BastaBugie n°689 del 04 novembre 2020

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1 TUTTI I BROGLI DELLE ELEZIONI AMERICANE 2020
Le elezioni Trump-Biden saranno ricordate per le anomalie dei voti postali: i morti che votano (perfino un gatto), i seggi dove ha votato il doppio degli aventi diritto, il sindacato delle poste che aveva dato il suo sostegno ufficiale a Joe Biden già in agosto, ecc.
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 ATTENTATO ISLAMICO A NIZZA: LA SHARIA E' LEGGE IN FRANCIA
Tre cattolici decapitati in cattedrale... l'Europa ha un problema che non si vuole combattere: l'islam (e intanto il ministro degli interni francese dichiara che altri 8.000 musulmani sono pronti a compiere attentati)
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 MUORE SEAN CONNERY... SI TORNA A PARLARE DE IL NOME DELLA ROSA
Il celebre romanzo di Umberto Eco (che ha originato l'omonimo film) è ideologico, anticattolico e storicamente falso
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
4 CORONAVIRUS: STIAMO PERDENDO LA LIBERTA'... ANCHE DI PENSARE
Il potere non ha nemmeno più bisogno di alzare la voce perché la perdita della libertà non è più avvertita come tale ma passa come grande senso di responsabilità
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera
5 CATECHISTA ''SPOSA'' UNA DONNA, LA DIOCESI LA RIMUOVE, NON POTRA' PIU' INSEGNARE CATECHISMO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): vescovi contro il DDL Zan, codice della strada vieta le pubblicità discriminatorie, disegno di legge per vietare le terapie di conversione
Fonte: Sito del Timone
6 LA FILOSOFIA DI NIETZSCHE LO CONDUSSE ALLA PAZZIA
Il pensiero di Nietzsche è contraddittorio perché si presenta come un pensiero vincente atto a rendere l'uomo protagonista, ma accade l'esatto contrario: l'uomo è totalmente vittima della realtà
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
7 LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E' IL VERO ANTIDOTO ALLE IDEOLOGIE
Lectio magistralis di Mons. Giampaolo Crepaldi alla III Giornata della Dottrina Sociale della Chiesa
Autore: Giampaolo Crepaldi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LE UNIONI CIVILI NON SONO UNA FAMIGLIA E QUINDI NON VANNO RICONOSCIUTE GIURIDICAMENTE
Nel 2003 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò un dettagliato documento contrario al riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (VIDEO: No alle unioni civili)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
9 OMELIA XXXII DOMENICA T. O. - ANNO A (Mt 25,1-13)
Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - TUTTI I BROGLI DELLE ELEZIONI AMERICANE 2020
Le elezioni Trump-Biden saranno ricordate per le anomalie dei voti postali: i morti che votano (perfino un gatto), i seggi dove ha votato il doppio degli aventi diritto, il sindacato delle poste che aveva dato il suo sostegno ufficiale a Joe Biden già in agosto, ecc.
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06-11-2020

Si pensava che le elezioni del 2000 fossero state le peggiori della storia recente degli Usa, quando il risultato finale (vittoria di George W. Bush) venne decretato dalla Corte Suprema dopo un riconteggio dei voti in Florida. Le elezioni del 2020 sono già molto peggio. A decidere il vincitore, oltre agli elettori, saranno molto probabilmente postini e giudici. E liste elettorali che includono anche elettori bicentenari, ovviamente defunti ma ancora in grado di votare. Ieri Trump ha ancora denunciato brogli e ha annunciato che farà battaglia legale, in conferenza stampa.
Il problema non si porrebbe se l'esito fosse stato una chiara vittoria di uno dei due candidati. Così doveva essere, secondo i sondaggi: avrebbe dovuto essere una facile vittoria di Joe Biden. Invece i sondaggi hanno clamorosamente sbagliato previsioni, come nel 2016. [...] È lecito chiedersi se i sondaggi abbiano commesso un errore statistico grossolano per la seconda volta di fila, o se la loro sotto-stima dell'elettorato di Trump fosse voluta. In ogni caso, il loro pronostico ha contribuito ad inquinare la campagna elettorale, cambiando completamente la percezione della realtà fino all'ultimo giorno prima del voto.
Sebbene lo spoglio non sia ancora finito, la campagna di Trump sta denunciando brogli e chiedendo riconteggi negli Stati chiave. La decisione di Trump di ricorrere viene rappresentata dalla narrazione mediatica come un sopruso, quando non un tentativo di golpe. Va detto, prima di tutto, che ricorrere alla Corte Suprema non è un atto eversivo, in un governo della legge è legittimo: anche Al Gore ha chiesto il riconteggio nel 2000, senza per questo passare per golpista. Anzi: tuttora la vittoria di Bush è estremamente contestata. Se nel 2000 si era votato in circostanze normali, nel 2020 le elezioni sono state straordinariamente atipiche, perché a causa della pandemia, 100 milioni di persone hanno votato in anticipo, di cui 64 milioni per posta.

IL VOTO PER POSTA È MENO AFFIDABILE
Il voto per posta, contro cui si era battuta fino all'ultimo respiro l'amministrazione Trump è di per sé meno affidabile di quello ai seggi. Ogni Stato fissa le sue regole e alcuni hanno dimostrato controlli veramente laschi. In Pennsylvania, Stato-chiave per la vittoria, non è richiesto né il timbro postale che faccia fede per la data del voto, né la firma della ricevuta di ritorno. In North Carolina accettano voti fino a 9 giorni dopo l'Election Day. L'Arizona, altro Stato determinante, a spoglio già iniziato da 48 ore, ieri ha decretato che si accetteranno voti postali fino al 10 novembre: una regola cambiata in corsa. Quando Trump chiede di smettere di scrutinare e la campagna di Biden chiede di "contare ogni voto", si intende proprio questo: contare solo i voti depositati nell'urna entro il 3 novembre o fino a quando lo decidono le autorità locali? Come controllare che si sia votato effettivamente solo fino al 3 novembre?
Il voto postale, oltre ad essere sicuramente meno anonimo, più soggetto a pressioni e manipolazioni, è meno sicuro. In queste elezioni, stando a quel che denunciano i repubblicani, hanno votato anche i morti. Era già nell'aneddotica prima dell'Election Day la scheda spedita dal gatto di una famiglia di Atlanta, in Georgia. Il gatto è risultato poi esser anche morto. Sebbene fosse un uomo, William Bradley, classe 1902, è morto nel 1984, eppure "ha votato" in Michigan. Sempre nel Michigan, a Detroit, l'elettore più anziano finora scoperto è nato nel 1823, un uomo bicentenario.
Se ci si deve affidare al servizio pubblico postale, ci si deve prima di tutto fidare della sua correttezza ed efficienza. Un'associazione conservatrice di giornalismo investigativo, Project Veritas ha scovato, con un giornalista sotto copertura, un postino dell'Arizona (altro Stato determinante e conteso) intento a spacciare schede bianche non utilizzate perché inviate a indirizzi sbagliati. Infine, ma non da ultimo, il servizio postale è imparziale? Il sindacato delle poste ha dato il suo sostegno ufficiale a Joe Biden già in agosto.
Quante saranno queste anomalie non è dato saperlo, ma anche nei conteggi stessi c'è qualcosa che non torna. Fra le 3 e mezza e le 5 del mattino del 4 novembre, in Wisconsin sono stati scrutinati 140mila voti... tutti per Biden, 200mila in Michigan e 1 milione in Pennsylvania. Sono arrivati tutti assieme e tutti alla stessa ora. I "fact checkers" affermano che sia tutto regolare, ma che si tratti solo di un modo di contare e registrare i voti per candidato. La campagna di Trump ne dubita, soprattutto considerando che queste ondate di voti blu, compatte e sincronizzate, hanno ribaltato due risultati su tre (Wisconsin e Michigan). Lasciano a bocca aperta i dati sull'affluenza. In Wisconsin ha veramente votato l'89% dell'elettorato? Come abbiamo visto anche ieri, in alcune contee dello Stato-chiave del Midwest il numero di voti ha superato quello degli aventi diritto. In due seggi era addirittura il 200% degli iscritti.

UN'ANOMALIA DIFFICILE DA SPIEGARE
Più in generale, il dubbio viene confrontando i dati sul voto al Congresso e quello per il presidente. Normalmente il partito al Congresso gode di una stima inferiore presso l'elettorato del presidente che esprime. La fiducia nell'istituzione del Congresso è mediamente più bassa rispetto a quella riposta nel presidente. Eppure, nel voto del 2020 i Repubblicani guadagnano punti alla Camera (sei seggi in più) e stanno conservando la maggioranza in Senato. Eppure il presidente perde. È un'anomalia statistica veramente difficile da spiegare. Altra anomalia è storica: come dimostrano tutte le ultime elezioni, chi vince Florida e Ohio vince anche il Paese. Sarebbe praticamente la prima volta che un presidente vince in entrambi gli Stati e però perde le elezioni.
Non stupisce affatto che vi siano denunce di brogli, specie se, appunto, le circostanze di voto sono così difficili e il voto per posta è tanto esteso quanto inaffidabile. Stupisce invece la foga con cui viene smentita categoricamente ogni ipotesi di broglio elettorale da parte dei mass media. Quegli stessi mass media che per quattro anni hanno denunciato "interferenze" da parte della Russia nelle elezioni vinte da Trump nel 2016, ora parlano di "disinformazione" sui brogli, probabilmente sempre di provenienza russa. Oltre a ciò, si scatena la furia censoria con cui i social network, Twitter in particolar modo, cancellano tutti i post in cui si denunciano brogli sospetti. Censurare tutto quel che dice una delle due parti politiche in corsa elettorale, cancellare i commenti del presidente stesso, è o non è una "interferenza" peggiore ancora rispetto a quella attribuita alla propaganda russa nel 2016? Senza queste notizie non è possibile capire gli appelli di Trump e della campagna repubblicana: appaiono come futili lamentele o inviti alla sovversione. Alla fine del processo elettorale, però, non saranno i mass media a sentenziare sulla regolarità del voto, ma i giudici della Corte Suprema. E non è il massimo della vita, per la democrazia liberale più antica.

Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Stefano Magni, nell'articolo seguente dal titolo "Vince Joe Biden, chi ha dubbi sul voto è un eversivo" parla delle elezioni Usa dove non c'è ancora un presidente eletto ufficialmente. Evidenti i brogli elettorali negli Stati chiave, ma chiunque ne parli, perfino il presidente degli USA, viene censurato da Twitter per diffusione di fake news.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 novembre 2020:
Alla mezzanotte (ora italiana) del 4 novembre, appare ancora abbastanza confuso il risultato delle elezioni americane: una vittoria di Biden, ma già dimezzata in partenza. Il presidente in carica, Donald Trump, non intende concedere la sconfitta, perché denuncia presunti brogli elettorali, soprattutto negli Stati-chiave di Pennsylvania, Michigan, Wisconsin. E intanto i Repubblicani stanno ottenendo altri successi che azzoppano la nuova (ancora eventuale) amministrazione democratica: si avviano alla conferma della maggioranza in Senato e riducono le distanze alla Camera, oltre a conquistare uno Stato in più, il Montana.
La campagna di Trump e il suo avvocato Rudy Giuliani denunciano sospetti di brogli elettorali "massicci" in Pennsylvania, dove un gran numero di schede votate e spedite per posta "arrivano da Marte", per usare le parole dell'ex sindaco di New York. Sempre in Pennsylvania, la campagna di Trump ha denunciato l'espulsione di rappresentanti di lista repubblicani dai seggi nel corso dell'Election Day, la presenza di attivisti democratici che volantinavano sin dentro le cabine elettorali e l'inspiegabile chiusura dei seggi elettorali prima dell'orario di lavoro... ma solo quelli nelle aree già note come filo-repubblicane. Lo stesso Giuliani si appresterebbe a far causa anche ad un altro Stato, probabilmente il Michigan, dove la conta dei voti ha registrato delle stranezze di ogni genere. Se fino alla mezzanotte del 3 novembre appariva ormai certa la vittoria di Trump, la maggioranza si è invertita di colpo, dando la maggioranza a Biden, per un pugno di voti. Secondo una proiezione del 4 novembre Biden avrebbe conquistato gli ultimi 138mila voti in un blocco unico. In pratica, dopo una certa ora, gli scrutatori hanno trovato solo schede con il voto a Biden? Su sollecitazione della Corte Suprema, è risultato trattarsi di un errore delle autorità di una contea che avrebbe sbagliato a riportare il dato elettorale, aggiungendo uno zero. Ma intanto la maggioranza si è ribaltata di colpo. Normale che i team di avvocati di Trump ora voglia andare a fondo.
Il problema è che questa legittima voglia di trasparenza, in una tornata elettorale unica nel suo genere (100 milioni di voti postali e anticipati, 2 mesi di votazioni) passa per essere un "tentativo di colpo di Stato" di Donald Trump. Media, social media e manifestanti si comportano di conseguenza. Le televisioni che hanno seguito in diretta il voto (tutte, inclusa Fox News) hanno seguito la regola di non attribuire la vittoria a Trump negli Stati che di volta in volta si aggiudicava, a meno che lo scrutinio non fosse completo al 100% (al contrario, anche gli Stati con meno della metà dei voti contati, venivano assegnati ai Democratici se questi erano in testa). I social media, in particolar modo Twitter, avevano già annunciato di voler cancellare tutti gli eventuali messaggi prematuri di vittoria di Donald Trump, proprio per limitarne l'eventuale carica eversiva. Siccome la realtà è ricca di imprevisti, è stato Joe Biden, a seggi appena chiusi, a tenere un piccolo discorso a Wilmington nel "suo" Delaware, che era praticamente un discorso di vittoria: dopo aver invitato gli elettori già in coda a votare anche dopo la chiusura dei seggi, ha chiesto la fiducia dei suoi, si è detto certo dell'esito positivo del voto in un momento in cui (altra stranezza) lo spoglio veniva interrotto per una lunga pausa in molti Stati ancora in bilico in cui il presidente era in vantaggio, fra cui la Pennsylvania. La risposta di Trump non si è fatta attendere su Twitter e il social, come promesso, ha censurato il messaggio. Il testo recitava: "Siamo avanti, ALLA GRANDE, ma stanno cercando di rubarci le elezioni. Non glielo dobbiamo permettere. Non si deve poter votare dopo la chiusura dei seggi". Dopo pochi minuti era invisibile e non più condivisibile. Sarebbe stato il primo di una lunga serie di messaggi, anche del presidente, cancellati deliberatamente da Twitter. E nel corso della giornata anche fonti di informazione legati al partito repubblicano, giornalisti indipendenti conservatori e osservatori di parte del Gop sono stati sospesi. Vietato dalle regole del social anche condividere notizie sugli strani casi dello spoglio nel Wisconsin (sospetto che vi fossero più voti che elettori) e del Michigan (l'incredibile 100% registrato da Biden nelle ultime 138mila schede di cui sopra): tutte "fake news", cancellate dal social e poi smentite pubblicamente dai fact checkers.
Eppure era Trump ad aver rubato la vittoria nel 2016, grazie agli hacker russi... su quel sospetto si è svolta un'indagine durata quasi tre anni. Indagare sul sospetto di brogli democratici, al contrario, è considerato un atto di eversione a favore di Trump. Ad avere i media e i social media dalla propria parte, si può questo ed altro.


ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06-11-2020

2 - ATTENTATO ISLAMICO A NIZZA: LA SHARIA E' LEGGE IN FRANCIA
Tre cattolici decapitati in cattedrale... l'Europa ha un problema che non si vuole combattere: l'islam (e intanto il ministro degli interni francese dichiara che altri 8.000 musulmani sono pronti a compiere attentati)
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-10-2020

L'11 settembre di Francia s'è consumato in poche ore. Proprio come a New York. Nella mattina di giovedì 29 ottobre l'islam colpisce a Nizza, Avignone, Gedda e Lione.
A Nizza, nella cattedrale di Notre Dame, nella prima mattinata di ieri due donne e un uomo vengono assassinati da un terrorista islamico. In sottofondo sempre la stessa colonna sonora, Allah Akbar. Tutti e tre erano in preghiera quando il maomettano, nell'ordine, prima ha decapitato un'anziana signora, poi si è scagliato su una trentenne con un numero imprecisato di coltellate - morirà poco dopo, dissanguata, dopo aver provato a strisciare fuori la cattedrale - e infine si è accanito sullo storico sacrestano della cattedrale. Tre nuove vittime immolate sull'altare del multiculturalismo e proprio in una chiesa dove di lì a poco si sarebbe dovuto celebrare un altro sacrificio su un altare ben diverso.
Del terrorista islamico si hanno generiche informazioni e non ancora perfettamente verificate dagli inquirenti. L'unica certezza è che l'uomo a fine settembre era a Lampedusa, dove era stato messo in quarantena dalle autorità italiane prima di essere lasciato libero: l'unico documento in possesso è quella della Croce Rossa italiana, c'è un nome e una data di nascita che nessuno dà per certi. L'Italia si conferma il ponte senza pedaggio del terrorismo islamico.
E mentre nessuno lo ammette, quando tutti piangono lacrime di coccodrillo e la Francia si dimentica persino del nuovo lockdown annunciato da Macron nella serata di mercoledì, ad Avignone, c'è un altro uomo armato di coltello. Sempre al grido Allah Akbar prova ad aggredire due poliziotti in strada. Ma sarà lui stesso a perdere la vita dopo essere stato disarmato. Più o meno negli stessi minuti, ma ad altre latitudini, un uomo accoltella la guardia di sicurezza del consolato francese a Gedda.
Nel primo pomeriggio, a Lione, viene fermato un altro islamico armato di coltello: l'arresto evita un'altra tragedia.
Tre attentati islamici e uno sventato nel giorno in cui, quest'anno, i maomettani celebrano la nascita del profeta Maometto. La Francia, l'Europa sono in guerra. Il terrorismo islamico l'ha iniziata tempo fa. Ma dirlo è sconveniente. Però alle 4 del pomeriggio Macron finalmente ammette, per la prima volta, che la Francia è "sotto attacco".

MA CHI LA STA ATTACCANDO?
Non si sa, di sicuro non si tratta del nuovo coronavirus.
La chiesa cattolica francese fa suonare le campane a morto in tutte le chiese del Paese alle 15. Il silenzio che segue è commovente. I vescovi uniti scrivono un comunicato in cui chiedono che urgentemente venga fermata la "cancrena". Questo è solo l'ultimo attentato contro il cristianesimo. In Francia ce n'è uno al giorno, ma pochissimi sono i colpevoli e i sacerdoti lo sanno bene. Qualche giovane sacerdote francese, come il noto padre Pierre-Hervé Grosjean, osa scrivere di barbari islamisti.
Dal Vaticano il Papa si limita ad un tweet e fa sapere al mondo che «assicura la sua vicinanza alla comunità cattolica di Francia». Qualcuno si domanda se quei morti e la cattedrale insanguinata non sia cosa sua. Non sono i suoi figli? La vaghezza però trova come contraltare la fermezza dell'arcivescovo di Rouen, monsignor Lebrun, che nel 2016 ha visto un suo sacerdote, padre Hamel, morire da martire sempre per mano di un terrorista islamico, e tuona: "Non dobbiamo cedere alla paura. Non dobbiamo chiudere le nostre chiese". A Nizza la cattedrale è blindata per le indagini, ma le campane vengono fatte suonare oltre un'ora.  E in serata arriva l'appello spontaneo dei cattolici: si riuniranno davanti alla statua di San Michele nel 5° arrondissement. "Ci sentiamo soli, ma non siamo soli".
La stampa e la politica (soprattutto italiana), intanto, parlano di fanatismo, ma per la prima volta si evita l'espressione "disturbato mentale". Ad aprile 2019 Notre Dame a Parigi finiva ingoiata, misteriosamente, dalle fiamme, ad ottobre 2020 a Notre Dame a Nizza i cattolici finiscono decapitati.
Erdoğan aveva solo pochi giorni fa chiamato a raccolta, e al boicottaggio, il mondo islamico contro la Francia di Macron, che difende la blasfemia e le vignette ironiche su Maometto, ma sbaglia chi crede che questi attentati siano una risposta all'aspirante sultano.
Il problema francese ha radici più profonde e nessuno, oggi, può dire quando finirà la stagione del terrorismo islamista. La progressiva intensificazione delle manifestazioni di terrorismo non sono legate ad un mandante o a una cellula: l'uno ha galvanizzato l'altro nel desiderio atavico di rispondere al jihad chiesto da Allah.

