BastaBugie n°805 del 25 gennaio 2023

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1 TI SARESTI BUTTATO DA 39 CHILOMETRI IN CADUTA LIBERA PER 50 MILIONI DI EURO?
Dieci anni fa i record di Felix Baumgartner, lautamente sponsorizzato da Red Bull: maggiore altezza, velocità massima e... il maggior ascolto in tv (59%) e su YouTube con 8 milioni in diretta (VIDEO: La caduta libera da 39km)
Autore: Emanuele Venturoli - Fonte: RTR Sports Marketing
2 L'UNIONE EUROPEA IMPORRA' IL RESTAURO DEI TRE QUARTI DELLE CASE ITALIANE: SARA' UN MASSACRO
L'idolo climatico chiede sacrifici, ma sempre a danno di chi ha investito sulla famiglia per garantire un'eredità stabile ai figli... è la sharing economy (cioé il socialismo classico contro la famiglia e la proprietà privata)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 ORA AI MEDICI INSEGNANO COME ASSISTERE I NEONATI LGBT (?!)
E intanto l'Istat apre al gender fluid (mentre Armani spiega che la vera trasgressione è essere etero)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia
4 SANREMO 2023: ARRIVANO LE CO-CONDUTTRICI... TUTTO COME DA COPIONE
Il Festival della canzone italiana si trascina ormai stanco tra giovani artisti rastrellati tra talent e social network e vecchie glorie imbellettate da ripresentare in salsa rock
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone
5 LA PRIMA MARCIA PER LA VITA DOPO L'ABOLIZIONE DEL DIRITTO DI ABORTO NEGLI USA
Il 20 gennaio a Washington hanno partecipato in 100 mila, invece Biden e i democratici proseguono l'alleanza con l'industria dell'aborto (VIDEO: Tommaso Scandroglio spiega la sentenza che ha abolito la Roe vs Wade)
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 SMENTITA ANCORA UNA VOLTA LA LEGGENDA NERA DELL'EVANGELIZZAZIONE DELL'AMERICA
I missionari spagnoli nelle Americhe furono una benedizione del Signore con buona pace dell'ideologia woke e dell'attivismo stile Black Lives Matter
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana
7 HA FATTO BENE IL GOVERNO A VIETARE I RAVE PARTY
I rave party promuovono la cultura dello sballo perché hanno uno scopo: assecondare, a colpi di droghe e decibel, il delirio dionisiaco (per lo stesso motivo andrebbero vietate anche le discoteche)
Autore: Mario A. Iannaccone - Fonte: Il Timone
8 OMELIA IV DOM. TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 5,1-12a)
Grande è la vostra ricompensa nei cieli
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - TI SARESTI BUTTATO DA 39 CHILOMETRI IN CADUTA LIBERA PER 50 MILIONI DI EURO?
Dieci anni fa i record di Felix Baumgartner, lautamente sponsorizzato da Red Bull: maggiore altezza, velocità massima e... il maggior ascolto in tv (59%) e su YouTube con 8 milioni in diretta (VIDEO: La caduta libera da 39km)
Autore: Emanuele Venturoli - Fonte: RTR Sports Marketing, 18 ottobre 2012

Se siete Felix Baumgartner queste cose le sapete. O ve le hanno dette. La velocità del suono è di circa 1.200 chilometri all'ora. 340 metri al secondo, circa. Circa, perché questa velocità dipende dalla consistenza dell'aria, dalla sua umidità, dalla sua temperatura e dalla sua densità. Se siete Felix Baumgartner, e vi state per buttare da 39.045 metri di altezza, queste cose le sapete. O ve le hanno dette.
Se siete Felix Baumgartner sapete anche che l'uomo ci ha messo decine e decine d'anni per far volare un aeroplano ad una velocità superiore a quella del suono: era il 14 ottobre 1947 quando Charles Yeager abbattè per la prima volta il muro del suono su un aereo. Se siete Felix Baumgartner quella data ce l'avete cerchiata sul calendario da anni. Sapete anche che durante la guerra, i primi aerei supersonici esplodevano a mezz'aria, a causa delle più complicate leggi fisiche dovute al cambio transonico. Nessuno sapeva perché, ma si polverizzavano, come contro una parete invisibile. Da qui l'espressione muro del suono. Se siete Felix Baumgartner lo avete messo nel conto.

4 RECORD DA INFRANGERE
Il signor Baumgartner aveva 4 record da infrangere domenica scorsa, quando è saltato giù dalla Red Bull Stratos, il pallone aerostatico che lo ha portato a 120.000 piedi di quota: velocità in caduta libera, quota mai raggiunta da un pallone aerostatico, salto più alto munito di paracadute e maggior tempo di caduta libera. Ha infranto i primi 3, non il quarto. Come è possibile? Perché l'aria, lassù, non c'entra niente con quella che respiriamo noi e - praticamente - niente si comporta come dovrebbe. Nemmeno se siete Felix Baumgartner queste cose le sapete, nessuno le sa. Non ve le hanno dette, e vi hanno risposto con un laconico "Speriamo".
A Felix, Red Bull ha dato 50 milioni di euro: un cifra faraonica in un'avventura in cui si sono spesi 70.000 euro soltanto di elio. Già, elio. 50 milioni forniti cash, come direbbero i più giovani, come è nello stile dell'azienda. Un'azienda che non è quotata in borsa, non ha pendenze con istituti di credito (gli ultimi sono stati saldati due anni fa) e, detta sbrigativamente, Felix Baumgartner fa dei propri soldi quel che vuole, quando vuole, come meglio crede.
Sulla sponsorizzazione sportiva, Red Bull, la fabbrica austriaca nata per caso dall'idea di una bevanda rinfrancante del sud est asiatico, ci ha costruito un impero. 1,4 Miliardi di euro l'anno: spicciolo più spicciolo meno ecco quanto spende il Toro nella sponsorizzazione. La matematica la lasciamo a voi, ma vi basti sapere che è l'equivalente del 40% del fatturato. Senza un target preciso, ma con una filosofia perfetta: Red Bull è con tutto quello che è adrenalina. Dalla Formula 1 al MotoGp, dal Motocross agli sport da strada, dallo skateboard al surf, dalla BMX al bungee jumping fino a Felix Baumgartner.

