BastaBugie n°697 del 30 dicembre 2020

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1 IL ''SACRO'' VACCINO: UNA COLOSSALE OPERAZIONE PROPAGANDISTICA
Il vaccino viene presentato come ''luce e speranza'', ma in realtà è un salto nel vuoto che non ci salverà
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 AL VIA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI FRANCESCO II DI BORBONE, ULTIMO RE DELLE DUE SICILIE
Tutta la sua vita fu un inno alla fede cattolica applicata al proprio dovere di Stato (VIDEO: Al sud di Povia)
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Radio Roma Libera
3 LA SQUALLIDA CERIMONIA DELLA CONSEGNA DEI BIMBI NATI DA UTERO IN AFFITTO BLOCCATI IN UCRAINA DAL CORONAVIRUS
Lo straziante epilogo della storia dei neonati che a causa del lockdown attendevano di essere ritirati da chi li aveva ordinati e pagati in internet (VIDEO: i bambini prodotti in Ucraina)
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
4 STORIA DEL CELEBERRIMO ''TU SCENDI DALLE STELLE'', SENZA IL QUALE IL NATALE NON E' NATALE
Il più famoso canto natalizio fu scritto in napoletano nel 1754 dal vescovo sant'Alfonso Maria de' Liguori con il titolo ''Quanno nascette Ninno'' (VIDEO: Tu scendi dalle stelle e Quanno nascette Ninno)
Autore: Antonio Tarallo - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 IL NATALE SI FESTEGGIA ANCHE IN PARADISO?
La liturgia terrestre è legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare, (invece la liturgia celeste non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
6 DOPO 10 ANNI E' EVIDENTE... LE PRIMAVERE ARABE FURONO (E SONO) UN INCUBO
Un grazie particolare al premio Nobel per la pace Obama: centinaia di migliaia di morti, guerre civili, terrorismo islamico, paesi divisi, caos e disperazione
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
7 E BREXIT FU: IL REGNO UNITO ESCE TRIONFALMENTE DALL'UE
Il Regno Unito ha ottenuto tutte le condizioni che chiedeva all'Unione Europea realizzando la promessa fatta agli elettori nel 2016 (e potrà darsi le sue regole e senza dipendere dal giudizio della Corte Europea)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 OMELIA II DOM. DI NATALE - ANNO B - (Gv 1,1-18)
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Sito del Vaticano
9 OMELIA EPIFANIA DEL SIGNORE - ANNO B (Mt 2,1-12)
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL ''SACRO'' VACCINO: UNA COLOSSALE OPERAZIONE PROPAGANDISTICA
Il vaccino viene presentato come ''luce e speranza'', ma in realtà è un salto nel vuoto che non ci salverà
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-12-2020

Il 27 dicembre 2020 passerà alla storia come il V Day- Ovvero il Vaccination Day: il giorno in cui in tutta Europa venne scatenata contro il Covid la controffensiva del vaccino. Una sorta di Sbarco in Normandia. E' stato annunciato in termini così enfatici e retorici dalla Presidente tedesca della Commissione Europea: "Il Vaccination Day è un toccante momento di unità. La vaccinazione è la via d'uscita duratura dalla pandemia", ha scritto la Von Der Leyen in una nota pubblicata su Twitter.
Tecnicamente, le dosi del vaccino Pfizer/Biontech sono già state tutte consegnate ai Paesi della Ue, e giusto all'indomani può avere inizio la campagna di vaccinazione, in simultanea in tutti gli Stati membri per dare un segno di coesione e sottolineare la svolta, come ha precisato il capo dell'esecutivo europeo, sottolineando che da oggi si inizia a voltare pagina. "La vaccinazione ci riporterà gradualmente alla normalità", ha concluso ricordando di continuare a rispettare le norme igieniche di sicurezza finché l'obiettivo della campagna di vaccinazione non sarà raggiunto. Il V Day è dunque un evento anzitutto di grande valore simbolico, funzionale ad una colossale operazione propagandistica. Sappiamo bene che la propaganda, la strategia comunicativa, è uno dei cardini del Great Reset.

UNA CAMPAGNA MEDIATICA PER RIMUOVERE OGNI DUBBIO SUI VACCINI ANTI COVID
Con il V Day non iniziano solo le procedure di vaccinazione, ma soprattutto inizia una campagna mediatica il cui scopo è rimuovere ogni dubbio sui vaccini anti Covid, convincere l'opinione pubblica della loro efficacia, sicurezza, e persino la loro doverosità morale e civile. Con il V Day si giunge alla conclusione di un lungo, capillare lavoro fatto dai media e dai social, per conto dei singoli governi e ora dalla stessa UE, per dare una precisa e univoca lettura dell'epidemia, che in sintesi può essere riassunta come segue:
Siamo di fronte ad un microrganismo di inusitata letalità. «Nei confronti della malattia causata da questo microrganismo non c'è alcuna cura. Solo un vaccino ci può salvare»
Per mesi queste sono state le parole d'ordine inculcate nella popolazione, con una forza e una determinazione che hanno sovrastato le voci libere di scienziati e di operatori della salute che erano in grado  di dimostrare che le cose non stavano così: che la letalità del virus non era quella con cui si cercava di terrorizzare le persone, e che la malattia era curabile con tutta una serie di farmaci, tutti invariabilmente negati. Così alla fine siamo arrivati al terzo punto, la soluzione finale.
A breve l'ente regolatorio europeo darà il proprio benestare ai vaccini di altre case farmaceutiche. Tutti hanno passato l'esame. Un successo incredibile, unico nella centenaria storia delle vaccinazioni. Tutti funzionano benissimo, e sono sicuri.
La storia della Medicina mostra molti esempi di gravi eventi avversi da vaccini immessi sul mercato in periodi di enormi pressioni e aspettative. Ci sono stati vaccini antipolio contaminati nel 1955, casi di sindrome di Guillain-Barré nei destinatari di vaccini antinfluenzali nel 1976 e narcolessia legata a una marca di vaccino antinfluenzale nel 2009.

I VACCINI COVID-19 SALVERANNO VITE?
L'efficacia e la sicurezza dei vaccini immessi sul mercato saranno le parole che verranno ripetute per convincere i cittadini europei a sottoporsi alle vaccinazioni. Eppure persistono seri dubbi sull'uno e sull'altro di questi fondamentali criteri. Su un numero recente dell'autorevole British Medical Journal (BMJ 2020 371) intitolato Will covid-19 vaccines save lives? Current trials aren't designed to tell us ("I vaccini covid-19 salveranno vite? Le prove attuali non sono progettate per dircelo") ci rivela che nessuno degli studi di Fase III è stato impostato per provare l'efficacia dei vaccini sulla riduzione di esiti gravi come ricoveri ospedalieri, uso di cure intensive o decessi. Né i vaccini vengono studiati per determinare se possono interrompere la trasmissione del virus.
"L'individuazione di eventi avversi rari gravi richiederà lo studio di decine di migliaia di pazienti, ma questo requisito non sarà soddisfatto dall'adozione precoce di un prodotto che non ha completato la sua valutazione di prova completa", hanno dichiarato i ricercatori della Harvard Drug Policy Jerry Avorn e Aaron Kesselheim.
Gli studi sul vaccino Covid-19 sono attualmente progettati per classificare i risultati finali di efficacia una volta che 150-160 partecipanti allo studio sviluppano il covid-19 sintomatico e la maggior parte degli studi ha specificato almeno un'analisi ad interim che consente di terminare gli studi con ancora meno dati accumulati. Non disponiamo dunque di elementi sufficienti per valutare i benefici e i danni dei vaccini. Servirebbe ancora molto tempo e molti studi. Ma ormai la macchina vaccinale è lanciatissima, a tutta velocità. Il vaccino anti Covid, d'altra parte, non è più un farmaco. È molto di più: è "luce e speranza", e con questa aura di discutibile pseudo sacralità va incontro alla sua realizzazione.
Il V Day, anziché essere un Vaccination Day, rischia di essere un Vacuum Day, il giorno del salto nel vuoto.

Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Paolo Gulisano, nell'articolo seguente dal titolo "Lo scontro tra le due medicine" spiega l'emergere di due tipi di medicina. Una dalla parte dei pazienti e una di Stato dalla parte di chi detiene il potere e lo può dispensare ai propri leali collaboratori.
Ecco la parte conclusiva dell'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 dicembre 2020:
In riferimento allo spettacolo che il mondo medico sta offrendo di sé: che tipo di Scienza è la Medicina? È davvero così tutto relativo, opinabile, e alla fine ha ragione chi ha in mano le leve del potere, compresa quella della comunicazione?
L'epidemia in realtà sta facendo emergere due diversi tipi di Medicina, contrapposti e forse addirittura inconciliabili tra loro.
Da una parte c'è una Medicina - o meglio: dei medici - interpreti di una lunga tradizione di arte medica - l'arte del prendersi cura - che ha inizio con Ippocrate, Medici che si dedicano alla cura dei malati, e che di conseguenza cercano realisticamente, di fronte ad una situazione di emergenza, di diffusa sofferenza, di intervenire con tutte le proprie capacità, con tutte le proprie conoscenze, con tutte le evidenze scientifiche note, per curare e per guarire i malati. Sono nate così le varie che la Bussola ha portato a conoscenza dei lettori: i singolo medici, le equipe, i gruppi, che hanno messo in comune esperienze di cure efficaci. Una Medicina ippocratica, personalista, umanistica.
Dall'altra parte c'è una Medicina burocratica, spersonalizzata, collettivistica. La Medicina dei protocolli. Intesi non come linee guida utili alla pratica diagnostica e terapeutica, ma come rigidi e inamovibili paletti normativi, indifferenti alle nei confronti di  nuove scoperte, di nuove evidenze scientifiche. Indifferenti al fatto che si possa guarire e salvare tante persone: ciò che conta è la letteratura, le pubblicazioni, gli studi a doppio cieco, lavori scientifici che magari richiedono anni, mentre la gente muore qui ed ora, ed in attesa di validazioni da parte dei consessi autorevoli, non riceve altro che antipiretici sintomatici in attesa che la malattia evolva verso forme gravi, spesso fatali.
La prima Medicina è quella che ha messo in campo tutta la propria determinazione a curare le persone, la seconda è quella che ha sentenziato che non c'è cura: ci può essere solo la prevenzione basata sull'isolamento, sulla reclusione domiciliare, e quindi la prevenzione (non la cura) basata sui vaccini, vaccini da accogliere con fede cieca, senza discussioni, senza richiedere letteratura e pubblicazioni e studi accurati. Una Medicina di Stato, che non ammette discussioni, che pretende obbedienza cieca, pronta e assoluta. Da una parte una Medicina di umili e generosi professionisti, i cui nomi sono sconosciuti al grande pubblico: dall'altra parte una Medicina dei nuovi divi televisivi, dei ricercatori da salotto, dei maestri delle boutades.
Una Medicina dalla parte dei pazienti, e una Medicina dalla parte di chi detiene il potere, e lo può dispensare ai propri leali  collaboratori.
Voi a chi affidereste la vostra salute?


DOSSIER "CORONAVIRUS"

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-12-2020

2 - AL VIA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI FRANCESCO II DI BORBONE, ULTIMO RE DELLE DUE SICILIE
Tutta la sua vita fu un inno alla fede cattolica applicata al proprio dovere di Stato (VIDEO: Al sud di Povia)
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Radio Roma Libera, 16 Dicembre 2020

Il cardinale Crescenzo Sepe, due giorni prima di venire accolta la sua rinuncia per raggiunti limiti di età alla sede episcopale della diocesi di Napoli, il 10 dicembre di quest'anno, festa della Madonna di Loreto, ha pubblicamente fatto riferimento alla prossima apertura della causa di beatificazione e canonizzazione di Francesco II di Borbone, ultimo Re delle Due Sicilie, nato nel 1836 e morto nel 1894, figlio della beata Maria Cristina di Savoia (1812 - 1836) e di Ferdinando Carlo Maria di Borbone (1810 - 1859), salito al trono il 22 maggio 1859 e deposto il 13 febbraio 1861 con l'annessione del Sud al Regno d'Italia, nato dal movimento politico e culturale liberal-massonico.
Maria Cristina di Savoia, beatifica il 25 gennaio 2014, si spense quindici giorni dopo la sua nascita e da lei Francesco ereditò molto del temperamento e dello spirito cattolico. Sia il padre che la sua seconda moglie, la Regina Maria Teresa d'Asburgo (1816-1867), gli impartirono, con l'ausilio dei padri Gesuiti, un'educazione fortemente religiosa, ma non priva di cultura generale, anche se non ebbe mai quella militare di cui era ricco Ferdinando.
Francesco divenne re a 23 anni e si trovò ad affrontare l'ostilità della seconda moglie di Ferdinando II, che cercò in tutti i modi di favorire il proprio figlio, Luigi conte di Trani (1838 - 1886) a svantaggio di Francesco, ponendo ostacoli su ostacoli, rendendogli più che mai difficile l'esercizio del potere. Si architettò addirittura una congiura per sostituire Francesco con il conte, ma le supposte prove raccolte dal generale e politico Carlo Filangieri (1784 - 1867), vennero gettate nelle fiamme del camino dallo stesso Francesco II, che pronunciò le parole: «È la moglie di mio padre».

IMPORTANTI RIFORME
Nonostante le problematiche interne familiari, Francesco II di Borbone riuscì, in un anno e mezzo appena, a gestire con efficacia il governo del regno, realizzando anche diverse importanti riforme: concesse più autonomie ai comuni, emanò amnistie, nominò commissioni aventi lo scopo di migliorare le condizioni dei carcerati nei luoghi di detenzione, dimezzò l'imposta sul macinato, ridusse le tasse doganali, fece aprire le borse di cambio a Reggio Calabria e a Chieti. Emanò ordini per l'acquisto di grano all'estero per rivenderlo sottocosto alla popolazione e per donarlo alle persone più indigenti in un tempo in cui i suoi territori erano stati colpiti dalla carestia. Inoltre, il sovrano mise nella sua agenda di governo l'obiettivo di far ripartire i progetti di ampliamento della rete ferroviaria: con decreto del 28 aprile 1860 prescrisse l'ampliamento della rete con la linea Napoli-Foggia e Foggia-Capo d'Otranto; in seguito ordinò le linee Basilicata-Reggio Calabria e un'altra per gli Abruzzi, e già aveva in animo di avviare la linea Palermo-Messina-Catania.
Il 1° marzo 1860 prescrisse a tutti i fondi la servitù degli acquedotti, favorendo la bonifica organizzata dei campi e la loro corretta irrigazione, offrendo quindi grandi vantaggi alla salute pubblica, minata dagli impaludamenti, che arrecavano tifo e malaria. Nel 1862, già esule a Roma, inviò ancora una grossa somma ai napoletani, rimaste vittime di una forte eruzione del Vesuvio.
In politica estera, aderì alle posizioni conservatrici dell'Austria. Nel 1859 approvò con proprio atto la ricostituzione dell'Ordine Militare di Santa Brigida, di cui era molto devoto: le costituzioni furono accolte in Capua dal cardinale Giuseppe Cosenza (1788 - 1863).

IL MATRIMONIO CON MARIA SOFIA DI BAVIERA
Francesco si unì in matrimonio alla diciasettenne Maria Sofia di Baviera (1841 - 1925), figlia del duca Massimiliano (1808 - 1888), nonché sorella di Elisabetta (1837 - 1898), la celebre «Sissi» (più correttamente «Sisi»), insieme ebbero un'unica figlia, Maria Cristina Pia, nata il 24 dicembre 1869 e spirata il 28 marzo 1870.
«Piuttosto che stare qui, amerei morire negli Abruzzi in mezzo a quei bravi combattenti», disse Maria Sofia riferendosi all'epica difesa dell'ultima roccaforte del regno del Sud, il forte di Civitella del Tronto, in Abruzzo. Fu regina delle Due Sicilie fino alla capitolazione di Gaeta del 13 febbraio 1861, dove la corte si era rifugiata il 6 settembre 1860 per tentare un'ultima resistenza alle truppe piemontesi. La sovrana incoraggiò i soldati borbonici, distribuendo loro medaglie con coccarde colorate da lei stessa confezionate e prese a visitare i feriti negli ospedali di guerra. Quando, poi, a Gaeta la situazione peggiorò sempre più a causa della scarsità di cibo, del freddo e della diffusa epidemia di tifo, il marito la invitò a lasciare la roccaforte, ma la Regina fu irremovibile e rimase al suo posto.
Dopo la caduta del Regno, i reali furono ospitati a Roma da papa Pio IX (1792 - 1878), prima al Quirinale poi a Palazzo Farnese, fino al 1870. In questi anni, essi tentarono dapprima di fomentare la resistenza filoborbonica che stava prendendo piede nell'ex-Regno, tuttavia, ogni sforzo di insorgenza era soffocato e per evitare spargimento di altro sangue, di altro odio e di altro dolore, Francesco II e la moglie si ritirarono dalla scena pubblica. La fedeltà e l'affezione di migliaia e migliaia di persone, militari e non, dimostrata dapprima con il sacrificio della propria vita per difendere il Re, sono proseguite anno dopo anno, decennio dopo decennio, con una perdurante e inesausta memoria, che prosegue tuttora, [...] alle rievocazioni storiche, alla devozione popolare per un sovrano morto in concetto di santità.

