BastaBugie n°774 del 22 giugno 2022

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1 LA GUERRA NEGLI USA DI CUI NON SI PARLA NEI TG
Proseguono le minacce di morte ai giudici della Corte Suprema e le devastazioni ai danni di chiese e centri pro vita, ma Biden e i democratici continuano ad avallare le violenze (VIDEO: Le immagini delle devastazioni)
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 BUZZ LIGHTYEAR: UN CAPOLAVORO DI PROPAGANDA LGBT
L'ultimo cartoon Disney esalta il personaggio di Alisha Hawthorne, protagonista di qualcosa di più d'un bacio tra donne (che era già grave di per sé)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia
3 IL CATTOLICO CONTRADDITTORIO, UNA RELIGIONE PERSONALIZZABILE A PROPRIO USO E CONSUMO
Una delle più diffuse problematiche è la convinzione che si possa aderire solo a quel che piace della fede cattolica scartando ciò che costa fatica
Autore: Piefrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri
4 CINQUANT'ANNI FA LE MARTELLATE SULLA PIETA' DI MICHELANGELO
Nel 1972 al grido di ''Sono Gesù Cristo!'' uno squilibrato australiano colpì ripetutamente la scultura in marmo scolpita per il giubileo del 1500 (ma la Provvidenza permise un restauro perfetto)
Autore: Valerio Pece - Fonte: Sito del Timone
5 LA SCANDALOSA BENEDIZIONE GAY NELLA DIOCESI DI BOLOGNA DEL CARDINAL ZUPPI, PRESIDENTE CEI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): francescani tedeschi eleggono un superiore gay, un vescovo obbliga a firmare un documento arcobaleno, padre James Martin accosta il Sacro Cuore ai Gay Pride
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 SPERANZA: MINISTRO DELLA SALUTE O DELLA MORTE?
Il Ministero dell'Eutanasia rimborsa le spese per morire e non quelle per curarsi (vi sembra normale? In Canada vi direbbero di sì)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia
7 CONOSCI L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SULLA MODA?
Il nuovo libro di Virginia Coda Nunziante chiarisce che se una moda induce altri al peccato è intrinsecamente cattiva e deve essere rifiutata da ogni cristiano
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Europa Cristiana
8 OMELIA XIII DOMENICA T. ORD. – ANNO C (Lc 9,51-62)
Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - LA GUERRA NEGLI USA DI CUI NON SI PARLA NEI TG
Proseguono le minacce di morte ai giudici della Corte Suprema e le devastazioni ai danni di chiese e centri pro vita, ma Biden e i democratici continuano ad avallare le violenze (VIDEO: Le immagini delle devastazioni)
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17-06-2022

I violenti vandali abortisti, in primis il gruppo Jane's Revenge, hanno invitato mercoledì 15 giugno tutti i loro adepti ad iniziare, anzi, a proseguire la guerra contro chiese, giudici e centri pro vita del Paese. Lo hanno fatto con un comunicato a cui, al momento, non è seguita alcuna reazione ufficiale della Casa Bianca. Anzi, Joe Biden pensa a un ordine esecutivo per contrastare le leggi pro life dei tanti Stati governati dai Repubblicani.
Sono giorni di grave preoccupazione. Lunedì 13 giugno gli stessi terroristi avevano bloccato le vie d'accesso alla Corte Suprema, dopo averlo ampiamente annunciato; solo per la solerzia della polizia, non sono passati all'assalto dei giudici. La decisione della Corte sull'aborto dovrebbe essere presa entro le prossime due settimane, ma il clima di tensione, le minacce e i complici silenzi di abortisti, istituzioni, grandi interessi finanziari e mass media proseguono senza sosta. Il reporter di Townhall, Julio Rosas, ha seguito la protesta del 13 giugno: i manifestanti pro aborto hanno bloccato diverse strade e tentato di 'sequestrare' la Corte, come anticipato dal gruppo pro aborto "Shut Down D.C." la settimana precedente; alla marcia di qualche migliaio di persone si innalzava lo striscione: "La nostra casa è in fiamme". Il peggio non è avvenuto, alcuni degli attivisti abortisti che hanno fatto dichiarazioni alla marcia avevano addirittura 14 anni, con loro un'insegnante che aveva trascinato con sé i propri studenti di terza media.

GRUPPI ABORTISTI VIOLENTI
Nei giorni scorsi, i violenti gruppi abortisti che hanno incendiato diversi centri pro life in Wisconsin, Alaska, Washington, Oregon e New York e che hanno vandalizzato più di una dozzina di chiese e centri di gravidanza, hanno colpito ancora, incendiando con bombe molotov un altro centro di aiuto alla gravidanza in Oregon e distruggendone uno in Florida. Non dimentichiamo le indagini sulle cause dell'incendio che ha distrutto la chiesa cattolica di Nostra Signora del Santo Rosario di Hostyn, in Texas (l'indagine è ancora in corso: non è esclusa la causa dolosa).
Il 13 giugno, i vescovi cattolici americani hanno nuovamente chiesto, con una dichiarazione ufficiale, la fine della violenza, dopo i continui attacchi alle chiese e ai centri di gravidanza pro life: "Esortiamo i nostri rappresentanti eletti a prendere una posizione forte contro questa violenza e le nostre autorità di polizia ad aumentare la loro vigilanza nel proteggere coloro che sono in maggiore pericolo", hanno scritto i vescovi, con un chiaro richiamo al colpevole silenzio del presidente Biden. Il cardinale Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York (responsabile per la libertà religiosa), e William E. Lori, arcivescovo di Baltimora (responsabile per le politiche pro life), a nome di tutti i vescovi, hanno lamentato come questi atti siano chiaramente in "opposizione agli insegnamenti della Chiesa sulla vita nel grembo materno". Mercoledì 15 giugno si è avuta notizia di altri centri pro life cattolici vandalizzati e incendiati in due diverse città: Filadelfia e Portland.

MINACCE SEMPRE PIÙ VIOLENTE
Dopo il tentato omicidio plurimo ai danni del giudice Brett Kavanaugh e della sua famiglia, e dopo le minacce sempre più violente contro i figli e le chiese frequentate da Amy C. Barrett e Samuel Alito, nonché contro questi stessi giudici, Biden non ha ancora espresso una sola parola di condanna verso questi terroristi interni e, addirittura, 27 deputati del Partito Democratico hanno votato contro l'approvazione finale della legge che dovrebbe rafforzare la sicurezza di giudici e funzionari della Corte Suprema. Siamo di fronte a un fiancheggiamento e finanche a un sostegno, chiaro e gravissimo, alle violenze. I mass media "il-liberal" non hanno dato alcuno spazio, a sette giorni dagli avvenimenti, nemmeno al tentato omicidio del giudice Kavanaugh; in nessuna delle trasmissioni televisive dei grandi network di informazione americana - ABC, CBS, NBC e CNN - si è sfiorato il tema dell'incidente che poteva costare la vita al giudice e alla sua famiglia. Inutile chiedersi cosa avrebbero fatto i politici Dem e la grande stampa nazionale se ad essere minacciate fossero state le vite e le famiglie dei giudici liberal.