RECORD DI ASCOLTI
Il ritorno dell'investimento del salto nello spazio del paracadutista austriaco non è - al momento - neppure calcolabile. E forse, non esistono neppure gli strumenti per quantificarlo in maniera precisa. Per adesso si sa che il salto di Felix ha polverizzato il record di ascolti della televisione austriaca e dell'audience simultanea su Youtube (8 milioni di streamers contemporanei), è stato trasmesso in 40 canali televisivi solo negli Stati Uniti, ha generato 210.000 Like, 10.000 commenti e 29.000 shares in meno di un minuto in risposta ad un solo singolo post sulla pagina di Red Bull, è stato messo in streaming da più di 130 feed e ha generato uno stallo nei motori di ricerca di tutto il mondo per qualche secondo durante la caduta libera dell'austriaco. Infiniti tweet, infiniti post su blog, Facebook, pagine su riviste, quotidiani, telegiornali. Questa impresa, che non ha bandiera né campanilismi, ha fatto il giro del mondo nello stesso tempo in cui Felix ci arrivava, sul mondo, poco più di 4 minuti.
Non è lo sbarco sulla luna, certo, ma è comunque qualcosa di importante, per lo sport, per lo spettacolo, per la cronaca e per la scienza. A testimoniarlo, c'è un tweet della NASA, pochi secondi dopo il riuscito atterraggio, che si complimenta con Felix e con Red Bull per il felice esito dell'impresa Red Bull Stratos. E, potete starne ben certi, quando la NASA ti fa i complimenti hai appena fatto qualcosa di importante.
Tutto questo gli uomini di Red Bull lo sanno bene. Ma non pensate che siano ancora lì a festeggiare e a stappare spumante. Macché. Ora gli occhi dell'energy drink austriaco sono di nuovo tutti puntati sulla Formula 1. [...] Mateschitz, il capo, alle macchine da corsa ci tiene. L'unica intervista la rilasciò in occasione del primo titolo mondiale di Formula 1, non a caso.
Chissà dove se ne stava Mateschitz mentre Felix saltava dentro la nostra atmosfera. Dicono sia un tipo schivo, riservato, che non ama le luci della ribalta. Gente strana, questi austriaci, non c'è che dire. Se siete Felix Baumgartner questa cosa la sapete.

Nota di BastaBugie: l'impresa di Felix Baumgartner si è conclusa con successo, quindi senza danni, stabilendo tre record: l'altezza massima raggiunta da un pallone aerostatico con equipaggio, l'altezza maggiore di un lancio da pallone aerostatico e la velocità massima raggiunta da un uomo in caduta libera. Il record di durata di caduta libera è invece rimasto a Joe Kittinger, che lo stava guidando da terra. Il 24 ottobre 2014 il record di altezza maggiore di un lancio da pallone aerostatico è stato battuto da Alan Eustace, vicepresidente di Google che si è lanciato da una altezza di 41.419 metri.
Inaspettatamente è stato realizzato anche un altro record, il maggior share della televisione austriaca (59%, con più di 3 milioni di spettatori) e di YouTube, con più di 8 milioni di spettatori collegati a seguire l'evento in diretta.
In un'intervista al quotidiano austriaco Kleine Zeitung, subito dopo aver annunciato il suo ritiro dagli sport estremi, Baumgartner ha dichiarato di non voler intraprendere una carriera politica come il connazionale Arnold Schwarzenegger. Ha giustificato questa scelta asserendo che "in democrazia non è possibile smuovere nulla", mentre sarebbe opportuna una "dittatura moderata" sotto la "guida di un paio di personalità provenienti dall'economia privata". Il 25 gennaio 2016 ha fatto molto discutere un suo post contro l'immigrazione di massa: fu attaccato da diversi media e politici austriaci. Nel suo post di risposta ai critici, Baumgartner non ha ritrattato le sue affermazioni e ha inoltre attaccato le politiche di Barack Obama, in particolare l'utilizzo dei droni, mentre ha lodato il primo ministro ungherese Viktor Orbán per le sue leggi contro l'immigrazione. (fonte: Wikipedia)

VIDEO: LA CADUTA LIBERA SUPERSONICA DI FELIX BAUMGARTNER
Nel seguente video dal titolo "La caduta libera supersonica di Felix Baumgartner da 39km - I momenti migliori della missione" (durata: 1 minuto e mezzo) il 43enne austriaco, esperto di paracadutismo, ha completato un salto da record dai confini dello spazio, esattamente 65 anni dopo che Chuck Yeager ha infranto per la prima volta la barriera del suono in uno dei primi aerorazzi. Felix ha raggiunto la velocità massima di 1.357,6 km/h prima di essere rallentato dall'atmosfera nel corso della sua caduta libera di 4 minuti e 20 secondi.


https://www.youtube.com/watch?v=FHtvDA0W34I

Fonte: RTR Sports Marketing, 18 ottobre 2012

2 - L'UNIONE EUROPEA IMPORRA' IL RESTAURO DEI TRE QUARTI DELLE CASE ITALIANE: SARA' UN MASSACRO
L'idolo climatico chiede sacrifici, ma sempre a danno di chi ha investito sulla famiglia per garantire un'eredità stabile ai figli... è la sharing economy (cioé il socialismo classico contro la famiglia e la proprietà privata)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 gennaio 2023

Dopo le auto, le case. Le auto emettono gas serra, quindi l'Ue intende vietare, entro il prossimo quindicennio, le auto con motore a combustione interna, permettendo solo quelle elettriche. Ma le case emettono gas serra più delle auto, si obietta. E quindi che si fa, si vietano anche le case? Sì. La risposta, sconcertante, è contenuta nella bozza della direttiva Ue sull'efficienza energetica nell'edilizia, di cui si discute da più di un anno e che il 9 febbraio approderà nel Parlamento europeo per il dibattito. Saranno consentiti solo edifici abitativi e pubblici con una maggior classe di prestazione energetica. Tutti gli altri devono essere restaurati per raggiungerla (o abbattuti, perché no?). Il governo Meloni sta provando ad opporre resistenza, così come i partiti di maggioranza FdI e Lega. In Italia, infatti, si dovrebbero rifare i tre quarti del Paese.

L'ITALIA È LA PIÙ PENALIZZATA
Gli edifici si suddividono in sei categorie, da A (la migliore) a F (la peggiore). Secondo la bozza della direttiva che verrà presentata al Parlamento europeo, gli edifici residenziali e le unità immobiliari dovranno raggiungere entro il 1° gennaio 2030 almeno la classe energetica E ed entro il 1° gennaio 2033 almeno la classe di prestazione energetica D.
Di tutti i 27 Paesi dell'Unione, noi siamo fra quelli più penalizzati. "La maggior parte degli immobili italiani è in una classe tra G e F. L'avanzamento di classe energetica richiede solitamente un taglio dei consumi di circa il 25% con interventi come cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari. Una serie di interventi che necessitano di ingenti investimenti economici per il raggiungimento dei minimi previsti dalla Commissione europea", si legge nella mozione di Riccardo Molinari (Lega). La maggior parte, si intende i tre quarti di tutti gli edifici abitativi italiani. Secondo i dati riportati nella mozione di Tommaso Foti (Fratelli d'Italia), gli edifici ad uso residenziale sono 12 milioni e mezzo e con la direttiva "dovranno essere ristrutturati oltre 9 milioni di edifici residenziali" e non è prevista flessibilità per adattarsi al contesto nazionale.
"Differentemente dai Paesi nordici, ove gli immobili sono quasi tutti di recente costruzione, l'Italia ha alle sue spalle una lunga storia edilizia che non può essere di colpo adeguata a standard moderni imposti dalle pressanti richieste di ambientalismo ideologico", scrive Molinari. Giorgio Spaziani Testa (Confedilizia), prevede per questo uno scenario fosco: "i tempi ridottissimi determineranno una tensione senza precedenti sul mercato, con aumento spropositato dei prezzi, impossibilità a trovare materie prime, ponteggi, manodopera qualificata, ditte specializzate, professionisti ecc. Nell'immediato, poi, l'effetto sarà quello di una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie".

