BastaBugie n°692 del 25 novembre 2020

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1 UN ANNO DI ODIO ANTICRISTIANO IN EUROPA
Agguati a sacerdoti, luoghi di culto in fiamme, gravi profanazioni: migliaia di crimini contro la Chiesa in Europa documentati dall'Osce in un solo anno!
Fonte: Tempi
2 LE NOTIZIE STRANE (DUNQUE VERE) DI QUESTO MONDO CAPOVOLTO
Avvenire esulta per l'elezione dell'abortista Joe Biden, mentre la Nato si occupa di cambiamento climatico e uguaglianza di genere
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera
3 IL FILM AUTOCELEBRATIVO DI GRETA MOSTRA LA SUA ANGOSCIOSA SOLITUDINE
Nel documentario sulla sua vita l'attivista climatica rivela: ''I bambini non mi invitavano mai alle feste, venivo sempre esclusa, passavo molto tempo con i miei cani''
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
4 LA COMUNIONE SULLE MANI SI PUO' RIFIUTARE?
A Milano un parroco dice che chi rifiuta la Comunione sulla mano è eretico... ma così ha dato dell'eretico a papi e santi (VIDEO: La comunione sulle mani)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 UNA SOCIETA' DI FIGLI UNICI GENERA ANZIANI SOLI
Hai fatto pochi figli? Nella tua vecchiaia avrai una badante o sarai abbandonato all'ospizio (puoi chiamarlo anche RSA, ma la solitudine resta)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
6 LA TESTIMONIANZA DEI PRIMI MARTIRI FRANCESCANI
800 anni fa San Francesco esclamò: ''Ora ho cinque veri frati'' e sant'Antonio, volendo imitarli, partì per andare in Africa a convertire i musulmani, ma accadde che...
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 IL CORONAVIRUS HA SEPPELLITO DEFINITIVAMENTE LA CREDIBILITA' DELL'OMS
L'Organizzazione mondiale della sanità diffonde aborto e propaganda gay, nasconde i dati scomodi sui farmaci e sul Covid ha collezionato ritardi, errori e indecisioni
Autore: Toni Brandi - Fonte: Panorama
8 OMELIA I DOMENICA AVVENTO - ANNO B (Mc 13,33-37)
Non sapete quando il padrone di casa ritornerà
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - UN ANNO DI ODIO ANTICRISTIANO IN EUROPA
Agguati a sacerdoti, luoghi di culto in fiamme, gravi profanazioni: migliaia di crimini contro la Chiesa in Europa documentati dall'Osce in un solo anno!
Fonte Tempi, 20 novembre 2020

Agguati a sacerdoti, chiese date alle fiamme, statue della Vergine Maria decapitate, furto di ostie consacrate. Non si tratta di episodi di teppismo, ma di ostilità radicata al cristianesimo e, in particolare alla Chiesa cattolica, che nella civile Europa si è tramutata in crimine. Basti prendere i dati pubblicati in occasione della giornata mondiale della tolleranza dall'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa): sono 595 i crimini d'odio documentati contro i cristiani nel 2019, 459 attacchi contro luoghi di culto e 80 assalti violenti contro le persone. E a capitanare la classifica, con circa 144 "incidenti", la maggior parte dei quali a danno di chiese cattoliche, c'è ancora la Francia, "figlia prediletta" della Chiesa.

OLTRE MILLE ATTACCHI ANTICRISTIANI IN FRANCIA
Già a marzo 2019 l'osservatorio della cristianofobia aveva lanciato l'allarme: in soli due mesi 22 tra luoghi di culto, chiese e cappelle, erano stati brutalmente vandalizzati, 11 profanati, 21 erano stati saccheggiati, a tre chiese era stato appiccato il fuoco (diventeranno 21 a fine anno: navate, confessionali e altari dati alle fiamme). E poi una scuola cristiana devastata, tre i cimiteri assaltati, statue della Vergine Maria e repliche della Madonna di Lourdes dissacrate o decapitate, specie nel sud-ovest del paese. Una situazione grave e inedita che aveva trovato riscontro nei ben più allarmanti dossier dello stesso ministero dell'interno francese che nel 2019 registrava 1.052 "atti anti-cristiani" a fronte di 687 atti antisemiti e 154 anti-islamici, in 996 casi "atti vandalici contro i luoghi sacri", in 56 casi "minacce".

DALLE PROFANAZIONI AGLI ATTENTATI ISLAMISTI
Lo scioccante incendio di Notre Dame aveva destato l'attenzione sui danni subiti regolarmente in tutto il paese da chiese ed edifici cristiani e profanazioni particolarmente inquietanti, come quella subita dalla chiesa Notre-Dame des Enfants (Nostra Signora dei Bambini), a Nimes, vicino al confine con la Spagna: qui un branco di sconosciuti aveva imbrattato il luogo sacro dipingendo una croce con escrementi umani, saccheggiato l'altare, il tabernacolo, rubato le ostie gettandole in discarica. A Lavaur il braccio del crocifisso era stato attorcigliato fino a riprodurre un gesto osceno.
In media, il 2019 registrava quasi tre atti anticristiani al giorno, numeri che se allora Le Monde liquidava sprezzante «la cifra è alta, ma cosa copre? Possiamo davvero parlare di "profanazioni" - un termine molto grave - che implicano un attacco al carattere sacro di un luogo di culto? (...) si tratta principalmente di rapina e vandalismo», oggi, alla luce dei recenti attentati islamisti, suonano come tragici moniti inascoltati. E nel paese in cui «una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite», il governo è costretto a diramare lo stato di massima allerta in prossimità di chiese e cattedrali all'avvicinarsi di date "sensibili", come Natale o Pasqua al pari di paesi dove la minaccia ai cristiani si traduce in atti di persecuzione, vedi Pakistan, Iraq, Indonesia, Sri Lanka.

FURTI DI OSTIE IN SPAGNA, ACCOLTELLATI PRETI IN POLONIA
Non va meglio in Spagna, 75 casi cristianofobia, regolari furti di ostie consacrate, tabernacoli divelti, insulti, minacce e aggressioni fisiche a preti mentre officiavano messa, chiese vandalizzate con escrementi. Un convento è stato imbrattato con la vernice e poi dato alle fiamme, così come una statua di Cristo e l'altare. Minacce di vedere andare in fumo cattedrali e chiese sono state ricevute anche dai partecipanti alla conferenza episcopale cattolica locale.
Dalla furia antireligiosa non si sono salvate nemmeno le statue di Giovanni Paolo II in Polonia, dove si sono registrati quattro drammatici «attacchi violenti contro persone»: un prete è stato accoltellato al petto mentre entrava in chiesa a dire messa, un altro, che aveva osato frapporsi tra la sua chiesa e un gruppo di profanatori, è stato selvaggiamente picchiato, altri due sacerdoti stati aggrediti e hanno riportato ferite tra luglio e agosto. Attacchi contro chiese e simboli cristiani hanno segnato il 2019 anche in Germania (81 episodi), Italia (70) e Regno Unito: otto chiese incendiate e lettere di minacce di attacchi con molotov e accoltellamenti sono state inviate ai membri delle congregazioni di diverse chiese.

