalla tomba e salire in cielo, promettendo agli apostoli di predicare il Vangelo. Ben-Hur, sposato da Esther, condivide con i suoi figli la sua storia e la fede in Gesù.

Nota di BastaBugie: qui sotto puoi vedere la versione integrale del cartone animato dal titolo "Ben Hur" (durata: 80 minuti), ovviamente in italiano.


https://www.youtube.com/watch?v=spDwzGgxgzc

Fonte: Wikipedia

4 - SANTA GIOVANNA D'ARCO, PATRONA DELLA FRANCIA
La vittoria militare della pulzella d'Orléans fu un prodigioso evento storico, umanamente inspiegabile (VIDEO: L'avventura di Giovanna d'Arco)
Autore: Maddalena della Somaglia - Fonte: Radici Cristiane, novembre 2005 (n.9)

Nell'infierire della Guerra dei Cento Anni, quando le sorti della Francia sono ormai praticamente segnate dalla lenta ma costante penetrazione inglese, ecco che una sconosciuta ragazza diciassettenne della Lorena si presenta alla Corte del Delfino di Francia, Carlo di Valois, assicurando che ella ha ricevuto da Dio il compito di salvare il suo Paese e di farlo incoronare Re.
Era il 1412 quando la piccola Giovanna nasce a Domrémy, un piccolo villaggio della campagna francese. Dalla madre riceve le prime nozioni di catechismo.. La sua vita trascorre come quella di tutte le altre fanciulle del villaggio fino all'età di tredici anni, quando un misterioso cambiamento si opera in lei.
È il 1425, la Guerra dei Cento Anni, iniziata nel 1326, entrava nella sua ultima fase. Gli Inglesi, appoggiati dal Duca di Borgogna Filippo il Buono, erano ormai padroni di quasi tutta la Francia. Carlo VI, il re divenuto folle, muore nel 1422 ; il figlio, Carlo VII, pretendente al Trono di Francia, non controlla che le regioni a sud della Loira. Il Paese è ormai logorato da anni di guerre, di furti, di miserie. La popolazione è stremata e gli inglesi ne approfittano per porre sotto assedio Orléans, la porta per oltrepassare la Loira e conquistare anche il sud della Francia.
La piccola Giovanna ode delle voci che la chiamano: sono le voci di san Michele Arcangelo, di santa Margherita e di santa Caterina che le ripetono continuamente che Dio le chiede di salvare il Regno di Francia, liberare Orléans assediata e riconsegnare la corona allo sfortunato pretendente Carlo VII.
Giovanna non parla a nessuno di quanto succede in lei e cerca anche di schermirsi davanti all'insistenza delle voci, additando la sua miseria e la sua incapacità a portare a termine una tale missione. Ma esse continuano ripetutamente per tre anni.

UN RAGGIO DI SPERANZA
Piegandosi allora alla volontà di Dio e certa che con il Suo aiuto ella porterà a termine la missione affidatale, senza avvisare neanche i genitori, Giovanna lascia il suo villaggio per recarsi a Chinon dove il Delfino e la sua corte avevano trovato rifugio.
Sicura delle indicazioni ricevute da san Michele, non teme un rifiuto di Carlo il quale, con grande meraviglia di tutta la corte, riceve l'umile contadina che si dice portatrice di un messaggio celeste: «Gentile Delfino, mi chiamo Giovanna la Pulzella, e il Re dei cieli attraverso me le fa dire che Ella sarà incoronato nella città di Reims e sarà luogotenente del Re dei cieli che è vero Re di Francia».
Finalmente un raggio di speranza in un'atmosfera ormai rassegnata dove regnava la certezza della sconfitta. Pieni di entusiasmo, i volontari arrivavano da tutte le parti. Giovanna, indossata un'armatura da vero condottiero e stringendo forte il suo nuovo stendardo con l'effigie del Creatore, parte con un piccolo esercito alla volta di Orléans.
La città era assediata dal 12 ottobre 1428. Gli abitanti erano allo stremo essendo ormai scarsi i viveri. Il 29 aprile, Giovanna, con un gruppo di soldati, penetra nella città attraverso la porta di Borgogna. L'accoglienza è trionfale: tutti parlano dei miracoli avvenuti durante il percorso e dei venti che, in seguito alle preghiere della Pulzella, cambiano direzione per facilitare l'approvvigionamento della città.
Il 6 maggio di buon mattino, dopo aver ascoltato la Santa Messa, Giovanna sferra il primo attacco. Tre giorni saranno necessari ad obbligare gli inglesi alla ritirata: la sera dell'8 una solenne processione con in testa la Pulzella, entra nella cattedrale di Orléans per rendere grazie dell'avvenuta liberazione.
Raggiunto il Delfino nel castello di Loches, Giovanna e il suo esercito partono per Reims. Lungo la strada riesce a liberare varie cittadine dall'occupazione inglese ma mai, ci dice lo storico Georges Bordonove, Giovanna si vantava delle sue vittorie. Giovanna e il Delfino giungono finalmente a Reims la sera del 16 giugno 1429 quando tutto è già pronto per la cerimonia dell'indomani. Per lei è il suo giorno di gloria. In piedi con in mano lo stendardo, assiste immobile accanto a Carlo per tutto il tempo dell'incoronazione che dura «dall'ora terza fino ai vespri».
Subito dopo la consacrazione, Giovanna si inginocchia davanti al suo Re e baciandogli i piedi gli si rivolge piangendo: «Gentile Re, adesso è compiuto il desiderio di Dio che voleva che io togliessi l'assedio a Orléans e che vi portassi in questa città di Reims per ricevervi la vostra vera e santa incoronazione, dimostrando che siete vero re e colui al quale il regno deve appartenere».

