BastaBugie n°734 del 15 settembre 2021

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1 LO STATO INGABBIA I MEDICI DI BASE NELLA STRUTTURA STATALE
Si toglie l'autonomia professionale a favore di un rapporto di dipendenza delle Asl (e così la sanità non è più a misura di paziente, ma a misura di protocolli sotto il rigido controllo dello Stato)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 NEL 2021 IN AFGHANISTAN L'ISLAM HA VINTO E L'OCCIDENTE HA PERSO
L'attentato dell'11 settembre 2001 è stato una dichiarazione di guerra dell'Islam all'Occidente, una rivincita morale dopo l'umiliazione dell'11 settembre 1683 a Vienna (VIDEO: Perché proprio l'11 settembre?)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera
3 LA BENEDIZIONE DEI TRATTORI
Riflessione sul senso sacro del lavoro dell'uomo e sul rapporto uomo-macchina
Autore: Card. Joseph Ratzinger - Fonte: Beata Pacis Visio
4 ATTACCO AL TRENO: UN INNO AL CORAGGIO, ALLA CHIAREZZA E ALLA FEDELTA' AL PROPRIO RUOLO
Nel film del 2018 di Clint Eastwood gli attori protagonisti sono i veri militari che sventarono l'attacco di un terrorista dell'ISIS (VIDEO: trailer del film)
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 L'ERETICO GIOVANNI CALVINO, SEGUACE DI LUTERO
Il Calvinismo si è poi diviso in Presbiterianesimo (con a capo gli anziani o presbiteri) e Congregazionalismo (la comunità locale è più importante della chiesa universale) conosciuto anche come movimento dei Puritani (cioè purificati dai residui cattolici)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri
6 ABBIAMO ANCORA BISOGNO DELLA FATTORIA DEGLI ANIMALI
L'idea che i paesi occidentali siano ormai maturi da riconoscere la morsa del totalitarismo è un mito pericoloso, occorre rileggere Orwell
Autore: Valerio Pece - Fonte: Sito del Timone
7 CHI RIFIUTA IL CRISTIANESIMO FA RINASCERE IL PAGANESIMO... E QUINDI I SACRIFICI UMANI
Nelle scuole della California vengono recitate preghiere pagane raccapriccianti, mentre i satanisti chiedono di accedere ai farmaci abortivi ritenendo l'aborto un loro rituale religioso
Autore: Luca Volontè - Fonte: Provita & Famiglia
8 OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 9,30-37)
Se uno vuole essere il primo sia l'ultimo di tutti
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LO STATO INGABBIA I MEDICI DI BASE NELLA STRUTTURA STATALE
Si toglie l'autonomia professionale a favore di un rapporto di dipendenza delle Asl (e così la sanità non è più a misura di paziente, ma a misura di protocolli sotto il rigido controllo dello Stato)
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13-09-2021

Come è noto, al Governo italiano, quando si parla dell'epidemia da Covid, piace molto utilizzare una terminologia bellicistica. Accettando tali metafore, si potrebbe dire che quando nel febbraio del 2020 ebbe inizio l'invasione nemica, il primo fronte a crollare - come in una sorta di Caporetto - fu la Medicina del Territorio. Una resa senza resistenza. Gli ordini dello Stato Maggiore furono di abbandonare le trincee e le difese, ripegando nelle ridotte ospedaliere.
Fuori di metafora, la strategia del Governo fu, come ben sappiamo, di rinunciare a interventi di cure domiciliari. Ai Medici di Medicina Generale, il termine corretto con cui indicare coloro che molto spesso sono ancora oggi chiamati "medici base", eredi dei vecchi medici della Mutua e prima ancora dei medici condotti, fu chiesto di chiudere gli ambulatori, e di non recarsi a domicilio dei pazienti. Ciò ebbe le conseguenze che conosciamo. Non vennero nemmeno forniti presìdi di protezione, e tantomeno protocolli di cura. Mentre l'esercito era in rotta, ognuno cercò di arrangiarsi come poteva, e non pochi furono coloro che tentarono in scienza e coscienza di curare queste forme di gravi polmoniti, utilizzando farmaci ben noti. In seguito, dal Governo arrivarono non senza ritardo delle linee guida, ma erano quelle tristemente note della "Tachipirina e vigile attesa". Molto probabilmente, se la linea della Medicina Territoriale avesse tenuto, se il Comando Supremo non l'avesse abbandonata, le perdite del conflitto sarebbero state molto inferiori.

GRANDE RESET NELLA SANITÀ
Pur senza che ci sia stata un'attenta analisi di questi spaventosi errori del 2020, oggi il Governo vuole mettere mano ad una riorganizzazione della Medicina del Territorio. Dei cambiamenti radicali, che fanno pensare che sia iniziato un profondo Reset anche in campo medico. Per la sanità territoriale starebbero per essere messi sul piatto 9 miliardi di euro. Una somma considerevole che lascia immaginare l'importanza per il Governo di un settore strategico per le cure e per le professionalità coinvolte, ovvero i medici di famiglia.
Rivedere il ruolo del medico di medicina generale diventa pressoché indispensabile, e così si sta facendo strada un'ipotesi che cambierebbe profondamente il ruolo del medico di medicina generale, ma anche dei pediatri di libera scelta: il passaggio ad un rapporto di dipendenza. In pratica, medici di base e pediatri non sarebbero più - come ora - dei liberi professionisti convenzionati col Sistema Sanitario, Nazionale e Regionale, ma dei dipendenti pubblici, esattamente come lo sono i Medici Ospedalieri.
Pur con dei correttivi per i professionisti in attività da molto tempo, il rapporto di dipendenza sembrerebbe gradito ai giovani medici neolaureati, che avrebbero un posto pubblico sicuro, e soprattutto per alcune sigle sindacali. La CGIL spinge con forza su questa soluzione. C'è inoltre un disegno più vasto di riorganizzazione della rete territoriale: non più studi medici del singolo professionista, ma la futura sanità territoriale si dovrà basare sulle cosiddette "Unità complesse di cure primarie" (Uccp): strutture che ospiterebbero più medici di base, infermieri e segreteria in grado di tenere aperti ambulatori e servizi diagnostici di base con maggiore continuità.

DISTRUTTA L'AUTONOMIA PROFESSIONALE DEL MEDICO
Questo sarebbe indubbiamente un vantaggio, ma sacrificando l'autonomia professionale del professionista, o quel che ne resta, perché tra protocolli e linee guida e altri binari obbligati di tipo burocratico questa autonomia è da tempo erosa, e la pandemia lo ha rivelato in modo clamoroso. Molti temono che le Uccp, così come un altro tipo di struttura sanitaria di cui si sta ipotizzando, le cosiddette "Case di Comunità" (con un linguaggio che sembra uscito da un film sugli Anni '70) trasformino quello che un tempo non lontano era chiamato anche "medico di famiglia" da libero professionista a lavoratore subordinato di un'organizzazione statale.
D'altra parte, il Segretario della CGIL ha dichiarato: «Noi chiediamo una norma stringente che porti i medici di base a lavorare nelle case della comunità. Il rapporto "fiduciario" tra paziente e medico di base spesso si rivela un rapporto "privatistico". Noi siamo favorevoli al rapporto fiduciario, ma tra il paziente e il servizio sanitario nazionale: l'equipe multiprofessionale deve rappresentare la cellula vitale del Sistema sanitario".
Le Case di comunità rappresenterebbero dunque il centro territoriale strategico per la presa in carico delle persone, e secondo la visione strategica che le prevede, non potrebbero funzionare in quella che è ritenuta una "frammentazione" dei rapporti di lavoro libero professionali. All'interno di Case e Ospedali di comunità saranno collocate tutte le funzioni di cura primaria. Il tutto, naturalmente, normato e codificato dai protocolli che i sanitari che opereranno in queste strutture, di cui saranno dipendenti con tutti gli obblighi che ne conseguono, dovranno scrupolosamente applicare.
Una Sanità non più a misura di paziente, ma a misura di regole statali.

