BastaBugie n°695 del 16 dicembre 2020

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1 LA PFIZER, LE FRODI SANITARIE E IL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS
I tempi per il vaccino anti-Covid sono stati estremamente accelerati... ma è giusto che sia la popolazione a fare da cavia? (VIDEO: Inventori di malattie, con una intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer)
Fonte: Wikipedia
2 INTERVISTA A SILVANA DE MARI: UN POPOLO CHIUSO IN CASA IMPAZZISCE... ED E' QUELLO CHE VOGLIONO
La prima regola per aiutare un depresso è dirgli ''esci di casa'', mentre per creare un depresso devi dirgli ''stai chiuso in casa''
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 L'IDROSSICLOROCHINA SI PUO' USARE PER CURARE A CASA IL CORONAVIRUS
Svolta del Consiglio di Stato: nessuna ragione per non usare il Plaquenil, su cui c'è stato un divieto illogico del Ministero della Salute e dell'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco che regola l'uso dei farmaci in Italia)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 LE MARTIRI DI COMPIEGNE UCCISE DALL'ODIO GENERATO DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE
La commovente storia delle 16 monache barbaramente ghigliottinate a Parigi il 17 luglio 1794 dai rivoluzionari giacobini (FILM COMPLETO: I dialoghi delle carmelitane)
Autore: P. Antonio Maria Sicari - Fonte: Riflessi di Dio
5 LA STORIA VERA CHE HA ISPIRATO IL FILM ''L'ULTIMO SAMURAI'' CON TOM CRUISE
Il film del 2003 si basa su una storia vera, quella di un capitano ed istruttore d'artiglieria francese inviato in Giappone per insegnare innovative tattiche militari (VIDEO: La storia di Jules Brunet)
Fonte: Film Garantiti
6 LA BAMBINA PIU' VECCHIA DEL MONDO HA 27 ANNI
Non è un indovinello, bensì una triste realtà: Molly è nata nel 2020, ma era stata concepita nel 1992 (rimanendo in un congelatore per quasi trent'anni)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Corrispondenza Romana
7 TUTTO QUELLO CHE NON DOBBIAMO DIMENTICARE DELLE ELEZIONI AMERICANE 2020
Sondaggi truccati, Facebook e Twitter cancellano i post del Presidente Trump, tutti i media a favore di una sola parte, brogli nel voto postale, leggi elettorali cambiate ad elezioni in corso (VIDEO: Le ''colpe'' di Trump)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Voce del Trentino
8 OMELIA IV DOMENICA AVVENTO - ANNO B (Lc 1,26-38)
Avvenga per me secondo la tua parola
Fonte: Il settimanale di Padre Pio
9 OMELIA DELLA MESSA DI NATALE DEL GIORNO
Venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14)
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Un Natale vero?

1 - LA PFIZER, LE FRODI SANITARIE E IL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS
I tempi per il vaccino anti-Covid sono stati estremamente accelerati... ma è giusto che sia la popolazione a fare da cavia? (VIDEO: Inventori di malattie, con una intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer)
Fonte Wikipedia, consultata il 15 dicembre 2020

Pfizer Inc. è un'azienda farmaceutica statunitense. È la più grande società del mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci. [...]
La Pfizer vanta la più grande organizzazione di ricerca e sviluppo dell'industria farmaceutica grazie alla sua divisione Pfizer Global Research and Development. Malgrado ciò gli investimenti nella ricerca sono stati ridotti, dai 10,5 miliardi di dollari del 2008 e ai 9,4 del 2010, mentre nel 2011 si è passati a 6,5-7 miliardi. La riduzione dei costi che Pfizer ha fatto a partire dal 2003 (anno dell'acquisizione di Pharmacia) è andata a danno dell'occupazione. Infatti, la multinazionale ha ridotto la propria forza lavoro di circa 40.000 unità in questi anni. I dipendenti della società, all'inizio del 2011, si sono ridotti a circa 110.600. [...]
Accanto al settore farmaceutico, la Pfizer è inoltre presente nell'area veterinaria (Pfizer Animal Health).

LA PIÙ GRANDE FRODE DELLA STORIA
Nel 2009 Pfizer si è dichiarata colpevole della più grande frode nella storia della sanità degli Stati Uniti e ha ricevuto la più grande sanzione penale mai riscossa; la frode è consistita nella commercializzazione illegale di quattro dei suoi farmaci nei dieci anni precedenti, fra cui Bextra.
Inoltre la Pfizer è responsabile di aver effettuato test per farmaci molto pericolosi sulle popolazioni nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e alcuni suoi funzionari sono stati sospettati di essere mandanti di omicidi ai danni di attivisti per i diritti civili.
La Pfizer da oltre un decennio si è strategicamente impegnata in una serie di acquisizioni di aziende farmaceutiche al fine di conquistare quote sempre più significative del mercato farmaceutico mondiale. Acquisizioni che hanno comportato come effetti collaterali la massiccia perdita di posti di lavoro e di valore azionario. Anche in Italia la Pfizer ha dismesso centri di ricerca e diverse centinaia di lavoratori delle aziende acquisite. [...]
Pfizer, il 9 novembre 2020, ha annunciato di aver trovato un vaccino per la malattia da COVID-19 che dimostra un'efficacia sul 90% dei casi testati, secondo le dichiarazioni della casa farmaceutica entro fine dell'anno saranno pronte oltre 50.000.000 di dosi, il che la renderebbe la prima casa farmaceutica ad aver trovato un vaccino per far fronte alla pandemia da COVID-19.
Il vaccino è attualmente in fase di distribuzione in Inghilterra ed in Canada, è prossimo ad ottenere l'approvazione di Emea per l'utilizzo nell'unione europea. Lo stesso giorno dell'annuncio del vaccino alla stampa le azioni della società hanno registrato un balzo del 16% in Borsa. [...]

VICENDE GIUDIZIARIE
Sono diversi i casi di Disease-mongering cui la Pfizer è stata coinvolta negli anni.
La Pfizer negli anni è stata oggetto di una serie di vicende giudiziarie negli USA a seguito di comportamenti illegali. In particolare dal 1999 al 2006 sono stati 6 i casi giudiziari in cui la Pfizer si è dovuta difendere da diverse tipi di accuse. Questi casi hanno comportato per la Pfizer un risarcimento in indennizzi pari ad un totale di 2.890.100.000 di $, di cui 715,4 milioni riguardano contratti del Governo Federale USA.
Va detto però che Pfizer, a proposito delle multe pagate per gli usi off-label dei suoi farmaci, ha comunque ottenuto un vantaggio economico avendo venduto molte più confezioni dei suoi farmaci nelle indicazioni non approvate rispetto a quelle approvate, con un ampio margine di profitto rispetto alle multe pagate. Infatti, con il Neurontin, negli usi off-label, ha realizzato circa 2 miliardi di $; così come raccontato nel suo libro: Global Pharma (ediz. Rizzoli 2007) da Peter Rost, ex manager di Pfizer. [...]

SPERIMENTAZIONE ILLEGALE IN NIGERIA
Uno dei casi più gravi riguarda la vicenda del farmaco trovafloxacina/alatrofloxacina che è stato ritirato dal mercato per gravi, imprevedibili e fatali effetti collaterali di tipo epatico (epatite fulminante); questa decisione in Europa è stata presa dal CPMP dell'Agenzia europea per i medicinali (EMEA) l'11 giugno 1999. Esso è oggi commercializzato, con forti limitazioni d'uso, solamente in Canada e negli USA dalla Pfizer Inc. con il nome commerciale di: Trovan. La Pfizer, detentrice del brevetto, a causa di una sperimentazione umana, fatta nel 1996 su dei bambini nigeriani ha determinando più di 200 tra decessi e gravi lesioni.
Per questo la multinazionale ha dovuto difendersi legalmente, nel 2001, dalle accuse mosse dal governo Nigeriano di sperimentazione illegale con un trattamento crudele, inumano e degradante e sfruttamento dell'ignoranza dei genitori dei bambini morti.
Nel 2009 la Pfizer raggiunge un accordo con le autorità governative federali nigeriane della regione di Kano per il pagamento ai familiari delle vittime di una somma pari a 45 milioni di $ e 30 milioni di $ da devolvere in iniziative sanitarie; fermo restando una di una richiesta risarcimento di 6 mil. di $ pendente presso la corte di giustizia nazionale nigeriana. Il 30 luglio 2009, la Pfizer dichiara spontaneamente di aver accettato di pagare 75 milioni di $ che il governo nigeriano ha chiesto per chiudere le accuse penali e civili per il caso Trovan.
Nel luglio 2010 la Pfizer contesta una decisione che riguarda l'esclusione della stessa, con il trasferimento a Kano in Nigeria, dell'esecuzione del test del DNA per il riconoscimento dei parenti delle vittime da indennizzare.