SI AMPLIFICA LO STRESS DEL BONUS 110
Per fare un esempio: lo stress provocato sul mercato dal bonus 110 per l'edilizia riguardava appena il 5% degli edifici unifamiliari e lo 0,8% di quelli plurifamiliari. "Imporre gli interventi previsti dalla bozza di direttiva vuol dire obbligare a spese ingenti la quasi totalità della popolazione italiana, a differenza di quanto accade in Paesi - come ad esempio la Germania - in cui la proprietà degli immobili è concentrata in pochi, grandi soggetti di natura societaria". Secondo Foti: "La direttiva, oltre a rappresentare un rischio per i proprietari e per il valore degli immobili, costituisce anche un serio pericolo per le banche e per le loro garanzie: una riduzione generalizzata del valore del patrimonio immobiliare italiano, farebbe conseguentemente emergere un problema creditizio".
Questa bozza di direttiva non è solo un monumento alla rigidità dell'Unione Europea, che non tiene affatto conto delle diversità al suo interno, ma è anche un esempio di come la politica climatica sia diventata un Moloch molto esigente. In suo nome si devono fare sacrifici, meglio se più dolorosi. La fretta con cui sono state fissate scadenze vicinissime (come si era già visto per i veicoli elettrici) per eseguire interventi enormi ne è la dimostrazione. Serve ad assecondare lo spirito emergenziale con cui si affronta la questione, il tentativo di mitigare il riscaldamento globale, convinti di essere sull'orlo di una catastrofe irreversibile.
Il Moloch climatico chiede sacrifici, ma sempre a danno delle solite categorie. Chi verrebbe penalizzato? Chi ha investito nel mattone. E chi investe nel mattone? Chi pensa di dare un tetto alla famiglia e garantire un'eredità stabile ai figli. Nello spirito della bozza di questa direttiva, il bagaglio, storico e famigliare, è meglio che sia leggero. Meglio se la casa è nuova, meglio se si è disposti a cambiarla. Meglio ancora se non la si possiede neppure (e qui viene in aiuto tutta la retorica a favore della sharing economy, della coabitazione, del "non possiedo nulla e sono felice"). Sono gli obiettivi del socialismo classico, se ci si pensa bene, contro la famiglia e la proprietà privata, sulla casa. È un socialismo che si tinge di verde e viene promosso anche dai maggiori capitalisti, in una sorta di nemesi storica.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19 gennaio 2023

3 - ORA AI MEDICI INSEGNANO COME ASSISTERE I NEONATI LGBT (?!)
E intanto l'Istat apre al gender fluid (mentre Armani spiega che la vera trasgressione è essere etero)
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Provita & Famiglia, 19 gennaio 2023

Pressoché terminata la conquista dei grandi mass media - quindi delle redazioni di giornali e case editrici - nonché di larga parte del mondo accademico, l'ideologia gender ora si sta interessando ad un nuovo versante: quello dei reparti di neonatologia. Non è uno scherzo, ma quanto sembra vedendo ciò che si intende insegnare alla Harvard Medical School, facoltà di medicina della mitica Università di Harvard con sede a Boston, nel Massachusetts, uno dei templi del sapere nonché uno dei luoghi di formazione per futuri dottori più prestigiosi del pianeta.
In tale facoltà, infatti, è da qualche tempo disponibile l'iscrizione ad un corso facoltativo finalizzato alla «cura di pazienti con diversi orientamenti sessuali, identità di genere e sviluppo sessuale». Il programma - che prevede partnership con strutture quali il Boston children's Hospital, il Massachusetts general hospital e la Cambridge health alliance - offre un iter di quattro settimane, volto a far sì che i futuri medici possano essere più preparati a seguire «pazienti» che «si identificano come lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuale o asessuale». Una descrizione, quella riportata fino a questo punto, che non solleva particolari allarmi.
Anzi, per quanto opinabile tale corso si potrebbe perfino definire "normale", in un mondo in cui vengono strutturati programmi analoghi - ancorché di taglio non medico - da parte, tanto per fare un esempio, dei Comuni italiani, come mostra, Per una capitale dei diritti. Il podcast sulle politiche Lgbt+, un progetto frutto della collaborazione tra l'Ufficio Radio della direzione Comunicazione istituzionale del Gabinetto del sindaco e l'U.o. Diritti Lgbt+ del Dipartimento Pari Opportunità di Roma Capitale. Se perfino ai dipendenti comunali vengono proposti corsi in salsa arcobaleno, perché stupirsi se ciò avviene negli atenei?
Il punto però qua è diverso. Infatti, se si va a leggere il sito della Harvard Medical School si scopre come il corso in parola tenterà di offrire ai futuri medici indicazioni su come meglio servire «persone di genere e appartenenti a minoranze sessuali nel corso della vita, dai neonati agli adulti più anziani». Avete letto bene: secondo la celebre facoltà di medicina americana, si può nascere Lgbt, ovvero «appartenenti a minoranze sessuali». Che si sia arrivati questo punto, come fa notare il sito Christianpost, non è un caso. Infatti questo corso non è tenuto da due medici qualsiasi, bensì da Alex Keuroghlian e Alberto Puig. Ora, c'è da dire che Keuroghlian è uno psichiatra e sostenitore Lgbt e sia lui sia Puig lavorano presso il Massachusetts General Hospital di Boston, il quale a sua volta non è un ospedale qualunque.
Parliamo infatti di una struttura che offre interventi chirurgici transgender. Addirittura, nel 2020 i medici di tale ospedale chiesero, ricorda sempre Christianpost, l'approvazione per eseguire un intervento chirurgico unico nel suo genere: quello di attaccare il pene di un uomo morto a una donna che si identifica come trans. L'humus di riferimento, su cui è germogliata l'idea di un corso dove si contempla la possibilità che esistano «neonati Lgbt», non è dunque frutto di caso, neppure per un po'.
Va detto che tuttavia alcuni osservatori hanno comunque tentato di buttare acqua sul fuoco, dicendo che quella attorno a questo corso è una polemica senza basi, dato che i «neonati» in questione altro non sarebbero che quelli classificabili come intersessuali. Come dire: nulla di strano, tutto a posto. Sarà. Sta di fatto che, anche così fosse, il percorso della Harvard Medical School, com'è presentato, suona comunque ambiguo. E, dato che esso è tenuto da professionisti totalmente favorevoli alla transizione di genere tra i minori, a pensare male si farà senz'altro peccato: ma non è detto che non si indovini.

Nota di BastaBugie:
ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.

