BastaBugie n°92 del 26 giugno 2009

Stampa ArticoloStampa


1 IN ABRUZZO E' CROLLATO IL MONDO MA LA FAMIGLIA RESTA IN PIEDI

Autore: Marina Corradi - Fonte: Noi genitori e figli
2 IL PROFILATTICO ENTRA A SCUOLA
La Provincia di Roma da' la lezione sbagliata
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire
3 MTV
Lo spot sulla costituzione dimentica la famiglia e promuove il transessuale
Autore: Stefano Andrini - Fonte: 21 giugno 2009
4 LIVORNO: CORI E BESTEMMIE CONTRO LA PROCESSIONE

Autore: Maria Nudi - Fonte: La Nazione
5 IL SACRO CUORE DI GESÙ
Il Suo significato è la regalità sociale di Cristo
Fonte: Il Cammino dei Tre Sentieri
6 E' MORTO IL SEGRETARIO DI PALMIRO TOGLIATTI
Ecco cosa scrisse sull'ideologia comunista
Autore: Massimo Caprara - Fonte: Tempi
7 ANDREA TORNIELLI SMENTISCE GLI STEREOTIPI SU PAOLO VI

Autore: Vittorio Messori - Fonte: Il Corriere della Sera
8 CARDINALE ZEN
E' tempo di attuare la lettera del papa ai cattolici cinesi, costi quel che costi
Autore: Gianni Criveller - Fonte: AsiaNews
9 LETTERE ALLA REDAZIONE: L'IMPORTANZA DELLA CITAZIONE DELLA FONTE

Fonte: Redazione di BastaBugie

1 - IN ABRUZZO E' CROLLATO IL MONDO MA LA FAMIGLIA RESTA IN PIEDI

Autore: Marina Corradi - Fonte: Noi genitori e figli, 31 maggio 2009

Un padre e una madre che fanno scudo ai due figli e li salvano al prezzo della loro vita: ecco l'immagine del terremoto che resterà nel cuore...
Chi ha percorso le strade di Onna e ha visto le case sventrate, i letti in bilico sul vuoto, i guardaroba aperti e assurdamente in ordine mentre il muro davanti non c'era più; chi ha camminato per i vicoli dell'Aquila e si è accorto di affrettare involontariamente i passi, angosciato dall'innaturale silenzio di una città da cui tutti se ne erano andati; chi ha visto, ecco, con i suoi occhi lo sfacelo di tante dimore e famiglie e vite, non ha potuto non restare almeno per qualche momento atterrito. E chiedersi, di fronte a case di cemento crollate insieme a chiese millenarie, chiedersi che cosa regga, quando la terra, la docile terra su cui piantiamo le nostre case, si ribella e imbizzarrisce con questa ferocia. A Onna un'anziana signora raccontava sconvolta d'avere visto dalla sua casa la terra, nei campi, aprirsi in una sottile frattura e poi richiudersi. Che cosa regge, quando si apre la terra?
Eppure, qualcosa tiene. Ci ha raccontato un giovane sacerdote, don Luigi Epicoco, una storia che lo ha visto testimone in quella tragica notte all'Aquila. Un palazzo accanto alla sua chiesa, in piazza San Biagio, nel centro storico, è crollata. Ci abitava fra gli altri una famiglia con due bambini, di 7 e 10 anni. Nella polvere e nel buio, subito dopo la scossa, don Luigi ha sentito dei lamenti. Soccorsi ancora non se ne vedevano, in quella notte che sembrava eterna. Allora il prete e dei suoi giovani amici hanno preso a scavare con le mani, disperatamente. Fino a quando tra le travi e le macerie hanno sentite più nette e vicine le voci - voci di bambini. Scavando ancora, con furia, hanno incontrato però, per primi, dei corpi inerti, già freddi. Ma i lamenti da sotto continuavano. Quei corpi erano del padre e della madre, che nell'istante fatale avevano avuto una intuizione: potevano salvare i figli, proteggendoli col loro stesso corpo dalle travi che crollavano. Così è stato. I due bambini si sono salvati. Solo il maggiore, nella paura e nel buio, ha domandato inquieto cos'era, quella cosa morbida che lo aveva protetto. 'È un materasso', gli hanno detto i ragazzi, pietosi. Ma il bambino ha capito. E dopo un momento ha detto, piano: 'Non ditelo a mio fratello. Sapete, lui è piccolo'.
E allora tu che ascolti pensi che c'è qualcosa che tiene anche quando il mondo crolla addosso. È il bene dei genitori per i figli: quando tutto è perduto, il proprio povero corpo può ancora servire a proteggere loro. È il bene di un fratello di dieci anni per il più piccolo, quello con cui magari ogni giorno, come tutti i bambini, litigava. E però, cresciuto quel ragazzino in una notte, sorge in lui quell'accento improvvisamente adulto: 'Non ditelo a mio fratello, lui è piccolo'. Quasi in una responsabilità paterna, ereditata in un istante. Com'è possibile? È possibile se quel ragazzo aveva visto i suoi, da sempre, prendersi cura di lui e del fratello. In un amore imparato per osmosi, nella semplice quotidianità dei gesti in una casa. In quel tessuto di affetti così rinnegato oggi, e ritenuto da tanti superato; quel tessuto fatto da un padre, da una madre uniti da una promessa solida e fedele, e dai figli.
Si chiama famiglia, è una cosa antica. Non s'è saputo inventare di meglio, per crescere i bambini, educarli, sostenersi reciprocamente, proteggere i vecchi e i malati. Non s'è saputo trovare altro, di così grande, e rispondente alla natura istintiva degli affetti degli uomini. Niente di così forte, che il terremoto non lo possa neanche scalfire. Quei due così lucidi nell'ultimo istante, chini sui loro figli. Quel figlio bambino sfiorato dalla morte che, in salvo da un attimo, cosciente da un attimo, ha un sussulto: 'Non ditelo a mio fratello. Sapete, lui è piccolo'.

Fonte: Noi genitori e figli, 31 maggio 2009

2 - IL PROFILATTICO ENTRA A SCUOLA
La Provincia di Roma da' la lezione sbagliata
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire, 20 giugno 2009

