BastaBugie n°743 del 17 novembre 2021

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1 L'IMMUNITÀ DI GREGGE E' UN'UTOPIA
A Gibilterra sono vaccinati al 100% eppure la curva dei contagi cresce e il governo vara nuove restrizioni sociali (VIDEO: Massimo Cacciari contro il green pass)
Autore: Eugenio Capozzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 DOPO LA SCONFITTA DELLA LEGGE ZAN, LA LOBBY GAY RIPARTE ALL'ATTACCO
Zan continua a fare propaganda gender nei licei, il governo regala 4 milioni per case rifugio gay, il bavaglio della defunta legge Zan si ritrova nel Codice della Strada
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Provita & Famiglia
3 LE FROTTOLE DI ROMANO PRODI SULL'EUROPA
Nell'ultimo libro parla di una presunta pace e delle radici cristiane, ma solo per confondere le idee con una retorica che non distingue Europa da Unione Europea
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
4 GLI ATTACCHI ISLAMISTI ALLA POLIZIA FRANCESE
L'8 novembre a Cannes un algerino con permesso di soggiorno italiano invoca Maometto e ferisce tre agenti, è stato solo l'ultimo attentato di una lunga serie
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 LA SCUSA DI NON AVERE TEMPO PER PREGARE
Chi prega poco trova la scusa che non ha tempo per farlo, ma la verità è che se non mettiamo la preghiera al primo posto è ovvio che poi scivola all'ultimo
Autore: Manuela Mariotti - Fonte: Oltre il dato
6 CRISTIANI PERSEGUITATI IN TUTTO IL MONDO
Faremmo volentieri a meno di parlare dei fiumi di sangue cattolico versato o comunque degli abusi patiti nel mondo dalla Chiesa, ma non possiamo tacere...
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
7 SANTA CATERINA DA BOLOGNA, UN CORPO TESTIMONE DI SANTITA'
Monaca, scrittrice, maestra, mistica, artista e santa: il suo corpo intatto continua a profumare e molti fedeli hanno avuto grazie e guarigioni pregando alla sua tomba
Autore: Liana Marabini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 OMELIA SOLENNITA' CRISTO RE - ANNO B (Gv 18,33-37)
Il mio regno non è di questo mondo
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - L'IMMUNITÀ DI GREGGE E' UN'UTOPIA
A Gibilterra sono vaccinati al 100% eppure la curva dei contagi cresce e il governo vara nuove restrizioni sociali (VIDEO: Massimo Cacciari contro il green pass)
Autore: Eugenio Capozzi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-11-2021

La situazione venutasi a creare a Gibilterra in questi giorni è la rappresentazione eloquente delle insanabili contraddizioni insite nell'emergenzialismo sanitario che si è imposto in gran parte del mondo, e in particolare in Occidente, in risposta all'epidemia di Covid-19.
Nella piccola enclave britannica all'estremo Sud della Penisola iberica la percentuale di vaccinati è del 118%: cioè il 100% della popolazione adulta è stato vaccinato, e una consistente minoranza di essa ha già ricevuto un richiamo. Ciò nonostante, da ottobre i casi diagnosticati di Covid sono in costante crescita, benché la pressione ospedaliera sia minima e i decessi siano episodici, se non del tutto assenti.
In questa situazione, il governo ha deciso di varare nuove restrizioni alla vita sociale. Attenzione, va rimarcato che - essendo Gibilterra pur sempre un contesto britannico, sia pur mediterraneo - non si tratta di norme cogenti, ma di raccomandazioni, e per ora relativamente blande: limitare le riunioni, sospendere gli eventi di massa, indossare mascherine al chiuso (che dalle nostre parti ahimè sono rimaste invece sempre prescritte per legge...), e misure simili. Eppure, ci troviamo comunque di fronte all'ennesimo ritorno di una logica secondo cui il virus deve essere combattuto limitando e controllando la vita dei cittadini e le attività economiche. Una logica adottata in misura maggiore o minore in quasi tutta Europa. ma che ora in particolare nel caso di Gibilterra stride clamorosamente con la copertura vaccinale praticamente totale raggiunta in quel piccolo paese, per mesi propagandata come condizione ideale, condizione per il ritorno alla piena normalità, raggiungimento della mitica "immunità di gregge". La popolazione è vaccinata, nessuno o quasi muore di (o con) Covid, negli ospedali la situazione è sotto controllo, eppure si chiedono ulteriori sacrifici e limitazioni, che potrebbero aumentare se i casi crescessero ancora. In attesa di cosa? In vista di cosa? Dei "booster" per tutti, delle terze e quarte dosi, dell'estensione (ahinoi, e ahiloro) della vaccinazione ai ragazzi e ai bambini dai 5 anni in su.

FINE EMERGENZA MAI
Tutto questo fino a quando? Fino a che non sarà diagnosticato più nemmeno un caso, un ricoverato, un decesso addebitabile al Covid? Ma questo è da escludere avvenga grazie ai vaccini, che non impediscono al virus di circolare, né alla malattia di manifestarsi., anche in forme più serie. E allora? Quanti richiami si dovranno ancora fare? E a che serviranno? E nel frattempo la vita sociale è destinata a non tornare mai più alla normalità? Si dovrà continuare a vivere sotto controllo a tempo indeterminato?
Insomma, Gibilterra è il caso limite che indica verso quale vicolo cieco stanno andando tutti i paesi che non hanno adottato un approccio realistico e proporzionato alla questione, evitando di farla diventare un fattore di paralisi della società, dell'economia, delle libertà individuali (in Europa praticamente soltanto la Svezia).
I sostenitori dell'emergenzialismo sanitario, quelli che ancora dicono che "siamo in guerra" contro il virus, devono scegliere. Non possono continuare a sostenere due tesi del tutto incompatibili tra loro. Se i vaccini sono la soluzione unica e definitiva al problema, come essi sostengono, e le fasce "fragili" della popolazione sono sufficientemente protette grazie ad essi, allora non è più giustificabile alcun lockdown, alcuna restrizione. Se al contrario si invoca ancora la necessità di restrizioni per la paura che un aumento dei casi, prevedibile nei mesi invernali e comunque sempre possibile, possa determinare nuovi pericoli per la vita dei cittadini e la sicurezza sociale, allora bisogna ammettere esplicitamente che i vaccini non sono la soluzione definitiva, ma solo uno strumento tra gli altri; e quindi non è giustificabile alcuna pressione o ricatto ai cittadini per vaccinarsi, né tanto meno alcun obbligo alla vaccinazione. Delle due l'una: non si può contemporaneamente dire A e non-A.

