BastaBugie n°707 del 10 marzo 2021

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1 PERFORMANCE BLASFEMA A SANREMO 2021
Achille Lauro con il sacro cuore di Gesù e le lacrime di sangue stile Madonna di Civitavecchia, poi con Fiorello mette una corona di spine, infine il costato insanguinato (comunicato integrale del vescovo di San Remo)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LA DISNEY CONDANNA DUMBO E PETER PAN PERCHE' POLITICAMENTE SCORRETTI
Anche Lilli e il vagabondo, Gli Aristogatti e Il libro della Giungla avranno la ridicola scritta: ''Questo programma include rappresentazioni negative di persone e culture. Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi''
Autore: Roberto Vivaldelli - Fonte: Il Giornale
3 DIO ESISTE: NON SERVE LA FEDE PER SAPERLO, BASTA LA RAGIONE!
Che basti la retta ragione è un dogma dichiarato dal Concilio Vaticano I, chi dice il contrario è scomunicato (VIDEO: L'esistenza di Dio secondo ragione)
Autore: Padre Angelo Bellon - Fonte: Amici Domenicani
4 IL TERRORISMO SANITARIO DELLA REPUBBLICA E DEL CORRIERE DELLA SERA (E DEL GOVERNO)
Scaricare sui cittadini le colpe dei politici innesca il gioco di terrorizzare la gente per spingerla ad accettare restrizioni e rinunce alle libertà fondamentali
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 PERMESSE LE MANIFESTAZIONI PER L'8 MARZO, MA VIETATE LE PROCESSIONI PER LA SETTIMANA SANTA
Il governo decide che a Madrid si può celebrare la festa della donna con manifestazioni fino a 500 persone, ma con la scusa dei contagi vieta le processioni religiose
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi
6 LE CONTRADDIZIONI DEL TAOISMO
Per Lao-Tzu ogni uomo deve ricercare il vuoto (da cui consegue la nullificazione di se stessi)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
7 IL VIAGGIO DEL PAPA E LA DRAMMATICA SITUAZIONE DEI CRISTIANI PERSEGUITATI IN IRAQ
Fino a trent'anni fa la popolazione di Bartella era al 100% cristiana, poi è passato l'Isis e poi gli shabak sciiti con la loro pulizia etnico-religiosa (VIDEO: la città cristiana invasa dai musulmani)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
8 OMELIA IV DOM. DI QUARESIMA - ANNO B (Gv 3,14-21)
Chi crede in Lui non è condannato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - PERFORMANCE BLASFEMA A SANREMO 2021
Achille Lauro con il sacro cuore di Gesù e le lacrime di sangue stile Madonna di Civitavecchia, poi con Fiorello mette una corona di spine, infine il costato insanguinato (comunicato integrale del vescovo di San Remo)
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-03-2021

Si è presentato sul palco dell'Ariston neanche fosse al sambodromo di Rio: piume di struzzo, capelli blu e trucco pesante abbarbicato ad un asta del microfono con due angeli e un Sacro Cuore. Achille Lauro deve aver capito che il genere maudit con punte dissacranti frutta parecchio. L'anno scorso aveva indignato con quelle sue pose da San Francesco e da San Sebastiano, poi le copertine blasfeme come Gesù crocifisso hanno fatto il resto.
E il resto è la sua performance da cavaliere dello zodiaco nella canzone Solo noi con la quale ha inaugurato la prima delle sue serate come ospite del Festival. Perché De Marinis, pur non essendo in gara a Sanremo, ce lo sciropperemo tutte le sere con i suoi travestimenti e c'è da scommettere che i riferimenti alla religione, sempre cattolica ovviamente, non mancheranno. Dato che ormai nessuno si indigna neanche più, avrà campo libero di sperimentare.
Sò ragazzi, si dirà. La canzone, poi, è il classico tiramento generazionale di noi ggiovani poveretti che siamo soli «senza un'anima, senza umanità, immoralità, bipolarità». [...]
Non capiamo proprio cosa ci sia di geniale in questo prodotto commerciale della musica. Canta la disperazione col portafoglio ormai pieno. Comodo. Però funziona, i ragazzi ci cascano perché nelle sue pose androgine da ragazzo problematico ha trovato la sua vena. E poi parla di sessualità indefinite «sessualmente tutto, genericamente niente, peccato e peccatore», tutto troppo politicamente corretto per meritarsi almeno qualche punta di critica.

SEMPLICEMENTE BRUTTO
La canzone è orecchiabile, ha un non so che di ingenuo, ma forse è solo monotonia, scritta da chi non ha neanche idea di che cosa sia una melodia, ma già da diverse settimane è in classifica. Lui è urticante alla vista, semplicemente brutto e per poter dare nell'occhio con i suoi travestimenti deve scivolare nel blasfemo (lo ammettiamo: non avremmo scritto questo articolo se si fosse vestito solo di strass e paillettes). [...]
Il Sacro Cuore sull'asta del microfono è chiaramente visibile e così anche i due angeli alla sua base e alla sua sommità. Le lacrime di sangue finali poi, beh, con quello non sappiamo se sia più il trash o l'irriverenza. Un fiotto di colorante vermiglio in quantità industriali tali che probabilmente non le ha usate neanche Tarantino nello scontro stradale tra Butch e Marcellus in Pulp Fiction. Ma il rimando alla Madonnina di Civitavecchia è un pugno nello stomaco. Per lo meno per chi ha sentito dalla bocca dei protagonisti quello che è accaduto a Pantano. Non certo per lui, che sembra venuto da Marte, ma è romano de Roma e quindi almeno dovrebbe lasciarsi interrogare un po' di più.
Ma ormai si è capito che Achille Lauro è quel personaggio lì. L'anno scorso aveva indignato, quest'anno nemmeno e non sappiamo se per lui sia in fondo un peccato dato che se non fai incazzare qualcuno non sei nessuno. Ormai irridere i simboli della fede non fa neanche più notizia, né uno strepito, né un moto di ribellione, ma di questo non dobbiamo incolpare Lauro, ma guardare in casa nostra, visto che il piano verso l'annacquamento del cristianesimo lo abbiamo inclinato noi, folto e inclito popolo di Dio, rinunciando a chiamare blasfemia ciò che offende prima Dio e poi il suo gregge.

