BastaBugie n°149 del 16 luglio 2010

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1 SACRIFICATO AL DIO DIALOGO IL VESCOVO UCCISO IN NOME DELL'ISLAM
Il silenzio sul martirio di monsignor Luigi Padovese avvenuto in Turchia
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Il Foglio
2 OBAMA ADDOMESTICA LA COMMISSIONE PRESIDENZIALE DI BIOETICA CHE AVEVA OSATO CRITICARLO
Via libera quindi agli esperimenti sugli embrioni (ecco perché nessuno ve ne ha parlato...)
Fonte: Corrispondenza Romana
3 IL VESCOVO DI SIENA PRECISA LA SUA POSIZIONE RISPETTO ALLA POLEMICA SUL DRAPPELLONE
In un comunicato-stampa, critica il Palio (dedicato alla Madonna) che presentava Maria secondo il Corano
Autore: Mons. Antonio Buoncristiani - Fonte: Arcidiocesi.siena.it
4 IN BELGIO IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DISAPPROVA IL METODO BRUTALE USATO DALLA POLIZIA CONTRO I VESCOVI
Ecco invece come La Repubblica e La Stampa hanno distorto la realtà (Clamoroso! Da non credere!)
Autore: Umberto Folena - Fonte: Avvenire
5 NOMINATO DAL PAPA IL DELEGATO PONTIFICIO PER IL CAMMINO DI PURIFICAZIONE DEI LEGIONARI DI CRISTO
La carità nella verità, lo stile di Benedetto XVI
Autore: Andrea Galli - Fonte: Avvenire
6 INTERVISTA AD UN MEDICO ABORTISTA CHE SPIEGA, IN TUTTA ONESTA', ALCUNE VERITA' CHE NESSUNO VUOL SENTIRE
Le donne che abortiscono di più sono istruite e danarose, infatti la vera causa degli aborti non é la povertà ma la banalità della vita da Tempi
Fonte: Tempi
7 I NOSTRI VESCOVI STANNO UCCIDENDO LA NOSTRA FEDE
Nel terzo anniversario del motu proprio sulla Messa tridentina, lo sfogo di chi vede frustrate le proprie esigenze spirituali
Fonte: Maranatha.it
8 QUELLO CHE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI NON HANNO CAPITO IN COREA, VIETNAM, AFGHANISTAN, IRAQ
Se si va in guerra, si va per vincere, altrimenti, meglio stare a casa
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti
9 OMELIA PER LA XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 10,38-42)

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - SACRIFICATO AL DIO DIALOGO IL VESCOVO UCCISO IN NOME DELL'ISLAM
Il silenzio sul martirio di monsignor Luigi Padovese avvenuto in Turchia
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Il Foglio, 21 giugno 2010

Caro direttore, sono bastati pochi giorni perché calasse il silenzio sul martirio di monsignor Luigi Padovese avvenuto in Turchia ai primi di giugno. Salvo rare eccezioni, in casa cattolica, ci si è crogiolati nell’interpretazione minimale del fatto derubricandolo al rango di “gesto folle”. Ma, a ben guardare, forse è meglio il silenzio piuttosto che il povero tentativo di chiamare con un altro nome il martirio. Meglio il silenzio, perché tutti quei discorsi che in morte di monsignor Padovese hanno impiegato volutamente le parole sbagliate lasciano trasparire l’agghiacciante convinzione ormai divenuta maggioritaria dentro il mondo cattolico: che la Chiesa non abbia più bisogno di martiri, cioè di testimoni di Cristo. Tanto basta il dialogo.
D’altra parte, non si vede come potrebbe andare diversamente quando si predica la sostanziale equivalenza delle religioni in merito alla salvezza delle anime. E’ vero che atti magisteriali importanti come la Dominus Jesus e l’insegnamento di Papa Benedetto XVI vanno in ben altra direzione. Ma è altrettanto evidente lo scollamento tra il magistero e la teologia dominante, l’insegnamento nelle facoltà teologiche e nei seminari, la predicazione domenicale e, conseguenza di tutto ciò, il comune pensare di gran parte dei fedeli per i quali un minareto vale più o meno come un campanile. Fino a quando il cattolicesimo non ritroverà la propria unicità in ordine alla salvezza eterna di tutti gli uomini, che è la suprema legge della Chiesa, non potrà capire il martirio di un vescovo o di un qualsiasi fedele. Finirà sempre per chiamarlo con un altro nome: per ignoranza, per quieto vivere, per codardia o, peggio ancora, considerandolo inutile. Perché versare il sangue in nome di Cristo là dove la salvezza scorre, magari non limpidissima, per altri rivoli?
Se non fosse tanto drammatica, ci sarebbe da sorridere davanti a questa fase paradossale della storia in cui non sono più i persecutori a temere i martiri cristiani, ma lo sono i cristiani stessi a ritenerli quanto meno imbarazzanti. E qui non si tratta neppure di trovarsi a disagio davanti a chissà quale violenza perpetrata ai danni di inermi infedeli da convertire. Qui non ci si trova davanti all’oppressione dei corpi al fine della salvezza delle anime. Ci ritrova davanti al suo esatto contrario, davanti all’offerta sacrificale del proprio corpo per la salvezza altrui. Ma, anche senza voler scomodare il tanto aborrito proselitismo, ci si trova davanti a un gesto considerato inutile, dato che si pone il dialogo come manifestazione suprema della divinità. E allora lo si chiama con un altro nome.
Ha ben poco da attendersi l’occidente da un cattolicesimo incapace, prima ancora che di affermare, di pensare la propria unicità rispetto all’islam e a qualsiasi altra religione. Questo non è certo il cattolicesimo che diede vigore alla filosofia greca e alla civiltà romana attraverso la grandiosa affermazione del Logos. Questa è una religione malaticcia che ha abdicato al mandato principe disceso dal Logos: quello di chiamare ogni cosa con il suo nome. Ma per farlo ci vogliono fede, intelligenza e coraggio nelle giuste proporzioni. Gli esempi non mancano. San Francesco, narrano le Fonti francescane, andò dal Sultano in piena crociata e gli mostrò che cosa comportasse l’essere cristiani: “I cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete”. Magari, questo San Francesco stupirà coloro che l’hanno conosciuto come antesignano del pacifismo dialogante del XX secolo. Ma quello splendido uomo medievale era ben altro, era un fiero e battagliero ambasciatore di Cristo: cioè un santo.