 Nelle scuole superiori e nelle università statali della Provincia di Roma potranno essere installati dei distributori di profilattici. Il Consiglio provinciale della capitale, a maggioranza di centrosinistra, ha infatti approvato una mozione che impegna il presidente Zingaretti ad aderire alla campagna promossa da Sinistra e Libertà, Giovani Democratici, associazione Coscioni, Rosa Arcobaleno e Circolo omosessuale Mario Mieli. Anche il viceministro della salute Fazio si è dichiarato favorevole.
  Ora, non è questa la sede per svolgere laicamente delle riflessioni morali sulla criticabile visione della sessualità che si associa all’incentivazione e all’uso dei profilattici. Bisogna però dire che sbaglia chi sostiene che le istituzioni devono essere 'neutrali' e al tempo stesso possono incentivare la libertà di scegliere se comprare e usare i profilattici oppure no. Autorizzando l’installazione di macchine distributrici nelle sedi dei 'loro' istituti di istruzione, con ciò stesso le istituzioni avallano e rinforzano una certa visione della sessualità, come minimo quella che ritiene equivalente l’uso e il non uso dei profilattici. In tal modo, esse finiscono per incidere sulle convinzioni etiche personali che – lo sappiamo, dati alla mano – vengono influenzate (anche) dalle regole fissate in sedi istituzionali. Per qualcuno l’installazione in scuole e università evita agli studenti l’imbarazzo di andare in farmacia (ma perché c’è imbarazzo? È solo l’influenza della Chiesa, nonostante le martellanti campagne di segno opposto, o anche qualche intuizione della coscienza morale, anche del non credente?).
  Tuttavia, in realtà, le macchine distributrici si trovano già facilmente in altri posti, molto meno visibili delle scuole e università. O forse devono essere collocate anche in questi luoghi perché, anche qui, avere rapporti sessuali è non solo un fatto, ma altresì un diritto? I profilattici sono materiale scolastico? Qual è l’utilità, insomma, di queste installazioni? La Provincia di Roma, infine, sembra non aver minimamente recepito la documentata opera di informazione fatta da alcune fonti basata su studi scientifici realizzati anche da non credenti, nei giorni della polemica circa le dichiarazioni di Benedetto XVI in viaggio verso l’Africa. Sempre tralasciando la valutazione etica della questione, infatti, paiono totalmente ignorate le dichiarazioni anche di ricercatori non cristiani: il tasso di Aids non diminuisce e, anzi, in certi casi, aumenta, pur se si fa una sistematica informazione sui profilattici e li si mette copiosamente a disposizione (persino gratis). Per esempio, la revisione di 13 studi da parte dell’autorevole Cochrane Database Review Institute (ma si potrebbero citare altre ricerche e altri monitoraggi) ha mostrato che la protezione garantita dal profilattico rispetto all’Aids è pari all’ 80%. Un dato che vale se l’uso è «corretto e costante» , mentre invece, anche tra gli utilizzatori occidentali abituali, c’è chi prova fastidio, resistenza psicologica (beninteso non morale), emotiva, ecc. Anche qualora la protezione fosse del 90%, resta il fatto, per dirla con la rivista Lancet (marzo 2008), che «la posizione tradizionale cattolica [che insiste su fedeltà e astinenza] sui condoms e l’Aids è la più ragionevole e la più solida scientificamente nella prevenzione».
  Sempre Lancet (gennaio 2000) aveva paragonato il preservativo alle cinture di sicurezza, che offrono una falsa percezione di protezione: così, negli anni ’70, dove ne fu introdotto l’obbligo, aumentarono gli incidenti, per l’aumento dei comportamenti a rischio.

Fonte: Avvenire, 20 giugno 2009

3 - MTV
Lo spot sulla costituzione dimentica la famiglia e promuove il transessuale
Autore: Stefano Andrini - Fonte: 21 giugno 2009

È transessuale uno dei protagonisti degli spot (trasmessi da Mtv) della Regione Emilia Romagna per celebrare il sessantesimo anniversario della Costituzione. Al centro della campagna “Lei c’è, basta vederla”, realizzata dall’associazione culturale “Scomunicati”, cinque ritratti sulla pari dignità e uguaglianza davanti alla legge, sulla libertà e segretezza della corrispondenza, sulla libertà religiosa, sulla scuola aperta a tutti e sul lavoro. Nello spot, dedicato all’articolo tre, i promotori invocano la pari dignità dei “trans”. Silenzio assordante sui diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Un altro messaggio inquietante arriva dallo spot dedicato alla libertà religiosa: tutte le religioni sono uguali (quella cattolica, sullo sfondo, un po’ meno); la religione è un fatto individuale (ognuno nel video ha il suo altarino o il suo libro), la dimensione del popolo e della comunità non esiste.
  «Ci chiediamo se in tempi di forte e trasversale preoccupazione educativa sia giusto proporre alle nuove generazioni un modello di vita che non tiene conto della famiglia e delle nostre radici cristiane – sottolinea il settimanale diocesano “Bologna Sette” –. È una domanda che la Regione si dovrebbe fare.
  Perché famiglie e cattolici sono la maggioranza, anche tra la Via Emilia e il West». Il settimanale affida a Teresa Mazzoni, dirigente scolastico, il compito di esprimere una forte preoccupazione per l’iniziativa della Regione. «Quegli spot – sottolinea la Mazzoni – danno risposte interpretative chiuse, anguste, riduttive. Bisogna dire basta a questo relativismo in cui l’essere maschio e femmina sono appannaggio del libero arbitrio. Basta con l’omologazione capziosa di chi ci vuol fare credere che ogni religione è uguale all’altra, che è come dire che nessuna ha valore, senza ricordare che il cattolicesimo ha fondato la nostra cultura europea e italiana; di chi ci vuole ingannare, insinuando che la religione è un fatto privato, da vivere fuori dal contesto sociale, affettivo e lavorativo di ciascuno». Non possiamo più accettare, conclude la preside «l’inganno perpetrato ai danni dei nostri ragazzi ai quali offriamo sempre un oppiaceo orizzonte in cui tutto è possibile, tutto è uguale, tutto è un diritto».

Fonte: 21 giugno 2009

4 - LIVORNO: CORI E BESTEMMIE CONTRO LA PROCESSIONE

Autore: Maria Nudi - Fonte: La Nazione, 14 giugno 2009

Cori e bestemmie contro la processione dei pellegrini che da tutta la Toscana ieri mattina si sono ritrovati in piazza delle Carrozze, a Montenero, per partecipare alla messa in rito Tridentino a mezzogiorno, nel santuario della Madonna di Montenero. Espressioni blasfeme, ingiuriose ed irriguardose al corteo in preghiera e ai sacerdoti che lo accompagnavano in preghiera.
Protagonisti dell'agguato una ventina di livornesi appartenenti, secondo le forze dell'ordine, alla sinistra antagonista. Sono stati tutti identificati. I fedeli sono partiti alle 11.15 da Montenero basso per raggiungere il santuario. Ma sono stati insultati. Ingiurie, espressioni blasfeme, offese contro la processione religiosa. I contestatori non si sono limitati ad offendere verbalmente i fedeli, urlando bestemmie e frasi ingiuriose dando dei «fascisti» ai credenti che partecipavano all'iniziativa, ma hanno cercato di rallentare la processione. E se non fossero intervenute le forze dell'ordine non è escluso che l'aggressione verbale avrebbe lasciato spazio all'attacco fisico. L'intervento dei carabinieri e della polizia richiesto dagli organizzatori ha scongiurato il peggio.
I fedeli sono entrati nel santuario. I carabinieri hanno vigilato sulla iniziativa religiosa e la messa è stata officiata senza particolari problemi con il piazzale del Santuario «sorvegliato speciale».
Protagonisti di un episodio condannato dalla curia vescovile e definito «Un gesto ignobile ed incivile che non ha permesso il sereno svolgersi della celebrazione religiosa», un gruppetto di giovani livornesi che, secondo gli accertamenti dei carabinieri, appartengono alla sinistra antagonista. Una ventina di persone che sono state identificate: non sono scattate al momento denunce. Il gruppetto ha abbandonato alla fine la piazza spontaneamente.
I fedeli non avevano comunque accolto la provocazione per non turbare un evento storico. Per la prima volta dopo ben 40 anni e a due anni di distanza dal motuproprio «Summorum Pontificum» emanato dal Papa Benedetto XVI, è stata organizzata l'iniziativa religiosa celebrata alla presenza di monsignor Tardelli, su invito del vescovo Simone Giusti, che prevedeva la celebrazione della Santa Messa in latino secondo il rito di San Pio V.
I pellegrini convenuti da tutta la Toscana hanno partecipato alla processione nella quale è stato recitato il Santo Rosario: è durante la processione che si è verificato l'agguato. L'evento religioso è importantissimo, il primo nel suo genere in Italia ed è stato organizzato dal Coordinamento Toscano "Benedetto XVI" e da Livorno Credente. La Santa Messa solenne è stata officiata con assistenza pontificale di monsignor Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, secondo il Messale Romano del 1962.
«Un episodio di intolleranza che offende la tradizione di una città aperta e multiculturale», si legge nel comunicato della diocesi che specifica: «I veri livornesi sicuramente non sono coinvolti in un affronto così vile e inammissibile e da esso prenderanno pubblicamente le distanze». Il vescovo monsignor Simone Giusti ha preferito affidare all'ufficio stampa la riflessione su un episodio che offende la città.