Nota di BastaBugie: Paolo Gulisano nell'articolo seguente dal titolo "Vaccino, sarà la popolazione a fare da cavia" esprime dubbi sui tempi per la realizzazione del vaccino anti-Covid che sono stati estremamente accelerati. Questo vaccino sarà sicuro? Non si conoscono gli effetti collaterali di lungo periodo. Sarà la popolazione vaccinata a fare da cavia. Per questo non può e non deve essere obbligatorio.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 dicembre 2020:
Se la prima fase della pandemia da Covid è stata dominata dalla virologia, quella seria che cercava di capire il nuovo Coronavirus arrivato dalla Cina, le sue caratteristiche, le sue modalità di azione, la nuova fase che stiamo attraversando, in cui quella che è stata definita "seconda ondata" ha già iniziato, a partire dagli ultimi giorni di novembre, la fase discendente per numero di positivi, di ricoverati e di deceduti, sarà la fase della vaccinologia. Ovvero dibattiti, discussioni, scontri e aspre polemiche in merito alle vaccinazioni anti Covid.
Dopo aver presentato il Piano organizzativo nazionale, entriamo nel merito di questi vaccini che sono destinati, tra circa un mese, ad essere utilizzati nel nostro Paese. Occorrerà attendere l'autorizzazione ufficiale da parte di AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco, che farà seguito a quella dell'EMA (European Medicines Agency), l'analogo ente di livello europeo. I media, così come i politici e buona parte dell'opinione pubblica, danno l'esito già per scontato. Eppure questi enti devono ancora completare l'esame dei dossier presentati dalle ditte produttrici, che devono comprendere prove precliniche di laboratorio e prove cliniche su esseri umani, di fase 1 (prove di sicurezza e tollerabilità di varie dosi su volontari sani), fase 2 e 3, cioè prove su gruppi di volontari in cui si confronta efficacia ed effetti avversi in gruppi trattati o col farmaco o col placebo.
Si tratta di studi che normalmente e giustamente richiedono molto tempo. Per mettere a punto un vaccino occorrono mediamente cinque-sei anni. E non sempre l'esito di questi tentativi è favorevole. Nel caso della famiglia dei Coronavirus, in sessant'anni non si è mai riusciti a mettere a punto un vaccino. Nemmeno per il Coronavirus della Sars del 2002-2003. Si arrivò molto vicini - per quattro volte - al completamento della sperimentazione di un vaccino, ma alla fine nessuno venne mai messo in produzione a causa degli effetti collaterali.
A fronte dell'attesa entusiastica di molti per il vaccino, si stanno contemporaneamente diffondendo molte preoccupazioni relative agli effetti collaterali possibili, obiezioni legittime e ragionevoli davanti alle quali sta montando sui media e sui social un odio rabbioso, un'intolleranza che non ammette repliche. Eppure la questione della sicurezza di un vaccino, come di qualunque farmaco, andrebbe approcciata con maggiore attenzione, equilibrio e razionalità. Non si capisce perché l'uso di determinati farmaci, peraltro usati da decenni come la Clorochina, sia stato contrastato da un muro di diffidenza, mentre questi vaccini dovrebbero essere accolti come indubitabilmente sicuri. Gioverà rammentare che per i farmaci normali sono richieste anche prove di farmacocinetica, vale a dire dimostrazioni di dove si accumulano nel corpo e di quanto tempo vi rimangono prima di essere eliminati; i vaccini invece sono esentati dalla presentazione di queste prove, per cui non si conosce il destino del vaccino nel corpo in cui è stato iniettato.
Secondo il professor Paolo Bellavite, già professore di Patologia Generale presso l'Università di Verona, ematologo ed esperto di Statistica Sanitaria, per i vaccini anti-Covid i tempi di realizzazione sono stati straordinariamente accorciati rispetto alle normali fasi di studio di un vaccino. Finora si conoscono alcuni risultati di fase 1, pochi di fase 2 e nessuno di fase 3 se non alcuni risultati parziali di uno fatto in Brasile. E per quanto riguarda le reazioni avverse ai vaccini, conosciamo solo quelle rilevate in piccoli gruppi e insorgenti nel breve periodo, in genere entro una settimana dall'inoculo. Un po' poco per affermare che i vaccini che saranno inoculati potranno garantire efficacia e sicurezza.
Anzi: secondo quanto ha fatto rilevare il professor Bellavite, gli studi di fase 1 hanno evidenziato diversi effetti avversi, in tutti i diversi tipi di vaccini sperimentati. Non c'è dubbio che la somministrazione alla popolazione di un nuovo vaccino sarà un vero e proprio esperimento. Tecnicamente parlando, sarà la fase IV della sperimentazione.
La medicina è di fatto una scienza sperimentale, non una scienza esatta, ed è sempre avanzata mediante le sperimentazioni, ma giustamente il professor Bellavite ha ricordato che ci devono essere dei precisi vincoli: sia di tipo tecnico, tra cui il fatto che le aziende produttrici e le istituzioni sanitarie siano disposte ad accettare risultati negativi, sia di tipo etico. L'eticità, che dovrebbe essere certificata da un comitato indipendente, ha come principale presupposto che la partecipazione sia volontaria. Anche per questo, la vaccinazione anti-Covid deve essere fatta solo ed esclusivamente a volontari e non deve essere introdotta alcuna forma di forzatura o penalizzazione per chi non intendesse partecipare all'esperimento.
Infine, l'offerta del vaccino deve essere corretta e veritiera, nel senso di non far credere a chi intende vaccinarsi che il beneficio sia sicuro. Solo dopo la fase IV si potrà dire, con una certa probabilità, quanto sia sicuro.


VIDEO: INVENTORI DI MALATTIE
Nel seguente video (durata: 50 minuti) dal titolo "Inventori di malattie" il giornalista Silvestro Montanaro, conduttore del programma RAI "C'era una volta", racconta di come l'industria farmaceutica "crea" le malattie. Il video inizia con una intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer.


https://www.youtube.com/watch?v=zOW_vWjZsr8

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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DOSSIER "IL VACCINO ANTI-COVID"
La scienza e la propaganda

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Fonte: Wikipedia, consultata il 15 dicembre 2020

2 - INTERVISTA A SILVANA DE MARI: UN POPOLO CHIUSO IN CASA IMPAZZISCE... ED E' QUELLO CHE VOGLIONO
La prima regola per aiutare un depresso è dirgli ''esci di casa'', mentre per creare un depresso devi dirgli ''stai chiuso in casa''
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-12-2020

Silvana De Mari è un personaggio ben noto. Scrittrice di grande successo, negli ultimi anni è diventata anche una importante testimone della fede attraverso i suoi articoli e il suo blog. Ma prima di tutto Silvana De Mari è un medico, chirurgo endoscopista, ed è anche una psicoterapeuta della scuola cognitivista. Di fronte alla crescente evidenza di un diffuso e dilagante disagio psichico causato dalle modalità di gestione dell'epidemia da Covid, la Bussola l'ha intervistata proprio in questa sua veste.
Dottoressa De Mari, sembra che ci sia una pandemia nascosta, e di cui non parla nessuno: una pandemia di disturbi psichici. Ce lo può confermare?
Purtroppo sì. L'essere umano è stato creato per vivere al sole, per vivere una vita dove ci sia stabilità, sia permesso il lavoro, dove lui possa essere padrone dei propri movimenti e, entro certi limiti, del proprio destino grazie ad alcune sicurezze immutabili: famiglia, religione, suola, lavoro, sanità.
Questo che cosa c'entra con i disturbi psichici?
Uno studio coreano dimostra che il virus si contagia all'interno, non all'esterno. Camminare all'aria aperta permette la formazione di vitamina D e di serotonina. Traduco in parole povere: chi non cammina all'aria aperta un numero sufficiente di ore, ha un crollo del sistema immunitario e un crollo della psiche. Se verificate il foglietto illustrativo della quasi totalità degli antidepressivi troverete indicato che il loro meccanismo d'azione consiste nell'aumentare il tasso di serotonina.
Quindi, uscire di casa è salutare?
La prima regola per un depresso è: alzati e cammina. La prima regola per creare un depresso è: stai chiuso in casa. Le endorfine si formano durante lo sforzo massimale, la corsa, oppure nella preghiera. Vietare o deridere la religione, con l'ometto politico che spiega l'orario della messa di Natale secondo la bizzarra teoria di un virus notturno, ma non serale oppure il minuscolo comico che spiega che Dio si può pregare anche in bagno, sono un'aggressione non solo alla religione, ma anche alla nostra storia. Nella corsa a chi ha fatto peggio però, ci sono le gerarchie cattoliche, le chiese sono state chiuse prima di bar.
Sta delineando un quadro piuttosto fosco...
Il secondo gravissimo danno infatti è l'insicurezza. Nei loro imperdibili libri i neuropsichiatri David Servain Schreber e Seligman riportano gli esiti di esperimenti analoghi fatti rispettivamente con cani e topi, consistenti in scariche elettriche imprevedibili. Nel suo libro anticancro e il dottor Servain Schreber riporta come nei topi di laboratorio sottoposti a scosse elettriche imprevedibili, cioè a un tipo di stress stranamente simile a quello a cui si sottopongono i DPCM di Conte, avessero un crollo del sistema immunitario, mediato evidentemente dai picchi di cortisolo, e di conseguenza su di loro il cancro ha attecchito con più  facilità.
Quindi?
I cani impazzivano: picchiavano la testa contro le sbarre delle gabbie, si mangiavano la coda. Nulla di tutto questo invece dove le scosse elettriche erano prevedibili. Dove si dà un senso a quello che sta succedendo, la nostra psiche è in grado di reagire perfettamente. Alla depressione da mancanza di sole e movimento e la imprevedibilità di divieti che distruggono ogni gesto della vita umana, si aggiungono poi problemi specifici: il proprio bar che fallisce, il proprio negozio di scarpe che, mentre è pieno della collezione primaverile, deve restare chiuso. Tutto questo su persone già in equilibrio.
E per chi è già in disequilibrio?
Una tragedia ancora maggiore sulle persone. Una persona affetta da schizofrenia riesce a compensarsi nel momento in cui è circondata da un ambiente stabile sereno. Discorso analogo per le persone affette da autismo. Per queste persone quello successo è stata una catastrofe.
Che cosa pensa della quarantena forzata dei bambini e degli adolescenti che sono ancora in DaD (didattica a distanza)?
La perdita della socialità e della scuola ha anche effetti cognitivi: i bambini hanno dimenticato le tabelline, altri addirittura come si scrive. I bambini vivono immersi in un mondo di morte con bollettini di morte. Qualcuno può veramente pensare che tutto questo non scatenerà nei bambini disturbi fobici che sarà difficilissimo curare? A questo si aggiungono i sensi di colpa. Una maestra ha sgridato un bambino che aveva prestato la gomma a un compagno dicendogli di essere responsabile dell'eventuale morte di un nonno. Una nazione che fa un'attenzione infinita perché non si possa creare nemmeno una vaga sfumatura di colpa in una donna che abortito, ha serenamente accusato i giovani di essere gli assassini dei propri genitori o dei propri nonni per aver fatto cose banalmente umane: andare a correre o entrare in un bar alla sera.
Da mesi milioni di persone vivono sotto una pressione psicologica pesantissima, bombardati da messaggi mediatici terrorizzanti. Che effetto può avere tutto questo sulla salute?
Si chiama PNEI, psico neuro endocrino immunologia la nuova branca della medicina che esplora i rapporti tra sistema immunologico, sistema endocrino, mente e cervello. La situazione creata dalla pandemia si può riassumere così dal punto di vista biochimico: cortisolo altissimo, adrenalina alta, serotonina bassissima, endorfine bassissime. Possiamo quindi renderci conto che avremo un aumento a picco di cancro, malattie vascolari e malattie degenerative. Tutto questo andrà ad aggiungersi all'impennata di morti dovuta alla sospensione dell'attività diagnostica e terapeutica.
Le autorità sanitarie e politiche non sembrano tenere conto di questi aspetti. Eppure, avere una popolazione di depressi e di ansiosi dovrebbe costituire una seria preoccupazione.
Dipende da cosa si deve ottenere. Se si vuole ottenere un popolo forte che difenda la sua vita, le sue tradizioni, i suoi figli e i suoi confini queste regole sono sbagliate. Se quello che si vuole ottenere è un popolo allo sbando, annegato in una denatalità sempre più grave, che non sia in grado di costruire un futuro, che quindi, schiacciato tra la paura del virus e la colpa di non essere riuscito a creare una società dove il virus non potesse circolare, permetta di essere "resettato", allora il comportamento è quello ideale. L'Italia è quella che ha fatto peggio, più morti e più vita, scuola, religione ed economia distrutte, ma è evidente che c'è una regia comune, quindi è il caso che noi volgiamo il nostro sguardo verso Davos, ridente cittadina della Svizzera tedesca dove una volta l'anno si riuniscono le 2000 persone più ricche nel mondo: il Foro monetario.
Che cosa c'entra l'economia?
Il Foro monetario ha dichiarato ufficialmente che la pandemia è una occasione per distruggere la società attuale, resettarla, e formarne una nuova, completamente digitalizzata.  Nel loro libro Covid 19 the Great Reset, spiegano come senza la pandemia non sarebbe stato possibile. Ci saranno milioni di disoccupati e centinaia di migliaia di piccole imprese che falliranno, ma poi, gloriosamente, il sole della quarta rivoluzione industriale illuminerà il mondo. Le malattie si fermano potenziando il sistema immunitario e curandole. Per il Covid 19 si è creato il folle progetto di bloccare la circolazione del virus. I vari colori giallo arancione rosso servono a creare speranza, a colpevolizzare la vittima. Tutta una parte del popolo italiano, quella che vive, sopravvive e paga le tasse mediante gli sport invernali è stata condannata a morte insieme a hotel e ristoratori. La situazione sanitaria non c'entra nulla, non è meno sotto controllo degli anni precedenti.
Come si può affrontare questa "psicodemia"? Con che mezzi?
Uno solo, con l'arma della verità. Ma non sarà facile. Rischiamo carcere, multe atroci e Tso. Ma abbiamo dalla nostra San Michele Arcangelo. Potremmo farcela.