PRONTI A COLPIRE
Un mese fa, il ministro dell'Interno annunciava pubblicamente la presenza di 8000 radicalizzati, liberi, pronti ad attaccare in Francia. Gli "attentati al coltello", che da queste pagine non abbiamo mai smesso di denunciare e che hanno assuefatto i francesi come gli inglesi, erano stati teorizzati dallo stato islamico già 2014, incoraggiando tutti gli adepti che vivevano nelle terre degli infedeli (i cristiani!) ad impugnare coltellacci e a servirsi di automobili come  kamikaze contro i crociati. Sempre Nizza era stata teatro di un attentato, il 14 luglio 2016, quando 86 persone vennero uccise in un attacco con camion lanciato sulla folla.
La Francia, che pure durante la quarantena aveva dimostrato di essere preda della guerriglia islamica nei quartieri a predominio islamico, quest'estate è stata raggiunta dalla Gran Bretagna. Ad oggi gli inglesi detengono la classifica del Paese più colpito dall'epidemia di crimini da coltello. E saranno sempre tutti squilibrati, ma guarda caso sono sempre squilibrati islamici.
In Francia negli ultimi quattro anni sono stati sventati 61 attentati terroristici di matrice islamica. Negli ultimi 24 mesi, più o meno, invece ben 34  sono riusciti. La Francia è a tutti gli effetti una polveriera, complice la politica migratoria incontrollata - tanti dei terroristi sono stati spesso finti richiedenti asilo spacciati per minorenni -, un multiculturalismo osannato e l'incapacità di definire l'islam e le sue caratteristiche.
Entro la fine dell'anno verranno scarcerati oltre 500 islamici messi dentro per terrorismo, altri 700 hanno già fatto i bagagli. Non sono entrati come terroristi, ma è stato già certificato dai responsabili delle carceri che si tratta di ex criminali oggi radicalizzati. E chissà quanti altri sfuggono alla casistica.

LA SHARIA È GIÀ LEGGE
In Francia esistono corti islamiche, la sharia è già legge (vedi decapitazioni per aver offeso Allah!), alcuni quartieri sono completamente persi, l'ingresso è interdetto alla polizia. L'ex ministro dell'Interno Collomb (dimissionario in protesta contro Macron e la sua ritrosia ad intervenire davvero) parlava di quartier de reconquete républicaine.
La Francia, ma poi l'Europa tutta, hanno un problema serissimo, ma si preoccupano di sorridere delle vignette, provocare come alle scuole elementari, ma non dare un nome alle cose che non si combattono se non si definiscono.
Il problema francese è l'islam, ma Macron parla ancora di "separatismo" al plurale imputando parte di tante responsabilità anche all'estrema destra, non solo al terrorismo maomettano.
Nel frattempo solo ventiquattro ore prima dell'attentato nella cattedrale cattolica, la procura di Parigi annunciava l'avvio di indagini su 30 episodi di apologia del terrorismo e minacce di morte: in tutti i casi si giustificava e incitava a nuovi casi 'Samuel Paty'. Per il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, sono 80 le inchieste aperte in tutta la Francia contro quanti stanno cercando e difendendo l'omicidio del professore. L'attentato era annunciato, sì! Ma non da Erdoğan.
Chi oggi si batte il petto, parla di tolleranza, solidarietà e accoglienza, sta continuando a fare il gioco del terrorismo. Indossa la stessa casacca del kamikaze che sogna il paradiso islamico con 72 vergini. Non c'entra niente l'islamofascismo, parola che riecheggia in queste ore e che non vuol dire tecnicamente niente. Gli attentati non si fermeranno e Allah Akbar continuerà a riecheggiare in Europa e in qualsiasi altro angolo del mondo che possa dirsi "non musulmano".
Solo i paesi europei, però, potevano pensare di innovare negando la loro gloriosa storia, convinti che la legge e il commercio avrebbero governato il mondo. Il risultato è un fallimento assoluto: i popoli d'Europa sono arrabbiati per il pentimento permanente; le nazioni sono distrutte dal multiculturalismo e tanti stati se ne stanno con le mani legate dall'Ue.
Non restano che le contraddizioni, le debolezze, la ridicolaggine del doppio gioco che è diventato il "doppio discorso" per non offendere nessuno. E nel frattempo i morti si moltiplicano. Mentre l'Italia è sempre più vicina ad essere la prossima della lista.

Nota di BastaBugie: ormai è evidente che la situazione francese è veramente drammatica: chiese bruciate e cristiani sgozzati. Chi non ne fosse convinto può (ri)leggere i seguenti articoli.

COME REAGISCE LA FRANCIA ALLA DECAPITAZIONE DEL PROFESSOR PATY
Da 15 anni fingiamo di non vedere l'islam nelle scuole francesi, ora ci dichiarano guerra, cosa rispondiamo?
di Leone Grotti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6334

L'INCENDIO ALLA CATTEDRALE DI NANTES E L'ODIO CONTRO I CRISTIANI
In Francia due chiese al giorno vengono vandalizzate e, guarda caso, in zone ad alta concentrazione musulmana
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6210

IL ROGO DI NOTRE DAME E' IL SIMBOLO DELLA FRANCIA CHE HA TENTATO DI ESTIRPARE LA FEDE
Sono centinaia le chiese cattoliche francesi colpite, profanate o demolite ogni anno: questa situazione è il frutto di una cultura dell'odio, del rancore e del disprezzo per il cristianesimo
di Enrico Maria Romano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5619

IL SACERDOTE SGOZZATO E' UN MARTIRE CHE DA' FASTIDIO
La Francia ha nutrito un mostro che ora le si ritorce contro
di Massimo Viglione
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4319

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-10-2020

3 - MUORE SEAN CONNERY... SI TORNA A PARLARE DE IL NOME DELLA ROSA
Il celebre romanzo di Umberto Eco (che ha originato l'omonimo film) è ideologico, anticattolico e storicamente falso
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 2 novembre 2020

In occasione della morte del celebre attore Sean Connery, si è tornati a parlare de Il nome della rosa, il celebre romanzo di Umberto Eco. Se ne è tornato a parlare perché la sua traduzione filmica del 1986 vide come interprete del protagonista (fra Guglielmo di Baskerville) proprio il celebre attore scozzese.
Va ricordato che il celebre romanzo di Umberto Eco (1932-2016) non è affatto un romanzo storicamente attendibile, ma solo spudoratamente (consentiteci questo avverbio) "ideologico". Un'ideologia del peggiore, anticattolico, neo-illuminismo.
Il nome della rosa può essere, al limite, considerato un romanzo storico, nel senso che alcuni suoi personaggi sono storicamente esistiti, ma non certo un romanzo storicamente attendibile.
Prima di tutto non lo è per come vengono raccontati certi personaggi realmente vissuti. Per esempio, il domenicano, inquisitore, Bernardo Gui (1261-1331) fu uomo colto, mite e clemente, tutt'altro da come viene descritto nel romanzo e soprattutto nel film del 1986.
Ma veniamo al dunque e vediamo di capire brevemente perché Il nome della rosa è un romanzo ideologico.

LA TRAMA
In un monastero benedettino avvengono degli omicidi. Per risolvere il mistero, l'abate chiama un frate francescano, Gugliemo di Baskerville (Baskerville, dal famoso "giallo" Il mastino di Baskerville della serie di Sherlock Holmes. Eco infatti era un ammiratore di sir Arthur Conan Doyle, il creatore del celebre detective).
Questi scopre che a morire sono monaci che nella biblioteca erano venuti in contatto con un misterioso libro imbevuto di veleno. In realtà, si trattava del secondo libro della Poetica di Aristotele, in cui il celebre filosofo parla positivamente della commedia e quindi dell'allegria.
L'assassino è il bibliotecario, un anziano monaco, chiamato venerabile Jorge, il quale decide di continuare a tenere all'oscuro il libro di Aristotele affinché non si alterasse l'immagine che il medioevo voleva dare del filosofo. Un immagine seriosa e oscurantista, compatibile con una cultura, come quella cattolico-medioevale, che sarebbe stata altrettanto seriosa e oscurantista, ovviamente secondo le convinzioni neo-illuministe.
Ci sono dunque due elementi molto importanti che dimostrano l'inattendibilità del romanzo. Il primo è la presunta avversione medievale verso l'allegria; il secondo l'intento censorio della cultura monastica.

AVVERSIONE VERSO L'ALLEGRIA E CENSURA DEI TESTI SCOMODI
Il medioevo sarebbe stata un'epoca "seriosa", intollerante nei confronti dell'allegria. Grande sciocchezza!
Se c'è stata un'epoca amante dell'allegria questa è stata appunto il medioevo. Ci sono tanti segni che lo dimostrano. Solo alcuni esempi.
I medievali aggiunsero ufficiosamente un ottavo peccato capitale: la tristitia. Avevano ben capito che il cristiano, malgrado le prove della vita, non può mai assecondare la tristezza.
I medievali avevano un atteggiamento positivo nei confronti della vita che dimostravano attraverso varie espressioni artistiche, fra cui anche l'amore per il forte contrasto cromatico che contraddistingueva i dipinti, le vetrate delle cattedrali, l'araldica, il vestiario, le miniature, ecc.
Nel medioevo il suicidio era pressoché inesistente.
Ma poi, a tagliare la testa al toro, come si suol dire, è ciò che scrive san Tommaso d'Aquino (1225-1274), massima espressione della filosofia e teologia di questo periodo, il quale nella II-II, questione 168, della Summa, citando sant'Ambrogio, dice che l'uomo equilibrato deve avere un volto sorridente. Se non è così, questi potrebbe nascondere un vizio.
L'altro elemento che dimostra l'inattendibilità de Il nome della rosa è la convinzione secondo cui la cultura monastica avrebbe svolto un opera di censura nei confronti della cultura classica, trasmettendo ciò che è più o meno compatibile con il Cristianesimo, censurando ciò che è invece incompatibile.
Ora - diciamolo francamente - qui siamo su un'affermazione che è talmente errata da essere da "matita blu".
Si sa che le opere letterarie del mondo classico sono arrivate a noi grazie alla mediazione della cultura monastica. Ora, se i monaci avessero voluto fare ciò che indirettamente sostiene Eco nel romanzo, noi dovremmo conoscere solo opere del mondo classico edificanti. Ciò che invece non è. Si pensi che il XIII secolo è stato definito dagli studiosi come l'età ovidiana, perché caratterizzata da una forte riscoperta di questo scrittore latino. Ebbene, tra le opere di Ovidio, vi è anche l'Ars amandi che è un'opera inequivocabilmente licenziosa. Come mai i monaci l'hanno trasmessa ugualmente?

UN ROMANZO FILOSOFICO
Rimane però un altro interrogativo. Perché Il nome della rosa si chiama così? Cosa c'entra la parola "nome" e la parola "rosa"?
Per rispondere dobbiamo necessariamente fare riferimento alla filosofia, ma cercheremo di essere quanto più semplici possibile.
Nel XIV secolo entrò in crisi la scolastica (la corrente filosofica il cui vertice fu il pensiero di san Tommaso). Da questa crisi subentrò un pensiero chiamato nominalismo che affermava l'impossibilità di conoscere una verità universale, ma solo verità particolari. Da qui la messa in discussione della possibilità di dimostrare razionalmente l'esistenza di Dio e quindi anche l'esistenza di una morale universale. Pertanto si arrivò al principio della "doppia verità": un conto è ciò che farebbe conoscere la fede, altro ciò che farebbe conoscere la ragione.
Ragione e fede possono anche contraddirsi. Anzi, in un certo qual modo devono contraddirsi per essere davvero se stesse. Insomma, è il sorgere del dramma della modernità, con la sua carica inevitabilmente schizofrenica.
Ed ecco perché "nome della rosa". Ciò che la ragione può conoscere sono solo gli oggetti particolari, gli universali altro non sarebbero che dei "nomi" (flatus vocis: espressioni vocali). Ed ecco il nominalismo; ed ecco anche lo scetticismo moderno. La verità? Sarebbe solo un'espressione vocale e basta.
E pensare che ci sono professori che pretendono insegnare ai nostri figli il medioevo con Il nome della rosa.

