BastaBugie n°778 del 20 luglio 2022

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1 E' MORTO EUGENIO SCALFARI, PADRE DI ESPRESSO E REPUBBLICA
Era il Papa della chiesa dell'anti-Chiesa, rigida nei suoi assunti, per niente tollerante con i dissenzienti e che proponeva Repubblica come nuovo vangelo
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
2 LA CADUTA DI JOHNSON, IL LEADER CHE HA SPRECATO IL TRIONFO DELLA BREXIT
Boris Johnson si è dimesso da premier dopo la ribellione dei suoi ministri perché, anziché adottare un tradizionale programma euroscettico pro-crescita, si è allineato alla sinistra su svolta verde e nuovi diritti
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 LA DITTATURA DELLA SOCIETA' DEI DIRITTI
La parola ''diritto'' mi piaceva moltissimo e quando è stato stabilito che la salute è un diritto ho gioito, ma mio marito, più intelligente e meno ingenuo, mi spiegò che...
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari
4 COSA CI INSEGNA LA FINE DEL MATRIMONIO DI FRANCESCO TOTTI E ILARY BLASI
Non sono inclusivi come la coppia Pascale - Turci, non hanno un figlio gender fluid come Brad Pitt e Angelina Jolie, ma sono una famiglia normale... per questo siamo dispiaciuti, perché sogniamo ancora la famiglia unita
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone
5 AVVENIRE RECLAMIZZA L'ARCI IN PRIMA PAGINA
Sembra che la CEI non conosca la storia dell'Arci che nacque a Firenze nel 1957 dalla Sinistra (nel 1980 si sviluppò l'Arcigay grazie a un sacerdote omosessuale, sospeso a divinis, convivente di Nichi Vendola)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Radio Roma Libera
6 ERO IN COMA, MA VOLEVO GRIDARE CHE ERO VIVA
Adesso Sara Virgilio, da biologa, dice no con decisione al testamento biologico e alla cultura dello scarto, rappresentata oggi anche dal ddl Bazoli (VIDEO: Sopravvissuta al coma)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia
7 LA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA E' SOLO UNA TAPPA, NON LA VITTORIA FINALE CONTRO L'ABORTO
La Corte ha dichiarato che la Costituzione non impone il diritto all'aborto, però nemmeno lo proibisce, perché la Costituzione non basta se non si fonda sul diritto naturale (intanto proseguono impunite la caccia ai giudici e le violenze a chiese e centri prolife)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 11,1-13)
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - E' MORTO EUGENIO SCALFARI, PADRE DI ESPRESSO E REPUBBLICA
Era il Papa della chiesa dell'anti-Chiesa, rigida nei suoi assunti, per niente tollerante con i dissenzienti e che proponeva Repubblica come nuovo vangelo
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 14 luglio 2022

Eugenio Scalfari se n'è andato. A 98 anni colui che - scomparsi Montanelli, Biagi e Bocca - era rimasto l'ultimo grande vecchio del giornalismo italiano, è morto oggi. Classe 1924, «Barbapapà», come ironicamente lo chiamavano i critici, è stato un po' tutto e il suo contrario: fascista da ragazzo e antifascista il resto dell'esistenza, giornalista e al tempo stesso manager, nemico politico di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi e, in seguito, interlocutore affascinato da Papa Francesco.
Ma soprattutto, Scalfari è stato il padre de L'Espresso e Repubblica, ossia d'una micidiale macchina da guerra editoriale laicista; e che, inutile negarlo, tanto, anzi tantissimo male ha fatto a questo Paese, promuovendo tutte quelle concezioni e quelle pratiche - dal divorzio all'aborto di Stato, dalla fecondazione extracorporea fino all'eutanasia - che hanno indubbiamente nuociuto l'Italia, ideologizzando anzitutto la classe dirigente e colta che, alla fonte scalfariana, si è abbeverata: magistratura, professori universitari, medici, insegnanti.
Ciò nonostante, chi ci lascia oggi - tornando a quello che si diceva poc'anzi - è stato davvero tutto e il suo contrario; perché se da un lato è stato un maestro di giornalismo (anche se forse più di industria editoriale), dall'altro è stato anche uno che, per tutta la vita, ha preso la più grande cantonata che un cronista possa prendere, evitando di dare una notizia e di raccontare un fatto che sono la notizia e il fatto più importanti della storia: Gesù Cristo è vivo. Certo, Scalfari si è fatto incuriosire dal cristianesimo.
Da questo punto di vista, i dialoghi che ha avuto ripetute volte con Papa Francesco non possono che avergli giovato. Eppure di una sua conversione, purtroppo, egli non ha mai lasciato intendere nulla. Zero. Per questo motivo, ora che si trova immerso nel faccia a faccia che più conta in assoluto, quello con Dio, speriamo per Scalfari, come del resto per tutti - perché guareschianamente non odiamo nessuno, neppure chi così a lungo ha messo i suoi talenti al servizio di cause malvagie -, che adesso Dio abbia pietà di lui; e gli perdoni quella grandiosa notizia ignorata.

Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Eugenio e Francesco: qual era il Papa?" afferma che Eugenio Scalfari era il pontefice del mainstream cui tutti hanno finito per allinearsi, compreso il mondo cattolico.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 luglio 2022:

Eugenio Scalfari, morto due giorni fa, non è stato solo un giornalista. È stato molto di più. È stato un Papa. Il suo giornale - La Repubblica - è diventato un nuovo vangelo da lui ispirato, guidato, e della cui dottrina era l'interprete ufficiale e il garante. Repubblica è stata la Summa del radicalismo borghese irreligioso della postmodernità italiana. Sin da subito si è imposto come quotidiano militante, religioso nel suo laicismo dogmatico, più avanti del Manifesto o de L'Unità, perché completamente post-ideologico. Scalfari e Repubblica hanno confermato e sviluppato le istanze del modernismo nichilista della modernità italiana, hanno seminato l'età dei "nuovi diritti", hanno esercitato un potere ideologico di interdizione, di scomunica, di estradizione nei confronti degli intellettuali non allineati all'autoritarismo del nuovo.
Scalfari era il Papa della chiesa dell'anti-Chiesa, rigida nei suoi assunti, per niente tollerante con i dissenzienti, inquisitoria, attiva nel proscrivere quanti non si allineavano. Repubblica era il nuovo vangelo letto dai preti e dalle suore postconciliari, cui erano abbonati i seminari di tutta Italia, poi copiato da Avvenire che, alla fine, divenne anch'esso un piccolo Repubblica. Oggi, tutti i giornali italiani, tolto qualche reprobo opportunamente vituperato dal sistema di potere mediatico, sono Repubblica. Repubblica aveva conquistato alla propria ideologia anche il Corriere, ma Il Giornale che da quella consapevolezza nacque, alla fine tornò ad essere anch'esso una specie di Repubblica.
Pannella, Bonino, i radicali, i verdi, la sinistra cattolica, il Partito Democratico trasformatosi dal vecchio PCI, Renzi, i Cinque Stelle, tutti coloro che ora vogliono occupare il "centro", il presidente Mattarella... null'altro esprimono se non l'ideologia di Repubblica e di Scalari: laicismo, soggettivismo radicale, nuovi diritti, cultura borghese allo stato puro, proceduralismo istituzionale.
Scalfari ha dettato l'orizzonte di comprensione dell'Italia di oggi, l'Italia del divorzio e dell'aborto, della legge Cirinnà e del ddl Zan, l'Italia anti-famiglia e anti-vita, l'Italia prona ai poteri forti internazionali, l'Italia che vuole + Europa e - Italia, l'Italia che reclama le "transizioni" presentandole come la salvezza. Scalfari era un Papa, era capo di una religione e annunciava la salvezza. Il mondo cattolico ne è stato catturato. Repubblica entrò nelle parrocchie. Ricordo quando Giovanni Reale chiamò Scalfari a parlare alla Cattolica di Milano per dire che noi uomini siamo come delle formichine sperdute nell'universo, senza senso, senza capo, senza un fine. Il cattolico che non leggesse Repubblica era considerato fuori tempo e fuori dal proprio tempo. Nessun quotidiano pensò mai, come Repubblica, di essere una nuova Bibbia. Nessun giornalista pensò mai, come Scalfari, di essere un nuovo evangelista.
Con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI Repubblica e Scalfari fecero man bassa tra i cattolici, ma era chiaro che ciò avveniva nonostante quei Pontefici. Comunione e Liberazione non leggeva Repubblica, la Comunità di Sant'Egidio, l'Azione cattolica e gli Scout leggevano Repubblica.
Con Francesco è come se tutti i cattolici leggano ora solo Repubblica. Tutti sono ormai allineati al nuovo credo. Oggi sono i cattolici a chiedere divorzio e aborto, sono i vescovi cattolici a volere la legge Cirinnà e il suicidio assistito. Nel Nuovo Testamento di Repubblica si incontrano le fedi di Cappato e di Avvenire.
Appena eletto Papa, Francesco cominciò ad incontrare Eugenio Scalfari. Francesco doveva essere il Papa, e Scalfari il laico. Invece Francesco era il laico e Scalfari il Papa. La religione di Scalfari era definita, a tutto tondo, con dogmi ben precisi, intollerante e capace di inquisizione, voleva convertire e fare proseliti anche Oltretevere, voleva far valere la propria superiorità argomentativa, provocare, dissacrare. Nei colloqui con Francesco, Scalfari interpretava lo stesso Francesco, che non rettificava, gli metteva in bocca le proprie parole, che l'altro pronunciava, gli faceva contraddire le verità di fede cattolica, e l'altro ubbidiva. Scalfari era il Papa che insegnava, esplicando il proprio magistero di Papa, senza paura e privo di un minimo senso ecumenico. Per lui - ateo, nichilista e disperato - la verità era una sola. Francesco giocava di rimando, non precisava quando l'altro, il Papa, gli faceva dire cose non da Papa, era interessato al dialogo anche se era a senso unico, si compiaceva di scandalizzare con le parole suggeritagli da Eugenio. Voleva essere laico, pensava di avere davanti a sé un laico, ma aveva un Papa, il Papa della nuova religione della irreligione.
La storia di Francesco e di Eugenio Scalfari è la storia di una Chiesa che fa di tutto per essere laica e non più una religione e che non si accorge che il laicismo è la nuova religione e che non è per niente laico. Mentre il Papa gioca a non fare più il Papa, altri Papi ne occupano il ruolo. Mentre la Chiesa cattolica tollera e dialoga, le nuove chiese del laicismo postmoderno pontificano.

DOSSIER "PERSONE FAMOSE"
Decedute dal 2020 in poi

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Fonte: Sito del Timone, 14 luglio 2022

2 - LA CADUTA DI JOHNSON, IL LEADER CHE HA SPRECATO IL TRIONFO DELLA BREXIT
Boris Johnson si è dimesso da premier dopo la ribellione dei suoi ministri perché, anziché adottare un tradizionale programma euroscettico pro-crescita, si è allineato alla sinistra su svolta verde e nuovi diritti
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09-07-2022

Sulla caduta di Boris Johnson si sono già scritti fiumi di inchiostro. Quasi tutti articoli di giubilo, considerando che era il più inviso fra i leader europei, accusato di aver promosso e poi portato a termine personalmente l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. È stato considerato un "clown" (copertina dell'Economist, il giorno delle sue dimissioni), un "premier che ha rovinato l'immagine del Regno Unito".
Più che le sue politiche sono stati gli scandali personali a rovinarlo. Johnson aveva infatti vinto tutte le sue battaglie, contro ogni previsione, dimostrando un talento politico non comune. Aveva scommesso sulla Brexit contro la leadership del partito e ha vinto. Aveva ereditato il partito in pieno marasma post-Brexit dopo le sconfitte incassate da Theresa May e ha vinto le elezioni con la più ampia maggioranza dal 1987. Tutti davano per spacciato il negoziato con l'Ue e si preparavano ad un'uscita "disordinata" dall'Unione, ma Johnson ha portato a casa anche un accordo che tuttora regge, nonostante le difficoltà sull'Irlanda. Durante la pandemia, nonostante il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto e la decisione di imporre un duro lockdown (che non piace ai conservatori), è stato il primo a condurre una campagna vaccinale di successo, pur senza imporre obblighi e "metodi persuasivi" alla cinese. Ed è stato uno dei primi in Europa a riaprire tutto, rispettando le date promesse.
Quali mai scandali possono aver provocato la sua caduta, dopo un'ascesa così costante? L'ultimo è quello che riguarda Chris Pincher, "deputy chief whip" (responsabile dell'ordine del gruppo alla Camera dei Comuni) che da ubriaco ha molestato due uomini, di cui uno parlamentare. Johnson aveva dichiarato di non avere idea della cattiva condotta di Pincher, poi sono emerse le prove che ne fosse al corrente, ma non avesse agito. L'immagine del premier era stata incrinata dal Partygate: mentre tutto il Paese era chiuso nel lockdown (da lui stesso ordinato) lui aveva festeggiato con ospiti e senza mascherina nella sede del governo, il 10 di Downing Street. Anche in quel caso, prima aveva negato, poi sono emerse le prove che lo hanno incastrato. Già era sopravvissuto al voto di fiducia, all'interno del suo partito, ora, dopo il secondo scandalo, non ha potuto reggere alla raffica di dimissioni dei membri dell'esecutivo. Johnson ha gettato la spugna dopo che oltre cinquanta membri del suo governo (ministri, sottosegretari, funzionari e tecnici) avevano rassegnato le dimissioni come segno di sfiducia.

LA BREXIT NON È MAI STATA MESSA IN DISCUSSIONE
Gli scandali sono il culmine di un malessere che si accumulava da tempo nei suoi confronti. Ma non bisogna farsi confondere troppo dalle analisi dei mass media italiani, o di quelli più "europeizzanti" nello stesso Regno Unito. La Brexit, infatti, non è mai stata messa in discussione, in tutte le polemiche che hanno riguardato direttamente Johnson. Fuorviante anche la reazione di giubilo della Russia, dell'ex presidente Medvedev in particolare: Johnson non è stato punito per il suo aperto sostegno all'Ucraina e all'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Su questi temi c'è infatti un ampio consenso bipartisan nel Regno Unito, anche fra i laburisti (salvo la corrente ormai minoritaria di Corbyn).
Quella contro Johnson è stata soprattutto una rivolta dei conservatori contro un premier che era riconosciuto, ormai, come un fattore di debolezza in un momento difficile. Prima di tutto, per la sua reputazione personale, incrinata dagli scandali: un elettorato che soffre per l'inflazione e per i problemi economici che tutti noi stiamo vivendo, può tollerare ancora meno un leader sorpreso a mentire e a coprire una cattiva condotta personale. Il Partygate è stato un atto di arroganza, nel momento in cui il paese intero soffriva chiuso in casa. Sul piano più prettamente politico, gli osservatori più attenti accusano Johnson di non essersi dotato di una squadra funzionante. Il voler fare tutto da solo, come tipico dei leader di rottura, è stato inizialmente il segreto del suo successo, ma alla lunga non ha pagato. Dopo un po' di scommesse vinte, è arrivato il momento in cui la mancanza di riflessione e di lavoro di gruppo si è fatta sentire.
La vera debolezza di Johnson, però, è stata nella mancanza di coerenza. Ed è ancora più grave, considerando l'enorme importanza del processo di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea che lui stesso aveva avviato. Come spiega Allister Heath, editorialista conservatore: "La sua mancanza di un'ideologia di guida, oltre all'ambizione personale e all'interesse personale, non gli permise di comprendere perché così tanti fra i suoi sostenitori si sentissero ideologicamente traditi dal suo programma fatto di più tasse e più spese. È diventato evidente ben più dell'anno scorso che non avremmo mai vissuto una lunga era Johnsoniana, come credevo possibile all'indomani delle elezioni. Non c'è stato alcun nuovo modello economico e sociale a lui ispirato, nessun grande progetto per rimodellare la Gran Bretagna in stile Thatcher."

ALLINEATO AL MAINSTREAM
Nelle battaglie culturali Johnson si è ben presto allineato al mainstream, sui programmi ecologisti ha promesso auto elettriche, riduzione delle emissioni, adesione ai parametri degli accordi di Parigi. Sulle grandi questioni etiche non ha perso occasione per mostrarsi allineato alla sinistra culturale. Solo per fare tre esempi nell'ultimo mese: ha mandato un messaggio di sostegno ed incoraggiamento al gay pride, accogliendo anche leader della comunità Lgbt a Downing Street. Ha contestato la sentenza della Corte Suprema degli Usa sull'aborto, giudicandola un "passo indietro". Nell'ultimo vertice G7 ha adottato uno dei più triti e ritriti luoghi comuni femministi affermando che se Putin fosse una donna, oggi non farebbe la guerra. Qualche storico gli ha ricordato che la Crimea, l'ultima volta, venne conquistata dall'imperatrice Caterina la Grande.
In economia, forse cercando maggiori consensi nel vasto pubblico, ha promosso politiche di sinistra che non sono affatto piaciute ai conservatori. Sotto il suo governo, specialmente durante il Covid, la spesa pubblica è aumentata fino a costituire il 42,3% del Pil, il deficit è stato in media del 6% del Pil negli ultimi tre anni e il debito puublico ha superato la soglia del 100% del Pil, arrivando al 103,7%. La fiducia nella sua leadership si è ancora più indebolita nel momento in cui ha proposto una nuova finanziaria con ulteriori aumenti di tasse.
Così ha sprecato un patrimonio che si era costruito nel tempo, un misto di alta cultura (Johnson, ex giornalista, è un latinista ed esperto di storia romana) e idee dirompenti portate avanti con tenacia e coraggio. Come constata Heath: "Probabilmente il suo fallimento che lascia più perplessi è quello di non aver compreso lo scopo della Brexit, la scelta politica che lo caratterizzerà per sempre. Invece di adottare un tradizionale programma euroscettico pro-crescita, ha scelto di scimmiottare il modello economico europeo, quello contro il quale abbiamo lottato così duramente per sfuggirvi".

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09-07-2022

3 - LA DITTATURA DELLA SOCIETA' DEI DIRITTI
La parola ''diritto'' mi piaceva moltissimo e quando è stato stabilito che la salute è un diritto ho gioito, ma mio marito, più intelligente e meno ingenuo, mi spiegò che...
Autore: Silvana De Mari - Fonte: Blog di Silvana De Mari, 16 luglio 2022

Sui social imperversano spiegazioni su cosa sono i diritti. Un diritto è come un raggio di sole, chiariscono molti post, in genere il tipo di post che pullula di unicorni e arcobaleni. Se non ti piace prendere il sole, non prenderlo, ma perché impedire a un altro di stare sdraiato sul suo materassino a farsi la tintarella? Il nostro straordinario Enrico Letta abbandona la metafora ed entra nei particolari: se tu non vuoi divorziare, non divorziare, ma non levare agli altri il diritto di spaccare il cuore alla persona cui avevano giurato fedeltà eterna e ai loro figli, se tu non vuoi abortire non abortire, ma perché levare agli altri il diritto di abortire, se tu non vuoi comprare un bambino non farlo, ma perché impedire agli altri di sottoporre due madri povere, la proprietaria dell'ovulo e la proprietaria dell'utero, a rischi spaventosi per la fabbricazione di un bambino abbandonato?
Tutte queste affermazioni sono di una straziante e pericolosa ingenuità. L'ingenuità è una dote tanto carina al di sotto dei 12 anni, al di sopra dei 13 diventa un pericoloso soccorso a tutte le dittature. Sono un'esperta di ingenuità, anche io ho fatto parte per lunghi decenni delle schiere degli ingenui. La parola diritto mi piaceva moltissimo. Quando finalmente in Italia è stato stabilito che la salute è un diritto, ho avuto un sussulto di gioia: nella mia mente di assoluta ingenuità, già vedevo le malattie sul lavoro scomparire, i reparti per la silicosi e il mesotelioma svuotarsi, già immaginavo fiumi e fiumi di denaro che si riversavano sui nostri problematici reparti di Pronto Soccorso per renderli magnifici, pieni di medici, infermieri, letti, apparecchi di radiologia, ecografia, ecocardiografia, sale operatorie, endoscopie, e qualche altra cosa, così che tutti potessero mantenere la loro salute. Mio marito, più intelligente di me e soprattutto privo di pericolose ingenuità, oltre che favorito da una laurea in legge, mi svegliò bruscamente dalla mia ubriacatura, e mi spiegò il concetto elementare che nella legge a ogni diritto corrisponde un dovere, e a ogni dovere corrisponde un reato, a ogni reato corrisponde una repressione. Il diritto alla salute è un concetto assolutamente idiota, mi spiegò mio marito, che apriva la porta al controllo totale dello stato sul cittadino. Se qualcuno lede un mio diritto, io posso denunciarlo. Se qualcuno lede il mio diritto alla proprietà privata, rubando a casa mia, in teoria io potrei denunciarlo. In realtà non lo facciamo perché abbiamo già scoperto che tanto in Italia il furto non è perseguito e nemmeno indagato, quindi andare dai carabinieri è tempo perso, ma in teoria si potrebbe fare. Se la salute è un diritto, chi devo denunciare per il raffreddore, l'insolazione o se mi sono spaccato una gamba? Lo stato che non ha vigilato. Se la salute è un diritto, allora è corretto che i carabinieri ci fermino strada per verificare se abbiamo la maglia di lana, che indaghino sulle spiagge se abbiamo messo l'abbronzante, che arrestino i ragazzini che si arrampicano sugli alberi.

LA SALUTE È UN DIRITTO
La delirante frase "La salute è un diritto", quindi, ha posto le basi dell'attuale dittatura sanitaria. Non è un caso se non abbiamo più un Ministero della Sanità, che si occupava di ospedali e ambulatori, ma un ministero della salute e ti viene a spiegare come devi soffiarti il naso. Se la salute è un diritto, una volta che una dubbia classe medica abbia affermato che portare la mascherina e subire farmaci sperimentali (di efficacia dubbia e di effetti collaterali non tutt'altro che dubbi) preservi la salute degli altri, mascherina e siero diventano obbligatori. Ora torniamo all'esempio del raggio di sole fatto nei post pieni di unicorni e arcobaleni. Tutti ricordiamo il cittadino (suddito?) che stava prendendo il sole sulla spiaggia di Riccione, aggredito da droni e poliziotti. Tra l'altro sono gli stessi doni e gli stessi poliziotti che mai si sarebbero sognati di disturbare i pirotecnici traffici di sostanze pirotecniche di volenterosi immigrati ai giardinetti. Prendere il sole è un' operazione assolutamente corretta che aumenta le proprie difese immunitarie e che non può contagiare nessuna malattia a nessuno, eppure è stata criminalizzata, come criminalizzati sono stati i comportamenti più fisiologici ed elementari, uscire, respirare, lavorare, andare a Messa, correre, giocare con le giostrine. Sono stati resi obbligatori comportamenti atroci per la salute, stare chiusi in casa, respirare batteri, moccio e anidride carbonica dalla mascherina, Il diritto alla salute ha impedito le libertà più elementari, ma non ha aumentato i soldi destinati alla Sanità, ora anzi dirottati in Ucraina.
Ed ora passiamo al diritto all'aborto. il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per inserire l'aborto nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea. Vogliono aggiungere l'articolo 7a - Diritto all'aborto. Ognuno ha il diritto all'aborto sicuro e legale. È commovente che abbiano usato la parola ognuno, invece che la dizione ogni donna. Il concetto che solo le donne possono portare una gravidanza e quindi abortire deve essere considerato obsoleto. Se una donna fornita di utero e ovaie si ritiene un uomo, deve quindi avere diritto alla parola ognuno. Un diritto è inviolabile. Si tratta quindi di una legge che permette anche l'aborto al terzo trimestre, anche l'aborto di un bambino al nono mese, un bambino che sarebbe vitale fuori dall'utero di sua madre, ma che sua madre vuole morto: quindi la società deve assassinarlo.

IL CRIMINE DELL'ABORTO
L'aborto è il crimine più atroce: un bimbo innocente è perfettamente in grado di sentire il dolore deve essere smembrato mentre si trova nel luogo che dovrebbe essere per lui più sicuro al mondo. La parola sicuro vuol dire gratuito: deve essere fatto con denaro pubblico quindi: tutta la società deve essere complice di questo scempio. L'utero è mio e me lo gestisco io era stata la premessa non mantenuta dei movimenti femministi. L'aborto è un evento assolutamente antifisiologico. Anche il vomito autoindotto è un evento antifisiologico, ma le persone affette da bulimia il loro stomaco se lo gestiscono da sole. Mettono due dita contro la parte posteriore del palato e vomitano. È un comportamento completamente autogestito. L'aborto non può essere autogestito. Se una donna mette due dita contro la cervice uterina, non abortisce. L'utero è molto più tenace dello stomaco nel tenersi dentro il suo contenuto, perché e su questa sua ostinata, caparbia e insistita tenacia che si basano l'istinto materno e la sopravvivenza della specie. Per poter abortire la donna ha bisogno di sala operatoria, esami, ginecologo, anestesista, infermiera, casa farmaceutica, farmacia: un enorme numero di complici, ha bisogno della complicità di tutta la società, ma la società non ha il diritto di non essere d'accordo, non ha il diritto di non voler partecipare. Io non voglio che il mio denaro finanzi l'aborto. Inoltre esiste una buffa cosa chiamata libertà religiosa. La mia religione ritiene l'aborto il crimine più orrendo. Quello che avrete fatto al più piccolo di voi, lo avrete fatto Me. Nel Cristianesimo il peccato, anche un peccato attuale, determina la Crocefissione. Non voglio pagare con le mie tasse né la Crocefissione né l'aborto, non posso essere costretta a finanziare peccati e devo avere il diritto di non farlo.
Il diritto di aborto determina un'infinita serie di doveri: il dovere del bimbo di essere assassinato in maniera atroce, anche un'ora prima della sua nascita naturale, il dovere di medici e infermieri di diventare complici. Questi medici infermieri spesso perdono poi la capacità di seguire gravidanze in maniera empatica, restando incapaci di qualsiasi gesto di simpatia davanti al dolore di una donna che ha abortito contro la propria volontà. Il diritto di aborto presuppone il dovere di tutta società di finanziarlo e renderlo possibile. Presuppone il divieto ai medici di diventare obbiettori di coscienza. Questo nuovo diritto crea un nuovo reato: l'intralcio all'aborto. In alcune nazioni esiste già. Sarà sufficiente dire a una mamma "Signora, ci ha pensato bene? Questo è il suo bambino" per essere inquisiti. Posso garantire che a volte bastano poche parole per fermare la mamma che sta per diventare la madre di un bambino morto perché scelga di diventare la mamma di un bellissimo bambino vivo, che porterà le scarpine fatte di lana. Tutto il corpo di quella donna vuole bambino, due terzi della sua mente vogliono quel bambino e solo parte del suo pensiero razionale crede non volerlo. Quando arriverà il rimpianto, le spezzerà il cuore. Essere diventata la madre di un bambino morto le spezza il subconscio riempiendolo di tristezza, la sua volontà di morte le spezza la mente riempiendola di autoaggressione. Il corpo si ammala di misteriose malattie psicosomatiche. Ho il diritto di non voler essere complice.

DOSSIER "CORONAVIRUS"
Sì alla prudenza, no al panico

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Fonte: Blog di Silvana De Mari, 16 luglio 2022

4 - COSA CI INSEGNA LA FINE DEL MATRIMONIO DI FRANCESCO TOTTI E ILARY BLASI
Non sono inclusivi come la coppia Pascale - Turci, non hanno un figlio gender fluid come Brad Pitt e Angelina Jolie, ma sono una famiglia normale... per questo siamo dispiaciuti, perché sogniamo ancora la famiglia unita
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone, 13 luglio 2022

Ci sono ruoli che decidiamo di interpretare più o meno consapevolmente, armati di maschere e maquillage controlliamo perfettamente le parole e i gesti per essere gli attori perfetti no matter what o per dirla alla Draghi whatever it takes. Ci sono panni che non si mette mai di svestire, anche quando cala il sipario, perché the show must go on, eppure a volte basta un trigger, un minuscolo e apparentemente innocuo fattore che scatta, fa saltare il tappo e la verità dirompe a fiumi. Ed è esattamente quello che è accaduto nelle ultime 24 ore con la notizia della fine del matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi.
Perché diciamolo, questa notizia ha fatto cadere parecchie maschere. Intanto già il fatto che sia una notizia, è una notizia. Normalmente infatti non è una notizia che un calciatore lasci la velina con cui si è messo, anche se si è sposato. È un mondo fatto di soldi, selfie scattati alla chiappa marmorea sullo yacht a Portofino, soldi, fama, successo, botulino, e ancora soldi. E non fa certo notizia che l'ultima coppia nata in questo contesto scoppi. Ma Ilary e Totti non sono l'ultima coppia, sono insieme da venti anni, da prima che avessimo lo smartphone in tasca, da prima dei social, quando esistevano le chiavette Usb, i pasti in famiglia e persino la privacy.

UNA COPPIA ABBASTANZA NORMALE
Si sono sposati ad un età in cui oggi ti consigliano di fare tutto pur di non sposarti, [...] 29 anni lui, 24 lei. Lei era pure incinta (ed evidentemente non ha abortito) e in una Italia in cui non si fanno più figli (e anzi, le coppie senza figli, dati Istat, superano ormai quelle con prole), il pupone e la letterina hanno fatto il doppio della media dei figli che nascono per coppia nel nostro Paese. Oltre ad essere ricchi sono pure belli, biondi, simpatici e sono popolari, vengono da quella che qualcuno chiama con disprezzo la "Roma coatta" e questo li ha resi più vicini alla gente comune.
Sono entrati nell'immaginario collettivo come Sandra e Raimondo, come Romina e Al Bano ed esattamente come per loro in queste ore è stato un florilegio di messaggi di un unico segno: dispiacere. Perché anche gli attori più navigati, quelli che mantengono sempre il controllo e che non perdono occasione di ripetere che il matrimonio è un orpello del passato, la famiglia tradizionale un concetto obsoleto da superare con qualcosa di più "inclusivo" o "libero" o "gender fluid", la fedeltà è innaturale nella "specie animale" e il divorzio una conquista di civiltà irrinunciabile, alla fine di fronte alla fine della storia di Ilary e Totti non possono che essere dispiaciuti. E non lo hanno potuto nascondere.
Ecco perché già l'altro ieri i canali di notizie in tv non facevano che aspettare il comunicato ufficiale dell'annuncio della "fine della favola", come in molti la hanno ribattezzata, perché nessuno ci voleva credere, anche se gli elementi da tempo c'erano tutti. Ecco perché ieri la notizia è finita sulle prime pagine di tutti i giornali nonostante la guerra, la pandemia, la crisi dei prezzi e la siccità. Ci sarebbe finita anche con le cavallette e perché? Perché è un finale che rattrista, addolora, dispiace, appunto. E sui social il dispiacere si è riversato come non mai: «Ora capisco cosa provarono i miei quando si lasciarono Romina e Albano», «Ma ora come faccio a credere nel vero amore?», «Erano la mia ancora di salvezza, la mia certezza».

LA FAMIGLIA UNITA È PIÙ BELLA, PIÙ FELICE, GIUSTA E COMPIUTA
Perché, diciamolo per una volta, ammettiamolo, anzi tutti pensano l'indicibile: ovvero che la famiglia unita sia più bella, più felice, giusta e compiuta. Tutti pensano e tutti sanno che la separazione è un dolore, uno strappo, un'atrocità che ha ben poco il sapore della "conquista di civiltà". E di fronte ad una separazione in pochi hanno saputo trattenere la verità, che è scappata giù come una lacrimuccia.
Tra le poche eccezioni vince il premio acidità 2022 Natalia Aspesi, che su Repubblica firma il suo commento dal titolo: «Totti e Blasi, l'addio è ufficiale. Finisce la favola, evviva la normalità», perché ovviamente la normalità è lasciarsi e soprattutto festeggiare. «Perché è la storia di una coppia tradizionale, niente di moderno - scrive - composta da un uomo e una donna, con tre figli (17, 15, 6 anni), che dopo 17 anni di matrimonio ce la fa ad uscire dalla prigione dei doveri della celebrità e dalla fallace promessa del per sempre: e riesce a prendere una decisione impopolare (secondo il popolo che vuole sante le celebrità), e per loro certamente dolorosa e segno di un privato fallimento, ma anche di scelta di normalità, quindi di libertà».
Non c'è niente di moderno, dice, non sono nemmeno "inclusivi" come la celebrata coppia Pascale - Turci, non hanno un figlio gender fluid come Brad Pitt e Angelina Jolie, sono "tradizionali", quindi che si lascino pure come fanno "le persone normali". Solo che, cara Aspesi, le persone normali sono dispiaciute di questo annuncio, non festeggiano questa separazione, anzi soffrono e lo dicono, il Pupone e la velina hanno fatto cadere le maschere, e gli italiani, in fondo, sperano che presto possano tornare ad essere una famiglia unita. Sarebbe un'altra grande notizia.

Fonte: Sito del Timone, 13 luglio 2022

5 - AVVENIRE RECLAMIZZA L'ARCI IN PRIMA PAGINA
Sembra che la CEI non conosca la storia dell'Arci che nacque a Firenze nel 1957 dalla Sinistra (nel 1980 si sviluppò l'Arcigay grazie a un sacerdote omosessuale, sospeso a divinis, convivente di Nichi Vendola)
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Radio Roma Libera, 18 luglio 2022

A dir poco stupisce la manchette, che da alcuni giorni campeggia alla destra ed alla sinistra della testata del quotidiano Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale italiana: reclamizza l'Arci ed il suo 5×1000. Non il 5×1000, dunque, della Caritas o di qualsiasi altra sigla o realtà cattolica, bensì quello di un'organizzazione dichiaratamente di Sinistra, fin dalle origini. La stessa organizzazione, che, sul proprio sito, ribadisce, tra l'altro, non solo immigrazionismo spinto ed inclusione indiscriminata, bensì anche il suo sostegno a suicidio assistito ed eutanasia, nonché all'ideologia Lgbt. L'Arci include quella per il «fine vita» tra le «battaglie di diritto» e ritiene urgente «restituire dignità alla morte», richiamando «a responsabilità la politica rispetto ad un'azione legislativa a cui a lungo si è sottratta», ancorandosi «al principio di laicità dello Stato», che «sgombri il campo da derive oscurantiste o da facili strumentalizzazioni». Una presa di posizione in aperta contrapposizione al Catechismo della Chiesa Cattolica, che viceversa al n. 2277 definisce con chiarezza l'eutanasia «moralmente inaccettabile» e boccia anche qualsiasi «azione oppure omissione, che, da sé o intenzionalmente», provochi «la morte allo scopo di porre fine al dolore», essendo ciò «gravemente» contrario «alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere».

COSA HANNO DI CATTOLICO LE BATTAGLIE DELL'ARCI?
Non di meno totalmente al di fuori dall'orbita cattolica si pone anche l'altra campagna lanciata dall'Arci nazionale, campagna dal titolo «Sii ciò che sei, per un mondo gender inclusive» e che ha coinvolto già nel 2020 lo stesso sistema di adesione: sulle tessere è stata data la possibilità di «apporre un'identità alias. I nuov* soc* potranno infatti scegliere, in alternativa a nome e cognome, l'indicazione del codice fiscale sulla loro tessera. Inoltre, potranno rendere facoltativa l'indicazione del loro genere sulla domanda di iscrizione». Non a caso l'Arci si vanta di aver sollecitato «più volte il Parlamento ad approvare al più presto la proposta di legge contro l'omobitransfobia», in una parola il famigerato ddl Zan, che si scontra frontalmente con il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2357, dove, «appoggiandosi sulla Sacra Scrittura», si designano le «relazioni omosessuali come gravi depravazioni» e «gli atti di omosessualità» come «intrinsecamente disordinati», nonché «contrari alla legge naturale», ciò per cui «in nessun caso possono essere approvati». Figuriamoci promossi, consigliati ed incentivati!
Allora esiste un corto circuito tra la Dottrina cattolica e le convinzioni di organizzazioni quali l'Arci, corto circuito che non solo rende improponibile, bensì anche irricevibile la sua pubblicità su di un organo di stampa, che si voglia «di ispirazione cattolica» come Avvenire. Ciò, tenendo conto del presente, ma tenendo conto anche della storia dell'Arci: l'Associazione Ricreativa e Culturale Italiana (questo, per esteso, il significato attuale dell'acronimo Arci) nacque nel 1957 nell'alveo della Sinistra comunista. Vincenzo Santangelo, ricercatore presso l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, nel suo libro Le Muse del popolo, ne precisa le componenti politiche («il Pci, il Psi, la Cgil»), nonché la «vigorosa contrapposizione nei confronti di tutti quegli organismi assimilabili allo Stato o alle grandi imprese», compresi i Dopolavoro ed i Cral aziendali. Una forza, dunque, dichiaratamente antisistema ed anticapitalista. Di quella storia, l'Arci di oggi non rinnega alcunché, anzi è vero l'opposto: lo Statuto, approvato il 14 giugno 2014, precisa già nella premessa come essa rappresenti e voglia rappresentare «la continuità storica e politica con l'Arci delle origini fondata a Firenze il 26 maggio 1957».

L'ARCIGAY VOLUTA DA UN SACERDOTE OMOSESSUALE
Il 9 dicembre 1980, nel suo alveo, si costituì l'Arcigay. Fu voluta da un sacerdote omosessuale, un teologo della liberazione sospeso a divinis, don Marco Bisceglia (riammesso nella Chiesa solo poco prima di morire, malato di Aids, dopo la supplica da lui inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede, supplica in cui si pentì di quelli che chiamò «i miei errori e traviamenti»). Con lui collaborò a quest'avventura anche un allora giovane obiettore di coscienza in servizio civile presso l'Arci, Nicola Vendola detto Nichi, che poi divenne suo convivente, già presidente di Sinistra Ecologia Libertà dal 2010 al 2016. Non a caso, l'Arci, ha promosso, tra le altre, anche la campagna Giàfamiglia, che, a dispetto del nome, puntava al riconoscimento delle "nozze" gay.
Con la sua adesione al World Social Forum, l'Arci ha sostenuto, inoltre, l'antagonismo e la «globalizzazione alternativa» terzomondista, ribadendo la sua natura «antiliberista» ed «antimperialista», categorie che evidentemente si cerca di far sembrare obsolete più di quanto in realtà, per taluni, non siano.
Evidente l'incompatibilità tra la Dottrina cattolica e le ideologie, di cui l'Arci si è fatta portavoce dalla fondazione ad oggi. Proprio per questo fa quanto meno specie che il giornale della Cei, Avvenire, proponga la pubblicità dell'Arci, oltre tutto in bella evidenza in prima pagina, accanto alla testata. Un "idillio" tutt'altro che estemporaneo, dato che la stessa Arci, sul proprio sito ufficiale, rimanda addirittura, con tanto di link, ad un articolo pubblicato sul quotidiano Avvenire lo scorso 14 luglio a proposito delle comunità energetiche. Ciò non basta per rendere organica e strutturale l'"intesa" tra il quotidiano e la sigla dichiaratamente di Sinistra, certo, ma è nota l'espressione di Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Ed è un fatto che le posizioni assunte dal giornale dei Vescovi siano state più volte - e su temi alquanto delicati - opinabili e contestate, su basi solide e concrete, da esponenti e sensibilità significative del mondo cattolico.

Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Famiglie normali: Avvenire strizza l'occhio ai conviventi" racconta che all'incontro delle famiglie col Papa che c'è stato un mese fa c'è anche una testimonianza di una coppia di conviventi che dopo tre figli convolerà a nozze. Avvenire esulta e parte con la normalizzazione della convivenza lasciando intendere che è solo un problema di accoglienza della Chiesa.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25 giugno 2022:

Qualcuno spieghi a Luciano Moia e ai redattori di Avvenire la differenza che c'è tra una cosa normale e una cosa comune, perché non sono sinonimi. Presentare la convivenza di una coppia con figli come una nuova normalità è un'operazione piuttosto scorretta. Limitarsi invece a fotografare una realtà che è ormai comune, come quella di chi decide di non sposarsi, è tutt'altra cosa.
L'incontro delle famiglie con il Papa ha visto protagoniste famiglie come testimoni di una vita cristiana donata, c'erano anche - commossi e belli come chi sa di essere fronte alla santità - i genitori di Chiara Corbella, che hanno presentato a Papa Francesco la figura di sposa e di madre della Serva di Dio che morì rinunciando alle cure, per non sottoporre il figlio in grembo alle ricadute di una terapia invasiva per lui. Ma nel parterre delle coppie presentate, figurava anche una coppia di conviventi che tra pochi mesi convolerà a nozze.
Per carità, nulla da disquisire sulla Grazia che fa capolino nel percorso tortuoso e difficile che può portare un uomo e una donna a scegliere la strada del matrimonio dopo tre figli e molti anni di convivenza, ma l'approccio di Avvenire è ormai quello di chi vuole stupire presentando normali certe situazioni di irregolarità per far passare poi sotto traccia un concetto preciso.
Il concetto che passa è che la convivenza, in fondo, sia una diversa normalità, come riporta il titolo dell'articolo, con quelle virgolette messe lì proprio per strizzare l'occhio al lettore: Accoglienza, tradimenti e perdono. Il festival delle coppie "normali". In fondo, il senso di tutto l'articolo è quello che non esistano famiglie esemplari o famiglie modello perché "nessuno lo è".
Invece è il modello che ci fa seguaci di un progetto di vita che ci affascina. Se non ci sono modelli o esempi, per quale motivo si mette su famiglia con un matrimonio che si spera solido e fecondo? Tanto vale continuare a convivere. Chiara Corbella è un modello e dirlo, soprattutto in un incontro per le famiglie, non è affatto un peccato. Anzi, forse questi incontri hanno senso se si indicano dei modelli, di cui tutti abbiamo bisogno, i conviventi per convertirsi e gli sposati per confermarsi. Ma di questo è tabù parlare perché oggi va di moda la liquidità anche degli affetti quindi nessuno è modello.
Può capitare quindi che, essendo nessuno un modello, si prenda anche la testimonianza di una coppia che famiglia non è, ma venga "elevata" a famiglia in pectore in virtù di una promessa che però è futura.
Il loro racconto, su cui il quotidiano dei vescovi si dilunga parecchio rispetto al resto delle altre storie, è rivelatore di un cammino, ma anche di un reclamo, di quelli che piacciono tanto a Moia. Questi, infatti, sembra non vedere l'ora di citare "la fatica di trovare una comunità che ci sostenesse a braccia aperte per quel che siamo, e questo ci ha allontanato ancor di più dalla Chiesa" che, letta così, dà l'impressione che adesso è colpa della Chiesa se i conviventi non si sentono accettati e quindi sono giustificati ad allontanarsi. Dopo l'operazione famiglie arcobaleno dobbiamo aspettarci anche una campagna di normalizzazione della convivenza di coppia come vita famigliare? Eppure, sembra proprio di vedere lo stesso meccanismo di senso di colpa: la Chiesa non vuole accettare la nostra normalità, pertanto ci sentiamo esclusi per colpa della Chiesa, non certo nostra che invece siamo nel giusto.
In quest'ottica diventa normale, appunto, chiamare tra i testimoni delle famiglie, chi ancora famiglia non è e non lo è stato fino ad ora. Che può essere comune ormai, ma non normale. Insomma, sono in cammino, prima o poi si decideranno e se non si decideranno accogliamoli lo stesso.
Ecco che si fa strada l'incapacità di non conoscere la differenza tra una cosa normale e una cosa comune. La cosa normale è quella che segue la regola e la norma, quella comune è quella ormai generalizzata e diffusa, che si riferisce a più persone o cose e che non necessariamente segue la norma, anzi a volte è proprio in rottura con essa. Certo, parole come norma e regola oggi, però, sanno tanto di rigidità e mente chiusa, anche se poi si fa di tutto per includere nella norma ciò che è contro di essa.
Forse, a ben pensarci, certe operazioni editoriali di Avvenire sono fatte proprio per normalizzare ciò che ormai è di dominio comune, sia o no di proprietà di una dittatura della maggioranza. Vuoi vedere che in realtà ad Avvenire la differenza la conoscono fin troppo bene?

Fonte: Radio Roma Libera, 18 luglio 2022

6 - ERO IN COMA, MA VOLEVO GRIDARE CHE ERO VIVA
Adesso Sara Virgilio, da biologa, dice no con decisione al testamento biologico e alla cultura dello scarto, rappresentata oggi anche dal ddl Bazoli (VIDEO: Sopravvissuta al coma)
Autore: Manuela Antonacci - Fonte: Provita & Famiglia, 5 luglio 2022

Avere vent'anni, essere in coma e voler vivere. Questo è quanto capitato a Sara Virgilio, quando nel 1994 diventò una "vittima della strada", a Salerno, venendo letteralmente falciata sulle strisce pedonali, da un pirata della strada. Un impatto violento, in seguito al quale entrò in coma. Trasportata in eliambulanza da Salerno al Policlinico Gemelli di Roma, il caso clinico fu trattato secondo protocollo. Un'esperienza, la sua, che l'ha portata ad opporsi, con decisione, al testamento biologico e alla cultura dello scarto, rappresentata oggi anche dal ddl Bazoli. Oggi Sara è perfettamente guarita ed è anche una persona realizzata. [...]
Sara, tu hai detto più volte che la condizione di coma è difficile da spiegare, però questo ti ha spinto a dire no al testamento biologico.
«Quando una persona è in coma, esternamente non si muove, è ferma, ma in realtà ha la percezione di quello che le accade intorno. Nel mio caso ho dei frammenti di ricordi che potrei definire momenti di lucidità: ricordo quando mia madre mi diceva che erano arrivati i miei amici a farmi visita. Inoltre la mia sensazione era quella di voler dire all'esterno: "Io ci sono", ma non potevo. Il paziente non è nelle condizioni di esprimere le sue volontà, per questo sono assolutamente contraria al testamento biologico».
Hai raccontato che i medici mentre eri in coma avrebbero detto «E' inutile, per lei non c'è niente da fare». Che effetto ti ha fatto?
«I medici non avevano dato speranza: io ero una politraumatizzata, oltre all'emorragia cerebrale avevo un'emorragia polmonare, la parte destra era completamente fratturata, poi avevo avuto anche la perforazione dei polmoni. Si sono sicuramente impegnati per salvarmi la vita, ma anche quando fui trasportata da Salerno al Gemelli, anche lì mi diedero scarse speranze. Quando sentii quella frase avrei voluto gridare che io c'ero, che ero viva, che sentivo. Mia madre, ad esempio, notava che io in qualche modo ero presente, mi muovevo impercettibilmente. I medici non le credevano. Capisco la posizione di prudenza dei medici, tuttavia la vita va rispettata e per me era vita anche quella: io c'ero e volevo esserci. Se avessi firmato il testamento biologico per me sarebbe stata la fine, non avrei avuto modo di comunicare un eventuale ripensamento. Una volta uscita dal coma, comunque, per me non è stato facile, ho dovuto lottare per sopravvivere».
Cosa hai dovuto affrontare?
«Ho perso un rene, ho avuto diversi interventi per l'endometriosi, diverse ischemie che per fortuna hanno preso un'area muta del cervello, per cui non ho riportato dei danni. La questione è che non si può decidere per un'altra persona, perché la vita va rispettata. Io oggi sono laureata in biologia e lavoro. Se avessero staccato le macchine avrei dovuto rinunciare a tutto questo. Purtroppo oggi non si comprende che il camice bianco è un tramite che serve per aiutare il paziente a guarire. È chiaro che ci sono situazioni che vanno valutate accuratamente, ma non si può decidere al posto di qualcun altro staccandogli la spina. L'idratazione e il mangiare non si possono negare, ad esempio, perché sono atti naturali, ben lontani dall'accanimento terapeutico»
La risposta che lo Stato sembra voler dare alla sofferenza, oggi, col ddl Bazoli è invece quella di spingere verso la morte, relativizzando il valore della vita...
«Esatto, ed è assurdo. Non si può concepire la vita solo in maniera utilitaristica: se produco vado bene, ma se diventi un peso per lo Stato, devi essere invogliato a morire. Una volta mi dissero: "Non sarebbe stato meglio se non fossi mai nata, così non avresti vissuto tutta questa sofferenza?". Ma se io non fossi mai nata sarei stata il nulla. Essere invogliati a morire non è così idilliaco come vogliono farci credere, è qualcosa di terribile. Semmai dovremmo fare in modo di creare delle strutture dove i malati gravi sono accaduti, creando, così, anche nuovi posti di lavoro, con personale disposto a stare accanto a questi pazienti. Ci sarebbe molta meno volontà di morire, perché, invece, oggi, il malato è abbandonato a sé stesso».