Nota di BastaBugie
: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Lockdown, così siamo diventati polli di allevamento" parla della situazione in Italia. Stiamo assistendo a un crescendo di dispotismo che ci fa tutti consegnare la nostra libertà nelle mani dello Stato.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 dicembre 2020:
Ma cosa si aspettavano? Chiudono intere regioni per un mese, riaprono una finestra di dieci giorni per preparare le feste di Natale già annunciando una chiusura più dura, e poi si scandalizzano se appena aperta quella finestra la gente esce e va al ristorante o a fare shopping. E ora, dopo aver vomitato il loro disprezzo per il popolo, si apprestano a varare un lockdown ancora più duro per il periodo di Natale. E ovviamente a scaricare sui cittadini le responsabilità di una eventuale recrudescenza della pandemia da Covid-19.
Ancora peggio: hanno inventato un meccanismo perverso come il cashback, ovvero la possibilità di avere rimborsato un 10% delle spese effettuate nei negozi (non valgono quelle online); danno pochi giorni per gli acquisti e poi ti trattano come un delinquente se provi ad andare a fare le spese che loro stessi ti hanno spinto a fare. Così come accaduto per il bonus vacanze offerto in estate, salvo poi accusare della cosiddetta "seconda ondata" di ottobre quanti sono andati in vacanza.
A completare il quadro sta il fatto che oltretutto maggioranza di governo e opposizione sembrano andare a braccetto in questo teatrino dell'assurdo. Se differenze ci sono si tratta solo di «timide e modeste variazioni», come direbbe Giorgio Gaber.
Quindi si va avanti, a colpi di Dpcm: con anticipazioni contrastanti che durano giorni e poi, una volta firmati, ancora giorni di discussioni e altre anticipazioni su come verranno modificati. Una follia ormai diventata la nostra quotidianità, la cifra di un governo e di una classe politica contrassegnata dall'incompetenza e dall'incapacità. Davanti all'emergenza provocata dal Covid non hanno fatto nulla in questi dieci mesi per dare una risposta sanitaria, solo quanto e quando chiudere i cittadini in casa. E qualche regalino per far stare buone le persone: il bonus monopattini e biciclette, il bonus vacanze, qualche spicciolo per le partite Iva, ora il cashback. Tutto becchime per farci stare buoni in gabbia, per farci consegnare la nostra libertà allo Stato. E a chi obietta: negazionista, complottista, sia allontanato dalla società.
Qui non è in discussione la serietà della pandemia, ma il modo di affrontarla. C'è un modo che mentre risolve il problema rispetta la dignità della persona: si mette in sicurezza il personale medico e paramedico; si rafforzano le strutture sanitarie e la medicina territoriale; si studia il virus; si cercano e sperimentano le cure, che vanno valorizzate e messe a disposizione di tutti; si prendono tutte le precauzioni del caso, incluse misure restrittive (si isolano i focolai, si mettono in protezione le persone più vulnerabili, ecc.) ma limitate nel tempo e nello spazio, perché non si può bloccare una nazione intera a tempo indefinito per un virus che da febbraio a oggi ha interessato il 3% della popolazione (e di questo 3% la stragrande maggioranza è stata asintomatica).
E c'è invece un modo che - per incapacità o per ideologia - approfitta del Coronavirus per estendere il potere dello Stato e degradare i cittadini a sudditi, totalmente dipendenti dal potere centrale. È la strada scelta dall'Italia e quello a cui stiamo assistendo in questi giorni - se non è un caso grave di schizofrenia da TSO immediato - è proprio un esercizio di dispotismo: chiudi; apri; richiudi; apri appena un po'; non si viaggia; sì si viaggia solo per pochi km; solo sei persone in casa; no, forse anche dieci se siamo tutti consanguinei; e così via in un susseguirsi di ordini e contrordini da perderci la testa.
Ma pian piano, in questa confusione e continua attesa di nuovi provvedimenti, la resistenza si affievolisce e sempre più persone si accontentano del becchime lanciato dai padroni, quelle concessioni temporanee per andare a fare spesa o per fare una passeggiata, e magari qualche spicciolo da spendere.
Il risultato è che c'è tutto un paese prigioniero, con i semplici cittadini che si accusano l'un l'altro per il virus che avanza (colpa di chi è andato in vacanza, di chi è uscito per lo shopping, di chi vuole andare a messa, di chi ha abbassato la mascherina, di chi non sa rinunciare alla propria libertà) proprio come i polli di allevamento che si beccano tra loro non potendo uscire dalle gabbie. E il potere si rafforza, mentre noi aspettiamo ansiosi la prossima distribuzione di becchime.


DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-12-2020

3 - L'IDROSSICLOROCHINA SI PUO' USARE PER CURARE A CASA IL CORONAVIRUS
Svolta del Consiglio di Stato: nessuna ragione per non usare il Plaquenil, su cui c'è stato un divieto illogico del Ministero della Salute e dell'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco che regola l'uso dei farmaci in Italia)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-12-2020

«Non vi sono ragioni contrarie di salute pubblica che sconsiglino l'impiego generalizzato del farmaco idrossiclorochina. La lotta contro il virus deve essere condotta anzitutto sul piano della medicina territoriale e, quindi, con la somministrazione di una appropriata e sicura, precoce ed efficace, terapia domiciliare e solo in via di extrema ratio nell'ambito ospedaliero, non in grado di reggere da solo l'intera pressione della domanda sanitaria».
Le parole con cui il Consiglio di Stato riabilitano l'idrossiclorochina sono non solo un riconoscimento ai tanti medici che hanno continuato a somministrarla con successo nonostante la campagna mediatica e governativa contraria, ma sono anche un preciso indirizzo di come si deve - e si doveva - affrontare la pandemia: meno lockdown e meno ricoveri, più cure da casa, con i farmaci giusti e tra questi nulla vieta che ci possa essere anche il farmaco antimalarico contro il quale da maggio scorso si sono accaniti i due enti regolatori, Aifa e Ema, che hanno poi condizionato il Ministero della Salute.
Dall'ordinanza emessa ieri dalla camera di consiglio della III sezione del Consiglio di Stato non ci si poteva attendere responso migliore. Il giudice Franco Frattini ha accolto in pieno tutte le istanze dei 34 medici che avevano impugnato la delibera del 22 luglio con la quale Aifa proibiva l'utilizzo dell'HCQ off label, cioè fuori dalle indicazioni mediche prescritte dalla casa farmaceutica e ha così  sdoganato il suo utilizzo, a determinate condizioni, però: la prima è che venga somministrata nella fase precoce della malattia da Covid 19, entro i sei giorni dalla comparsa dei sintomi, proprio come da studi scientifici chiedono i medici, la seconda è che questo avvenga sotto la piena responsabilità del medico attraverso un consenso informato del paziente e comunque non a rimborso del Servizio Sanitario Nazionale. Quest'ultimo aspetto è stato enfatizzato dai giornali di ieri nel dare la notizia, ma è un problema secondario, visto anche il costo irrisorio del Plaquenil. Ma la decisione è storica e segna un punto a favore della cura medica.

VINCE LA MEDICINA, QUELLA VERA
Esulta l'avvocato Valentina Piraino che ha creduto nella battaglia dei medici e nell'affermazione del diritto alle cure e che alla Bussola dice: «Con l'ordinanza di oggi viene riconosciuto il giusto valore ai medici di medicina generale. Il Consiglio di Stato ha chiaramente affermato che non vi sono evidenze scientifiche tali da sospendere l'utilizzo di idrossiclorochina. Il comportamento di Aifa nega qualsiasi possibilità di sperimentare in concreto il farmaco proprio quando vi è urgente necessità di sperimentare nuove cure. Non si può togliere valore alla preziosa esperienza clinica dei mesi passati e addirittura negare, in assenza di altra valida alternativa domiciliare, una possibile cura in grado di esercitare anche un minimo beneficio».
Ma se la giustizia amministrativa ha fatto la sua parte, ora la partita è tutta politica perché i medici devono essere informati che la clorochina non è bandita ed è un farmaco utilissimo per contrastare il coronavirus. Ecco perché il legale fa un appello ai governatori regionali e al governo: «Alla luce di questo provvedimento vanno senza dubbio rivisti tutti i protocolli regionali e soprattutto le recenti linee guida approvate dal Ministero sulle terapie domiciliari. Lo Stato sociale di diritto non vieta ma richiede alla scienza medica di curare anziché astenersi dal curare i cittadini».
Ed è proprio sulla responsabilità di cura dei medici che si è incentrata l'ordinanza pubblicata ieri dagli ermellini di Palazzo Spada.
Nell'affermare che la cura contro il virus deve essere tempestiva e condotta in ambito domiciliare non hanno fatto altro che dare ascolto alla Medicina, che da tempo chiede maggiore autonomia di cura.

AIFA SCONFITTA
Se la prescrizione dell'idrossiclorochina è così consentita è anche perché le ragioni contrarie portate dall'Aifa non sono sufficienti per arrivare ad una bocciatura totale. I giudici amministrativi infatti hanno riconosciuto che le ricerche scientifiche randomizzate presentate da Aifa si riferiscono a «pazienti in fase già avanzata della malattia e comunque già ospedalizzati oppure sulla profilassi preventiva dell'infezione da Sras-CoV-2. Ma è pacifico e non è nemmeno qui in discussione che l'idrossiclorichina non svolga alcun effetto in una fase avanzata della malattia o una volta manifestatasi la cosiddetta tempesta citochinica, allorché si siano sviluppati i sintomi più gravi come la polmonite bilaterale, né svolga alcun ruolo in fase di profilassi, come hanno dimostrato pressoché tutti gli studi randomizzati controllati sin qui eseguiti».
Questo significa che, anche secondo la giustizia amministrativa, avevano ragione tutti quei dottori che chiedevano di mettere al centro gli studi sulle cure tempestive, quindi né troppo tardi né quando ancora la malattia non si è manifestata. E sono infatti gli studi effettuati dai dottori - alcuni di questi intervistati dalla Bussola - Paola Varese, Luigi Cavanna e Alessandro Capucci, che sono andati a costituire la corposa memoria difensiva degli appellanti, che ha evidentemente convinto l'ex Ministro degli Esteri e i suoi colleghi.
Il focus del CdS dunque è stato quello di «accertare se l'idrossiclorochina possa svolgere un efficace ruolo terapeutico in fase precoce di sintomatologia con una finestra di attività massima tra zero e sei giorni dall'esordio dei sintomi».
E la risposta è stata sì, anche se è stato chiarito che «non compete a questo Consiglio valutare e men che mai decretare l'efficacia terapeutica dell'idrossiclorochina nel contrasto al SARS-CoV-2 in una fase iniziale della malattia, ma ha rilevato che «la perdurante incertezza circa la sua efficacia terapeutica non è ragione sufficiente sul piano giuridico a giustificare l'irragionevole sospensione del suo utilizzo sul territorio nazionale da parte dei medici curanti».
La decisione dunque «deve essere rimessa all'autonomia decisionale e alla responsabilità del singolo medico».