NESSUNA MISURA DI SICUREZZA
Al momento nessuna nuova misura di sicurezza è stata presa per la tutela dei giudici, anche perché la legge approvata in tal senso dal Congresso non è stata ancora firmata da Biden. Anzi, il silenzio del presidente sul fronte della sicurezza dei giudici potrebbe, all'opposto, anticipare la decisione di emanare un ordine esecutivo pro aborto, come già anticipato il mese scorso. Sarebbe un atto puramente politico e autoritario, che ordinerebbe alle agenzie federali di tutelare l'aborto nell'intero Paese contro ogni legislazione dei singoli Stati. Un atto chiaramente incostituzionale (non esiste un diritto costituzionale all'aborto) che sarebbe probabilmente abrogato dai giudici in breve tempo, ma invierebbe un chiaro segnale ai rivoltosi violenti, come dire che il presidente degli Stati Uniti appoggia totalmente la loro guerra e le loro violenze contro la vita del concepito e chiunque osi difendere la dignità dei bimbi non nati e la maternità.
Un concetto ribadito, del resto, anche dalla vicepresidente Kamala Harris in questi giorni: "L'aborto è una questione di libertà". E rilanciato dai soliti gruppi di pressione, come l'Associazione Medica Americana ("Vietare l'aborto è contro i diritti umani") e il Guttmacher Institute, che ha commentato favorevolmente la crescita degli aborti nel Paese (+8% nel 2020), dopo anni di declino.

VIDEO: LA GUERRA DEGLI ABORTISTI NEGLI USA
Nel seguente video (durata: 1 minuto) dal titolo "La guerra degli abortisti negli Usa" Riccardo Cascioli, direttore della Bussola Quotidiana, mostra alcune immagini delle devastazioni causate dagli abortisti alle sedi di movimenti della vita e abitazioni dei giudici della Corte Suprema.


https://www.youtube.com/watch?v=DEcI6n3TnGk

DOSSIER "ABOLITO IL DIRITTO ALL'ABORTO"
La Corte Suprema USA annulla la Roe vs Wade

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17-06-2022

2 - BUZZ LIGHTYEAR: UN CAPOLAVORO DI PROPAGANDA LGBT
L'ultimo cartoon Disney esalta il personaggio di Alisha Hawthorne, protagonista di qualcosa di più d'un bacio tra donne (che era già grave di per sé)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia, 16 giugno 2022

Tutto secondo le brutte aspettative, anzi peggio, Sì, perché Lightyear - La vera storia di Buzz, l'ultimo cartoon Disney appena uscito al cinema è davvero un piccolo capolavoro di propaganda Lgbt. In parte già si sapeva, dal momento che la presenza del bacio tra due donne lesbiche era qualcosa non solo di ampiamente annunciato, bensì di risaputo alla luce anche delle anteprime internazionali e delle anticipazioni sul cartone. Quello che forse si sapeva meno era quanto fosse strutturato il personaggio di Alisha Hawthorne, che è protagonista di qualcosa di molto più rilevante d'un semplice bacio saffico.

LA TRAMA
Infatti, in breve, nel corso del cartoon succede che, per ragioni legate alla trama, Alisha sia incontrata da Buzz in varie sequenze temporali che scandiscono numerose tappe: quella del fidanzamento lesbico, quella dell'atteso bacio, quella di una unione e pure quella della messa al mondo - c'è da presumere, per ovvie ragioni, attraverso un processo di fecondazione artificiale - d'una nuova creatura, che diventa "figlia" della co-protagonista e di sua "moglie". Un dettaglio non proprio secondario e da non tralasciare, infatti, è che dopo l'annuncio del fidanzamento e prima della nascita del bambino, si vede Alisha Hawthorne con il pancione. Pancione frutto di cosa? Ovviamente - natura ce lo dice - non del rapporto tra due donne.
In altre parole, in Lightyear - La vera storia di Buzz non manca proprio nulla, neppure l'eliminazione della figura paterna. E il valore altamente propagandistico di questo prodotto, non fosse già chiaro, consiste nel fatto che le vicissitudini amorose di Alisha non sono, a ben vedere, il perno assoluto del racconto; ma di fatto è come se lo fossero. Del resto, una propaganda che si rispetti, in questo caso, ha precisamente questo scopo: quello di normalizzare - o di far passare come del tutto ordinario, mediante un profilo apparentemente soft - qualcosa che non lo è in alcun modo.
Il risultato è però terribile dal momento che, come si diceva, consapevoli o meno gli spettatori di questo cartoon, vengono messi dinnanzi ad un micidiale smantellamento della famiglia naturale in favore di un nuovo tipo di unione che, manco a dirlo, non solo viene sottoposta alla loro attenzione, ma è presentata in modo romantico, sincero, come un autentico modello. Et voilà: la perfetta propaganda arcobaleno è servita, perché indubbiamente di questo si tratta. Ora, nelle scorse ore è circolata la notizia che questo nuovo capitolo della saga di Toy Story, uscito nelle sale nelle scorse ore, sia stato bloccato negli Emirati Arabi Uniti.

IL BACIO DI ALISHA
Il motivo di tale blocco, da quanto è dato capire, sarebbe il bacio di Alisha con la sua partner. Inutile dire che [...] il problema di Lightyear - La vera storia di Buzz non è tanto e solo un bacio che, di fatto, si esaurisce nell'arco di un secondo. Il problema vero di tale cartoon, come si diceva poc'anzi, è che confeziona per larga parte del suo svolgimento un formidabile spot in favore di una coppia arcobaleno; e lo fa, attenzione, sapendo che la grandissima parte del pubblico sarà composto da bambini, le cui menti sono particolarmente condizionabili proprio in ragione della loro giovane età. E purtroppo, viene infine da aggiungere, sarà sempre peggio.
Se infatti l'intenzione - non misteriosa o supposta ma apertamente dichiarata dalla presidente della Disney General Entertainment Content, Karey Burke - è quella di portare fino al 50% la quota dei personaggi arcobaleno dei cartoni della celebre casa di produzione, Lightyear va considerato solamente, per quanto amaro, come un semplice assaggio di quello che verrà in futuro. Ne consegue come esista un solo rimedio a questa situazione: se Disney non vuole cambiare strada, ma intende anzi percorrerla con maggiore decisione, la strada devono cambiarla le famiglie. Come? Smettendo di rifilare ai loro figli questi prodotti o, al massimo, fermandosi ai classici del genere.
Checché se ne dica, infatti, nessuno è mai cresciuto indottrinato dopo aver visto Biancaneve o Cenerentola, Dumbo o Bambi, mentre con il nuovo filone Disney sarà pressoché impossibile uscire dalle sale cinematografiche se non imbevuti certo molto condizionati da una nuova antropologia che nulla a che vedere con gli autentici valori della famiglia, dell'apertura alla vita, della libertà educativa e del sano intrattenimento, questo sconosciuto.

Nota di BastaBugie: Luca Marcolivio nell'articolo seguente dal titolo "Bacio gay in Buzz Lightyear. De Mari: Genitori boicottate cinema!" intervista la dottoressa Silvana De Mari.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Provita & Famiglia il 17 giugno 2022:

Il bacio "lesbico" che appare in una scena di Lightyear - La vera storia di Buzz, l'ultimo film della Disney, è assolutamente deleterio e diseducativo per i minori. Così come l'eliminazione completa della figura paterna, sostituita da una fecondazione artificiale per le due donne messe in scena dalla Disney. Di fronte a tanti messaggi così fuorvianti che attaccano direttamente l'innocenza infantile alle sue basi, i genitori hanno però una possibilità che non può essere loro sottratta: quella di ribadire ai figli che soltanto l'amore tra un uomo e una donna può generare dei bambini. Così si è espressa, intervistata da Pro Vita & Famiglia, Silvana De Mari, medico e scrittore.
Dottoressa De Mari, così tanti contenuti gay friendly - nei film della Disney e non solo - possono condizionare il comportamento dei più piccoli?
«L'omosessualità non è congenita: lo ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, proprio un ricercatore italiano. L'omosessualità dipende, quindi, da una serie di fattori, che, in parte, vanno rintracciati nel background familiare. Avere un padre assente e una madre intrusiva può incidere, tuttavia, vi sono molte persone che hanno avuto questo tipo di genitori, eppure non hanno sviluppato alcun comportamento omosessuale. Quello che è importante, comunque, è il contesto. Il cervello umano è basato sull'abitudine e, soprattutto, sull'imitazione».
Se un bambino viene a contatto con immagini come quella del film d'animazione Lightyear - La vera storia di Buzz, cosa può fare un adulto per spiegargliele?
«Possiamo dire, intanto, che un bambino non deve essere coinvolto in tematiche erotiche che siano superiori al livello di comprensione proprio della sua età. Immagini di quel genere, quindi, sono sconvolgenti, nel senso che necessitano di spiegazioni. Un bacio tra un uomo e una donna ha come spiegazione un amore che ha il senso di costruire una generazione successiva, quindi di generare un altro bambino. I bambini amano molto il momento in cui Cenerentola bacia il principe, perché sanno che così i due avranno dei bimbi, e, siccome sono dei bimbi anche loro, adorano che i bimbi nascano. A un bambino si può spiegare che un uomo ama una donna, perché così la vita va avanti. Se però dobbiamo spiegargli che un uomo ama un altro uomo, lui si chiederà perché. Un bambino ha nozioni di biologia sufficienti per sapere che il seme del papà versato nel ventre della mamma fa nascere una nuova vita. Se un uomo e una donna si amano, dal loro amore nascono dei meravigliosi bambini, se due uomini si amano, non nasce nulla. Sicuramente si vorranno bene ma è un volersi bene che non può generare alcuna vita. Se una donna ama un'altra donna non nasce niente. Il bambino che nasce nel film è figlio di un uomo che è stato rifiutato, di lui si è voluto solo lo sperma. Il bambino non è stato concepito sotto le stelle o nel tepore delle coltri ma nel gelo di un laboratorio. È una storia triste. Ai bambini non bisogna raccontarne».
In generale, quindi, fino a che punto si può parlare ai bambini di sessualità?
«Al di fuori di quello che lui vuole sapere e che lui chiede, un bambino ha diritto di non sapere nulla sulla sessualità e sull'erotismo. Ha diritto ad avere delle risposte ma non bisogna mai rispondere a domande che non ha mai fatto. Non bisogna dirgli cose che potrebbe non voler sapere e che è sbagliato far conoscere troppo presto. Faccio un parallelo con l'alimentazione: il bicchiere di vino e la tazzina di caffè sono la normalità per un adulto. Se li diamo a un bambino piccolo, potrebbero essere letali. Più in generale, quello che può essere idoneo a un'età, può essere sbagliato a un'altra. Se è corretto, davanti a un bambino, accennare a una sessualità fisiologica che porta quindi alla nascita di un bambino, è drammaticamente problematico - anzi è decisamente sbagliato - accennare a una sessualità non fisiologica che presuppone delle reazioni non facili, nel momento in cui il bambino chiede».
Ad esempio?
«Nei libri di educazione sessuale di bambini di dieci anni, è descritto in maniera dettagliata il rapporto anale. È descritto, però, in maniera incompleta. Non si accenna mai, cioè, al fatto che è doloroso e che può dare danni non sempre reversibili».
Venendo, nello specifico, al film su Buzz Lightyear, cosa consiglierebbe di fare ai genitori?
«In questo momento ai genitori sconsiglio di vedere i film della Disney. È necessario uno sciopero fermo. È necessario che crollino le azioni e gli introiti. Abbiamo un notevole potere, quello di consumatori, cominciamo a tirarlo fuori».

Fonte: Provita & Famiglia, 16 giugno 2022

3 - IL CATTOLICO CONTRADDITTORIO, UNA RELIGIONE PERSONALIZZABILE A PROPRIO USO E CONSUMO
Una delle più diffuse problematiche è la convinzione che si possa aderire solo a quel che piace della fede cattolica scartando ciò che costa fatica
Autore: Piefrancesco Nardini - Fonte: I Tre Sentieri, 14 giugno 2022

Una delle più diffuse problematiche degli ultimi anni è la convinzione di moltissimi che si possa aderire solo a quel che piace della fede cattolica.
Il Cristianesimo è sempre più visto come qualcosa di personalizzabile, di modificabile nei modi che più piacciono. Il divorzio? "Non devo decidere per gli altri". Non mi sta bene la Confessione? Non è necessaria, "parlo direttamente con Dio".
In molte di queste situazioni c'è spesso di mezzo la comodità e/o la necessità di giustificare qualcosa della propria vita: chi ha divorziato, per orgoglio o per altro, dirà che non è peccato; chi non ha voglia di andare in chiesa a confessarsi o non vuole "umiliarsi" di fronte a un confessore, dirà che basta pentirsi internamente.
Di solito, a sostegno di questo, mettono spesso di mezzo Cristo: "dove sta scritto che Gesù ha condannato il divorzio?", "non è vero che Gesù ha voluto la Confessione".
Ovviamente sono affermazioni senza reali appigli scritturali. Il problema vero semmai è che trovano la sponda in molti documenti e dichiarazioni della Chiesa postconciliare che lasciano la possibilità di equivocare.

LA SINDROME DA CONTRADDITTORIO
Per sintetizzare, chi scrive chiama questo fenomeno "sindrome da contraddittorio".
Il contraddittorio è una «discussione pubblica fra due persone che sostengono e difendono opinioni contrarie» (Treccano online). In parole semplici è un dire la propria su qualcosa in un dialogo.
La "sindrome da contraddittorio" è dunque la libertà, di un numero sempre più grande di persone, di mettersi a tavolino con Dio come fosse la discussione e la trattativa che precede la stesura di un contratto. Ci si immagina la scena: Nostro Signore e il contraddittore di turno ai capi di un tavolo, con il secondo a dire "perché la Confessione così e non cosà?", "il divorzio è meglio facoltativo o caso per caso"... Sembra un'esagerazione o una immagine da fantareligione, ma alla fine dei conti chi ha l'atteggiamento suddetto questo fa...
Quando chi scrive si trova a parlare con qualcuno che ha questa "sindrome", molto spesso cita San Paolo: «O uomo, chi sei tu, da entrare in discussione con Dio? Dirà forse il caso di terra al vasaio: perché mi hai fatto così? Non è dunque il vasaio padrone della creta, per far della medesima pasta un vaso per uso onorevole, un altro per uso vile?» (Romani 9, 20-21).
L'Apostolo delle genti con 11 parole mette queste persone di fronte al paradosso in cui si sono messe.
«O uomo, chi sei tu, da entrare in discussione con Dio?». Tu che sei solo una creatura, invece di ringraziare Chi ti ha creato gratuitamente, per puro amore, senza necessità di doverlo fare, ti metti a contestare quel che Lui ha fatto? Allora ... potrebbe esser criticato anche l'aver creato l'uomo, quindi anche te che critichi!
Il Sales nel suo commento (versione italiana Martini) a questo passo così interpreta: «O uomo, pieno di ignoranza, di miseria e di peccato, che quanto di bene possiedi tutto hai ricevuto da Dio, chi credi tu di essere da voler misurare con la tua mente la sapienza di Dio?».

L'UOMO AL LIVELLO DI DIO
Con la "sindrome del contraddittorio" l'uomo si mette al livello di Dio, si ritiene tale da poter contrattare con Lui. È sempre il solito motivo: l'uomo si fa Dio.
Con le due domande successive San Paolo approfondisce ancora meglio con una comparazione tipica della Sacra Scrittura. Evidenzia come il rapporto Dio-uomo, Creatore-creatura, non sia paritetico. E non potrebbe essere diversamente.
Se un vaso non ha facoltà di dire al vasaio "perché mi hai fatto così o per questi usi?", men che meno può l'uomo (creatura, vaso) decidere a tavolino con Dio (Creatore, vasaio) se e cosa accettare di quel che Lui gli ha dato e che Lui ha voluto. L'unica facoltà che l'uomo ha è quella di ringraziare tutti i giorni di esser stato creato e di tutto quel che di buono, bello e santo ha nella sua vita.
Siamo sempre lì.
Quel che gli uomini ritengono normale nei rapporti con gli altri, non lo ritengono necessario nel rapporto con Dio. In questo modo non si mette Dio addirittura al di sotto dell'uomo nella scala dei valori? Se quel che ritengo importante e necessario con un altro uomo non lo ritengo importante e necessario con Dio, non ho messo Dio non al livello dell'uomo, ma addirittura sotto?
Quando si riceve un dono da qualcuno, ci si sente in dovere di ringraziarlo e non certo in diritto di criticarlo o di storcere il naso. Anche se il dono non piace, ci si sente in dovere di mostrare comunque gratitudine e gioia per quanto regalato. Questo avviene per la gratuità della cosa, per il gesto di affetto che il dono manifesta. E anche per convenzione, direi.
Non ci si sente però in dovere di ringraziare Dio per il dono più importante di tutti, la vita, e le cose belle che in questa abbiamo, anzi ci si sente in diritto di criticare e decidere di storcere il naso, non credendo o non accettando qualche verità da Lui rivelata o qualche Comandamento da Lui dato.
Ci si preoccupa più degli uomini che di Dio.

DOSSIER "FINTI CATTOLICI"
Il Vangelo come optional

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Fonte: I Tre Sentieri, 14 giugno 2022

4 - CINQUANT'ANNI FA LE MARTELLATE SULLA PIETA' DI MICHELANGELO
Nel 1972 al grido di ''Sono Gesù Cristo!'' uno squilibrato australiano colpì ripetutamente la scultura in marmo scolpita per il giubileo del 1500 (ma la Provvidenza permise un restauro perfetto)
Autore: Valerio Pece - Fonte: Sito del Timone, 21 maggio 2022

Alle undici e mezza del mattino del 21 maggio 1972, un uomo si fa largo tra la folla di pellegrini, schiva cinque guardie, si arrampica sulla balaustra e al grido di «sono Gesù Cristo!» e sferra dodici colpi di martello sulla Pietà di Michelangelo. Il suo nome è Laszlo Toth, geologo australiano di origini ungheresi. I colpi mandano totalmente in frantumi il braccio sinistro della Vergine e scheggiano gravemente il naso, l'occhio sinistro e il velo.
Quel giorno di 50 anni fa il mondo puntò gli occhi sul gruppo scultoreo posto all'inizio della navata destra della basilica di San Pietro. Prima di essere ricoperta da un drappo, poco dopo le 14, la Pietà venne visitata da Papa Paolo VI. Dal New York Times si legge che il Pontefice bresciano «apparve nella Cappella della Pietà per ispezionare i danni. Si inginocchiò brevemente per pregare davanti alla scultura vandalizzata. Poi indossò gli occhiali mormorando con un'espressione più seria del solito: "Sono gravissimi anche i danni morali"». Le cronache raccontano che dopo aver benedetto in silenzio la folla radunata davanti alla cappella, Paolo VI fece collocare davanti alla Pietà il mazzo di rose bianche e gialle che gli era stato donato quella mattina, domenica di Pentecoste.

UN RESTAURO PERFETTO
Il restauro della scultura realizzata a ridosso del giubileo del 1500 - quando il cardinale Jean Bilhères commissionò al giovane Buonarroti «una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio» - diede risultati insperati. I timori iniziali degli esperti erano più che fondati: le martellate inferte avevano fatto cadere una cinquantina di frammenti più o meno grandi, alcuni completamente polverizzati, come quelli della palpebra sinistra. L'asso nella manica, per quella che all'epoca molti consideravano un'impresa impossibile, fu il calco di gesso dell'opera, realizzata nel 1933 e conservato nei Musei Vaticani. Fu grazie all'utilizzo di quella copia dimenticata che l'équipe di restauratori (tutti italiani) poté ottenere le matrici per realizzare le parti mancanti. Sebbene a distanza ravvicinata può intravedersi un leggerissimo ingiallimento rispetto al marmo dell'opera (il timore era che, con l'invecchiamento naturale del marmo, le protesi sarebbero saltate all'occhio in maniera molto più evidente), a distanza di 50 anni il restauro continua a regalare all'opera un aspetto assolutamente omogeneo.
Laszlo Toth, capelli lunghi e barba rossiccia, dopo di versi minuti di violenza inaudita, fu prima bloccato da un vigile del fuoco, quindi immediatamente arrestato. Sandro Barbagallo, curatore delle collezioni storiche dei Musei Vaticani, per spiegare il ritardo con cui l'autore del gesto fu fermato, ha riferito con candido realismo che «i fedeli erano sotto shock, tanto che nessuno capì realmente cosa stesse succedendo». L'entità dei crimini commessi avrebbe dovuto portare ad una reclusione di nove anni. I giudici, però, ritennero Toth infermo di mente, così, dopo due anni passati in un manicomio italiano, il geologo con brama d'artista fu trasferito in Australia. Da allora se ne sono perse le tracce.
Il suo nome, però, sopravvive ancora, specie in certi ambienti artistici di area radicale, in cui Toth viene evocato come un innovatore. Donald Novello, attore e regista italo-americano (noto per aver creato la figura di padre Guido Sarducci, uno dei personaggi più longevi del Saturday Night Live) ha intitolato un suo libro Le lettere di Laszlo. Ken Friedman, compositore americano, ha scritto un oratorio musicale in onore di Laszlo Toth. Esiste perfino una Scuola d'arte, la Laszlo Toth School of Art, che elogia «l'artista del martello», il quale - si legge sul sito - «ha modellato alcune sculture popolari di Michelangelo a una sensibilità più moderna». Un altro intellettuale debitore di chi ha vandalizzato la Pietà Vaticana è Roger Dunsmore, docente di letteratura all'Università del Montana, vincitore di diversi premi di poesia. Dunsmore ha pubblicato un libro-omaggio dal titolo inequivocabile, Laszlo Toth, in cui, tra gli altri, spicca questo verso: «Dove sei Laszlo Toth, dal martello gentile?».

VIOLENZA DELIRANTE
Cosa spinse Laszlo Toth a scagliarsi con quella violenza sulla Pietà michelangiolesca non è così semplice da dire (le suore spagnole, responsabili dell'ostello per pellegrini dove Toth visse negli ultimi quattro mesi, riferirono che il geologo era stato «un ospite modello»). Se certi sfregi alle opere d'arte sono dovuti all'azione di squilibrati, altre volte la causa è il puro teppismo. Altre volte ancora - ma sono categorie interscambiabili - i danni alle opere d'arte sono opera di artisti falliti, che riversano la loro insoddisfazione sui capolavori altrui. Celebre è il caso di Pietro Cannata, ex studente di estetica e pittore mancato, autore di una serie-record di sfregi. Non pago di aver rotto il dito del piede sinistro al David di Michelangelo, ha prima scarabocchiato con un pennarello "Sentieri ondulati", quadro di Pollock, per poi vandalizzare, nel duomo di Prato, "Le esequie di Santo Stefano" di Filippo Lippi.
Per cercare di capire come si comporta il nostro cervello di fronte ad un capolavoro, da non molti anni le neuroscienze hanno cominciato a interessarsi di arte. Ursula Valmori - esperta del ramo e collaboratrice di State of Mind, rivista di scienze psicologiche - scrive: «Il corpo del fruitore reagisce come se fosse esso stesso direttamente coinvolto nella scena raffigurata». Ciò è risultato con maggiore evidenza soprattutto dopo lo studio dei neuroni-specchio, «capaci», spiega Valmori, «di elaborare, contemporaneamente, una rappresentazione dei propri atti e di quelli altrui».
Se la Pietà di Michelangelo, simbolo di bellezza ed armonia, ha potuto provocare turbamenti così violenti da arrivare a quello scandaloso atto vandalico, il motivo va forse ricercato nella perfezione con cui Michelangelo, a soli 23 anni, impressionò il suo tempo. Troppa era la bellezza di quel Cristo, sorretto da una Vergine così dolce e giovane da essere, anche in quel marmo di Carrara, "figlia del suo figlio".

Fonte: Sito del Timone, 21 maggio 2022

5 - LA SCANDALOSA BENEDIZIONE GAY NELLA DIOCESI DI BOLOGNA DEL CARDINAL ZUPPI, PRESIDENTE CEI
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): francescani tedeschi eleggono un superiore gay, un vescovo obbliga a firmare un documento arcobaleno, padre James Martin accosta il Sacro Cuore ai Gay Pride
Autore: Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-06-2022

Pietro Morotti e Giacomo Spagnoli si sono uniti civilmente l'11 giugno scorso nel Comune di Budrio in provincia di Bologna. Giusto il tempo della classica foto all'uscita del Municipio e il tradizionale lancio del riso che per i due si sono spalancate le porte della chiesa di San Lorenzo, la quale è proprio di fronte, dall'altra parte della piazza.
Così, come un allegro e rustico corteo, gli invitati e i due "sposini" sono entrati in chiesa dove li attendevano un nutrito stuolo di sacerdoti preparati per la messa. Casula rossa, memoria di San Barnaba martire.
Il celebrante, in particolare, è don Gabriele Davalli, parroco nella vicina Vedrara, il quale conosce i due e li segue nel gruppo "in cammino" rivolto ai cattolici cosiddetti Lgbt, ma tra i vari incarichi che ha in diocesi a Bologna ha anche quello di responsabile della pastorale familiare. Non deve essere un problema, evidentemente, occuparsi della famiglia naturale così come la Chiesa la promuove e la sostiene e le famiglie cosiddette arcobaleno.
Una volta in chiesa, per Pietro e Giacomo, i genitori, i parenti e gli amici è iniziata una seconda cerimonia, dopo il sì appena pronunciato davanti al pubblico ufficiale. Una Messa. Una Messa nella quale i due - omosessuali dichiarati - sono stati festeggiati anche dalla Chiesa. C'era tutto l'armamentario tipico dei matrimoni: i fiori, l'abito delle grandi occasioni, i canti, il fotografo e i due "sposini" in prima fila perché, in fondo, erano loro i due protagonisti.
«Si è trattato di una benedizione di due uomini appena uniti civilmente - spiega alla Bussola padre Antonio Bai, parroco della chiesa di Budrio -, d'altra parte una benedizione non si nega a nessuno, no?». Ma come è possibile? Soprattutto dopo che la Congregazione della Dottrina della Fede su queste cerimonie spinte dalla chiesa catto protestante tedesca era stata chiara? «Io, non so. Dovete chiedere al celebrante».

RESPONSUM VIOLATO
Così, per non far sembrare la cosa una aperta violazione delle leggi della Chiesa, che proibisce le benedizioni alle coppie gay e lo fa con un responsum molto chiaro, i sacerdoti si sono inventati infatti una Messa di ringraziamento.
Ringraziamento per l'unione civile appena fatta nella quale due uomini si uniscono in una coppia? «Ogni messa è un ringraziamento, è nell'etimologia della parola stessa», esordisce don Davalli al telefono con la Bussola. E dunque, i due per che cosa hanno detto grazie? «Se si riferisce ai due ragazzi, Giacomo e Pietro, che hanno fatto l'unione civile, hanno partecipato come tutte le persone che erano in chiesa».
Le cose non sono proprio andate così: ad un certo punto, dopo la comunione, i due sono saliti sull'altare dove il sacerdote ha consegnato loro un grembiule. «La consegna di questo grembiule ha significato che questi due ragazzi sono ragazzi che in questi anni hanno da sempre servito il gruppo in cammino con il servizio di coordinamento e accoglienza, non è stato un gesto liturgico».
Insomma, il sacerdote cerca di normalizzare, ma quella andata in scena, mascherata da una tautologia come Messa di ringraziamento, è stata una benedizione di una unione civile di due omosessuali.
Che poi l'obiettivo della benedizione fosse chiaro fin da subito, del resto, lo prova un video del 2021 con 2400 visualizzazioni su Youtube nel quale Pietro e Giacomo si mettono letteralmente a nudo raccontando del loro innamoramento e del loro percorso dentro la Chiesa, notando tra l'altro come «Le risposte del Catechismo non erano esaustive per la nostra vita» e - parafrasando San Pietro col centurione pagano da battezzare - in fondo «lo Spirito già benedice questa unione». Il titolo dato al filmato, di qualità elevata, è The Greatest blessing, la "benedizione più grande". Che sarebbe poi quella di Dio, il Quale benedice già le scelte dei suoi figli omosessuali che sono inseriti in una comunità di cattolici e che la Chiesa deve accettare.

UN VIDEO ZUCCHEROSO PRESENTA UNA FAMIGLIA "NORMALE"
Il filmato però vede protagonisti soltanto Pietro e Giacomo che si presentano come una coppia con tanto di divisione dei ruoli. Uno di loro, ad esempio, si presenta in cucina col grembiule (aridaje) intento a fare i tortellini, che a Bologna è un rito sacro, riservato alle nonne e che si tramanda di generazione in generazione di madre in figlia, dalla cottura del pesto alla chiusura del "cappelletto" con la maestria che si conviene a una vera e propria rezdora. Insomma, il video, di per sé è un concentrato di luoghi comuni e messaggi, orientato ad ottenere una benedizione della Chiesa per un'unione che il Catechismo - ancora lui! - definisce non secondo la natura.
Con l'aiuto di preti compiacenti, la missione è compiuta e anche in Italia cominciamo a vedere questo tipo di benedizioni, pur con l'ipocrita foglia di fico della "Messa di ringraziamento", che è un modo per aggirare la legge di Dio e prendersi gioco della Chiesa stessa.
E l'arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi era al corrente di tutto questo? «Sì, l'ho informato io», taglia corto don Davalli.
Dunque, a Bologna va in scena una benedizione di una coppia gay appena unita civilmente e la benedizione pubblica si svolge nella diocesi del neopresidente della Cei.
L'obiettivo, però, a detta di tutti è normalizzare, appianare, far presagire che non c'è nessuno strappo col passato, nessuna violazione: «Non abbiamo fatto altro che pregare - ha aggiunto don Maurizio Mattarelli, un altro prete bolognese che segue da vicino altre coppie omo e che era presente in San Lorenzo assieme ad altri preti -. Abbiamo pregato per il dono dell'amore e della fede».
Di che amore e di che fede si stia parlando, però, non è dato sapere.

Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Uno tsunami Lgbt sta travolgendo la Chiesa" parla del moltiplicarsi di eventi di promozione Lgbt, mentre da Roma prosegue il silenzio.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 giugno 2022:

Quello che si sta abbattendo sulla Chiesa ormai è un vero e proprio tsunami Lgbt. Scrivevamo qualche giorno fa che «non passa settimana e a volte giorno, che non ci sia una qualche iniziativa omosessualista nella Chiesa»: eravamo troppo ottimisti, in realtà negli ultimi giorni è stato un moltiplicarsi di eventi di promozione Lgbt. Proviamo a citare i casi più clamorosi, dopo la benedizione della coppia gay a Bologna. [...]
In Germania, 300 francescani della provincia di Santa Elisabetta hanno eletto come nuovo superiore padre Markus Fuhrmann, appena poche settimane dopo che quest'ultimo si era pubblicamente dichiarato omosessuale. Dunque non si tratta di un caso isolato, ma di una intera provincia francescana che trova l'omosessualità come un punto di merito, voglia di «innovazione nella Chiesa», come ha detto padre Fuhrmann, che ovviamente è favorevole all'abolizione del celibato sacerdotale e all'ordinazione delle donne. Interessante questa dichiarazione del nuovo provinciale dei francescani a proposito del suo coming out: «Se io stesso sono gay, allora voglio dimostrare che posso essere parte della Chiesa in questo ministero. Questo è importante perché per la Chiesa non dovrebbe essere così. Purtroppo c'è troppa ipocrisia istituzionale nella Chiesa». Quello che emerge da queste parole è che siamo di fronte a un vero e proprio lavoro di infiltrazione: si entra nei seminari e negli ordini religiosi celando la propria omosessualità (ammesso che non si entri in luoghi di formazione già corrotti) con l'obiettivo di cambiare la dottrina della Chiesa, ridurla a pura istituzione umana.
Scendiamo un po' più giù, in Svizzera, diocesi di Coira per l'esattezza: riferisce il sito rossoporpora.org che qui il vescovo Joseph Maria Bonnemain ha varato un codice anti-abusi che tutti i preti e quanti lavorano per la diocesi hanno l'obbligo di firmare. Nel lungo documento c'è una sezione che già dal titolo è tutta un programma: «Come rispettare l'autodeterminazione sessuale?». Ed ecco le risposte: «Io rinuncio a valutazioni globalmente negative su pretesi comportamenti non biblici in materia di orientamento sessuale»; «Riconosco i diritti sessuali come diritti umani, in particolare il diritto all'autodeterminazione sessuale». «Nei colloqui pastorali non parlo spontaneamente di temi legati alla sessualità». «Tralascio qualsiasi forma di discriminazione fondata su orientamento sessuale o identità».
Un bel "liberi tutti" che qualcuno in diocesi non ha preso bene, e 44 sacerdoti (su circa 500 presenti in diocesi) hanno firmato una petizione per chiedere al vescovo che ritiri il codice e convochi una commissione per rivedere queste parti del testo. «Ci duole molto - scrivono nella petizione - che il vescovo diocesano abbia offerto la possibilità all'ideologia Lgbt di impiantarsi nella Chiesa sotto la copertura pretestuosa della prevenzione degli abusi, così da espellerne l'insegnamento di fede».
Il vescovo ha già risposto picche con una lettera il 14 giugno in cui pretende che tutti firmino il documento perché i passaggi contestati del Codice sono in sintonia con l'insegnamento della Chiesa. Monsignor Bonnemain evidentemente ha le idee un po' confuse sull'insegnamento della Chiesa visto che da nessuna parte del Magistero si parla di orientamenti sessuali, men che meno di autodeterminazione sessuale. Oppure non ce le ha confuse, semplicemente usa la seconda strategia per cambiare la dottrina della Chiesa: farlo facendo finta di rispettarla. In compenso commette anche un inaudito abuso di potere, vincolando il servizio alla diocesi a una ideologia.
C'è anche una terza modalità per affermare il vangelo Lgbt: rileggere le Scritture e la Tradizione alla luce della nuova ideologia religiosa. Così che miracolosamente tutta la storia della Chiesa parla di come non ci sia nulla di male nell'omosessualità, e anzi, tante figure bibliche incarnano la realtà Lgbt. Maestro in questa manipolazione è il celeberrimo padre James Martin, gesuita americano che ha avuto anche l'onore di essere invitato come relatore all'Incontro mondiale delle Famiglie a Dublino nel 2018. E infatti proprio in questi giorni ha scritto un articolo per una rivista Lgbtq cattolica, Outreach, in cui spiega la fortunata coincidenza di giugno, mese sia del Sacro Cuore di Gesù, sia dei Gay Pride, due ricorrenze che sarebbero «profondamente complementari». Chi l'avrebbe immaginato? L'affermazione suona un po' blasfema, ma poi dopo aver letto l'articolo si ha proprio la certezza: è blasfema.
Gesù ama, e ama soprattutto coloro che sono ai margini, ci spiega padre Martin, e chi oggi è più ai margini dei gay? Già, praticamente hanno in mano il potere politico mondiale, quello economico e anche il circuito dei media però la narrazione prevede che siano gli emarginati. Insomma, dopo aver fatto una rilettura creativa dei vangeli, padre Martin arriva alla conclusione: il mese del Sacro Cuore «ci mostra come Gesù ha amato», il mese dei Pride invece «ci mostra chi Gesù ci chiama ad amare». Tutti ai Gay Pride allora, con il Sacro Cuore: peccato che finora ai Gay Pride di immagine sacre ne sono state viste, ma solo per bestemmiarle.
Ovviamente i francescani tedeschi non saranno commissariati; nella diocesi di Coira non ci saranno visite apostoliche o richieste di dimissioni; e padre Martin sarà sempre più un teologo ascoltato a Roma. Lo tsunami può solo diventare più violento.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-06-2022

6 - SPERANZA: MINISTRO DELLA SALUTE O DELLA MORTE?
Il Ministero dell'Eutanasia rimborsa le spese per morire e non quelle per curarsi (vi sembra normale? In Canada vi direbbero di sì)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia, 14 giugno 2022

Chi vuole essere ucciso, può stare sereno: non deve pagare. O meglio, è giusto che al suo posto paghino tutti. Lo ha dichiarato apertamente nelle scorse ore il Ministro della Salute, Roberto Speranza. «Una volta che la procedura di verifica del rigoroso rispetto delle condizioni individuate dalla Consulta sia stata completata», ha detto parlando con La Stampa, «le strutture del servizio sanitario nazionale non possono assumere atteggiamenti ostruzionistici, né è ipotizzabile che i costi siano a carico del paziente».
Queste considerazioni ministeriali - fatte con riferimento al caso di "Mario", il marchigiano che chiede il suicidio medicalmente assistito ma si deve pagare il farmaco - suonano pesanti, anche perché chiamano in causa, di fatto, tutti i cittadini. E chi non vuole cooperare, neppure remotamente, con le proprie tasse alla morte non solo di "Mario", ma anche di altri che, come lui, desiderassero essere uccisi? Affari suoi, pare di capire dalle parole di Speranza; il che è già un problema, ma non è certo il solo.
Se si imbocca la strada del rimborso pieno delle spese dell'iniezione letale - stimabili in circa 5.000 euro -, non si rischia di creare un sistema dove si viene aiutati a togliersi delle spese ma non a vivere? E poi: 5.000 euro sono oggi già garantiti (o ne sono garantiti 5mila in più?) in termini copertura delle spese, a tutti coloro che desiderano le cure palliative e assistenza domestica? Il dubbio viene, soprattutto vedendo come la norma in materia - la legge n. 38 del 2010 - sia poco sostenuta finanziariamente.
Ne consegue come, al momento, nella nostra Penisola le cure palliative siano sì garantite, ma purtroppo a macchia di leopardo: in alcune zone cioè in modo impeccabile, in altre manco a parlarne. Altro che 5.000 euro. Eppure su questa vergognosa situazione - parliamo infatti di una legge in vigore da una dozzina di anni - il Ministro Speranza non risulta aver speso parole né con La Stampa né con altri. Il che è grave perché davvero quello che rischia di crearsi è un sistema sociale e sanitario in cui l'uccisione on demand rischia di essere non solo una strada, ma addirittura una raccomandazione.
Esagerazioni? Non esattamente. Basti pensare a quanto già accaduto in un Paese di fama civile come il Canada da dove, nell'agosto 2018, era arrivata la notizia di Roger Foley, signore affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo, alle prese col diritto... di vivere. Sì, perché l'uomo, nelle sue complesse condizioni, quell'anno si era trovato davanti ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia.
Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita; semplicemente perché le cure non gli potevano essere garantite. Ora, quanto passerà, in Italia, perché dai casi di "Mario" si passi a quelli alla Roger Foley? Vogliamo davvero un Paese in cui la morte finisca con l'essere consigliata e garantita più delle stesse cure?
Apparentemente, questi sembrano essere quesiti provocatori. Eppure, nella misura in cui, a livello ministeriale, si spendono apertamente parole in favore della morte ma non si fa altrettanto verso le cure, la deriva è assicurata. Non pare un caso che, prima dello scandalo Foley, nel Paese di Justin Trudeau, fosse stato pubblicato sul Canadian Medical Association Journal uno studio con cui si erano stimati in 138 milioni di dollari annui i risparmi per le casse pubbliche della morte indotta. E l'anno dopo, guarda caso, è accaduto quello che si diceva poc'anzi. Vogliamo fare, come Italia, una fine del genere? Tanto vale dirlo, a questo punto.

Fonte: Provita & Famiglia, 14 giugno 2022

7 - CONOSCI L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SULLA MODA?
Il nuovo libro di Virginia Coda Nunziante chiarisce che se una moda induce altri al peccato è intrinsecamente cattiva e deve essere rifiutata da ogni cristiano
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Europa Cristiana, 20 marzo 2022

Esiste oggi una vasta scelta in Occidente nel mercato dell'abbigliamento, e anche se moda e tendenze femminili vanno verso una direzione provocante, volgare e discinta, c'è comunque la possibilità di trovare cose conformi alla moda cristiana, che non significa moda "bigotta", ovvero quello stile tipicamente protestante di alcune sette, ma uno stile cattolico che tende alla bellezza e alla semplicità insieme, alla modestia e all'eleganza contemporaneamente, rimandando ai principi della dottrina cristiana, mai fanatica, come invece può essere, per esempio, il modo di vestire delle donne praticanti di religione musulmana.
Il libro La moda cristiana nell'insegnamento della Chiesa (pp. 121, 12,00 €), curato da Virginia Coda Nunziante, pubblicato dalle Edizioni Fiducia in questo inizio d'anno, torna assai utile per leggere che cosa dice la Chiesa a questo proposito. Afferma la curatrice che il tema della moda, anche nei trattati di morale, non viene considerato approfonditamente. È anche vero che un tempo non c'era necessità di soffermarsi troppo su tale punto: era puro buon senso, ovvio persino fra i pagani, che il mostrare ed ostentare il proprio corpo era segno di spudoratezza, di incentivo ad essere "utilizzate", una promozione di se stesse per catturare l'attenzione maschile. Per questa ragione, chi seguiva questa moda, era considerata una poco di buono, una donna di spettacolo o di strada. E se non lo faceva per "professione" era comunque una "civetta", mal giudicata dall'opinione pubblica. Con il pensiero illuminista/femminista/comunista e soprattutto a partire dagli anni Sessanta del Novecento in poi con la «liberazione sessuale» della donna, la figura femminile si è "emancipata" anche nell'abbigliamento, diventando provocante e insolente, si pensi all'uso della minigonna e/o degli «zatteroni». Ecco che il magistero pontificio ha offerto delle linee guida in questo senso, da Benedetto XV a Pio XII in particolare. Papa della Chiesa si fece sentire contro la cecità delle «tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall'ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio» (Enciclica Sacra Propediem, 6 gennaio 1921).

LA MODA HA UN CARATTERE VOLUBILE
Spiega Virginia Coda Nunziante: «Il termine moda deriva dal latino "modus" che significa maniera, norma, regola, misura. Solo nel XVI secolo il termine francese mode ha assunto un nuovo significato, tradotto in inglese come fashion. Quando si parla di moda ci si riferisce in genere all'abbigliamento, soprattutto femminile, ma la parola e il concetto comprendono molteplici manifestazioni dell'attività umana: forme artistiche e letterarie, atteggiamenti sociali e modi di pensare dell'opinione pubblica. Il cosiddetto politically correct può essere definito un'espressione della moda intellettuale imperante».
La moda, effimera e passeggera, ha un carattere volubile, in quanto non è l'usanza, la consuetudine o il costume di un popolo, ma è caratterizzata dalla mutevolezza e non dalla permanenza. La preziosità di questo testo sta nel fatto che invita alla riflessione su un tema che solo apparentemente potrebbe essere poco rilevante, ma in realtà nasconde profondi significati dell'essere filosofico di una data civiltà. Ecco che torna assai utile il lavoro qui svolto, ovvero la raccolta degli scritti dei Pontefici del XX secolo sull'argomento in questione. Nel ragionare su quanto papa Pacelli dice a proposito dell'arte di sapersi vestire ci accorgiamo che l'abito è importante quanto il nostro comportamento e il nostro modo di parlare: esso è l'espressione di quanto noi siamo e, quindi, in ciò cui crediamo. L'abito può manifestare cattivo gusto e dissonanza oppure bellezza e armonia, espressioni che vengono straordinariamente rappresentate dai fiori. Afferma Pio XII che quando si è giovani si cerca «quel risalto di splendore che canta il lieto tema della primavera della vita ed agevola, in armonia coi dettami della pudicizia, le premesse psicologiche necessarie alla formazione di nuove famiglie; mentre l'età matura dall'appropriato vestito intende ottenere un'aura di dignità, di serietà e di serena letizia». Mentre nel suo Discorso al Congresso internazionale dei Maestri Sarti (10 settembre 1954), sottolineando la bellezza della creazione, li incoraggiò a contemplarla perché se «le piante e gli animali si rivestono di meravigliosi colori, che attirano lo sguardo e l'ammirazione, l'uomo non può forse imitare in ciò l'Artista divino?».

LA CORRETTA VISIONE DELLA VITA
Leggere questo ottimo libro, che mancava nel panorama bibliografico della cattolicità, significherà scoprire quanto è più bello e significante scegliere look adeguati, che rispondono alla corretta visione della vita, rispettando Nostro Signore, noi stessi e gli altri, per essere anche noi come i colorati fiori di un giardino che portano gioia, delicatezza, armonia e pace ai cuori, senza sfidare o provocare nessuno, ma divenendo importante testimonianza visiva in questo mondo di senza Dio.
Scrive Virginia Coda Nunziante: «Il movimento della moda non ha in sé nulla di cattivo: sgorga spontaneamente dalla socievolezza umana, secondo l'impulso che inclina a trovarsi in armonia coi propri simili e con la pratica usata dalle persone in mezzo alle quali si vive. Dio non vi chiede di vivere fuori del vostro tempo, così noncuranti delle esigenze della moda da rendervi ridicole, vestendovi all'opposto dei gusti e degli usi comuni alle vostre contemporanee, senza preoccuparvi mai di ciò che loro garba» (p. 71). Anche san Tommaso d'Aquino sostiene che nelle cose esteriori che l'uomo usa non vi è alcun vizio, ma esso proviene dalla persona che senza moderazione e temperanza ne utilizza.
Non c'è dubbio che chi trasgredisce il "buon costume" è perché vuole provocare: non cerca pace e armonia, ma disturbo altrui, alterigia ed edonismo. La società occidentale, imbarbaritasi anche con la rivoluzione femminista, propone con la sua pubblicità e cultura trasgressiva, una moda che offende coloro non solo che sono rimasti cristiani, ma anche i bambini e le persone che conoscono ancora che cosa significhi il rispetto del proprio corpo e il rispetto della sensibilità altrui.

Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "La moda cristiana nell'insegnamento della Chiesa" parla del nuovo libro di Virginia Coda Nunziante.
Ecco un estratto dell'articolo pubblicato su Radio Roma Libera il 18 giugno 2022:

La moda pone innanzitutto un problema morale oggi spesso dimenticato. Papa Pio XII in un discorso dell'8 novembre 1957 alla Unione Latina dell'Alta Moda, lo riassume in questi termini: "la cosiddetta relatività della moda rispetto ai tempi, ai luoghi, alle persone, alla educazione non è una valida ragione per rinunziare «a priori» a un giudizio morale su questa o quella moda che nel momento oltrepassa i limiti della normale pudicizia. (...) Ma per quanto vasta ed instabile possa essere la relatività morale della moda, esiste sempre un assoluto da salvare, dopo aver ascoltato il monito della coscienza, nell'avvertire il pericolo: la moda non deve mai fornire un'occasione prossima di peccato".
Pio XII esprime in queste parole una norma assoluta: se una moda induce altri al peccato, è in sé intrinsecamente cattiva e deve essere rifiutata da ogni cristiano. È questo un limite morale invalicabile. Le mode cambiano, ma la morale cattolica non muta, perché è oggettiva e assoluta nei suoi princìpi. La moda deve piegarsi ai principi della morale che pone dei limiti che nessuna moda dovrebbe oltrepassare.
Virginia Coda Nuziante ci ricorda però che la moda è anche l'espressione storica del modo di pensare e di vivere di una società e, sotto questo aspetto, può essere oggetto di un giudizio, non necessariamente morale ma storico. I cambiamenti della moda nella storia ci aiutano infatti a comprendere i mutamenti culturali e sociali, che a loro volta possono essere oggetto di giudizio da parte della filosofia o della teologia cristiana della storia. In questo senso lo stesso Pio XII afferma che "La società, per così dire, parla col vestito che indossa; col vestito rivela le segrete sue aspirazioni, e di esso si serve, almeno in parte, per edificare o distruggere il proprio avvenire" (Discorso dell' 8 novembre 1957.)
Lo stesso Pio XII, pochi mesi dopo la sua elezione, in un discorso alla Gioventù femminile di Azione Cattolica del 6 ottobre 1940, affermava che: "Moda e modestia dovrebbero andare e camminare insieme come due sorelle, perché ambedue i vocaboli hanno la medesima etimologia, dal latino modus vale a dire la retta misura, al di là e al di qua della quale non può trovarsi il giusto. Ma la modestia non è più di moda. Simile a quei poveri alienati che, avendo perduto l'istinto di conservazione e la nozione del pericolo, si gettano nel fuoco o nei fiumi, non poche anime femminili, dimentiche per ambiziosa vanità della modestia cristiana, vanno miseramente incontro a pericoli, ove la loro purezza può trovare la morte. Esse subiscono la tirannia della moda, anche immodesta, in maniera tale che sembrano non sospettarne più nemmeno la sconvenienza; esse hanno perduto il concetto stesso del pericolo, l'istinto della modestia". [...]

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Fonte: Europa Cristiana, 20 marzo 2022

8 - OMELIA XIII DOMENICA T. ORD. – ANNO C (Lc 9,51-62)
Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Per seguire Gesù, dobbiamo metterlo al di sopra di tutto, al di sopra anche degli affetti più cari e più santi come possono essere gli affetti familiari. Con questo non si vuole assolutamente dire che bisogna spezzare questi legami, ma si vuole unicamente affermare che al di sopra di queste relazioni vi è Dio, il quale deve essere amato con tutto il cuore e con tutte le nostre forze. Amare qualcosa o qualcuno al di sopra o anche alla pari di Dio, sarebbe un peccato contro il primo Comandamento.
A volte, poi, accade di trovarsi come ad un bivio. Da una parte ci sono questi legami umani molto forti; dall'altra vi è la Volontà di Dio che chiama a qualcosa di superiore. Cosa fare? Il cristiano non deve esitare a scegliere Dio e la sua gloria. Pensiamo a san Francesco d'Assisi. A un certo punto della sua vita si sentì chiamato da Dio a rinunciare a tutto per seguire Gesù in povertà e umiltà. A questo suo proposito si oppose tenacemente il padre che voleva fare di lui un ricco mercante. San Francesco non esitò un attimo e, pur con il comprensibile dolore di figlio affettuoso, seppe seguire la chiamata divina e divenne il grande Santo che tutti conosciamo. Se avesse ceduto alle insistenze paterne, noi oggi non saremo qui a parlare di lui.
Gesù insegna questa dottrina adoperando delle espressioni molto forti. A un giovane che voleva seguirlo ovunque, il Maestro dice: «Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo» (Lc 9,58). Con queste parole Gesù voleva far comprendere a quel giovane il distacco dalle cose materiali, al punto che Egli, Gesù, non aveva niente su questa terra, nemmeno un guanciale per il riposo. Questo ci insegna a usare le cose di questo mondo senza attaccarci il cuore, perché in Paradiso non porteremo nemmeno uno spillo, ma soltanto le opere buone da noi compiute.
Ad un altro che chiedeva a Gesù il tempo di seppellire il padre, Gesù rispose: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio» (Lc 9,60). Ad un altro, infine, che voleva accomiatarsi da quelli di casa sua, Gesù disse: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio» (Lc 9,62). Sono certamente parole molto forti che devono farci comprendere ancora una volta che al di sopra di tutto c'è Dio e la sua gloria.
Per comprendere meglio queste parole, pensiamo a tanti nostri fratelli che si sono convertiti al Cristianesimo provenendo da altre religioni. Per alcuni di loro, ricevere il Battesimo è equivalso a tagliare radicalmente con tutto il loro ambiente familiare, con la loro cultura, con tutti gli affetti che prima avevano nutrito. Essi hanno sentito fortemente che Gesù li chiamava e hanno trovato la forza anche di fuggire letteralmente dalle loro terre, senza speranza di tornarvi, pur di ricevere il dono del Battesimo e divenire cristiani. Preghiamo per loro e preghiamo per tutti quelli che desiderano fare altrettanto ma, per ora, non trovano la forza.
Di fronte ad esempi così eroici di fortezza, noi rimaniamo confusi. Sforziamoci perlomeno di dimostrare la nostra fedeltà a Dio, mettendolo sempre al primo posto con la preghiera quotidiana, non accontentandoci di dargli solo le briciole del nostro tempo, ma di iniziare e terminare le nostre giornate con una intensa preghiera, domandandogli sinceramente di indicarci la sua Volontà, come fece san Francesco d'Assisi.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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