I FURTI DI GARIBALDI
Privati dei loro beni personali, sequestrati senza alcun diritto né giustificazione da Garibaldi, non solo i beni immobili, ma anche quelli mobili, la coppia reale, talvolta braccata e assediata dai liberali, si spostò da un luogo all'altro, trovando poi sistemazione duratura a Parigi, e talvolta in Baviera nelle tenute della famiglia di Maria Sofia, dove dimorarono modestamente, con grande dignità e onore. Durante un viaggio compiuto nel 1894, Francesco II, che aveva vissuto sempre con la coscienza al cospetto di Dio, praticando una costante vita di pietà, fatta di preghiera e di accostamento ai Sacramenti, si spense a 58 anni il 27 dicembre di quell'anno, carico di amarezze e di ingiustizie subite, ad Arco, in provincia di Trento.
Tutta la sua esistenza fu un inno alla fede applicata al proprio dovere di Stato, ed egli, essendo stato chiamato a regnare, in tempi tragici, si sentì pienamente investito di tale grave responsabilità. Considerò sempre la fede garanzia di ordine, di forza e di unità in un'Italia ricchissima di tradizioni con le sue diverse popolazioni.
Una trentina d'anni dopo l'invasione piemontese del Regno, l'ultimo Sovrano delle Due Sicilie guarda, in questo suo elaborato, senza acrimonia, ma con grande e chiara visione ai risultati disastrosi dell'unificazione dell'Italia e all'operato del Governo italiano, formulando quella che appare oggi come una profezia: «Che non si illudano i Governi; la Religione è elemento di ordine e di forza; senza religione non v'ha progresso civile. I più vasti Imperi caddero allorché persero ogni credenza! L'impero dei Santi sopravvenne e la mollezza e la depravazione si diffusero. Corrompete i costumi e imperate fu la filosofia di quei tempi. Corrompete e imperate, pare fosse la filosofia del nostro progresso: le conseguenze potrebbero essere le stesse».
Con l'annuncio dell'apertura di una prossima causa di beatificazione e canonizzazione di Francesco II Borbone, la Chiesa darebbe giustizia storica ad una figura che è stata troppo vilipesa dalla parte avversa e nemica, un Re che andrebbe ad aggiungersi alla grande schiera di sovrani che hanno contribuito davvero al bene comune in Europa, nel nome della Santissima Trinità, con un impegno personale ad una vita austera e umile di fronte a Dio e agli uomini, dando conto in prima persona dei valori veri e autentici, discendenti dalla legge naturale e divina, testimoniando così che cosa significhi essere persone timorate di Dio e proprio per questo illuminate nella ragione e pronte ad amare il prossimo come se stessi.

Nota di BastaBugie: per vedere il video dal titolo "Unità e risorgimento: le ferite e la speranza" (durata: 30 minuti) con tutta la verità sull'Unità d'Italia e sul Risorgimento, clicca qui!
Nel seguente video si può ascoltare la canzone di  Povia "Al Sud" (durata: 4 minuti e mezzo) che narra la storia della fine del Regno delle Due Sicilie, ad opera di Garibaldi, parlando anche del sovrano Francesco II e di sua moglie Maria Sofia di Baviera.


https://www.youtube.com/watch?v=q-yL7oF8xyU

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Radio Roma Libera, 16 Dicembre 2020

3 - LA SQUALLIDA CERIMONIA DELLA CONSEGNA DEI BIMBI NATI DA UTERO IN AFFITTO BLOCCATI IN UCRAINA DAL CORONAVIRUS
Lo straziante epilogo della storia dei neonati che a causa del lockdown attendevano di essere ritirati da chi li aveva ordinati e pagati in internet (VIDEO: i bambini prodotti in Ucraina)
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 4 luglio 2020

Il tenore che cantava l'inno argentino e spagnolo, le coppie in piedi con la mano sul cuore, le telecamere, i flash, i palloncini. Poi, una ad una, le infermiere avevano sfilato con i bebè in braccio tra gli applausi, consegnandoli ai rispettivi genitori-committenti. I piccoli, immobili, gli occhi ancora chiusi, lasciati nelle braccia di perfetti sconosciuti in mascherina, venivano baciati sulle guance, fotografati, infilati nei selfie, mentre gli adulti coi loro preziosi fagotti in mano, qualcuno accanto a figli più grandicelli, rispondevano alle domande dei giornalisti. Così all'hotel Venezia di Kiev, andava in onda il sequel del video diffuso a maggio dalla Biotexcom. Una vera e propria cerimonia di "consegna figli" come coppe, medaglie e onorificenze al merito.
Per Andreo Díez era arrivato finalmente il "lieto fine": a inizio giugno insieme al marito Ferdinando Montero e ad altre otto coppie argentine aveva ottenuto il nullaosta dal governo per volare a Kiev e recuperare i bambini commissionati alle madri surrogate al soldo della clinica ucraina Biotexcom. E come nei film, alcuni di quei 46 neonati (ora sono 125) esposti in cullette trasparenti che risplendevano alla luce dei lampadari della sala da ricevimento dell'hotel Venezia, avrebbero incontrato i genitori-committenti provenienti da Argentina e Spagna e impossibilitati a ritirarli alla nascita a causa del lockdown.
Neonati come Ignacio, che, nel video diffuso dalla Biotexcom, Díez ha abbracciato e baciato tra gli scatti dei fotografi invitati alla cerimonia mediatica. Poco importa come fossero venuti al mondo, l'importante era sottolineare con la forza di nuove immagini la tenacia dei genitori-intenzionali argentini, che grazie all'aiuto di un dirigente d'azienda, Ricardo Fernández Núñez, che aveva procurato loro un aereo, avevano raggiunto Kiev, aderendo a tutte le norme igienico-sanitarie, erano restati in quarantena per dieci giorni e solo dopo essere risultati negativi a Covid-19 avevano potuto precipitarsi all'hotel Venezia. Racconta il Buenos Aires Times, che guardando Ignacio negli occhi Díez ha sentito una "connessione istantanea, un amore mai provato prima: d'incanto i nove anni passati a cercare di avere un figlio e il terrore di Covid-19 erano scomparsi, "ora possiamo fare piani per il futuro. È una cosa magica".

RITIRARE L'ORDINE IN UCRAINA
A metà giugno 31 coppie avevano già ritirato il loro bambino, altre 88 erano attese da Cina, Stati Uniti, Argentina, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania, Bulgaria, Romania, Austria, Messico e Portogallo in Ucraina. Dove il coronavirus ha inceppato un meccanismo collaudato: statistiche ufficiali non esistono ma gli esperti assicurano che fino a tremila genitori stranieri lasciano ogni anno il paese con un figlio nuovo di zecca in braccio. Un mercato dei figli che come tutte le forme di business e commercio ha i suoi problemi di regole, abusi, corruzione. Quello che le immagini e la magia di uno sguardo intercettato dalle telecamere e ben confezionato sul canale Youtube della Biotexcom non racconta, lo ha però raccontato il Guardian.
Non si dice che l'hotel Venezia alla periferia di Kiev, è protetto da mura esterne e filo spinato. Che in un paese a corto di liquidità, dove il salario medio è salito dai circa 100 euro al mese del 2014 ai 330 attuali, le donne più povere, specie delle aree rurali, fanno la fila per portare avanti una gravidanza per altri e intascarsi in nove mesi circa tre anni di stipendio: undicimila euro circa di un pacchetto di maternità surrogata che non costa meno di 27 mila euro. Sempre che si riesca ad ottenere la cifra pattuita: Liudmyla, che vive a Vinnytsia, sta ancora aspettando il saldo per la gravidanza di una bambina consegnata a una coppia tedesca a febbraio. Lavora per una clinica concorrente della Biotexcom, ha ricevuto il trasferimento di embrioni a Kiev e, come da ordini dei committenti, ha partorito in Polonia - dove la surrogazione di maternità è vietata - perché la piccola fosse registrata lì. Ha acconsentito a portare avanti due gravidanze per conto terzi per potersi permettere un appartamento per sé e i suoi tre figli, la prima trascorsa in terapia intensiva: ma la pubblicità incessante di cliniche e agenzie che anche oggi promettono soldi facili sui mezzi pubblici, sui giornali e nei social network l'aveva convinta a rimettersi in gioco. Ora ha ricevuto solo metà del suo compenso.

