BastaBugie n°732 del 01 settembre 2021

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1 IL GREEN PASS E' UNO STRUMENTO DI CONTROLLO
Sotto il fascismo i docenti erano obbligati a giurare fedeltà al governo... nelle università il 99% giurò, mentre si ribellò solo l'1% dei docenti che quindi persero il posto di lavoro (ecco i loro nomi e le loro storie)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 RIASSUNTO DI TUTTE LE FAKE NEWS SU COVID E VACCINI
Istituzioni e media mainstream si atteggiano a paladini della lotta alle bufale, ma passiamo in rassegna quelle di Speranza, Mattarella, Draghi, Burioni, Fazio, ecc. (e il mondo del calcio si interroga sulla nuova normalità, ecco cosa hanno scritto i tifosi della Fiorentina)
Autore: Michele Crudelini - Fonte: ByoBlu
3 MACCHE' COVID! IL VERO VIRUS E' IL PECCATO!
Se ci preoccupassimo della salute spirituale tanto quanto lo siamo della salute fisica, saremmo già tutti santi (VIDEO IRONICO: Il Green Pass al ristorante)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Corrispondenza Romana
4 IL PEGGIOR FILM SU SANTA GIOVANNA D'ARCO
Nel 1999 il regista Luc Besson rappresentò la pulzella d'Orleans come una pazza schizofrenica... ma era molto meglio il film del 1948 con Ingrid Bergman (non aveva effetti speciali, ma era più aderente alla realtà)
Fonte: Film Garantiti
5 IL CATTOLICO ADULTO, CATTOLICO SOLO NEL NOME
Si proclama pubblicamente cattolico, ma altrettanto pubblicamente professa idee in contrasto con la fede e la morale della Chiesa... però va alla Messa
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA VIOLENZA SULLE DONNE CHE NON IMPORTA A NESSUNO: QUELLA FATTA DA TRANSESSUALI
In prigione molti episodi di violenza sessuale contro le donne vedono protagonisti dei maschi che si sentono donna e per questo vogliono stare nel carcere femminile
Fonte: Provita & Famiglia
7 I MARTIRI CRISTEROS: SACERDOTI, UOMINI, DONNE, ANZIANI, BAMBINI, MORTI AL GRIDO ''VIVA CRISTO RE''
La Cristiada fu la reazione del popolo messicano, profondamente cattolico, all'aggressione attuata dallo Stato autoritario nato dalla rivoluzione (VIDEO: Il martirio del sacerdote San Cristóbal)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: Il Timone
8 OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 7,31-37)
Fa udire i sordi e fa parlare i muti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - IL GREEN PASS E' UNO STRUMENTO DI CONTROLLO
Sotto il fascismo i docenti erano obbligati a giurare fedeltà al governo... nelle università il 99% giurò, mentre si ribellò solo l'1% dei docenti che quindi persero il posto di lavoro (ecco i loro nomi e le loro storie)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-07-2021

Green Pass, di cosa aver paura? Gran parte delle manifestazioni contro l'istituzione dell'obbligo del lasciapassare sono state accolte da questa domanda: di cosa avete paura? Se è vero che il 73% degli italiani è d'accordo sul nuovo dovere del cittadino vaccinato (o guarito, o testato negativo), allora questa piccola minoranza che manifesta in piazza è accolta dallo stupore di una maggioranza che non capisce dove sia il problema. Chi protesta, al contrario, teme una dittatura sanitaria.
L'uso dei simboli nazisti per indicare il pericolo della dittatura, delle stelle gialle e del parallelo con le leggi razziali (che discriminavano gli ebrei, dal 1938) è ricorso molto spesso nelle proteste e ha provocato l'indignazione delle comunità ebraiche e dell'opinione pubblica più moderata. Il nazismo spunta sempre quando c'è da contestare un abuso di potere (reductio ad hitlerum) e il paragone con le leggi razziali viene spesso in mente, in caso di discriminazione, perché è una ferita indelebile nella storia italiana. Ma il parallelo è improprio, in effetti: qui non si sta preparando una discriminazione su base razziale, ma comportamentale. I fascisti dal 1938, i nazisti dal 1933, perseguitavano gli ebrei a prescindere dalle loro idee o dai loro comportamenti. Allora di cosa aver paura? I difensori dell'obbligo di Green Pass ne sottolineano l'assoluta normalità: come ci si deve fermare se il semaforo è rosso, come per pilotare un aereo c'è bisogno di un brevetto, per guidare un'auto c'è bisogno della patente, per entrare in un ristorante hai bisogno, in tempi di pandemia, di un lasciapassare verde. Cosa c'è da aver paura? C'è eccome. Vediamo di cosa.

LA RADICE DEL GREEN PASS È NELLA CINA COMUNISTA
Il lasciapassare verde è un'idea europea, ma l'origine è la Repubblica Popolare Cinese. Benché altre piccole realtà lo avessero introdotto su scala ridotta, nel marzo scorso, il regime di Pechino si è fatto promotore dell'idea su scala globale. Lo scopo dichiarato, sia del "passaporto vaccinale" cinese che del pass verde europeo, era quello di poter viaggiare "liberamente" in sicurezza. Chi conosce, però, i metodi comunisti sa che uno strumento nato con uno scopo formalmente innocuo, può trasformarsi, in men che non si dica, in un altro dispositivo di controllo totalitario. Che tipo di strumento? In Cina, in particolar modo, è un'integrazione al sistema di crediti sociali, con cui lo Stato valuta ogni singolo comportamento del cittadino e gli assegna un punteggio positivo o negativo. Se il punteggio è troppo basso, il cittadino viene escluso da una serie di servizi, fino a diventare prigioniero in casa sua e privato dell'accesso ai suoi risparmi. Se è particolarmente basso, il cittadino viene esposto al pubblico ludibrio, a una gogna elettronica, su Internet, sui maxischermi nei luoghi pubblici e sui media. Se è sotto una soglia minima, il cittadino disobbediente finisce in campo di rieducazione.
In Europa non esiste (ancora) un sistema di crediti sociali. Il Green Pass doveva essere solo un modo per viaggiare in sicurezza, senza subire quarantene o l'obbligo dei tamponi alla partenza e al ritorno. Ma la Francia e, subito dopo, anche l'Italia, lo hanno trasformato in uno strumento di controllo e valutazione. Chi non ha seguito determinati comportamenti, come vaccinarsi, è escluso, per motivi sanitari, da una serie di servizi a cui, fino al giorno prima, poteva avere libero accesso. E' diventato già un piccolo sistema di crediti sociali. E' vero che viene presentato come uno strumento ad hoc, giustificato dalla pandemia (in un periodo, però, in cui le ospedalizzazioni sono al minimo) e per questo viene accettato di buon grado da cittadini che non si fanno troppe domande. Ma può degenerare e diventare uno strumento di controllo, tout court? A questo punto sì. Basta poco. Se si sdogana questa logica, non ci vuole molto per arrivare a un sistema di crediti sociali alla cinese.

