BastaBugie n°673 del 15 luglio 2020

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1 SU TV 2000 FILM SCONVENIENTI E DISEDUCATIVI
La tv della Cei trasmette un film su una ragazzina che si è presa l'impegno di perdere la verginità per il suo 17° compleanno, ed inoltre...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 IL BEATO FRANZ RIMASE FEDELE ALLA VERITA' RIFIUTANDO IL GIURAMENTO A HITLER
Franz Jägerstätter nonostante il parere contrario del parroco e del vescovo, rifiutò anche gli assegni familiari e l'indennizzo di Stato... solo la Bibbia e la moglie gli furono accanto fino alla fine (VIDEO: trailer del film)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 MR. JONES, IL FILM VERITA' SULL'UCRAINA (E NON SOLO)
La storia vera di un giornalista gallese che nel 1933 riuscì a intervistare Hitler e da quel momento... (VIDEO: trailer del film)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 BATTAGLIE ED EROI (SCONFITTI) DEL RISORGIMENTO
Il nuovo libro di Alberto Leoni è dedicato al Risorgimento con una dettagliata narrazione di uomini, fatti e, soprattutto, battaglie (VIDEO: Il Risorgimento)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 I DUE PAPI, IL FILM DI NETFLIX IDEOLOGICO E... RIDICOLO
Secondo il regista Benedetto XVI si è dimesso perché ispirato da Dio a lasciare il posto a Papa Francesco
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 IL CORONAVIRUS HA DIVISO IL MONDO TRA ATEI E CREDENTI
Il periodo di epidemia ha fatto emergere con chiarezza la divisione e l'incomunicabilità tra il credente e l'ateo (anche se va a Messa): il primo vuole le chiese aperte, l'altro le vuole chiuse
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 CORONAVIRUS? LE EPIDEMIE CI SONO SEMPRE STATE
Le infezioni contagiose hanno accompagnato l'uomo da sempre e certe svolte storiche sono avvenute solo a causa di esse
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO CONTRO IL CORONAVIRUS
Durante la pandemia il parroco di Brescello ha esposto sul sagrato il crocifisso originale che nei film parlava a Fernandel (VIDEO: il crocifisso e la processione)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 OMELIA XVI DOM. TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 13,24-43)
Raccogliete prima la zizzania... per bruciarla
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - SU TV 2000 FILM SCONVENIENTI E DISEDUCATIVI
La tv della Cei trasmette un film su una ragazzina che si è presa l'impegno di perdere la verginità per il suo 17° compleanno, ed inoltre...
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-03-2020

Per la Festa della Donna la tivù dei vescovi, Tv2000, ha creduto di far cosa gradita mandando in onda in prime time un film singolare che, suppongo, è stato stimato come educativo. Infatti, si intitola proprio An Education, «un'educazione», ed è la seconda volta che tale tivù lo trasmette, il che testimonia della sua supposta validità.
Innanzitutto, presentiamolo: tratto dall'autobiografia della giornalista inglese Lynn Barber e diretto nel 2009 dal regista Lone Scherfig. Voi direte: e chi sono? Il fatto è che per la sceneggiatura si è scomodato il bestsellerista Nick Hornby ed è interpretato da calibri come Rosamund Pike, Emma Thompson, Alfred Molina. Aggiungiamo tre candidature all'Oscar. Dunque, un signor film. Quel che lascia perplessi è la storia. Si svolge a Londra nel 1961 (teniamo a mente la data). La protagonista è una ragazzina di sedici anni che frequenta il liceo, in divisa come tutte all'epoca in Inghilterra. È ammaliata dall'esistenzialismo francese, le canzoni di Jacques Brel e Juliette Greco, quella roba che, da noi, ha forgiato i Fabrizio De André, Luigi Tenco, Gino Paoli. Sogna Parigi ed ha tutte le voglie di una adolescente, riassumibili in una sola: divertirsi. Figlia unica, i suoi sognano per lei un avvenire sicuro: l'università, un buon matrimonio.
Si chiama Jenny e si è presa l'impegno di perdere la verginità per il suo diciassettesimo compleanno. Ecco, già qui qualcosa comincia a stonare. Siamo, ripeto, nel 1961, e a quel tempo solo agli esistenzialisti poteva venire in mente una cosa del genere, ma era fin troppo osée per una borghesuccia inglese post-vittoriana. Dunque, improbabile, ma concediamo che la giornalista autobiografata abbia davvero avuto un'adolescenza spregiudicata. Però nel film la cosa viene presentata come abbastanza pacifica per Jenny e le sue compagne, e fa un po' specie vedersela spiattellare su quel canale.
Ma il bello deve ancora venire. Jenny viene adescata da un adulto piacente e suadente, uno che ha almeno il doppio dei suoi anni e con il suo savoir faire riesce ad ammaliare i genitori di lei, che gli permettono di frequentarla. Sembra un buon partito, ha i soldi, bella macchina, buona educazione. Naturalmente, tutto il liceo viene a saperlo e la preside ammonisce Jenny a non ledere il buon nome della scuola. Ma lei è ormai cotta. Va addirittura con lui a Parigi, il suo sogno. La prima notte in albergo gli spiega che bisogna aspettare il compleanno (manca poco) e, su richiesta, si lascia almeno vedere nuda. Ed è a questo punto che uno si chiede se sta guardando la tivù dei vescovi o il canale 26, Cielo. Jenny è ormai coinvolta: lui turlupina i genitori di lei dicendo che è amico di Clive S. Lewis e porterà Jenny a casa dello scrittore per una copia di Le Cronache di Narnia con dedica. È una scusa per passare la notte fuori, e Jenny gli tiene bordone. Poi Jenny scopre che i soldi, lui, li fa rubando e turlupinando in modo indegno le vecchiette: affitta appartamenti a famiglie di africani, poi compra per quattro soldi la casa accanto, la cui proprietaria, una vecchietta sola, adesso ha paura. Jenny accetta tranquillamente tutto e il giorno del compleanno adempie al suo voto. Poiché, ovviamente, a scuola sanno tutto, la preside la butta fuori. Ma lui le propone il matrimonio. I genitori acconsentono, visto che nulla sanno. Solo per caso lei si accorge che lui è già sposato con figli. Non solo. Non è la prima volta che circuisce ragazzine.
Naturalmente, i genitori se la prendono con lei. E lei - (sic!) - ribalta l'accusa: dovevano prestare più attenzione loro; se non fossero stati così borghesi (l'università, il buon partito…) nulla di male sarebbe successo. Qui finisce il film e qui uno si chiede: qual è l'«educazione» che secondo la tivù dei vescovi dovremmo prendere a esempio? Boh.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-03-2020

