BastaBugie n°691 del 18 novembre 2020

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1 KAMALA HARRIS, LA VICE DI BIDEN, E' ABORTISTA, NEMICA DELLA FAMIGLIA E ANTICRISTIANA
Invece grazie a Trump sono state elette 17 donne prolife senza compromessi alla Camera (molte hanno ribaltato i seggi occupati dai Democratici puntando sulla loro contrarietà assoluta all'aborto e al socialismo)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia
2 MACRON VIETA LE MESSE, MA I CATTOLICI FRANCESI NON CI STANNO E SCENDONO IN PIAZZA A PREGARE
Dura replica dei vescovi contro il governo, ma il ministro dell'interno minaccia di multare i fedeli riuniti davanti alle chiese (VIDEO: le veglie di preghiera in Francia)
Fonte: Sito del Timone
3 COME FUNZIONA LA PROPAGANDA SUL CORONAVIRUS
La favola di Esopo dove il pastorello grida ''Al lupo, al lupo'' se raccontata con toni diversi produrrà effetti opposti... come accade oggi con il governo che genera il panico (VIDEO: Enrico Montesano spiega come perdere la libertà in sei passi)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 IL SANTO MULATTO: SAN MARTINO DE PORRES
Il frate del Perù, umilissimo e mistico, medico e barbiere, che consigliava i potenti e parlava ai topi
Fonte: Radio Roma Libera
5 A HONG KONG LA LIBERTA' E' STATA UCCISA DALLA CINA ALLA LUCE DEL SOLE
Pechino instaura la dittatura nell'ex città autonoma davanti alle telecamere
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
6 DOMANDE ALLA STAR DEL MOMENTO: LA SIGNORA POVERTA'
Intervista semiseria alla personificazione della povertà che confessa: ''C'è qualcuno che mi ha messo il bavaglio alla bocca''
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 DIECI RAGIONI PER ADORARE IL SANTISSIMO SACRAMENTO
Cos'è e come si fa l'adorazione eucaristica (ricordando le parole di Papa Benedetto XVI: adorare non è un lusso, è una priorità)
Fonte: Redazione di BastaBugie
8 OMELIA SOLENNITA' CRISTO RE - ANNO A (Mt 25,31-46)
Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - KAMALA HARRIS, LA VICE DI BIDEN, E' ABORTISTA, NEMICA DELLA FAMIGLIA E ANTICRISTIANA
Invece grazie a Trump sono state elette 17 donne prolife senza compromessi alla Camera (molte hanno ribaltato i seggi occupati dai Democratici puntando sulla loro contrarietà assoluta all'aborto e al socialismo)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia, 10/11/2020

Il Presidente eletto degli Stati Uniti, secondo le proiezioni dei principali organi di stampa, è Joe Biden, al netto ovviamente dei ricorsi di Donald Trump, che però sta subendo le pressioni dei suoi fedelissimi che lo stanno invitando a riconoscere la vittoria del suo avversario e lo stesso tycoon starebbe pensando, secondo ultime indiscrezioni, già alle elezioni del 2024.
I media di tutto il mondo, soprattutto la stampa mainstream, sono però tutti pazzi per lei, la sua vice, Kamala Harris. Classe 1964, di madre indo-americana e padre di origine giamaicana, con alle spalle studi alla Howard University e all'Hastings College of the Law di San Francisco, già procuratrice distrettuale di San Francisco, l'esponente democratica non ha ancora - com'è ovvio - compiuto alcun atto formale, eppure si sta affermando come la beniamina progressista globale. Il che, in parte, è anche comprensibile.

CONDANNARE LE VITTIME E SALVARE I CARNEFICI
Sì, perché la Harris incarna alla perfezione i canoni del progressismo: il multiculturalismo, il femminismo 2.0, l'anticlericalismo, l'appoggio alla cultura di genere e l'abortismo più estremo. Esagerazioni? Purtroppo no. Basti pensare a come, da procuratore generale della California, la donna - che ha fama di essere una tosta e determinata - ha difeso il colosso abortista Planned Parenthood da ombre pesantissime, a partire dall'accusa della vendita di parti di bambini abortiti, in aperta e totale violazione di diverse leggi federali. Tutte cose di cui, beninteso, esistono filmati girati proprio in terra californiana.
Ciò nonostante, la Harris annunciò che avrebbe indagato sui giornalisti del Center for Medical Progress (CMP), responsabili di aver documentato l'anzidetto orrore (che molti, evidentemente, volevano tenere occultato), anziché sulla Planned Parenthood, che difatti ha staccato a Biden e socia un assegno di sostengo elettorale pari a 45 milioni di dollari, mica bruscolini. Ma torniamo alla nuova vicepresidente, la quale, da senatrice, si è distinta anche per aver letteralmente torchiato Brian Buescher, nominato giudice distrettuale federale in Nebraska.
Il motivo per cui la Harris si era impuntata con Buescher è la sua appartenenza ai Cavalieri di Colombo, che non è una organizzazione terroristica né una pericolosa setta, bensì una fraternità cattolica con fra l'altro oltre un secolo di storia alle spalle e che, con due milioni di membri, promuove attività caritatevoli. Ciò nonostante, la politica dem si è scatenata contro Buescher, chiedendogli se fosse «a conoscenza del fatto che i Cavalieri di Colombo si sono opposti all'uguaglianza matrimoniale» - opposizione che viene evidentemente da lei vista come orribile -, quando costui si era unito alla fraternità.

ABORTISTA, NEMICA DELLA FAMIGLIA E ANTICRISTIANA
Sì, perché oltre che abortista convinta, la nuova vicepresidente - come già si accennava - è una sostenitrice dei movimenti Lgbt ed ha dichiarato con orgoglio di aver lei stessa celebrato matrimoni gay. Non solo. La nuova vicepresidente si è pubblicamente vantata, non molto tempo addietro, di aver costretto, quando era procuratore, le aziende di proprietà religiosa e i centri per la gravidanza pro-vita ad agire contro la loro coscienza. Abbiamo insomma a che fare con una abortista, nemica della famiglia naturale - battaglia che condivide col movimento Black Lives Matter, che la Harris appoggia convintamente - e per giunta anticristiana.
Il solo aspetto che pare rendere la nuova star del progressismo mondiale digeribile anche ad alcuni cristiani è il suo essere a favore delle porte aperte, anzi spalancate all'immigrazione, del riconoscimento dei clandestini e dell'abbattimento di ogni muro, barriera o confine che dir si voglia. Ora, a prescindere da come la si pensi su quest'ultimo tema - che, per inciso, per quanto rilevante non rientra affatto tra quelli eticamente non negoziabili - è tuttavia lampante come abbiamo a che fare con una rappresentante delle istituzioni agli antipodi di tutto ciò che sa di diritto naturale, personalismo ontologico ed etica cristiana.
In effetti, rispetto alla Harris persino uno come Joe Biden - cui diversi sacerdoti cattolici, nei mesi scorsi, hanno negato la comunione proprio per il suo fiero e rivendicato abortismo - rischia di passare come un moderato; il che, purtroppo, è davvero tutto dire. Ne consegue come i prossimi quattro anni, per chiunque abbia a cuore i valori della vita, della famiglia e della libertà religiosa, rischiano di essere molto molto complicati; soprattutto, appunto, per il ruolo che contro di essi farà di tutto per avere Kamala Harris.

Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Grazie a Trump: elette 17 pro life senza compromessi" spiega come dalle ultime elezioni americane emerga una vittoria poco evidenziata: il numero di donne pro life alla Camera dei Rappresentanti è raddoppiato. La metà delle nuove guerriere a difesa della vita ha ribaltato i seggi occupati dai Democratici puntando sulla loro contrarietà all'aborto e al socialismo.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 novembre 2020:
Da queste elezioni americane emerge una certezza, una vittoria che nessuna grande rete televisiva ha evidenziato, ma che suscita speranza sia per gli americani pro life, sia per tutti noi: (sino a ieri) il numero di donne a favore della vita alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti è raddoppiato. Le elezioni del 2020 hanno portato a 17 le guerriere della vita e della famiglia neo elette, oltre alle 11 che sono state confermate e alle altre 5 che potrebbero essere definitivamente elette a fine conteggio nei prossimi giorni.
Otto delle 17 nuove elette hanno ribaltato i seggi precedentemente occupati dai Democratici. Prendiamo, ad esempio, la neoeletta rappresentante del New Mexico Yvette Herrell, che ha spodestato l'ormai uscente Xochitl Torres Small, che aveva il 100% di approvazione da parte della lobby pro aborto NARAL.
Caso simile per la neo eletta Maria Salazar della Florida, che ha tolto il posto all'ex segretaria della Clinton Health and Human Services, Donna Shalala. La Shalala negli anni '90 aveva coperto gli obbrobriosi omicidi del medico abortista Henry Foster.
La Salazar, al contrario, ha sostenuto apertamente le sue idee pro life in tutta la campagna elettorale e ha vinto. Questa tendenza degli elettori che scelgono la rappresentanza pro-vita rispetto all'estremismo abortista si riflette in tutti gli Stati Uniti - dalla vittoria di Stephanie Bice in Oklahoma a quella di Nicole Malliotakis a New York. Questa ondata di donne pro-vita è un grande schiaffo, oltre che una palese smentita della malsana idea che le donne sono favorevoli all'aborto e coloro che lo rifiutano sono emarginate. Al contrario, le donne pro life americane sono popolari ed elette al Congresso, non per decisione dei mass media e delle lobbies ma del popolo sovrano. [...]
Teniamo a mente questi nomi, saranno le Giovanna d'Arco della nuova legislatura che si aprirà il prossimo gennaio 2021. Ovviamente tutte le grandi e piccole organizzazioni pro life americane si sono impegnate per la loro elezione e si sono congratulate per un risultato impossibile ed insperato, simile a quello di Trump, che ha visto i mass media a spingere i candidati pro aborto ed il popolo a scegliere per la vita.
La Susan B. Anthony List ha tracciato un ritratto per ciascuna delle neo elette, vale la pena dare una occhiata per rendersi conto di quale femminilità, giovinezza e determinazione siano fatte. L'elezione di così tante donne a favore della vita avrà un grande peso politico e una grande conseguenza. Gli allarmi e le preoccupazioni sull'impegno massiccio della amministrazione Biden-Harris a favore dell'aborto si moltiplicano in queste settimane, il pericolo reale che non solo tutte le misure pro life prese da Trump vengano cancellate, ma che si promuova su larga scala mondiale l'omicidio di vite innocenti è una certezza.
La nomina di Ronald Klain Capo dello Staff di Biden (definitosi "soldato dell'armata di NARAL"), quella di David Kessler (colui che autorizzò la vendita libera delle pilolle abortive) a Co-Presidente del team anti Covid di Biden e la presenza massiccia di uomini di Soros nel 'Gruppo di Transizione' dem sono due segnali chiari della direzione che Biden è intenzionato ad sin dai primi 100 giorni di mandato. [...]
In questo fine settimana c'è già stato un anticipo delle battaglie future. Proprio la neo eletta Deputata pro life di New York, Nicole Malliotakis, ha annunciato di volere organizzare con le proprie colleghe una "squadra antisocialista" per combattere le malsane idee della 'Squad Democratica'. Molti di noi, ha dichiarato la Malliotakis, "sono vissuti sotto i regimi cubani e venezuelani, molti hanno genitori e nonni fuggiti dai paesi ex comunisti, il socialismo è cattivo e noi vogliamo preservare le nostre libertà e le libertà del mercato", altro che le promesse di Bernier Sanders e le urla di Alexandra Ocasio Cortez!
È ben vero che al Congresso Usa la maggioranza Democratica, seppur perdente, ha mantenuto la maggioranza di almeno 219 membri, tuttavia la crescente polemica da parte dei deputati Democratici e socialisti nei confronti dei rappresentanti moderati del partito e della Presidente Pelosi, preannunciano uno scenario molto caotico ed ad ogni provvedimento l'Aula del Congresso potrebbe vedere divisioni e assenze proprio tra le fila democratiche. Una opportunità per i Repubblicani, una doppia opportunità per la nuova pattuglia di donne pro vita che saranno le vere protagoniste dei prossimi anni.


ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Provita & Famiglia, 10/11/2020

2 - MACRON VIETA LE MESSE, MA I CATTOLICI FRANCESI NON CI STANNO E SCENDONO IN PIAZZA A PREGARE
Dura replica dei vescovi contro il governo, ma il ministro dell'interno minaccia di multare i fedeli riuniti davanti alle chiese (VIDEO: le veglie di preghiera in Francia)
Fonte Sito del Timone, 9 novembre 2020

Con la seconda serrata della Francia, che durerà almeno fino al 1 dicembre, i cittadini non possono allontanarsi più di un chilometro dalle loro case, tranne per le ormai note ragioni di lavoro, salute o urgenze. Gran parte delle attività commerciali cosiddette "non essenziali", compresi ristoranti e affini, sono chiusi, così come accade in Italia nelle cosiddette "zone rosse".  Anche Oltralpe, come dai noi, non mancano le contraddizioni, tra gli esercizi rimasti aperti c'è per esempio la Fnac leader nella distribuzione di libri e tecnologia, che in Francia conta oltre 69 negozi, invece sono state sospese le Messe.
A nulla è servito l'appello dell'episcopato francese per poter continuare ad esercitare il culto, appello che è stato respinto lo scorso sabato dal Consiglio di Stato. Dura la replica dei vescovi che «deplorano soprattutto che i fedeli rimangano così impossibilitati a partecipare alla messa, vertice della vita di fede e incontro insostituibile con Dio e i fratelli», poi sottolineano che «le chiese rimangono aperte, che sono luoghi che devono essere vissuti e dove si può venire a meditare, pregare, adorare il Signore e ricevere i sacramenti come quello della Riconciliazione». In questo braccio di ferro con il Governo i vescovi sono riusciti solo ad ottenere che i sacerdoti possano  continuare a ricevere i fedeli e ad andare nelle loro case così come negli istituti di cui sono cappellani e che chiunque possa recarsi in una chiesa senza alcuna condizione di distanza barrando, nell'ormai famigerata autocertificazione la casella "convincente motivo familiare". La speranza dell'episcopato, hanno scritto in un comunicato, è che il 16 di novembre la decisione possa essere rivista.
Ma questo non ha fermato i fedeli, che lo scorso fine settimana sono usciti di casa e sfidando le misure in vigore, per radunarsi all'esterno delle chiese e silenziosamente si sono messi a pregare manifestando il diritto di culto in un Paese dilaniato, nelle scorse settimane, da attentati terroristici di matrice islamica. Da Nantes a Versailles, i cattolici di Francia hanno mostrato che non sono disposti a subire silenziosamente una disposizione che lede quello che hanno più caro. Non solo, qualcuno ha voluto anche condividere sui social il proprio gesto, mostrando la volontà di non sottostare ad una norma ingiusta, e c'è chi ha lanciato l'hashtag #oursoulsmetter ovvero «le nostre anime contano». Anche qualche vescovo si spinge oltre, cercando pertugi di libertà nel burocratese dei testi che regolamentano le restrizioni, come il vescovo di Bayonne, Monsignor Marc Aillet che scrive: «Nulla impedisce ai sacerdoti di celebrare la Messa in luoghi di culto che rimangono aperti e nulla impedisce ai fedeli di entrare individualmente nelle chiese. È l'organizzazione delle cerimonie religiose che viene sospesa...»
Nella terra delle liberté i cattolici rialzano la testa, scendono in piazza, e si fanno sentire. Come a dire che la libertà di coscienza non ha a che fare con quello che la legge consente, ma è un moto del cuore che muove  quando in gioco c'è quello a cui non si può rinunciare.

Nota di BastaBugie: Leone Grotti nell'articolo seguente dal titolo "Francia, il governo minaccia i cattolici: Se si riuniscono, li multiamo" spiega come, dopo aver vietato le Messe durante il lockdown, il ministro dell'Interno ha intimato ai cattolici di non riunirsi davanti alle chiese per pregare. Eppure quelle manifestazioni sono legali...
Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 15 novembre 2020:
Le porte delle chiese in Francia resteranno sbarrate per quei cittadini che vogliono andare a Messa. Dopo che il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Conferenza episcopale francese, che chiedeva al governo il rispetto della libertà di culto durante il nuovo lockdown, la Chiesa non ha potuto fare altro che adeguarsi, pur non nascondendo il fastidio per come si è comportato l'esecutivo guidato dal premier Jean Castex. Il Consiglio di Stato, infatti, aveva imposto al governo di incontrare i vescovi entro lunedì per trovare una soluzione. Castex ha ignorato la Chiesa per tutta la settimana, salvo inviare una convocazione in extremis per domani per non contravvenire all'indicazione della corte.
Se i vescovi hanno dovuto cedere all'indicazione del Consiglio di Stato, pur contando di trovare un accordo con il governo, i cattolici hanno deciso di protestare contro il divieto. Domenica 8 novembre 600 fedeli si sono riuniti a Nantes davanti alla cattedrale dei santi Pietro e Paolo per chiedere di poter partecipare alle funzioni. Anche a Lione e Versailles i cattolici si sono riuniti a centinaia cantando e pregando il rosario. Altre manifestazioni simili sono previste a Orléans, Parigi, Bordeaux e Meaux.
Tutti gli eventi sono stati regolarmente dichiarati in prefettura e durante le manifestazioni sono state mantenute le distanze di sicurezza. Le riunioni sono perfettamente legali dal momento che il governo, varando il nuovo lockdown, non ha proibito le manifestazioni.
La reazione dell'esecutivo però non si è fatta attendere. Il ministro dell'Interno Gérald Darmanin ha dichiarato a France Info: «Non voglio inviare la polizia a multare dei fedeli davanti a una chiesa, ma se le manifestazioni verranno ripetute, lo farò a partire da questo fine settimana. Non ci saranno più sabati e domeniche di lassismo».
Al ministro ha risposto, sempre su France Info, Jean-Benoit Harel, fondatore dell'associazione Pour la messe (Per la Messa), che ha organizzato molte proteste: «Sono rimasto sbalordito dalle parole del ministro. Dovrebbe sapere che le nostre manifestazioni sono tutte autorizzate, come previsto dall'articolo 3 del decreto del 29 ottobre. Se il ministro vuole multare chi si reca a manifestazioni autorizzate dai prefetti e dalla polizia, è lui che viola la legge. La Messa è essenziale per un cattolico»