INEFFICACIA DEI VACCINI PER DEBELLARE IL VIRUS
In entrambi i casi, comunque, è del tutto incomprensibile una campagna generalizzata di richiami vaccinali, indicata come il nuovo "santo Graal" da raggiungere. Se infatti i vaccini sono efficaci, non è necessario in linea generale alcun "booster", eccetto che per casi specifici di fragilità e debolezza immunitaria che andrebbero monitorati uno per uno. Se invece non sono efficaci, o sono efficaci solo in parte, a cosa serve ripeterli un numero indeterminato di volte, per giunta in presenza di un virus sempre più diverso dalla forma originaria per cui quei vaccini sono stati a suo tempo concepiti? Come può essere credibile, in quel caso, la promessa che quei richiami assicureranno ai vaccinati un'immunizzazione duratura, se questa promessa si è rivelata inaffidabile nel caso della prima vaccinazione? E soprattutto, nel frattempo che si fa? Per quanto tempo una società può rimanere sotto scacco, in libertà condizionata, posto che non appare esserci all'orizzonte per fortuna il rischio di un'ecatombe o di un collasso della sanità?
Viene qui al pettine il nodo fondamentale posto dal modo in cui gran parte dei governi mondiali - e in particolare occidentali - ha affrontato questo problema sanitario, consentendo ad esso di esondare in maniera incontrollata nella vita politica e civile. Se si ritiene necessario dichiarare un'emergenza generalizzata per un'epidemia virale (per giunta dalla letalità piuttosto bassa) è fondamentale che vengano indicati criteri chiari, incontrovertibili, pubblicamente verificabili in base ai quali l'emergenza potrà venire dichiarata conclusa. In mancanza di essi, o nel caso essi vengano continuamente modificati nelle comunicazioni dei governi, lo stato di emergenza tende inevitabilmente a sfociare - come ci ricorda continuamente Massimo Cacciari - in uno stato di eccezione permanente, in cui i limiti invalicabili posti al potere e i diritti fondamentali dei cittadini sono totalmente vanificati.
Tra non molto l'aporia di Gibilterra sarà quella di tutti gli Stati occidentali che hanno puntato tutte le loro carte sull'alternativa "vaccini o lockdown". E tanto più quella di un paese come il nostro, nel quale la pressione allarmistica, l'invadenza coercitiva del governo, la censura di ogni voce critica hanno raggiunto livelli parossistici: livelli dei quali l'adozione a tappeto del lasciapassare sanitario, le minacce a chi sceglie di non vaccinarsi, la richiesta (assente in qualunque altro paese liberaldemocratico) di obbligo vaccinale per legge, la crescente compressione della libertà di manifestare sono gli aspetti più eclatanti.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 4 minuti e mezzo) dal titolo "Massimo Cacciari contro il green pass" il filosofo e opinionista italiano, ex sindaco di Venezia, esprime quelle idee che molti condividono ma, non essendo del PD come lui, non hanno il diritto di esprimerle in televisione.


https://www.youtube.com/watch?v=FLOeior8Z10

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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DOSSIER "IL VACCINO ANTI-COVID"
La scienza e la propaganda

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-11-2021

2 - DOPO LA SCONFITTA DELLA LEGGE ZAN, LA LOBBY GAY RIPARTE ALL'ATTACCO
Zan continua a fare propaganda gender nei licei, il governo regala 4 milioni per case rifugio gay, il bavaglio della defunta legge Zan si ritrova nel Codice della Strada
Autore: Luca Marcolivio - Fonte: Provita & Famiglia, 4 novembre 2021

Che la questione omofobia non si sarebbe esaurita con la bocciatura del ddl Zan a Palazzo Madama, era più che certo. La piega che sta prendendo a meno di una settimana dal voto in Senato, era però difficile da prevedere. Gli attivisti lgbt e i parlamentari di sinistra non accettano la sconfitta e ora puntano tutto su una propaganda che batterà il territorio palmo a palmo. Primo obiettivo: la parte più vulnerabile e manipolabile dell'opinione pubblica, ovvero i giovanissimi.
L'onorevole Alessandro Zan non ha perso tempo e la scorsa settimana è volato a Oristano, dove ha parlato davanti a 250 studenti (senza contare quelli collegati virtualmente) del liceo classico "De Castro". La scelta non è casuale: la città sarda si appresta ad ospitare il suo primo Pride, che, con tutta probabilità, avrà il suo frontman proprio nel principale relatore del disegno di legge naufragato in Senato mercoledì scorso.
Zan ha fretta di raccogliere le munizioni e tornare quanto prima nella trincea parlamentare. «Fra sei mesi si ricomincia: la legge torna in commissione e noi ripartiamo portando avanti, come sempre, la nostra battaglia - ha detto il deputato dem agli studenti oristanesi -. Sfrutteremo fino all'ultimo minuto utile la legislatura mettendoci tutte le nostre forze per far approvare questa legge».
Va da sé che il discorso dell'onorevole Zan al liceo "De Castro" è stato totalmente privo di contraddittorio. Praticamente un comizio. A fiancheggiare e sostenere il parlamentare, due docenti dello stesso istituto, uno dei quali, secondo la stampa locale, si è soffermato sul presunto «altissimo tasso di suicidio» tra i giovani omosessuali. Il dirigente scolastico, poi, ha definito l'incontro con Zan «uno dei momenti più belli vissuti in questa scuola».
Nel suo discorso, il deputato dem ha attaccato Matteo Renzi, accusandolo di cercare di «giustificare l'ingiustificabile. Italia Viva si è sfilata al Senato allineandosi ai sovranisti nostrani, esattamente come Forza Italia, e l'ha fatto per altre logiche. Scelta ancora più grave - ha commentato - perché non si specula politicamente sulla vita delle persone».
L'iniziativa di Zan è stata fortemente criticata da tre deputate di Fratelli d'Italia. Secondo la vicecapogruppo alla Camera, Wanda Ferro, si tratta di «un episodio già di per sé grave, reso inaccettabile dal fatto che il deputato abbia utilizzato una scuola per rivolgere attacchi, senza contraddittorio, alle forze politiche che in Parlamento hanno bocciato, voglio ricordare legittimamente, la sua proposta di legge contro l'omotransfobia». L'onorevole Ferro ha quindi sollecitato «un intervento del presidente della Camera Roberto Fico in difesa dell'autonomia e della libertà di voto dei deputati che in nessun modo possono essere condizionate o minacciate».
Da parte loro, le onorevoli Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, rispettivamente vicepresidente della Commissione Cultura e responsabile istruzione FdI e responsabile scuola FdI, hanno denunciato la disparità di trattamento riservata alla leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che, nei mesi scorsi era stata invitata a parlare in un liceo in Sicilia. «Nel primo caso un deputato va per parlare di una sua proposta di legge peraltro appena respinta - hanno dichiarato le parlamentari FdI - nel secondo Giorgia Meloni avrebbe dovuto presentare il suo libro in un progetto che prevedeva che un autore presentasse un libro». Frassinetti e Bucalo hanno quindi annunciato un'interrogazione al ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi «per capire come si sono precisamente svolti i fatti e come mai nelle scuole si usano metodi diversi a seconda del partito al quale appartiene il parlamentare invitato».

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sulle rivincite del mondo LGBT, dopo la sconfitta della non approvazione della legge Zan.

GOVERNO DONA 4 MILIONI PER CASE RIFUGIO GAY
Il governo ha stanziato 4 milioni a favore di associazioni e comuni "per la selezione di progetti per la costituzione di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere", si legge nel relativo decreto del 2020.
Tra le 37 associazioni vi sono il Gay center gay help line (180mila euro), Spazio aperto servizi coop (168.073) il Movimento omosessuale sardo (100mila), Quore aps (180mila), Caleidos coop sociale (180.000), Arcigay nazionale 'ass. lesbica e gay italiana' (100.000), I ken onlus (180mila), Circolo Mieli (100mila).
Poi i comuni di Ravenna 79 (86.000), Ragusa (99.820), Padova (97.140), Livorno (100mila), e ancora San Giorgio a Cremano, Avellino, Campobasso e Albano Laziale.
Soldi dei contribuenti destinati ad opere di cui sarebbe bene verificare la necessità dato che atti di discriminazioni a danno di persone omosessuali e transessuali non sono così numerosi da obbligare a destinare così tanti immobili a tale scopo.
(Gender Watch News, 11 novembre 2021)