LA CATTURA E IL PROCESSO
Dopo Reims, bisognava adesso dirigersi verso Parigi per liberarla. Ma Carlo VII, ormai Re, è convinto di poter fare a meno dei consigli della Pulzella e ordina l'arresto delle truppe. Nel frattempo il Duca di Borgogna attacca la cittadina di Compiègne la quale, assediata, chiama in aiuto la Pulzella. Giovanna corre in suo soccorso ma lì, sotto le mura, viene catturata il 23 maggio 1430.
Tra le accuse, bisognava innanzi tutto provare che il Re di Francia era stato incoronato per gli artefìci di una strega, o comunque di un'eretica. Si rendeva dunque necessario ottenere delle "buone e convincenti" confessioni da parte di Giovanna che dichiarasse ufficialmente non essere un'inviata del Signore ma una creatura demoniaca; che le sue vittorie erano frutto di malefici; che le "voci" non erano mai esistite... allora sarebbe stato evidente per tutti che Carlo VII non aveva ricevuto la corona da Dio ma dal demonio e nessuno lo avrebbe più riconosciuto come Re.
Tutto era stato previsto fuorché la resistenza di Giovanna: a tutte le domande più insidiose, agli estenuanti interrogatori, ella rispondeva sempre con calma, senza mai perdere il controllo della situazione. Più che difendersi, attaccava i suoi accusatori. Viene allora minacciata di tortura. Ma anche lì lei non cede. Il processo si trascina fino ad arrivare al mese di marzo: i giudici non riescono a trovare prove che la renderebbero rea di eresia.
L'ingiusta condanna segue il suo corso. Giovanna viene condotta al supplizio. Chiede di poter ricevere l'Eucarestia e ciò le viene concesso dallo stesso Cauchon. Legata sul rogo, implora frà Isambart de La Pierre, di portarle un crocefisso e di tenerlo dritto davanti ai suoi occhi affinché non lo perdesse mai di vista.
«Bruciando tra le fiamme - ci racconta questo testimone - non cessò un attimo di chiamare e confessare ad alta voce il santo nome di Gesù». Il boia inglese attestò che il cuore di Giovanna rimase intatto sulle ceneri ma, su richiesta del conte di Warwich, venne buttato nella Senna per evitare che se ne facessero delle reliquie. Il suo sacrificio non fu inutile, anzi esaltò il coraggio dell'esercito francese e di Carlo VII. Qualche anno dopo la Normandia venne conquistata e Parigi liberata.
Patrona di Francia e di tutti i soldati, quest'umile fanciulla piena di fede e di abbandono alla Divina Provvidenza, cambierà le sorti della Francia e dell'Europa intera mostrando come, corrispondendo alla Grazia, anche le imprese più straordinarie, le missioni più inverosimili si possono realizzare.

Nota di BastaBugie: il miglior film su Giovanna d'Arco fu quello di Victor Fleming del 1948 con protagonista Ingrid Bergman. Se vuoi, puoi approfondirlo su Film Garantiti, clicca qui!
Nel seguente video (durata: 31 minuti) dal titolo "Giovanna d'Arco" don Stefano Bimbi racconta non solo la vicenda storica della pulzella d'Orleans, ma anche come questa ha ispirato la vita dei santi.


https://www.youtube.com/watch?v=ry8bGhCPUDA

Fonte: Radici Cristiane, novembre 2005 (n.9)

5 - LE MASCHERE CADUTE GRAZIE AL CORONAVIRUS
Un governo incapace e inconcludente, i limiti della scienza, il dogmatismo del pensiero unico, la distruzione della classe dirigente, la religione peace and love
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera, 13 Maggio 2020

La pandemia da coronavirus ci ha portato sofferenza e disagi, ma ha contribuito a fare cadere alcune maschere.

1) UN GOVERNO INCAPACE E INCONCLUDENTE
Una maschera caduta è quella dell'azione di governo come siamo ormai abituati a vederla all'opera da parecchi anni: la politica delle dichiarazioni superficiali, del litigio continuo e senza costrutto, della campagna elettorale permanente, del teatrino buono per i talk show televisivi ma del tutto fatuo e inconcludente.
Di fronte a una situazione di allarme, per le singole persone e la collettività, l'apparato di governo si è mostrato per ciò che è veramente: un teatrino, appunto, un fondale di cartapesta davanti al quale le scialbe figure degli attori recitano la commedia della lotta per il potere ignorando totalmente le autentiche funzioni di governo, cioè di gestione della cosa pubblica.
Che cosa deve fare un governo se non operare per garantire la sicurezza dei cittadini? E che cosa deve fare per garantire la sicurezza se non conoscere la realtà, programmare per dare al paese solide basi e tenersi pronto a fronteggiare le crisi?
In questo caso invece abbiamo assistito al dramma di un governo sprovveduto, che di fronte alla situazione di crisi non ha potuto fare altro che annaspare come il naufrago in mezzo al mare. Nessuno, a quanto risulta, aveva preparato alcunché per fronteggiare il rischio imminente, eppure le avvisaglie c'erano state. E i cosiddetti servizi di intelligence? E le cosiddette strategie per l'emergenza? Le unità di crisi? Nulla di nulla. Un medico, il professor Pasquale Bacco, che ha condotto uno studio sulla diffusione del coronavirus in Italia, ha riferito di aver avvisato le autorità già nel mese di ottobre 2019, ma le sue segnalazioni non furono tenute in considerazione.
La "strategia" adottata è stata il lock down, il bloccare tutto, il rintanarsi. La più semplice e immediata. Come l'uomo primitivo che correva a rifugiarsi nella caverna per sfuggire all'animale feroce. La qualità di un governo si vede nei momenti di difficoltà, e ciò che noi abbiamo visto è l'inesistenza di un governo nel senso pieno della parola. Infatti, si è messo nelle mani di un comitato tecnico-scientifico. Cioè è venuto meno al suo compito e ha delegato la responsabilità di governo, e dunque decisionale, a un organismo non politico.