VIDEO: LE VEGLIE DI PREGHIERA IN FRANCIA
Preghiere davanti alle chiese francesi durante il lockdown. "La Messa è vitale... se dovremo disobbedire, disobbediremo"


https://www.youtube.com/watch?v=NpJTAUaIlms


https://www.youtube.com/watch?v=0DODmfwPhqk

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Fonte: Sito del Timone, 9 novembre 2020

3 - COME FUNZIONA LA PROPAGANDA SUL CORONAVIRUS
La favola di Esopo dove il pastorello grida ''Al lupo, al lupo'' se raccontata con toni diversi produrrà effetti opposti... come accade oggi con il governo che genera il panico (VIDEO: Enrico Montesano spiega come perdere la libertà in sei passi)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-11-2020

C'era una volta un pastorello che di notte doveva sorvegliare le pecore affidate a lui dal padre. Ma il pastorello si annoiava a morte durante quelle lunghe veglie. Allora si inventò uno scherzo. Nel cuore della notte si mise a gridare: «Al lupo! Al lupo!». Tutti gli abitanti del villaggio si svegliarono al suono di quelle grida e accorsero in suo aiuto. Il pastorello al vederli sopraggiungere si mise a ridere a crepapelle. Gli abitanti del villaggio, accortisi che era tutto uno scherzo, se ne tornarono contrariati alle loro case. Lo scherzo era riuscito così bene, a parere del pastorello, che costui lo ripetette la notte seguente. Il copione fu il medesimo: alle grida di aiuto provenienti dal pascolo tutti accorsero trafelati. Nuovamente la burla provocarono accessi di risa nel pastorello e nuovamente gli abitanti del villaggio, compreso che era un tranello inventato per prendersi gioco di loro, fecero ritorno alle loro abitazioni molto arrabbiati. Anche nelle notti seguenti il pastorello gridò «Al lupo! Al lupo!» e, ogni volta, i poveri abitanti del villaggio accorsero da lui per aiutarlo, ma invano. Finché una notte il lupo venne per davvero, il pastorello si sgolò gridando «Al lupo! Al lupo!», ma nessuno venne, credendo che fosse l'ennesimo scherzo del pastorello, il quale, ahilui, fu mangiato dal lupo. Fine.
Raccontiamo questa versione stringata della celebre favola di Esopo in un altro modo.

SECONDA VERSIONE
C'era una volta un pastorello che di notte doveva sorvegliare le pecore affidate a lui dal padre, uomo burbero e duro di cuore. Il pastorello era un ragazzo dall'intelligenza vivace ed acuta, sprecato per quel lavoro che lo vedeva impegnato nelle ore notturne tra l'olezzo delle pecore. La sua mente brillante partorì una simpatica burla, tanto per vincere la noia di quelle ore notturne. Una notte si mise a gridare: «Al lupo! Al lupo!». Tutti gli abitanti del villaggio si svegliarono al suono di quelle grida e accorsero in suo aiuto. Il pastorello al vederli sopraggiungere si mise a ridere a crepapelle. Gli abitanti del villaggio accortisi che era tutto uno scherzo, se ne ritornarono contrariati alle loro case, troppo rozzi e ignoranti per apprezzare l'originalità e l'humor della burla inventata dal geniale pastorello. Questi, anche per punire giustamente tanta insensibilità, ripetette lo scherzo nelle notti seguenti ottenendo lo stesso risultato: gli abitanti del villaggio accorrevano e se ne andavano a casa sempre più arrabbiati, prova inconfutabile della loro invincibile ottusità. Una notte però il lupo venne per davvero, il pastorello si sgolò gridando «Al lupo! Al lupo!», ma nessuno venne credendo che fosse l'ennesimo scherzo del pastorello, il quale, ahilui, fu mangiato dal lupo. Accortisi la mattina seguente della tragedia, gli abitanti del villaggio insieme al padre di lui si dolsero immensamente della grave perdita e maledissero la loro diffidenza che aveva causato la morte del povero e geniale pastorello. Fine.

IMPERCETTIBILI DIFFERENZE
Come il lettore avrà notato il fatto narrato dalle due versioni è il medesimo: un pastorello finge che ci sia un lupo che vuole mangiare le pecore del suo gregge, gli abitanti del villaggio accorrono in suo aiuto eccetto proprio in quella occasione in cui il lupo sopraggiunge veramente e mangia il giovane. Cosa c'è di diverso tra le due versioni? Alcuni particolari che ritraggono il pastorello e gli abitanti del villaggio in modo differente. Nella prima versione, il pastorello paga giustamente per il suo scherzo stupido, facendo comprendere al lettore che, chi mente sempre, poi, allorché dirà la verità, non verrà creduto. Nella seconda versione il pastorello risulta essere vittima della stupidità e diffidenza della sua gente. Il pastorello in breve da colpevole diventa vittima, da stupido diventa acuto e, al contrario, gli abitanti del villaggio da vittime diventano colpevoli e da persone per bene diventano stupidi ed indifferenti. È sufficiente raccontare lo stesso fatto in modo diverso.
Dunque rilevante è la narrativa.

VENIAMO AI NOSTRI GIORNI
Qual è la narrativa dominante oggi sul Covid? Una narrativa terrorizzante e ansiogena, costruita dal governo e dai media in modo incredibilmente omogeneo: i numeri dei positivi salgono quotidianamente, così come i decessi, gli ospedali sono sotto pressione e le terapie intensive si stanno saturando. Il popolino assorbe acriticamente questa narrativa e la replica intatta e spesso senza colpa: il sig. Rossi, infatti, non è tenuto ogni giorno a spulciarsi tutti i dati scientifici, a verificare percentuali e curve. Insomma il sig. Rossi fa il lattoniere mica l'epidemiologo. Un aneddoto: una signora, borse della spesa in mano, viene intervistata per strada da una giornalista di un Tg di una rete pubblica. La signora si lamenta che sono tutti in giro. E lei? Esempio perfetto della inculturazione massificante sul Covid provocata dai media e che ha prodotto qualche milione di obbedienti replicanti che, lo ripetiamo, spesso lo sono loro malgrado. Tanto perfettamente replicanti che imputano agli altri colpe che loro stessi stanno compiendo.
Torniamo al potere della narrazione. Oggi il registro è stabile sul tono «drammatico». Basterebbe cambiare narrativa mettendo l'accento su altri fatti (la percentuale degli asintomatici e pauci sintomatici, quella riferita ai decessi e ricoverati, la curabilità di questo virus, etc.) e lo stato d'animo collettivo si rasserenerebbe. Ma così non è: i toni della narrazione sono foschi e spietati. Invece domani, perché così si è già deciso, la narrativa virerà sul tono «fiducioso». Infatti il vaccino ci salverà tutti. Poco importa se non sarà efficace, se forse arrecherà più danni che benefici, se non basterà per tutti, se ci vorranno mesi per avere una copertura vaccinale estesa. Si è già stabilito che il vaccino è il salvatore e così dovrà essere. Sarà sufficiente mettere l'accento sugli aspetti positivi e occultare quelli negativi, così come si sta facendo oggi ma alla rovescia.
Ecco quindi le due narrative antitetiche: oggi tutti noi possiamo morire, domani tutti noi possiamo salvarci. Questa narrativa ovviamente influenzerà il percepito collettivo sul fenomeno Covid, ossia l'approccio psicologico della gente alla pandemia. Attualmente, come già accennato, lo stato d'animo generale è di grande apprensione; verso dicembre-gennaio alla notizia delle prime vaccinazioni (ne basterà una, a dire la verità, anche fatta a Timbuctu) la narrativa di regime, informata da toni positivi, inizierà a rasserenare gli animi, ma elementi di preoccupazione rimarranno ugualmente; verso marzo-aprile si innescherà un climax, un crescendo vertiginoso verso la luce che parrà avere il suo culmine in estate, ma così non sarà perché l'apogeo della felicità sarà raggiunto verso l'autunno inoltrato, quando, se così accadrà, la copertura vaccinale sarà assai estesa (ma, parallelamente, durante questi mesi si svilupperà una narrativa sempre più preoccupata per la crisi economica).
Qual è dunque - è proprio il caso di dirlo - la morale della favola? Poco importano i fatti, importa come li racconti.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 7 minuti) dal titolo "A che punto siamo" Enrico Montesano illustra come perdere la libertà in sei passi.