Fonte: Tempi, 20 novembre 2020

2 - LE NOTIZIE STRANE (DUNQUE VERE) DI QUESTO MONDO CAPOVOLTO
Avvenire esulta per l'elezione dell'abortista Joe Biden, mentre la Nato si occupa di cambiamento climatico e uguaglianza di genere
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera, 16 Novembre 2020

Ogni tanto mi viene voglia di riesumare la vecchia rubrica Strano dunque vero, che tenevo sul mio blog Duc in altum. Ma ormai non riesco più a tener dietro a tutte le notizie strane dunque vere.
Penso al quotidiano Avvenire, di proprietà dei vescovi italiani, che di recente ha praticamente beatificato Joe Biden, il filoabortista Joe Biden, perché paladino della lotta ai cambiamenti climatici e alla povertà. E con quali toni! Ecco "l'anziano presidente che entra alla Casa Bianca dopo una lunga vita plasmata dalla fede e dal dolore", eccolo "capace di operare per permettere di ritrovare quel senso del comune destino che è oggi così difficile da riconoscere". E ancora: "Allergico ai toni forti, il nuovo presidente ha una spiccata attitudine per la mediazione e la ricerca di una soluzione comune", è "uomo di riconciliazione", "uomo delle istituzioni" e "trasmette un senso di calma".
Un panegirico in piena regola, scritto con totale sprezzo del ridicolo e ignorando che il vecchio Joe, assieme alla sua vice Harris, forma il ticket più anticattolico che si possa immaginare, dal momento che entrambi sono schierati per la promozione dell'aborto, sostengono il matrimonio omosessuale e sono la quintessenza del politicamente corretto.

SIETE LIBERI DI ADERIRE A CIO' CHE VI IMPONGO
"Strano, dunque vero" viene da esclamare anche di fronte alla notizia che arriva da Pinerolo, dove il vescovo Derio Olivero, unitamente alla Chiesa valdese, ha deciso di sospendere ogni celebrazione per due settimane, sebbene nella zona la partecipazione alla Messa sia ancora consentita dalle pubbliche autorità.
"A questa decisione - dicono la diocesi e i valdesi in un comunicato - siamo pervenuti congiuntamente con la volontà di dare a questo gesto una valenza ecumenica e di testimonianza civile". E il diritto del fedele cattolico al culto? Non pervenuto.
Surreale poi la lettera del vescovo, nella quale Olivero chiede ai fedeli di "fare volontariamente un passo indietro" per contribuire al contenimento del contagio. Ma se i cattolici di Pinerolo si trovano con le Messe vietate dal vescovo, come fanno a fare volontariamente un passo indietro? In realtà si trovano davanti a un'imposizione. E in base a che cosa, poi, il vescovo ha deciso che le Sante Messe favoriscono il diffondersi del virus?
E sentite qui: "La libertà di culto non è un bene assoluto, ma vive in equilibrio con una presenza evangelica nei territori e nei contesti... La libertà di culto non coincide con il culto pubblico ad ogni costo". Dunque, prendiamo atto del fatto che per questo vescovo la Messa è un bene non essenziale, qualcosa di cui si può fare tranquillamente a meno.

LA NATO E' MORTA
E ora cambiamo ambiente. Il 9 novembre si è tenuto un incontro organizzato dalla Nato per i giovani dei Paesi che fanno parte dell'Alleanza atlantica. E sapete quali sono stati i temi al centro? La difesa della libertà? No. La difesa degli standard democratici occidentali? No. I rapporti con il mega-regime comunista di Pechino? No. I temi al centro sono stati il cambiamento climatico e l'uguaglianza di genere. Proprio così.
Ma non solo. Alla domanda su che cosa dovrebbe fare la Nato per assicurare l'efficienza militare dell'alleanza, tra le risposte più gettonate c'è stata la seguente: "Rendere una priorità l'uguaglianza di genere e favorire la diversità nelle forze armate".
Molto bene. Ora che siamo sicuri che una Nato arcobaleno saprà difenderci dalle dittature organizzando gay pride, eccoci a un'altra notizia strana dunque vera.

HAI DUBBI SUL COVID? SEI PAZZO, MA NON LO SAI
Riguarda una biologa, Barbara Gallavotti, la quale, durante una trasmissione televisiva, fondandosi su una tesi sostenuta da un neurologo americano, ha spiegato che chi non aderisce alla narrativa dominante in materia di Covid (i "negazionisti", come vengono truffaldinamente bollati i non allineati) sarebbe affetto da una forma di malattia mentale affine alla demenza. Il loro cervello, in parole povere, non funzionerebbe a dovere.
"I poveri negazionisti - ha detto in sostanza la biologa - sono quasi sempre in buona fede. Solo che, poiché soffrono di una forma di demenza, elaborano le informazioni in modo sbagliato".
Molto bene. A questo punto se a qualcuno salterà in mente di arrestare e rinchiudere in qualche "luogo di ripensamento" chi non condivide la narrativa dominante, potrà legittimamente sostenere che dalla sua parte c'è la scienza. [...]
Tutto molto strano. Dunque, in questo mondo capovolto, tutto molto vero.

Fonte: Radio Roma Libera, 16 Novembre 2020

3 - IL FILM AUTOCELEBRATIVO DI GRETA MOSTRA LA SUA ANGOSCIOSA SOLITUDINE
Nel documentario sulla sua vita l'attivista climatica rivela: ''I bambini non mi invitavano mai alle feste, venivo sempre esclusa, passavo molto tempo con i miei cani''
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 19 novembre 2020

Tagliamo corto, quanto più il richiamo a sogni e futuro diventa prezzemolo sparso tra le onde nere dell'Atlantico, i fumi velenosi delle ciminiere, le foreste in fiamme tanto più l'effetto biopic di una climate warrior dovrebbe essere assicurato. Dovrebbe, perché alla fine di I am Greta, osannatissimo docu-film del regista svedese Nathan Grossman, l'unica cosa chiara è chi non sia Greta Thunberg o in cosa non assomigli affatto al movimento giovanile che si picca essere nato a sua immagine e somiglianza.
Greta non è una Cassandra verde: nel film non si parla di previsioni e soluzioni all'emergenza climatica anche perché, parole della stessa Thunberg al New York Times, «io non sono uno scienziato. Sono rimasta intenzionalmente fuori dal parlare di cose specifiche e di politica perché non spetta a noi bambini farlo. Sarebbe strano». Non è il Gesù riconosciuto da alcuni recensori su di giri: «Il Gesù che si prendeva cura della vita della terra; il Gesù che ha guarito e nutrito i molti; il Gesù che riveriva le Scritture che rivelano che Dio ama la sua creazione "molto buona"; e il Gesù che inveiva contro l'avidità e il potere che danneggiano la vita», no. E soprattutto non è nemmeno «una di noi», come cantano i chiassosi coetanei dei Fridays For Future che nel suo nome si sono riversati a milioni in piazza per denunciare l'ingiustizia climatica.
Per oltre un anno il furbo Grossman ha puntato una implacabile telecamera sulla vita privata e pubblica della giovane attivista. Dai suoi primi timidi scioperi scolastici per il clima davanti al Parlamento di Stoccolma, dalla Svezia alla Germania, dalla Polonia all'Inghilterra, fino al suo celebre discorso alle Nazioni Unite a New York, nel settembre 2019, passando per i suoi colloqui con Emmanuel Macron, papa Francesco e Arnold Schwarzenegger e gli speech al Parlamento europeo di Strasburgo. In mezzo, centinaia di chilometri trascorsi a bordo di un'auto elettrica carica di fagioli, cuccette di treni in cui si può dormire anche senza lenzuola, manifestazioni, fino all'orribile traversata dell'Atlantico a bordo di una barca a vela. E questo è il film che avevamo già visto e sentito: «A cosa mi serve un'educazione se non c'è futuro?», «è troppo tardi», «non c'è più tempo», «il nostro futuro viene distrutto di minuto in minuto», «voglio gettarvi nel panico», «stiamo rimediando ai vostri sbagli e non ci fermeremo», «avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote», «come osate?».