2) I LIMITI DELLA SCIENZA
Un'altra maschera caduta è proprio quella della scienza come panacea, come grande risolutrice di ogni problema. È caduta la maschera della scienza come risposta certa, come Verità assoluta e incontrovertibile. Fanno pensare le parole di un politico italiano che dalle colonne di un grande quotidiano ha accusato gli scienziati di saper fornire alla questione del coronavirus solo ipotesi e nessuna soluzione. "Dovete darci risposte certe!" ha strillato il politico, mettendo così in risalto la sua profonda ignoranza circa la natura della scienza.
Con onestà, gli scienziati seri ammettono che di fronte a un problema nuovo loro possono solo mettersi a studiare, confrontando i dati e verificando ipotesi. Le risposte, se mai arriveranno, saranno il frutto di questo lungo e paziente lavoro. La scienza sa soprattutto di non sapere e per dare risposte, comunque relative, ha bisogno di verifiche. La scienza non ha la bacchetta magica.

3) IL DOGMATISMO DEL PENSIERO UNICO
Un'altra maschera caduta è quella dei falsi amici della libertà, i quali, di fronte a una situazione complicata e pericolosa come l'attuale, non sanno fare altro che mettere la museruola a chi non la pensa come loro, a chi non si lascia convincere dalle spiegazioni date per certe, a chi non si adegua al pensiero dominante. Questi nemici della libertà li stiamo vedendo all'opera. Organizzano strutture contro quelle che loro proclamano essere fake news e pretendono di stabilire dall'alto che cosa è vero e che cosa è falso, mortificando sul nascere ogni forma di confronto e bollando come provocatore chi non si accontenta della narrativa che va per la maggiore. Prima della situazione di pericolo questi signori si riempivano la bocca con inni demagogici alla democrazia e alla libertà, ma ora, di fronte a una situazione oggettivamente difficile, si rivelano per ciò che sono: censori e inquisitori da strapazzo (dico da strapazzo perché gli inquisitori veri, per lo meno, avevano studiato).
A proposito di informazione, una maschera caduta è quella del giornalismo che dice di essere dalla parte del cittadino, ma in realtà fa del terrorismo psicologico. Parla di servizio ma, cedendo al sensazionalismo, spaventa il pubblico. È quel giornalismo che si compiace della situazione di allarme e la alimenta, anche perché ne trae beneficio in termini di ascolti e copie vendute. Invece di aiutare le persone a condurre un'analisi razionale della situazione, punta tutto sull'emotività.

4) LA DISTRUZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE
Un'altra maschera caduta è quella della cosiddetta classe dirigente, che in Italia non c'è più o è ridotta al lumicino. Non ci sono persone in grado non solo di organizzare, ma, prima ancora, di pensare, di inquadrare un problema in una prospettiva e di fare veramente l'interesse nazionale. Abbiamo solo conventicole, le une contro le altre, incapaci di una visione ampia e lungimirante. E la mancanza di classe dirigente è il risultato di anni e anni di massacro operato nella scuola, nell'università, nei centri di formazione. È la conseguenza dei mancati investimenti nella cultura. Abbiamo ancora qualche nicchia di eccellenza in diversi settori, ma si tratta di aree specialistiche. Ci mancano coloro che sappiano fare sintesi, per il bene di tutti e per una vera crescita.

5) LA RELIGIONE PEACE AND LOVE
Un'altra maschera caduta (e qui passiamo all'ambito religioso) è quella degli allegri chierici tutti "peace and love", tutti "vogliamoci bene" e "non è vero che Dio punisce" e "non giudichiamo" e "basta con le facce scure" e "la vita è bella" e "la fede è gioia". Questi chierici tutti "laetitia et gaudium" sono sempre pronti a polemizzare contro chi fa notare che la vita di fede in realtà è anche dramma e battaglia, è scelta e giudizio, perché Gesù ha detto che è venuto a portare la spada e non la pace, perché la verità non è negoziabile e dunque per difenderla bisogna essere disposti a combattere, perché il problema della morte e del destino eterno dell'anima non è aggirabile. Ma ora, di fronte al pericolo, che cosa ce ne facciamo dei discorsi alla "peace and love", che evitano di prendere in considerazione morte, giudizio, inferno e paradiso? Ora, di fronte all'oggettività della sofferenza e del limite, che ce ne facciamo della religione ridotta a sociologia e a vaga consolazione, dimentica della trascendenza e delle cose ultime? Curioso, ma non tanto, è che proprio questi chierici tutti "peace and love" siano ora quelli che appaiono più atterriti dal virus, quelli meno disposti ad aprire le chiese. Prima ridevano sempre, adesso sono terrorizzati. Prima cianciavano di "Chiesa in uscita", adesso preferiscono starsene rintanati. Adesso, invece di aiutarci a trovare un senso al dolore e alla morte, invece di avvicinarci a Dio, chiedono obbedienza allo Stato e blindano nostro Signore, trattandolo come un untore al quale accostarsi con mille precauzioni e all'insegna della diffidenza, come se l'Eucaristia non fosse il viatico che ci sostiene e ci fortifica, ma un pericolo.
Se e quando usciremo da questa situazione, avremo imparato qualcosa? Saremo meno disposti a lasciarci sedurre dalle allucinazioni imposte dai guardiani del pensiero? Purtroppo, nulla lo lascia immaginare.