TETIANA, QUATTRO EMBRIONI, UN ORDINE SOLO
Tetiana Shulzhynska cerca invece di dissuadere le donne come Liudmyla: da anni monitora e scrive ai gruppi di promozione della surrogata raccontando alle donne che il sogno dorato dell'utero in affitto diventerà in fretta un incubo per chi ci crede, "Proteggono solo i figli dei committenti, di noi a loro non importa nulla". Tetiana vive a Chernihiv, nel 2013 aveva un disperato bisogno di soldi per sé, per i suoi due bambini e per ripianare i debiti con la banca: la Biotexcom le aveva dovuto pagare perfino il biglietto per Kiev. Qui si era messa "al lavoro" come portatrice di una coppia italiana scontrandosi immediatamente con quello che le telecamere non dicono e non diranno mai: in seguito ai trasferimenti, quattro embrioni avevano iniziato a vivere nel ventre di Tetiana. La coppia però uno ne aveva ordinato e uno ne avrebbe portato a casa: la clinica asportò chirurgicamente gli embrioni in eccesso.
Nel maggio del 2014 Tetiana diede quindi alla luce una bambina in cambio di novemila euro. Sette mesi dopo tornò in ospedale con fortissimi dolori addominali: cancro alla cervice uterina fu la diagnosi. La donna ci mise un anno per poter raccogliere fondi per affrontare un intervento chirurgico e salvarsi la vita. Troppo tardi, il cancro era già diffuso: i medici, le hanno spiegato oggi, dovranno amputarle una gamba. Secondo la donna, che nel 2015 ha denunciato per danni alla salute la Biotexcom, cancro e trattamenti per la surrogazione sono collegati. Non ha prove, ma non è l'unica ad essersi rivolta alla giustizia facendo partire indagini contro la clinica: altre tre madri surrogate hanno subito isterectomie subito dopo il parto.

SCAMBI DI EMBRIONI E FIGLI RIPUDIATI
Non sono le uniche indagini aperte: nel 2016 Biotexcom viene accusata di traffico di esseri umani. È una coppia italiana a rivolgersi al tribunale quando scopre che i bambini portati a casa dall'Ucraina non sono geneticamente imparentati con loro. I piccoli, nati nel 2011, sono stati messi in adozione. In almeno altri tre casi i genitori intenzionali hanno ripudiato i bambini commissionati scoprendo che avevano problemi di salute. Bridget, "figlia" di una coppia di americani, è nata nel 2016 e ora vive in un orfanotrofio a Zaporizia, nell'Ucraina orientale. La clinica ha bollato "assurdità" accuse come quelle di Tetiana, scaricando la colpa sugli ospedali e affermando che in caso di rimozione dell'utero si sono sempre prodigati in risarcimenti. E che se ci sono stati "scambi di embrioni" nel 2011, questo era dovuto all'inesperienza delle clinica che allora aveva solo un anno di vita, "non penso che siamo stati solo noi a fare errori qui. Se qualcuno inizia a controllare il dna ci saranno molti scandali", ha detto Albert Tochilovsky, attuale patron di Biotexcom.
A lamentarsi di venire "trattate come oggetti di proprietà" sono le stesse surrogate: l'ong Strenght of mothers racconta di donne obbligate per contratto a impianti di embrioni continui per un anno intero prima di riuscire a restare incinte, gli avvocati de La Strada Ucraina dicono di ricevere un centinaio di telefonate all'anno da madri devastate dalla vendita dei bambini portati in grembo o dagli ormoni assunti a quintali per migliorare le possibilità di restare incinta. Qualcuna ha anche tentato la fuga, provando a nascondersi con il figlio partorito per non separarsene. Qualcun'altra ha adottato il piccolo rifiutato da committenti all'ultimo momento perché "difettoso".
Di tutte queste cose non si parla, il giro d'affari è una manna per il paese. Ci pensi chi invoca maggiori tutele e un quadro giuridico per regolarizzare la pratica: nessuna legge che trasformi il diritto in un grottesco strumento di abuso da parte di chi ha il portafoglio pieno potrà edulcorare le distorsioni di un mercato costruito sulla barbarie dell'utero in affitto, il desiderio del committente, il bisogno della surrogata, il figlio da consegnare come una medaglia al merito nella sala da ricevimento di un hotel protetto da filo spinato. Pensino a chi non finirà su Youtube o in un post di Instagram parlando di "magia e amore", pensino a Tetiana con la sua gamba amputata e alla piccola Bridget, partorita da una donna proveniente dalle zone devastate dalla guerra vicine a Donetsk, piena di disabilità e abbandonata dai committenti americani. È davvero questo il prezzo da pagare per fingere di rendere accettabile una pratica fondata sullo squallore del contratto di maternità surrogata?

Nota di BastaBugie: ecco il video (durata: 2 minuti) dal titolo "Ucraina, i bambini che aspettano i loro genitori" di un servizio televisivo di maggio 2020 che parlava della straziante storia dei 46 neonati che durante il lockdown attendevano di essere ritirati da chi li aveva ordinati e pagati in internet. Dopo il video si può leggere l'articolo di Costanza Miriano che lo commentava cliccando sul link.


https://www.youtube.com/watch?v=SJCAkBJtA18

IL TERRIFICANTE VIDEO DEI BIMBI NATI DA UTERO IN AFFITTO BLOCCATI IN UCRAINA DAL CORONAVIRUS
La straziante storia dei 46 neonati piangenti che attendono di essere ritirati da chi li ha ordinati e pagati in internet
di Costanza Miriano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6125

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Tempi, 4 luglio 2020

4 - STORIA DEL CELEBERRIMO ''TU SCENDI DALLE STELLE'', SENZA IL QUALE IL NATALE NON E' NATALE
Il più famoso canto natalizio fu scritto in napoletano nel 1754 dal vescovo sant'Alfonso Maria de' Liguori con il titolo ''Quanno nascette Ninno'' (VIDEO: Tu scendi dalle stelle e Quanno nascette Ninno)
Autore: Antonio Tarallo - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-12-2020

"Tu scendi dalle stelle" rappresenta uno dei più famosi brani natalizi. È un canto che commuove e muove l'animo alla grotta di Gesù Bambino. Con la sua melodia così dolce e ricca di tenerezza, sembra catapultarci in uno di quei tanti tradizionali presepi che vengono realizzati nelle famiglie dei fedeli. Quella sua tipologia di nenia sembra accarezzare il Bambino. E, con Lui, anche noi siamo cullati fra i cieli stellati di cartapesta del presepe.
La canzone ha origini antiche. Infatti, il testo che tutti conosciamo deriva da un motivo scritto nel dicembre 1754, dal titolo "Quanno nascette Ninno" (chiamato anche con il nome "Pastorale"), il cui autore era stato addirittura sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787). Fu scritto in lingua napoletana. E fu una grande novità per l'epoca: il primo testo di un canto religioso, scritto in lingua partenopea. Quando fu pubblicato nel 1816, il canto venne chiamato "Per la nascita di Gesù". Pare che "Quanno nascette Ninno" fu elaborata quando sant'Alfonso, ridotto allo stremo delle forze, sollecitato dai superiori trascorse un periodo di riposo nel convento di Santa Maria de' Monti a Scala, vicino Ravello.

