BastaBugie n°737 del 06 ottobre 2021

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1 COME SI CONVINCE UN'INTERA POPOLAZIONE AD ODIARE I NON VACCINATI
Con la criminalizzazione della vittima si innesca un circolo vizioso: tanto più perseguitati, tanto più ritenuti colpevoli, tanto più odiati, tanto più perseguitati, ecc.
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari
2 GRETA THUNBERG A MILANO PER SPONSORIZZARE L'AUTODISTRUZIONE DELL'OCCIDENTE
Per la Conferenza Internazionale sul Clima si propone di imitare il ''Grande balzo in avanti'' che Mao impose alla Cina nel 1958 e che creò una vera catastrofe economica e umanitaria
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 UNPLANNED E' TUTTO VERO, PAROLA DI OSTETRICA
Ho visto il film e tutti piangevano, mentre io ero impassibile... perché durante il tirocinio mi avevano già fatto vedere tutto in modo che mi abituassi all'aborto (VIDEO MUSICALE: This could change everything)
Autore: Giulia Fornasier - Fonte: Sito del Timone
4 NETFLIX RIFIUTA UNPLANNED E PROMUOVE SEX EDUCATION (CHE INDUCE AL DISPREZZO PER LA VITA)
Nella serie TV Sex Education ci sono scene di sesso estremo condite da un linguaggio scurrile e zeppo di parolacce, tradimenti e rapporti disordinati e infarciti di ideologia LGBT... e tu permetti ai tuoi figli di vederlo?
Autore: Anna Bonetti - Fonte: Provita & Famiglia
5 IL FILM SU COME I COMUNISTI NELLA GERMANIA DELL'EST SPIAVANO I CITTADINI
Le vite degli altri racconta come la bontà umana possa essere un antidoto all'obbedienza al tiranno (VIDEO: trailer del film)
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 DIO E' BUONO PERCHE' PUNISCE E MANDA ALL'INFERNO... ALTRIMENTI SAREBBE CATTIVO
Invece per l'eresia buonista tutti gli uomini sono concepiti immacolati, in quanto, come diceva Rousseau ciò che rende cattivo l'uomo è la società in cui vive
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri
7 VIETATO PROFESSARE LA FEDE CRISTIANA SUI CAMPI DI CALCIO
Lo prevede una clausola sul contratto del talento brasiliano Neymar con il Paris Saint-Germain dei ricchi emiri musulmani del Qatar
Autore: Federico Cenci - Fonte: International Family News
8 OMELIA XXVIII DOM. DEL T.ORD. - ANNO B (Mc 10,17-30)
Va', vendi quello che hai e dallo ai poveri... e seguimi!
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - COME SI CONVINCE UN'INTERA POPOLAZIONE AD ODIARE I NON VACCINATI
Con la criminalizzazione della vittima si innesca un circolo vizioso: tanto più perseguitati, tanto più ritenuti colpevoli, tanto più odiati, tanto più perseguitati, ecc.
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari, 30 settembre 2021

La nostra conoscenza va avanti mediante schemi preformati: è così che funziona la mente umana. Uno di questi schemi è l'omogeneità di dimensioni, per quanto riguarda le azioni umane, di causa ed effetto: a una causa enorme corrisponde un effetto enorme e viceversa.
Se venissero ad arrestare il mio vicino di casa con mitra, cani, gente col passamontagna che scende dagli elicotteri e blindati, io mi convincerei che si tratta di un pericoloso terrorista. L'idea che sia un tizio normale del tutto innocente e che tutto quello che succede, cani, elicotteri, blindati sia una follia, è scartata dal mio cervello in quanto inverosimile, ma anche intollerabile. Per prenderla in considerazione dovrei accettare il concetto che vivo in uno stato folle e convivere con la paura che prima o poi verranno a prendere anche me con lo stesso spiegamento di mezzi.
Noi siamo sempre stati abituati all'idea che lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, la Shoah, sia stata scatenata dall'antisemitismo. È il contrario: è lo sterminio che ha scatenato l'antisemitismo. L'antisemitismo era ben più forte nell' '800 e non si è scatenato nessun genocidio. La Germania non era una nazione particolarmente antisemita, anzi era una delle meno antisemite. L'antisemitismo era più forte in Spagna, ma la Spagna non solo non ha perseguitato gli ebrei, ma anzi nelle sue ambasciate ne ha salvati il più possibile. Prima che arrivassero i tedeschi con l'idea dello sterminio, le varie nazioni dove si è scatenato l'inferno con la collaborazione atroce dei locali, la Grecia, l'Ucraina, l'Ungheria, i territori dell'ex Jugoslavia, erano luoghi dove l'antisemitismo certo esisteva, ma stagnava e certo non impediva una pacifica convivenza.
Il potere hitleriano scatenò la persecuzione per antisemitismo, certo, ma ancora di più per motivi politici, la necessità del capro espiatorio, la necessità di una guerra facile, la persecuzione di civili, che galvanizzasse facendo sentire uniti e forti. Nella mente di tutti si formò un pensiero: se li stanno perseguitando fino alla morte evidentemente sono cattivissimi. E io non me ne sono mai accorto.

LA CRIMINALIZZAZIONE DELLA VITTIMA
Questo procedimento mentale si chiama criminalizzazione della vittima. Tanto più perseguitati, tanto più ritenuti colpevoli, tanto più odiati. Nessuno odiava gli ucraini prima dello sterminio, non avevano differenze etniche o religiose, non esisteva un anti-ucrainismo, ma sei milioni di creature umane hanno pagato la necessità di un capro espiatorio e di un nemico a portata di mano e disarmato, facile da distruggere. Mentre li stavano affamando li hanno odiati sempre di più. Gli attivisti del partito comunista entravano nella fattorie per sottrarre l'ultimo sacchetto di grano nascosto irridendo gli affamati, bastonando il padre di famiglia se trovavano qualcosa da mangiare. La disorganizzazione era tale che non fu possibile spostare tutto il grano requisito, il grosso marcì nei silos guardato da uomini armati, mentre i bambini morivano come mosche e grida su cartelloni colorati ricordavano che il cannibalismo era vietato.
Alcuni valorosi giornalisti riuscirono a rendersi conto del disastro, riferendo anche del cannibalismo, le cui vittime erano spesso bambini, che muoiono per primi. L'informazione fu bollata come fake news, usava anche allora, anzi coloro che testimoniavano l'orrore furono accusati di mentire, di inventare per odiare il comunismo persino la scemenza che i comunisti mangiano i bambini. Nessuno in Cambogia odiava così tanto i borghesi, i medici e i professori. Durante lo sterminio l'odio ha raggiunto punte incredibili con sadismi inenarrabili.
Il supposto rapporto di omogeneità tra causa ed effetto ha determinato una conseguenza ovvia: il lock down ha creato l'illusione di una malattia terrificante. Era impensabile che ci rinchiudessero agli arresti domiciliari, tutti anche i bambini, che facessero fallire imprese, che spingessero al suicidio se non per motivi terrificanti. Se viene imposto un vaccino (o cosiddetto tale) con pena di perdita dei diritti civili per i renitenti, si creano nella mente di tutti tre certezze purtroppo false:
1) che questo vaccino sia sicuro;
2) che questo vaccino sia indispensabile e efficace;
3) che quindi restituirà la vita sottratta, la libertà perduta e che solo l'inoculazione del 100% della popolazione può creare la possibilità della normalità.