Nota di BastaBugie: nel 2019 è uscita una nuova versione-kolossal (finanziata da RaiCinema, cioè dai contribuenti), se possibile, anche peggiore del film del 1986 con protagonista il recentemente scomparso Sean Connery. Ecco il link all'articolo che parla dell'ultima riproposizione cinematografica del libro Il nome della Rosa. A seguire due articoli su Umberto Eco autore del romanzo.

LA SERIE TV ''IL NOME DELLA ROSA'' HA RIPROPOSTO I SOLITI ERRORI SUL MEDIOEVO E LA CHIESA
Del resto Umberto Eco, autore del libro, era relativista, anticattolico e antistorico... potevamo aspettarci qualcosa di diverso dalla nuova fiction Rai?
di Rino Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5870

UMBERTO ECO, RELATIVISTA ANTICATTOLICO E ANTISTORICO... PER QUESTO ESALTATO DAL MONDO
Nel suo famigerato romanzo, Il nome della rosa, deturpa la verità storica su medioevo e inquisizione arrivando alla conclusione che Dio e la verità non esistono
di Aldo Vitale
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4114

MUORE UMBERTO ECO, IL FRUTTO PEGGIORE DELLA CULTURA TORINESE ED ITALIANA DEL XX SECOLO
L'autore de ''Il nome della rosa'' a 22 anni abbandonò la fede e diventò un nominalista, cioè non credeva che esistano verità universali (tanto meno Dio), ma solo nomi convenzionali
di Roberto de Mattei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4125

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 2 novembre 2020

4 - CORONAVIRUS: STIAMO PERDENDO LA LIBERTA'... ANCHE DI PENSARE
Il potere non ha nemmeno più bisogno di alzare la voce perché la perdita della libertà non è più avvertita come tale ma passa come grande senso di responsabilità
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera, 19 Ottobre 2020

Un dispotismo statalista, condiviso e terapeutico. Questo il tipo di regime nel quale ci troviamo immersi, come scrivo nel mio ultimo libro, il breve saggio Virus e Leviatano (Liberilibri), da quando siamo alle prese con il coronavirus.
Perché parlo di dispotismo statalista, condiviso e terapeutico?
Con la pandemia sono state sospese le abituali procedure costituzionali e abbiamo smesso di essere una Repubblica parlamentare. Lo strumento dei decreti della presidenza del Consiglio ha assunto una centralità e una preminenza assolute.
È come se tutti (politica e cittadini) a fronte di uno stress test avessimo proclamato che diritti costituzionali di libertà e parlamentarismo sono lussi che ci possiamo permettere quando tutto va bene, ma non di fronte a una grave difficoltà.
Poiché accanto alla disinvoltura del governo nella sospensione dei diritti di libertà c'è stata la naturalezza dell'opinione pubblica nell'accettare il tutto, un nemico della libertà può averne tratto utili insegnamenti: è stato dimostrato che è molto facile sospendere le garanzie costituzionali e imprimere al sistema una svolta in senso autoritario.
Se la situazione di emergenza si dilatasse, sino a essere presentata e percepita come la normalità, che cosa succederebbe? Chi può assicurarci che in futuro un pericolo non potrebbe essere creato di proposito? C'è il rischio che lo stato di emergenza sia istituzionalizzato?
Di certo al nostro sistema democratico liberale è stata inferta una ferita profonda, ma pochi reagiscono.

TIPO DI DISPOTISMO
Parlo di dispotismo perché il governo ha assunto una centralità senza precedenti. Ma che tipo di dispotismo è?
È un dispotismo condiviso, perché opinione pubblica e mass media l'hanno giustificato, assunto e fatto proprio. Così in un certo senso ha ripreso vita il Leviatano di Hobbes, il colosso autoritario che tutto controlla in cambio della sicurezza che gli individui ritengono di non essere in grado di darsi.
È anche un dispotismo statalista perché tutto è stato demandato all'iniziativa statale: l'iniziativa privata e dei corpi intermedi non è stata nemmeno presa in considerazione. Lo Stato è percepito come istituzione non solo e non tanto gestionale, ma salvifica.
È poi un dispotismo terapeutico, perché la Salute è divenuta un assoluto, il politico ha preso le sembianze del medico, il cittadino è diventato un paziente e la nazione un ospedale. Di qui un rapporto asimmetrico che favorisce il dispotismo stesso: non più il rapporto tra politico e cittadino, tra rappresentante e rappresentato, ma appunto il rapporto medico-paziente (che mette il paziente nelle condizioni di non discutere).
Sullo sfondo ecco il dogmatismo scientista, per cui "l'ha detto la scienza!" diviene sinonimo di verità assoluta. Ma non si tiene conto del fatto che la scienza, in realtà, non ha mai risposte certe. La scienza può solo studiare, mettere a confronto, analizzare dati. Quella di ottenere dalla scienza risposte certe è un'illusione.
Questo dispotismo statalista, condiviso e terapeutico rivela, paradossalmente, tante debolezze. Debolezza della politica, che si è messa nelle mani della tecnoscienza riconoscendosi incapace di affrontare i problemi. Debolezza dell'esecutivo che si è fatto cogliere impreparato ed è diventato autoritario nel tentativo di recuperare. Debolezza dello Stato, che ha risposto con la solita farraginosità e si è lasciato comandare dagli organismi sovranazionali. Debolezza della cosiddetta società civile, del tutto passiva. Debolezza della Chiesa, che si è prontamente allineata al dispotismo e alla narrazione dominante. In generale, debolezza antropologica dell'uomo contemporaneo, che pretende di essere messo al riparo da ogni tipo di contagio ed è spinto a chiedere protezione ignorando di avere in sé le risposte per reagire.

DISPOTISMO PATERNALISTA
Aggiungo che è un dispotismo paternalista, perché ripete che lo fa per il nostro bene (si pensi al provvedimento denominato Cura Italia), ma nei fatti si comporta in modo autoritario.
Decisivo è il ruolo dell'informazione. Questo dispotismo, per sussistere e affermarsi, ha bisogno del sostegno attivo dei mass media, chiamati ad alimentare una narrativa fondata sul terrore. È la paura che giustifica il ricorso al dispotismo, e la paura va nutrita, diffusa. Il collegamento tra dispotismo condiviso e informazione è strettissimo e necessario.
Grazie alla paura, il cittadino (divenuto paziente) può solo lasciarsi guidare. La nascita, in piena pandemia, di una task force governativa contro le fake news è significativa. In una democrazia liberale sono i cittadini che si fanno un'idea del problema attraverso il libero confronto delle fonti e delle opinioni. In questo caso invece il governo ha preteso di stabilire esso stesso che cosa è verità e che cosa è menzogna, che cosa è vera informazione e che cosa non lo è, quali notizie e interpretazioni sono degne di essere diffuse e quali vanno stoppate.
Biopolitica e bioinformazione vanno a braccetto sul terreno del dispotismo paternalistico.
Aldous Huxley nel suo romanzo distopico Il mondo nuovo immaginò che il condizionamento avvenisse di notte, mentre i soggetti dormivano, attraverso la somministrazione di un certo tipo di messaggi. Oggi il condizionamento avviene davanti alla tv all'ora del telegiornale.
Una narrativa adeguata può spingere un intero popolo a suicidarsi per la paura di morire. È ciò che stiamo vedendo.
Non conta la reale portata del pericolo, ma la portata percepita. Non conta ciò che è, ma ciò che la gente pensa che sia, sulla base della narrativa che le viene imposta.
Renaud Girard, su Le Figaro, ha scritto: "I sociologi dovranno analizzare attentamente il ruolo svolto dai media nel far sorgere una psicosi mondiale di fronte a una malattia poco letale". Nella speranza che saremo ancora liberi di condurre queste analisi.

IL CONTAGIO DEL PANICO
Un altro contagio si è sviluppato accanto a quello del coronavirus, ed è ben più pericoloso: il contagio del panico.
Sotto molti aspetti è come se avessimo vissuto una classica rivoluzione di stampo socialista. Abbiamo avuto l'ideale supremo (la Salute), trasformato in un assoluto rispetto al quale tutto è sacrificabile. Abbiamo avuto il terrore come arma. Abbiamo avuto la narrativa adeguata allo scopo. Abbiamo i guardiani della rivoluzione, tutti i cittadini "responsabili", soldati pronti anche alla delazione. Abbiamo avuto l'attacco alla Chiesa. Con la novità che la Chiesa, anziché opporre resistenza, si è adeguata, dimostrandosi persino più realista del re. Prevedibile, visto che la Chiesa non mette più al centro Dio ma l'uomo, non la salvezza dell'anima ma la salute psicofisica.
La parola Responsabilità è diventata la bandiera dell'esercito combattente per la liberazione dal virus. Chi non si adegua è irresponsabile, è il nemico. I drappi sui balconi ("Andrà tutto bene") assomigliano agli slogan sui muri dell'Avana: "Venceremos, Hasta la victoria siempre.
Ogni rivoluzione ha le sue parole d'ordine. Nel nostro caso, oltre alla parola Responsabilità, ecco Salute, Sicurezza, Collaborazione. [...]
Abbiamo vissuto nel conformismo assoluto, che si realizza quando colui che perde la libertà non se ne rende nemmeno conto, perché è auto-asservito. Così il potere non ha nemmeno più bisogno di alzare la voce. Quanto più totale è il suo potere, tanto più muto è il suo comando. Basta un cenno. Noi non pensiamo. Noi siamo ciò che ci vien detto di essere. Siamo indotti ormai a ritenere che abbiamo bisogno solo di ciò che ci viene imposto. Il sospetto di aver perso la libertà non ci sfiora nemmeno, perché il conformismo non è più avvertito come tale ma passa come grande senso di responsabilità.
Curioso: nel momento stesso in cui la Chiesa ha disertato, ecco che ci vengono imposti modelli di stampo religioso. Abbiamo una Trinità (Scienza, Salute, Sicurezza), abbiamo il peccato (non collaborare, non dimostrarsi responsabili), abbiamo il castigo (essere letteralmente scomunicati, messi fuori dalla comunità in quanto indegni, se non si accetta la narrativa dominante), abbiamo le sacre scritture (i mass media allineati), abbiamo l'impellente richiesta di convertirci (alla tecnoscienza), abbiamo l'identificazione del credere con la salvezza, abbiamo i nuovi bacchettoni che giudicano tutto e tutti e mettono fuori dal consesso civile i pochi non disposti ad allinearsi, visti come miscredenti.

PERDERE LA RAGIONE E DI CONSEGUENZA LA LIBERTÀ
La nostra cultura secolarizzata, abbandonata la ratio, è caduta nel fideismo. Per non dire nella superstizione.
Su tutto, occorre ripeterlo, domina la paura. La paura che fa perdere il senno. Che fa accettare il sacrificio della libertà. Che fa vivere il conformismo assoluto come azione catartica.
Il Leviatano ci ha soggiogati utilizzando il terrore. Abbiamo dimenticato che l'esercizio del potere in un sistema democratico liberale è soggetto alla legge e che più di una dittatura è salita al potere dopo aver ottenuto il consenso in base a quelle che erano state spacciate come buone intenzioni.
Il nostro sistema possiede già gli strumenti per contemperare il rispetto della riserva di legge con l'urgenza (il decreto legge ne è un esempio), ma si è seguita un'altra strada.
La riserva di legge si chiama così perché riserva alla legge primaria, escludendo fonti di tipo secondario, la regolazione di una determinata materia. È una funzione di garanzia: vuole assicurare che in materie particolarmente delicate, come nel caso dei diritti fondamentali del cittadino, le decisioni vengano prese dall'organo più rappresentativo del potere sovrano, ovvero dal Parlamento, come previsto dall'articolo 70 della Costituzione, secondo cui la funzione legislativa è esercitata dalle due Camere. Nessun provvedimento che limiti le libertà fondamentali può essere preso saltando le prerogative parlamentari. Ma tutto è stato spazzato via dalla narrativa del terrore.
Abbiamo perfino dimenticato che lo Stato riceve il potere dal popolo, non è il popolo che ottiene concessioni dallo Stato. Abbiamo dimenticato che è consentito tutto tranne ciò è espressamente vietato, non è vietato tutto tranne ciò che è espressamente consentito.
Il prezzo che stiamo pagando è e sarà salatissimo sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, psicologico.

LO STATO TOGLIE LA FATICA DI DOVER PENSARE
C'è il tentativo di farci vivere non più in uno stato di diritto, ma in uno stato di polizia, in uno stato d'eccezione permanente. Siamo di fronte, occorre dirlo, a un tentativo eversivo. Pian piano le garanzie costituzionali saranno viste sempre di più come inutili pesi. E che cosa potrà impedire di approdare a adattamenti tali da snaturare completamente il sistema democratico liberale, magari puntando ancora sulla Salute? Già ora vediamo che lo stato di polizia inizia a contemplare l'ipotesi di introdursi nelle nostre case, mentre sollecita la delazione. Come nei Paesi dell'Est Europa prima della caduta del Muro.
Alexis de Tocqueville, analizzando il potere, specialmente amministrativo, negli Stati Uniti da lui visitati e studiati nel primo Ottocento, lo definì utilizzando cinque aggettivi: "È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite" (La democrazia in America). Mi sembra l'immagine di ciò che abbiamo sotto i nostri occhi. Conseguenza di quel tipo di potere, osserva Tocqueville, è che lo Stato cerca di mantenere i cittadini in una perenne condizione infantile. Lo Stato si occupa di loro, provvede a loro, toglie a loro "la fatica di dover pensare".
"Piccole regole complicate, minuziose e uniformi" non sembrano costituire un pericolo per la democrazia liberale, ma inesorabilmente infiacchiscono, piegano, dirigono. Il popolo diventa massa informe, desiderosa soltanto di lasciarsi guidare. Questo tipo di Stato non è il classico tiranno che fa la voce grossa e minaccia. No, è quasi gentile. Però (uso ancora le espressioni di Tocqueville) "ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi" e quindi bisognosi di un pastore.
Il dispotismo amministrativo non è segno di forza dello Stato, ma ammissione della sua debolezza. Poiché il potere centrale non è sicuro di sé ma è debole, incerto, smarrito, ecco che pretende di regolare tutto. Quando poi, come nell'attuale caso italiano, il capo del governo è un politico che non è stato nemmeno eletto dal popolo, il suo intimo senso di insicurezza è ancora più accentuato. Di qui una maggiore carica dispotica, tesa a legittimare un mandato che il capo sa di non aver mai ricevuto.

Nota di BastaBugie: per approfondire il tema dell'articolo si può leggere anche il seguente.

DIETRO LE MASCHERINE UN ESERCITO DI SERVI SOTTOMESSI
Molti italiani tengono la mascherina anche se la legge non lo impone più e non ci sono motivi sanitari per farlo (sono i tipici seguaci degli aspiranti tiranni, contenti di obbedire senza doversi prendere la responsabilità di sé)
di Claudio Risé
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6221

DOSSIER "CORONAVIRUS"

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ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Radio Roma Libera, 19 Ottobre 2020

5 - CATECHISTA ''SPOSA'' UNA DONNA, LA DIOCESI LA RIMUOVE, NON POTRA' PIU' INSEGNARE CATECHISMO
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): vescovi contro il DDL Zan, codice della strada vieta le pubblicità discriminatorie, disegno di legge per vietare le terapie di conversione
Fonte Sito del Timone, 28 ottobre 2020

La diocesi di Minorca (Spagna) ha riferito di aver deciso di allontanare una delle sue catechiste dal Centro Catechista Sant Miquel dopo che ha sposato civilmente un'altra donna, poiché ciò «implica pubblicamente non accettare l'insegnamento della Chiesa sul matrimonio».
«Nella comunità ecclesiale», motiva la diocesi, «con l'aumentare della responsabilità dei suoi membri, è richiesto un maggior grado di impegno. Oltre ad avere qualità oggettive da parte di chi ricopre una posizione, è molto apprezzata anche la vita esemplare, che deve essere un chiaro riferimento per gli altri». In questo modo precisano che «siamo tutti chiamati alla santità e a vivere in comunione all'interno della Chiesa, ma quando si aderisce ad un'associazione o si esercita una posizione di maggiore responsabilità, viene richiesta una credibilità aggiuntiva da parte della persona che deve assumere una funzione specifica, affinché la missione che gli è stata affidata sia feconda e che la persona specifica non possa provocare alcun tipo di scandalo nei fedeli. Siamo nel campo della coerenza e dei principi; non di sanzioni o esclusioni», insistono.
Per questo spiegano che «dire a una persona che non può essere catechista o presidente di una confraternita, ecc.  non significa che si considerino [quelle persone] separate dalla Chiesa, poiché nonostante le loro particolari circostanze continuano a far parte della famiglia ecclesiale come battezzati e come tali possono e devono partecipare». [...] Ribadiscono che mettendosi «nel campo dell'incoerenza, poiché contrarre un matrimonio civile con una persona dello stesso sesso significa non accettare pubblicamente l'insegnamento della Chiesa sul matrimonio, a nostro avviso, implica il non poter insegnare la fede cristiana ai più giovani».
«Essere catechista è una missione che la Chiesa affida a certe persone affinché, in suo nome, insegnino la fede che la Chiesa professa. Non esiste un diritto prioritario di essere catechista», sottolineano nel comunicato e ricordano che «spetta alla Chiesa valutare le qualità che un catechista deve possedere prima di affidare o ritirare questa missione, senza che ciò implichi discriminazione o esclusione». E quindi, in questo contesto di «credibilità e coerenza, ci sentiamo responsabili di garantire ai fedeli che la dottrina impartita nella nostra catechesi corrisponde al pensiero e al sentimento della Chiesa» e «i fedeli hanno il diritto di chiederci catechisti ben preparati e coerenti con ciò che insegnano». [...]

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.

VESCOVI CONTRO IL DDL ZAN
Alcuni vescovi, come riferisce anche ProVita, criticano apertamente il Ddl Zan. Ecco una carrellata. Monsignor Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia: «Si fa passare come normale una certa visione della sessualità e si silenzia ogni visione diversa, vista come attentato ai diritti».
 Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca invece sottolinea che se passasse questa legge non si potrebbe nemmeno più criticare l'utero in affitto, pratica detestabile perché «non si tratta di affittare un garage, ma si tratta di un'esperienza che lascia una traccia non ineliminabile semplicemente, ma anche biologica, spirituale, tra due soggetti, perché la maternità è una cosa seria». E poi «c'è l'interesse primario del bambino che ha diritto ad avere legami con coloro che lo generano perché questi legami non sono removibili dalla psicologia profonda delle persone».
Infine monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-San Remo: «La chiesa non è mai stata nemica degli omosessuali ma tende a ribadire l'oggettività delle cose, proprio a tutela del bene ultimo delle cose. La confusione più grossa io la vedo sul concetto di libertà, spesso si dice 'io non la penso così, non è la soluzione giusta' ma se qualcun altro vuol farlo, lo faccia pure, chi sono io per oppormi? Questa è una situazione patologica» - ha continuato Suetta - «indotta per indebolire le persone rispetto ad aggressioni virali ma questo non è un virus fisiologico ma un virus dell'anima, di cattivo pensiero».
(Gender Watch News, 1° novembre 2020)

NEO CODICE DELLA STRADA: NO A PUBBLICITÀ DISCRIMINATORIE
È all'esame della Commissione trasporti la modifica del Codice della strada. Tra le novità il divieto di pubblicità se il messaggio è sessista, violento o propone stereotipi offensivi di genere, lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell'appartenenza a gruppi etnici o siano comunque discriminatori riguardo all'orientamento sessuale, all'identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche.
Va da sé che pubblicità, come quella promosse dall'associazione Pro Vita e Famiglia, in cui si condanna la pratica dell'utero in affitto a favore di coppie gay sarebbe bollata come discriminatoria e quindi vietata.
(Gender Watch News, 19 ottobre 2020)

DISEGNO DI LEGGE PER VIETARE LE TERAPIE DI CONVERSIONE
In Canada un disegno di legge (Bill C-6) prevede l'introduzione di cinque nuovi reati: sottoporre un minore a «terapia di conversione» ossia all'accompagnamento psicologico per quei minori che vogliono abbandonare la propria condizione di omosessualità o che vogliono superare alcuni problemi legati alla propria identità psicologica sessuale che potrebbero indurli a "cambiare sesso"; allontanare un minore dal Canada per sottoporsi a terapia di conversione all'estero; indurre una persona a sottoporsi a terapia di conversione contro la sua volontà; trarre profitto dalla fornitura di terapia di conversione; pubblicizzare le terapie di conversione. In quest'ultimo reato potrebbero cadere quanti, ad esempio, rendessero nota la propria esperienza positiva presso psicologi e psicoterapeuti.
Il disegno di legge definisce «terapia di conversione» come qualsiasi «pratica, trattamento o servizio progettato per cambiare l'orientamento sessuale di una persona in eterosessuale o l'identità di genere in cisgender, o per reprimere o ridurre l'attrazione o il comportamento sessuale non eterosessuale».
Dunque è vietato l'aiuto per passare da omosessuale a eterosessuale, ma non l'opposto. Così anche relativamente alla volontà di "cambiare sesso".
Infatti il disegno di legge esplicita: «Per maggiore chiarezza, questa definizione non include una pratica, un trattamento o un servizio che si riferisce alla transizione di genere di una persona; o all'esplorazione di una persona della propria identità o al suo sviluppo».
Un disegno di legge evidentemente liberticida nei confronti dei minori, dei genitori, dei professionisti e di tutti coloro i quali la pensano in modo diverso rispetto al mainstream LGBT.
(Gender Watch News, 21 ottobre 2020)


ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Sito del Timone, 28 ottobre 2020

6 - LA FILOSOFIA DI NIETZSCHE LO CONDUSSE ALLA PAZZIA
Il pensiero di Nietzsche è contraddittorio perché si presenta come un pensiero vincente atto a rendere l'uomo protagonista, ma accade l'esatto contrario: l'uomo è totalmente vittima della realtà
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 14 ottobre 2020

Friedrich Wilheim Nietzsche (1844-1900) nacque nella piccola cittadina prussiana di Rocken bei Lutzen. Suo padre era un pastore protestante e morì quando il piccolo Nietzsche aveva appena quattro anni. Entrò all'Università di Bonn per studiare teologia e filologia. In seguito si trasferì all'Università di Lipsia, dove lesse per la prima volta Schopenhauer, e venne a contatto con le critiche di derivazione kantiana alla metafisica materialista. In questa università strinse amicizia con Richard Wagner (1813-1883), un'amicizia che avrebbe avuto un profondo effetto su di lui. Morì pazzo, ospite della sorella, nel 1900. E proprio riguardo la follia c'è un episodio molto significativo. Nietzsche si trovava a Torino quando ebbe la prima crisi in pubblico. Era il 3 gennaio 1889. Si trovava in piazza Carignano. Al vedere un cavallo, adibito a traino di una carrozza, che veniva fustigato a sangue dal cocchiere, s'intenerì, abbracciò l'animale, pianse e poi cadde a terra urlando. Interessante: lui che aveva tanto scritto contro la compassione nei confronti dei più deboli, volle avere compassione di un misero cavallo e, nel momento in cui esternò questa compassione, divenne pazzo. Come abbiamo già detto, fu poi la sorella ad accudirlo negli ultimi anni della sua vita. E solo lei, in qualità di suo esecutore testamentario, aveva accesso alle opere del fratello, che però distorse e adattò a vedute antisemite, ingraziandosi così Hitler e il partito nazista.

LA REALTÀ COME ESPLOSIONE DI FORZE DISORDINATE
La base del pensiero  di Nietzsche è la convinzione secondo cui la realtà altro non sia che un'esplosione di forze disordinate, e che la realtà stessa non sia conoscibile con uno procedimento di ordine logico-razionale.
Secondo Nietzsche, la filosofia avrebbe finora commesso l'errore di distinguere un mondo reale, da accettare, da un mondo apparente, da rifiutare. La vera realtà sarebbe proprio il cosiddetto mondo apparente, che è stato definito così proprio perché realtà inaccettabile, in quanto disordinata e contraddittoria. In questo senso -sempre secondo Nietzsche- tutta la filosofia occidentale sarebbe stata nichilista in quanto negatrice della vera realtà a favore di una realtà ideale, illusoria ed inesistente.
Dinanzi a questa irrazionalità del reale - egli diceva - si possono assumere tre atteggiamenti: di debolezza, di forza e di innocenza.

1) LA DEBOLEZZA
L'atteggiamento di debolezza è quello dell'uomo mediocre (del gregge). Nietzsche a riguardo utilizza l'immagine del "cammello". La condotta dell'uomo mediocre è dettata dalla paura, che, motivata dalla potenza sregolata ed opprimente della natura, induce l'uomo debole e mediocre ad escogitare delle armi di difesa. Queste armi sono la morale e la religione, che egli inventerebbe con lo scopo di esercitare un controllo sulla potenza sfrenata della natura.

2) LA FORZA
Passiamo all'atteggiamento della forza. Contro il gregge, la massa dei mediocri, Nietzsche, per bocca di Zarathustra, proclama che l'esistenza dell'uomo è completamente terrena e che Dio non esiste: "Dio è morto!". L'uomo è nato per esistere sulla terra e non c'è nessun altro mondo per lui al di fuori di questo. L'anima che dovrebbe essere il soggetto dell'esistenza ultramondana è insussistente: l'uomo è soltanto corpo. L'atteggiamento della forza è naturalmente l'atteggiamento dell'uomo forte. A riguardo Nietzsche utilizza l'immagine del "leone". L'uomo forte deve liberarsi dall'invenzione di valori religiosi e morali che costituirebbero (povero Nietzsche!) la negazione stessa della vita nella sua bellezza ed esuberanza. L'uomo forte deve essere autonomo, legislatore di se stesso, padrone assoluto dei propri atti. Un uomo che non è tenuto a rendere conto di ciò che fa né a Dio, né alla società, ma solo a se stesso. Il suo precetto non è il "tu devi" ma l'"io voglio" per superare ogni limite. L'uomo deve essere un "super-uomo", le cui principali virtù sarebbero: l'audacia, che gli consente di affermare la sua volontà senza nessuno scrupolo; e l'insensibilità, che gli permette di affermarsi a qualsiasi mezzo senza lasciarsi commuovere dalla compassione. Nietzsche ha scritto: "(...) i deboli e i malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini (...). Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli (...)." (L'anticristo). E ce l'aveva ovviamente con il Cristianesimo: "(...) l'individuo fu considerato dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani." (Frammenti postumi) E ancora: "Davanti a Dio tutte le 'anime' diventano uguali; ma questa è proprio la più pericolosa di tutte le valutazioni possibili! Se si pongono gli individui come uguali, si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano (...) allora il corso naturale dell'evoluzione è impedito. (...) questo amore universale per gli uomini è in pratica un trattamento preferenziale per tutti i sofferenti, falliti degenerati: esso ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l'alto dovere di sacrificare gli uomini." (Frammenti postumi)

3) L'INNOCENZA
Il terzo atteggiamento è quello dell'innocenza, che è l'atteggiamento dello spirito libero. Nietzsche qui utilizza l'immagine del "bambino". Come il bambino, l'uomo innocente sa "dire sì alla vita" in tutte le sue forme, prendendole nella loro immediatezza, senza subordinarle a norme, a categorie o ad idee proiettate in un mondo soprannaturale o escatologico. L'uomo innocente ama la realtà in tutte le manifestazioni. Qualcuno potrebbe obiettare: ma anche il Cristianesimo loda il bambini; anzi nel Vangelo è scritto che se non si diventa come bambini non si può entrare nel Regno dei Cieli (Matteo 18, 3). Attenzione però. Il "bambino del Vangelo", modello dello stupore e della meraviglia, si appassiona umilmente al reale cogliendone l'evidente logica, che è la "mano del Creatore". Il "bambino nietzschiano", invece, è pura passività, è modello d''incapacità a voler comprendere, perché la realtà, nella sua evidente incapacità, sarebbe del tutto incomprensibile.

IL MODELLO DIONISIACO
Dunque - secondo Nietzsche - la condotta dell'uomo forte non realizza ancora pienamente l'ideale umano. Ci vuole il bambino che sa accettare e vedere positivamente anche ciò che è distruttivo, disgregante, malvagio, ma che comunque sarebbe parte integrante della realtà. Da qui il "modello dionisiaco". Dionisio è la "sacralizzazione" di tutto il reale, nel suo bene e nel suo male. E' accettazione e sublimazione di tutto, senza la pretesa - anzi - di voler razionalizzare.
Nietzsche rivendica a se stesso il compito di portare a compimento il nichilismo, cioè di mostrare che non c'è verità, che il mondo è senza scopo e "sempre ritornante". Il vero volto del mondo sarebbe stato capito e accettato soltanto dalla tragedia antica, perché essa sarebbe riuscita a sopportare il pensiero terribile che il mondo senza senso ritorna per sempre, eternamente in modo uguale. Insomma, soltanto la tragedia greca avrebbe compreso che il "carattere complessivo del mondo è caos per tutta l'eternità."
Ma nel pensiero di Nietzsche vi è un'evidente contraddizione. Da una parte egli afferma che l'uomo deve porsi con "forza" dinanzi al reale; dall'altra indica nell'"innocenza" del bambino l'atteggiamento più corretto. Nella logica di Nietzsche questi due atteggiamenti (la "forza" e l'"innocenza") sono accomunati dall'accettazione della realtà così come è. Ma è qui che Nietzsche si contraddice. Egli vuole presentare il suo pensiero come un pensiero vincente atto a rendere l'uomo protagonista, ma accade tutt'altro: l'uomo subisce il reale, non lo governa; l'uomo torna ad essere vittima di ciò che accade e della storia. Da qui anche il perché dell'adesione alla concezione dell'"eterno ritorno".

Nota di BastaBugie: ci sono aspetti "dimenticati" di Nietzsche che non vengono mai ricordati. Vediamoli...

NIETZSCHE E NAZISMO, AMORE A PRIMA VISTA
La tesi innocentista non regge, l'influsso di Nietzsche sui seguaci di Hitler è evidente in tutti i campi
di Francesco Agnoli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4276

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 14 ottobre 2020

7 - LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E' IL VERO ANTIDOTO ALLE IDEOLOGIE
Lectio magistralis di Mons. Giampaolo Crepaldi alla III Giornata della Dottrina Sociale della Chiesa
Autore: Giampaolo Crepaldi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-10-2020

La Dottrina sociale della Chiesa si contrappone, per sua intima natura, all'ideologia perché è realista mentre l'ideologia è sempre un occultamento strumentale della realtà.
La Dottrina sociale della Chiesa è realista, pensa che la verità non sia ideologica, anzi che ci liberi dalle ideologie proprio perché è ricevuta e non prodotta da noi. La verità rende liberi. L'ideologia è sempre un artificio, la Dottrina sociale della Chiesa non lo è mai. Anzi, essa educa l'intelligenza e il cuore degli uomini alla realtà, al retto ragionamento, ad una fede consapevole e ragionevole, al vero sviluppo, alla fiducia nelle risorse umane e nell'uomo come risorsa.

