BastaBugie n°751 del 12 gennaio 2022

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1 NOVAK DJOKOVIC NON CE L'HA FATTA
L'Australia cancella il visto ed espelle il tennista serbo, numero 1 al mondo, che se avesse vinto il torneo sarebbe diventato il tennista più vincente della storia (VIDEO IRONICO: Ragazzo vaccinato)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 STIAMO DIVENTANDO COME LA COREA DEL NORD?
Con l'obbligo di vaccinarsi ai 50enni il Governo crea un ghetto... del resto Draghi aveva già detto che voleva espellere dalla società e discriminare chi non si voleva vaccinare (VIDEO: Londra né greenpass né mascherine)
Autore: Carlo Lottieri - Fonte: Blog di Nicola Porro
3 LETTERA AL TITOLARE: NON MI VACCINO E NON MI PIEGO AL GREEN PASS
Ero una partita iva, ma i vari lockdown mi hanno fatto chiudere ed ora, da operaio, sono costretto a scegliere se piegarmi o no: questa realtà mi toglie il fiato, ma poi il mio sguardo volge verso il cielo e Gesù mi sorride
Autore: Christian - Fonte: Fonte: internet
4 IL REFERENDUM DEI RADICALI A FAVORE DELLA DROGA E' UNA FRODE
Sarà abolito il carcere per la coltivazione di qualsiasi tipo di droga, quindi non soltanto la marjuana ma anche gli oppiacei e la cocaina... e il governo Draghi ha aiutato per la raccolta firme (VIDEO: Droga, chi c'è passato dice no)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
5 A CAPODANNO AGGREDITA UNA 19ENNE IN PIAZZA DUOMO A MILANO DA UN BRANCO DI STRANIERI
Da alcuni anni le violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali è diventata la normalità alla quale dovremo abituarci (ricordate Colonia 2016?)
Autore: Pierpaolo Lio - Fonte: Corriere della Sera
6 AVVENIRE E ALETEIA CONTRO I CATTOLICI NON ALLINEATI AL POTERE
Media cattolici pro vax sono finanziati da Soros e Gates come, ad esempio, un consorzio guidato da Aleteia (in combutta con le compagnie che producono i vaccini) per silenziare i giornalisti cattolici non allineati
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 LO SPORT FEMMINILE SARA' PRESTO ANNIENTATO DAI TRANSESSUALI
Si prevede che entro una decina d'anni ogni record sportivo detenuto da una donna sarà cancellato perché un maschio che ''si sente donna'' lo supererà facilmente
Autore: Luca Volontè - Fonte: Provita & Famiglia
8 OMELIA II DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Gv 2,1-11)
Qualsiasi cosa vi dica, fatela
Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

1 - NOVAK DJOKOVIC NON CE L'HA FATTA
L'Australia cancella il visto ed espelle il tennista serbo, numero 1 al mondo, che se avesse vinto il torneo sarebbe diventato il tennista più vincente della storia (VIDEO IRONICO: Ragazzo vaccinato)
Autore: Ermes Dovico - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11-01-2022

Se non si è superata fin qui la fantasia di Kafka (vedi l'infelice Josef K. del suo Processo), è solo perché il caso di Novak Djokovic è finito davanti a un giudice, Anthony Kelly, che ha mostrato buonsenso. Ricordiamo in sintesi i fatti.
Dopo che il tennista serbo era stato trattenuto dai funzionari di frontiera all'aeroporto di Melbourne la notte tra il 5 e il 6 gennaio, e il suo visto temporaneo cancellato, il giudice Kelly nell'udienza di ieri ha ribaltato la decisione sul visto e disposto che Djokovic venisse liberato entro mezzora dalla detenzione per immigrati. Come è poi avvenuto. La toga australiana ha anche stabilito che il Ministero degli Interni, l'altra parte convenuta in giudizio, debba pagare le spese processuali di Novak. Nell'ordine del giudice si legge che il ministro Karen Andrews (che nei giorni precedenti l'udienza aveva detto che Djokovic non era prigioniero ma «libero di lasciare l'Australia») ha concesso che la decisione alla frontiera di cancellare il visto era «irragionevole» per le circostanze in cui è stata presa.
In particolare, alle 5.20 locali della mattina del 6 gennaio - dopo un'intera notte tra interrogatori vari nei quali il tennista aveva spiegato di avere tutte le carte in regola - a Djokovic era stato concesso tempo fino alle 8.30 (appena tre ore!) per riposare un po' e poter contattare i suoi legali, così da fornire le risposte capaci di evitare l'annullamento del visto. Ma gli stessi funzionari avevano svegliato il fuoriclasse neanche un'ora dopo cercando di convincerlo che fosse meglio per lui concludere prima l'interrogatorio, senza contattare nessuno. Risultato: alle 7.42 il visto di Djokovic veniva cancellato. Una (fondamentale) concessione di tempo rinnegata, insomma, come ha affermato, dopo aver letto i verbali degli interrogatori alla frontiera, il giudice Kelly. Il quale, in aula, ha pure osservato: «Abbiamo queste persone che dicono: "Guarda, contattare i tuoi avvocati non servirà a nulla, quindi perché non la finiamo qui?"».

DETENUTO IN UN HOTEL-PRIGIONE
Di fronte a questa plateale lesione dei diritti di Djokovic - cui si è aggiunta l'umiliazione di essere detenuto in un hotel-prigione per richiedenti asilo, privato di quasi tutti gli effetti personali, con cibo avariato e scarafaggi nelle camere (così la stampa), impossibilitato a partecipare alle celebrazioni del Natale ortodosso e senza potersi allenare per quattro giorni (fino a ieri, quando è andato alla Rod Laver Arena da uomo libero) - l'avvocato C. Tran, per il Ministero degli Interni, ha dovuto comunicare che il ministro Andrews aveva deciso di riconoscere l'irragionevolezza della decisione di cui sopra. Ma prima della fine dell'udienza la Corte è stata informata che un altro esponente del Governo australiano, il ministro per l'Immigrazione Alex Hawke, considererà se esercitare il suo potere personale, molto discrezionale, di cancellare comunque il visto.
Un fatto che potrebbe portare a un divieto di ingresso di Novak sul territorio australiano per 3 anni. Secondo quanto riferisce il giornale The Age, Hawke avrebbe dovuto decidere entro 4 ore, ma il ministro ha rinviato a martedì 11 gennaio ogni eventuale decisione. Nel momento in cui scriviamo, alla luce delle 7-10 ore di fuso orario con l'Australia, non sono trapelate novità.
Rimane il fatto che Djokovic si è dovuto districare tra una giungla di regole, conflitti e rimpalli di responsabilità che coinvolgono Tennis Australia - la federazione nazionale che ha un normale interesse alla partecipazione del numero 1 al mondo e campione in carica degli Australian Open -, lo Stato di Victoria (dove Djokovic è atterrato e dove si svolgerà il torneo dal 17 al 30 gennaio) e il Governo federale. Rimandando a The Age per una ricostruzione delle principali date della saga, ricordiamo che il serbo aveva ottenuto dal Governo federale il 18 novembre 2021 un visto temporaneo per l'ingresso nel Paese, poi un'esenzione medica dalla vaccinazione ufficializzata da Tennis Australia il 30 dicembre e appoggiata da un panel di esperti dello Stato di Victoria (riguardo al giallo della presenza in pubblico all'indomani del test positivo del 16 dicembre, questo può contare come un'imprudenza di Djokovic ma se il test è veritiero non inficia l'esenzione ottenuta) e il 5 gennaio il premier federale Scott Morrison aveva affermato che l'esenzione fosse «una questione di competenza del governo di Victoria». Salvo cambiare rotta qualche ora più tardi, sull'onda del baccano pubblico contro Djokovic, e twittare «le regole sono regole» poco dopo la decisione dei funzionari di frontiera. Un pasticcio totale.