https://www.youtube.com/watch?v=R0ogwqgGEzk

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-11-2020

4 - IL SANTO MULATTO: SAN MARTINO DE PORRES
Il frate del Perù, umilissimo e mistico, medico e barbiere, che consigliava i potenti e parlava ai topi
Fonte Radio Roma Libera, 4 Novembre 2020

Il domenicano san Martino de Porres aveva per madre una serva panamense di origine africana, che era stata liberata ed aveva preso il nome di Anna Vasquez e per padre un nobile spagnolo, Giovanni de Porres, che per qualche tempo non riconobbe il figlio mulatto. Martino nacque a Lima, nel Perù, il 9 dicembre 1579 e fu battezzato nella parrocchia di San Sebastiano. Dapprima visse nella miseria insieme alla madre e la sorellina Giovanna. Ma all'età di circa otto anni, il padre si occupò dell'educazione dei figli. Li portò con sé a Guayaquil in Ecuador, dove i due fratellini poterono vivere con maggior serenità e agiatezza.
Frequentando due farmacisti, Martino prese confidenza con la medicina in genere, passione che continuò a coltivare anche quando apprese l'arte del barbiere nella bottega di Marcello de Rivera. A quindici anni sentì la chiamata del Signore, che lo spinse verso l'Ordine domenicano già attivo a Lima sin dai tempi del primo vescovo del Perù, il domenicano fra' Vincenzo Valverde, che era stato il consigliere di Francisco Pizarro, il conquistatore. Si presentò perciò ai domenicani della chiesa del Rosario, che era anche la prima chiesa americana dedicata alla Madonna del Rosario, costruita poco prima del 1539, anno in cui si costituì la provincia domenicana del Perù. Annesso alla chiesa c'era un grande convento con un centinaio di frati, che ospitava anche il Seminario, centro di studio di filosofia e teologia.
I Domenicani accolsero Martino come aiutante, detto "donato", dedito ai lavori più umili, con grande disappunto di suo padre. Tuttavia, Martino era gioioso di essere chiamato alla semplicità, tenendo spesso la scopa in mano, perché dedito alle pulizie e nelle pause era di aiuto alla comunità religiosa con le acquisite conoscenze mediche; non di rado aiutando anche coloro che l'avevano deriso e offeso.
Si tramanda che, trovandosi il convento in gravi difficoltà finanziarie ed oppresso dai debiti, il priore uscì con alcuni oggetti preziosi allo scopo di venderli e con il ricavato pagare i debiti. Memore probabilmente di san Domenico di Guzman che si era offerto di riscattare il fratello di una povera donna consegnandosi lui come schiavo, Martino rincorse e raggiunse il priore che stava andando alla piazza del mercato. Ancora affannato per il cammino spedito, gli propose di non vendere i preziosi del convento, ma di vendere lui stesso come servo. Cosciente dell'immensa umiltà del frate e del suo amore per il convento, il priore gli disse: «Torna indietro, fratello, tu non sei da vendere».

UMILISSIMO, MA NON IGNORANTE
Umilissimo, ma non ignorante, tanto che vengono tramandate testimonianze sulle sue competenze in merito alla filosofia e teologia tomista. Frequenti erano i suoi incontri con gli studenti del Seminario e con essi si intratteneva sulle questioni della cosiddetta Filosofa Scolastica, come ad esempio quella dell'essenza e dell'esistenza in Dio. Un giorno due studenti stavano parlando fuori dalla scuola proprio di questo tema e vedendo passare Martino, gli chiesero cosa ne pensasse. Probabilmente nella loro voce ci doveva essere una nota di presa in giro, pensando che l'argomento non fosse alla sua portata. Come se nulla fosse, Martino diede questa risposta: «Non dice san Tommaso che l'esistenza è più perfetta dell'essere, ma che in Dio l'essere è lo stesso che esistere?». Tanto rimasero sorpresi da questa risposta, che i due allievi riferirono l'episodio al direttore degli Studi, il quale commentò così l'accaduto: «Martino ha la scienza dei Santi».
San Martino accoglieva poveri e malati con sorprendente carità: li soccorreva, senza mai dimenticare di parlare della fede in Dio e di come questa fede dovesse essere vissuta quotidianamente. Divenne, in pratica, un catechista.
Scrive padre Gerardo Cioffari OP: «Dovette essere proprio questa sua dedizione all'Ordine, questa scienza dei Santi e tutta la sua preziosa opera in convento a spingere i superiori a non tenerlo più soltanto come "donato", ma a fargli emettere la professione solenne come frate converso (2 giugno 1603). Martino impresse allora alla sua vita una svolta più ascetica, con lunghe ore dinanzi a Santissimo Sacramento e flagellazioni notturne. Particolari meditazioni faceva intorno alla Passione di Gesù. Anzi, secondo alcune deposizioni al processo apostolico del 1683, ebbe il dono dell'estasi e fu visto sollevarsi diversi palmi da terra».

LE SANTE AMICIZIE
Fra' Martino cercò sovente la compagnia di altre anime elette, come il converso domenicano Giovanni Macìas del convento di Santa Maria Maddalena. Benché semplice cooperatore, Martino divenne punto di riferimento di saggezza e di spiritualità, perciò andavano nel convento per incontrarlo uomini di alto lignaggio, come per esempio il governatore ed il viceré. Inoltre, si occupava dei bisogni degli indigenti e in particolare degli indios. Quando Lima venne colpita dalla peste, si prodigò nel servizio e nell'assistenza sanitaria, prendendosi cura di ben sessanta frati.
Servitore, uomo delle pulizie, consigliere, infermiere, medico, ma anche barbiere del convento. Un giorno del 1635 nel loro cimitero trovò un quattordicenne seminudo che, in risposta alla sua domanda, disse di venire da Jeres de los Caballeros in Estremadura. Portatolo nella sua cella e datogli qualche vestito, gli disse che per mangiare e dormire poteva tornare là, ma che durante il giorno doveva darsi da fare per trovare un lavoro. Nel frattempo, gli insegnò il mestiere di barbiere. Poi, Giovanni, affezionatosi a Martino, gli chiese di accettarlo come suo assistente. Egli allora lo accolse e lo incaricò di una missione particolare: portare l'elemosina a quelle famiglie già ricche, ma ora ridotte in miseria.
Oltre alle medicine, preparate con le erbe officinali provenienti dalla fattoria di Limatambo, fra' Martino curava attraverso i miracoli: la sua fede era così grande che il Signore interveniva direttamente per risolvere i casi che egli gli sottoponeva con la preghiera e i sacrifici. Con la fama della sua santità, nobili e prelati che passavano da Lima raramente omettevano una visita al convento e a Martino, anche per una veloce visita medica. Di questi nobili sono noti alcuni casi, come quello di Feliciano de la Vega, eletto arcivescovo del Messico, e del governatore. Alla proposta di seguire l'arcivescovo in Messico, Martino preferì, però, restare in convento e guarire i poveri.

GRANDE FAMILIARITÀ CON TUTTE LE CREATURE
Fece edificare per i bambini indigenti il collegio di Santa Cruz, fra i primi sorti in America, un'iniziativa molto complessa perché non riuscì a sensibilizzare né l'autorità civile, né quella ecclesiastica. Il convento, da parte sua, sempre oppresso dai debiti, si limitò a dargli la facoltà di raccogliere i fondi per la costruzione del collegio. Finalmente trovò alcuni benefattori, grazie ai quali cominciò i lavori, affidando la gestione a Matteo Pastor, suo amico e sostenitore. Scelse quindi gli insegnanti che stabilmente dovevano occuparsi di questi bambini orfani o abbandonati, che qui trovarono una casa e una valida istruzione ed educazione cattolica.
San Martino è ricordato anche per la sua grande familiarità con tutte le creature di Dio, compresi gli animali, aspetto che lo riconduce a san Francesco d'Assisi. Nella letteratura che lo riguarda - a tal proposito rimandiamo a due libri seri e ben scritti: Giuliana Cavallini, I fioretti del beato Martino, Roma 1957 e Reginaldo Frascisco dell'ordine dei Predicatori, San Martìn de Porres. Il primo santo dei negri d'America, Bologna 1994 - si racconta di dialoghi che egli teneva con gatti, cani e soprattutto topi. Il suo essere completamente in Dio, Uno e Trino, e tutto di Dio, gli permise di entrare nell'armonia del Suo Regno, sia quello naturale che soprannaturale; ecco che, la sua perfetta innocenza lo rese capace di doni straordinari di fronte agli occhi degli uomini comuni. Tanti i testimoni oculari che narrarono i suoi prodigi, compiuti come amico e dominatore degli animali, al suo processo di beatificazione.
Fra' Martino morì la sera del 3 novembre 1639, circondato dai frati in preghiera. Il giorno dopo, con la partecipazione di Feliciano de Vega, arcivescovo di Città del Messico, e delle autorità cittadine, la salma veniva tumulata nella cripta sottostante alla sala capitolare del convento domenicano. La sua fama di santità, già molto diffusa in vita, continuò a circolare ed ampliarsi fra la gente, e tutt'oggi, specie in Sud America, la devozione nei suoi confronti continua ad essere radicata. Proclamato patrono delle opere di giustizia sociale del Perù da papa Pio XII nel 1945, Martino fu canonizzato da Giovanni XXIII il 6 maggio 1962 e poi designato patrono dei barbieri da Paolo VI nel luglio del 1966.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Radio Roma Libera, 4 Novembre 2020

5 - A HONG KONG LA LIBERTA' E' STATA UCCISA DALLA CINA ALLA LUCE DEL SOLE
Pechino instaura la dittatura nell'ex città autonoma davanti alle telecamere
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 13 novembre 2020

Il 22 febbraio 2017 il Washington Post adottò per la prima volta un motto sotto la testata: «La democrazia muore nell'oscurità». In tanti ci hanno visto una risposta alle accuse che Donald Trump, presidente in carica da appena un mese, aveva cominciato a rivolgere ai «fake news media». Se riguardava davvero lui, lo slogan si può considerare un flop visto che le ultime elezioni presidenziali sono state le più partecipate degli ultimi 120 anni negli Stati Uniti. Ma è il motto in se stesso a sembrare ormai obsoleto: la realtà di questi giorni dimostra infatti che la democrazia può morire benissimo in pieno giorno, alla luce del sole, illuminata dalle telecamere di mezzo mondo.

LE LIBERTÀ CARPITE UNA DOPO L'ALTRA
Ieri tutti i deputati democratici di Hong Kong hanno deciso di dimettersi dal Parlamento. Lo hanno fatto per inscenare un'ultima, eclatante e disperata protesta contro un regime che, giorno dopo giorno, sopprime incontrastato una dopo l'altra le libertà dei cittadini. La legge sulla sicurezza nazionale, proprio come previsto, si è rivelata la pietra tombale sul modello "Un paese, due sistemi". Pechino aveva giurato, firmando un trattato internazionale con il Regno Unito, di lasciare «ampia autonomia» alla città fino al 2047. Invece dopo appena 13 anni dalla restituzione dell'isola, e con ben 27 d'anticipo sulla scadenza prevista, il Partito comunista cinese ha deciso di farsi beffe dello stato di diritto, instaurando la dittatura che già vige nella Cina continentale anche al di là del fiume Sham Chun.
Xi Jinping si è preso Hong Kong con la forza utilizzando, come nella migliore tradizione sovietica, una legge per scardinare tutte le altre. Violando tre o quattro articoli della Costituzione della città, Pechino ha imposto all'isola una norma che prevede pene fino all'ergastolo (da scontare in Cina) per chiunque osi anche solo contraddire il verbo del Partito comunista. In soli cinque mesi ha abolito di fatto la libertà di espressione e di insegnamento, di stampa e di assemblea, ha cancellato l'indipendenza della giustizia, ha proibito manifestazioni pacifiche, ha rinviato le elezioni, minacciato i cittadini desiderosi di scendere in politica per opporsi al governo, ha fatto espellere i primi deputati democratici, ha trascinato in tribunale gli attivisti, costretto all'esilio i dissidenti, ha fatto arrestare studenti e giornalisti, parlamentari e insegnanti, bambini e adulti, a volte solo per aver esposto un cartello bianco, senza scritte, simbolo della censura che vorrebbe ridurre al silenzio ogni coscienza.

LA LIBERTÀ A HONG KONG È MORTA
Ma il regime non ha fatto tutto questo di nascosto. Ormai si sente così forte e inattaccabile da agire alla luce del sole. E due giorni fa è davanti alle telecamere dei più importanti quotidiani del mondo che Wu Chi-wai, presidente del Partito democratico di Hong Kong, ha annunciato le dimissioni sue e di tutti i suoi colleghi, scegliendo parole drammatiche: «Negli ultimi sei anni abbiamo visto la Cina estendere il suo dominio progressivamente sulla nostra città e questo è il risultato. Per combattere contro un governo centrale autoritario, noi dobbiamo stare dalla parte della popolazione di Hong Kong e combattere per la democrazia nel lungo periodo. Oggi hanno squalificato i nostri colleghi senza alcuna ragione e la cosa peggiore è che la Costituzione di Hong Kong prevede la separazione dei poteri rispetto a Pechino e invece oggi abbiamo capito che il governo centrale vuole prenderseli tutti. Carrie Lam è solo una marionetta nelle mani di Pechino. Oggi è la fine del modello "Un paese, due sistemi". In questo periodo così incredibilmente difficile, non cederemo, combatteremo per la nostra democrazia».
Il regime è andato su tutte le furie per le dimissioni dei democratici, che hanno osato «sfidare» l'autorità cinese e rendere manifesta l'illegittimità di un Consiglio legislativo dove ormai siedono solo le «marionette» del governo. Pechino avrebbe preferito continuare ad agire indisturbato coperto da una parvenza di legalità. Ora anche l'ultimo paravento è stato tolto, la democrazia a Hong Kong è morta e l'annuncio funebre è stato dato in conferenza stampa. Ma con un'Unione Europea egoista e incapace di prendere posizione sulla scena internazionale e un'America troppo impegnata a farsi la guerra da sola, chi è disposto ad ascoltare il grido di Hong Kong?

Nota di BastaBugie
: Leone Grotti nell'articolo seguente dal titolo "A Hong Kong ormai comanda la dittatura di Pechino" intervista Wu Chi-wai, presidente del Partito democratico della città di Hong Kong.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 novembre 2020:
Ci hanno messo «meno di dieci minuti» i parlamentari democratici di Hong Kong a prendere una delle decisioni «più difficili» della loro vita: dimettersi in massa dal Consiglio legislativo della città e lasciarlo interamente nelle mani dei deputati fedeli a Pechino. «Non avevamo altra scelta», spiega a tempi.it Wu Chi-wai, presidente dal 2016 del Partito democratico di Hong Kong. «Le regole del gioco sono cambiate, il modello "Un paese, due sistemi" è morto. Per continuare la nostra battaglia per la democrazia dobbiamo guardare ai paesi dell'Europa dell'est che hanno conosciuto la dittatura sovietica».
Perché avete deciso di dimettervi?
Il comitato permanente del Congresso nazionale del popolo [il "Parlamento" cinese, ndr] ha dato il potere al governo di Hong Kong di espellere qualunque parlamentare, in base a criteri soggettivi, dal Consiglio legislativo. Questa decisione, che viola la Basic Law, [la Costituzione di Hong Kong, ndr], ha cambiato completamente il panorama politico della città. Dimetterci era l'unico modo per protestare con forza contro il governo centrale.
Quando un parlamentare può essere espulso?
Sostanzialmente chiunque cerchi di opporsi a una decisione del governo centrale può essere espulso. Ormai bisogna scegliere tra obbedire a Pechino ed essere cacciati. La governatrice Carrie Lam può sbarazzarsi di qualunque parlamentare, se non le va a genio. Come si può fare opposizione a queste condizioni?
Carrie Lam non dovrebbe difendere l'autonomia della sua città?
Certo che dovrebbe, ma ha abdicato alle sue funzioni e ha capitolato completamente davanti a Pechino. Già nel 2014, quando era a capo della task force per lo sviluppo costituzionale della città, non ha protestato davanti alla decisione del governo cinese di non concedere, come promesso in precedenza, il suffragio universale alla città. Da governatrice, poi, ha cercato di introdurre la legge sull'estradizione e ha ignorato la voce del popolo, sceso in massa in piazza a protestare. Ormai a Hong Kong vige uno stato di polizia, secondo i sondaggi la popolazione non si fida più delle forze dell'ordine. Di chi è la colpa? Di Carrie Lam, che ha distrutto la città. Ormai è solo una marionetta nelle mani di Pechino.
Perché sostiene che il modello "Un paese, due sistemi" «è morto»?
La Costituzione di Hong Kong prevede la separazione del potere esecutivo e legislativo, l'articolo 73 poi prevede un sistema di pesi e contrappesi perché l'azione del governo venga controllata. Ora invece il governo può espellere i parlamentari se questi non appoggiano Pechino. Così cambia completamente la struttura politica di Hong Kong e il senso stesso dell'azione politica, che si basa sul mandato popolare.
Come si è arrivati a questo punto?
Con l'introduzione a luglio della legge sulla sicurezza nazionale la legge di Pechino ha preso il sopravvento su quella di Hong Kong, mettendo fine allo stato di diritto. Il nostro sistema non è più diverso da quello della Cina continentale. Tutto è stato distrutto.
Che valore avrà d'ora in poi il Consiglio legislativo a Hong Kong?
Non molto diverso da quello che ha in Cina. Senza opposizione, restano soltanto i deputati che obbediscono a Pechino. Agiranno in base agli ordini che ricevono e per entrare in Parlamento dovrai essere fedele al governo centrale. Non è più un Parlamento, è una marionetta.
Qualcuno vi obietterà che dimettendovi non otterrete niente, mentre lascerete campo libero a Pechino.
Hanno espulso quattro parlamentari. Si trattava solo di una questione di tempo prima che arrivassero a tutti noi. La verità è che avevamo un potere davvero limitato, il governo non ci permetteva di fare nulla. Quando hanno cominciato a espellerci abbiamo capito che non aveva più senso combattere per la democrazia in Parlamento. Dovevamo unire le forze e concentrarle su altri obiettivi. È stato difficile, ma ci abbiamo messo meno di dieci minuti a prendere la decisione.
Il vostro è stato quindi un atto simbolico?
Sì, volevamo attaccare frontalmente il governo centrale. Proseguiremo la nostra battaglia per la democrazia, ma con altri mezzi.
Questo significa che se mai ci saranno nuove elezioni, e i dubbi rimangono visto che le ultime sono state rinviate a data da destinarsi, non parteciperete?
Dobbiamo parlarne, di sicuro fare politica non avrà più lo stesso significato di prima. Partecipare alle elezioni potrebbe però essere ancora un modo per dare la possibilità ai cittadini di esprimersi contro il governo. Sarebbe come un referendum contro chi ci ha derubato dei nostri valori e principi.
Qual è la conseguenza più grave della legge sulla sicurezza nazionale?
Oggi chiunque può essere arrestato a Hong Kong e processato solo perché non piace a Pechino. Ma la cosa più grave è che può essere processato e incarcerato nella Cina continentale. Questa è la cosa peggiore per noi: la popolazione soffrirà molto per questo motivo. Hong Kong ormai non è più governata dalla Costituzione, ma dalla legge cinese.
C'è ancora speranza per il futuro di Hong Kong?
Io credo di sì. Dobbiamo continuare a combattere per la democrazia e prendere ad esempio i paesi dell'Europa dell'Est che sono vissuti per 40 sotto la dittatura sovietica. Sappiamo che ci vorrà molto tempo, ma siamo determinati a resistere. E alla fine, un giorno, vinceremo noi.


ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Tempi, 13 novembre 2020

6 - DOMANDE ALLA STAR DEL MOMENTO: LA SIGNORA POVERTA'
Intervista semiseria alla personificazione della povertà che confessa: ''C'è qualcuno che mi ha messo il bavaglio alla bocca''
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-03-2020

È una dei vip del momento. Anzi, degli ultimi decenni. La volevo intervistare da tempo anche perché è ovunque: nel Sud del mondo, nelle zone di guerra, nei campi profughi ed anche qui da noi in Italia si fa vedere spesso nei centri di immigrazione, ai semafori, fuori dai supermercati. Spesso te la ritrovi anche a far visita al tuo vicino di casa. Sì, era da tempo che volevo intervistare la Povertà. Lei era dovunque, ma attraverso i canali istituzionali finora mi era stato impossibile avvicinarla. Però un giorno mi arriva una busta con dentro un biglietto su cui c'era scritto: «So chi sta cercando. Venga alle 10 di domani presso la Basilica inferiore di Assisi. Mi riconoscerà». L'indomani mi trovo puntuale al luogo dell'appuntamento. Nella Basilica inferiore il solito via vai di turisti con i loro smartphone a scattare foto che mai rivedranno. Qualcuno seduto sulle panche e un sacerdote inginocchiato nel primo banco. Il capo chino, sgranava un rosario nella sua lunga talare nera: come una fune gettata nel fondo di un pozzo. Nel gioco Trova l'intruso della Settimana enigmistica lui sarebbe stato l'intruso. Mi avvicino con in mano la busta che avevo ricevuto. Lui rimane assorto, gli occhi chiusi al mondo e spalancati sull'Aldilà. Mi faccio ancor più vicino e gli sussurro: «Io sono la persona che sta cercando?». Nessuna risposta. Alzo la voce ripetendo la domanda. Le palpebre che fino a quel momento erano rimaste serrate si aprono e due occhi azzurri come il ghiaccio penetrano i miei. Solo un sussurro: «Non qui. Questo è un luogo sacro. Mi segua».
Usciamo all'esterno e senza troppi convenevoli mi chiede: «Chi sta cercando?». Ed io: «La signora Francesca Povertà». Sorride: «Lei uno sciocco come buona parte della gente. Ma so per chi lavora e quindi la voglio aiutare». Poi mi dice di farmi trovare tra una settimana esatta in una via di periferia di Roma in piena notte. Infine aggiunge: «Non mi segua. Invece scenda di nuovo nella Basilica inferiore, si inginocchi esattamente nel punto in cui io ero inginocchiato e rivolgendo gli occhi al Cielo ringrazi Dio per questa opportunità». Poi si dilegua. Io obbedisco. Mi trovo esattamente dove il sacerdote era inginocchiato ed inizio a pregare. Gli occhi vagano qua e là, soprattutto contemplando i dipinti di Giotto. Poi, ad un certo momento, guardo proprio sopra di me. Sopra la mia testa una vela rappresenta l'Allegoria della Povertà. Alzando gli occhi al cielo… così mi chiese di fare il sacerdote.
Dopo una settimana eccomi qui in una via malfamata di Roma, sporca e lurida. «Certo – penso io – questo è il luogo migliore per incontrare la Povertà». Dopo due minuti arriva un furgoncino completamente nero. Scende il sacerdote che avevo incontrato ad Assisi accompagnato da un confratello, un vero e proprio energumeno. Noto che la mia "vecchia" conoscenza ha in mano un sacchetto di stoffa. Con i solti modi spicci con cui mi aveva parlato una settimana prima si rivolge ora a me: «Se vuole fare l'intervista indossi questo - e così dicendo mi mostra il sacchetto di stoffa -  salga sul furgone e non fiati». Il sacchetto è in realtà un cappuccio. Il cuore inizia a battermi a mille. Devo pensare velocemente: «Fidarsi o no?». Un secondo di esitazione e poi gli dico: «D'accordo».
Salgo sulla parte posteriore del furgone, vengo incappucciato e poi il mezzo si muove. Un tragitto di mezzora o poco più a folle velocità. Poi il furgone si ferma. Sento che i due parlano con qualcuno. Si riparte e di nuovo, poco dopo, una sosta. Lo sportello posteriore si apre. «Scenda, stia zitto e cammini velocemente». I due mi prendono sotto braccio, uno da un fianco e l'altro sul fianco opposto. Procediamo spediti. Una porta si apre cigolando. Poi degli scalini che scendono, tanto stretti che vengo accompagnato solo da uno dei miei due guardiani. Intuisco che l'ambiente è buio. Si scende parecchio. Inizia a far freddo. L'aria odora di umidità, di stantio. Gli scalini finiscono. Un'altra porta che si apre cigolando. Qui la luce è più intensa anche se fioca.
Finalmente mi tolgono il cappuccio. La scena che si presenta ai miei occhi è incredibile. I due sacerdoti che mi stavano accompagnando me li ritrovo inginocchiati e davanti a me, seduta su un trono d'oro e adornata di paramenti preziosissimi, con tanto di corona sulla testa e scettro in mano c'è una giovane donna. Siamo in quella che ai miei occhi si presenta come una cella: muri antichi di pietra a vista, volte a botte, nessuna finestra, un giaciglio sulla sinistra e sul lato opposto un tavolo e una sedia. Sembrano le segrete di qualche castello. Rimango interdetto. Il sacerdote conosciuto ad Assisi mi ordina con un sibilo: «S'inginocchi!». Eseguo immediatamente, poi lui rivolgendosi alla giovane donna dice: «Altezza Serenissima, ecco l'uomo di cui le avevo parlato». Lei con voce chiara e forte mi fissa e cosi mi parla: «Una intervista dunque. Ebbene sia, ma dobbiamo fare in fretta prima che ci scoprino!». Continuo a rimanere interdetto, lei se ne accorge.
«Le vengo incontro. Noto che è un po' disorientato. Comprensibile. Dunque mi presento, anche se è uno strappo all'etichetta: io sono Sua Altezza Serenissima Francesca La Povertà. Sono rinchiusa in questa cella da tempo immemore. Nessuno sa che lei è qui. Se lo scoprissero passeremmo tutti dei guai seri. Lei ad esempio finirebbe di certo nel carcere di rieducazione teologica dell'isola di Guam». Più che disorientato ora mi sento ubriaco.
Come "Sua Altezza Serenissima"?! Cosa vuol dire, mi perdoni?!
La povertà è una virtù e come tale è nobile, nobilissima. Il trono, i paramenti, lo scettro competono al mio rango. Non vedo cosa ci sia di strano. E poi chi abbraccia la povertà trova un tesoro. Non ne conviene?
Il ragionamento non fa una piega. Ma perché è rinchiusa qui? E chi le ha fatto questo? Alla sua seconda domanda non posso risponderle. Recherei offesa, in questo caso, alla mia cara cugina la Regina Carità. Posso invece rispondere alla prima domanda. Hanno dovuto togliermi di mezzo, tapparmi la bocca. Altrimenti avrei parlato.
Per dire cosa?
Che la vera povertà è distacco spirituale dai beni perché si riconosce che l'unico vero bene è Dio. Dunque povero può essere sia l'indigente che il ricco e sia l'uno che l'altro possono insultare la mia persona.
Ma scusi, Altezza, eppure io è da anni che la vedo in televisione in ogni parte del mondo.
Mi ha vista nei campi profughi, nelle favelas, nei dormitori dei senza tetto e in altri mille luoghi simili, vero?
Sì, è così
Non sono io. È una figurante sottoposta a qualche decina di operazioni chirurgiche per assomigliarmi, anche se, detto tra noi, riesce solo ad ingannare gli allocchi.
Penso che in giro di una settimana ha già fatto incetta di due epiteti niente male. E chi sarebbe questa impostora?
Il suo nome è Miseria. L'intento di chi ha messo dentro me e che fa girare per il mondo la mia sosia è evidente: celebrare la miseria, la penuria di mezzi materiali, gli stenti, le privazioni. Questo per dire che solo se vivi in mezzo ad una discarica potrai trovare Dio. Incredibile, vero? Cristo è venuto per toglierci dalla miseria materiale e soprattutto dalla miseria spirituale che colpisce chi conduce una esistenza spoglia di Dio ed invece molti uomini di Chiesa non solo non parlano più di Dio né agli indigenti né ai ricchi, ma vi vorrebbero tutti poveri materialmente.
E San Francesco?
Ciascuno di noi è chiamato ad usare dei beni materiali sempre per la gloria di Dio e nel modo in cui vuole Lui. Dio chiama alcuni a diventare imprenditori e possedere molte sostanze, per altri, come San Francesco, questa chiamata vuol dire possedere ciò che serve per condurre una vita dignitosa e nulla più. A nessuno però è chiesto di vivere in modo non decoroso, ossia senza quei beni materiali che sono necessari per vivere in modo adeguato alla dignità personale. Dio non apprezza la miseria, ma vuole che i miseri ne escano, viene tra i poveri perché non rimangano tali. Se la miseria fosse una virtù, non si comprenderebbe il motivo per cui voi dovreste affannarvi così tanto per sconfiggere la miseria materiale nel mondo. Se la povertà materiale fosse il biglietto di ingresso sicuro e certo per entrare nel Regno dei Cieli, sarebbe da insensati tentare di strappare qualcuno dalla povertà: meglio lasciarlo povero. Inoltre, sarebbe contraddittorio da una parte asserire che c'è l'obbligo di diventare poveri materialmente e dall'altra tentare di togliere dalla miseria i poveri. Comunque, a proposito di come San Francesco intendesse la povertà materiale, si vada a leggere il suo Testamento e la sua Regola.
Anche in questo caso il ragionamento non fa una piega. Torno a pensare a Madama Miseria. Bisogna dunque smascherare questa impostora!
Lei è un ingenuo. Per farlo occorre prima togliere di mezzo dai seminari, dalle scuole teologiche dalle conferenze episcopali, dai sinodi, dalle parrocchie, dai consigli pastorali, e da altre stanze del potere – e così dicendo Sua Altezza fissò il soffitto – il marito della Signora Miseria: il Ragionier Pauperismo. Un tizio che propala gli errori di cui le parlavo a destra e a manca e che vede sprechi ovunque. Non sa quanto tempo butta via per calcolare quanto si potrebbe risparmiare qui e là per poi dare l'avanzo ai poveri. Ad esempio dove ci sono oro e opere d'arte nelle Chiese per dare gloria a Dio, ecco che lui arriva per protestare e mettere tutti alla gogna. Vi vorrebbe tutti vestiti di sacco. Ma a quel punto non ci sarebbero più ricchi che potrebbero aiutare i poveri! Lui lo sa, ma è solo propaganda.
Da oltre la porta richiusa alle mie spalle vengono dei rumori Deve andarsene! Un'ultima domanda: cosa le preoccupa di più?
Una Chiesa povera di dottrina e di carità. Una Chiesa povera di Dio. Ed ora le ripeto: se ne vada!
La mia "vecchia" conoscenza mi guarda e per la prima volta sorride. Poi mi chiede: «Cappuccio?». Ed io: «Cappuccio».