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: Radio Roma Libera, 13 Maggio 2020

6 - LO STATO UTILIZZA IL CORONAVIRUS PER STRANGOLARE LE SCUOLE PARITARIE
Il Coronavirus viene utilizzato dallo Stato per una svolta sempre più totalitaria: conviene puntare sulle scuole parentali e sull'homeschooling
Autore: Riccardo Cascioli e Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-05-2020

Il reparto scuola è in subbuglio. Durante il contagio il ministero è stato incerto e tentennante, non ha dato nessun tipo di sicurezza ai genitori per quanto riguarda la ripresa della scuola e le modalità con cui potrà avvenire. Negli altri Paesi europei le lezioni in classe sono riprese mentre da noi si viaggia al buio. Si dice - ma i "si dice" si sono moltiplicati in molti campi perché il governo non chiarisce e arriva in ritardo - che riapriranno a settembre con il lavoro organizzato a piccoli gruppi chiusi.
Nel frattempo c'è chi specula sulla didattica a distanza, presentandola come l'occasione per provocare un passo in avanti nell'organizzazione e nei metodi dell'istruzione: la quarantena come occasione di rinnovamento da proseguire oltre la quarantena.
La cosa lascia molto perplessi sia per motivi didattici sia per gli interessi che si intravedono dietro queste proposte. Nel frattempo il pericolo di nuove forme di autoritarismo aumenta, si diffonde un clima di forte sospetto verso un utilizzo della pandemia per instaurare un regime di controllo che certamente riguarderà anche la scuola, l'insegnamento, la privacy di alunni e genitori. Sulla spinta della pandemia il potere politico potrà imporre comportamenti di massa che interesserebbero senz'altro anche la scuola.

SCUOLE PARITARIE IN FORTE CRISI
In questo contesto di grande preoccupazione, con il governo assente sul problema, ad essere maggiormente colpite sono le scuole paritarie che in Italia sono soprattutto cattoliche. La lunga chiusura, la crisi economica che non permetterà a molte famiglie di pagare le rette, la mancanza di provvedimenti di sostegno nell'ultimo decreto-legge, l'incertezza normativa per il futuro... stanno mettendo in forte crisi queste scuole, molte delle quali non potranno riaprire nell'indifferenza generale. La Chiesa italiana si è dimostrata debole in questa fase di pandemia, facendosi dettare dallo Stato perfino le norme della liturgia, e anche sul tema delle scuole paritarie non interviene come dovrebbe.
Il quadro che qui abbiamo sommariamente descritto condurrà alla riduzione del numero delle scuole cattoliche verso le quali mai nessun governo aveva dimostrato una ostilità così forte come il presente, e la sottomissione delle superstiti alla ragion di Stato. L'intero reparto si indebolirà e le poche scuole rimaste non avranno alcuna forza contrattuale per far valere la propria identità nei confronti di uno Stato che, nel frattempo, sperimenterà nuove forme di controllo anche approvando leggi - come la legge Zan contro l'omofobia - che limiteranno la libertà di pensiero dei cattolici e quindi anche la libertà di educazione nelle scuole del settore pubblico integrato.
Per questo si ritiene che questa sia l'ora delle scuole parentali cattoliche. Non per indebolire le scuole paritarie ma per rafforzarle e preparare scialuppe di salvataggio per il futuro. La lotta e la rivendicazione delle paritarie cattoliche contro questo governo deve andare avanti, ma nello stesso tempo i cattolici dovranno pensare a creare il più possibile scuole parentali cattoliche, libere dallo Stato. Ciò potrebbe essere fatto anche dalle stesse scuole paritarie facendo nascere attorno a sé qualche scuola parentale, offrendo degli spazi, coinvolgendo dei genitori: piccoli nuclei di qualcosa di nuovo e di veramente libero.
Ogni scuola paritaria cattolica ha un proprio carisma, soprattutto quelle con alle spalle qualche istituto religioso. Questo carisma potrebbe animare anche la o le scuole parentali da far nascere sotto l'ala della paritaria.

