BastaBugie n°91 del 19 giugno 2009

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1 L'ONU IMPONE IL DIVIETO DI CRITICARE L'ISLAM

Fonte: 5 Giugno 2009
2 IL FINTO CATTOLICO TONY BLAIR VUOLE RINNOVARE LA CHIESA (ALLA FACCIA DI GESU' CRISTO)

Fonte: 09/04/2009
3 IMMIGRAZIONE 1
Il no delle elezioni europee all'Europa senza frontiere
Fonte: 12 Giugno 2009
4 LE FIABE SULL'IMMIGRAZIONE
Le soluzioni teoricamente belle, ma concretamente irrealizzabili
Autore: Piero Gheddo - Fonte: Avvenire
5 LA DOPPIA PERSONALITA' DEL DOTT.GIANFRANCO E MR.FINI

Fonte: 19 maggio 2009
6 SECOLARIZZAZIONE E CROLLO DELLA CULTURA CRISTIANA

Fonte: 12 Giugno 2009
7 IL PAPA PARLA DELLA TRINITA'
Mistero ragionevole che spiega come siamo fatti
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire
8 OCCORRE RIBADIRLO
Fuori della Chiesa non c’e' salvezza
Fonte: 4 Giugno 2009

1 - L'ONU IMPONE IL DIVIETO DI CRITICARE L'ISLAM

Fonte 5 Giugno 2009

Il 26 marzo 2009 sarà ricordata come una giornata nera per la libertà di manifestazione del pensiero. In quella data il Consiglio ONU per i diritti umani, con sede a Ginevra, ha approvato, infatti, la risoluzione n° 62/154 intitolata “Combattere la diffamazione delle religioni”. In realtà il documento, presentato su istanza del Pakistan dall’Organizzazione della Conferenza Islamica, tutela esclusivamente la religione musulmana, incoraggiando, di fatto, l’imposizione della sharī’a anche nei Paesi occidentali e rendendo più difficile la denuncia delle violazioni dei diritti umani commesse in nome della jihad. Chiunque criticherà l’Islam sarà dunque passibile di azione legale.
Il testo della risoluzione richiama il documento programmatico della conferenza di Durban (2001), accolta come «un solido fondamento per l’eliminazione di ogni manifestazione di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relative intolleranze». Successivamente, però, viene stigmatizzata «la proiezione negativa di certe religioni da parte dei media» e vengono condannate «le leggi e le misure amministrative» che, secondo l’Onu, discriminano «in modo particolare le minoranze musulmane a seguito degli eventi dell’11 settembre 2001 e minacciano di impedire il pieno esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali».
La risoluzione impone dunque «la necessità di combattere la diffamazione di tutte le religioni e l’incitamento all’odio religioso in generale e contro l’Islam e i Musulmani in particolare». La risoluzione è passata con 23 voti a favore, 11 contrari e 13 astensioni. Tale approvazione, in virtù della sola citazione dell’Islam, ha suscitato «profonda preoccupazione» presso la Santa Sede, secondo quanto riferito a Radio Vaticana da mons. Silvano Tommasi, osservatore permanente vaticano presso l’ufficio ONU di Ginevra.
Secondo il rappresentante pontificio, «se si comincia ad aprire la porta ad un concetto di diffamazione che si applica alle idee, poi, in qualche modo, lo Stato entra a decidere quando si è diffamata una religione o no, e questo, alla fine, tocca la libertà religiosa».
Infatti, come ha ricordato il presule, «il riconoscimento giuridico del concetto astratto di diffamazione della religione può essere utilizzato per giustificare le leggi contro la blasfemia, che sappiamo bene come in alcuni Stati siano utilizzate per attaccare minoranze religiose, in maniera anche violenta».
Mons. Tommasi ha poi confermato che sono più di 200 milioni i cristiani – cattolici e non – che «si trovano in situazioni di difficoltà, perché ci sono delle strutture legali o delle culture pubbliche che portano, in qualche modo, ad una certa discriminazione nei loro riguardi». Pertanto, «la comunità cristiana è la più minacciata al mondo», ha aggiunto il rappresentante diplomatico vaticano.