UN'ANGOSCIOSA ATTESA DEL PROSSIMO SPEECH
Quello che non avevamo già visto e sentito è quanto accade e cosa pensa Greta quando non è sotto i riflettori di palazzi, piazze e parlamenti: quasi nulla. La vita privata di Greta, così come ci viene servita dal regista, è una preoccupata attesa del prossimo, angosciante, momento pubblico. Un monologo fuori campo ricavato dai diari della ragazzina accompagna lo spettatore tra le mansarde anguste di piccoli alberghi europei, sul sedile dell'auto elettrica, nella cuccetta del treno, la telecamera indugia sui primi piani di Greta che abbraccia solo cani e cavalli, siede sui gradini del parlamento svedese infreddolita, mani nelle maniche: Greta è minuscola e sola. «Sembra che solo noi con Asperger o autismo siamo gli unici a vedere attraverso l'immobilità», «a me non piace parlare con le persone o socializzare. A volte divento silenziosa e smetto di parlare per diverse ore». Racconta quel film visto alle elementari sugli orsi polari che morivano di fame e ricorda il monito degli scienziati udito per la prima volta tra i banchi mentre scorrevano le immagini di alluvioni e siccità, "non c'è più tempo": «Da quel momento è iniziata mia depressione, è arrivata l'ansia, ho smesso di parlare, stavo male, ho rischiato di morire di fame». Peluche, goccine, scrivania di legno, carta igienica e mappamondo: questa è la stanza della quindicenne Greta sconvolta dal fatto che giornalisti e politici non conoscano «l'effetto Albedo e la curva di Keeling» (prime e uniche citazioni scientifiche del film, «quando mi interessa un argomento mi fisso come un laser»), stanza che la ragazzina abbandonerà in fretta per farsi immortalare, piccola in impermeabile colorato e treccine davanti a colossali e tetre industrie chimiche che sputano nuvole grigie e avvelenate verso le foreste.
Greta non esprime mai verbalmente amore per il pianeta, una passione esuberante per la natura da custodire, solo preoccupazione, parla solo di ciò che è minaccia. Sorride poco, pochissimo. Tranne nei filmati girati dai genitori quando era piccola: «La mia era una famiglia ad alto consumo, mangiavamo carne, guidavamo una macchina a benzina, volavamo in giro per il mondo» (scorrono le immagini di Greta che coccola allegra i peluche presi a Disneyland Paris), «mamma e papà erano come tutti gli altri, non capivano la gravità della situazione» (i genitori le sorridono mentre decorano di luci un albero di Natale), «dicevano "andrà tutto bene, qualcosa si sta facendo". Questo mi spaventava». L'unico "compagno" di Greta per tutto il film è papà Svante, definito in tutte le recensioni un "padre premuroso" ma che in realtà sembra vagare a caso come un figurante al seguito della figlia portando valige e senza sapere che pesci pigliare, se non ricordare a Greta di mangiare, passarle una banana, aspettandola sulle scale mentre riscrive ossessivamente ogni discorso, «deve essere perfetto». Alla mamma è stato lasciato dal regista solo il posto di un viso nei collegamenti disturbati col cellulare, nonché il compito di ragguagliare la figlia sulle condizioni dei cani, che sembrano le uniche creature capaci di strappare a Greta un'autentica gioia bambina. Surreale l'unico dialogo personale tra le due che trova spazio nel film, la donna che tra le lacrime commenta quanto sia straordinario che la figlia mangi in mezzo ad altre persone, e la ragazzina che risponde «è caduto» guardando un pezzo di torta a terra.

LA SOLITUDINE DI GRETA
Per il resto Greta è sola. Non ci sono parenti, amici, coetanei al di fuori degli sconosciuti impegnati nella sua causa. «I bambini non mi invitavano mai alle feste o ai compleanni, venivo sempre esclusa. Passavo tempo con la mia famiglia e i miei cani», racconta. Quando coetanee attiviste ben truccate e pettinate la trascinano ai comizi si muove a disagio, limitandosi ad afferrare un microfono enorme e assicurare alla folla esuberante che «saremo una spina nel fianco». Le minacce di morte e i commenti di "hater" illustri (da Trump a Bolsonaro) e sconosciuti sui social non la intimoriscono, «so bene che i miei genitori sono spaventati ma a me spaventa di più cosa accadrebbe se non facessi tutto questo». Tuttavia un giorno, seduta su un prato, rivela asciutta a una di queste compagne di palchi e picchetti: «Vorrei studiare, lavorare, sposarmi, ma non riesco nemmeno a pianificare il weekend perché quando qualcuno chiama all'improvviso per una riunione devo andarci. Dobbiamo continuare e ripetere sempre la stessa cosa finché le persone capiscono», «e allora facciamolo», conclude l'entusiasta compare.
Il giorno della consegna dei diplomi a Stoccolma, Greta, impacciata e timida, sembra capitata per sbaglio in una sessione di studenti troppo grandi, alti e lunghi. Corre ad abbracciare la cavalla che aspetta un puledro e vengono in mente le parole consegnate sempre al Nyt: «Non passo il tempo in giro con gli amici, perché non riesco a socializzare. Non ho bisogno di farlo per sopravvivere», «prima di iniziare lo sciopero scolastico ho praticamente parlato solo con gli adulti di cui mi fidavo. Trovavo le persone della mia età completamente poco interessanti. A loro non importava di me. Non mi parlavano. Ma poi ho iniziato a scioperare a scuola», «improvvisamente non ero più invisibile. Hanno iniziato a chiedermi di fare foto con loro. A volte mi sentivo sopraffatta e dovevo andarmene, perché avevo troppa paura di loro», «oggi non è più facile. Non so ancora come sono le persone della mia età o come si comportano».