CUORE E SUICIDI: LEGGENDE NERE
I giudici però hanno anche smentito alcune leggende nere sorte per demonizzare l'uso della clorochina che ne hanno stigmatizzato la sua diffusione in ambito medico domiciliare e ambulatoriale.
Come ad esempio il rischio cardiaco su certi pazienti: «Non sembra esservi dunque allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, alcuna attendibile correlazione tra la somministrazione a dosi non elevate e per breve tempo dell'HCQ ed eventi cardiaci mortali o altri eventi avversi di particolare gravità», dicono rimarcando, tra l'altro che la stessa AIFA ha riconosciuto nella sua scheda che eventuali ricadute che interessano l'apparato cardiovascolare sono «non gravi e del tutto tollerabili».
Smontato anche lo spauracchio con il quale certi giornali avevano provato a demolire la validità dell'antimalarico alla vigilia della sentenza, tirando in ballo presunti rischi di suicidio: «In ordine, poi, a presunti sintomi psichiatrici e, in particolare, al rischio di depressione con ideazione suicidiaria - hanno proseguito - non esistono evidenze certe di una correlazione tra modica somministrazione di HCQ a basso dosaggio e tendenze suicidiarie, facendo l'EMA riferimento a casi nei quali vi era stato un sovradosaggio del farmaco».
Nella cura da covid infatti non servono né sovradosaggi né dosaggi prolungati nel tempo dato che la durata media di una terapia è di pochi giorni, un nulla dunque per ipotizzare ricadute gravi, ma tantissimo per permettere all'organismo di autoregolarsi e combattere lui il virus, sconfiggendolo.

SGRAVARE GLI OSPEDALI
Vi è poi un passaggio importante di natura sanitaria che va messo in luce. I giudici ricordano che «l'elevata ospedalizzazione dei pazienti affetti da SARS-CoV-2 in una fase di riespansione della pandemia, come quella attuale, rischia di pregiudicare l'erogazione delle cure nei reparti di terapia intensiva e subintensiva proprio verso i pazienti più gravi o bisognosi». Per questo motivo viene denunciata dalla più alta magistratura amministrativa «l'irragionevolezza e l'illogicità del divieto imposto dall'Aifa all'utilizzo dell'idrossiclorochina nella misura in cui esso, da un lato, sacrifica a priori in modo non giustificato l'autonomia decisionale del medico e dall'altro limita il diritto alla salute di cui all'art. 32 Costituzione». Per farla breve: bisogna evitare di stressare gli ospedali, come invece si continua a fare per poi ricorrere alle politiche di lockdown. Così a rimetterci è stata la solidarietà nazionale dato che «si è sospeso l'utilizzo di una possibile alternativa terapeutica per il singolo paziente, ma anche nella sua dimensione solidaristica, quale interesse della collettività».
E al dovere della solidarietà, rappresentata dal fare di tutto per curare e curare al meglio, cioè prima che la situazione precipiti, ci si appella per intraprendere anche una terapia come quella a base di idrossiclorochina che a questo punto si «impone, vista la situazione epidemiologica tanto grave».

Nota di BastaBugie: nel seguente video ironico (durata: 4 minuti) dal titolo "La dittatura sanitaria" si immagina il discorso del Dvce per la promulgazione dei DPCM irrevocabili.


https://www.youtube.com/watch?v=SLxMfO0Xnd0

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-12-2020

4 - LE MARTIRI DI COMPIEGNE UCCISE DALL'ODIO GENERATO DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE
La commovente storia delle 16 monache barbaramente ghigliottinate a Parigi il 17 luglio 1794 dai rivoluzionari giacobini (FILM COMPLETO: I dialoghi delle carmelitane)
Autore: P. Antonio Maria Sicari - Fonte: Riflessi di Dio, I Santi del Carmelo EDIZIONI OCD

Le martiri di Compiègne sono sedici monache carmelitane uccise durante la Rivoluzione Francese. La famosa «Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo» fu promulgata il 26 agosto 1789; pochi mesi dopo giunse puntualmente la proibizione di emettere i voti religiosi (in nome della libertà individuale), e la soppressione degli Ordini religiosi, a cominciare da quelli contemplativi. Il teorema era semplice: non può essere libero chi si rinchiude in un convento e si vincola con dei voti; se qualcuno lo fa, è segno che è stato costretto. Compito della ragione (e della Nazione) è restituirgli la Libertà.
Fu allora che le priore di tre monasteri carmelitani, a nome di tutti gli altri, inviarono all'Assemblea Nazionale un «indirizzo» in cui si legge:
«Alla base dei nostri voti c'è la libertà più grande; nelle nostre case regna la più perfetta uguaglianza; noi qui non conosciamo né ricchi, né nobili. Nel mondo si ama dire che i monasteri rinchiudono vittime consumate lentamente dai rimorsi; ma noi confessiamo davanti a Dio che, se c'è sulla terra la felicità, noi siamo felici».
Quei rivoluzionari, a riguardo di voti e monasteri, avevano la ragione illuminata da ciò che avevan letto o sentito dire da letterati, teatranti, gazzettieri e filosofi: avevano cioè idee morbose e romantiche, simili a quelle che ancor oggi si trovano in certi romanzi d'appendice o in certe «telenovelas». Perciò la persecuzione cominciò con la cavalleresca e ridicola sollecitudine con cui uno stuolo di ufficiali municipali andarono a battere alle porte dei monasteri per offrirsi come paladini e liberatori.
Siamo in grado di descrivere esattamente ciò che accadde nel monastero di Compiègne, dove allora si trovavano 16 religiose professe. C'era anche una giovane novizia che all'ultimo momento era stata impedita dal prendere i voti, proprio da quel decreto che «non riconosceva più né voti religiosi né alcun altro arruolamento che sia contrario ai diritti naturali». Giunsero dunque gli ufficiali municipali, violarono la clausura e si insediarono nella grande sala capitolare: alle due porte furono messe quattro guardie. Altre guardie furono schierate, una alla porta di ogni cella, per impedire che le suore potessero comunicare tra loro, e soprattutto che avessero contatti con la Priora; anche le altre porte dei chiostri furono presidiate.

L'INTERROGATORIO
Ogni monaca venne dunque convocata singolarmente: a ognuna il presidente «annunciava (testualmente!) di essere apportatore di libertà, e la invitava a parlare senza timore e a dichiarare se voleva uscire di clausura e tornarsene in famiglia...». Un segretario intanto prendeva accuratamente nota delle risposte, la cui veridicità è perciò garantita dagli stessi «oppositori».
La priora, convocata per prima, dichiarò «di voler vivere e morire in quella santa casa».
Un'anziana disse «che era suora da cinquantasei anni e ne avrebbe desiderati ancora altrettanti per consacrarli tutti al Signore».
Una suora disse d'essersi fatta religiosa «di suo pieno gradimento e di propria volontà» e di essere «fermamente risoluta a conservare il proprio abito, anche a prezzo del proprio sangue».
Un'altra spiegò che «non c'era felicità così grande come quella di vivere da carmelitana» e che «il suo più ardente desiderio era di vivere e di morire tale».
Un'altra ancora insisté che «se avesse avuto mille vite tutte le avrebbe consacrate allo stato che aveva scelto, e che nulla poteva convincerla ad abbandonare la casa dove abitava e dove aveva trovato la sua felicità».
Un'altra aggiunse che «approfittava di quella occasione per rinnovare i suoi voti religiosi, e anzi ne approfittava anche per regalare ai magistrati una poesia che aveva appena finito di scrivere, sull'argomento della sua vocazione» (ma quelli, andandosene, lasciarono il foglio sul tavolo, con disprezzo).
E un'altra ancora precisò che «se avesse potuto raddoppiare i vincoli che la legavano a Dio, lo avrebbero fatto con tutte le forze e con immensa gioia».
La più giovane professa, infine - che aveva emesso i voti proprio in quell'anno - osservò che «una sposa ben nata resta col suo Sposo, e che perciò niente la poteva indurre ad abbandonare il suo Sposo divino, Nostro Signore Gesù Cristo».

IL LINGUAGGIO DEI MARTIRI
Le Monache di Compiègne condotte al patibolo cominciarono a essere martiri, quando - senza nemmeno rendersene conto - cominciarono a usare il linguaggio dei martiri: quello di chi - messo alla prova definitiva - afferma con tutto il suo cuore che «niente lo potrà mai separare da Cristo».
Non venne interrogata la novizia perché non aveva voti e quindi, prima o poi, doveva tornarsene a casa per forza. Anzi i parenti erano venuti per riprendersela, ma ella stessa disse loro che «niente e nessuno poteva separarla dalla comunione con la madre e con le sorelle di quel monastero». Se ne erano andati dichiarando «di non voler più sentir parlare di lei, e nemmeno ricevere sue lettere»: dando così paradossale conferma alla scelta della ragazza.
È giusto avvertire subito che solo impropriamente si parla delle «sedici carmelitane di Compiègne»: in realtà le monache uccise furono solo quattordici, le altre due vittime furono delle inservienti laiche, così affezionate che vollero condividere la sorte delle loro suore fino a condividere anche la stessa passione e la stessa gloria. Possiamo anche aggiungere con fierezza che in tutti i monasteri di Francia - che contavano allora circa millenovecento religiose - le defezioni furono soltanto cinque o sei.
Intanto l'Assemblea Nazionale continuava a dare dimostrazione traumatica di come la cosiddetta «ragione illuminata» non riuscisse a comprendere quel «fatto nuovo» (anche se vecchio di secoli, e appesantito) che è la Chiesa. Si negava ad ogni costo quella evidenza che le monache si intestardivano invece a testimoniare: che si è perfettamente liberi solo nella più stretta e devota consegna di sé; che una libertà amante non teme di legarsi e di dipendere; e che contro la libertà non sta l'appartenenza, ma la costrizione.
In nome di una «Uguaglianza» razionalisticamente intesa, si cominciò a volere ridisegnare la struttura stessa della Chiesa. Anzitutto si pensò di dare una «Costituzione civile» al clero: obbligare i preti a prestare un giuramento di fedeltà alla Nazione; demandare alle Assemblee dipartimentali le elezioni dei preti e dei vescovi; ridurre le diocesi a strutture amministrative; proibire i segni distintivi (ad es. l'abito religioso). Chi non accettava la serie delle disposizioni poteva essere condannato alla deportazione o alla morte come «refrattario»: refrattario a lasciarsi rendere uguale in un campo in cui Cristo aveva previsto qualche «diseguaglianza». Nemmeno il Papa doveva emergere da quella palude di egualitarismo: cristiani, preti e vescovi lo potevano al massimo genericamente venerare e informare, ma il legame con lui doveva restare comunque inincidente e superfluo. C'era poi da spingere il processo di «liberazione» fino a sciogliere la ragione da tutte le indebite pastoie, e fino a farla trionfare su tutti i «fanatismi»: dogmi, miracoli, credenze nell'al-di-là e simili. Poiché questa «libertà» e questa «uguaglianza» non potevano essere accettate da questi «uomini» (cioè: dai cristiani che volevano restar fedeli a Cristo e alla sua Chiesa), essi non potevano nemmeno essere considerati «fratelli»: e venne il Terrore. Nel solo mese di settembre 1792 si conteranno circa 1600 vittime in un massacro durato tre giorni.