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 13-09-2021

2 - NEL 2021 IN AFGHANISTAN L'ISLAM HA VINTO E L'OCCIDENTE HA PERSO
L'attentato dell'11 settembre 2001 è stato una dichiarazione di guerra dell'Islam all'Occidente, una rivincita morale dopo l'umiliazione dell'11 settembre 1683 a Vienna (VIDEO: Perché proprio l'11 settembre?)
Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 4 settembre 2021

In un articolo sul Corriere della Sera del 28 agosto 2021, Ernesto Galli della Loggia pone la seguente domanda: "Sono ancora in grado le nostre società di fare la guerra? Di sostenere psicologicamente l'urto terribile di una dimensione per così dire volontaria della morte? Siamo ancora noi capaci di accettare l'eventualità di dare o ricevere consapevolmente la morte, così come da sempre vuol dire "fare la guerra".
A questa domanda cruciale il politologo italiano risponde esaminando il peso militare che nelle operazioni contro i talebani hanno assunto i cosiddetti contractor. Utilizzati dagli Stati Uniti in tutti i teatri di operazione (dai Balcani all'Iraq) questi combattenti civili sono assunti da ditte private le quali hanno stipulato appositi contratti con il Pentagono. Essi sono l'espressione di un dato storico di fondo: la fine in Occidente dell'esercito nazionale, sostituito da un vero e proprio outsourcing della guerra affidata ad un esercito di specialisti che in Afghanistan hanno perso la vita in numero maggiore dei soldati della US Army. Ma, osserva Galli della Loggia, "con un'armata di specialisti e di mercenari si possono fare al massimo operazioni di polizia; e anche quelle si finisce inevitabilmente per perderle nella maniera più rovinosa se ci si ostina a farle passare per qualcos'altro" [spesso infatti le azioni di guerra sono chiamate dai media "missioni di pace", proprio per nascondere dietro alle parole la cruda realtà, anche perché non si capisce se i soldati le missioni di pace le facciano con i fiori oppure con i fucili, N.d.BB].
Un popolo combatte se è disposto a sacrificare la propria vita per gli ideali in cui crede.

UN PRESIDENTE IN LACRIME
Oggi, però, il bene comune sembra coincidere con quello della massima "sicurezza". L'Occidente pretende di combattere una guerra a morti zero, e se ciò non accade la reazione non è controllata, ma ansiosa ed emotiva.
L'immagine del presidente degli Stati Uniti di America Joe Biden che piange in diretta tv, osserva Alessandro Sallusti sul quotidiano Libero del 28 agosto, non è un segnale incoraggiante per il mondo occidentale. Il comandante in capo della prima potenza mondiale non può farsi prendere dall'emozione come un qualsiasi anziano pensionato, ma deve essere in grado di mascherare la propria fragilità. Il dato psicologico di questa scena, osserva sullo stesso quotidiano Renato Farina, "non solo corrisponde in pieno alla durezza della catastrofe che stiamo vivendo, ma è pure una profezia per il futuro". Un futuro di lacrime appunto per l'Occidente.
Quando Winston Churchill disse di non avere altro da offrire che "sangue, fatica, lacrime e sudore", aggiunse: "Chiedete qual'è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e per cielo, con tutta la forza e lo spirito battagliero che Dio può infonderci".
Chi è in grado oggi di affrontare i nemici con tanta determinazione? L'Occidente non ha ancora compreso qual è il nemico esterno che ha di fronte. Come osserva Maurizio Molinari su "La Repubblica" del 29 agosto, la faida jihadista per il controllo di Kabul fra i talebani di Abdul Ghani Baradar e l'Isis del Khorasan contrappone due modelli rivali per l'Afghanistan: "I talebani con la riedizione del loro Emirato islamico puntano a diventare l'esempio più rigido di Stato fondamentalista". L'Isis del Khorasan "persegue invece la creazione di un "Califfato" nei territori di Afghanistan e di ampie regioni limitrofe in Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghistan e Tagikistan, fino a toccare i confini con la Cina di Xi Jinping". Entrambi i progetti "nascono dal pensiero jihadista di Abdullah Azzam, il fondamentalista palestinese assassinato a Peshawar nel 1999 e considerato il mentore di Osama Bin Laden, secondo il quale la ‘guerra agli infedeli' in Afghanistan avrebbe segnato ‘l'inizio della Jihad globale' portando alla sottomissione del mondo intero all'Islam. Ma puntano a realizzarlo in maniera opposta: edificando un Emirato nazionale o creando un Califfato regionale centro-asiatico".

IN GUERRA NON PREVALE LA FORZA MILITARE, MA QUELLA MORALE
Collaborare con i "moderati" talebani, per isolare l'Isis, significherebbe ignorare chi si ha di fronte. L'islamismo contemporaneo, come osservano tutti i suoi studiosi ha il suo nucleo nella dottrina del jihad. Essa, si si esprime nella nuova guerra di religione mondiale che, sotto le vesti dei talebani o quelle dell'Isis, ha nell'Islam radicale il suo partito combattente.
Di fronte a questo nemico ideologico la guerra è inevitabile, ma deve essere combattuta senza lacrime, a ciglia asciutte, con la determinazione a vincere. Ma quali sono gli ideali e i valori a cui si richiama la classe dirigente occidentale? È in grado essa di discernere una "guerra giusta", e di condurla con credibilità fino in fondo? Le guerre possono essere occasioni di grandi rinascite o di grandi catastrofi, a seconda degli uomini e delle contingenze storiche. Quale affidamento dare a chi non sa neppure attribuire agli eventi bellici il loro nome?
Mentre la seconda guerra mondiale volgeva al termine, Pio XII indicava le linee maestre della ricostruzione nel ritorno delle società e delle nazioni all'ordine stabilito da Dio, cioè "a un vero cristianesimo nello Stato e fra gli Stati" (Allocuzione al Concistoro, 24 dicembre 1945). E all'indomani del conflitto il Papa, individuava le cause profonde della guerra nell'abbandono e nel disprezzo della legge di Dio, che costituisce il solo fondamento della pace interna degli Stati e della pace internazionale (Radiomessaggio al mondo del 24 dicembre 1941). Oggi non solo nessun uomo politico parla questo linguaggio, ma i vertici stessi della Chiesa lo hanno abbandonato e invocano una falsa pace che porta alla disfatta.
In guerra non prevale la forza militare, ma quella morale. Se l'attentato dell'11 settembre 2001 fu una dichiarazione di guerra dell'Islam alla nostra civiltà occidentale, la vergognosa fuga da Kabul sancisce, dopo vent'anni, la sconfitta militare, ma soprattutto morale dell'Occidente. Solo uno straordinario aiuto divino può capovolgere le sorti di un conflitto planetario, il cui esito è altrimenti segnato. Per questo è l'ora della lotta e dell'immensa fiducia.

Nota di BastaBugie: la storica Angela Pellicciari nell'articolo seguente dal titolo "Quell'11 settembre sotto le mura di Vienna" spiega come l'11 settembre 1683 veniva spezzato l'assedio di Vienna. L'espansionismo islamico ottomano in Europa venne fermato per sempre. Il 12 settembre, papa Innocenzo XI, attribuendo la vittoria all'intercessione della Vergine Maria, istituiva la festa del Santo Nome di Maria. Venne ripristinata da Giovanni Paolo II nel 2002, dopo un altro 11 settembre. L'Occidente cristiano, però, ha perso la sua memoria, mentre l'islam la conserva.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2021:

L'11 settembre del 1683 Vienna è assediata da un immenso esercito turco comandato dal gran visir Kara Mustafà e, ridotta alla fame, è prossima alla resa. I turchi, arrestati per mare a Lepanto nel 1571, hanno continuato via terra la loro avanzata che sembra inarrestabile e, dietro Vienna, intravedono Roma e San Pietro. Tutto è pronto per l'evento cui da mille anni l'islam lavora. Le forze turche sono nettamente superiori a quelle cristiane ma succede l'imprevisto. Fanno la differenza un geniale condottiero polacco, re Jan Sobieski, e il frate cappuccino Marco D'Aviano. Incaricato da Innocenzo XI di formare una Lega Santa contro i turchi, diventato consigliere e confessore dell'imperatore Leopoldo I, Marco riesce a coalizzare gli sforzi di Spagna, Portogallo, Polonia, Firenze, Venezia e Genova.
Alla vigilia dello scontro, affidate alla Vergine Maria le sorti di Vienna, il frate cappuccino si rivolge a Dio con questa supplica: "O grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl'infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira [...] Non dimenticare, o Signore, che, se tu permetterai che gl'infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il tuo santo Nome e derideranno la tua potenza, ripetendo mille volte: ‘Dov'è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?' Non permettere, o Signore, che ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando t'invocavamo nella nostra miserevole angoscia. Vieni a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie!".
Mentre Vienna è in preghiera, dopo aver celebrato la messa sulla collina di Kahlenberg davanti a tutto l'esercito, rivolto a Sobieski Marco grida: Iohannes vinces (Giovanni vincerai). La vittoria dell'esercito cristiano sull'esercito turco è una disfatta di proporzioni incalcolabili quanto impreviste. Al punto che Maometto IV invierà al suo gran visir una corda di seta verde invitandolo a mettere fine alla sua vita con quella. L'indomani, mentre si dice che i pasticceri viennesi inventino i cornetti, un dolce a forma di mezzaluna, nella chiesa della Madonna di Loreto viene celebrato il solenne Te Deum di ringraziamento e Innocenzo XI, attribuendo la vittoria all'intercessione della Vergine Maria, decide di festeggiare lo scampato pericolo istituendo il 12 settembre la festa del Santo Nome di Maria.
Al contrario dell'Occidente cristiano che non sa più chi sia e che, di conseguenza, ha perso la memoria, l'islam la storia la ricorda bene. Dopo trecentodiciotto anni, un 11 settembre, l'11 settembre del 2001, l'islam è in grado di prendere la rivincita e le torri di Manhattan crollano. All'epoca a capo della chiesa cattolica c'è un papa polacco che la storia la conosce e la ricorda anche lui e nel 2002 Giovanni Paolo II ripristina la festa del Santo Nome di Maria, nel frattempo soppressa.
La lotta per liberarsi dall'incubo dell'islam turco è durata secoli. Secoli di stragi, rapimenti, violenze. E ora?

VIDEO: L'OCCIDENTE SI OSTINA A NON CAPIRE
Nel seguente video (durata: 3 minuti) si può vedere una clip del film "Il mercante di pietre" dove il professore all'università spiega il collegamento tra i due 11 settembre quello del 2001 e del 1683. Questa scena si trova nei contenuti speciali del dvd perché è stata tagliata dal film. Ciononostante il film è da vedere. Per tutte le informazioni e per vedere il trailer del film "Il mercante di pietre", clicca qui!


https://www.youtube.com/watch?v=dJNFYEn8DkM

Fonte: Radio Roma Libera, 4 settembre 2021

3 - LA BENEDIZIONE DEI TRATTORI
Riflessione sul senso sacro del lavoro dell'uomo e sul rapporto uomo-macchina
Autore: Card. Joseph Ratzinger - Fonte: Beata Pacis Visio, agosto 2021

La benedizione dei trattori è una bella tradizione di questo Paese. Però uno potrebbe obiettare: che cosa vuol dire la benedizione di una macchina? Per il funzionamento di una macchina non serve una benedizione; il trattore è un prodotto tecnico, le condizioni del suo funzionamento sono le regole della costruzione tecnica, niente altro. Chi parla così ha ragione ma solo in parte. Naturalmente una benedizione non sostituisce una costruzione tecnica (...) corretta e neppure un'applicazione sicura della macchina.
Ma la macchina non è un mondo chiuso in sé stesso; la macchina ha la sua origine in un' idea e in una volontà umana e serve a uno scopo determinato; il trattore per esempio, serve per il lavoro del contadino, serve per il suo impegno della dominazione della terra secondo la parola del Creatore: "Soggiogatela e dominate [...] su ogni essere vivente (Gen 1,28). La macchina fa parte del lavoro umano, è uno strumento del nostro lavoro. Benedire la macchina significa quindi: benedire il nostro lavoro, mettere nelle mani di Dio il nostro lavoro.
La macchina rappresenta il vostro lavoro e la benedizione è una preghiera, nel nome e nella forza della Chiesa, che Dio sia con voi giorno per giorno nel vostro impegno per il nostro pane quotidiano, per il frutto della terra che è sempre dono della bontà di Dio e prodotto della nostra fatica.

LA MACCHINA DIPENDE DALL'UOMO, MA L'UOMO DIPENDE DA DIO
Così possiamo dire: la macchina dipende dall'uomo e dal suo ingegno ma l'uomo dipende da Dio. Le macchine, tutte le invenzioni tecniche, possono essere o benedizione o maledizione per l'umanità e oggi vediamo sempre più quest'ambiguità della tecnologia moderna. La tecnica è, così, buona o cattiva come è buono o cattivo l'uomo stesso. Dove l'uomo perde sé stesso, la dominazione della terra diventa distruzione della terra. Dove l'uomo perde sé stesso, la sua capacità tecnica diventa una minaccia diretta contro la sopravvivenza del genere umano. L'uomo perde sé stesso quando dimentica il suo Creatore, Dio. Dimenticando Dio non sa più decifrare il messaggio della sua natura, dimentica la sua misura e diventa per sé stesso un enigma senza risposta.
Quando dimentichiamo Dio le cose diventano mute, sono solo materiale per fare qualcosa ma senza un perché, vuote di ogni significato più profondo. Se ritorniamo a Dio le cose cominciano a parlare. La Scrittura ci da due immagini di una vera dominazione della terra: il giardino e la città santa. Il giardino esprime un'amicizia reciproca tra terra e uomo, l'armonia della creatura. Dove l'uomo è retto, la terra da il suo frutto, la terra diventa giardino e patria.
La benedizioni dei trattori è una preghiera perché il nostro lavoro stia nelle mani di Dio, nella misura di Dio e nella sua bontà; una preghiera affinché, tramite il nostro lavoro, la terra diventi sempre più giardino e patria; una preghiera affinché il nostro lavoro e il nostro uso delle macchine non diventi distruzione ma costruzione della terra, costruzione di un mondo umano e preparazione della città futura, del giardino futuro, del Regno di Dio.
La benedizione dei trattori è inoltre un riconoscimento del fatto che anche oggi la vita dell'uomo non dipende ultimamente dalle macchine, ma dalla bontà di Dio. Il frutto della terra viene anche oggi da Lui; noi stessi dipendiamo da Lui e dove Lui non è, il nostro potere diventa maledizione; dove Dio non è, niente rimane buono. Così la benedizione diventa anche un esame di coscienza, un'ammonizione a vivere in armonia con Dio, a lavorare in unione con la sua volontà.

IL LAVORO PER IL PANE NATURALE PREPARA ANCHE IL PANE SOPRANNATURALE
Il nostro lavoro umano, rappresentato in queste macchine, serve innanzitutto per la nostra vita terrena: ci prepara il nostro pane quotidiano. Ma come l'uomo eccede tutto il mondo materiale, così anche il nostro lavoro ha una dimensione più alta che non la pura assicurazione della vita corporale. Il nostro lavoro è sempre necessariamente collaborazione; uno ha bisogno dell'altro e la macchina rappresenta anche questa interdipendenza: non cominciamo da zero, altri hanno pensato e lavorato per noi e lavorano così con noi, il nostro lavoro prepara al nostro nutrimento.
Lavorando viviamo l'uno grazie all'altro, il lavoro crea comunità, crea il giardino e la città. Lavorare è umanizzare.
Ma questo non è ancora tutto. Il lavoro per il pane naturale prepara anche il pane soprannaturale e si estende così anche alla preparazione della vita eterna. La liturgia della Chiesa, nella sua preghiera delle offerte, ci indica questo mistero, questa destinazione più alta del nostro lavoro: "Benedetto sei Tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell'uomo: lo presentiamo a Te perché diventi per noi cibo di vita eterna". Il nostro lavoro e la bontà di Dio s'incontrano nel dono della terra, nel pane e nel vino. Il nostro lavoro diventa Eucaristia. La bontà di Dio crea pane dal nostro lavoro; la stessa bontà trasforma - rispondendo alla nostra preghiera - il pane terrestre in nutrimento di vita eterna, lo converte in Corpo di Cristo. Così vediamo il valore del lavoro e della preghiera. Andando insieme creiamo una nuova terra. Il nostro lavoro prepara la presenza di Cristo, diventa nutrimento della vita eterna. Anche la macchina, strumento del nostro lavoro, non rimane estranea alla vita cristiana. Abbracciata alla preghiera può diventare strumento di benedizione, può aiutare alla preparazione della città futura. Preghiamo che Dio con la sua bontà benedica il nostro lavoro.