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-03-2020

7 - DIECI RAGIONI PER ADORARE IL SANTISSIMO SACRAMENTO
Cos'è e come si fa l'adorazione eucaristica (ricordando le parole di Papa Benedetto XVI: adorare non è un lusso, è una priorità)
Fonte Redazione di BastaBugie, 11 novembre 2020

L'adorazione è il rapporto tra l'uomo e Dio, della creatura con il suo Creatore.
Gli uomini e gli angeli devono adorare Dio. In cielo, tutte le anime dei santi e gli angeli adorano Dio. Ogni volta che adoriamo Dio ci uniamo al cielo e portiamo il nostro piccolo cielo sulla terra.
L'adorazione è il culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto pretendendo che lo adorasse Lui gli rispose: "Solo Dio adorerai e a Lui solo renderai culto".

COS'È L'ADORAZIONE EUCARISTICA
Nell'Eucaristia adoriamo Gesù Cristo che è uno con il Padre e lo Spirito Santo perché in Dio non ci sono divisioni, e come insegna il Concilio di Trento, Gesù Cristo è veramente, realmente e sostanzialmente presente nell'Eucaristia in corpo, sangue, anima e divinità. L'Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa. Adorare è entrare in relazione intima con il Signore.
Chi adora da testimonianza dell'amore ricevuto e della propria fede cattolica. Davanti al mistero ineffabile non ci sono parole, solo silenzio adorante. È lo stupore di chi sa che Dio è qui! Veramente qui!

COME FARE ADORAZIONE?
Adora il tuo Signore in silenzio. Nel silenzio del cuore Dio ci ispira e in questo modo ci parla. Il silenzio da anche la possibilità di rispettare il dialogo intimo e le preghiere degli altri.
Puoi trascorrere l'adorazione come desideri, ricordando sempre che sei davanti alla Presenza del tuo Signore e Salvatore.
Il Signore è degno di ogni lode, onore, gloria e rendimento di grazie.
Ringrazialo per i benefici ricevuti, per il dono della tua vita e per quella degli altri, e per tutti i tuoi amici, familiari, per ogni cosa e soprattutto per questa grazia immensa di poterlo adorare in chiesa. Vedrai tu stesso quante sono le cose per cui dobbiamo ringraziare e lodare nostro Dio: prova a elencarle "Ti ringrazio Signore perché ..........". Se ringraziassimo Dio per tutto ciò che ci da, non ci resterebbe tempo per pensare a ciò che ci manca.
Puoi anche parlare con Lui, raccontargli i tuoi problemi (chiaro che Lui li conosce però si compiace nel vedere che tu glieli dici e cerchi in Lui la soluzione, la luce, la risposta).
Sicuramente avrai molte persone per le quali pregare. Ricorda che con la tua adorazione puoi riparare i sacrilegi, le bestemmie, gli oltraggi, gli insulti contro Dio, e tutte le offese contro la Santissima Vergine e i santi.
Puoi anche leggere e meditare uno o due paragrafi di un libro di spiritualità cristiana (ad esempio: L'imitazione di Cristo, La Filotea, La Passione della Beata Emmerik, Storia di un'anima di Santa Teresa di Lisieux, Le Confessioni di Sant'Agostino).
Naturalmente, puoi semplicemente contemplare Gesù nel tuo silenzio, lasciandoti abbracciare dal suo amore e ricevendo la sua pace. Se può aiutarti, ripeti al ritmo del respiro: Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore.
Puoi anche recitare qualche preghiera che sai oppure il santo Rosario, che è come contemplare Gesù con gli occhi e il cuore di Maria. Ricorda sempre che il Gesù che tu contempli è lo stesso che sta realmente davanti a te. E così, per esempio, quando mediti il primo mistero gioioso, tieni presente che quel Gesù che è davanti a te è lo stesso che si incarnò nel seno della Vergine Maria. Così anche Colui che fu portato da Maria alla casa di Elisabetta o Colui che nacque a Betlemme.
Il tempo che passi con il Signore non si misura in minuti ma in grazie, benedizioni, protezione, frutti, maggior intimità e conoscenza di Dio. Il Signore benedice questo tempo che hai passato con lui e la moltiplica in benefici incommensurabili.
Ha detto Papa Benedetto XVI: "Adorare non è un lusso, è una priorità".