IL CARMELO E IL MARTIRIO
Nel Carmelo l'idea del martirio non era un'idea strana e lontana: fa parte della spiritualità di quest'Ordine religioso il ricordo degli insegnamenti di Teresa d'Avila che fin da bambina aveva cercato il martirio per il desiderio di «vedere Dio» e di affrettare l'incontro con Lui, e aveva poi profetizzato: «In avvenire quest'Ordine fiorirà, e avrà molti martiri». «Quando si vuole servire Dio sul serio - ella insegnava - il minimo che gli si possa offrire è il sacrificio della vita». S. Giovani della Croce aveva udito un giorno un suo confratello dire che «con la grazia di Dio, sperava riuscire a sopportare pazientemente anche il martirio, se fosse stato proprio necessario», e gli aveva ribattuto con infinita meraviglia: «e lo dite con tanta tiepidezza, fra Martino? Dovreste dirlo con grandissimo desiderio!». E ancor più le carmelitane francesi non potevano dimenticare che Teresa d'Avila aveva riformato il Carmelo proprio perché «scossa dalle sventure che desolavano la terra e la Chiesa di Francia»: offrire a questo scopo la vita faceva quasi parte della loro vocazione più originaria.
Nella Pasqua del 1792 la Priora di Compiègne - lasciando ogni monaca libera di decidere - propose a chi lo voleva di offrirsi con lei «in olocausto, per placare la collera di Dio, e in modo che questa divina pace che il suo caro Figlio è venuto a portare nel mondo, sia restituita alla Chiesa e allo Stato». Le due più anziane all'inizio furono prese dall'angoscia: le terrorizzava il pensiero della lugubre ghigliottina; ma poi vollero offrirsi assieme a tutte le loro sorelle. Da allora la comunità rinnoverà l'atto di offerta, ogni giorno, durante la Santa Messa, legandosi sempre più coscientemente al Sacrificio di Cristo. Il 12 settembre ricevettero l'ordine di abbandonare il monastero, che venne requisito. Subaffittarono allora delle stanze, in uno stesso quartiere, in quattro case vicine, e si divisero in gruppetti: riuscendo a comunicare tra loro passando tra i giardini e i cortili interni. Non avevano più monastero, né clausura, né grate, né chiesa: periodicamente si riunivano nell'abitazione della Priora, per averne sostegno e guida, e per il resto cercavano come potevano di osservare la loro regola di preghiera, di silenzio e di lavoro, anche in quella situazione così inattesa e precaria. E l'intero quartiere sapeva e cercava di vivere più sommessamente, con più silenzio e sobrietà, quando si sapeva che le monache stavano pregando.
Intanto la Francia era precipitata nella guerra contro gli altri stati europei all'esterno e nella guerra civile all'interno, e nella più spietata crisi economica. Il Tribunale rivoluzionario varò la «Legge dei sospetti»: in giudizio non occorrevano più né prove, né difensori; il semplice sospetto bastava per venire condannati alla pena capitale. Al potere c'era ormai la più spietata ideologia giacobina che esigeva la scristianizzazione totale: abolizione del calendario cristiano, della settimana e della domenica; sostituzione di nomi e cognomi cristiani per uomini, strade, piazze, villaggi, città; chiusura e distruzione di chiese e di reliquie; sconsacrazione di tutti gli edifici di culto; introduzione di nuovi culti e nuove feste.
Di «fanatismo» vennero accusate le carmelitane che continuavano a vivere come se fossero in monastero: le abitazioni furono perquisite, le suore arrestate, i loro oggetti sacri profanati e infranti. Dapprima esse furono radunate in un vecchio convento tramutato in prigione, poi vennero inviate a Parigi con una denuncia che le accusava, tra l'altro, di «arrestare il progresso dello spirito pubblico ricevendo nelle loro case persone le quali venivano poi ammesse ad una aggregazione detta dello Scapolare...». Viaggiarono tutto il giorno e tutta la notte su una carretta scortata da due gendarmi, un maresciallo e nove dragoni: al pomeriggio del giorno dopo venivano gettate nella Conciergerie, il carcere della morte. Nello scendere dalla carretta, ognuna si aiutò come poteva; la più anziana, di settantanove anni, con le braccia legate e senza il suo bastone, non ci riusciva e venne perciò gettata di peso sul lastricato. La credettero morta, ma si rialzò sanguinante e con estrema fatica: «Non ve ne voglio, - disse. Vi ringrazio di non avermi uccisa. Avrei perduto la felicità del martirio che aspetto».
Il Tribunale teneva le sue sedute a ritmi serrati, anzi teneva due sedute contemporaneamente: una nella «sala dell'Uguaglianza», l'altra nella «sala della Libertà». E l'accusatore - il famigerato Fouquier-Tinville - passava disinvoltamente dall'una all'altra. Così riuscivano a giudicare dai cinquanta ai sessanta prigionieri al giorno. Le carmelitane giunsero il 13 luglio, domenica, giorno in cui il Tribunale comminò quaranta condanne a morte. Il 14 furono sospese le sedute, perché si celebrava l'anniversario della presa della Bastiglia. Il 15 vennero pronunciate trenta condanne a morte; il 16 ne vennero inflitte trentasei.

LE MONACHE DI COMPIÈGNE ACCOLTE IN CIELO DA MARIA
Era la festa della Madonna del Carmine, e le monache non vollero perdere la bella abitudine di comporre per l'occasione qualche nuovo canto. Riscrissero la Marsigliese: stessi versi, stesso ritmo, qualche espressione identica, ma tutto un altro canto di ribellione e di vittoria. Vi si diceva tra l'altro: «...Arrivato è il giorno della gloria / or che la spada sanguinante è già levata/ prepariamoci tutte alla vittoria. / Sotto le insegne di un Dio agonizzante/ avanzi ognuno come vincitore/ Corriamo tutti, voliamo alla gloria/ ché i nostri corpi sono del Signore». Erano versi poveri e imitati, ma con intuizioni piene di luce e di fierezza: «Se a Dio noi dobbiamo la vita/ per lui accettiamo la morte». Li scrissero con un pezzetto di carbone. Alla sera di quello stesso giorno le avvertirono che l'indomani sarebbero comparse davanti al tribunale rivoluzionario.
Non mancarono le accuse più incredibili. Ricordiamo tra le tante quella di «aver preteso esporre il Santo Sacramento sotto un baldacchino a forma di manto reale». Secondo il giudice anche questo era «indizio certo di affezione alla idea della sovranità reale, e perciò alla famiglia deposta (di Luigi XVI)». Ma le monache non volevano accuse confuse, o mescolate alla politica: volevano fosse chiaro che loro offrivano la vita a Cristo e per Cristo. E fecero in modo di dissipare ogni ambiguità. Ecco quel che accadde, secondo il racconto di un testimone:
Suor Enrichetta Pelras, avendo udito l'accusatore dar loro delle 'fanatiche' (parola che essa ben conosceva) finse di non conoscere quel termine e disse: «Vorreste voi, cittadino, spiegarci che cosa intendete significare col vocabolo 'fanatiche'?». Il giudice adirato rispose con un torrente di ingiurie contro di lei e le sue compagne. Ma la suora, per niente turbata, con dignità e fermezza soggiunse: «Cittadino, il vostro dovere è di soddisfare alla domanda di un condannato. Vi chiedo perciò di rispondere e di dichiarare che cosa voi intendete dire col vocabolo 'fanatico'». «Io intendo significare - disse allora Fouquier-Tinville - quella vostra affezione a credenze puerili; quelle vostre sciocche 'pratiche di religione'».
Suor Enrichetta lo ringraziò poi, rivolta alla madre Priora, esclamò: «Mia cara Madre e sorelle mie, voi avete udito l'accusatore dichiarare che tutto ciò accade per l'affetto che portiamo alla nostra santa religione. Noi tutte desideravamo questa confessione e l'abbiamo ottenuta. Siano rese grazie a Colui che ci ha preceduto sulla via del Calvario! Che felicità e che consolazione poter morire per il nostro Dio!».

LA PRIORA ACCOMPAGNA AL MARTIRIO CIASCUNA DELLE CONSORELLE
Erano le sei di sera di quello stesso giorno quando, con le mani legate dietro la schiena, salirono su due carrette per essere condotte verso la Barriera di Vincennes dove era innalzata la ghigliottina. Qualcuno dice che le suore fossero riuscite a riavere i loro bianchi mantelli; certo è che su quella carretta, sull'imbrunire, cantarono la loro Compieta, e poi il Miserere, il Te Deum, la Salve Regina. Di solito i convogli dovevano farsi largo tra due ali di folla ubriaca e vociante. Dicono i testimoni che quella carretta passò tra un silenzio di folla «di cui non si ha altro esempio durante la Rivoluzione». Dalla folla, un prete travestito da rivoluzionario, diede loro l'ultima assoluzione. Giunsero al patibolo, nella vecchia piazza del Trono, verso le otto di sera.
La Priora chiese e ottenne dal boia la grazia di morire per ultima, in modo da poter assistere e sostenere, come Madre, tutte le sue religiose, soprattutto le più giovani. Volevano morire assieme, anche spiritualmente, come se compissero un unico e ultimo «atto di comunità». Fu un gesto liturgico. La Priora chiese ancora al boia di voler attendere un po', e ottenne anche questo: intonò allora il Veni Creator Spiritus e lo cantarono interamente; poi tutte rinnovarono i loro voti. Al termine la Madre si mise di lato davanti al patibolo, tenendo nel cavo della mano una piccola statua di terracotta della Santa Vergine, che era riuscita a nascondere fino ad allora.
La prima fu la giovane novizia; si inginocchiò davanti alla Priora, le chiese la benedizione e il permesso di morire, baciò la statuina della Vergine e salì i gradini del patibolo «contenta - dissero i testimoni - come se andasse a una festa» e, mentre saliva intonò il salmo «Laudate Dominum omnes gentes», ripreso dalle altre che una alla volta la seguirono con la stessa pace e la stessa gioia, anche se bisognò aiutare a salire le più anziane. Ultima salì la Priora, dopo aver consegnata la statuetta a una persona che si trovava vicino (ed è stata conservata, ed è ancor oggi nel monastero di Compiègne).
«Il colpo della basculla, il rumore secco del taglio, il suono sordo della testa che cade... Non un grido, niente applausi o grida scomposte (come invece abitualmente accadeva). Anche i tamburi sono muti. Su questa piazza, ammorbata dall'odore del sangue fetido, corrotto dal calore estivo, un silenzio solenne scese su chi assisteva, e forse la preghiera della Carmelitane aveva già loro toccato il cuore» (E. Renault).
Si saprà poi che quel giorno, tra coloro che assistevano, più di una ragazza promise a Dio, nel suo cuore, di prendere il loro posto. «Noi siamo le vittime del secolo» aveva detto una di loro con umile fierezza: vittime di una «ragione illuminata» che senza la fede era divenuta sempre più oscura e feroce.
Queste sedici monache carmelitane furono beatificate il 27 maggio 1906 da San Pio X.
Papa Giovanni Paolo I, all'Angelus del 24 settembre 1978, ricordò l'esempio di queste Carmelitane e disse: «Restata per ultima, Madre Teresa di S. Agostino (la Priora) pronunciò queste ultime parole: "L'amore sarà sempre vittorioso; l'amore può tutto!". [...]. Chiediamo al Signore una nuova ondata d'amore per il prossimo sommerso in questo povero mondo».