LA SCUOLA PARENTALE È FACILMENTE REALIZZABILE
Le scuole paritarie non sono però solo gestite da famiglie religiose ma anche da cooperative di laici e da associazioni di famiglie: a costoro di fare il primo passo nella costituzione di una scuola parentale cattolica sorella della paritaria. È noto che le scuole paritarie non hanno sempre capito l'esigenza delle parentali e che le hanno viste come una concorrenza, ma è venuto il momento di superare questi antagonismi.
L'incertezza in cui sono lasciate le famiglie in questo momento può essere un elemento contingente che aiuta. La scuola parentale nasce incentrata su "Gesù Maestro" e dalla consapevolezza che la priorità educativa non è dello Stato. Però essa risponde anche a dei bisogni e fornisce dei servizi di cui le famiglie aderenti sono contemporaneamente fornitrici e fruitrici.
Allo stato attuale una famiglia non sa cosa accadrà in settembre e molti genitori fanno questo ragionamento: se alla ripresa della scuola verranno organizzati piccoli gruppi di alunni facenti riferimento ad un unico  insegnante, perché questo piccolo gruppo non possiamo farlo noi genitori in una scuola parentale nel giardino di casa mia? Almeno per la scuola materna e la scuola elementare la cosa è facilmente realizzabile. L'incertezza, il pericolo e le nuove ristrettezze educative stanno spingendo molti genitori a questo ragionamento avvicinandoli all'ipotesi di creare una scuola parentale.
Se da un lato la cosa sembra presentare delle difficoltà dall'altro in realtà è piuttosto semplice. La Costituzione fa obbligo di frequentare la scuola fino ad una certa età, ma se i genitori dichiarano ufficialmente di farsi carico direttamente dell'educazione dei figli e di assolvere in questo modo l'obbligo scolastico possono farlo. Non si corre nessun rischio e si dà vita ad un'avventura di responsabilità e di libertà.

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-05-2020

7 - L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SI PROSTRA ALLA CINA
L'inchiesta ''indipendente'' sull'origine e la gestione del Coronavirus è una truffa: non si parla di inchiesta, né si fa riferimento alla Cina o a Wuhan
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 21 maggio 2020

Al termine dell'Assemblea mondiale della sanità (Ams), l'organo che governa l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la Cina può cantare vittoria ancora una volta: ha escluso Taiwan dall'assemblea, ha annacquato fin a renderla irrilevante la proposta dell'Unione Europea che chiedeva un'inchiesta indipendente sull'origine e la gestione della pandemia, ha promesso un'inchiesta non indipendente «al termine della pandemia», cioè solo quando non potrà più nuocere in alcun modo al Dragone, e si è comprata i responsabili dell'Oms mettendo sul piatto due miliardi in due anni «per rispondere alla pandemia».

LA TRUFFA DELL'INCHIESTA INDIPENDENTE
Non si può certo dire che il presidente cinese Xi Jinping sia uno sprovveduto in quanto a diplomazia, ma la debolezza dimostrata dalla comunità internazionale è sconcertante. Non è un caso se ben 144 paesi hanno approvato la risoluzione promossa dall'Ue e nessuno si è opposto: nella mozione non si parla di "inchiesta", né si fa riferimento alla "Cina" o a "Wuhan". Semplicemente si chiede che venga fatta una revisione delle «lezioni imparate» dalla pandemia, cosa che non crea alcun problema a Pechino. Anzi, potrebbe essere l'occasione per rimarcare di aver fatto «tutto il possibile e in modo trasparente» come dichiarato dal presidente cinese durante il suo intervento.
Dopo aver promesso due miliardi in due anni all'Oms, ingolosendo i funzionari, Xi è stato abile nel guadagnarsi i titoli di giornale di tutto il mondo appoggiando l'idea di un'inchiesta «oggettiva e imparziale» che indaghi «le mancanze» dei paesi, senza però mai dire che deve essere «indipendente», termine inconcepibile in Cina, e sottolineando che potrà essere lanciata «solo quando la pandemia sarà sotto controllo». Nessuno oggi è in grado di dire quando arriverà questo momento, l'unica certezza è che sarà molto tardi, più probabilmente mai.
Xi nel suo intervento ha anche ridato lustro all'immagine della Cina come paese benefattore promettendo più aiuti all'Africa e garantendo la condivisione del vaccino una volta che sarà trovato. In questo modo ha fatto passare in secondo piano anche la decisione di alzare i dazi fino all'80 per cento sull'orzo proveniente dall'Australia, il paese che insieme all'Ue è stato il più muscolare nel chiedere un'indagine indipendente sulle colpe della Cina nella diffusione della pandemia. E meno male che Xi era l'alternativa al protezionismo di Donald Trump.