Fonte: Beata Pacis Visio, agosto 2021

4 - ATTACCO AL TRENO: UN INNO AL CORAGGIO, ALLA CHIAREZZA E ALLA FEDELTA' AL PROPRIO RUOLO
Nel film del 2018 di Clint Eastwood gli attori protagonisti sono i veri militari che sventarono l'attacco di un terrorista dell'ISIS (VIDEO: trailer del film)
Autore: Don Stefano Bimbi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-09-2021

Chi se lo fosse perso, a mio parere, dovrebbe assolutamente vedere "Ore 15.17 - Attacco al treno", l'interessante film del 2018 con la prestigiosa regia di Clint Eastwood. La pellicola racconta con vivo realismo i fatti del 21 agosto del 2015, quando tre ragazzi di Sacramento, capitale della California, sventarono un attacco terroristico fermando a mani nude un armatissimo miliziano dell'ISIS, pronto a fare una strage su un treno in viaggio da Amsterdam a Parigi. Clint Eastwood lo fa basandosi sulle loro memorie, affidate ad un libro, e scegliendo una strada molto poco frequentata, specie in questo genere, chiedendo ai veri protagonisti (Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos) di interpretare loro stessi. E la cosa straordinaria è che si potrebbe facilmente crederli tre attori professionisti.
Il film ripercorre le vite dei tre coraggiosi giovani amici americani, di cui due militari, che erano in vacanza in Europa. Si inizia dai problemi di disciplina che avevano a scuola per poi osservarli alla ricerca del loro posto nel mondo. Li seguiamo poi nel loro desiderio di fare un viaggio in Europa fino ai drammatici eventi sul treno che segnerà per sempre la loro vita. Durante quell'esperienza straziante la loro amicizia non ha mai vacillato, trasformandosi nella loro arma più potente, che ha consentito loro di salvare le vite degli oltre cinquecento passeggeri presenti a bordo. I tre, insieme, riescono ad immobilizzare l'attentatore, il marocchino Ayoub El-Khazzani, il quale era armato con un fucile d'assalto ed intendeva sparare ai passeggeri. Grazie al loro gesto riceveranno la Legion d'onore, la più alta onorificenza francese, dalle mani del presidente francese che quell'anno era François Hollande.

IL CORAGGIO, LA CHIAREZZA E LA FEDELTA' AL PROPRIO RUOLO
Sicuramente questo film è un inno al coraggio, alla chiarezza e al mantenersi fedeli al proprio ruolo. Ovviamente non solo il film, ma proprio la storia reale dei protagonisti degli eventi. Analizziamo nel dettaglio questi tre aspetti chiave.
Il primo è un inno al coraggio. Questo è fondamentale in chi in situazioni del genere decide di intervenire. È degno di nota non solo il coraggio dei ragazzi militari che sicuramente erano più addestrati della gente comune per far fronte alla situazione, ma anche quello del primo passeggero che si trova davanti l'attentatore armato: ebbene l'anonimo passeggero non scappa, ma gli si scaglia contro, facendo così guadagnare tempo prezioso ai militari che interverranno subito dopo. Grazie a quel primo passeggero potranno così rendersi conto della situazione e decidere come meglio agire. Se vuoi essere veramente uomo devi avere il coraggio di non cercare di prendere scorciatoie, ma fare la cosa giusta e farla immediatamente quando ti è richiesta!
Secondo aspetto: un inno alla chiarezza. Ognuno nella pellicola viene percepito per quello che è. Il cattivo è l'attentatore e non ci si deve dialogare, non servirebbe. I buoni sono coloro che non scappano dalle loro responsabilità, altrimenti non sarebbero più buoni. Insomma per compiere il bene si deve fare solo una cosa: bloccare in ogni modo il cattivo per salvare centinaia di innocenti.
Terzo aspetto: ognuno si mantiene fedele al proprio ruolo senza lamentarsi né fare ciò che è richiesto ad altri. Gli uomini combattono rischiando la vita. Le donne tentano di salvarsi scappando o aiutano chi è in difficoltà: la moglie resta accanto al marito ferito, la figlia al padre anziano. E chi combatte resta al proprio posto, eroicamente e senza lamentarsi: l'azione dei buoni non è comandata da chi fa la maggior parte del lavoro, ma dal militare con più esperienza. Questi ordina all'amico di andare per primo e lui ci va obbedendo senza fiatare. Ovviamente anche chi comanda poi si mette in gioco in prima persona, ma prima ha coordinato l'azione di tutti. E il terzo sventurato amico che di militare non ha niente, che fa? Sta solo a guardare? Ovviamente no! Lui solo contro l'attentatore non avrebbe potuto niente, ma non appena gli amici sono in difficoltà si lancia a picchiare di santa ragione il terrorista, in modo certo non professionale come gli altri, ma non per questo meno utilmente. È chiaro che se qualcuno non avesse fatto ciò che doveva, la storia dell'attentato avrebbe avuto un esito diverso e sicuramente drammatico: se gli indifesi non fossero scappati in un'altra carrozza, se il primo passeggero non fosse intervenuto, se i tre amici fossero stati fermi, se la moglie non fosse rimasta accanto al marito ferito, l'attentatore avrebbe eseguito, fino in fondo o almeno in parte, il piano terroristico.

UN GRAZIE A CLINT EASTWOOD
Sicuramente a qualcuno potrà sembrare che stoni un po' la vacanza in Europa e addirittura a Amsterdam dei tre futuri eroi, che non ha nulla di eroico, ma anzi sembra dipingere i tre ragazzi nella maniera più banale e a tratti scapestrata, comune a molti ragazzi di oggi! Speriamo che questo sia di lezione a quanti pensano di non valere nulla perché tanto se sei giovane devi solo pensare a divertirti senza assumerti responsabilità: l'eroicità parte sempre da uno come tanti, ma che nel momento in cui gli è richiesto dagli eventi della vita decide di abbandonare la mediocrità, per compiere fino in fondo ciò che è chiamato a compiere. Perché eroi si diventa, non si nasce.
Forse chi gradisce forti riferimenti alla fede in questo film non se ne troverà moltissimi, ma come dimenticare quell’intoppo che accade appena prima che il militare salti addosso all’attentatore e che gli permette di non morire sul colpo? Alcuni lo chiameranno con sicurezza caso, ma come non scorgere invece la Divina Provvidenza, sempre in azione nella vita degli uomini, nonostante sia sempre travestita da evento casuale?
Un grazie a Clint Eastwood che nell'anno in cui, unico attore di Hollywood, sosteneva la campagna elettorale di Donald Trump iniziava da regista le riprese di questo film coraggioso e soprattutto vero.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti) si può vedere il trailer del film.


https://www.youtube.com/watch?v=qLWrB3I3DN4

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-09-2021

5 - L'ERETICO GIOVANNI CALVINO, SEGUACE DI LUTERO
Il Calvinismo si è poi diviso in Presbiterianesimo (con a capo gli anziani o presbiteri) e Congregazionalismo (la comunità locale è più importante della chiesa universale) conosciuto anche come movimento dei Puritani (cioè purificati dai residui cattolici)
Autore: Corrado Gnerre - Fonte: I Tre Sentieri, 12 settembre 2021

Il Calvinismo si chiama così perché fa riferimento alla dottrina di Giovanni Calvino (1509-1564), seguace di Lutero, ma anche sostenitore di tesi del tutto personali. [...]
In Gran Bretagna il Calvinismo si divide in due grandi comunità: il Presbiterianesimo (fondato da John Knox-1505/1572) e il Congregazionalismo (fondato da Robert Browne-morto nel 1556). Quest'ultimo in Inghilterra e nel Nuovo Mondo diventò il movimento dei Puritani.
Il nome Presbiterianesimo deriva dal fatto che alla base dell'organizzazione vi sono gli anziani o presbiteri, che sono i veri responsabili delle comunità e che vengono eletti dai fedeli. Il Presbiterianesimo è tipico delle comunità protestanti della Scozia.
Il Congregazionalismo è un principio ecclesiologico protestante secondo il quale la comunità locale (congregazione) ha un'importanza più grande della Chiesa come istituzione universale; il principio è applicato in modo più o meno rigoroso dalle diverse "chiese", in particolare dalle "chiese" battiste. Un'evoluzione recente ha ravvicinato le "chiese" di tipo congregazionalista alle "chiese" riformate; e il Congresso Congregazionalista Mondiale si è fuso con l'Alleanza Riformata Mondiale. In Inghilterra i congregazionalisti vennero chiamati puritani; infatti, propugnavano una chiesa sempre più "purificata" dai residui cattolici. Perché perseguitati in patria, i puritani emigrarono in massa nelle colonie americane, iniziando dai famosi "Padri pellegrini" che nel 1620 partirono a bordo della famosa "Mayflower". [...]

