BastaBugie n°701 del 27 gennaio 2021

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1 LA FIABA DI CHICKEN LITTLE E IL CORONAVIRUS
La storia di Chicken Little insegna che la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la soluzione indicata dai controllori (VIDEO: Chicken Little, il cartone della Disney del 1943)
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera
2 CONVIVENZA PRIMA DEL MATRIMONIO? LO DANNEGGIA
Una ricerca, basata su oltre 100 coppie in quattro anni, rivela che chi si è sposato senza prima convivere mostra maggiore sintonia (anche a letto!)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 DOV'E' FINITA L'ELEGANZA DELLA DOMENICA?
Un tempo si indossava l'abito più bello, mentre oggi della domenica rimane solo il pranzo
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
4 QUATTRO LEZIONI SU COME LA SINISTRA HA ELIMINATO TRUMP
La (finta) narrazione dei disordini di Capitol Hill ci ha insegnato che se la sinistra ricorre a bugie, volgarità, insulti e manifestazioni violente per distruggere individui o idee, gli altri devono imparare a difendersi
Autore: John Horvat - Fonte: Fatima Oggi
5 UN UOMO ''SPOSA'' LA SUA BAMBOLA GONFIABILE
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Joe Biden nomina un trans alla Casa Bianca, A Sanremo 2021 l'ennesima canzone gay, La risposta dei genitori al figlio gay che canterà a Sanremo
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
6 LA PREDICA AI PESCI SERVI' A SANT'ANTONIO PER COMBATTERE L'ERESIA
La città in cui sant'Antonio da Padova iniziò a predicare fu Rimini, ma gli eretici non volevano essere disturbati...
Autore: Padre Stefano Manelli - Fonte: I Tre Sentieri
7 LETTERE ALLA REDAZIONE: HO VISTO IL FILM UNPLANNED... TUTTI DOVREBBERO VEDERLO
La storia di Abby Johnson che dirigeva una clinica per aborti può far aprire gli occhi a molte persone ''addormentate'' sul tema del rispetto della vita nascente
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
8 OMELIA IV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 1, 21-28)
Taci! Esci da lui!
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA FIABA DI CHICKEN LITTLE E IL CORONAVIRUS
La storia di Chicken Little insegna che la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la soluzione indicata dai controllori (VIDEO: Chicken Little, il cartone della Disney del 1943)
Autore: Aldo Maria Valli - Fonte: Radio Roma Libera, 9 Gennaio 2021

C'era una volta un pollaio nel quale vivevano galli, galline, pulcini, tacchini, paperi. La comunità, che aveva a capo un gallo, comprendeva anche Chicken Little, un polletto considerato un po' debole di cervello.
Nel pollaio la vita scorreva felice, perché tutti erano protetti da una grande e robusta recinzione che teneva a bada i predatori.
Un giorno la volpe, che voleva mangiarsi tutti i membri della comunità, dopo aver a lungo osservato la recinzione, pensò di usare la psicologia.
Da un libro, intitolato proprio Psicologia, la volpe apprese questo consiglio: "Per influenzare le masse, punta prima ai meno intelligenti". Così fece credere a Chicken Little che il cielo stesse per cadere e che tutti fossero condannati a una brutta fine. A meno che... non si fossero lasciati condurre dalla volpe in una caverna, al riparo.
Nel libro, infatti, c'era scritto: "Se racconti una bugia, non raccontarla piccola, ma grossa".
La volpe, dunque, prese un cartello blu, con sopra dipinta una stella, lo gettò nel pollaio e lo fece cadere sulla testa di Chicken Little.
Il polletto ne restò atterrito e poi, quando, parlando attraverso la recinzione, la volpe gli fece credere di essere la voce del destino, Chicken Little corse immediatamente ad avvertire tutto il pollaio: "Il cielo sta cadendo!". E, per dimostrarlo, mostrò il bernoccolo sulla testa.
Immediata la reazione delle galline: "Mio dio, che paura! Che cosa faremo? Saremo uccisi tutti!"
"Non siate stupide, è solo un pezzo di legno caduto sulla testa di Chicken Little" disse il gallo, ma la volpe, ricorrendo ancora al suo libro di psicologia, iniziò a minare la fiducia dei polli facendo circolare la voce che il gallo fosse un incapace, inadatto a governare sul pollaio. Poi, sempre sussurrando attraverso la recinzione, convinse Chicken Little: "Il vero capo devi essere tu! Tu ne hai le capacità, non il gallo!".
Le galline implorarono Chicken Little di salvarle, e lui adottò il consiglio della volpe: non c'era un minuto da perdere, bisognava aprire il pollaio e correre a rifugiarsi nella caverna.
Sarebbe bello poter raccontare un lieto fine, ma questa storia un lieto fine non ce l'ha. Tutti gli abitanti del pollaio, infatti, seguendo i cartelli predisposti dalla volpe, corsero di filato verso la caverna. Qui furono mangiati, e la volpe fu per sempre grata alla psicologia.

DIVERSE LEZIONI IMPORTANTI
La storia di Chicken Little (che risale al 1943 e fu pensata, ma poi non prodotta, come film di propaganda degli Stati Uniti in funzione antinazista) viene ora ripresa da Pete Baklinski che su LifeSiteNews, a proposito di quanto stiamo vivendo con il Covid, commenta: "Ci sono diverse lezioni importanti da trarre da questa storia". Eccole:
1) creare o capitalizzare una crisi è il modo migliore per spostare le masse verso un obiettivo predeterminato dai controllori;
2) le bugie possono controllare le persone, specialmente gli ignoranti e coloro che non sono in grado di pensare da soli;
3) se dici una bugia abbastanza grossa e continui a ripeterla, alla fine le persone finiranno per crederci;
4) la paura per la propria sicurezza è il modo migliore per spingere le masse ad accettare la soluzione indicata dai controllori;
5) una volta che la menzogna sarà acquisita dalle masse, la soluzione proposta dai controllori apparirà logica.
Per chi è in grado di vedere, ci saranno sempre segni evidenti che le menzogne e la narrativa fondata sulla paura create dai controllori contraddicono la realtà, la ragione e il buon senso, ma la paura rende ciechi. Così la volpe che vuol mangiare i polli ha buon gioco, agendo attraverso la menzogna, a indurre l'intero pollaio a adottare la sua soluzione: correre verso la caverna. Per chi si è convinto che il cielo stia cadendo sopra il pollaio la soluzione di correre verso la caverna è del tutto logica. Il punto è che il cielo non sta cadendo sopra il pollaio.
All'inizio della vicenda del Covid, osserva Baklinski, ci venne detto che milioni di persone sarebbero morte e così in tutto il mondo si diffuse il terrore. La narrativa dominante lo ha alimentato e le masse, spinte dalla paura, si sono sottomesse a normative del tutto illiberali, che hanno provocato pesantissime conseguenze sul piano economico, sociale ed emotivo. [...]