IN LACRIME NELL'OCEANO
Piange Greta, il giorno della partenza per imbarcarsi a Plymouth, in Inghilterra, sul Malizia II, la barca a basso impatto ambientale di Pierre Casiraghi con la quale raggiungerà New York City per parlare alle Nazioni Unite. Viaggerà così, senza inquinare a bordo di un aereo. Sa che è una pazzia ma «non voglio essere una persona che afferma una cosa e poi ne fa un'altra». Una traversata spaventosa, la barca perennemente inclinata che sbatte come un tamburo sulle onde, il vento che ulula, pioggia e acqua da tutte le parti. Ed è qui che la ragazzina in lacrime registra, ancora una volta senza rivolgersi a nessuno in particolare, il suo diario sul cellulare: «Mi manca casa. Mi manca la vita normale con tutte le mie abitudini e i miei cani. È una tale responsabilità. Io non voglio dover fare tutto questo. È troppo per me, 24 ore al giorno. So bene quanto è importante e cosa c'è in gioco. Ma è una tale responsabilità». Dopo pochi giorni quelle lacrime da bambina diventeranno celebri lacrime di rabbia contro i leader del mondo, i ladri di futuro.
Chi è Greta? Un piccolo carro lanciato solo a tutta velocità che vorrebbe disperatamente essere presa sul serio (quanta frustrazione mentre viene strattonata solo per selfie, photo opportunity e coretti), ma che invece si ribalta, disperdendo e rivelando le poche mercanzie trasportate. Non lo ribalta la natura, sovrastante la bambina sempre più esile, consumata, e che appena sputata fuori dall'Atlantico guarda seria la folla di seguaci e coetanei in delirio per lei al porto e chiama tra sé e sé gli esseri umani «animali da branco». Lo ribalta l'impatto col mondo che l'ha resa l'icona del recinto dei cuccioli d'uomo: un mondo a cui non interessa che "icona" sia qualcuno col carisma e l'autorevolezza per porre la questione climatica sul piano razionale e delle soluzioni praticabili, ma una minorenne con trecce e cappellino che piange dopo 14 giorni a mollo nell'oceano perché l'Onu non la prende sul serio. «Dipendiamo l'uno dall'altro per sopravvivere. Se vedi un pericolo è tua responsabilità dare l'allarme. E io sento che è questa la mia responsabilità». Non c'è che questa a definire chi è Greta Thunberg, una ragazza in guerra sì, contro il peso di una responsabilità tanto sofferta da spersonalizzare la causa da "climate warrior" che il film vorrebbe perorare.

DOSSIER "GRETA THUNBERG"
L'adolescente sfruttata dalle lobby ecologiste

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Fonte: Tempi, 19 novembre 2020

4 - LA COMUNIONE SULLE MANI SI PUO' RIFIUTARE?
A Milano un parroco dice che chi rifiuta la Comunione sulla mano è eretico... ma così ha dato dell'eretico a papi e santi (VIDEO: La comunione sulle mani)
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-08-2020

Nel bollettino parrocchiale dello scorso 2 agosto, don Paolo Zago, parroco della comunità pastorale Madonna dell'Aiuto, in quel di Gorgonzola, ha manifestato tutta la sua carità pastorale verso i fedeli che chiedono semplicemente di veder ristabilito un diritto riconosciuto dalla Chiesa: quello di ricevere la Comunione sulla lingua, rifiutandosi perciò di riceverla sulla mano. Il misericordioso parroco ci va con la mano pesante: «Rifiutare di prendere Gesù in mano, significa non aver compreso nulla dell'incarnazione e del Vangelo! E rinunciare per questo a ricevere l'Eucaristia significa non credere al mistero della "presenza reale"».
Se ne parliamo è perché la posizione di questo parroco sintetizza quella di diversi sacerdoti o sedicenti tali.
Lui, don Paolo, ha talmente capito tutto del Vangelo, da lanciare, senza troppi fronzoli, ancor più gravi giudizi e accuse temerarie: «Rifiutare la Comunione sulla mano, in nome dell'impurità umana, è quindi un'eresia». Siccome l'eresia è canonicamente definita come «l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa» (can. 751), vorremmo chiedere al signor parroco quale sarebbe la verità di fede negata. Se non altro perché, tra quelli che lui definisce eretici, andrebbe annoverato anche San Tommaso d'Aquino, il quale sostiene che «per rispetto verso questo sacramento esso non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di un caso di necessità: se, p. es., stesse per cadere a terra, o in altre contingenze simili» (Summa Theologiae III, q. 82, a. 3). Allora, siccome l'eretico incorre nella scomunica latae sententiae (can. 1364), la Chiesa avrebbe canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa un eretico... Non male.

ERETICO ANCHE IL SITO DEL PAPA?
Eretici sarebbero anche i redattori dell'articolo dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice (vedi qui), che richiama proprio questo testo a sostegno della decisione di Benedetto XVI di dare la Comunione esclusivamente sulla lingua durante le celebrazioni liturgiche da lui presiedute.
Eretico anche Paolo VI, il quale nella Memoriale Domini fa presente che già nell'antichità «la cura e il ministero del Corpo e del Sangue di Cristo venivano affidati in modo tutto particolare ai sacri ministri o a persone appositamente scelte e designate [...] Fu così che il compito di recare la Santa Eucaristia agli assenti venne ben presto affidato ai Sacri Ministri soltanto, allo scopo di meglio assicurare [...] la debita riverenza verso il corpo di Cristo».
Don Zago, poi, fa finta che la triste decisione dei fedeli di non ricevere la Comunione, nasca dalla loro totale incomprensione circa il mistero dell'Incarnazione e dell'Eucaristia, mentre invece si tratta di un palese abuso perpetrato dai vescovi e avallato dai sacerdoti (grazie a Dio, non tutti). A furia di ripeterlo, ai nostri lettori verrà la barba, ma qui c'è un problema di durezza, se di cuore o di cervello, poco importa. Nessuno può rifiutare l'Eucaristia ad un fedele, per il solo fatto che questi la voglia ricevere in bocca. Il rifiuto di amministrare questo sacramento ad un fedele richiede ben più gravi ragioni, che il Diritto Canonico non lascia alla libera interpretazione del singolo sacerdote e nemmeno del Vescovo: «Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l'irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (can. 915). In tutti gli altri casi «i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli» (can. 843, § 1). Allora se dei fedeli rimangono senza la Comunione non è a causa della loro incomprensione, ma per l'ostinazione dei pastori a perseverare in un grave abuso.
E il pericolo di trasmettere il coronavirus? In verità, stiamo ancora aspettando che qualche vescovo esibisca uno studio scientifico in materia, o almeno dei dati che dimostrino che la distribuzione della Comunione in bocca sia stata all'origine di stragi. A noi non risulta niente di tutto ciò; anzi. Ricordate la posizione della Chiesa greco-ortodossa? Ricordate il suo rifiuto di abbandonare l'uso del cucchiaio dorato per distribuire ai fedeli il Pane e il Vino consacrati? Bene. In Italia abbiamo avuto, ad oggi, circa 250.000 contagi su 60 milioni di abitanti (0,4%) e circa 35 mila morti (0,058%). In Grecia si sono registrati poco più di 4.600 contagi (0,04%) e 208 morti (0, 002%). Strano.

