BastaBugie n°670 del 24 giugno 2020

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1 IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE DI CRISTOFORO COLOMBO
I cattolici hanno il dovere di difenderne la memoria contro la sinistra ecologista e indigenista che negli USA vandalizza le statue del grande navigatore italiano
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana
2 TRE RIMEDI CONTRO IL DEMONIO
La lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio ci rafforza nella vita soprannaturale, anzi ci fa anche progredire (VIDEO: intervista a un esorcista)
Fonte: I Tre Sentieri
3 ORMAI SI UCCIDE CON L'EUTANASIA ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO
Un medico olandese nel 2016 ha drogato e ucciso un'anziana demente contro il suo volere (su richiesta e con la collaborazione della figlia e del marito che l'hanno immobilizzata nel letto)
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
4 SPOT CONTRO LE ADOZIONI GAY IN RUSSIA
Altre notizie sul mondo gay (sempre meno gaio): 100 piazze contro il ddl Zan sull'omofobia, razzismo e diritti Lgbt non sono paragonabili
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
5 SAI CHI HA INVENTATO IL RIGORE A CUCCHIAIO?
Antonyn Panenka fece vincere alla Cecoslovacchia gli europei del 1976 grazie a uno strano rigore... da allora imitatissimo (VIDEO: il primo cucchiaio e quelli di oggi)
Fonte: I Tre Sentieri
6 IL CORONAVIRUS STA FINENDO, MA MEDIA E POLITICI CONTINUANO AD ALIMENTARE LA PAURA
A Pechino ci sono stati 130 contagiati (su 21 milioni di abitanti; sarebbe come se a Milano ci fossero stati 5 casi), mentre per l'attentato di un terrorista islamico a Londra l'informazione ha smorzato la notizia
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 CORONAVIRUS: LA PREZIOSA LEZIONE DEI CONTADINI ''IGNORANTI''
Indigestione, stress ed esaurimento nervoso da sovradosaggio di news... di troppa informazione si può ''morire'' (VIDEO: Ignorante)
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera
8 CINQUE MITI FALSI (PIU' UNO) SUL CORONAVIRUS
Il mito della pandemia (con dati che non tornano), il mito dell'emergenza (per rinsaldare il potere), il mito della scienza, il mito della paura (alimentato dai media h24), il mito che ''insieme si può'' e... il mito per cui prima di essere buoni cristiani dobbiamo essere buoni cittadini
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA XIII DOM. TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 10,37-42)
Chi accoglie voi accoglie me
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

1 - IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE DI CRISTOFORO COLOMBO
I cattolici hanno il dovere di difenderne la memoria contro la sinistra ecologista e indigenista che negli USA vandalizza le statue del grande navigatore italiano
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana, 17 giugno 2020

Cristoforo Colombo dunque appartiene alla Chiesa, e ogni oltraggio a lui fatto è rivolto alla Chiesa, che ha il dovere di difenderne la memoria. Questo spirito animò il conte Antoine-François-Félix Roselly de Lorgues (1805-1898) che dedicò la sua vita a promuovere la canonizzazione di Cristoforo Colombo. Nel 1856, incoraggiato da Pio IX, Roselly de Lorgues pubblicò a Parigi un'opera in due volumi, con il titolo "Cristoforo Colombo. Storia della sua vita e dei suoi viaggi", che ebbe un successo mondiale. In quest'opera, Roselly de Lorgues avanzò per la prima volta la tesi di canonizzare l' "Ammiraglio dell'Oceano". Egli, scrive in una successiva opera (Della vita di Cristoforo Colombo e delle ragioni per chiederne la beatificazione), fu "l'ambasciatore di Dio ad ignote nazioni che l'antico mondo non conosceva" e "il legato naturale della Santa Sede in quelle novelle regioni".
Sugli studi del conte francese si basano le numerose suppliche per l'apertura della causa di canonizzazione di Colombo, a cominciare da quelle presentate a Pio IX il 2 luglio 1866 dal cardinale Ferdinand Donnet, arcivescovo di Bordeaux e l'8 maggio 1867 da mons. Andrea Charvaz, arcivescovo di Genova. Nel 1870 una nuova supplica venne rivolta a Pio IX da un gruppo di Padri del Concilio Vaticano I, ma l'interruzione dei lavori, e poi la morte di Pio IX, fermò l'iniziativa. Nel 1878 l'arcivescovo Rocco Cocchia, vicario e delegato Apostolico a Santo Domingo, Haiti e Venezuela, interpretò come un segno il rinvenimento dei resti di Colombo nella cattedrale di Santo Domingo e definì l'Ammiraglio l'uomo chiamato dalla Provvidenza all'opera più grandiosa dei secoli moderni. L'arcivescovo ricordava che la grande idea iniziale di Colombo fu una crociata per la liberazione del Santo Sepolcro e che egli fu sempre considerato «un uomo di profonda pietà e religione», che affrontò con fede ed eroismo molte sofferenze e persecuzioni, tanto che i poli della sua esistenza furono due: «il dolore e la grazia».

LA CAUSA DI CANONIZZAZIONE
La richiesta della causa di canonizzazione, al 31 gennaio 1893, vantava l'adesione di 904 Prelati. A 264 vescovi italiani, 96 francesi, 64 spagnoli, 27 degli Stati Uniti d'America, 19 del Messico, 7 del Portogallo, si aggiungevano moltissimi altri vescovi e arcivescovi di tutto il mondo, tra cui 42 cardinali. Uno studioso italiano, Alfonso Marini Dettina, ha dedicato a questo tema un accurato studio a cui rimando per l'approfondimento del tema (Suppliche per la canonizzazione di Cristoforo Colombo).
C'è chi reputa che esista qualche punto oscuro nella vita di Colombo, come un secondo matrimonio illegittimo, ma nel 1938, il padre Francesco Maria Paolini, postulatore generale dell'Ordine Francescano, pubblicò un libro intitolato Cristoforo Colombo nella sua vita morale, in cui esponeva dodici argomenti per dimostrare la legittimità della seconda unione di Colombo con Beatrice Enriquez di Cordova. Il cardinale Eugenio Pacelli, segretario di Stato, con lettera del 9 settembre 1938, comunicava all'autore il rallegramento di Pio XI per «un'opera, che getta splendidi fasci di luce sulla figura dello Scopritore del nuovo mondo, la quale emerge magnifica e potente non meno nella Storia ecclesiastica che in quella civile».
Una nuova richiesta di beatificazione di Colombo fu avanzata nel 1941 a Pio XII da alcuni vescovi americani. Tutte le suppliche per la canonizzazione dell'Ammiraglio richiedevano al Sommo Pontefice la dispensa dai processi ordinari, considerata l'eccezionalità dell'uomo, il suggello dato dalla Provvidenza alla sua opera e il trattamento eccezionale che Colombo ricevette in vita dalla Santa Sede. Né Pio XII, né l'Ordine francescano, diedero però seguito alla causa di beatificazione e dopo il Concilio Vaticano II, iniziò, anche all'interno del mondo cattolico, una campagna di denigrazione che ebbe il suo punto apicale nel 1992, in occasione del V centenario della scoperta dell'America, quando Colombo fu presentato come un conquistatore avido, sanguinario e colonialista. Trent'anni sono passati e oggi l'ultrasinistra ecologista e indigenista guida negli Stati Uniti violente manifestazioni in cui le statue di Cristoforo Colombo vengono abbattute, decapitate, imbrattate, rimosse. Negli ultimi anni, molti Stati americani hanno scelto di trasformare il Columbus Day, in cui il 12 ottobre si celebra l'arrivo nelle Americhe del navigatore italiano, nell'Indigenous Peoples Day, il giorno delle popolazioni indigene d'America. [...]