L'INFERNO E IL DISTANZIAMENTO SOCIALE
L'autore, ricordando Il libro di C.S. Lewis The Great Divorce, dove lo scrittore descrive l'inferno come un luogo in cui i suoi abitanti si stanno allontanando gli uni dagli altri perché si disprezzano e si odiano a vicenda, ricorda che l'inferno è allontanamento sociale. Quindi, "trattarci l'un l'altro come potenziali assassini infettati da virus e dai quali dobbiamo mantenere le distanze è un attacco diretto alla nostra chiamata divina alla comunione".
Un ultimo punto da sottolineare, dice Baklinski, riguarda "il colpo di genio di Satana nell'usare la crisi per chiudere le chiese e negare ai fedeli l'accesso ai sacramenti, qualcosa che atei e comunisti si sforzano di fare da molto tempo".
Il Catechismo della Chiesa cattolica è piuttosto chiaro: "Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il 'mistero di iniquità' sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne" (n. 675).
"È tempo per noi - conclude Baklinski - di esaminare le prove e di giudicare la situazione in cui ci troviamo con il retto giudizio. Se le volpi dei nostri giorni ci dicono di correre nella caverna per essere al sicuro, dobbiamo mettere in discussione tutto e rifiutarci di andare d'accordo con la loro narrazione se non corrisponde alla realtà. Se gli imperatori dei nostri giorni ci dicono di assecondare i loro schemi che alla fine sono contrari a ciò che vediamo, alla ragione e al buon senso, siamo degli sciocchi se li accettiamo. Alla fine, solo la verità ci renderà liberi. Ed è vivendo secondo verità che viviamo in libertà come figli di Dio".

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 10 minuti) dal titolo "Chicken Little" si può vedere nell'originale inglese il cortometraggio animato prodotto da Walt Disney nel 1943, ispirato alla fiaba Chicken Little. In italiano il cartone animato fu intitolato ''Questione di psicologia'', Chicken Little fu ribattezzato "Paul Cino", la volpe Foxy Loxy "Sbavo Volpo" e il sindaco Cocky Locky "GalliGall".

DOPPIATO IN ITALIANO
Per vedere il cartone animato doppiato in italiano vai al seguente link:
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=390


https://www.youtube.com/watch?v=p_GaYdae4j0

DOPPIATO IN ITALIANO
Per vedere il cartone animato doppiato in italiano vai al seguente link:
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=390

DOSSIER "CORONAVIRUS"

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ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Radio Roma Libera, 9 Gennaio 2021

2 - CONVIVENZA PRIMA DEL MATRIMONIO? LO DANNEGGIA
Una ricerca, basata su oltre 100 coppie in quattro anni, rivela che chi si è sposato senza prima convivere mostra maggiore sintonia (anche a letto!)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-01-2020

I matrimoni calano, le convivenze aumentano, la morale cristiana è sempre più irrisa e incompresa. Tutto vero. Ma l'insegnamento della Chiesa sul fidanzamento e sull'unione matrimoniale non invecchia, anzi: rimane quantomai valido. Al contrario, le convivenze prematrimoniali - ormai accettate come un dato di fatto persino in casa cattolica - continuano a rivelarsi dannose per il matrimonio. Perfino sul versante rispetto al quale dovrebbero costituire una sorta di garanzia preventiva: quello sessuale.
A certificarlo è una nuova ricerca apparsa sul Journal of Sex Research a firma di Emma E. Altgelt e Andrea L. Meltzer, due studiose del dipartimento di psicologia dell'Università della Florida. Le autrici - selezionato un campione di oltre 100 coppie, tutte composte da uomini e donne - hanno chiesto loro svariati dettagli sulla loro storia, sulla loro vita intima, sul loro grado di soddisfazione sessuale, eccetera. Gli incontri con le coppie, semestrali, sono durati per ben quattro anni, consentendo un'osservazione prolungata.

DUE SCOPERTE INTERESSANTI
Alla fine del loro lavoro, Altgelt e Meltzer si sono imbattute in almeno due scoperte interessanti. La prima riguarda la relazione tra corteggiamento e soddisfazione sessuale: le coppie con i corteggiamenti e i fidanzamenti più lunghi si sono rivelate quelle con una vita intima meno appagante. La seconda evidenza emersa - quella più significativa - è quella relativa alla convivenza prematrimoniale, che in maniera del tutto contro-intuitiva si è rivelata un elemento non esattamente positivo per la vita di coppia.
Infatti, si è visto che le coppie che si sono sposate senza prima convivere sono quelle che non solo avevano un numero di rapporti sessuali più elevato, ma che pure esprimevano maggior soddisfazione da questo punto di vista. L'obiezione qui potrebbe essere quella secondo cui le coppie sposatesi senza prima convivere necessariamente erano più felici perché non avevano fatto ancora i conti, rispetto alle altre, con l'inevitabile dimensione abitudinaria e inerziale che prima o poi sopraggiunge sempre in una relazione. Peccato però che Altgelt e Meltzer abbiano scoperto che la differenza, per esempio nella frequenza sessuale, tra le coppie sposatesi senza prima convivere e le altre, non solo rimaneva netta, ma addirittura aumentava, a dimostrazione di una sintonia duratura.

SPOSARSI SENZA CONVIVENZA PRECEDENTE È MEGLIO
Ne consegue come in questo studio i benefici dello sposarsi senza prima sperimentare la convivenza siano parsi piuttosto netti. Dato per nulla banale, anche se a ben vedere non si tratta di un unicum. Per quanto si fatichi a parlarne, al di fuori della cerchia di addetti ai lavori, sono difatti ormai numerose le ricerche che evidenziano i benefici non soltanto della non convivenza, ma pure della stessa castità prematrimoniale.
Per esempio, uno studio del 2010 curato dai ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life, effettuato esaminando un campione di oltre 2.000 soggetti sposati, aveva riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più solida, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei coniugi. Analogamente, in una ricerca pubblicata sul Journal of Marriage and Family, eseguita monitorando ben 600 coppie, è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale.
E potremmo continuare citando numerosi altri studi simili, se lo spazio non fosse tiranno e non ci imponesse una breve riflessione conclusiva rispetto a quello che, in tema di famiglia e matrimonio, è l'insegnamento della Chiesa. Un insegnamento che, perfino a detta di alcuni cattolici e purtroppo di qualche pastore, sarebbe oggi da «aggiornare» in quanto troppo rigido e fuori dal tempo.
Eppure, curiosamente, proprio là dove certa teologia sembra vacillare, ci stanno pensando la psicologia e la sociologia a evidenziare quello che dovrebbe essere chiaro e purtroppo non lo è ancora, e cioè il fatto che la Chiesa non vuole castrare l'uomo né limitarne la gioia. Tutt'altro: lo vuole felice. Il punto è che per raggiungere la vetta della felicità, anche quella di coppia, non si può procedere per tentativi né con improvvisazione. Al contrario, occorre faticare e pure molto. Ma la bellezza della cima, alla fine, ripaga ogni sforzo.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 25-01-2020

3 - DOV'E' FINITA L'ELEGANZA DELLA DOMENICA?
Un tempo si indossava l'abito più bello, mentre oggi della domenica rimane solo il pranzo
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 21 ottobre 2020

Forse non ci si riflette abbastanza, ma il nostro mondo non solo si è capovolto in senso morale, tant'è che ciò che è normale è diventato anormale e ciò che anormale, normale. Si è capovolto anche nelle piccole cose, che poi tanto piccole non sono.
Pensiamo alla Domenica. Non ci riferiamo solo al fatto che ormai la Domenica non esiste più perché i negozi sono sempre aperti (almeno fino all'epoca Covid), ma anche ad un'altra cosa che può sembrare di poco conto, ma che invece simbolicamente è importante. Ovvero che nei giorni feriali ci si veste meglio e la Domenica si è meno curati. Proprio il contrario di ciò che avveniva un tempo.
Passeggiando per strada, soprattutto prima di pranzo, si nota che molti sono in tuta. Per carità, fare sport è importante. Ma poi - vai a vedere - ti accorgi che non si tratta di chi ha da poco corso o si accinge a farlo. E' proprio un vestire da diporto, insomma un look che vuole sottolineare il fatto che la Domenica è un giorno senza impegni.