ANCHE UN VACCINATO PUÒ AMMALARSI IN FORMA SEVERA
Nella mente di molti, questi convincimenti sono totali, come altri erano certi della colpevolezza degli ucraini così da ucciderli senza rimorsi. Queste menzogne sono date per assodate, in maniera molto più totale di quanto avrebbero potuto fare studi medici sull'argomento, anche perché questi studi non esistono, ma se il vaccino viene imposto, tutti danno per scontato che questi studi esistano e siano inoppugnabili. In realtà il vaccino non può essere reso obbligatorio proprio perché è sperimentale e perché non è né efficace, non immunizza, né sicuro (ricevo mail spaventose) e soprattutto fronteggia una malattia che può essere curata. Per questo occorre ricorrere al Green pass, a spingere a farlo dopo aver firmato un foglio dove ci si assume tutta la responsabilità, con disprezzo e minacce: così tutti si convincono che i vaccini siano efficaci e sicuri senza aver visto uno straccio di documentazione medica che attesti queste affermazioni.
I vaccini e supposti tali per la Sars covid 19 non sono efficaci a dare immunità. Non solo non bloccano la malattia, ma possono addirittura scatenare una malattia più grave per il cosiddetto fenomeno ADE. Sto curando molte persone ammalate benché vaccinate e molti di loro hanno la malattia in forma severa. Che un vaccinato non si ammali in forma severa lo potete raccontare a qualcuno che non li sta curando, quindi non raccontatelo a me. Mi arrivano notizie dagli ospedali torinesi che mi convalidano questa affermazione.
Chi afferma che solo i non vaccinati finiscono in rianimazione sta mentendo. Soprattutto questi farmaci non sono sicuri: le persone continuano a morire, continuano a soffrire. Innumerevoli sono gli effetti collaterali minori (come la cefalea continua e le poli artralgie, che rendono la vita penosa, mi sento bruciare ha scritto qualcuno, non posso più usare le mani, non posso più fare le scale). Un'umanità dolente che nessuno ascolta, nessuno certifica e che si paga le cure di tasca propria. Innumerevoli sono i ragazzi con pericardite e miocardite.

QUELLO CHE I TELEGIORNALI NON DICONO
È morta Giulia di 16 anni. Giulia aveva un rischio zero di morte per malattia da coronavirus. La sua morte quindi è stata causato obbligandola a un qualcosa che lei non voleva subire e che ha subito perché obbligata dagli insegnanti, dalle compagne, che hanno esercitato pressioni deridendola. A 16 anni sei disposto a fare qualsiasi cosa pur di non essere il reietto. Giulia è morta dopo che sua madre ha firmato un foglio su cui c'era scritto che era lei che chiedeva il vaccino perché se ne assumeva tutta la responsabilità.
Nessuno pagherà per la morte di Giulia, ma noi la portiamo nel cuore. Quello che è successo a lei non deve più succedere. La somministrazione di vaccini e cosiddetti tali al di sotto dei 18 anni deve essere bloccata immediatamente. Il diritto al lavoro, alla vita, a uscire, ad andare a cinema, ad andare a scuola senza che gli stessi insegnanti ti indichino al pubblico ludibrio sono diritti sanciti dalla Costituzione. Diritto vuol dire qualcosa cui hai diritto, non qualcosa che ti viene concesso se accetti una determinata cosa. Un diritto è qualcosa che nessuno può toglierti, non qualcosa che qualcuno ti concede. I nostri diritti costituzionali ci sono stati tolti. Per lavorare i lavoratori devono subire farmaci sperimentali o dissanguarsi per dolorosi tamponi, mentre i sempre più preziosi e leggiadri sindacati si occupano di jus soli, istanze LGBT e sessi degli angeli.
Della mia salute decido io: non mi vaccino. Preferisco il covid. Esercitando il mio diritto di non vaccinarmi non danneggio nessuno. Chi lo afferma, mente. Danneggerei gli altri se impedissi loro di curarsi o di vaccinarsi con un vaccino valido, o anche con un vaccino problematico se a loro fa piacere averlo. Danneggio gli altri perché questo vaccino funziona solo se ci vaccinano tutti? Magari con una dose ogni anno, meglio ogni sei mesi? Allora non è un vaccino valido. Prendete atto di questa verità, e ringraziate Speranza Robertino che ha speso i vostri soldi per comprarne duecento milioni di dosi per sessanta milioni di abitanti.
E noi che pensavamo che il peggio del peggio fossero quelli dei banchi a rotelle. Ridateci la Azzolina e fatela ministro della salute pubblica. Arcuri viceministro. Meglio di questi. Sperperavano i soldi in maniera innocua. Almeno non pretendevano che i le sedicenni morissero di trombosi, e i quattordicenni ne restassero invalidi.

Nota di BastaBugie: Mario Draghi e Sergio Mattarella hanno sponsorizzato l'odio verso i non vaccinati. Per approfondire, clicca sui link qui sotto.

DRAGHI ISTIGA ALL'ODIO CONTRO I NON VACCINATI
Il banchiere prestato alla politica dichiara: ''L'appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore''
di Paolo Gulisano
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6672

DOPO DRAGHI ANCHE MATTARELLA ISTIGA ALL'ODIO CONTRO I NON VACCINATI
Dopo il famoso ''Non ti vaccini, ti ammali, muori'' del premier, il presidente della repubblica addita il non vaccinato come il nemico da combattere (grazie presidente, ci ha tolto ogni residuo dubbio, ora siamo sicuri di essere nel giusto)
di Stefano Fontana
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6726

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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DOSSIER "IL VACCINO ANTI-COVID"
La scienza e la propaganda

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Fonte: Blog di Silvana De Mari, 30 settembre 2021

2 - GRETA THUNBERG A MILANO PER SPONSORIZZARE L'AUTODISTRUZIONE DELL'OCCIDENTE
Per la Conferenza Internazionale sul Clima si propone di imitare il ''Grande balzo in avanti'' che Mao impose alla Cina nel 1958 e che creò una vera catastrofe economica e umanitaria
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-10-2021

Un passaggio non deve sfuggire di questi giorni di "Circo del Clima" che si è esibito a Milano come antipasto della Cop26 (Conferenza Internazionale sul Clima) di novembre a Glasgow. E la chiave ce la fornisce ancora una volta il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Nel suo discorso davanti ai giovani di Youth4Climate il 1° ottobre ha detto che sul clima l'Italia è «pronta a scelte audaci» perché «dobbiamo agire adesso». Ma cosa vuol dire «scelte audaci»? Rimanendo in discorsi astratti, l'affermazione suona bene, dà l'idea di una svolta che finalmente farà fare cose buone che uniscono il benessere delle persone al bene dell'ambiente; sa di investimenti fatti a fin di bene e non per arricchire pochi speculatori, e così via.
Ma se entriamo nel concreto, Draghi suggerisce ben altro. Teniamo presente che tutti i discorsi sentiti in questi giorni a Milano (almeno quelli seri, non i bla bla di Greta e Vanessa) parlano di una transizione ecologica ed energetica che è in realtà, almeno nelle intenzioni, una vera e propria rivoluzione che intende rifondare da zero l'intero sistema economico. La novità sta nel fatto che dopo anni ed anni in cui si è venduta l'idea "green" con la promessa di tanti, nuovi posti di lavoro che avrebbero realizzato un mondo idilliaco fatto di aria profumata e tanti soldi per tutti, il nostro presidente del Consiglio ha fatto capire come stanno effettivamente le cose.
E cioè: «La transizione è una necessità: o la affrontiamo ora o pagheremo un prezzo ancora più alto in futuro». Tradotto: la transizione ecologica sarà un bagno di sangue (economicamente parlando), ma serve per evitare che tra 30-50 anni siamo tutti spazzati via dalle catastrofi naturali. Dunque, dichiarare lo stato di emergenza climatica serve per spingere le persone ad accettare grossi sacrifici ora, reali (il clamoroso aumento delle bollette di luce e gas è solo l'antipasto), per evitare ipotetici e non meglio identificabili sacrifici futuri. Del resto, si sa, se c'è una emergenza tutto diventa lecito da parte dei governi.