Fonte: Il Foglio, 21 giugno 2010

2 - OBAMA ADDOMESTICA LA COMMISSIONE PRESIDENZIALE DI BIOETICA CHE AVEVA OSATO CRITICARLO
Via libera quindi agli esperimenti sugli embrioni (ecco perché nessuno ve ne ha parlato...)
Fonte Corrispondenza Romana, 3/7/2010

Non sorprendono certo le ultime decisioni del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in fatto di bioetica. Sono passate sotto silenzio, i grandi media non ne hanno parlato. Ed anche questo c’era da aspettarselo. Tuttavia, carta canta.
Il periodico “Le Scienze”, edizione italiana del “Scientific American”, annuncia nel numero di giugno l’“epurazione” attuata dall’inquilino della Casa Bianca nella nuova Commissione Presidenziale di bioetica, in cui ha rimpiazzato molti eticisti e religiosi con scienziati ed “esperti” di politiche della ricerca. Questa, ora, la composizione: 6 scienziati, 2 giuristi, 2 filosofi, 1 frate francescano, 3 membri di agenzie governative, 1 rappresentante di un’associazione di pazienti e – per la prima volta – 1 rappresentante dei nativi americani. Evidente la disparità di forze in campo, per assicurare quanto meno una equilibrio tra concezioni e sensibilità.
Del resto, il Presidente statunitense lo aveva promesso: lo staff eletto dalla precedente amministrazione Bush, caratterizzato viceversa da un’ampia rappresentanza conservatrice cristiana, aveva avuto il coraggio di criticare con fermezza la decisione di Obama di allentare le severe restrizioni imposte alle istituzioni pubbliche, che intendessero far ricerca utilizzando cellule staminali embrionali. E, alla prima occasione, ha presentato il conto, senza peraltro nascondersi dietro un dito. Anzi, ha dichiarato con orgoglio di aver eliminato quanti volessero «politicizzare» tale organismo istituzionale «per favorire agende ideologiche predeterminate» (sic), preferendo ad una guida a carattere filosofico e religioso «analisi pratiche e legate alla necessità di regolamentazione». Poco ci manca rispetto all’alienante definizione marxista della fede quale «oppio dei popoli». Forse oppio no o non ancora, ma sicuramente “ideologia” lo è già, almeno per l’attuale Presidente degli Stati Uniti. Lo stesso Presidente della nuova Commissione Presidenziale di bioetica non è più un bioeticista, bensì una politologa dell’Università della Pennsylvania, Amy Gutmann.
La Commissione entrata ora in servizio, a schiacciante prevalenza di “tecnici”, pur avendo un ruolo “solo” consultivo, è chiamata ad elaborare pareri su tematiche particolarmente sensibili e controverse, dai finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali al brevetto su sequenze genetiche umane sino ai conflitti d’interesse nel campo della ricerca biomedica. Un segnale chiarissimo giunge dal fatto che “certa” comunità scientifica esulti e che lo stesso periodico “Le Scienze” speri in una maggiore «libertà di sperimentazione». Non importa a danno di chi...

Fonte: Corrispondenza Romana, 3/7/2010

3 - IL VESCOVO DI SIENA PRECISA LA SUA POSIZIONE RISPETTO ALLA POLEMICA SUL DRAPPELLONE
In un comunicato-stampa, critica il Palio (dedicato alla Madonna) che presentava Maria secondo il Corano
Autore: Mons. Antonio Buoncristiani - Fonte: Arcidiocesi.siena.it, 7 luglio 2010

