BastaBugie n°810 del 01 marzo 2023

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1 ELLY SCHLEIN, IL NUOVO SEGRETARIO DEL PD E' LESBICA E PIACE ANCHE A SOROS
Alla Meloni che aveva dichiarato ''Sono una donna, sono una madre, sono cristiana'' aveva risposto ''Sono una donna, amo un'altra donna e non sono una madre, ma non per questo sono meno donna''
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
2 COVID E VACCINI: COME LA CASA BIANCA IMPONEVA LA CENSURA A FACEBOOK
Durante la campagna vaccinale, con toni estremamente duri, i funzionari imponevano di oscurare gli utenti non allineati (VIDEO: Come nasce il totalitarismo)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 SAN FRANCESCO DI SALES E IL TRIBUNALE DELLA PENITENZA
Consigli per i sacerdoti su come confessare i peccatori più ostinati e quelli che non riconoscono i propri peccati
Autore: Cristiana de Magistris - Fonte: Corrispondenza Romana
4 CONTRORDINE COMPAGNI: GRASSO NON E' PIU' BELLO, ANZI VA CENSURATO
Secondo il politicamente corretto, libri e film vanno ripuliti dalle parole ritenute offensive, discriminatorie, non inclusive, ecc. ecc. (VIDEO: Brutta)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone
5 CINDERELLA MAN, UNA RAGIONE PER LOTTARE
Ispirato alla storia vera del pugile irlandese Jim Braddock, Russel Crow ci fa capire l'importanza dello sguardo del padre sui propri figli (VIDEO: trailer del film)
Autore: Laura Cotta Ramosino - Fonte: Scegliere un film 2006
6 LA ''CANCEL CULTURE'' VUOL LIMITARE I POTERI ALLA POLIZIA PER FAVORIRE I CRIMINALI
I democratici e il Black Lives Matter accusano le forze dell'ordine di razzismo, ma la maggioranza dei delinquenti a cui hanno sparato i poliziotti è bianca, armata e aggressiva (VIDEO: Back the Blue)
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 LETTERE ALLA REDAZIONE: PERCHE' NON POSSIAMO ANDARE VIA DALLA CHIESA CATTOLICA
Alcuni lettori difendono i sedevacantisti e i lefevriani della Fraternità San Pio X (FSSPX), ma occorre ribadire che non sono in comunione con la Chiesa
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Redazione di BastaBugie
8 OMELIA II DOMENICA QUARESIMA - ANNO A (Mt 17,1-9)
Questi è il Figlio mio, l'amato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - ELLY SCHLEIN, IL NUOVO SEGRETARIO DEL PD E' LESBICA E PIACE ANCHE A SOROS
Alla Meloni che aveva dichiarato ''Sono una donna, sono una madre, sono cristiana'' aveva risposto ''Sono una donna, amo un'altra donna e non sono una madre, ma non per questo sono meno donna''
Autore: Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 27 febbraio 2023

«Ora uniti per tornare a vincere. Saremo un problema per il governo Meloni. Il naufragio di migranti in Calabria pesa sulla coscienza dell'esecutivo». Le prime parole di Elly Schlein, neoeletta segretaria del Pd, sono battagliere e ne riflettono bene la tempra. Del resto, se battagliera non fosse questa trentasettenne non sarebbe arrivata dov'è, riuscendo - grazie al 53,8% dei consensi - a conquistare il principale partito progressista italiano, che pure da mesi veniva saldamente dato in mano al superfavorito Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna il quale, a questo punto, può tornare a fare il suo lavoro.
Invece per Elly Schlein [...] ora cambia tutto e non solo per lei, motivo per cui vale la pena conoscerla più da vicino. Nata a Lugano nel 1985, figlia di due docenti universitari - il padre è americano di origine ebraica aschenazita, la madre italiana -, l'enfant prodige del progressismo italiano è cresciuta a pane e politica, inanellando da subito esperienze ai massimi livelli. Basti dire che, a suo tempo, volò a Chicago per sostenere le campagne elettorali di Barack Obama. Poi sono arrivati l'Europarlamento e la vicepresidenza della Regione Emilia Romagna.
Ma Elly Schlein, il cui trionfo è avvenuto soprattutto grazie ai non iscritti al Pd (presagio, quello dell'onda esterna che aveva lo stesso Bonaccini, già forse intimorito dal fatale appoggio di Piero Fassino), ha coltivato la passione politica, con militanza attiva ed esperienze, si accennava, anche molto prestigiose, sin dagli anni dell'università. Vuoi per il suo bruciare le tappe, vuoi per il suo bagaglio ideologico - di cui diremo subito - la neosegretaria Pd, oltre che idola di giovani venuti su col Woke nel biberon, è una dagli appoggi così potenti che c'è da domandarsi se il suo successo, in fondo, sia così casuale. Quali appoggi? C'è l'imbarazzo della scelta. Un documento della Open Society, società del finanziere supermiliardario George Soros, la indicava tra «gli alleati affidabili» già nel 2014, al suo primo mandato all'Europarlamento.

FEMMINISTA, AMBIENTALISTA, PROGRESSISTA
Insieme a lei, tra gli «alleati affidabili», ha fatto notare su Facebook la scrittrice femminista Marina Terragni, c'erano pure Antonio Panzeri e Antonio Cozzolino…Ma non divaghiamo e torniamo alla neoeletta segretaria del Pd. Che, dicevamo, da anni gode di sostegni potenti. Ancora nel settembre 2020, per dire, L'Espresso - che della sinistra italica non sarà la Bibbia, ma giù di lì - le aveva dedicato una intera copertina incoronandola come «femminista, ambientalista, progressista, di governo»: più che un titolo, un'investitura. Giusto pochi mesi prima, era invece stata Daria Bignardi, su La7, ad ospitarla dandole modo di dichiarare pubblicamente il suo orientamento sessuale fluido: «Ho amato molti uomini e donne. Ora sono felice con una ragazza».
Questa dichiarazione ci consente di iniziare ad introdurre il profilo ideologico di Elly Schlein, che è quello di una paladina del mondo Lgbt, peraltro su posizioni fieramente abortiste. Prova ne sia il tono "allarmato" con cui la neosegretaria - che alcune fonti, a proposito di endorsement di peso, hanno descritto come assai gradita anche a Romano Prodi, benché il suo ufficio stampa abbia poi smentito - aveva commentato la decisione della Corte Suprema Usa di revocare la sentenza Roe vs Wade del 1973, che aveva definito «un salto indietro di 50 anni, un terrificante salto nel buio in cui si cancellano i diritti delle donne a scegliere sul proprio corpo».

LA NUOVA ANTI-MELONI
Toni tanto duri, va da sé, non sono affatto casuali. Al contrario, riflettono appieno quanto per la nuova «anti-Meloni», contino i temi etici, e cioè tantissimo. Non a caso ha ottenuto anche l'appoggio di Alessandro Zan, di Laura Boldrini, perfino di nomi nobili - come Beatrice Borromeo - insomma di tutto l'establishment della sinistra Ztl ed ultra radical. Ergo, con Elly Schlein il Pd diventa - definitivamente, dato che un po' lo era già - il Partito di Davos. Da Gramsci a Greta, dalla Festa dell'Unità al Gay Pride, dall'articolo 18 all'asterisco, sì completa così quello che - attualizzando Augusto del Noce - potremmo definire il suicidio della rivoluzionə. D'accordo, ma al vecchio elettore ex comunista, ora, che resta?
Lo stesso militante di Capalbio - tutto cashmere, babbucce ed evve moscia - è ora scalzato dal metrosexual di City Life: figurarsi lo spaesamento dell'iscritto proletario al Pci. L'affermazione di Elly Schlein, che farà senz'altro felice Matteo Renzi - che pronosticava che un suo successo gli avrebbe portato «metà Pd» -, segnerà dunque il definitivo pensionamento dei Peppone superstiti; proprio loro, che hanno per decenni animato le Case del Popolo, ora si ritrovano senza più averne una. È il triste ma inevitabile epilogo d'un mondo che, a forza di strizzar l'occhio a eutanasia e ius soli, si trova ora una segretari* che ha preso la «cittadinanza politica» - la tessera - l'altro giorno e si accinge a praticare al suo partito la sospirata "dolce morte".

Nota di BastaBugie: Elly Schlein nasce a Sorengo, vicino Lugano in Svizzera. Suo padre, Melvin Schlein, politologo e accademico statunitense di origini ebraiche è professore emerito di Scienze politiche e Storia alla Franklin University in Svizzera. L’attività politica della Schlein ha inizio a partire dal 2008, quando partecipa come volontaria alla campagna elettorale di Barack Obama per le elezioni presidenziali statunitensi. Scala negli anni le vette della politica, arrivando a ricoprire nel 2014 il ruolo di europarlamentare del PD e, dopo una latitanza di sette anni dal partito per dissensi con i suoi vertici, torna infine alla carica il 4 dicembre 2022 candidandosi per la Segreteria del PD, lasciata vacante da Enrico Letta all’indomani delle elezioni. (Fabio Fuiano, Corrispondenza Romana, 22 febbraio 2023)
Elly Schlein è dichiaratamente e orgogliosamente gay, sull’aborto è disposta a spostare i paletti ancora più in là, ha dichiarato in più occasioni che la 194 implica per le donne un diritto ad abortire, è dell’idea che lo Stato dovrebbe garantirlo anche negando l’obiezione di coscienza dei medici. È ecologista radicale ed è a favore di tutte le transizioni, che sono oggi sul tappeto. Ai tempi del Covid si era allineata al pensiero unico. Se vogliamo quindi porla sulla postmodernità liquida, la Schlein è molto più avanti di Letta o Bonaccini, nonostante loro non fossero granché indietro. [...] Tra l’altro sembra in grado di risvegliare un Partito Democratico morente. Con Bonaccini avrebbe forse continuato a morire, con la Schlein potrebbe riprendersi dal coma. (Stefano Fontana, La nuova Bussola Quotidiana, 28 febbraio 2023)

Fonte: Sito del Timone, 27 febbraio 2023

2 - COVID E VACCINI: COME LA CASA BIANCA IMPONEVA LA CENSURA A FACEBOOK
Durante la campagna vaccinale, con toni estremamente duri, i funzionari imponevano di oscurare gli utenti non allineati (VIDEO: Come nasce il totalitarismo)
Autore: Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24 gennaio 2023

Lo Stato americano del Missouri ha fatto causa a Joe Biden dallo scorso agosto. Scienziati come Jay Bhattacharya e Martin Kulldorff (firmatari della Great Barrington Declaration), l'associazione New Civil Liberties Alliance e altri si sono uniti alla causa. L'accusa è la violazione del Primo Emendamento (libertà di espressione) per aver imposto la censura su Facebook, Twitter, Instagram, YouTube e altri social network, per silenziare le voci critiche alla politica anti-pandemica governativa. Invocando la legge sulla libertà di informazione, il governo ha dovuto pubblicare le email che riguardano il caso. Si tratta di una documentazione che si aggiunge alla scoperta dei "Twitter Files" che, alla fine dell'anno scorso, hanno rivelato quanto l'informazione su Twitter fosse deliberatamente manipolata su impulso della Casa Bianca, del Partito Democratico, dell'Fbi e di altre agenzie del governo. Le email pubblicate durante il caso Missouri vs Biden, invece, scoprono un altro pezzo di verità: gli ordini impartiti ai social network, soprattutto a Facebook, da parte della Casa Bianca e del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (CDC) nel 2021, durante la campagna vaccinale.
Due sono gli aspetti particolarmente impressionanti che emergono da questa nuova documentazione. Il primo è il tono, imperioso, ultimativo, a volte intimidatorio, dell'amministrazione americana quando si rivolge ad una compagnia privata, esigendo che si comporti come un organo di informazione governativo. Il secondo è nel contenuto del materiale censurato: non incitazione alla violenza o promozione di false cure (pericolose per la salute), bensì teorie contrarie alla linea del governo, anche se provenienti da fonti autorevoli.

ELIMINARE I CONTENUTI CHE SCORAGGIANO LA VACCINAZIONE
Robert Flaherty, direttore della Strategia Digitale della Casa Bianca, ha scritto una serie di email a Facebook esigendo (più che chiedendo) uno zelo maggiore nella lotta contro i "disinformatori". Ad esempio, il 14 marzo 2021, mandava una email con una minaccia implicita: «State nascondendo la palla» e allegato c'era un link a un articolo del Washington Post sulla ricerca condotta da Facebook sulla "diffusione di idee che contribuiscono all'esitazione da vaccino". Il dirigente del social network provava a difendersi: «Credo che ci sia un malinteso». «Non credo si tratti di un malinteso», incalzava Flaherty. «Siamo seriamente preoccupati che il vostro servizio sia uno dei principali fattori di esitazione nei confronti dei vaccini, punto e basta. (...) Vogliamo sapere che ci state provando, vogliamo sapere come possiamo aiutarvi e vogliamo sapere che non state facendo un gioco di prestigio». Facebook gli rispondeva il 21 marzo seguente con un elenco di decisioni prese per la "rimozione della disinformazione sul vaccino" e soprattutto: "riduzione della diffusione virale di contenuti che scoraggiano la vaccinazione che non contengono disinformazione perseguibile" (corsivo nostro).
Questo è il vero salto di qualità: non è stata solo una lotta contro la disinformazione. È stata una lotta contro chi si è opposto alla linea ufficiale del governo, anche se non si trattava di disinformazione. L'obiettivo era incoraggiare la vaccinazione. Chi era contrario, anche con argomenti fondati, doveva essere almeno parzialmente oscurato.
In un'altra email molto dura, del 9 aprile 2021, sempre Flaherty scrive a Facebook parlando anche dell'informazione sul voto: «Nel contesto elettorale, avete testato e messo in atto un cambiamento algoritmico che ha promosso notizie e informazioni di qualità sulle elezioni. (...) Lo avete fatto, però, solo dopo un'elezione in cui avete contribuito ad aumentare lo scetticismo e un'insurrezione che è stata organizzata, in gran parte, dalla vostra piattaforma. E poi l'avete spento di nuovo. Voglio delle garanzie, basate sui dati, che non farete la stessa cosa anche in questo caso». Quindi Facebook, un social non un editore, un privato non un servizio pubblico, viene apertamente accusato da un funzionario governativo di non essere stato abbastanza zelante nell'imporre la censura sui contenuti, sia per le elezioni presidenziali del 2020, sia per il Covid. Con buona pace del libero dibattito democratico.

LA DISINFORMAZIONE PROGRAMMATA
Pochi giorni dopo, il 14 aprile, lo stesso uomo della Casa Bianca si chiedeva come mai qualcosa fosse ancora sfuggito alle maglie della censura: «Il post più importante sui vaccini oggi» è Tucker Carlson «che dice che non funzionano: Voglio sapere come funziona la "riduzione"». Dal social network rispondono che stanno provvedendo: «Stiamo eseguendo ora questa operazione».
Facebook non è stato l'unico contattato dalla Casa Bianca per fare il lavoro sporco della censura: email simili sono indirizzate anche a Google (proprietaria di YouTube) e Whatsapp (che è sempre di Meta, proprietaria di Facebook). Flaherty chiedeva infatti di "limitare la diffusione di contenuti virali" su Whatsapp: una app di messaggistica privata, da utente a utente.
All'operazione di censura ha partecipato attivamente anche un organo tecnico quale il CDC, come risulta dalle email ottenute dalla rivista Reason. Il Centro era in contatto costante con Facebook e dava indicazioni su cosa fosse scientifico e cosa andasse invece censurato, o limitato nella diffusione. Dava una guida pratica su cosa poter dire, insomma. Fra le informazioni censurate, anche gli effetti avversi ai vaccini (compresi quelli raccontati per esperienza personale) e i consigli a non vaccinarsi per determinate categorie di persone, fra cui bambini e guariti.
Per ironia della sorte, fra gli argomenti proibiti da non diffondere c'era anche l'ipotesi che il virus fosse uscito da un laboratorio cinese. Mentre Facebook e CDC si scambiavano email riguardo questa forma di "disinformazione", nel maggio 2021, la teoria è stata considerata definitivamente come "plausibile" sia da Fauci che dalla stessa Oms. La realtà si muove, la censura non sempre riesce a starle dietro.

Nota di BastaBugie: nel seguente video dal titolo "L'opera di risveglio non si ferma" (durata: 8 minuti) Silver Nervuti spiega come nasce un totalitarismo (il contrario della dittatura). Alla fine é sempre più chiaro che ciò che stiamo vivendo da tre anni sia stato studiato con spietata e lucida precisione. Insomma... un complotto, però alla luce del sole!
Frase da incorniciare: "L'odio e il disprezzo con cui certe persone parlano della gente che non ha studiato, dimostra che studiare non garantisce l'intelligenza".


https://www.youtube.com/watch?v=JVj7woYCpVY

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24 gennaio 2023

3 - SAN FRANCESCO DI SALES E IL TRIBUNALE DELLA PENITENZA
Consigli per i sacerdoti su come confessare i peccatori più ostinati e quelli che non riconoscono i propri peccati
Autore: Cristiana de Magistris - Fonte: Corrispondenza Romana, 22 Febbraio 2023

La quaresima è il tempo penitenziale per antonomasia, e la penitenza per antonomasia è la penitenza sacramentale, la quale soltanto - a differenza delle altre pratiche penitenziali, per quanto austere - ha il potere di ripristinare nell'anima di ogni battezzato la grazia santificante, cioè la vita di Dio, se avesse avuto la disgrazia di perderla col peccato mortale.
L'abbé Barthe, in un recente articolo, dopo aver giustamente sottolineato la crisi che attraversa questo Sacramento a partire dal Vaticano II, auspica una "risalita", conseguente all'ecatombe degli ultimi cinquant'anni.
A questa risalita potrà forse contribuire un opuscolo - non molto conosciuto - che san Francesco di Sales scrisse ai suoi sacerdoti per erudirli sull'amministrazione del Sacramento della penitenza.
In tale scritto il Santo - come si legge nella sua Vita composta dal curato di san Sulpizio (Torino 1922, pp. 195-199) - incomincia con il raccomandare ai sacerdoti di andare sempre al sacro tribunale con una profonda purità di coscienza ed un'ardente desiderio di salvare le anime; poi aggiunge: «Ricordatevi che i poveri penitenti vi chiamano loro Padre, e che perciò dovete avere per essi un cuore tutto paterno, riceverli con dolcezza, sopportare con pazienza la loro rusticità, la loro ignoranza e tutti i loro difetti, ad imitazione del padre del figliuol prodigo, che non si lascia respingere dallo stato stomachevole di nudità e di sordidezza in cui vede ridotto il figlio, ma lo abbraccia, lo bacia con trasporto d'amore perché è padre, ed il cuor di padre è tenero verso i figli».

IL SACERDOTE CONOSCE L'UMANA DEBOLEZZA
In base a questo principio, vuole che si incoraggino quelli i cui peccati rendono vergognosi e timidi, dicendo ad essi che il sacerdote conosce troppo bene l'umana debolezza, perché si meravigli che gli uomini pecchino; che l'uomo più si onora con il pentimento e con la confessione delle proprie colpe, di quello che si sia disonorato con gli stessi suoi falli, e che la penitenza è una seconda innocenza. Se, all'opposto, i penitenti sembrano senza timore, vuole che si rammenti loro che sono alla presenza di quel Dio che li giudicherà, e non già di un uomo; che per essi in quel momento si tratta di una eternità felice o infelice, e che con una confessione mal fatta si macchierebbero di un nuovo delitto. Quanto a coloro che mancano di confidenza, inculca di rappresentare loro la misericordia di Dio, che è più grande delle nostre miserie; la bontà di Gesù Cristo, il Quale pregando per i Suoi carnefici ci fa intendere che, se lo avessimo crocifisso anche con le nostre proprie mani, ci perdonerebbe ugualmente, se ci vedesse pentiti; che il minimo pentimento, purché sia sincero e accompagnato dal Sacramento, dinanzi a Dio ha la virtù di cancellare tutti i peccati; che i dannati e i demoni stessi sarebbero giustificati se potessero confessarsi con sentimento di contrizione; che i più grandi Santi spesso sono stati grandi peccatori, come Davide, san Pietro, san Matteo, santa Maria Maddalena, sant'Agostino; che la più grave ingiuria che si possa fare alla divina Bontà e alla Passione e Morte di Gesù Cristo è il non sperare di ottenere il perdono dei propri falli; e che, infine, la remissione dei peccati è un articolo di Fede.

I PECCATI VERGOGNOSI
Il Santo suggerisce poi le sante industrie con le quali conviene strappare la tanto difficile accusa dei peccati vergognosi, e condurre, come egli dice, pian piano e destramente le belle anime dei penitenti a fare una buona confessione, aiutandoli, lasciandoli parlare senza trovar di che dire sul loro modo di esprimersi, animandoli con queste o altre simili parole: «Quale grande grazia vi fa Dio di ben confessarvi! Conosco che lo Spirito Santo vi muove per farvi fare una buona confessione. Abbiate coraggio: dite francamente... ben presto avrete un sommo contento di esservi ben confessato, e nessuna cosa di questo mondo vi sembrerà da paragonarsi con la felicità di avere interamente sgravata la vostra coscienza; quale consolazione per voi nell'ora della morte di aver fatta questa buona confessione!».
Quindi il santo Vescovo passa alle interrogazioni da farsi ai penitenti, dopo che hanno finito l'accusa; per conoscere tanto il numero dei peccati, con le circostanze che ne mutano la specie, li aggravano o li diminuiscono, e spesso anche li moltiplicano in un solo atto, quanto i peccati di pensiero e di desiderio, che molte volte non si confessano, e anche quelli che si sono fatti commettere al prossimo.
Tanta sapienza unita a tanta prudenza mostra con chiarezza che il Sacramento della penitenza richiede una specialissima diligenza nei confessori, i quali nell'atto di assolvere amministrano il Sangue di Cristo. Occorre dirlo con chiarezza: si tratta di un tribunale in cui si incontrano un reo confesso (il penitente) e un giudice (il confessore). Non si può ridurre la confessione ad uno sterile elenco di mancanze e neppure ad una conversazione, per quanto spirituale. Non è questa la natura del Sacramento. Il Confessore non è un accompagnatore, e tantomeno un amico spirituale: nell'atto in cui confessa egli siede come padre ma soprattutto come giudice, e perciò ha tutti i diritti, e talvolta il dovere, di fare domande prima di emettere la sentenza dell'assoluzione, che può anche negare, qualora lo giudichi necessario.

LE REGOLE PER L'ASSOLUZIONE
L'Autore tratta poi delle regole per l'assoluzione e dei casi riservati, quindi della penitenza da imporre, che vuole sia tale che il penitente la faccia volentieri e sia un preservativo contro le ricadute. Infine, esorta i Confessori a raccomandare ai loro penitenti di confessarsi e comunicarsi spesso, di assistere alle prediche e istruzioni, di leggere buoni e devoti libri, di fuggire le cattive compagnie e frequentare le buone, di pregare spesso, di fare ogni sera l'esame di coscienza, di pensare ai quattro Novissimi, e di avere un Crocifisso e delle sante immagini da baciare spesso.
Tali sono le regole che prescriveva il santo Prelato al suo clero. Ed era il primo a metterle in pratica. Nel processo di canonizzazione del Santo, i sacerdoti e religiosi di Annecy deposero con giuramento che il pio Vescovo aveva ordinato a tutti loro di mandare al suo confessionale i più poveri e miserabili, come pure le persone affette da mali ripugnanti e nauseabondi perché, diceva, quantunque siano le più bisognose, sono in genere le più abbandonate. Alcuni anni prima, nel 1593, quando si trovava nello Chablais, il Santo - dopo averli istruiti - confessò alcuni soldati, uno dei quali cadde in profondo abbattimento dopo aver udito un sermone di Francesco sull'orrore del peccato. Il Santo ne prese una scura speciale, alloggiandolo nella propria abitazione, mangiando con lui e istruendolo sulla confessione, che il soldato fece a più riprese. Il Santo, commosso dalla sua contrizione, gli impose per penitenza solo un Pater e un'Ave. Il soldato protestò, sembrandogli quella penitenza sproporzionata all'enormità dei suoi delitti, ma il Santo rispose: «No, confidate nella divina misericordia, che è assai maggiore delle vostre iniquità, e in quanto alla penitenza farò io il resto». In quest'occasione il santo Vescovo non solo pregò per il suo penitente, ma spinse la sua sconfinata carità fino ad una sorta di "soddisfazione vicaria", come faceva, in tempi più recenti, padre Pio di Pietrelcina. Un eroismo non imposto né richiesto a tutti i confessori, ma certamente lodevole e raccomandabile.

IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI
Ma l'opuscolo sulla confessione prosegue. Siccome non di rado accadono delle illusioni, ed i Confessori sono esposti a prendere nei loro penitenti per ispirazioni dello Spirito Santo i suggerimenti dell'amor proprio, i traviamenti di un'immaginazione esaltata o le suggestioni dello spirito delle tenebre, il santo Vescovo credette dover aggiungere nel suo scritto alcune regole per il discernimento degli spiriti.
Secondo questo sperimentato maestro, i contrassegni dello Spirito di Dio sono:
1. l'umiltà, che insegna all'uomo a conoscere la propria debolezza, a tremare considerando sé stesso, ma a sperare mirando Dio;
2. la dolcezza e la carità nel tollerare i difetti del prossimo;
3. l'amore ai patimenti e alla pazienza;
4. l'obbedienza, che ama lasciarsi guidare.
Al contrario, i contrassegni dello spirito di menzogna sono:
1. l'amor proprio che conta sopra la sua virtù, che stima il suo giudizio ed il suo modo di intendere, cerca di comparire e di farsi conoscere, è schizzinoso e facile ad offendersi;
2. lo zelo amaro e senza compassione per i difetti altrui;
3. l'impazienza, che si lagna nei patimenti e si disanima nelle difficoltà;
4. l'orgoglio e l'ostinazione, che mai non sanno sottomettersi.
Tutti questi saggi consigli furono accompagnati da una lettera dedicatoria, ben degna di essere riportata.
«Miei carissimi fratelli - così scrisse il Santo al suo clero - l'ufficio che esercitate è eccellente, giacché Dio vi ha scelti per giudicare le anime con tanta autorità che le giuste sentenze che pronunziate sulla terra vengono confermate in Cielo, e le vostre labbra sono i canali per i quali la pace scorre dal cielo in terra sopra gli uomini di buona volontà. Le vostre voci sono le trombe del gran Gesù, che fanno cadere le mura d'iniquità di questa mistica Gerico. È sommo onore per gli uomini l'essere innalzati ad una dignità alla quale gli Angeli stessi non sono chiamati, stanteché, a quali mai di essi ha detto Dio: i peccati saranno rimessi a chiunque voi li rimetterete? Essendo adunque impiegati in questo ammirabile ufficio, voi dovete giorno e notte applicarvi le vostre sollecitudini, ed io una grande parte del mio tempo».
Questo opuscolo produsse molto frutto non solo in Savoia, ma anche in Francia e in Italia; fu tradotto in diverse lingue e letto ovunque, benché il Santo non abbia avuto la possibilità di porvi l'ultima mano. La sua lettura è utilissima ai Confessori non meno che ai penitenti, rimane di straordinaria attualità e potrebbe realmente favorire l'auspicata "risalita" del Sacramento della confessione, poiché chiarisce bene, con la dolcezza e la sapienza proprie del santo Vescovo di Ginevra, che il Confessionale è e rimane un tribunale, il supremo tribunale, in cui si incontrano la miseria umana e la misericordia divina.

Fonte: Corrispondenza Romana, 22 Febbraio 2023

4 - CONTRORDINE COMPAGNI: GRASSO NON E' PIU' BELLO, ANZI VA CENSURATO
Secondo il politicamente corretto, libri e film vanno ripuliti dalle parole ritenute offensive, discriminatorie, non inclusive, ecc. ecc. (VIDEO: Brutta)
Autore: Raffaella Frullone - Fonte: Sito del Timone, 22 febbraio 2023

Molti ricorderanno il film di John Waters "Grasso è bello", in cui nella Baltimora degli anni Sessanta una ragazza curvy, o come si diceva prima "dalle curve generose", o come si diceva ancora prima "in sovrappeso", o come ancora prima di prima prima, grassa (nessuno ormai osa nemmeno pensare "cicciona" perché alla fine la cancel culture l'abbiamo così tanto respirata che parte la censura preventiva) cerca di entrare a far parte del cast di una trasmissione tv a tutti i costi. E ci riesce. Non solo, soffierà il fidanzato alla ragazza più bella più bionda della scuola, rigorosamente magra e ribalterà gli stereotipi dei canoni di bellezza riabilitando le ragazze formose. Oggi però non li ribalterebbe abbastanza, perché l'ultima trovata del politicamente corretto è che "grasso" non si può dire. Meno che meno scrivere. E se qualcuno lo ha fatto, va censurato. Anche se è morto.
Cosa sta accadendo? Il quotidiano britannico Telegraph qualche giorno fa in un lungo articolo ha spiegato che l'editore inglese Puffin, ha ripubblicato da poco le opere di Roald Dahl, naturalmente previo accordo economico con gli eredi per i diritti, ma la notizia non è tanto la ripubblicazione dei suoi romanzi per ragazzi, quanto il fatto che gli stessi siano stati "ripuliti" di termini e parole ritenute "offensive", "discriminatorie", "non inclusive" e chi più ne ha più ne metta. A farne le spese sono stati, ad esempio, le parole "brutto" e "grasso", Augustus Gloops dunque, il bambino de La fabbrica del cicocolato, non è più "ciccione" ma diventa "enorme", anche se non si capisce come questo aggettivo possa suonare meno "offensivo", se proprio è una questione di dimensione.
La censura è stata possibile grazie ad una figura ormai evidentemente chiave nel mondo editoriale woke, ossia l'inclusivity reader, praticamente una figura mitologica metà correttore di bozze, metà censore, incaricato di ammorbidire, appiattire o se necessario soppiantare qualunque termine possa anche solo vagamente suonare discriminatorio per motivi razziali, sessuali, estetici, di orientamento di genere, e via elencando (ci sarebbero anche quelli religiosi, che però non valgono per i cattolici). La prescrizione non è contemplata poiché non importa se le parole in questione siano state scritte, ieri, lo scorso anno o tre decadi fa, tutto va passato sotto il filtro implacabile della nuova religione e riscritto.
Ci aspettiamo dunque a breve un intervento sul monologo del naso di Cyrano de Bergerac, ma anche sulla canzone Fat Bottomed girl dei Queen che ironizzava sulla ragazza dal sedere grosso, o ancora su Mika (sì, proprio lui che è così inclusivo e arcobaleno) che ha titolato una canzone Big girl ovvero "ragazza grossa", e il Gobbo di Notre Dame che fine farebbe? Questa censura toglierebbe anche l'unico momento di gloria ad Alessandro Canino che nel 1992 sul palco dell'Ariston portava il brano Brutta.
A questo giro, persino dai sinistra si sono registrati dei miagolii di disapprovazione. E dalle colonne dei giornaloni così militarmente impegnati a "combattere gli stereotipi" diverse firme e anche di un certo peso (sì può dire?) hanno alzato la mano per dire che no, questo è troppo, riscrivere le opere di un autore non è proprio accettabile. Peccato che sia piuttosto difficile mettere un confine quando nella diga c'è una voragine più che un foro e da anni veniamo bombardati col refrain del linguaggio "rispettoso", "inclusivo", "gentile", "petaloso" ad ogni costo. Siamo al famoso pianto sul latte versato e infatti è difficile invertire la rotta, molto più facile seguire la corrente e immaginarsi chi sarà il prossimo bersaglio. Vieteranno la parola "nano"? O censureranno gli integratori che propongono supporti vitaminici per gli "over 50" perché trasudano ageismo (come cosa è? Si tratta di "una forma di pregiudizio ai danni di un individuo in ragione della sua età")?
Ah dimenticavamo, per l'inclusivity reader di Dahl è inaccettabile anche la parola "pazzo", non sia mai che qualcuno osi pensarlo e addirittura scriverlo riferendosi a questa folle deriva. Meglio dire "diversamente normale" tanto il senso è chiaro e non occorre aggiungere altre parole, così non si corre il rischio di essere censurati. Almeno fino a che si è vivi.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 4 minuti) si può ascoltare la canzone di Alessandro Canino "Brutta" citata nell'articolo.


https://www.youtube.com/watch?v=hVkzChYNKx8

GRASSO E' BELLO, MA SOLO PER LA DISNEY
Arriva Bianca, la ballerina in sovrappeso di Reflect con cui si esalta, a danno delle adolescenti, il rapporto disordinato con il cibo (nonostante le gravi conseguenze)
di Manuela Antonacci
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7206

Fonte: Sito del Timone, 22 febbraio 2023

5 - CINDERELLA MAN, UNA RAGIONE PER LOTTARE
Ispirato alla storia vera del pugile irlandese Jim Braddock, Russel Crow ci fa capire l'importanza dello sguardo del padre sui propri figli (VIDEO: trailer del film)
Autore: Laura Cotta Ramosino - Fonte: Scegliere un film 2006

Nel 1928 Jim Braddock è un pugile di successo, con una bella famiglia e qualche soldo da parte, ma la crisi del '29 e una serie di sconfitte lo riducono alla miseria. Jim, che si è fratturato una mano e ha perso la licenza di boxeur, tira avanti a stento come scaricatore di porto. Ma un'imprevedibile seconda possibilità lo rimette in pista e dà inizio alla favola della "Cenerentola del ring".
"In tutta la storia della boxe non troverete mai un'altra storia che, dal punto di vista umano, sia comparabile a quella di James J. Braddock". In queste parole di Damon Runyon, poste a esergo del film di Ron Howard, sta il senso di un film che è molto di più di una storia di boxe.
Cinderella man è uno di quei solidi classici che la Hollywood di una volta sembrava saper sfornare con una certa frequenza e di cui oggigiorno c'è davvero penuria, una celebrazione enfatica, forse, ma mai smaccatamente retorica, del sogno americano e di un uomo che lo ha reso veroper se stesso e per milioni di diseredati in uno dei periodi più difficili della storia americana, la Grande Depressione. [...]
Il Jim Braddock di Russel Crow (forse l'unico, tra gli interpreti di oggi, capace di fondere con tanta naturalezza la violenza del ring e la tenerezza familiare del personaggio) è davvero un eroe a tutto tondo, per cui certo la boxe è una vocazione (ma lui più correttamente lo chiama mestiere), ma soprattutto il mezzo con cui sostenere la sua famiglia, che rimane chiaramente al centro del suo cuore.
Così, se si costringe a combattere con una mano rotta non è tanto per il bisogno di vincere a tutti i costi, ma perché ha negli occhi la miseria (mai gridata, ma non per questo meno drammatica) dei suoi, per cui anche una sconfitta onorevole può significare una cena, l'affitto o il riscaldamento.
La povertà della Meggie Fitzgerald di Eastwood era aggravata dalla solitudine e da un ambiente familiare freddo e ostinale, e dunque per lei la boxe diventava, oltre che via di riscatto e di affermazione di sé, anche la fonte di uno straordinario (e unico) rapporto personale per una perdente solitaria. Per Jim Braddock, la moglie Mae e i figli sono una presenza costante negli occhi e nel cuore (anche se lei non viene mai ad assistere ai suoi incontri e durante il match decisivo preferisce andare in chiesa a pregare) e la fonte più autentica del suo straordinario coraggio.
Un coraggio che si esprime in tutti i colpi dati e incassati sul ring, ma con una limpidezza ancora più cristallina quando, di fronte alla necessità di allontanare i suoi bambini per non farli morire di fame, Jim si umilia, prima andando a richiedere il sussidio statale, e poi mendicando letteralmente nella sede dell'Associazione pugilistica davanti a coloro che lo avevano rovinato togliendogli la licenza di boxeur.
Howard, in un film di ampio respiro, si prende il tempo di parlarci, oltre che di boxe (ma gli incontri che ritmano l'ascesa di Braddock al titolo mondiale sono filmati benissimo, coinvolgenti e a tratti impressionanti per la loro fisicità), anche del tessuto sociale profondamente ferito dell'epoca della Depressione; delle baracche costruite nel Central Park, dove vivono persone fino a poco tempo prima benestanti, degli uomini che lottano per un lavoro a giornata, di quelli che, come il manager di Jim, Joe Gould, tentano di mantenere l'apparenza del benessere perché quello è l'unico modo per farcela, mentre pochi gaudenti a Manhattan continuano a bere champagne e a ballare.
Se l'avventura di Jim Braddock è la realizzazione quasi perfetta del sogno americano dell'eroe che cade e poi risorge, il film non si fa sconti mostrando, attraverso la parabola opposta di un compagno di lavoro e amico di Jim, anche le tante vittime di quel sogno e di un sistema in cui, come è data la possibilità di realizzarsi con le proprie forze, altrettanto facile è perdersi ed essere dimenticati.
Tuttavia, ancor più che l'esaltante parabola sportiva che culmina in uno scontro di Davide e Golia, a lasciare incantati in questa pellicola è la semplicità con cui viene descritto l'ambiente familiare dei Braddock.
Il momento della crisi più profonda di Jim, quando vede impotente i suoi bambini consumarsi per il freddo e la fame, coincide anche con una crisi religiosa. I Braddock sono iralndesi e la presenza della Chiesa, nei panni di un prete così appassionato di boxe da organizzare una preghiera comunitaria in occasione dell'incontro più importante, con tanto di radio per la cronaca in diretta, è discreta ma reale. Il rifiuto di Jim di unirsi alla preghiera serale cui lo invita sua moglie Mae ci fa capire più di ogni altra cosa quanto poco manchi perché anche lui si arrenda a un destino spietato che non riesce più ad affrontare. Eppure anche in questi momenti Jim non perde lo sguardo pieno d'amore sui suoi, che si tratti di cedere la sua colazione alla bambina più piccola o di far restituire un salame rubato al macellaio. Pochi film come questo hanno saputo descrivere la bellezza di un rapporto educativo e di quanto può significare lo sguardo di un padre e di una madre sui propri figli.

Nota di BastaBugie: per vedere gratis il film su YouTube, clicca qui!
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https://www.youtube.com/watch?v=2sAMwFRK6o8

Fonte: Scegliere un film 2006

6 - LA ''CANCEL CULTURE'' VUOL LIMITARE I POTERI ALLA POLIZIA PER FAVORIRE I CRIMINALI
I democratici e il Black Lives Matter accusano le forze dell'ordine di razzismo, ma la maggioranza dei delinquenti a cui hanno sparato i poliziotti è bianca, armata e aggressiva (VIDEO: Back the Blue)
Autore: Lorenza Formicola - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 febbraio 2023

Il Washington Post ha registrato 8.166 sparatorie mortali della polizia dal 2015 ad oggi. La polizia negli Usa uccide, complessivamente, circa mille persone ogni anno: più di ogni altro Paese occidentale. Contesto criminale a parte - che negli Usa è molto più feroce che altrove -, il poliziotto americano ha un grilletto nettamente più facile rispetto a qualsiasi Stato europeo. Così come quando c'è da arrestare qualcuno, non si cavilla.
Le varie teorie della cancellazione ritengono che il razzismo sia intrinseco a vita e cultura americane, perché la Costituzione è stata redatta da proprietari di schiavi. In particolare, però, sono i corpi di polizia ad essere accusati di razzismo sistemico, e negli ultimi tempi tale biasimo s'è convertito con conseguenze pesanti. Il movimento Black Lives Matter, coadiuvato dalla politica più progressista del Paese, ha proposto, in virtù di una brutalità che accomunerebbe tutti gli agenti, di tagliare i fondi (defund) alle forze di polizia a livello nazionale, e di diminuirne la presenza anche nei quartieri più violenti e a più alto tasso di criminalità delle città Usa.
Il risultato è stato piuttosto immediato se si considera che l'offensiva, senza precedenti, per ridimensionare la polizia statunitense, è iniziata, concretamente, appena dopo il caso Floyd. Era la primavera del 2020, quando le manifestazioni raggiunsero persino l'Europa, ma le prime dimostrazioni plateali dei BLM risalgono almeno al 2013. Ne è passata di acqua sotto i ponti. E di finanziamenti per rendere la causa planetaria. Venne ribattezzata come la "resa dei conti razziale", e sposata come un dovere morale da assolvere il prima possibile per sollevare i destini dell'umanità: da De Blasio (New York) a Garcetti (Los Angeles) lo slogan fu adottato dai sindaci più famosi del Paese.

200 AGENTI SI SONO DIMESSI
È bastato poco perché New York City perdesse il 15% della sua forza, ovvero circa 5.300 ufficiali. Oltre 200 agenti si sono dimessi, o hanno preso un congedo, dal dipartimento di polizia di Minneapolis. Il dipartimento di polizia di Louisville, si è ridotto del 20% solo nel 2020. Secondo il Police Executive Research Forum (PERF), le dimissioni degli agenti sono aumentate del 18% nella prima metà del 2021, rispetto allo stesso periodo del 2020. I dipartimenti di polizia del Paese hanno registrato un aumento del 45% del tasso di pensionamento nell'anno che è appena concluso.
A Memphis, nel Tennessee, pochi giorni fa, un afroamericano è morto dopo il pestaggio di cinque agenti. La notizia è stata battuta velocemente dalle agenzie e ha avuto poca eco, così come le manifestazioni di protesta - decisamente poca roba rispetto a quelle del caso Floyd: non per una violenza meno agghiacciante, bensì perché tutti e cinque gli agenti erano di colore, come la loro vittima e come il capo della polizia di Memphis. Il dipartimento di Memphis è composto da circa duemila agenti, e il 58 per cento di questi è afroamericano. "Black Lives Matter" - le vite dei neri contano - è finito in cortocircuito mediatico e politico, che, il New York Times, ammette, «complica il discorso su razza e polizia».
«Nel corso del 2021 in tutta l'America la polizia ha sparato a 1054 individui, la maggioranza dei quali era bianca, armata e aggressiva. Sulle trentatré vittime disarmate colpite dalle pallottole degli agenti, otto erano bianchi e sei neri. Nello stesso anno più di diecimila omicidi sono stati commessi da Black, e la maggior parte delle vittime apparteneva al loro stesso gruppo etnico», scrive così Federico Rampini in America, viaggio alla riscoperta di un Paese.
Gli agenti denunciano da mesi, ormai, un clima insostenibile, parteggiato da una certa copertura giornalistica che ha avallato, e incoraggiato, una sfiducia nelle forze dell'ordine considerate il male del Paese. «In particolare dopo l'incidente di George Floyd, c'è stato un cambiamento drammatico», ha affermato Phil Keith, ex direttore dell'Office of Community Oriented Policing Services, noto come COPS Office, che è gestito dal Dipartimento di Giustizia. «Siamo stati maltrattati da molti media nazionali».

CI SONO GLI ABUSI, MA...
Sono stati diversi i gravi abusi di cui si sono macchiati alcuni poliziotti, certo. Ma la copertura mediatica concentrata sulle violenze di singoli agenti ha portato a uno stravolgimento della realtà circa la percezione della polizia in generale. A Portland, Kristina Narayan, allora a capo dell'ufficio legislativo di Tina Kotek, presidente della Camera dell'Oregon e ora governatrice, è stata arrestata mentre partecipava a proteste contro la polizia durante le quali venivano lanciate bombe molotov contro i poliziotti, nel 2020. Maria Haberfeld, presidente del Dipartimento di giurisprudenza e Amministrazione della giustizia penale presso il John Jay College of Criminal Justice, ha avvertito che il "clima anti-polizia" nel paese potrebbe arrecare danni permanenti alla professione.
Lo scorso anno, il dipartimento di polizia metropolitana di Washington DC ha registrato una diminuzione del 44% nel numero di domande per nuove reclute. L'esodo ha colpito grandi e piccoli reparti: alcuni hanno prolungato i turni fino a 12 ore, altri hanno deciso che ci saranno alcune chiamate di emergenza che gli agenti, semplicemente, non prenderanno. L'emorraggia è talmente veloce che chi recluta non riesce a tenere il ritmo. Seattle ha perso più di un quarto delle sue forze di polizia negli ultimi 2 anni e mezzo. Ad Oakland il numero di ufficiali è sceso al di sotto del minimo legale della città. A San Francisco il dipartimento di polizia ha visto 50 agenti, su una pattuglia di meno di 2.000, chiedere trasferimento per dipartimenti più piccoli.
«Improvvisamente, tutti ci dicono come fare il nostro lavoro. Stanno dicendo che siamo di parte, razzisti, vogliamo solo ferire le comunità nere e asiatiche», ha detto il tenente Tracy McCray, capo nero, del sindacato di polizia di San Francisco. Chicago ha perso più poliziotti di quanti ne abbia avuti in due decenni. New Orleans sta colmando la sua carenza di ufficiali con civili. St. Louis, una delle città più pericolose d'America, ha perso così tanti poliziotti che il quartier generale della polizia è stato ribattezzato "Mount Exodus". A Minneapolis, dove è stato ucciso George Floyd, il consiglio comunale aveva pensato di azzerare i fondi per la polizia: hanno invertito la rotta appena i tassi di criminalità si sono fatti insostenibili.

Nota di BastaBugie: per approfondire i veri scopi del movimento BLM (Black Lives Matter) puoi leggere il nostro precedente articolo "La verità che ci nascondono sul Black Lives Matter" (clicca qui!).
Ti consigliamo inoltre il video "Back the Blue" di sostegno alla polizia nel quale si vedono poliziotti veri.
Sotto al video troverai il testo della canzone e una nostra traduzione italiana.


https://www.youtube.com/watch?v=LD7JzlQkn1Q

BACK THE BLUE
di Camille & Haley


We will back the blue!
Who's gonna be there for you 24/7, even holidays?
Our minutemen of today, this department takes no breaks.
Who's gonna stand for justice, running toward the bullets when we call?
They give their lives, risk it all, and we never know their names.
911! It's an emergency.
Wake up! They're fighting for you & for me.
Don't give up, it's time we defend & remind them.
We will always stand beside you.
We will back the blue!
Who are these men and women dressed up in the line of fire each day?
Someone's dad, someone's mom, someone's daughter, someone's son.
What makes them fight for strangers, holding up the laws that keep us safe?
Keeping peace in our streets, always one phone call away.
911! It's an emergency.
Wake up! They're fighting for you & for me.
Don't give up, it's time we defend & remind them.
We will pray & stand behind you.
We will back the blue!
My father always told me show them respect.
Look in their eye, shake their hand & say "thank you, thank you, thank you, thank you".
Thank you for all that you've done.
911! It's an emergency.
Wake up! They're fighting for you & for me.
Don't give up, it's time we defend & remind them.
We will always stand beside you.
We will back the blue!
We will back the blue!

TRADUZIONE IN ITALIANO

Sosterremo i poliziotti!
Chi è lì per te 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche nei giorni festivi?
I nostri minutemen (*) di oggi, questo dipartimento non si prende pause.
Chi difenderà la giustizia, correndo verso i proiettili quando chiameremo?
Danno la vita, rischiano tutto e non sappiamo mai i loro nomi.
911 (**)! È un'emergenza.
Svegliati! Stanno combattendo per te e per me.
Non arrenderti, è ora di difenderli e ricordarli.
Saremo sempre al tuo fianco.
Sosterremo i poliziotti!
Chi sono questi uomini e queste donne che stanno ogni giorno sulla linea del fuoco?
Il papà di qualcuno, la mamma di qualcuno, la figlia di qualcuno, il figlio di qualcuno.
Cosa li fa combattere per gli estranei, facendo rispettare le leggi che ci tengono al sicuro?
Mantengono la pace nelle nostre strade, mentre una telefonata li fa partire.
911! È un'emergenza.
Svegliati! Stanno combattendo per te e per me.
Non arrenderti, è ora di difenderli e ricordarli.
Pregheremo e saremo sempre al tuo fianco.
Sosterremo i poliziotti!
Mio padre mi ha sempre detto di mostrare loro rispetto.
Guardali negli occhi, stringigli la mano e dì "grazie, grazie, grazie, grazie".
Grazie per tutto quello che avete fatto.
911! È un'emergenza.
Svegliati! Stanno combattendo per te e per me.
Non arrenderti, è ora di difenderli e ricordarli.
Saremo sempre al tuo fianco.
Sosterremo i poliziotti!
Sosterremo i poliziotti!

(*) I "minutemen" erano i membri della milizia delle Tredici colonie americane, che dovevano essere pronti per la battaglia con preavviso di un minuto.
(**) 911 è il numero telefonico di emergenza in America. Permette di essere collegati ad una centrale operativa che è in grado di localizzare le chiamate e di gestire qualsiasi richiesta di soccorso, inviando forze di polizia, vigili del fuoco o soccorso sanitario.

CAMILLE & HALEY
Camille & Haley sono un interessante duo formato da sorelle cantautrici di musica country e religiosa. Il loro padre è un pastore protestante e compare nei loro video insieme alla moglie e agli otto figli, tre maschi e cinque femmine, di cui Camille & Haley sono le più famose grazie ai tanti concerti e ai cinque album pubblicati fino ad oggi: tre sono country-pop, uno è cristiano contemporaneo e l'ultimo contiene brani natalizi con pezzi originali (per comprarli clicca qui oppure scrivi a camilleandhaley@gmail.com; ricorda di aggiungere 20 euro per le spese di spedizione dall'America all'Italia).
Nelle elezioni del 2020 Camille & Haley hanno sostenuto la rielezione di Trump con un video che ha avuto trenta milioni di visualizzazioni nelle varie piattaforme (per vederlo su YouTube, clicca qui).

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 4 febbraio 2023

7 - LETTERE ALLA REDAZIONE: PERCHE' NON POSSIAMO ANDARE VIA DALLA CHIESA CATTOLICA
Alcuni lettori difendono i sedevacantisti e i lefevriani della Fraternità San Pio X (FSSPX), ma occorre ribadire che non sono in comunione con la Chiesa
Autore: Luisella Scrosati - Fonte: Redazione di BastaBugie, 29 febbraio 2023

Gentile redazione di BastaBugie,
stimo molto Luisella Scrosati e leggo con attenzione ciò che scrive, per questo mi pongo qualche interrogativo quando nel suo articolo "Non possiamo andare via dalla Chiesa Cattolica perché non ce n'è un'altra" dice, "Per questo, la comunione con il papa «è un'esigenza intrinseca della celebrazione del Sacrificio eucaristico»" Cita poi periodi in cui la Chiesa ha "vissuto" senza il Papa... credo che anche ora la Chiesa viva senza il Papa. Non perché lo dice un pluriscomunicato (addirittura più di Martin Lutero) come don Minutella, ma perché lo dice la legge canonica. La invito ad approfondire questo aspetto.
Con immutata stima.
Antonio

Buongiorno,
vi leggo da anni ma nel momento in cui rilanciate (e quindi fate vostra) la posizione della Scrosati dove si sostiene che neanche i lefebvriani sarebbero cattolici, per quanto mi riguarda avete passato il segno (non foss'altro perché persino Bergoglio ha affermato il contrario e in più di un'occasione).
Distribuire fantomatiche patenti di cattolicità, arrivando anche a sostituirsi alla Sede Apostolica, questo sì che è segno di superbia ed ha ben poco di cattolico.
Piero

Cari amici di BastaBugie,
la stimatissima autrice dell'articolo (non è una espressione di circostanza) dovrebbe spiegare meglio perché ritiene che la Fraternità San Pio X sia di fatto fuori dalla Chiesa Cattolica, nella misura in cui la stessa Fraternità tiene puntualmente a evidenziare la sua appartenenza alla stessa Chiesa.
Francesco

Buongiorno,
sono un vostro attento e fedele lettore, con molta impazienza attendo la pubblicazione dei vostri interessantissimi articoli; sono rimasto perplesso dalla vostra scelta di pubblicare l'articolo di Luisella Scrosati che si scaglia contro ciò che a lei non piace senza un approfondimento serio.
Ora siamo d'accordo che gli ortodossi, in quanto scismatici, sono palesemente nell'errore però mettere sullo stesso piano la Fraternità San Pio X (FSSPX) o i sedevacantisti mi sembra veramente troppo perché conosco la profonda fede che anima questi gruppi e sono anch'essi parte della Chiesa Cattolica; con la loro scelta (sofferta) dimostrano in un modo diverso il loro amore per la Chiesa che è e rimarrà sempre una, santa, cattolica ed apostolica.
La Scrosati da ex-Lefebvriana è di parte e dimostra di voler gettare fango sui vecchi amici, ma comunque l'analisi che propone al lettore specialmente riguardante la fraternità san Pio X è assolutamente superficiale e inattendibile.
Ferdinando

RISPONDE L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Le critiche che sono state mosse al mio articolo del 9 febbraio scorso pubblicato sulla Bussola Quotidiana, gentilmente ripreso da BastaBugie, sono molto diverse tra loro, ma mi pare comprendano due filoni sostanziali: uno di difesa del fatto che la Sede apostolica sia vacante, in quanto Bergoglio non sarebbe papa, e l'altra che contesta la non cattolicità della Fraternità San Pio X.
Cerco di rispondere raggruppando i diversi argomenti.

1. Viene contestato che nell'articolo si farebbe di tutta l'erba un fascio, mettendo sullo stesso piano ortodossi, sedevacantisti, lefebvriani. Ora, al netto di titolo e sommario, che - come è noto - vengono fatti dalla Redazione e non dall'autore, e cercano di fare una sintesi, che necessariamente non può comprendere le varie sfumature, il testo è strutturato precisamente in modo da mostrare quale sia il differente problema di ciascuna di queste realtà, e lo dice esplicitamente: "un ampio ventaglio di situazioni in atto, differenti tra loro". Più di così non so cosa dire.

2. Nessuno vuole dare patenti di cattolicità. Bisogna però fare attenzione che quanto viene imputato all'autore (dare appunto "patenti di cattolicità"), non sia poi quello che fa precisamente la Fraternità San Pio X, come dopo vedremo. È un fatto che la Fraternità San Pio X non sia canonicamente nella Chiesa, anche sotto il presente pontificato; e questo per esplicita volontà sua, avendo rifiutato più volte proposte di regolarizzazione canonica, dalla "proposta Ratzinger" del 1988 a quella più recente sotto Benedetto XVI. E perché i lefebvriani non hanno accettato questa proposta? Perché vuole mantenere una libertà propria, senza dover sottostare ad un'autorità superiore, che ritiene inaffidabile. Posso comprendere la scelta, ma è un fatto che da quarant'anni la Fraternità San Pio X non è canonicamente nella Chiesa ed è divenuta in tal modo totalmente autoreferenziale.

3. Questa autoreferenzialità si traduce in scelte e comportamenti molto concreti. Forse nemmeno molti di quelli che stanno frequentando i lefebvriani sono al corrente di alcuni di questi comportamenti. Per esempio, un sacerdote della Fraternità San Pio X, quando celebra in una chiesa che non sia della stessa, non può utilizzare le ostie consacrate presenti nel Tabernacolo. La motivazione? Perché non si è sicuri che siano state consacrate validamente. Ora, notare la logica sottesa a un tale comportamento: non si tratta di dire che ho elementi oggettivi per dubitare che quel preciso sacerdote, in quella precisa circostanza, abbia consacrato validamente; per la Fraternità San Pio X il problema è che si tratta di ostie consacrate nella "Nuova Messa". Quella Nuova Messa che i sacerdoti lefebvriani non possono in alcun modo celebrare, e all'interno della quale non possono nemmeno predicare, perché sarebbe una partecipazione attiva. Partecipazione attiva che viene sconsigliata anche ai fedeli. Non è un segreto che venga detto ai fedeli che, quando non possono partecipare a una Messa domenicale della Fraternità, devono santificare la festa in altro modo (per es., pregando il Rosario), ma non andando alla Nuova Messa (e secondo alcuni sacerdoti, nemmeno alle Messe in rito antico, celebrate da altri). E quando vi devono andare per ragioni istituzionali o familiari (per es. un funerale), non devono rispondere, cantare e fare la Comunione.
Questo è uno dei tanti esempi che si potrebbero fare e che dimostrano una cosa molto semplice: la Fraternità San Pio X che afferma di essere cattolica, non ammette quanto la Chiesa cattolica nella sua universalità accetta. Viene meno il principio del "securus judicat orbis terrarum", nel senso in cui lo intendeva sant'Agostino, non nel senso "democratico".
Altro è presentare critiche alla riforma liturgica, ed altro è rifiutare categoricamente, in quanto favens haeresim (cioè che favorisce l'eresia), un rito che è stato universalmente accolto. Gli stessi cardinali Bacci e Ottaviani, che avevano fortemente criticato la riforma (e con molte ragioni), hanno poi compreso che non avrebbero potuto rifiutarne la legittimità, senza rompere la propria comunione con la Sede Apostolica. Presentando il loro Breve esame critico, nel sito della casa editrice gestita dalla Fraternità, troviamo questa posizione: "Questi studi permettono di affermare che la nuova Messa, [...] non può essere in nessuno modo considerata un atto di culto legittimo. Tutto ciò va ribadito con forza, specialmente nel momento presente, in cui le autorità romane hanno ripreso la lotta contro la liturgia tradizionale, e in cui perfino gli Istituti ex-Ecclesia Dei, nonostante celebrino abitualmente l'antico rito, hanno pubblicamente riconosciuto la piena legittimità del Concilio Vaticano II e della riforma liturgica".
Discorso analogo vale per il Vaticano II, per il Magistero successivo, per il Catechismo della Chiesa Cattolica. A questo punto domando chi distribuisca patenti di cattolicità, dal momento che nella Fraternità San Pio X la Messa nuova non è cattolica, il Concilio non è cattolico, il Catechismo non è cattolico, etc.
So bene che la Fraternità rivendica la sua appartenenza alla Chiesa Cattolica, tuttavia questo rimane un atteggiamento non cattolico, che è stato loro fatto notare anche in occasione degli ultimi colloqui con la Santa Sede. Né la Scrosati ex-lefebvriana si permette di gettare fango su alcunché o di ritenere che le persone che frequentano le cappelle della Fraternità o dei sedevacantisti o anche degli ortodossi non siano animate da spirito di fede e devozione. Però si può essere nell'errore e non avvedersene. Nell'articolo ho voluto, e non per pura formalità, esprimere fin dall'inizio la mia sincera comprensione per queste persone, soprattutto alla luce della situazione che stiamo vivendo.

4. Quanto alle obiezioni di parte sedevacantista, mi pare che provengano da persone che ritengono che solo Bergoglio non sia legittimo (riconoscendo invece i Papi precedenti). Il problema di questi sedevacantisti non sta nei dubbi che possono sorgere, ma nel fatto che hanno stabilito che Bergoglio non sia il Papa. Di conseguenza, chi celebra una cum l'attuale Papa, sarebbe perciò in stato di scisma, perché riconoscerebbe un antipapa come legittimo. Il punto è che la tesi della sede impedita affermata da alcuni, è stata respinta dal punto di vista canonico da altri (si veda, per es., il libro di prossima uscita di F. Michielan, Non era più lui). Dentro questa disputa, si colloca il mondo cattolico, con la gerarchia al completo, che riconosce questo Papa come legittimo.
Un altro lettore fa presente che l'ammissione di Bergoglio come Papa vanificherebbe la promessa del Signore sulle porte degli inferi che non avrebbero prevalso. Non è però così. Primo perché non è la prima volta che la Chiesa cattolica si trova in presenza di un pessimo Papa; secondo, perché importanti teologi come Bellarmino e de Torquemada riconoscono la possibilità che un Papa possa diffondere errori o tenti di distruggere la Chiesa, senza per questo ritenere né che non debbano essere riconosciuti come papi, né tanto meno che questa possibilità metterebbe in crisi la promessa del Signore.
Faccio infine notare che il problema di come si possa uscire da una situazione di sede vacante di questo tipo è sì distinto dal problema di definire la natura dell'attuale situazione, ma non separato. Tant'è vero che proprio da parte di chi ritiene che Bergoglio non sia papa proviene incessantemente l'appello a fare pressione per smascherare il "falso papa", perché altrimenti si darebbe il via ad una serie di conclavi illegittimi, che eleggerebbero in continuazione papi illegittimi.

NON POSSIAMO ANDARE VIA DALLA CHIESA CATTOLICA PERCHE' NON CE N'E' UN'ALTRA
L'errore degli ortodossi, dei lefevriani e dei sedevacantisti è che, al di là dell'apparenza, non c'è nulla di cattolico in loro (VIDEO: Chiesa Cattolica, benvenuti a casa!)
di Luisella Scrosati
https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7315

Fonte: Redazione di BastaBugie, 29 febbraio 2023

8 - OMELIA II DOMENICA QUARESIMA - ANNO A (Mt 17,1-9)
Questi è il Figlio mio, l'amato
Fonte Il settimanale di Padre Pio

Il Vangelo della seconda domenica di Quaresima ci invita a riflettere sull'episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor, un episodio avvenuto - narra l'Evangelista - sei giorni dopo il primo annuncio fatto da Gesù sulla sua prossima Passione. In quella circostanza, Gesù si manifesta chiaramente come il Messia sofferente, come Colui che è venuto al mondo a morire per gli uomini, a morire per la salvezza dell'umanità. Quella rivelazione non rispondeva alle comuni attese degli ebrei di un Messia glorioso, quindi di quelle degli Apostoli. In questi ultimi produsse sgomento e scoraggiamento. Allo scopo di incoraggiarli, il Maestro divino portò sul monte Tabor Pietro, Giacomo e Giovanni e lì si trasfigurò davanti a loro: «Il suo volto brillò come il sole - racconta il Vangelo - e le sue vesti divennero candide come la luce» (Mt 17,2).
Il Signore mostrò ai tre Apostoli lo splendore della sua divinità. Dovette essere un'esperienza così beatificante da indurre Pietro, a nome degli altri, ad esprimere il desiderio di voler rimanere per sempre sul monte a contemplare Dio.
Questo episodio ci richiama il significato della Quaresima, tempo di preghiera e penitenza.
Gesù abbandona la pianura, la città, e sale sul monte Tabor per rimanervi nella solitudine, in preghiera. Il monte nella Sacra Scrittura (come il monte Sinai, il monte Carmelo) è il luogo della presenza straordinaria di Dio.
La salita al monte Tabor ci rivela la necessità della penitenza, il distacco dalle cose materiali per poter pregare: incontrare e conoscere Dio.
Dobbiamo purtroppo rilevare la difficoltà a pregare da parte di tanti uomini. Questo accade soprattutto perché risulta difficile staccare il cuore da tanti interessi materiali, da tante passioni terrene, da tante occupazioni volute da noi. Ed allora diventa difficile anche entrare in chiesa, trovare un po' di tempo per la preghiera.
Pensiamo a quanti perdono la Santa Messa domenicale per gli avvenimenti sportivi (partita di calcio, ad esempio). Per una passione si vendono l'anima al diavolo! Qualsiasi sacrificio per il calcio! Non riescono a staccarsi. Il cuore è attaccato agli interessi materiali.
Ma anche se si trova il tempo per andare alla Messa, molto spesso, purtroppo, si riduce solo ad una presenza fisica, come quella dei banchi e dei muri. Questo per togliersi lo scrupolo di non aver perso la Messa. Ma la mente, il cuore dove stanno, dove vagano?
Ecco il monte Tabor: bisogna staccarsi dal piano, arrampicarsi, fare lo sforzo del distacco per potersi incontrare con Dio e avere i veri frutti della preghiera: l'incontro e la manifestazione di Dio, la conoscenza sempre più profonda di Dio.
Fratelli e sorelle, una volta che siamo riusciti a salire e a rimanere sul monte, una volta che ci mettiamo a pregare, una volta che gustiamo la preghiera, può succedere anche a noi ciò che è accaduto per l'Apostolo Pietro: Signore restiamo sempre qui! È bello stare con te! Non vogliamo più lasciarti!
Padre Pellegrino Funicelli, che fu anche assistente personale di Padre Pio, ha raccontato di averlo a lungo "spiato" di giorno e di notte, un po' dappertutto, sino alla sua morte: «Ebbene, non l'ho mai sorpreso ad oziare: non soltanto pregava sempre, ma quando credeva di essere solo pregava con una concentrazione tale che sembrava in contatto diretto con la Divinità. In pubblico, invece, per non distinguersi, si uniformava allo stile e al ritmo della comunità».
E quanto ritenesse vitale la preghiera anche per i suoi figli spirituali lo documenta una testimonianza della signorina Clementina Belloni: «In una confessione, Padre Pio mi accusò di aver rubato. Sorpresa, negai. Il Padre continuò: "Hai rubato il tempo a nostro Signore". E infatti il giorno precedente avevo mancato al dovere della preghiera». Con padre Giacomo Piccirillo, che indugiava a fotografarlo da diverse angolazioni, sbottò: «Stai con questo "mastrillo" [riferendosi alla macchina fotografica, nda] in mano da più di un'ora e non hai detto neanche un'Ave Maria!».
A conclusione di questa nostra riflessione domandiamoci: che cosa abbiamo fatto noi, intanto, in questo primo scorcio di Quaresima? Che cosa abbiamo fatto per aumentare la nostra preghiera? Possiamo già dire che in questo periodo quaresimale stiamo pregando di più? Abbiamo già fatto qualche sforzo, sacrificio proprio per facilitare il movimento del nostro spirito nell'innalzarsi verso Dio (Santa Messa quotidiana, un Rosario in più, ecc.)?
Proponiamoci dunque di pregare di più e meglio, ossia di pregare con sacrificio, pregare rinunciando a tutte le occasioni di distrazione (non riempire la mente unicamente di fatti di cronaca o di notizie sportive o altro che non ci eleva e che ci degrada addirittura, evitare chiacchiere inutili, perdite di tempo, ecc.). Solo così la nostra preghiera sarà più efficace e ci attirerà grazia sovrabbondante dal Signore.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio

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