IL DIRITTO AL LAVORO
Leggendo tutta la trafila si comprende che Novak, lungi dall'essere trattato quale il "privilegiato" descritto dal mainstream, ha fatto il possibile per riacquisire un suo diritto - giocare a tennis, il suo lavoro - muovendosi tra regole (peraltro cangianti) al limite dell'impossibile per chi non si è vaccinato contro il Covid. Di qui la domanda retorica del giudice Kelly: «Che cosa poteva fare di più quest'uomo?».
Il suo caso è la punta dell'iceberg della barbarie del vaccinismo, inteso come ideologia che - si badi bene - nulla c'entra con la libera scelta di chi vuole vaccinarsi, bensì riguarda la volontà da parte di un potere centrale di costringere alla vaccinazione l'intera popolazione, senza riguardo a un virus che colpisce in modo diverso in base ad età e altre condizioni personali, alla possibilità di cure domiciliari precoci, alle riserve morali sui più noti vaccini anti-Covid e alle loro stesse peculiarità.
Gli ostacoli posti a Djokovic e a chi non si vaccina continuano a fondarsi sul pregiudizio antiscientifico, ma duro a morire, dei vaccinati totalmente non contagiosi (e anche "immuni") e dei non vaccinati untori. A ciò si aggiunga l'irrazionalità del giro di vite contro uno straniero che è venuto in Australia per giocare - uno contro uno - su un campo di tennis. Ma forse c'entra qualche incredibile stato di emergenza? No. L'Australia è in estate e i dati ufficiali, per un Paese di circa 26 milioni di abitanti, non tratteggiano certo un'emergenza: attualmente sono 324 i pazienti in terapia intensiva e 5.666 gli ospedalizzati; c'è un totale di 2.389 morti per Covid in due anni.
L'accanimento contro Djokovic è quindi il segno di un potere (non solo australiano, evidentemente) che sragiona e crea divisione sociale. Inducendo a condannare senza appello sui media di mezzo mondo un professionista che nell'aprile 2020 - con l'Italia in piena crisi da virus - era stato lodato per aver donato un milione di euro all'ospedale di Treviglio per fronteggiare il Covid (in mezzo ad altre donazioni). Questo prima che insorgesse il manicheismo vaccinista, che per il bene di tutti bisognerebbe lasciarsi alle spalle.

Nota di BastaBugie: aggiornamento della situazione tratto dal Corriere della Sera del 16 gennaio 2022.
Novak Djokovic ha perso il suo ricorso contro la decisione dell'Australia di cancellargli il visto, ed è stato espulso dal Paese. La sentenza della corte federale, che non doveva valutare il merito della vicenda, ma solo la correttezza formale della decisione del governo australiano, fondata sui poteri speciali di cui gode il ministro dell'Immigrazione Alex Hawke, era da molti considerata scontata. Djokovic ha lasciato il continente con un volo che è decollato intorno alle ore 12.30 italiane (le 22.30 australiane). Destinazione Dubai. Il 34enne serbo numero 1 del tennis mondiale non potrà dunque difendere il suo titolo all'Australian Open, il primo dei tornei dello Slam della stagione 2022 al via lunedì 17 gennaio, e andare alla caccia del suo 21° Slam in carriera, che gli farebbe staccare Rafa Nadal e Roger Federer, entrambi a quota 20.
«Sono estremamente deluso dalla sentenza della Corte che ha respinto la mia richiesta, il che significa che non posso rimanere in Australia e partecipare agli Australian Open. Ora mi prenderò un po' di tempo per riposarmi e riprendermi, prima di fare ulteriori commenti - ha commentato a caldo Djokovic -. Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti in relazione alla mia partenza dal Paese. Mi dispiace che l'attenzione delle ultime settimane sia stata su di me e spero che ora possiamo concentrarci tutti sul gioco e sul torneo che amo. Vorrei augurare ai giocatori, ai funzionari del torneo, allo staff, ai volontari e ai fan tutto il meglio per questa edizione. Infine, vorrei ringraziare la mia famiglia, i miei amici, la mia squadra, i tifosi e i miei compagni serbi per il vostro continuo supporto. Siete stati tutti una grande fonte di forza per me». Il padre Srdjan - che già nei giorni scorsi aveva paragonato il figlio a Gesù - ha usato invece altri toni in un post su Instagram: «Il tentativo di assassinare il miglior sportivo del mondo è finito, 50 proiettili nel petto di Novak».[...]
Per il presidente serbo Aleksandar Vucic, Novak Djokovic può tornare a testa alta nel suo Paese. Vucic ha detto di aver parlato con il tennista e di avergli detto che tutti lo aspettano in Serbia: «Quelli che pensano di aver affermato dei principi hanno dimostrato di non avere principi. Hanno maltrattato un tennista per dieci giorni per poi prendere una decisione che conoscevano dal primo giorno. Le autorità australiane stanno semplicemente mentendo. Dicono che in Serbia meno del 50% delle persone è vaccinato quando la percentuale è del 58%, un numero maggiore di molti altri Paesi europei. È un argomento inutile, ma è stato utilizzato in questa performance orwelliana». [...]
La sentenza è arrivata alle 7.45 italiane (le 17.45 in Australia) di domenica 16 gennaio dalla Corte federale australiana. Con una decisione unanime i giudici James Allsop, Anthony Besanko e David O'Callaghan hanno respinto il ricorso di Djokovic. [...]
Dopo la sentenza, il tennista è tornato al Park Hotel, in seguito si è recato in aeroporto per prendere il volo della Emirates per Dubai. Restano i dubbi sul suo futuro possibile rientro in Australia. Una sentenza del genere, usualmente, porta con sé un divieto di ingresso in Australia per tre anni (anche se sono previste delle eccezioni): un enorme ostacolo per il sogno di Djokovic di conquistare il Grande Slam, vincere cioè in un anno solare tutti e 4 i trofei principali del tennis mondiale: Australia, Parigi, New York e Wimbledon. Il serbo - che era stato inserito nel tabellone del torneo come testa di serie numero 1 -  avrebbe dovuto esordire lunedì 17 alla Rod Laver Arena contro il connazionale Kecmanovic. Al suo posto in tabellone entra un «lucky loser»: è l'italiano Salvatore Caruso, numero 150 del mondo . Diventano quindi 10 nel tabellone principale gli italiani, guidati da Matteo Berrettini.
Djokovic, nella mattinata australiana - quando in Italia era ancora la serata di sabato - aveva lasciato il Park Hotel (la struttura per rifugiati dove era stato condotto dopo la prima revoca del visto e dove era tornato sabato) e raggiunto gli studi dei suoi legali, che hanno provato a ribadire la posizione del serbo. Nick Wood, uno degli avvocati di Djokovic, ha contestato - supportato anche da alcuni articoli pubblicati sui media (in particolare uno della Bbc del 6 gennaio) - che il ministro non abbia cercato le attuali opinioni di Djokovic a proposito della vaccinazione, riferendosi invece al pensiero del serbo dell'aprile del 2020, quando non c'era ancora un vaccino contro il Covid. Wood ha poi portato a sostegno della difesa del campione serbo la poca considerazione delle conseguenze dell'annullamento del visto e l'«irrazionalità» della decisione che potrebbe portare a una reazione dei no vax. «Il governo non sa quali siano le attuali opinioni del signor Djokovic», ha insistito Wood. [...]

VIDEO "RAGAZZO VACCINATO" parodia di Jovanotti
Nel seguente video ironico (durata: 4 minuti) dal titolo "Ragazzo vaccinato" si può ascoltare la parodia di Fabio Lucentini della canzone Ragazzo fortunato di Jovanotti.


https://www.youtube.com/watch?v=ZECV3UT8A14

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11-01-2022

2 - STIAMO DIVENTANDO COME LA COREA DEL NORD?
Con l'obbligo di vaccinarsi ai 50enni il Governo crea un ghetto... del resto Draghi aveva già detto che voleva espellere dalla società e discriminare chi non si voleva vaccinare (VIDEO: Londra né greenpass né mascherine)
Autore: Carlo Lottieri - Fonte: Blog di Nicola Porro, 6 gennaio 2022

Quanti s'arrogano il diritto di gestire la nostra esistenza, e pretendono pure di disporre del corpo altrui, hanno preso le loro decisioni, optando tra l'obbligo vaccinale sopra i 50 anni per tutti. Nella sostanza, con questa misura l'Italia espellerà dal mondo produttivo e dalla società molte centinaia di migliaia di persone, introducendo ghetti ancora più duri e brutali di quelli già in vigore.
Nonostante la retorica dei media di regime continui a battere sulla grancassa della solidarietà di maniera e di quello che viene presentato come un "dovere civico", a questo punto ci troviamo entro un sistema politico sempre più autoritario, il quale pretende di legittimarsi su base tecnocratica e ora si appresta a espellere dal lavoro numerosi nostri concittadini, "rei" di non avere consegnato il braccio allo Stato. Di conseguenza molti abbasseranno la testa e si vaccineranno contro la loro volontà.
Usare in questo contesto il termine "autoritario" non è una forzatura, se soltanto si considera che la cultura accademica mainstream ha ormai ampiamente legittimato un ritorno di logiche fasciste perfino per contrastare il cambiamento climatico. [...]
Nella cultura politica egemone la logica autoritaria non è ad appannaggio di piccoli gruppi radicali, come si vorrebbe far credere, ma invece è interpretata dalle élite e da una parte significativa della massa, ormai ampiamente narcotizzata.