In continuità con la tradizione, il Regolamento (1998) del Palio di Siena prescrive che nel Drappellone, quale ne sia il contenuto pittorico affidato alla Committenza e alla fantasia dell'Artista, sia sempre posta in alto l'immagine di Maria Santissima che si venera nella Chiesa di Provenzano (2 luglio) o quella dell'Assunta (16 agosto), proprio a sottolineare l'inscindibile secolare legame di Siena alla Vergine Maria.
A tale proposito ricordo come, già al mio arrivo a Siena nel giugno 2001, i Correttori delle Contrade e molti altri Senesi mi avevano esposto dure critiche per alcune raffigurazioni mariane del passato, interpretate troppo liberamente e senza alcun spirito religioso.
Una dura polemica è poi sorta nel 2002 in seguito ad uno sgradito Drappellone dipinto da Luigi Ontani che, se non si fosse rimediato con una correzione all'ultimo momento, sarebbe stato addirittura volgare e blasfemo. A causa di tale spiacevole esperienza, su precisa domanda, in una intervista di «Canale 3 Toscana» il 16 agosto successivo, rivendicai il diritto dell'Arcivescovo a non accogliere in Chiesa opere non rispettose dell'immagine mariana. Anche allora ne scaturì una diatriba nazionale quasi non avessi ancora il debito riguardo alle tradizioni del Palio. L'ironia della sorte ha voluto ora che con il Drappellone "interreligioso" di Alì Hassoun da più parti sia capitato quasi il contrario.
Per spiegare la reale situazione a qualche Senese e anzitutto ai non Senesi che mi hanno "inondato" di lettere rivolte a chiedermi una «guerra santa» come "uomo virile e non timoroso" (S. Caterina al Papa), è necessario precisare una volta per tutte:
- Il Drappellone è un dipinto su seta offerto dal Comune di Siena come ambito premio alla Contrada che vince la corsa. A norma del Regolamento è commissionato dall'Amministrazione Comunale che liberamente si serve di una Commissione giudicatrice che dovrebbe fare riferimento ai destinatari che è il Popolo delle Contrade, l'unico a poter aver voce a proposito.
- Dunque si tratta di un oggetto profano che viene trasportato nelle rispettive Chiese dove viene esposto assieme a tutte le bandiere delle Contrade, come segno di una festa che ha ancora profonde radici religiose. Non trattandosi di un'Immagine sacra esposta alla venerazione dei fedeli, la più recente (almeno credo) tradizione di "benedirlo" è da intendersi piuttosto come invocazione della Benedizione di Dio, per intercessione della Vergine Maria, sull'intero Popolo delle Contrade che celebrano le loro festività mariane, confermando di considerarsi ancora come «Sena vetus, Civitas Virginis», città della Vergine.
Venendo all'oggetto della recente disputa, preciso subito che il mio personale giudizio, anche se non è stato entusiasta come aveva riportato subito la stampa locale, ne ha riconosciuto immediatamente la gradevolezza del colore e della composizione, apprezzando in particolare il volto della Vergine Maria, "compassionevole" come si deve all'interpretazione della Madonna di Provenzano che è il venerato residuo di una Pietà semidistrutta. Non ero stato in grado di vedere i simboli delle tre Religioni monoteiste sulla corona, e non avevo dato peso alla scritta in arabo avendo letto in precedenza una lunga intervista (credo non casuale) dell'autorevole «Osservatore Romano» in cui Hassoun precisava come l'arte "possa diventare strumento privilegiato per far convivere nel medesimo spazio culture ed espressioni diverse", dunque "un palio di dialogo, di pace, un atto d'amore per la festa e verso la città di Siena".
Solo successivamente ho potuto riflettere sull'equivocità del messaggio religioso che, pur al di là della buona intenzione dell'artista, ne poteva derivare per una comprensione relativista della fede. La Vergine Maria era ebrea ed è oggetto di venerazione anche per l'Islam, ma solo per noi Cristiani è Madre di Dio, avendo dato alla luce, per opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo, il Figlio di Dio che con la sua morte e risurrezione ci ha salvato e redento, rivelandoci il volto del Padre, innalzandoci alla natura divina, facendoci suo Corpo vivente nella storia, in attesa dell'eternità che ci riempie di speranza.
Questa è una verità di fede che, pur restando un mistero, non può essere oggetto di dialogo interreligioso, dato che per i Cristiani è fondamento di significato della stessa vita umana. «Il fatto che il relativismo si presenti, all'insegna dell'incontro con le culture, come la vera filosofia dell'umanità, in grado di garantire la tolleranza e la democrazia, conduce a marginalizzare ulteriormente chi si ostina nella difesa dell'identità cristiana e nella sua pretesa di diffondere la verità universale e salvifica di Gesù Cristo» (card. Ratzinger).
Dopo queste considerazioni, mi dispiace concludere che l'effigie posta sul Drappellone di Hassoun, per i simboli aggiunti che la qualificano altrimenti, non rappresenta realmente la Madonna di Provenzano oggetto della devozione secolare senese, anche se è una significativa testimonianza di riverenza alla Vergine Maria, madre del Profeta Gesù, come citata nella sura 19 del Corano.
In tal senso mi permetto di suggerire rispettosamente alla Committenza di servirsi per il futuro di una consulenza adeguata ad evitare spiacevoli equivoci e polemiche dannose all'immagine di Siena e del Palio, nel rispetto dei contenuti della fede cristiana e della religiosità popolare che è la componente che ha permesso alla nostra festa di mantenersi sempre giovane evitando di ridursi ad un fatto folcloristico o ad un mero evento agonistico tra Contrade.