L'APPUNTAMENTO
Eppure l'impegno c'è. L'appuntamento c'è. O meglio: ci sarebbe.
L'appuntamento c'è perché il centro della Domenica è la Santa Messa. E' l'appuntamento con il Fondamento di tutto e con l'Avvenimento che dà senso a tutto: la rinnovazione reale del Sacrificio del Calvario.
Né valgono a riguardo tentazioni pauperistiche di sorta, visto che chi se ne intendeva di povertà, come san Francesco d'Assisi, giustamente pretendeva tale povertà per i suoi frati, ma non per le chiese, che riteneva fosse giusto perfino broccarle di oro e di argento, proprio per sottolineare la grandezza incommensurabile di ciò che in esse avviene e di ciò che in esse si celebra.
E invece oggi a meritare la cravatta e il vestito ben stirato è l'appuntamento di lavoro durante la settimana, lo sportello della banca, la rappresentanza di un prodotto da vendere, non certo la preghiera della Domenica.
Un tempo - come dicevamo - era il contrario. La Domenica si indossava l'abito più bello. Spesso lo si faceva cucire proprio per questo giorno. E le donne perdevano più tempo dinanzi allo specchio.
Oggi della Domenica rimane solo il pranzo, che effettivamente continua ad essere più sostanzioso e sofisticato del resto della settimana. Buona cosa, anzi ottima. Ma - si sa - in questo campo è molto più difficile rinunciare allo stile domenicale.

LA SERIETÀ DEL TEMPO
Come dicevamo, possono sembrare, queste, cose di poca importanza. Tutt'altro. Ne va della serietà del tempo.
Una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dagli animali è la capacità di "leggere" il tempo, di saperlo discernere, di coglierlo nel suo proseguire e nel suo variare. E' la distinzione tra tempo profano e tempo sacro.
Il poeta americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882) scrive nel suo Works and Days: "(...) i grandi momenti (...) hanno importanza. Che la misura del tempo sia spirituale, non meccanica."
Questo è proprio il punto, anzi: l'annosa questione. Il tempo non può essere misurato "meccanicamente", bensì "spiritualmente", cioè "umanamente". Intendendo con questo avverbio ("umanamente") ciò che è conforme all'umano. E per l'uomo non c'è, non ci può essere, mai un attimo che sia identico ad un altro. Lo scorrere del tempo non deve impedire, anzi, che esso si palesi qualitativamente diverso. Che ciò che è bello, significativo, interessante, possa e debba ciclicamente ritornare.
Ma, invece, la condanna dell'uomo di oggi è proprio il leggere "meccanicamente" il tempo; e così egli fa di ogni giorno una Domenica... ne fa della Domenica un giorno qualsiasi.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 21 ottobre 2020

4 - QUATTRO LEZIONI SU COME LA SINISTRA HA ELIMINATO TRUMP
La (finta) narrazione dei disordini di Capitol Hill ci ha insegnato che se la sinistra ricorre a bugie, volgarità, insulti e manifestazioni violente per distruggere individui o idee, gli altri devono imparare a difendersi
Autore: John Horvat - Fonte: Fatima Oggi, 14 gennaio 2021

La violenza al Capitol Hill è ormai entrata nella storia come un evento drammatico e di carattere emotivo. Infuria ancora il dibattito sulle tematiche e i dettagli coinvolti. Tuttavia, nel tribunale dell'opinione pubblica, la narrazione finale si riflette negativamente sul presidente Trump e i suoi sostenitori.
Indipendentemente dal merito delle questioni in discussione, è possibile trarre da questo incidente alcune lezioni sulla sinistra. Queste lezioni dovrebbero orientare l'azione futura poiché le regole del gioco della futura amministrazione richiederanno ai conservatori di agire con saggezza e discernimento. Il modo in cui la sinistra ha capitalizzato questo incidente dovrebbe servire a rendere più cauta la destra.
 
1° LEZIONE: IL RELATIVISMO MORALE DELLA SINISTRA
La prima lezione da apprendere è che le modalità di funzionamento della sinistra sono diverse da quelle della destra. Il relativismo morale della sinistra le consente di essere selettiva nel qualificare qualcosa come sbagliato. La sinistra radicale ha sempre insegnato che il fine giustifica i mezzi. I suoi seguaci credono che non esista oggettivamente giusto o sbagliato. Tutto ciò che fa avanzare la sua rivoluzione è morale e lodevole; tutto ciò che ostacola la rivoluzione deve essere disprezzato e diffamato.
Quindi l'assalto al Capitol Hill è stato un atto sbagliato che deve essere censurato. Tuttavia, non aspettatevi che questa censura venga applicata a tutti gli atti di questo genere. Non serve a niente confrontare l'incidente del Capitol Hill con le centinaia di rivolte "per lo più pacifiche" approvate dalla sinistra e che hanno causato danni stimati per 2 miliardi di dollari durante l'estate. I conservatori indicheranno invano mille citazioni e video infiammatori di politici sinistrorsi che giustificano e convalidano i disordini civili durante il 2020. Per la sinistra non farà alcuna differenza poiché quelle azioni hanno favorito la loro rivoluzione.
Questo è il modo di agire della sinistra. Non è giusto, ma è così.
Non aspettatevi che la sinistra sia coerente, perché il loro relativismo morale gli consente di prendere e scegliere ciò che essi sostengono. Non aspettatevi che siano commossi dalle ferite e dalla morte delle vittime conservatrici poiché questi poveracci non hanno alcun valore nella loro narrazione rivoluzionaria.
Pertanto, i conservatori dovrebbero comportarsi sapendo che i loro atti saranno esaminati in modo ingiusto e la sinistra infrangerà le regole impunemente.
 
2° LEZIONE: PER LA SINISTRA, SOLO LA DESTRA VA RITENUTA RESPONSABILE
La seconda lezione è che il relativismo morale della sinistra svanisce quando si giudicano le azioni della destra. In effetti, la sinistra radicale inchioderà la destra ai più alti standard di moralità cristiana (in cui non crede né segue). Il suo livello d'indignazione morale per gli errori della destra sarà sempre inversamente proporzionale alla sua indifferenza nei confronti della violenza di sinistra. La sinistra non solo prenderà atto di ogni errore della destra, ma farà sempre in modo che una ghiotta crisi non vada sprecata.
Quando la destra farà qualcosa di sbagliato o illegale, aspettatevi che i media e la sinistra ipocriti cadano su queste azioni con furia e che si strappino le vesti. Nessun numero di scuse sarà sufficiente per riscattare chicchessia. Nessuna quantità di ossequi rivolti ai media liberal li farà mai dimenticare.
La sinistra sa che la destra non è moralmente relativista  e ammetterà i propri errori come tali. Pertanto, i conservatori dovrebbero agire sapendo che saranno giudicati in base a questo doppio standard. Se si verifica un errore, dovrebbero ammetterlo con calma, ma senza lasciare che questo sovrasti e domini il dibattito.
 
3° LEZIONE: NON RISPONDERE ALLO STESSO MODO
La terza lezione è che la destra non può mai adottare la tattica e il modus operandi della sinistra. Tali azioni sono contrarie alle sue convinzioni morali e sono destinate a fallire. Qualsiasi cedimento nel relativismo morale priva i conservatori della forza della loro causa che si trova nella sua stretta aderenza alla legge morale.
Quindi, se la sinistra ricorre a bugie, volgarità e insulti per diffamare individui o cause, la destra non può rispondere allo stesso modo. Tali mezzi agiscono in senso opposto ai fini che dovrebbero orientare le sue azioni. I conservatori non possono ricorrere a rivolte e violenze semplicemente perché la sinistra si avvale di tali crimini.
Deve essere mantenuta una opposta politica di discorso civile e cortese. Questa politica non esclude risposte ferme, energiche e persino appassionate. Tuttavia, deve essere sempre governata dalla ragione. In effetti, adottare un atteggiamento forte eleva il dibattito e attrae l'opinione pubblica.
 
4° LEZIONE: GLI STANDARD PIÙ ALTI DI COMPORTAMENTO
Infine, il modo migliore per i conservatori di vincere il dibattito è di tenersi all'altezza dei più alti standard di comportamento. Non devono dare pretesti all'altra parte per attaccarli. Il modo migliore per portare avanti la causa è fare un appello ragionato a forti principi morali. Una nobile reazione impressionerà sempre il pubblico più di una marmaglia scomposta.
Per questo motivo, più chiaro è il messaggio e meglio è. Più una posizione è basata sui principi, maggiori sono le possibilità di successo. Meno personale è l'attacco, maggiore sarà l'impatto che avrà. Non si dovrebbe assecondare né le sciocchezze politicamente corrette, né [...] le politiche a favore delle minoranze attiviste come LGBT, Black Lives Matter, Cancel Culture, ecc.
La sinistra avanza nascondendo i suoi obiettivi e oscurando il suo nefasto messaggio. La strada migliore per la vittoria è insistere sul messaggio. La sinistra perde quando vengono denunciati i suoi obiettivi (come togliere i fondi alla polizia o promuovere il socialismo). I conservatori devono perseverare nel discutere questi obiettivi e le dottrine che ne stanno dietro. Devono evitare i dibattiti che degenerano in attacchi o insulti personali seriali.
Ciò che è necessario è un atteggiamento meditato di azione deliberata dal tono [...] elevato e sobrio. Il futuro appartiene a coloro che non hanno paura di affermare (e praticare) la morale cristiana, denunciare gli schemi socialisti e sfidare il politicamente corretto.
L'establishment sinistrorso e i media affermano che queste posizioni sono arretrate e poco attraenti. Tuttavia, se presentate in modo energico e senza complessi, esse hanno un immenso fascino poiché si basano sulla natura umana e sulla legge morale. La condizione umana è adatta e attratta dal comportamento morale poiché conduce all'unità e all'armonia. Il peccato e il vizio agiscono contro la natura in quanto portano alla disarmonia e all'autodistruzione.
In mezzo alla crisi che l'America sta affrontando, diventa più cruciale che mai confidare in Dio. Poiché il peccato ora domina la società, le soluzioni meramente umane falliranno. Fare appello a Dio e alla sua Santissima Madre è l'unico modo per allontanarsi dal via verso il disastro. Qualsiasi altra strategia politica che escluda questo appello è destinata a fallire.

Nota di BastaBugie: sulle ultime vicende americane si possono leggere i seguenti articoli.

CHI E' LO SCIAMANO VICHINGO DI CAPITOL HILL?
Lo sciamano non rappresenta nulla di cristiano perché nelle sue credenze o pratiche ricerca un ritorno alla barbarie con tutto quel che consegue: schiavitù, nudità, infanticidio, eutanasia, cannibalismo, tirannia e povertà
di John Horvat
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6437

COSA E' SUCCESSO DAVVERO IL 6 GENNAIO A WASHINGTON
Mentre i BLM hanno causato nei mesi 19 morti e danni miliardari (ma per i media erano ''manifestazioni pacifiche''), a Capitol Hill è stata uccisa una sostenitrice di Trump disarmata, una veterana dell'Esercito (VIDEO: Addetto alla sicurezza spara e uccide una manifestante)
di Aldo Maria Valli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6433

TRUMP OMAGGIA IL MARTIRE SAN TOMMASO BECKET
San Tommaso Becket difese la Chiesa Cattolica dai capricci di re Enrico II Plantageneto: Trump lo ricorda come origine della libertà (IL VIDEO CHE YOUTUBE HA ELIMINATO: Cosa c'è dietro alle elezioni americane 2020)
di Marco Respinti
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6427

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Fatima Oggi, 14 gennaio 2021

5 - UN UOMO ''SPOSA'' LA SUA BAMBOLA GONFIABILE
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Joe Biden nomina un trans alla Casa Bianca, A Sanremo 2021 l'ennesima canzone gay, La risposta dei genitori al figlio gay che canterà a Sanremo
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 5 dicembre 2020

Qualche web magazine ha avuto anche il coraggio di parlare di "storia d'amore" e davvero si fa fatica a capire come la si possa definire tale. Stiamo parlando del rapporto tra il bodybuilder kazako Yuri Tolochko e la sua Margo che altro non è che una bambola gonfiabile.
È vero, ormai ci siamo abituati a vederne di tutti i colori, ma la moda più recente, ovvero quella di convolare a nozze con oggetti inanimati, come ha fatto Tolochko con la sua bambola, forse rappresenta una delle vette più alte del folle libertinismo a cui inneggia il "love is love", nella nostra società. Una mentalità che ormai giustifica qualunque follia, rifiutandosi di chiamarla, in alcuni casi "patologia" e rivendicandone addirittura i diritti. E sì perché il modo in cui Tolochko parla della sua Margo ricalca esattamente quello con cui si parla di una fidanzata vivente: "Le coppie hanno bisogno di parlare di meno e di connettersi di più.
Con il tempo e l'esperienza, Margo e io ci siamo resi conto che ci vuole più delle parole per avere una conversazione. Il tuo partner merita sicuramente il meglio, ma deve fare la sua parte". Così dopo mesi di "appuntamenti" (come? Dove? Che si saranno "detti"?) e "serate insieme", avrebbero preso la decisione di sposarsi. Una cerimonia alla quale ci chiediamo con quale coraggio abbiano presenziato gli invitati, complici nel far finta di non sapere che, perché il matrimonio sia valido, è necessario innanzitutto il libero consenso, che una bambola di plastica non può certo esprimere. Una farsa dunque?
Ma per Tolochko va tutto bene e anzi, racconta, al Daily Star, candidamente, come l'amore sia scoccato dopo aver salvato Margo da alcune "attenzioni indesiderate". Per di più lui si definisce anche un "maniaco del sesso" e, per questo, ha dichiarato che Margo sarebbe la "donna" perfetta per lui. Siamo lieti perlomeno di dedurre che, l'atleta in questione, deve aver avuto una certa difficoltà a trovare donne disposte a sottoporsi alle sue strane richieste, per essere stato evidentemente costretto a ripiegare su una bambola di plastica. E già perché poi continua, rincarando la dose, "la nostra storia mi eccita molto più del sesso stesso", sottolineando anche come sia un estimatore del BDSM (una vasta gamma di pratiche erotiche basate sulla condivisione di fantasie fondate sul dolore, il disequilibrio di potere e l'umiliazione tra due o più partner) "Adoro essere torturato, posso sopportare molto dolore.
Anch'io amo dominare. Margo è capace di ciò di cui le altre persone non sono capaci", ha confidato. Ci chiediamo in tutto questo, dove sia l'amore. Perché dalle sue parole non se ne riscontra un briciolo. Allora verrebbe davvero da riflettere sull'accezione che oggi viene attribuita alla parola più abusata del mondo, divenuta, negli ultimi tempi, una sorta di termine ombrello all'interno del quale far rientrare ogni tipo di rapporto ad uso e consumo dei propri istinti e delle proprie discutibili e irrefrenabili "fantasie".

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.

JOE BIDEN NOMINA UN TRANS ALLA CASA BIANCA
Joe Biden ha nominato il pediatra Rachel Levine - che prima del «cambiamento» di sesso portava un nome maschile - come Sottosegretario alla Salute, primo incarico federale per un trans nella storia degli Stati Uniti.
Biden ha dichiarato: «Dr. Rachel Levine porterà la stabile leadership e l'ampia conoscenza di cui abbiamo bisogno per affrontare la pandemia, a prescindere dall'etnia, religione, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità». Si tratta di «una scelta storica e profondamente qualificata per aiutare a guidare l'impegno sanitario della nostra amministrazione».
Biden è stato costretto a far riferimento alla supposta eccellente competenza di Levine proprio perché questa nomina sembra più dettata dal politicamente corretto che da criteri di competenza.
(Gender Watch News, 22 gennaio 2021)

A SANREMO 2021 L'ENNESIMA CANZONE GAY
Alla prossima edizione del Festival di Sanremo si esibirà il cantante gay Giuseppe Conti che canterà «Madre, non madre». Ennesima canzone arcobaleno che viene cantata sul palco dell'Ariston. Ecco una parte del testo: «Madre non madre, figlio non figlio mi hai cancellato come fossi uno sbaglio. Madre non madre, madre padrona con che diritto ora mi vieni a cercare. Madre non madre, madre devota prega il tuo Dio e lascia in pace me. Madre non madre ormai è tardi, io devo andare mi aspetta la vita».
Conti racconta in un'intervista a Il giornale popolare che ha sofferto di gravi disturbi psichiatrici (psicosi psico-affettiva) e fu anche ricoverato. Aggiunge poi che il suo outing ha provocato la sua esclusione dalla famiglia, soprattutto motivata dal fatto che la madre è seguace dei testimoni di Geova.
Crediamo che questa canzone verrà usata al Festival come spot per le istanze gay e che inoltre si parlerà di questo pezzo più per motivazioni legate alle rivendicazioni LGBT che per le sue qualità artistiche. Inoltre si corre il rischio che venga ascoltata solo la campana di Conti e che quindi ad esempio si faccia la semplicistica equivalenza «religione = intolleranza», perdendo così l'occasione di sentire anche il parere della madre e di domandarsi almeno quanto realmente i disturbi psichici del povero Conti siano da attribuire alla influenza della madre e se anche la sua stessa omosessualità non possa essere un sintomo di un profondo disagio interiore più che, come lui asserisce, una serena condizione di vita.
(Gender Watch News, 17 gennaio 2021)

LA RISPOSTA DEI GENITORI AL FIGLIO GAY CHE CANTERÀ A SANREMO
Come avevamo già avuto modo di raccontare qualche giorno fa, il cantante omosessuale Jo Conti, che parteciperà al Festival di Sanremo, in una intervista ha rivelato che a causa del suo outing fu scacciato dalla famiglia e vessato dai genitori. Ora a Fanpage mamma Angela e papà Vincenzo raccontano un'altra verità. Riportiamo per intero la loro lettera.
«Siamo i genitori di Jo Conti. Non vi nascondiamo che ci ha ferito profondamente leggere sul vostro giornale le accuse rivolte contro di noi da nostro figlio. Non avremmo mai voluto scrivere questa lettera e smentire pubblicamente nostro figlio, a cui vogliamo bene. Ma purtroppo le accuse di Jo gettano fango sulla nostra famiglia e sulla nostra religione, e meritano quindi di essere corrette.
Non è vero che abbiamo cacciato via di casa nostro figlio, né che lo abbiamo discriminato o maltrattato in qualche modo quando si è dichiarato omosessuale. Nostro figlio Giuseppe Jo è il maggiore di tre amati figli, e ci ha rivelato di essere gay più di 15 anni fa. Da allora ha ovviamente continuato a vivere a casa, partecipando a tutte le attività familiari e avendo un ruolo importantissimo nella nostra famiglia. Come genitori ci siamo sempre presi cura di lui, anche per i suoi problemi di salute. Anche se non condividiamo le scelte di nostro figlio dal punto di vista sentimentale, abbiamo continuato ad amarlo, lasciandolo libero di vivere la sua vita come voleva. A costo di grandi sacrifici economici, ci siamo addirittura indebitati per farlo studiare presso una scuola privata per realizzare le sue ambizioni nella moda e poi lo abbiamo aiutato ad avviare una sua società di telefonia.
Abbiamo fatto del nostro meglio per accontentarlo, anche a discapito dei suoi fratelli minori ai quali purtroppo non abbiamo potuto dare lo stesso sostegno economico, perché siamo una famiglia modesta. Ma lo abbiamo fatto di buon grado, perché gli vogliamo bene. La scelta di andare via di casa all'età di 32 anni è stata una scelta di nostro figlio. Lo ha deciso non perché fosse maltrattato, ma perché non accettava le regole di comportamento all'interno della famiglia, le stesse che anche i suoi fratelli erano tenuti a rispettare. Crediamo che i genitori abbiano tutto il diritto di chiedere a un figlio di rispettare alcune basilari norme igieniche e di comportamento. Ma a Giuseppe quelle norme non stavano bene e ha deciso di andarsene. In seguito ci chiese di tornare a casa e noi lo abbiamo riaccolto. Poi ha trovato un lavoro e se ne è andato di nuovo. Il nostro sostegno non è venuto mai meno e, contrariamente a quanto lui afferma, ci sentiamo e vediamo regolarmente.
Ci ha fatto male sentirci accusati di essere noi la causa dei suoi ricoveri, quando lui sa benissimo che erano legati alla fine delle sue relazioni. E in tutti quei momenti gli siamo sempre stati accanto, anche a costo di partire all'ultimo minuto per raggiungerlo a Milano, dov'è stato ricoverato. Quando ha lasciato casa, abbiamo continuato a dimostrargli il nostro affetto aiutandolo con il trasloco, dandogli qualsiasi cosa di cui avesse bisogno e mettendoci a disposizione per la spesa e altre faccende, addirittura svegliandolo per telefono la mattina! Inoltre, le accuse alla religione ci lasciano molto perplessi. Giuseppe ha sempre avuto buoni rapporti con i Testimoni di Geova e nel tempo libero stava volentieri in loro compagnia. La nostra fede non c'entra nulla con le sue difficoltà. Anzi, come Testimoni di Geova ci sforziamo di seguire le norme della Bibbia, amando e rispettando il prossimo indipendentemente da razza, età, ceto sociale, livello di istruzione, religione e orientamento sessuale (1 Pietro 2:17).
Promuoviamo un messaggio di amore e speranza, non certo di odio e intolleranza, anche se non sempre riceviamo lo stesso trattamento. Noi non abbiamo mai chiesto a Giuseppe di scusarsi per la sua omosessualità, né mai lo faremo. Speriamo però che anche lui rispetti le nostre scelte e i nostri valori. Non riusciamo a capire perché nostro figlio abbia rivolto queste false accuse pubblicamente contro di noi e anche contro la nostra fede. Che sia tutta una trovata pubblicitaria volta ad attirare su di sé l'attenzione dei media e a promuovere così la sua carriera musicale? Magari sfruttando il fatto che i Testimoni di Geova sono un facile bersaglio, spesso vittime di pregiudizi e disinformazione? Ci auguriamo di cuore che conoscendo meglio i fatti, la stampa non si presti a questo strano meccanismo che sta facendo molto male alla nostra famiglia. Come genitori vogliamo che nostro figlio abbia una vita significativa, felice e più lunga possibile. Se lui vuole, il nostro aiuto non verrà mai meno.
Caro Giuseppe, ricordati che ti amiamo molto e ti ameremo sempre. Papà e mamma».
(Gender Watch News, dicembre 2020 gennaio 2021)

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Provita & Famiglia, 5 dicembre 2020

6 - LA PREDICA AI PESCI SERVI' A SANT'ANTONIO PER COMBATTERE L'ERESIA
La città in cui sant'Antonio da Padova iniziò a predicare fu Rimini, ma gli eretici non volevano essere disturbati...
Autore: Padre Stefano Manelli - Fonte: I Tre Sentieri, 12 giugno 2020

La prima città in cui sant'Antonio cominciò a predicare fu Rimini. E fin dall'inizio il successo della sua predicazione mise in allarme gli eretici della città. C'era colà, infatti, e fioriva la setta eretica dei patarini. Erano accesi e ostinati contro parecchie verità della fede cattolica, e vegliavano perché non ci fosse chi li disturbasse nei loro errori.
Quando gli eretici si accorsero che sant'Antonio smantellava a colpi decisi i loro errori, anziché aprire gli occhi alla verità, si coalizzarono nella difesa dell'errore e nell'assalto a colui che voleva illuminarli. Si radunarono i capi della setta eretica e decisero di eliminare sant'Antonio con il mezzo più semplice e concreto: il veleno.
Lo invitarono a un pranzo, quindi, per discutere insieme delle cose di fede. Antonio accettò ignaro di ogni trama. Ma il Signore era con lui. A tavola, infatti, sant'Antonio prima di mangiare benedisse tutto il cibo, e poi mangiò tranquillamente, continuando a parlare della vera fede.
Gli eretici lo guardavano, aspettandosi da un momento all'altro gli effetti del veleno. E invece! Evidentemente avevano dimenticato la promessa di Gesù ai suoi veri apostoli: "Se berranno  qualche veleno non recherà loro danno" (Marco 16,18).
Fallito il tentativo dell'attacco a sant'Antonio con il veleno, gli eretici tentarono di impedire la predicazione del Santo con l'allontanamento delle persone. Si servirono di ogni mezzo, infatti, per tenere lontana da sant'Antonio tutta la gente. Allettamenti o minacce, accuse e calunnie contro sant'Antonio, tutto era utile per arrivare allo scopo di impedire quella predicazione che martellava contro l'eresia.
Ma sant'Antonio aveva anch'egli mezzi eccezionali per battere gli intrighi degli eretici. Dalla sua intensa preghiera e penitenza egli traeva il potere dei miracoli che fa smuovere le folle in ogni parte della terra.
E uno dei suoi più celebri e pittoreschi miracoli fu certamente quello della predicazione ai pesci. Quando sant'Antonio si accorse che la gente di Rimini lo guardava con sospetto e si teneva lontana da lui, moltiplicò le sue preghiere e poi si mosse per andare a predicare ai pesci sulla spiaggia del mare.
"Fratelli pesci - disse il Santo - venite voi ad ascoltare."
A tale richiamo una massa di pesci si fece avanti sulla riva del mare e si raccolse davanti al Santo in ascolto della sua parola. Erano tutti in ordine, tenevano la testina di fuori e, a volte, davano anche segni di assenso alle parole di sant'Antonio.
Il prodigio produsse un'impressione enorme, naturalmente. La folla accorse numerosissima e gli stessi eretici rimasero sconvolti da un fatto così strepitoso e così significato. Doveva essere davvero importante e prodigiosa la parola di sant'Antonio, se anche creature irragionevoli correvano ad ascoltarlo! La lezione fu davvero salutare per tutti. E da quel giorno sant'Antonio poté predicare, con tutta la sapienza e con tutto l'ardore di cui era ricco per illuminare e convertire, richiamare e santificare le anime.

Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente Ermes Dovico racconta la vita di Sant'Antonio di Padova. San Francesco lo chiamava "mio vescovo". Papa Gregorio IX rimase così colpito dalla sapienza del giovane predicatore da proclamarlo santo al termine del processo del canonizzazione più veloce della storia (conclusosi 352 giorni dopo la morte) grazie anche ai 53 miracoli attribuiti all'intercessione di Antonio.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 giugno 2020:

Nel 1228, Gregorio IX ebbe modo di conoscere sant'Antonio di Padova (1195-1231), che era giunto a Roma per salvaguardare l'unità dell'Ordine francescano, a rischio dopo la morte di san Francesco (1181-1226). Il papa rimase così colpito dal giovane predicatore da chiamarlo "Arca della Testimonianza" e "Scrigno delle Scritture".
Il santo era nato a Lisbona il 15 agosto 1195 da una famiglia benestante, che l'aveva battezzato con il nome di Fernando. A quindici anni entrò tra i Canonici regolari della Santa Croce e due anni più tardi chiese di potersi trasferire da Lisbona a Coimbra, perché desiderava un maggiore raccoglimento con Dio. Al monastero di Coimbra, dotato di una grande biblioteca, poté approfondire lo studio della Bibbia e dei Padri della Chiesa. Nel 1220, mentre il suo Ordine subiva le ingerenze del re portoghese, avvenne un fatto decisivo nella vita di Fernando, intanto divenuto sacerdote: vide passare a Coimbra le salme dei cinque protomartiri francescani (Berardo, Pietro, Ottone, Adiuto e Accursio), decapitati in Marocco, dove erano stati inviati da san Francesco per convertire i musulmani a Cristo.
Per don Fernando fu una chiamata alla missione. Ottenuto il permesso, lasciò i canonici agostiniani e si unì a un romitorio di francescani. Segnò il suo nuovo inizio religioso con un cambio di nome: decise di chiamarsi Antonio, in onore di sant'Antonio Abate. Desiderando la grazia del martirio, ottenne di andare con un confratello in Marocco, ma qui una malattia gli impedì di predicare. Si convinse a tornare in patria, ma una tempesta spinse la nave fino alle coste siciliane. In Sicilia il santo venne a contatto con i frati di Messina, dai quali apprese la notizia del Capitolo Generale convocato da san Francesco per la Pentecoste del 1221. Antonio risalì a piedi l'Italia insieme ai confratelli e dopo diverse settimane giunse ad Assisi: qui, dal 30 maggio all'8 giugno, si tenne quello che passò alla storia come il "Capitolo delle Stuoie", così chiamato perché il piccolo 'esercito' di francescani (erano circa 3.000) si accampò in capanne fatte di stuoie.
Il frate portoghese, sconosciuto ai più, trascorse quei giorni in umile ascolto delle decisioni che venivano prese nel suo nuovo Ordine. Alla fine venne indirizzato a un eremo vicino a Forlì, dove visse per un anno dedicandosi ai lavori più modesti, tra digiuni e orazioni. Nel settembre 1222 fu chiamato improvvisamente dal superiore a tenere un discorso esortativo per i chierici che stavano per ricevere l'ordinazione sacerdotale: l'uditorio, al sentire con quale trasporto per Dio parlava Antonio, ne rimase ammirato. Informati del suo straordinario talento, i superiori di Assisi lo indirizzarono alla predicazione nell'Italia settentrionale. Qui la fede di Antonio operò tra l'altro il miracolo eucaristico di Rimini, detto anche "della mula", perché l'animale, su comando del santo, si inginocchiò davanti all'Ostia consacrata, causando la conversione di un eretico di nome Bonovillo che dubitava della Presenza reale di Gesù nell'Eucaristia.
Univa il fermo annuncio della verità alla dolcezza d'animo, e venne chiamato "il martello degli eretici". Fece presente ai superiori che il contrasto alle eresie richiedeva una solida conoscenza della dottrina cattolica. San Francesco gli diede il benestare per la fondazione a Bologna del primo studio teologico francescano, un passo fondamentale nella storia dell'Ordine: "A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute. Mi piace che tu insegni teologia ai nostri fratelli, a condizione però che, a causa di tale studio, non si spenga in esso lo spirito di santa orazione e devozione, com'è prescritto nella Regola". Lo stesso Francesco, nel 1224, lo inviò come missionario in Francia per continuare nella sua opera di conversione degli eretici catari. Ritornò in Italia dopo la morte del santo d'Assisi e nel 1227 venne nominato ministro provinciale per l'Italia settentrionale. Fu allora che, pur continuando a viaggiare, stabilì la sua dimora abituale nel convento di Padova. In quegli anni le sue prediche, che spaziavano dalle verità di fede alla purezza di vita, erano ormai seguite da enormi folle di fedeli. Inoltre, stava lunghe ore in confessionale.
A Padova terminò la stesura del secondo volume dei Sermoni, nei quali è centrale la riflessione sul mistero di Cristo. Un mistero in cui il fedele si può addentrare con la preghiera e l'amore per Maria, che Antonio definì "Capolavoro dell'Altissimo". Si disse certo della sua Assunzione in anima e corpo, più di sette secoli prima della solenne proclamazione del dogma da parte di Pio XII, che infatti citò il santo nella Munificentissimus Deus del 1950. Quattro anni prima, sempre papa Pacelli aveva onorato sant'Antonio come Doctor Evangelicus, dichiarandolo ufficialmente dottore della Chiesa. Va detto comunque che già Gregorio IX lo aveva invocato come tale il 30 maggio 1232 - al termine del processo di canonizzazione più veloce della storia, grazie anche ai 53 miracoli attribuiti all'intercessione di Antonio - quando lo proclamò santo: "O dottore della Chiesa, beato Antonio, amatore della divina parola, prega per noi il Figlio di Dio".
Gesù e Maria furono le sue stelle polari fino agli ultimi giorni terreni. Fu in quei giorni che il conte Tiso, un amico presso il quale si era ritirato in preghiera nel giugno 1231, avvicinandosi alla stanzetta del santo, con la porta socchiusa, vide una luce intensissima: era Gesù Bambino, in braccio ad Antonio. Il 13 giugno, capendo che gli rimaneva poco da vivere, chiese di essere riportato a Padova perché lì desiderava morire. Spirò in un ospizio vicino al monastero delle clarisse e poco distante dalle mura cittadine. I confratelli gli intonarono il suo inno mariano preferito, O gloriosa Domina. Tornò al Padre dopo aver detto: "Vedo il mio Signore".

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: I Tre Sentieri, 12 giugno 2020

7 - LETTERE ALLA REDAZIONE: HO VISTO IL FILM UNPLANNED... TUTTI DOVREBBERO VEDERLO
La storia di Abby Johnson che dirigeva una clinica per aborti può far aprire gli occhi a molte persone ''addormentate'' sul tema del rispetto della vita nascente
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 20 gennaio 2021

Carissimi amici di BastaBugie,
grazie al link che ho trovato nel vostro sito ho visto il film Unplanned, per ora con i sottotitoli in italiano, e ve ne voglio parlare.
Quando parliamo di aborto, spesso lo sentiamo come una cosa lontana che quasi non ci tocca, sentiamo spesso dati altissimi e non ci spieghiamo il perché ma soprattutto come siano possibili dati così alti; guardare questo film permette a esperti e non di aprire gli occhi (finalmente) sulla realtà e sulla verità.
Sono proprio queste due le protagoniste di questo film: verità e realtà.
Il film infatti non fa altro che raccontare la storia VERA di Abby Johnson.
Guardando questo film la prima cosa che ho provato è rabbia, tanta rabbia. Come ragazze giovani, anche 40 al giorno (solo in una clinica) che decidono volontariamente di uccidere il proprio bambino? Come possono medici, o meglio.. boia, fare anche 40, 50 aborti al giorno? Come possono delle strutture consigliare a giovani ragazze spaventate di abortire? Come possono madri di due figli decidere di abortire?  Come può una donna in carriera buttare nel cestino suo figlio per puntare tutto sul lavoro?
Come è possibile tutto ciò? Sicuramente Satana sa concretamente rendere desiderabile, ciò che in realtà è una vera e propria atrocità.
Con tutte queste domande in testa, dopo il film, sono andato ad informarmi in internet e banalmente sono finito su un forum, dove tantissime donne raccontano la loro esperienza per consigliarla ad altre. E qui purtroppo la prima orribile scoperta: davvero moltissime donne che hanno già uno o due figli decidono di abortire... Sono rimasto sconvolto!
Dice una donna in questo forum riguardo all'assunzione della RU486, la famigerata pillola del mese dopo: "Io ho prenotato per il 27 gennaio la somministrazione della prima e il 29 la seconda. Anche io ho 2 bimbi, uno di 8 anni e uno di 2 anni, io e mio marito siamo d'accordo, mi dispiace fare questa cosa, ma io sento che per me e per la mia famiglia è la scelta giusta. Io mi sento di consigliarti di essere sicura di quello che vuoi fare, parlane con tuo marito se solo hai un minimo dubbio".
E un'altra scrive: "Ciao a tutte, racconto di nuovo brevemente la mia storia, per chi non mi conoscesse. Ho 28 anni, convivo e ho due bambini di 6 e 3 anni... dopo il test positivo prendo subito appuntamento al consultorio, ho chiesto per la pillola Ru486, motivazione, lavoro nuovo e tante spese da affrontare".
E potrei andare avanti ancora... ma mi chiedo: come può una donna madre uccidere suo figlio? Come può farlo con così tanta facilità e, apparentemente, senza rimorso.
Il film oltre a lasciarmi tanta rabbia e tante domande ti mette proprio davanti a nuda e cruda verità dell'aborto e questo ti spiazza davvero; è una freccia che arriva diretta al cuore dello spettatore e difficilmente si toglierà di dosso.
Io il giorno dopo non sono riuscito a lavorare serenamente il mio pensiero era fisso al film!
Questo per dire che il film è davvero riuscito e può veramente far aprire gli occhi a molte persone addormentate.
Un'ultima cosa che mi ha colpito è la freddezza con cui questi "dottori" uccidono vite umane. Dottori che al giorno uccidono decine e decine di bambini. Mi torna alla mente il nome che dette padre pio all'ospedale che fondò: Casa Sollievo della Sofferenza. Quanto siamo lontani dalla cura per il malato che duemila anni di cristianesimo ci avevano insegnato!
Preghiamo perché possano esserci sempre più mamme degne di questo nome e sempre più VERI dottori, cioè difensori della vita. E preghiamo che questo tumore chiamato aborto venga estirpato.
Il film insegna anche questo... la preghiera può tutto!
Federico

RISPOSTA DEL DIRETTORE

Caro Federico,
il film Unplanned ha suscitato tanto clamore e in effetti non può lasciare indifferenti.
Per chi ancora non avesse approfittato dell'occasione, può vederlo in anteprima via streaming con un piccolo contributo alla Dominus Production che servirà per doppiare il film e portarlo nei cinema italiani appena possibile.
Padre Maurizio Botta consiglia un modo particolare per ricordare la giornata per la vita che in Italia si celebra ogni prima domenica di febbraio in ricordo (e in opposizione) alla legge dell'aborto approvata in Italia nel 1978. Lui dice di suggerire alle ragazze giovani (orientativamente dai 12 ai 18 anni) di dire un'Ave Maria per il loro futuro bambino mettendo durante la preghiera una mano sulla pancia. Questo semplice gesto è molto educativo e predispone la futura mamma ad accogliere la vita che è chiamata ad amare.
Per quanto riguarda le parrocchie, i movimenti per la vita o anche singole persone che volessero aiutare la diffusione di Unplanned anche in Italia potrebbero decidere di finanziare con offerte generose il doppiaggio del film. Aiuterebbero così la Dominus Production che ha il merito di portare in Italia pellicole di qualità eccezionale che altrimenti non potremmo vedere al cinema come God's not dead 1 e 2, Cristiada, Marie Heurtin e, appunto, Unplanned.
Infine, pur ricordando che l'aborto  è un abominevole delitto, dobbiamo assumere nei confronti delle mamme che hanno abortito un atteggiamento di compassione nel vero senso del termine, come suggerisce anche il film Unplanned.
Il disagio più profondo è procurato alla mamma dalla voce della coscienza che la società post-moderna vuole tacitare, ma drammaticamente risuona nel suo cuore, ricordandogli di aver negato a suo figlio il diritto alla vita. La tematica della sindrome post-abortiva, vale a dire il grave disagio psichico sperimentato frequentemente dalle mamme che hanno fatto ricorso all'aborto volontario, rivela la voce insopprimibile della coscienza morale, e la ferita gravissima che essa subisce ogniqualvolta l'azione umana tradisce l'innata vocazione al bene dell'essere umano, che essa testimonia.
La pratica dell'aborto suscita nella mamma una profonda sofferenza spirituale e psicologica, la cosiddetta "sindrome post-abortiva", che può manifestarsi immediatamente al termine dell'interruzione della gravidanza, oppure presentarsi dopo molti anni.
San Giovanni Paolo II rivolgeva nell'enciclica Evangelium vitae al n.99 una parola di misericordia alle donne che avevano abortito: "Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all'aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che, in molti casi, si è trattata di una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non si è ancora rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto.
Non lasciatevi prendere, però dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. (...) Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento. Il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore"

P.S. Per vedere in anteprima il film Unplanned, clicca qui!

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Redazione di BastaBugie, 20 gennaio 2021

8 - OMELIA IV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 1, 21-28)
Taci! Esci da lui!
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il popolo ebraico aveva in Mosè il suo maestro che li istruiva sulle vie di Dio. Per mezzo di Mosè, Dio diede al suo popolo la Legge santa, per mezzo della quale gli Ebrei potevano sapere con certezza ciò che piace e ciò che dispiace a Dio. Dio, inoltre, fece questa assicurazione a Mosè, dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a te. A lui darete ascolto» (Dt 18,15). Queste parole si riferivano chiaramente a Gesù, il Figlio stesso di Dio, mandato su questa terra per portare a compimento la Legge data a Mosè, per portarla al suo perfezionamento. «Se qualcuno – continua la profezia – non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto» (Dt 18,19). Così, nella pienezza dei tempi, il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Anche noi dobbiamo ascoltare il Signore, altrimenti dovremo rendere conto di questa nostra chiusura di cuore nei confronti del Vangelo. Il Salmo responsoriale di questa domenica diceva: «Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite il cuore» (Sal 94,8).
Ascoltare la voce del Signore significa leggere e meditare il suo Vangelo e, in ultima analisi, ascoltare l'insegnamento della Chiesa. Chi ascolta i Pastori della Chiesa, e in modo particolare il Papa, ascolta Gesù stesso. [...] Esaminiamo seriamente la nostra coscienza e vediamo se anche noi abbiamo indurito il nostro cuore, chiudendoci all'insegnamento di chi nella Chiesa ha il compito di insegnare nel nome del Signore.
Il brano del Vangelo di oggi ci presenta Gesù che entrò di sabato nella sinagoga di Cafarnao, per insegnare e per far comprendere ai suoi interlocutori quella che era la missione a Lui affidata dal Padre. Il suo compito era quello di liberare l'umanità dal potere del maligno per renderci figli di Dio e donarci la salvezza.
Gesù avvalorò il suo insegnamento con un segno della sua potenza, scacciando da un ossesso un demonio che lo tormentava. Lo spirito impuro così disse al Signore: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?» (Mc 1,24). Gesù è venuto realmente per distruggere le potenze del male e per allontanare da noi la malefica influenza del demonio. Così, dopo aver comandato allo spirito impuro di andarsene, questi, straziando l'ossesso e gridando forte, uscì da lui.
Questo episodio ci insegna che il demonio esiste e che, anche se non giunge tante volte a possedere qualcuno, tenta tutti gli esseri umani, affinché si allontanino dalla Legge d'amore di Dio e sprofondino con lui nell'inferno. Il cristiano deve tener conto di questa realtà e deve difendersi da queste insidie con una preghiera perseverante. Se saremo uniti a Gesù per mezzo dei Sacramenti e della preghiera, allora non avremo nulla da temere.
L'intento del demonio è quello di passare inosservato, e la sua più grande vittoria è quella di far credere agli uomini che lui non esiste. Egli agisce come un ladro che fa di tutto per non far notare la sua presenza, in modo da depredare indisturbato le nostre anime. Ed è sempre il Signore a farlo fuggire; ma, per essere da Lui protetti, bisogna pregare ogni giorno e ripetere con fede quella bella petizione che ripetiamo nel Padre nostro: «liberaci dal male».
Il cristiano deve anche tenere conto che, quanto più farà il bene, tanto più il tentatore cercherà di ostacolarlo. Non dobbiamo però cadere nell'errore di non impegnarci, altrimenti cadremmo nella più brutta delle tentazioni.
Si racconta un episodio nella storia dei Padri del deserto. Un santo monaco stava camminando per una grande città, ove vedeva che vi erano pochi demoni e per giunta quasi del tutto oziosi; mentre, avvicinandosi al Monastero che si trovava fuori di quella città, vide che vi erano molti demoni e molto indaffarati. Allora, quel monaco ordinò ad un demonio, in Nome di Dio, di spiegargli il motivo di quella differenza. Quel demonio fu costretto a rispondere che in città non c'era poi gran bisogno di tentare gli uomini, perché facevano già tutto da soli; mentre, in quel Monastero essi avevano molto da fare, dal momento che quei monaci facevano molto del bene e, quindi, dovevano essere ostacolati.
Ma chi vive con il Signore non ha nulla da temere. Dio guida e protegge tutti coloro che lo vogliono servire e sconfiggerà sempre il maligno tentatore, servendosi di Maria, l'umile sua serva. Invocandola con fiducia, sperimenteremo sempre la protezione dell'Onnipotente. Facendo risuonare il Santo Nome di Maria, le dense nubi della tentazione saranno spazzate via, e tornerà a splendere il Sole divino.

ASCOLTA (leggo per te)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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