COME NACQUE ''TU SCENDI DALLE STELLE''
Nel corso di una delle sue missioni, nel 1754, sant'Alfonso stava predicando a Nola, in provincia di Napoli. Era ospite di un sacerdote del luogo, don Michele Zamparelli. Il santo, proprio in quel luogo, volle comporre un nuovo inno natalizio, poche ore prima della Santa Messa di Natale. Erano loro due, in una stanza, e praticamente il nuovo canto, "Pastorale", fu scritto in presenza dello stesso don Zamparelli che fu il primo, in assoluto, ad ascoltare la poesia-canzone. Il sacerdote, emozionato dall'evento, chiese subito al santo di poterla copiare. Il santo però si oppose, volendola prima farla stampare.
Poco dopo, il santo scese per celebrare la Messa di Natale, lasciando i fogli del componimento in vista. Don Michele li copiò e nascose i preziosi foglietti nelle sue tasche. Aveva raggiunto l'ambizioso traguardo. Ora poteva andare a concelebrare. E fu in questo momento che accadde un episodio assai divertente. Sant'Alfonso era proprio nel momento di cantare quel canto che aveva composto poco prima, quando gli mancarono le parole. Ma si sa, i santi conoscono tutto e, allora, mandò un chierichetto a chiedere a don Zamparelli "quei fogli che stavano nel suo taschino". La chiesa fu "riempita", finalmente, dalle note del nuovo canto sacro. Era nata quella che noi oggi cantiamo come "Tu scendi dalle stelle".

MA COME È COMPOSTA QUESTA FAMOSA MELODIA?
Il testo del canto è costituito da strofe di sette versi ciascuna, eccetto alcune, irregolari. La lingua usata, lo stile, la scelta delle parole davvero lasciano incantato qualsiasi ascoltatore. Quasi subito, le prime strofe ci fanno entrare nell'atmosfera:
"Quanno nascette Ninno a Bettlemme / Era nott'e pareva miezo juorno. / Maje le Stelle - lustre e belle Se vedetteno accossí: / E a cchiù lucente / Jett'a chiammà li Magge all'Uriente. / De pressa se scetajeno l'aucielle / Cantanno de na forma tutta nova: / Pe 'nsí agrille - co li strille, /  E zombanno a ccà e a llà; / È nato, è nato, / Decevano, lo Dio, che nc'à criato".
Proviamo a tradurre questo napoletano così antico in un moderno italiano per avere meglio il quadro della scena: "Quando nacque il Bambino a Betlemme / Era notte eppure sembrava mezzogiorno. / Le stelle così belle e lucenti non si videro mai così: / E la più lucente/ andò a chiamare i Re Magi dell'Oriente. / Velocemente si svegliarono gli uccelli / cantando in nuova forma: / così anche i grilli, con le stelle, / e saltellano qui e lì; / È nato, è nato, / così dicevano, il Dio che ci ha creato".
È la natura che parla e che partecipa a tutta la bellezza della nascita di un bambino, anzi del Bambino. Tutti partecipano a questa Natività, con stupore e meraviglia. È la stessa che dovremmo avere noi, ogni 24 dicembre, alla Vigilia di Natale. Come? Semplicemente ritornando bambini. "Tu scendi dalle stelle" è teologia, in poesia e musica.

Nota di BastaBugie: nei seguenti video Luciano Pavarotti canta in italiano Tu scendi dalle stelle e Massimo Ranieri la versione originale in napoletano di Quanno nascette Ninno.


https://www.youtube.com/watch?v=HzU9vVK51-Y


https://www.youtube.com/watch?v=IkWsOTSJ2ZM

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24-12-2020

5 - IL NATALE SI FESTEGGIA ANCHE IN PARADISO?
La liturgia terrestre è legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare, (invece la liturgia celeste non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 25 dicembre 2020

Quando si pensa al paradiso, tra i tanti interrogativi ci si chiede anche se le anime beate festeggino le nostre stesse feste: il Natale, la Pasqua, ecc... Alcune volte si sente dire: quel brav'uomo è morto ed è andato a festeggiare il Natale in Paradiso... Che pensare a riguardo? Sono ingenuità? O c'è qualcosa di vero?
Prima di tutto dobbiamo dire che il Paradiso cristiano non né una semplice prosecuzione di ciò che si vive su questa terra (questa concezione è degli islamici), né tanto meno qualcosa di totalmente separato e diverso rispetto a ciò che si vive su questa terra, come se fosse un azzeramento totale del vissuto terreno (questa concezione è tipica della religiosità orientale). No, il paradiso cristiano è da concepire come qualcosa che oltre la vita terrena, ma non totalmente distaccata da essa.
Detto questo, vediamo come si deve porre teologicamente la questione.
Nel paradiso il "tempo" (non a caso lo virgolettiamo perché se ne deve parlare solo in senso analogico), va inteso come una realtà non scandita dal movimento degli astri (come sulla Terra), ma unicamente dall'illuminazione di Dio.
La liturgia terrestre è ovviamente legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare.
La liturgia celeste invece non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio. Più semplicemente possiamo dire che per le anime beate (che sono faccia a faccia con Dio) è sempre Natale, Pasqua, ecc... ma esse (le anime), proprio nella luce di Dio, colgono l'unione con il tempo della vita terrena e quindi la successione dell'anno liturgico terrestre, che segue, appunto, il movimento dei corpi celesti.
Insomma, i beati sanno bene che in quel momento nella vita terrena si sta celebrando il Natale o qualche altra festa. Si tratta di una conseguenza della beatitudine essenziale, precisamente dell'oggetto secondario di tale beatitudine (l'oggetto primario è Dio stesso).
Molti teologi affermano che i beati in Dio vedono tutte le cose. San Tommaso nella Summa (2, q. 10, a. 2) scrive che ciascun beato vede tutto ciò che lo riguarda. Giuseppe Casali nella sua Somma di Teologia Dogmatica scrive testualmente: "[Ogni] persona pubblica o privata vedrà tutte quelle cose che lo riguardavano in quello stato: quindi un Papa, un Capo di Stato, un capo di famiglia conosceranno in particolare tutte quelle persone o cose che erano loro affidate. Perciò i Beati in cielo vedranno i parenti, gli amici ancora in terra, li aiuteranno con la loro intercessione e ascolteranno le loro preghiere".
Ora, tutti questi elementi ci fanno capire quanto il Paradiso cristiano non vada poi concepito "lontano" dal sentire comune.
Lo ripetiamo: qui non si tratta di concepire il Paradiso in maniera banale, così come fanno i musulmani. Per l'Islam la gioia del beato è ciò che Dio dona; e Dio donerebbe i piaceri di questa terra portati all'estremo. Per il Cristianesimo, invece, la gioia del beato non è tanto ciò che Dio dona, ma soprattutto Dio stesso. E questo già basta per capire la differenza. Ciò però non toglie che il Paradiso cristiano non sia un annullamento, bensì una sublimazione di ciò che l'uomo sperimenta già nella sua vita terrena.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 25 dicembre 2020

6 - DOPO 10 ANNI E' EVIDENTE... LE PRIMAVERE ARABE FURONO (E SONO) UN INCUBO
Un grazie particolare al premio Nobel per la pace Obama: centinaia di migliaia di morti, guerre civili, terrorismo islamico, paesi divisi, caos e disperazione
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 17 dicembre 2020

Il 17 dicembre di dieci anni fa il rivenditore ambulante di frutta Mohamed Bouazizi si diede fuoco nella città tunisina di Sidi Bouzid per inscenare un'ultima estrema protesta contro i continui soprusi subiti per mano della polizia del regime di Zine el Abidine Ben Ali. Il suo gesto scatenò un movimento inaspettato di rivolta contro la dittatura che deflagrò l'anno successivo in tutto il mondo arabo. Iniziò così il movimento conosciuto come Primavera araba, che convogliò l'entusiasmo e il desiderio di cambiamento di migliaia di giovani nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Grazie anche al sostegno interessato dell'Occidente, in particolare degli Stati Uniti del premio Nobel per la pace Barack Obama, le piazze di Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen e Bahrein furono invase da manifestazioni variopinte, attraversate da richieste legittime e prese di posizioni coraggiose. Ma il sogno di quei giovani, per motivi che variano da paese a paese, si trasformò rapidamente in incubo e a dieci anni di distanza di quell'esperienza rimangono soprattutto le macerie: centinaia di migliaia di morti, guerre civili e per procura, terrorismo islamico, paesi divisi, dissolti o distrutti, caos e disperazione che hanno fatto la fortuna di alcuni (come Erdogan) e portato alla luce la debolezza e la divisione di altri (come l'Unione Europea).