RIECCO IL BAVAGLIO DA DDL ZAN NEL CODICE DELLA STRADA
La scorsa settimana la Camera ha approvato il Decreto-legge Infrastrutture con cui il legislatore ha ritoccato il Codice della strada (Cds). Nell'esame del provvedimento arrivato nelle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti si è fatto largo un emendamento delle relatrici Alessia Rotta (Pd) e Raffaella Paita (Italia Viva) nel quale viene "vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell'appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche".
Dunque, la formula sull'identità di genere, già inserita nell'articolo 1 del Ddl Zan e causa di mal di pancia anche a sinistra che hanno poi portato all'affossamento in Senato del disegno di legge, ha fatto la sua ricomparsa per vietare pubblicità considerate offensive. Nel caso di violazione della norma, l'autorizzazione per la pubblicità potrà essere revocata immediatamente.
Per Raffaella Paita, presidente renziana della Commissione Trasporti, "la norma rappresenta una doverosa conquista di civiltà utile a impedire che gli spostamenti lungo le nostre strade possano essere occasione per promuovere campagne contro il genere femminile o lanciare messaggi violenti". Non è dello stesso avviso l'associazione Pro Vita & Famiglia, promotrice in passato di pubblicità contro aborto, eutanasia e gender nelle scuole che avevano fatto parecchio discutere e che rischiano, con questa norma, di essere oggetto di facile censura. Un loro maxi-manifesto a Roma contro l'interruzione di gravidanza, dopo giorni di polemiche, era stato fatto rimuovere dall'amministrazione comunale allora guidata da Virginia Raggi. In un comunicato, Pro Vita & Famiglia ha criticato l'approvazione dell'emendamento al Dl Infrastrutture, chiedendosi se "sarà ancora possibile affermare in una pubblicità che i bambini sono maschi e le bambine sono femmine" o "che un bambino nasce da una mamma e un papà". L'associazione ha anche chiesto di eliminare il riferimento all'identità di genere "altrimenti - si legge nella nota - realtà, partiti politici o associazioni finora libere come la nostra avranno la bocca chiusa da una censura figlia della volontà di allineare tutti al pensiero unico".
Lucio Malan, senatore di Fratelli d'Italia, ha criticato l'inserimento "piratesco" dell'emendamento all'interno di un decreto-legge sulla sicurezza e circolazione stradale. L'esponente del partito di Giorgia Meloni, inoltre, ha criticato la presidenza della Camera per non aver ritenuto estraneo alla materia del decreto-legge il contenuto dell'emendamento delle relatrici.
Dopo l'ok alla Camera, [...] il Senato ha votato la fiducia (190 sì, 34 no) posta sul Dl Infrastrutture, che così è diventato legge. [...]
Toccherà al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti emanare le direttive per l'applicazione della norma. E quindi, probabilmente, anche decidere cosa si debba intendere per "messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi o discriminatori". Discriminatori anche in riferimento a quell'identità di genere che, votando a favore della 'tagliola' sul Ddl Zan, il Senato aveva respinto la scorsa settimana.
Pro Vita & Famiglia ha diffuso un nuovo comunicato, spiegando che il Governo Draghi "ha approvato un Ddl Zan mascherato. Da oggi avremo il bavaglio per le nostre opinioni".
(Gender Watch News, 5 novembre 2021)

Fonte: Provita & Famiglia, 4 novembre 2021

3 - LE FROTTOLE DI ROMANO PRODI SULL'EUROPA
Nell'ultimo libro parla di una presunta pace e delle radici cristiane, ma solo per confondere le idee con una retorica che non distingue Europa da Unione Europea
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 12 novembre 2021

"Le immagini raccontano l'Europa" è un libro di Romano Prodi in cui le foto illustrano la storia dal 1945 ad oggi.
"Repubblica" (9/11) anticipa il testo dell'ex presidente della Commissione europea. La sua narrazione ovviamente gronda retorica e confonde indebitamente la UE con l'Europa.
Inoltre l'autore rivendica "le nostre radici" che "si fondano prima nel mondo greco-romano e, successivamente, nel cristianesimo". Secondo Prodi furono "queste nostre radici" a permettere "la nascita delle grandi università" che hanno prodotto "un primato intellettuale e scientifico" da cui "nello stesso tempo" è germogliata "un'identità che possiamo davvero chiamare europea".
Viene da chiedersi perché si possa orgogliosamente rivendicare un'"identità europea", mentre sembra disdicevole parlare - per esempio - di identità italiana (è ritenuto "sovranismo").

W LA PACE
Prodi torna poi a ripetere il ritornello propagandistico della UE: "solo l'unità politica poteva garantirci la pace permettendoci di conservare le nostre radici".
Ma è così? Intanto la UE - che non comprende tutti gli stati e i popoli europei - nasce negli anni Novanta e ha come connotato proprio lo strappo da quelle radici cristiane esaltate da Prodi: fu evidente nella discussione sulla Costituzione europea e ancor più lo si vede nell'orientamento ideologico delle sue scelte, sempre "politically correct".
Quanto al "primo obiettivo", cioè la pace, secondo Prodi "è stato pienamente raggiunto: da oltre 75 anni nessun conflitto armato ha insanguinato il suolo di alcuno fra i Paesi europei che cercavano fra di loro un accordo".
"Da 75 anni" significa dal 1945-46. È inspiegabile come si possa ripetere per propaganda un argomento così infondato: è noto infatti che l'Unione Europea è nata con il Trattato di Maastricht del 1992.
Ma soprattutto va detto che, dal 1945 fino al crollo del Muro di Berlino (1989), la "pace" in Europa fu dovuta a Yalta, alla "guerra fredda" ovvero all'equilibrio del terrore fra Usa e Urss.
Nel 1957 fu firmato il Trattato di Roma che istituì, su spinta americana, la "Comunità economica europea" fra sei stati dell'Europa occidentale, per "la scelta statunitense" scrive Limes "di non evacuare la porzione di Europa controllata al termine della seconda guerra mondiale per impedire che venisse assoggettata da Mosca: Stalin è all'origine di Nato e Comunità europee (poi Ue) quanto Truman, con i ‘padri fondatori' europei in veste ancillare".

IL RUOLO DELLA GERMANIA
La pace mantenuta da Usa e Urss si fondava proprio sulla sottomissione la spartizione dell'Europa in due sfere d'influenza: in particolare sulla divisione in due della Germania che era stata all'origine della tragedia bellica mondiale.
Crollata l'Urss cambia la scena geopolitica e la UE nasce nel 1992 proprio in seguito all'unificazione tedesca.
Da allora però si ripropone l'allarme preventivo lanciato da Arnold Toynbee nel suo "Civilization on trial" del 1949: se "la Germania fosse inclusa in una Unione Europea" senza Usa e Urss "diverrebbe, a lungo andare, la padrona" e tale Unione sarebbe "sotto il predominio germanico". Un grave pericolo per gli europei, secondo Toynbee.
Pure Benedetto Croce, c'informa Repubblica (10/11), scriveva su "Risorgimento liberale", addirittura nel 1944, un articolo in cui metteva in guardia dalla Germania che "in previsione della sconfitta militare" già "prepara la terza guerra mondiale".
C'è stata questa guerra? Dicono i grandi strateghi che "l'eccellenza suprema" consiste nel vincere una guerra senza l'uso della forza militare.