Fonte: Arcidiocesi.siena.it, 7 luglio 2010

4 - IN BELGIO IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DISAPPROVA IL METODO BRUTALE USATO DALLA POLIZIA CONTRO I VESCOVI
Ecco invece come La Repubblica e La Stampa hanno distorto la realtà (Clamoroso! Da non credere!)
Autore: Umberto Folena - Fonte: Avvenire, 10 luglio 2010

Un altro caso di character assassination, di distruzione della personalità a mezzo stampa. Il tentativo di distruzione di un uomo, il cardinale Godfried Danneels; e con lui dell’intera Chiesa belga. I meccanismi sono i soliti, riconoscibilissimi. Affiancare al nome dell’arcivescovo e alla Chiesa belga le parole 'inchiesta' e 'pedofilia'; dare notizie false il giorno prima senza smentirle il giorno dopo; fornire notizie imprecise senza rettificarle. La beffa è che la magistratura ordinaria non aveva avviato alcuna indagine sui casi di pedofilia riguardanti membri del clero belga, perché tutti casi remoti nel tempo e quindi prescritti. Se la legge dello Stato soprassedeva, non così la Chiesa belga, che nel 1998 nominava una commissione indipendente d’indagine incaricata di raccogliere casi. Era quindi la Chiesa che si muoveva per prima desiderando fare verità.
Fino al blitz del 24 giugno scorso. Che La Repubblica titolava: «Pedofilia, la polizia dai vescovi belgi», con le tre parole sapientemente accostate: pedofilia-polizia-vescovi, come se questi ultimi fossero sotto inchiesta come presunti pedofili. E proprio così, in modo del tutto errato, esordiva Andrea Bonanni da Bruxelles: «La magistratura mette sotto inchiesta i vertici della Chiesa belga». Il quotidiano definiva la perquisizione – quasi un sequestro durato nove ore dei vescovi belgi riuniti in assemblea – «anti pedofilia», suggerendo tra le righe che l’intera Chiesa belga sia sospettata, o comunque complice di pedofili. Venivano perfino aperte le tombe di due arcivescovi, senza suscitare particolare stupore, figuriamoci indignazione, nella stampa nazionale.
Riassumiamo. Si scrive che l’ex primate del Belgio, il cardinale Danneels, tra l’altro per anni presentato come 'progressista' ed elogiato per le sue aperture, specialmente in campo sociale, sia «sotto inchiesta». Non è vero, ma non compare alcuna rettifica.
Si adombra che la Chiesa belga abbia chissà che cosa da nascondere, quando invece il materiale sequestrato è stato accumulato in oltre dieci anni di lavoro indipendente, mentre la magistratura non faceva niente.
La stile, assai italiano, è questo. Un esempio lampante è sui video di tutte le redazioni la mattina del 3 luglio. L’agenzia France Press alle 10.34 lancia una notizia con questo titolo: «Belgio: il ministro della giustizia disapprova il metodo brutale della polizia». Tutto il lancio riguarda la perquisizione del 24 giugno, i 450 dossier sequestrati, le dimissioni della commissione che li aveva raccolti sotto la garanzia, data alle vittime, di restare anonime. Nulla su Danneels. Alle 13.34, esattamente tre ore dopo, l’Ansa 'traduce' e ribalta con questo titolo: «Belgio; stampa, cardinal Danneels presto da giudici. Sarà sentito su 'silenzi' su abusi sessuali Chiesa belga». Alla denuncia del ministro viene concessa una riga, l’ultima.
Ma il peggio deve ancora venire. 7 luglio, Repubblica: «Il cardinale nascose dossier sul 'mostro'». Corriere della sera: «Il dossier segreto su Dutroux nell’arcivescovado del Belgio». Stampa: «Foto del caso Dutroux tra le carte dell’Arcivescovado». Terribile, si lascia sospettare una qualche complicità. O almeno omertà della Chiesa con il tristemente famoso mostro di Marcinelle. In realtà ben tre dvd di documentazione erano circolati tra i giornalisti nel 2004; uno di questi era stato inviato all’Arcivescovado dal foglio satirico anglofono The Sprout, finendo poi negli scantinati, dove l’avrebbe trovato la polizia. Una bufala; ma nessun giornale rettificava.
Ma lo volete il peggio del peggio? Ieri, il Giornale: «Nel computer del cardinale c’è la foto di una bimba nuda». Il Riformista: «Foto shock nell’inchiesta belga. Bimba nuda nel pc del Cardinale». Questi i titoli terrificanti. La foto però è stata scaricata automaticamente nei file temporanei durante una visita sul sito della televisione Vrt, spiegavano ieri dalla Procura, e faceva parte di una serie di istantanee legate ad un concorso per artisti dilettanti.
Vescovi 'sequestrati' per nove ore; tombe violate; foto per nulla segrete spacciate per tali; foto finite casualmente in un file temporaneo divengono ulteriore fango schizzato addosso al cardinale. Il quale mantiene una calma esemplare. Il suo portavoce, Hans Geybels, afferma che «si mantiene saldo come una roccia, con una atteggiamento di fermezza avendo la coscienza tranquilla». Sulla coscienza di chi, in queste ore, sta scientificamente martellando la Chiesa, operando una lucida disinformazione, preferiamo non fare commenti.