PROSSIMO PASSO: L'EMERGENZA CLIMATICA
Prima o poi l'emergenza pandemica finirà, ma c'è già "l'emergenza climatica". Anche per affrontare l'emergenza climatica la libertà individuale è vista come un ostacolo. Nella pandemia si dice che la tua libertà deve essere limitata per proteggere il resto della comunità dal contagio, perché chiunque può essere portatore inconsapevole della malattia. Dopo l'introduzione dei vaccini, si dice anche che non puoi scegliere di non vaccinarti, perché si deve raggiungere collettivamente l'immunità di gregge. Per combattere l'emergenza climatica, allo stesso modo, si dice che la tua libertà debba essere limitata ancor di più, perché consumi, spostamenti e stili di vita moderni producono esternalità che diverranno sempre più inaccettabili, come l'emissione di CO2 o la mera "impronta ecologica" (quanto "pesiamo" sulle risorse del pianeta). Se il Green Pass venisse un domani applicato per imporre un comportamento ecologicamente corretto, escludendo da ogni servizio chi non ha i requisiti necessari? Basterebbe un piccolo aggiornamento del software. Non si dovrebbe neppure cambiargli il nome. Quello della lotta al cambiamento climatico è solo un esempio, ma i motivi per sottrarre punti a un cittadino del futuro potrebbero essere molti di più. Basti vedere per quante cause, apparentemente insignificanti, si viene già bannati d'autorità dai maggiori social network...
I manifestanti contro l'obbligo di Green Pass, è questo che temono. Contrariamente alla maggioranza dei giornalisti e degli intellettuali, vedono il pericolo che arriva. Lo chiamano "nazismo", perché è la tirannia che tutti noi abbiamo in mente. Ma è del modello cinese che dobbiamo aver seriamente paura.

Nota di BastaBugie: Gianfranco Amato nell'articolo seguente dal titolo "Oggi come ieri: la giusta dozzina che disse no al Duce" ricorda quando 90 anni fa il governo emanava un Decreto Legge in cui i docenti erano obbligati a giurare fedeltà al Fascismo. Il 99% giurò, mentre si ribellarono solo l'1% dei docenti universitari e persero il posto di lavoro. Elenchiamo di seguito i loro nomi e le loro storie.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 agosto 2021:

Con piglio militaresco il generale Figliuolo ha ordinato l'elenco di tutti gli insegnanti vaccinati, al fine di scovare i renitenti all'iniezione. Ordine perentorio entro il 20 agosto 2021. Pare che il militare abbia ottenuto i dati richiesti. E pare anche che gli stessi abbiano confermato una cosa già ampiamente nota: superano il 90% gli insegnanti che hanno puntualmente obbedito alle disposizioni impartite e, quindi, in grado di ottenere la tessera verde che consentirà loro di poter lavorare. Una percentuale più che bulgara. Plebiscitaria.
Qualcuno si è meravigliato della solerte e zelante diligenza con cui i signori docenti si sono subito adeguati alle disposizioni ministeriali. Evidentemente, chi è rimasto sorpreso non conosce la storia.
Proprio novanta anni fa, il 28 agosto 1931, infatti, il governo italiano emanava il Decreto Legge n.1227, recante «disposizioni sull'istruzione superiore». Erano norme che riformavano la scuola superiore, istituendo, tra le tante cose, anche la figura dei presidi.
Interessante è l'art. 18 di quel decreto legge che imponeva ai professori il giuramento di fedeltà al regime. Ogni docente di scuole superiori e università doveva pronunciare la seguente formula: «Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l'ufficio di insegnante ed adempiere a tutti i miei doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla patria e al Regime Fascista. Giuro che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concilii con i doveri del mio ufficio».
Quanti furono quelli che aderirono? [...] Ebbene, su 1.250 docenti universitari solo dodici rifiutarono di giurare e persero il posto. Oggi, dopo novant'anni, meritano di essere ricordati:
- Ernesto Bonaiuti, professore di cristianesimo all'Università di Roma;
- Mario Carrara, medico legale e docente all'Università di Torino;
- Gaetano De Sanctis, docente di storia antica all'Università di Roma, che rifiutò con queste parole: «Il mio atto non vuole avere alcuna portata e alcun significato politico; è semplicemente un atto di ossequio all'imperativo categorico del dovere»;
- Jacob Benedetto Giorgio Errera, professore di chimica a Pavia, autore di importantissime ricerche nel campo della chimica organica;
- Giorgio Levi Della Vida, orientalista, storico delle religioni, semitista, ebraista, arabista e islamista italiano;
- Fabio Luzzato, avvocato e professore di diritto civile all'Università di Macerata, nonché docente di diritto agrario alla Scuola superiore di agricoltura a Milano;
- Piero Martinetti, docente di filosofia teoretica e morale all'università di Milano, fu il solo filosofo universitario che rifiutò il giuramento; nella sua lettera di comunicazione del rifiuto al Ministro dell'Educazione scrisse: «Così ho sempre insegnato che la sola luce, la sola direzione ed anche il solo conforto che l'uomo può avere nella vita è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra considerazione, per quanto elevata essa sia, è un sacrilegio. Ora col giuramento che mi è richiesto io verrei a smentire queste mie convinzioni ed a smentire con esse tutta la mia vita; l'Eccellenza Vostra riconoscerà che questo non è possibile. Con questo non intendo affatto declinare qualunque eventuale conseguenza della mia decisione: soltanto sono lieto che l'Eccellenza Vostra mi abbia dato la possibilità di mettere in chiaro che essa procede non da una disposizione ribelle e proterva, ma dalla impossibilità morale di andare contro ai principî che hanno retto tutta la mia vita»;
- Bartolo Nigrisoli, medico e professore di chirurgia all'Università di Bologna, che nel 1938 si dimise da tutte le associazioni mediche che praticavano l'epurazione degli ebrei;
- Francesco e Edoardo Ruffini, padre e figlio, il primo docente di diritto ecclesiastico a Torino, il secondo divenne docente di Storia del diritto nel 1926 all'Università di Perugia; col rifiuto del giuramento entrambi posero fine alla loro brillante carriera universitaria, e in una lettera con severa onestà e franchezza affermarono che per loro non fu difficile la scelta del rifiuto dato il privilegio di vivere in «una sia pur modesta agiatezza»;
- Lionello Venturi, docente di storia dell'arte a Torino, noto nazionalista che aveva partecipato come volontario alla Prima Guerra Mondiale, nel corso della quale fu ferito ad un occhio;
- Vito Volterra, docente di matematica a Roma, fu tra i fondatori dell'analisi funzionale e della teoria delle equazioni integrali; nel 1903 fece parte della Commissione regia per l'istituzione del Politecnico di Torino, di cui divenne Regio commissario l'anno dopo, e nel 1905 fu nominato senatore del Regno per i suoi meriti scientifici e nel 1907 divenne preside della facoltà di Scienze dell'Università di Roma.
Eh sì, la storia si ripete. Dopo novant'anni anche nella scuola della repubblica italiana, cosiddetta democratica, saranno davvero pochi i docenti capaci di anteporre la propria coscienza a qualunque considerazione di carattere pratico, e a non chinare la testa davanti ad un ordine ingiusto, illegittimo e contrario alla legge naturale. Onore in anticipo a simili professori!

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-07-2021

2 - RIASSUNTO DI TUTTE LE FAKE NEWS SU COVID E VACCINI
Istituzioni e media mainstream si atteggiano a paladini della lotta alle bufale, ma passiamo in rassegna quelle di Speranza, Mattarella, Draghi, Burioni, Fazio, ecc. (e il mondo del calcio si interroga sulla nuova normalità, ecco cosa hanno scritto i tifosi della Fiorentina)
Autore: Michele Crudelini - Fonte: ByoBlu, 11 agosto 2021

Prosegue da parte di istituzioni e media mainstream la caccia alle cosiddette fake news su Covid e vaccini.
La narrazione è questa: sui social network e su internet si diffonderebbero alla velocità della luce notizie false o non attendibili sul virus e sulla campagna di vaccinazione. Queste avrebbero così conseguenze dirette sui comportamenti delle persone, rischiando di causare il fallimento del contenimento del virus.
Lotta alle fake news che ha visto addirittura la realizzazione di una enciclopedia contro le bufale sia da parte del Ministero della Salute che da parte dell'Istituto Superiore di Sanità.
E questa crociata contro le fake viene sbandierata ad ogni buona occasione all'interno dei programmi televisivi generalisti. L'idea che si vuol far passare è quindi questa: da una parte ci sono loro, le istituzioni e i media, uniche fonti attendibili. Dall'altra il resto del mondo.

QUANDO ERA IL MINISTERO DELLA SALUTE A DIFFONDERE NOTIZIE FAKE
Tale narrativa sembra avere però una memoria decisamente corta e poco consapevole che bufale molto più potenti sono state diffuse proprio da chi oggi vorrebbe combatterle.
Come non dimenticare infatti la campagna informativa diffusa su tutte le reti nazionali dal Ministero della Salute il 7 febbraio 2020, dove il contagio da Covid veniva descritto come "non affatto facile". Solo quattordici giorni dopo questo spot, veniva riscontrato il famoso caso Covid di Codogno, da cui sarebbe seguita a ruota la scoperta di un contagio già largamente diffuso nel nord Italia.
E chissà quanti milioni di cittadini italiani si erano invece sentiti rassicurati da quello spot diffuso dal Ministero della Salute. Magari tralasciando comportamenti prudenziali perché, come diceva il dicastero di Speranza, "il contagio non è affatto facile".
Il febbraio 2020 oltre ad essere ricordato come il mese del contagio italiano di Covid, dovrebbe essere anche memorizzato come il periodo più fertile di fake news da parte di virologi e giornalisti mainstream.
Come non dimenticare l'uscita di Roberto Burioni in prima serata su Rai 3, [nella trasmissione di Fabio Fazio] datata 10 febbraio 2020: "In Italia siamo tranquilli, il virus non c'è. Quindi è lecito preoccuparsi solo per l'influenza". Per poi aggiungere anche: "Prudenza solo nei confronti di chi viene dalla Cina, perché chi è in Italia neanche volendo può contrarre il coronavirus perché non c'è". [...]
Stesso mese, stesso virus, stesso messaggio con il giornalista Andrea Scanzi, che durante una diretta Facebook del 25 febbraio 2020 paragonava il Covid ad una banale influenza. E fa venire una certa amarezza leggere cosa scrive oggi Scanzi in riferimento ai contestatori del green pass: "Questa gente è pericolosa, fuori dal mondo e imperdonabile. A qualcuno di voi gente così farà ridere. A me no: a me fa paura. Fa rabbia. E fa pure arrabbiare, perché penso a tutti i morti che ha fatto il Covid. Morti che dovrebbero oggi essere onorati dal nostro comportamento irreprensibile".
Rabbia che Scanzi farebbe però meglio a rivolgere principalmente contro se stesso.

DAI 1300 MORTI A LUGLIO AI CONTAGI CHE SALGONO A CAUSA DELLE ELEZIONI
Le fake news da parte di istituzioni e media mainstream sono continuate poi a circolare anche a epidemia in corso, con la diffusione costante di previsioni catastrofiche, mai verificatesi.
Come quella fatta dalla fondazione Kessler nell'aprile 2021. La fondazione aveva infatti previsto uno scenario di 1300 morti al giorno per luglio 2021, a causa delle riaperture. Decessi giornalieri che invece a luglio non hanno mai superato quota 30.
Notizie discutibili sono arrivate anche dai livelli più alti istituzionali. Come quando il Presidente della Repubblica italiana, il giorno della nomina di Mario Draghi a Palazzo Chigi, tra le motivazioni di quella scelta aveva detto che "nei Paesi dove si sono svolte le elezioni si è registrato un grave aumento dei contagi".
Elezioni che si erano svolte in Portogallo il 28 gennaio 2021, a cui era seguito invece un drastico calo dei contagi.
Così come in Bulgaria, anche lì dopo le votazioni di marzo i contagi sono scesi.
Anche in Albania, le elezioni di aprile scorso non hanno prodotto alcun aumento dei contagi.
Infine, forse, la fake news per eccellenza, arriva direttamente dal Primo Ministro Mario Draghi. Secondo Draghi, il Green Pass darebbe quindi la garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiose.
Una bufala madornale dal punto di vista scientifico, considerato che è stato ampiamente dimostrato dalle evidenze, nonché confermato dall'intera comunità scientifica, che anche i vaccinati, con doppia dose, possono essere portatori del virus e quindi contagiare.
Senza contare che anche il tampone negativo non può essere certezza assoluta di immunità, considerata l'inaffidabilità di questo strumento che nel tempo ha prodotto numerosi falsi positivi e falsi negativi. Una tale fake news pronunciata dal Primo Ministro italiano, senza contraddittorio, quale effetto negativo può avere sulla popolazione?
A seguito delle dichiarazioni di Draghi chissà quanti vaccinati si sono sentiti legittimati a tenere comportamenti non prudenti, pur con il rischio di essere portatori del virus.
Questo è il vero paradosso della caccia alle fake news. Si vuole stanare il troll, l'anonimo account che diffonde evidenti panzane sui social a qualche centinaio di persone. Nel frattempo però si dà spazio e si amplificano incredibili bufale istituzionali che si diffondono con una potenza e una legittimità pericolosissimi.

Nota di BastaBugie: anche il mondo del calcio si interroga sulla nuova normalità imposta dalle autorità, ecco cosa hanno scritto i tifosi della Fiorentina nel comunicato che la Curva Fiesole ha diramato il 21 agosto in cui spiega come i vari gruppi ultras siano decisi nell'intenzione di non rientrare in curva allo stadio di Firenze fino a quando vigeranno le restrizioni legate all'emergenza Covid (tratto dal sito Firenze Viola).
Siamo arrivati all'inizio di un nuovo campionato che una volta coincideva con l'inizio dei nostri viaggi al suo fianco, in ogni dove e con il sostegno incessante della nostra curva. Oggi, e come ormai da 18 lunghi mesi, non sarà così.
Le restrizioni legate all'emergenza sanitaria, sulla quale non vogliamo volutamente esprimerci (in quanto riguardante la salute e la vita di tante persone), non ci consentono di tornare in curva, nel modo in cui siamo abituati. Capienza ridotta, distanziamento e mascherine non possono e non potranno mai coesistere con i valori di aggregazione che ogni curva esprime.
Finché non potremo tornare tutti insieme con i nostri vessilli, i nostri tamburi, a cantare abbracciati per 90 minuti, la Curva Fiesole non rientrerà e, di conseguenza, non saranno esposti i relativi striscioni.
Ciò non significa che non troveremo altri modi per stare vicini alla squadra ed ai ragazzi ai quali facciamo un grande in bocca al lupo. Resteremo attenti sull'evoluzione delle condizioni per poter rientrare nella nostra curva e sull'applicazione di determinate norme restrittive, che non diventino unicamente una scusa per tenere gli ultras fuori dalla curva.
L'unica cosa certa è che prima o dopo torneremo su quei gradoni nella nostra curva, nella nostra casa, a cantare, gioire e soffrire insieme alla nostra amata Fiorentina.
Lunga vita agli ultras! Lunga vita alla curva Fiesole!

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Fonte: ByoBlu, 11 agosto 2021

3 - MACCHE' COVID! IL VERO VIRUS E' IL PECCATO!
Se ci preoccupassimo della salute spirituale tanto quanto lo siamo della salute fisica, saremmo già tutti santi (VIDEO IRONICO: Il Green Pass al ristorante)
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: Corrispondenza Romana, 16 giugno 2021

Se gli uomini, in questo periodo di pandemia, si fossero preoccupati della propria salute spirituale tanto quanto si sono preoccupati della propria salute fisica, saremmo già tutti santi. Come c'è il virus del Covid che, in alcuni casi, è letale, così c'è il virus del peccato che, nella sua variante più grave, conduce a morte certa dell'anima.
Nel primo caso abbiamo fatto di tutto per evitare il contagio: distanziamento sociale, mascherine, coprifuoco, lockdown, vaccini, terapie, igiene delle mani, rilevamento della temperatura, investimenti miliardari dei governi e molto altro ancora. Nel secondo caso la maggior parte delle persone spesso non si cura di non contrarre il virus del peccato, anzi il più delle volte cerca volontariamente il contagio.
Eppure, a differenza del Coronavirus, avremmo strumenti efficacissimi sia di cura che di prevenzione. Le terapie antivirali possono trovare un corrispettivo nel sacramento del battesimo e della confessione che cancellano il virus del peccato: il primo nella forma originale, il secondo nelle sue varianti, anche quelle meno minacciose chiamate peccati veniali. I vaccini hanno un loro omologo nei sacramenti - eucarestia e nuovamente la confessione - nella preghiera e nei digiuni: strumenti che aiutano nella immunità al male e nell'evitare che altri si contagino.
Come continuamente da più di un anno ci informiamo su tutto ciò che riguarda il virus, così dovremmo fare per la salute della nostra anima: leggendo la Bibbia, studiando la dottrina, etc. Come con il coronavirus pendiamo dalle labbra degli esperti, così dovremmo pendere dalle labbra degli esperti della salvezza, ossia i Padri e i Dottori della Chiesa e il Magistero di sempre. Come guardiamo con profondo interesse gli esempi virtuosi di quei paesi che stanno meglio di noi nella lotta al virus, così dovremmo imparare dai santi per capire come lottare contro il peccato. Come alla prima avvisaglia di malessere prendiamo il termometro, chiamiamo il medico ed eseguiamo un tampone, così al primo sospetto di aver peccato dovremmo fare un serio esame di coscienza e chiamare un sacerdote se i sintomi sono gravi.
Come un rischio remotissimo di contrarre il virus ci spinge ad essere cauti sino al parossismo, anche quando si tratta di persone giovani e sane, tanto che evitiamo di stringere le mani e gli assembramenti, così dovremmo comportarci quando si tratta del peccato: un rischio bassissimo di compiere anche un solo peccato veniale ci dovrebbe portare ad evitare le occasioni prossime e remote di peccato, evitando di stringere le mani a chi ci vuole portare lontano da Dio e chiudendo occhi e orecchie alla tentazione con la mascherina della preghiera, così come facciamo con il Covid chiudendo naso e bocca al virus con la mascherina chirurgica.
Come il timore di contagiare qualcuno, soprattutto qualcuno di caro e le persone fragili, ci ha portato addirittura a non vederlo per mesi, così la paura di contagiare con il nostro cattivo esempio gli altri, soprattutto chi amiamo e chi è fragile nella fede, ci dovrebbe stimolare a comportarci santamente di fronte a loro.
Siamo sinceri. Non abbiamo usato un centesimo delle energie spese contro il Covid per combattere il peccato. Questo per un semplice motivo: non abbiamo fede. Non crediamo nel giudizio finale, nell'Inferno e nel fatto che la nostra anima sia continuamente in pericolo. Anzi non crediamo addirittura all'esistenza stessa del peccato: siamo negazionisti, tanto quanto quelli che negano l'esistenza del Coronavirus. Siamo da sempre investiti da infinite ondate di questa pandemia letale e il mondo non fa nulla perché non ci crede. E così non possiamo che tenere di più alla salute del corpo che a quella spirituale. Eppure Gesù è stato chiarissimo: «non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima».

Nota di BastaBugie: nel seguente video ironico (durata: 3 minuti) si spiega come fare se andate al ristorante, ma non avete il green pass.


https://www.youtube.com/watch?v=a9CNkxJxJIU

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Fonte: Corrispondenza Romana, 16 giugno 2021

4 - IL PEGGIOR FILM SU SANTA GIOVANNA D'ARCO
Nel 1999 il regista Luc Besson rappresentò la pulzella d'Orleans come una pazza schizofrenica... ma era molto meglio il film del 1948 con Ingrid Bergman (non aveva effetti speciali, ma era più aderente alla realtà)
Fonte Film Garantiti

Il film del 1999 su Giovanna d'Arco, interpretata dalla bella Milla Jovovich, è una versione della vita della pulzella d'Orleans diretta dal regista francese, Luc Besson, che cerca di conciliare aspetti psicologici di stampo europeo con una spettacolarizzazione di tipo americano.
Se Giovanna d'Arco é personaggio storico forte e senza compromessi, Besson pensa di assecondarla, scegliendo la strada del racconto fragoroso e imponente: grandi scene di massa, battaglie dove risuonano i rumori delle armi, dei colpi duri, degli scontri fisici. In questo scenario epico e crudo, Giovanna irrompe, portando una carica visionaria impossibile da frenare.
Il film la coglie fin da piccola, quando voci e segnali la spingono al compito di cacciare gli Inglesi dalla Francia. Ma quali voci, quali segnali? È evidente che a Besson interessa meno l'aspetto spirituale e più quello rivoluzionario, eversivo, carismatico. Come tutti i "predestinati", Giovanna si muove sui confini della follia e dell'irrazionale. Una invasata, sulla quale la Coscienza, nel finale, fa calare dubbi e incertezze e che tuttavia ormai non può più tornare indietro.
Non c'è dubbio che in una rappresentazione di questo tipo ci sono delle forzature, il furore, le grida, i rumori sono così forti da precludere gli spazi per un'attenzione al personaggio anche sul piano interiore, sul suo essere donna di Dio e della Chiesa.
L'atteggiamento laicista del regista è evidente nell'episodio della spada trovata da Giovanna in un prato. Besson, verso il finale del film, dà diverse spiegazioni sul come era potuta finire lì. Tutto in funzione di una resa razionale del caso Giovanna d'Arco del tutto arbitrario.
Anche sui personaggi storici coinvolti nella vicenda di Giovanna il film è manchevole: il duca Filippo di Borgogna, il più grande politico, il principe più affascinante del suo tempo, è un ridicolo e imbarazzato manichino; il torvo consigliere di Carlo VII non è per nulla reso come un diplomatico accorto e consumato; differente il caso della suocera di Carlo VII, Iolanda d'Aragona, che nella vicenda di Giovanna ebbe poca influenza mentre nel film è una sorta di regina cattiva di Biancaneve. Inoltre il pubblico italiano è stato privato del titolo originale inglese "The Messanger", che rendeva molto bene il nucleo dell'esperienza e dell'autocoscienza di Giovanna, preferendo il più banale e scontato nome della protagonista.
D'altra parte, se il film ripercorre in modo più o meno generico e anche un po' scontato le tappe degli avvenimenti relativi a Giovanna, nulla o quasi in esso si ravvisa di plausibile in ordine alla sua figura. La bella ragazza ossessionata dalla scene di violenza viste da bambina e dalle visioni mistiche un po' new age, che vive la sua missione quasi come una vendetta contro gli inglesi che dinanzi ai suoi occhi le hanno ucciso una sorella e che cade ogni tanto in una sorta di trance, risponde poco alla problematica della Pulzella: nulla del suo forte legame con la «devotio moderna» tardomedievale; nulla dell'intenso e tormentato periodo tra maggio e luglio del 1430, cioè tra la cattura a Compiègne e l'arrivo prigioniera a Reims (il momento forse più cupo e intenso della "crisi delle certezze" di Giovanna); nulla sul dramma della sua solitudine in carcere, rimpiazzato dai colloqui con un'immagine allegorica, una "coscienza" in barba e saio che, per aver il volto di Dustin Hoffman, a qualcuno ricorderà Capitan Uncino.
Un film costoso, pomposo e mediocre su un medioevo convenzionale, con scene di massa alla Braveheart nel quale qualche sciabolata di ambigua luce spirituale sostituisce il "territorio evitato" d'un discorso plausibile sulla santità.

Nota di BastaBugie: il miglior film su Giovanna d'Arco fu quello di Victor Fleming del 1948 con protagonista Ingrid Bergman. Per approfondimenti, per vedere un video su Giovanna d'Arco e due trailer e per leggere le schede dei migliori film, clicca qui!

Fonte: Film Garantiti

5 - IL CATTOLICO ADULTO, CATTOLICO SOLO NEL NOME
Si proclama pubblicamente cattolico, ma altrettanto pubblicamente professa idee in contrasto con la fede e la morale della Chiesa... però va alla Messa
Autore: Tommaso Scandroglio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-07-2021

Oggi parliamo di una classica figura di cattolico dei nostri tempi: il cattolico adulto. Dici "cattolico adulto" e subito il pensiero corre a Romano Prodi che quando, nel 2005, la Chiesa italiana decise giustamente di affossare il referendum sulla legge 40 con l'astensione lui sbottò: "Sono un cattolico adulto e vado a votare". Qualche anno dopo gli fece eco un figlio di quella stessa mentalità che dimentica la Bibbia e il Catechismo in biblioteca, ma sul tavolo di lavoro tiene la Costituzione. Ci riferiamo a Matteo Renzi che, a favore delle unioni civili e sedicente cattolico, non ebbe vergogna ad esplicitare quali fossero le sue priorità: "Io sono cattolico, ma ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo". Che è come dire, io sono un giudice ma in tribunale mica applico la legge, bensì il regolamento del mio condominio. Di cattolici adulti è pieno il mondo e la stella in ascesa, ma forse ancora per poco, più nota al momento porta il nome di Joe Biden il quale riesce a tenere insieme il comando di non uccidere con il placet all'aborto e sovrascrivere sulla pagina della Bibbia in cui si narra che Dio "li creò maschio e femmina" la teoria del gender, usando pure carattere svolazzanti e gradevoli.

LE CARATTERISTICHE DEL CATTOLICO ADULTO
Le caratteristiche del cattolico adulto sono molteplici. In primis è un separatista: costui scinde in modo netto la vita privata, nonché pubblica, dalla dottrina cattolica. Dal punto di vista logico non ci sarebbero problemi se il Nostro si confessasse ateo, agnostico o almeno laicista. Il problema invece sta nel fatto che si presenta come cattolico. Sfidando il principio di non contraddizione il cattolico adulto tenta allora di coniugare il suo appoggio ad aborto, contraccezione, fecondazione artificiale, divorzio, rapporti extramatrimoniali, omosessualità, transessualità, eutanasia con la sua appartenenza alla Chiesa cattolica. Grazie a questa impossibile ibridazione tra ciò che è retto e ciò che è storto, il cattolico adulto ha fatto la sua parte in Parlamento e insieme ad altri compagni di cordata ci ha regalato leggi come quella sul divorzio, aborto, Fivet, Unioni civili ed eutanasia.
Il Nostro ha in testa quindi una strana idea di cattolicità, adulterata, è proprio il caso di dire, inquinata da un misto di modernismo, progressismo, liberalismo e giustizia sociale. Per lui essere cattolici significa lotta alla povertà, disoccupazione e porti aperti. Il resto sono questioni private in cui solo Dio è giudice e le cui sentenze rimangono occulte a noi poveretti.
Una seconda caratteristica del cattolico adulto, che discende dalla prima, è la sua voglia di emancipazione dal Magistero. Non tanto dalla struttura gerarchica della Chiesa, la quale, se politico, può venire anche utile - da qui la sua inclinazione al clericalismo - bensì dall'insegnamento della Chiesa. Il cattolico adulto è quello che cammina spedito sulle sue gambe e non ha bisogno di stampelle dottrinali, è un illuminato, uno che non se ne fa nulla di miracoli e, volendo, nemmeno della grazia ordinaria dei sacramenti. In questo autarchia dottrinale del cattolico adulto che basta a se stesso e in questa autosufficienza morale e spirituale si possono forse intravedere delle influenze protestanti. Il Magistero diventa un orpello, la Rivelazione è aperta ad esegesi confezionate su misura. Insomma il cattolico adulto si salva da solo.

UNO SLOGAN DIFFUSO
Costui quindi sarà pure un cattolico adulto, ma non è adulto come cattolico, dato che la sua fede è bambina. Benedetto XVI in un'omelia del 2009 disegnò benissimo il profilo di questo nostro amico: "La parola "fede adulta" negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s"intende spesso nel senso dell'atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere - una fede "fai da te", quindi. E lo si presenta come "coraggio" di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo "schema" del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una "fede adulta". È la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo".
Il cattolico adulto - e lo siamo in fondo un po' tutti noi, almeno a volte - è però dotato di furbizia. Ha fiuto. Riconosce cioè dove spira il vento, dove è la parte giusta della storia e ci si ficca all'istante. Lo fa per più motivi: perché cerca il plauso del mondo, perché è più comodo o più utile, perché non vuole essere escluso dalla gente che conta e invece intruppato in un manipolo di poveri sfortunati bigotti e baciapile, perché non vuole rimanere indietro mentre un futuro radioso lo sta aspettando a braccia aperte. Insomma lo fa per un sacco di motivi, ma non certo per Dio.

Nota di BastaBugie: per leggere gli altri articoli della serie, clicca nei seguenti link.

IL CATTOLICO OMBRA, VITTIMA DELLA CULTURA DOMINANTE
Oggi molti di quelli che si credono cattolici in realtà non lo sono per niente, perché la cultura in cui sono immersi li ha ingannati (siccome siamo immersi nella stessa cultura dobbiamo evitare di sentirci al sicuro per sempre)
di Tommaso Scandroglio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6631

IL CATTOLICO OMISSIVO, MAESTRO NEL NON FARE NULLA CON LA SCUSA CHE NON E' IL MOMENTO
Il cugino ha divorziato? "Non è opportuno ora andargli a parlare..." L'amica vuole abortire? "Sono situazioni delicate..." Una coppia di amici sta per fare la fecondazione artificiale? "Poi li chiameremo..."
di Tommaso Scandroglio
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6632

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-07-2021

6 - LA VIOLENZA SULLE DONNE CHE NON IMPORTA A NESSUNO: QUELLA FATTA DA TRANSESSUALI
In prigione molti episodi di violenza sessuale contro le donne vedono protagonisti dei maschi che si sentono donna e per questo vogliono stare nel carcere femminile
Fonte Provita & Famiglia, 30 agosto 2021

Aumenta costantemente il numero di episodi di violenza sessuale contro le donne carcerate. Nell'indifferenza generale. Nell'indifferenza delle femministe nostrane. Anzi, sono sempre più diffuse nel mondo le norme che consentono ai maschi che "si sentono donne" di essere rinchiusi nelle carceri femminili.
Ecco alcuni degli episodi segnalati negli ultimi tempi, riportati dal sito Women are human.

STATI UNITI
Il Fronte di liberazione delle donne ha riferito a luglio che un criminale in un carcere femminile della California centrale - ai sensi della legge SB132 - ha violentato diverse detenute lasciando almeno una di loro incinta.
Richard Masbruch ha bendato una donna di 45 anni e sua madre di 68 anni in California, le ha torturate con le scosse elettriche e ha violentato e sodomizzato la figlia. In prigione, ha cambiato il suo nome in Sherri. Si è mutilato i genitali in vario modo e nel 2005 ha iniziato a ricevere ormoni femminili. Trasferito nel carcere femminile di Chowchilla è stato accusato di violentare le donne con oggetti estranei ferendole gravemente.

CANADA
Madilyn Rebecca Harks, molestatore seriale, ha confessato circa 200 reati sessuali contro 60 vittime minori. È stato arrestato per le violenze a due bambine di quattro e cinque anni. Durante la libertà vigilata ha aggredito una bambina di sette anni. Secondo il Vancouver Sun , nonostante abbia subito un intervento chirurgico di riconfigurazione genitale, ha aggredito sessualmente due detenute che avevano un aspetto infantile. Prima che Harks fosse trasferito nella struttura femminile, alle detenute è stato detto non aver paura. Una delle sue vittime l'ha fatto: è stata gentile e lui ha cominciato a perseguitarla, a seguirla quando andava in bagno e ha cercato di metterle le mani addosso dicendo di essere eccitato. Nessuno tra i secondini è intervenuto mai. Harks ha rifiutato di andare in isolamento e di fare una revisione della sua "identità di genere". Prima di questi fatti aveva molestato un'altra detenuta, ma la polizia non ha dato alcun seguito alla denuncia.
Angela Valentino , che in precedenza si chiamava Wayne Bruce Stovka, condannato per rapina a mano armata, ha subito un intervento chirurgico di riconfigurazione genitale ed è stato trasferito al Grand Valley Institution, una struttura per donne dove ha cominciato a spargere panico e violenza.

COSTA RICA
Nataly Monge Brenes, a 22 anni, era stato condannato per abuso sessuale a danno di un minore. Ha chiesto il trasferimento in una prigione femminile perché subiva violenze continue dagli altri detenuti. È arrivato un venerdì sera e già il sabato ha cominciato le violenze. Le detenute, che erano prevalentemente donne tra i 50 e i 75 anni, lo avevano trattato con rispetto e gentilezza, in modo che non si sentisse discriminato. Ma ha cominciato subito a fare l'esibizionista e a vantarsi di essere un uomo in una prigione femminile. Ha versato il caffè bollente su una detenuta, e ha cominciato a bullizzare le recluse e ha tentato di violentarne una, Quesada Hernández, picchiandola fino a fratturarle un braccio e una gamba.

REGNO UNITO
Stephen Terence Wood, di 52 anni, è stato arrestato nel 2017 per furto con scasso e il brutale accoltellamento di un vicino di casa di 66 anni. Wood era stato condannato nel 1989 per esibizionismo davanti a un bambino di nove anni e condannato nel 2001 per atti osceni gravi nei confronti di un bambino di 12 anni. A pochi giorni dal suo trasferimento in un carcere femminile, l'uomo, che ora si chiama Karen White, ha aggredito sessualmente quattro detenute.
Martin Ponting, 50 anni e divorziato, padre di tre figli, è stato incarcerato in un carcere di massima sicurezza nel 1995 per lo stupro di due bambine. Diventato Jessica Winfield, il servizio sanitario gli ha pagato un intervento chirurgico di "affermazione di genere" da 10.000 sterline per farsi il seno, ma ha lasciato intatti i suoi genitali. Trasferito nel carcere femminile di Bronzefield nel 2017, è stato messo in isolamento dopo che ha aggredito sessualmente diverse donne.
Nel 2019, una donna ha presentato denuncia per essere stata aggredita sessualmente da uno stupratore maschio che le ha palpato il seno nei bagni di un carcere femminile. È stata trasferita in un'altra prigione, ma in seguito ha appreso che anche il maschio era stato trasferito lì. Un giudice si è recentemente pronunciato contro di lei, ritenendo - evidentemente - lecita la pratica di palpazione del seno altrui.

ARGENTINA
Gabriel Nahir Fernández, allora divorziato, 27 anni, accusato di tre episodi di violenza familiare, è stato condannato nell'ottobre 2017 per "lesioni e minacce" che erano "basate sul genere". Trasferito nella sezione femminile della prigione di Bouwer, le detenute hanno presentato continue lamentele contro Nahir Fernández che faceva l'esibizionista. Ha avuto rapporti sessuali con le detenute (non si sa se consenzienti) e infine ha "picchiato selvaggiamente" una donna di fronte a 11 testimoni dopo aver appreso che l'aveva messa incinta. Per sedare il crescente scandalo, è stato rilasciato sulla parola nel 2019.
RT News sta realizzando una serie intitolata "Inmates of Intimidation" per denunciare fatti come questi.

Fonte: Provita & Famiglia, 30 agosto 2021

7 - I MARTIRI CRISTEROS: SACERDOTI, UOMINI, DONNE, ANZIANI, BAMBINI, MORTI AL GRIDO ''VIVA CRISTO RE''
La Cristiada fu la reazione del popolo messicano, profondamente cattolico, all'aggressione attuata dallo Stato autoritario nato dalla rivoluzione (VIDEO: Il martirio del sacerdote San Cristóbal)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: Il Timone, novembre 2006 (n. 57)

Nel corso del Novecento, dolorosamente percorso da immani tragedie conseguenza soprattutto del clima ideologico segnato dall'odio anticristiano, si è verificato anche un episodio ancor oggi poco conosciuto di martirio. Si trattò di una tremenda persecuzione, che si trascinò poi ancora per moltissimo tempo dopo il triennio cruento (1926-1929), lasciando effetti duraturi sulla struttura politica e sociale del Messico, determinando in maniera irreversibile il destino forse anche dell'intero sub-continente latino-americano. Fu un conflitto scatenato contro una società contadina, tradizionale, cattolica, un'aggressione perpetrata da uno Stato autoritario uscito da un processo rivoluzionario. Sarà papa Giovanni Paolo II (1978-2005) ad elevare agli onori degli altari alcuni martiri della persecuzione messicana: sacerdoti e laici, militanti delle organizzazioni cattoliche, tra cui san Manuel Morales, presidente della Lega Nazionale per la difesa della libertà religiosa. Uomini e donne che testimoniarono con coraggio la loro fede contro un governo che nella propria Costituzione affermava, tra l'altro, che «L'esistenza di qualsiasi ordine e congregazione religiosa resta proibito» (art. 5); «ogni culto è proibito fuori delle chiese, e nelle chiese il culto sarà sempre sottomesso all'ispezione dell'autorità civile» (art. 24); «le chiese sono proprietà dello Stato. Tutte le associazioni religiose sono incapaci di acquistare, possedere o amministrare beni immobili».

I PRIMI MARTIRI CRISTEROS: JOAQUIM SILVA E MANUEL MELGAREJO
L'epopea della Cristiada annovera come suoi protomartiri Joaquim Silva e Manuel Melgarejo, il primo di 27 anni, il secondo di soli 17, entrambi mlitanti della Gioventù cattolica. Dopo il provvedimento della sospensione del culto pubblico voluto dai vescovi messicani per protestare contro le misure del governo, Silva aveva cominciato, insieme all'amico, a percorrere il paese e a tenere conferenze nelle quali, grazie ad una solida cultura, una fede appassionata e una concezione della vita come milizia, sapeva accendere gli animi dell'uditorio e spronarlo alla lotta. Domenica 12 settembre 1925, mentre si dirigevano in treno a Zamora per tenervi uno di questi incontri, vennero arrestati e condannati a morte senza nemmeno un processo. Inutilmente Silva chiese che almeno l'amico minorenne fosse risparmiato. Entrambi furono condotti al muro, dove i soldati non riuscirono a strappare dalle loro mani le corone del Rosario. Di fronte al plotone d'esecuzione Joaquim Silva tenne un discorso talmente toccante per sentimenti religiosi e patriottici, che gli stessi soldati ne furono commossi. Uno di essi si rifiutò di prender parte all'esecuzione, così che venne a sua volta arrestato e passato per le armi il giorno seguente. Joaquim disse con fermezza al comandante: «Non siamo dei criminali, né abbiamo paura della morte. lo stesso vi darò il segnale di sparare, quando griderò viva Cristo Re, viva la Vergine di Guadalupe». Così avvenne: al grido di battaglia e di vittoria lanciato dai due giovani partì la scarica di fucileria che li abbatté.
I corpi dei due eroi furono esposti più tardi nel cimitero: stringevano ancora tra le mani i rosari, e furono rivestiti di bianche vesti, dopo che i loro abiti insanguinati erano stati divisi in frammenti, come reliquie, tra i fedeli del paese.
Tra i martiri si poterono annoverare anche amministratori pubblici, come Luis Navarro Origel, il sindaco terziario francescano della città di Peniamo, fondatore nella sua regione dell'Ordine dei Cavalieri di Colombo, di società di mutuo soccorso, casse rurali, sezioni della Gioventù Cattolica, circoli culturali, scuole di catechismo, propagatore instancabile dell'adorazione eucaristica notturna. Dopo quattro anni di amministrazione corretta e vantaggiosa per la popolazione, venne destituito di forza dal governo, prima di essere assassinato. Un'altra figura commovente della persecuzione fu Tomàs de la Mora, di Colima, un ragazzo di soli sedici anni, uno dei più attivi membri del locale Circolo Cattolico, che svolgeva l'attività di catechista tra i bambini più poveri. Il 15 agosto 1927 fu arrestato per il semplice motivo che portava uno scapolare, ossia un pezzo di stoffa con una immagine sacra, simbolo di una confraternita religiosa. Il comandante della caserma gli domandò se avesse rapporti con "i fanatici", ovvero preti, frati, cattolici e briganti. «Non fanatici - rispose il ragazzo - ma liberatori della Chiesa e della Patria dai tiranni». Tomàs fu allora frustato, affinché fornisse informazioni sui ribelli, ma fu tutto inutile. Il comandante ordinò allora che venisse impiccato all'Albero della libertà che era stato eretto, cupo retaggio della Rivoluzione Francese, nella piazza principale della città.

ANCHE SACERDOTI E DONNE
Un esempio di eroismo femminile è quello di Eleonora Garduno, arrestata per complicità coi ribelli. Interrogata dal generale Ortiz, uno dei principali collaboratori di Calles, che aveva per motto "Il mio dio è il diavolo", la cui figura portava tatuata sul petto, ricevette dal militare l'offerta della scarcerazione, in cambio di una docile collaborazione. La ragazza rispose: «Lei mi chiede una cosa impossibile: io continuerò a lavorare finché questo governo cadrà». Anche lei finì davanti al plotone d'esecuzione.
Quando portarono alla moglie dell'avvocato Gonzales, una delle guide dell'insurrezione, il cadavere straziato del marito, la donna chiamò vicino i figli e disse: «Guardatelo, è vostro padre. È un martire della Fede. Promettetegli che anche voi sarete degni figli e continuerete un giorno la sua opera».
Accanto a questi uomini, donne e ragazzi, occorre ricordare il tanto sangue sacerdotale versato. Furono centinaia i sacerdoti uccisi: poveri parroci di villaggio, giovani strappati dal seminario (con l'intenzione di "liberarli"!) monaci uccisi nei loro conventi. Fra di essi il più celebre è senz'altro il beato padre Miguel Augustin Pro, gesuita, di Guadalupe, assassinato a soli trentasette anni nel 1927, riconosciuto come martire dalla Chiesa il 25 settembre 1988.
Ma non solo lui. Il beato padre Elia Nieves, agostiniano: nonostante il divieto, continuò a esercitare il suo ministero, recandosi ovunque era necessario confortare, aiutare, amministrare i sacramenti. La polizia, venuta a conoscenza dei fatti, lo fece pedinare e arrestare mentre, in una soffitta, celebrava la Messa. Condannato a morte, venne condotto sul luogo dell'esecuzione. Dopo essersi inginocchiato a pregare, si rivolse ai soldati del plotone di esecuzione: «In ginocchio, figli miei. Prima di morire voglio darvi la mia benedizione». I soldati obbedirono e si inchinarono riverenti al gesto del sacerdote. Mentre padre Nieves tracciava il segno di croce, l'ufficiale che comandava il picchetto, infuriato, gli sparò al petto, uccidendolo mentre ancora benediva.
A volte gli aguzzini si divertivano a infierire sui sacerdoti senza ucciderli; venivano loro tagliate le braccia per impedire che in futuro potessero celebrare la Messa. Don Pablo Garcia subì una sorte atroce: parroco zelante, anch'egli sfidava le leggi e ogni pericolo. Volle celebrare con grande solennità la festa nazionale di Nostra Signora di Guadalupe e il 12 dicembre raccolse il suo popolo in un luogo solitario sulla montagna di S. Juan de los Lagos. Scoperto, arrestato, venne orribilmente torturato per giorni. «La morte, ma mai tradire» ripeteva il sacerdote, finché fu finito a colpi di pistola. San David Uribe, annoverato nel gruppo di martiri canonizzati da papa Giovanni Paolo II, fu strappato al suo gregge, dopo essere stato rinchiuso in un campo di concentramento. Riuscì tuttavia ad evadere e tornò alla sua parrocchia di Iguala, continuando ad esercitare, in forma clandestina, il suo ministero. Finì per essere nuovamente arrestato. Il generale governativo Castrejon propose ai parrocchiani di riscattare il sacerdote consegnando tremila pesos. Furono raccolti immediatamente, a costo anche di enormi sacrifici, ma il parroco non fu rilasciato: si pretendeva da lui un pubblico atto di apostasia e di adesione alla scismatica chiesa patriottica. Pabre Uribe rifiutò decisamente e fu allora sottoposto a lunghe torture, tra le quali il supplizio della graticola. La Domenica delle Palme del 1927 spirò dopo i terribili tormenti subiti.
Le sue ultime parole furono: «la morte piuttosto che rinnegare il Vicario di Cristo, lo amo il Papa! Viva il Papa!». Il suo corpo, gettato per strada, venne raccolto e gli fu data sepoltura con grandi onori.