Fonte: Libero, 12 novembre 2021

4 - GLI ATTACCHI ISLAMISTI ALLA POLIZIA FRANCESE
L'8 novembre a Cannes un algerino con permesso di soggiorno italiano invoca Maometto e ferisce tre agenti, è stato solo l'ultimo attentato di una lunga serie
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-11-2021

Ha invocato il profeta Maometto prima di accoltellare un poliziotto. Erano le 6:30 circa dell'8 novembre, quando la Francia subiva l'ennesimo attentato ai danni della polizia. Ancora sangue a Cannes, fortunatamente nessuno ha perso la vita. Tre agenti di polizia sono stati l'obiettivo di un individuo munito di coltello, le famose "armi bianche". L'uomo si è avvicinato alla pattuglia fingendo di aver bisogno di un'informazione. L'agente al volante ha abbassato il finestrino e si è trovato aggredito con tre coltellate al petto: è rimasto solo leggermente ferito perché indossava il giubbotto antiproiettile. L'attentatore stava per fare lo stesso contro gli altri due agenti, mentre continuava a invocare il nome di Maometto, quando è stato neutralizzato.
L'aggressore - Lakhdar B. - risulta essere un algerino classe 1984 con permesso di soggiorno italiano. È così che rischia di diventare un caso politico la vicenda accaduta oltralpe. Sarebbe arrivato legalmente in Francia nel 2016 e sarebbe sconosciuto alla polizia e ai servizi di sicurezza. Anche Brahim Aoussaoui, il terrorista tunisino che l'anno scorso, sempre usando un'arma bianca, aveva assassinato tre persone nella basilica di Nizza, aveva soggiornato in Italia. L'immigrato, che era sbarcato a Lampedusa e poi si era trasferito a Bari, aveva risalito l'intero Stivale con l'obiettivo di attraversare le Alpi e di compiere un attentato in terra francese nella settimana in cui si celebrava il processo per gli attacchi di Charlie Hebdo.
La polizia locale, durante la conferenza stampa, ha dichiarato che l'attentatore è solo uno dei tanti "trentenni affetti da schizofrenia, pertanto nessun elemento va nella direzione di una motivazione islamista o terroristica". Solo due giorni prima, la notte tra sabato 6 e domenica 7 novembre, a Villeurbanne, un altro uomo armato di coltello, al grido di "Allah Akbar", aggrediva un agente dopo aver tentato di rubargli l'auto. Stessa città e il giorno prima un quindicenne, munito di machete, pattugliava una scuola israeliana, scandendo insulti antisemiti: fermato dalla polizia, ha tentato di aggredire gli agenti. Domenica 7 sera, ad Argenteuil, in Val-d'Oise, il commissariato di polizia è stato preso di mira da una banda di quindici adolescenti intenti a lanciare pietre e fuochi d'artificio. Un assedio durato quindici minuti. Nessun ferito, ma la polizia non è riuscita a fermare nessuno della banda. Il 2 novembre ancora un'aggressione. Nei pressi della stazione ferroviaria di Saint-Leu-la-Forêt (Val-d'Oise), poco prima delle 23, un agente ventiseienne in borghese veniva aggredito fisicamente da un gruppo di quattro individui "di tipo africano", stando alla sua testimonianza. "Sappiamo dove lavori e dove vivi, sei un poliziotto di merda. Cosa fai nella nostra zona? Ti uccideremo". Tre dei quattro erano già noti all'intelligence francese.

ERA TUTTO ANNUNCIATO
Un episodio dopo l'altro. Ma in qualche modo era tutto annunciato. Venerdì 29 ottobre, a Savigny-le-Temple (Seine-et-Marne), una città classificata come zona di sicurezza prioritaria (Zsp), sono stati trovati cartelli sui muri di alcuni edifici. Una specie di prezzario bonus: "Tagliare la testa a un poliziotto: 500.000 euro"; "Stuprare una poliziotta, 500.000 euro"; "Una spranga di ferro nel grembo di una poliziotta, 300.000 euro". Nello stesso quartiere, lo scorso aprile, gli agenti di polizia hanno trovato le loro foto di famiglia esposte nei corridoi degli edifici a Épinay-sur-Seine a mo' di minaccia. A ottobre, in un edificio a Vigneux-sur-Seine sono stati scoperti cartelli con su elencati tutti i nomi degli agenti di polizia del distretto locale, anche qui, accompagnati da una lettera minatoria. Questa è una sintesi del clima che si respira in Francia contro le forze dell'ordine.
Nel 2020, sette agenti di polizia sono stati uccisi e 5.435 feriti. Da quasi vent'anni si osserva un aumento significativo di aggressioni fisiche e oltraggi. Da 24.104 oltraggi a pubblico ufficiale nel 2000 a 28.250 nel 2018. E da 15.502 aggressioni fisiche nel 2000 a 36.831 nel 2018. Appena assunta la carica - luglio 2020 - il ministro dell'Interno Gérald Darmanin si è dovuto confrontare con la morte di un'ufficiale colpita a morte durante un controllo stradale a Lot-et-Garonne. E ad agosto ha irrobustito il sistema di assistenza psicologica per agenti di polizia vittime di aggressioni: sono stati registrati in tre mesi 6.000 colloqui. A Champigny-sur-Marne, in Val-d'Oise, uno di quei quartieri sotto controllo islamico simbolo del progetto di riconquista repubblicana - varato negli anni scorsi dall'allora ministro dell'Interno Gerard Collomb -, "i giovani del quartiere non ci considerano più come poliziotti ma come una banda rivale!", dice un poliziotto alla stampa francese.

TANTI ATTACCHI, NESSUNA CONTROMISURA SERIA
Mai come negli ultimi mesi la polizia ha subito così tanti attacchi. Specie nelle zone sotto il controllo "dell'ordine parallelo" dettato dalle comunità islamiche in base a quello che anche nei dossier del Senato francese viene definito "associazionismo islamico": atti criminali commessi da delinquenti radicalizzati o convertiti che si credono investiti di una missione superiore. Nel 2019, gli agenti di polizia francesi hanno depositato il numero record di 38.519 denunce per aggressione fisica; in aumento del 18% rispetto al 2017.
Lo scorso aprile, al di là delle Alpi era in corso un vivace dibattito pubblico e politico per la drammatica lettera aperta pubblicata su Valeurs actuelles riguardante il rischio concreto di una possibile guerra civile etno-religiosa nella Francia di domani. Il testo, lungi dall'essere stato partorito negli ambienti cospirazionisti dell'estrema destra, è stato scritto da venti generali e firmato da un migliaio di soldati appartenenti a vari gradi, che, a causa di tale gesto, hanno rischiato delle gravi sanzioni disciplinari. La lettera, più che una forma di un appello all'Eliseo, era stata concepita come un monito perentorio: si agisca oggi per evitare la guerra domani. La querelle è finita dopo pochi giorni e il governo non ha intrapreso alcuna azione significativa. La cronaca quotidiana ne è testimone. Nel testo si chiedeva di far entrare in azione la politica, al contrario sarebbe dovuto intervenire un esercito per nulla indifferente allo stato devastato in cui versa la nazione.
Più di 45 attentati di matrice islamista dal 2015 al 2021 che hanno provocato più di 260 morti e oltre 900 feriti. Sono circa 15.000 i soggetti sorvegliati dalle autorità perché in odore di terrorismo e/o radicalizzazione. Almeno 150 i quartieri che, secondo un rapporto datato gennaio 2020 della Direction générale de la Sécurité intérieure (Dgsi), possono essere classificati come territoires perdus. È in questo contesto che l'ennesima aggressione ad un poliziotto, invocando Maometto, non viene più classificata come fatto eccezionale o degno di nota.