Nota di BastaBugie: la storia delle martiri di Compiegne è narrata nel film del 1960 "I dialoghi delle carmelitane" che si può vedere integralmente nel seguente video di YouTube.
Per ulteriori informazioni sul film, clicca nel seguente link:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=2


https://www.youtube.com/watch?v=OhC1qZBdhvk

Fonte: Riflessi di Dio, I Santi del Carmelo EDIZIONI OCD

5 - LA STORIA VERA CHE HA ISPIRATO IL FILM ''L'ULTIMO SAMURAI'' CON TOM CRUISE
Il film del 2003 si basa su una storia vera, quella di un capitano ed istruttore d'artiglieria francese inviato in Giappone per insegnare innovative tattiche militari (VIDEO: La storia di Jules Brunet)
Fonte Film Garantiti

L'ultimo samurai è un film diretto da Edward Zwick uscito nel 2003, e mira a rendere onore alle tradizioni e ai valori dei samurai attraverso una vicenda storica. Ambientato nel Giappone del XIX secolo racconta la storia di un ex ufficiale americano alcolizzato (Tom Cruise), inviato per addestrare le truppe nipponiche dell'imperatore Meiji attraverso le tecniche militari moderne, contro i ribelli campeggiati dal comandante Katsumoto.
Il film si inserisce nel filone storico/epico, in cui gli avvenimenti realmente accaduti vengono distorti per enfatizzare l'emozione e l'entusiasmo del pubblico. Nel film infatti confluiscono le dinamiche della Guerra Boshin (1868-1869) e la ribellione civile di Satsuma del 1877.
Il personaggio di Tom Cruise è ispirato alla figura storica di Jules Brunet, nato a Belfort da una famiglia di retaggio militare e diplomato all'Ercole Polytencique a Parigi, che si avvia alla carriera militare entrando a far parte della scuola di artiglieria, dove si laurea. L'uomo partecipò all'intervento francese in Messico del 1862 ricevendo a fine missione la Legion D'Onore e divenendo capitano della cavalleria della guardia imperiale.
Nel 1866 Napoleone III inviò un gruppo militare in Giappone per promuovere la modernizzazione delle truppe dello Shogun. Tra questi vi era Jules Brunet capitano istruttore d'artiglieria, incaricato di insegnare ai samurai le più innovative tattiche militari e formarli all'uso delle armi tecnologicamente più avanzate.
Fino a quel momento il Giappone era stato chiuso al mondo occidentale e isolato nella sua cultura. In seguito al trattato di Kanagawa invece si permise alle navi occidentali di attraccare in due dei suoi porti, aprendo il mercato e il commercio all'Europa e all'America.
L'evento venne percepito come uno shock culturale ed un attentato al potere delle classi aristocratiche, dividendo la nazione in due fazioni: quella aperta alla modernizzazione e quella tradizionalista.
Nel 1868 le tensioni interne sfociarono nella guerra di Boshin, conosciuta anche come "la rivoluzione giapponese": da un lato l'imperatore Meiji di approccio modernista che supportava l'instaurazione del potere imperiale e dall'altro Tokugawa Shogunate che perseguiva l'idea di una dittatura militare composta da samurai d'élite.
La guerra durò quattro mesi e rappresentò una vittoria decisiva per le truppe imperiali, portando molti signori feudali giapponesi a cambiare fazione dallo Shogun all'imperatore, inducendo alla fuga Brunet e l'ammiraglio dello Shogunato Enomoto Takeaki verso nord, nella capitale Edo (Tokyo) sulla nave da guerra Fujisan.
Jules Brunet ignorò il richiamo in patria delle intere truppe francesi da parte di Napolone III, e proclamò la nascita della repubblica di Ezo, situata nell'isola di Hokkaidō, con Enamoto come presidente. Lo scontro decisivo avvenne nella Battaglia di Hakodate nel 1869, dove i 3.000 uomini ribelli di Enamoto vennero annientati dai 7.000 delle truppe imperiali. Nel film questa battaglia è resa con una scena finale di grande suggestione.
Il comandante J. Brunet in seguito, fu costretto a scappare dal Giappone poiché dichiarato ufficialmente un nemico pubblico e riuscì, attraversando il Vietnam, a rientrare in Francia. Qui invece di essere processato trovò uno scalpitante appoggio pubblico che inneggiava al suo coraggio, alla sua determinazione e alla lealtà dimostrata, che ricalcavano i valori dei Samurai più coraggiosi, riuscendo così ad essere reinserito nell'esercito e concludendo la sua carriera militare diventando Generale e Capo di Stato Maggiore del Ministro della Guerra francese nel 1898.
Nonostante le modifiche cinematografiche il film L'ultimo Samurai manifesta le sue radici in molteplici figure ed eventi storici, pur non essendo completamente fedele a nessuno di essi.
Resta chiaro che la vera storia di Jules Brunet è stata la principale ispirazione per il personaggio di Tom Cruise. Brunet infatti ha rischiato la sua carriera e la sua vita per mantenere il suo onore di soldato, rifiutando di abbandonare le truppe che aveva addestrato quando gli era stato ordinato di tornare in Francia.

Nota di BastaBugie: il seguente video (durata: 6 minuti) dal titolo "L'ultimo samurai - La vera storia" parla della storia di Jules Brunet di cui si parla nell'articolo.
Per approfondimenti sul film "L'ultimo samurai" e per vedere le clip commentate e il trailer del film, clicca nel link qui sotto:
http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=10


https://www.youtube.com/watch?v=ScvRyvefU00

Fonte: Film Garantiti

6 - LA BAMBINA PIU' VECCHIA DEL MONDO HA 27 ANNI
Non è un indovinello, bensì una triste realtà: Molly è nata nel 2020, ma era stata concepita nel 1992 (rimanendo in un congelatore per quasi trent'anni)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Corrispondenza Romana, 9 Dicembre 2020

È la bambina più vecchia del mondo. Ha 27 anni e non è una giovane donna, bensì una bambina, anzi una neonata. Non è un ozioso indovinello, bensì una realtà. Stiamo parlando di Molly, nata nell'ottobre del 2020, ma concepita nel 1992 e poi rimasta in un congelatore per quasi 30 anni. Un record.
Al National Embryo Donation Center, una organizzazione senza scopo di lucro che scongela gli embrioni abbandonati e li dona a coppie che poi decidono di "adottarli", si rivolgono Tina e Ben Gibson, coppia residente nel Tennessee (USA), i quali non riuscivano ad avere figli. Molly viene così scongelata e impiantata nell'utero di Tina.
Ma la vicenda, tra il bizzarro e l'horror, non finisce qui. Infatti la coppia statunitense già nel 2017 aveva fatto scongelare un embrione vecchio di 25 anni. E non un embrione qualsiasi, bensì la sorella gemella di Molly di nome Emma. Infatti una coppia anonima nel 1992 aveva lasciato nel congelatore ben quattro embrioni, di cui due sono venuti alla luce e gli altri, così pare, rimangono ancora in azoto liquido. I cortocircuiti in questa storia non si contano. Ad esempio Tina ha 29 anni: una madre adottiva più vecchia della figlia di un solo anno e mezzo. Quando nel 2017 nacque Emma, Tina dichiarò alla Cnn: «Vi rendete conto che io e questo embrione avremmo potuto essere le migliori amiche?». Infatti quando Emma fu concepita, al pari di Molly, la signora Tina aveva solo un anno e mezzo.
Ma i paradossi non finiscono qui. Molly è coetanea della sorella Emma, ma fisiologicamente sarà più giovane di 3 anni. Due gemelle di età (fisiologica) differente. Molly guardando la sorella potrà vedere come sarà lei stessa tra tre anni. Il senso di vertigine che potrebbe prendere il lettore è sintomo di essere portatore sano di buon senso.
Curioso poi il nome scelto: Molly che per assonanza ricorda Dolly, la prima pecora clonata. Un'analogia fonetica di cui, certamente, non si sono accorti i coniugi Gibson, ma che rimane comunque suggestiva e simbolica: la manipolazione procreativa sugli animali da tempo si è trasferita sull'uomo. La persona non si genera più, ma può essere anche prodotta. Se è un prodotto questo può rimanere stoccato per anni nei magazzini. Inoltre la coppia di gemelle che hanno i medesimi genitori biologici e la medesima gestante - ulteriore schizofrenia delle pratiche in provetta - verranno cresciute insieme. Ciò potrebbe essere un bene, ma questo particolare non dissipa una certa fastidiosa sensazione: Emma e Molly sembrano una coppia di comò che non possono venire venduti scompagnati.
La reificazione del nascituro voluta per soddisfare i desideri delle coppie viola le leggi di natura e non solo quelle che riguardano la procreazione, ma anche quelle che riguardano la genitorialità e i rapporti tra fratelli, addirittura infrangono alcune leggi che presiedono alle tempistiche che regolano la fertilità e alla distanza temporale tra l'età dei parenti. Infatti, relativamente al primo caso, tra il concepimento e la nascita non intercorrono più nove mesi circa, ma possono passare anche anni, decenni. Sul secondo aspetto, ci troviamo di fronte a "figli" quasi coetanei dei loro "genitori" (e, in futuro, più vecchi di costoro) e gemelli con "età" differente. I limiti temporali vengono travalicati, anzi stravolti. L'armonia che lega rapporto d'amore tra i coniugi, concepimento, gestazione, filiazione, genitorialità e rapporto tra fratelli viene frantumata, dissolta, frammentata in tutte le componenti di cui è composta e che dovrebbero essere tra loro unite. La vicenda della povera Molly è quindi amaramente paradigmatica del fenomeno della disintegrazione delle leggi di natura volute da Dio.

Fonte: Corrispondenza Romana, 9 Dicembre 2020

7 - TUTTO QUELLO CHE NON DOBBIAMO DIMENTICARE DELLE ELEZIONI AMERICANE 2020
Sondaggi truccati, Facebook e Twitter cancellano i post del Presidente Trump, tutti i media a favore di una sola parte, brogli nel voto postale, leggi elettorali cambiate ad elezioni in corso (VIDEO: Le ''colpe'' di Trump)
Autore: Francesco Agnoli - Fonte: La Voce del Trentino, 11 dicembre 2020

All'indomani delle elezioni americane, [...] si moltiplicano le accuse di brogli, con centinaia di testimonianze giurate; vengono fuori sempre nuove rivelazioni, volutamente nascoste dai media prima delle elezioni, sui probabili loschi traffici del figlio del candidato democratico, Hunter Biden; sono state pubblicate le conversazioni private del capo della CNN che rivelano l'intenzione del noto network di fornire un'informazione sempre faziosa e schierata pro Dem; si scopre ogni giorno di più il tentativo cinese di influenzare economia ed elezioni Usa anche attraverso spie; non piacciono a molti, neppure democratici, alcune nomine di Biden che fanno temere un ritorno degli Usa all'interventismo bellico pre Trump. [...]
Vediamo ora perché l'America è oggi dilaniata da una divisione inaudita, e perché moltissimi cittadini si sentono ancora una volta traditi dai media più forti e influenti.
Le elezioni americane di quest'anno rimarranno nella storia per la loro incredibile opacità. Vedremo quanto ciò potrà pesare sulla credibilità degli Usa nel mondo: si potrà ancora parlare di "esportazione della democrazia", da parte di un paese che appare così poco democratico? Forse sì, perché se la prima potenza al mondo vuole fare una guerra, può inventarsi qualsiasi giustificazione, come ha fatto per 30 anni, ma saranno sempre meno quelli che ci credono. Anche se i giornali scenderanno ancora una volta in campo, come nel passato, fantasticando di armi chimiche, antrace ecc...