IN TUNISIA VINCE LA DISILLUSIONE
La Tunisia, dove tutto ebbe inizio, è l'unico paese che può vantare in mezzo a mille problemi rimasti irrisolti qualche successo. I tunisini possono ora eleggere i propri rappresentanti, hanno la libertà di criticare lo Stato, la Costituzione è stata riscritta e migliorata ma nessuno ha voglia di festeggiare. Disoccupazione e disuguaglianze, terrorismo e instabilità, continuano ad affliggere il paese: il Parlamento è frammentato e incapace di dare vita a un governo stabile, un numero incredibilmente elevato di giovani non desidera altro che salire su un'imbarcazione di fortuna per tentare l'ingresso illegale in Europa, mentre il jihad continua a rappresentare l'unica valida alternativa per migliaia di persone. Ne sa qualcosa la Francia, dove il 29 ottobre il 21enne tunisino Brahim Aoussaoui, sbarcato clandestinamente a Lampedusa il 20 settembre, ha ucciso tre fedeli nella basilica di Notre-Dame a Nizza al grido di «Allahu Akbar». «Qualcosa è andato storto negli ultimi dieci anni», dichiara sconsolato alla Reuters un giovane disoccupato di Sidi Bouzid, che non sa che farsene del suo diritto di voto. «Il governo non fornisce alcun aiuto e quest'anno la rabbia è molto più grande che in passato».

IN EGITTO L'ESERCITO MANTIENE IL CONTROLLO
Difficilmente a gennaio Piazza Tahrir, al Cairo, si riempirà di nuovo come nel gennaio 2011. La rivoluzione portò alla deposizione di Hosni Mubarak, è vero, ma il tentativo dei Fratelli Musulmani di conquistare il potere assoluto e la conseguente deposizione manu militari del presidente della Fratellanza Mohamed Morsi da parte dell'allora generale e oggi presidente Abdel Fattah al Sisi hanno dato a troppi egiziani l'impressione che, in fondo, non sia cambiato nulla. A comandare in Egitto è ancora l'esercito (il caso Regeni è solo un piccolo esempio di quanto esso possa commettere abusi nella totale impunità), dissentire con le politiche governative è impossibile e le più ampie libertà sognate dalla piazza sono rimaste tali: un sogno.
I cristiani copti tendono a vedere l'altro lato della medaglia: senza l'intervento dell'esercito oggi l'Egitto sarebbe probabilmente un califfato islamico. I Fratelli musulmani sono stati dichiarati un'organizzazione terroristica, lo Stato ha pagato la ricostruzione delle oltre 60 chiese bruciate dalla Fratellanza nel 2013 e ha finalmente autorizzato la costruzione di nuovi edifici di culto anche per i cristiani. Nonostante questo, i copti difficilmente possono sentirsi al sicuro a casa loro e l'assassinio pochi giorni fa di un cristiano in pieno giorno da parte di due estremisti islamici ad Alessandria ne è la prova più tangibile.

LA LIBIA DISTRUTTA E "CONQUISTATA" DA ERDOGAN
La Libia è uno dei paesi che ha pagato più a caro prezzo una concezione idolatrica e storicamente disincarnata della libertà. Il dittatore Muammar Gheddafi è stato eliminato il 20 ottobre 2011 grazie all'intervento della Nato che, spinta da una Francia spregiudicata e desiderosa di scippare all'Italia la sua posizione privilegiata nell'ex colonia ricca di petrolio, insieme al regime ha abbattuto anche il paese nordafricano. Oggi non esiste più un vero Stato unitario chiamato Libia, ma solo un insieme di territori divorati da una guerra civile sanguinosa della quale hanno saputo approfittare attori luciferini e senza scrupoli. L'Isis è stato per fortuna debellato, anche se il sangue dei 21 martiri copti non verrà facilmente lavato dalle coste di Sirte. Ma il paese dove l'unità sembra ancora irraggiungibile, e dove il peso politico dell'Italia è sempre più evanescente, è ora sotto la sulfurea influenza del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, desideroso di affermare la sua potenza nel Mediterraneo e pericolosamente a guardia dei flussi migratori in grado di destabilizzare politicamente l'Europa intera.

IN YEMEN LA CRISI UMANITARIA PIÙ GRAVE DEL MONDO
Di ciò che una volta veniva chiamato Yemen restano soltanto le macerie ormai. Il vuoto lasciato dalla cacciata del dittatore Saleh è stato riempito da una guerra civile sponsorizzata dagli eterni contendenti del mondo arabo: Arabia Saudita da una parte e Iran dall'altra. L'Occidente ha presto dimenticato il paese della Penisola araba, dove il potere è attualmente diviso tra ribelli sciiti houthi, il governo sunnita appoggiato dai sauditi, il Consiglio meridionale di transizione, lo Stato islamico e Al Qaeda. La guerra che va avanti ormai da sei interminabili anni ha già fatto più di 100 mila morti, molti dei quali civili, caduti spesso sotto le bombe saudite che l'Onu non ha mai avuto il coraggio di condannare, nel paese è in corso la più grave crisi umanitaria del mondo e 13 milioni di persone rischiano attualmente di morire di fame.

LA FOLLE MATTANZA SIRIANA
Il 15 marzo la guerra siriana compirà dieci anni. Le cifre non possono bastare a dare l'idea della devastazione subita dalla popolazione per mano di una coalizione internazionale di paesi che ha appoggiato con soldi e armi un gruppo di "ribelli" che si sono presto rivelati jihadisti, amanti (poco) della libertà e (molto) del terrore. Il dittatore Bashar al Assad, grazie all'intervento di Russia e Iran, è rimasto in sella ma nel paese mediorientale sono morte tra le 400 mila e le 600 mila persone, circa il 2 per cento della popolazione. Come se non bastasse, gli sfollati interni sono almeno 6,5 milioni, oltre ai tre milioni scappati all'estero.
La guerra siriana, fomentata dall'Occidente, ha fatto la fortuna di gruppi jihadisti come Al Qaeda e lo Stato islamico, che ha ricambiato l'Europa con una serie interminabile di attentati terroristici, arrivando a instaurare un vastissimo Califfato in Iraq e Siria, poi crollato nel giro di due anni. Attualmente rimane una sola provincia, quella di Idlib, in mano agli islamisti sostenuti politicamente dalla Turchia ma la popolazione siriana è stremata e la sua condizione è ulteriormente aggravata dalle sanzioni occidentali.

IL DISASTRO DI OBAMA
Le Primavere arabe non sarebbero state possibili senza la politica ondivaga e irrazionale di Barack Obama. Il presidente americano, infatti, insignito nel 2009 con il premio Nobel per la pace preventivo (mai nomina si rivelò più sbagliata), prima scaricò davanti alle proteste di Piazza Tahrir Mubarak, alleato decennale degli Usa, poi salutò con entusiasmo l'elezione a presidente di Morsi, infine non denunciò il colpo di Stato di Al Sisi, lasciando dichiarare al suo segretario di Stato, John Kerry: «La rivoluzione è stata rubata dai Fratelli musulmani».
Allo stesso tempo diede il via libera per il bombardamento della Libia, salvo poi abbandonarla al suo destino (la guerra civile), e fece di tutto per appoggiare le milizie islamiche siriane e abbattere Assad, senza (fortunatamente) percorrere l'ultimo miglio e invadere il paese. Infine, non ha alzato ciglio davanti alla repressione delle proteste in Bahrain, appoggiando militarmente l'Arabia Saudita per reprimere quelle in Yemen. Infine, ha trovato un accordo con l'Iran per il congelamento delle attività nucleari.
Ricapitolando: ha appoggiato i Fratelli musulmani in Egitto e Libia contro i rispettivi governi, poi ha sostenuto l'esercito contro i Fratelli musulmani in Egitto; ha fiancheggiato i sunniti contro gli sciiti in Bahrein e Yemen e poi ha trovato un accordo con l'Iran sciita per danneggiare l'Arabia Saudita sunnita. In Siria ha finanziato i ribelli siriani, facilitando la diffusione dell'Isis, per poi combatterlo, anche se in modo non risolutivo.