L'INACCETTABILE ESCLUSIONE DI TAIWAN
Il presidente americano ha avuto buon gioco ad accusare l'Oms di essere un «burattino della Cina», ma finora ha ottenuto poco. L'agenzia guidata dall'etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, infatti, ha aspettato metà marzo, quando già i paesi colpiti dal Covid 19 erano oltre 100, a dichiarare la pandemia e anche a gennaio, nelle prime fasi della diffusione, le più importanti, ha ripetuto a pappagallo la versione di Pechino e cioè che il virus non poteva trasmettersi da persona a persona. Fino a quando il governo cinese non ha ammesso ciò che già sapeva da tempo, e cioè che il coronavirus era altamente contagioso, neanche l'Oms l'ha fatto.
È per fare uno sgarbo a Pechino (e ripristinare la giustizia internazionale) che gli Stati Uniti hanno cercato di far ammettere all'assemblea anche Taiwan, cui la Cina impedisce ingiustamente l'accesso alle riunioni dell'Oms ritenendola una propria provincia ribelle. Ma la mossa diplomatica non è riuscita e così l'Organizzazione mondiale della sanità, che dice di voler combattere la pandemia, non ha ascoltato l'esperienza del paese che più di tutti, a livello mondiale, ha saputo combatterla con efficacia. Da tre settimane sull'Isola di Formosa non si registrano nuovi casi e il risultato è stato raggiunto anche bloccando i voli da Wuhan, misura che secondo l'Oms non era efficace.
Trump, che ad aprile ha sospeso i finanziamenti all'Oms, ha minacciato con una lettera di ritirarli in via definitiva se entro un mese l'agenzia «non si impegna su sostanziali miglioramenti», cioè se non converge sugli interessi a stelle e strisce abbandonando l'appoggio incondizionato a Pechino. La minaccia è seria, visto che gli Usa contribuiscono con circa 553 milioni di dollari al bilancio Oms. È una quota pari al 20% del totale e tre volte superiore a quella versata dalla Cina, pari a 185 milioni di dollari.
Pechino ha accusato Trump di «ingannare l'opinione pubblica» ma è vero il contrario. Il direttore etiope dell'Oms sta guidando l'agenzia in modo tutt'altro che imparziale, forse anche perché l'Etiopia deve alla Cina il 60 per cento di tutti gli investimenti esteri diretti nel paese, che l'anno scorso ammontavano a 2,5 miliardi di dollari.

Fonte: Tempi, 21 maggio 2020

8 - LA COMUNIONE CON I GUANTI E SULLE MANI E' UN ABUSO LITURGICO (ED INOLTRE E' MENO IGIENICO)
Nessuno deve comunicarsi in una modalità che la sua coscienza non accetta (la maggior parte dei fedeli e dei sacerdoti che cadono in errore sono in buona fede... per questo vanno rispettati e bisogna pregare per loro)
Fonte Corrispondenza Romana, 20 Maggio 2020

Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli.
Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile.
Le rubriche del Messale non dicono nulla circa l'uso di guanti nella celebrazione della Messa. [...] L'Ostia consacrata può essere toccata solo con mani nude: la ragione è che dei frammenti possono rimanere attaccati alle dita che la tengono. [...]

COSA PUÒ FARE IL FEDELE
Ora, il fedele che si trovi ad assistere ad una Messa in cui il sacerdote indossi guanti di lattice per tenere e distribuire il Corpo di Cristo non ne porta la minima responsabilità, in quanto non ha alcuna facoltà di impedirlo e non coopera positivamente a quell'azione intrinsecamente cattiva; qualora però possa agevolmente partecipare a una Messa in cui ciò non avvenga, ha il diritto di manifestare così la propria disapprovazione, evitando di assistere a un atto che scandalizza la sua coscienza. Anche la sofferenza di vedere il Signore trattato in modo quantomeno irriverente è una ragione più che valida per andare altrove, potendolo fare, almeno dopo aver tentato di persuadere il sacerdote ad evitare l'uso dei guanti. La carità può suggerire svariati modi di aiutare i ministri sacri, con rispetto e delicatezza, a prendere coscienza della responsabilità che grava su di loro, non solo verso Dio, ma anche verso i fedeli.
Né il vescovo né, a maggior ragione, il sacerdote può imporre la comunione sulla mano. La legge universale della Chiesa stabilisce la comunione sulla lingua come la forma ordinaria, alla quale si può derogare solo qualora la conferenza episcopale ne abbia chiesto e ottenuto licenza dalla Santa Sede. [...] Nessuno deve sentirsi forzato nella coscienza a subire tale grave abuso; se non ottiene nulla né con la persuasione né con la denuncia, il fedele si astenga dal comunicarsi e ricorra a un sacerdote fidato che lo comunichi nella bocca fuori della Messa.
Non è necessario comunicarsi per adempiere il precetto festivo, né la partecipazione alla Messa è imperfetta senza la comunione; solo una volta all'anno i cattolici hanno l'obbligo di comunicarsi, cioè a Pasqua. [...] Astenersi dalla comunione per non riceverla sulla mano non è peccato, dato che non si sta respingendo il Signore, bensì rifiutando un modo di porgerlo che ripugna alla fede ed espone il Santissimo Sacramento a una profanazione involontaria consistente nella dispersione accidentale di frammenti. Essendo tale eventualità altamente probabile, è peraltro difficile considerarla del tutto involontaria.

INDICAZIONI PRATICHE
In sintesi, le norme emanate circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo non obbligano in nulla nessuno, né sul piano civile, né su quello morale, né su quello canonico. La loro inosservanza, da parte del sacerdote o del fedele, non costituisce peccato, nemmeno veniale, dato che non sussiste alcuna ragionevole ipotesi di un rischio maggiore di contagio se l'Eucaristia è amministrata in modo corretto; la ricezione sulla lingua, anzi, rimane il metodo più sicuro anche dal punto di vista sanitario, dato che il sacerdote è tenuto a lavarsi le mani prima della Messa e deve comunque evitare di toccare la lingua dei comunicandi.
Pertanto nessuno deve sentirsi obbligato a comunicarsi in una modalità che la sua coscienza non può accettare; viceversa, chi accetta di farlo perché non può altrimenti accedere al Sacramento non commette peccato, purché abbia la massima cura di evitare la dispersione di frammenti dell'Ostia consacrata. A questo proposito, l'uso di un fazzoletto di lino o di un piattino dorato non è risolutivo, dato che il fedele è tenuto a purificarli subito dagli eventuali frammenti, ma non ne ha né la facoltà né i mezzi, mentre il sacerdote purifica subito, nel calice, patena e piattello. [...]
[Va infine ricordato che] lo zelo autentico non è disgiunto da quella prudenza soprannaturale che fa tener conto del fatto che molti sacerdoti possono essere soggettivamente in buona fede, convinti di compiere la volontà di Dio obbedendo a disposizioni superiori che suppongono, benché erroneamente, miranti al bene comune; perciò nessuno deve sentirsi autorizzato a comportamenti ispirati da aggressività o disprezzo. Non dimentichiamo che il giudizio sulle coscienze spetta unicamente a Dio e che le svolte interiori sono sempre possibili, ma richiedono l'aiuto della Sua grazia; è per questo che non si pregherà mai abbastanza per i ministri sacri e per i loro superiori.