Fonte: La Nazione, 14 giugno 2009

5 - IL SACRO CUORE DI GESÙ
Il Suo significato è la regalità sociale di Cristo
Fonte Il Cammino dei Tre Sentieri

Il Cristianesimo afferma che la salvezza è nell'adesione del cuore. Per il Cristianesimo la conoscenza è importante ma non determinante, nel senso che essa (la conoscenza) svolge una funzione ausiliare per l'esercizio della virtù ma non costituisce il criterio della salvezza. Il Cristianesimo non è una religione gnostica, ovvero una religione che fa della conoscenza l'unico criterio della salvezza: chi conosce si salva, chi non conosce non si salva.
Che il criterio cristiano della salvezza non sia nella conoscenza ma nell'adesione del cuore, è esito del fatto che il Dio cristiano ha creato per amore e che per amore ha deciso d'incarnarsi, di fare esperienza della sofferenza e della morte.  

L'ERESIA GIANSENISTA
Nel XVII secolo nacque e iniziò a diffondersi l'eresia giansenista, che si basava prevalentemente su due punti.
Primo: il peccato originale ha talmente rovinato l'uomo che questi, senza la Grazia, non può fare il bene, neanche occasionalmente.
Secondo: Dio ha già deciso chi deve essere salvato e chi dannato indipendentemente dai meriti e dai demeriti; insomma, una predestinazione in senso calvinista.
Dunque quella del giansenismo era una concezione antropologica dichiaratamente pessimistica e, nello stesso tempo, una concezione di Dio rigoristica ed angosciante. Il Sacro Cuore appare a santa Margherita Maria Alacoque affermando, invece, che bisogna abbandonarsi al Suo Amore, indicando cioè il Suo Cuore come criterio di vincolo a Lui ed anche come criterio di comprensione (per quanto possibile) della Sua tenerezza per l'uomo stesso. In una delle rivelazioni a santa Margherita il Sacro Cuore disse: "Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore."

LE DODICI PROMESSE DEL SACRO CUORE
Dunque, con la devozione al Sacro Cuore, Gesù ricorda il suo immenso amore e la sua immensa misericordia per l'uomo. Un ricordo non astratto ma volto a far capire concretamente quanto la vita dell'uomo stesso possa cambiare abbandonandosi all'amore di Gesù. Egli rivelò a santa Margherita ben dodici promesse di una indiscutibile concretezza. Leggiamole.
1) Ai devoti del mio Sacro Cuore darò tutte le grazie e gli aiuti necessari al loro stato.
2) Stabilirò e manterrò la pace in tutte le loro famiglie.
3) Li consolerò in tutte le loro afflizioni.
4) Sarò per loro sicuro rifugio in vita e soprattutto nell'ora della morte.
5) Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese.
6) I peccatori troveranno nel mio Cuore un'inesauribile fonte di misericordia.
7) Le anime tiepide diventeranno ferventi con la pratica di questa devozione.
8) Le anime ferventi saliranno rapidamente ad un'alta perfezione.
9) La mia benedizione rimarrà nei luoghi in cui verrà esposta e venerata l'immagine del Sacro Cuore.
10) A tutti coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò grazie per poter convertire i cuori più induriti.
11) Le persone che diffonderanno questa devozione avranno i loro nomi scritti per sempre nel mio Cuore.
12) A tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna.
A proposito della devozione al Sacro Cuore di Gesù, Pio XI al paragrafo 4 della Miserentissimus Redemptor, dell'8.5.1928, dice che "essa è non soltanto il simbolo, ma anche, per così dire, la sintesi di tutto il mistero della Redenzione (…) la più completa professione della Religione cristiana."   
 
IL SIGNIFICATO SOCIALE: RISPOSTA ALL'ASSOLUTISMO POLITICO
Se teologicamente la devozione al Sacro Cuore è una risposta al giansenismo, socialmente è una risposta prima di tutto all'assolutismo politico, uno dei tratti tipici della modernità.
Il XVII è proprio il secolo dell'assolutismo politico che affonda le sue radici nella concezione, tipicamente umanistico-rinasacimentale, di un potere non organicamente legato al Vero e al Giudizio morale (e quindi a Dio) ma che avrebbe dovuto trovare il proprio fondamento in se stesso, cioè nel puro esercizio del potere. Insomma, un'autorità politica non più come manifestazione di servizio, ma, per l'appunto, come pura manifestazione di potere. Una concezione pertanto machiavellica e post-machiavellica.
Il Sacro Cuore, attraverso santa Margherita, rivolse delle precise richieste al Re di Francia Luigi XIV.
Eccole: 1. Il Re deve consacrarsi con la sua famiglia al Sacro Cuore e offrirgli pubblici omaggi. 2. Egli deve chiedere ufficialmente alla Santa Sede di autorizzare la Messa del Sacro Cuore e di concedere privilegi per l'universale diffusione di questa devozione. 3. Egli deve far costruire una basilica dedicata al culto del Sacro Cuore. 4. Egli deve porre la Francia sotto la protezione del Sacro Cuore, raffigurandolo sugli stendardi e sulle armi del Regno. 5. Egli deve promuovere nell'intera Europa i diritti di Gesù Cristo come Re dei re e Sovrano dei sovrani.
Le richieste non furono esaudite e la Francia, da baluardo del Cattolicesimo che doveva essere, divenne la culla dei più gravi errori. Luigi XVI ne pagò le conseguenze. Nel 1792, mentre era prigioniero dei rivoluzionari, si ricordò delle promesse del Sacro Cuore alla Corona di Francia e promise che, se fosse scampato alla morte e tornato sul trono, avrebbe consacrato se stesso e la Francia al Sacro Cuore. Ma Gesù stesso (più di un secolo dopo) dirà a suor Lucia di Fatima che fu troppo tardi.