IL CASO COVID
Non c'è dubbio che l'attuale pandemia da Covid-19 abbia avuto e avrà importanti ripercussioni sull'economia. Nel marasma delle informazioni che ci arrivano a questo proposito, due elementi possano essere ritenuti certi. Il primo è che l'impatto sull'economia reale delle imprese e delle famiglie sarà molto pesante. Attualmente gli effetti sono tenuti a freno da misure artificiali, ma ciò non può durare a lungo. Il secondo è che ci sono molti centri di potere politico e finanziario che intendono usufruire della pandemia per riorganizzare, in un senso che non può lasciarci tranquilli, l'economia mondiale. L'economia in questo momento è quindi preda di ideologie e la stessa pandemia viene gestita ideologicamente.
L'economia dipende dal sistema morale di riferimento. Giovanni Paolo II ci ha insegnato che un crollo economico non ha mai solo delle cause economiche. C'è una imprenditorialità umana che precede l'imprenditorialità economica, come ci ricorda la Caritas in veritate. L'economia dipende dalle ideologie quando dimentica questo; la Dottrina sociale della Chiesa la salva dalle ideologie quando le ricorda questo.
In questo frangente essa [la Dottrina sociale della Chiesa] non è stata granché adoperata e proposta. La salvezza è stata spesso ridotta alla salute e il bene comune è stato fatto coincidere con l'applicazione delle restrizioni disposte dal governo. In questo modo l'economia è stata abbandonata alle ideologie.

LA PROPRIETA' PRIVATA
Tra i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa c'è il diritto naturale alla proprietà privata. Prevedendo sue possibili deformazioni, Leone XIII aveva suggerito di considerare i beni come propri per quanto riguarda il possesso, ma come comuni per quanto riguarda il loro uso. Questa distinzione è di ordine morale ed è propria della persona e della sua creatività. Inoltre deve essere attuata nel rispetto dell'ordine sociale, per esempio passando prima di tutto dalla famiglia e dai corpi intermedi. Quando invece l'uso sociale della proprietà viene imposto dall'alto di un sistema politico centralistico, quando si pensa di attuarlo mediante un sistema fiscale ingiusto o perfino di rapina, quando per farlo si costruisce un sistema burocratico il cui scopo è a propria conservazione e magari a proprio ampliamento, allora il principio del diritto alla proprietà privata viene coperto dall'ideologia. Capita così anche quando esso viene contrapposto al principio della destinazione universale dei beni, oppure quando viene inteso come uno strumento nei suoi confronti, privo di una propria dignità se non come semplice mezzo per realizzare la destinazione universale. I due principi della proprietà privata e della destinazione universale dei beni vanno intesi come sullo stesso piano, oserei dire come due facce di uno stesso principio. È vero che la proprietà privata è la principale via per realizzare la destinazione universale dei beni, ma ciò non significa che debba essere intesa solo come uno strumento dalla dignità non originaria ma derivata. Esso, infatti, è presente perfino nel Decalogo, è un elemento di diritto naturale e rivelato.

STATALISMO E SOCIETA' APERTA
Faccio queste osservazioni non per celebrare l'esasperazione individualistica della proprietà privata, ma perché ho l'impressione che l'attuale gestione ideologica della pandemia miri a ridimensionare questo principio attraverso due strade apparentemente contrapposte ma oggi combinate insieme. La prima è la ripresa del centralismo statalistico. La debolezza della popolazione, l'allarme sociale spesso indotto e l'isolamento alimentano un bisogno di protezione che offre allo statalismo uno spazio inatteso.
L'altro percorso, apparentemente diverso, è l'impulso che la pandemia ha dato alla cosiddetta "società aperta". Con ciò si intende una maggiore unificazione globale, la creazione di forti poteri sovranazionali, un meticciato culturale post-religioso, una "obbedienza" universale nei nostri stili di vita, l'accettazione di una gerarchia di valori artificialmente prodotta.

IL MONDIALISMO
La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre insegnato il principio dell'unità del genere umano. Una unità di origine e di destino. Questo principio però non deve essere confuso con le principali proposte mondialiste in scena oggi. Non dovremmo tollerare equivoci su questo tema. Se inseguiamo le ideologie oggi prevalenti, finiremo per dare il nostro contributo a soluzioni sbagliate e dolorose. Né possiamo accontentarci di sintonie nominalistiche con le proposte culturali di oggi. La parola fratellanza oggi assume molti significati alla cui diversità dobbiamo prestare molta attenzione.
Per la Dottrina sociale della Chiesa la fraternità o fratellanza umana si fonda su due livelli. Il primo è di ordine naturale: siamo fratelli perché siamo tutti uomini, siamo uguali in dignità, calpestiamo lo stesso suolo, viviamo insieme non per motivi di fatto ma per vocazione. Questo piano naturale ci dà anche le regole della nostra fraternità, ossia il diritto naturale e la legge morale naturale, che permettono alla fratellanza ontologica di diventare anche fratellanza morale. Il Decalogo è una legge di fraternità e di fratellanza. Esso, infatti, è valido a tutte le latitudini.
L'altro piano è quello soprannaturale: siamo fratelli perché figli di Dio, figli di un unico Padre. Quello naturale è il piano di una fratellanza civica ed etica, quello sopra-naturale è il piano di una fratellanza religiosa e salvifica. I due piani sono in continuità tra loro, perché la natura rimanda al Creatore e la sopra-natura al Salvatore, che sono lo stesso Dio. Non mi sembra che ci siano altri tipi di fratellanza degni di questo nome oltre a questi due.
Quando invece si deforma il concetto di fratellanza per ragioni riconducibili all'economia, allora si deforma anche l'economia. Mi sembra essere questa, a ben considerare le cose, la situazione dell'Unione Europea, dove si aveva una certa idea di fratellanza che avrebbe dovuto animare l'economia, ma alla fine è stata la nuova economia a chiedere e ottenere un nuovo concetto (sbagliato) di fratellanza. Dal quadro culturale dell'Unione Europea sono spariti infatti sia il fondamento naturale della fratellanza, dato che al diritto naturale le Corti europee e il Parlamento europeo non accennano più, sia il vero fondamento trascendente, che non è rimpiazzabile con un generico rifermento alle religioni, qualsiasi esse siano.

L'ECOLOGISMO
L'ecologismo odierno, se applicato secondo le ideologie che sembrano dominarlo, produce ingiustizie e colpisce i poveri. Si spendono più risorse per i cani che per i bambini; per le ricerche sulla salubrità dell'aria che per difendere la vita; per insegnare alle nuove generazioni a rispettare l'ambiente piuttosto che ad avere figli. Benedetto XVI nella Caritas in veritate ha messo in evidenza con grande chiarezza questa stortura di fondo della nostra cultura, che disorienta l'economia dai suoi veri obiettivi. Si spendono somme enormi per difendere la natura più che per difendere l'uomo. Opera qui l'ideologia di una natura disumanizzata, che però a questo punto è solo un mucchio di pietre. Si pensi per esempio alle ricorrenti previsioni sull'esaurimento delle risorse energetiche. Esse prescindono dalla risorsa uomo, come se tutto fosse in mano alla materia e niente in mano all'intelligenza umana.
Il principale danno economico prodotto dall'ideologia ambientalista consiste nell'indurre a ridurre la natalità. Se impostiamo l'economia sui consumi individuali e prevalentemente voluttuari, una società senza figli, senza famiglia, fatta di individui asessuati o dalla sessualità polivalente che lavorano per consumare e consumano per lavorare è senz'altro attraente per gli operatori economici senza scrupoli. Ma se guardiano all'economia vera, vediamo che se non c'è la famiglia e se non si mettono al mondo figli il sistema in generale non regge.

ANTIFAMILISMO E ANTINATALISMO
L'ideologia antifamilista e antinatalista è oggi tra le più perniciose. Giovanni Paolo II aveva ben messo in evidenza la fondamentale importanza economica della famiglia che è scuola di lavoro, motivo di risparmio, ammortizzatore sociale nelle crisi, capitale sociale, educazione alle virtù civiche, trasmissione delle conoscenze e delle competenze tra le generazioni. La carenza di nuovi nati provoca mancanza di visione del futuro da parte di una società anziana, costi improduttivi, dipendenza dalle istituzioni politiche, stagnazione della creatività nel lavoro. L'ideologia antifamilista ed antinatalista vuole cambiare l'economia ma lo scopo è quello di creare una società antifamilista e antinatalista nei valori diffusi. Il suo scopo è negare la famiglia e la vita. E, si badi bene, non solo per negare la famiglia e la via naturali, ma per negare la Sacra Famiglia e la vita soprannaturale.
Pensiamo che la questione di Dio non c'entri e invece è proprio quella centrale. Del resto è per questo che la Dottrina sociale della Chiesa se ne interessa. Se la questione di Dio fosse accessoria e marginale e se le cose potessero andar bene anche senza di lui, la Dottrina sociale della Chiesa sarebbe utile ma non indispensabile, come invece noi pensiamo che sia. Uno sguardo ideologico sulla vita, sulla famiglia, sulla natura, sull'economia non è neutro da conseguenze di tipo religioso.

LA DECRESCITA ECONOMICA
Tutto questo sta alla base di un'altra ideologia oggi diffusa, l'ideologia della decrescita economica. Essa non significa la semplice prudenza economica, ma indica un blocco del progresso e della produzione di ricchezza, come se l'essere tutti più poveri fosse di per sé garanzia di giustizia e pace. Intesa in questo senso, la decrescita ha tutte le caratteristiche dell'utopia, oltre che quelle dell'ideologia. I vari millenarismi e pauperismi eretici che abbiamo conosciuto nel corso della storia esprimevano lo stesso concetto. La Chiesa però li ha sempre contestati e l'operosità dei monaci ha sempre pensato di umanizzare la natura più che di naturalizzare l'uomo. A fare ciò essi sono stati spinti non solo dall'amore per la natura, non solo dall'amore per l'uomo, ma soprattutto dall'amore per Dio.
Le utopie hanno sempre procurato grandi dolori all'umanità. L'utopia della decrescita fa propria l'utopia egualitarista, che intende la comune dignità degli uomini come una identità esistenziale. Che tutti gli uomini siano uguali per dignità essenziale è vero. Ciò però non significa che siano uguali per dignità morale, né che siano uguali per condizioni di vita. Quando le diversità non sono causate da ingiustizie, rappresentano un valore per la società intera perché non tutti gli uomini hanno gli stessi talenti e non tutti sono capaci dello stesso impegno. Quando prevale il centralismo sia politico che economico si corre il rischio di intendere l'uguaglianza come appiattimento garantito dal sistema. Più o meno tutte le forme di welfare statalistico che abbiamo vissuto negli ultimi decenni hanno fatto questo errore. L'ideologia egualitarista fa poi un altro errore di impostazione: pensa che le disuguaglianze sociali provochino le disuguaglianze morali, mentre è vero il contrario. Non è la povertà a produrre immoralità ma l'immoralità a produrre povertà.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 53 minuti) si può vedere la Lectio magistralis di Mons. Giampaolo Crepaldi (riassunta nel precedente articolo) pronunciata alla III Giornata della Dottrina Sociale della Chiesa, svoltasi a Lonigo il 17 ottobre 2020, organizzata dal Osservatorio Internazionale Cardinale van Thuân e dalla Nuova Bussola quotidiana, in collaborazione con le associazioni culturali del Coordinamento Iustitia et pax.