CAOS TAMPONI: SERVONO O NO?
La situazione è la seguente. Anche se i vaccini hanno mostrato di funzionare in maniera assai imperfetta e anche se - ad esempio - colui che ha accettato la vaccinazione non è affatto potenzialmente meno infettante di chi ha fatto un tampone nelle ultime 48 ore, il green pass "base" utilizzato in questi mesi non basterà più. La cosa è paradossale, dato che in una serie di circostanze - per visitare qualcuno in ospedale, ad esempio - anche ai vaccinati viene spesso chiesto di fare un tampone (riconoscendo che il vaccino non garantisce molto), ma quel medesimo test non sarà più sufficiente per lavorare. E tutto questo mentre a diffondersi è una versione ben poco pericolosa del Covid-19, l'Omicron, e molti infettati sono appunto tra i plurivaccinati.
Non c'è alcun serio ragionamento scientifico che possa giustificare una simile barbarie giuridica, che sta mettendo in una situazione disperata un numero altissimo di persone. Il calcolo è tutto politico e questo è stato ben chiaro fin dall'inizio: altrimenti non si capirebbe perché in Svizzera un guarito ottenga un pass che dura 12 mesi ed è pure rinnovabile di tre mesi in tre mesi in presenza di alti valori anticorpali, mentre da noi la durata dell'esenzione è soltanto di 6 mesi.
In Italia, così, abbiamo costruito una serie di ghetti e abbiamo creato un gran numero di emarginati. Alle molte migliaia di lavoratori già ora "sospesi" a tempo indeterminato - tanto più che il ceto politico non ha alcuna intenzione di porre fine alla pandemia - se ne aggiungeranno tantissimi altri. S'è edificato un mondo di paria e senza diritti, con il pieno consenso dei sindacati di regime. Questi nostri concittadini che hanno scelto legittimamente di non vaccinarsi proveranno a resistere usando i risparmi (se ne hanno) oppure cercheranno la solidarietà di altri; immagineranno forme alternative e illegali di lavoro; molti di loro, certamente, rinunceranno ai loro principi e alle loro idee e quindi alla fine si faranno vaccinare, perché esiste sempre un punto di resistenza oltre il quale non si può più procedere.

NUOVI GHETTI
Aveva compreso già tutto Alexander Solzenycin, quando nel gulag aveva scritto che "a vantaggio di chi governa, e a scapito di chi viene governato, l'uomo è fatto in maniera tale che - fin che resta in vita - c'è sempre qualcosa di più che gli si può fare". I nostri padroni sanno sempre che a un certo punto troveranno qualcosa che ci farà crollare: che la nostra resistenza verrà meno. Tra i renitenti, naturalmente, più di uno sta cercando di capire in che modo sia possibile andarsene con la propria famiglia e rifarsi una vita altrove: nel Regno Unito, in Svezia, in Florida ecc.
Oltre a ciò abbiamo altre piccole tragedia. Abbiamo infatti persone, spesso anziane, che si trovano confinate in piccole isole e senza alcuna possibilità di andare a farsi curare, dato che non possono utilizzare i traghetti. Chi vive a Sant'Erasmo (nella laguna veneta) oppure a Filicudi (a nord della Sicilia), se non accetterà di farsi vaccinare non potrà recarsi in ospedale e accedere ai servizi sanitari. Perfino tutti i non vaccinati della Sardegna che avessero bisogno di qualche visita sul continente dovranno rinunciarvi. Una follia.
È insomma un mondo infernale, profondamente violento e ingiusto, quello che l'attuale governo ha allestito per una fetta significativa della popolazione, ma non si può dire che Mario Draghi sia stato disonesto, dato che già a fine novembre aveva dichiarato: "Spero che coloro che da oggi saranno oggetto di restrizioni possano tornare a essere parte della società con tutti noi". La logica del ghetto non è mai stata celata, ma anzi è stata posta al centro delle scelte politiche.
Essere fuori dalla società, in effetti, significa trovarsi in un ghetto legale: in un mondo separato nel quale numerosi diritti sono negati. Draghi è un tecnocrate cinico e del tutto irrispettoso dei diritti fondamentali, ma ha il pregio di esprimere con chiarezza e trasparenza quello che pensa dei propri sudditi. Il costruttore dei nuovi ghetti, quanto meno, non si nasconde dietro a un dito.

Nota di BastaBugie: Giuseppe De Lorenzo nell'articolo seguente dal titolo "Miozzo choc: Basta democrazia. Arrestiamo i no vax" spiega perché l'ex coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico evoca l'arresto dei no vax.
Ecco l'articolo completo pubblicato sul Blog di Nicola Porro l'8 gennaio 2022:

Agostino Miozzo, poco rimpianto capo del Cts ai tempi dell'era Conte, in Corea del Nord ci ha vissuto davvero. Un Paese dove c'è una "dittatura vera", ricorda. E da cui deve aver imparato i fondamenti del regime. Già, perché oggi, nella sua intervista rilasciata al Corriere, è arrivato a proporre per l'Italia un modello Kim Jong-un. In sintesi: basta democrazia in nome dell'emergenza pandemica, arresto per i dissidenti no vax e multe da capogiro a chi non si piega alla puntura obbligatoria.
Il brutto è che non stiamo esagerando noi. Ha detto proprio così. Sentite qui. Il giornalista chiede: la convince la multa da 100 euro per gli over 50 che violano l'obbligo vaccinale? Risposta: "Lo chiede a me? Io metterei l'obbligo assoluto totale. Nell'emergenza in cui siamo non ci è permesso essere democratici. Tutti abbiamo parlato di guerra. E in guerra decide il comandante. E si prende le responsabilità". Avete capito? Ripetiamo: nel mezzo dell'emergenza Covid "non ci è permesso essere democratici". Affermazione che, per proprietà transitiva, si traduce nel decisionismo assoluto di "un comandante" unico, cioè una sorta di dittatore, che il professor Umberto Galimberti ha già identificato nel salvifico Mario Draghi. Visto che sogna di traslocare al Quirinale, un tempo residenza dei Pontefici, potremmo eleggere SuperMario direttamente successore di Pietro col Triregno, l'infallibilità papale e il governo monarchico su tutta Italia. Cosa ne dite?
Ma torniamo a Miozzo. Seconda domanda del giornalista: Quale sanzione prevederebbe per chi non si vaccina? Risposta: "Anche l'arresto". Ripetiamo: l'arresto. Come nelle Filippine del dittatore (aridaje) Duterte: lì se i non vaccinati escono di casa, la polizia li prende, li ammanetta e li butta in galera. Non sappiamo se Miozzo oltre che in Corea del Nord abbia abitato e lavorato anche nelle Filippine, ma deve averne comunque appreso i metodi. In fondo basta ripetere il ritornello "i non vaccinati fanno correre pericoli agli altri" per giustificare tutto, pure derive liberticide, propositi dittatoriali, fine della democrazia e arresti indiscriminati.
Ora ci rivolgiamo agli ultras delle chiusure anti no vax e no pass. Fate una pausa e riflettete: non vi pare di esagerare un tantino?

VIDEO: LONDRA SENZA GREENPASS E MASCHERINE
La normalità è possibile come dimostra la Gran Bretagna. Servizio di Fuori dal coro su Rete 4 (2 novembre 2021).


https://rumble.com/vs9sx4-londra-senza-greenpass-e-mascherine.html

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Fonte: Blog di Nicola Porro, 6 gennaio 2022

3 - LETTERA AL TITOLARE: NON MI VACCINO E NON MI PIEGO AL GREEN PASS
Ero una partita iva, ma i vari lockdown mi hanno fatto chiudere ed ora, da operaio, sono costretto a scegliere se piegarmi o no: questa realtà mi toglie il fiato, ma poi il mio sguardo volge verso il cielo e Gesù mi sorride
Autore: Christian - Fonte: Fonte: internet