SCENARI IMPOSSIBILI DA PREVEDERE
Eppure, malgrado la propaganda ecocatastrofista, nessuno può dire oggi cosa accadrà al clima tra 20-30-100 anni e che conseguenze avrà sulla vita delle persone; e le previsioni degli scorsi decenni, che alla prova dei fatti si sono rivelate sballate, inducono almeno alla cautela nel prendere per oro colato gli scenari drammatici che ci vengono prefigurati.
Di sicuro vediamo che c'è oggi una volontà di ridisegnare l'economia dall'alto; far vivere l'opinione pubblica nella paura e nell'emergenza rafforza il potere dello Stato sul cittadino e anche sulla libertà d'impresa. Al riguardo si faccia memoria del discorso con cui Draghi ha presentato il governo alle Camere: con la pandemia - era il concetto espresso - tante attività economiche vengono azzerate o messe in difficoltà, noi aiuteremo a farle ripartire; ma non tutte, solo quelle che sono utili. Chiaro no? È il trionfo del modello cinese, l'economia socialista di mercato. La presunta emergenza climatica serve solo a imprimere la svolta definitiva, e ora si può cominciare a dire che i costi della transizione saranno molto alti, perché la gente nell'emergenza Covid ha già dato prova di essere pronta a sopportare e supportare le «scelte audaci» che il governo ci imporrà.
Se poi andiamo nel dettaglio, vediamo delle proposte concrete decisamente inquietanti, una in particolare vorremmo segnalare: le "comunità energetiche". Tutti sappiamo che al cuore del programma contro i cambiamenti climatici sta la rinuncia ai combustibili fossili entro 10, 30 o 40 anni secondo i diversi programmi. Il problema è che tale proposito - dati alla mano - appare semplicemente irrealizzabile, essenzialmente perché solare ed eolico, checché se ne dica, sono destinate a rimanere fonti energetiche marginali. Ma invece che prendere atto della realtà, i nostri grandi strateghi sono alla ricerca di soluzioni per realizzare l'obiettivo.
Ed ecco dunque l'idea: trasformare tutti i cittadini da consumatori a produttori di energia. Lo ha ben spiegato nei giorni scorsi dalle colonne di Avvenire Leonardo Becchetti, che è uno degli economisti italiani più in vista, molto ben inserito sia negli organismi internazionali sia nella Chiesa (è anche nel Comitato promotore delle Settimane sociali dei cattolici italiani). È stato coniato anche un nuovo termine per definire il cittadino modello: prosumer, ovvero l'unione tra le due parole producer e consumer (produttore e consumatore, in pratica una crasi energetica). Così condomini e quartieri possono avere la loro mini-centrale elettrica, piazzando pannelli solari sui tetti o turbine eoliche negli spazi verdi e immagazzinando questa energia (che non è continua e stabile) in appositi accumulatori. In questo modo i condomini possono consumare l'energia che producono e possibilmente vendere il di più prodotto immettendolo nella rete nazionale.

L'OCCIDENTE VUOLE IMITARE LE DISASTROSE POLITICHE ECONOMICHE DI MAO
Non entriamo in questa sede nel dettaglio tecnico di questo progetto, ma siamo sicuri che i lettori più attenti avranno a questo punto la sensazione di aver già sentito qualcosa del genere tanti anni fa. Esatto: era il 1958 e Mao Zedong lanciava il piano quinquennale che avrebbe dovuto garantire alla Cina comunista "Il grande balzo in avanti". Il piano si prefiggeva un rapido sviluppo agricolo e industriale basato su collettivizzazione agraria e produzione dell'acciaio. E come sfidare l'Occidente sul terreno dell'acciaio, visto che Mao prevedeva che in 15 anni la Cina avrebbe prodotto tanto acciaio quanto l'Inghilterra? Con gli "altiforni da cortile". Cioè, ogni piccolo villaggio o agglomerato doveva dotarsi di piccole fornaci in cui fondere tutto il metallo possibile per produrre l'acciaio necessario.
Decine di milioni di agricoltori e operai furono obbligati a dedicarsi a questa impresa (visto che le fornaci, così come le centrali elettriche, non funzionano da sole). Chiunque può andare a leggersi come andò a finire: nel giro di tre anni si consumò un vero disastro economico, e "Il grande balzo in avanti" provocò una carestia che provocò dai 15 ai 40 milioni di morti.
Qualsiasi persona di buon senso poteva capire che il piano di Mao - sostenuto dagli esperti del tempo - era una vera e propria follia, ma l'ideologia acceca e rende possibile qualsiasi disastro. Anche l'ecologismo è una ideologia, e sta accecando le élites occidentali. A fare veramente paura non dovrebbero essere i cambiamenti climatici, ma questi esperti che ripropongono oggi, come fossero una novità geniale, gli stessi concetti che già tante catastrofi hanno provocato nella Cina di Mao.

Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Avanzano gli oracoli green. E i costi pure" spiega come le politiche di chi asseconda i deliri ambientalisti di Greta Thunberg facciano aumentare i costi per imprese e famiglie rendendo tutti più poveri.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 3 ottobre 2021:

La Pre-Cop 26 chiude le porte delle sue riunioni di Milano, lasciando a tutti noi l'immagine di ministri e governanti succubi delle profetesse del nuovo verbo ecologista, Greta Thunberg e Vanessa Nakate. Ad Assisi va in scena "The Economy of Francesco" con il pericolo di censurare la dignità umana. Il "verde sol dell'avvenire" avanza, ne pagheremo le spese.
Le riunioni italiane, conclusesi ieri, anticipano il vertice globale di Glasgow della COP26 del prossimo novembre, in cui i Paesi del mondo dovrebbero presentare i piani aggiornati, in vista di mete impossibili, per la riduzione delle emissioni di C02 e per la salvezza del pianeta. Nei messaggi finali della conferenza di Milano, il commissario europeo Frans Timmermans ha riaffermato il messianico compito che si è assunto di lottare per la "salvezza dell'umanità". Il nostro ministro Roberto Cingolani ha invece ribadito l'impegno per la decarbonizzazione e anticipato la notizia di un prossimo smantellamento degli approvvigionamenti energetici da gas naturale, sui quali l'Italia ha investito centinaia di miliardi negli ultimi decenni. Chi si attendeva un dibattito scientifico e serio sull'andamento climatico è rimasto deluso.
Lascia l'amaro in bocca l'assoluto silenzio sulla crescita dei costi della vita per imprese e famiglie che già subiamo in Europa che le decisioni green prese a Bruxelles. Il presupposto dogmatico di questa emergenza che impoverisce tutti è chiaro: il clima e la Terra stanno morendo, a ciascun Paese e cittadino deve essere imposta una nuova vita, un "cambiamento radicale e rapido". L'India ha risposto a queste richieste con composta fermezza: i Paesi ricchi dell'Occidente devono donare ogni anno a loro e agli altri Paesi ‘poveri' ben più di 100 miliardi di dollari. Nel 2009, le nazioni più ricche del mondo si erano impegnate a fornire 100 miliardi di dollari di finanziamenti ogni anno entro il 2020 per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare la crisi climatica, ma questo obiettivo non è mai stato raggiunto.
In Europa emergono i primi segnali di riflessione. I 19 ministri delle finanze dei Paesi della zona euro [...] discuteranno l'impennata dei prezzi dell'energia lunedì 4 ottobre: all'orizzonte c'è il possibile rallentamento della ripresa economica e la crescita della povertà. Nei giorni scorsi, all'ennesima richiesta tutta europea di imporre ai vettori aerei che solcano i nostri cieli di usare biocarburanti al posto del kerosene, i rappresentanti delle compagnie aeree hanno semplicemente risposto come tutti immaginavamo: "Non se ne parla senza aiuti diretti e comunque i prezzi dei biglietti dei passeggeri aumenteranno almeno dell'8%". Nel contesto della fantomatica emergenza climatica, tutte le decisioni più assurde graveranno sulle spalle dei cittadini.
Oltre che in Spagna e Italia, le bollette stanno aumentando in molti altri Paesi. In Irlanda già si avvisano i cittadini perché si preparino a due anni (2020 e 2021) particolarmente difficili per l'innalzamento delle tariffe elettriche ed energetiche; nei giorni scorsi il sindacato polacco Solidarnosc ha annunciato una manifestazione di massa contro la Commissione Europea e la decisione della Corte di Giustizia dell'Ue che sanziona la Polonia per l'estrazione di carbone, usato nelle centrali per il riscaldamento di buona parte del Paese. Il primo ministro ceco Andrej Babis ha invitato il 30 settembre il Consiglio Europeo a discutere le quote di emissioni di carbonio e un tetto ai prezzi dell'energia durante la sua prossima riunione. "I crediti di carbonio, che sono stati oggetto di speculazioni, hanno un enorme impatto negativo sulla nostra industria, e le previsioni della Commissione non si sono affatto avverate e ciò influenza negativamente le nostre imprese e quindi anche i nostri abitanti", ha aggiunto Babis.
L'artefice di questa follia europea, l'olandese Timmermans, nemmeno si accorge di quello che sta accadendo nel suo Paese, dove gli aumenti del prezzo del gas riducono la produzione in serra non solo di fiori ma anche di prodotti ortofrutticoli e stanno provocando aumenti dei prezzi nel mercato interno e nei prodotti di esportazione. Il sol dell'avvenire che ci stanno preparando non scalderà e ci renderà tutti più poveri. La propaganda massmediatica dell'emergenza climatica, il lavaggio del cervello in atto, non ha ancora risvegliato l'istinto di ragionevole sopravvivenza dei cittadini europei. Non meno preoccupante è l'infatuazione che ha colpito mass media e governanti verso le nuove profetesse, come quella Greta Thunberg che nelle scorse settimane ha inoltrato ai suoi 5 milioni di seguaci sui social un chiarissimo messaggio di sostegno alle multinazionali dell'aborto che vogliono abolire la legge pro vita del Texas. O ancora Vanessa Nakate, figlia di una ricca famiglia ugandese e membro dell'Internazionale Progressista, che è divenuta famosa per la sua difesa della foresta pluviale della Repubblica Democratica del Congo, come se la più impellente urgenza in Congo fosse la foresta pluviale... [...]