LA REGALITÀ SOCIALE DI CRISTO
Dunque, la devozione al Sacro Cuore è anche un richiamo di carattere sociale, un richiamo cioè a concepire l'autorità politica come modello di servizio e di sacrificio in cui gli elementi della donazione, dell'oblazione e dell'amore diventino fondamentali nell'esercizio di tale autorità. Insomma, il modello di ogni autorità politica deve essere la regalità di Cristo e del suo amore immenso per ogni uomo. L'enciclica Annum sacrum di Leone XIII, del 25.5.1899, afferma che la devozione al Sacro Cuore ha la sua ragione teologica proprio nella regalità sociale di Cristo. E infatti il coronamento del culto pubblico al Sacro Cuore fu l'istituzione della festa liturgica di Cristo Re. Nel 1925, Pio XI stabilì che questa festa venisse celebrata l'ultima domenica di ottobre. E in tale giorno bisognava anche rinnovare la consacrazione dell'umanità intera al Cuore di Gesù. Leggiamo alcune parole tratte dalla Quas primas, l'enciclica di Pio XI, dell'11.12.1925, che istituisce la Festa di Cristo Re: "Chi non vede che, fin dagli ultimi anni del secolo precedente, in modo ammirevole andava preparandosi il cammino per l'istituzione di questa festa? Tutti sanno che l'autorità e la regalità di Cristo sono stati già riconosciuti dalla pia pratica delle consacrazioni e omaggi al Sacro Cuore di Gesù rivoltigli da innumerevoli famiglie, e non solo da famiglie, ma anche da Stati e Regni, che hanno compiuto lo stesso atto. (…) Il diluvio di mali sull'universo proviene dal fatto che la maggior parte degli uomini ha respinto Gesù Cristo e la sua sacrosanta Legge, sia dalla vita privata che da quella pubblica. Non vi sarà certa speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni si ostineranno a negare e rifiutare l'imperio del Salvatore."
C'è sicuramente una speranza, quella che la devozione al Sacro Cuore costituisca l'"occasione" per far ritornare questo mondo alla "giovinezza" della Verità. Un episodio alimenta questa speranza. Santa Gertrude (1256-1302) ebbe una visione in cui chiese a san Giovanni evangelista perché, nel suo Vangelo e nelle sue Lettere, aveva fatto solo intravedere quei misteri pieni di amore che aveva ricevuto dal Sacro Cuore. L'Aposotolo le rispose: "Il mio ministero doveva limitarsi a rivelare sul Verbo increato, eterno Figlio del Padre, alcune parole feconde, sulle quali l'intelligenza degli uomini meditasse continuamente, senza poter mai esaurirne le ricchezze. Ma agli ultimi tempi è riservata la grazia di udire l'eloquente voce delle pulsazioni del Cuore di Gesù. Nell'udire questa voce, l'invecchiato mondo ringiovanirà dal suo torpore e il calore del divino amore lo infiammerà un'ultima volta."

Nota di BastaBugie: per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:
1. Accostarsi alla Comunione. La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.
Se, dopo fatti i nove primi venerdì con le debite disposizioni, uno cadesse in peccato mortale, e poi morisse all'improvviso, come potrebbe salvarsi? Gesù ha promesso, senza eccezione alcuna, la grazia della penitenza finale a tutti coloro che avranno fatto bene la Santa Comunione nel primo venerdì di ogni mese per nove mesi consecutivi; quindi si deve credere che, nell'eccesso della sua misericordia, Gesù dia a quel peccatore moribondo, la grazia di emettere un atto di contrizione perfetta, prima di morire.
Chi facesse le nove comunioni con l'intenzione di proseguire poi più tranquillamente a peccare, potrebbe sperare in questa grande promessa del Sacro Cuore di Gesù? No di certo, anzi commetterebbe tanti sacrilegi, perché accostandosi ai Santi Sacramenti, è necessario avere la ferma risoluzione di lasciare il peccato. Un conto è il timore di tornare ad offendere Dio, e altro la malizia e l'intenzione di seguitare a peccare.

Fonte: Il Cammino dei Tre Sentieri

6 - E' MORTO IL SEGRETARIO DI PALMIRO TOGLIATTI
Ecco cosa scrisse sull'ideologia comunista
Autore: Massimo Caprara - Fonte: Tempi, 19 dicembre 2002

Massimo Caprara, per 20 anni segretario di Palmiro Togliatti, e' morto il 16 giugno 2009 all'ospedale Fatebenefratelli di Milano. Politico e scrittore, nato a Napoli, si e' spento all'eta' di 87 anni. Per quattro legislature, a partire dal 1953, e' stato deputato del Pci, partito da cui venne radiato nel 1969 per aver fondato con altri 'Il Manifesto'. E' stato redattore capo di Rinascita sotto la direzione di Togliatti e ha poi collaborato col Mondo, l'Espresso, il Tempo illustrato e Il Giornale. (AGI)
Ecco l'articolo che Massimo Caprara scrisse per Tempi sul numero 51 del 19 dicembre 2002:

DA PALMIRO A NICODEMO: CONFESSIONE DI UN TOGLIATTIANO.
di Massimo Caprara
Esiste solo qualche parola, o forse nessuna, come la parola ideologia che abbia dominato, anzi oppresso, il nostro tempo: il secolo appena passato “delle idee assassine”. Di esse non vi parlo come uno storico di professione, perché tale non sono. Vi parlo della concretezza, del mio vissuto, vi reco una testimonianza che alimenta e nutre una riflessione critica. Non è quindi la Storia, ma la mia storia: la storia di un ideale che degenera in ideologia, di come un ideale si trasforma, si corrompe, si separa dall’esperienza e diviene un sistema dogmatico, una corazza di false verità totalizzanti e assolute.
IDEOLOGIA, NON SUCCEDE MAI NIENTE DI IMPREVISTO
In questo senso, ideologia è contrario della realtà, contrario del Vero, suo pregiudizio, sua contrapposizione, suo non pensare. Nell’ideologia ogni passaggio è scontato. Essa è incurante dell’evidenza, è tempo senza tempo, incapacità di cercare il Vero, di riconoscerlo, di volerlo, di amarlo, ma capace solo di esecrarlo e negarlo. In uno dei maggiori suoi teorici, l’ideologia è «potere di una classe organizzata per opprimerne un’altra». Così Karl Marx nei Manoscritti economici - filosofici del 1844 e nell’Ideologia tedesca del 1846, descrive l’intrinseca violenza, prevedibile e prevista, che è la sostanza dell’ideologia. Essa è irreale, non perché non avvenga, ma perché replica se stessa, si ripete senza imprevisti, senza stupore, ma con orrore cieco. Non attende né riconosce alcun Annuncio, o Incontro o Attesa. Produce solo subordinazione e passività, perché tutto è già avvenuto o deterministicamente avverrà. Ideologia è in lotta perenne contro Ideale. Ideale e Ideologia sono infatti in lotta irrimediabile tra loro come Amicizia è il contrario di Solitudine. L’uno, cioè l’Ideale, è destinato a crescere, a procedere: chiede futuro. L’altra, l’Ideologia, ristagna, si avvita, uccide spiritualmente. Ha scritto don Giussani, al quale tutti, io credo, siamo debitori infiniti, che «l’Ideale è la dinamica in cammino della natura dell’uomo ed ad ogni passo qualcosa di esso si adempie». È giusto: qualcosa si adempie verso la Bellezza che implica consistenza etica ed estetica, che è azione e contemplazione, sentimento delle cose, coscienza amorosa di quanto ci circonda, di quanto ci avvolge, ci invade, desidera ed è desiderata. Di quanto ci stimola e ci dà libertà. Bellezza e Libertà; ossia compiutezza di sé nella dimensione del presente, è il farsi dell’uomo, l’espressione del proprio essere a contatto con la trascendenza, a contatto con gli altri da sé e con il suo superamento.
UN MISTICISMO LOGICO CHE SI FA SPIRITO TOTALITARIO
Al contrario, l’Ideologia si fa Stato, totalità superiore, unilateralità, sovranità illegittima, oppressione, sovrastruttura in cui la classe dominante sopprime la libertà a suo beneficio: borghese od operaio che sia. Persino Marx è costretto a denunziare questo procedimento, accusandolo nelle sue fondamentali Opere filosofiche giovanili, come «misticismo logico».
La Bellezza in quanto Verità è lotta, tensione continua, aspirazione verso l’eterno e l’infinito. La Bellezza, o meglio l’Estetica, rende lucido lo sguardo, lo raffina, chiarisce la mente e rende gli uomini assetati di luce. Nei suoi libri don Giussani ha fissato perle ed episodi della musica, della poesia, dell’architettura e dell’arte. Ha scritto del proprio padre e della propria madre come educatori alla Bellezza. Ha scritto della Goccia di Chopin, dello Stabat Mater di Pergolesi, del desiderio di felicità infinita nel poema Alla sua donna di Leopardi. Ha rintracciato la Bellezza nei canti popolari russi del Coro sovietico dell’Accademia di Stato. La Bellezza salva. La Bellezza è non avere paura della Verità, combattere perché essa venga alla luce, si confronti, vinca, ogni volta si riaffermi. Quanto Ideologia è palude e stagnazione, tanto Ideale o Bellezza è movimento, progresso, azione.
In un libro del 1951, Hannah Arendt scrisse che l’Ideologia «è abbandono della libertà di pensare per la camicia di forza della logica». Ideale è un agire, un fare, un manifestare, un vivere un avvenimento, un costruire, Ideale è anche contemplazione e condivisione, cammino fatto insieme alla scoperta del senso delle cose. «Se l’uomo non costruisce, come fa a vivere?» si chiede giustamente il poeta cattolico statunitense naturalizzato inglese, premio Nobel, Thomas Stearns Eliot. L’ideale è anche costruire e comunicare. Il Bello, allora, è libertà che si dilata, diviene incontro, progetto, presenza, unità. La Bellezza allora diviene esperienza collettiva del fatto cristiano, fraternità e solidarietà avvertite dalla Chiesa come fatto umano e sociale.
STO PARLANDO DELLA MIA VITA
Se parlo con durezza, con ostinazione e contrarietà, se parlo così di Ideologia non è certo per metafisica accademica. Parlo della mia vita. Ho vissuto per oltre 25 anni all’interno di una Ideologia, in una delle sue versioni più drammatiche, attivistiche, dottrinarie. Dal 1948 al 1968 ho fatto parte del Partito comunista italiano, del suo massimo pensatoio e dirigenza ossia della Nomenklatura comunista, nella sua confessione togliattiana. Sono stato membro del suo Comitato centrale, Sindaco di Portici, Deputato alla Camera per vent’anni. In quella ideologia ho militato con convinzione, allora con calore e ardore. Ho visto da vicino, ogni giorno, il volto e la maschera di una cultura e di una Ideologia autoritaria e costrittiva, che non può essere obliterata e che lascia un segno di memoria e di trauma. Ho vissuto il male dell’Ideologia sino in fondo. Ma proprio dal fondo dell’errore, ho ricevuto una spinta, un recupero, un desiderio del bene e della Verità, ho sentito, se così posso dire, il profumo della Bellezza.
Di questo passato, io non mi assolvo. Ne vedo gli errori, le responsabilità personali e collettive, ne porto il peso materiale e morale. Non mi assolvo, ma neppure mi fustigo sterilmente. Di tutti i diritti di cui disponiamo, io non posso avere il diritto di tacere. Scrivo libri, ragiono, discuto, mi confronto per capire e giudicare, per suggerire i temi di un dialogo liberatorio, necessario e durevole.
UN PASSATO FALLITO. E CHE MINACCIA IL PRESENTE
Perché l’ideologia, in particolare e soprattutto quella comunista, è contraria alla Verità? Lo è per l’egualitarismo che contraddice e sopprime la libertà personale. Lo è per il totalitarismo che concentra in pochi il destino di molti. Ne vincola l’intera vita sociale, stermina il dissenso e lo reprime come inammissibile e imperdonabile. Lo è in quanto derivazione perversa e contraddittoria dal settecentesco Secolo dei Lumi. L’ideologia comunista comincia con il finto amore per l’Uomo, ma esso, nell’intelletto e nella pratica, finisce con l’orrore della vita. Io ho vissuto nel Partito impraticabili, estranianti ideali, io ho vissuto l’ideologia dell’avversione all’uomo. Mi sforzo di indurre gli altri a fare i conti con un passato che è praticamente fallito, ma non è morto. Mi batto perché esso non venga rimosso senza essere stato affrontato criticamente e senza una contestazione civile, ma implacabile. Parlo perché altri non cadano nell’errore mio e di una intera generazione. La mia rottura con l’Ideologia è stata difficile, forse lenta, sicuramente sofferta. Lottare contro l’ideologia è lottare contro la solitudine, la violenza, l’inganno. Significa prepararsi a cogliere il vero Ideale della Bellezza: la presenza irresistibile di Dio.