CALVINO, UN PERSECUTORE VIOLENTO
Calvino fu un uomo duro ed intollerante. [...] Nel 1536 Calvino, in visita a Ginevra, accetta di sostenere i riformatori locali e viene nominato professore di teologia e predicatore. Due anni dopo, però, è espulso dalla città per le sue posizioni estremiste. Viene richiamato nel 1541 e vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1564. Il regime teocratico che instaura governa la città attraverso una serie di ordinanze che prevedevano severe punizioni non solo per deviazioni dottrinali, ma anche per atti quali: la danza, il gioco, la vendita e il consumo di birra. Il governo viene affidato alla responsabilità ministeriale dei quattro ordini introdotti da Calvino: pastori, dottori, anziani e diaconi. Il Concistoro, composto dai pastori e da dodici anziani eletti dalle autorità civili, diventa una sorta di suprema corte, giudicante finanche la vita privata dei cittadini. Una cappa, plumbea e asfissiante, cala su Ginevra. Molte sono le vittime del sistema calvinista. A scopo di controllo si compiono più volte all'anno visite a domicilio e all'occorrenza si ricorre anche alle denunce e allo spionaggio prezzolato. I trasgressori vengono colpiti da ammonizioni, deplorazioni e scomuniche - esclusione cioè dalla sacra cena - e obbligati a far pubblica penitenza. I grandi peccatori, come i sacrileghi, gli adulteri e gli avversari ostinati della nuova fede, sono consegnati al consiglio cittadino per la punizione. Vengono eseguite molte condanne a morte - cinquantotto fino al 1546 - e più ancora all'esilio. La tortura è usata nel modo più rigoroso. La città deve sottomettersi, seppure di malavoglia, alla disciplina ferrea di Calvino. Tutte le feste religiose scompaiono, eccettuate le domeniche [...]. La vita della società ginevrina acquistò l'impronta di una tetra serietà: le vesti di lusso, i balli, il gioco delle carte, il teatro e simili divertimenti erano severamente condannati. La lista delle vittime è tristemente lunga: il predicatore Sébastien Châtillon (1515-1563), biblista che proponeva un'interpretazione del Cantico dei Cantici sgradita a Calvino, è costretto all'esilio; il medico Girolamo Bolsec (m. 1584), un ex-monaco carmelitano apostata che aveva osato contestare la dottrina della predestinazione insegnata da Calvino, viene espulso dalla città nel 1551. Non si tratta solo di questioni squisitamente teologiche. Essendo stato bandito il gioco delle carte, perché ritenuto frivolo e immorale, Pierre Ameaux (m. 1552), che aveva anche richiesto al Concistoro il divorzio dalla moglie, viene ridotto in stato d'indigenza: suo mestiere era appunto la vendita delle carte da gioco. Spinto dalla disperazione, pronunzia parole offensive contro il regime puritano di Calvino. Viene incarcerato e, nonostante avesse responsabilità all'interno della comunità riformata ginevrina, per disposizione del Concistoro è sottoposto a una punizione umiliante la sua dignità. In data 8 aprile 1546, il Consiglio pronunciò la seguente sentenza: "Avendo visto il contenuto delle risposte, dalle quali ci sembra che egli [Ameaux] abbia malvagiamente parlato contro Dio, il Magistrale e il ministro Calvino ecc. [...] si ordina che sia condannato a fare il giro della città in camicia, a capo scoperto, con una torcia accesa in mano e che poi venga innanzi al tribunale a invocare misericordia da Dio e dalla giustizia, in ginocchio, confessando di avere mal parlato, condannandolo inoltre a tutte le spese, e che la sentenza sia resa pubblica."

PROIBIZIONE DELLE GIOIE UMANE
L'affaire Perrin è sintomatico della situazione imposta a Ginevra da Calvino e dei metodi adoperati per reprimere ogni forma di dissenso. In questo episodio, infatti, si ritrovano tutti gli elementi che concorrono a mostrare il volto del «riformatore»: proibizione dell'espressione delle gioie più umane, come la danza in occasione di un matrimonio, carcere, esilio e anche spargimento di sangue. Protagonista ne è Ami Perrin (m. 1561), che pure inizialmente era stato un sostenitore di Calvino. Questi i fatti: in occasione di un matrimonio fra giovani di distinte famiglie borghesi, si festeggia con un ballo. Il Concistoro convoca tutti i partecipanti che, per paura, respingono l'accusa, eccetto due di essi, fra cui Perrin, che è costretto a fare ammenda del «crimine» commesso. Sua moglie, però, Franchequine Perrin, figlia di François Faivre, personaggio altolocato a Ginevra, continua a protestare pubblicamente e, provocatoriamente, a danzare. Poiché gode dell'appoggio di molti cittadini, stanchi delle vessazioni del Concistoro, compaiono anche scritti anonimi contro Calvino e i suoi partigiani. Infuriato, questi ordina una perquisizione in casa di uno degli amici delle famiglie Perrin e Faivre, Jacques Gruet (m. 1547). All'interno vengono trovati materiali compromettenti, cioè quaderni e annotazioni polemiche verso il regime teocratico di Calvino. La punizione è implacabile: condanna a morte per decapitazione.
Il caso più noto è quello di Michele Serveto (1511-1553), il medico spagnolo che negava il dogma della Trinità. In territorio francese, a Vienne, egli è sottoposto a un processo da parte dell'Inquisizione cattolica che adopera materiale fornito, segretamente, da Guillaume de Trie (1521 ca.-1561), un amico di Calvino, che già nel 1546, in una lettera al riformatore francese Guillaume Farel (1489-1565), aveva scritto: "Se verrà qui, posto che la mia autorità abbia un peso, non tollererò che se ne vada vivo.". Benché condannato in Francia, Serveto, probabilmente con la dissimulata accondiscendenza del blando tribunale inquisitorio cattolico, fugge e si rifugia proprio a Ginevra, ove, riconosciuto, viene immediatamente condannato a morte e arso vivo, nel 1553.
Il ruolo giocato da Calvino in questa vicenda mostra lati umani veramente riprovevoli: non solo fanatica intolleranza, ma anche ricorso allo spionaggio, spirito vendicativo e, a vicenda conclusa, menzogneri tentativi di ritrattazione delle sue responsabilità. "La cosa più triste in tutto ciò - conclude lo storico protestante Auguste Lang [1867-1945] - è che nella sua Difesa contro Serveto, apparsa nel febbraio 1554, Calvino non ebbe il coraggio di confessare il ruolo che aveva avuto nell'imprigionamento di Serveto a Vienne. Afferma seccamente, in questo scritto, che è una frivola calunnia accusarlo di aver consegnato l'infelice ai nemici mortali della fede."

CATTOLICI TORTURATI E GIUSTIZIATI DAI CALVINISTI
Il governo teocratico di Calvino non sopravvive a lungo, anche se a esso s'ispirano le comunità riformate che si diffondono stabilmente in molti paesi d'Europa. Al di là dei successivi sviluppi, quanto avviene a Ginevra negli anni 1541-1564 mostra tratti della personalità di Calvino che confermano l'inopportunità di ricordare la nascita di un uomo orgoglioso e ambizioso.
Secondo gli storici Pierre Jourda (1898-1978) ed Edouard de Moreau S.J. (1879-1952): "c'è qualcosa di duro nel suo carattere [...]. Di qui l'orgogliosa certezza che egli ebbe, fin dal 1536, di essere in possesso della verità, ed anche le sue collere, i suoi rifiuti di scendere a discussioni, il disprezzo per i suoi avversari, la facilità a coprirli di ingiurie spesso grossolane, quando poi non si trattava di odio e dei rigori ch'esso trae seco".
I martiri cattolici torturati e giustiziati durante le persecuzioni perpetrate dai calvinisti costituiscono una pagina cospicua e inducono a una silenziosa riflessione. I calvinisti olandesi e gli «ugonotti» francesi si macchiano di crimini efferati contro quanti desiderano conservare la fede dei loro padri. Le cronache riportano episodi raccapriccianti: preti crocifissi, sventrati per poi riempire il cadavere di avena data in pasto agli animali, esecrabili mutilazioni del corpo. Orrori, questi, associati alla dissacrazione di chiese, d'immagini venerate e persino delle realtà più sante: si diede pure il caso dell'Eucaristia data in pasto a una bestia.
I germi infettivi di questo anticattolicesimo animato da tanto odio e poi espresso in efferata violenza sono radicati nel pensiero e nell'esperienza religiosa di Calvino.
Ecco una sintesi del pensiero del riformatore piccardo sulla Chiesa Cattolica: "È una consorteria di preti perversa e fatta di menzogne che pratica, al posto della Cena "un sacrificio abominevole" e che si compiace di "superstizioni infinite": le sue "riunioni pubbliche sono come scuole d'idolatria ed empietà". Ci si può separare da essa senza scrupolo né timore. "È più un'immagine di Babilonia che la Città santa di Dio". [...]
Lo stesso Calvinismo ha dato fondamento anche alle aberranti convinzioni razzistiche. Se Dio sceglie parzialmente, perché questa stessa parzialità non deve riflettersi anche nel rapporto tra gli uomini? E inoltre se Dio già ha scelto chi deve salvarsi e chi deve dannarsi, indipendentemente dai meriti e dai demeriti, allora vuol dire che può esserci qualcosa per capire chi è tra gli eletti o meno. E perché non può essere, oltre il successo economico, anche l'appartenenza razziale? Il comportamento dei coloni nelle terre dei giovani Stati Uniti d'America nei confronti delle popolazioni indigene fu dovuto anche alle dominanti convinzioni calviniste. Il massacro su scala industriale (dei "pellerossa") comincia nel 1637, per mano di coloni inglesi, puritani, ferocemente anticattolici. Stesso discorso per i motivi alla base dell'apartheid sudafricana.

Nota di BastaBugie: chi fosse interessato ad approfondire le caratteristiche fondamentali della dottrina di Calvino può leggerle qui sotto.

Per meglio capire le caratteristiche fondamentali della dottrina di Calvino, e quindi del Calvinismo, divideremo lo schema in due parti: cosa Calvino accetta di Lutero e cosa Calvino afferma di nuovo.
CIÒ CHE CALVINO ACCETTA DI LUTERO
- Il libero esame delle Scritture.
- La concezione sul peccato originale come corruzione intrinseca e irreparabile della natura umana e quindi come conseguente perdita del libero arbitrio e dominio incontrastato della concupiscenza.
- La concezione della "giustificazione estrinseca" e la convinzione secondo cui basterebbe la cosiddetta "fede fiduciale", senza le opere, per ottenere la "giustificazione estrinseca".
CIÒ CHE CALVINO AFFERMA DI NUOVO
- La "fede fiduciale" non solo dà la "giustificazione estrinseca", ma la stessa salvezza, irreversibile fin da questa vita.
- La "predestinazione assoluta" al paradiso o all'inferno è decretata da Dio a suo piacimento per ogni uomo: così le opere dei predestinati al paradiso (anche se cattive) sono da Dio considerate sempre buone, mentre le opere dei predestinati all'inferno (anche se buone) sono sempre considerate cattive.
- La Chiesa sarebbe formata dai soli predestinati al paradiso, ossia da coloro che aderiscono a Cristo con la "fede fiduciale".
- La Chiesa è costituita solo dalla predicazione della Parola di Dio.
- L'autorità della Chiesa non deve risiedere nei vescovi, bensì nel collegio dei pastori o in collegi misti di pastori e laici.
- Esistono solo due sacramenti: il Battesimo e la Cena, ma solo come "segni esterni" della predestinazione al paradiso.
- Nella Cena non avviene né la transustanziazione cattolica né la consustanziazione di Lutero.

Fonte: I Tre Sentieri, 12 settembre 2021

6 - ABBIAMO ANCORA BISOGNO DELLA FATTORIA DEGLI ANIMALI
L'idea che i paesi occidentali siano ormai maturi da riconoscere la morsa del totalitarismo è un mito pericoloso, occorre rileggere Orwell
Autore: Valerio Pece - Fonte: Sito del Timone, 2 settembre 2021

Nell'agosto del 1946, settantacinque anni fa, veniva pubblicato La fattoria degli animali. Il romanzo di George Orwell si rivelò da subito un enorme successo, oltre mezzo milione di copie vendute solo nel primo anno. L'affresco grottesco delle illusioni rivoluzionarie (e del loro naufragio) colpì nel segno, la feroce satira sulla dittatura comunista sovietica svegliò il mondo. Va detto che in quegli anni comunismo significava esclusivamente stalinismo: l'Unione Sovietica era l'unica nazione comunista (la Repubblica Popolare Cinese fu fondata solo nel 1949, tre mesi prima della morte dello scrittore).
Com'è noto, nel romanzo di Orwell tutti i personaggi e gli avvenimenti hanno il loro preciso corrispondente storico. Il fattore Jones (immagine dello Zar Nicola II) non è assolutamente in grado - crudele com'è - di governare la sua fattoria. Una sera Vecchio Maggiore, un saggio maiale allegoria di Marx, racconta a tutti il suo sogno: un mondo d'armonia in cui gli animali sono liberi, affrancati dalla spietata signoria dell'uomo. Morto il primo leader, il ruolo di guida verrà assunto da altri due maiali: Napoleone e Palla di Neve (rispettivamente Stalin e Trotsky), i quali instaurano un "nuovo ordine" in cui, tra gli altri, vige il noto comandamento: «Tutti gli animali sono uguali». Ma l'amicizia, l'equilibrio, l'uguaglianza, iniziano presto a vacillare: proprio i maiali, protagonisti della rivolta, finiscono per imporsi come unica casta dominante. Da un certo momento in poi, tutti gli animali saranno uguali, ma alcuni lo saranno più degli altri. Impossibile spiegare la rivoluzione russa più semplicemente di così.

PERCHÉ LEGGERE ORWELL?
La domanda-chiave su un romanzo che ha contribuito in modo decisivo a cambiare lo sguardo del mondo sull'Unione Sovietica (in particolare quello americano, suo alleato nella Seconda Guerra mondiale) la ritroviamo - spiegata bene - nella penna felice di Alberto Mingardi. Il fondatore del centro-studi Bruno Leoni scrive: «Per quanto l'aggettivo "orwelliano" sia usato con una certa generosità sulle pagine dei giornali, soprattutto nei paraggi di articoli che lamentano l'eclissi della privacy e le possibilità di sorveglianza fornite dalle nuove tecnologie, non è immediatamente chiaro perché si debba leggere Orwell, oggi». Una risposta interessante è quella fornita da un profondo conoscitore di Orwell, John Rodden, docente all'Università della Virginia, il cui libro più recente è George Orwell: Life and Letters, Legend and Legacy (Princeton University Press, 2020). Rodden racconta di aver insegnato spesso ai suoi studenti la favola di Orwell, e di averlo fatto spiegandone la «seria morale esopica», e cioè che il potere corrompe. Sempre. Aggiungendo subito, però, che sarebbe pericoloso (e negligente) trascurare o minimizzare lo studio delle corrispondenze storiche contenute nel romanzo: il parallelo con la rivoluzione russa.

DA STALIN AL TOTALITARISMO TOUT COURT
D'altra parte - ed è il vero monito di questo vero e proprio cultore di Orwell - si può anche correre il rischio di commettere l'errore diametralmente opposto, a suo dire più grave: concentrarsi esclusivamente sulle corrispondenze col comunismo di Stalin eludendo il più ampio monito di Orwell contro la tirannia politica complessivamente intesa. La prova provata di ciò che suonerebbe come il più grande tradimento di George Orwell sta in un aneddoto che lo stesso John Rodden racconta, e che riguarda una sua intervista ad alcuni spettatori cinesi reduci da una messa in scena teatrale di Animal Farm nella città di Pechino. Confessa lo scrittore: «Al mio rimanere sorpreso dal fatto che l'Ufficio della censura culturale cinese avesse approvato la rappresentazione pubblica di una satira sulla bestialità del comunismo, mi hanno guardato con aria interrogativa. "Vedi, Animal Farm è un'allegoria", hanno detto, "è una satira della storia russa, non della storia cinese"». In questa prospettiva, che è poi l'unica, La Fattoria degli animali parla oggi del rischio del totalitarismo in tutte le sue declinazioni geopolitiche. Al torbido comunismo cinese che si rende protagonista di azioni brutali (è notizia di questi giorni nuove prove sull'espianto forzato di organi di detenuti) si aggiunge un Occidente in cui il cancro del politicamente corretto - spesso declinato nella violenta salsa LGBTQ, ma non solo - fa guardare con ammirazione proprio una delle più note massime di Orwell: «Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente».

ATTUALE E PROFETICO
Dall'uscita della Fattoria degli Animali si è assistito prima a quel crollo del regime comunista russo che tanto turbò lo scrittore (non va dimenticato che per Palmiro Togliatti, capo dei comunisti italiani, Orwell era «un'altra freccia aggiunta all'arco sgangherato della borghesia anticomunista); poi all'inizio e alla fine della Guerra Fredda; infine all'ascesa e alla caduta di un numero spropositato di aspiranti "Napoleone" in ogni continente. La Fattoria degli Animali - opera un tempo così controversa tanto da non trovare editori - è servita per così tanto tempo a spiegare il concetto di totalitarismo (anche e soprattutto ai ragazzi di scuola) che oggi rischia purtroppo di essere percepita come un'opera banale. È il rischio che spesso corrono certi classici.
Molti per fortuna non ci stanno. «L'idea che i paesi occidentali siano abbastanza intelligenti e forti da riconoscere e resistere alla morsa del totalitarismo è un mito pericoloso», questa è la tesi della scrittrice Téa Obreht. Che a proposito del 75esimo anniversario di Animal Farm aggiunge: «Siamo troppo tranquilli, convinti di essere al sicuro da forze che potrebbero ripiombarci addosso. Stiamo già facendo grandi passi avanti in questa direzione. La Fattoria di animali ci chiede di lavorare contro quell'illusione».

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Fonte: Sito del Timone, 2 settembre 2021

7 - CHI RIFIUTA IL CRISTIANESIMO FA RINASCERE IL PAGANESIMO... E QUINDI I SACRIFICI UMANI
Nelle scuole della California vengono recitate preghiere pagane raccapriccianti, mentre i satanisti chiedono di accedere ai farmaci abortivi ritenendo l'aborto un loro rituale religioso
Autore: Luca Volontè - Fonte: Provita & Famiglia, 12 settembre 2021

I genitori degli studenti del sistema scolastico pubblico della California hanno intentato una causa contro il Dipartimento dell'Educazione dello Stato nel tentativo di rimuovere un canto agli dei aztechi che fa parte di un nuovo curriculum di studi etnici.
La causa è stata presentata nei giorni scorsi, grazie all'assistenza del 'Thomas More Society' per conto della 'Californians for Equal Rights Foundation', singoli contribuenti e genitori di studenti attuali ed ex studenti, dopo che avevano chiesto il ritiro della preghiera azteca dal curriculum, ma non avevano ottenuto risposta.
Il "Curriculum modello di studi etnici" è stato approvato per le scuole pubbliche del Golden State, circa 6 milioni di studenti in circa 10mila scuole. Il canto si rivolge alle divinità sia per nome che con i loro titoli tradizionali, le riconosce come fonti di potere e conoscenza, invoca la loro assistenza e rende loro grazie. In breve, è una preghiera.
Gli Aztechi, si dice nella denuncia, "compivano regolarmente atti raccapriccianti e orribili al solo scopo di pacificare e placare gli stessi esseri che le preghiere del curriculum invocano. I sacrifici umani, il taglio dei cuori umani, lo scuoiamento delle vittime e l'indossare la loro pelle, sono un fatto storico, insieme ai sacrifici dei prigionieri di guerra, e altri atti ripugnanti e cerimonie che gli Aztechi conducevano per onorare le loro divinità. Qualsiasi forma di preghiera e glorificazione di questi esseri assetati di sangue nel cui nome sono state compiute orribili atrocità è ripugnante per qualsiasi osservatore ragionevolmente informato".
Il curriculum scolastico promuove inequivocabilmente divinità azteche attraverso il canto ripetitivo e l'affermazione dei loro principi simbolici. [...]
I cristiani bianchi sarebbero colpevoli di "deicidio" contro le tribù indigene, l'uccisione delle loro divinità e la loro sostituzione con la fede cristiana.

Nota di BastaBugie: Ermes Dovico nell'articolo seguente dal titolo "Satanic Temple e Biden ricorrono contro la legge pro vita" ci mette al corrente che i satanisti, con il plauso dei media americani, hanno chiesto di accedere ai farmaci abortivi ritenendo l'aborto un rituale satanico "religioso".
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 11 settembre 2021:

Che ci fanno sullo stesso fronte il Partito Democratico americano, una setta satanica, diversi media liberal e un paio di figure dell'Onu? Risposta di stretta attualità: difendono l'aborto. L'oggetto di battaglia comune - pur nella diversità di appartenenze e strategie - è la nuova legge del Texas, ma si sbaglierebbe a pensare che la suddetta "compagnia" sia una tantum, visto che sono anni che ritroviamo gli stessi soggetti dalla stessa parte in più campi, schierati fondamentalmente contro i più basilari principi di morale naturale, vita e matrimonio su tutti.
Giovedì 9 settembre, nel nono giorno di efficacia della legge che vieta l'aborto dal momento in cui è rilevabile il battito cardiaco del nascituro (salvo pericolo di vita per la madre), Biden ha avviato una causa legale per ribaltare la normativa texana. Nell'annunciare la causa, come riferisce Life News, il procuratore generale Merrick Garland ha falsamente sostenuto che nella Costituzione statunitense ci sia un diritto all'aborto, che poi è il peccato originale della Roe vs Wade e delle sentenze ad essa legate. «Il Dipartimento di Giustizia ha il dovere di difendere la Costituzione degli Stati Uniti e di sostenere lo stato di diritto», ha detto Garland, facendo poi riferimento ai precedenti di lunga data della Corte Suprema, come la sentenza Planned Parenthood vs Casey, la quale afferma che «indipendentemente dal fatto che esistano eccezioni per particolari circostanze, uno stato non può proibire nessuna donna dal prendere la decisione definitiva di interrompere la gravidanza prima della possibilità di sopravvivenza [viability]» del bambino fuori dal grembo materno.
L'Amministrazione Biden chiede un'ingiunzione permanente contro la legge del Texas, che in pochi giorni ha ridotto drasticamente il numero di aborti nei confini statali. Ricordiamo che il Senate Bill 8 stabilisce un meccanismo speciale di applicazione, secondo cui ogni comune cittadino può intraprendere un'azione legale contro abortisti e collaboratori vari (madri escluse) che sopprimono un nascituro malgrado il riscontro del battito del cuore. Garland lamenta: «Poiché questo statuto rende troppo rischioso per una clinica abortiva rimanere aperta, i fornitori di aborti hanno cessato di fornire servizi». Se chiamare "servizio" la soppressione di una vita umana è menzognero, il procuratore generale dice il vero quando parla dei rischi per l'industria abortista. Un esempio. La sola città di San Antonio ha quattro cliniche per gli aborti, ma da quando la legge è in vigore soltanto una, la Alamo Women's Clinic, è rimasta operativa, esortando le donne che «sospettano» una gravidanza e vogliono abortire a presentarsi il prima possibile per essere «curate» e anticipando loro la possibilità di andare in una struttura affiliata nell'Oklahoma.
Dopo il primo "no" della Corte Suprema, che ha giudicato insufficienti le ragioni addotte da Planned Parenthood e gruppi affini per bloccare la legge texana, anche il tentativo di Biden potrebbe essere respinto dalle corti. Secondo quanto detto a The Hill dalla docente di diritto ed ex procuratrice - nominata da Obama - Barbara McQuade, la possibilità che il Dipartimento di Giustizia vinca «è davvero piuttosto limitata qui». In breve, il Governo federale non avrebbe un argomento solido per spuntarla legalmente, e McQuade ritiene che sia difficile pensare a un'azione giudiziaria capace di bloccare la legge se prima non si verifica «un caso reale»; poiché l'applicazione della norma è demandata a tutti i cittadini, e non ai funzionari statali, si è creata una «vaga classe di imputati», e non può esserci un imputato se prima non si inizia una causa.
Già il Satanic Temple, qualche giorno prima di Biden & Co, ha lanciato la sua sfida alla legge che difende la vita dei nascituri texani. La setta, che è incredibilmente riconosciuta dal fisco statunitense quale "organizzazione religiosa", ha chiesto di essere esentata dalla nuova normativa ai sensi del Religious Freedom Restoration Act. Il Satanic Temple considera l'aborto un rituale religioso fondato sull'autonomia del corpo e sulla "scienza" e, allo stesso tempo, giudica "tirannica" la legge del Texas. «Regolando il contesto in cui avviene il rituale, in pratica stai regolando il rituale stesso», ha detto il rappresentante legale dei satanisti, Matthew Kezhaya, azzardando poi un paragone blasfemo con l'Eucaristia. La setta ha inviato una lettera alla Food and Drug Administration per chiedere che i propri membri abbiano accesso ai farmaci abortivi senza essere soggetti alle regolamentazioni della stessa Fda e questo sempre secondo l'idea che l'aborto sia, per il Satanic Temple, un rituale "religioso".
Non c'è che dire: una logica diabolica, a cui basterebbe obiettare, in una società normale, che proprio la scienza conferma che la vita comincia dal concepimento, dando il la a una nuova persona (altra dalla madre) che, come tale, va protetta da qualsiasi preteso "rituale" o ingannevole "libertà di scelta". Ma di normale, oggi, c'è poco. Lo confermano alcuni giornali liberal che hanno salutato con favore l'iniziativa del Satanic Temple: per l'Huffington Post è «diabolicamente intelligente» (e, si badi, non c'è nessuna presa di distanza), per Salon «potrebbe essere l'ultima, migliore speranza per salvare i diritti all'aborto in Texas» e anche Fortune parla di «ultima speranza» proveniente dai satanisti. Siam messi bene...
A questo quadro di generale abbrutimento si aggiungono le parole, raccolte dal britannico Guardian, di due esperte dell'Onu, Melissa Upreti (presidente del Gruppo di lavoro sulla discriminazione contro le donne e le ragazze) e Reem Alsalem (relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne), che si sono scagliate contro la legge e contro la decisione della Corte Suprema, con la Upreti che è arrivata perfino a sostenere che il Texas abbia violato il diritto internazionale, a dispetto del fatto che non esiste nessun diritto internazionale all'aborto.
Fanno male, ma non c'è nulla di sorprendente in questi sragionamenti, che si accompagnano alle tenebre che progressivamente avvolgono la società man mano che essa esclude Dio. In ogni caso, è sempre Lui la risposta al male, come ricordano gruppi di apostolato (la Vigna di Rachele è uno di questi) che si propongono di guarire le ferite spirituali dell'aborto insegnando ad aprirsi alla misericordia di Gesù. E la risposta lo sono ovviamente anche le braccia e le menti di coloro che in Texas, come sta già avvenendo, e altrove si adoperano per salvare "le due vite".

Fonte: Provita & Famiglia, 12 settembre 2021

8 - OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO B (Mc 9,30-37)
Se uno vuole essere il primo sia l'ultimo di tutti
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Per annunciare il Vangelo al mondo intero, Gesù ha scelto dodici semplici pescatori. All'inizio questi dodici uomini stentavano a comprendere la sublimità dell'insegnamento evangelico e il Signore, in diverse occasioni, ha dovuto correggerli nella loro mentalità troppo umana. Nella pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato troviamo proprio una di queste situazioni. Correggendo i suoi Apostoli, Gesù ammaestra ciascuno di noi e ci introduce alla sapienza della croce.
Attraversando la Galilea, Gesù stava spiegando loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni, risorgerà» (Mc 9,31). Il testo del Vangelo riporta che gli Apostoli non compresero questo discorso «e avevano timore di interrogarlo» (Mc 9,32). Anzi, invece di chiedere spiegazioni, assecondando un modo di pensare molto umano, discutevano tra di loro su chi fosse il più grande (cf Mc 9,34). Gesù predicava umiltà e croce, e gli Apostoli discutevano su chi fosse il più importante tra loro.
In questo episodio ammiriamo tutta la pazienza di Gesù che ama le sue creature e che attende con bontà che esse si ravvedano e comprendano il suo insegnamento. Pensiamo a quanta pazienza Gesù ha portato con ciascuno di noi.
Giunti a questo punto, Gesù istruisce nuovamente i suoi Apostoli, facendo loro comprendere chi è veramente grande agli occhi di Dio: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,35). Quando un'anima vive nell'umiltà e cerca di rimanere nell'ombra, allora il Signore la innalza molto in alto, al di sopra di tutte le altre. Il segreto per salire è quello di scendere il più possibile per mezzo dell'umiltà. Nel Magnificat la Vergine Maria canta che Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili.
Tra questi umili ci sono stati tutti i Santi. In modo particolare ricordiamo san Francesco che, per la sua umiltà, come disse Gesù stesso a santa Margherita Maria Alacoque, fu il Santo più vicino al suo Cuore. Si racconta che un giorno frate Masseo gli chiese: «Perché tutto il mondo viene dietro a te?». San Francesco ci pensò un attimo e poi disse con piena convinzione: «Vuoi sapere perché? Perché Dio, fra tutti i peccatori, non vide nessuno più vile di me. Per questo motivo egli ha scelto me per confondere la nobiltà, la grandezza, la fortezza, la bellezza e la sapienza del mondo, affinché si sappia che ogni virtù e ogni bene viene da Lui e non dalla creatura, e nessuna persona possa gloriarsi» (cf FF 1838).
San Francesco era talmente umile che diceva a se stesso: «Se l'Altissimo avesse concesso grazie così grandi a un ladrone sarebbe più riconoscente di te, Francesco» (FF 717). E così scriveva nella lettera rivolta a tutti i fedeli: «Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio» (FF 199).
Se vogliamo dunque ricalcare le orme di Gesù, dobbiamo essere umili di cuore, dobbiamo, sul suo esempio, metterci al servizio del nostro prossimo, e dobbiamo abbracciare le inevitabili croci della vita.
Preso poi un bambino in braccio e postolo in mezzo a loro, Gesù disse: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37).
Queste parole da una parte ci insegnano che noi dobbiamo essere puri e semplici come i bambini; ma, dall'altra parte, ci ricordano la tristissima realtà dei tanti bambini non accolti e uccisi nel modo più orribile, con l'aborto. L'aborto è certamente uno dei più grandi peccati che, solamente nella nostra Italia, da quando è stato legalizzato, ha mietuto oltre sei milioni di vittime. Questi sono peccati che lasciano un profondo segno su tutti quelli che lo hanno praticato. Da parte di ogni cristiano si impone il dovere e la carità di aiutare e consigliare secondo il Vangelo tutte quelle madri che sono colte da questa grande tentazione di sopprimere la vita che sta germinando in loro. Molti bambini sarebbero nati se ci fosse stato qualcuno che avesse incoraggiato le loro madri. Non chiudiamo gli occhi di fronte a questi drammi e aiutiamo ad accogliere la vita, ad accogliere Gesù.
Infine, qualche breve parola sulla seconda lettura di oggi. San Giacomo scrive: «Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male» (Gc 4,2). Queste parole ci fanno comprendere che, se noi tante volte non siamo visitati dalla grazia, ciò dipende dalla nostra mancanza di preghiera. Non preghiamo o preghiamo male. Queste parole dell'Apostolo devono risuonare come un invito a una preghiera autentica, che ci ottenga tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. La nostra preghiera sarà sempre esaudita, nella misura della nostra umiltà, fiducia e perseveranza.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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