2 - IL BEATO FRANZ RIMASE FEDELE ALLA VERITA' RIFIUTANDO IL GIURAMENTO A HITLER
Franz Jägerstätter nonostante il parere contrario del parroco e del vescovo, rifiutò anche gli assegni familiari e l'indennizzo di Stato... solo la Bibbia e la moglie gli furono accanto fino alla fine (VIDEO: trailer del film)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-05-2020

Hidden Life, «vita nascosta» è il titolo dell'ultimo film  di Terrence Malick, regista di culto talmente perfetto e ricercato da sfornare mediamente un film ogni dieci anni. Pur essendo non credente, questa volta si è voluto cimentare con la figura di Franz Jägerstätter, che la Chiesa cattolica venera come Beato. Come sappiamo si tratta di un martire del nazismo, giustiziato perché aveva rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà a Hitler.
Innanzitutto rimarchiamo la singolarità di un autore hollywoodiano che, anziché fare il miliardesimo film sulla Shoà, si ricorda che il nazismo fece anche altre vittime. È pur sempre un film sul «silenzio di Dio», ma (come acutamente osservato dalla nostra Frigerio) sembra una specie di risposta a Silence di Martin Scorsese: là due gesuiti, sotto pressione nel Giappone del XVII secolo, apostatano; qui un contadino padre di famiglia sceglie di non sottomettersi. E veniamo al protagonista, la cui figura il regista sottovaluta per concentrarsi sul dilemma interiore (così che allo spettatore può rimanere il dubbio se sia un fanatico o un santo).
È austriaco, nato nel borgo contadino di Sankt Radegund nel 1907 da una ragazza madre. Fa il contadino in Baviera e il minatore nella Stiria. Nel 1933 torna al paese e si fa notare per l'allegra scapestrataggine, le risse, le baldorie. Bello, ardente e corteggiato, visto che c'è, mette incinta una servetta. Due anni dopo, l'incontro della sua vita con Franziska, che lo sposa e gli fa mettere la testa a posto. Franziska è tutta preghiera, con lei Franz comincia a leggere la Bibbia tutti i giorni. In breve diventa fervente e si offre come sacrestano in chiesa. Franziska gli dà tre bambine, una dietro l'altra.

TROPPO BELLO PER DURARE
Franz è trasfigurato, la scoperta della fede gli dà una gioia mai provata prima, il lavoro nei suoi campi va bene, la famiglia è per lui un paradiso. Ma è troppo bello per durare.
Nel 1938 con l'Anschluss l'Austria passa sotto la Germania hitleriana. Franz, che si è informato bene, sa che il nazismo è incompatibile col cattolicesimo e comincia a comportarsi di conseguenza: declina l'offerta di fare il borgomastro, rifiuta gli assegni familiari e perfino l'indennizzo di Stato che gli spetterebbe per i danni di una grandinata. Poco a poco la popolarità di cui gode in paese si muta in sorda ostilità. Gli danno del fanatico, del fissato, del piantagrane che finirà con l'attirare la malevola attenzione del regime su Sankt Radegund. Anche sua moglie subisce l'ostracismo, perfino le figliolette, con le quali nessun bambino vuole più giocare. Tutti gli si rivoltano contro, anche il parroco gli consiglia di cedere, addirittura il vescovo di Linz. Tutti, tranne sua moglie, colei a cui deve la sua conversione. Franziska è disperata per la situazione, ma pur tra le lacrime sta col marito e lo incoraggia a perseverare in ciò che ritiene giusto. Sa bene che senza di lui la loro fattoria andrà in malora e che lei e le figlie saranno marchiate per sempre come familiari di un traditore. Ma, anche se non capisce del tutto la sua decisione, si schiera con lui. Una moglie così è una enorme grazia: tutta la nostra invidia.
Poi le cose precipitano: la Germania entra in guerra col mondo e Franz viene chiamato alle armi. Lui, che non vuole contribuire alle conquiste di Hitler, si presenta ma, all'ora del giuramento personale al Führer, non ne vuole sapere. Carcere, angherie, interrogatori. Ma non cede. Per non creare un imbarazzante precedente gli offrono il servizio  alternativo nella sanità. Domanda: dovrò giurare fedeltà a Hitler? Risposta: sì. Replica: allora non se ne fa nulla. Lo spediscono a Berlino, per comparire davanti  a un tribunale del Reich come renitente ma anche, ed è peggio, come dissidente. Quelli che lo visitano, e pure il suo avvocato, lo pongono di fronte al ricatto morale: non pensi alle tue bambine? che ti costa fingere di giurare? La pena prevista è la morte, lascerai la tua famiglia alla fame e segnata per sempre; sei sicuro che la tua posizione non derivi da orgoglio che tu confondi con la coerenza alla fede religiosa?