STUPIRE E DISSACRARE
Però facile prendersi gioco sempre della Chiesa cattolica, dei suoi simboli, dei suoi misteri. Prova a farlo con l'islamismo che sgozza gole come fossero panetti di burro, Achillino, e magari inginocchiati verso la Mecca mentre lo fai. Vediamo poi se ti passa la voglia di fare il travestito della disperazione giovanile.
Oppure prova a prendere di mira le categorie sacralizzate e protette dal politicamente corretto, tra cui ci sono anche quei gay ai quali strizzi l'occhio con pose e riferimenti e magari i migranti, o le donne come categoria sociopolitica del femminismo contemporaneo, o tutti quei simulacri di perbenismo di fronte ai quali bisogna inginocchiarsi. Ecco, prova a stupire e dissacrare, come prometti, e poi vediamo che cosa ne è delle tue comparsate in Riviera.
Questo lo sa anche la direzione artistica di Sanremo che non permetterebbe mai che un artista in gara si prenda gioco dei simboli del politically correct, visto che questo è anche l'anno del buonismo pandemico dove anche le infermiere possono scendere le scale dell'Ariston come reginette del varietà. Però per la fede cattolica la direzione artistica - e la Rai - permettono che si possa derogare a questa regola.
Niente si può dissacrare, tranne ciò che è sacro. Quelli, i simboli della fede, come il segno di croce, servono magari come rito scaramantico in favor di telecamera proprio mentre si accendono le luci, vero Amadeus? Però lì le critiche sono piovute dai soliti atei in servizio permanente. Ma di che stupirsi? Fanno il loro mestiere. Almeno loro.

Nota di BastaBugie: S.E. Mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia - San Remo, il 7 marzo ha pubblicato nel sito della diocesi un comunicato per criticare la blasfemia del festival di quest'anno.
Ecco il testo integrale:

A seguito di tante segnalazioni di giusto sdegno e di proteste riguardo alle ricorrenti occasioni di mancanza di rispetto, di derisione e di manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana, della Chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari e offensive nel corso della 71° edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, sento il dovere di condividere pubblicamente una parola di riprovazione e di dispiacere per quanto accaduto.
Il mio intervento, a questo punto doveroso, è per confortare la fede "dei piccoli", per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità, per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante, per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima.
Un motto originariamente pagano, poi recepito nella tradizione cristiana, ricorda opportunamente che "quos Deus perdere vult, dementat prius" [A quelli che Dio vuole rovinare, prima toglie la ragione, N.d.BB].
Quanto al premio "Città di Sanremo", attribuito ad un personaggio, che porta nel nome un duplice prezioso riferimento alla devozione mariana della sua terra d'origine [Fiorello si chiama Rosario Tindaro, il rosario è la preghiera mariana per eccellenza e Tindaro in onore della Madonna del Tindari a Messina, N.d.BB], trovo che non rappresenti gran parte di cittadinanza legata alla fede e dico semplicemente "non in mio nome".

DOSSIER "FESTIVAL DI SANREMO"
Le edizioni dal 2009 al 2021

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-03-2021

2 - LA DISNEY CONDANNA DUMBO E PETER PAN PERCHE' POLITICAMENTE SCORRETTI
Anche Lilli e il vagabondo, Gli Aristogatti e Il libro della Giungla avranno la ridicola scritta: ''Questo programma include rappresentazioni negative di persone e culture. Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi''
Autore: Roberto Vivaldelli - Fonte: Il Giornale, 17/10/2020

Da tempo il politicamente corretto si è abbattuto sul mondo dell'intrattenimento, Disney compresa. Già lo scorso anno, la multinazionale aveva messo in guardia gli spettatori da alcuni suoi film d'animazione, contenenti, a suo dire, "rappresentazioni culturali obsolete".
Parliamo di classici immortali come Dumbo, Peter Pan, Lilli e il vagabondo, Il libro della Giungla, Gli Aristogatti. Il colosso americano si è piegato al politically correct per andare incontro al pubblico liberal e alle rivendicazioni delle minoranze e ora, come riporta l'agenzia Adnkronos, in tempi di Black Lives Matter e scontri razziali negli Stati Uniti, Disney+ ha inserito un nuovo avvertimento all'inizio dei suoi classici dell'animazione sui contenuti stereotipati e razzisti, in riferimento alle pellicole citate poc'anzi.
"Questo programma include rappresentazioni negative e/o trattamenti sbagliati nei confronti di persone e culture. Questi stereotipi erano errati allora e lo sono oggi", si legge nella frase che appare per dieci secondi prima dell'inizio dei film sulla piattaforma in streaming Disney+. "Piuttosto che rimuovere questo contenuto - recita ancora l'avvertimento - vogliamo riconoscere il suo impatto dannoso, imparare da esso e stimolare un dialogo per creare un futuro più inclusivo. La Disney si impegna a creare storie con temi stimolanti che riflettano la ricca diversità dell'esperienza umana in tutto il mondo".

DI COSA SONO ACCUSATI I CLASSICI DISNEY?
La formula scelta da Disney nella sua nuova piattaforma di streaming è stata imitata da altre piattaforme come Hbo Max, che ha aggiunto una spiegazione del "contesto storico" a "Via col vento" dopo avere rimosso temporaneamente il film dallo streaming. Come se quei classici immortali non avessero altro da dire, se non veicolare quei "pericolosi" messaggi razzisti. E il bello è che i più piccoli ora sì che ci faranno caso a quelle scene che ora offendono i politicamente corretti.
Di cosa sono accusati i film Disney? Come ricorda Adnkronos, in Lilli e il Vagabondo (1955), per esempio, due gatti siamesi, Si e Am, sono raffigurati con stereotipi anti-latinos o asiatici. C'è anche una scena in un canile in cui i cani con un forte accento ritraggono tutti gli stereotipi dei paesi da cui provengono le loro razze, come Pedro il Chihuahua messicano e Boris il Borzoi russo. Negli Aristogatti (1970), un gatto siamese chiamato Shun Gon, doppiato da un attore bianco, è disegnato come una caricatura razzista di una persona asiatica mentre in Dumbo (1941), un gruppo di corvi che aiutano Dumbo ad imparare a volare hanno voci nere stereotipate ed esagerate. Il corvo principale si chiama Jim Crow - un riferimento a una serie di leggi segregazioniste dell'epoca nel sud degli Stati Uniti - ed è doppiato da un attore bianco, Cliff Edwards.

LA FOLLIA DEL POLITICAMENTE CORRETTO
Il politicamente corretto, infatti, funziona anche in maniera retroattiva: non tenendo conto minimamente del contesto storico nel quale sono uscite queste opere, pretende che essi si "adattino" alla nuova neolingua. Per ora, una scritta ci avverte che il film potrebbe contenere stereotipi e contenuti razzisti: chissà che in un futuro, non troppo prossimo, il politicamente corretto non imponga che questi film vengano cancellati e tolti dalla circolazione perché ritenuti troppo offensivi. Esattamente ciò che è accaduto nelle scorse settimane negli Stati Uniti con le statue dei confederati (e non solo). Damnatio memoriae.
In 1984 di George Orwell quando un sovversivo viene fatto sparire dal partito, si applica proprio la damnatio memoriae: viene cioè eliminato, da tutti i libri, i giornali, i film e così via, tutto ciò che si riferisca direttamente o indirettamente alla persona in oggetto. Citiamo un passaggio chiave del capolavoro di Orwell: "Ogni disco è stato distrutto o falsificato, ogni libro è stato riscritto, ogni immagine è stata ridipinta, ogni statua e ogni edificio è stato rinominato, ogni data è stata modificata. E il processo continua giorno per giorno e minuto per minuto. La storia si è fermata. Nulla esiste tranne il presente senza fine in cui il Partito ha sempre ragione".

DOSSIER "WALT DISNEY"
Indottrinamento per piccoli e grandi

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Fonte: Il Giornale, 17/10/2020

3 - DIO ESISTE: NON SERVE LA FEDE PER SAPERLO, BASTA LA RAGIONE!
Che basti la retta ragione è un dogma dichiarato dal Concilio Vaticano I, chi dice il contrario è scomunicato (VIDEO: L'esistenza di Dio secondo ragione)
Autore: Padre Angelo Bellon - Fonte: Amici Domenicani, 27 luglio 2020

Buongiorno Padre Angelo,
mi scusi se la disturbo avrei bisogno di sapere una cosa.
Cosa dice la Chiesa a coloro che negano che con la sola ragione si possa conoscere l'esistenza di Dio?
È possibile dire che Dio esiste senza scomodare la fede?
Possiamo dire che l'esistenza di Dio a prescindere dalla fede può essere dimostrato razionalmente? Per "razionalmente" intendo dire che è chiaro perché è ovvio.
Che c'è un progetto nella creazione lo si vede chiaramente dal movimento di tutte le cose. Noi chiamiamo Dio la causa di questo progetto.
Grazie Padre Angelo mi scusi per la banalità ma a scuola e anche un teologo fuori dalla scuola mi dicono che non si può dire che esiste Dio se non con la fede. Secondo loro al massimo lo puoi intuire però allora non ho capito cosa vuol dire "intuire".
Buona giornata. La saluto affettuosamente.

RISPOSTA DEL SACERDOTE

Carissimo,
la conoscenza dell'esistenza di Dio con le sole risorse della ragione è fondamentale per chi crede.
Per aderire alla Divina Rivelazione è necessario essere certi dell'esistenza di Dio perché diversamente tale Rivelazione rimarrebbe sempre campata per aria, senza fondamento sicuro. Come qualcuno ha detto sarebbe un salto nel buio o nel vuoto.
Inoltre anche da un punto di vista sociale come potrebbe uno stato dare legittimità a richieste che non hanno fondamento reale se non nel sentimento di alcuni?
Tanti filosofi non cristiani, e di primo calibro come Platone e Aristotele, sono giunti alla certezza razionale dell'esistenza di Dio.
Come non rimanere stupiti dinanzi alla grande affermazione di Aristotele che definiva Dio come Motore immobile, che muove ma senza muoversi, senza passare dalla potenza all'atto?
E che Dio è atto puro, senza potenzialità alcuna perché è pienezza di essere?
Per i cristiani poi Dio stesso nella sua Rivelazione divina e soprannaturale ha garantito che l'uomo con le sole risorse della sua ragione può conoscere la sua esistenza.
Questo già nell'Antico Testamento quando nel libro della Sapienza vien detto: "Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone le opere, riconobbero l'artefice. Ma o il fuoco o il vento o l'aria veloce, la volta stellata o l'acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza. Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore" (Sap 13,1-5).
Pertanto Dio stesso ha detto che per analogia dalla grandezza e bellezza delle creature si contempla il loro autore.
Ugualmente un'altra grande affermazione si trova nel Nuovo Testamento quando nella lettera ai Romani si legge: "Infatti l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa" (Rm 1,18-20).
Per questo il Concilio Vaticano I ha dichiarato: "La Santa Madre Chiesa ritiene e insegna che Dio, principio e fine di ogni cosa, può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create; «infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute» (Rm 1,20)" (DS 3004).
E poi sentenzia: "Se qualcuno dice che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, non può essere conosciuto con certezza, grazie al lume naturale dell'umana ragione, attraverso le cose create: sia anatema" (DS 3026), e cioè scomunicato.
L'energia con cui si pronuncia il Magistero della Chiesa è dovuta al fatto che questa dottrina è contenuta esplicitamente nella Divina Rivelazione.
Prosegue il Concilio Vaticano I: "La Chiesa Cattolica ha sempre unanimemente creduto e ancora crede che esistono due ordini di conoscenza, distinti non solo per il loro principio, ma anche per il loro oggetto: per il loro principio, perché nell'uno conosciamo con la ragione naturale, nell'altro con la fede divina; per l'oggetto, perché oltre la verità che la ragione naturale può capire, ci è proposto di vedere i misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono rivelati dall'alto. È questo il motivo per cui l'apostolo, che pure testimonia che Dio è stato conosciuto dai pagani «attraverso le cose create» (Rm 1,20), quando parla della grazia e della verità venuteci da Cristo (cf. Gv 1,17), dichiara: «Parliamo di una sapienza divina misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio» (l Cor 2,7s.10). E lo stesso Unigenito benedice il Padre perché ha nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli (cf. Mt 11,25)" (DS 3015).
Va detto anche che il Concilio Vaticano I afferma che con certezza che con la sola ragione si può giungere alla conclusione dell'esistenza di Dio. Si astiene però dal dire attraverso quali vie. Qui lascia campo libero ai teologi. Tuttavia ricorda che San Paolo dice che dalle creature si risale al Creatore.
Mi chiedi infine che cosa intenda quel teologo quando dice che di Dio ne possiamo avere l'intuizione. Forse vuol riferirsi al sentimento religioso che esiste naturalmente nel cuore degli uomini secondo cui Dio non si conosce, ma si sente.
A questo concludono erroneamente alcuni protestanti, partendo dal presupposto che dopo il peccato originale l'uomo si è totalmente corrotto e avrebbe perso anche la capacità di conoscere la verità. Per cui solo per fede si conoscerebbe l'esistenza di Dio.
Tuttavia va detto che l'uomo col peccato originale ha perso i doni soprannaturali della grazia, ma non ha perso l'uso della ragione, come dimostra ampiamente lo sviluppo tecnico e scientifico.
Ti ringrazio per la fiducia, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 53 minuti) dal titolo "L'esistenza di Dio secondo ragione" Don Stefano Bimbi, parroco a Staggia Senese, leggendo il Catechismo della Chiesa Cattolica, spiega come non sia necessaria la fede per arrivare alla certezza dell'esistenza di Dio. Inoltre si parla delle rinunce quaresimali. Il video è tratto dal corso "Il Credo parola per parola" con decine di interessanti lezioni.


https://www.youtube.com/watch?v=GF0OkxpEMVM

Fonte: Amici Domenicani, 27 luglio 2020

4 - IL TERRORISMO SANITARIO DELLA REPUBBLICA E DEL CORRIERE DELLA SERA (E DEL GOVERNO)
Scaricare sui cittadini le colpe dei politici innesca il gioco di terrorizzare la gente per spingerla ad accettare restrizioni e rinunce alle libertà fondamentali
Autore: Ruben Razzante - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-03-2021

Lunedì il premier Mario Draghi, in occasione della Festa delle donne, ha prodotto un videomessaggio nel quale, con postura statica e linguaggio fermo, ha cercato di rincuorare l'opinione pubblica e di aprire un varco alla speranza. A un anno dal primo lockdown non si vede affatto l'uscita dal tunnel, anche perché, quando quell'uscita si materializzerà, coinciderà con l'ingresso in altri tunnel, quello della crisi socio-economica nera e dei drammi psichici ed esistenziali per milioni di persone.
A pagare dazio saranno in particolare le persone più fragili emotivamente e quelle appartenenti alle categorie più disagiate, dai disabili ai disoccupati. Ad esse, però, ha certamente già dato il colpo di grazia un circuito mediatico che, in particolare dalla seconda ondata del Covid in poi, ha puntato tutto sul terrorismo (non solo per ragioni di audience), mirando a colpevolizzare l'opinione pubblica più di quanto non abbiano fatto gli atteggiamenti spocchiosamente paternalistici del precedente governo e di alcuni governatori. Scaricare sui cittadini le colpe di chi gestisce la cosa pubblica è un vizio antico, che però, in situazioni tragiche come quella che stiamo vivendo, si amplifica, fino a innescare il classico gioco di terrorizzare la gente per spingerla ad accettare di buon grado restrizioni e rinunce alle libertà fondamentali.

REPUBBLICA E IL CORRIERE DELLA SERA
Mesi fa il Corriere della Sera pubblicò in prima pagina il racconto di un malato di Covid che asseriva di essersi contagiato nel bagno di un aereo. Nulla di dimostrato, nulla di scientificamente documentabile, ma la cartina al tornasole del lucido e riconoscibile disegno "fobocratico" che su scala mondiale, anche con la complicità di certi media, punta a scardinare gli assetti di potere esistenti e a plasmare l'opinione pubblica secondo le nuove ideologie del green, del digital e dell'inclusione sociale.
Ieri Repubblica ha toccato l'acme del terrorismo mediatico. Non bastano più i titoloni in prima pagina su mortalità alle stelle (bassissima nelle fasce d'età under 60, ma non lo dice nessuno), terapie intensive al collasso (nelle regioni messe peggio c'è ancora la metà dei letti vuoti, ma non lo scrive nessuno), esplosione dei contagi (ma di che tipo? Quanto gravi? Non ce lo dice nessuno). Ora bisogna toccare le corde più delicate dell'animo umano per far accettare i nuovi lockdown alle porte. E allora via con l'album allegato al giornale, anzi che avvolge la prima pagina del giornale. Il titolo non lascia spazio a dubbi di sorta: 100.000. Sono gli italiani morti con il Covid in un anno. Ci sono i volti di molti di loro, ovviamente non tutti. Si ricorda che dopo la Seconda guerra mondiale non c'è mai più stata una strage di tale entità, con così tante vittime. Uno scenario apocalittico che turba la psiche delle persone e prepara la strada a nuove strategie di consolidamento del potere spacciate per strategie di contrasto alla pandemia. Eppure in Italia muoiono ogni anno circa 650.000 persone di altre patologie e in circostanze anche molto tragiche, ma nessuno se ne è mai ricordato con tale enfasi commemorativa. La pietas la meriterebbero tutti i morti, ancor più in un'ottica cristiana.

INFORMAZIONE DI QUALITÀ O INFORMAZIONE DI REGIME?
Eppure l'informazione cosiddetta di qualità, cioè prodotta professionalmente da giornalisti iscritti all'Ordine e che sono obbligati al rispetto delle regole deontologiche che loro stessi si sono dati, dovrebbe essere imperniata su altre premesse. Proprio tre mesi fa il Consiglio nazionale dei giornalisti ha approvato una modifica al Testo unico dei doveri del giornalista del 2016 per introdurre elementi di ulteriore sobrietà nell'informazione medico-scientifica: evitare allarmismi e sensazionalismi, ancorare le valutazioni di patologie ed epidemie a inoppugnabili evidenze scientifiche e non a opinioni, pur autorevoli, ma non ancora avvalorate da fatti concludenti.
Tutto quello che invece hanno fatto molte trasmissioni televisive e gran parte dei quotidiani cartacei più diffusi è stato alimentare la "religione del lockdown" (ieri si è parlato con insistenza della necessità di riprodurre "il sistema Codogno", con chiusure totali), assecondare ogni spinta drammatizzante, accreditare il pensiero unico del Covid che propone un invitante trade-off tra allontanamento di ogni rischio di Covid e azzeramento di tutte le libertà: non soffri perché non rischi il covid, ma in cambio rinunci a vivere. Si rinuncia quindi a vivere per paura di morire di un virus che in Italia, anche e soprattutto perché non curato a casa nello stadio iniziale, ha ucciso in media 300 persone al giorno, mentre ogni anno ne muoiono poco meno di 2.000 al giorno per altre cause.
I media non possono rinunciare ad esercitare lo spirito critico per diventare megafoni  di questa manipolazione. Dovrebbero, in questo contesto più che mai, dimostrare professionalità e stimolare un dibattito sugli errori fatti sin qui dai governi, in Italia e in altri Stati, nella gestione dell'emergenza pandemica, e sui rimedi per convivere con il virus senza uccidere la socialità e la vitalità di cittadini, famiglie, imprese. È chiedere troppo?

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-03-2021

5 - PERMESSE LE MANIFESTAZIONI PER L'8 MARZO, MA VIETATE LE PROCESSIONI PER LA SETTIMANA SANTA
Il governo decide che a Madrid si può celebrare la festa della donna con manifestazioni fino a 500 persone, ma con la scusa dei contagi vieta le processioni religiose
Autore: Caterina Giojelli - Fonte: Tempi, 3 marzo 2021

In Spagna il coronavirus contagerà meno l'8 marzo del Venerdì santo. A Madrid sono state autorizzate dal governo manifestazioni fino a 500 persone (quattro quelle già convocate dalla Commissione 8M), altrove si parla di duecento e tre metri di distanza l'una dall'altra, ma insomma: dove sarà possibile e con le restrizioni del caso la giornata mondiale della donna verrà celebrata.
Non che la cosa piaccia al ministro della salute Carolina Darias che a fine febbraio aveva dichiarato pubblicamente che, stante la situazione epidemiologica, non aveva alcun senso stringersi nei cortei, tantomeno al sindaco di Madrid José Luis Martínez-Almeida: «Primo, sappiamo tutti quanto sia difficile controllare 500 persone e che siano 500. Secondo, sappiamo tutti che le distanze di sicurezza non vengono mantenute. Terzo, sappiamo tutti che la folla può essere un fattore di trasmissione del rischio».
Tuttavia il direttore dell'unità di crisi Fernando Simón, direttore del Centro per il coordinamento degli allarmi sanitari e delle emergenze, non vede alcun pericolo, anzi, le manifestazioni femministe sono certamente meno rischiose delle processioni della Settimana santa: «Non è la stessa cosa trovarsi pigiati sotto statue e simulacri trasportati a spalla o partecipare a una manifestazione di 500 persone dove le distanze possono essere mantenute». Secondo l'epidemiologo i rischi sono associati al modo in cui le persone si relazionano tra loro, «e il modo di relazionarsi cambia anche a seconda del motivo per cui le persone si riuniscono».
Così, mentre il delegato del governo spagnolo a Madrid, José Manuel Franco, spiegava che nella capitale le marce «non sono state vietate perché osservano i parametri richiesti», in molte regioni autonome della Spagna sono state annunciate restrizioni per le celebrazioni della Settimana Santa nonché confermata la soppressione di altri appuntamenti religiosi, come le Fallas di Valencia che ogni anno celebrano San Giuseppe o le feste di San Firmino a Navarra.

LA FESTE DELLA NUOVA RELIGIONE DI STATO
«Consentire le manifestazioni dell'8 marzo con quei parametri ridicoli prende in giro tutti noi cittadini che ogni giorno rispettiamo le misure imposte e rappresenta un vergognoso doppio standard», ha tuonato all'agenzia Aci Prensa padre Juan Manuel Góngora, parroco di Oria (Almería). Mentre Unidas Podemos annuncia che saranno in piazza a fianco delle donne sulle quali ricade lo stigma dello scorso anno, ai cattolici «viene ricordato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che quest'anno dobbiamo agire come se la "Settimana Santa non esistesse"». Ma quale autorità potrebbe multarlo se la domenica di Pasqua decidesse di varcare la soglia della Chiesa con l'ostensorio del santissimo sacramento in mano e se una folla di parrocchiani lo seguisse, ciascuno a debita distanza? Non sarebbero rispettate le stesse condizioni previste per l'8 marzo?
È un anno che il culto cattolico viene demonizzato in Spagna (ricordate quando la Generalitat di Barcellona decise di punire l'arcivescovo per aver celebrato una messa per le vittime di Covid nella Sagrada Familia? Aveva violato il limite di 10 fedeli in una chiesa aperta a 1.000 turisti) e questo «nonostante non esista alcun contagio associato alle attività di culto in Spagna», ricorda padre Francisco José Delgado parlando di un paese dove le uniche celebrazioni ammesse sembrano quelle della «nuova religione di Stato» promossa da Podemos al governo.

LA BOMBA DI CONTAGI DOPO L'8 MARZO SCORSO
Esattamente un anno fa Covid aveva già travolto la Lombardia e gli esperti avevano avvisato la Spagna: il distanziamento è fondamentale, vietate gli assembramenti. Una raccomandazione che l'Oms deciderà di rendere tale solo il 9 marzo, fornendo a Pedro Sánchez il miglior alibi per non vietare le manifestazioni per la Festa della donna il giorno precedente. I giudici archiviarono le indagini sull'autorizzazione di queste mobilitazioni, nonostante lo stesso Simón avesse firmato un documento (seppur blando) su Covid il 10 febbraio, e avesse fatto sospendere un incontro della comunità evangelica in programma a Madrid alla fine del mese; quanto a Salvador Illa, il ministro della sanità - protagonista dell'assurdo disastro dell'acquisto reiterato di milioni di tamponi difettosi prodotti da una azienda cinese non autorizzata - raccomandava già allora di evitare riunioni tra il personale sanitario: l'analisi delle acque reflue di Barcellona dimostrava che il virus era presente in Spagna già a gennaio.
Nonostante questo José Manuel Franco autorizzò le celebrazioni dell'8 marzo e la capitale, epicentro delle sfilate femministe, pagò in seguito un prezzo altissimo. Oggi Franco torna ad autorizzare le marce a Madrid, difendendo la libertà di espressione e piena democrazia in Spagna, prova ne sono le manifestazioni nel centro di Madrid a favore del rapper Pablo Hasél. Certo, il delegato prende le distanze dagli atti di vandalismo (per capirci, Barcellona è stata messa a ferro e fuoco) ma non c'è nulla che preoccupi il governo più dell'arrivo della Pasqua. «Con il Natale è arrivata la terza ondata e con essa una grande lezione» ha ammonito Pedro Sánchez, «l'obiettivo non è salvare la Settimana Santa», ma abbassare i 50 casi di incidenza ogni 100 mila abitanti. Come se il virus fosse femminista.

Nota di BastaBugie: per capire cosa sono realmente le manifestazioni femministe si possono leggere i seguenti articoli e guardare i relativi video dello scorso anno.

FEMMINISTE PRO ABORTO ASSALTANO LE CHIESE
Per la festa della donna femministe a volto coperto hanno gettato vernice e tentato di dare fuoco alla cattedrale di Città del Messico (VIDEO: 8 marzo 2020 giornata di violenza e devastazione)
da Sito del Timone
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6066

FEMMINISTE PRO ABORTO DANNO FUOCO ALLA CATTEDRALE DI CITTA' DEL MESSICO
Il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre svela che sono 300 milioni i cristiani che nel mondo patiscono forme di persecuzione, discriminazione e limitazione della libertà religiosa (VIDEO: La furia delle femministe)
di Anna Bono
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5865

Fonte: Tempi, 3 marzo 2021

6 - LE CONTRADDIZIONI DEL TAOISMO
Per Lao-Tzu ogni uomo deve ricercare il vuoto (da cui consegue la nullificazione di se stessi)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 2 febbraio 2021

C'è un testo taoista che si fa risalire a Lao-Tzu, il fondatore del Taoismo. Si tratta del testo più celebre di questa religione, il Tao-teh-ching, detto anche la "Bibbia del Taoismo". Ad un certo punto dice: "Porta il vuoto all'estremo". Immaginate, cari lettori, se tornando a casa diceste una cosa simile, trovereste vostra moglie - o chi per lei - pronta a darvi qualche bottiglia vuota da restituire al salumiere.
A parte le battute... una frase di questo tipo dice tutto, pur essendo breve e, da un certo punto di vista, anche enigmatica. Dice tutto, perché nel Taoismo - ma non solo nel Taoismo - c'è una vera fissazione per il concetto di "vuoto". Il vuoto è ciò che contraddittoriamente dovrebbe "riempire" la vita, il vuoto è ciò che dovrebbe dare senso a tutto. Ma perché? Perché, paradossalmente, il vuoto è nulla, è non-senso. Illogicità! qualcuno potrebbe pensare e affermare. In realtà non è così, anzi è tutto spaventosamente logico. Vi spiego perché.

IL DISSOLVIMENTO DEL SÉ
In certe religioni (e il Taoismo è fra queste) l'uomo, come individualità, dà fastidio. Dà fastidio la singolarità, dà fastidio il concetto di persona come qualcosa di "altro" rispetto al tutto. L'uomo, per queste religioni, ha senso solo se riferito al tutto. Ma non solo. L'uomo deve essere considerato anche come espressione del tutto; una sorta di onda sulla superficie del mare, che ad un certo punto compare, è visibile, ma poi si dissolve nel mare stesso, cioè nella realtà da cui è momentaneamente scaturita. Partendo da questi presupposti, è del tutto logico che la vera aspirazione non può che essere la negazione dell'io, il dissolvimento del sé, la spersonalizzazione e la disindividualizzazione. Se l'uomo non esiste come singolo, ma sarebbe solo espressione di un tutto più grande, allora ogni pensiero umano, ogni creazione umana, devono indirizzarsi verso la nullificazione di se stessi. Se è nulla chi ha pensato, sarà nulla anche il suo pensiero; se è nulla chi ha desiderato, sarà nulla anche il suo desiderio.
Da qui si capisce perché nel Taoismo il concetto di vuoto è il concetto dominante e il criterio di tutto. Il fine è il vuoto, perché il fine è il dissolvimento di tutto. L'uomo non esiste e non esistono i suoi pensieri, i suoi progetti e i suoi affetti. Dunque, che cosa può restare se non il vuoto?

NESSUNO VI TOGLIERÀ IL VUOTO
In un altro punto, sempre il Tao-teh-ching dice: "La via (cioè il Tao) è vuota ma, usandola, non si riempie". Il che vuol dire: non vi preoccupate, perché, se saprete bene orientarvi a seguire il Tao, nessuno vi toglierà questa bella cosa che è il vuoto!
Ma - e qui sta il nocciolo della questione - una proposta di questo tipo non riesce ad offrirsi come qualcosa di gratificante. Da qui vien fuori anche un'evidente contraddizione. All'uomo si chiede qualcosa (indirizzarsi verso il vuoto, aspirare al vuoto, vivere il vuoto), pur sapendo che l'uomo, di fatto, non esiste come entità singola. Si chiede una sforzo di volontà, ma colui che deve fare questo sforzo non esiste. Questa mancanza di logica, però, non deve meravigliare; anzi, anche in questo il Taoismo cerca di essere coerente, e ci riesce facendo saltare il principio di non contraddizione e affermando che il Tao è essere ma anche non-essere. Il che vuol dire che si può dire tutto e il contrario di tutto. A questo poi si aggiunge il fatto che il Tao-teh-ching dice: "Il vero saggio esercita un insegnamento senza parole"...
Torniamo alla proposta taoista. All'uomo istintivamente il vuoto ripugna. Oltre al fatto che quando si ha fame, trovare un piatto vuoto non è certo simpatico; oppure quando si ha sete, trovare un bicchiere vuoto; o ancora quando si è soli, non trovare nessuno con cui scambiare una parola... ma - dicevamo - il vuoto ripugna perché l'uomo è fatto per la pienezza, per il senso, per assaporare lo "spessore" della vita. Quanto sono belle quelle parole di Gesù allorquando dice che chi segue Lui non solo avrà la vita eterna (vita per l'eternità! non vuoto per l'eternità!), ma il centuplo (altro che il nulla!) già su questa terra.
Se ci vogliamo veramente bene, dovremmo seriamente riflettere su questa bella promessa di Gesù. Dovremmo riflettere sulla sua "convenienza". Il Cristianesimo è la religione della vita e della pienezza e aborrisce qualsiasi ipotesi di nullificazione dell'esistente (il creato) e dell'esistenza (la vita).

Fonte: I Tre Sentieri, 2 febbraio 2021

7 - IL VIAGGIO DEL PAPA E LA DRAMMATICA SITUAZIONE DEI CRISTIANI PERSEGUITATI IN IRAQ
Fino a trent'anni fa la popolazione di Bartella era al 100% cristiana, poi è passato l'Isis e poi gli shabak sciiti con la loro pulizia etnico-religiosa (VIDEO: la città cristiana invasa dai musulmani)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 3 marzo 2021

«Siamo felici che arrivi il Papa perché qui aspettiamo un difensore, qualcuno che dica alle autorità politiche, religiose e militari: basta perseguitare i cristiani. Perché quello che stanno facendo qui ha un solo nome: pulizia etnico-religiosa». La città di Bartella dista appena 15 chilometri da Qaraqosh, ma sembra di entrare in un altro mondo. Gli stessi pali della luce che nella città principale della Piana di Ninive ospitano i cartelloni di benvenuto a papa Francesco, qui sono disseminati di bandiere nere e immagini del generale iraniano Qasem Soleimani, ucciso dagli americani a Baghdad il 3 gennaio dell’anno scorso. È un chiaro segnale di chi comanda ormai nella città storicamente cristiana: gli shabak, etnia di fede sciita.
Come Qaraqosh, anche Bartella ha subìto le angherie e le violenze dell’Isis, e anche qui solo il 30-50 per cento dei cristiani che vi abitavano prima del 2014 ha fatto ritorno. Gli shabak invece sono aumentati di numero e sono riusciti a prendere il controllo della città, sia dal punto di vista amministrativo che militare. La forza di polizia che controlla la città, infatti, è formata dalla 30esima Brigata delle Pmf (Forze di moblitazione popolare), che è formata da shabak e da membri dell’organizzazione Badr (sciiti filo-iraniani del Sud), che non perdono occasione per discriminare e angariare i cristiani.

IL NOSTRO INCUBO PEGGIORE
Di fianco alla parrocchia di San Giorgio è di stanza il distaccamento di una milizia cristiana, a guardia della chiesa e della zona circostante. La loro presenza è fondamentale: nel 2018 un commando di shabak si è presentato davanti alla chiesa armato di kalashnikov, sparando in aria, poi ha fatto irruzione dentro i locali della parrocchia, terrorizzando i fedeli. Nessuno è stato ferito, lo scopo era lanciare un avvertimento: dovete andarvene.
Chiediamo ai soldati cristiani il permesso di girare la città, per fotografare come gli sciiti se ne sono impossessati, ma non ce lo permettono. La tensione è troppo alta e percorrere le strade con una telecamera è sconsigliato. Accettano solo di farci vedere il quartiere attorno alla chiesa, distrutto dalla guerra, ma solo sotto scorta di un soldato armato. L’impronta dell’Isis, come a Qaraqosh, è dovunque: palazzi sventrati, case diroccate, crateri grandi quanto campi da tennis, polvere e macerie dappertutto immerse in un silenzio surreale.
Padre Behnam Benoka è nato nel 1978 a Bartella e denuncia senza mezzi termini quello che sta avvenendo in città: «L’Isis è acqua passata. Qui il nostro incubo peggiore porta un altro nome: Shabak», ci confida accogliendoci in canonica. «Vogliono cacciarci dalla nostra città per islamizzarla. Stanno mettendo in atto un’operazione di pulizia etnico-religiosa. Ormai parlano apertamente di fondare uno Shabakistan. Le loro bandiere nere non hanno scritte, ma sono uguali a quelle dell’Isis. I cristiani hanno paura: si sentono estranei a casa loro».

SADDAM, IL CALIFFATO, L’INVASIONE MUSULMANA
L’invasione degli shabak a Bartella è iniziata negli anni Ottanta sotto Saddam Hussein, che ha creato nelle città della Piana di Ninive dei quartieri per i militari, confiscando la terra ai cristiani e costruendovi sopra case e moschee, laddove prima c’erano solo chiese. Era una strategia ben studiata: «Indebolire i cristiani per arrivare a cacciarli in futuro». La differenza tra Bartella e Qaraqosh è che in quest’ultima città i cristiani hanno subito raccolto un’ingente quantità di denaro per convincere i musulmani a rivendere loro la terra. Così sono riusciti a preservare l’identità cristiana della città: Bartella non è stata altrettanto fortunata o lungimirante.
Fino al 2003, però, Saddam Hussein teneva a bada i musulmani stanziati nelle città cristiane. A partire dall’invasione americana, invece, la situazione è cambiata radicalmente. Gli shabak alzano al massimo il volume degli altoparlanti delle moschee, che vengono puntati verso le case dei cristiani e verso le chiese. La polizia molesta apertamente le donne e i bambini, per spaventarli nella speranza di convincerli ad andarsene.
Dopo il 2003 l’amministrazione di Bartella, che è sciita, ha spostato da Mosul oltre 5.000 famiglie shabak, anch’esse perseguitate dai jihadisti sunniti, e invece di farle trasferire nei villaggi storicamente appartenenti all’etnia, le ha fatte risiedere in città, dando loro terre da coltivare su cui i musulmani hanno costruito, in barba alla legge, quartieri residenziali. «Qui non succede come da voi in Europa. Magari dal Sud ci si sposta al Nord per studiare o lavorare, ed è normale. Qui invece i musulmani vengono spostati nella nostra città per invaderci e sbarazzarsi di noi», riassume padre Behnam. Il risultato è che se fino a 30 anni fa la città era al 100 per cento cristiana, dopo il 2003 è diventata al 60 per cento cristiana e al 40 shabak. Dopo l’invasione dell’Isis, invece, i cristiani sono diventati una minoranza.
Il cambiamento demografico è stato così imponente negli ultimi anni che se prima i cristiani riuscivano a eleggere 7 o 8 membri nel Consiglio distrettuale di Al Hamdaniya, che comprende molte città della Piana di Ninive, ora potrebbero non averne più neanche uno. A Bartella i cristiani erano più di 15 mila nel 2014: oggi forse raggiungono la metà. «Prima avevamo peso politico ed economico. Ora i musulmani ci rubano anche il lavoro e siamo diventati quasi dei mendicanti: ecco perché non possiamo ricostruire da noi stessi le case distrutte dall’Isis. L’ultimo elemento che rende gravissima la nostra situazione è l’emigrazione, non solo numerica, ma anche di qualità: a essere fuggiti all’estero sono i nostri medici, professori universitari, ingegneri».
Padre Behnam teme davvero che l’identità cristiana sarà presto cancellata. [...]

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 1 minuto) dal titolo "Bartella, la città cristiana invasa dai musulmani" si può vedere l'attuale situazione nella città descritta nel precedente articolo.


https://www.youtube.com/watch?v=XNEIDusI1Q4

Fonte: Tempi, 3 marzo 2021

8 - OMELIA IV DOM. DI QUARESIMA - ANNO B (Gv 3,14-21)
Chi crede in Lui non è condannato
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Le letture di questa quarta domenica di Quaresima ci fanno riflettere sull'infinito amore di Dio per l'uomo. Una volta, la beata Giuliana da Norwich chiese al Signore una grazia particolare: quella di comprendere tutta la grandezza dell'amore di Dio per l'umanità. Fu accontentata, ma la Beata dovette subito interrompere quella contemplazione perché si avvide che stava letteralmente per impazzire alla vista dell'infinito amore di Dio.
Il Vangelo di oggi dice che «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Il Padre ha tanto amato l'umanità da mandare il Figlio suo su questa terra. Egli, il Figlio unigenito, si è fatto uomo, ha condiviso la nostra condizione in tutto fuorché nel peccato. Già questo ci deve far comprendere la grandezza del suo amore. Ma, non contento di questo, il Padre ha voluto che il Figlio morisse per noi sul legno della croce, per la nostra salvezza. Gesù ha fatto sua questa Volontà del Padre e ha dato la sua vita per noi con infinito amore. E, non pago di tanto amore, Egli ha voluto rimanere con noi tutti i giorni della nostra vita, sino alla fine del mondo, nel sacramento dell'Eucaristia, per essere il nostro sostegno e il nostro nutrimento.
L'amore si misura con il dolore. Quanto più si ama, tanto più si è disposti a soffrire per la persona amata. Il dolore diventa come la prova inconfutabile del vero amore. Diversamente ci si illude di amare, ma, in realtà, si cerca solo il nostro tornaconto.
Nel Vangelo di oggi si parla della Croce. Non poteva mancare questo riferimento proprio ora che siamo nel cuore della Quaresima e ci prepariamo a celebrare la Passione e la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Nicodemo, dottore della legge mosaica, si reca di notte da Gesù per ascoltare il suo insegnamento. Gesù porta il discorso sul tema centrale: il mistero della Croce. Per far questo, Gesù prende spunto da un episodio dell'Antico Testamento. Egli dice: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,15).
Durante l'esodo attraverso il deserto, gli Ebrei si resero infedeli a Dio, e allora essi furono puniti con l'invasione di serpenti velenosi i quali penetrarono nell'accampamento e un gran numero di israeliti morì. Il popolo supplicò Mosè di intercedere. Allora, Mosè innalzò un serpente di bronzo su di un palo e tutti quelli che venivano morsi dai serpenti, se guardavano al serpente di bronzo, avevano salva la vita.
Questo episodio nasconde un significato molto profondo. Il serpente, che con il suo morso uccide il corpo, simboleggia il peccato che dà morte all'anima. E il serpente di bronzo innalzato sull'asta, in modo misterioso, simboleggia Gesù, il quale per nostro amore si è addossato tutti i nostri peccati ed è stato appeso al legno della croce, fino a versare tutto il suo Sangue per la nostra salvezza. Chiunque guarda a Gesù, ovvero chi crede in Lui, sarà salvato e avrà la Vita eterna.
Il Vangelo di oggi ci parla inoltre del Giudizio. Verremo giudicati e il nostro Giudice sarà Gesù stesso. Il testo dice: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,18). Non si tratta certamente di una fede astratta e sterile, ma di una piena adesione a quanto Dio ci ha rivelato. Dunque, per conseguire la salvezza, noi dobbiamo mettere in pratica quanto abbiamo conosciuto per mezzo della fede.
Concretamente, dobbiamo rinnegare le opere delle tenebre, ovvero il peccato, e operare secondo quanto Gesù ci ha insegnato nel suo Vangelo. Egli dice: «Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque fa il male odia la luce» (Gv 3,20).
Se opereremo sempre il bene, non avremo nulla da temere nel giorno del nostro Giudizio. Abbiamo inoltre a nostra disposizione il sacramento della Confessione: per suo mezzo renderemo luminose le nostre anime, allontanando le tenebre del peccato.
All'insegnamento del Vangelo fa eco la seconda lettura di oggi. San Paolo, scrivendo agli Efesini, così esclama: «Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo nelle colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati» (Ef 2,4-5).
E sarà proprio per mezzo del sacramento della Confessione che noi sperimenteremo tutta la ricchezza della Misericordia divina, e l'anima, umile e pentita, ritroverà la luce della vita.

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Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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