Nota di BastaBugie: nel kolossal Cristiada, un film capolavoro che ha visto attori famosi impegnati a far rivivere su grande schermo il martirio del popolo messicano, si possono vedere scene come la seguente (durata: 5 minuti) dove il sacerdote San Cristóbal, interpretato da Peter O'Toole, appena prima del suo martirio, dialoga con San Josè Sanchez del Rio.
Per conoscere tutto, ma proprio tutto sui cristeros, clicca qui!
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https://www.youtube.com/watch?v=cm9_yqssVCE

Fonte: Il Timone, novembre 2006 (n. 57)

8 - OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 7,31-37)
Fa udire i sordi e fa parlare i muti
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il profeta Isaia, nella prima lettura, assicura gli israeliti che erano in esilio, e che si erano smarriti di cuore, che il Signore era loro vicino e che sarebbe venuto a salvarli. Come segno della venuta del Salvatore, egli dice: «Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi» (Is 35,5). Venne realmente il tempo della loro liberazione, quando poterono rientrare nella loro patria, ma il segno degli occhi che si aprono e delle orecchie che si schiudono si realizzò pienamente solo con la venuta di Gesù, il vero Salvatore, Colui che ci libera dalla vera schiavitù che è quella del peccato.
Così, andando verso il mare di Galilea, Gesù operò un miracolo il cui significato era molto chiaro: Egli diede la parola e l’udito a un sordomuto che gli era stato condotto affinché Lui lo beneficasse. Gesù lo prese in disparte, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua e, guardando verso il cielo, disse: «“Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente» (Mc 7,34-35). La folla, ammirata per quel miracolo, disse: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Mc 7,37).
Quel miracolo fu il segno atteso da molto tempo, il segno indicato dal profeta Isaia, che Dio «viene a salvarci» (Is 35,4). Dio ha mandato il suo Figlio a salvarci e a ridonarci l’eredità perduta. Il miracolo operato da Gesù voleva essere soprattutto un ammaestramento che, finalmente, era giunto il tempo della salvezza.
Lo stesso gesto operato da Gesù si ripete ogni volta che viene amministrato il Battesimo: il sacerdote traccia sulle orecchie e sulle labbra del battezzando il segno della croce, augurando al bambino che presto possa udire la Parola di Dio e proclamarla.
Il Vangelo di oggi è dunque un richiamo rivolto a tutti noi a ripensare agli impegni presi con il Battesimo e a rimanerne fedeli. Dobbiamo ascoltare la Parola di Dio, meditandola profondamente nel nostro cuore, e dobbiamo proclamarla con l’esempio della nostra vita e con la nostra parola franca e coraggiosa. Diversamente saremo come il sordomuto del Vangelo, sordo alla Parola di Dio e incapace di annunciarla ai fratelli.
Quanti sordomuti ci sono ai nostri giorni! Un po’ lo siamo tutti noi, noi che ogni domenica partecipiamo alla Messa: non meditiamo con amore questa Parola di salvezza e, praticamente, una volta usciti di chiesa, con il nostro comportamento, spesso diamo delle contro testimonianze. Anche noi dobbiamo essere condotti da Gesù, affinché operi per noi il miracolo di scuoterci dalla nostra desolante apatia.
Un Santo che ci è di grande insegnamento per quello che riguarda l’ascolto del Vangelo è certamente san Francesco d’Assisi. Egli desiderava ardentemente, non solo ascoltare la Parola del Signore, ma soprattutto metterla in pratica e proclamarla ai fratelli. Prima di tutto l’ascoltava. Un suo biografo testimonia come egli scolpiva indelebilmente nel suo cuore tutto quello che leggeva o ascoltava del Vangelo, al punto che la sua memoria aveva preso il posto dei libri (cf FF 689). Con l’affetto dell’amore egli riusciva a penetrare il senso profondo della Scrittura. Ogni giorno ascoltava con molta attenzione i brani della Scrittura durante la Messa; e, se non poteva parteciparvi a causa delle sue malattie, se li faceva leggere e non ne perdeva neppure una sillaba.
Egli voleva non soltanto ascoltare, ma anche vivere il Vangelo. Per cui, il suo biografo scrive che egli non era mai stato un ascoltatore sordo del Vangelo, ma, affidando alla sua memoria tutto quello che ascoltava, cercava con ogni diligenza di eseguirlo (cf FF 357). La sua aspirazione più alta, il suo più grande desiderio era di osservare perfettamente e sempre il Santo Vangelo (cf FF 466). In questo modo, egli era come una predica vivente; e, anche senza parlare, riusciva a condurre a Gesù Cristo tante anime smarrite.
Infine, san Francesco voleva proclamare la Parola di Dio in tutto il mondo. Per questo motivo, così egli diceva ai suoi fratelli: «So, fratelli carissimi, che il Signore ci ha chiamati non soltanto per la nostra salvezza. Voglio perciò che ci disperdiamo tra la gente e portiamo soccorso al mondo in pericolo mediante la Parola di Dio e gli esempi di virtù» (FF 2689).
Il Santo di Assisi non si riteneva amico di Cristo, se non amava le anime che Egli ha amato (cf FF 490). Per questo motivo egli andava incontro alle anime annunziando loro la Parola di salvezza. Di preferenza, egli si rivolgeva ai poveri e ai più abbandonati, memore delle parole che abbiamo ascoltato nella seconda lettura di oggi, che cioè Dio ha scelto i poveri agli occhi del mondo per farli ricchi nella fede ed eredi del Regno (cf Gc 2,5).
Sull’esempio di san Francesco cerchiamo anche noi di ascoltare, vivere e annunziare la Parola del Signore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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