IL DOCUMENTO CHOC DELL'ISTAT, CHE APRE AL GENDER FLUID
Noi possiamo pure, ovviamente, non occuparci dell'ideologia gender, ma possiamo stare tranquilli, si fa per dire, di una cosa: l'ideologia gender si occuperà di noi. Verrebbe da commentare ciò che propone, in una sua recente indagine, l'Istituto nazionale di statistica, l'Istat. Sì, perché in tale indagine, come peraltro segnalato da più cittadini all'attenzione di Pro Vita & Famiglia, vi sono almeno un paio di quesiti che, nella loro formulazione, sembrano strizzare l'occhio alle rivendicazioni Lgbt.
Nel primo, infatti, si indaga l'appartenenza sessuale utilizzando come paradigma l'identità percepita - «Lei si percepisce (sente) dello stesso sesso registrato alla nascita?», è il quesito -, il che non può non suscitare un minimo di perplessità. Il secondo quesito di Istat, tuttavia, appare ancora più esplicito e allineato a linguaggio arcobaleno: «Scriva liberamente il genere a cui si sente di appartenere». Ora, non occorre essere veggenti per immaginare che - in particolare da parte della popolazione più giovane, e quindi più esposta agli slogan e talvolta all'indottrinamento dei mass media e degli influencer - in particolare questo secondo quesito possa risultare insidioso.
Se infatti, per apparire "alla moda" o semplicemente sovrastimando un disagio che si vive, da tale indagine emergesse che, poniamo il caso, il 50% dei giovani sotto i 30 anni non si dichiarasse eterosessuale o si dichiarasse non-binary ecco che - possiamo scommetterci - i vari attivisti e giornalisti pro Lgbt faranno proprio all'istante questo dato, per rilanciare il mantra di un «Paese che cambia», della «società che arriva prima della politica» e via discorrendo, con assolute banalità di questo tipo. Non è perfino escluso che un esito come quello ipotizzato possa far risorgere dalle ceneri l'«urgenza» del ddl Zan: mai direi mai. Chissà.
Quel che è sicuro, tornando all'Istat è che formulare simili quesiti costituisce sempre un rischio ideologico. Per un motivo semplice: è già successo. Basti ricordare quando, nel marzo 2019, fece il giro del web la notizia per cui «secondo la Coop» 4 italiani su 10 «si identificano in una identità piuttosto liquida». Si trattava, allora, dell'esito di questa ricerca, chiamata Uomo o donna? Non saprei e contenente la seguente domanda: «Come definirebbe la sua identità sessuale in una scala da 1 a 10 dove 1 è esclusivamente maschile e 10 esclusivamente femminile?».
Ora, è chiaro che ponendo i quesiti in questo modo si possono solo - per le ragioni poc'anzi esposte - ottenere risultati bizzarri. [...] E si rischia di consegnare ai mass media e ai ultrapoliticizzati movimenti Lgbt un formidabile asso nella manica per tornare a rilanciare la loro assai discutibile agenda.
(Giuliano Guzzo, Provita & Famiglia, 18 gennaio 2023)

ARMANI SPIEGA CHE LA VERA TRASGRESSIONE È ESSERE ETERO
Che poi Giorgio Armani ha detto una cosa così banale che pare strano la si debba considerare straordinaria. Eppure, in tempi di fluidismi vari, di Lgbtqxyz, di schwa, di gender, di ragazzi che si vestono da ragazze e ragazze che si vestono da maschietti, negli anni del "oggi scelgo come percepirmi", di smalti da uomo, di gambe pelose delle donne (chiedere alla fidanzata di Damiano dei Maneskin), ecco: in mezzo a tutto questo c'è un signore, di una certa età, capo di una casa di moda mica da niente, che piazza una coppia etero nella sua sfilata e dice: avevo bisogno di un po' di normalità.
La vera trasgressione oggi è essere etero. Non l'ha detta così Armani, ma è quello che arriva al lettore. "È stata una scelta precisa", quella di impostare la sfilata della collezione uomo attorno a una coppia standard, perché banalmente "si parla di un uomo e di una donna che si vogliono bene, che si amano". Giorgio ha fatto sfilare in chiusura dello show, sulle note di Ludovico Einaudi, cinque coppie di innamorati che si abbracciano guardandosi negli occhi. Hai capito che rivoluzione? Voleva far "vedere questa realtà che piace a tutti, poi ci sono le trasgressioni, le varianti, le modernità, vanno bene, non dico nulla naturalmente, ma mi piaceva rivedere una coppia carina". Capito? Gli piaceva vedere "una coppia carina", una roba "normale", non nel senso che tutto il resto non esista o non debba esistere, ma nel senso che poi a fare i conti la maggioranza degli italiani, e non solo, si accoppia ad una persona di sesso opposto. Non fosse tanto per una questione di continuità della specie, basterebbe la statistica a spiegarlo.
C'è poi un'altra lezione da imparare e mettere da parte. Quella sul "bello". Armani ha scelto dei modelli di una "bellezza imbarazzante", perché "il bello piace a tutti": "Forzare sul brutto, forzare sullo strano non mi appartiene". E vallo a spiegare a quelli che "le modelle curvy", a quelli che bisogna "includere", a quelli che hanno trasformato le serie tv e il cinema in un pastrocchio di perbenismo dove più che la storia interessa toccare ogni singolo punto del politicamente corretto. "Ci abbiamo messo un attore di colore?", "C'è l'omosessuale?", "E il fluido?", "Vi siete ricordati un transessuale?", "Un curvy?", "genitore 1 e genitore 2?". Almeno per oggi (domani, chissà) ci resta Armani, che cerca "il bello" e "una coppia carina". Rigorosamente etero. Trasgressione vera.
(Giuseppe De Lorenzo, Blog di Nicola Porro,18 gennaio 2023)

Fonte: Provita & Famiglia, 19 gennaio 2023

4 - SANREMO 2023: ARRIVANO LE CO-CONDUTTRICI... TUTTO COME DA COPIONE
Il Festival della canzone italiana si trascina ormai stanco tra giovani artisti rastrellati tra talent e social network e vecchie glorie imbellettate da ripresentare in salsa rock
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone, 17 gennaio 2023

Niente di nuovo sotto il sole. O meglio in riva al mare, per la precisione all'Ariston di Sanremo. Sono arrivati i nomi delle co-conduttrici dell'ormai prossima settantaduesima edizione del Festival della canzone italiana che si trascina ormai stanco tra giovani artisti rastrellati tra talent e social network e vecchie glorie imbellettate da ripresentare in salsa rock. Ieri sono dunque arrivati i nomi delle quattro donne che affiancheranno Amadeus alla conduzione, o meglio tre, uno era già stato annunciato settimane fa, quello di Chiara Ferragni, imprenditrice digitale, regina delle influencer, che ha fatto parlare di sé perché ha devoluto l'intero incasso del suo compenso all'associazione Di. Re. - Donne in rete contro la violenza.
Si legge nel codice etico presente del loro sito: «D.i.Re affronta il tema della violenza maschile sulle donne assumendo i saperi e le pratiche femministe come chiavi di lettura essenziali della realtà e come fondamento delle sue pratiche antiviolenza; situa il proprio operato assumendo l'ottica della differenza di genere e collocando le radici di tale violenza patriarcale nella storica, ma ancora attuale, disparità di potere tra uomini e donne nei diversi ambiti sociali». E così era stata coperta la quota neofemminista.
Poi è giunto l'annuncio degli altri tre nomi. Paola Egonu, ventiquattrenne campionessa del volley veneta figlia di genitori di nazionalità nigeriana. Perché è stata scelta? Lo raccontano i titoli dei giornali di ieri. Il Corriere della Sera «Egonu, storia di un riscatto contro il razzismo e le discriminazioni sessuali», Il Messaggero: «Paola Egonu: gli insulti razzisti e l'amore "senza genere"». La pallavolista ha fatto parlare di sé nel 2018 grazie al suo cosiddetto coming out in cui aveva dichiarato di amare una donna, salvo poi specificare che però non era certo una cosa definitiva e quindi era improprio etichettarla come "lesbica".
Poi è stata protagonista della cronaca quando, dopo una semifinale, in un momento di frustrazione, aveva dichiarato «quando mi domandano perché sono italiana io mi chiedo perché rappresento persone del genere». Facile immaginare di cosa parlerà nel suo monologo, ovvero lo spazio che gli autori del Festival hanno creato negli ultimi anni per far vedere che la co conduttrice non è una banale valletta vittima del patriarcato sessista, parla, eccome, e ci farà omaggio del suo sermone.
Dalla quota fluidità passiamo a quella trans, non sia mai che finisca dimenticata, ed ecco che abbiamo Chiara Francini, attrice e conduttrice con al suo attivo numerose medaglie arcobaleno, tra cui la conduzione di Love me gender e Drag race Italia perché «l'arte drag è una risposta al clima d'odio che attraversa il Paese», aveva detto. Tra le sue perle da lasciare ai posteri abbiamo «I maschi eterosessuali attori sono egotici e tremendi. L'attore è un coacervo di fragilità, li trovo le persone meno affascinanti sulla terra». Così, tanto per gradire.
Infine c'è Francesca Fagnani. Amadeus è uno che impara dagli errori e si è guardato bene dal dire quello che gli era scappato nel 2020, quando presentando Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, aveva detto: «Bella, bellissima. Sa stare un passo indietro rispetto a un grande uomo» attirandosi fulmini e saette oltre che una pioggia di accuse di sessismo, con lady Mentana questo non avviene. È una giornalista naturalmente, una belva, la regina del suo seguitissimo programma e Chicco mitraglietta non è nemmeno nominato.
Il cast è completo, non manca più nessuno. Nemmeno i due liocorni. Ah, no, c'è un altro nome che salirà sull'arca. È quello del presidente ucraino Zelensky, in video collegamento. Anche lui farà il suo monologo, rigorosamente in tuta mimetica, mentre il calendario segna un anno dall'inizio della guerra. Ma perché? Erano meglio le canzonette.