PARTIAMO DA UNA BREVE ANALISI DEL COMPORTAMENTO DEI MEDIA
The media is the virus: questa scritta campeggiava in questi giorni su molti cartelli sventolati da elettori di Trump. È vero?
Sembra impossibile smentirlo. Vediamo perché. Anzitutto la prima anomalia: è possibile che in un paese elettoralmente diviso a metà, quasi il 100 per cento dei giornali e delle tv stia dalla stessa parte?
Che quasi tutta l'informazione americana sia politicamente schierata è così evidente che già nel 2016 Giovanna Botteri si chiese, dopo l'elezione di Trump, come fosse possibile che il popolo avesse scelto lui, nonostante il fuoco di fila compatto dei media.
Ma cosa ha fatto l'informazione più tifosa e parziale della storia?
Anzitutto ha predicato per mesi, prima del 3 novembre, che Biden aveva già vinto: sondaggi su sondaggi per sostenere che aveva almeno 10 punti percentuali più di Trump. "Ma avete sbagliato alla grande nel 2016, dando per certa la vittoria della Clinton, non è che errate ancora?", diceva qualcuno. Risposta: "Sì, ma abbiamo aggiustato i calcoli, siamo stati più prudenti che mai! Questa volta siamo certi!".
Risultato? I dieci punti non esistono neppure lontanamente, anche ipotizzando che tutto sia stato regolare. Allora dobbiamo dire che i media sono incapaci, ma ciononostante onesti?
"Vero, non abbiamo il polso del paese, non abbiamo mai capito nulla di quello che stava succedendo, ma la stupidità non è una colpa, è inconsapevole, senza dolo".
Difficile credere a tanta incapacità. C'è troppa corrispondenza tra il prima e il dopo. Mattina del 4 novembre, i dati indicano un notevole vantaggio di Trump, e i media continuano a ripetere che le cose cambieranno. Da incapaci a profeti?
Evidentemente no: si è già deciso chi deve vincere, ed infatti CNN, AP ecc. si affrettano ad assegnare la vittoria a Biden molto prima che essa sia acclarata. Danno proiezioni sicure anche laddove la partita si gioca sul filo del rasoio. Hanno evidentemente una fretta terribile che la loro profezia si avveri, almeno mediaticamente. Devono ri-annunciare ciò che hanno già annunciato per mesi, anche se è già chiaro che Trump è andato fortissimo (prenderà 10 milioni in più del 2016). Lo scenario è ancora confuso? No, no, tutto chiaro: vincerà Biden!

INTANTO IL FRONTE DI TRUMP APRE L'OFFENSIVA LEGALE
Nulla di nuovo, era già successo nel 2000 a parti invertite, con i democratici di Gore contro Bush. Ma sembra che in questo caso gli accertamenti della magistratura non abbiano nessun significato: i media si ritengono i certificatori del risultato e Facebook si affretta a sottoscrivere, sotto ogni post "trumpiano" o solo dubbioso, che Biden ha vinto e che "gli Usa hanno leggi, procedure e istituzioni che garantiscono l'integrità delle elezioni" e che "il voto per corrispondenza è storicamente affidabile negli Stati Uniti".
Un privato, schierato con Biden, in una piazza pubblica dove non dovrebbe esistere censura né partigianeria, garantisce dell'affidabilità delle elezioni appena avvenute: dovrebbe andare così? Trump sta violando le leggi e le procedure citate? No, il ricorso ai tribunali è legittimo, e allora perché il signor Facebook deve correre a certificare ciò che non è suo compito certificare? Ci sono i tribunali e le Corte Suprema: come mai questa ansia nei media pro Biden di dichiarare chiuso tutto prima del termine ultimo previsto per legge?
Il sospetto non può che sorgere, del tutto legittimo. Tanto più che il voto postale è sempre stato oggetto di critiche, anche quando era usato in proporzioni molto meno massicce; tanto più che nel 2018 fu la candidata democratica della Georgia, Staacey Abrams, ad accusare il suo avversario di brogli, contestando tra l'altro il voto elettronico, perché, come noto, alterabile...
Tanto più che qualcuno si chiede come mai Biden sia stato il presidente più votato (per posta) della storia, ben più di Obama, nonostante abbia fatto così tanta fatica a vincere le primarie del partito democratico, ed abbia sempre avuto così tanto successo con i media, ma così poco con le persone.
Guardiamo ai suoi comizi: sempre piuttosto deserti, a differenza di quelli del rivale. In un articolo di Repubblica del 30 ottobre 2020 si racconta dei meeting quasi contemporanei di Trump e Biden in Florida. Si dice che i sondaggi in quello stato danno i due avversari alla pari, con leggero vantaggio di Biden. Vincerà Trump. Si mostrano foto dei comizi: folla enorme per Trump, quattro gatti per Biden. Ma gli elettori di Biden, spiega il giornale, sono più bravi, stanno in macchina, con la mascherina, sono pochi pochi perché prudenti.
Sarà pur vero, ma come mia tanta prudenza nei fans di Biden anche quando il coronavirus non c'era? Biden ha sempre avuto pochissimo seguito, alle primarie democratiche di 33 anni fa come a quelle del 2020, dove ha vinto solo perché altri candidati si sono ritirati per non farlo perdere contro Sanders.

BIDEN È DIVENTATO UN BENIAMINO DEL POPOLO NEGLI ULTIMI MESI?
Prendiamo ancora Facebook: Trump ha quasi 35 milioni di persone che lo seguono; Biden 6 milioni e seicentomila. Una differenza abissale. Prendiamo Twitter, che censura Trump, ma non ha mai fatto lo stesso con un candidato democratico: Trump 88,8M follewer, Biden 20M follower. Non c'è partita neppure qui.
Quanto a seguito popolare, dunque, Trump stravince nelle piazze e sui social; perde invece di gran lunga sui media ufficiali e quanto a finanziamenti ricevuti (la gran parte dei miliardari americani, compresi Bezos e Gates, sono contro di lui).
Ma in democrazia dovrebbero prevalere i soldi e il "quarto potere" (che con i soldi ha più di un legame), o il popolo?
Senza ora soffermarci su mille altre perplessità, vediamo qualche ultima considerazione.
I media ripetono che Biden è il presidente eletto, pur essendo ancora da definire molti passaggi. E urlano contro Trump che non concede.
Perché non ricordano - pasticcioni nei sondaggi, faziosi ed anche smemorati !- alcune cosette, che sarà bene rammentare, seppur brevemente, in ordine cronologico: che i democratici nel 2016 hanno risposto alla sconfitta con manifestazioni violente di piazza, accusando i russi di aver truccato le elezioni e cercando in tutti i modi di delegittimare il presidente eletto per 4 anni, provando anche l'impeachment; che Hillary Clinton, accusata all'interno del suo partito di aver truccato le primarie del 2016, il 20 agosto invitò ufficialmente Biden a non riconoscere un'eventuale vittoria di Trump, contando proprio sull'inaffidabilità del voto postale; che la speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, 3 giorni prima delle elezioni, ha affermato categoricamente che "Biden sarà presidente qualsiasi sia il risultato finale".
Non è che si è investito così tanto nel voto postale, pur conoscendone i limiti e l'inaffidabilità, proprio per potersene servire a proprio vantaggio? Chiederselo non è da complottisti, non farlo proprio è da creduloni.

Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "La Corte Suprema respinge il Texas. Biden è presidente" spiega perché il Texas ha perso la causa in Corte Suprema. Non verrà ribaltato l'esito del voto di novembre. Quindi Biden è presidente
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 dicembre 2020:
Il Texas ha perso la causa in Corte Suprema: il massimo organo del potere giudiziario americano, con una breve ordinanza, ha decretato l'inammissibilità del ricorso presentato dallo Stato meridionale, contro sospette violazioni costituzionali degli Stati di Pennsylvania, Michigan, Wisconsin e Georgia. Quindi non verrà ribaltato l'esito del voto di novembre. Lunedì, 306 Grandi Elettori voteranno per Biden contro 232 per Trump. Joe Biden diverrà realmente il presidente eletto, non solo previsto e il 4 gennaio si attende la sua formalizzazione, con la certificazione del voto del Collegio Elettorale da parte del Congresso. E il 20 gennaio, si inaugurerà la sua amministrazione.
Come mai la Corte Suprema, che pure è a maggioranza conservatrice, ha respinto il ricorso del Texas? Quanti si aspettavano una Corte in cui i giudici supremi conservatori erano stati nominati da Trump (da ultima Amy Coney Barrett) per motivi squisitamente elettorali, oggi si devono ricredere. La realtà americana è molto diversa da quella italiana. Essere conservatore vuol dire, fra le altre cose, rispettare l'originario spirito della Costituzione. Quindi: essere autenticamente federalisti. Un giudice supremo conservatore, raramente interferirà con le decisioni interne di uno Stato. E questo è il caso, perché il Texas accusava i quattro Stati sospetti di aver violato la Costituzione cambiando le loro (interne) leggi elettorali all'ultimo momento, con provvedimenti amministrativi o sentenze giudiziarie, senza passare dai rappresentanti eletti dal loro popolo. Quindi si trattava, sì, di una questione costituzionale, ma interna agli Stati. La Corte Suprema non è entrata nel merito del sospetto di brogli, non ha affatto detto che i brogli non siano esistiti o che le accuse siano infondate.
La Corte Suprema ha risposto: "La mozione dello Stato del Texas che chiedeva il permesso di presentare un ricorso è negata per mancanza di legittimazione ai sensi dell'articolo III della Costituzione". Perché: "Il Texas non ha dimostrato un interesse percepibile dal punto di vista giudiziario sul modo in cui un altro Stato conduce le sue elezioni". La delusione, nel "Lone Star State", così come negli altri 17 Stati che lo avevano appoggiato, è molto forte. "E' una decisione infelice quella presa dalla Corte Suprema di non accettare questo caso e di sancire così la costituzionalità del mancato rispetto di leggi elettorali federali e statali da parte di questi quattro Stati", ha dichiarato subito il procuratore generale del Texas, Ken Paxton. Il quale ritiene che potrebbe essere un precedente pericoloso, una possibilità di uno Stato di non rispettare la Costituzione e farla franca.
Dura la reazione di Donald Trump, che ha twittato per tutto il giorno la sua ira contro la Corte Suprema e contro il suo stesso procuratore generale, William Barr, colpevole, quest'ultimo di non aver rivelato nulla, prima delle elezioni, delle indagini in corso su Hunter Biden, figlio del candidato democratico. Quanto all'ordinanza della Corte Suprema, Trump la definisce una "disgrazia legale". Sia Trump che la sua squadra di avvocati non molleranno. Rudolph Giuliani, benché ammalato di Covid-19, annuncia che la battaglia legale continuerà anche dopo il voto dei Grandi Elettori, almeno fino all'inaugurazione della nuova amministrazione. Ormai, comunque, appare chiaro a tutti, anche agli ultimi resistenti repubblicani rimasti, che la battaglia è perduta dopo questa sentenza. Si prepara, semmai, una dura opposizione.
Il Texas, come già aveva fatto nel 2012 (subito dopo la riconferma di Barack Obama), torna a minacciare la secessione. O almeno questo è ciò che dichiara il deputato repubblicano texano Kyle Biedermann, che promette di proporre una legge per indire un referendum per l'indipendenza. Ma una "Texit", come iniziano a chiamarla, non è legalmente possibile. Nel 1861, gli Stati del Sud che poi formarono la Confederazione, avevano il diritto costituzionale (o almeno così come lo interpretavano i secessionisti) di sciogliere l'Unione. Anche se poi sappiamo come andò a finire. Ma dal 1869, dopo la sentenza Texas vs. White, la giurisprudenza ha stabilito definitivamente l'incostituzionalità della secessione. Il secessionismo, benché sia legalmente e praticamente impossibile, è comunque parte di una grande disaffezione che riguarda 74 milioni di americani, distribuiti in tutti gli Stati, che hanno votato Trump, nella maggior parte dei casi non si sentono rappresentati dal futuro presidente Biden e in molti casi sono convinti (e hanno il diritto di esserlo) che queste non siano state elezioni regolari. Biden governerà comunque in una nazione divisa e non saranno certo le copertine del Time o il favore di tutti i media americani a ricucirla.