Nota di BastaBugie: Bruno Volpe nell'articolo seguente dal titolo "Comunione sulla mano più contagiosa di quella sulla lingua" intervista il prof. Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Fede Quotidiana il 10 maggio 2020:
Comunione sulla mano? È più contagiosa. Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato un luminare della medicina, il prof. Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici.
Presidente Boscia, finalmente raggiunto l'accordo sulle messe col popolo. Contento?
Certamente e ritengo che fosse giusto, per motivi di sicurezza, aspettare ancora, come avevo detto. Bisognava e bisogna tutelare sempre la salute.
Ora impazza tra molti credenti il dibattito, comunione  sulla lingua o sulla mano come è stato scelto, perché reputata maggiormente igienica...
Il problema che arrovella tutti e noi, medici per primi, è quello dei virus e della loro diffusione. Spesso si arriva a  dire tutto e il contrario di tutto. Una cosa  è certa: le mani sono la parte del corpo più esposta ai virus, toccano tutto, dalle cose infette ai soldi ed hanno bisogno di continua disinfezione. In effetti esistono persone ossessionate dall' idea dei  virus e dell' ammalarsi. E le racconto un aneddoto.
Prego...
All'inizio della mia carriera, al Miulli, un collega mi porse la sua bella penna stilografica per un certificato. Non la rivolle indietro, perché diceva che la avevo toccata infettandola e me la regalò. In imbarazzo comperai per lui un'altra penna, ma non la volle, sosteneva che la avevano toccata tante mani prima di me e di lui. Alla fine accadde che si ammalò lui di virus e morì, forse perché mancava di anticorpi.
Torniamo alla comunione in mano.
Per me è più sicura quella sulla lingua rispetto a quella  sulla mano. Le mani, come le dicevo, toccano tante cose. Sulla mano in definitiva è più contagiosa. Sempre per dirle come è  la vita io in Africa ho operato in una sala operatoria che dava su una strada polverosa, e nessuno si mai ammalato.
Sulla comunione ne sentiamo tante...
Effettivamente ho letto della pinzetta e delle bustine con le ostie take  away: nel nome di questa ossessione siamo arrivati alla follia. Ma scusi: dopo la spagnola, abbiamo seguito a prendere la comunione in bocca, ad esempio e tutto è rimasto come prima. Penso che stiamo andando oltre il  buon senso, non dobbiamo correre dietro a certe cose. Salute certamente sì, ma esasperazioni o stravaganze no. In ogni caso, da medico, credo che la comunione in mano sia igienicamente meno sicura dell' altra. Del resto non ci dicono ogni giorno di non toccare cose, di non portarci  le mani al naso ed occhi. Ovviamente bisogna mantenere il distanziamento tra le persone, lavare bene e spesso le mani. Non bisogna dare spazio a chi si abbandona a fantasie a speculazioni anche commerciali.
Rsa finite nell' occhio del ciclone per il covid 19...
La fragilità accompagna da sempre l'ultima tappa del nostro cammino e ci rende molto più vulnerabili in salute. Io non me la sento di istruire come accade in Italia un processo di piazza alle rsa. Piuttosto, se devo farlo a qualcuno, lo faccio alle famiglie. Le famiglie in moltissimi casi hanno scaricato i loro cari in queste case. Mi domando: perché non li avete tenuti con voi? Ad una certa età, l'anziano ha più bisogno di umanità che di flebo. Qui sta accadendo che si ospedalizza tutto. Si nasce in clinica, e prima a casa, ci si ammala e spesso si muore in ospedale. Con questo abbiamo disumanizzato i riti di passaggio perdendo senso di pietà.
I Magistrati indagano...
Aprono sempre inchieste, anche se piove. Un fiume di roba che speso esonda e del quale, dopo il baccano iniziale tante volte non  si sente nulla. Spesso cercano non il  colpevole, ma un colpevole.