DOSSIER "FESTIVAL DI SANREMO"
Le edizioni dal 2009 al 2021

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Fonte: Sito del Timone, 17 gennaio 2023

5 - LA PRIMA MARCIA PER LA VITA DOPO L'ABOLIZIONE DEL DIRITTO DI ABORTO NEGLI USA
Il 20 gennaio a Washington hanno partecipato in 100 mila, invece Biden e i democratici proseguono l'alleanza con l'industria dell'aborto (VIDEO: Tommaso Scandroglio spiega la sentenza che ha abolito la Roe vs Wade)
Autore: Luca Volontè - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 gennaio 2023

Venerdì 20 gennaio si è svolta a Washington la 50a Marcia per la Vita alla quale hanno partecipato migliaia di persone per celebrare la bellezza della vita e chiedere l'abolizione dell'aborto nel Paese. Negli stessi giorni invece il "cattolico devoto" Joe Biden, insieme a gli abortisti, celebra l'omicidio dell'innocente.
Questa è stata la prima Marcia per la Vita svoltasi dopo la storica sentenza del 24 giugno 2022 nella causa Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, da noi descritta sulla Bussola e in cui si è annullato l'aborto federale. Secondo gli organizzatori e diversi osservatori, in 100.000 hanno partecipato alla manifestazione, dei quali moltissimi giovani e giovanissimi della generazione post-Roe. Riunitisi al National Mall, dopo la veglia del giovedì sera e la preghiera di apertura del presidente del Comitato pro life dei Vescovi cattolici, mons. Michael Burbidge, il leader della maggioranza repubblicana alla Camera, Steve Scalise, e il deputato Chris Smith hanno esortato i presenti ad eleggere deputati e senatori pro life e sostenere gli sforzi legislativi a favore della vita.

BLOCCARE TUTTI GLI ORDINI ESECUTIVI PRO-ABORTO DI JOE BIDEN
Proprio venerdì 20 gennaio, il deputato repubblicano Andrew Clyde (R-GA) e altri 88 colleghi di partito della Camera hanno ripresentato una proposta di legge [...] che bloccherebbe e disinnescherebbe - se passasse - tutti gli ordini esecutivi pro-aborto del presidente Joe Biden. Dieci giorni prima i repubblicani della Camera avevano votato all'unanimità un disegno di legge che rafforza le tutele per i bambini che sopravvivono ai tentativi di aborto, il Born Alive Abortion Survivors Protection Act: il disegno di legge - ora al Senato - è stato approvato per 220-210, anche con il voto di due Democratici. I Dem si sono distinti in negativo, in larga parte, anche per non aver sostenuto una risoluzione che chiedeva di far piena luce sulle devastazioni dei centri pro life e delle chiese, seguite alla Sentenza Dobbs.
Tra la dozzina di relatori alla Marcia c'erano Jonathan Roumie, l'attore che interpreta il ruolo di Gesù nella serie televisiva The Chosen che è vista da decine di milioni di persone nel mondo, e anche la figlia di santa Gianna Beretta Molla, Gianna Emanuela, che ha ricordato a tutti che non avrebbe potuto partecipare se la madre non l'avesse "amata così tanto". Insieme a loro, tra gli altri oratori, l'ex allenatore della NFL Tony Dungy, criticato per la sua partecipazione, il procuratore generale del Mississippi Lynn Fitch, che ha promosso e vinto la causa che ha portato all'annullamento della sentenza Roe v. Wade e il leader evangelico Franklin Graham che ha ricordato come la vittoria dell'abolizione dell'aborto a livello federale segni solo l'inizio di una grande sfida per reinstallare valori cristiani e pro life nel paese. "Il movimento pro-vita ha appena vissuto un'importante vittoria con la caduta della Roe v. Wade, ma il nostro lavoro per costruire una cultura della vita è lungi dall'essere concluso", aveva dichiarato il presidente della March for Life Jeanne Mancini al quotidiano Washington Examiner poco prima della partenza della manifestazione. "La marcia di quest'anno (...) sarà anche un momento per guardare avanti ai prossimi passi, come la necessità di continuare a marciare ogni anno a Washington, e di espandere le marce negli Stati, per far avanzare le protezioni legali per i non nati".

LA SENTENZA DOBBS CHE HA SOSTITUITO LA ROE
Tutti i leader pro life americani sono consapevoli di quanto sia stata importante la Sentenza Dobbs e di come essa sia un punto di partenza per un maggiore impegno a tutto campo. Catherine Glenn Foster, presidente e amministratore delegato di Americans United for Life, parlando al Christian Post, ha ribadito come si debba "continuare e raddoppiare di cento volte" il lavoro pro life. Marjorie Dannenfelser, presidente di SBA Pro-Life America, chiede che il Congresso promulghi uno "standard minimo federale" che vieti gli aborti a livello federale dopo una certa settimana dall'inizio della gravidanza, anche se ci sono scarse possibilità di approvazione finché i Democratici manterranno il Senato e la Casa Bianca. La Marcia si è svolta, come sempre, in un clima di festa, nel tradizionale percorso che lambisce tutte le maggiori istituzioni del Paese e con cartelli e slogan accattivanti (qui una raccolta di immagini pro life).
Il presidente Biden, la vicepresidente Harris e l'industria pro aborto hanno confermato invece il loro impegno a favore del libero omicidio dell'innocente. Biden ha anticipato alla stampa, proprio nel giorno della Marcia per la Vita, una dichiarazione a favore dell'aborto in occasione del 50° anniversario dell'ormai annullata sentenza Roe V. Wade (22 gennaio 1973), affermando che la Corte Suprema aveva "preso la decisione giusta 50 anni fa", invitando gli americani a "onorare le generazioni di sostenitori che hanno lottato per la libertà riproduttiva" e a impegnarsi "insieme" per reintegrarla. Kamala Harris, arrivata nella Florida del governatore repubblicano pro life Ron De Santis, ha tenuto un discorso infuocato a favore dell'aborto chiedendo al Congresso di Washington di codificare il diritto federale all'aborto e spronando gli abortisti a un maggiore impegno in vista delle elezioni del 2024. Impegno che non mancherà da parte della presidente di Planned Parenthood che, con un articolo scritto su VogueTeen (20 gennaio), racconta di come coinvolgere le figlie adolescenti nelle battaglie per l'omicidio degli innocenti.
In tutto ciò, il sondaggio dei Cavalieri di Colombo-Marist, pubblicato in questi stessi giorni, ha rivelato che il 69% vuole che l'aborto sia significativamente limitato, mentre si conferma un buon 79% degli americani che non vuole l'aborto su richiesta per tutti i nove mesi di gravidanza.