LA POLITICA DELL'INSTABILITÀ
Al di là degli errori strategici di Obama, il politologo francese Henri Hude ha commentato così la politica di quegli anni:
«Gli Stati Uniti conducono una politica egemonica camuffata da politica liberale universalista. Il gioco sul "grande scacchiere" consiste nel mantenere il loro potere evitando l'emergere di un rivale globale. A questo scopo, l'islamismo è l'alleato a rovescio tanto indispensabile agli Stati Uniti quanto lo erano i turchi per il re di Francia contro l'imperatore d'Asburgo. Questo principio permette di comprendere come gli Stati Uniti mantengano una relazione ambigua con gli islamisti, che ostentano odio per il "Grande Satana", ma nuocciono esclusivamente agli avversari americani. Il mondo musulmano, lasciato a se stesso, forse non chiederebbe altro che di modernizzarsi e svilupparsi. Ma in questo caso evolverebbe nel senso di paesi indipendenti che penserebbero ai loro interessi e non a fare quelli di Washington. Questi barbuti barbari, impedendo a qualunque regime serio di stabilirsi in queste regioni vitali, garantiscono la continuazione del gioco».

L'INETTITUDINE DELL'UNIONE EUROPEA E L'INVERNO ARABO
L'Unione Europea è riuscita forse a fare anche peggio degli Stati Uniti: in Libia sono prevalsi gli egoismi nazionali della Francia, che hanno portato direttamente al disastro della crisi migratoria degli ultimi anni che ha quasi distrutto l'Ue. In Siria i paesi europei hanno seguito ciecamente gli Stati Uniti, alimentando la guerra (e i profughi), senza rendersi conto che grazie al conflitto l'Isis diventava sempre più forte e reclutava sempre più terroristi proprio in Europa, spingendoli a compiere attentati nei loro stessi paesi. Infine, per risolvere la crisi migratoria che aveva contribuito a creare, l'Ue si è legata mani, piedi e portafogli alla Turchia di Erdogan, che ha ripagato Bruxelles prendendosi una fetta di Libia e facendo il bello e il cattivo tempo nel Mediterraneo, usando allo stesso tempo i migranti per ricattare l'Ue.
L'anelito di chi ha dato il via alla Primavera araba (ma sarebbe meglio parlare di Primavere arabe al plurale) era sicuramente giusto e condivisibile. Ma se c'è una cosa che gli ultimi dieci anni hanno insegnato è che neanche la libertà può essere considerata, a scapito di tutto il resto, un valore assoluto. I media occidentali si sono innamorati di questa libertà sfrontata e irrealizzabile, salvo poi rinnegarla e dimenticarla quando le cose si sono messe male. Emblematiche in questo senso le parole che Fouad Twal, patriarca della Chiesa cattolica latina di Gerusalemme, disse a Tempi: «Tra vivere con un regime imperfetto, dittatoriale e cercare di cambiarlo facendo 80 mila morti e un milione e mezzo di rifugiati, ebbene, io preferisco vivere con un regime imperfetto e con un dittatore. Non si possono accettare 80 mila morti e milioni di rifugiati per il gusto di cambiare». Era il 2013. Dopo sette anni gli 80 mila morti sono divenuti almeno 400 mila e gli sfollati quasi 10 milioni. E non è ancora finita. Non fu una Primavera.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Tempi, 17 dicembre 2020

7 - E BREXIT FU: IL REGNO UNITO ESCE TRIONFALMENTE DALL'UE
Il Regno Unito ha ottenuto tutte le condizioni che chiedeva all'Unione Europea realizzando la promessa fatta agli elettori nel 2016 (e potrà darsi le sue regole e senza dipendere dal giudizio della Corte Europea)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-12-2020

E Brexit fu. Il 24 dicembre, proprio alla vigilia di Natale, il governo Johnson ha ottenuto un accordo di "divorzio" dal Mercato comune europeo con i negoziatori dell'Ue. Dal 31 dicembre, il Regno Unito sarà fuori dall'Unione anche economicamente, ma con un accordo di libero scambio già pronto che, se ratificato dai due parlamenti, eviterà contraccolpi gravi a comuni cittadini e operatori economici.
L'ultima tappa del processo, iniziato con il referendum del giugno 2016, è anche l'ultima smentita, in ordine di tempo, di tutte le fosche previsioni sulla Brexit sentite negli ultimi quattro anni. Solo per citare quelle dell'ultimo anno, era opinione comune che con Boris Johnson, eletto con una maggioranza chiara in Parlamento, il negoziato con Bruxelles sarebbe stato molto più difficile. Invece, nonostante la gravissima "distrazione" del Covid in tutto il vecchio continente e alcune fasi difficili della trattativa (sull'Irlanda del Nord e la pesca, soprattutto), il Regno Unito è riuscito ad ottenere tutte le condizioni principali che chiedeva all'Ue per un trattato di libero scambio, realizzando la promessa fatta agli elettori nel 2016 e poi rinnovata dal governo Johnson.
Il Regno Unito avrà, insomma, la possibilità di darsi le sue regole di mercato e di non dipendere più dal giudizio della Corte Europea, con l'unica eccezione dell'Irlanda del Nord che rimarrà ancora (ma temporaneamente) nel mercato comune. Non ci sarà, per il futuro, alcun meccanismo di sincronizzazione delle regole e degli standard fra mercato europeo e mercato britannico, le sanzioni rimarranno un'opzione aperta per chi si sentisse danneggiato, le dispute verranno risolte da un arbitrato, ma sempre nell'ottica del libero scambio.

LE FALSE PREVISIONI DEGLI EUROPEISTI
La Brexit è stata descritta sempre dalla stampa europea come una sorta di calamità. "La solitudine dei britannici mi crea disagio e tristezza. Chissà se avranno capito la lezione", scriveva Castagnetti ancora lo scorso 22 dicembre, del Pd e già segretario del Partito Popolare. Di isolamento, traslochi di aziende, perdite miliardarie, tantomeno di cibi che scarseggiano non c'è manco l'ombra. A meno di non voler attribuire le lunghissime code dei camion sulle strade che portano all'Eurotunnel (Inghilterra-Francia) agli effetti della Brexit: sono causate dal blocco della frontiera dovuto alla scoperta della nuova variante di coronavirus. Un blocco, per altro, le cui tempistiche sono sospette, considerando che sono state decretate al culmine del braccio di ferro tra Francia e Regno Unito sui limiti alla pesca nelle acque britanniche. In compenso non c'è stato alcuno svantaggio strategico del Regno Unito nella lotta all'epidemia, anzi il governo di Londra è stato il primo in Europa a lanciare la campagna vaccinale.
Ancora adesso, ad accordi conclusi, viene spesso commentata la notizia della fine del programma Erasmus con le università britanniche come sintomo grave di isolamento, persino di xenofobia. Ma dimenticando che Erasmus è solo una delle tante dimensioni dello scambio e che il programma che sta subentrandogli nel Regno Unito, il sistema Turing, permetterà, almeno nel suo intento, scambi in tutto il mondo e non nella sola Europa. Non verranno cacciati i cittadini europei dal Regno Unito. Viaggiare da e per le isole britanniche sarà ancora facile, le restrizioni sono impercettibili per l'uomo comune.

L'UNIONE EUROPEA NON È UN PROCESSO STORICO IRREVERSIBILE
Qual è il messaggio universale lanciato dalla Brexit, al netto di tutta la retorica e la propaganda di questi quattro anni? La centralizzazione dell'Unione Europea non è un processo storico irreversibile. Non è un dogma. Non è un idolo. Uscirne è possibile senza incorrere in pericoli di guerre o collasso economico. D'altra parte, in molti casi concreti, come quelli di Polonia e Ungheria negli ultimi anni, abbiamo visto quanto il principio di autonomia degli Stati membri sia scavalcato arbitrariamente dalle istituzioni comunitarie, con ogni possibile pretesto. Il Green New Deal di ispirazione ecologista è un programma ideologico comune che aumenterà l'arbitrio delle istituzioni comunitarie, lasciando ancor meno margine all'indipendenza degli Stati membri. Anche i "nuovi diritti", dietro il paravento della parità di genere, sono considerati sempre più fondamentali e sempre meno appannaggio dei singoli Stati membri. In compenso, su immigrazione, politica estera comune e gestione delle crisi economiche (e sanitarie) l'Ue procede in ordine sparso, dove invece sarebbe necessario un maggior coordinamento. Queste sono le grandi contraddizioni che la Brexit potrebbe contribuire a risolvere, se non altro perché suona come un campanello di allarme E la risposta non è "ci vuole più Europa".