DOSSIER "GRETA THUNBERG"
L'adolescente sfruttata dalle lobby ecologiste

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 04-10-2021

3 - UNPLANNED E' TUTTO VERO, PAROLA DI OSTETRICA
Ho visto il film e tutti piangevano, mentre io ero impassibile... perché durante il tirocinio mi avevano già fatto vedere tutto in modo che mi abituassi all'aborto (VIDEO MUSICALE: This could change everything)
Autore: Giulia Fornasier - Fonte: Sito del Timone, 2 agosto 2021

Penso che gli spettatori del film Unplanned si siano più volte chiesti, durante la proiezione, se fosse tutto vero. Un po' come quando si vede The Passion e si pensa che alla fine sia stato un po' tutto pompato da Gibson, perché non è moralmente accettabile, in fin dei conti. Che fosse cruento ce lo aveva annunciato all'anteprima il produttore, Federica Picchi, ma sono convinta che il 99% delle persone in sala non avesse la minima idea di quel che succede abitualmente nelle cliniche abortiste, e che sia stato pertanto scosso da quella che è la (cruda) realtà dei fatti. Me ne sono accorta perché, mentre il mio fidanzato alla mia destra e la mia migliore amica alla mia sinistra piangevano, io ero impassibile.
Non mi sono guardata indietro, ma penso che un paio di colleghe ostetriche sedute due file più in là non abbiano fatto una piega. La mia prima volta però non andò così, e penso neanche la loro.
"No, ma in Italia non ci sono le Planned Parenthood, da noi non succede". Obiezione respinta. Noi non abbiamo le cliniche abortiste forse, ma abbiamo gli ospedali, alcuni dei quali obbligati per legge a garantire l'interruzione volontaria di gravidanza. E fu proprio in uno di questi ospedali, al mio terzo anno di tirocinio, che vidi per la prima volta ciò che in quella sala è stato proiettato.

È TUTTO VERO
Tanta compostezza è frutto dell'esperienza. Perché sì: è tutto vero.
Avevo 22 anni, ero in turno in Sala Operatoria della Ginecologia. Dovevo imparare a strumentare isterectomie, annessiectomie, aborti spontanei e gli interventi di risoluzione di prolasso. Avendo esaurito la lista operatoria della giornata stavo per andarmene quando, dagli ambulatori di Diagnosi Prenatale, chiamarono per chiedere se ci fosse un'equipe non obiettrice per un'interruzione urgente: una donna e suo marito erano lì e avevano appena scoperto che il loro bambino era affetto da trisomia 13, una grave patologia cromosomica. A risposta affermativa si cominciò l'allestimento della sala. Rimasi, ma non strumentai: non era tra gli obiettivi del tirocinio crearmi sensi di colpa; l'obiezione di coscienza sarebbe stata una decisione da prendere qualora assunta, da dipendente pubblica. Per fortuna. Ciò che vidi mi bastò per sempre.
Quindi sì, ero preparata a vedere la freddezza del medico, a vedere pezzi di tessuti umani, a vedere sangue rosso vivo (perché l'aborto spontaneo, specie ad inizio gravidanza, è di color mestruazioni, rosso scuro e grumoso, molte volte indifferenziabile, e che ci sia questa grossa differenza non me lo avevano detto). Ero preparata a vedere la straziante reazione di difesa del feto e a vedere la camera gestazionale vuota: non ho pianto. Ho solo ricordato.
Anche la corsa verso il bagno di Abby, tra la nausea e le lacrime è vera: ho corso anche io quella volta. La reazione di un essere umano, credente o no, di fronte ad una cosa del genere non può che essere questa.
Dovrebbe essere la stessa anche quando si apprende che dietro una logica "onorevole", quella di voler difendere il diritto riproduttivo delle donne, come dice la protagonista, si cela una sconcertante - si fa per dire - grossa verità: la compravendita di morti.

I TRAUMI DA ABORTO PROCURATO
E sconcertata sono ancora io, che non ho mai dimenticato le lezioni di psicologia clinica sui traumi da aborto procurato, sull'altissima incidenza di depressione nelle donne cinesi per i milioni di aborti annui da quando ha preso il via la politica del figlio unico. Ciò che sorprende sempre è vedere come chi si batte per l'aborto a tutti i costi, sembri non sapere (ricordare?) che, al netto delle considerazioni etiche sull'embrione e sulla pratica (della serie: è un bambino o no? È un omicidio oppure no? Sentirà male oppure no?), l'attaccamento al feto è un processo non consapevole, che inizia a svilupparsi in tutte le donne subito dopo il concepimento, quando ancora non sanno della gravidanza, ad opera della cascata ormonale che lavora in senso progestativo. Un processo che c'è, esiste, cambia la donna per sempre, la rende madre anche contro la sua volontà. È innegabile. L'interruzione improvvisa di questo processo può scatenare gli effetti di un lutto non risolto e sfociare in disturbi psichiatrici.
Come è possibile far passare l'idea che si possa decidere della vita o della morte di un altro essere umano solo perché ancora quasi invisibile, e che questo non generi cicatrici nel corpo e nello spirito? E di fronte al fatto compiuto, come mai permettiamo che la donna venga lasciata a sé stessa a combattere con il suo improferibile lutto in un assordante silenzio? Per il politicamente corretto?
Mi riconosco in Abby Johnson perché ho capito, come lei, che il politicamente corretto è solo una colossale menzogna. L'aborto innocuo non esiste. Qualunque donna, sapendo cosa succede realmente, vedendo quanto ho visto io, considerando quali potrebbero essere gli esiti, ci penserebbe su molto bene.
In un tempo di estremismi politicamente corretti, in cui anche esprimere le proprie idee non è per nulla scontato, credo che i tempi siano maturi perché la gente veda e conosca.
Che vedano, che vedano tutti. È tutto vero. Parola di ostetrica.

Nota di BastaBugie: per vedere il video "This could change everything" di Francesca Battistelli (fa parte della colonna sonora di Unplanned), vai alla fine dell'articolo.
Per scoprire tutto su Unplanned, vedere i trailer e molto altro, visita il sito FilmGarantiti.it, clicca qui!