Nota di BastaBugie: nel seguente video dal titolo "La sentenza benedetta" (durata: 1 ora e 25 minuti) Tommaso Scandroglio spiega la sentenza della Corte Suprema americana che ha eliminato quella di 49 anni fa che diceva che l'aborto è un diritto. Scandroglio analizza anche le conseguenze di questa nuova sentenza e risponde alle molte domande del pubblico.


https://www.youtube.com/watch?v=gdQ9WX0YufE

DOSSIER "ABOLITO IL DIRITTO ALL'ABORTO"
La Corte Suprema USA annulla la Roe vs Wade

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Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 gennaio 2023

6 - SMENTITA ANCORA UNA VOLTA LA LEGGENDA NERA DELL'EVANGELIZZAZIONE DELL'AMERICA
I missionari spagnoli nelle Americhe furono una benedizione del Signore con buona pace dell'ideologia woke e dell'attivismo stile Black Lives Matter
Autore: Mauro Faverzani - Fonte: Corrispondenza Romana, 22 dicembre 2022

Il ruolo svolto dai missionari spagnoli nelle Americhe? Una benedizione del Signore con buona pace dell'ideologia woke, delle sue teorie false e fuorvianti e dell'attivismo stile Black Lives Matter.
È quanto emerso con chiarezza dalla tavola rotonda sul tema «La prima globalizzazione a partire dal Vangelo», svolta nei giorni scorsi dalla facoltà di Teologia dell'Università ecclesiastica «San Damaso» di Madrid. Il prof. Andrés Martínez, docente di Storia della Chiesa presso lo stesso ateneo, non ha dubbi: non si è trattato di «conquista», bensì di opera di «evangelizzazione» di quei territori d'Oltreoceano. Benché dubbi siano stati sollevati circa la genuinità delle intenzioni di re Ferdinando II detto «il Cattolico», mosso, secondo alcuni storici, più da motivi economici che religiosi, «sappiamo con certezza - ha proseguito il docente - come, nella mente di Isabella la Cattolica, vi fosse un progetto sicuramente di evangelizzazione», come si evince da quanto scritto nel suo testamento, dove riconosce pari dignità ai suoi sudditi dalla parte opposta del mondo, nonché dalla bolla di papa Alessandro VI, che dava ai monarchi cattolici diritto di conquista a condizione che evangelizzassero.

L'EVANGELIZZAZIONE ERA IL MOTIVO PRINCIPALE
«C'è stato chi ha detto che l'evangelizzazione fosse solo una scusa», ha dichiarato la professoressa Maria Saavedra, docente di Storia presso l'Università CEU San Paolo di Madrid, ma non fu così e, francamente, si è detta anche un po' «annoiata» da questa sorta di "leggenda nera", fugata, pur tra luci e ombre, dai buoni e positivi frutti ottenuti proprio grazie alla presenza missionaria spagnola. Quali frutti? I numeri parlano chiaro: mille ospedali, trenta università, un numero incalcolabile di scuole e molte confraternite sono le cifre incontestabili di autentiche e concrete opere di misericordia quotidiana. Secondo la professoressa Saavedra, di fatto, «i sovrani cattolici avviarono per la prima volta nella Storia una vera politica indigenista», riconoscendo subito agli indios lo status di sudditi della Corona di Castiglia. Si stima che, all'epoca, 20 mila missionari spagnoli, tra sacerdoti secolari e religiosi, fecero di tutto per annunciare Cristo ovunque, rispettando sempre la popolazione locale, le sue tradizioni ed il suo patrimonio linguistico e culturale, mai eliminato ma sempre documentato e, ad oggi, conservato proprio grazie al materiale prezioso raccolto dagli uomini di Chiesa, il che ha consentito il sorgere e lo svilupparsi della scienza etnografica. «Non vi fu alcun etnocidio - ha proseguito la professoressa Saavedra - in quanto le realtà culturali non sono state cancellate. Si è verificato un processo di transculturazione, durante il quale i cattolici hanno accettato e valorizzato il buono di quelle culture, rifiutando solo quanto risultasse incompatibile col Vangelo, come il cannibalismo o la magia» oppure i sacrifici umani. Non a caso l'America plasmata dagli spagnoli è la sola area del Continente a vantare ancora oggi una popolazione a maggioranza indigena o meticcia, altro che sterminio!

L'IDEOLOGIA WOKE E I MOVIMENTI INDIGENISTI
La professoressa Pilar Gordillo, storica dell'arte e delegata per fede e cultura dell'Arcidiocesi di Toledo, ha evidenziato come l'ideologia Woke si opponga per principio a tutto quanto sia stato fatto dalla "cultura bianca", diffamandola ed accusandola persino di aver distrutto le culture indigene, il che è totalmente falso, come mostrano i documenti originali dell'epoca, che comprovano come i pochi eccessi siano stati puniti in modo esemplare. Scontri si sono avuti da entrambe le parti, ma, in generale, si può dire che vi sia stato un sostanziale rispetto per la dignità degli indigeni, rispetto confluito poi nella celebrazione di matrimoni misti e nella liberazione di gruppi etnici sottomessi da altre tribù più aggressive e violente. «Dobbiamo essere orgogliosi del lavoro svolto dalla Spagna», ha commentato la professoressa Gordillo. Sulla stessa linea anche il prof. José María Calderón, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie e direttore della cattedra di Missiologia presso l'Università Ecclesiastica San Damaso: «Vogliamo mostrare la verità - ha detto - in modo che certe dottrine non continuino ad essere diffuse». Per questo ha annunciato di voler impegnare l'intero anno accademico ad approfondire la storia dell'evangelizzazione e l'attività missionaria svolta dalla Chiesa in America. Un proposito più che opportuno per almeno due motivi. Il primo consiste nel mostrare quante ostinate faziosità ed odiose menzogne siano state volutamente propalate per motivi ideologici da una letteratura antispagnola ed anticattolica, iniziata nel Cinquecento negli ambienti protestanti ed ancora oggi alimentata e diffusa tramite movimenti indigenisti, ecologisti, neomarxisti, terzomondisti, pauperisti, nonché dai cosiddetti cattolici progressisti. Il secondo motivo consiste, invece, in positivo, nel far conoscere il patrimonio di opere concrete, realizzate da conquistadores e missionari: dalle case alle chiese, dall'agricoltura all'allevamento, dall'artigianato alle opere di carità, dagli ospedali alle università, dall'arte all'architettura, tutto a beneficio soprattutto delle popolazioni locali in una felice sintesi tra culture sotto l'egida di una comune fede. Checché ne dicano i detrattori...