Nota di BastaBugie: Emanuel Pietrobon nell'articolo seguente dal titolo "Francia, quelle enclavi etno-religiose che fanno paura a Macron" spiega come è la situazione in Francia. E c'è da stare poco allegri.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Inside Over il 17 marzo 2020:

Da diversi anni la Francia è il paese più colpito dal terrorismo islamista che imperversa nel Vecchio Continente. A Parigi, ma anche a Nizza, sono stati compiuti fra gli attentati più sanguinosi della storia recente europea, sullo sfondo delle periodiche rivolte urbane nei "quartieri difficili", nelle banlieu a maggioranza afro-araba, e del vaso di pandora, ormai scoperchiato, della pericolosa infiltrazione jihadista nelle fondamenta della repubblica: forze dell'ordine e forze armate.
Recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron, ha parlato della minaccia esistenziale rappresentata dal "separatismo islamista", che rischierebbe di minare l'unità e l'integrità territoriale della nazione per via della proliferazione di stati paralleli, degli stati all'interno dello stato, zone grigie dove la shari'a ha il sopravvento sulla legge della repubblica.
La realtà delle enclavi etniche, dove segregazione e mancata integrazione facilitano la diffusione di criminalità e radicalizzazione religiosa, è tanto grave da non potere più essere nascosta, tanto che è lo stesso presidente a parlarne in pubblico, rompendo il tabù di toccare un tema che fino ai tempi recenti era stato monopolizzato dal discorso del Rassemblement National (ex Front National). È arrivato, perciò, il momento di fare il punto della situazione.
Stando ad un documento proveniente dalla Direction générale de la Sécurité intérieure (DGSI), i servizi segreti francesi, e reso noto lo scorso gennaio, nel paese sarebbero attualmente 150 i quartieri, prevalentemente banlieu e zone-dormitorio, fuori dal controllo delle istituzioni e comandati da reti più o meno informali legate al jihadismo e all'islam radicale. Sono i quartieri di cui Macron ha paura, dove la shari'a ha già sostituito le leggi civili della repubblica, e dove la carenza di prospettive di mobilità sociale e integrazione ha creato delle bombe ad orologeria che periodicamente esplodono, lasciando a terra morti e feriti.
I 150 quartieri sotto la lente degli investigatori sono spalmati nell'intero paese, da Parigi a Lione, passando per Marsiglia, Nizza e Tolosa, e il problema si sta rapidamente diffondendo dalla Francia metropolitana alle aree rurali, periferiche, per via della migrazione interna. Nei territori perduti, come sono stati ribattezzati, le forze dell'ordine intervengono con estrema cautela, onde evitare di accendere le proteste degli abitanti che potrebbero dar luogo a guerriglie urbane come quelle del 2005 e del 2017, ma gli operatori della sanità e dei trasporti pubblici affrontano gli stessi problemi. A maggio dell'anno scorso fece scalpore la notizia di un autista della Ratp, di fede salafita, che si era rifiutato di far salire una donna sul mezzo perché indossante una minigonna.
Sono le moschee e i centri culturali islamici i punti di riferimento della vita quotidiana e comunitaria dei territori perduti, e aumentano numericamente di anno in anno, creando dei sistemi a base territoriale simili a quelli delle parrocchie cattoliche. A Tolosa, nel quartiere Reynerie, sono presenti quattro moschee in un'area di 2 kilometri quadrati, e a Parigi, nella sola area di Saint-Denis, ne operano sette ufficialmente.
È dai territori perduti che proviene la stragrande maggioranza dei circa 2mila francesi arruolatisi nelle file dello Stato Islamico dallo scoppio della guerra civile siriana ad oggi. 2mila, una cifra enorme, che rende la Francia il paese europeo più colpito dalla radicalizzazione, insieme a Belgio, Gran Bretagna e Germania.
Questi 2mila combattenti stranieri rappresentano soltanto la punta dell'iceberg, perché sotto la sorveglianza delle autorità si trovano attualmente circa 15mila persone fra radicalizzati, terroristi comprovati o presunti ed imam estremisti. Questo esercito invisibile, i cui soldati escono periodicamente dall'ombra per consumare attentati, è spalmato sull'intero territorio nazionale che, nel complesso, presenta circa 750 zone a rischio, sensibili e vulnerabili alla proliferazione del fondamentalismo islamico poiché caratterizzate da alti tassi di criminalità, disoccupazione e alti indicatori di degrado sociale.
Francia, 7 gennaio 2015, una data simbolica: un commando di terroristi irrompe nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, noto per le caricature dissacranti ed offensive sul profeta Maometto, lasciando a terra 17 morti; nello stesso giorno, nelle librerie del paese inizia la distribuzione di "Sottomissione", un romanzo fantapolitico e distopico firmato da Michel Houellebecq. Il libro diventerà rapidamente la novità editoriale dell'anno, sia in Francia che all'estero, raccontando l'ascesa di un partito islamista alle elezioni presidenziali francesi del 2022 e la conseguente islamizzazione multidimensionale del paese.
Il libro di Houellebecq è una feroce critica contro la passività compiacente dei partiti tradizionali del paese nei confronti dell'islam politico e del nichilismo imperante nella società, ma il suo contenuto è tutt'altro che fantapolitico. I partiti islamici sono già una realtà in Francia, così come nel vicino Belgio, e, sebbene continuino ad essere completamente irrilevanti sulla scena nazionale, stanno conseguendo degli importanti traguardi nelle dimensioni locali.
L'Unione dei Democratici Musulmani Francesi (Umdf), legata al Partito Musulmano di Nagib Azergui, è il caso più emblematico. In occasione delle europee del 26 maggio 2019, la lista dell'Umdf raccolse complessivamente lo 0,13% di preferenze, ma in alcune periferie parigine conquistò quasi il 10% ed in alcuni comuni fino al 15%.
Tenendo in considerazione le dimensioni della comunità musulmana francese, verosimilmente compresa fra i 5 e i 10 milioni di persone, e la crescente influenza esercita dalle reti islamiche sul territorio, fra attivismo civile, welfare e mobilitazione politica, non è assurdo credere che nel vicino futuro, magari nel prossimo decennio, possa emergere un partito capace e volente di dare voce alla umma d'oltralpe, di conquistarne il favore e, quindi, avere i numeri necessari per entrare in Parlamento.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-11-2021

5 - LA SCUSA DI NON AVERE TEMPO PER PREGARE
Chi prega poco trova la scusa che non ha tempo per farlo, ma la verità è che se non mettiamo la preghiera al primo posto è ovvio che poi scivola all'ultimo
Autore: Manuela Mariotti - Fonte: Oltre il dato, 15 ottobre 2020

Un giorno, un anziano professore universitario esperto in "time Management" tenne una originale lezione...
Prima di iniziare la lezione l'anziano professore guardò gli studenti ad uno ad uno, lentamente, e poi disse: "Adesso faremo un esperimento."
Da sotto alla cattedra il professore tirò fuori un grande recipiente di vetro, e lo posò davanti a lui; poi tirò fuori una dozzina di sassi grandi come palline da golf, e ad uno ad uno li mise dentro il vaso. Quando questo fu riempito fino al bordo e fu impossibile aggiungere anche un solo sasso, alzò lentamente gli occhi verso i suoi allievi e domandò: "Questo vaso è pieno?" Gli studenti risposero senza esitazione di "Si'" Il professore attese qualche secondo e aggiunse: "Davvero?" Allora si chinò di nuovo e tirò fuori da sotto al tavolo un secondo contenitore, questa volta pieno di ghiaia. Con attenzione versò questa ghiaia sui grossi sassi e poi scosse leggermente il vaso. I pezzettini di ghiaia si infiltrarono tra i sassi... fino al fondo del recipiente.
L'anziano professore alzò nuovamente lo sguardo verso il suo uditorio e domandò: "Questo vaso è pieno?" Anche se un po' stupiti tutti gli allievi risposero "Sì è pieno!" "Bene" rispose l'anziano professore.
Si piegò di nuovo e questa volta tirò fuori da sotto al tavolo un secchio di sabbia. Con delicatezza versò la sabbia nel vaso. La sabbia andò a riempire gli spazi tra i grossi ciottoli e la ghiaia. Ancora una volta domandò: "Questo vaso è pieno?" Stavolta con ancora più convinzione gli allievi risposero "Ora sì! Ora è proprio pieno!" Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due lattine di birra, le aprì e le rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia.
Gli studenti risero! "Ora", disse il professore quando la risata finì, "Vorrei che voi consideriate questo barattolo la vostra vita. I sassi più grandi sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza. I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l'automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se metteste nel barattolo per prima la sabbia, continuò, non resterebbe spazio per i sassolini e per i sassi più grandi. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti. Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Fatevi un altro giro sugli sci! C'è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l'immondizia. Dedicatevi prima di tutto ai sassi grandi, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia." Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentassero le due lattine di birra. Il professore sorrise. "Sono contento che tu l'abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che, per quanto possa sembra piena la tua vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico".

Fonte: Oltre il dato, 15 ottobre 2020

6 - CRISTIANI PERSEGUITATI IN TUTTO IL MONDO
Faremmo volentieri a meno di parlare dei fiumi di sangue cattolico versato o comunque degli abusi patiti nel mondo dalla Chiesa, ma non possiamo tacere...
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 3 novembre 2021

Sembra esser diventato ormai un triste appuntamento di cronaca settimanale, ma decisamente nostro malgrado: faremmo volentieri a meno di dar conto, ogni volta, dei fiumi di sangue cattolico versato o comunque degli abusi patiti nel mondo dalla Chiesa, a dispetto del silenzio e dell'indifferenza generale, in primo luogo di quell'Occidente, un tempo cristiano ed oggi apostata. Anche per questo, anzi ancor più per questo è importante viceversa informare, perché almeno qualche voce, per quanto debole, si levi in questo clima di omertà complice.

INDIA
Partiamo dall'India, dove si è registrata un'impennata nei casi di violenza contro i cristiani: nei soli primi nove mesi dell'anno si sono verificati ben 305 episodi con un picco proprio a settembre (69 episodi), seguito da agosto (50 episodi), gennaio (37), luglio (33), marzo, aprile e giugno (27), febbraio (20) e maggio (15).
Ha suscitato, del resto, orrore il video, diffuso via social, in cui lo swami (in pratica, una guida spirituale) Parmatmanand, leader religioso indù dello Stato del Chhattisgarh, ha dichiarato, senza mezzi termini: «Decapitate quelli che vengono per convertirvi. Vi chiederete perché un santo come me parli di violenza. Direte: come può essere un santo, se accende il fuoco? A volte il fuoco deve essere acceso, anche Hanuman [divinità indù-NdR] lo ha fatto. Vi dico: chiunque venga a convertire nella vostra casa, nella vostra strada, nel vostro quartiere, nel vostro villaggio, non deve essere perdonato». Lo sconcertante invito è stato dato per "contrastare" le conversioni al Cristianesimo ed è stato applaudito, tra gli altri, anche dall'ex-presidente della Commissione nazionale per le caste svantaggiate, Nand Kumar Sai, nel corso di una manifestazione svoltasi nel distretto di Surguja, alla presenza anche di alcuni big del Bjp-Bharatiya Janata Party, il partito nazionalista indù del premier indiano Narendra Modi.
Secondo il sito indiano Wire, dopo tale evento il Sovrintendente di Polizia di Sukma ha inviato una lettera a tutte le stazioni collegate, ordinando loro di sorvegliare i missionari cristiani ed i loro neofiti, per fermare queste attività, definite come «illegali». Come riportato dall'agenzia AsiaNews, però, Padre Babu Joseph, verbita, ex-portavoce della Conferenza episcopale indiana, ha spiegato in modo chiaro la situazione: «Le parole dello swami Paramartanand hanno superato tutti i limiti. Sta chiamando apertamente alla violenza contro una parte della popolazione indiana per la sua appartenenza religiosa. Ed è ancora più grave che a farlo sia un religioso indù. Le autorità locali devono prendere provvedimenti contro chi diffonde l'odio». Da notarsi come quello di Chhattisgarh, ove lo swami Parmatmanand ha esortato a decapitare chiunque converta, sia il secondo Stato per numero di casi di violenza contro i cristiani (47 in nove mesi), subito dopo l'Uttar Pradesh (66) e prima del Karnataka (32), dello Jharkhand (30) e del Madhya Pradesh (26). 23 le chiese vandalizzate dalla folla, mentre le autorità e la Polizia hanno impedito le preghiere domenicali ed altre attività religiose in ben 85 casi, accusando anch'esse i cristiani di "conversioni", ciò che, dati alla mano, risulta totalmente falso ed infondato.

PAKISTAN E CINA
In Pakistan, a Sialkot per la precisione, nel Nord-Est del Punjab, lo scorso 19 ottobre alcuni musulmani hanno distrutto coi trattori numerose tombe cristiane nel cimitero più antico della regione, rivendicando l'area come propria, pur non potendo vantare alcun diritto su di essa. Prevedibilmente sono rimaste senza risposta le proteste delle famiglie colpite dall'atto vandalico, le forze dell'ordine non si sono minimamente occupate dell'accaduto.
In Cina, ancora, il potere comunista non ha allentato la propria feroce morsa contro i fedeli, anzi: questa volta ha chiesto - e, quel che è peggio, ottenuto - alla Apple di rimuovere in tutto il Paese dal proprio App Store l'app della Bibbia e quella del Corano, che, secondo le autorità cinesi, avrebbero violato le norme vigenti, proponendo illegalmente contenuti religiosi. Immediate, ma per ora vane le proteste dei vari gruppi per i diritti umani, che hanno subito segnalato questa nuova violazione della libertà religiosa. A confermare l'accaduto, è stata la stessa Apple all'emittente inglese Bbc.