FALSE ACCUSE
Cristoforo Colombo e i conquistatori sono stati accusati di genocidio a causa del crollo demografico avvenuto in quelle popolazioni a partire dal XVI secolo. Tuttavia, come ha ben spiegato lo storico Marco Tangheroni (1946-2004), si può parlare di genocidio quando c'è la volontà precisa di annientamento di un popolo, come fu per i kulaki nella Russia sovietica, per gli ebrei nella Germania nazista, o, prima ancora, per i vandeani durante la Rivoluzione francese; ma nel caso della popolazione americana, la catastrofe demografica fu dovuta allo shock biologico causato da alcune malattie infettive introdotte dagli europei, e non certo a una loro volontà di annientamento. Nei testi dei medici spagnoli che andarono in America, leggiamo anzi le descrizioni della loro sorpresa e della loro impotenza di fronte alle epidemie che si manifestavano tra gli indigeni in forma nuova e assolutamente sconosciuta. A meno di non immaginare che le malattie che decimarono le popolazioni indigene fossero frutto di un "complotto" dei poteri forti spagnoli. Né oggi, né nel XVI secolo, l'epidemia è stata utilizzata come arma biologica per distruggere i popoli indigeni e Cristoforo Colombo non è un simbolo di iniquità, ma l'autore di un'impresa definita da Francisco Lopez de Gomara «la cosa più grande dopo la creazione del mondo, che ha fatto emergere l'Incarnazione e la morte di colui che l'ha creato».

Nota di BastaBugie: come abbiamo scritto in passato siamo convinti che la cattolicità di Cristoforo Colombo ha permesso la scoperta dell'America. Ecco alcuni dati interessanti: Cristoforo (= portatore di Cristo) Colombo (la colomba è simbolo dello Spirito Santo) compì l'impresa con tre caravelle (tre è il numero della Trinità) con la croce nelle vele, di cui la principale si chiamava Santa Maria e con i soldi guadagnati voleva finanziare una crociata per la liberazione del Santo Sepolcro.
Fin da bambini è bene abituare i propri figli a familiarizzare con la figura storica di Cristoforo Colombo. Per questo è utile il cartone animato uscito nel 1992 in occasione dei 500 anni dalla scoperta dell'America. Per vederlo clicca nel link qui sotto:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=74

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Corrispondenza Romana, 17 giugno 2020

2 - TRE RIMEDI CONTRO IL DEMONIO
La lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio ci rafforza nella vita soprannaturale, anzi ci fa anche progredire (VIDEO: intervista a un esorcista)
Fonte I Tre Sentieri, 13 maggio 2020

Padre Adolphe Tanquerey nel ''Compendio di Teologia Ascetica e Mistica'' elenca i consigli di Santa Teresa d'Avila per opporsi al Nemico.

PRIMO RIMEDIO: LA PREGHIERA UMILE E FIDUCIOSA
Il primo è una preghiera umile e fiduciosa, per trarre dalla nostra parte Dio e gli angeli suoi. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Chi infatti può essere paragonato con Dio? "Quis ut Deus?"
Questa preghiera dev'essere umile; perché nulla v'è che metta più rapidamente in fuga l'Angelo ribelle, il quale, ribellatosi per orgoglio, non seppe mai praticare questa virtù: l'umiliarsi dinanzi a Dio, il riconoscersi impotenti a trionfare senza il suo aiuto, sconcerta i disegni dell'Angelo superbo. Dev'essere pure fiduciosa; perché, premendo alla gloria di Dio il nostro trionfo, possiamo avere piena fiducia nell'efficacia della sua grazia.
È bene pure invocare San Michele Arcangelo, che, avendo inflitto al demonio una splendida sconfitta, sarà lieto di coronare la sua vittoria in noi e per mezzo di noi. E volentieri lo asseconderà il nostro Angelo custode se confidiamo in lui. Ma non dimenticheremo di pregare specialmente la Vergine immacolata, che col piede verginale non cessa di schiacciare il capo al serpente ed è per il demonio più terribile di un esercito schierato in battaglia.

SECONDO RIMEDIO: I SACRAMENTI E I SACRAMENTALI
Il secondo mezzo è l'uso confidente dei sacramenti e dei sacramentali. La confessione, essendo un atto d'umiltà, mette in fuga il demonio; l'assoluzione che dona ci applica i meriti di Gesù Cristo e ci rende invulnerabili ai suoi dardi; la Santa Comunione, mettendo nel nostro cuore Colui che ha vinto Satana, ispira al demonio un vero terrore.
Gli stessi sacramenti, il segno della croce o le preghiere liturgiche fatte con spirito di fede in unione con la Chiesa, sono pure di prezioso aiuto. Santa Teresa raccomanda in particolare l'acqua benedetta, forse perché è molto umiliante per il demonio vedersi sbaragliato con un mezzo così semplice.

TERZO RIMEDIO: IL DISPREZZO DEL DEMONIO
Ultimo mezzo è un sommo disprezzo del demonio. Ce lo dice pure Santa Teresa: "Frequentissimamente mi tormentano questi maledetti; ma mi fanno proprio poca paura; perché essi, e io lo vedo benissimo, non possono muovere un passo senza il permesso di Dio.... Vorrei che si sapesse bene, tutte le volte che noi li disprezziamo, essi perdono di loro forze, e l'anima acquista su loro un sempre maggior impero... Sono forti solo contro le anime codarde, che cedono loro le armi; contro di costoro fanno mostra del loro potere". Vedersi disprezzati da esseri più deboli è infatti una dura umiliazione per questi spiriti superbi. Ora noi, come abbiamo detto, appoggiati umilmente su Dio, abbiamo il diritto e il dovere di disprezzarli: "Si Deus pro nobis, quis contra nos?" Possono abbaiare ma non possono mordere, se, per imprudenza o per orgoglio, noi non ci mettiamo in loro potere: "latrare potest, mordere non potest nisi volentem".
A questo modo pertanto la lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio, come pure contro il mondo e la concupiscenza, ci rassoda nella vita soprannaturale, anzi vi ci fa anche progredire.

Nota di BastaBugie: l'unico film sugli esorcismi che ci sentiamo di consigliare (anzi, raccomandare), alla luce del precedente articolo, è "L'esorcismo di Emily Rose" che parla di una storia vera accaduta in Germania. Anneliese Michel, questo il vero nome, acconsentì alla richiesta della Madonna di espiare i peccati dei giovani tedeschi e dei sacerdoti: tale espiazione consistette nelle sofferenze della possessione demoniaca.
Per conoscere tutto della storia della protagonista e del relativo film, clicca nel seguente link:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=12

UN ESORCISTA RACCONTA
Nel seguente video (durata: 13 minuti) Padre Francesco Bamonte, presidente dell'Associazione internazionale degli esorcisti, racconta la sua esperienza.
ARMI CONTRO IL DEMONIO (consigliate da Padre Bamonte):
1) Devozione alla Madonna (recita del rosario);
2) Devozione a Gesù Eucaristico (adorazione eucaristica e visita al Santissimo);
3) Sacramento della riconciliazione (confessione frequente).


https://www.youtube.com/watch?v=m6ffL3wPRiA

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 13 maggio 2020

3 - ORMAI SI UCCIDE CON L'EUTANASIA ANCHE CHI NON E' D'ACCORDO
Un medico olandese nel 2016 ha drogato e ucciso un'anziana demente contro il suo volere (su richiesta e con la collaborazione della figlia e del marito che l'hanno immobilizzata nel letto)
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 18 giugno 2020

Si chiama Marinou Arends, è questo il nome della "dottoressa A." o "Catharina A.", pseudonimo usato in questi anni dai giornali per proteggere l'anonimato del medico che nel 2016 diede l'eutanasia a una anziana affetta da demenza senile e contro il suo volere. Assolta dal tribunale dell'Aia lo scorso settembre, decisione confermata ad aprile dalla Corte Suprema olandese a cui il giudice aveva rinviato il caso «nell'interesse della legge», oggi la dottoressa, geriatra in pensione, ha deciso di rivelare la sua identità. E spiegare perché «lo rifarei ancora».
L'intervista, la prima rilasciata dal medico a Nieuwsuur, viene registrata montando immagini delle stanze della casa di cura Florence a L'Aia dove l'anziana trascorse le ultime sette settimane di vita, riprese di letti e poltroncine vuote, bozzetti del processo al medico, prime pagine dei giornali e dei dossier sul caso dell'"eutanasia del caffè", "eutanasia a una demente". Tutto vortica intorno al racconto del medico e della sua ferrea volontà, fin dal primo giorno di ricovero, di "aiutare" la povera anziana.
La donna ha 74 anni, oltre 50 trascorsi accanto al marito, quando viene portata dai parenti alla Florence; caso vuole ci sia una stanza libera proprio nel reparto della Arends e che la Arends scopra subito che anni prima l'anziana aveva firmato un testamento biologico specificando che avrebbe voluto ricevere l'eutanasia se fosse stata rinchiusa in una casa di riposo. «Il mio primo pensiero è stato "devi fare qualcosa", "devi prendere sul serio una richiesta di eutanasia». Il medico assicura di averlo già fatto con altri pazienti, avere preso in considerazione ogni domanda di morte assistita. Tanto che a quell'anziano affetto da demenza e che nemmeno ci pensava più – «in realtà qui non ho molti problemi, il caffè è buono, mi piace la vista, mi siedo qui con il mio giornale. Voglio vivere ancora per un po'» -, non l'aveva certo somministrata.

SI LAMENTAVA SEMPRE
Ma il caso della settantaquattrenne, quello era diverso: «Quando bevevamo il the, si lamentava sempre della sua condizione terribile, del fatto di non poter più fare nulla, e di essere sempre così stanca. Era sempre triste, triste, ribelle, irrequieta». Della sua "infelicità" l'anziana parla con tutti, Arends è sempre più convinta che darle l'eutanasia sia la soluzione migliore per alleviare le sue sofferenza e il marito, che ha una procura per prendere decisioni su sua moglie, è d'accordo. Ma c'è un problema: nel testamento biologico la donna ha specificato che l'eutanasia avrebbe dovuto esserle erogata solo «su mia richiesta, quando riterrò che sia giunto il momento», e quando «sarò nel pieno delle mie facoltà» per richiederla.
Per Arends il fatto che la donna soffra ora di demenza avanzata non è un'obiezione, «la legge afferma che come medico puoi e hai perfino il dovere di interpretare un testamento»: secondo il medico quella carta basta, non è stata scritta da un addetto ai lavori ma da una persona capace di sfruttare al meglio le proprie capacità e chiarire i propri desideri. Per tre volte Arends chiede alla donna «che ne pensi se ti aiutassi a morire?» e per tre volte l'anziana risponde sconcertata di no, aggiungendo «penso ci stiamo spingendo troppo lontano, morta, no». Ed è questo, paradossalmente, a rinsaldare la volontà della Arends, «un medico deve prendere in considerazione anche il modo in cui vengono pronunciate le risposte», afferma candidamente, «tutte le volte sembrava titubante». In pratica, siccome quelle risposte non erano coerenti alle volontà scritte anni prima, la donna dimostrava di non essere in sé, per il medico era mentalmente incompetente e «io non potevo abbandonarla», privarla dell'occasione di smettere di soffrire.
L'eutanasia viene apparecchiata la mattina del 22 aprile 2016. Sono presenti anche il marito dell'anziana, sua figlia e suo genero. Arends decide di non chiedere alla donna ancora una volta se vuole morire, «domanda qualcosa a una persona incapace e otterrai solo una risposta dettata dall'emozione del momento. Sapevo che le sarebbe preso il panico. Avevo visto che tipo di sofferenza le avevo procurato rivolgendole quelle domande settimane prima. Un sacco di paura, frustrazione, rabbia». Per evitarle tutto questo il medico versa della droga nel caffè dell'anziana, senza spiegarle che di lì a poco sarebbe stata uccisa, «l'ho fatto col permesso del marito e della figlia, entrambi hanno dato pieno consenso». Inoltre «non potevamo pensare che fosse cosciente e capace di dire addio. Non era più in grado di capire che sarebbe morta».

L'ANZIANA SI SVEGLIA E INIZIA A DIMENARSI
Il medico non si sofferma su cosa è accaduto dopo, quando l'anziana pare ormai addormentata e le viene praticata la prima delle tre iniezioni necessarie per ucciderla. Perché è qui che avviene l'orrore: l'anziana si sveglia, capisce cosa sta succedendo, inizia a dimenarsi cercando di tirarsi indietro. Ma Arends, imperterrita, con l'aiuto della figlia e del marito dell'anziana che la immobilizzano nel letto, porta a termine la procedura. La donna muore in pochi minuti. In seguito ai fatti la Commissione di controllo dell'eutanasia avrebbe «rimproverato» al medico di essersi «spinta troppo in là», drogando la donna di nascosto e non informandola che sarebbe stata uccisa, nonostante le sue volontà non fossero «chiare», avesse «cercato di reagire» e nel suo testamento biologico avesse scritto che voleva decidere «lei» quando morire. Anche per la procura, a cui la Commissione rinvia il caso, il medico «non ha agito con attenzione e ha oltrepassato una linea invalicabile» nonostante la richiesta scritta di eutanasia fosse «poco chiara e contraddittoria».
Tuttavia Arends viene prosciolta in ogni sede, «non mi sarei aspettata mai di andare in causa, mai», conclude la dottoressa ricordando l'incubo di finire in cella quando capì che avrebbero potuto accusarla «persino di omicidio», «ero convinta di avere agito con attenzione e nei limiti della legge». La Corte Suprema le dà ragione. E a maggior ragione la dottoressa afferma che «rifarei tutto. Immagino che ci siano medici che lo troverebbero un passo troppo al limite (sono oltre duecento i medici olandesi che hanno espresso orrore per la condotta di Arends). Ma io ho dovuto farlo senza il consenso della paziente. È stato un passo tremendamente difficile. Ma per il meglio».
Quella decisione ha sdoganato in Olanda l'eutanasia per chiunque non sia più in grado di esprimere o rinnovare la propria scelta sul fine vita. Dopo la sentenza della Corte Suprema è caduto anche il paravento dell'autodeterminazione e il mito della morte dignitosa: oggi in Olanda si muore drogati, uccisi a forza, mentre i parenti ti immobilizzano al letto e il medico ti pratica tre iniezioni letali con la convinzione di fare il proprio mestiere: "dovevo aiutarla", "non potevo abbandonarla", "lo rifarei".

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Fonte: Tempi, 18 giugno 2020

4 - SPOT CONTRO LE ADOZIONI GAY IN RUSSIA
Altre notizie sul mondo gay (sempre meno gaio): 100 piazze contro il ddl Zan sull'omofobia, razzismo e diritti Lgbt non sono paragonabili
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 11 giugno 2020

Il primo luglio, in Russia, prenderà il via la campagna elettorale per il referendum sulla riforma costituzionale. Putin, all'interno del pacchetto delle riforme, ha fatto includere anche una norma che prevede l'inserimento nella Costituzione russa, del concetto di matrimonio inteso, univocamente, come unione tra un uomo e donna.
Per dare ancora più forza a questa proposta, il Federal News Agency ha diffuso un video contro le adozioni gay, in cui, in una Russia del 2035, si vede un bambino adottato da una coppia di omosessuali, di cui uno, che rappresenterebbe sua "madre", vestito e truccato da donna e che, ciliegina sulla torta, mentre fa salire il piccolo in macchina, gli dona un abito femminile.
 Tutto questo accompagnato da una voce fuori campo che esclama: "È questa la Russia che vuoi? Decidi il futuro del Paese. Vota gli emendamenti alla Costituzione".
Apriti cielo! Com'è prevedibile, la reazione delle varie associazioni Lgbt non ha tardato a farsi sentire, con una pioggia di accuse verso lo spot, in quanto "inciterebbe all'odio e all'ostilità", ma Nikolay Stolyarchuk, amministratore delegato di Patriot Media Group, la società da cui dipende Federal Agency News, ha risposto sottolineando che "il video è in linea con le leggi russe approvate sotto il governo di Putin che hanno proibito la propaganda omosessuale. La questione principale non è combattere contro la comunità Lgbt, ma difendere l'istituzione della famiglia come unione di un uomo e una donna, e garantire che i partner dello stesso sesso non debbano essere autorizzati ad adottare i bambini".
Nel 2013, infatti, sono state approvate delle leggi specifiche finalizzate a "proteggere i minori da informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia", inoltre, la Russia vieta già l'adozione internazionale di minori da parte di coppie omosessuali e single, quindi il video non fa che ribadire i principi alla base dello status quo, in materia di famiglia e adozioni, in questo paese, difficile, dunque parlare di intenti "discriminatori".

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

100 PIAZZE CONTRO IL DDL ZAN SULL'OMOFOBIA
Un popolo è nuovamente pronto a scendere in piazza per a dire No al ddl Zan Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia. D'altra parte se nel pieno di una crisi economica e sociale senza precedenti, con milioni di famiglie ed imprese in enorme difficoltà c'è qualcuno che pensa di poter far passare questa legge sotto silenzio, chi ha a cuore la libertà non può che rispondere con altrettanta prontezza.
La data è quella dell'11 luglio che vedrà un grande evento nella capitale e altre 100 piazze mobilitate in tutta Italia all'interno di un'unica campagna #restiamoliberi. «Per difendere la libertà di coscienza, la libertà di espressione, la libertà di educazione, di associazione e di stampa» minati da un testo di legge che - spiegano i promotori della campagna #restiamoliberi - vuole istituire «un nuovo reato, quello di omofobia appunto, che non viene definito dal legislatore, lasciando così enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che colpiranno tutti coloro che promuovono il diritto naturale di ogni bambino ad avare un padre e una madre o, più semplicemente, che si riconoscono nel principio dell'identità sessuata biologica e non in quello della variegata identità di genere che, basandosi sull'auto percezione, comprende oltre 50 definizioni».
Immediato è giunto il sostegno dell'Associazione Family Day: «È in gioco la libertà d'espressione e perfino la libertà di professare la propria confessione religiosa - spiega il presidente Massimo Gandolfini - come confermano i timori espressi recentemente anche dalla Conferenza episcopale italiana. Il ddl crea infatti un nuovo reato d'opinione che non viene definito dal legislatore e pertanto si presta a pericolosissime interpretazioni. Oltretutto il nostro ordinamento già contiene gli strumenti per sanzionare violenze e discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. Tutte le persone che hanno a cuore la libertà e la democrazia, a prescindere dal loro credo religioso e dai loro convincimenti politici, sono chiamate a sostenere la campagna #restiamoliberi»
«L'omofobia non è un'emergenza e il ddl Zan rappresenta la dittatura del pensiero unico che si fa legge per impedire la libera opinione costituzionalmente garantita» dichiarano Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice-presidente di Pro Vita e Famiglia onlus, a sostegno dell'iniziativa. «Per questo, sotto l'unico slogan di #restiamoliberi, scenderemo in campo anche noi l'11 luglio insieme a numerose associazioni a Roma e in altre 100 piazze italiane, per difendere la libertà di pensiero e di espressione»
Presenti anche le Sentinelle in Piedi. «Siamo scesi in piazza per la prima volta nell'estate del 2013 per la libertà d'espressione - fanno sapere in un comunicato - mentre qualcuno cercava di far passare una legge liberticida nell'indifferenza generale, e lo stesso facciamo oggi di fronte allo stesso tentativo, della stessa lobby. In piedi, in silenzio, in piazza, diremo che niente potrà zittirci. Neanche una legge inutile e ingiusta #restiamoliberi»
(Raffaella Frullone, Sito del Timone, 16 giugno 2020)

RAZZISMO E DIRITTI LGBT NON SONO PARAGONABILI
Google sostiene nei suoi articoli ufficiali che la lotta LGBTQ per i "nuovi diritti sessuali" è da paragonare alla lotta dei neri americani contro il razzismo. Lasciamo da parte la questione del razzismo in sé che avrebbe bisogno di molti chiarimenti rispetto alla versione ufficiale che va per la maggiore. Soffermiamoci sulla equiparazione: lottare per il riconoscimento giuridico delle proprie tendenze sessuali innaturali sarebbe come lottare per il riconoscimento giuridico della pari dignità di tutti i cittadini, quale che sia il colore della loro pelle.
La stonatura del confronto risulta subito evidente. Il colore della pelle è naturale, i percorsi sessuali LGBTQ non sono naturali. Il colore della pelle è oggettivo ed ascrittivo, gli altri sono soggettivi e frutto di una scelta. Ora, anche un bambino sa che le cose che ereditiamo in quanto espressione della nostra natura umana ci appartengono per diritto, fanno parte di noi, mentre le cose che scegliamo possono essere in continuità con la nostra natura oppure contrarie ad essa. Se così non fosse, le nostre scelte non avrebbero un significato morale. Quindi ciò che ci appartiene per natura ci deve essere riconosciuto, ciò che facciamo per scelta ci deve essere riconosciuto se è naturale oppure non riconosciuto - anche se in privato lo facciamo - perché è innaturale. Il paragone tra razzismo e LGBTQ non tiene per niente.
Per proporlo bisogna prima aver eliminato alcuni concetti che però sono ineliminabili. Bisogna per esempio sopprimere il concetto di natura umana e pensare che nell'uomo tutto dipende da scelte, che l'uomo è mutevole, che si progetta liberamente e cose di questo genere. Così facendo però bisognerebbe anche dire su cosa vogliamo fondare la dignità della persona. Se non sulla natura umana su cosa altro? Se la natura umana stessa è vista come una scelta, la dignità verrà posta nella scelta, nella facoltà di scegliere, ossia nella libertà negativa. Però in questo modo la dignità è messa in pericolo. La persona può anche scegliere di non scegliere, scegliere di non essere più libera, scegliere di sottoporsi ad un Leviatano, scegliere di imporre a chi vuole scegliere di non scegliere. La pura facoltà di scelta è quanto di più volatile ci sia e può essere adoperata anche contro la libertà di scelta.
Nel privato uno può anche scegliere di fare quello che vuole. Sono problemi della sua coscienza. Ma nel pubblico, il diritto e la politica non possono tutelare una pura libertà di scelta, perché in questo caso dovrebbero coerentemente anche ammettere la libertà di scegliere per la distruzione del diritto e della politica. La pura libertà di scelta è anarchica e se la politica la contempla, contempla l'anarchia, e quindi scava la fossa a se stessa.
La politica non può stare senza il concetto di natura umana. Per questo non può mettere sullo stesso piano le lotte dei neri contro il razzismo e quelle dei LGBTQ.
Siccome però questo viene fatto, dobbiamo chiederci a cosa porterà. La risposta è semplice: porterà ad una feroce dittatura. La "società aperta" sarà dotata di un potere illimitato. Paragonare i diritti LGBTQ con quelli delle minoranze discriminate per il colore della pelle assegna ai nuovi diritti sessuali la forza dei diritti naturali, pur negando il concetto di natura. Quindi degni di rispetto e protezione da parte del potere. Quindi da insegnarsi nelle scuole. Quindi da proteggere colpendo i trasgressori. Quindi prevedendo forme di reato di opinione nei loro confronti. Quindi internando nei manicomi chi insiste nel pensare assurdamente il contrario... e così via. Se un insegnante insegna in classe il razzismo viene denunciato. Così sarà se insegna in classe che la sessualità naturale è tra uomo e donna. Se poi dovesse anche insegnare che va esercitata nel matrimonio il reato sarebbe irrimediabilmente più grave.
È interessante notare che questa ideologia dittatoriale viene fatta propria da Google, a testimonianza che i social promettono libertà ma in realtà condizionano autoritariamente il futuro.
(Stefano Fontana, La Nuova Bussola Quotidiana, 19 giugno 2020)


ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Provita & Famiglia, 11 giugno 2020

5 - SAI CHI HA INVENTATO IL RIGORE A CUCCHIAIO?
Antonyn Panenka fece vincere alla Cecoslovacchia gli europei del 1976 grazie a uno strano rigore... da allora imitatissimo (VIDEO: il primo cucchiaio e quelli di oggi)
Fonte I Tre Sentieri, 19 giugno 2020

Se provaste a dire a qualcuno che l'invenzione del cucchiaio avvenne il 20 giugno del 1976, vi prenderebbero per matto consigliandovi di fare una visitina dal medico per evitare complicazioni. Il cucchiaio nel 1976? E prima? Come si mangiava prima?
Evidentemente non è del cucchiaio come posata che qui si allude, ma ad un altro cucchiaio, quello calcistico.
Volete conoscerne l'inventore? Un illustre sconosciuto: un certo Antonyn Panenka, classe 1948.
Facciamo mente locale. Il 20 giugno 1976 l'Europeo di Calcio si concluse con la finale tra la Germania (c'è sempre lei!) ed una sorpresa: la Cecoslovacchia. Nazionale che oggi non c'è più per ovvi motivi di mutata geografia politica. Il risultato dei tempi regolamentari finì in parità: i tedeschi ancora una volta avevano recuperato uno svantaggio significativo, dal 2-0 al 2-2. Si andò ai tempi supplementari, ma il risultò non si schiodò. Furono necessari i rigori. La svolta avvenne con il tedesco Hoeness che sparò alto. Beckenbauer disse ironicamente che quel pallone lo avrebbero cercato per molti anni ancora per le vie di Belgrado, città dove si giocò la finale. Fu la volta dello sconosciuto centrocampista boemo, Panenka, che mostrò al mondo intero un tipo di rigore che già aveva più volte utilizzato in patria, ma ch'era sconosciuto oltre confine per via dell'allora situazione legata alla chiusura dei Paesi del blocco sovietico.
Il cucchiaio è uno strano rigore. Si attende che il portiere si tuffi da una parte e poi, invece di far andare il pallone dalla parte opposta, lo si colpisce di sotto e lo si fa andare lentamente in porta facendogli fare anche un piccolo pallonetto. In quel caso il portierone tedesco Maier volò alla sinistra e Panenka fece entrare, dolcemente e lentamente, il pallone al centro della porta.
L'operazione è ovviamente rischiosissima e anche molto difficile. Se lo possono permettere solo i calciatori con i cosiddetti "piedi buoni" (secondo la nota espressione bernardiniana, cioè di Fulvio Bernardini); chi dà del "lei" al pallone è meglio che si astenga per evitare tristi figuracce.
Il famoso giornale francese l'Equipe definì Panenka un "poeta del gol". Pelé commentò in questo modo: "Solo un genio o un pazzo potrebbe battere un rigore in quel modo"
Ma Panenka in patria utilizzava quella tecnica da almeno due anni. Ogni giorno a Praga, alla fine degli allenamenti, sfidava il portiere della sua squadra, Ruske, e chi vinceva si portava a casa birra e cioccolata. Ruske era troppo forte e Panenka non vinceva mai. Fin quando il baffuto centrocampista non s'inventò il cucchiaio e così Panenka iniziò a tornare a casa con birra e cioccolata.
Ma torniamo alla finale dell'Europeo. Panenka aveva la possibilità di scegliere la via più facile: tirare quel rigore come solitamente tirano in molti, angolando il tiro; oppure, ancora più semplicemente, con una bella staffilata di potenza, una di quelle che mettono a dura la prova la resistenza delle reti. No, Panenka pensò di scegliere la strada più difficile e rischiosa... ma più calma e serena.
C'è un simbolismo che possiamo trarre. Quante volte nella vita ci si trova dinanzi a situazioni difficili. In questi frangenti la tentazione è quella di risolvere subito, d'impeto, di adottare le soluzioni più immediate. Pensiamo a situazioni potenzialmente litigiose. La voglia di rispondere subito, di alzare la voce, di perdere la calma c'è eccome. Eppure ciò non sarebbe sintomo di forza, ma di debolezza. San Francesco di Sales, che aveva un temperamento irascibile, riuscì, con la forza delle grazia e mortificandosi continuamente, a cambiare il suo carattere e passare alla storia addirittura come il santo della dolcezza. Egli giustamente insegnava: "Quando il cuore è caldo, bisogna tenere la bocca chiusa". E' infatti così: bisogna prima attendere il sereno e poi, se si deve parlare e rimproverare, lo si faccia pure, ma solo quando il cuore è calmo.
La calma nei momenti difficili è proprio... il cucchiaio di Panenka.
Questi era dinanzi ad una situazione difficile: la finale di un Europeo, dare alla propria nazione la possibilità di vincere per la prima volta un titolo importante. Mica si trattava di portare a casa birra e cioccolata! E invece, proprio perché la situazione era difficile, occorreva ancor di più mantenere la calma... e, con calma, serenità e lentezza, il baffuto centrocampista fece andare il pallone in porta... e i "panzer" tedeschi rimasero a bocca asciutta.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 47 secondi) si può vedere il rigore con cui Antonyn Panenka fece vincere alla Cecoslovacchia gli europei del 1976.


https://www.youtube.com/watch?v=lFJnMN_Ti2Q

Nel seguente video (durata: 4 minuti) si può vedere una carrellata dei gol più belli su rigore a cucchiaio.


https://www.youtube.com/watch?v=mkZ1VoovsEg

CLAMOROSO AL CIBALI: QUANDO IL CALCIO PUNISCE CHI MANCA DI UMILTA'

Quando nel 1961 l'Inter di Herrera perse contro il modesto Catania Sandro Ciotti pronunciò la frase diventata proverbiale per i campioni che sottovalutano gli avversari (VIDEO: Fiorentina - Juventus 4-2)
Fonte: I Tre Sentieri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6171

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 19 giugno 2020

6 - IL CORONAVIRUS STA FINENDO, MA MEDIA E POLITICI CONTINUANO AD ALIMENTARE LA PAURA
A Pechino ci sono stati 130 contagiati (su 21 milioni di abitanti; sarebbe come se a Milano ci fossero stati 5 casi), mentre per l'attentato di un terrorista islamico a Londra l'informazione ha smorzato la notizia
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22-06-2020

Il Covid sta finendo, ma c'è chi proprio non vuole rassegnarsi a questa evidenza, e continua con accanimento a sostenere che la minaccia è sempre incombente, che bisogna continuare a mantenere le limitazioni alla vita sociale.
Visto che i dati non corrispondono a questa narrazione, ecco che si ricorre alla Cina, uno spauracchio che può sempre tornare utile. E così nei giorni scorsi i media di regime ci hanno raccontato di una situazione "estremamente grave", di una Pechino impegnata "in una lotta contro il tempo" per fermare il contagio, attraverso "le misure più strette, decisive e determinate", secondo il classico modello cinese che è stato poi importato in Italia.
Siamo andati allora a vedere i numeri di questa nuova emergenza, e ci dicono di circa 130 casi di contagiati in una settimana nella capitale. Pechino - è bene ricordarlo - è una città di oltre 21 milioni di abitanti. Quindi abbiamo un caso di contagiati ogni 200.000 abitanti. E' come se a Milano avessimo cinque casi. E parliamo di contagiati, non di ricoverati o tantomeno di morti.
Quindi, di che emergenza si sta parlando?
Il governo italiano tuttavia continua ad insistere sull'esistenza di nuovi casi di Covid diagnosticati. Questo secondo il Ministero della Salute deve invitare alla cautela in quanto denoterebbe "che in alcune parti del Paese la circolazione del virus è ancora rilevante", si legge nel report settimanale del periodo dall'8 al 14 giugno del Monitoraggio della Fase 2. "In tutta la Penisola - continua il documento - sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio corrente, con casi in aumento rispetto alla precedente settimana di monitoraggio".
Tuttavia, il numero dei ricoverati - in particolare nelle strutture intensive - continua progressivamente a scendere, così come la mortalità. Cosa significa questa evidenza, che peraltro il governo fa di tutto per nascondere? Che il virus sta perdendo la sua aggressività e la sua virulenza.
Mentre si cerca di rinfocolare la paura, è arrivata venerdì scorso come una doccia fredda la valutazione di un autorevole scienziato, il professor Remuzzi, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, una delle più prestigiose istituzioni d'Europa . "I nuovi positivi non sono contagiosi", ha dichiarato in un'intervista. E questo perché la carica virale è diventata molto bassa. Lo si è scoperto dall'analisi dei tamponi fatti nel corso di una ricerca promossa dall'Istituto stesso, che ha dimostrato che i casi attuali di positività hanno una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono semplicemente persone positive al tampone. Si tratta di positività che non hanno ricadute cliniche: non sono persone malate, e non possono trasmettere la malattia a nessuno.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di un singolo studio, ma in realtà stanno uscendo altri autorevoli lavori che confermano questo quadro, come quello del Center for Disease Prevention della Corea del Sud fatto su 285 persone asintomatiche positive, che ha rintracciato 790 loro contatti diretti. Quante nuove positività? Zero.
Secondo il direttore del Mario Negri, L'Istituto Superiore di Sanità e il governo devono qualificare le nuove positività, o consentire ai laboratori di farlo, spiegando alla gente che una positività inferiore alle centomila copie non è contagiosa, quindi non ha senso stare a casa, isolare, così come non è più troppo utile fare dei tracciamenti che andavano bene all'inizio dell'epidemia.
L'esistenza di nuovi positivi non deve creare alcun allarmismo: non è lo stesso tipo di positività dei mesi scorsi. Una positività che non può più dare le forme cliniche gravi che abbiamo visto nei primi tre mesi dell'epidemia.
Occorre quindi che il governo prenda atto di quanto e come è cambiata la situazione rispetto a quel lontano 20 febbraio. E agire e dare comunicazione di conseguenza.
Continuare ad alimentare irragionevoli paure non può che destare dei ragionevoli sospetti, che su questa epidemia che non "deve" passare, si stiano giocando interessi politici ed economici. Non a caso gli ambienti governativi non fanno che ripetere - sordi a qualunque evidenza scientifica - che sono indispensabili due cose per mettere fine alla vicenda Covid: App di tracciamento e vaccini. Tertium non datur, anche se le evidenze scientifiche dicono ben altro.

Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Terrorismo e Covid, parola d'ordine: asservire il popolo" parla dell'attentato terroristico in Inghilterra e di come l'informazione cerchi di smorzare ogni allarme. Invece per il Coronavirus l'informazione alimenta uno stato di paura permanente. Funziona ormai una sorta di panico a comando, c'è una popolazione alla mercé del Potere. A cui si può resistere soltanto legati a Chi questo Potere del mondo ha già sconfitto.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 giugno 2020:
Sabato 20 giugno, ore 19 circa: a Reading, Inghilterra, in un parco affollato un uomo armato di un grosso coltello si lancia prima su un gruppo di persone, poi su un altro, colpendo alla cieca; infine viene placcato da un poliziotto e arrestato. Bilancio: tre morti e tre feriti gravi. La notizia è immediatamente una "Breaking News", tutti pensano all'attacco di un fondamentalista islamico, ma le autorità subito affermano che non ci sono elementi per pensare a un atto di terrorismo.
Passano le ore e resta la domanda sul chi e sul perché di questo attacco; intanto, in mancanza di altri dettagli che indichino il motivo della strage, la notizia sui maggiori siti di informazione perde di importanza. Quindi trapela l'informazione che l'autore è di origine libica, ma guai ad arrivare a conclusioni affrettate: non risulta - dicono le fonti di informazione - che abbia legami con gruppi jihadisti.
Alla domenica, l'eventualità di un atto terroristico non viene più scartata, ma bisogna arrivare al lunedì mattina per sapere che l'uomo arrestato per l'attacco, il 25enne Khairi Saadallah, era già noto ai servizi segreti britannici: era stato infatti sospettato di voler andare all'estero per terrorismo. Non avendo i servizi trovato traccia di rischi imminenti, Saadallah era entrato nell'elenco dei 40mila residenti in Gran Bretagna sospettati di attività estremiste ma attualmente non sotto inchiesta (3mila sono invece quelli monitorati continuamente).
Nel frattempo però la notizia ha perso d'importanza, e ieri sera il principale articolo sul sito web della BBC dedicato a Reading era centrato sulle vittime, «tre veri gentiluomini», secondo i frequentatori di un vicino pub riservato agli Lgbt, di cui i tre erano assidui clienti.
Così, a una notizia che poteva destare giustificato allarme è stata messa la sordina, diluendola nel tempo. Chi infatti può credere che, avendo arrestato in flagrante il responsabile, essendo egli già conosciuto dagli esperti dell'anti-terrorismo, non si sapesse tutto già nelle prime ore? Non per niente, a poche ore dall'arresto le forze speciali hanno fatto irruzione in un condominio popolare, presunta abitazione di Saadallah (operazione peraltro restata misteriosa).
Ma ormai è uno schema collaudato in Europa: quando si ha a che fare con probabili atti di terrorismo, autorità ufficiali e media fanno di tutto per depistare, ritardare le informazioni o addirittura ometterle. Lo scopo è chiaro: evitare di creare il panico, evitare di fare il gioco di chi vuole seminare terrore. E nello stesso tempo si sta molto attenti ad evitare di parlare di islam o islamismo. Non sia mai che si sia tacciati di islamofobia.
La parola d'ordine è: smorzare, non creare allarme nella popolazione, non suscitare sentimenti ostili nei confronti di una comunità religiosa.
Invece, per quanto riguarda il Covid-19 la parola d'ordine è esattamente l'opposto: creare allarme, tenere la popolazione in un costante stato di paura, suscitare sentimenti ostili nei confronti di chi obietta al lockdown e di chi vuole riportare la percezione della pandemia nella sua giusta dimensione. E ancora una volta autorità istituzionali e media sono alleati: per giorni abbiamo avuto in primo piano le notizie sul nuovo allarme Coronavirus a Pechino, poi il "disastro" del Brasile (che poi, come dimostriamo oggi, tanto disastro non è), e ora i contagi nel mattatoio tedesco.
Numeri limitati, ma comunque letti come se intere popolazioni fossero sterminate dalla nuova peste. Il tutto per mantenere i cittadini nello stato di paura e indirizzare la rabbia verso i soliti obiettivi politici, i nemici del Nuovo Ordine Mondiale, che di volta in volta, e a seconda dei casi, vengono bollati come negazionisti, sovranisti, pseudo-scienziati e così via.
Ce n'è abbastanza per sospettare che panico e calma siano attentamente pilotati dai governi e dai media, e che il popolo sia alla mercé del Potere. Per molti sicuramente, soprattutto nei media, funziona la logica del conformismo, ma è chiaro ormai che c'è una precisa volontà di imporre a livello globale un sentimento piuttosto che un altro, che va molto al di là della normale influenza esercitata dai mezzi di informazione. Obiettivi politici, economici, ideologici si intrecciano e costituiscono una pressione fortissima sulla gente comune. In nome dell'emergenza tutto ci potrà essere chiesto, e il lockdown ne è stato un grande esempio, forse una prova generale.
Per resistere c'è bisogno anzitutto di un grande amore alla Verità, uno sguardo aperto alla realtà che può permanere solo attraverso l'uso della ragione alimentato dalla fede. La battaglia è contro il Potere di questo mondo, ed è impossibile resistere fino in fondo se non si è attaccati a Chi questo Potere ha già sconfitto. Ma questa appartenenza a Cristo, per poter essere vissuta ha bisogno di una comunione visibile, che comincia dalla famiglia e si allarga ad amicizie che solo nella fede hanno la loro ragion d'essere. Per questo la famiglia è tanto combattuta dal Potere e per questo è devastante la logica del "distanziamento sociale" che impone anche visivamente di essere isolati (al punto che perfino nella stragrande maggioranza delle chiese le famiglie sono costrette a sedersi separatamente per partecipare alla Messa).
Occorre prendere coscienza di questa posta che è in gioco per fare fronte a ciò che verrà.


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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22-06-2020

7 - CORONAVIRUS: LA PREZIOSA LEZIONE DEI CONTADINI ''IGNORANTI''
Indigestione, stress ed esaurimento nervoso da sovradosaggio di news... di troppa informazione si può ''morire'' (VIDEO: Ignorante)
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera, 8 Giugno 2020

Sono rimasto molto colpito da un video che un amico mi ha inviato nei giorni scorsi. Raccoglie le testimonianze di alcuni anziani contadini e allevatori, presumo dell'Italia centrale, i quali, interpellati sulla pandemia, sul coronavirus e sulle misure di contenimento del contagio, mostrano candidamente di non saperne nulla. Il video è bello perché le testimonianze sono cariche di disarmante sincerità, i volti esprimono dignitosa semplicità e nessuno degli interpellati cerca di essere ciò che non è.
Ho a mia volta inviato il video ad alcuni amici e uno di loro, che si occupa di agronomia, ha commentato: "Sono tenerissimi, e quanti ne conosco così! Persone poco istruite, lontane dai social e dal mondo mediatico. Voglio loro tanto bene perché sono la nostra storia: guai a chi me li tocca!" Ed ecco il commento di un'amica: "Semplici da far tenerezza. Vivono nello stesso mondo nostro ma non ne sono travolti. Meritano attenzione e rispetto".
A nessuno dei miei amici è venuto in mente di definire le persone apparse nel video come ignoranti. E nemmeno io le definirei mai in tal modo. In realtà ignoranti lo sono, in senso letterale, perché ignorano tante cose, ma non che noi, metropolitani alfabetizzati, sappiamo molto di più!

ANCHE NOI SIAMO IGNORANTI
Se riflettiamo su ciò che realmente sappiamo a proposito del Covid-19 dobbiamo ammettere che anche noi siamo profondamente ignoranti. Nonostante la nostra frequentazione dei social e la lettura quotidiana di tante notizie e tanti commenti, siamo pieni di dubbi, e le cose che non sappiamo superano di gran lunga quelle di cui, più o meno, abbiamo potuto farci un'idea. Non sappiamo ancora bene come e dove sia nato il virus, non sappiamo come inizialmente si sia trasmesso, non sappiamo di che cosa effettivamente siano morte tante persone (per esempio, polmonite o trombosi), non sappiamo se siano morte di Covid o con Covid, non sappiamo se il virus se n'è andato davvero, non sappiamo se tornerà, non sappiamo se è il caso di cercare un vaccino oppure no, non sappiamo quali siano le terapie più efficaci eccetera eccetera.
Se sapessimo di non sapere saremmo cauti e umili, invece, imbottiti di notizie, noi presumiamo di sapere, e così diventiamo spesso aggressivi. Ma è l'aggressività del debole, che attacca per insicurezza. I contadini interpellati nel video hanno bei volti abbronzati, di anziani abituati a stare all'aria aperta. Il fatto di vivere in campagna, in borghi isolati, li ha messi automaticamente al riparo dal contagio, ma non solo da quello causato dal virus: parlo anche del contagio dell'informazione. Dai loro sguardi si vede che non sono stati stressati dal terrore e dal sensazionalismo. Essendo rimasti alla larga da televisioni, giornali, social e da tutte le altre fonti dell'informazione, hanno mantenuto un regale distacco e una serenità che nessuno può scalfire.

SOVRADOSAGGIO DI NEWS
Significa allora che non ci dobbiamo informare? Certamente no. Ma la lezione che arriva da quei nostri anziani connazionali non metropolitani è comunque istruttiva: di troppa informazione si può morire come di coronavirus. Si muore di indigestione informativa, di stress da notizia, di esaurimento nervoso da sovradosaggio di news.
Non è facile dire quale possa essere la modica quantità di notizie utile per mantenerci informati senza cadere in qualche forma di nevrosi. Ognuno può regolarsi come crede. Ma il problema non è solo quantitativo. Si tratta di puntare all'informazione di qualità, ovvero veramente libera: rara avis in terris!
Guardando il video con le testimonianze degli anziani contadini ho anche ripensato alle apparizioni del presidente del Consiglio durante la pandemia, quando, all'ora dei massimi ascolti televisivi, entrava nelle nostre case, nelle quali eravamo chiusi per quarantena, e incominciava a snocciolare cifre e ad annunciare provvedimenti presi sulla base delle formulazioni del Comitato tecnico-scientifico. Ecco un classico caso nel quale abbiamo avuto la presunzione di sapere, ma in realtà non sapevamo nulla. Non eravamo in grado di sapere in che modo nascessero i dati che ci venivano forniti; non avevamo alcuna possibilità di fare un confronto tra fonti diverse; non avevamo la possibilità di capire in che modo il Comitato fosse giunto a prendere certe decisioni; non sapevamo quale fosse la competenza reale delle persone chiamate a prendere le decisioni. Tutti noi, in mancanza di oggettive possibilità di giudizio, eravamo chiamati, né più né meno, a un atto di fede. Di qui la sensazione, del tutto illusoria, di sapere, mentre in realtà il nostro era un credere di sapere.
Abbiamo vissuto e viviamo, dobbiamo ammetterlo, nell'illusione. Illusione di sapere, illusione di essere liberi di farci un'idea, illusione di essere in grado di giudicare. E l'illusione sta continuando. Viene naturale pensare alla caverna di cui parla Platone, con gli schiavi incatenati, ignari di vedere solo ombre perché, non essendo in grado di voltarsi verso la fonte della proiezione, identificano le ombre con la realtà effettuale. Allora ben vengano le voci di coloro che, aiutandoci a dichiarare i nostri limiti, ci richiamano al realismo dell'umiltà.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 4 minuti) Giuseppe Povia canta "Ignorante" scritto qualche anno fa. In un certo senso si potrebbe dire che anticipava alcune considerazioni dell'articolo precedente.


https://www.youtube.com/watch?v=A_mycBUwYVA

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Fonte: Radio Roma Libera, 8 Giugno 2020

8 - CINQUE MITI FALSI (PIU' UNO) SUL CORONAVIRUS
Il mito della pandemia (con dati che non tornano), il mito dell'emergenza (per rinsaldare il potere), il mito della scienza, il mito della paura (alimentato dai media h24), il mito che ''insieme si può'' e... il mito per cui prima di essere buoni cristiani dobbiamo essere buoni cittadini
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-06-2020

Quando la ragione si stacca dalla fede cade nel mito. É uno dei grandi insegnamenti di Benedetto XVI. Per lui valeva anche il contrario: quando la fede si stacca dalla ragione cade nel mito. La caduta nel mito da parte della religione si chiama fideismo, la caduta nel mito da parte della ragione si chiama razionalismo: sono due religioni mitiche. Nel famoso discorso di Ratisbona del 2006 lo aveva spiegato molto bene. In questo nostro tempo notiamo che da un lato viene esaltata una religiosità mitica, come quella panteista, idolatrica e animista dei primitivi (si torni con la mente al sinodo dell'Amazzonia), e dall'altra la ragione politica si nutre di miti appunto politici. In ambedue i casi c'è un difetto di razionalità.
Durante la pandemia da Covid-19 la politica si è inventata molti miti in funzione autoconsolatoria oppure di servizio al potere politico. Sul mito dell'emergenza si può rinsaldare il potere e renderlo più pervasivo, proprio per contrastare l'emergenza. Il potere può aumentare il controllo, le libertà venire limitate con il consenso di tutti, le disposizioni autoritarie accolte perfino con soddisfazione e il potere se la gode.
Sul mito dell'emergenza si costruisce poi una mitologia: le conferenze stampa di Conte, il moralismo di Mattarella, i proni servizi giornalistici delle reti Rai, la retorica sentimentaloide della pubblicità dei grandi marchi "in attesa di riabbracciarci", i "nuovi eroi", le parate liturgiche delle task force e degli Stati generali, la raccolta fondi in tv per la protezione civile, ancora in atto anche se i presidi sono stati chiusi.

1° MITO: LA PANDEMIA
Il primo grande mito è stato senz'altro quello della stessa pandemia. La sua mortalità era inferiore al 4 per cento. Le numerose morti sono state dovute alla carenza di strutture sanitarie. Le vittime decedute con il Covid non sono morte per il Covid, ma per altre patologie o perché non erano disponibili posti di terapia intensiva. Il Covid stesso, quindi, è stato trasformato in un mito.

2° MITO: LA SCIENZA ONNIPOTENTE
Un secondo mito è stato senz'altro quello della scienza e in particolare dei virologi. Nessuno di loro ci ha dato delle certezze, i loro pareri erano sempre discordanti, molti di loro hanno sfruttato l'occasione per apparire in tivù e vendere libri... ma nondimeno il governo si è sempre nascosto dietro il parere "degli scienziati". La gente è stata convinta che "serve un vaccino", i medici contrari vengono zittiti, arrivano i finanziamenti da Bill Gates e il processo dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO) procede perché "lo dice la scienza".

3° MITO: LA PAURA
Così è capitato con il mito della paura. L'allarmismo eccessivo è spiegabile data le carenze sanitarie di cui sopra, ma non lo è se rapportato alla vera entità dell'epidemia nel nostro Paese. Le molte misure insensate (ricordiamo i 200 metri da casa?) hanno contribuito ad alimentarla. Le tv di Stato, occupate h24 a parlare di Covid, hanno fatto da volano a un diffuso sentimento di paura che anche ora che il problema è molto ridimensionato stenta a dissolversi. Molti anziani continuano a non andare nemmeno a Messa per questa persistente paura artificiale. I regimi si sono sempre avvalsi dei miti e della paura indotta.

4° MITO: "INSIEME SI PUÒ"
Si è poi creato il mito che "insieme si può" e quindi sono state stigmatizzate le opinioni diverse, le manifestazioni pubbliche pur se nel rispetto delle regole, è stato congelato il Parlamento e le opposizioni critiche sono state accusate di non collaborare perché nell'emergenza si dovrebbe stare tutti uniti. Viene mitizzato un ipotetico nemico per condannare i fronti interni e accusarli di disfattismo. Le voci dissenzienti sono state tacitate e sono stati colpiti dal pubblico sospetto quanti dicevano che certe misure erano irrazionali e dannose.

5° MITO: GLI ESPERTI SUPERCOMPETENTI
Un altro mito che si è creato è quello degli esperti. Il governo si è attorniato di pletorici gruppi di esperti non solo per fronteggiare il virus dal punto di vista sanitario ma anche per decidere cosa fare dopo il virus. Sono stati addirittura convocati gli Stati Generali e la situazione è diventata ridicola. In questo modo i ritardi e le evidenti incompetenze sono state nascoste sotto il mito dei Supereroi Supercompetenti Superpagati.

MITO ECCLESIALE: L'IMPORTANTE È ESSERE UN BUON CITTADINO
Tutti questi miti sono stati fatti propri anche dalla Chiesa cattolica, che non ha saputo dire parole di verità e che anzi si è perfino rivelata più rigida nell'applicare i comportamenti richiesti dai nuovi miti. La Chiesa esperta in mitologia che impedisce di inginocchiarsi in chiesa anche se il governo non lo chiede. Sono state accettate le incongruenze, le astruse e contraddittorie disposizioni dei funzionari dei ministeri (perché se in una chiesa ci possono stare 70 persone, in caso di funerale possono starcene solo 15?), le restrizioni assurde (perché non più di 200 persone alle messe al chiuso se in molte cattedrali ce ne stanno molte di più?). La ragione politica diventata mito ha prodotto una mitologia religiosa dura a morire: i parchi giochi sono ormai pieni di gente e di bambini senza protezione, ma in chiesa si assiste a misurazione della febbre, distanza, sedie fissate a terra con lo scotch perché non si possano spostare, e dopo il missa est, gli "addetti al servizio d'ordine" vengono a prenderti per portarti fuori.
Nella Chiesa si è diffuso il mito che il primo modo di essere un buon cristiano è di essere un buon cittadino e che essere un buon cittadino vuol dire eseguire senza discutere le decisioni - spesso assurde oltre che incostituzionali e contrarie al Concordato - del governo in carica.

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18-06-2020

9 - OMELIA XIII DOM. TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 10,37-42)
Chi accoglie voi accoglie me
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

Le parole del Signore, che qui sono state proclamate, ci invitano a riflettere su tre fondamentali argomenti: l'unità e l'indivisibilità del progetto con cui Dio ci salva, la centralità di Cristo per la nostra vita, la maniera migliore di affrontare il momento della prova e della pena.

NON SI DÀ DIO SENZA CRISTO, NÉ CRISTO SENZA CHIESA
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato (Mt 10,40). Con questa frase Gesù ci chiarisce la stretta connessione che c'è tra Dio, Padre e Creatore di tutti, e lui, il Figlio unigenito di Dio, mandato nel mondo per la nostra liberazione; e la stretta connessione che c'è tra lui, Redentore e Signore unico dell'Universo, e i suoi apostoli, da lui inviati in mezzo agli uomini a rendere in ogni tempo presente e operante la sua parola di verità e la sua grazia.
Come si vede, la Chiesa, fondata sugli apostoli, non è separabile da Cristo, come Cristo non è separabile dal Padre. Nella concretezza dell'esistenza è difficile che uno possa credere sul serio in Dio - non in un Dio sbiadito e lontano, che non entra nella nostra vicenda, ma nel Dio vivo e vero, che non solo è all'origine delle cose, ma in ogni momento ci dà le regole giuste di vita e ci chiama a partecipare al suo destino - senza credere al tempo stesso in Gesù crocifisso e risorto, Figlio vero di Dio, unica fonte della nostra libertà e della nostra gioia. Ed è ancora più difficile che uno possa accettare Cristo - non il Cristo ridotto a essere soltanto un uomo buono, profeta di pacifismo e di umanitarismo, ma il Cristo vero, che è Dio, centro dei nostri cuori e giudice delle nostre azioni - senza riconoscere nella Chiesa la sua opera e la sua eredità, che in modo garantito ci dona e ci attualizza la sua luce, la sua forza, la sua speranza, la sua consolazione.
La verità è indivisibile e, nella realtà delle cose, tutto si implica: rifiutare la Chiesa significa rifiutare il Salvatore del mondo; rifiutare Cristo significa rifiutare Dio; rifiutare Dio significa porre le premesse di una società assurda e disumana, come la storia di questo secolo si è incaricata di dimostrare all'evidenza.

SE SIAMO DI CRISTO, TUTTA LA NOSTRA VITA VA GIOCATA PER LUI
Le altre espressioni del Vangelo, che oggi abbiamo ascoltato, sono come la spiegazione e il commento autentico all'invocazione che all'inizio della messa abbiamo rivolto a Gesù Cristo, forse senza pensare troppo alla serietà e all'importanza di ciò che dicevamo: "Tu solo il Signore".
Gesù è il Signore, e noi siamo fatti per lui. La nostra esistenza è tutta un servizio reso alla sua regalità.
Quando veniamo in chiesa la domenica per ricordarci di lui e del suo sacrificio, non gli facciamo un favore: gli diamo semplicemente quello che gli spetta. Pregarlo non vuol dire compiere un gesto gratuito di cortesia nei suoi confronti; vuol dire avere l'intelligenza di riconoscere le cose come stanno e di comportarci in un modo che è al tempo stesso doveroso e conveniente per noi. Osservare i suoi comandamenti - che tutti si riassumono nell'amore di Dio e del prossimo - non è un atto di generosità da parte nostra o la scelta di una linea facoltativa di comportamento; è fare quello che è necessario fare, se vogliamo non imbrogliare noi stessi e non tradire la nostra stessa natura.
Gesù è il solo Signore: non abbiamo dunque e non vogliamo avere altri padroni, perché abbiamo già lui; non abbiamo e non vogliamo avere altre appartenenze, perché siamo già suoi; non abbiamo e non vogliamo avere alcuna ideologia che pretenda di spiegarci il senso ultimo delle cose, perché abbiamo già il suo Vangelo; non abbiamo e non vogliamo avere altri motivi di fiducia e altri appoggi, perché lui è la sola sorgente della speranza che non delude.
Gesù è il destinatario di tutta la nostra capacità di donazione e di affetto. Nessuno, in tutta la storia umana (che pure ha visto sfilare molti prepotenti, esaltati, falsi messia, personalità che pretendevano di essere oggetto di culto), ha osato pronunciare le parole che abbiamo raccolto dalle labbra del nostro Maestro: Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me (Mt 10,37). Nessuno, in tutta la storia umana (che pure ha visto il succedersi di capi dalle mirabolanti promesse di giustizia, di pace, di avvenire illuminato dal sole del progresso), è arrivato a dichiarare quanto ci è stato detto da Cristo: Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10,39).
Come si vede, Gesù è un unico caso, è un caso serio, è un caso che ci costringe drammaticamente a riflettere: stare dalla sua parte o non stare dalla sua parte comporta un mutamento radicale della nostra sorte. Davanti a Cristo non è possibile restare neutrali; e riconoscerlo per quello che è, non solo a parole ma con le opere e la vita intera, vuol dire assicurarsi la vera e definitiva salvezza.

CON CRISTO, LA CROCE È RICCA DI SENSO; SENZA CRISTO, È DISPERAZIONE
Il terzo insegnamento che raccogliamo oggi dalla pagina di Vangelo riguarda la Croce: Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me (Mt 10,38).
Anche su questo punto occorre essere molto chiari. La croce, cioè la sofferenza, non è una prerogativa dei cristiani: è un'esperienza che tocca tutti. Credenti o non credenti, presto o tardi tutti si imbattono nel dolore, nei disagi umilianti della vecchiaia, nella morte. La differenza è che chi non crede, davanti alla sua croce non può che disperarsi o abbandonarsi a un'orgogliosa amarezza. Chi crede invece può "prendere la sua croce" come un mezzo prezioso per purificarsi e affinarsi ulteriormente, per irrobustirsi nell'anima, per collaborare con Cristo alla redenzione del mondo, per disporre il suo cuore a una felicità futura più grande.
Come si sarà notato, sono tutte lezioni forti e severe. Ma è così che il Signore ci aiuta a crescere e a rendere più ricchi di senso i nostri giorni.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Stilli come rugiada il mio dire

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