Nota di BastaBugie: per capire quale benedizione sia stato l'arrivo degli spagnoli cattolici in America si possono leggere alcuni articoli pubblicati qualche anno fa.

L'ARCHEOLOGIA CONFERMA I SACRIFICI UMANI MAIA ED AZTECHI DEL FILM APOCALYPTO DI MEL GIBSON
Recenti scoperte in Messico testimoniano la pratica dei sacrifici umani anche di donne e bambini da parte delle popolazioni precolombiane (VIDEO: i sacrifici umani)
di Rino Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4780

L'OCCIDENTE CHE SI ODIA RIMUOVE LE CROCI E LE STATUE DI COLOMBO
Le battaglie di libertà, o in nome di diritti, o per l'autodeterminazione, nascondono la volontà di colpire un solo obiettivo, cioè la presenza di Dio nel mondo
da Berlicche
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4924

Fonte: Corrispondenza Romana, 22 dicembre 2022

7 - HA FATTO BENE IL GOVERNO A VIETARE I RAVE PARTY
I rave party promuovono la cultura dello sballo perché hanno uno scopo: assecondare, a colpi di droghe e decibel, il delirio dionisiaco (per lo stesso motivo andrebbero vietate anche le discoteche)
Autore: Mario A. Iannaccone - Fonte: Il Timone, dicembre 2022

Da almeno trent'anni i giornali riportano la notizia di raduni illegali, i rave, organizzati senza le minime precauzioni di sicurezza, in cui gruppi di giovani si ritrovano a ballare per giorni assumendo droghe. Gli esperti di musica pop elettronica tracciano le origini dei rave sin dai primi anni Ottanta, quando ci furono forme di raduno analoghe a quelle attuali, gli "acid party"; il fenomeno è diventato massiccio nel decennio successivo in gran parte del mondo occidentale. I rave sono adunanze organizzate, anche se semiclandestine, nelle quali viene suonata musica mixata da uno o più disc jockey in presenza, che "lavorano" brani registrati o semplici basi. Si tratta di musica elettronica che comprende numerosi sottogeneri, come Drum&Bass, Trance, Industrial, Techno, Hardcore, a seconda dei suoni usati e di particolari stilemi. Una caratteristica peculiare di queste musiche elettroniche è il ritmo delle percussioni molto elevato, tipicamente 174 battiti per minuto, e la presenza di sistemi di diffusione molto potentiad altissimo volume, che provocano saturazione sonora.
Ciò che però distingue un rave da eventi simili che si tengono in discoteche, è che deve essere organizzato in modo clandestino o semiclandestino, senza avvisare le autorità, in luoghi possibilmente isolati, come vecchie fabbriche dismesse, campi aperti se non è estate, o hangar. E' un "evento" che ha bisogno di un grande spazio, molta gente e una certa segretezza per evitare che venga preventivamente vietato dalle forze dell'ordine, visto che la "libertà" è un prerequisito dei rave. Quando viene fissato luogo e giorno dagli organizzatori, la crew - composta spesso da dj che porteranno musica, generatori e amplificazioni - invia i dettagli di partecipazione con poco preavviso sui social. I frequentatori di rave li definiscono "free party", che indica loro gratuità (non si paga alcun biglietto) e la libertà di comportamento concessa. Un elemento ineludibile di questo tipo di ritrovi, senza il quale i rave non sarebbero tali, è l'associazione con le droghe. La "cultura del rave" è fortemente legata collegata alla "cultura" della droga". In inglese to rave significa "delirare" vale a dire perdita di consapevolezza di tempo e spazio, di inibizioni e logica, follia temporanea insomma, ricercata con le droghe, la musica, la fatica.

ACIDI E PASTICCHE
Per facilitare l'ingresso in una vera e propria trance ipnotica che superi fatica e inibizioni, gli spacciatori vendono droghe, perlopiù sotto forma di pasticche che appartengono spesso alla famiglia indicata dagli acronimi Mda e Mdma, "club drug" o "party drug", perché creano un senso di eccitazione e di estasi che rende più facili i rapporti sociali. Forte è anche il consumo di anfetamine, metanfetamine e cocaina, che eccitano e non fanno sentire la fatica, oltre agli psichedelici Lsd e ketamina. Molto presenti sono anche gli organici Ghb, Gbl, Db, chiamati anche droghe dello stupro, perché inibiscono la volontà. Non manca mai la cannabis, che oggi si trova in concentrazione di principio attivo sino a venti volte più alta rispetto a venti o trent'anni fa. Ogni droga ottiene un effetto diverso, ma sono preferite quelle che "fondono" la percezione del danzatore con la musica , annullando il senso di tempo e spazio. In altri casi l'effetto che si ricerca è l'isolamento, senza alcuna implicazione sociale.
Attorno ai rave gira un mondo, una "cultura". Il sociologo Peter Lamborn Wilson, alias Hakim Bey (1945-2022) - sostenitore della pedofilia rituale -, teorico di un tecno-anarchismo neopagano, scrisse un'opera considerata fondamentale per chi segue il fenomeno: TAZ. Zone temporaneamente autonome (prima ed. 1993). Secondo Wilson, i rave sono TAZ come la Tortuga dei pirati o le comuni anarchiche disseminate nelle rivolte della Storia. L'atmosfera dei rave sarebbe favorevole alla trasformazione libertaria dell'individuo, alla distruzione di condizionamenti , alla condensazione di zone "libere" da ogni autorità. Il delirio dionisiaco indotto da droghe e suoni percussivi che aumentano la frequenza cardiaca equivale a riappropriarsi della propria libertà, a sciogliere inibizioni, condizionamenti e logica. Wilson (e altri) hanno dato una sorta di supporto teorico o giustificazione al "delirio" dei rave. Durante i rave, il consumo di droghe può portare a comportamenti sessuali rischiosi o anche all'annullamento del senso di pericolo.

POLIZIA (QUASI) IMPOTENTE
Molte droghe eliminano la consapevolezza del mondo circostante e fanno sì che i giovani ballino per ore, soli, davanti a casse che sparano migliaia di watt di suoni e percussioni. Con l'assunzione di alcool e droghe si perde il senso del tempo, della fatica, del proprio corpo, e questo porta molti individui a esporsi a rischi di disidratazione, intossicazione, attacchi cardiaci e violenza. Le ragazze soprattutto possono essere esposte a rischi di violenza e stupri. Le droghe si presentano sotto forma di pasticche colorate, poco costose, e inducono ogni tipo di comportamento rischioso, oltre a rischi di intossicazione al fegato. Nei rave non vi è alcun controllo, i servizi d'ordine raramente offrono una protezione seria. Il vero "rave", non quello addomesticato delle discoteche estive, è uno sballo rischioso. I casi di intossicazione, morti, psicosi non sono rari. Sapere che un figlio o una figlia giovane va a un rave dovrebbe mettere in allarme un genitore. I rave sono una festa soprattutto per spacciatori occasionali o professionali. Se anche le forze dell'ordine vengono chiamate, è difficile che intervengano con successo durante l'evento perché far defluire masse di giovani confusi o drogati è rischioso. Tipicamente, la scena che si presenta, alla fine di un evento rave, è quello di un mare di cartacce, persone semisvenute, adolescenti che vomitano, individui che vagano sperduti, in stato confusionale e danneggiamenti. Per favore, non chiamiamole "feste"...