Nota di BastaBugie: ecco il link ad alcuni articoli sulla Brexit che abbiamo pubblicato negli ultimi anni.

BREXIT, IL GLORIOSO ''INDIPENDENCE DAY'' DEGLI INGLESI
Fenomenale sventola in faccia all'Unione Europea che i media tentano di oscurare con la bufala dei 3 milioni di firme per rifare il referendum
di Massimo Viglione
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4279

LA BREXIT FA CROLLARE IL MITO DI UN'EUROPA MULTICULTURALE SENZA FRONTIERE
Quando interpellato, il popolo boccia sempre l'Unione Europea, come nel 2005 in Francia e in Olanda nei referendum sulla Costituzione Europea che cancellava le (evidenti) radici cristiane
di Roberto de Mattei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4289

BORIS JOHNSON, IL NUOVO PREMIER INGLESE PER LA BREXIT SENZA SE E SENZA MA
Brexit ad ogni costo, più relazioni con Trump, meno tasse e abbandono delle bufale ecologiche (come il riscaldamento globale causato dall'uomo)
di Stefano Magni
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5749

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-12-2020

8 - OMELIA II DOM. DI NATALE - ANNO B - (Gv 1,1-18)
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi
Autore: Benedetto XVI - Fonte: Sito del Vaticano

La liturgia ripropone oggi alla nostra meditazione lo stesso Vangelo proclamato nel giorno di Natale, cioè il Prologo di San Giovanni.
Dopo il frastuono dei giorni scorsi con la corsa all'acquisto dei regali, la Chiesa ci invita nuovamente a contemplare il mistero del Natale di Cristo, per coglierne ancor più il significato profondo e l'importanza per la nostra vita. Si tratta di un testo mirabile, che offre una sintesi vertiginosa di tutta la fede cristiana. Parte dall'alto: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio" (Gv 1,1); ed ecco la novità inaudita e umanamente inconcepibile: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14a).
Non è una figura retorica, ma un'esperienza vissuta! A riferirla è Giovanni, testimone oculare: "Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14b). Non è la parola dotta di un rabbino o di un dottore della legge, ma la testimonianza appassionata di un umile pescatore che, attratto giovane da Gesù di Nazareth, nei tre anni di vita comune con Lui e con gli altri apostoli ne sperimentò l'amore, tanto da autodefinirsi "il discepolo che Gesù amava", lo vide morire in croce e apparire risorto, e ricevette poi con gli altri il suo Spirito. Da tutta questa esperienza, meditata nel suo cuore, Giovanni trasse un'intima certezza: Gesù è la Sapienza di Dio incarnata, è la sua Parola eterna fattasi uomo mortale.
Per un vero Israelita, che conosce le sacre Scritture, questo non è un controsenso, anzi, è il compimento di tutta l'antica Alleanza: in Gesù Cristo giunge a pienezza il mistero di un Dio che parla agli uomini come ad amici, che si rivela a Mosè nella Legge, ai sapienti e ai profeti. Conoscendo Gesù, stando con Lui, ascoltando la sua predicazione e vedendo i segni che Egli compiva, i discepoli hanno riconosciuto che in Lui si realizzavano tutte le Scritture.
Come affermerà poi un autore cristiano: "Tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest'unico libro è Cristo, parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento" (Ugo di San Vittore, De arca Noe, 2, 8). Ogni uomo e ogni donna ha bisogno di trovare un senso profondo per la propria esistenza. E per questo non bastano i libri, nemmeno le sacre Scritture. Il Bambino di Betlemme ci rivela e ci comunica il vero "volto" di Dio buono e fedele, che ci ama e non ci abbandona nemmeno nella morte. "Dio, nessuno lo ha mai visto - conclude il Prologo di Giovanni - il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato" (Gv 1,18).
La prima ad aprire il cuore e a contemplare "il Verbo che si fece carne" è stata Maria, la Madre di Gesù. Un'umile ragazza di Galilea è diventata così la "sede della Sapienza"! Come l'apostolo Giovanni, ognuno di noi è invitato ad "accoglierla con sé" (Gv 19,27), per conoscere profondamente Gesù e sperimentarne l'amore fedele e inesauribile. E' questo il mio augurio per ognuno di voi, cari fratelli e sorelle, all'inizio di questo nuovo anno.


ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Sito del Vaticano

9 - OMELIA EPIFANIA DEL SIGNORE - ANNO B (Mt 2,1-12)
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Oggi è la solennità dell'Epifania del Signore. La parola "epifania" significa manifestazione. Con questa festa, infatti, vogliamo ricordare la manifestazione di Gesù a tutti gli uomini di ogni nazione, rappresentati dai Magi, giunti da lontani Paesi dell'Oriente, attratti da una misteriosa stella apparsa all'orizzonte.
Il tema dominante di questa celebrazione è quello della fede. La luce della fede è come la luce di quella stella che guida il nostro cammino incontro al Signore. Come i Magi, anche noi dobbiamo farci guidare da questa luce e dobbiamo superare tutti gli ostacoli che continuamente incontriamo. Manifestare la fede vuol dire essere disposti ad andare anche contro corrente, come hanno fatto i Magi. Essi intrapresero una avventura unica, forse esponendosi all'incomprensione e al sarcasmo dei loro concittadini. Essi però non si lasciarono condizionare da questa difficoltà e assecondarono il loro ardente desiderio.
La festa dell'Epifania ci deve spingere ad approfondire sempre di più la nostra fede e la nostra conoscenza di Dio. Non possiamo accontentarci della nostra mediocrità. Anche noi dobbiamo metterci alla ricerca del Signore, dobbiamo irrobustire la nostra fede. La fede è un dono di Dio, certamente, ma qualcosa dobbiamo e possiamo fare anche noi. Innanzitutto dobbiamo pregare di più. La fede è come una lucerna che dobbiamo costantemente alimentare con la nostra preghiera. Come questa si affievolisce, anche la fede si indebolisce.
In secondo luogo, dobbiamo approfondire la nostra fede studiando con diligenza il Catechismo. Il Catechismo – ricordiamocelo sempre – non va imparato solo da bambini, in preparazione della Prima Comunione, ma deve essere approfondito per tutta la vita. Riprendiamo in mano questo libro e riscopriremo tante verità forse dimenticate.
Se saremo saldi nella fede, anche noi potremo manifestare Cristo al mondo ed essere così come la stella che ha guidato i Magi a Betlemme. Non si tratta di portare il Vangelo solo ai pagani, ma di riportarlo anche a quelli – e oggi sono molti – che lo hanno dimenticato. Giustamente, il papa Giovanni Paolo II parlava di nuova evangelizzazione della nostra società, per farci comprendere che ai nostri giorni siamo tornati ad essere pagani.
Tutti i popoli sono chiamati a far parte della Chiesa. Nella prima lettura si leggono queste parole del profeta Isaia: «Cammineranno le genti alla tua luce» (Is 60,3). Il profeta si riferiva a Gerusalemme, ma, in senso pieno, queste parole si riferiscono alla Chiesa, chiamata a radunare tutti i popoli del mondo nell'unità di un'unica fede. Per questo motivo, Isaia dice: «Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te [...] portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore» (Is 60,4-6).
Queste parole si sono verificate pienamente proprio alla visita dei Magi. Essi rappresentavano come la primizia della Redenzione. Essi «aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt 2,11). L'oro, l'incenso e la mirra furono doni profetici, con un profondo significato spirituale. L'oro simboleggiava la regalità di Gesù; l'incenso la sua divinità; mentre la mirra preannunciava la sua sofferenza e morte in croce. Anche noi vogliamo offrire a Gesù questi tre doni: l'oro della nostra carità, l'incenso della nostra preghiera, e la mirra dei nostri sacrifici quotidiani. Ecco i doni che Gesù ricerca da noi. Potremo dire di non aver fatto passare invano questo Natale se saremo riusciti ad offrire tutto questo.
«Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2,10). Anche noi, se ci faremo guidare da questa stella, proveremo una grandissima gioia, l'unica vera gioia. Come i Magi, anche noi troveremo Gesù «con Maria sua Madre» (Mt 2,11). Dove c'è Gesù vi è sempre la Madonna. Non possiamo dividere la Madre dal Figlio. È più facile – affermava un Santo – dividere la luce dal sole, che separare Gesù da Maria. La presenza della devozione mariana è la migliore garanzia di una fede viva in Gesù Salvatore del mondo.

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Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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