ERETICO ANCHE PAPA PAOLO VI?
Ironia della sorte, don Zago non si avvede che nell'argomentare, l'eretico... rischia di esserlo proprio lui. Secondo il parroco, infatti, la Comunione sulla mano sarebbe motivata dalla fedeltà al Gesù della storia che si faceva toccare e toccava, e che ha comandato di prendere e mangiare il suo Corpo. Chi fa lo "schizzinoso" è un fariseo formalista e legalista. Niente di originale. Peccato che dentro l'accusa di infedeltà al Gesù del Vangelo - «per "difendere la sacralità" di Gesù Eucaristia, si contraddice il Gesù della storia», sentenzia don Paolo – finisce per caderci Paolo VI e quel documento che disciplina la modalità di distribuzione della Comunione ai fedeli, ossia l'Istruzione Memoriale Domini.
In esso si spiega con chiarezza che la distribuzione della Comunione sulla lingua, che «poggia su di una tradizione plurisecolare» (evidentemente, per secoli, la Chiesa non ha capito nulla del Cristo reale...), non solo non contraddice il Vangelo, ma «esprime e significa il riverente rispetto dei fedeli verso la Santa Eucaristia», quella riverenza e rispetto che don Paolo Zago stigmatizza come formalismo farisaico. Anzi, questa prassi «rientra in quel doveroso clima di preparazione, necessario perché sia più fruttuosa la Comunione al Corpo del Signore». Insomma, la forma è sostanza, perché «questo rispetto significa che non si tratta di "un cibo e di una bevanda comune", ma della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore».
«Inoltre - continua l'Istruzione - con questa forma ormai tradizionale è meglio assicurata una distribuzione rispettosa, conveniente e dignitosa insieme della Comunione; si evita il pericolo di profanare le specie eucaristiche, nelle quali "è presente in modo unico, sostanzialmente e ininterrottamente, il Cristo tutto e intero; Dio e uomo"; e si ha modo di osservare con esattezza la raccomandazione sempre fatta dalla Chiesa sul riguardo dovuto ai frammenti del pane consacrato: "Se tu ti lasci sfuggire qualche frammento è come se perdessi una delle tue stesse membra"».
Allora, chi sarebbe l'eretico? Il fedele che segue queste indicazioni della Chiesa o il parroco che lo accusa di eresia? Chi il fariseo? Chi vuole unire la riverenza interiore a quella esteriore, come sempre la liturgia insegna, oppure chi porta via la chiave della conoscenza e impedisce, a chi lo vuole, di entrarvi (cfr. Lc 11, 52)?
Il problema è che don Zago, per sostenere la sua posizione e giustificare l'anatema scagliato sui fedeli, ha fatto come Lutero, anzi peggio: ha saltato a piè pari, come se nulla fosse, secoli di prassi liturgica, di ragioni teologiche e di documenti magisteriali, per arrivare direttamente al Vangelo, del quale ritiene di essere evidentemente l'autentico araldo, senza e contro l'interpretazione della Chiesa.
Dunque, chi è l'eretico?

Nota di BastaBugie: il seguente video (durata: 5 minuti) dal titolo "Attenzione alla Comunione sulle mani!" fa capire come la Comunione sulla mano rischia di far disperdere frammenti anche piccolissimi, nei quali è sempre presente Gesù Cristo.


https://www.youtube.com/watch?v=93WN2u11z_c

DOSSIER "COMUNIONE SULLA LINGUA"

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-08-2020

5 - UNA SOCIETA' DI FIGLI UNICI GENERA ANZIANI SOLI
Hai fatto pochi figli? Nella tua vecchiaia avrai una badante o sarai abbandonato all'ospizio (puoi chiamarlo anche RSA, ma la solitudine resta)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 17 novembre 2020

In questi giorni di pandemia, si è tornati a parlare degli anziani. Molto spesso parcheggiati negli ospizi (termine più elegante: RSA) o affidati esclusivamente a badanti che vanno e vengono.
D'altronde - ogni tanto ci torniamo su - la nostra è una società degli anziani. E lo è e lo sarà ancora per molto. Anziani soli
Se non si mettono al mondo più figli, se il modello familiare è quello di un figlio e un cane, allora giocoforza gli anziani rimangono soli. È infatti sempre più frequente che si sposino figli unici. E così rimangono quattro anziani con solo due figli, per giunta in carriera... e il destino della solitudine è compiuto! Chi si prenderà cura di questi anziani? Le RSA o le  badanti, e non altri che queste.
Dunque il problema è nel calo demografico, cioè nel fare pochi figli. Ma perché questo calo? Si dice sia la questione economica, la precarietà lavorativa. Forse c'è anche questo, ma non prendiamoci troppo in giro, l'intelligenza non può andare al massacro. Se valesse l'equazione questione economica-calo demografico, avremmo dovuto avere, con il boom economico degli anni '60, un aumento delle nascite. E invece in quegli anni si verificò l'esatto contrario. Proprio quando la ricchezza pro-capite aumentava, s'iniziò  a smettere di fare figli.
Dunque, il problema è un altro. Il problema è culturale, cioè di mentalità. Volendo essere precisi, c'è un problema strutturale ed uno esistenziale.
Il problema strutturale sta nel fatto che è cambiato il modello familiare. I ruoli dei genitori si sono omogeneizzati. La madre fondamentalmente si è dissolta iniziando ad occuparsi non anche di "altro", ma prevalentemente di "altro". Ha iniziato a vedere i figli come una sorta di ostacolo, per finire poi di convincersi di quell'enorme stupidaggine secondo cui non sarebbe importante la quantità ma solo la qualità del tempo.
Ma - dicevamo - c'è anche un problema esistenziale. Il calo demografico è l'esito (in un certo qual modo inevitabile) dello smarrimento della perdita del senso della vita. Cioè di non sapere più per quale motivo sacrificarsi, donarsi ed offrirsi. Mettere al mondo figli non è un gioco, ma una responsabilità. Una responsabilità non solo di suo, perché i figli devono essere bene accolti, ma una responsabilità perché viene richiesto impegno, lavoro, fatica. La fatica dell'amore, ma pur sempre fatica.
Se però ci si chiude in una prospettiva individualista ed edonista, quale impegno, quale lavoro, quale fatica?
E così la prospettiva individualista ed edonista sono inevitabili in un contesto in cui si è scartata la ragione del soffrire: la Croce. [...]
Siamo stati bravissimi a trasformare il Vangelo in una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte, bellino, carino, "politicamente correttissimo", dove i sacrifici che vengono richiesti, sono solo quelli per affermare la propria personalità, i propri diritti... piuttosto che per immolarsi per i propri doveri, offrendo tutto se stessi, costi quel che costi.

Fonte: I Tre Sentieri, 17 novembre 2020

6 - LA TESTIMONIANZA DEI PRIMI MARTIRI FRANCESCANI
800 anni fa San Francesco esclamò: ''Ora ho cinque veri frati'' e sant'Antonio, volendo imitarli, partì per andare in Africa a convertire i musulmani, ma accadde che...
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-01-2020