I TRE MESSAGGI DI UNPLANNED
Luca Marcolivio nell'articolo seguente dal titolo "Il successo di Unplanned, il film che smaschera l'aborto" elenca i tre messaggi fondamentali del film sulla storia vera di Abby Johnson: le menzogne degli abortisti, il connubio tra aborto e potere, la misericordia sperimentata dall'ex manager di Planned Parenthood.
Ecco un estratto dell'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 luglio 2021:

Il film lanciato in Italia da Dominus Production ha il pregio di essere una storia di grande impatto emotivo ma estremamente lineare e chiara nella morale che esprime. I messaggi che Unplanned trasmette sono essenzialmente tre.
In primo luogo, viene smascherata la menzogna degli abortisti. Nel film viene raccontato come la giovane Abby Johnson sia stata letteralmente "adescata" e traviata da Planned Parenthood ad uno stand allestito dal colosso anti-natalista presso il suo liceo. Ad Abby, fortemente indecisa nelle sue convinzioni, viene fatto credere che lo scopo di Planned Parenthood sia quello di istruire le ragazze a un corretto uso della contraccezione e che, in fondo, l'aborto sia l'extrema ratio da consentire ma, al tempo stesso, da limitare. Entrata a far parte di Planned Parenthood, prima come volontaria, Abby diventa poi impiegata, per essere infine promossa a direttrice della clinica di Bryan (Texas). Anno dopo anno, tuttavia, scopre di essere ingannata: il reale obiettivo di Planned Parenthood è quello praticare il maggior numero di aborti possibili, per una mera questione di business. Abby stessa passa personalmente attraverso l'esperienza dell'aborto, ripetuta due volte. Il secondo episodio è il più drammatico: assunta la pillola abortiva, la giovane va incontro a copiose emorragie e teme di morire. Si adira, quindi, con i suoi stessi colleghi, che non l'avevano avvisata degli effetti collaterali ma questa esperienza non è ancora sufficiente a farle cambiare idea sul suo lavoro.
Il secondo messaggio forte del film è riferito al connubio luciferino tra aborto, denaro, potere e carriera. Abby Jonson ha bruciato le tappe e, dopo circa otto anni di servizio in Planned Parenthood, viene premiata come miglior dipendente della sua azienda. Un'obiezione posta in merito all'opportunità di limitare il numero degli aborti, la porta a scontrarsi con la sua superiore, che prima la accusa di ingratitudine, poi le svela la verità: l'aborto è il core business di Planned Parenthood e, grazie ad esso, Abby può concedersi qualche sfizio in più, dai viaggi alle ferie pagate. Le viene quindi svelata un'altra ipocrisia: per Planned Parenthood lo status di onlus è soltanto un "regime fiscale" nominale, il vero obiettivo è lucrare il più possibile sugli aborti, sottoponendo le sfortunate clienti a deplorevoli trattative, neanche si trattasse di una polizza assicurativa: più tardi effettui il tuo aborto e più dovrai pagare, ecc.
Il terzo e forse più importante messaggio è quello della misericordia: Abby Johnson ha avuto la grazia di vivere circondata da persone che, senza giudicarla, non le hanno mai nascosto il desiderio di una sua conversione. Sia i genitori che il marito sono cristiani e pro-life e attendono con incredibile e commovente pazienza il giorno in cui Abby annuncerà il suo licenziamento da Planned Parenthood. Altre due splendide figure nella vicenda sono Marilisa e Shawn, una coppia di giovani pro-life, che si reca a pregare quotidianamente davanti alla clinica. Superata l'inevitabile diffidenza iniziale, Abby diventa amica dei due e il giorno in cui "crollerà" definitivamente i primi che andrà a cercare saranno loro.

VIDEO: THIS COULD CHANGE EVERYTHING

di Francesca Battistelli (fa parte della colonna sonora di Unplanned)

https://www.youtube.com/watch?v=2Vyqzevw97c

Fonte: Sito del Timone, 2 agosto 2021

4 - NETFLIX RIFIUTA UNPLANNED E PROMUOVE SEX EDUCATION (CHE INDUCE AL DISPREZZO PER LA VITA)
Nella serie TV Sex Education ci sono scene di sesso estremo condite da un linguaggio scurrile e zeppo di parolacce, tradimenti e rapporti disordinati e infarciti di ideologia LGBT... e tu permetti ai tuoi figli di vederlo?
Autore: Anna Bonetti - Fonte: Provita & Famiglia, 26 settembre 2021

Nei giorni scorsi la metropolitana di Milano è stata invasa da manifesti promossi dalla serie TV Sex Education, difficilmente distinguibili da una pubblicità pornografica.
Si tratta di una serie di immagini storpiate in modo tale da assomigliare ai genitali maschili e femminili. Ad accompagnarle è la scritta "se la/o vediamo in forme diverse è perché non ce n'è una sola. Ognuna è perfetta, anche la tua". Come se l'accettazione si sé dipendesse solo dagli organi sessuali che si hanno.
D'altronde i sostenitori di questa campagna non hanno esitato a scaldare gli animi per etichettare come "bigotto" chiunque abbia espresso qualche perplessità al riguardo.
È necessario sottolineare che più che focalizzare l'attenzione sui manifesti in sé, occorre interrogarci sulle conseguenze che il messaggio porta alla società, in particolar modo tra i giovanissimi.
Sin dall'inizio della serie l'attenzione dello spettatore piomba in scene di sesso estremo condite da un linguaggio scurrile e zeppo di parolacce, tradimenti e rapporti disordinati e infarciti di ideologia LGBT. Personaggi che cambiano orientamento sessuale da un giorno all'altro e senza una precisa ragione, spinti da una forte confusione interiore. Un insegnamento tutt'altro che educativo.

LE CONSEGUENZE SOCIALI
Più che una perplessità rivolta ad una sessualità forzata ed estrinseca, sarebbe utile cercare di comprendere quale siano le conseguenze sociali che l'insegnamento profondamente diseducativo di Sex Education pone nei confronti di essa. Il focus del film dichiara di concentrarsi sull'accettazione di sé. Eppure per tutta la durata delle tre stagioni il sesso è posto al centro di ogni cosa. Quando in realtà l'accettazione di sé dipende da molteplici fattori, siccome (e per fortuna) le relazioni umani sono fatte anche di molto altro. Il sesso viene presentato su un piatto d'argento come qualcosa da concedere a chiunque, pur di trarne piacere, piuttosto che interrogarci su chi abbiamo davanti.
Inoltre, nel film non mancano numerosi riferimenti a PornHub, che in maniera subliminale tendono a invitare i giovanissimi a lasciarsi travolgere dall'inferno a luci rosse che si cela nella pornografia, soprattutto in quella online. Un mondo virtuale ed illusorio, in cui tutto è finzione e l'amore non esiste, in cui si trascina lo spettatore ai limiti dell'immaginazione, in una dimensione sub-umana che non ha nulla a che vedere con la realtà. In sintesi, passa un messaggio distorto e lontano anni luce dall'amore vero.
L'affettività è mostrata come un mezzo per colmare tramite il sesso il vuoto creato dalla nostra società. Un vuoto che avrebbe bisogno di dialogo, comprensione ed empatia, anziché fare dei nostri corpi uno strumento usa e getta.
Da questo calderone di enigmi irrisolti emerge una retorica totalmente priva di amore. La contraccezione è posta come un mezzo di deresponsabilizzazione delle proprie azioni, con noncuranza del fatto che nella quasi totalità dei casi in cui una gravidanza ha inizio è perché è stata preceduta da un'azione consenziente.

SESSUALITÀ FORZATA E DISTORTA
La vera educazione sta nell'insegnare ai giovani che nel momento in cui si decide di avere un rapporto ci si assumono precise responsabilità. Ecco, invece, che nella prima stagione di Sex Education si ha modo di assistere anche alla scena di un aborto. È così che questa sessualità forzata e distorta dalla realtà sfocia in un disprezzo totale per la vita. Ma non solo, anche della maternità. Colpisce particolarmente la figura di una donna che abortisce, che si è appena risvegliata nel gelo di una clinica, vuota con il suo niente, che dichiara: «meglio non essere madre, che una pessima madre». Una frase infarcita di menzogna da cui traspare una sacrosanta verità che sottolinea come la morte nell'odierna società venga presentata come la soluzione ad ogni cosa.
Possiamo ben immaginare i risvolti drammatici che una simile pseudo-educazione può avere nella società, dall'aumento di relazioni vuote e insoddisfacenti a quello che rischia di diventare un aumento drammatico anche del numero di aborti. Più relazioni disordinate hanno un'altissima potenzialità di aumentare il numero di figli "non voluti". Un dramma che rischia di gettare le proprie ripercussioni soprattutto tra i giovanissimi, ai quali andrebbe insegnato a vivere in maniera libera e spensierata la loro età e i loro amori, anziché accanirsi a creare problemi che non esistono per mezzo di una sessualizzazione violenta e precoce imposta dai giganti dei social media o dello streaming, come Netflix. Infatti, non dimentichiamo che tempo fa la piattaforma ha rifiutato di mettere in programma Unplanned, che racconta la storia vera di Abby Jhonson, ex dirigente di Planned Parenthood e oggi instancabile attivista pro-life.
Si percepisce, inoltre, una violenta imposizione contro la libertà di scelta educativa dei genitori, vista come un retaggio culturale e non più un bene in grado di indirizzare i figli sulla retta via. Inoltre dalle serie si evince un'immagine falsata dei pro-life, etichettati come retrogradi e analfabeti, quando dovremmo ricordarci che nel nostro paese oltre il 70 per cento dei medici sono obiettori. Dunque anche loro sarebbero retrogradi e analfabeti?
È nostra cura scegliere se preferire di aprire le nostre porte alla cultura della morte, al disprezzo totale di sé e degli altri, oppure se cogliere l'invito al rispetto di se stessi, della vita e dell'umanità.

Fonte: Provita & Famiglia, 26 settembre 2021

5 - IL FILM SU COME I COMUNISTI NELLA GERMANIA DELL'EST SPIAVANO I CITTADINI
Le vite degli altri racconta come la bontà umana possa essere un antidoto all'obbedienza al tiranno (VIDEO: trailer del film)
Autore: Roberto Marchesini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-08-2021

Le vite degli altri (2006), dell'affascinante (biograficamente e intellettualmente parlando) Florian Henckel von Donnersmarck [...] racconta la verosimile storia del capitano della STASI Gerd Wiesler, nome in codice HGW XX/7, interpretato da uno straordinario attore teatrale, Ulrich Mühe (siamo nella Berlino est del 1984). Il suo superiore lo incarica di spiare un intellettuale, l'autore teatrale Georg Dreyman, sospettato di tramare contro il regime sovietico. L'operazione ha inizio, ma ben presto il capitano Wiesler si rende conto che l'obiettivo non è cercare delle prove a carico di Dreyman bensì rovinargli la vita e la carriera; la sua fidanzata, l'attrice Christa-Maria Sieland, è concupita dal ministro della cultura Bruno Hempf che vuole togliere di mezzo l'intellettuale per poterla avere a sua completa disposizione. Wiesler, tuttavia, osservando la vita di Dreyman e della Sieland, scopre un universo fatto di amicizia, amore, relazioni autentiche, sensibilità artistica, fedeltà; in sostanza, verità, bellezza, onestà. Tutte cose che, nel partito e nella STASI, non esistono. Così comincia a proteggere i due fidanzati, affascinato dalla loro vita della cui bellezza si è trovato inaspettatamente a godere, occultando nei suoi rapporti qualunque cosa possa destare un sospetto da parte delle autorità. Ad un certo punto un amico e collega di Dreyman, Albert Jerska, si suicida: a causa delle sue idee, critiche nei confronti del partito, gli era stato impedito di lavorare. Dreyman decide dunque di scrivere un articolo per denunciare la piaga dei suicidi nella DDR degli anni Ottanta e di pubblicarlo su Der Spiegel, giornale occidentale. Wiesler tenta nuovamente di proteggere Dreyman, ma la situazione precipita. [...]

STASI (MINISTERO PER LA SICUREZZA DI STATO DELLA GERMANIA EST)
Ci sono poi alcuni aspetti della straordinaria interpretazione di Mühe che vale la pena ricordare: non solo questa fu l'ultima, poiché l'attore morì di cancro pochi mesi dopo l'uscita del film; l'intera vicenda lo riguardava personalmente. Anch'egli, come Dreyman, scoprì dopo la riunificazione di essere stato spiato dalla STASI, nelle persone di quattro suoi colleghi del teatro di Berlino est e da sua moglie Jenny. [La STASI era il Ministero per la Sicurezza di Stato della Germania Est (DDR o Repubblica Democratica Tedesca) che era responsabile della sicurezza e dello spionaggio; è famosa per avere arruolato numerosi tedeschi dell'Est per il controllo delle attività dei propri concittadini, al fine di impedire il sorgere di moti contro il governo autoritario della Germania Est, N.d.BB]
Nel film si vedono le disumane tecniche di interrogatorio utilizzate dalla sicurezza di Stato, la pervasività dell'apparato e la sua potenza, persino l'utilizzo sistematico dei bambini per carpire informazioni circa i genitori. In effetti, l'esperienza di controllo messa in atto dalla STASI non ha mai avuto uguali al mondo. Per circa 16 milioni di abitanti, la STASI aveva 91 mila dipendenti e quasi 200mila «collaboratori informali», cioè delatori; praticamente, una spia ogni 50/60 persone. [...]

LA DEGENERAZIONE PROTESTANTE
A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché i tedeschi collaboravano in massa? [...] Per i tedeschi il rapporto con l'autorità civile è di obbedienza. Già Lutero aveva stabilito che l'autorità dei principi sul popolo era assoluta; al punto che, in seguito alla rivolta dei contadini (1524-1526), scrisse: «Perciò cari signori principi, liberate, salvate, aiutate e abbiate misericordia della povera gente; ma ammazzate, scannate, strangolate quando potete i contadini ribelli; e se ciò facendo sopraggiungerà la morte, buon per voi, non potreste incontrare mai morte più beata, perché morite in obbedienza alla parola e al comando di Dio ed in servizio alla carità, per salvare il vostro prossimo dall'inferno e dai lacci del demonio». Per Lutero, infatti, è giusto ciò che l'autorità civile comanda; ad essa si deve obbedienza cieca e assoluta. Anche Kant, qualche decennio dopo, pone il fondamento della morale nella legge e nell'autorità: è il dovere per il dovere kantiano che, nel 1961, Eichmann utilizzò per giustificare la sua partecipazione alla logistica dei campi di concentramento nazisti. Scrive Hannah Arendt, nel suo La banalità del male: «La prima volta che Eichmann mostrò di rendersi vagamente conto che il suo caso era un po' diverso da quello del soldato che esegue ordini criminosi per natura e per intenti, fu durante l'istruttoria, quando improvvisamente dichiarò con gran foga di aver sempre vissuto secondo i principi dell'etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere». Anche Fichte contribuì a fissare questi principi nell'anima germanica quando, tra il 1807 e il 1808, pronunciò i Discorsi alla nazione tedesca. [...]
Se qualcuno vuole fare un confronto con l'Italia attuale, si diverta pure.

Nota di BastaBugie: per i video con alcune clip del film e per vedere gratuitamente in HD Le vite degli altri, clicca qui!

TRAILER DEL FILM
Nel seguente video (durata: 1 minuto e mezzo) si può vedere il trailer del film Le vite degli altri.


https://www.youtube.com/watch?v=t4xCHx-h4Nc

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-08-2021

6 - DIO E' BUONO PERCHE' PUNISCE E MANDA ALL'INFERNO... ALTRIMENTI SAREBBE CATTIVO
Invece per l'eresia buonista tutti gli uomini sono concepiti immacolati, in quanto, come diceva Rousseau ciò che rende cattivo l'uomo è la società in cui vive
Autore: Pierfrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri, 5 novembre 2020

In un precedente articolo abbiamo parlato di un atteggiamento sempre più diffuso: quello di prendersela con Dio per le cose negative della vita e mai ringraziarlo per quelle belle [leggi: A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA, clicca qui, N.d.BB].
A questo si collega un altro pensiero, molto spesso come critica che viene rivolta al mondo della Tradizione: Dio non è cattivo, quindi non punisce, non manda all'Inferno. Questo sottintende (ma a volte lo dicono proprio) che chi parla di peccato mortale, Inferno e cose affini è il solito retrogrado duro di cuore con i paraocchi, che non ha capito nulla di Dio.
Perché si collega al prendersela con Dio?
Sono due lati della stessa medaglia. Da un lato si bestemmia Dio, attribuendoGli cattiveria, dall'altro Gli si attribuisce una sdolcinata accondiscendenza ad ogni disobbedienza alla sua Legge. In ambedue i casi si nega a Dio una sua qualità: la Bontà infinita da un lato, la Giustizia perfetta dall'altro.
Torniamo all'argomento attuale. Dov'è il problema in questo ragionamento (Dio non punisce, Dio non manda all'Inferno, ecc...)? In primis sta in quel che sottintende.
Nei casi di cui parliamo infatti è chiaro che non si dice solo "Dio è buono", letteralmente (fosse solo questo, sarebbe corretto). Si sottintende invece contrapposizione a una cattiveria erroneamente collegata al giudicare i peccatori. In parole povere si dice che Dio non giudica e non manda all'inferno perché non è cattivo. Lui ama e basta...
Si nota come questo sia una deriva di quel buonismo che ha oramai invaso la Chiesa con evidenti conseguenze sul modo di intendere la dottrina e non solo.

DIO NON È CATTIVO
"Ma Dio non è Bontà infinita?" mi potrebbe eccepire qualcuno. "Che c'è di male nel dire che non è cattivo?".
Nulla di male, ovviamente, a dire che Dio non è cattivo. Ribadiamo che dirlo sarebbe una contraddizione in termini. C'è però differenza tra l'essere buono e l'essere buonista (leggi nota in fondo all'articolo).
Quel "mica Dio è cattivo", poi, non è solo e semplicemente un ribadire l'ovvio, ma, detto con un certo senso, diventa una riduzione di Dio alla sola Bontà, intesa come un restringimento dell'azione divina ad una stucchevole salvezza per tutti che renderebbe inutile il Sacrificio di Cristo... (a proposito, fa pensare qualcosa il "per tutti" della Messa Novus Ordo rispetto al "pro multis" di quella Vetus Ordo?).
In effetti non è Dio che manda all'Inferno, non è Cristo che si diverte nel giudizio particolare a decidere della nostra gioia o dannazione eterna.
I versetti del Siracide ci ricordano che siamo noi a decidere quel che ci toccherà dopo la morte, che «a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».
È l'uomo che, peccando gravemente, si mette da solo nella condizione di finire all'Inferno. Non è Cristo a deciderlo nel giudizio particolare.
Le suddette eccezioni fanno anche a volte perdere la pazienza perché, neanche troppo sottilmente, accusano di pensare che Cristo, nel giudizio particolare, a priori (ossia senza valutare la vita di chi subisce quel giudizio), decida arbitrariamente chi va dove...
L'errore invece è esattamente il contrario ed è di chi queste eccezioni le solleva.
Come abbiamo detto, proprio perché Dio è Bontà infinita, Amore perfetto, non è Lui che manda all'Inferno, nel senso letterale, ma è l'uomo a "mandarcisi" con il suo peccato.

DIO NON È SOLAMENTE BUONO, È ANCHE GIUSTO
Nel giudizio particolare la sentenza sarà semplicemente "dichiarativa" e non "costitutiva", come si dice nel gergo del diritto. In sostanza, Gesù non costituirà una situazione nuova (stato di dannazione eterna dal nulla), ma si limiterà ad accertare lo status dell'anima (esistenza o meno del peccato grave) e a dichiarare la conseguenza di quello stato.
«Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».
Dio non è solamente buono, è anche giusto!
Dire che Dio è giusto non significa in alcun modo che Dio è cattivo. L'essere giusto è l'esatto opposto dell'essere cattivo. L'essere giusto non è alternativo o in contrapposizione con l'essere buono.
Se ci si dice invece che Dio è buono e che non è cattivo, ponendo in essere quella contrapposizione, si cade nel gravissimo errore di non riconoscerGli una qualità: la Giustizia.
Provate a chiedere: «ma quindi secondo te Dio non è giusto?», la risposta sarà sicuramente «certo che lo è!». Allora si cala il carico e si risponde «e ti sembra giusto Dio che è solo buono e non manda nessuno all'Inferno, così da dare il premio del Paradiso sia a chi è in stato di grazia sia a chi è in peccato mortale?». O, per essere ancora più chiari: «riterresti giusto il Signore se andassi in Paradiso e vicino a te trovassi chi sai per certo essere in peccato mortale e non aver fatto nulla per uscirne?».
Proprio questo è il problema di questo modo di pensare.
Dire che Dio è (solo) buono nel senso evidenziato non significa dire che non è anche giusto?
Rileggiamo il Catechismo di San Pio X e ricordiamo che «Dio è l'essere perfettissimo» (n. 2), ossia che in Lui «è ogni perfezione, senza difetti e senza limiti» (n. 3). "Ogni perfezione": quindi anche la Giustizia perfetta.

Nota di BastaBugie: Corrado Gnerre nell'articolo seguente dal titolo "Ti spieghiamo perché il buonismo è il contrario della bontà" spiega la differenza tra il perdono e la pena.
Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 21 settembre 2021:

Per buonismo s'intende quell'atteggiamento secondo cui bisognerebbe evitare di castigare e di punire.
Si sa però che le deformazioni estremizzate della realtà si traducono sempre in una negazione della realtà stessa; così come l'estremizzazione di una cosa buona si traduce sempre nel suo contrario, cioè in una cosa cattiva.
Lo stesso vale per la bontà; infatti il buonismo è il maggior nemico della bontà. Essere buoni a tutti i costi, dimenticando la punizione e la pena, significa diventare cattivi e ingiusti.
Quando succede qualcosa di tragico, per esempio un pirata della strada che uccide investendo un bambino, oppure un rapinatore che uccide un padre di famiglia, ecc... i giornalisti spesso chiedono ai familiari delle vittime: siete pronti a perdonare? Domanda che nelle intenzioni di chi intervista ha un significato ben preciso: confondere il perdono con la volontà di non infierire, di non pretendere che il colpevole paghi, per la serie: non pretenderai mica che chi è colpevole sconti chissà che cosa...
La dottrina cattolica, invece, ci presenta una differenza importante, quella tra perdono e pena.
Il perdono è il perdono; ma questo non esclude la pena, anzi. Il Sacramento della Riconciliazione (la Confessione) assolve il peccatore, ma non toglie totalmente la pena che deve essere scontata in questa vita o, se non basta questa vita, in Purgatorio.
Dunque, Dio stesso, che è amore e giusto giudice, quando perdona e assolve non elimina la pena. Non è cristiano, quindi, confondere perdono con il fatto che il colpevole non debba "pagare"; né tantomeno può essere accusato di essere vendicativo chi pretende che il colpevole sconti la sua pena.
Ma qual è l'origine del buonismo? La risposta non è facile. Se ne può però individuare un'origine filosofica. Basterebbe fare riferimento al pensiero di Jean Jacques Rousseau. Questi disse che l'uomo nascerebbe buono e che ciò che lo renderebbe cattivo sarebbero le condizioni sociali, quali un certo tipo di progresso. Pertanto, le cause della cattiveria umana non sarebbero da ricercare nell'uomo e nella sua libertà, quanto in ciò che è al di fuori di lui: società, ambiente, educazione, ecc. Insomma, una vera e propria immacolata concezione dell'uomo. Tra parentesi: questa antropologia è stata fatta propria da tutte le dottrine progressiste e materialiste e quindi anche dal positivismo filosofico. Fu così che nella seconda metà dell'Ottocento (anno 1858) la Vergine apparve a Lourdes (dunque in Francia, patria del positivismo) confermando la solenne definizione della sua Immacolata Concezione, proprio per ricordare che, tranne Lei, ogni uomo nasce con il peccato di origine.

Fonte: I Tre Sentieri, 5 novembre 2020

7 - VIETATO PROFESSARE LA FEDE CRISTIANA SUI CAMPI DI CALCIO
Lo prevede una clausola sul contratto del talento brasiliano Neymar con il Paris Saint-Germain dei ricchi emiri musulmani del Qatar
Autore: Federico Cenci - Fonte: International Family News, 18/09/2021

Vietato professare pubblicamente la propria fede cristiana. Succede in qualche dispotismo comunista o nell'Afghanistan dei talebani? No, o meglio non solo lì: succede anche - certo, con conseguenze per l'eventuale trasgressore molto meno efferate - nella squadra di calcio Paris Saint-Germain del magnate del Qatar, Nasser Ghanim Al-Khelaïfi. Secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo El Mundo, il talento brasiliano Neymar da Silva Santos Júnior, noto a tutti semplicemente come «Neymar», riceverebbe 5 milioni di sterline all'anno in aggiunta a uno stipendio faraonico a condizione che eviti qualsiasi «propaganda politica o religiosa» che potrebbe offuscare l'immagine e l'unità del club calcistico.

LA FEDE DI NEYMAR
Si tratta di una «clausola etica», che inoltre proibisce a Neymar di esprimere «qualsiasi commento negativo» sul Paris Saint-Germain, «su chi ci lavora e su chi lo sostiene», e gli richiede di tenere «un comportamento esemplare». L'asso brasiliano deve pertanto essere corretto sul rettangolo di gioco, «cortese, puntuale», nonché «amichevole e disponibile con i tifosi». Tutti requisiti base, che qualsiasi appassionato di sport si aspetta dagli atleti, ci mancherebbe altro. Ma a Neymar questa "normalità" frutta parecchio: se rispetta la clausola, oltre alle 490mila sterline a settimana - riferisce El Mundo -, il calciatore riceverebbe altre 461.947 mila sterline lorde al mese, che equivalgono appunto a 5,5 milioni all'anno.
Desta però grande curiosità che, oltre ad aspetti comportamentali che si confanno a uno sportivo modello, a Neymar sia richiesto pure di nascondere la propria fede. In passato, quando militava nel Barcellona, l'attaccante brasiliano ha spesso professato di essere cristiano. «La vita ha senso solo quando il nostro ideale più alto è servire Cristo», disse una volta, secondo quanto riporta il britannico Daily Mail.
Lo stesso tabloid rivela che il percorso di fede di Neymar sarebbe iniziato quando il campione era molto giovane, per via di una donazione della Chiesa evangelicale locale che consentì a lui e ai suoi compagni delle giovanili del Santos, squadra brasiliana in cui mosse i primi calci, di avere un campo da gioco nuovo. Un pastore evangelicale del suo quartiere d'origine, a San Paolo del Brasile, ha rivelato quattro anni fa che Neymar, con il nuovo lauto stipendio percepito a Parigi, avrebbe donato alla Chiesa ogni anno circa 15mila sterline.

LA FIFA HA FIFA
Ma non è la prima volta che la fede di Neymar viene censurata. Prima di approdare al Paris Saint-Germain, nel 2015, gli era già accaduto. Durante i festeggiamenti in campo per la vittoria della Champions League ottenuta con il Barcellona, il centravanti portava una fascetta in fronte con scritto «100% Gesù». L'immagine fece il giro del mondo. Eppure la Fifa ritenne opportuno apportare un grezzo ritocco sulla fronte del campione brasiliano per cancellarne la rivendicazione religiosa. Il motivo addotto? Non urtare la sensibilità dei praticanti di altre fedi.
Sarebbe da chiedere ai vertici della Fifa quali fedeli sono così intolleranti da ritenere offensivo che un calciatore ringrazi Gesù Cristo dopo un successo sportivo. Qualche domanda se la saranno fatta anche i tifosi del Real Madrid nel 2014, dopo che per le medesime ragioni di «non turbare la sensibilità» la dirigenza della squadra eliminò la croce che sormonta il simbolo del prestigioso club spagnolo da ogni prodotto ufficiale venduto negli Emirati Arabi, in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman. Rispetto o censura anticristiana?

Fonte: International Family News, 18/09/2021

8 - OMELIA XXVIII DOM. DEL T.ORD. - ANNO B (Mc 10,17-30)
Va', vendi quello che hai e dallo ai poveri... e seguimi!
Fonte Il settimanale di Padre Pio

La prima lettura di questa domenica ci parla della vera sapienza. La sapienza deve essere preferita a scettri e a troni, e tutta la ricchezza, al suo confronto, è un nulla (cf Sap 7,8). La Sapienza deve essere amata più della salute e della bellezza, e deve essere preferita alla stessa luce che illumina i nostri passi (cf Sap 7,10). L'Autore del Libro della Sapienza, da cui è tratta questa prima lettura, afferma: «Insieme con lei mi sono venuti tutti i beni, nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile» (Sap 7,11).
In che modo possiamo ottenere la Sapienza? Il testo che abbiamo letto ci fa comprendere che, per possedere questo dono, innanzitutto dobbiamo pregare il Signore. È un dono, e lo dobbiamo domandare umilmente nella preghiera: «Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della sapienza» (Sap 7,7).
Ma in che cosa consiste la Sapienza? Vera Sapienza è ricercare sempre la volontà di Dio, ogni giorno della nostra vita, per dare un frutto che rimanga e per essere autenticamente felici.
Il Vangelo di oggi si collega molto bene con questo tema. Un giovane si gettò in ginocchio davanti a Gesù e gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?» (Mc 10,17). Egli ricercava la Volontà di Dio; ma, come si capisce dal proseguo del racconto, non era pienamente determinato in questa ricerca. Egli osservava diligentemente tutti i Comandamenti di Dio, e avvertiva che Dio gli stava domandando qualcosa di più. Infatti Dio, nella sua eterna Sapienza, destina a ciascuna delle sue creature una missione particolare da svolgere, per la sua gloria e per il bene delle anime. A quel giovane Dio chiedeva qualcosa di grande: la rinuncia a tutti i suoi averi e il dono completo della sua vita. Gesù infatti «fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: "Una sola cosa ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!"» (Mc 10,21).
È questo il dono della vocazione che Dio riserva ad alcuni a preferenza di altri. La vocazione consiste nel seguire Gesù sulla strada dei Consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. La vocazione consente a queste creature di imitare la vita di Gesù nel modo più completo, ed è un anticipo di quella che sarà la condizione futura in Paradiso, ove saremo tutti come angeli. La vocazione comporta delle rinunce, ma, certamente, dona più di quanto domanda. Gesù lo dice chiaramente con queste parole: «Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà» (Mc 10,29-30).
Il giovane di cui parla il Vangelo di oggi non ebbe la forza di dire di "sì" a quella chiamata e se ne andò via triste (cf Mc 10,22). Non trovò la forza di seguire Gesù perché era legato ai molti beni, alla grande ricchezza materiale che possedeva. Quando non si dice di "sì" alla vocazione si perde la gioia del cuore; soltanto chi aderisce pienamente alla Volontà di Dio è sempre lieto, pur nelle grandi prove che deve superare. San Leonardo da Porto Maurizio diceva verso il termine della sua vita: «Ho settantadue anni e non sono stato nemmeno un giorno triste». Egli poteva dire così perché aveva sempre fatto la Volontà di Dio.
Gesù inoltre dice: «Quanto è difficile, per quelli che posseggono ricchezze, entrare nel regno di Dio!» (Mc 10,23). Si intende chiaramente l'attaccamento a queste ricchezze, dal momento che uno potrebbe anche non averle, ma, in cuor suo, esserne attaccato più di tutti gli altri. La virtù della povertà consiste nell'essere distaccato dai beni di questo mondo e di servirsene con sobrietà, non come il fine della vita, ma come un mezzo per poter servire il Signore e per far del bene al prossimo.
Secondo l'insegnamento di san Giovanni Bosco, Dio chiama molti giovani alla vita di consacrazione, secondo lui sarebbero addirittura un terzo; ma, purtroppo, molti sono quelli che non ascoltano questa chiamata, perché storditi dai piaceri e dalle ricchezze di questo mondo.
Ognuno di noi dovrebbe far sua la preghiera di san Francesco: «Signore, cosa vuoi che io faccia?». Dalla risposta alla chiamata di Dio, dipenderà la nostra felicità.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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