Fonte: Tempi, 19 dicembre 2002

7 - ANDREA TORNIELLI SMENTISCE GLI STEREOTIPI SU PAOLO VI

Autore: Vittorio Messori - Fonte: Il Corriere della Sera, 18 giugno 2009

Pur attivo e informato vaticanista per il Giornale, l’ancor giovane Andrea Tornielli pubblica libri da storico professionista: volumi imponenti e rigorosi, con ampi  corredi bibliografici e fonti spesso inedite. Tra questi, un paio di anni fa, per Mondadori, un Pio XII che è stato tradotto in varie lingue. In effetti, lontano da invettive e indignazioni, ma con la forza dei documenti, Tornielli sgretolava le “leggende nere” create ad arte sulla figura di quel grande pontefice,  molti anni dopo una  morte che era stata  accompagnata dall’omaggio riconoscente e unanime delle comunità ebraiche e dei governanti israeliani. Dopo il papa diffamato, ecco ora il papa incompreso.  Dopo il Pastor angelicus (come fu chiamato,  sulla scorta dei motti  attribuiti ai papi dallo pseudo Malachia ),  ecco  colui nell’immaginario corrente è  una sorta di “Amleto bresciano“,  uomo di dubbi ed esitazioni più che di certezze e di decisioni. Anche qui –in più di settecento, fitte pagine, ancora per i tipi di Mondadori- Tornielli smonta molti clichés e pregiudizi attorno a Paolo VI. Non caso, in copertina, sotto  il nome del biografato, il sottotitolo dice: “L’audacia di un papa”.
Il pontificato di Giovanni Battista Montini è stato non solo largamente incompreso ma anche quasi dimenticato, come  schiacciato da coloro che lo hanno preceduto e seguito sul trono di Pietro. Successore, infatti di  Giovanni XXIII, il “papa buono” per eccellenza, nella voce popolare; ma anche predecessore di colui che, subito dopo la morte, fu acclamato dal mondo come “Karol il Grande”. Straordinari carismi di due straordinarie figure, alle quali Montini poteva opporre solo doti meno recepite dalle folle: la discrezione, la prudenza, la sobrietà, la modestia, l’attitudine all’ascolto, il gusto della  meditazione, la vastissima cultura non soltanto religiosa, il rispetto delicato per ogni persona. Non solo: Paolo VI è stato (ed è tuttora) incompreso e magari avversato sia da sinistra che da destra. Per dirla con Tornielli : “I progressisti lo sospettano di avere tarpato le ali al Concilio, soffocandone le speranze e frenandone gli slanci, mentre i conservatori gli attribuiscono la responsabilità della crisi della Chiesa, della  riforma liturgica, della fuga in massa  di preti e suore, della caduta delle vocazioni”.
In realtà, la tempra dell’uomo,  la mente lucida, la  mano decisa pur dietro modi cortesi e apparenze soft, sono testimoniate  da un’ impresa di portata storica. Papa Roncalli aveva indetto il Vaticano II seguendo, disse, una ispirazione dall’Alto,  ma contando su uno svolgimento di pochi mesi e sulla approvazione all’unanimità degli schemi preparati dalla Curia romana. Alla fine, a suggello dei lavori, Giovanni XXIII aveva previsto - e va ricordato a chi ne deforma la personalità vera, spacciandolo per “progressista” - la proclamazione, per acclamazione,  della santità di Pio IX, di colui cioè che aveva dovuto interrompere, per l’aggressione risorgimentale,  il Concilio che solo ora si portava a compimento. In realtà gli schemi approvati e proposti da Roncalli e Ottaviani furono, a sorpresa, respinti dall’assemblea conciliare (il giovane teologo Joseph Ratzinger fu tra coloro che si segnalarono per il netto rifiuto),  i mesi diventarono anni e l’unanimità prevista si rovesciò in duri confronti tra opposte fazioni. Quando Roncalli morì, dopo la prima sessione, un cardinale osservò: “Ha lasciato porte e finestre spalancate a ogni vento, non c’è da invidiare chi dovrà cercare di chiuderle”. Quel compito ingrato toccò al presunto “amletico Montini”, il quale non solo seppe governare la barca della Chiesa tra i flutti della contestazione clericale e del Sessantotto laico, ma riuscì addirittura a concludere i lavori conciliari con quella unanimità che era sembrata utopica. Una concordia che si ruppe subito dopo, non soltanto nel confronto tra le due ali estreme, ma anche nello sconcerto, nella caduta della tensione spirituale, nella confusione dottrinale che parvero contaminare la Chiesa intera. Qui pure, però -e Tornielli lo mostra in modo inequivocabile- Montini sofferse, ma non subì rassegnato gli eventi, fece il possibile per governare la transizione, mai cedendo là dove la fede stessa era minacciata. Alla pari di papa Giovanni, anche per lui il  “dialogo” non era un fine ma uno strumento per il rilancio della evangelizzazione. Apertura al mondo sì, ma per favorire la missione agli uomini moderni. Papa “di sinistra”? Alla tradizione familiare antifascista univa un saldo anticomunismo: una DC “alla De Gasperi”, che governasse da sola, sarebbe stato il suo ideale e solo in nome della Realpolitik, come necessità imposta  dai tempi accettò l’apertura ai socialisti. Singolare “progressista” che, appena eletto, si affretta a togliere le censure imposte  da papa Giovanni a padre Pio, icona del cattolicesimo pre-conciliare, e che definisce “sconsiderato” (pur affermandogli di volergli bene) don Primo Mazzolari, visto come un profeta dalla contestazione ecclesiale. Uomo, comunque, che bontà e comprensione portano a pregare per la salvezza eterna di Pasolini, a mandare una privatissima lettera manoscritta a Pietro Nenni dopo la morte della moglie, ad annunciare dalla  finestra le sue orazioni per Togliatti colpito da ictus in Crimea, a soffrire anche fisicamente per ogni guerra e  miseria.
Contro i teorici del “declino” del cattolicesimo, molti storici imparziali osservano che gli undici papi succedutisi da Pio IX sono state, tutte, figure non solo di rilievo culturale ma anche di grandi virtù umane e cristiane: in effetti, alcuni già sono beati e santi e altri lo diverranno. Paolo VI figura assai degnamente in questa serie straordinaria: lo confermano queste fitte pagine di Andrea Tornielli, dove la precisione dello storico convive con il gusto per l’aneddoto del giornalista.

Fonte: Il Corriere della Sera, 18 giugno 2009

8 - CARDINALE ZEN
E' tempo di attuare la lettera del papa ai cattolici cinesi, costi quel che costi
Autore: Gianni Criveller - Fonte: AsiaNews, 16 Giugno 2009