Ricorre l'800° anniversario della nascita al cielo dei cinque protomartiri francescani Berardo da Calvi, Ottone da Stroncone, Pietro da Sangemini, Accursio da Aguzzo e Adiuto da Narni, uccisi in Marocco, a Marrakesh, il 16 gennaio 1220.
Per la ricorrenza si stanno tenendo in questi giorni diversi eventi soprattutto nella Diocesi di Terni-Narni-Amelia, cioè nella terra da dove provenivano questi gloriosi martiri, le cui reliquie sono in parte custodite nel santuario ternano di Sant'Antonio di Padova. La ricorrenza di oggi ha molto in comune con quella celebrata nel 2019, ossia l'800° anniversario dell'incontro di san Francesco con il sultano Al-Kamil. Un aspetto in particolare le lega e ne costituisce il fondamento: il desiderio di annunciare Gesù Cristo a tutte le genti e, nello specifico, ai musulmani.
È opportuno ricordarlo perché è proprio questo fondamento che ormai da anni viene taciuto o lasciato sullo sfondo in buona parte della stessa Chiesa, a causa di una malintesa idea di dialogo ecumenico, portato avanti a discapito dell'annuncio dell'unico e vero Salvatore, quel Gesù che spiega perché i cinque martiri donarono senza indugio la loro vita.
Era stato san Francesco in persona a convertire Berardo e compagni durante la sua predicazione del 1213 nei borghi dell'Umbria meridionale, attraendo uno dopo l'altro sulla via dell'imitazione di Cristo. Ed era stato sempre il Poverello d'Assisi, alla Porziuncola, durante il capitolo generale del 1219, ad affidare loro la missione in Marocco per predicarvi il Vangelo. Come si legge in una cronaca scritta da un anonimo testimone dell'epoca, Francesco li esortò a mettere «in Dio la vostra speranza, che Egli vi sarà guida e fortezza in ogni vostro bisogno». Del gruppo faceva parte anche un sesto frate, Vitale, il più anziano, posto a capo della spedizione, a cui tuttavia dovette rinunciare lungo il cammino verso l'Africa, per la grave malattia che lo colpì nel Regno d'Aragona.

L'OPERA DI EVANGELIZZAZIONE
La missione proseguì sotto la guida di Berardo, ottimo conoscitore dell'arabo. I cinque arrivarono a Coimbra, in terra portoghese, dove furono ricevuti dalla regina Urraca, che rimase colpita dalla loro profonda fede. Conobbero poi ad Alenquer la sorella del re Alfonso II, Sancha del Portogallo, una badessa devotissima (verrà beatificata nel 1705), che li convinse ad accettare degli abiti comuni per poter proseguire con meno problemi il viaggio. Che entrò nel vivo con la tappa di Siviglia, allora sotto il dominio musulmano. Nella città dell'Andalusia i cinque frati furono ospiti per otto giorni di un mercante cristiano, trascorrendo questo tempo in preghiera per trovare la forza di portare a compimento l'opera. Con il saio di nuovo addosso, si recarono quindi alla principale moschea di Siviglia e si misero a parlare di Gesù, vero Dio e vero uomo, venendo presi per pazzi e picchiati.
Senza perdersi d'animo, riuscirono a farsi ricevere dal sultano. Il quale, sentendoli parlare della fede cattolica come l'unica vera, li fece rinchiudere in una torre ed era tentato di farli decapitare. Ma alla fine, consigliato da un nobile, si convinse a lasciarli partire per il Marocco, secondo il desiderio espresso dai cinque, ma ordinando loro di non predicare più.
I frati si imbarcarono verso l'Africa con don Pedro, infante del Portogallo. E fin dal primo giorno a Marrakesh, senza curarsi del pericolo, i cinque iniziarono l'opera di evangelizzazione. Addirittura Berardo si mise a predicare sopra un carro al passaggio del sultano locale, che si limitò a espellerli dalla città e comandò loro di imbarcarsi a Ceuta e fare ritorno nella Spagna cristiana. Ma i frati disattesero l'ordine e ritornarono a Marrakesh, riprendendo la predicazione. Stavolta il sultano li fece gettare in una fossa con l'ordine di lasciarli morire di fame e di sete. Rimasero in prigionia tre settimane, durante le quali fenomeni avversi capitati a Marrakesh («una lunga, infuocata bufera», scrive l'anonimo cronista) convinsero il sovrano a liberarli. E si constatò che i cinque, dopo il tempo a digiuno, stavano meglio di prima. Nuovamente il sultano ordinò l'espulsione verso la Spagna e nuovamente i cinque, sul cammino verso Ceuta, riuscirono a sottrarsi al controllo dei loro accompagnatori, riprendendo l'opera di evangelizzazione.
Allo scoppiare di una ribellione interna delle tribù del Marocco, don Pedro decise di aggregare i frati a una spedizione mista di truppe musulmane e cristiane, onde evitare che in sua assenza i cinque potessero essere oggetto di violenze. La rivolta fu sedata e durante il lungo viaggio di ritorno, mentre l'esercito rischiava la disidratazione, Berardo, dopo aver invocato Dio, scavò una fossa nel deserto, da cui sgorgò un'abbondante sorgente, consentendo a tutti di dissetarsi e fare scorta d'acqua.

FRUSTATI A SANGUE
Al rientro a Marrakesh, per la loro perseveranza nel predicare Gesù, furono nuovamente imprigionati dal sultano, nonché frustati a sangue. Un alto dignitario di nome Abozaida (forse il figlio del sultano), che pure aveva assistito al miracolo nel deserto ma non voleva accettare l'idea della conversione, li interrogò per conoscere il motivo di tanta tenacia. «Siamo venuti per predicarvi la via della verità: benché voi non lo crediate, vi amiamo di cuore, per grazia di Dio», gli risposero. L'interrogatorio proseguì, ma le risposte sulla Santissima Trinità e su Gesù quale «Via, Verità e Vita» fecero infuriare Abozaida. Sottoposti alla flagellazione, e costretti a dormire un'ultima notte in catene, i cinque furono infine condotti dal sultano. Che rimase ammirato da tanta fortezza e cercò di convincere i frati a convertirsi all'islam, offrendo loro onori, ricchezze e cinque giovani donne.
Ma non ci fu nulla da fare e il 16 gennaio 1220, all'ennesimo rifiuto ricevuto, il sultano si adirò a tal punto da eseguire lui stesso la decapitazione. I corpi e le teste mozzate dei cinque martiri furono liberati dallo scempio della folla solo grazie a un forte temporale, che consentì ai cristiani di recuperare le preziose spoglie. Don Pedro le trasportò poi in Portogallo, e infine si decise di deporle nella chiesa di Santa Croce a Coimbra, dove un giovane canonico regolare poté osservare i resti dei cinque francescani. Quel giovane si chiamava don Fernando e ancora nessuno sapeva che sarebbe passato alla storia come sant'Antonio di Padova. Che da quell'esempio di fedeltà a Cristo ebbe, come confidò lui stesso in seguito, la spinta decisiva a entrare nell'Ordine francescano, nonché a partire per il Marocco per cercare di imitare Berardo e compagni fino al martirio (ma per lui Dio aveva altri progetti).
Raggiunto dalla notizia del martirio, che aveva desiderato per sé stesso, san Francesco commentò: «Ora posso dire che ho cinque veri Frati minori». E anche santa Chiara d'Assisi venne a sapere del fatto, come si legge nei suoi atti per la canonizzazione: «Sora Cecilia figliola de messere Gualtieri Cacciaguerra, monaca del monastero de Santo Damiano, giurando [...] Anche disse che la preditta madonna Chiara era in tanto fervore de spirito, che voluntieri voleva sostenere el martirio per amore del Signore: e questo lo dimostrò quando, avendo inteso che nel Marocco erano stati martirizzati certi frati, essa diceva che ce voleva andare».
Erano tutti santi, ma prima di tutto persone in carne e ossa innamorate di Cristo crocifisso e risorto, desiderose di porsi alla Sua sequela e annunciarlo, a Sua maggior gloria e per il bene delle anime. Che i santi Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto intercedano per donarci questa fede e carità.