ARRIVERANNO TEMPI OSCURI
Ma lui, tra le letture quotidiane della Bibbia, ha presente quell'anziano ebreo che rifiuta di mangiare carne di maiale al tempo della persecuzione di Antioco: anche a lui avevano suggerito di far finta per salvarsi la vita, ma lui aveva pensato al cattivo esempio che avrebbe dato ai giovani se avesse ceduto. La pena di morte nel Reich era somministrata tramite ghigliottina, retaggio dell'occupazione napoleonica. Franz Jägerstätter vi mise il collo il 9 agosto 1943 nel quartiere berlinese di  Brandeburgo. È stato beatificato nel 2007. Martirio subìto in odio alla fede. Franz era terziario francescano e aveva perfino fatto il suo bravo servizio militare nell'esercito austriaco. Ma all'ora del referendum sull'unione dell'Austria alla Germania era stato l'unico in tutta Sankt Radegund a votare no. No al nazismo pagano e, poi, no alla guerra che questo aveva scatenato.
Il film di Malick dura tre ore e reca lo stile inconfondibile dell'autore, che porta lo spettatore a chiedersi che cosa induca un giovane la cui vita è completamente felice a giocarsi tutto in nome della fedeltà a un principio. Molte scene sono dedicate al tormento di un credente che, come il biblico Giobbe, è circondato da «consolatori» che lo spronano a cedere, che lo colpevolizzano per la sua caparbietà e per la sua insensibilità nei confronti della moglie e delle figliolette, la cui sorte, per colpa sua, sarebbe stata amara. Nel film compare anche, in un «cameo», il famoso attore tedesco Bruno Ganz recentemente scomparso: interpreta un anziano ufficiale che, unico, sembra comprendere il dilemma di Franz, ma che alla fine lo abbandona, pur a malincuore, alla sua sorte. È un omaggio a quegli uomini dell'esercito tedesco, vecchio stampo, che non avevano alcuna simpatia per Hitler ma che obbedirono alla Patria (anche se questa era finita in mani discutibili).
Molti dialoghi nel film sono rimasti in lingua originale, cosa che ne aumenta il pathos. In quelli tradotti, tuttavia, emergono chicche come questa frase detta a Franz che il regista mette in bocca a un compagno di cella: «Arriveranno tempi oscuri quando gli uomini saranno più intelligenti; non combatteranno la verità, la ignoreranno». Non pensava al nazismo, già oscuro di suo. Pensava al dopo.

Nota di BastaBugie
: nel seguente video (durata: 2 minuti) si può vedere il trailer del film "La vita nascosta" sulla vita di Franz Jägerstätter.


https://www.youtube.com/watch?v=wzskayiyBl8

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21-05-2020

3 - MR. JONES, IL FILM VERITA' SULL'UCRAINA (E NON SOLO)
La storia vera di un giornalista gallese che nel 1933 riuscì a intervistare Hitler e da quel momento... (VIDEO: trailer del film)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-03-2020

C'è un film che presumibilmente non vedremo mai in Italia. Perché? Perché è anticomunista. Io stesso ho dovuto avventurosamente cercarlo su internet in lingua originale, per fortuna sottotitolato. Nel caso non riusciate a trovarlo ve lo racconto. E' una produzione britannico- polacco-ucraina e si intitola Mr. Jones. E' la storia, vera, di un giornalista gallese freelance, Gareth Jones, che nel 1933 riuscì a intervistare, primo straniero, Hitler. La cosa gli valse una temporanea collaborazione con lo staff del premier inglese Lloyd George, subito revocata quando il Nostro palesò l'intenzione di fare il bis intervistando Stalin. No, in quel momento l'Urss era un partner commerciale e, imperante la crisi finanziaria di Wall Street, il Regno Unito ne aveva gran bisogno. Ma il gallese è cocciuto. Si chiede, infatti, come possa l'Urss procedere nell'industrializzazione a marce forzate visto che il resto del mondo è in bolletta; dove prende i soldi Stalin?
Così, truccando un po' le carte, va a Mosca. Qui scopre che un suo famoso collega americano, Klebb, è stato appena ucciso in una rapina. Quattro colpi nella schiena: «rapina»? Jones riesce a capire che quello voleva vederci chiaro sull'Ucraina, che tutti quelli che intervista definiscono «l'oro di Stalin». Cioè, il grano, di cui l'Ucraina è una vera miniera e che Stalin vende all'estero. Fingendosi ancora «segretario» di Lloyd George, parte per l'Ucraina. Ma è accompagnato: gli faranno vedere un «villaggio Potemkin», cioè quel che vogliono. Sul treno riesce a defilarsi e va nel vagone bestiame. Qui c'è una massa di derelitti che lo guarda famelica mangiare un'arancia e poi si avventa sulle bucce. Jones scende a metà corsa e vaga nella neve. Vede i cadaveri morti per fame, assiste a episodi di cannibalismo e, infine, il grano ammassato su camion diretti a Mosca.
Ecco cos'è l'«oro di Stalin»: un dumping, requisire tutto il raccolto per venderlo all'estero e cavarne valuta pregiata. Per gli ucraini è l'Holodomor, la prima carestia artificiale della storia, decine di milioni di morti. Il corrispondente del New York Times a Mosca, Walter Duranty, già premio Pulitzer, sa tutto, ma agli americani fa sapere il contrario. Jones viene catturato: lo rilasceranno a patto che faccia lo stesso, altrimenti sei ingegneri inglesi che lavorano a una centrale elettrica in cooperazione saranno fucilati. Lui va da Lloyd George e quello allarga le braccia: il Paese è in crisi economica, non si può fare i difficili. Jones scrive la verità su un giornale di provincia, ma viene beffeggiato e cacciato. Ma il grande editore americano Hearst, in vacanza in Galles, gli dà retta perché il defunto Klebb era un suo giornalista.
Finalmente, tutti i giornali del gruppo Hearst pubblicano la verità sull'Ucraina, deludendo tutti quei radical chic statunitensi che plaudivano all'«esperimento» sovietico. E anche quegli industriali che con Stalin facevano affari. Duranty resta al suo posto, da dove continua a illudere i suoi lettori sui «miracoli» dei piani quinquennali. Uno di questi illusi è Eric Arthur Blair, che Jones incontra e informa. Il giornalista, colpito, col nom de plume di George Orwell scrive La fattoria degli animali. Jones, diventato famoso come inviato, cessa la sua carriera nella Mongolia, dove si trova per un reportage. Stalin ha la memoria lunga e Jones fa la fine di Klebb. Non ha ancora trent'anni. Il film, diretto da Agniezska Holland, è molto ben fatto e, dunque, angosciante. L'attore che fa Duranty è Peter Skargaard, che noi lettori della Bussola conosciamo come il viscido seduttore di An Education. Ah, fu proprio il Duranty vero a convincere il presidente americano Roosevelt a riconoscere l'Unione Sovietica.