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Fonte: Corrispondenza Romana, 20 Maggio 2020

9 - OMELIA PENTECOSTE - ANNO A (Gv 20,19-23)
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Prima di salire al Cielo, Gesù promise ai suoi Apostoli di non lasciarli orfani e di mandare loro il Consolatore. Questa promessa si realizzò il giorno della Pentecoste, quando lo Spirito Santo discese sulla Chiesa nascente, ovvero sugli Apostoli e Maria riuniti nel Cenacolo. Per questo motivo, la Pentecoste è la festa della fondazione della Chiesa.
Lo Spirito Santo era sceso sulla Vergine Maria, a Nazareth, per l'Incarnazione del Figlio di Dio; il giorno della Pentecoste discese invece per la formazione del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa. La prima discesa era avvenuta nel silenzio e nel nascondimento; la seconda effusione dello Spirito Santo avvenne invece «come vento che si abbatte impetuoso» (At 2,2) e «come lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro» (v. 3). In ambedue le manifestazioni dello Spirito Santo è presente Maria, la quale è la Madre di Cristo ed è la Madre della Chiesa.
La scena della discesa dello Spirito Santo a Pentecoste è descritta dal capitolo secondo degli Atti degli Apostoli. Colpisce profondamente un particolare: prima di allora, gli Apostoli erano timorosi e non osavano predicare apertamente alle folle; ma, dopo aver ricevuto il dono dello Spirito Santo, essi parlarono liberamente e con coraggio a tutti quelli che incontravano. Gerusalemme era piena di pellegrini ebrei, provenienti dalle più diverse parti del mondo allora conosciuto, in occasione della festività di Pentecoste. Ciascuno di loro udì gli Apostoli parlare nella propria lingua. Dio volle così contraddistinguere la discesa dello Spirito Santo con il dono delle lingue, per far comprendere che il messaggio del Vangelo doveva raggiungere gli estremi confini della terra.
Nella seconda lettura, l'apostolo Paolo mette in luce l'azione dello Spirito Santo nelle singole anime. In ogni anima la Terza Persona della Santissima Trinità produce un effetto diverso, unico e irripetibile. San Paolo afferma: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). Come l'acqua feconda tutte le piante, ma ciascuna di esse produce un frutto diverso, così è per i cristiani: tutti ricevono il medesimo Spirito, ma ognuno, in particolare, possiede un carisma diverso per il bene di tutta la Chiesa.
Questo brano di san Paolo ci deve far riflettere sull'azione che lo Spirito Santo esercita su di noi. Prima di tutto, il Paraclito ci arricchisce con i suoi sette Doni. Il primo Dono è la Sapienza, che ci permette di ragionare non secondo il mondo, ma secondo la profondità di Dio, e ci dona il gusto inesprimibile di Dio e delle realtà divine; poi abbiamo il Dono dell'Intelletto, che ci consente di approfondire le Verità della nostra fede e di aderire ad esse quasi per un istinto soprannaturale; segue poi il Dono della Scienza, che ci dà la capacità di risalire al Creatore partendo dalle creature e di vedere in ciascuna delle creature un riflesso di Dio; poi abbiamo il Dono del Consiglio, che, nei momenti più importanti, ci suggerisce la decisione giusta, secondo la Volontà di Dio, e, innanzitutto, ci suggerisce di ascoltare con docilità il consiglio di una saggia guida spirituale; vi è inoltre il Dono della Fortezza che ci dà l'energia per resistere al male che c'è intorno a noi e, tante volte, anche dentro di noi; in seguito, c'è il Dono della Pietà che perfeziona il nostro amore e lo dilata oltre l'umana ristrettezza, per poter così amare Dio e il prossimo nostro fino all'eroismo; infine, abbiamo il Dono del Timor di Dio, che ci consente di evitare il peccato, non tanto per paura dei castighi, ma per puro amor di Dio.
I Doni dello Spirito Santo li abbiamo ricevuti con la Cresima, ma sono come dei piccoli semi che devono essere irrigati dalla nostra preghiera per giungere a maturazione. Nella vita dei Santi possiamo vedere il loro pieno sviluppo. Questi sette Doni rimangono in noi se noi rimaniamo in Grazia di Dio. Con il peccato mortale li perdiamo, per riceverli nuovamente dopo una buona Confessione.
Oltre ai sette Doni, lo Spirito Santo elargisce i carismi, che sono propriamente la sua particolare manifestazione, unica e irripetibile, di cui parlava san Paolo nella seconda lettura. Questi carismi sono diversi in ciascun cristiano e sono dati per l'utilità comune. Sono come delle capacità che devono essere messe al servizio di tutti. Da questo si comprende quanto ogni fratello e ogni sorella sono preziosi agli occhi di Dio, perché da Lui hanno ricevuto una missione particolare da svolgere all'interno della Chiesa. Alla luce della preghiera, e dietro il consiglio di una buona guida spirituale, si riuscirà a discernere qual è questo particolare carisma da far fruttificare, per il bene comune.
Il Vangelo, infine, presenta l'apparizione di Gesù Risorto agli Apostoli durante la quale Egli effuse su di loro lo Spirito Santo, per la remissione dei peccati. Con questo dono, Gesù ha istituito il sacramento della Confessione e ha dato quindi alla Chiesa la facoltà di perdonare i peccati. Il peccato è il solo vero ostacolo che si frappone tra noi e Dio e ci impedisce di ricevere i benefici di Dio. Il peccato mortale ci toglie la vita di Grazia; il peccato veniale raffredda la nostra unione con Dio e ci rende come sordi e ciechi all'azione dello Spirito Santo che, continuamente, ci vuole richiamare e illuminare con le sue ispirazioni, e ci vuole arricchire con grazie particolari.
Da questo si capisce come, per il cristiano, è fondamentale opporsi al peccato, anche al più piccolo, per vivere nella pienezza dello Spirito Santo. Per questo motivo, accostiamoci con frequenza al sacramento della Confessione, memori delle parole che il Signore rivolse agli Apostoli: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23).

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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