Fonte: Avvenire, 10 luglio 2010

5 - NOMINATO DAL PAPA IL DELEGATO PONTIFICIO PER IL CAMMINO DI PURIFICAZIONE DEI LEGIONARI DI CRISTO
La carità nella verità, lo stile di Benedetto XVI
Autore: Andrea Galli - Fonte: Avvenire, 10 luglio 2010

Sarà l’arcivescovo Velasio De Paolis a prendere le redini dei Legionari di Cristo. Scalabriniano, presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, è lui il delegato pontificio incaricato di guidare il «cammino impegnativo di purificazione e rinnovamento che attende la congregazione», come ha spiegato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Sarà sempre De Paolis a comunicare «anzitutto ai Legionari e a stabilire modi, tempi e forme di comunicazione degli aspetti principali del mandato ricevuto dal Santo Padre, come pure della prevista costituzione della commissione per lo studio delle costituzioni della stessa congregazione». Con questa nomina giunge a compimento una lunga e travagliata fase di indagini sulla vita e sul lascito del fondatore dei Legionari, il sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado (1920-2008).
Dopo le denunce da parte di ex Legionari, alla fine degli anni ’90, di abusi sessuali e di altri delicta graviora commessi da Maciel, nel novembre 2004 l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Ratzinger, ordinò un’inchiesta sulle accuse, verificandone la fondatezza. Nel maggio 2006, vista l’impossibilità di un processo canonico per l’età avanzata di Maciel, a costui fu ordinato di ritirarsi a «una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico». Decisione chiara e dirompente, ma che pure non bastò a rovesciare il mito del fondatore all’interno della congregazione (e non solo). Nel comunicato emesso dai Legionari a ridosso della 'sentenza' della Santa Sede, si scriveva ancora che Maciel «con lo spirito di obbedienza alla Chiesa che sempre lo ha caratterizzato, ha accettato questo comunicato con fede, con totale serenità e con tranquillità di coscienza, sapendo che si tratta di una nuova croce che Dio, il Padre della misericordia, ha permesso che soffra e dalla quale otterrà molte grazie per la Legione di Cristo e per il movimento Regnum Christi». Maciel morì il 30 gennaio 2008. Agli inizi del 2009 i Legionari dovettero però riconoscere che il sacerdote messicano aveva lasciato dietro di sé una figlia carnale, poco più che ventenne. Cominciarono così a venire alla luce i dettagli di una vita scandalosa ai limiti dell’immaginabile: un secondo figlio in Messico – che sostiene di essere stato pure lui violentato da Maciel –, amanti frequentate per decenni e mantenute coi soldi della congregazione, il plagio di un libro chiave nella spiritualità legionaria, inganni e mistificazioni di ogni sorta. E cominciarono ad apparire veritiere accuse antiche, come la dipendenza di Maciel dalla morfina che, secondo testimoni ex-Legionari, sarebbe durata molti anni. Di fronte a un tale terremoto Benedetto XVI ordinò nella primavera del 2009 una visita apostolica della congregazione, per verificare quanto l’iniquità del fondatore avesse intaccato la vita e l’identità dei Legionari e se vi fossero stati fra loro dei complici. Lo scorso 1 maggio un comunicato della Santa Sede dava conto della fine di questa indagine supplementare, ad opera di cinque vescovi, confermando come Maciel avesse condotto una «vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso», come «di tale vita fosse all’oscuro gran parte dei Legionari », non tutti quindi, ma come allo stesso tempo la congregazione annoverasse «un gran numero di religiosi esemplari, onesti, pieni di talento, molti dei quali giovani, che cercano Cristo con zelo autentico e che offrono l’intera loro esistenza per la diffusione del Regno di Dio». Un bene prezioso e da salvare, secondo il Papa, iniziando un cammino nuovo e una profonda riforma. Una delicata opera affidata ora al lavoro di monsignor De Paolis e dei suoi assistenti.

Fonte: Avvenire, 10 luglio 2010

6 - INTERVISTA AD UN MEDICO ABORTISTA CHE SPIEGA, IN TUTTA ONESTA', ALCUNE VERITA' CHE NESSUNO VUOL SENTIRE
Le donne che abortiscono di più sono istruite e danarose, infatti la vera causa degli aborti non é la povertà ma la banalità della vita da Tempi
Fonte Tempi, 17 giugno 2010