Ciao (nome titolare) e buon anno.
Rispondendo alla tua email, sono a ringraziarvi per la fiducia e l'opportunità datami.
Sono sicuro che un accordo economico sarà l'ultimo dei nostri problemi, rifletto però sulla tua domanda relativa ai tempi che corrono.
Ragiono come padre di famiglia, come uomo responsabile della vita di altri esseri umani che da me dipendono, come uomo religioso che ha in Gesù Cristo l'unico punto di riferimento, nella sacra scrittura, la Bibbia, parola di Dio.
Alla tua domanda ho solo una risposta, che è la stessa che elaborai all'inizio di tutta questa farsa.
Non voglio fare un trattato filosofico e neppure un diktat morale, ma la mia convinzione rimane tale e quale.
Non mi inginocchierò mai davanti all'uomo, tanto meno se si arroga il diritto di decidere sulla mia vita, sulle mie libertà, sulla mia morale, e soprattutto se mi ordina di contravvenire ai comandamenti che Dio mi ha dato.
Comandamenti sui quali incentro la mia vita, la mia morale e la mia libertà.
Pertanto, escludendo a priori una inoculazione di un siero sperimentale mortale, pericoloso e soprattutto inutile, non sottostarò mai al consecutivo gioco a cui vorrebbero obbligarmi a partecipare. I tamponi, ormai dichiaratamente e ufficialmente spiegati come inutili dallo stesso CDC americano, in quanto possono confondere influenza con covid, e valutando la pericolosità di omicron che è pari ad un raffreddore (dichiarazioni ufficiali dei medici in Africa scopritori della variante) e leggendo i dati ormai incontrovertibili che girano in tutto il mondo tranne che in Italia, non posso che non obbedire ad una narrazione orweliana, distopica, autoritaria e dittatoriale, che attraverso la nuova bibbia, la televisione, e un nuovo dio, il vaccino, vuole convincerci che l'unica "verità" è nelle mani di una falsa scienza, asservita ad interessi economici sproporzionatamente giganteschi delle note case farmaceutiche.
Non posso e non voglio obbedire a uomini politici che nel dichiararsi per il bene altrui, in realtà stanno facendo solo giochi di poltrone e di soldi, contravvenendo ogni regolamento internazionale sui diritti umani e la nostra costituzione.
Detto questo, io credo in Dio e nella Sua Divina Provvidenza, credo nella vera Santa Chiesa e nella comunione dei Santi, che ci hanno insegnato la vera dottrina (non quella che oggi "qualcuno" vuole imporci) ma soprattutto nella preghiera, azione che accompagna ogni mia giornata.
Non ho paura dell'uomo, che può fare perire solo il mio umile e corrotto corpo, ma temo Colui che può farmi perire per l'eternità giudicando e condannando la mia anima.
Credo nello Spirito Santo che attraverso la Sua luce illumina le mie scelte.
Tutto quello che stiamo vivendo è, che ci crediate oppure no, ma ormai è fin troppo evidente anche ai più convinti, una vera e propria manipolazione, un controllo coercitivo che vuole obbligarci ad una spersonalizzazione forzata, atta a raggiungere un unico scopo, l'ubbidienza incondizionata.
Ti sembrerò pazzo, ma tutto quello che sta accadendo (green pass, prima dose, seconda dose, terza dose, forse una quarta, tamponi per i vaccinati, obbligo vaccinale nascosto) io lo avevo già chiaro nella mia mente, era già evidente all'inizio e lo dicevo già alle prime avvisaglie di una dittatura mascherata come emergenza pandemica.
Non voglio convincere nessuno e nemmeno insegnare qualcosa, ma soprattutto non voglio mancare di rispetto a nessuno.
La paura ha condizionato tutti e ognuno ha reagito come si sentiva di fare.
Ma ora siamo arrivati al punto che se non abbiamo un super pass rafforzato (solo il termine fa ridere, per non piangere) rischiamo di non poter lavorare, rischio che i nostri beneamati governanti hanno già minacciato.
La Bibbia ci insegna che quando l'uomo si vuole sostituire a Dio, cosa che oltretutto gli è impossibile, attira su di se la Sua ira e ben presto cadrà, finendo nel fuoco eterno della Geenna.
La Sua ira misericordiosa sarà inarrestabile e solo questo dovrebbe farci riflettere e guidare le nostre scelte. Ma non per paura, ma per il vero dispiacere di offendere Colui, che per infinito amore, ci ha creato.
Ci troviamo oggi a dover scegliere e decidere su chi e come far lavorare oneste persone, seguendo una narrativa completamente insensata. Infatti oggi brave persone si trovano, loro malgrado, a discriminare altre brave persone solo perché queste ultime scelgono un dissenso pacifico, appoggiandosi oltretutto a principi garantiti dalla costituzione italiana, e dove l'onore, la stima, il rispetto, ma soprattutto l'amore, ormai hanno lasciato il posto alla paura. E se la paura è l'unica cosa a dirigere le nostre azioni, queste non potranno che essere opera del diavolo, il quale solo così, può farci fare quello che vuole lui.
Solo questo dovrebbe farci riflettere sulla bontà della gestione di tutta questa situazione.
Non si tratta più di obbedire o disobbedire a chi ci mal governa. Ma di guardare oltre, più lontano e cercare di capire a quale futuro vogliamo andare incontro.
I miei riferimenti in questo mondo, non sono Draghi, Speranza, il CTS, o qualche virologo da televisione, ma persone come Franz Jagerstatter, Massimiliano Maria Kolbe, Padre Pio, uomini, santi coraggiosi che si opposero al male contrapponendo il bene, affidandosi completamente anima e corpo a Gesù Cristo, donandoci così, a tutti noi, grazie immense come la Fede, la Speranza, ma soprattutto la Carità.
Loro mi hanno insegnato cosa vuol dire vivere. Cosa vuol dire vivere per Nostro Signore.
Rivolgo le mie preghiere quotidiane a nostra Signora della Pace, Maria Santissima, che guida i miei passi. Con Lei non temo nulla.
Sarete pertanto e comunque nelle mie preghiere, per il tempo trascorso e se vorrete per il tempo che trascorreremo insieme in futuro.
Quindi lascio a te e a voi la scelta finale, se considerarmi come un problema difficilmente gestibile oppure un collaboratore con il quale vale la pena continuare a lavorare nonostante i "relativi rischi".
Grazie.
Christian

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4 - IL REFERENDUM DEI RADICALI A FAVORE DELLA DROGA E' UNA FRODE
Sarà abolito il carcere per la coltivazione di qualsiasi tipo di droga, quindi non soltanto la marjuana ma anche gli oppiacei e la cocaina... e il governo Draghi ha aiutato per la raccolta firme (VIDEO: Droga, chi c'è passato dice no)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 7 gennaio 2022

Accanto alla battaglia sul suicidio assistito, i Radicali stanno promuovendo anche la depenalizzazione della coltivazione della cannabis e di qualsiasi altro stupefacente compreso l'oppio, la coca e i funghi allucinogeni.
Una proposta che non va certo a braccetto con l'aumento del numero dei minori che, negli ultimi anni, sono risultati dediti al consumo di droga. Per non parlare, poi, del ruolo dello Stato che dovrebbe occuparsi di contrastare in maniera efficace il fenomeno, mentre la liberalizzazione della coltivazione della cannabis contrasta fortemente con tutto questo.
Come al solito, i primi a pagarne le conseguenze sarebbero proprio i minori, considerato che, com'è noto, le cosiddette "droghe leggere" creano dipendenza. Un aspetto sottolineato da molti studi. Citiamo uno degli interventi più recenti, quello del neurochirurgo Arnaldo Benini, pubblicato nel febbraio del 2019 sul Sole 24 Ore, a proposito della cannabis e degli effetti che produrrebbe la sua legalizzazione. Riportiamo uno stralcio della sua disamina, per avere un quadro completo dello scenario inquietante che si aprirebbe in Italia. «Nei paesi in cui la marijuana è stata legalizzata - si legge - il consumo è di molto salito, anche perché la diffusione ne ha abbassato il prezzo. Parallelamente è aumentato il numero d'incidenti stradali mortali dovuti alla condizione mentale da THC [Delta-9-tetraidrocannabinolo: il più importante principio attivo contenuto nella cannabis n.d.r.]».
«Il consumo aumenta soprattutto fra i giovani - sottolinea Benini - e il suo effetto nocivo è più forte, perché agisce sui cervelli in via di sviluppo. La convinzione che la marijuana distolga da droghe più potenti e rischiose, è smentita: la legalizzazione negli Stati Uniti, nel 1970, fu sospesa per l'enorme aumento del consumo di cocaina. Dal 2010, nei paesi dove è liberalizzata la marijuana, il numero di decessi per overdose di oppiacei è cresciuto. Nel 2017 il 7.5% della popolazione americana fra i 18 e i 25 anni soffriva di serie malattie mentali, il doppio di dieci anni prima. Dal 2006, il numero di ricoveri per psicosi in Usa è aumentato in proporzione all'aumento del consumo di marijuhana."
Un altro aspetto grave della questione, poi, è che la legalizzazione della cannabis indurrebbe a credere che si tratti di una sostanza innocua, addirittura approvata dallo stato e ciò non corrisponde ad alcuna verità scientifica oltre al fatto che ne spingerebbe al consumo.
Per non parlare poi delle assurde conseguenze a cui si assisterebbe se passasse la parte del quesito referendario relativo all'eliminazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida in relazione all'uso e alla detenzione non penalmente rilevante. Come fa notare Alfredo Mantovano in un suo intervento pubblicato su Il Foglio e poi ripreso da il Centro Studi Rosario Livatino: "Il che vuol dire che non solo chi abbia fumato uno spinello, ma anche chi si sia strafatto di cocaina non avrà problemi nel porsi alla guida di un veicolo. I promotori del referendum dovranno poi spiegare come mai se vado a cena da amici e bevo un paio di bicchieri di vino non posso rientrare a casa conducendo la mia auto, per via delle pesanti - e giustificate - sanzioni alla guida in stato di ebbrezza; se invece sniffo coca non ho problemi. Una frode con effetti criminali".

Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Manuela Antonacci, ha intervistato il magistrato Alfredo Mantovano che ha definito, senza giri di parole, il referendum sulla cannabis legale una "frode da etichetta".
Ecco l'intervista completa pubblicata su Provita & Famiglia il 10 gennaio 2022:

Il 'referendum cannabis legale' promosso dai radicali, Lei l'ha definito una "frode da etichetta", ci spiega Perché?
«Perché c'è una denominazione data dal comitato promotore a cui non corrisponde il contenuto del quesito referendario. Nel senso che il quesito referendario, quindi quello che andrà, se la Corte Costituzionale lo riterrà possibile, sulla scheda consegnata nelle mani degli elettori, prevede l'abrogazione di qualsiasi tipo di sanzione detentiva (quindi resta solo la multa) per la coltivazione di qualsiasi tipo di droga, quindi non soltanto cannabis o le droghe contenute nelle tabelle cosiddette "leggere", ma anche gli oppiacei e la coca. Poi è prevista l'eliminazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per chi è condannato per reati di droga, qualsiasi tipo di droga. E, inoltre, da ultimo, viene dichiarato legale il traffico delle sostanze oggi ritenute impropriamente leggere, in primis la cannabis. Quindi è il caso di chiamare le cose col loro nome e di parlare di referendum droga legale e non referendum cannabis legale»
Il quesito referendario è ingannevole?
«Più che il quesito referendario è ingannevole l'oggetto indicato. Nel senso che poi è difficile che la gente vada a prendersi i disegni di legge indicati, ma le persone sono orientate nella loro scelta da quello che viene indicato come oggetto. Tant'è vero che la Corte di Cassazione che ha voce in capitolo proprio nella verifica della fedeltà dell'oggetto, ancora si deve pronunciare. La prossima seduta sarà lunedì, ma ci sono dei rilievi formulati proprio sulla denominazione "cannabis legale". Quindi è molto probabile che l'oggetto sarà precisato».
Il cavallo di Troia, per arrivare alla legalizzazione tout court, è oggi rappresentato dagli usi medici della cannabis come palliativo. Se vincessero i sì al referendum sulla cannabis, davvero si risolverebbero le restrizioni sulle cure palliative?
«È totalmente falso. Le cure palliative purtroppo non funzionano perché la legge che le prevede, la legge 38 del 2010, non è mai stata adeguatamente finanziata. Per cui mancano, perlomeno in numero adeguato, le scuole di formazione, sia per i medici, sia per il personale sanitario palliativista. Non c'entra niente la disponibilità della cannabis che già c'è. Ma c'è molto di più. E' nella pratica medica da sempre, l'utilizzo della morfina. Sappiamo che la morfina è ricavata dall'oppio e quindi ha una catalogazione di maggiore gravità rispetto alla cannabis. Per cui se vengono utilizzate queste sostanze, quando lo ritengono opportuno i medici, per lenire il dolore, significa che è già possibile questo. Sostenere il contrario è dire una cosa che non ha nessun fondamento nella prassi quotidiana».
Di fronte a tutto questo c'è l'assordante silenzio del governo. Eppure, c'è un Dipartimento Antidroga, che fa capo alla Presidenza del Consiglio che fornisce dati ufficiali e importanti sui danni della cannabis. Vogliamo commentare?
«Io distinguerei due aspetti: il Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio, ogni anno pubblica una relazione che è rinvenibile sul sito del Dipartimento stesso ed è una relazione molto ampia, completa e dettagliata. Certo non si fa mistero dei danni relativi alla cannabis e della correlazione di questi danni con comportamenti criminali ed incidenti stradali ecc. Quindi il Dipartimento negli anni, ha fatto sempre delle relazioni molto puntuali. Quello che a me sconcerta e come Centro Studi Livatino abbiamo detto pubblicamente, è che il presidente del consiglio ha annunciato che, nel giudizio di ammissibilità davanti alla Corte Costituzionale, di questo referendum, come di quello sull'omicidio del consenziente, il governo non si costituirà per sostenere le ragioni di non ammissibilità e, anzi, la stessa presidenza del consiglio ha fatto di più: ha in qualche modo vantato di aver spostato in avanti il termine per la raccolta delle firme che se fosse stato quello di legge, previsto prima dell'intervento del governo, sarebbe dovuto essere il 30 settembre. Al 30 settembre, le firme per il referendum sulla droga non c'erano, nonostante la raccolta online. La proroga del governo, che non ha precedenti, ha reso possibile superare le 500.000 firme. Per cui, se oggi abbiamo questo referendum è perché il governo ha fatto questa scelta ed è una scelta che va in controtendenza rispetto a quello che lo stesso dipartimento antidroga da sempre denuncia come un pericolo».

VIDEO: DROGA, CHI C'È PASSATO DICE NO



https://www.youtube.com/watch?v=qcwkCFXdQv4

Fonte: Provita & Famiglia, 7 gennaio 2022

5 - A CAPODANNO AGGREDITA UNA 19ENNE IN PIAZZA DUOMO A MILANO DA UN BRANCO DI STRANIERI
Da alcuni anni le violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali è diventata la normalità alla quale dovremo abituarci (ricordate Colonia 2016?)
Autore: Pierpaolo Lio - Fonte: Corriere della Sera, 5 gennaio 2022

Neanche cinquanta secondi di immagini confuse. Ma sufficienti a intuire quanto è successo la notte di Capodanno in piazza Duomo a Milano. È l'una e mezza di notte. Mentre si stanno concludendo i festeggiamenti, una ragazza di 19 anni è aggredita da un gruppo di ragazzini stranieri che la palpeggia e la molesta. Nel video - pubblicato sulle pagine social della pagina «Milanobelladadio» - si vede una giovane con un piumino rosso circondata dal branco. Qualcuno prova a fermarli. Più d'uno urla: «No, no, no, oh, è una ragazza». Non ottengono risultati. Il gruppo ondeggia, la segue mentre lei cerca di sottrarsi, la bracca. Lei finisce di nuovo sommersa dalla calca. La si rivede solo a fine filmato, dopo uno stacco nelle immagini. Si rivede il giubbotto rosso: è lei accasciata a terra, protetta dagli scudi degli agenti delle forze dell'ordine.
Il video pubblicato sui social è stato acquisito dagli uomini della Squadra Mobile di Milano, che attraverso l'analisi delle immagini - in aggiunta a quelle delle tante telecamere pubbliche che monitorano la piazza - sta provando a identificare gli autori dell'aggressione. [...]
Agli agenti intervenuti racconterà che la violenza è iniziata dopo che lei si era allontanata per un attimo dai suoi amici. È in quel momento in cui la giovane è isolata che il branco attacca: la circondano, sono almeno un trentina, la spintonano, la strattonano, la palpeggiano, le strappano il maglione. Lei all'inizio pensa a una rapina, e consegna la sua borsa per placare il gruppo, ma non è sufficiente. Solo l'intervento della polizia che sorvegliava la piazza riesce a interrompere l'aggressione. Il gruppo si disperde, mentre la vittima è prima soccorsa, poi portata alla Mangiagalli.
La Procura di Milano sta indagando con l'ipotesi di reato di violenza sessuale . Le indagini sono coordinate dai pm del pool «fasce deboli» e condotte dalla Squadra mobile di Milano. Da quanto si è saputo, nel fascicolo, coordinato dal dipartimento guidato dall'aggiunto Letizia Mannella, viene ipotizzata la violenza sessuale «di gruppo» che consiste, da codice, «nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale». In teoria, stando alla giurisprudenza, a tutti coloro che hanno circondato la 19enne potrebbe essere contestato il reato. Basta che chi ha preso parte fosse consapevole che i giovani più vicini a lei stavano compiendo abusi sessuali o in qualche modo abbia incitato gli altri a commetterli. Investigatori e inquirenti, attraverso le immagini delle telecamere della zona ma anche con l'acquisizione di video come quello pubblicato sui social, stanno identificando coloro che hanno partecipato alla violenza. Gli aggressori erano riusciti a scappare prima dell'intervento della polizia, che era arrivata in soccorso della ragazza. Nell'indagine sarebbero già stati acquisiti il racconto a verbale e la denuncia della 19enne.

Nota di BastaBugie: da alcuni anni a capodanno le violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali è diventata la normalità alla quale dovremo abituarci. Quest'anno la notte di Capodanno a Milano ci sono stati almeno cinque casi di donne circondate e aggredite, minacciate e molestate da branchi di energumeni che parlano arabo.
Ecco i precedenti articoli da noi pubblicati sull'argomento dal 2016 al 2019.