Fonte: 5 Giugno 2009

2 - IL FINTO CATTOLICO TONY BLAIR VUOLE RINNOVARE LA CHIESA (ALLA FACCIA DI GESU' CRISTO)

Fonte 09/04/2009

Ecco una notizia che farà contento soprattutto Franco Grillini e tutti i soci dell’arcigay. A perorare la causa dell’omosessualità si è messo niente meno che l’ex premier britannico Tony Blair, che tra una conferenza milionaria e un’altra (il compenso di Blair oratore è di 7.300 euro al minuto) ha trovato il tempo di rilasciare un’intervista al magazine gay “Attitude” in cui “consiglia” la Chiesa cattolica di essere più tollerante nei confronti dei diversi.
«Il Vaticano - ha detto Blair - dovrebbe ripensare la propria posizione nei confronti degli omosessuali e abbandonare le posizioni trincerate, mentre il mondo - e con esso i fedeli stessi - si evolve». Il problema - secondo Blair - è che il Papa (82 anni) è troppo vecchio. Quando gli è stato chiesto un commento sulla definizione di omosessualità elaborata da Benedetto XVI nel 1986 (“una tendenza intrinseca al male morale”), l'ex premier britannico ha risposto: «Su questo punto c'è un'enorme differenza generazionale. Abbiamo bisogno di un’attitudine mentale per cui i ripensamenti e il concetto di evoluzione delle disposizioni individuali facciano parte dell’approccio alla fede religiosa». Ma la gente di chiesa normale - è convinto Blair - la pensa come lui: «Se si va in una qualunque chiesa la domenica e si fa un sondaggio si resterà sorpresi nel vedere quante persone mostrano una mentalità liberale. E se si chiede alle congregazioni, vedrete che i fedeli non basano la loro fede su questo tipo di atteggiamenti arroccati». La domanda è: perché tanta solerzia a favore di una causa che non gli è mai stata propria? Forse si aspetta di essere chiamato a parlare a un dibattito sull’omosessualità e ricevere un altro compenso da capogiro dopo i 200mila euro guadagnati al convegno «Il leader come costruttore di nazioni durante la globalizzazione» nelle Filippine. O forse ancora ha maturato dentro di sé un’altra conversione (due anni fa, quando ha lasciato la guida del Regno Unito, ha abbandonato la Chiesa anglicana per diventare cattolico) e si sta preparando il terreno per poter fare la comunione anche dopo l’outing. Ma l’ex premier non si è limitato a consigliare alla Chiesa Romana l’apertura ai gay. E’ andato ben oltre e ha colto l’occasione anche per suggerire un ammodernamento a tutto tondo. Come lui fece con il partito laburista, a cui diede una svolta a dir poco liberale, anche la Chiesa dovrebbe “ri-organizzarsi”.
«Le organizzazioni religiose hanno gli stessi dilemmi dei partiti politici e quando si trovano di fronte a circostanze che cambiano hanno due possibilità. La prima è ancorarsi sulle proprie posizioni e non uscire dagli schemi per non rischiare di perdere il proprio zoccolo duro. La seconda è accettare che il mondo sta cambiando e decidere di mettersi alla guida del cambiamento». Forse, però, a volte i conti bisogna farli. La Chiesa cattolica è un’istituzione che resiste da quasi due millenni e ha oltre un miliardo di fedeli in tutto il mondo. Il Labour Party ha soltanto un secolo di storia e un numero di fedeli che si riduce sempre di più: tanto che alle amministrative dell’anno scorso è diventato il terzo partito del Paese.

Fonte: 09/04/2009

3 - IMMIGRAZIONE 1
Il no delle elezioni europee all'Europa senza frontiere
Fonte 12 Giugno 2009

I risultati delle elezioni europee hanno confermato il crollo dell’ultima utopia: quella, nata alla fine degli anni Ottanta, dell’“Europa senza frontiere”, aperta ad ogni flusso economico e a ogni vento culturale, tranne quello proveniente dalla storia e dalla tradizione del Vecchio Continente.
La firma del Trattato di Maastricht, nel febbraio 1992, annunciò la fine delle sovranità nazionali e l’avvento di una moneta senza Stato. Dieci anni dopo, la Convenzione europea apertasi a Bruxelles fu l’ultimo tentativo di creare un “patriottismo europeo” fondato su di una costituzione senza Stato. Il Trattato costituzionale approvato nel 2004 a Roma e rimaneggiato nel 2007 a Lisbona non è ancora riuscito ad essere condiviso.
I referendum del 2005, in Francia e Olanda, e del 2008 in Irlanda, hanno rivelato fino a che punto i sogni della sinistra postmoderna fossero lontani dalle aspettative e dai bisogni dei cittadini europei. L’euroscetticismo è arrivato al punto che lo stesso presidente di turno dell’Unione Europea, il capo dello Stato ceco Klaus, ha dichiarato che «non esiste una reale comunità dei popoli europei» e che «le elezioni europee non sono necessarie» (“La Stampa”, 3 giugno 2009).
Dopo il voto di giugno, i socialisti, principali artefici dell’utopia europeista, sono in rotta dovunque, con l’eccezione della Grecia. I loro leader più noti, da Gordon Brown a Zapatero, escono a pezzi dalla competizione elettorale. La nuova geografia politica del Parlamento europeo vede l’avanzata del Partito Popolare, delle destre e dei conservatori, dalla Gran Bretagna, all’Austria, dall’Olanda ai Paesi dell’Est europeo. Perché la destre, di ogni tendenza, hanno avuto tanto successo? La ragione non sta certo nella crisi economica, pure esistente. In questo caso gli elettori avrebbero addossato la responsabilità della crisi alle dottrine economiche liberali professate dai partiti moderati e conservatori e rifiutate dai partiti socialisti, che sono stati invece i grandi sconfitti.  
Il motivo vero sta piuttosto nell’allarme suscitato dal fenomeno di un’immigrazione crescente e senza controlli, che solo la cecità di un certo establishment progressista continua ad ignorare. Sullo sfondo sta il problema dell’entrata della Turchia in Europa, di cui non si è parlato in campagna elettorale, ma che rappresenta una delle più scottanti questioni sul tappeto internazionale. Può un’Europa che rinnega le sue radici cristiane, aprire le porte a un Paese che si caratterizza sempre più marcatamente per la sua identità islamica?
La Turchia odierna, guidata dal premier Erdogan e dal presidente Gul, islamisti di vecchia data, è caratterizzata da un’omogeneità religiosa sconosciuta a qualsiasi Paese europeo ed entra in Europa non certo per diluire questa identità, ma per affermarla vigorosamente. I suoi 85 milioni di abitanti ne farebbero la principale forza politica, in una Unione in cui la rappresentanza è proporzionale al peso demografico. Così L’Islam avrebbe il suo cavallo di Troia in Europa. Il Parlamento appena eletto dovrà porsi il problema, ormai ineludibile, dell’islamizzazione del nostro continente. Non basta infatti chiudere le frontiere geografiche per arginare un’espansione che rischia di divenire inarrestabile. Occorre rialzare quelle barriere culturali e morali che definiscono una civiltà e costituiscono l’unica vera diga contro la marea che ci minaccia. Il ritorno della morale avrebbe come prima conseguenza l’incremento demografico e questo incremento porterebbe al superamento di una crisi economica che, come ha sottolineato l’economista Ettore Gotti Tedeschi, è anche frutto della politica di denatalità dell’Occidente.
Quanti, tra i nuovi rappresentanti del Parlamento europeo, comprendono che ogni questione economica e politica ha una radice religiosa e morale?

Fonte: 12 Giugno 2009

4 - LE FIABE SULL'IMMIGRAZIONE
Le soluzioni teoricamente belle, ma concretamente irrealizzabili
Autore: Piero Gheddo - Fonte: Avvenire, 4 giugno 2009

Circa il problema complesso e controverso di come comportarsi nei confronti dell’immigrazione clandestina, tutti concordano su due princìpi che esprimono il sentimento comune del popolo italiano: primo, di voler aiutare gli africani che a costo della vita fuggono in Italia per poter lavorare e vivere in pace; secondo, che però una immigrazione incontrollata di clandestini, aprendo le porte a tutti, finirebbe per dissestare il sistema di vita del popolo italiano, che non può sopportare da solo l’arrivo di migliaia e decine di migliaia di profughi clandestini, oltre a quelli regolari.
E’ la morsa di una tenaglia di cui non sappiamo come liberarci: da un lato la compassione per povera gente disperata, dall’altro la certezza che se non mettiamo un freno, un ostacolo all’arrivo di quanti vorrebbero venire in Italia e in Europa, ci troveremo assaltati da una marea di persone che fuggono la fame, le guerre, le dittature e le pandemie africane.
Nell’inverno 2006-2007 ho visto arrivare gli immigrati africani ai confini della Libia col Sahara. Ricordando quelle scene provo ancora una pena enorme, ma sinceramente non so dare una risposta concreta ai molti interrogativi degli amici lettori. Avete tutti ragione. Non si possono respingere verso l’inferno, bisogna aiutarli. Ma come? E' questo il vero problema e nessuno ha una risposta plausibile. Tutte le ipotesi sono teoricamente belle, concretamente irrealizzabili:
- DEVE INTERESSARSENE L’EUROPA PERCHÉ È UN PROBLEMA CONTINENTALE.
D’accordo, l’Europa critica l’Italia, però quando la Spagna alcuni anni fa ha respinto in Africa i profughi, sparando e uccidendo alcuni clandestini africani, non ricordo il clamore di proteste dell’U.E. e della stampa internazionale; o c’è un forte pregiudizio contro l’Italia di cui già si lamentava Romano Prodi? Comunque, l’Europa non fa nulla: tutti chiudono le frontiere ai clandestini. Ed è facile capire perché. Se l’Europa dovesse aprire le porte a tutti, con i mille problemi che ciascun paese deve gestire al suo interno, non è pensabile né possibile che possa ospitarli tutti. Dobbiamo renderci conto che i potenziali immigrati in Europa da paesi africani, o comunque in guerra o sotto pesanti dittature, sono milioni e decine di milioni.
- BISOGNA AIUTARE GLI AFRICANI A CASA LORO, AFFINCHÉ SI SVILUPPINO IN MODO AUTONOMO.
Anche questa è una soluzione più che giusta, ma già sperimentata da mezzo secolo e fallita. Nell’Europa dell’ultimo dopoguerra, in 10-12 anni il “Piano Marshall” ha riportato i paesi europei distrutti ad uno sviluppo maggiore di prima della guerra. In Africa, cinquant’anni dopo l’indipendenza (1960), i finanziamenti dei “piani di sviluppo” e l’invio di aiuti finanziari e di macchine non hanno prodotto un vero sviluppo dei singoli paesi. La vera soluzione per l’Africa sarebbe l’educazione del popolo: in media i paesi africani hanno ancora un 50% di analfabeti! Ma chi va ad educarli quando i governi locali si interessano poco o nulla delle campagne e delle scuole?
Chi ha viaggiato nell’Africa rurale sa che le scuolette di villaggio, quando ci sono, hanno classi da 80 a 100 e più bambini, spesso senza libri e senza quaderni. Circa la metà dei presunti “alfabetizzati” sono analfabeti di ritorno. Nei villaggi tradizionali africani si ignora la ruota, il carro agricolo, i fertilizzanti, l’irrigazione artificiale, ecc. Dico sempre e lo ripeto che a Vercelli produciamo 80 quintali di riso all’ettaro, nell’Africa rurale (non nelle poche fattorie moderne) si producono in media cinque quintali di riso all’ettaro!
Le vacche della pianura padana producono 30 litri di latte al giorno, in Africa le vacche (ripeto: escluse le poche fattorie moderne) non producono latte, eccetto un litro o due quando hanno il vitellino. Il continente africano nel 1960 esportava cibo, oggi importa circa il 30% del cibo di base che consuma (riso, mais, grano). Ma chi va ad educare e insegnare a produrre di più?
- NON VENDIAMO PIÙ ARMI E LE GUERRE FINIRANNO ANCHE IN AFRICA.
Giusto, anch’io vorrei che non si producessero nè vendessero più armi. Ma non illudiamoci, le guerriglie tribali che sconvolgono i paesi africani avvengono anche senza le nostre armi. Vent’anni fa l’Italia era al 7° posto per la vendita di armi nel mondo, oggi è al 16°, ai primi posti sono salite Cina, India, Brasile, Sud Africa, oltre alle potenze tradizionali, USA, Russia, Francia, Inghilterra.
Nel novembre 1994 ho visitato Ruanda e Burundi dov’era attivo un vero genocidio e mi dicevano che le eliminazioni di massa erano fatte con coltelli e coltellacci, bastoni e fuoco. Dove c’è odio e non amore, le guerre (o guerriglie) sono inevitabili. Nel 1982 ho visitato per “Avvenire” e la Caritas le regioni di frontiera del Pakistan con l’Afghanistan dov’erano i campi profughi afghani che fuggivano l’occupazione sovietica del loro paese; ebbene, mi dicevano che gli artigiani di villaggio riuscivano, con i loro poveri mezzi, a fabbricare il kalashnikov sovietico, arma semplicissima ed efficace.
- SMETTIAMOLA DI RAPINARE L’AFRICA DELLE SUE RICCHEZZE NATURALI E PAGHIAMO CON GIUSTIZIA LE SUE MATERIE PRIME.
Giusto, però lo sviluppo di un popolo non è anzitutto un problema di soldi e di macchine, ma, specie nel mondo moderno, un problema culturale ed educativo, di stabilità dei governi e di pace. Qualche anno fa la Banca mondiale rivelava che la Nigeria (paese ricchissimo per il petrolio) aveva un debito estero di 90 miliardi di dollari, ma i capitali nigeriani nelle banche svizzere ed europee erano circa 130 miliardi di dollari. L’Onu ha tentato di intervenire in Somalia per riportare la pace tra le etnie e le fazioni in guerra, con l’operazione “Restore Hope” del 1993-1995. Poi si è ritirata e la Somalia non ha più uno stato e un governo nazionale da 18 anni, è un paese allo sbando, rifugio dei “pirati del mare” e degli estremisti e terroristi islamici.
Lo sviluppo di un paese è essenzialmente un problema culturale-educativo e di pace, ma chi va ad educare? Ormai tutti lo ammettono e Giovanni Paolo II l’ha scritto nella “Redemptoris Missio” (n. 58) “Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi”. I missionari e i volontari cristiani creano sviluppo perché rimangono tutta la vita fra un popolo, ed educano. Ma diminuiscono di numero. Molti mandano aiuti e denaro, certamente provvidenziale, ma quanti giovani italiani consacrano la vita a Cristo per la missione alle genti e per aiutare davvero i popoli poveri condividendone la vita?

Fonte: Avvenire, 4 giugno 2009

5 - LA DOPPIA PERSONALITA' DEL DOTT.GIANFRANCO E MR.FINI

Fonte 19 maggio 2009

Singolare “intervista doppia” come quella delle Iene in cui però gli intervistati… sono la stessa persona!! Già, ecco come, alla stessa domanda, risponde Gianfranco Fini. O meglio, il dottor Gianfrank e Mr.Fini.
I brani del 1999, si riferiscono a una lettera che Fini scrisse al Corriere della Sera
PRESIDENTE FINI, COSA PENSA DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA DI BIOETICA? CREDE CHE SIA UN PROBLEMA CONFESSIONALE?
DOTT.GIANFRANCO: «Questa posizione non deriva da suggestioni confessionali, dal momento che non e' la fede ma la natura che affida a un atto personale e cosciente la trasmissione della vita»
 (2 febbraio 1999)
MR.FINI: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso»
 (19 maggio 2009)
COSA PENSA DELL’EUTANASIA?
DOTT.GIANFRANCO: «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida»
(7 dicembre 2006)
MR.FINI: «Un testo, quello sul biotestamento votato dal Senato, più da Stato etico che laico»
 (28 marzo 2009)
MR.FINI: «Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov'é il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla»
 (3 febbraio 2009)
PENSA CHE L’EMBRIONE SIA PERSONA UMANA E QUINDI VADA TUTELATA FIN DAL PRIMO ISTANTE, OPPURE VOTERÀ PER LA SUA MANIPOLAZIONE?
DOTT.GIANFRANCO: «Il riconoscimento che l' uomo e' persona fin dal primo istante, e come tale non e' strumentalizzabile da nessuno e per nessun motivo, deve diventare una base comune di condivisione per l' intera Europa, partendo dall' Italia»
 (2 febbraio 1999)
MR.FINI: Sul referendum sulla Procreazione assistita «andrò a votare ai referendum e credo voterò alcuni sì»
 (10 maggio 2005)
COSA PENSA DELLE CONVIVENZE?
DOTT.GIANFRANCO: La convivenza non può essere equiparata per tutto alla famiglia
 (2 febbraio 1999)
MR.FINI: «E' giusto rimuovere eventuali discriminazioni che negano i diritti individuali e personali dei cittadini che danno vita ad una unione di fatto»
 (4 gennaio 2007)
CHE TIPO DI LAICITÀ SI AUSPICA?
DOTT.GIANFRANCO: «Non aggressiva nei confronti della religione, aliena da degenerazioni laiciste e anticlericali, aperta al riconoscimento del ruolo attivo e positivo della Chiesa e ha  tra le sue radici, anche la dottrina sociale della Chiesa»
 (18 febbraio 2009)
MR.FINI: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso»

Fonte: 19 maggio 2009

6 - SECOLARIZZAZIONE E CROLLO DELLA CULTURA CRISTIANA

Fonte 12 Giugno 2009

Sull’“Osservatore Romano” di mercoledì 3 giugno u.s., sua Eccellenza mons. Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ha pubblicato un lungo intervento che ha tenuto ad un incontro con i Rettori dei seminari pontifici di Roma.
Si potrebbe dire che il vescovo e teologo francese applichi, pur senza nominarlo, il noto discorso di Benedetto XVI sulla doppia ermeneutica conciliare alla formazione sacerdotale e religiosa, mostrando come i seminaristi tendono ormai a superare la stagione post-conciliare secolarizzata, ma i loro formatori vi restino completamente legati. «Da molto tempo – scrive – sono convinto del fatto che la secolarizzazione sia diventata un termine-chiave per pensare oggi le nostre società, ma anche la nostra Chiesa.
La secolarizzazione rappresenta un processo storico molto antico, poiché è nato in Francia a metà del XVIII secolo, prima di estendersi all’insieme delle società moderne».
Queste parole potrebbero apparire scontate ma non lo sono: esiste infatti tra gli ermeneuti della discontinuità e tra i teologi del dissenso un apprezzamento della secolarizzazione che avrebbe non già danneggiato la fede, i costumi e la Chiesa, ma li avrebbe rinnovati e persino migliorati! Mons. Bruguès al contrario dice poco dopo che: «Qualunque sia la forma che ha assunto [estrema, alla francese o moderata, alla anglo-americana], la secolarizzazione ha provocato nei nostri Paesi un crollo della cultura cristiana».
La conseguenza di questo crollo è stata, a livello di formazione religiosa, la crescita esponenziale dell’analfabetismo spirituale al punto che il vescovo asserisce che: «I giovani che si presentano nelle nostre case di formazione [dunque coloro che sono interessati al sacerdozio o alla vita religiosa] non conoscono più niente o quasi della dottrina cattolica, della storia della Chiesa e dei suoi costumi». E se i futuri seminaristi hanno un backgroud cattolico quasi inesistente, che dire dei laici, catechisti, politici e membri dei movimenti ecclesiali?
Mons. Bruguès per far fronte a questa situazione critica propone un anno intero di seminario dedicato ad una sorta di propedeutica teologica a base del Catechismo della Chiesa cattolica da assimilare senza se e senza ma. Cosa senza dubbio valida e interessante. Poi si dovrebbe mettere in atto, più che una superspecializzazione tipica di certi ambiti teologici, «una formazione teologica sintetica, organica e che punta all’essenziale».
I termini scelti da sua Eccellenza ci paiono ottimi, soprattutto quando aggiunge che: «Questo implica, da parte degli insegnanti e dei formatori, la rinuncia a una formazione iniziale contrassegnata da uno spirito critico, come era stato il caso della mia generazione (…) e alla tentazione di una specializzazione troppo precoce». Per gli stessi motivi, cioè per evitare il criticismo, lo storicismo, l’intellettualismo, il prelato domenicano consiglia da subito «l’apprendimento della metafisica» giudicato «assolutamente indispensabile allo studio della teologia»: ce ne rallegriamo vivamente!
Adesso, secondo noi, viene il punto più interessante dell’analisi. Mons. Bruguès parla di due tipologie di seminaristi che bussano nei seminari cattolici negli ultimi decenni: una corrente detta di “composizione” e una detta di “contestazione”. Quelli della prima corrente sono coloro che vorrebbero comporre il cristianesimo colla modernità relativista: è la corrente «risultata predominante nel post-concilio».
Ma dagli anni Ottanta, e tanto più oggi, a predominare nettamente è la corrente di contestazione, cioè di coloro che potrebbero chiamarsi cattolici identitari e che vogliono un ritorno alla fede integrale, alla morale senza sconti e contestano la secolarizzazione senza scendere a patti e conciliazione. «Non mi sarebbe difficile – scrive il Vescovo – illustrare la contrapposizione che ho appena descritto con numerosi esempi». Ne facciamo noi uno solo: nella laica e secolarizzata Francia, un seminarista su 4 si prepara, in vista del sacerdozio, alla celebrazione della Messa Tradizionale di san Pio V e la proporzione, visti i numerosi ritorni alla Messa antica in giovani sacerdoti già ordinati, è destinata a modificarsi ancora in senso… opposto alle speranze dei novatori! Secondo Bruguès perfino le Università cattoliche, che dovrebbero essere tutte unite nella difesa della fede cattolica e opposte alla secolarizzazione, vivono una divaricazione del genere: «alcune giocano la carta dell’adattamento e della cooperazione con la società secolarizzata [tacendo per esempio i crimini della stessa, come l’aborto, il divorzio, la pornografia, il matrimonio omosessuale, etc.] (…) altre, d’ispirazione più recente, mettono l’accento sulla confessione della fede e la partecipazione attiva all’evangelizzazione».
Nonostante tanto buio, la luce si vede all’orizzonte, infatti «i candidati della prima tendenza sono diventati sempre più rari (…). I candidati della seconda tendenza sono diventati oggi più numerosi, ma esitano a superare la soglia delle nostre case, perché spesso non trovano ciò che cercano». Come mai, Eccellenza? «Mi è stato raccontato il caso d’un seminario francese in cui le adorazioni del Santissimo Sacramento erano state bandite da una buona ventina d’anni, perché giudicate troppo devozionali [!]: i seminaristi nuovi hanno dovuto battersi per parecchi anni per il loro ristabilimento, mentre alcuni formatori hanno preferito dare le dimissioni davanti a ciò che giudicavano come un “ritorno al passato”; cedendo alle richieste dei più giovani, avevano l’impressione di rinnegare ciò per cui si erano battuti per tutta la vita». La materia di riflessione è più che abbondante.

Fonte: 12 Giugno 2009

7 - IL PAPA PARLA DELLA TRINITA'
Mistero ragionevole che spiega come siamo fatti
Autore: Giacomo Samek Lodovici - Fonte: Avvenire, 9 giugno 2009

Davvero molto profondo e illuminante, nonostante la brevità, il discorso di Benedetto XVI che ha preceduto l’Angelus di domenica scorsa, festa della Trinità. Diceva il medievale Riccardo di san Vittore che, essendo impossibile essere felici da soli, e dato che Dio è la felicità assoluta, è ragionevole pensare che Dio non sia in se stesso una sola Persona, bensì che sia una comunione amorosa di Persone. In modo simile e complementare, il Papa ha  spiegato che Dio «Non vive in una splendida solitudine», bensì è una realtà di amore in cui «Tre Persone […] sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo». E, come ogni Persona divina è Relazione sussistente, così (anche dal punto di vista della fisica), sia nel macro­universo (i pianeti, le stelle, le galassie), sia nel micro-universo (le cellule, gli atomi, le particelle elementari), «In tutto ciò che esiste», ovviamente in modo diverso, «è in un certo senso impresso il 'nome' della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione». Ma Benedetto XVI ha sottolineato (nella logica dei De Trinitate; si pensi per esempio, a s. Agostino) che è soprattutto nell’uomo che si rintraccia il rinvio al Dio Uno e Trino: «La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati». E, se nei discorsi di Pasqua il Papa aveva attinto dalla fisica, dicendo che l’uomo in comunione con Dio può portare «il giorno di Dio» nelle notti della storia e sperimentare una «nuova forza di gravità» (quella della verità e dell’amore), domenica, con una suggestiva analogia, tratta dalla biologia, ha aggiunto che «l’essere umano porta nel proprio 'genoma' la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore». In tal modo, Benedetto XVI non solo ha indicato (ovviamente in breve) un argomento in favore della ragionevolezza della Trinità, ma ha altresì esposto una teologia da cui ricavare indicazioni esistenziali cruciali per l’essere umano. In effetti, l’infelicità è una condizione di solitudine durevole e continuativa: è vero che abbiamo bisogno di momenti in cui stare da soli, ma un uomo che non intrattiene mai relazioni significative con alcuno è terribilmente infelice. Ci sono uomini soli che vivono in pace con se stessi, ma la loro è meramente una condizione di assenza di turbamento, di eliminazione delle possibili ferite che possono derivare dagli altri.
Tuttavia, se forse è abbastanza chiaro che essere amati da qualcuno (e da Qualcuno) è necessario per essere felici, invece è molto meno chiaro che venire amati non è una condizione sufficiente per la felicità, che ci sfugge se non imitiamo le Persone divine, che si amano reciprocamente e amano l’uomo, ci sfugge se non amiamo a nostra volta: dunque, per essere felici, anche noi dobbiamo amare anzitutto Dio, e, poi, gli altri. Ma l’incomprensione diffusissima e anche la difficoltà, che determina il fallimento di molti rapporti amicali, affettivi e coniugali, riguarda proprio l’amore, che non è solo e principalmente trasporto, attrazione, 'stare bene insieme' (tutte cose che possono sovente venir meno e su cui è errato incentrare i rapporti interpersonali), bensì consiste nel volere e cercare il bene dell’altro, nel donarsi, come fa quel Dio-Trinità che, lo ha ricordato il Papa domenica, è amore «che incessantemente si dona».

Fonte: Avvenire, 9 giugno 2009

8 - OCCORRE RIBADIRLO
Fuori della Chiesa non c’e' salvezza
Fonte 4 Giugno 2009

Anzitutto, bisogna ribadire che Dio ha fondato una sola Chiesa, e l’ha fondata su Pietro: «Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt. 16,16-18). È per questo che il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce chiaramente: «La Chiesa una, santa, cattolica e apostolica è l’unica Chiesa di Cristo» (n° 811).
Un recente documento della Congregazione per la Dottrina della Fede insegna in merito: «Cristo ha costituito sulla terra un’unica Chiesa e l’ha istituita come comunità visibile e spirituale, che fin dalla sua origine e nel corso della storia sempre esiste ed esisterà, e nella quale soltanto sono rimasti e rimarranno tutti gli elementi da Cristo stesso istituiti. Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica. Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui» (Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa, 20 giugno 2007).
Al fine di evitare manipolazioni sul termine “sussiste”, adoperato nei documenti del Concilio Vaticano II, la Sacra Congregazione chiarisce che «questa espressione indica la piena identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica», e solo con essa.
Chi fa parte della Chiesa Cattolica? I suoi membri si distinguono per tre elementi: professione di una sola Fede ricevuta dagli Apostoli; celebrazione comune del culto divino, soprattutto dei sacramenti; obbedienza ai legittimi successori degli apostoli, cioè i vescovi, con a capo il Papa (Catechismo, n° 815). In assenza di uno di questi elementi, non si può parlare di appartenenza a l’unica Chiesa di Cristo.
Se la Chiesa Cattolica è l’unica vera Chiesa di Cristo, solo in essa possiamo trovare la pienezza dei mezzi di salvezza: «Solo per mezzo della cattolica Chiesa di Cristo, che è lo strumento generale della salvezza, si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza. In realtà al solo collegio apostolico con a capo Pietro crediamo che il Signore ha affidato tutti i beni della Nuova Alleanza, per costituire l’unico corpo di Cristo sulla terra» (Catechismo, n° 816).
L’appartenenza alla Chiesa Cattolica è, dunque, necessaria alla salvezza. Questo viene espresso dalla tradizionale formula «Fuori della Chiesa non c’è salvezza», riproposta dal Catechismo promulgato da Giovanni Paolo II.
 Leggiamo al n° 846: «Il santo Concilio insegna, appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, che questa Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo, presente per noi nel suo corpo, che è la Chiesa, è il Mediatore e la Via della salvezza; ora egli, inculcando espressamente la necessità della fede e del Battesimo, ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano mediante il Battesimo come per la porta. Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare».
Il che solleva un quesito molto delicato: cosa succede con i non cattolici? Qui entriamo in un terreno estremamente delicato, del quale nemmeno la Chiesa può giudicare (de internis nec Ecclesia), e che resta, in ogni singolo caso, nelle mani del Dio infinitamente buono e misericordioso.
Il Catechismo ricorda un concetto basilare della teologia cattolica, l’ignoranza invincibile: «Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l’influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna» (n° 847).
È il caso di persone che vivono in ambienti dove non giunge la buona novella di Cristo, o giunge in tal modo storpiata che è impossibile riconoscerla. Basta che seguano il dettame della loro coscienza, che cerchino di operare il bene e si pentano del male fatto perché anche a loro si possano applicare i frutti della redenzione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Fonte: 4 Giugno 2009

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