Dopo una vita spesa negli ospedali di tutto il mondo – oggi si divide fra la ASL di Forlì e una clinica svizzera. Valter Tarantini ha 61 anni, fa il ginecologo e dal 1978, anno in cui l’aborto divenne legge, pratica interruzioni volontarie di gravidanza. Ne ha fatte a migliaia: 300 l’anno circa. Quindi, più o meno, 10 mila in una vita. A lui la rivista Tempi ha chiesto che cosa è cambiato dall’entrata in vigore della legge.
DOTTOR TARANTINI, DALLA LEGISLAZIONE SULL’ABORTO AD OGGI SI DICE CHE LE RECIDIVE SIANO AUMENTATE. CONFERMA?
Oggi l’aborto non è più l’estrema ratio. Interrompere una gravidanza è diventato una cosa normalissima. Anzi, meno importante di altre. Prima lo si faceva per combattere la morale! Il frutto che vedo oggi è che la morale non c’è più, e che l’80% delle mie pazienti sono recidive. Ogni paziente ha avuto in media dai 3 ai 6 aborti. Ma ho incontrato anche una donna che era al quarantesimo aborto.
COME SPIEGA CHE TANTE DONNE PREFERISCANO L’ABORTO ALLA CONTRACCEZIONE?
L’aborto stesso con la 194 lo è diventato. Perciò dico che questa legge controlla le nascite, e che sbaglia chi dice che in grazia alla sua buona applicazione gli aborti sono diminuiti. Se li contiamo in rapporto ai bambini nati, si vede che non hanno fatto che aumentare.
QUINDI NON HA SENSO MIGLIORARE L’ACCESSO ALLA CONTRACCEZIONE PER LE DONNE?
Macché, le peggiori recidive sono ricche e istruite e sanno benissimo che cos’è la contraccezione. Ma per loro l’aborto è un fatto così banale, che è uguale a prendere la pillola. Ma c’è differenza! Anzi, per alcune è meglio. «Sa dottore, la pillola fa male. Mi fa ingrassare!». Siccome la contraccezione richiede impegno, l’aborto gli sembra più veloce ancora. Alcune avranno anche problemi psicologici, ma la maggior parte pensa solo alla cosa più comoda.
MA PERCHÉ, SE LE STATISTICHE MOSTRANO CHE LE RECIDIVE SONO IN AUMENTO, NESSUNO NE PARLA?
Perché sarebbe ammettere che il sistema sanitario italiano è fallito per colpa nostra. Invece, che la 194 sia un fallimento, è un’evidenza! Anche se applicassimo al meglio la prima parte potenziando la prevenzione e i consultori. Puoi cercare qualsiasi risoluzione, ma il problema è che se una non pensa che la vita del figlio sia più importante di tutti i problemi, non si risolve nulla. Prima, avere bambini, era tutto: i nostri vecchi davano la vita ed erano più contenti di noi. Mi chiedo perché sia sparito tutto questo, perché si sia perso il senso della vita. Le faccio degli esempi: una ragazza di 25 anni è arrivata con l’amica ridacchiando a chiedere l’aborto… Vedono il bambino nel monitor e iniziano a ridere. “Che carino! – dicevano – Guarda come si muove!”. Oppure, penso a una che mi disse: “Dottore, non è che mi lascia la foto dell’ecografia come ricordo?”.
Per non parlare delle domande più frequenti: «Dottore, era maschio o femmina? Quando posso avere rapporti sessuali? Quando posso mangiare?
VEDE DELLE SOLUZIONI?
Ho proposto a Gianfranco Fini e alla Lega di far pagare l’aborto, non nel privato, sennò ci speculerebbero sopra, ma restando nel pubblico. Non vedo infatti perché i contribuenti debbano pagare 1300 euro a una persona che non è malata, sta bene, non ha problemi.
COME GIUDICA LA VIA LOMBARDA DI STANZIARE FONDI PER I CENTRI DI AIUTO ALLA VITA?
Non risolve il problema! Quella economica è solo una motivazione in più, non la principale! Anzi, le ripeto, le più incallite sono le benestanti. Le extracomunitarie sono forse le uniche che sono dilaniate dal dramma. Le recidive poi, l’assistente sociale non la vogliono nemmeno vedere. Un figlio non lo tieni per un assegno, lo tieni per altro! Il problema è a monte. Il punto è il rifiuto della maternità.
SE UNA PAZIENTE RICHIEDE UN ABORTO PER MOTIVI INCONSISTENTI, LEI CHE È MEDICO NON OBIETTORE PUÒ RIFIUTARSI DI INTERVENIRE?
Se lo facessi finirei su tutti i giornali, che mi denuncerebbero, perché ho violato la legge! Formalmente una donna un motivo lo trova sempre. Tempo fa venne da me una coppia giovane e benestante che aveva deciso di abortire un figlio. Domandai perché. Mi risposero che era un po’ presto per avere figli. «E quando avete intensione di averne?», chiesi. «Mah, l’anno prossimo», risposero. E chiaro che in quel caso il motivo non sussisteva, ma ne hanno trovato uno. Ti dicono che sen on lo fai si buttano giù dalla finestra… che gli rovini la carriera! Per questo tanti (medici) hanno iniziato a fare obiezione. Scappano tutti!
MA LA RU486, NON PEGGIORA LE COSE?
È solo una conseguenza! L’aborto è un affare sporco che nessuno vuole più guardare! Né i medici, né la società, né le donne che non sanno più di che si tratta.
LEI AFFERMA CHE OCCORRE SCOPRIRE IL VALORE DELLA MATERNITÀ. LEI NON PUÒ AIUTARE LE DONNE CHE INCONTRA, IN QUESTO PERCORSO?
Ma non vede che sfascio? Penso che non servirebbe a nulla. prima c’erano gli ideali. La vita si dava per qualcosa. Oggi non interessa più nulla, se non il piacere passeggero, l’edonismo sfrenato! Mia madre invece mi ha voluto bene. Si faceva il mazzo per me, e anche a suon di schiaffi mi diceva cos’era bene e cos’era male.
E ALLORA, NON SAREBBE OPPORTUNO FARLO ANCHE CON LE SUE PAZIENTI?
Non so se mi ascolterebbero. Mi darebbero del rompipalle! Non basta nemmeno quando gli dico che il figlio è un bene sempre e comunque e che è vita dall’inizio.
SE PENSA A QUESTE COSE, PERCHÉ CONTINUA A PRATICARE INTERRUZIONI DI GRAVIDANZA?
Ho iniziato perché a 25 anni ho visto morire due donne per aborto clandestino. Non vorrei tornassimo a situazioni di questo genere. Lo faccio per quelle poche che mi sembrano disperate.
MA MAGARI LASCEREBBE UN SEGNO MAGGIORE SE, COME I SUOI GENITORI HANNO FATTO CON LEI, INDICASSE UN IDEALE PIÙ ALTO: QUELLO DEL VALORE DELLA VITA, INVECE CHE CORRERE AI RIPARI METTENDO A TACERE LE COSCIENZE?
Non so. Io non basto. Tutto il mondo continuerebbe a dire il contrario. Quest’epoca assomiglia all’Impero romano in decadenza con i barbari che avanzano. Noi, anziché combatterli, diventiamo come loro! Cosa posso fare io da solo, se smettessi di fare gli aborti?
CONCLUSIONE: I MONACI ALLA CADUTA DELL’IMPERO HANNO RICOSTRUITO TUTTO DA SOLI E RIEDUCATO PERSINO I BARBARI.
FORSE NOI CRISTIANI ABBIAMO CALATO LE BRAGHE. CI SIAMO VERGOGNATI DEL CRISTIANESIMO. UN TEMPO I CRISTIANI SI FACEVANO MANGIARE DAI LEONI. OGGI NOI SCAPPIAMO. UN TEMPO AMAVANO I FIGLI, OGGI LI UCCIDIAMO! FORSE IL “PROBLEMA A MONTE” SIAMO PROPRIO NOI. E I BARBARI, INVECE CHE CAMBIARE, ARRIVANO QUI, E CI TRASFORMANO LORO.