 In un appassionato dialogo con AsiaNews il card. Joseph Zen afferma che è tempo per la Chiesa cinese e per la Santa Sede di non accettare più alcun compromesso con il regime di Pechino ed attuare nella verità le indicazioni date da Benedetto XVI nella sua Lettera, salvaguardando la libertà religiosa della Chiesa. Il card. Zen, che dall’aprile scorso, è vescovo emerito di Hong Kong, è preoccupato soprattutto di un’opaca sottomissione all’Associazione patriottica da parte della Chiesa ufficiale, che sarebbe “uno schiaffo” al papa e alle chiare direttive da lui suggerite nella Lettera ai cattolici cinesi pubblicata due anni fa.
Il porporato relativizza l’importanza delle relazioni diplomatiche cercate a tutti i costi fra Santa Sede e Pechino: esse rischiano di essere un’illusione se non vi è la libertà religiosa nel Paese. Il testo che pubblichiamo oggi fa parte di una lunga intervista che AsiaNews pubblicherà integrale sul suo mensile (nel numero di agosto-settembre).
Nel brano che qui presentiamo il card. Zen ricorda anche l’impegno della Chiesa e della Santa Sede nel riconciliare le due comunità in Cina (l’ufficiale e la non ufficiale, o clandestina) e parla anche del suo futuro come insegnante ad Hong Kong, ma soprattutto in contatto continuo con i cristiani in Cina.
EMINENZA, CI RACCONTI DEL SUO IMPEGNO PER LA LIBERTÀ DELLA CHIESA IN CINA
Fin dalla fine degli anni ‘70 e inizio anni ‘80, molti si sono dati da fare per la Chiesa in Cina. Ed è successo che la realtà trovata in Cina si è riflessa fuori della Cina. Mi spiego: la divisione tra le comunità cosiddette aperte o ufficiali e quelle clandestine ha creato, almeno in un primo tempo,  due posizioni diverse sia ad Hong Kong che nella Santa Sede. Qui ad HK - parlo sempre dei primi anni dopo l’apertura - coloro che aiutavano la Cina si sono schierati in due gruppi. Vi erano coloro in favore delle comunità clandestine e quasi in ostilità verso quelle ufficiali e, al contrario, c’era un gruppo che aveva più simpatia per la Chiesa ufficiale, e guardava con sospetto a quella clandestina. La gente che aveva più connessioni con la Chiesa in Cina, che ne conosceva le vicende, stava naturalmente dalla parte della Chiesa clandestina, perché più fedele alla Chiesa, e perché aveva sofferto coraggiosamente per la fede. Costoro vedevano con sospetto la Chiesa ufficiale, che giudicavano si fosse arresa al governo. Ma un certo numero di persone di Hong Kong che non conoscevano bene la Cina, o giovani missionari che non avevano mai lavorato in Cina, facilmente si sono entusiasmati per quello che vedevano durante i loro viaggi in Cina: le chiese aperte, la gente che cantava, ecc… Perciò si rallegravano della libertà, che a loro sembrava reale. Di conseguenza consideravano quelli della Chiesa clandestina come gente cocciuta, che non accettava la nuova situazione.
Era così pure nella Santa Sede: si sa che nel passato vi è stato un po’ di attrito tra la Segreteria di Stato, che tende alla mediazione per riallacciare le relazioni diplomatiche, e Propaganda Fide, che tendeva invece ad assicurare alla Chiesa una vera vita ecclesiale e libertà. Dopo un po’ di anni di scambio tra Chiesa cinese e universale, specialmente grazie a noi che siamo andati ad insegnare, abbiamo visto che la Chiesa ufficiale non è affatto scismatica o veramente separata. Ci siamo resi conto che è il governo a tenerla artificialmente separata da Roma. La gente invece nel suo cuore ha conservato la fede cattolica come tutti noi. E così un po’ alla volta le due posizioni si sono abbastanza avvicinate. E questo vale sia per la Santa Sede che per Hong Kong. Naturalmente ci sono ancora dei gruppi che polarizzano la situazione, e stanno solo da una parte o solo dall’altra.
Si può dire che la Chiesa universale, dopo aver conosciuto meglio la realtà concreta, si è aperta ad accettare anche la cosiddetta Chiesa ufficiale. In tal modo è cominciato un processo di recupero da parte di membri della Chiesa ufficiale, per cui molti vescovi anziani si sono presentati al papa per chiedere di essere perdonati e riconosciuti come vescovi. La Santa Sede ha avuto un’attitudine molto aperta: dopo le dovute indagini e il consenso del vescovo legittimo clandestino, essa ha riconosciuto molti dei vescovi, senza esigere che facessero atti pubblici di comunicazione dell’avvenuta legittimazione. Questo infatti, soprattutto all’inizio, avrebbe reso difficile il processo di legittimazione. Alla tolleranza da parte della Santa Sede, ha corrisposto, in un certo senso, tolleranza anche da parte del governo. Quest’ultimo infatti ad un certo punto è venuto a sapere tutte queste cose, ma non ha reagito con atti di ostilità o soppressione nei confronti dei vescovi che avevano ottenuto l’approvazione di Roma.
Allo stesso modo è stata gestita anche una seconda fase, quella di giovani vescovi che dopo essere stati eletti [secondo la procedura dell’elezione “democratica” imposta dal governo - n.d.r.] vogliono essere approvati dal papa prima di essere ordinati. Anche in questo caso la Chiesa è stata generosa ed ha approvato molti di costoro, purché naturalmente fossero accettabili. E il governo, in questo caso, ha chiuso un occhio e non li ha rifiutati per il fatto che sono andati a cercare l’approvazione di Roma. Dunque c’è stata una fase in cui c’erano concessioni e compromessi da entrambi le parti, per cui sembrava che le cose potevano finalmente essere aggiustate in modo ufficiale.
Ma ciò non è avvenuto: non c’è stata continuità di riflessione, siamo andati avanti per inerzia, senza adeguata riflessione e senza cercare di migliorare quella situazione.
Ora siamo arrivati ad un punto in cui non è più possibile e giusto accettare il compromesso, come si faceva prima. È maturato il momento di cominciare una nuova fase. È la Lettera del papa ai cattolici cinesi (del 2007) che deve segnare questo nuovo inizio. Difatti il papa ha parlato chiaro su quali devono essere i principi su cui dare vita ad una nuova fase della vita della Chiesa in Cina. Ma purtroppo in questi due anni non c’è stata questa svolta verso la chiarezza. Anzi a me sembra che si sta scivolando in modo preoccupate lungo la china del compromesso. L’episodio più inquietante di questo continuo compromesso, che va contro le indicazioni del papa, è la celebrazione del 50mo anniversario delle prime consacrazioni illegittime del 1958. Per questo io sono molto preoccupato: sembra assai difficile che ci possiamo fermare dalla china che le cose hanno preso. Davanti alla possibilità della riunione dell’assemblea dei cattolici in Cina, prevista per questo 2009, io davvero sento una grande paura. Quella riunione se, come temo, riuscisse ad ottenere grande partecipazione di vescovi e di preti, sarebbe la fine. Lo ripeto: sarebbe il completo spreco di tutti gli sforzi fatti negli anni precedenti e un insulto al Santo Padre. Si, sarebbe proprio come dare uno schiaffo a lui, perché sarebbe come ignorare completamente la sua Lettera.
CHI È RESPONSABILE PER LA MANCATA ATTUAZIONE DELLE DIRETTIVE CONTENUTE NELLA LETTERA DEL SANTO PADRE?
Certamente in Cina hanno fatto di tutto per oscurare la Lettera del papa. Ma io penso che anche da parte della Santa Sede si sarebbe dovuto dare più sostegno alla Lettera del papa. La Santa Sede avrebbe dovuto seguirlo di più lungo la linea della chiarezza. A me sembra che ciò non sia avvenuto.
LO SCORSO GENNAIO LEI HA SCRITTO UN EDITORIALE SUL GIORNALE CATTOLICO DI HONG KONG IN CUI CHIEDEVA AI VESCOVI UFFICIALI IN CINA DI AVERE LE STESSE VIRTÙ DI SANTO STEFANO, IL PRIMO MARTIRE, E NON SOTTOSTARE SEMPRE ALLE INDICAZIONI DELLO STATO CONTRARIE ALLA FEDE. LEI CHIEDEVA LORO DI “TENER DURO”, DI RESISTERE ALLE PRESSIONI DELL’ASSOCIAZIONE PATRIOTTICA, PER RIMANERE FEDELI AL PAPA.
Il discorso che io faccio, riportato anche nell’articolo che ho scritto a gennaio può sembrare un po’ crudele, perché a qualcuno sembra che io spinga al martirio. Ma il martirio non è una cosa che possiamo scegliere noi. Se una situazione richiede il martirio, ci sarà la Grazia del Signore che darà la forza. Il martirio non è frutto della nostra iniziativa, ma se le circostanze lo richiedono, dobbiamo essere pronti al martirio, non c’è scelta. Se le circostanze richiedono il martirio, ma uno si sottrae, allora vuol dire che rinnega la testimonianza di fede che ha il dovere di offrire.
Può sembrare brutta la parola “tenere duro”, ma comunque bisogna essere chiari, essere fermi. Il contrario è la resa. Noi non abbiamo il diritto di arrenderci. Dobbiamo tenere ferma la fede.
Il papa tante volte ha detto che dobbiamo essere fermi nei nostri principi di fede, anche se in un primo momento tutto sembra un fallimento. Purtroppo qualcuno crede  che si possa rinunciare ad una parte della fede per poter evangelizzare. Ma questo è assurdo, perciò io chiedo: ma di quale Vangelo parlate? Di un Vangelo dimezzato? Di un Vangelo scontato?  
COSA PENSA DEL DIALOGO TRA SANTA SEDE E CINA E DELLA PROSPETTIVA DI RAPPORTI DIPLOMATICI?
Qualche volta si dà troppa importanza alle relazioni diplomatiche, ma esse da sole non aggiustano tutto. Anzi, possono essere qualcosa che inganna, perché possono dare la falsa impressione che esista la libertà religiosa. La cosa più importante è la libertà religiosa, e certamente essa può essere facilitata dalle relazioni diplomatiche. Ma non è necessariamente vero che quando ci sia l’una c’è necessariamente anche l’altra. Allora non si può mirare solo alle relazioni senza assicurare una vera libertà. In questo momento la possibilità di instaurare le relazioni diplomatiche sembra meno probabile perché ormai la relazione tra Pechino e Taipei è notevolmente migliorata. Allora per non fare perdere la faccia a Ma Yingjiou (l’attuale presidente di Taiwan) Pechino non affretterà le relazioni con il Vaticano, che comporterebbero la rottura tra Vaticano e Taiwan. Sembra che ci sia un tacito consenso tra le due parti, che Pechino lascerà che Taiwan mantenga le relazioni con una serie di piccoli Stati, mentre fino a qualche tempo fa attuava la politica di strappare questi Stati attraverso la concessione di vantaggi economici. Attualmente su questo punto c’è una tregua tra le due parti.
I SUOI PROGRAMMI PER IL FUTURO…
Io ho detto che ero desideroso di ritirarmi dall’ufficio della diocesi per concentrarmi nel servizio verso la Cina. È per questo che il Santo Padre mi ha creato cardinale. Ora sentivo che era impossibile fare bene entrambi i servizi. Ricevevo molte lettere o persone, ma non ho potuto seguire i particolari di ogni diocesi della Cina. Non ci potevo star dietro. Leggevo le lettere e le mettevo da parte, ricevevo un ospite (dalla Cina), dicevo quello che sentivo più giusto, ma poi finiva lì, io non potevo andar oltre. Ora invece spero di poter fare di più. Questo è la linea principale: interessarmi più e meglio della Chiesa in Cina e di ciascuna diocesi in particolare, e così sarò meglio informato per dare qualche consiglio. Per ora sento di essere informato sull’insieme della Chiesa, ma non sulle singole diocesi. Ma molti problemi sono a livello delle singole diocesi.
Inoltre siccome il mio lavoro precedente era sulla formazione nei seminari, ben volentieri continuo questo servizio, che non è incompatibile con quello per la Cina. Per questo quando mons. Tong mi ha chiesto di aiutare nell’insegnamento e vivere in seminario, ben volentieri ho accettato. Altrettanto volentieri sarei andato anche via, per lasciare il campo sgombro, ma anche per recarmi in una casa di studi salesiana in Africa, dove hanno bisogno di insegnanti. Poi c’è da tener conto che ho 77 anni, non so per quanto tempo potrò ancora continuare. Io spero che la salute mi sostenga ancora per qualche anno. E poi quando non potrò più apportare il mio servizio, mi ritirerò in una casa salesiana.