QUANDO SI STA IN GINOCCHIO?
ALL'INIZIO: da quando il sacerdote prende il Santissimo dal tabernacolo.
DURANTE L'ADORAZIONE: possibilmente si sta sempre in ginocchio (per motivi di salute o di età si può stare anche a sedere).
ALLA FINE: durante la benedizione eucaristica fino alla reposizione nel tabernacolo.

E INFINE... DIECI RAGIONI PER ADORARE
1) Perché solo Dio è degno di ricevere tutta la nostra lode
2) Per dire grazie a Dio per tutto ciò che ci ha donato da prima che esistessimo fino ad oggi (ringraziare elencando i doni ricevuti)
3) Per entrare nel segreto dell'amore di Dio
4) Per pregare per noi stessi, per i parenti vicini e lontani, per gli amici, per i conoscenti, per i benefattori, ecc.
5) Per trovare riposo e lasciarci ristorare da Dio
6) Per meditare leggendo qualche pagina da un libro di spiritualità cristiana
7) Per pregare per la Santa Chiesa, il Papa, i vescovi, il parroco
8) Per chiedere perdono per i nostri peccati e qualunque altra cosa (specialmente il dono dello Spirito Santo)
9) Per pregare per i nostri nemici e per avere la forza di perdonarli
10) Per guarire da ogni nostra malattia, fisica e spirituale e avere la forza per resistere al male

Nota di BastaBugie: ecco a seguire le litanie della Ss. Eucaristia che possono essere recitate alla fine, prima della benedizione eucaristica, o in altro momento.

LITANIE DELLA SS. EUCARISTIA
Signore, pietà - Signore, pietà
Cristo, pietà - Cristo, pietà
Signore, pietà - Signore, pietà
Cristo, ascoltaci - Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici - Cristo, esaudiscici
Padre celeste, che sei Dio    - abbi pietà di noi
Figlio redentore del mondo, che sei Dio    - abbi pietà di noi
Spirito Santo, che sei Dio - abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio - abbi pietà di noi
Santissima Eucaristia - noi ti adoriamo (si ripete ad ogni invocazione)
Dono ineffabile del Padre
Segno dell'amore supremo del Figlio
Prodigio di carità dello Spirito Santo
Frutto benedetto della Vergine Maria    
Sacramento del Corpo e del Sangue  di Cristo
Sacramento che perpetua il sacrificio della Croce
Sacramento della nuova ed eterna alleanza
Memoriale della morte e risurrezione del Signore
Memoriale della nostra salvezza
Sacrificio di lode e di ringraziamento        
Sacrificio d'espiazione e di propiziazione    
Dimora di Dio con gli uomini               
Banchetto delle Nozze dell'Agnello        
Pane vivo disceso dal Cielo    
Manna nascosta piena di dolcezza    
Vero Agnello pasquale
Diadema dei sacerdoti
Tesoro dei fedeli
Viatico della Chiesa pellegrinante
Rimedio delle nostre quotidiane infermità
Farmaco di immortalità
Mistero della Fede
Sostegno della speranza
Vincolo di carità
Segno di unità e di pace
Sorgente di gioia purissima
Sacramento che germina i vergini
Sacramento che dà forza e vigore
Pregustazione del convito celeste
Pegno della nostra risurrezione
Pegno della gloria futura

Tantum ergo sacramentum / veneremur cernui
et antiquum documentum / novo cedat ritui
praestet fides supplementum / sensuum defectui.
Genitori genitoque / laus et jubilatio
salus honor virtus quoque / sit et benedictio
procedenti ab utroque / compar sit laudatio. Amen.

Hai dato loro un Pane disceso dal cielo.
Che porta in sé ogni delizia.

Preghiamo. Signore Gesù Cristo, che nel mirabile Sacramento dell'Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della Tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della Redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

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Fonte: Redazione di BastaBugie, 11 novembre 2020

8 - OMELIA SOLENNITA' CRISTO RE - ANNO A (Mt 25,31-46)
Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Siamo ormai giunti al termine dell'Anno liturgico e, quest'oggi, ultima domenica prima dell'Avvento, si celebra la festa di Cristo Re dell'universo. Questa celebrazione ci ricorda che noi apparteniamo a Gesù, apparteniamo a Lui completamente. Siamo suoi per creazione, perché tutto è stato creato per la sua gloria; e siamo suoi per redenzione, in quanto Lui ci ha salvati a prezzo del suo Sangue.
San Paolo, nella seconda lettura di oggi, afferma che «come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita» (1Cor 15,22). Per la Redenzione da Lui operata, tutto è a Lui sottomesso e, attraverso Lui, tutto è sottomesso al Padre.
La prima lettura, per bocca del profeta Ezechiele, ci presenta questo re come un buon pastore che va in cerca delle sue pecorelle. Egli dice: «Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata» (Ez 34,16).
Questo buon Pastore sarà anche il nostro Giudice. Già il profeta Ezechiele ce lo fa comprendere con queste parole: «Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri» (Ez 34,17). Ma è soprattutto nel Vangelo di oggi che comprendiamo questa verità. La pagina dell'evangelista Matteo ci presenta la scena del Giudizio: «Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra» (Mt 25,32-33).
Su questa terra, il Regno di Dio è caratterizzato dalla compresenza dei buoni e dei cattivi, simboleggiati dalle pecore e dalle capre. Ma, con la morte, vi sarà la netta separazione: i buoni saranno tratti salvi, mentre i malvagi saranno condannati.
Il verdetto sarà inappellabile. Ai buoni, Gesù dirà: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo» (Mt 25,34); mentre ai malvagi, Egli dichiarerà: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25,42). Di fronte a queste parole così chiare, voler negare l'esistenza dell'inferno eterno è come volersi arrampicare sugli specchi.
Colpisce un particolare, il più importante: saremo giudicati sulla carità. Gesù enuncia le opere di misericordia corporale: dar da magiare e da bere, dare ospitalità ai forestieri, vestire gli indigenti, visitare i malati e i carcerati. Questa non vuole essere certamente una lista completa. Quello che il Signore vuole farci comprendere è che Lui ricerca l'amore delle sue creature. Da parte nostra noi dobbiamo riconoscere Lui, presente nella persona del prossimo, soprattutto nei più bisognosi. Chi ama Dio non può disinteressarsi del suo prossimo. Quanto più ama Dio, tanto più egli riuscirà ad amare i propri fratelli.
Oltre alle opere di misericordia corporale vi sono anche le opere di misericordia spirituale, che sono molto più importanti, come quelle di pregare per i peccatori, di consigliare i dubbiosi, di richiamare gli erranti, ecc. Se queste opere sono più importanti, per quale motivo Gesù, nel brano del Vangelo di oggi, parla solo delle opere di misericordia corporale? Per farci comprendere che, anche praticando le opere spirituali di carità, noi, nella misura delle nostre possibilità, non possiamo disinteressarci dei bisogni materiali del prossimo. Per meglio dire, il cristiano deve portare Dio alle anime per mezzo della carità materiale. Così si proponeva di fare Madre Teresa di Calcutta. Ella certamente voleva sollevare i poveri dalle loro miserie, ma era soprattutto preoccupata per la loro sorte eterna. Ella voleva portare Gesù ai poveri, e si prefiggeva di farlo facendo loro pregare il Rosario. Queste due carità, quella materiale e quella spirituale, devono sempre andare insieme.
Dio non ci premierà per le opere buone che compiremo, ma per l'amore che avremo avuto nel compiere queste opere buone. Un'opera esternamente buona potrebbe essere svolta anche con sprezzante superbia, in tal caso essa sarebbe un'umiliazione che daremo al prossimo e non certamente un'opera di carità. La carità cristiana è quella che ci fa riconoscere Gesù nel prossimo, per amarlo e servirlo.
Per quale motivo, in questa festa di Cristo Re, la Chiesa ha scelto questo brano del Vangelo? Per farci comprendere che il Regno di Dio è un Regno d'amore e che in noi deve regnare la carità. Se, al contrario, ci faremo dominare dall'egoismo, e quindi dai vizi, ci allontaneremo sempre di più dall'eterna salvezza. Scriveva un antico autore: «Se vogliamo che Dio regni in noi, in nessun modo regni il peccato nel nostro corpo mortale».
Faremo regnare in noi il Signore con il pentimento e confessando sinceramente i nostri peccati al sacerdote. Sia questo il nostro proposito.

Nota di BastaBugie: per integrare l'omelia della solennità di Cristo Re va approfondito il tema della Regalità sociale di Cristo, principio cardine della Dottrina Sociale della Chiesa.
Molto utile al riguardo il seguente articolo da noi pubblicato in passato:

TUTTI I POPOLI DEVONO RICONOSCERE LA SOVRANITA' DI GESU' CRISTO
La dottrina della regalità sociale di Cristo, fissata da Pio XI nel 1925, stabilisce che ogni società umana non raggiunge i propri fini naturali senza essere ordinata a Cristo Re
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3537

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Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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