Fonte: Tempi, 17 giugno 2010

7 - I NOSTRI VESCOVI STANNO UCCIDENDO LA NOSTRA FEDE
Nel terzo anniversario del motu proprio sulla Messa tridentina, lo sfogo di chi vede frustrate le proprie esigenze spirituali
Fonte Maranatha.it

Caro Santo Padre Benedetto XVI,
noi fedeli cattolici siamo continuamente abusati dai nostri vescovi, sopratutto sul piano dottrinale ancora prima che quello morale.
I nostri vescovi stanno un passo alla volta uccidendo la nostra fede legata alla Tradizione bi-millenaria della Chiesa: non si può negare che questo non abbia avuto negli anni passati e continui tuttora ad essere la causa prima delle nefaste sporcizie che hanno investito la nostra chiesa.
La nostra Chiesa non insegna più la dottrina che è espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Nelle omelie si riscontra nei sacerdoti una formazione basata su una seconda edizione del Vangelo. Hanno eliminato e ostacolato il concetto del sacro ed il sacrificio di Cristo. Il risultato lo si vede: chiese e seminari vuoti!
A chi dobbiamo rivolgersi perché si celebrino le Sante Messe del Novus Ordo senza gli abusi liturgici e senza le invenzioni liturgiche dei sacerdoti approvate in sede locali dai vescovi?
A chi dobbiamo rivolgersi perché sia rispettato l’applicazione piena e vera nelle nostre parrocchie della Santa Messa del Vetus Ordo, senza subire violenze, angherie, malversazioni dai sacerdoti e dai loro vescovi?
E che dire di quei vescovi che fanno finta di concederti la Messa Antica e ti relegano in un orario assurdo in oratori di periferia, ben sapendo che facendo ciò ti escludono completamente dalla tua Parrocchia e finisci per essere in un ghetto privo di assistenza e formazione religiosa?
Ma come è possibile che i vescovi disubbidiscano impunemente e platealmente al Vicario di Cristo e non applicano il suo Motu Proprio Summorum Pontificum nelle nostre Parrocchie? Sono passati tre anni e non si è ancora visto un vescovo che abbia instituito e celebrato nella sua Cattedrale la Messa Antica!
Non sarebbe il caso, di fare quello che normalmente si fa nelle imprese private: licenziare i dirigenti che sabotano le direttive dell’Azienda. Perché non si può sostituire questi vescovi con preti ricchi di fede in obbedienza al Vicario di Cristo?
Santità, cosa dobbiamo fare, a chi possiamo rivolgersi perché si ritorni alla Chiesa di Sempre, alla Chiesa dei nostri padri e venga rispettata la nostra fede legata alla Tradizione bi-millenaria della Chiesa?

Fonte: Maranatha.it

8 - QUELLO CHE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI NON HANNO CAPITO IN COREA, VIETNAM, AFGHANISTAN, IRAQ
Se si va in guerra, si va per vincere, altrimenti, meglio stare a casa
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Antidoti, 6 luglio 2010