SUD-AMERICA
In Sud-America, invece, in Bolivia per la precisione, il Difensore Civico, Nadia Cruz, con i suoi funzionari, ha guidato lo scorso 27 ottobre una marcia verso la sede della locale Conferenza episcopale, vandalizzata poi da alcuni dei partecipanti al corteo con urla e slogan dichiaratamente e vergognosamente anti-cattolici. Ignoti hanno affisso negli uffici manifesti e fatto scritte con lo spray come «Niente madri bambine», «Stupratori e preti perversi», «Io non sono pro-life», «Togliete i rosari dalle nostre ovaie», «Se c'è stupro, c'è aborto».
L'accusa rivolta alla Chiesa? È giunta da alcune istituzioni governative, supportate dalla grancassa dei media, ed è quella di aver costretto un'11enne, incinta a seguito di uno stupro, a non abortire e di averla trasferita in una località protetta. Di vero c'è esattamente l'opposto, vale a dire che molte organizzazioni abortiste hanno fatto, loro sì, pressioni sulla giovane, per indurla ad uccidere il bimbo che portava in grembo, ciò contro cui si sono chiaramente espresse la ragazza e sua madre. La giovane è stata dimessa dall'ospedale lo scorso 26 ottobre e, con una lettera scritta di proprio pugno all'indomani, ha rinunciato anche formalmente ad abortire. Su richiesta dell'Ufficio per la tutela di Bambini ed Adolescenti, per lei e per suo figlio è stata individuata una struttura di proprietà della Chiesa in località Santa Cruz de la Sierra, ove risiedere al riparo da indebite ingerenze e dai riflettori della stampa. Ciò, contro cui si è scatenato - è il caso di dirlo - l'inferno.
Per la Costituzione il Difensore Civico, che opera in modo indipendente dal governo, dovrebbe occuparsi solo di tutela dei diritti umani. Invece, secondo le dichiarazioni rilasciate dalla dottoressa Susana Inch, consulente legale della Conferenza episcopale boliviana, nel corso di un'intervista al programma «No Mentiras», trasmesso dalla rete televisiva Pat, «molti di coloro che hanno partecipato al blitz indossavano i gilet dell'Ufficio del Difensore Civico». Ed ha annunciato una denuncia, essendo stata deliberatamente danneggiata la proprietà della Conferenza dei Vescovi ed essendo stati identificati gli autori dell'esecrabile gesto. Dal canto suo la Chiesa ha precisato di non aver in alcun modo interferito nella vicenda della ragazza, ma di aver fatto solo in modo che la volontà sua e di sua madre, nonché il diritto alla vita del piccolo, fossero rispettati, anche dalle stesse autorità governative. I Vescovi hanno evidenziato come «nessuno possa essere costretto ad abortire, nemmeno di fronte alla gravità della violenza sessuale, perché l'aborto è un crimine e nessuno può essere obbligato a compiere un simile reato».
Chi fosse, del resto, alla testa del corteo contro la sede della Conferenza episcopale non è un segreto per nessuno, dato che lo stesso Difensore Civico, Nadia Cruz, ha pubblicamente dichiarato: «Sono andata personalmente a guidare la manifestazione dal mio ufficio sino alla sede della Conferenza episcopale nell'esercizio delle mie funzioni, per denunciare le violazioni dei diritti umani che la Chiesa sta commettendo in questo momento». Incredibile! Ma di questo nessuno, nel mondo, ha saputo nulla.
Insomma, ancora una volta abbiamo fatto idealmente il giro del globo, passando dalle Americhe all'Asia, ma la musica resta purtroppo la stessa. E, per i cristiani, rassomiglia sempre più ad una marcia funebre...

Fonte: Corrispondenza Romana, 3 novembre 2021

7 - SANTA CATERINA DA BOLOGNA, UN CORPO TESTIMONE DI SANTITA'
Monaca, scrittrice, maestra, mistica, artista e santa: il suo corpo intatto continua a profumare e molti fedeli hanno avuto grazie e guarigioni pregando alla sua tomba
Autore: Liana Marabini - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20-06-2021

27 marzo 1463: Severino è un ragazzotto di 20 anni solido e lavoratore. Fa il becchino per l'arcidiocesi di Bologna, un lavoro tutto sommato soddisfacente, che non gli chiede molto e che lui fa coscienziosamente. Oggi deve aiutare le monache clarisse a spostare il corpo di una loro consorella che si è spenta il 9 marzo. Le monache si occuperanno di scavare, secondo la loro regola, e passare le cinghie sotto il corpo, ma è lui che dovrà sollevarlo dalla tomba e poi adagiarlo sulla barella bianca già preparata all'uopo e poi trasferirlo con il carretto tirato dal cavallo Anselmo, il suo compagno di lavoro, fino alla nuova tomba. Severino si domanda fugacemente perché spostare un corpo seppellito meno di tre settimane prima, ma poi scaccia il pensiero: ha imparato da tempo a non porsi domande sulle logiche dei religiosi.
Le vestigia dell'inverno appena trascorso si fanno ancora sentire. L'aria è pungente e chiara, il cielo di un grigio delicato, come ghiaccio sospeso e qualche raro fiocco di neve svolazza con grazia. A Severino piace quel momento in cui si sentono gli albori della primavera e il freddo non è più così forte. Le clarisse scavano con vigore, la terra è ancora fresca, la monaca è stata seppellita direttamente in terra e senza bara, come la loro regola richiede. Lui si è protetto il naso e la bocca con un fazzoletto che usa quando deve fare questo lavoro. Non è che gli sembri difficile, fa parte dei suoi compiti, ma preferisce difendersi dagli odori sgradevoli che i corpi in decomposizione emanano quando vengono riesumati.
Ormai ci siamo, la tavola di legno che copre il corpo è già visibile: le monache l'afferrano e la passano a Severino, che la sposta fuori dalla tomba. Appaiono i lembi di tessuto di lino grezzo con il quale il corpo è stato avvolto. Il ragazzo si aspetta di sentire l'odore che tanto bene conosce, ma qual è il suo stupore quando dalla tomba fuoriesce un profumo di fiori! Com'è possibile? A fine marzo niente è fiorito, tranne qualche bucaneve sparso, lontano da lì, ai margini del cimitero. Le quattro clarisse che lo accompagnano guardano il corpo che lentamente appare da sotto la terra scura. Anche loro sentono il profumo ma non sono affatto meravigliate, loro sanno che quel corpo profuma di fiori, è stato così fin dal momento della sepoltura. Spesso sono venute qui e hanno sentito il profumo per tutti quei giorni. È la ragione per la quale si sono pentite di averla seppellita così, direttamente in terra, intuendo che quel corpo apparteneva ad una santa. Avevano così deciso di darle una sepoltura migliore e più degna.

FONDATRICE DEL MONASTERO DELLE CLARISSE DI BOLOGNA
Severino afferra le cinghie unite in mezzo e solleva senza apparente sforzo il corpo gracile, poi lo adagia con delicatezza sulla barella fissata sul piccolo carro. Il profumo ormai è molto forte ed emana dalla defunta. Le monache spostano un lembo di panno e le scoprono il viso. È sereno, ha solo il naso un po' schiacciato, ma miracolosamente il volto si ricompone. Le monache si fanno il segno della croce e Severino si aggrappa al cappello sformato che aveva tolto dalla testa. Il cavallo Anselmo si mette in movimento, tenuto per le biglie dal ragazzo che gli cammina accanto. Le monache seguono il carretto, verso la nuova tomba.
La defunta è Caterina (8 settembre 1413 - 9 marzo 1463), badessa e fondatrice del monastero delle clarisse di Bologna. Nata in una famiglia dell'alta borghesia, figlia di Benvenuta Mammolini di Bologna e di Giovanni de' Vigri, prestigioso notaio ferrarese che lavorava per Niccolò III d'Este, marchese di Ferrara (1383-1441), Caterina crebbe alla corte di Niccolò III come dama di compagnia di sua moglie Parisina Malatesta (1404-1425) e divenne amica per tutta la vita della figlia naturale Margherita d'Este († 1478). Durante questo periodo ricevette una buona educazione alla lettura, alla scrittura, alla musica, al suonare la viola ed ebbe accesso ai codici miniati della biblioteca della Corte d'Este.
Nel 1426 fu scritta una delle pagine più scure della storia estense: Niccolò III, scoperta l'infedeltà della giovane moglie Parisina, che si era presa per amante niente meno che Ugo, uno dei figli illegittimi del marito, fu condannata a morte insieme a lui. Dopo la decapitazione di Parisina d'Este e di Ugo, Caterina lasciò la corte e si unì a una comunità laica di beghine che conducevano una vita semi-religiosa e seguivano la regola agostiniana. Le donne erano indecise se invece aderire alla regola francescana, cosa che alla fine avvenne.
Nel 1431 la casa delle beghine fu trasformata nel convento delle Clarisse Osservanti del Corpus Domini, che passò da 12 donne nel 1431 a 144 verso il 1450. Caterina, che era rimasta molto amica di Margherita d'Este, e ricevuto in regalo da quest'ultima il palazzo che poi divenne monastero, visse al Corpus Domini di Ferrara dal 1431 al 1456, servendo come maestra delle novizie. Era un modello di pietà e riferì di aver sperimentato miracoli e diverse visioni di Cristo, della Vergine Maria, di san Tommaso Becket e di san Giuseppe, nonché di eventi futuri, come la caduta di Costantinopoli nel 1453. Scrisse numerosi trattati religiosi, lodi, sermoni e copiò e illustrò il suo breviario.

MONACA, SCRITTRICE, MAESTRA, MISTICA, ARTISTA E SANTA
Nel 1455 i francescani e i governanti di Bologna le chiesero di diventare badessa di un nuovo convento, che doveva essere istituito col nome di Corpus Domini nella loro città. Lasciò Ferrara nel luglio 1456 con 12 suore per iniziare la nuova comunità e vi rimase badessa fino alla sua morte, avvenuta il 9 marzo 1463.
E con la morte, Caterina diventò un caso unico nella storia della Chiesa. Abbiamo anche una testimonianza, fatta da una delle presenti, suor Illuminata Bembo, una beata, che aveva assistito alla sepoltura iniziale:
"Allorché la fossa fu pronta e quando vi calarono il corpo, che non era racchiuso in una bara, esso emanava un profumo d'indescrivibile dolcezza, riempiendo l'aria tutto intorno. Le due sorelle, che erano discese nella tomba, mosse a compassione dal suo viso bello e radioso, lo coprirono con un panno e posero una rozza tavola alcuni centimetri sopra il corpo, affinché le zolle di terra non la toccassero. Tuttavia la fissarono così goffamente che, quando la fossa fu riempita di terra, il viso ed il corpo furono lo stesso a contatto col terreno. Le sorelle venivano a visitare spesso la tomba, e notavano sempre il dolce odore che la circondava. Giacché non c'erano fiori, né erbe aromatiche accanto alla fossa, ma solo arida terra, esse si convinsero che il profumo proveniva proprio dalla tomba".
Vissuta in quel meraviglioso secolo di umanesimo rinascimentale, Caterina è una donna del suo tempo: è monaca, scrittrice, maestra, mistica, artista e santa, qualità che la fanno entrare di diritto in quel concetto dell'uomo (in questo caso donna) universale così caro al Rinascimento. È santa patrona degli artisti, insieme al Beato Angelico. È stata venerata per due secoli e mezzo prima di essere ufficialmente canonizzata nel 1712 dal papa Clemente XI (1649-1721).
Il Corpus Domini di Bologna è uno dei santuari più cari alla devozione popolare, conosciuto anche come "Chiesa della Santa" proprio perché qui è conservato il corpo di Caterina de' Vigri. Intatto, piazzato in una cappella di vetro, dove può essere vista. Il suo corpo continua a secernere un olio profumato, ragione per la quale gli abiti vengono cambiati periodicamente. Molti fedeli hanno avuto diverse grazie e guarigioni, pregando davanti al corpo di santa Caterina. [...]

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20-06-2021

8 - OMELIA SOLENNITA' CRISTO RE - ANNO B (Gv 18,33-37)
Il mio regno non è di questo mondo
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Oggi, ultima domenica del Tempo ordinario, è la solennità di Cristo Re. Il Vangelo ci propone la scena dell'incontro di Cristo con Pilato. Il Re dell'universo sta davanti al rappresentante di una potenza terrena destinata a cadere. Egli, l'uomo che proclama la libertà dei figli di Dio, è prigioniero: Egli, la Santità stessa, è punito come un malfattore. È proprio in questo violento contrasto che appare in tutta la sua grandezza la Missione reale di Cristo Salvatore.
Gesù, interrogato da Pilato, afferma chiaramente di non aspirare ad un potere politico: «Il mio regno non è di questo mondo» (Gv 18,36), ma non nega di avere un regno di natura ben diversa. Gesù non rifiuta il titolo di re, ma ne precisa il significato profondo. Mentre il Signore si era sempre sottratto alle folle che nei momenti di entusiasmo volevano proclamarlo re, ora che sta per essere condannato a morte e si sta avviando alla Croce, confessa chiaramente la sua regalità. E, alla domanda di Pilato: «Dunque tu sei re?» (Gv 18,37), risponde: «Tu lo dici: io sono re» (ivi).
Gesù è il Re dell'universo perché è il Figlio di Dio, perché, insieme al Padre e allo Spirito Santo è il Creatore di ogni essere visibile e invisibile. Inoltre, è il Re dell'universo perché, con la sua Incarnazione, Morte e Risurrezione, Egli è il Redentore, ovvero Colui che salva il mondo intero dal naufragio del peccato. Noi tutti siamo di Gesù, apparteniamo a Lui, per creazione e per redenzione: Egli è il nostro Re.
Su questa terra, tutte le potenze umane sono destinate a cadere. La storia insegna che ad un impero ne succede un altro e che tutto ciò che è umano poggia su delle fondamenta vacillanti. Solo il Regno di Gesù Cristo durerà per sempre e la prima lettura di oggi dice chiaramente: «Il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai» (Dn 7,14). Lungo i secoli in molti hanno cercato di cancellare il Cristianesimo dalla faccia della terra, ma nessuno di essi vi è riuscito. Uno dei più fieri persecutori della Chiesa fu Napoleone, il quale finì la sua vita relegato all'isola di Sant'Elena chiedendo perdono a Dio dei suoi peccati e confessandosi con vero pentimento da un sacerdote mandato appositamente dal Papa.
La regalità di Cristo consiste nell'annunciare la Verità, nel condurre gli uomini alla Verità suprema, liberandoli da ogni tenebra di errore e di peccato: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Se pertanto vogliamo che Gesù regni su di noi, in nessun modo devono regnare in noi il peccato e la menzogna. Dobbiamo dunque professare la retta Fede, la Fede trasmessa dagli Apostoli che si custodisce nella Chiesa, e vivere in conformità al Vangelo, secondo la morale insegnata infallibilmente dal Magistero. Non accettare la Fede e la morale della Chiesa significa rifiutare la Verità e allontanarci da Cristo Re.
Per questa Fede, molti cristiani hanno affrontato la morte, preferendo la regalità di Cristo piuttosto che la schiavitù del peccato. Uno di questi martiri è stato il beato Michele Pro che rese la suprema testimonianza di fedeltà a Cristo e alla Chiesa durante la violenta persecuzione che scoppiò nel Messico nella prima metà del secolo ventesimo. Egli era un sacerdote gesuita e, durante la persecuzione fino al giorno della sua cattura, esercitò di nascosto il suo ministero sacerdotale in mezzo a pericoli di ogni genere. Venne purtroppo il giorno della sua cattura e, infine, fu condannato alla fucilazione. Morì gridando: «Viva Cristo Re!», entrando così nel Regno eterno preparato per tutti coloro che servono fedelmente su questa terra Gesù, il Re eterno.

Nota di BastaBugie: dopo aver chiesto a Gesù che cos'è la verità, nel film la Passione di Mel Gibson, Pilato si confronta sull'argomento con la moglie Claudia. Lei sostiene di sentire la verità e allora il marito le chiede come si faccia a sentirla. Claudia gli risponde: "Se non vuoi ascoltare la verità, nessuno te la può dire". Infatti, come dice Gesù a Pilato, nel Vangelo di questa domenica, chi vuole sentire la verità ascolta la Sua voce. Ne deriva che chi non vuole ascoltare la verità, non ascolta Gesù... ma solo se stesso e le proprie voglie.

PER INTEGRARE L'OMELIA
Per integrare l'omelia della solennità di Cristo Re va approfondito il tema della Regalità sociale di Cristo, principio cardine della Dottrina Sociale della Chiesa.
Molto utile al riguardo il seguente articolo da noi pubblicato in passato:
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=676

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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