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-01-2020

7 - IL CORONAVIRUS HA SEPPELLITO DEFINITIVAMENTE LA CREDIBILITA' DELL'OMS
L'Organizzazione mondiale della sanità diffonde aborto e propaganda gay, nasconde i dati scomodi sui farmaci e sul Covid ha collezionato ritardi, errori e indecisioni
Autore: Toni Brandi - Fonte: Panorama, 11 novembre 2020

L'Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization - Who) è stata fondata il 7 aprile del 1948. Con sede a Ginevra, ha circa 7000 collaboratori di oltre 150 Paesi e conta 194 Stati membri. Dal 2017, il suo direttore generale è l'ex ministro della sanità e degli esteri etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. Sul sito istituzionale leggiamo che «L'Oms lavora in tutto il mondo per promuovere la salute, mantenere il mondo un luogo sicuro e servire i più vulnerabili». Un obiettivo certamente nobile e lodevole. Tuttavia quest'anno non si sono contate le critiche all'Oms riguardo alla gestione della pandemia Covid.
Dai tamponi all'uso delle mascherine, fino al dietrofront sugli asintomatici come portatori di infezione da coronavirus, l'Oms ha collezionato ritardi, errori circa le norme di comportamento, indecisioni e indicazioni vaghe e contraddittorie che hanno condizionato l'evolversi dell'emergenza sanitaria, con le autorità sanitarie italiane che si sono affidate totalmente ai dettami della stessa. L'Ente ci ha abituati a notevoli scivoloni nella comunicazione: partendo da quel 28 gennaio quando il direttore Ghebreyesus elogiò apertamente il governo cinese nonostante non avesse ancora fatto neanche un'ispezione in Cina. L'Oms farà la sua prima missione sul campo solo 18 giorni dopo, a febbraio, quando il disastro era già avvenuto. Ha quindi dichiarato la pandemia solo l'11 marzo, quando ormai vi erano già più di 100mila casi in tutto il mondo con oltre 4mila morti sparsi in più di cento Paesi, mentre in Italia si contavano già 827 morti e 12 mila positivi. E se il vice premier nipponico Taro Aso l'ha ribattezzata con sarcasmo "Organizzazione cinese della sanità", il Wall Street Journal ha preferito l'epiteto "Disinformazione mondiale della sanità sul Coronavirus".

E LE PERPLESSITÀ SULL'OMS AUMENTANO SE ANDIAMO A GUARDARE NEL SUO PASSATO
L'Organizzazione ha sempre avuto una posizione smaccatamente abortista: evidentemente tra «i più vulnerabili» che si pregia di tutelare non rientrano i bambini nel grembo materno. Per la "salute" dei bambini ha anche pubblicato gli "Standards for Sexuality Education in Europe" (linee guida per l'educazione sessuale in Europa), con indicazioni come queste: ai bambini di età 0-4 anni bisogna «fornire informazioni sul piacere che si prova quando si tocca il proprio corpo» e «consentire ai bambini di acquisire consapevolezza ed esplorare la propria identità di genere» (tutti noi possiamo scegliere la propria identità nel vasto panorama LGBTQIA+, cioè lesbiche, gay, bisessuali, transgender, transessuali, queer, intersessuali, asessuali. Il + si riferisce alle molte altre identità di genere: se ne contano almeno 52).
Ai bambini da 4 a 6 anni, secondo l'Oms, bisogna «fornire informazioni sulla masturbazione infantile, sulle relazioni omosessuali e sui diversi concetti di famiglia»; da 6 a 9 anni, invece, oltre che a «fornire informazioni sul piacere che si prova quando si tocca il proprio corpo, sulla masturbazione della prima infanzia», bisogna «fornire informazioni sull'amicizia e l'amore verso le persone dello stesso sesso». Forse non è esattamente il tipo di educazione che vorremmo per i nostri figli?
Se ci chiedessimo chi controlla l'Oms, apprenderemmo che i finanziamenti le arrivano dagli Stati membri e da privati. Ma negli ultimi decenni, i capitali privati sono divenuti sempre più cospicui rispetto a quelli pubblici: nel biennio 2016 - 17, l'80% dei quattro miliardi e mezzo di dollari delle entrate dell'Oms sono stati sborsati da aziende private e Ong. Per ben 901 milioni di dollari ha contribuito il fondatore di Microsoft, Bill Gates, il grande filantropo che ritiene che il modo migliore per sconfiggere la povertà nel mondo sia eliminare i poveri promuovendo la contraccezione e l'aborto (egli finanzia anche la International Planned Parenthood Federation, la più grande industria abortista del mondo), e la sterilizzazione di massa. Gates manda i suoi contributi all'Oms direttamente, attraverso la sua Bill & Melinda Gates Foundation, e indirettamente attraverso la Gavi (alleanza mondiale per i vaccini e l'immunizzazione).
Nel biennio 2018-2019, Gates ha versato altri 531 milioni di dollari nelle casse dell'Oms. Tra gli altri principali finanziatori privati troviamo molte multinazionali farmaceutiche come [...] Bayer e Novartis. Bisogna anche precisare, come scrive il quotidiano La Verità del 10 dicembre 2018 citando i dati del British Medical Journal, che «nel 2017, l'80% dei fondi ricevuti dall' Oms era earmarked, cioè legati a specifici progetti, decisi dai finanziatori. La neutralità delle politiche dell'ente (anche di quelle vaccinali) è perciò da molti messa in dubbio: vengono decise dai finanziatori, sulla base dei criteri e per gli scopi commerciali da essi stessi perseguiti, e non sulla base dell'interesse pubblico.
Infatti, i Paesi che non hanno un sistema sanitario moderno sono spesso costretti ad accettare e promuovere programmi di contraccezione e aborto per ricevere aiuti sanitari di base per la popolazione.