https://www.youtube.com/watch?v=lD186bwRYFw

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-10-2020

8 - LE UNIONI CIVILI NON SONO UNA FAMIGLIA E QUINDI NON VANNO RICONOSCIUTE GIURIDICAMENTE
Nel 2003 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò un dettagliato documento contrario al riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (VIDEO: No alle unioni civili)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 25 ottobre 2020

Per "unioni civili" s'intendono quelle unioni, riconosciute giuridicamente come diritto comune, tra persone non sposate, anche dello stesso sesso.
Le unioni civili non sono famiglia. La Chiesa ha sempre affermato che la famiglia nasce dall'unione indissolubile fra un uomo ed una donna.
Ciò, ancor prima di diritto soprannaturale, è già di diritto naturale.
Pertanto, tale verità non può essere negata da nessuna autorità né politica né tantomeno religiosa. Insomma, neppure un papa può negarla.
Dal momento che il diritto positivo non può entrare in contraddizione con quello naturale, nessuna autorità politica è legittimata a legiferare in favore delle unioni civili.

IL MATRIMONIO TRA UOMO E DONNA DEVE ESSERE RICONOSCIUTO, LE UNIONI CIVILI NO
Non esiste un "diritto alla famiglia".
Questa, la famiglia, deve perseguire il suo fine naturale e anche soprannaturale.
Solo una concezione libertaria ed individualista può concepire, come un diritto, la famiglia per tutti e quindi anche la trasformazione di un'unione omosessuale in famiglia.
Giuridicamente viene riconosciuto l'istituto matrimoniale perché esso comporta una serie di impegni. Per esempio: quello di far nascere nuovi uomini e di educarli affinché siano bravi ed onesti cittadini.
Non è così per le unioni civili. Le unioni civili tra uomo e donna, infatti, non offrono ai figli intenzionalmente la volontà di creare un nucleo affettivo stabile.
A maggior ragione per quanto riguarda le unioni civili tra coppie di omosessuali, dove già per natura è impossibile mettere al mondo nuove vite.
Inoltre, se un'autorità politica riconoscesse le unioni civili, a maggior ragione quelle omosessuali, riconoscerebbe implicitamente che queste relazioni "affettive" sarebbero conformi al bene comune. E ciò è inaccettabile per la morale sociale naturale e cattolica.

RICONOSCERE LE UNIONI CIVILI APRIREBBE LA STRADA ALL'ACCETTAZIONE DI ALTRI PSEUDO-DIRITTI
Una volta che si ammette il principio che si debba riconoscere l'unione tra due omosessuali, non ci sarebbero più limiti ad altre aberrazioni.
Primo: non si potrebbero evitare le adozioni di figli. Infatti, se un'unione omosessuale ha il diritto di essere riconosciuta, perché non dovrebbe avere anche il diritto di adottare come tutte le coppie?
Secondo: non si potrebbero evitare le gravidanze surrogate (utero in affitto), almeno per quegli Stati dove tale possibilità è riconosciuta.
Terzo: non si potrebbero in futuro evitare anche riconoscimenti di unioni di poliamore (poligamia, poliandria, ecc.) perché, se deve saltare il dato di natura per l'affermazione dei diritti, allora non si capirebbe perché non debba saltare anche il dato naturale secondo cui deve essere una coppia il fondamento dell'amore coniugale.
Se proprio la preoccupazione è quella di evitare che le persone omosessuali siano privati di alcuni diritti fondamentali, va ricordato che il riconoscimento di diritti comuni non è necessario perché vengano riconosciuti diritti individuali.

LA CONDANNA MAGISTERIALE DELLE UNIONI CIVILI
La Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2003 pubblicò un documento, approvato da Giovanni Paolo II, dal titolo Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali.
Eccone un estratto: «In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali [...] è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell'istituzione matrimoniale, all'unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un'istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio. [...] Occorre riflettere innanzitutto sulla differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato, e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni dell'ordinamento giuridico. Il secondo fenomeno non solo è più grave, ma acquista una portata assai più vasta e profonda, e finirebbe per comportare modificazioni dell'intera organizzazione sociale che risulterebbero contrarie al bene comune. [...] La legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata perciò a causare l'oscuramento della percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione dell'istituzione matrimoniale. [...] Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale. La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. [...] Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità». [...]

Nota di BastaBugie: ecco l'interessante e chiaro video, che avevamo già segnalato nel 2016, che sfata i luoghi comuni e gli errori sulle unioni (in)civili in meno di 5 minuti


https://www.youtube.com/watch?v=TGCt1TbJNiw

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 25 ottobre 2020

9 - OMELIA XXXII DOMENICA T. O. - ANNO A (Mt 25,1-13)
Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Con la parabola delle dieci vergini, che la Liturgia propone oggi alla nostra meditazione, ci immettiamo nel cosiddetto "discorso escatologico" di Gesù (Mt 24; 25), nel quale alle profezie sulla distruzione della città santa e sulla fine del mondo fa seguito l'insegnamento sulla vigilanza richiesta al cristiano. Tale dottrina è esposta dal Signore in tre parabole: la parabola del servo fedele, la parabola delle dieci vergini e la parabola dei talenti. Il "discorso escatologico" termina con l'insegnamento di Gesù sul giudizio finale (ivi, 25,31-46) che, molto opportunamente, la Liturgia inserisce nell'ultima domenica del Tempo ordinario, in cui la fine dell'Anno liturgico vuole rappresentare la fine dei tempi e il ritorno del Signore quale supremo giudice dei vivi e dei morti.
Nella parabola delle dieci vergini il Signore usa una scena di nozze, tanto frequente nel mondo ebraico, per ribadire la necessità della vigilanza nell'attesa del giudizio finale. Secondo la tradizione ebraica, nella cerimonia di nozze un corteo formato da amici dello sposo e amiche della sposa andava a prendere la sposa a casa di suo padre e, con lampade accese, la conduceva a casa dello sposo dove, una volta giunto lo sposo, si teneva la cena nuziale. Le dieci vergini della parabola, dunque, attendevano lo sposo, ma non tutte con la medesima vigilanza: cinque, infatti, avevano poco olio nelle lampade. La Tradizione ha ravvisato nelle lampade il simbolo della fede e nell'olio il simbolo della carità che, sola, ammette al banchetto del Cielo. Dunque le vergini stolte avevano la fede (le lampade), ma non la carità (l'olio) e per questo non furono ammesse al banchetto. È quanto afferma anche s. Giacomo nella sua lettera: «Che giova [...] se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? [...] la fede se non ha le opere, è morta in se stessa» (Gc 2,14.17). Dunque, come la lampada senza l'olio è spenta, così la fede senza la carità è morta.
Bisogna ben comprendere che la parabola delle dieci vergini, con tutta la suggestiva bellezza e l'arcano incanto che da essa promana, non è indirizzata solo alle anime consacrate, come spesso si tende a credere. Essa è rivolta ad ogni fedele, la cui anima – al di là dello stato di vita – è in attesa dello Sposo Divino che, se l'avrà meritato, le schiuderà le porte del Regno dei cieli, dove il Matrimonio non esisterà più perché gli uomini saranno come «angeli nel cielo» (Mt 22,30).
Il Signore, dunque, ci esorta a tener le lampade accese, con una cospicua riserva d'olio, perché non si spengano; ci esorta alla vigilanza perché non sappiamo in quale giorno «il Figlio dell'uomo verrà» (ivi, 16,27). La vigilanza consiste anzitutto nell'osservanza dei Comandamenti, nella preghiera, nella mortificazione e nella pratiche di tutte le virtù cristiane.
Va notato, inoltre, che l'epilogo della parabola, con le vergini stolte che rimangono infelicemente fuori del banchetto, non si riferisce alla Vita eterna, ma agli ultimi istanti della vita terrena, quando, in attesa della venuta del Signore, si vorrebbe recuperare il tempo sciupato nel corso della vita e non è più possibile! Alla resa dei conti, cioè al fatidico momento del trapasso che verrà per tutti, quante cose si vorrebbe aver fatto, mentre ci si trova a mani vuote e il tempo è ormai compiuto! Per questo l'omiletica di un tempo insisteva tanto sull'importanza dei cosiddetti Novissimi (morte, giudizio, inferno, Paradiso). E ciò faceva con infinita saggezza. Infatti, «Nella vita dell'uomo, niente è più certo della morte e niente più incerto del giorno della morte», avvertiva s. Alfonso. Di qui la necessità di non "sonnecchiare" in una vita mediocre, fatta di continui compromessi e cedimenti, servendo un po' Dio e un po' il mondo. Non è questa, infatti, la vita di un vero cristiano in attesa del suo Sposo e Giudice!
Padre Pio era inesorabile con i suoi figli spirituali quando si trattava di scuoterli dal torpore di una vita cristiana mediocre, negando persino loro l'assoluzione sacramentale per esortarli alla necessaria vigilanza. «La presente vita – scrive nel 1918 ad una figlia spirituale – non ci è data se non per acquistare l'eterna, e per mancanza di questa riflessione fondiamo i nostri affetti in quello che appartiene a questo mondo, nel quale andiamo passando; e quando bisogna lasciarlo ci spaventiamo e ci turbiamo. Credetemi [...], per vivere contenti nel pellegrinaggio, bisogna aver presente agli occhi nostri la speranza dell'arrivo alla nostra patria, dove eternamente ci fermeremo» (Epistolario III, pp. 725-726).
Le vergini stolte, in effetti, furono tali proprio per quella mancanza di riflessione – per dirla con Padre Pio – sulle realtà future che invece fu propria delle sagge.
La Chiesa c'invita costantemente alla considerazione delle realtà future e alla saggia vigilanza che ne deriva. Ascoltiamo, dunque, il richiamo di questa provvida Madre, così ben espresso da uno dei suoi figli più illustri, s. Agostino: «Veglia con il cuore, veglia con la fede, con la carità, con le opere [...]; prepara le lampade, bada che non si spengano [...]; alimentale con l'olio interiore di una retta coscienza; rimani unito allo Sposo con l'amore, perché egli ti introduca nella sala del banchetto, dove la tua lampada non si spegnerà mai».

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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