Nota di BastaBugie: con il cosiddetto Decreto Rave Party il governo Meloni ha vietato questi raduni illegali. Questo decreto all’articolo 5 inserisce un nuovo reato nel codice penale (Art. 434-bis): "L'invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l'ordine pubblico o l'incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell'invasione arbitraria di  terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l'ordine pubblico o l'incolumità pubblica o la salute pubblica. Chiunque organizza o promuove l'invasione di cui al primo comma è punito con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000".
Ecco due precedenti articoli sui rave party che abbiamo rilanciato a suo tempo per denunciarne la pericolosità e la conseguente necessità di vietarli.

LO SCANDALO DEL RAVE PARTY: UN MORTO, STUPRI, FURTI, DROGA LIBERA
Nessun intervento preventivo per il ritrovo abusivo di migliaia di giovani da parte delle autorità, che invece controllano i comuni cittadini che non rispettano le irragionevoli regole anti-Covid
di Emanuele Boffi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6694

IL RAVE PARTY ABUSIVO SI CONCLUDE CON LA DECAPITAZIONE DI UNA STATUA DELLA MADONNA
I giornali minimizzano dicendo che è una bravata, ma è molto di più: un atto blasfemo in sfregio a Maria perché è pura e casta, ed è per questo che la odiano
di Rino Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4779

Fonte: Il Timone, dicembre 2022

8 - OMELIA IV DOM. TEMPO ORD. - ANNO A (Mt 5,1-12a)
Grande è la vostra ricompensa nei cieli
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il brano del Vangelo di oggi è la celebre pagina delle Beatitudini. Gesù per proclamare le Beatitudini sale su di un monte vicino a Cafarnao, il monte Tabor. Questo è un particolare piuttosto importante. Infatti, come per dare la legge al popolo d'Israele, Mosè era salito sul monte Sinai, così Gesù, per dare compimento alla Legge antica e indicare a tutti la perfezione, sale sul monte Tabor. C'è una grande differenza tra il Sinai e il Tabor: il Sinai è un monte molto aspro e deserto che simboleggia molto bene l'austerità della Legge mosaica; mentre il Tabor, più che un monte, è un colle dall'aspetto dolce e verdeggiante che indica la soavità della Legge evangelica, una legge d'amore.
Gesù inizia il lungo discorso riportato nel capitolo quinto dell'evangelista Matteo con le otto Beatitudini che possono essere considerate come la "Magna Charta" del Cristianesimo, come il documento d'identità di ogni cristiano. Ciascuno di noi le dovrebbe sapere a memoria e, più ancora, meditare assiduamente e mettere in pratica. Le Beatitudini ci indicano innanzitutto come è vissuto Gesù e come dovrebbe vivere ciascuno di noi. Esse ci indicano il cammino della felicità, ci indicano dove possiamo trovare la felicità che tutti bramano ma che pochi riescono a raggiungere.
Le Beatitudini comportano un capovolgimento del nostro modo di pensare e di agire. Il mondo proclama beati i ricchi e i gaudenti, i forti e i prepotenti; Gesù fa il contrario: Egli, innanzitutto, proclama "beati i poveri in spirito" (Mt 5,3). Chi sono questi poveri in spirito? Povero in spirito è colui che, libero da ogni impaccio terreno, ripone la sua speranza unicamente in Dio. Povero in spirito è colui che non è attaccato alle ricchezze di questa terra e che si fida della Provvidenza divina. Non è la ricchezza che ci può rendere felici, ma la fiducia in Colui che sa ciò di cui abbiamo veramente bisogno.
La seconda Beatitudine proclama felici "quelli che sono nel pianto" (Mt 5,4). Questi sono coloro che soffrono per le miserevoli condizioni di un mondo senza Dio. Soffrono perché l'amore di Dio non è compreso. A questi afflitti Gesù promette consolazione, una consolazione proporzionata all'afflizione. Subito dopo, Gesù proclama "beati i miti perché erediteranno la terra" (Mt 5,5). I miti non sono i paurosi, ma quelli che non serbano rancore, quelli che trovano la forza nella serenità. Coloro che "hanno fame e sete della giustizia" (Mt 5,6) sono quelli che desiderano la santità al di sopra di tutte le altre cose. Nel linguaggio della Bibbia, la parola giustizia significa perfezione, santità. Gesù ci insegna perciò a desiderare vivamente la santità perché la santità equivale ad amare Dio e il prossimo.
I "misericordiosi" (Mt 5,7) sono quelli che, imitando il Padre Celeste, sanno comprendere e perdonare il prossimo, sanno soccorrerlo in ogni circostanza, irradiando attorno a loro l'amore di Dio di cui hanno fatto esperienza. I "puri di cuore" (Mt 5,8) sono tutti coloro che combattono tenacemente contro il vizio che si annida dentro tutti gli uomini, fino ad estirparlo. Gesù nel Vangelo ci insegna che è dall'intimo dell'uomo che esce ogni iniquità. Il male è si nel mondo, ma è soprattutto dentro di noi (cf Mt 23,27-28). Ci vuole pertanto una profonda purificazione interiore: solo così potremo essere autenticamente felici.
Gli "operatori di pace" (Mt 5,9) di cui parla la settima Beatitudine non sono i grandi diplomatici, ma quelli che hanno capito l'unico modo per garantire la pace. Quest'unico modo è la piena comunione con Dio, l'armonia dell'uomo con Dio. Se dentro al nostro cuore non vi è questa armonia, non si può pensare alla pace sulla terra. Bisogna prima eliminare dalla nostra vita il peccato, ogni peccato, anche il più nascosto, solo così saremo autentici operatori di pace. Quando uno si innalza, innalza tutti; quando uno si abbassa, danneggia tutti. Pertanto ogni peccato, anche il più nascosto, misteriosamente alimenta l'odio che vi è nel mondo. Diceva Madre Teresa di Calcutta che se per un giorno solo non vi fossero più aborti, finirebbero tutte le guerre sulla terra. Riflettiamo bene su queste parole e vogliamo essere anche noi veri operatori di pace.
Infine, con l'ultima Beatitudine, Gesù proclama felici i "perseguitati" (Mt 5,10). Questa è la più grande Beatitudine. È la Beatitudine di tutti i Martiri che, anche in mezzo alle sofferenze del martirio, hanno sperimentato la vicinanza con la grande Vittima del Calvario, con Gesù Crocifisso. Lungo i secoli vi sono stati moltissimi Martiri. L'ultimo secolo da poco trascorso, così civile e progredito, è stato quello che ne ha dati più di tutti gli altri secoli messi insieme. Gesù l'ha detto chiaramente: "Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20).
Con questa pagina delle Beatitudini abbiamo il più bel ritratto di Gesù. Così è vissuto Lui sulla terra e così dobbiamo impegnarci a vivere anche noi. L'Immacolata, Madre di Gesù e Madre nostra, ci aiuti in questa impresa così grande.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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