NESSUNA NOTIZIA SUL NUMERO DELLE MORTI CAUSATE DAI FARMACI
Forse allora ci si spiega perché l'Oms non rilascia dati sul numero delle morti causate dai farmaci: forse non sono la terza causa di morte nel mondo, come sostiene Peter Gøtzsche, professore di Clinical Research Design and Analysis all'Università di Copenhagen in Medicine letali e crimine organizzato (ed. G. Fioriti), ma sono comunque sostanze che hanno effetti collaterali anche letali; perché l'Oms difetta di trasparenza nel registrare e divulgare i danni e le morti derivanti dai farmaci e dai vaccini? Perché è reticente sul fenomeno del disease mongering, di cui ha parlato anche la Rai in un documentario visibile su Youtube che si intitola Inventori di malattie (per vendere più farmaci)? Ma non c'è solo il problema delle case farmaceutiche che perseguono il massimo profitto in conflitto di interesse con il «servire i più vulnerabili» previsto dalla mission dell'Oms: alla base c'è anche e soprattutto un problema ideologico. Se l'ideologia promossa dai finanziatori dell'Oms contamina la scienza - e la medicina, in particolare - la funzione primaria dell'Oms è minata alla radice.
Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». A noi pare che numerosi indizi convergono a suffragare la tesi che l'Oms sia un organismo che sulla carta tutela la salute, ma che di fatto è asservito ai fini politici di enti come la Fondazione di Bill e Melinda Gates e agli interessi economici delle multinazionali farmaceutiche. D'altronde il primo direttore generale dell'Oms aveva le idee molto chiare, in proposito. Brock Chisholm, durante una relazione tenuta in una conferenza riportata sulla rivista Psychiatry, nel febbraio del 1946, già diceva: «Per un governo mondiale, è necessario rimuovere dalla mente degli uomini l'individualismo, la fedeltà alle tradizioni, il patriottismo e i dogmi religiosi». Era uno psichiatra che già ai suoi tempi sosteneva il relativismo più radicale («la reinterpretazione e l'eventuale sradicamento del concetto di giusto e sbagliato sono gli obiettivi ultimi di quasi tutte le psicoterapie»); e non teneva in alcuna stima la famiglia e la tradizione («I figli devono essere liberi di pensare in tutte le direzioni indipendentemente dalle idee dei genitori che spesso sigillano la mente dei loro figli con pregiudizi, preconcetti e false credenze appartenenti alle generazioni passate »).
Ci possiamo veramente sentire protetti dall'Organizzazione mondiale della sanità?

Nota di BastaBugie: sull'Organizzazione mondiale della sanità abbiamo negli anni rilanciato vari articoli. Eccone alcuni.

L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SI PROSTRA ALLA CINA
L'inchiesta ''indipendente'' sull'origine e la gestione del Coronavirus è una truffa: non si parla di inchiesta, né si fa riferimento alla Cina o a Wuhan
di Leone Grotti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6143

ABUSI INFINITI DIETRO LA DEFINIZIONE DI ''SALUTE'' DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA'
L'Oms definisce la salute non come assenza di malattia, bensì come benessere fisico, mentale e sociale... suona bellissimo, ma in realtà è l'origine di una serie di abusi
di Silvana De Mari
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5550

L'OMS PROMUOVE IL SESSO LIBERO FIN DALL'ASILO
L'Organizzazione Mondiale della Sanità dà le direttive per l'educazione sessuale nelle scuole: saranno incoraggiate la masturbazione, il gioco del dottore e le relazioni sessuali gay
da Notizie Pro vita
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3015

AVVENIRE ESALTA IL FAMIGERATO DOCUMENTO DELL'OMS
In una sconcertante intervista un ''esperto'' magnifica i presunti lati positivi del documento che si propone di diffondere l'educazione sessuale permissiva e omosessualista
di Riccardo Cascioli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3023

DOSSIER "CORONAVIRUS"

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Fonte: Panorama, 11 novembre 2020

8 - OMELIA I DOMENICA AVVENTO - ANNO B (Mc 13,33-37)
Non sapete quando il padrone di casa ritornerà
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Con questa domenica inizia il tempo dell'Avvento e, con esso, un nuovo Anno liturgico. L'Avvento è quel periodo di quattro settimane che precede il Natale. Durante questo periodo dobbiamo preparare i nostri cuori all'incontro con Dio. In noi si deve ridestare quel desiderio di fervida attesa e di speranza che caratterizzò il lungo tempo di preparazione del popolo ebreo alla venuta del Messia.
Il profeta Isaia, nella prima lettura, esprime il desiderio che ogni uomo ha di Dio: «Se Tu squarciassi i cieli e scendessi» (Is 63,19). Ogni uomo, anche se non se ne rende pienamente conto, avverte questo desiderio. L'uomo è stato creato per Dio e non troverà pace se non quando riposerà in Lui. Questo desiderio sarebbe rimasto per sempre inappagato se Dio stesso non avesse preso l'iniziativa e non fosse disceso su questa terra. L'umanità senza Dio vaga nelle tenebre, pertanto il profeta così si rivolge al Signore: «Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore? [...] Ritorna per amore dei tuoi servi» (Is 63,17-18). Questa deve diventare anche la nostra preghiera, per noi e per il mondo intero, smarrito e lontano da Dio. La preghiera dei buoni attira la misericordia su tutto il mondo.
Il profeta sentiva tutta la miseria dell'umanità e così parlava a Dio: «Ecco, Tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di Te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura [...] tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento» (Is 64,4-5). Oggi come allora ci siamo ribellati a Dio, i nostri peccati si sono moltiplicati e abbiamo offeso molto il Signore. «Nessuno invocava il tuo nome» (Is 64,6), continua il profeta Isaia, facendoci comprendere quanto sia necessaria la preghiera per ottenere la Misericordia. La lettura si conclude con un atto di fiducia in Dio, che è nostro Padre e che non ci lascerà in balia di noi stessi.
Il Salmista invoca l'intervento di Dio a salvezza del suo popolo con queste parole: «Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci [...] guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna [...] Da Te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome» (Sal 79).
Il Signore è venuto, si è fatto uomo per la nostra salvezza, e tornerà alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti.
Di questa seconda venuta parla il Vangelo di oggi. Gesù, invitandoci alla vigilanza, ci rivolge queste parole: «Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà» (Mc 13,35). Egli ci invita a stare attenti, a rimanere desti: «Fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati» (Mc 13,36). Gesù ci ha lasciati nella sua casa, ovvero la Chiesa, dando «a ciascuno il suo compito» (Mc 13,34), una missione particolare da compiere. Anche noi ci lasceremo sorprendere addormentati se non realizzeremo questo progetto d'amore che Dio ha su di noi, se non porteremo a termine questo compito a noi affidato. Ci addormenteremo anche noi se allenteremo la nostra preghiera e ci lasceremo dominare dagli affanni, dalle preoccupazioni e dalle lusinghe di questo mondo, e non presteremo attenzione alla cosa più importante: la salvezza dell'anima.
Consapevole di tutto questo, san Francesco d'Assisi così pregava all'inizio della sua conversione: «Signore, cosa vuoi che io faccia?». La risposta non tardò ad arrivare e san Francesco svolse nella Chiesa un compito importantissimo, quello di restaurare la casa di Dio, la Chiesa, che, per opera di tanti uomini, stava andando in rovina.
Ognuno di noi ha un compito affidato dalla Provvidenza di Dio. Se riusciremo a realizzarlo arrecheremo un grandissimo bene alla Chiesa e al mondo intero. Preghiamo per tanti giovani, generosi quanto distratti, i quali non si accorgono di aver ricevuto una particolare vocazione, come quella di san Francesco, e sprecano i loro anni migliori in cose inutili.
Come abbiamo pregato all'inizio della Messa, dobbiamo andare incontro a Gesù che viene, che vuole entrare nel nostro cuore. Andremo incontro al Signore con la preghiera, che deve essere sempre assidua e fervente. Non ci sarà vita cristiana senza la preghiera. Oltre a ciò, l'orazione iniziale della Messa ci indica le buone opere: per mezzo di esse noi ci avvicineremo sempre di più a Dio e avvicineremo tutti quelli che da noi saranno beneficati.
In questo periodo di Avvento prendiamo anche noi questi due propositi: quello della preghiera e quello delle opere di misericordia. Facendo così ci prepareremo nel modo migliore a celebrare il Natale del Signore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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