L’altra sera, vedendo al tg il solito servizio sulla situazione in Afghanistan (i talebani in forte ripresa; anzi, mai così forti), pensavo: è dal tempo della guerra di Corea che i media partecipano ai conflitti in cui sono implicate forze occidentali. Queste ultime, rette da governi democratici, abbisognano del consenso popolare in patria, dal quale consenso dipendono i finanziamenti (le guerre costano, tanto). E’ dalla guerra di Corea, infatti, che gli occidentali sono costretti a combattere con una mano legata (regole d’ingaggio, rispetto per i civili, limitazione allo spasimo dei caduti...) contro un nemico che, invece, ne approfitta, un nemico per il quale i diritti umani sono solo una debolezza occidentale. E, infatti, è dalla guerra di Corea che gli occidentali perdono un conflitto dietro l’altro (pur essendo in grado di letteralmente asfaltare Corea, Vietnam, Afghanistan eccetera). Bastò un’auto-bomba per far scappare gli americani dal Libano, e due cadaveri di marines trascinati da un camion per farli scappare dalla Somalia. Il risultato: la Corea del Nord è una minaccia nucleare per il mondo (senza contare i milioni di morti, anche per fame, nel Paese-Gulag); il Vietnam è tutto comunista (ricordate i boat-people? e il genocidio nella vicina Cambogia?), mentre i Paesi limitrofi languono sotto i regimi che sappiamo. La Somalia è terra di nessuno, per giunta rifugio di pirati e santuario di terroristi islamici. Il Libano, già cristiano, fa ormai praticamente parte della Grande Siria. Il fatto è che i media per loro natura suscitano emotività e le sinistre nella propaganda ci sguazzano, avendola inventata (v. il mio “I mostri della Ragione-2”, Ares). Così, una retorica pseudofrancescana (noi dobbiamo essere migliori..., noi non siamo come quei barbari…, il vangelo dice di porgere l’altra guancia...) ha finito per modellare le opinioni pubbliche della democrazia e della libertà di parola. In nome della stessa retorica il clero occidentale rema contro, laddove quello altrui fomenta i suoi. Mi aspetto, naturalmente, che molti di quelli che mi leggono non siano d’accordo con me. Ma su una cosa non potranno che concordare: se si va in guerra, si va per vincere; sennò, meglio stare a casa.

Fonte: Antidoti, 6 luglio 2010

9 - OMELIA PER LA XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 10,38-42)

Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 18 luglio 2010)

Il tema delle letture di questa domenica è l’ospitalità. Nella prima lettura abbiamo ascoltato una pagina del libro della Genesi, nel quale si narra l’episodio di Abramo, il quale ospitò «tre uomini» (18,2) a casa sua. È molto interessante notare come Abramo, appena li vide, esclamò: «Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo» (18,3). Diversi Padri della Chiesa hanno veduto in questo episodio una prefigurazione, ovvero un’anticipazione profetica, del mistero della Santissima Trinità, dell’unico Dio in tre Persone uguali e distinte. Ciò che è accaduto ad Abramo è certamente una bellissima manifestazione divina: egli ha accolto Dio stesso nella sua tenda ed è stato beneficato con la promessa che egli e sua moglie Sara avrebbero avuto finalmente il sospirato figlio.
Ciò che è accaduto ad Abramo, in un certo senso, può avvenire anche a ciascuno di noi quando benefichiamo il nostro prossimo. Infatti, tutto quello che facciamo ai nostri fratelli che sono nel bisogno lo facciamo a Gesù stesso. Accogliendo il bisognoso, noi accogliamo Dio, e non rimarremo senza ricompensa in questa e nell’altra vita.
Il Vangelo di oggi ci propone lo stesso tema. Lazzaro, Marta e Maria ospitano nella loro casa Gesù. Durante il convito avviene qualcosa di particolare: Marta era tutta presa dai molti servizi, mentre Maria, «sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola» (Lc 10,39). Marta si rivolge allora a Gesù e vorrebbe che Egli richiamasse la sorella Maria affinché ella la aiuti nei molti servizi. Marta è sicura di aver ragione; ma, inaspettatamente, Gesù dice: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,41-42).
Con queste parole, Gesù non voleva certamente disprezzare l’umile servizio di Marta. Anche di questo c’è bisogno. Probabilmente Marta stava esagerando, voleva fare una bella figura, e si affaccendava eccessivamente nel servizio materiale, dimenticando ciò che era più importante: ascoltare la parola di Gesù.
Nelle due sorelle Marta e Maria possiamo vedere le due dimensioni della vita cristiana, la dimensione orizzontale e quella verticale, ovvero l’attività e la contemplazione. Di tutte e due c’è bisogno, ma, certamente, la contemplazione è la cosa più importante che non deve mai mancare. Ai giorni d’oggi spesso si perde di vista la necessità della preghiera e si dà una grande importanza all’attività pratica. Non se ne comprende il valore e si esaltano unicamente le virtù attive. Ciò è molto pericoloso! L’attività senza la preghiera è come una bolla di sapone, è come un corpo senz’anima. Il Vangelo di oggi ci insegna prima di tutto a non trascurare mai la vita di preghiera, l’ascolto della parola di Gesù, solo in questo modo le opere che realizzeremo saranno benedette da Dio.
Spesso anche noi ci affanniamo e ci agitiamo per le molte cose da fare, e perdiamo di vista la cosa più importante. La società odierna in cui viviamo è entrata in un vortice da cui è difficile uscire. Tutti corrono, tutti hanno fretta, e pochi sono quelli che pensano alle realtà celesti. Per uscire da questo vortice, l’unico rimedio è quello di fare come Maria di Betania, di metterci anche noi ai piedi di Gesù, e di ascoltare la sua parola.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 18 luglio 2010)

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