Nota di BastaBugie
: nel seguente video (durata: 1 minuto e mezzo) si può vedere il trailer in inglese del film "Mr. Jones" sulla vita del giornalista gallese che nel 1933 riuscì a intervistare Hitler.


https://www.youtube.com/watch?v=wtWSyFNT9qY

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-03-2020

4 - BATTAGLIE ED EROI (SCONFITTI) DEL RISORGIMENTO
Il nuovo libro di Alberto Leoni è dedicato al Risorgimento con una dettagliata narrazione di uomini, fatti e, soprattutto, battaglie (VIDEO: Il Risorgimento)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-06-2020

Il nuovo libro di Alberto Leoni è dedicato al Risorgimento (che Gramsci chiamava «cosiddetto» e, per opposti motivi, anche noi) ed è, secondo il suo stile, una dettagliata narrazione di uomini, fatti e battaglie. Soprattutto queste ultime, perché l'autore, esperto di storia militare, è andato personalmente sui luoghi in cui si sono svolte. Addio mia bella addio. Battaglie ed eroi (sconfitti) del Risorgimento (Ares, pp. 400, €. 18) si apre, naturalmente, col 1848, anno delle insurrezioni nazionalistiche e liberali in tutta Europa, e le famose Cinque Giornate di Milano.
Qui effettivamente il popolo aveva motivo di ribellarsi a un impero austro-ungarico che calcava la mano sugli operosi lombardi e veneti per usare il ricavato in altre zone dell'impero. La scintilla fu una processione di saluto al nuovo arcivescovo, italiano, che aveva sostituito il precedente austriaco. Poiché era la seconda, le autorità mangiarono la foglia e «la processione venne caricata dai poliziotti, italiani, comandati dal conte Luigi Bolza».
Italiani. Vabbè, il resto è la storia, effettivamente, eroica che tutti conoscono. Ma per noi è facile dire, col senno del poi, che forse per i milanesi era meglio la padella imperiale che la brace piemontese. Giustamente, nel secolo romantico le parole magiche Patria e Italia-agli-italiani facevano vibrare i giovani cuori (v. inno nazionale). Ma ci sarà pur stato qualcuno, all'epoca, che si sia chiesto se è meglio essere governati da un capace e onesto straniero che da un pessimo connazionale.
Vabbè, ai soliti posteri l'ardua sentenza. L'autore è impressionato (giustamente) dal fervore di tanti volontari che andarono a morire per un ideale. Molti di questi insorti e poi garibaldini non erano affatto dei mangiapreti, ma dalle lettere che hanno lasciato emergono religiosità insospettate. Come Luciano Manara, il cui cattolicesimo però non gli impedì di combattere per sostituire il Papa con Mazzini e rendersi, di fatto, complice di serialkiller di monaci come Callimaco Zambianchi.
L'abnegazione e l'eroismo sono commoventi, certo, ma è la Causa che distingue l'eroe dal criminale, come dice sant'Agostino, ed è il motivo per cui non ammiriamo Che Guevara o i giovani delle SS. La propaganda ha sempre fatto leva proprio sui giovani, e per evidenti motivi. E la propaganda ideologica l'hanno inventata i giacobini. Detto questo, ogni elogio deve andare al libro di Leoni che, finalmente, permette di vedere come al cinema quel che i più anziani tra noi hanno mandato a memoria alle elementari.
Personalmente, nel 1960, per il centenario fui precettato coi miei compagni di scuola per marciare in camicia rossa e festeggiare l'inizio di quella che giustamente Leoni chiama «guerra civile» tra sudisti e nordisti piemontesi. Il «Corriere dei Piccoli» riempiva paginate di soldatini da ritagliare, austriaci, bersaglieri e garibaldini, Radetzky, Gyulaj, Bixio (che pur aveva un fratello gesuita, cappellano dei Confederati americani). Per fortuna, cresciuto, qualcuno mi insinuò il dubbio che forse stavo sbagliando Causa.
Ma torniamo al libro, dove troviamo che, nelle guerre per l'indipendenza dagli Asburgo e la dipendenza dai Savoia, i «lombardi, veneti e trentini» con la bianca divisa asburgica «si erano distinti spesso per disciplina e aggressività contro gli altri italiani». Mentre l'incompetenza dell'altra sponda mandava giovani romantici e generosi senza neanche le mappe del territorio (come ricorda Messori nella biografia, il capitano Faà di Bruno dovette comprarne di tasca sua).
Per gli appassionati, troviamo chicche come un Daniele Manin che deve scappare dalle fucilate dei suoi e la rivolta di Genova: «soldati piemontesi si scatenarono sulla città mettendola a sacco, con furti, rapine, stupri, pestaggi e omicidi». La parte migliore dell'opera sta nelle battaglie, descritte in presa diretta con competenza quasi professionale. Il resto è la storia della partecipazione italica al secolo del romanticismo, con le sue parole d'ordine coniate in chissà quale latebra.

Nota di BastaBugie: ti invitiamo a guardare il seguente filmato di 30 minuti sul risorgimento che smonta in modo efficace tutte le bugie che ci hanno raccontato su Cavour, Garibaldi, Mazzini, ecc.


http://www.youtube.com/watch?v=zVkZZ_O5WBk

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28-06-2020

5 - I DUE PAPI, IL FILM DI NETFLIX IDEOLOGICO E... RIDICOLO
Secondo il regista Benedetto XVI si è dimesso perché ispirato da Dio a lasciare il posto a Papa Francesco
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22-12-2019

Cominciano i titoli e già si sente una voce che narra «Francesco, va' e ripara la mia chiesa». E qui uno potrebbe anche andarsene, perché ha già capito dove si vuole andare a parare. Il finale è in stile: Bergoglio, appena eletto papa, rifiuta la tradizionale porpora con queste parole: «Il carnevale è finito». Infatti, come sappiamo, poi comincia quello della Pachamama. Stiamo parlando del film I due Papi con Anthony Hopkins (Benedetto XVI) e Jonathan Pryce (Francesco), quest'ultimo somigliantissimo.
E' un film Netflix, che sotto Natale fa il paio col Gesù omosex de La prima tentazione di Cristo (che fa il verso all'«ultima» di Scorsese) e che allinea Netflix al politicamente corretto. Per risparmiarvene la visione diciamo subito che il film spiega tutti misteri: Ratzinger si è dimesso perché ispirato da Dio a lasciare il posto a Bergoglio.
Sì, la Chiesa «dei divieti» ha bisogno di una svecchiata e deve cominciare quella dei permessi, delle liberalizzazioni e degli sdoganamenti. Il popolo non ne può più.
Infatti, tutte le volte che il cardinal Bergoglio si mischia alla gente al bar o per strada si sente dire che Benedetto XVI è «un nazista». Poi, curiosamente, durante un colloquio a quattr'occhi quasi rimprovera Ratzinger di avere gestito al vecchio modo la pratica di un ecclesiastico pedofilo. Gran parte della trama è una serie di flashback in cui si mostra un giovane Bergoglio troppo arrendevole con la dittatura anticomunista argentina.
E' in buonissima fede, ma ecco spiegato anche questo mistero, cioè perché papa Francesco in sette anni è stato dappertutto ma non è mai tornato nella sua patria: sarebbe malamente accolto dai preti «della liberazione» e dalla gente orbata di un futuro alla Cile di Allende. E giù inserti del muro tra Stati Uniti e Messico (non c'entra, ma la tentazione di dare una botta anche a Trump era forte). Appena eletto, in Cappella Sistina, a Bergoglio viene raccomandato di non dimenticarsi dei poveri, altra stilettata alla Chiesa di Ratzinger che, come tutti sanno, dei poveri non si è mai occupata.E giù statistiche un tanto al chilo: il 20% dell'umanità sfrutta tutti gli altri e pure le generazioni future, la famosa «economia che uccide». Per fortuna è arrivato Robin Hood. Il colloquio-scontro tra Benedetto XVI e il cardinale che viene dalle favelas (così nel film) comincia con la richiesta di dimissioni da parte di quest'ultimo. Perché? Perché, è inutile, «le riforme» nella Chiesa non saranno mai fatte. E poi: Ratzinger privo di senso dell'umorismo perché non capisce le barzellette che l'altro gli racconta, quest'ultimo che fischietta Dancing Queen degli Abba (invito alla discoteca rivolto alle adolescenti) e quello, retrivo, che gli chiede che inno è; l'argentino ama il calcio e il tedesco solo la musica classica; insomma la Chiesa preconciliare chiusa al soffio dello Spirito.Che poi, nel film, sarebbe un taglia-e-cuci di slogan: ponti e non muri, accoglienza, no ai formalismi, eucarestia medicina per peccatori e non premio per perfetti, apertura ai tempi che cambiano. A un certo punto, come a mettere la firma, viene inserito il canto di Bella ciao in versione quartetto d'archi. Happy end: i due papi guardano la partita Germania-Argentina alla tivù. La vecchia Chiesa e la nuova si sono riconciliate.Nel senso che la vecchia si è finalmente tolta di torno e ha capito qual sia il vero cristianesimo. A proposito: i cineasti non leggono la Bussola, sennò non avrebbero messo una Fanta in mano ai due mentre mangiano la pizza (la sigla fu inventata in tempi di autarchia bellica tedesca, come il maggiolino Volkswagen). La performance dei due attori è superlativa, certo, ma l'unica battuta che val la pena di conservare di tutto il film è questa: chi sposa un'epoca resta vedovo nella successiva.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22-12-2019

6 - IL CORONAVIRUS HA DIVISO IL MONDO TRA ATEI E CREDENTI
Il periodo di epidemia ha fatto emergere con chiarezza la divisione e l'incomunicabilità tra il credente e l'ateo (anche se va a Messa): il primo vuole le chiese aperte, l'altro le vuole chiuse
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-04-2020

Diceva sant'Agostino, grande creatore di aforismi e giochi di parole, che c'è chi cerca Dio fino a dimenticarsi di se stesso e chi cerca se stesso fino a dimenticarsi di Dio. Quest'ultimo è, di fatto, un ateo. E poco importa se si autodefinisce agnostico o adulto o non praticante, poco importa che vada la domenica a messa e magari faccia la comunione perché «non si sa mai» o per complemento di perbenismo borghese. La verità è che non ci crede.
La riprova? Se ci credesse, tutta la sua vita sarebbe improntata, e nel dettaglio, agli insegnamento evangelici. Tra i due, quello che ci crede e quello che non, l'incomunicabilità è massima. Per questo, in tempi di pericolo, il primo vuole le chiese aperte e l'altro le vuole chiuse. Per lui, proprio l'incremento di pericolo richiede un incremento di preghiera, di suffragi, di intercessioni, di messe. Per chi non crede, invece, in tempi di emergenza si può benissimo fare a meno della messa, della comunione e dell'adorazione, cose superflue, hobbies personali, pantomime innocue finché non insorgono pericoli per la salute.
Che cosa c'è di più importante della vita e della salute? Infatti, «salutarsi» è un modo antichissimo e universale di incontro, risale ai tempi pagani e a tutte le civiltà (pagane). Per il pagano la salute fisica era il bene più prezioso e, il «salve», «ti auguro salute», «spero tu stia bene» erano il modo consueto di cominciare le lettere e di trattarsi appena ci si vedeva. Per il credente nel Dio cristiano (meglio: cattolico), per il quale la vita terrena non era tutto, la sola salute da perseguire era quella eterna, anche a discapito di quella fisica. Da qui il dialogo tra sordi.
L'ateo sa che, se chiudono i tabaccai, i tabagisti dopo un po' daranno di fuori per crisi di astinenza, aumenteranno i femminicidi casalinghi, il contrabbando e la borsa nera, i problemi di ordine pubblico. Invece, se chiudono le chiese o non ci si può andare, che succede? Niente. Niente nell'ordine temporale, s'intende. Ma è questo l'unico che all'ateo interessa. A nulla serve, per esempio, dimostrargli, storia alla mano, che nelle piscine di Lourdes mai nessuno si è contagiato, neanche in epoche in cui il colera faceva molti più morti del coronavirus. E queste epoche, sono state più d'una. No, è un rischio che nemmeno l'ateo (o il laico: è uguale) più benevolente intende correre. E se poi Dio il miracolo non lo fa? In effetti è la tentazione più forte, anche per i credenti praticanti.
Gli Apostoli sulla barca in tempesta sapevano che con loro c'era Gesù, al quale avevano visto fare prodigi di ogni genere. Ma non si sa mai. E Gesù li rimprovera: non avete fede? Li rimprovera! Sì, perché, a ben vedere, in tutto il Vangelo non fa altro che chiedere fiducia oltre ogni speranza, la fiducia dell'ultimo istante e anche quella del troppo tardi. Lazzaro è morto e stramorto, ma Lui insiste nel chiedere fiducia.
I quattro giorni nei quali si trattiene dall'intervenire, pur sapendo che è morto, servivano proprio a far capire bene che era morto-morto: le regole rabbiniche prevedevano un'attesa di quattro giorni, onde evitare morti apparenti, per dichiarare ufficialmente la morte di qualcuno. E Gesù quasi rimbrotta Marta e Maria: non ve l'ho forse detto che Io sono la resurrezione e la vita? Bene, questo scandalo per i giudei e follia per i pagani (copyright san Paolo) è già difficile per il credente & praticante, figurarsi per l'ateo ricaduto nel paganesimo. Per questo l'unico linguaggio che capisce è quello della Costituzione, dell'articolo 7, del Concordato, e il timor degli avvocati più che quello di Dio.
I preti che, sfidando il contagio, sono andati a portare i sacramenti e il conforto della parola divina ai malati e ai moribondi, e sono morti anche loro, hanno dimostrato di crederci, nel Dio cattolico, e di crederci davvero. Per l'ateo-pagano-laico sono solo dei pazzi, e manda la forza pubblica a interrompere messe o a denunciare sindaci che, fascia al collo, fanno pubblico atto di affidamento alla Madonna per le loro comunità. Le nostre città sono piene di templi votivi eretti dalle pubbliche autorità nei tempi di epidemia: ne fecero i Savoia, i dogi della Serenissima, il governatore spagnolo di Milano (con buona pace di Manzoni). Per la differenza di statura, vi basta accendere la tivù.

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-04-2020

7 - CORONAVIRUS? LE EPIDEMIE CI SONO SEMPRE STATE
Le infezioni contagiose hanno accompagnato l'uomo da sempre e certe svolte storiche sono avvenute solo a causa di esse
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09-04-2020

«...ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo caval­cava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno...», scrive san Giovanni nell'Apocalisse. Epidemia. Pandemia. Contagio. La peggiore fu chiamata Spagnola, anche se era americana. Il paziente 1, il soldato Albert Gitchell a Camp Funston in Kansas, nel 1918 si presentò in infermeria. Seguito in poche ore da un centinaio di colleghi. Da Camp Funston partivano le reclute per il fronte europeo. La censura militare ostacolò la circolazione dell'informazioni e fu peggio. Ne parlarono solo i giornali spagnoli, neutrali, da qui il nome. Era un'influenza aviaria, si seppe poi.
Impossibile conoscere il totale delle vittime: anche l'anagrafe è un'arma di guerra e ancora oggi è impossibile sapere quanta gente ci sia in certi Paesi. Visto che stiamo in casa e gli attuali bestseller sono i libri sulle pandemie, ecco un pregevole sunto di Matteo Sacchi: Contro il crudele morbo. Breve storia delle malattie che hanno plasmato il destino dell'uomo (Il Giornale, coll. Fuori dal Coro, pp. 64, €. 3,50).
Sì, perché le infezioni contagiose hanno accompagnato la storia dell'uomo fin dai primordi, e certe svolte storiche sono avvenute praticamente solo a causa di esse. L'archeologia ha permesso di riscontrare tracce di malaria anche sulle mummie egizie. Già: il Nilo era una benedizione, ma c'erano anche le zanzare, tanto che i pescatori usavano proteggersi con fini e fitte reti. Ma le febbri terzane e quartane erano endemiche, e più la civiltà evolveva e peggio era. Infatti, con i commerci e gli spostamenti viaggiavano anche i morbi. Corre al pensiero all'oggi, in cui la globalizzazione deve tutto ai voli low-cost, e i virus transitano con essi alla stessa velocità.
Zanzare, abbiamo detto? Ma tutto viene sempre e solo dagli animali. «Le specie animali son un enorme serbatoio di patogeni che non abbiamo ancora studiato». A un certo punto avviene lo spillover (lett. traboccamento) e Ebola, Aids, Covid19 passano agli umani. I quali però non hanno anticorpi contro di essi. E «non basta sempre e solo una quarantena umana, visto che c'è un serbatoio animale» sempre pronto alla zoonosi.
Uno dei luoghi eletti, si sa, è la Cina, da cui viene anche la semplice influenza annuale (ricordate l'Asiatica degli anni '50?). La famosa Peste Nera del 1348? Da Oriente, pure quella. L'anno prima i tartari assedianti la genovese Caffa (attuale Feodosia, Ucraina) con le catapulte avevano lanciato cadaveri appestati oltre le mura. I genovesi la portarono in Europa. Ma chissà i tartari (che i cinesi chiamavano mongoli) dove l'avevano presa.
Solo con la pace di Passarowitz del 1718 gli europei riuscirono a liberarsi dalla peste. Già: le vittore del principe Eugenio di Savoia sui turchi avevano riguadagnato i Balcani alla Cristianità e da allora i controlli alle frontiere furono occhiuti e inflessibili su tutto quello che arrivava dall'Oriente. Le famose coperte al vaiolo care alla letteratura western (Tex Willer ci perse la moglie indiana)? Le avevano inventate gli inglesi nella guerra dei Sette Anni contro i francesi nelle colonie americane. Meglio, contro i loro alleati pellerossa, che gli inglesi sapevano essere molto più sensibili alla malattia dei bianchi.
Avevano letto i resoconti dei gesuiti nell'America del Sud, dove morbillo e vaiolo, portati dagli inconsapevoli spagnoli, avevano sterminato gli indios privi di anticorpi. Nella patria delle libertà, gli Usa, Mary Mallon (1869-1938) morì in carcere senza reato. Era una cuoca irlandese portatrice sana di tifo. Typhoid Mary (come venne detta) fu schiaffata in isolamento perpetuo senza misericordia. Ma le malattie non fanno distinzione di ceto e condizionano la storia. Alessandro Magno e Cavour morirono di malaria. Il primo stava allargando il suo impero a Occidente, il secondo era contrario allo stato d'assedio nel Sud. Fossero vissuti un altro po' la storia sarebbe stata diversa.

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09-04-2020

8 - IL CROCIFISSO DI DON CAMILLO CONTRO IL CORONAVIRUS
Durante la pandemia il parroco di Brescello ha esposto sul sagrato il crocifisso originale che nei film parlava a Fernandel (VIDEO: il crocifisso e la processione)
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13-03-2020

A Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, c'è un crocifisso miracoloso che sopravvisse, solo, a un incendio totale nel 1519. Riferisce Radio Spada che nel 1522 fu portato, visto che era miracoloso, in processione per sedici giorni di fila in occasione della peste. E, nelle strade in cui passava, diminuiva l'epidemia. Quando la città fu tutta battuta, la processione terminò in San Pietro e con essa il contagio. Allora, come prevenzione, dal 1600 in poi ogni Giovedì Santo la processione fu ripetuta con gran concorso di popolo e andò avanti fino al Giubileo del 2000. Nei secoli cristiani la gente, correttamente, voleva, prima, la prova che un'immagine sacra fosse capace di prodursi in miracoli, poi le si affidava con trasporto (e col trasporto pubblico). Ora, l'ex Cristianità è piena di immagini del genere; grazie al cielo il Dio cristiano ha moltiplicato gli intercessori e, tra arcangeli, santi, madonne e cristi, si può addirittura scegliere.Tuttavia non era mai successo che qualcuno si affidasse a un'immagine sacra di origine letteraria e pure cinematografica. Cioè, inventata. Vabbè, proviamo anche questa. È successo che il parroco di Brescello, don Evandro Gherardi, in concomitanza col dilagare del coronavirus ha esposto sul sagrato il crocifisso di Don Camillo, quello che nei film parlava a Fernandel. Il presbitero (dopo l'aggiornamento conciliare i preti si chiamano così) si era già prodotto in qualcosa del genere quando, in occasione mi pare di un'alluvione, aveva portato quell'immagine in processione sugli argini del fiume. Imitando esattamente una scena di uno dei film di Don Camillo.Ora, il fatto è che quel crocifisso è pura invenzione. Giovannino Guareschi aveva immaginato colloqui tra il suo protagonista e quel Gesù in croce nella chiesa. E il regista Duvivier ne aveva fatto realizzare uno in cartapesta (o in gesso?), perché nella chiesa reale non c'era. Non solo. Le realizzazioni furono più di una, giacché il volto di quel crocifisso doveva avere differenti espressioni a seconda della scena e del dialogo. Una di queste figure fu, alla fine, regalata alla chiesa di Brescello ed è quella che il parroco ha pensato bene di esporre alla venerazione dei fedeli in questi tempi di pandemia.
Ora, poiché non è l'immagine sacra in sé a produrre miracoli ma il Santo raffigurato (e, a volere essere pignoli, nemmeno il Santo, ma Dio a cui il Santo stesso li chiede a favore di chi lo invoca), un crocifisso cinematografico può altrettanto bene ovviare alla bisogna. Se quello di Brescello si produrrà in miracoli, la cosa costituirà un interessante precedente. In fondo, la cinematografia è l'ultima arte, nei secoli cristiani non esisteva, sennò sicuramente Raffaello e Giotto vi avrebbero fatto ricorso. Non si dimentichi che il primo film italiano a colori fu Mater Dei, alla cui sceneggiatura mise mano tal «sac. Alberione Giacomo», il Beato fondatore della San Paolo e dei paolini. Questo accadeva nel 1950, quando ancora la Chiesa era all'avanguardia e non al rimorchio. E non a caso il primo lungometraggio a colori d'Italia venne dedicato alla Madonna. Ah, quasi dimenticavo: anche il regista era un prete, don Emilio Cordero.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 5 minuti) vediamo una immortale scena tratta dai film di don Camillo. Peppone vuole strumentalizzare per fini politici la tradizionale processione al Po, ma di fronte all'opposizione di don Camillo deve rinunciare. Allora passa alle maniere forti... Del resto tutti i totalitarismi hanno impedito le manifestazioni pubbliche del cattolicesimo. Ma Gesù è più potente e Peppone è "costretto" a scansarsi.
Alla fine don Camillo fa una preghiera politicamente scorretta e perciò assai franca e ruvida, ma dove alla fine la misericordia di Cristo prevale. Un vero modello per i sacerdoti di tutti i tempi.


https://www.youtube.com/watch?v=mwA3u941trA

ALTRI VIDEO TRATTI DAI FILM DI DON CAMILLO

Questi video con scene immortali tratte dai film di don Camillo che vedono protagonista Peppone (il comizio pacifista, la maestra Cristina e la processione al fiume). In queste scene il sindaco comunista scopre la verità dentro di sé.
Per vedere i video vai al sito FilmGarantiti cliccando nel seguente link:
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=5

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13-03-2020

9 - OMELIA XVI DOM. TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 13,24-43)
Raccogliete prima la zizzania... per bruciarla
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Nel Vangelo di oggi, per descrivere il Regno dei Cieli, Gesù adopera tre parabole ricche di significato. La prima, quella del buon grano e della zizzania, ci fa comprendere il motivo della presenza del male accanto al bene. Il campo di cui parla il Vangelo è il mondo, e il buon grano seminato da Dio è il bene. Dio vuole solo il bene, e allora come spiegare la presenza del male? Gesù allora ricorre al paragone della zizzania seminata dal nemico di notte.
La zizzania è una pianta che somiglia moltissimo a quella del grano, con la quale si confonde facilmente. Solo al momento della mietitura, quando ormai le spighe sono germogliate, si riesce a coglierne la differenza. Se viene raccolta con il grano e macinata, la zizzania contamina il pane che diventa nocivo. Nell'antichità, seminare zizzania in mezzo al grano era un caso frequente di vendetta personale. La legge romana puniva severamente una tale cattiveria.
La parabola adoperata da Gesù è ricca di insegnamenti. Prima di tutto, il racconto dice che la zizzania è seminata di notte, mentre tutti dormivano. Questo particolare ci fa comprendere come, se compare la zizzania, ciò è dovuto al fatto che i buoni si sono addormentati, e il nemico, il diavolo, ha potuto agire indisturbato.
Dove semina Dio, semina anche satana, ed è importante che ogni cristiano sappia che la lotta contro il male è continua, e che ovunque il nemico cercherà di seminare il male. Dobbiamo dunque vigilare, rimanere desti, e non lasciarci sorprendere dal sonno della nostra indolenza.
Questa parabola ci insegna inoltre che, tante volte, è difficile distinguere il bene dal male. La zizzania è infatti molto simile al grano e solo al momento della mietitura si riesce a distinguere. Ciò indica che molte volte le tentazioni del maligno sono molto sottili e appaiono a noi come idee luminose. Ci vuole la grazia del discernimento per accorgersi degli inganni del maligno. Questa grazia del discernimento è data da Dio alla "guida spirituale" che ci conduce: obbedendo a lui certamente cammineremo per la strada giusta. Al contrario, se riterremo di non aver bisogno di questa "direzione spirituale", inevitabilmente cadremo in questi inganni.
La parabola della zizzania e del buon grano ci insegna inoltre che il male continuerà ad operare nel mondo sino alla fine dei tempi, e ciò non deve essere per noi un motivo di scandalo. L'estirpazione totale della zizzania avverrà non su questa terra, ma dopo la morte, con il Giudizio. La mietitura di cui parla Gesù simboleggia proprio il Giudizio, per mezzo del quale ci sarà la netta distinzione: i buoni andranno in Paradiso, i malvagi all'inferno.
Bisogna aspettare questa fine, perché, fino all'ultimo momento, il malvagio si può convertire. Il Signore, nella sua bontà, gli concede tempo e attende il suo ravvedimento; ma, con la morte, non vi sarà più altro tempo, e ciascuno avrà la giusta retribuzione.
Gesù passa poi ad un'altra parabola, quella del granello di senape. Questo granello è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto, diventa un albero. Il granello di senape simboleggia la diffusione della Chiesa: da inizi estremamente modesti si diffonde in tutto il mondo e accoglie tra i suoi rami genti di tutte le condizioni. Questo è lo stile di Dio: Egli si serve sempre di inizi umili e silenziosi. Il Figlio di Dio si è fatto uomo e ha voluto nascere nel nascondimento di Betlemme per insegnare a noi questa logica dell'umiltà. Le vie di Dio sono sempre contrassegnate dalla semplicità e dalla croce. Così è il bene che si diffonde nel mondo: esso non fa rumore, ma, giorno dopo giorno, cresce e si sviluppa. Come fa più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce; così fa più notizia il malvagio che opera il male, piuttosto che tante anime buone che, giorno dopo giorno, si santificano nel silenzio.
Infine, Gesù propone un'altra parabola, desunta dall'esperienza della vita domestica, quella del lievito che fa fermentare l'impasto. Pensiamo a quante volte Gesù avrà visto la Madre sua impastare il pane e cuocerlo al forno. Un'azione normalissima, di ogni giorno, che racchiude in sé un insegnamento molto profondo. Il Vangelo è pieno di questi paragoni semplici tratti dalla vita di ogni giorno e alla portata di tutti, affinché tutti possano comprendere la sapienza del Vangelo. Possiamo ben dire che Gesù abbia preparato la predicazione del Vangelo nei trent'anni di vita nascosta condotti da Lui a Nazareth, sottomesso a Maria e a Giuseppe. Se non si comprende il valore di questa vita nascosta, non si riuscirà nemmeno a comprendere la profondità del suo insegnamento.
Ma torniamo alla parabola di Gesù: come il lievito fermenta e pervade a poco a poco tutta la massa, allo stesso modo la Chiesa è chiamata a convertire tutti i popoli. Il lievito simboleggia anche ogni cristiano. Vivendo il mezzo al mondo, senza perdere la sua identità, il cristiano è chiamato a fermentare con il suo esempio la società che lo circonda e a trasformarla. Il motivo della lontananza da Dio del mondo d'oggi è da ricercarsi nel fatto che noi cristiani non siamo stati "lievito", non siamo riusciti a condurre il mondo a Gesù Cristo e, forse, ci siamo mondanizzati. Saremo lievito se saremo autentici cristiani, se saremo fedeli al Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa.
Gesù si è servito di questo piccolo paragone del lievito per farci comprendere che basta un piccolo gruppo di cristiani ferventi per estendere il Regno dei Cieli nel mondo intero. Così fu degli Apostoli, di dodici semplici pescatori, senza istruzione, animati solo da un grande amore per Gesù e per i fratelli da salvare. Così sarà anche di noi, se nel nostro cuore arderà il fuoco dell'amor di Dio.

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Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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