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 3 minuti) dal titolo "La storia di Sara, che dice no al biotestamento" si può vedere Sara Virgilio che racconta la sua storia.


https://www.youtube.com/watch?v=ZdeLlVJLUmc

Fonte: Provita & Famiglia, 5 luglio 2022

7 - LA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA E' SOLO UNA TAPPA, NON LA VITTORIA FINALE CONTRO L'ABORTO
La Corte ha dichiarato che la Costituzione non impone il diritto all'aborto, però nemmeno lo proibisce, perché la Costituzione non basta se non si fonda sul diritto naturale (intanto proseguono impunite la caccia ai giudici e le violenze a chiese e centri prolife)
Autore: Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12 luglio 2022

Dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dichiarato incostituzionale il diritto all'aborto, molti si sono mossi per renderlo costituzionale, ossia per inserire nella Carta dei rispettivi Paesi quel diritto. Anche il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in questo senso. Ciò non rende controproducente la decisione della Corte americana, come è già stato opportunamente chiarito, però impone di fare qualche riflessione di approfondimento sul costituzionalismo applicato all'aborto.
La sentenza americana ha avuto veramente dei meriti storici, questo è fuori discussione. Va però tenuto presente che essa afferma che nel testo costituzionale non c'è alcun riferimento al diritto all'aborto, mentre non dice che l'aborto è costituzionalmente impedito. Tanto è vero che essa rimanda la palla alla legislazione dei singoli Stati. Per questo qualcuno ha parlato di una vittoria della democrazia. Però, a pensarci bene, in teoria tutti i singoli Stati dell'Unione potrebbero legiferare a favore del diritto ad abortire. In questo caso non sarebbe per niente una vittoria della democrazia. Il discorso della Corte Suprema si è attenuto strettamente al testo della Costituzione americana, non ha fatto alcun riferimento a qualcosa" che la preceda, come per esempio il diritto naturale alla vita del concepito. Ha stabilito che la costituzione non impone il diritto all'aborto agli Stati dell'Unione, ma ha anche certificato che la Costituzione nemmeno dice il contrario, ossia che il diritto all'aborto non può essere da loro previsto per legge. La Corte si è attenuta alla Costituzione, facendone quindi il punto di riferimento primo ed ultimo della vita giuridica e politica dell'Unione. Questa è, in fondo, una forma di costituzionalismo: intendere la carta costituzionale come non bisognosa di altro, essa stessa origine del diritto e della legge. Torno a dire che queste considerazioni non eliminano l'importanza del fatto, tuttavia meritano una riflessione per impostare una strategia appropriata per l'immediato futuro.

L'ABORTO NON È UN DIRITTO, MA È ANCHE UNA INACCETTABILE INGIUSTIZIA
La reazione di coloro che, in risposta alla Corte americana, vogliono costituzionalizzare il diritto all'aborto, si muove pure nel campo del costituzionalismo, ma con una impostazione più radicale. La Corte americana non ha decretato che l'aborto è vietato, ma solo che non è obbligatorio per gli Stati prevederlo, questi invece vogliono che le carte costituzionali decretino che è un diritto, e quindi un obbligo da rispettare. Tra le due posizioni c'è quindi una asimmetria, che potrebbe essere colmata solo se si facesse dire alla costituzione, non solo che l'aborto non è un diritto, ma anche che è una inaccettabile ingiustizia. La prossima ondata di tentativi di costituzionalizzare il diritto all'aborto non è contrastabile mantenendo solo la posizione espressa dalla Corte americana. Occorrerà passare alla costituzionalizzazione del divieto di abortire. Ma come si fa se la costituzione nulla dice a questo proposito? Bisognerà allora riferirsi a qualcosa che preceda" la Costituzione, ma questo è proprio quanto la Corte americana non ha fatto. Quella posizione, quindi, se è stata molto importante per rompere una tendenza e riaprire i giochi, non può essere la soluzione definitiva: solo facendo riferimento a una dimensione che possiamo chiamare, per capirci, di diritto naturale, sarà possibile contrastare la prevedibile ondata di pressioni per costituzionalizzare l'obbrobrio dell'aborto. Da un punto di vista culturale, questo mi sembra molto importante, perché noto come un soddisfatto appiattimento sulla decisione della Corte che non tiene conto che la lotta sarà molto dura e siamo non alla fine ma agli inizi. La chiarezza sui criteri per cui lottare è quindi molto importante.

NON È STATO PROCLAMATO CHE IL MALE È MALE
Quando il potere politico si mette sulla strada dell'ingiustizia legale, ossia di considerare giusto per legge quanto è invece ingiusto, non si può fermare a metà strada, non potrà lasciare aperte fessure per poter tornare indietro, dato che in questo caso il Male prende l'assolutezza del Bene. Quando lo Stato considera un diritto ciò che è invece è un torto, dovrà poi assolutizzare quel diritto, imporlo, educare i cittadini a considerarlo tale, insegnarlo ai bambini nelle scuole fin dalla tenera età, impedire che venga messo in discussione, punire come reato di opinione chi lo critica o lo contesta. Questo deve fare il Leviatano, anche nelle cosiddette democrazie liberali.
La sentenza della Corte americana ha messo in discussione questo percorso, ma non ha portato a termine il processo di rovesciamento: non è stato proclamato che il male è male, si è detto solo che la costituzione americana non lo prescrive e non lo impone. Ma i militanti nel fronte avverso continueranno invece a dire che il male è un bene, e che se è un bene lo Stato ha il diritto di prescriverlo e di imporlo. Per non limitarsi a dire che la Costituzione non impone il male, e dire invece che il male è male e che la Costituzione lo deve impedire, bisogna andare a qualcosa che precede" la Costituzione. Questo è il compito che nell'immediato futuro devono assumersi i movimenti pro-life. La Corte americana ha riaperto i giochi, ora bisogna giocare.

Nota di BastaBugie:
Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Caccia ai giudici pro vita. I Dem fomentano le violenze" spiega cosa sta succedendo in queste ultime settimane in America.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 luglio 2022:

Polemiche, dichiarazioni incendiarie, minacce ai giudici e attentati alle chiese proseguono senza sosta. E dopo la firma di Biden dell'ordine esecutivo pro aborto di venerdì scorso, il presidente degli Stati Uniti prefigura altre terribili decisioni. Intanto, non per caso, le aziende di produzione delle pillole abortive chiedono una maggiore liberalizzazione alla FDA, l'agenzia del farmaco statunitense.
Al silenzio di Biden sulle minacce durante la cena del giudice Brett Kavanaugh in un ristorante di Washington mercoledì scorso, sono seguiti inni e felicitazioni rivolti alla truppa di abortisti da parte di diversi esponenti di spicco del Partito Democratico. I Democratici hanno esultato per le molestie mirate a un giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. Non solo Alexandria Ocasio-Cortez si è detta compiaciuta della meritata" - a suo dire - intimidazione subita da Kavanaugh, ma anche il segretario ai Trasporti del Governo federale, Pete Buttigieg, ha dichiarato di trovare appropriato che i manifestanti protestassero davanti a un ristorante in cui stava cenando il giudice Kavanaugh, sino ad indurlo alla fuga sicura".
Dunque, è con il pieno sostegno politico del Governo che il gruppo terroristico e abortista ShutDownDC dallo scorso venerdì 8 luglio ha messo una vera e propria taglia sui giudici della Corte Suprema che hanno approvato la sentenza Dobbs, cioè Alito, Barrett, Gorsuch, Kavanaugh, Roberts e Thomas. Si tratta di premi in denaro, pubblicizzati via Twitter, fino a 250 dollari a chiunque lavori nel settore dell'industria dei servizi (ristoranti, bar, cinema, centri commerciali etc.) di Washington che segnali in quale luogo si trovino i giudici, al di fuori della loro abitazione. Ti daremo 50 dollari per un avvistamento confermato e 200 dollari se sono ancora lì [i giudici] 30 minuti dopo il tuo messaggio", recita il tweet, tuttora non rimosso.
Gli Stati Uniti d'America hanno un lunga tradizione, dai tempi del mitico Far West, nel dare ricompense a coloro che catturassero o dessero utili informazioni su delinquenti e assassini, ma farlo nel XXI secolo e per di più nei confronti di giudici della Corte Suprema mostra il volto oscuro e preoccupante della situazione che gli abortisti stanno creando nel Paese. Una preoccupazione manifestata pubblicamente anche dal direttore dell'FBI, Christopher Wray, in un'intervista a Fox News, nella quale ha riconosciuto che sono aumentati gli attacchi e le minacce contro le strutture che sono più a favore della vita", ci sono stati diversi attacchi" a gruppi basati sulla fede e a centri per la gravidanza; la violenza e le distruzioni di proprietà non sono modi appropriati di esprimere il proprio dissenso verso la sentenza della Corte Suprema.
Nell'ultimo fine settimana, nella parrocchia cattolica di St. Jane Frances de Chantal è stato incendiato il tabernacolo della chiesa. Un altro incendio è stato appiccato sabato mattina alla North Bethesda United Methodist Church e diverse lapidi sono state danneggiate nella vicina Wildwood Baptist Church, come riporta il Washington Post.
Il presidente Biden, durante il suo consueto giro in bicicletta domenicale, ha chiesto agli abortisti di continuare le proteste", assicurando il proprio impegno a valutare seriamente l'ipotesi di una dichiarazione di emergenza sanitaria federale, misura che permetterebbe un genocidio di bambini. Tale dichiarazione, introdotta recentemente per fronteggiare la pandemia Covid-19, conferisce al segretario federale della Salute e dei Servizi Umani (HHS) l'autorità di dichiarare un'emergenza sanitaria pubblica quando una malattia o un disturbo grave è diventato, o rischia di diventare, una minaccia significativa per i cittadini. Le decisioni rimangono in vigore per periodi di 90 giorni, a meno che non vengano rinnovate dal segretario o interrotte in modo esplicito prima di raggiungere il limite massimo consentito. Tutto assurdo e impossibile da giustificare con la sceneggiata di sabato pomeriggio, organizzata da un migliaio di abortisti sfegatati, una protesta fuori dalla Casa Bianca per chiedere ulteriori misure pro aborto. Nessun commento di Biden invece in risposta alla dichiarazione del presidente del comitato pro vita dei vescovi USA, William Lori, che ha definito l'ordine esecutivo firmato da Biden venerdì profondamente inquietante e tragico" perché si cerca ogni possibile strada per negare ai bambini non ancora nati il loro più basilare diritto umano e civile, il diritto alla vita… invece di aumentare il sostegno e l'assistenza alle madri e ai bambini".
Nancy Pelosi, cattolica devota", prossima alla conclusione delle vacanze italiane, iniziate ricevendo la Santa Comunione in Vaticano, ha già stabilito l'ennesima votazione di proposte di leggi che mirano a federalizzare l'aborto.
Tre le novità delle ultime ore:
1. L'azienda farmaceutica HRA Pharma ha presentato una domanda alla FDA per vendere una pillola anticoncezionale al banco, anziché dietro prescrizione medica: una storica richiesta per l'accesso ai contraccettivi e l'equità riproduttiva negli Stati Uniti", dicono i tipi di HRA Pharma. L'approvazione della FDA potrebbe arrivare però solo l'anno prossimo, a meno che la pillola abortiva non venga inserita come cura" nella dichiarazione di emergenza sanitaria nazionale";
2. Un medico californiano sta raccogliendo fondi per collocare una clinica abortiva galleggiante nel Golfo del Messico per garantire l‘accesso all'aborto alle donne negli Stati del Sud controllati dal Partito Repubblicano che hanno introdotto restrizioni all'aborto;
3. Il senatore Ted Cruz e diversi altri colleghi Repubblicani hanno chiesto di audire il procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland, per capire se stia facendo qualcosa per proteggere giudici, centri pro life e chiese dalle bande armate abortiste del Paese ed eventualmente sfiduciarlo.

DOSSIER "ABOLITO IL DIRITTO ALL'ABORTO"
La Corte Suprema USA annulla la Roe vs Wade

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12 luglio 2022

8 - OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 11,1-13)
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete
Fonte Il settimanale di Padre Pio

«Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Anche noi, come i Discepoli del Vangelo, dobbiamo imparare a pregare e le letture di questa domenica ci danno dei preziosi insegnamenti. La prima lettura ci riporta l'episodio di Abramo che intercede per le città di Sodoma e Gomorra. In queste due città dilagava il vizio contro natura. Dio disse ad Abramo: «Il grido di Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave» (Gen 18,20). Dio voleva distruggere quelle città per i peccati dei loro abitanti, ma per le insistenti preghiere di Abramo, se avesse trovato anche solo dieci giusti tra i loro abitanti, Egli non le avrebbe annientate.
Questo episodio ci insegna quanto è importante la preghiera delle anime buone. Essa trattiene i giusti castighi che ci meritiamo. Per questo motivo un tempo, quando vi era una fede più viva, le nostre città facevano a gara per avere dei monasteri ove ci fosse chi, notte e giorno, pregasse per tutti gli abitanti. Avere questi monasteri era per loro la migliore protezione contro i mille pericoli che incombevano, pericoli di nemici, pericoli di cataclismi, pericoli di pestilenze, pericoli di ogni genere. La presenza di quelle anime oranti era molto importante soprattutto per ottenere la grazia più grande, la grazia della salvezza eterna.
Tante volte capita che qualcuno si raccomandi alle preghiere di qualche anima consacrata. Questa consuetudine è molto bella e riflette la consapevolezza che la nostra preghiera è debole e che abbiamo bisogno di qualcuno che preghi per noi. Vogliamo soprattutto ricorrere alla preghiera della Beata Vergine Maria. Ella tutto ottiene ai suoi figli, soprattutto a quelli che a Lei ricorrono. In un Santuario mariano mi è capitato di vedere che l'icona raffigurante la Madonna presentava qualcosa di particolare. Il pittore aveva raffigurato la Vergine con le mani giunte, in atteggiamento orante, e le mani erano grandi, leggermente sproporzionate rispetto al volto. In un primo momento pensai che quella sproporzione fosse frutto della mancanza di abilità del pittore. Solo in un secondo momento mi spiegarono che quello non era uno sbaglio ma era proprio nell'intenzione del pittore, il quale, con quelle mani grandi, voleva significare la potenza dell'intercessione di Maria. Affidiamoci anche noi alla sua preghiera e troveremo sempre aiuto e protezione.
Nel Vangelo troviamo altri preziosi insegnamenti. Prima di tutto, Gesù insegna ai Discepoli la preghiera del Padre nostro. Questa è la preghiera per eccellenza. Ogni altra preghiera deve riflettere nei contenuti questa meravigliosa orazione uscita dal Cuore e dalle labbra del Salvatore. Essa ci insegna a ricercare al di sopra di tutto la gloria di Dio, l'adempimento della sua Volontà, ben sapendo che Dio, Padre buono, si prenderà cura della nostra vita. Essa ci insegna a riconoscere le nostre colpe, a domandare umilmente perdono, con il dovere però di perdonare anche noi il nostro prossimo. Sarà una cosa molto bella meditare lentamente questa preghiera, assaporandola parola per parola.
Nel proseguo del Vangelo, Gesù ci insegna ad essere insistenti nella nostra preghiera. Dobbiamo imitare quell'uomo che andò a bussare a mezzanotte per chiedere del pane. Se non venne esaudito per amicizia, venne comunque esaudito per la sua insistenza. Ci sono delle parole che devono animarci a pregare con grande fiducia. Gesù ci dice: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9). Con la preghiera noi bussiamo al Cuore di Gesù e troveremo tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Una cosa, soprattutto, ferisce il Cuore del nostro Salvatore: la nostra diffidenza. Proponiamoci di non dare più questo dispiacere a Gesù, ben sapendo che, se non otteniamo ciò per cui preghiamo, otterremo qualcosa di ancora più grande. Forse ora non siamo in grado di accorgercene, solo un giorno lo comprenderemo.
Infine, Gesù ci insegna la Bontà di Dio Padre: «Se voi che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Lc 11,13). Dio ascolterà le nostre preghiere, non perché noi siamo buoni, ma perché Egli è buono e desidera aiutarci. Ogni nostra preghiera sarà sempre ascoltata da Lui, nella misura della nostra umiltà, fiducia e perseveranza.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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