Fonte: AsiaNews, 16 Giugno 2009

9 - LETTERE ALLA REDAZIONE: L'IMPORTANZA DELLA CITAZIONE DELLA FONTE

Fonte Redazione di BastaBugie

Cari amici, grazie per il lavoro che fate!
Posso chiedervi una cosa che io ritengo utile? Cioè di riportare il nome della testata da cui sono tratti gli articoli. Grazie!
Comunque la vostra rassegna è molto interessante e ogni settimana l'attendo con impazienza.
Cari saluti a tutti voi e buon lavoro.
Franco

Cari amici di BASTABUGIE,
ho notato che negli articoli mancano i riferimenti riguardo alla fonte (quotidiano, rivista, etc.) dalla quale sono stati presi. Non so se non li avete indicati volontariamente ma credo che sarebbe utile indicarli,  anche per dare maggiore precisione e autorevolezza.
Un abbraccio.
Federico

Redazione di BASTABUGIE,
se appena potete, decidetevi a dichiarare autori e fonti delle vostre (...) documentazioni (è pura e semplice onestà intellettuale).
un cordiale saluto
Massimo

RISPONDE LA REDAZIONE DI BASTABUGIE:

Cari amici,
da questo numero vogliamo iniziare un dialogo con voi. Cercheremo di rispondere alle vostre mail.
Innanzitutto vi ringraziamo per le critiche costruttive che vorrete inviarci.
Per quanto riguarda gli autori, è nostra abitudine metterli SEMPRE. Se qualche volta non li avete trovati è semplicemente che erano articoli non firmati.
Per quanto riguarda le fonti, avevamo deciso all'inizio del nostro lavoro di ometterle.
Però visto che sono stati in molti a segnalarci questo disagio abbiamo deciso di aggiungere questo "particolare" anche per non sembrare che vogliamo nascondere chissà cosa.
Grazie per averci seguito finora e... arrivederci.

Fonte: Redazione di BastaBugie

Stampa ArticoloStampa


BastaBugie è una selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi! I titoli di tutti gli articoli sono redazionali, cioè ideati dalla redazione di BastaBugie per rendere più semplice e immediata la comprensione dell'argomento trattato. Possono essere copiati, ma è necessario citare BastaBugie come fonte. Il materiale che si trova in questo sito è pubblicato senza fini di lucro e a solo scopo di studio, commento didattico e ricerca. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse.