BastaBugie n°736 del 29 settembre 2021

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1 FINALMENTE UNPLANNED NEI CINEMA ITALIANI
Dal 28 settembre anche in Italia si può vedere il film che racconta la storia di Abby Johnson, ex direttrice di una clinica abortiva di Planned Parenthood (VIDEO: intervista ai produttori di Unplanned)
Autore: Rodolfo Casadei - Fonte: Tempi
2 DOPO IL COVID CI SARA' L'EMERGENZA CLIMATICA E QUINDI... L'EMERGENZA NON FINIRA' MAI
Chi pensa che il 31 dicembre segnerà davvero la fine dello stato di emergenza è un illuso: la democrazia e i diritti personali sono persi per sempre
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SECONDO IL BLACK LIVES MATTER, IL GREEN PASS DISCRIMINA I NERI
In un ristorante italiano tre neri picchiano una cameriera 24enne che non li faceva entrare senza green pass (chissà se Biden esenterà i neri dal vaccino per non passare da razzista)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi
4 A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA
Non si può protestare contro Dio se non ha fatto quel che abbiamo chiesto (perché quel che vogliamo noi non è sempre il nostro vero bene, che invece Dio conosce)
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri
5 PERCHE' A SAN MARINO HA VINTO L'ABORTO LIBERO, EUGENETICO E FINO AL NONO MESE?
I cattivi vincono solo perché i buoni non combattono: infatti solo il 30% ha votato a favore dell'aborto mentre il 60% non è andato a votare perché considera ormai l'aborto una cosa normale
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 ROD DREHER, LA RESISTENZA DEI CRISTIANI E L'UNGHERIA
L'autore del bestseller sull'opzione benedetto evidenzia che per la libertà dei cristiani esiste una duplice minaccia e indica anche perché c'è questo pericolo
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
7 LA MAFIA NIGERIANA: LA REALTA' OLTRE L'ACCOGLIENZA DEGLI IMMIGRATI
La mafia nigeriana arricchita dal traffico di droga in nord America, riversa milioni di dollari in Italia per consentire alla criminalità africana la gestione del traffico di esseri umani (prostituzione e vendita di organi)
Fonte: I Tre Sentieri
8 OMELIA XXVII DOMENICA T.O. - ANNO B (Mc 10,2-16)
Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - FINALMENTE UNPLANNED NEI CINEMA ITALIANI
Dal 28 settembre anche in Italia si può vedere il film che racconta la storia di Abby Johnson, ex direttrice di una clinica abortiva di Planned Parenthood (VIDEO: intervista ai produttori di Unplanned)
Autore: Rodolfo Casadei - Fonte: Tempi, 21 settembre 2021

La differenza sta tutta fra vedere o non vedere qualcosa che è in atto, qualcosa che accade in quel momento. Per vederlo bisogna aprire gli occhi, quelli fisici ma anche quelli della mente. Si potrebbe riassumere così la morale di Unplanned, il film su Abby Johnson, la direttrice di una clinica texana della Planned Parenthood che passa dalla parte dei pro-life quando vede coi suoi occhi che l'aborto è l'eliminazione di un bambino e comprende che, diversamente da quanto scrive ipocritamente nel suo statuto, l'organizzazione non cerca di prevenire le gravidanze indesiderate, ma di fatturare sempre di più aumentando costantemente il numero delle interruzioni di gestazione. Trattasi di storia vera e di personaggi reali.
Non fosse per la tragicità dell'argomento, farebbe quasi ridere constatare che il fuoco di sbarramento che critici cinematografici e militanti della causa pro-choice hanno concentrato sul film abbia per oggetto le immagini raccapriccianti e i dettagli cruenti di tutto ciò che riguarda gli aborti e i corpi delle donne su cui viene praticato. Da tempo sui grandi schermi e nei teatri si vede assolutamente di tutto, non c'è più nulla di abbastanza sacro, riservato, inaccessibile, turpe, disgustoso, osceno che non possa essere rappresentato.
Il valore estetico e sociale di qualsiasi rappresentazione è considerato superiore a ogni tabù. Con la curiosa eccezione dell'aborto, a quanto pare. Ma soprattutto fa cadere le braccia l'ostilità pregiudiziale che impedisce di cogliere l'originalità del film. [...]

LA CONVERSIONE DI ABBY
Ci sono almeno due contenuti sorprendenti che dovrebbero balzare agli occhi perché scavalcano la barriera delle contrapposte visioni partigiane. Il primo riguarda proprio il vedere, il cambiamento che determina il vedere qualcosa che fino a quel momento era rimasto invisibile. A "convertire" Abby Johnson non è il sangue che cola dalle gambe delle ragazze, i corpi smembrati dei feti, gli sguardi smarriti e depressi delle giovanissime sia al momento di entrare che nel momento di uscire dalla clinica. Lei stessa ha vissuto l'esperienza di due aborti, e il secondo, quello indotto chimicamente e vissuto nella solitudine di casa, è stato un'esperienza dolorosissima e truculenta, giorni di un limbo insanguinato nell'angoscia della propria morte incombente.
Abby è rimasta impassibile quando la direttrice della clinica l'ha condotta nella cella dove sono conservati i feti fatti a pezzetti, li ha scrutati come se guardasse le ali delle farfalle, e con questo si è meritata il posto che l'altra le lascia. Non è una persona che si fa impressionare dal sangue e dai cadaveri. Tanto meno la mettono in crisi il silenzioso dissenso di genitori e marito, orripilati della sua professione ma mai ostili, o i manifestanti antiaborto che inveiscono o che pregano pacificamente lungo la recinzione della clinica, compresi quelli che cercano il dialogo.
Ha certezze benpensanti. Che vanno in crisi una prima volta quando Planned Parenthood batte cassa: altro che aborto raro e sicuro, soluzione estrema quando la contraccezione fallisce; quelli di Houston hanno bisogno di aumentare la produttività per tenere in piedi la baracca, e questo si fa incrementando il numero delle interruzioni di gravidanza, puntando sugli aborti chimicamente indotti perché garantiscono un margine di guadagno maggiore. E Planned Parenthood, che diffonde contraccezione e pratica aborti, funziona letteralmente come i fast-food: non sono gli hamburger (leggi: i contraccettivi) a generare i profitti, ma le patatine fritte e le bevande gasate. Perciò lasciate da parte gli ideali, se volete continuare ad avere una busta paga...

IL PECCATORE NON È MAI IDENTIFICATO COL SUO PECCATO
Dopo che si sono aperti gli occhi della mente, è il turno di quelli del corpo: Abby ha visto tante volte i prodotti di un aborto, ma non ha mai preso parte all'azione. Succede che venga chiamata in sala operatoria, e che sullo schermo veda l'immagine di un feto di 13 settimane, testa e corpo formati, che dà l'idea di cercare di sfuggire disperatamente al risucchio della morte. Invano. È la rivelazione che ribalta la sua visione delle cose. [...] Per Abby quel brevissimo video è il film che decide la sua vita. Tutto cambia prospettiva nel momento in cui vedi la cosa non dopo che è accaduta, ma proprio mentre accade.
L'altro contenuto sorprendente è il ritratto del mondo in cui si muovono pro life e pro choice. Chi si aspetta la rappresentazione di uno scontro tipo crociata o tipo rivoluzione russa resta deluso: i fanatici ci sono, ma appartengono alle frange estreme delle alte dirigenti della catena di montaggio degli aborti, intransigenti e disincantate. [...]
La grande maggioranza delle persone raffigurate nel dramma, abortisti e antiabortisti, pro life che pregano e parlano ai cancelli e pro choice che ricevono le donne, le registrano e le accompagnano in sala operatoria, appartengono allo stesso mondo di una apparente comune decenza, il mondo di chi si impegna con la realtà assumendosi responsabilità. Alla radicale contrapposizione delle opzioni corrisponde l'evidente buona fede degli uni e degli altri; l'avversario non è mai spogliato della sua umanità, il peccatore non è mai identificato col suo peccato. Abby e Shawn, il giovane leader della Coalition for Life, si relazionano con mansuetudine anche prima della "conversione" di Abby. La quale è sposata con Doug, antiabortista convinto che in lei non vede il mostro che annichilisce bambini in germe, ma l'amabile donna a cui non può rinunciare. [...]
La critica secondo cui il film predica ai già convertiti ha senso per quanto riguarda la parte finale del film, ma non coglie il segno: Unplanned si rivolge evidentemente a un pubblico di simpatizzanti della causa antiabortista convinti ma passivi, al fine di renderli attivi e impegnati. E gli argomenti sono concentrati nell'ultima parte. Qui si spiega che Planned Parenthood è un'organizzazione tentacolare finanziata da George Soros, Bill Gates e Warren Buffett, che i gruppi di preghiera pro life fuori dalle cliniche sono combattuti perché è dimostrato che dove si svolgono regolarmente diminuisce il numero delle donne che vi si recano ad abortire, che l'organizzazione creata da Abby Johnson dopo che si è dimessa è riuscita ad aiutare 500 addetti ad abbandonare l'industria dell'aborto. [...]

Nota di BastaBugie:
ecco alcune curiosità su Unplanned tratte dal sito FilmGarantiti.it
- Abby Johnson è nata in una famiglia protestante (battista), ma è diventata cattolica in seguito alla sua conversione alla causa prolife. Adesso ha otto figli (avuti ovviamente dallo stesso marito).
- Anthony Levatino, il dottore che nel film si vede praticare l'aborto che cambierà per sempre la vita di Abby Johnson, non è un attore, ma un vero dottore che ha praticato personalmente più di 1.200 aborti. Poi un giorno, guardando al contenitore dei pezzi di bambini strappati dal grembo delle loro madri, ha pensato che quelli erano i figli e le figlie di quelle mamme. In quel momento si è reso conto degli abomini che aveva commesso e cambiò vita.
- Le riprese del film Unplanned sono avvenute in una località segreta per evitare le manifestazioni violente delle femministe.
- Nel 2019 Unplanned è stato il dvd più venduto al mondo da Amazon.
Per scoprire tutto su Unplanned, vedere il trailer, ascoltare la colonna sonora e molto altro, visita il sito FilmGarantiti.it, clicca qui!

VIDEO: INTERVISTA AI PRODUTTORI DI UNPLANNED
Qui sotto il video (durata: 28 minuti) con l'intervista ai produttori di Unplanned e God's not dead 1 e 2 (Cary Solomon e Chuck Konzelman) che spiegano la loro battaglia contro Hollywood, che impedisce la produzione di film conformi ai principi cristiani. Per questo hanno abbandonato Hollywood producendo in proprio film capolavoro come Unplanned.


https://www.youtube.com/watch?v=UC7PRlkjjnk

Fonte: Tempi, 21 settembre 2021

2 - DOPO IL COVID CI SARA' L'EMERGENZA CLIMATICA E QUINDI... L'EMERGENZA NON FINIRA' MAI
Chi pensa che il 31 dicembre segnerà davvero la fine dello stato di emergenza è un illuso: la democrazia e i diritti personali sono persi per sempre
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-09-2021

«È vero che stiamo ancora lottando contro la pandemia, ma questa è un'emergenza di uguale entità e non dobbiamo assolutamente ridurre la nostra determinazione ad affrontare i cambiamenti climatici». Così il presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto l'altro giorno al vertice sul Clima che ha inaugurato l'Assemblea generale dell'ONU. E, non sorprendentemente, l'Osservatore Romano, nell'edizione del 21 settembre, si è fatto megafono dell'allarmismo facendo proprio il messaggio con un titolo a caratteri cubitali in prima pagina: L'emergenza climatica è come la pandemia.
Nel discorso di Draghi segue la solita litania di provvedimenti urgenti da prendere prima che sia troppo tardi, e che riguardano essenzialmente la "transizione energetica", ovvero il passaggio dall'uso dei combustibili fossili a qualsiasi forma di fonte rinnovabile. Non ci dilunghiamo sulle conseguenze di queste scelte economiche "verdi", di cui stiamo già assaggiando il sapore amaro (vedi impennata dei costi della bolletta per l'energia elettrica).
In questa sede vorremmo invece far notare questo connubio ideologico tra clima e pandemia, che non è affatto accidentale. Il punto è che tutto serve a mantenere lo stato di emergenza, a cui peraltro ci siamo già drammaticamente abituati. Sono vent'anni almeno che ci viene propagandata l'emergenza climatica, e anche se le popolazioni in buona parte fanno fatica a credere veramente al catastrofismo imperante - che rimanda sempre a disastri prossimi venturi - cionondimeno questa ha già condizionato profondamente le politiche dei governi occidentali. E soprattutto ha portato i cittadini ad accettare misure che hanno pesantemente inciso sulle proprie tasche e sulla propria libertà. Pensiamo al forzato rinnovo del parco auto per poter circolare liberamente con i vari, ultimi, Euro con cui vengono classificati i motori "puliti"; o alla svalutazione delle abitazioni datate grazie alla obbligatoria certificazione energetica.

STATO D'EMERGENZA PERMANENTE
In questa prospettiva la pandemia è stata un'occasione per rendere ancora più concreto e stringente lo stato d'emergenza, con tanto di sospensione delle libertà individuali e delle garanzie democratiche. Questo a sua volta faciliterà il perpetuare le misure costrittive anche per la presunta emergenza climatica. Probabilmente non è un caso che il lasciapassare di cui tanto si parla di questi tempi sia stato chiamato Green Pass, lasciapassare verde. Cosa c'entra il verde con la pandemia? Nulla, ma richiama molto l'ecologia.
E allora, una volta accettata l'idea del Green Pass, non è molto lontano il momento in cui sarà allargato ai comportamenti ecologici: il lasciapassare verde sarà rilasciato a chi ha l'auto elettrica, a chi ha la propria casa in classe energetica A, a chi usa i mezzi pubblici o la bicicletta per muoversi in città, e così via. Il tutto secondo uno schema - forse sorprenderà qualcuno - che è già stato teorizzato e anche realizzato. Già nel 2006 il politico laburista britannico David Miliband auspicava una Carbon Credit Card, una carta di credito che funziona come una "prepagata", dall'ammontare fisso, che va a scalare a seconda delle scelte che vengono fatte per gli acquisti di cibo, energia, viaggi. Più si è "verdi" più si ha libertà di acquistare e di muoversi. E tuttora c'è chi porta avanti questo progetto, anzi lo sta realizzando.
Non a caso l'esperto americano Marc Morano, nel suo recente libro Green Fraud (La truffa verde) definisce i lockdown anti-Covid come «la prova generale per l'emergenza climatica». E nota come le misure tanto invocate dagli ecologisti, grazie alla pandemia sono state realizzate dalla sera alla mattina dai governi di tutto il mondo: dallo stop ai viaggi aerei al blocco delle attività economiche (non per niente tutti hanno sottolineato con favore che nel 2020 sono diminuite le emissioni di CO2); dalla drastica riduzione degli spostamenti alla chiusura delle attività ricreative (dai ristoranti ai cinema e teatri, considerati consumi non necessari). Il protrarsi dello stato di emergenza, dalla pandemia al clima, porterà tutto ciò a diventare il "nuovo normale".

LE CONSEGUENZE DEL PERENNE STATO D'EMERGENZA
Il perenne stato d'emergenza inoltre genera almeno due conseguenze che vale la pena mettere in evidenza.
La prima è la fine della democrazia. Non si tratta di un effetto collaterale, ma di un obiettivo esplicitamente voluto. In un rapporto del Club di Roma, addirittura del 1991, intitolato The First Global Revolution (La Prima rivoluzione globale), leggiamo: «La democrazia non è una panacea. (...) per quanto possa suonare sacrilego, la democrazia non è più appropriata per gli obiettivi che abbiamo davanti. La complessità e la natura tecnica di molti dei problemi di oggi non sempre permettono a rappresentanti eletti di prendere decisioni corrette al momento giusto». La direzione è quella di una governance mondiale tecnocratica capace di affrontare "scientificamente" le emergenze globali (o che vengono presentate come tali). Guardando a come i media ci presentano la pandemia e i cambiamenti climatici non ci sono dubbi al riguardo.
La seconda conseguenza è la crescente invadenza dello Stato in ogni ambito della vita. La sussidiarietà, l'iniziativa personale sono bandite, tutto dipende dalle decisioni del governo. Riprendere il discorso di Mario Draghi al Senato del 17 febbraio 2021 (presentazione del governo alle Camere) è istruttivo in tal senso: l'economia è stata massacrata dalla pandemia, diceva in sostanza (ma sarebbe meglio dire dalla gestione della pandemia), ora il governo aiuterà a ripartire, ma decidendo chi far ripartire e in che modo. E intanto anche le attività bloccate dai lockdown (ristoratori in testa) sono state costrette a dipendere dalle elemosine del governo. E ancora in questi giorni, a seguito dell'annuncio del clamoroso aumento delle bollette di elettricità e gas, il governo ha assicurato che aiuterà i più poveri. Sempre più persone e famiglie vengono spinte ai margini dell'economia, costrette alla povertà, per poi trovarsi a dipendere dalla magnanimità dello Stato.
Chi pensa che il 31 dicembre segnerà davvero la fine dello stato di emergenza è un illuso.

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-09-2021

3 - SECONDO IL BLACK LIVES MATTER, IL GREEN PASS DISCRIMINA I NERI
In un ristorante italiano tre neri picchiano una cameriera 24enne che non li faceva entrare senza green pass (chissà se Biden esenterà i neri dal vaccino per non passare da razzista)
Autore: Leone Grotti - Fonte: Tempi, 25 settembre 2021

Chissà come reagirà ora l'amministrazione Biden e il paladino progressista Bill de Blasio, sindaco di New York, all'ennesimo cortocircuito del politicamente corretto negli Stati Uniti. Il primo cittadino ha introdotto una sorta di green pass che impone a chi voglia mangiare all'interno dei ristoranti di essere vaccinato almeno con una dose. La decisione ha suscitato la viva protesta di Black Lives Matter, che ha tacciato di «razzismo» la misura di prevenzione contro il Covid-19.
Tutto è iniziato il 16 dicembre, quando tre donne di colore provenienti dal Texas si sono recate al ristorante italiano Carmine's a Manhattan. Una cameriera di 24 anni all'ingresso, nel rispetto della legge, ha chiesto alle tre donne di mostrare il certificato di avvenuta vaccinazione e queste, essendone in possesso, sono entrate. Dopo pochi minuti, però, due uomini che dovevano cenare insieme alle donne hanno cercato di raggiungerle al tavolo senza avere il passaporto vaccinale, riporta il New York Times.
A quel punto, quando la cameriera si è rifiutata di farli entrare, le tre donne si sono alzate dal tavolo e l'hanno aggredita accusandola anche di aver pronunciato frasi razziste a loro riguardo. Quest'ultimo punto è stato categoricamente negato sia dalla proprietà del ristorante che dalla cameriera. Le donne sono state fermate dalla polizia e portate in centrale di conseguenza, la cameriera è finita in ospedale.
Prendendo le mosse da questo caso, la cofondatrice di Black Lives Matter a New York, Chivona Newsome, si è scagliata contro il ristorante affermando durante un sit-che impedire ai neri di entrare in un locale pubblico solo perché non sono vaccinati è razzista:
«Il 72 per cento dei neri tra i 18 e i 44 anni in questa città non è vaccinato. Ecco perché bisogna fermare subito la Gestapo, e mi riferisco alla polizia di New York, dall'arrestare i neri, trascinandoli fuori dai treni e dagli autobus. Vogliamo far sapere a questa città che non accetteremo un'altra norma di distanziamento sociale razzista sotto forma di richiesta di vaccinazione. Le persone di colore non resteranno a guardare, conoscerete una nuova insurrezione. E questa non è una minaccia. È una promessa. Il passaporto vaccinale non è un via libera per il razzismo».
Un altro membro di Black Lives Matter, Kimberly Bernard, ha aggiunto: «Informiamo il sindaco, il governatore e tutti i ristoranti che non vi permetteremo di usare questa pandemia, i passaporti vaccinali e le mascherine come ulteriori ragioni per essere razzisti, gettarci in prigione: ci sono già abbastanza neri chiusi in carcere».
Che cosa faranno ora de Blasio e l'amministrazione Biden, che hanno fatto della difesa di Black Lives Matter una loro bandiera, al pari però della campagna vaccinale e dell'introduzione di norme come il green pass per prevenire il contagio? Esenteranno i neri dal vaccinarsi oppure, finalmente, rifiuteranno la Teoria critica della razza e ribadiranno semplicemente che Black Lives Matter non è al di sopra della legge?

Nota di BastaBugie: per conoscere meglio il movimento violento BLM (Black Lives Matter) clicca sul link di uno degli articoli seguenti.

LA VERITA' CHE CI NASCONDONO SUL BLACK LIVES MATTER
I finti antirazzisti di BLM, alla ribalta dopo la morte di George Floyd, vogliono distruggere le statue di Gesù, ritenute supremazia bianca... mentre in Germania innalzano una statua a Lenin e nessuno protesta (VIDEO: I ''pacifici'' del BLM)
di Maurizio Ragazzi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6200

SONO RAZZISTA SE SONO CONTRARIO AI MOVIMENTI ANTIRAZZISTI?
Il vero obiettivo dei BLM (Black Lives Matter) è l'attacco alle forze dell'ordine, per costruire un nuovo disordine rivoluzionario e distruttivo di ogni autorità (VIDEO: Back the Blue di Camille & Haley)
di Giano Colli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534

SAN JUNIPERO SERRA, L'APOSTOLO DELLA CALIFORNIA
Il movimento Black lives matter ha abbattuto la sua statua a San Francisco perché la sua eroica storia di evangelizzatore è di ostacolo a chi vuole distruggere la civiltà cristiana
di Chiara Chiessi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6349

DOSSIER "CORONAVIRUS"
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Fonte: Tempi, 25 settembre 2021

4 - A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA
Non si può protestare contro Dio se non ha fatto quel che abbiamo chiesto (perché quel che vogliamo noi non è sempre il nostro vero bene, che invece Dio conosce)
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri, 11 settembre 2021

C'è una specie di cortocircuito che colpisce alcuni nel momento del bisogno (fisico, lavorativo, famigliare, di qualunque tipo).
Senza voler entrare nel foro interno delle persone, c'è chi prega Dio solo in quei momenti e sembra che lo faccia quasi pretendendo da Lui quel che si chiede.
Per capirci meglio: si chiede a Dio una cosa (ad esempio di essere liberati da una situazione dolorosa) non solo dando per scontato che sia la soluzione giusta per loro, ma pretendendo che Lui gliela dia, altrimenti... "Dio è cattivo" [leggi la nota in fondo a questo articolo].
Due premesse, intanto.
Prima: è ovvio che sia cosa buona pregare in determinate situazioni (c'è anche chi, nella stessa condizione, bestemmia o non si rivolge a Dio); pregare però Dio, ricordarsi di Lui, solo nel momento del bisogno, fa sì che Lo si trasformi in una "macchinetta automatica di grazie"...
Seconda premessa: pregare senza affidarsi, ma addirittura pretendendo, non è esattamente un "buon metodo".
Dalle premesse si arriva velocemente alla nota dolente (sempre rimanendo, sia chiaro, nel foro esterno delle persone): si scorge in questo una mancanza di fiducia in Dio, una non reale volontà di chiedere aiuto a Dio. Sembra più una pretesa verso di Lui.
Se chiedo aiuto ad un amico, senza però essere aperto ad un suo eventuale parere sulla validità della cosa, non sto realmente chiedendo aiuto, piuttosto sto solo chiedendo una "mano" materiale nel fare quel che voglio.
Così, se mi rivolgo a Dio pretendendo che Lui mi mandi quel che voglio, non sto realmente chiedendo aiuto.
Se l'amico potrebbe rendersi conto dell'inefficacia di una soluzione, Dio, onnisciente, sa per certo quel che per noi è davvero salutare. E questo non necessariamente coincide con quel che vogliamo...
Il cortocircuito sopra accennato è quindi chiedere aiuto a Dio e poi prendersela con Lui se non ha fatto esattamente quel che abbiamo chiesto (proprio come prendere a pugni una macchinetta che non ha fatto uscire il prodotto richiesto).
L'uomo, nella suo essere finito, ha una visione limitata della realtà, anche delle questioni che lo riguardano (a volte non si è lucidi, perché coinvolti, e non si indovina la scelta delle cose da fare).
Quel che vogliamo per noi stessi non è sempre il reale bene (spesso perché ne vediamo solo l'effetto immediato, ma non quello futuro).
Dio conosce invece tutto, anche e soprattutto ciò che accadrà in futuro e le conseguenze di ogni scelta, fatta o ipotizzata.
Non si deve mai dimenticare, tra l'altro, che per Dio l'unico vero male è quello morale, ossia il peccato, e il bene supremo è la salvezza delle anime.
Potrebbe dunque sembrarci che non ci aiuti, non accolga le nostre preghiere, quando invece avrà fatto per noi molto di più (perché ad esempio sa che a fronte di un disagio attuale il bene maggiore lo otterremo più in là, in altro modo).
Sant'Agostino ha scritto che "chi con fede prega per le necessità della vita presente, con uguale misericordia può essere esaudito e non esaudito. Poiché il medico sa meglio del malato quello che fa bene all'infermo" (In libro Senten. Prosperi).
Affidiamoci dunque realmente e sinceramente a Dio, combattendo ogni giorno per rimanere il stato di grazia. Abbiamo la certezza che Lui ci aiuterà.

Nota di BastaBugie:
l'autore del precedente articolo, Piefrancesco Nardini, nell'articolo seguente dal titolo "Perché ce la prendiamo con Dio, se fa tutto per il nostro bene?" spiega perché Dio non è mai cattivo, nemmeno quando non fa quello che a noi sembra necessario.
Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 27 maggio 2021:

"Mala tempora currunt". Quante volte abbiamo sentito questa esclamazione! A volte anche in riferimento a cose non relative alla Chiesa.
Nella norma però è oramai frase strettamente legata alla crisi nella Chiesa e agli episodi frutto di questa.
Si può però ben estendere anche ad altre situazioni, come ad esempio al modo in cui molte persone ai nostri giorni reagiscono alle vicissitudini della vita.
C'è un'altra frase che mi è sembrata sempre efficace per far pensare: "Te la prendi con Dio per il male che ti capita e non lo ringrazi mai per il bene?".
Purtroppo è proprio così. Sempre più spesso. Quante volte abbiamo sentito di chi ha "protestato" (eufemismo!) con Dio per qualche evento negativo, come se Dio stesso glielo avesse mandato, e mai è capitato invece di sentire quella stessa persona ringraziarlo per qualche cosa bella? E quante volte abbiamo sentito persone dire che "ce l'hanno con Dio" per una disgrazia, un male?
Se ci pensiamo un attimo, questa cosa (l'avercela con Dio) è una soluzione facile e comoda.
Sì, facile e comoda.
In questo modo, infatti, non ci si deve sforzare ad esempio a cercare proprie eventuali responsabilità o a perdonare o a cambiare la propria vita o il proprio modo di pensare (e tanti altri esempi), ma, anche, si trova il capo espiatorio per tutto... Se la colpa è di Dio...
Per questo possiamo usare la frase "mala tempora currunt" in questo contesto. Non possono essere che "mala tempora" quelli in cui sempre più persone assumono questo atteggiamento verso Dio...
Eppure la Sacra Scrittura ci insegna a prevenire simili pensieri.
La sempre più diffusa ignoranza delle nozioni della fede e l'indifferenza dilagante verso Dio, però, nascondono agli occhi del mondo quelle verità e quegli insegnamenti tanto semplici quanto fondamentali.
Il salmo 18, 7 è uno di questi.
Analizziamo velocemente le sue parole e ci renderemo conto della sua chiarezza.
Nella sua semplicità questo salmo ci ricorda che Dio è in ascolto. Se il Figlio ci ha raccomandato di chiedere perché solo così ci sarà dato (Lc 11, 9), volete che non sia così?
Quale atteggiamento deve avere, dunque, l'uomo verso Dio? Soprattutto in situazioni difficili?
Quello della fiducia, dell'affidamento, del confidare.
In un momento di angoscia (per un dolore, per un problema, per una malattia, per qualsiasi cosa) bisogna subito invocare Dio, gridare al Signore non parole di rabbia e di odio, ma richieste di aiuto, di grazie, di sostegno.
Lui è sempre in ascolto, dal suo "tempio" ascolta la nostra voce, alle sue orecchie le nostre grida arrivano sempre.
Non dubitiamo mai di questo.
Formarsi è importante. Nel Catechismo di San Pio X leggiamo che «Dio non può fare il male, perché non può volerlo» in quanto Bontà infinita. Significa quindi comprendere la differenza tra male morale (il peccato, ossia il vero male, intollerabile da Dio) e male fisico (frutto del peccato originale), che quest'ultimo Dio lo può tollerare o volere "indirettamente" «per lasciar libere le sue creature», in quanto Dio stesso «ricava il bene anche dal male» (cit. n. 11 Catechismo) e quindi che, se mai il Signore tollera un male che ci capita, lo fa perché sa che da quel male ci arriverà un bene (altro che cattivo, quindi...). Qui rientrano anche i castighi di Dio, che sono sì possibili, ma che rientrano sempre nella prospettiva dell'amore, cioè della salvezza dell'anima.
Non si può scendere nella spiegazione approfondita di questi punti, ma, per esperienza, sappiamo che, se ci si forma, li si imparano e, soprattutto, li si comprendono, con la conseguenza di non arrivare ad "avercela con Dio".
Per questo preghiamo la Vergine di starci ancora più vicina nei momenti bui della nostra vita, così da evitare di rendere ancora più amari quei momenti con slanci rabbiosi verso Chi non lo merita, e di darci la forza di conoscere sempre più e sempre meglio la nostra fede, così da avere uno strumento unico nella nostra strada verso la santificazione.

Fonte: I Tre Sentieri, 11 settembre 2021

5 - PERCHE' A SAN MARINO HA VINTO L'ABORTO LIBERO, EUGENETICO E FINO AL NONO MESE?
I cattivi vincono solo perché i buoni non combattono: infatti solo il 30% ha votato a favore dell'aborto mentre il 60% non è andato a votare perché considera ormai l'aborto una cosa normale
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-09-2021

Ieri è stato il giorno del referendum sull'aborto a San Marino, il risultato annunciato alla TV di Stato, è stato chiarissimo: il 59% dei cittadini che vivono a San Marino, non ha partecipato al voto; il SI alla depenalizzazione e liberalizzazione dell'aborto ha ottenuto oltre il 77% dei consensi, il NO poco più del 22%. Il mondo va all'indietro e lo chiamano progresso! Una parte importante degli elettori cattolici, il 98% dei cittadini si dichiara tale, ha scelto di non partecipare al voto. Incomprensibile.
La vittoria del SI obbliga entro i prossimi sei mesi il Consiglio Generale (parlamento) ed il Consiglio dei Reggenti (Governo) a dar seguito alla volontà dei cittadini e approvare una legge che ne dia attuazione. Il testo del quesito era chiarissimo: "Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna?".
Siamo chiari, il testo del quesito non lascia adito a dubbi: aborto libero sempre (ben oltre le 12 settimane) e comunque, incluso l'aborto eugenetico. Infatti: il "grave rischio per salute psicologica della donna", per un medico favorevole all'aborto, è sempre diagnosticabile anche quando al figlio che porta in grembo venga diagnosticato un semplice labbro leporino, la spina bifida, la sindrome di down... Tutto ciò senza considerare che il Referendum si basava su una menzogna: "l'aborto per un mamma in pericolo di vita era già possibile" nella Repubblica di San Marino. [...]
La volontà di inserire l'aborto tra i diritti della donna non tiene conto della realtà del concepito. La possibilità di operare l'aborto senza limiti di tempo, oltre all'orrore dell'aborto tardivo ed eugenetico fino al nono mese, aprirà al macabro turismo abortivo dai Paesi vicini a San Marino, Italia inclusa.
Gravissimo che non sia prevista in alcun caso l'obiezione di coscienza, che sia assente qualunque riferimento al padre e che manchi la previsione del consenso dei genitori o dei tutori per l'aborto delle minorenni.
Don Gabriele Mangiarotti, combattente sacerdote per la vita, ha dichiarato alla Bussola poco dopo i risultati: «Una sconfitta per la vita... ma si può imparare la lezione. L'amicizia operosa cresciuta tra i difensori della vita potrà continuare... Da chi si riparte? Si riparte da Uno, dalle radici della Repubblica di San Marino, che è fondata da un Santo e su un Santo».

Nota di BastaBugie:
Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "Combattere l'indifferenza per fermare l'aborto" spiega i motivi della sconfitta del fronte prolife. Perché come insegna il caso del Texas, uno dei più grandi stati degli USA che proprio questo mese ha di fatto proibito l'aborto, la battaglia per la vita si può vincere... ma solo se prima si combatte la battaglia culturale.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 settembre 2021:

Uno dei dati che più colpisce della débâcle pro-life avvenuta a San Marino in occasione del referendum sull'aborto è la percentuale degli astenuti: 59%. Sono loro ad avere vinto il referendum. Un nota bene di natura tecnica: nel microstato, dal 2016, non è più previsto il quorum e quindi tale percentuale non ha inficiato l'esito referendario.
Proviamo ad individuare le motivazioni che hanno portato i sammarinesi a disertare le urne. E dire sammarinesi significa dire "italiani" dato che culturalmente c'è piena continuità tra le due repubbliche. Dunque ciò che è avvenuto a San Marino è stato una sorta di test di laboratorio sociologico per capire le tendenze e gli umori culturali presenti in tutto lo stivale.
La motivazione di fondo che ha portato all'astensione è probabilmente la seguente: il tema dell'aborto non interessa a nessuno. Ciò è accaduto nonostante la stragrande maggioranza dei cittadini di San Marino si definisca cattolico (ma su questo torneremo tra un momento). Dunque se sia giusto uccidere o no un bambino nel ventre della madre è quesito irrilevante. Provate voi a proporre invece un referendum sulle tasse e avrete un'affluenza del 110% (pure i cani andranno a votare). Questa indifferenza è stata generata da un processo culturale lungo e, purtroppo, ben costruito noto come teoria della Finestra di Overton (o piano inclinato), la quale prevede un graduale scivolamento verso il basso tramite alcuni passi che possono essere così sintetizzati: inconcepibile, estremo, accettabile, ragionevole, diffuso, legalizzato. Dunque l'aborto da fenomeno inconcepibile, nel volgere di qualche decennio è arrivato ad essere ampiamente legalizzato in molti Paesi. Però alle tappe indicate usualmente dalla Finestra di Overton occorre aggiungere un'ultima tappa, ben rappresentata da quel 59% di astenuti: l'indifferenza.
L'indifferenza nasce dal fatto che il fenomeno "aborto" è stato pienamente metabolizzato, perfettamente digerito. L'aborto non fa più problema. Dunque è un tema de-ideologizzato. In breve non trovi più né chi si batte contro né chi si batte a favore. Però, se proprio vuoi sapere cosa ne pensa il popolino, i pochi che ti risponderanno saranno per la gran maggioranza a favore. È dunque ormai tramontata da tempo la stagione della militanza abortista, dei raduni, dei convegni e questo per un semplice motivo: il risultato è stato già portato a casa da anni. Gli slogan "L'utero e mio e ci faccio quello che voglio", "Il corpo delle donne alle donne", "Diventare madre è una scelta", da slogan si sono fatti cultura, costume, modo di pensare implicito, carne e sangue di tutto un popolo, vita o, meglio, morte di un'intera nazione.
L'aborto è diventato come l'aria che respiriamo: nessuno più si accorge che esiste. C'è e questo basti, sarebbe addirittura stupido riflettere continuamente sopra la sua esistenza e bontà. L'aborto quindi arreda (orrendamente) le nostre esistenze, ma come i quadri di casa nostra, dopo un po' di anni, non ci accorgiamo nemmeno più che esistono proprio perché li hai sempre sotto gli occhi.
Ben inteso: pochissimi in realtà sanno cosa è un aborto. E dunque moltissimi guardano un "quadro" che è un falso d'autore, assai edulcorato, dipinto con i colori dei diritti civili e dell'autodeterminazione della donna. Questi sono i "quadri" che hanno piazzato in casa nostra. Volete invece vincere un referendum sull'aborto? Mostrate il quadro autentico, fate vedere cosa è un aborto, piazzate sotto gli occhi del signor Rossi le carni straziate del bambino, dite a chi è favore dell'aborto che lui è a favore di quelle immagini. Fate gridare i bambini abortiti non con parole, ma con foto. Mostrate almeno un bambino nel ventre della madre. Allora sì che scuoterete le coscienze in coma farmacologico permanente (sono in questo stato perché qualcuno ce le tiene, non per cause naturali). Ma anche in casa cattolica non si vuole turbare le coscienze di nessuno e così facendo si turbano le coscienze delle madri che hanno abortito, perché il loro trauma sarà probabilmente vitalizio, quelle dei cattolici veri e soprattutto si "turbano" le vite di milioni di bambini.
Dicevamo che la maggior parte dei sammarinesi si definisce cattolico. Ecco, tutto ruota intorno a quel verbo riflessivo: definirsi. Appare evidente che se eri cattolico avevi il dovere morale di andare a votare e votare per non abrogare la legge. Se non l'hai fatto hai contribuito alla futura uccisione di moltissimi bambini. Se non l'hai fatto non sei cattolico. Pensi di esserlo, ma non lo sei. Sei un sedicente cattolico, ma non un autentico cattolico. Dirsi cattolico e dimostrarsi indifferente o, peggio, a favore dell'aborto è come dirsi ambientalista ed essere indifferente, o peggio, a favore della desertificazione, della cementificazione, dello sversamento nei corsi d'acqua di veleni, dell'allargamento del buco nell'ozono, eccetera. Parliamoci chiaro: se i vescovi e chi sta sopra a loro fa passare l'idea che per essere cattolici basta amare i poveri, gli immigrati, il pianeta (e magari limitarsi ad amarli a parole) e da ultimo vaccinarsi, ovvio che poi il popolino pensa di essere cattolico. Se la Chiesa istituzionale tace su argomenti come aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, divorzio e quando ne parla sembra spesso la reincarnazione di Pannella, appare evidentissimo che non ci sono speranze di successo di cambiare lo status quo, proprio perché non si vuole cambiare lo status quo.
E come cambiarlo? La sensibilità morale di un popolo muterà quando inizierà a ragionare e inizierà a ragionare quando avrà ritrovato la fede cattolica. Non se ne esce, le cose stanno così. E allora è doveroso ripartire innanzitutto dalla battaglia spirituale, dai sacramenti (Eucarestia e confessione), dalla preghiera, dal rosario, dalle novene, dall'adorazione eucaristica; ripartiamo dai digiuni e dalle sofferenze offerte per la conversione dei nostri fratelli; ripartiamo parlando di Cristo. Non ci capiranno? Troppo scristianizzati, troppo lontani dalla fede? Citando San Paolo: "Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso". Tradotto: continuiamo a pregare, a soffrire offrendo, etc. Al resto ci penserà Dio.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-09-2021

6 - ROD DREHER, LA RESISTENZA DEI CRISTIANI E L'UNGHERIA
L'autore del bestseller sull'opzione benedetto evidenzia che per la libertà dei cristiani esiste una duplice minaccia e indica anche perché c'è questo pericolo
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 16 settembre 2021

Prima di iniziare il suo tour europeo - che, come noto, ha visto tappe anche in Italia - di presentazione del suo ultimo libro, La resistenza dei cristiani (Giubilei Regnani, 2021), lo scrittore americano Rod Dreher si trovava in Ungheria. Questo soggiorno ha attirato la curiosità del The New Yorker, che gli ha chiesto conto della visita al Paese di Viktor Orbán. Che, manco a dirlo, l'autore del bestseller L'Opzione Benedetto ha descritto in toni molto meno cupi, anzi, rispetto a quelli soliti dei mass media. Aveva sentito l'Ungheria descritta come uno stato autoritario, sottolinea The New Yorker, ma a Budapest ha trovato tutti liberi di dire ciò che pensavano.
L'attenzione riservata al suo soggiorno ungherese ha dato modo a Dreher, su quell'American Conservative di cui è una colonna, di illustrare - riportando una lunga mail inviata proprio al New Yorker, ad integrazione dell'intervista fattagli - aspetti significativi del suo pensiero. Non solo, va da sé, riguardo all'Ungheria su cui pure rivela aspetti di rilievo («l'attuale partito razzista in Ungheria, Jobbik, è alleato con la sinistra anti- Orbán, ma i media occidentali non ne danno conto»), ma pure su questioni politiche e, più precisamente, su quale sia la forma di governo ideale. Ecco, rispetto a questo, come suo solito, Dreher sviluppa un ragionamento interessante e per nulla male.
Infatti, non si limita a dire quale sarebbe, appunto, la forma di governo ideale - che pure indica senza troppi giri di parole («preferirei una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani») -, ma va oltre, indicando che per la libertà dei cristiani e non solo, al momento, esiste una duplice minaccia.
Prima di vedere si tratta, è bene evidenziare come l'autore de La resistenza dei cristiani non si limiti ad agitare lo spettro della minacciata libertà di pensiero. Indica anche perché c'è questo pericolo. «Il liberalismo, al di fuori dei confini fissati dalla tradizione giudaico-cristiana», scrive infatti Dreher, «degenera in illiberalismo, un illiberalismo che rende le persone come me nemici del popolo, per usare la vecchia frase comunista». Il richiamo al comunismo non è evidentemente causale dato che, ne La resistenza dei cristiani, proprio i dissidenti cristiani della tirannia sovietica sono indicati come coloro da prendere a modello per sopravvivere nel contesto attuale, che Dreher chiama «la democrazia illiberale laica che sta nascendo».
Si tratta di una forma di governo, per tornare a noi, che vede due problemi per i cristiani. Che lasciamo svelare a Dreher quando, lanciandosi in una previsione, scrive: «Sembriamo tutti essere proiettati verso un futuro che non è liberale e democratico, ma sarà o illiberalismo di sinistra o illiberalismo di destra». Sono parole di peso anche perché, giova ricordarlo, son quelle di un autore conservatore. Che quindi saremmo istintivamente portati ad immaginare vicino alla destra, area politica che tuttavia - e qui l'onestà intellettuale di Dreher è notevole - in quanto tale non offre garanzia alcuna.
Quindi? Posto che sfortunatamente «una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani» non si intravede all'orizzonte, che fare? Il bestellerista americano è consapevole di questa domanda, meglio di questo dilemma. Al quale dà una risposta molto brillante: «So da che parte stare: dalla parte che non perseguiterà me e la mia gente». Come dire: il migliore dei governi possibili non è, ahinoi, a portata di mano. Ma, piccola consolazione, almeno abbiamo una bussola per evitarci il peggiore.
Ultima curiosità. Dreher conclude la mail al New Yorker dando un'applicazione pratica del principio appena enunciato. Eccola: «A pensarci bene, due eminenti ungheresi - George Soros e Viktor Orbán - offrono visioni contrastanti, oggi, di cosa significhi essere occidentali nel 21° secolo. Uno di loro deve prevalere. Bisogna quindi scegliere. Orban non è un santo, ma so da che parte sto. So da che parte devo stare». Una chiusura, ancora una volta, brillante. E convincente.

DOSSIER "VIKTOR ORBAN"
Chi è il presidente dell'Ungheria

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Fonte: Sito del Timone, 16 settembre 2021

7 - LA MAFIA NIGERIANA: LA REALTA' OLTRE L'ACCOGLIENZA DEGLI IMMIGRATI
La mafia nigeriana arricchita dal traffico di droga in nord America, riversa milioni di dollari in Italia per consentire alla criminalità africana la gestione del traffico di esseri umani (prostituzione e vendita di organi)
Fonte I Tre Sentieri, 26 giugno 2021

Benin City è la città da cui derivano molte delle più famosi espressioni culturali della Nigeria. A questo però, fa da contraltare una difficile situazione economica, una povertà ed un disagio sociale molto diffusi che fanno di Benin City anche una capitale della criminalità organizzata nigeriana.
Ed alcune ultime indagini tracciano un inquietante filo che da Benin City, arriva fino alla costa casertana passando da Usa e Canada. Alcune inchieste, in particolare, risultano seguite dall'Fbi e dalla nostra polizia: le scoperte, evidenziano come dietro il fenomeno migratorio dalla Nigeria si nasconda il traffico di donne vendute come schiave sessuali o di esseri umani uccisi per alimentare il traffico d'organi. (...)
Lungo la costa domiziana esistono veri e propri feudi dominati dalla criminalità nigeriana. Il fenomeno è diffuso soprattutto in provincia di Caserta. A Castel Volturno ad esempio, vicino alcune spiagge più isolate insistono ancora gli scheletri di case abusive o di manufatti che sono stati o dovevano diventare alberghi e resort di lusso. Un sogno, quello del turismo di massa, coltivato a lungo ma naufragato ben presto e che, come unica eredità, lascia una schiera di edifici abbandonati dove il controllo dello Stato appare inesistente. Condizioni ideali per dare rifugio a persone non regolarmente presenti in Italia, ma anche a pusher ed a criminali che gestiscono il traffico di prostitute. Ed è qui che la mafia nigeriana prospera. Le indagini degli inquirenti di Caserta e Napoli, ad un certo punto si intrecciano con quelle dell'Fbi.

A COSA SERVONO QUELLE VALANGHE DI SOLDI CHE ARRIVANO A CASERTA?
Negli Usa infatti, viene notato un anomalo giro di denaro riconducibile ai boss della malavita nigeriana presenti in molte metropoli nordamericane. Tramite i servizi di money transfer o anche attraverso meccanismi finanziari del deep web, i soldi dagli Stati Uniti finiscono sui conti di alcuni migranti presenti lungo la costa domiziana. La mafia nigeriana, spiegano dagli Usa, è molto ricca e potente grazie alla sua capacità di gestione del lucroso traffico di droga che dall'Africa giunge in America. Per questo gli uomini dell'Fbi impegnati a bloccare la tratta di droga dal continente nero, si imbattono ad un certo punto nei copiosi e corposi trasferimenti di denaro verso l'Italia e, in particolare, verso la provincia di Caserta. Da qui, contestualmente, arrivano i collegamenti tra le inchieste dell'Fbi e quelle della nostra polizia.
La domanda dunque che sorge spontanea è la seguente: a cosa servono quelle valanghe di soldi fatti pervenire a nigeriani attestati nel litorale della provincia di Caserta? La risposta sembra chiudere l'inquietante cerchio accennato ad inizio articolo: tutto parte da Benin City. Qui la criminalità nigeriana, come detto, affonda molte delle proprie radici. Da qui i mafiosi locali fanno partire centinaia di nigeriani. A volte chi parte viene illuso con storie su vite migliori e lavoro assicurato in Europa, altre volte invece si obbligano i malcapitati a prendere la via dell'Italia a suon di minacce, riti voodoo e violenze. Questo spiega come mai, dopo la Tunisia, la Nigeria è il paese africano da cui proviene il maggior numero di migranti irregolari presenti in Italia. Dalla regione di Benin City vengono fatti partire diversi gruppi ogni mese. Gestire un simile traffico è dispendioso: i viaggi durano diverse settimane, se non mesi, non sembrano esserci particolari difficoltà per giungere in Niger visto che si tratta di paesi dell'Ecowas ma, dopo il Niger, c'è la Libia. E dunque lì la mafia nigeriana ha necessità di pagare milizie locali, organizzare la macabra logistica della tratta di migranti lungo il deserto, oltre che infine mantenere in vita tutta la rete di collegamenti presente in Italia ed in Europa.

LA GESTIONE DEL TRAFFICO DI ESSERI UMANI
Ecco dunque a cosa servono tutti quei soldi. La mafia nigeriana arricchita dal traffico di droga in nord America, riversa milioni di dollari in Italia per consentire alla criminalità africana presente nel nostro paese la gestione del traffico di esseri umani da Benin City. Un traffico anch'esso drammaticamente lucroso. La mafia nigeriana infatti guadagna molto dalla prostituzione e dalla vendita di organi. Migliaia di ragazze nigeriane vengono introdotte in Italia, alcune vengono inviate anche in nord Europa. La criminalità organizzata africana gestisce la tratta di prostitute, guadagnando in tutto il vecchio continente parecchi soldi. Ma gli inquirenti, anche nella stessa Nigeria, registrano anche episodi di gente uccisa per immettere sul mercato i propri organi. Anche da qui i criminali senza scrupoli e senza alcun ombra di umanità guadagnano milioni di Dollari.
Un anello terribile dunque, che collega Nigeria, Usa ed Italia. Un anello che al momento sembra difficile spezzare e che riesce, da tanti e troppi anni, a rendere sempre più potente i clan nigeriani.

Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Stupri da parte di immigrati: media e femministe tacciono" raccontava a giugno la situazione disastrosa alle porte di Parigi. Perché chi parla di accoglienza agli immigrati, poi deve spiegare come si può gestire la situazione dopo l'accoglienza visto che la polizia non può fermare le guerre fra bande.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 01-06-2021:

Immagini terrificanti, atroci, riprese dai residenti nel cuore di Stalingrad. C'è una donna violentata sulla pubblica piazza da un uomo in trance. L'uomo è stato arrestato e riconosciuto dalla sua vittima. E ora è in custodia per "stupro e traffico di droga".
È il secondo stupro in dieci giorni alle porte di Parigi. Stessa dinamica, stesso quartiere. Medesima omertà della stampa locale - tranne pochissime eccezioni - ed internazionale. Due episodi gravissimi, eppure un assordante silenzio da parte del mondo femminista. E di tutta quell'enorme rete di attivisti che non hanno organizzato alcun tipo di ondata d'indignazione.
Sarà perché è avvenuto in un quartiere che è stato ribattezzato "Stalincrack" dai suoi esasperati abitanti, dove terroristi e immigrati hanno invaso lo spazio pubblico e trasformato il distretto nella capitale europea della droga e dei tossicodipendenti. Siamo a nord ovest di Parigi, nel 19° arrondissement. Là le autorità non sanno più che cosa inventarsi. Da qualche settimana il sindaco ha pensato di concedere ai tossici un parco tutto per loro. L'idea è di recintare immigrati e tossicodipendenti in modo da non disturbare i residenti.
Immigrati e tossicodipendenti però bivaccano dal mattino alla sera sui marciapiedi e lungo la via, tanto che Le Figaro ha raccolto, proprio in questi giorni, la voce di una cittadinanza esasperata e disgustata: "Ci sentiamo i sacrificati di queste politiche. Non serve a niente protestare. Ceceni e albanesi hanno occupato ogni spazio pubblico. Non c'è più speranza". Solo pochi giorni prima dei due stupri in pubblica via, un immigrato eritreo veniva arrestato per omicidio e tentato stupro.
Una donna dalla Costa D'Avorio ha raccontato a Le Figaro, di come il quartiere sia popolato in gran parte da immigrati che sono partiti con lei. La prostituzione è dietro gli alberi. Che l'amministrazione ha pensato di potare completamente nel tentativo di sradicare il fenomeno. Le donne immigrate si prostituiscono per cinque euro. Ogni giorno sono i residenti ad inoltrare alla stampa i video delle bande di immigrati e tossicodipendenti che si fanno la guerra con fuochi d'artificio. Gli stessi che utilizzano per colpire la polizia come testimonia questo video.
È lo stesso quartiere dove gli imam vengono espulsi per occupazione illegale: si denunciano a vicenda in cerca del dominio del territorio. E i circoli culturali musulmani e moschee si moltiplicano giorno dopo giorno con permessi legali concessi dal sindaco di turno. Siamo nel medesimo distretto dove nel 2016, nei pressi della stazione s'accamparono 4000 immigrati. Ci volle non poco per sgombrare il campo improvvisato con tanto di materassi e panni stesi.
Forse è per questo che la schiera di solitamente pronti, e soprattutto pronte, a cogliere la minima notizia del genere per denunciare il retaggio culturale e le politiche pubbliche incapaci di essere dalle parte delle donne vittime di uomini bianchi, è rimasta silente. La "cultura dello stupro" questa volta non è stata denunciata. Come ogni volta che i fatti avvengono nei "territori perduti della Repubblica".
Anche quando la giovane adolescente Mila ha ricevuto una valanga di minacce di morte, appelli allo stupro e i famosi "abusi sessisti" per aver insultato l'islam, le principali associazioni femministe sono rimaste in silenzio. Evidentemente la cultura dello stupro è una malattia solo se targata "Occidente", per il resto può pure andare. Saranno usanze loro.

Fonte: I Tre Sentieri, 26 giugno 2021

8 - OMELIA XXVII DOMENICA T.O. - ANNO B (Mc 10,2-16)
Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto
Fonte Il settimanale di Padre Pio

La prima lettura di questa domenica e il Santo Vangelo ci fanno comprendere la santità del matrimonio, così come è uscito dal Cuore di Dio. Prima di tutto, la prima lettura ci fa comprendere che il matrimonio non è una istituzione umana suscettibile di cambiamenti dettati dal volere dell'uomo, ma è di fondazione divina. Il matrimonio è stato istituito da Dio con la creazione della prima coppia, di Adamo ed Eva. Il testo della Genesi dice espressamente: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda» (Gen 2,18). Inoltre dice: «Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne» (Gen 2,24). Queste parole significano che lo sposo e la sposa sono una sola cosa, sono un'unità inscindibile; esse significano inoltre che gli sposi sono tra di loro complementari: uno completa l'altra, e viceversa.
Il Vangelo prosegue l'insegnamento della prima lettura. Rispondendo alle insidiose domande dei farisei, i quali cercavano di coglierlo in fallo, Gesù rispose che ai tempi di Mosè Dio permise il ripudio della moglie a causa della durezza del loro cuore, ma che all'inizio della creazione non era così. Quindi Gesù cita il brano della Genesi che abbiamo letto prima e conclude in questo modo: «Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Mc 10,9). Sono parole molto chiare che ribadiscono che nessuna istituzione umana può sciogliere un matrimonio. A questo proposito spesso si fa molta confusione dicendo che la Sacra Rota di fatto scioglie i matrimoni. Ciò non è esatto. Né la Sacra Rota e nemmeno il Papa possono sciogliere un matrimonio. La Sacra Rota, in seguito a una accurata indagine, sulla base di testimonianze giurate, dichiara se quel matrimonio esiste o se, agli occhi di Dio, non c'è mai stato; e, in questo secondo caso non lo annulla, ma lo dichiara nullo, ovvero mai esistito. Infatti, se mancano dei requisiti che gli sposi devono avere quando si presentano davanti all'altare, quel matrimonio non esiste. Solo la morte scioglie un matrimonio validamente celebrato e, in questo caso, uno si può risposare.
La famiglia è la cellula della società: se essa è malata, anche la società sarà in crisi. Ai giorni d'oggi la famiglia voluta da Dio, quella autentica, è minacciata dal divorzio e da altre forme di convivenza che si allontanano anni luce dal volere del Creatore. Per comprendere il matrimonio dobbiamo guardare alla vita di quei cristiani che si sono santificati per mezzo del vincolo coniugale. Tra questi Santi cristiani ci furono i beati Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, marito e moglie, lui siciliano e lei toscana, vissuti a Roma.
Non è certo possibile riassumere in poche parole la loro straordinaria vicenda umana e spirituale. La loro esistenza di sposi fu un cammino di santità, un andare insieme verso Dio. Si amarono di vero cuore, mettendo Gesù al primo posto nella loro vita. Il loro segreto fu la preghiera. Ogni mattina si recavano a Messa insieme alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Maria Corsini ricordava che, usciti di chiesa, lo sposo le dava il “buon-giorno”, come se la giornata soltanto allora avesse il ragionevole inizio. Verso sera recitavano insieme il Santo Rosario, erano assidui all'adorazione eucaristica e la loro famiglia era consacrata al Sacro Cuore di Gesù solennemente intronizzato al posto d'onore nella sala da pranzo.
Nel 1917 divennero terziari francescani e nel corso della loro vita non mancarono mai di accompagnare gli ammalati, secondo le loro possibilità, a Loreto e a Lourdes col treno dell'UNITALSI, lui come barelliere, lei come infermiera. Il loro esempio, la loro profonda vita di fede, la pratica quotidiana della preghiera in famiglia, ebbero di certo i propri effetti sui figli, che si sentirono tutti e quattro chiamati dal Signore alla vita consacrata. E ciò non senza ragione, perché «la famiglia che è aperta ai valori spirituali, che serve i fratelli nella gioia, che adempie con generosa fedeltà i suoi compiti ed è consapevole della sua quotidiana partecipazione al mistero della Croce gloriosa di Cristo, diventa il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio», come giustamente ha sostenuto il papa Giovanni Paolo II.
Nel progetto di Dio il matrimonio è vocazione alla santità e offre tutti i mezzi per raggiungerla. E il segreto per vivere bene questa vocazione è dato dalla preghiera e dal saper affrontare gli inevitabili sacrifici della vita, per amore di Dio e per amore della famiglia.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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