DOPO LE VIOLENZE SESSUALI DI CAPODANNO, LA POLIZIA TEDESCA AMMETTE CHE LA MAGGIORANZA DEI COLPEVOLI NON SARA' MAI PRESA
E si scopre che i crimini commessi da immigrati in Germania sono aumentati dell'80%... in un solo anno!
di Stefano Magni
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4123

LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA ERANO MOLTE DI PIU' DI QUELLE EMERSE IN UN PRIMO MOMENTO
Da un documento riservato della polizia sui fatti di Colonia si scopre che in realtà erano 1.200 le donne molestate da oltre 2.000 musulmani ed inoltre è ormai chiaro il legame tra l'immigrazione e l'aumento vertiginoso delle violenze
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4298

ANCORA VIOLENZE A CAPODANNO IN TUTTA EUROPA, MA GIORNALI E TELEVISIONI CE LO NASCONDONO
Bande di giovani islamici agiscono indisturbati mentre molestano ragazze occidentali e aggrediscono le forze dell'ordine al solito grido (indovinate quale)
di Lorenza Formicola
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5487

LA VERSIONE DISTORTA DI CAPPUCCETTO ROSSO PORTA A MINIMIZZARE LE VIOLENZE DI CAPODANNO IN GERMANIA
Cappuccetto Rosso, politicamente corretta, giustifica il lupo (e gli stupri), mentre la nonna uccide finalmente il cacciatore
di Roberto Marchesini
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4061

Fonte: Corriere della Sera, 5 gennaio 2022

6 - AVVENIRE E ALETEIA CONTRO I CATTOLICI NON ALLINEATI AL POTERE
Media cattolici pro vax sono finanziati da Soros e Gates come, ad esempio, un consorzio guidato da Aleteia (in combutta con le compagnie che producono i vaccini) per silenziare i giornalisti cattolici non allineati
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-01-2022

Il problema della Pandemia, come è sempre più chiaro anche dopo gli ultimi provvedimenti del governo, non è contrastare il virus, ma combattere i No Vax. Questo termine - lo ripetiamo da tempo sulla NBQ - è diventato una sorta di parola magica, un termine per identificare l'antagonista, il nemico. Il capro espiatorio di ciò che sta accadendo, compresi i fallimenti delle strategie di contenimento dell'epidemia. Un termine quasi metafisico, o metapolitico. Non è un caso che l'origine della parola venga proprio dal gergo politico.
Fu coniato nel 2017, quando il ministro della Salute Beatrice Lorenzin introdusse l'obbligo coercitivo per dieci vaccinazioni per l'infanzia. Per i genitori che non volevano sottoporre i propri figli a questa pratica, c'erano sanzioni economiche e soprattutto l'allontanamento dei bambini dalle scuole. Eravamo in un clima di piena retorica dell'"inclusione", ma lo Stato cominciava a espellere dalle scuole statali e paritarie chi non si adeguava. E per i genitori che protestavano, venne coniato questo termine spregiativo, "No Vax", che riprendeva il celebre "No Tav" attribuito a coloro che si opponevano alla realizzazione dell'Alta Velocità in Val di Susa, identificati come violenti oppositori del progresso.
E così cominciò a far capolino sulla stampa questa parola, No Vax, ora diventata la più usata, la più celebre, la più esecrata dell'era pandemica. Si odia più il No Vax che il virus stesso, e lo si vede dall'odio bestiale presente sulla Rete, sui Social, nelle chiacchiere della gente.

CAMPAGNA DI DISCRIMINAZIONE E DI ODIO
Ma nonostante la palese campagna di discriminazione e di odio nei confronti delle persone che hanno fatto la scelta di non sottoporsi alla vaccinazione, secondo un diritto da sempre riconosciuto nel mondo libero (non dimentichiamo che la vaccinazione obbligatoria era praticata solo nei Paesi dei Regimi Comunisti), c'è chi diffonde narrazioni ancora più offensive nei confronti di queste persone, cercando di screditarle moralmente. E visto che si tratta di morale - o meglio, di moralismo - il lavoro sporco è stato affidato ai cattolici collaborazionisti, alla Chiesa di Stato.
Così il quotidiano dell'Episcopato italiano - Avvenire - ha pubblicato nei giorni scorsi un significativo editoriale di Marina Corradi. Il titolo, "Questa letale ansia di guerra", farebbe sperare ad un ripensamento provvidenziale di Avvenire, che in più occasioni ha ospitato editoriali bellicistici del professor Ricciardi, collaboratore del ministro Speranza. L'occhiello poi promette anche di meglio:: "L'ostinato rifiuto delle cure anti-Covid", e il lettore ingenuo spera che finalmente il quotidiano della CEI affronti la vergogna dei medici di base che ancora oggi - nel 2022 - non fanno che prescrivere il solo paracetamolo alle persone malate, o che non rispondono alle chiamate, non sono nemmeno reperibili, lasciando così i pazienti nell'angoscia e nella disperata ricerca di un medico.
Niente di tutto questo. L'ansia di guerra è quella dei cosiddetti No Vax. Non sono loro che hanno perso il lavoro, che non possono entrare in molti esercizi commerciali, che non possono salire sui mezzi pubblici, a subire un'aggressione ideologica e sociale senza precedenti: sono invece dei bellicosi, degli aggressivi. E quel che è peggio è che sono aggressivi verso se stessi. La Corradi ci narra di una sedicente voglia di suicidio da parte dei cosiddetti No Vax. Desiderano la morte, e quindi, visto che queste righe sono pubblicate su un giornale cattolico, ecco che viene comminata nei loro confronti una squalifica morale: il suicidio è un peccato grave. Il No Vax pecca gravemente, e questo non è che l'ultima accusa di peccaminosità, dato che già il solo sottrarsi all'"atto di amore" - come definito dal Vescovo di Roma - per molti esegeti è un peccato contro la carità.

L'UNICA ANSIA DEI MALATI È DI TROVARE CHI SI PRENDA CURA DI LORO
Poco importa che l'andamento epidemiologico ci stia dimostrando che i vaccini non interrompono la trasmissione e la diffusione del virus e quindi non servono a preservare il prossimo tuo: a credere al doverismo moralistico dell'inoculazione è rimasta solo una certa Chiesa, e lo fa lanciando accuse inverosimili.
Chi cura sul campo i malati di Covid, vaccinati o meno, perché chi cura davvero non fa discriminazioni, non ha mai trovato questo "cupio dissolvi" presunto dalla Corradi. Chi cura vede invece persone sempre più spaventate dalla narrazione sulla malattia, terrorizzate dalla sofferenza e dalla morte, e tutti chiedono solo di guarire.
L'unica ansia dei malati è quella di trovare chi si prenda cura di loro, che non li abbandoni, che dia loro le terapie adeguate per guarire. Non è vero che i sedicenti No Vax "si condannano a morte da soli". Chi cura davvero li ha visti aggrappati alla vita con tutte le forze rimaste loro, così come i loro famigliari.
Marina Corradi nel suo editoriale riprende le tesi della Società degli anestesisti italiani,che ha diffuso un comunicato per supportare i propri colleghi impegnati con pazienti "irriducibili". Quella Società che già all'inizio dell'epidemia sosteneva che di fronte al sovraffollamento dei reparti andassero praticate delle "selezioni" con determinati criteri rispetto ai pazienti da assistere in terapia intensiva, un concetto sul quale ci sarebbe molto da discutere. La giornalista prende per buona questa narrazione che vedrebbe una presunta volontà di morte attuata attraverso il rifiuto di cure (non ben precisate), ma forse - da brava giornalista qual è -, dovrebbe andare a raccogliere anche le tante testimonianze di persone - malati o loro famigliari - che sono stati aggrediti verbalmente, insultati, resi oggetto di pesanti sarcasmi da parte di personale sanitario, per il fatto di non essersi fatti vaccinare.
Testimonianze impressionanti, che rivelano uno scenario del mondo della Sanità molto meno idilliaco rispetto a quello prospettato da Avvenire. Uno scenario che rivela che, se una guerra c'è, come scrive il quotidiano della CEI, è fatta non a senso unico, ma da due parti. E si scoprirà qual è la parte che sta maggiormente soffrendo, e non certo per propria presunta volontà suicida.

Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Se i media cattolici pro vax sono pagati da Soros e Gates" parla del consorzio di media cattolici, catholic-factchecking, guidato da Aleteia, un progetto per silenziare i giornalisti cattolici non allineati al potere.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 gennaio 2022:

Una ben documentata inchiesta del sito americano Church Militant rivela come Google, Soros e Bill Gates finanziano i media cattolici pro-vax per contrastare chi nella Chiesa non è allineato al verbo vaccinista. E si scopre che a guidare il consorzio di media cattolici che si autonominano fact-checkers (cioèche controllano la veridicità delle notizie, in questo caso sui vaccini anti-Covid) è il sito Aleteia, testata pubblicta in sette lingue, che gode di una stretta collaborazione con il Dicastero vaticano per la Comunicazione oltre che con il Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione.
Il consorzio, che comprende una trentina di testate, è attivo da qualche mese e cerca nuove reclute attraverso il proprio sito catholic-factchecking.com (che viene definito "International Catholic Media Consortium on Covid-19 vaccines", ovvero Consorzio internazionale dei media cattolici sul vaccino Covid-19). E il consorzio è uno degli undici progetti (su 309 concorrenti di 74 paesi) a essersi spartiti i 3 milioni di dollari messi a disposizione da Google News Inititative attraverso il Covid-19 Vaccine Counter-Misinformation Open Fund.
Insomma, Google è preoccupata di chi mette in dubbio la narrazione secondo cui il vaccino è la sola salvezza dell'umanità e mette in campo tutta la sua potenza per contrastare capillarmente il nemico. Già questo, essendo Google il principale motore di ricerca nel mondo, dovrebbe sollevare qualche preoccupazione. Preoccupazione che dovrebbe diventare inquietudine venendo a conoscenza che dal 2019 il "fratello" di Google (emanazione della stessa compagnia Alphabet), Verily, che si occupa di sanità, ha una «alleanza strategica» con grandi compagnie farmaceutiche, tra cui Pfizer. Peraltro Verily è attualmente partner di Pfizer e del Duke Clinic Research Center nello studio della sicurezza a lungo termine dei vaccini per il Covid.
A nessuno curiosamente viene il sospetto che ci sia qualche conflitto di interesse. Per quanto riguarda i cattolici, poi, dovrebbe far venire qualche scrupolo il fatto che Google promuova apertamente i diritti riproduttivi (contraccezione e aborto) e l'agenda Lgbtq… Ma evidentemente pecunia non olet, e di fronte alla necessità di piegare qualsiasi resistenza ai vaccini tra i cattolici non si può andare troppo per il sottile. Del resto Aleteia ha dal 2013 un rapporto consolidato di collaborazione con Google. Ma non solo: per accreditarsi allo scopo di beneficiare dei fondi della Google News Initiative, Catholicfactchecking si avvale della consulenza di un istituto di ricerca spagnolo, l'Instituto de Salud Global (ISGlobal) di Barcellona che, a sua volta, negli anni ha ricevuto 57 milioni di dollari dalla Fondazione Bill e Melinda Gates e 150mila dollari dalla Fondazione Open Society di George Soros, secondo quanto ricostruito da Church Militant.
Oltre ad avere interessi diretti nella campagna di vaccinazione (soprattutto Gates), Church Militant giustamente ricorda che entrambe queste fondazioni non più tardi di sei mesi fa hanno sponsorizzato il rapporto "Tip of the Iceberg", volto a screditare i movimenti pro-life europei, inclusa la COMECE (la Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione Europea).
Ma c'è un altro aspetto a dir poco inquietante: nel Comitato scientifico approntato da Catholicfactchecking troviamo ben tre membri della Pontificia Accademia per la Vita, tra cui il suo cancelliere, monsignor Renzo Pegoraro. Gli altri due sono Rodrigo Guerra Lopez e padre Alberto Carrara. Proprio quest'ultimo ci dimostra come si muovano questi soldatini per neutralizzare chiunque esca dalla linea tracciata, bollando proprio in questi giorni su Twitter come fake news un articolo del giornalista del National Catholic Register Edward Pentin.
Quest'ultimo aveva scritto un articolo criticando l'aperto sostegno della Pontificia Accademia per la Vita alla vaccinazione dei bambini malgrado i comprovati rischi; e per dimostrarlo aveva pubblicato la lista dettagliata di 48 casi di bambini americani morti dopo essere stati inoculati con il vaccino Pfizer, elenco presente sul database che riporta gli eventi avversi legati alla vaccinazione (Vaers). «Come membro della Commissione scientifica di catholic-factchecking.com - ha twittato padre Carrara - sono sulla stessa linea di Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria: "Tutte le comunità scientifiche di pediatri sono a favore della vaccinazione contro il Covid per la fascia d'eta 5-11 anni"». Quindi, nessun argomento, solo l'atto di fede nei vaccini e l'etichetta di fake news ad articoli che invece sono ben documentati.
Ricapitolando: c'è una cordata di media cattolici, legati alla Santa Sede, che sono parte di un progetto per silenziare i giornalisti cattolici non allineati, finanziato da grosse lobby internazionali contro la vita e la famiglia, in combutta con le grandi compagnie farmaceutiche che producono i vaccini. Come lo vogliamo chiamare? Conflitto di interessi? Truffa? Tradimento? Vergogna? Scandalo? Fate voi.
Se non altro questo ci fa capire perché i media cattolici ufficiali, e soprattutto la Pontificia Accademia per la Vita, siano così accaniti nel sostenere la vaccinazione di massa e pretendano di far credere che la Chiesa si sia pronunciata per i vaccini senza se e senza ma, quando il documento pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede un anno fa diceva cose ben diverse, come più volte abbiamo sottolineato.

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08-01-2022

7 - LO SPORT FEMMINILE SARA' PRESTO ANNIENTATO DAI TRANSESSUALI
Si prevede che entro una decina d'anni ogni record sportivo detenuto da una donna sarà cancellato perché un maschio che ''si sente donna'' lo supererà facilmente
Autore: Luca Volontè - Fonte: Provita & Famiglia, 4 gennaio 2022

Se le cose continueranno così, entro una decina d'anni ogni record sportivo detenuto da una donna cadrà per mezzo di un maschio biologico. Ora che a un maschio biologico di nome 'Lia Thomas' è stato permesso di competere contro le ragazze nelle gare di nuoto a nome dell'Università della Pennsylvania e cancellare e distruggere tutti i loro record, cosa impedisce ad altri uomini di cambiare genere di competizione per ottenere fama e oro olimpico?
Cosa impedisce agli uomini di inondare le competizioni femminili come [...] giocatrici di basket e calciatrici? Cosa impedisce agli uomini di dominare l'atletica, il tennis, la pallanuoto, [...] e così via? Allo stato attuale delle cose ci sono tutti i tipi di incentivi perché questa umiliazione dello sport e delle donne prosegua senza ritegno.
Cosa deve succedere prima che finalmente ammettiamo che gli uomini sono diversi dalle donne e che permettere agli uomini di competere contro le donne non è solo grossolanamente ingiusto e anti-scientifico, ma soprattutto un atto spregevole di cancellazione dei legittimi successi femminili? Eppure basterebbe un decisione semplice e di buon senso, oltreché di giustizia: negare a un uomo, trans, il diritto di identificarsi come donna in uno sport. L'intero esercizio di mistificazione transessuale finirebbe per essere scoperto agli occhi di tutto il mondo e con esso la chiara frode che esso rappresenta nel mondo dello sport.
Questa follia, invece, purtroppo, continua a sfrecciare verso un inevitabile disastro. A meno che qualcuno non sterzi, non alzi la mano e non faccia come il bimbo di quella favola: il Re è nudo! Alla fine, una vera femmina si farà male o verrà uccisa in un incontro di wrestling o le nuotatrici smetteranno di partecipare alle gare. Alla fine, le ragazze abbandoneranno gli sport perché non avrà senso partecipare con gli uomini e faticare agli allenamenti per perdere sempre. Alla fine, questi imbroglioni maschi cancelleranno ogni risultato legittimo conseguito da un'atleta donna. Alla fine, ogni atleta olimpico "femmina" sarà un ragazzo.
Le donne permetteranno che questo accada? Gli uomini chiuderanno ancora gli occhi davanti a questo sopruso che alcuni rappresentanti indegni del loro stesso sesso stanno compiendo? Se le donne si fanno valere, possono ancora salvare lo sport femminile, come stanno facendo le ragazze universitarie americane contro il dominio ingiusto e baro di Lia Thomas.
Un problema solo americano, diranno alcuni. E invece no. Perché il passo per arrivare anche nel nostro Paese potrebbe essere molto più breve di quanto si pensa.

Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Trans e sport, il Cio non segue la scienza" si evidenzia un ulteriore schiaffo alla realtà da parte delle autorità sportive, una ennesima violenza e discriminazione contro le donne.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22-11-2021:

Il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha annunciato nuove linee giuda (non obbligatorie) per la partecipazione degli atleti trans gender alle competizioni femminili. Uno schiaffo alla realtà, una ennesima violenza e discriminazione contro le donne. I primi atleti apertamente transgender avevano già gareggiato alle Olimpiadi di Tokyo dell'estate scorsa, 17 anni dopo che il CIO aveva stabilito per la prima volta le regole che ne consentivano la partecipazione, ma dopo significativi controlli sul testosterone.
Le linee guida incoraggiano, non impongono, gli organi nazionali dell'organizzazione, di escludere i test medici e non li ritengono più necessari per la determinazione della idoneità degli atleti transessuali per competere nelle gare femminili. Secondo il CIO, non ci sarebbe alcun consenso medico che i livelli di testosterone da soli conferiscano un vantaggio ingiusto agli atleti transgender o intersessuali nei confronti delle donne.
La maggior parte delle obiezioni alla partecipazione dei trans nello sport si concentrano sui transgender, maschi che si dicono femmine, ed è convinzione che essi mantengano ancora un vantaggio sleale anche dopo l'assunzione di ormoni per abbassare il loro testosterone, sinora necessari per partecipare alle competizioni femminili. Pur affermando che la scienza non è univoca su tale valutazione, il CIO non fornisce riferimenti di studi e ricerche che smentiscano questa l'evidenza.
Quando si confrontano atleti che competono direttamente l'uno contro l'altro, dall'élite ai livelli di atleti in età scolare, i vantaggi fisiologici conferiti dal sesso biologico appaiono, sulla valutazione dei dati di performance, insormontabili. Questa semplicissima constatazione della realtà, è stata confermata anche di recente, da uno studio congiunto dei ricercatori della Università di Manchester e dell'Istituito universitario Karolinska di Stoccolma nella pubblicazione di Transgender Women in the Female Category of Sport: Perspectives on Testosterone Suppression and Performance Advantage, in cui si è esaminato come le differenze nelle caratteristiche biologiche tra maschi e femmine, influenzino le prestazioni sportive. Si valuta se esistano prove «a sostegno dell'ipotesi che la soppressione del testosterone nelle donne trans gender», sinora obbligatorio per la partecipazione dei trans alle competizioni femminili, fosse «sufficiente rimuove il vantaggio delle prestazioni maschili e quindi offre una competizione equa e sicura».
I risultati emersi sono chiari: «Il divario di prestazioni tra maschi e femmine diventa significativo alla pubertà e spesso ammonta al 10-50% a seconda dello sport. Il divario di prestazioni è più pronunciato nelle attività sportive che si basano sulla massa muscolare e la forza esplosiva.
Il CIO nei giorni scorsi ha deciso di non seguire l'evidenza scientifica, né il lume della ragione ed ha di fatto invitato tutti i Comitati Olimpici nazionali a liberalizzare senza alcun vincolo la partecipazione di maschi nelle competizioni femminili. La decisione dei giorni scorsi è solo l'ultima tappa di una escalation delle discriminazioni nei confronti delle atlete impegnate nelle competizioni femminili.
Il tutto in nome della odierna intollerante tolleranza che cancella ogni differenza e sancisce il trionfo di un maschilismo insopportabile a scapito delle donne. Siamo di fronte all'ennesimo tragico segno di globalismo sinistro, non a caso celebrato come una parziale vittoria (pretendevano l'obbligo del nuovo regolamento) da stampa e lobbies LGBTI, che pretende la eliminazione della preziosa differenza 'femminile', avendo per scopo ultimo la completa abolizione del Dio Creatore.

Fonte: Provita & Famiglia, 4 gennaio 2022

8 - OMELIA II DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Gv 2,1-11)
Qualsiasi cosa vi dica, fatela
Fonte Il Settimanale di Padre Pio

Il profeta Isaia, nella prima lettura, ci parla dell'amore di Dio per il suo popolo e paragona quest'amore a quello di uno sposo per la sua sposa: «Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Creatore; come si rallegra lo sposo per la sua sposa, così il tuo Dio si rallegrerà in te» (Is 62,5). L'amore di Dio per noi sue creature è davvero infinito, va al di là di qualsiasi immaginazione. La beata Giuliana di Norvich una volta fu presa dal desiderio vivissimo di conoscere quanto Gesù avesse amato gli uomini. Tanto insistette nella supplica, che Gesù volle esaudirla. La Beata dovette interrompere subito quella contemplazione perché vide che stava letteralmente per impazzire alla vista dell'amore di Gesù; e per tutta la vita ella accusò se stessa di aver commesso una vera pazzia a chiedere di conoscere l'immensità dell'amore di Gesù. Dio ha tanto amato le sue creature da farsi Lui stesso uomo e morire in Croce per loro. Gesù stesso disse una volta a santa Margherita Maria Alacoque che non riusciva più a contenere le fiamme della sua ardente carità. Il Vangelo ci presenta l'episodio delle Nozze di Cana. Gesù e Maria sono invitati anche loro, probabilmente gli sposi erano loro parenti. E qui Gesù compie il suo primo miracolo, per intercessione della Madre sua. Il miracolo potrebbe sembrare come qualcosa di materiale: erano rimasti senza vino e Gesù viene incontro al loro imbarazzo. Ma c'è ben di più in questo miracolo. Con il cambiamento dell'acqua in vino Gesù ha voluto simboleggiare il passaggio dall'Antica alla Nuova Alleanza. La salvezza promessa nell'Antico Testamento ora si realizza con Gesù. Non era ancora giunta la sua ora, l'ora della Croce, della Redenzione, ma Egli vuole dare ugualmente un segno di questa salvezza ormai imminente. La risposta di Gesù alla Madonna potrebbe sembrare quasi di disprezzo. In realtà era solo una prova. Ella era certa della Bontà e Misericordia del suo Figlio e disse ai servi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Come Lei, anche noi tante volte siamo provati nella fede e non vediamo il frutto sperato delle nostre preghiere, e tutto ci sembra inutile. Non scoraggiamoci, continuiamo a pregare. La preghiera non è mai inutile e solo in Paradiso scopriremo quante grazie abbiamo ottenuto senza che noi ce ne rendessimo conto.
La Madonna ha interceduto per ottenere il primo miracolo ed è sempre Lei, con la sua intercessione, ad ottenere ogni grazia da Gesù. Per cui Dante Alighieri diceva: chi vuol grazia e a Maria non ricorre e come chi vuol volar senz'ali. Ed è soprattutto con il Rosario che si ottengono una moltitudine di grazie.
Nella vita di san Giovanni Maria Vianney si racconta un episodio molto bello sulla potenza del Rosario. Una volta il Santo fu inviato a predicare in un paese. Per prima cosa egli chiese al parroco se tra i fedeli ci fosse qualcuno disposto a pregare intensamente. Il parroco gli indicò una povera mendicante, buona solo a dire Rosari. Il Santo avvicinò subito la poveretta e la pregò di voler recitare continuamente Rosari per tutto il tempo delle prediche. La mendicante ubbidì e le predicazioni andarono benissimo. Le conversioni si moltiplicavano e il Santo attestava con gran giubilo: «Non è opera mia, ma della Madonna invocata dalla mendicante con i Rosari».
L'episodio delle Nozze di Cana deve farci riflettere su un'altra cosa: ogni matrimonio deve essere benedetto dalla presenza di Gesù e di Maria. Il Signore benedice le famiglie dove si prega, dove si compiono bene i propri doveri civili e religiosi, dove si è fedeli agli impegni presi nel giorno del matrimonio, impegni che riguardano la fedeltà, l'indissolubilità e l'apertura al dono della vita. Purtroppo questi valori spesso vengono dimenticati e la famiglia, che giustamente è stata definita la cellula della società, è in crisi. Di conseguenza anche la società ne risente negativamente oggi più che mai. Si pone allora il dovere di pregare per le famiglie affinché ritrovino, nella fedeltà al Signore, la loro salvezza e felicità.
Termino questa omelia con la straordinaria testimonianza di una giovane mamma, di nome Maria Cristina, la quale nel 1995 preferì morire piuttosto che sopprimere la vita del bimbo che portava in grembo. A 18 anni venne operata di tumore e il male, purtroppo riapparve durante la sua ultima gravidanza. Aspettava il terzo figlio. Il dottore le consigliò di abortire, ma lei si oppose e preferì portare a termine la gravidanza. Diede alla luce un bel bambino che chiamò Riccardo. Lei intanto stava sempre peggio e si avvicinava alla morte. Prima di morire scrisse una lettera per il piccolo Riccardo, così che una volta cresciuto la potesse leggere. Tra le altre cose c'erano queste bellissime parole: «Riccardo, sei un dono per noi. Quando ti muovesti per la prima volta sembrava che tu mi dicessi: grazie, mamma, che mi vuoi bene! E come non potremmo non volertene? Tu sei prezioso e quando ti guardo e ti vedo così bello... penso che non c'è sofferenza al mondo che non valga la pena per un figlio. Il Signore ha voluto ricolmarci di gioia: abbiamo tre bambini stupendi. Non posso che ringraziare Dio perché ha voluto farci questo dono grande. Solo Lui sa come ne vorremmo altri...».

Nota di BastaBugie: brevi spunti per l'omelia delle Messe feriali si possono leggere ogni giorno nella rubrica "Schegge di Vangelo" pubblicata sul sito de La Bussola Quotidiana.
Ecco il link:
http://lanuovabq.it/it/schegge-di-vangelo

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

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