VIDEO: SILVANA DE MARI PARLA DELLE ELEZIONI AMERICANE 2020
Nel seguente video (durata: 8 minuti) dal titolo "Parliamo delle elezioni USA" Silvana De Mari parla delle conseguenze del voto per posta e delle ''colpe'' di Trump.


https://www.youtube.com/watch?v=x2Pw2_8qey8

Fonte: La Voce del Trentino, 11 dicembre 2020

8 - OMELIA IV DOMENICA AVVENTO - ANNO B (Lc 1,26-38)
Avvenga per me secondo la tua parola
Fonte Il settimanale di Padre Pio

La quarta domenica d'Avvento la possiamo definire come la "Domenica di Maria", in quanto il brano del Vangelo ci fa riflettere sul compito importantissimo svolto dalla Madonna nel mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Quest'anno ci viene presentato il brano dell'evangelista Luca riguardante l'Annunciazione, allorquando l'Angelo Gabriele portò il grande annuncio a Maria, rivelandole il progetto di Dio su di Lei.
San Bernardo, in una sua celebre opera, descrive molto bene questa scena, dicendo che tutto il creato pendeva dalla bocca di questa umile fanciulla: dal suo "sì" dipendevano le sorti di questo mondo, dipendeva la salvezza dell'umanità. Il Signore ha voluto legare il suo progetto d'amore al "sì" di una ragazza, facendoci comprendere che Egli ama servirsi della libera collaborazione delle sue creature. Dunque, il nostro grazie, oltre che a Dio, deve essere rivolto anche a Lei, all'umile Ancella del Signore, la quale, con la sua umiltà e docilità, contribuì alla nostra salvezza.
Il brano evangelico di oggi è molto ricco di spunti per la nostra riflessione. Prima di tutto, colpisce il saluto dell'Angelo: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). San Gabriele indica il nome proprio di Maria: Ella è la "Piena di Grazia", fin dal suo primo istante. Ella è l'Immacolata. Era già "Piena di Grazia", ma, con la discesa dello Spirito Santo e con il dono della Maternità divina Ella ricevette una pienezza ancora più grande.
L'angelo Gabriele disse a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,31). La Madonna credette alle parole dell'Angelo, ma, umilmente, domandò il modo in cui ciò si poteva realizzare: «Come avverrà questo, perché non conosco uomo?» (Lc 1,34). Da queste parole comprendiamo che la Madonna aveva il fermo proposito di rimanere vergine, e così pure san Giuseppe. Sarebbe stata infatti assurda questa risposta, se Maria e Giuseppe non avessero avuto l'intenzione di vivere verginalmente il loro matrimonio. Quando l'angelo Gabriele portò l'annuncio, Maria era già «promessa sposa» (Lc 1,27). Diversi Padri della Chiesa hanno visto, in questa risposta di Maria all'Angelo, il segno che Lei aveva fatto, fin dalla sua fanciullezza, un vero e proprio voto di verginità.
A questa domanda della Vergine Maria, l'Angelo risponde: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35). Queste parole ci fanno comprendere che Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria. Si tratta quindi di un concepimento miracoloso e verginale, al quale è seguito un parto anch'esso verginale, secondo la celebre profezia di Isaia: «La vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 7,14). La Verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto, è il segno luminoso – come si esprimono diversi Padri della Chiesa – della divinità di Gesù. Era necessario che il Dio fatto uomo nascesse in questo modo prodigioso.
Il dialogo tra Maria e l'arcangelo Gabriele si conclude con delle stupende parole uscite dalla bocca e soprattutto dal cuore di quella umile fanciulla: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). A queste parole la salvezza entrò nel mondo. L'obbedienza di Maria alle parole dell'Angelo sciolse il nodo provocato dalla disobbedienza di Eva, la quale diede ascolto all'angelo delle tenebre. Maria riscattò Eva e il Redentore del mondo salvò l'umanità peccatrice. Da una donna, Eva, venne la rovina; da un'altra donna, Maria, venne la salvezza. La prima fu ingannata dal serpente tentatore, disobbedì e fu causa della rovina; la seconda ascoltò le parole dell'Angelo buono, obbedì a Dio, e diede al mondo il Salvatore.
Con il "sì" della Vergine Maria ebbero compimento le profezie dell'Antico Testamento, in modo particolare, oltre a quella accennata prima, anche quella riportata nella prima lettura di oggi, ove il profeta Natan disse al re Davide che sarebbe sorto un suo discendente il cui regno durerà per sempre. Questo discendente di Davide, secondo la carne, è proprio Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria.
Con il "sì" della Vergine risuonò nel mondo il lieto annuncio della salvezza, e il Vangelo, «avvolto nel silenzio per secoli eterni – come afferma san Paolo nella seconda lettura – fu annunciato a tutte le genti» (Rm 16,25-26).
Sull'esempio della Vergine Maria, anche noi dobbiamo dire il nostro "sì" a Dio, dobbiamo dirlo con gioia e con perseveranza, ogni giorno della nostra vita. La Madonna aderì alla Volontà di Dio in ogni momento, anche sul Golgota, quando vide il suo Figlio morire per noi. Anche noi dobbiamo ripetere il nostro "sì", anche quando ciò comporta sacrificio. Così il Signore, per mezzo della nostra umile collaborazione, realizzerà delle meraviglie, a beneficio di tutta la Chiesa e del mondo intero.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

9 - OMELIA DELLA MESSA DI NATALE DEL GIORNO
Venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14)
Autore: Giacomo Biffi - Fonte: Un Natale vero?

"Venne ad abitare in mezzo a noi". Non è, credo, possibile - per descrivere un evento inaudito ed esporre un concetto sovrastante ogni umana comprensione e ogni attesa - trovare una frase più semplice e feriale di questa: è il linguaggio dei nostri traslochi e dei nostri trasferimenti.
Già nella sua forma espressiva evoca l'indole propria della realtà centrale del cosmo e della storia; cioè, la verità dell'Incarnazione. "Il Verbo si fece carne", ci ha detto l'evangelista: vale a dire, è la divina ricchezza che, per così dire, si immiserisce; è l'infinità che assume l'esiguità di un neonato; è l'onnipotenza che accetta di farsi bisognosa di tutto come la più piccola della creature. "Umiliò (quasi 'annientò') se stesso", ha detto sinteticamente san Paolo (cfr. Fil 2,8).
E' la realtà - sublime e dimessa al tempo stesso - dell'Unigenito del Padre che diventa uno di noi. E' il prodigio grandioso e povero del Natale, che una volta ancora quest'anno ritorna, sempre eloquente e sempre efficace, e con dolcezza si impone all'attenzione anche dei più superficiali e dei distratti.

DIO SI È FATTO NOSTRO PROSSIMO
Dio - che è il "lontanissimo" e il "diversissimo" da noi - si è fatto nostro "prossimo", nostro vicino di casa, nostro compagno di viaggio: un evento, questo, che l'uomo, con tutto il suo egocentrismo e la sua autoesaltazione, non poteva arrivare neppure a immaginare.
E' vero che gli uomini - nei momenti in cui si sentono oppressi dalla crudeltà delle circostanze, dalla tirannìa impietosa dei prepotenti, dalle molteplici forme del male - invocano come d'istinto la presenza risolutiva di colui che è il Creatore di ogni essere e il Giudice di ogni comportamento. "Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi!" (cfr. Is 63,19), leggiamo nelle profezie di Isaia. Ma era come il sospiro di un auspicio irreale e senza speranza.
Invece, ciò che sembrava un desiderio folle è stato questa notte esaudito. A Betlemme i cieli si sono sul serio "squarciati" e il "Figlio unigenito che è nel seno del Padre" (cfr. Gv 1,18) è davvero disceso.
E tutto è cambiato per la sventurata stirpe di Adamo: la nostra miseria più sostanziale è finita, perché "dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia su grazia" (cfr. Gv 1,16), come abbiamo ascoltato.
Perciò le genti cristiane non si stancano mai di celebrare con entusiasmo il Natale, moltiplicando anche nelle case e nelle strade le manifestazioni di festa e di splendore (pur se poi in molti sembrano colpiti da una curiosa amnesia e non ricordano più la causa e la ragione di tanto tripudio)

VENNE FRA LA SUA GENTE, MA I SUOI NON L'HANNO ACCOLTO
C'è però qualcosa che è ancora più strano e inspiegabile, cui allude discretamente anche il prologo del quarto vangelo con le parole: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11).
Dio si è fatto "nostro prossimo", ma poi càpita che a noi non piace troppo essere "prossimi" a lui. E' un "vicino di casa" che sembra infastidire. Si direbbe che alla sua compagnìa si preferisca essere soli e desolati lungo il cammino della vita.
Vedete, non sono molti a negare esplicitamente Dio perché, se è difficile dimostrarne l'esistenza, è ancora più difficile ipotizzare ragionevolmente che non ci sia nessuno all'origine delle cose. Ma sono molti che sembrano preferire la sua latitanza. Un Dio remoto, che non interferisca nei nostri affari, ci disturba meno: forse si pensa che così noi possiamo essere più autonomi, più "adulti", più padroni di noi stessi e del nostro destino.
Perfino i credenti talvolta sono un po' contagiati da questa mentalità, e magari tentano di giustificarla chiamandola "sana laicità"; ed è invece soltanto incomprensione della bellezza e della verità del Natale.
"Il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe" (Gv 1,16), ci ha detto malinconicamente l'evangelista.

DIO NON È UN INTRUSO
Sarà bene che ci convinciamo che Dio non è un intruso nella creazione che è originata da lui. A estrometterlo si rischia di estromettere con lui il significato stesso del nostro esistere.
In questo concreto ordine di cose che di fatto è stato realizzato, l'Emmanuele, il "Dio con noi", l'Unigenito del Padre nato a Betlemme secondo la natura umana, è il necessario fondamento di tutto: "in lui sono state create tutte le cose" - ci dice san Paolo - "e tutte sussistono in lui" (cfr. Col 1,16.17). Se lo si rimuove, si pongono le premesse perché tutto il nostro edificio rovini.
Non a caso il profeta nella prima lettura ci ha parlato delle "rovine di Gerusalemme", come figura dello sfacelo dell'umanità intera.
L'immagine di una costruzione rovinata dall'estromissione di Dio e del suo Cristo si affaccia alla mente di chi contempla con occhi disincantati la società in cui viviamo: una società che non insegna più a distinguere adeguatamente il bene dal male e perciò non riesce più a educare i suoi figli, che esalta più la "notizia" della "verità", che è comprensiva con i prepotenti ed è impietosa con chi non sa gridare e difendersi. E l'elenco delle "macerie" della città terrena potrebbe ancora allungarsi.
Ma il profeta ha parlato di "rovine" non per avvilirci e deprimerci, ma per risuscitare la nostra fiducia nell'amore sapiente di Dio, che è più potente dei nostri egoismi e delle nostre stoltezze ed è capace di risanare e ricostruire: "Prorompete in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme" (Is 52, 9).
Il Natale è appunto la festa della speranza cristiana, che non è il fatuo ottimismo di chi non si rende conto del malessere e dei guai che affliggono il nostro tempo, ma è la certezza che a Betlemme è nato - e, dopo la sua crocifissione e la sua gloria, continua a essere il Signore della storia - colui che ci ha detto: "Avrete tribolazione, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo!" (cfr. Gv 16,32).

Fonte: Un Natale vero?

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