BastaBugie n°163 del 22 ottobre 2010

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1 APPENA SALVATO DALLA MINIERA DEL CILE, DICE: SONO STATO FRA IL DIAVOLO E DIO, MA ALLA FINE E' DIO CHE MI HA AFFERRATO
Conta questo: essere afferrati da Dio; nella fede di quegli uomini di fede rivedo mio padre minatore
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
2 NELLE MINIERE DEL CILE NESSUNA RISSA STILE REALITY SHOW, MA UN POPOLO CHE PREGA E SI AFFIDA A DIO
Che ci si muovesse per salvarli non è scontato: in Cina ogni anno muoiono tanti minatori e nessuno se ne occupa
Autore: Monica Mondo - Fonte: ilsussidiario.net
3 LA REPUBBLICA FESTEGGIA PER LA RIAPERTURA DEL PROCESSO CONTRO LA CHIESA SULLE ESENZIONI DALL'ICI
Ma il processo è già chiuso, anzi nemmeno aperto, e coinvolgerebbe anche le società sportive, le scuole, gli ospedali, ecc.
Autore: Umberto Folena - Fonte: Avvenire
4 APOLOGIA DELLA LEGGE 194: ADESSO BASTA!
Appello a tutto il mondo pro-life italiano: alziamoci in piedi per ripetere no all'aborto legale, senza se e senza ma
Fonte: Verità e Vita
5 IN TOSCANA L'ASSISTENZA RELIGIOSA CATTOLICA NEGLI OSPEDALI E' SOTTO ATTACCO
Ma a chi da fastidio la presenza dei sacerdoti nelle corsie?
Autore: Simone Pitossi - Fonte: Toscana Oggi
6 BENEDETTO XVI ISTITUISCE IL NUOVO PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Mons. Rino Fisichella sarà il presidente del nuovo dicastero per combattere la secolarizzazione e rievangelizzare l’Occidente
Fonte: Corrispondenza Romana
7 TRA I CINQUE COMPITI SPECIFICI DEL NUOVO PONTIFICIO CONSIGLIO, IL PAPA STABILISCE QUELLO DI PROMUOVERE L'USO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Consegnato ai fedeli nel 1992 da Giovanni Paolo II come testo di riferimento per la fede e per la nuova evangelizzazione
Autore: Gianni Cardinale - Fonte: Avvenire
8 LETTERE ALLA REDAZIONE: L'AFFETTO DEI NOSTRI LETTORI CI COMMUOVE
Ecco alcuni dei vostri messaggi da quando all'inizio di settembre siamo passati al nuovo sito internet
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie
9 OMELIA PER LA XXX DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 18,9-14)
Il fariseo e il pubblicano: chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato
Fonte: Il settimanale di Padre Pio

1 - APPENA SALVATO DALLA MINIERA DEL CILE, DICE: SONO STATO FRA IL DIAVOLO E DIO, MA ALLA FINE E' DIO CHE MI HA AFFERRATO
Conta questo: essere afferrati da Dio; nella fede di quegli uomini di fede rivedo mio padre minatore
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero, 14 ottobre 2010

Conosco gli uomini della miniera. Per una volta il mondo si è accorto di loro, laggiù in Cile, e subito la tv ne s’è impossessata: “ma io sono e voglio restare un minatore. Non trasformateci in star”, ha detto sanamente Mario Sepulveda, uno dei primi a riemergere dalle viscere della terra.
Mario ha anche urlato: “Questi incidenti non devono più succedere!”. Finalmente un uomo autentico.
Io li conosco perché sono nato in una famiglia di minatori, ho imparato dalla loro forza (anche nel dramma), dalla loro fede cristiana, dalla loro nobiltà. Conosco quell’allegria di naufraghi, di compagni che si dividono il pane, il sudore e il poco companatico.
Dentro la miniera cilena, fra i sepolti vivi, e sopra la miniera, fra i familiari, all’accampamento Esperança, si sono viste per settimane immagini della Madonna (con una statuetta di padre Pio) e bandiere del Cile, perché tutto quel Paese ha pregato e tutto quel Paese sente che gli uomini della miniera sono l’orgoglio della nazione, la sua dignità e la sua forza.
Sono cresciuto sulle ginocchia di uno di questi uomini, mio padre, ed è stato lui il mio orgoglio, la mia scuola di vita, la mia vera università, il mio “master a Oxford”.
Non mi ha insegnato l’inglese, ma mi ha insegnato la dignità, l’amore per la pittura del Trecento e per la musica, la fede cattolica e la passione per la libertà. Ho imparato da lui a non sopportare l’ingiustizia, l’ozio di chi ingrassa vizioso sul dolore di altri esseri umani.
E’ grazie a lui che non portai il cervello all’ammasso del conformismo rosso, negli anni del liceo, e non mi sono rincoglionito di chiacchiere o di droga. Neanche me lo potevo permettere: non avevo una lira in tasca e dovevo studiare (erano i figli di papà che potevano permettersi il lusso di fare i rivoluzionari, di non studiare o di sperperare soldi nella droga).
Grazie a mio padre non mi sono imborghesito nell’anima, perché so cosa vale nella vita (e non sono i soldi) e so che essere se stessi è il tesoro vero.
Qualcosa della rudezza “cafona” degli uomini della miniera, per fortuna, mi resta addosso e  – trovandomi a lavorare nel mondo finto degli intellettuali, delle televisioni, delle curie, dei salotti e dei moralisti farisei – c’è sempre un padre e un nonno minatore nel mio sangue che si ribella al conformismo, all’ingiustizia, all’ipocrisia e grida sbrigativamente: “ma andate a farvi fottere!”.
Quei volti sporchi di terra che vediamo nelle immagini dal Cile, quella loro nudità, sottoterra, dove si soffoca di caldo col 90 per cento di umidità, li conosco da quando ero piccolo. E anche la loro malinconia.
Mio padre me li raccontava con la sua faccia bella e scarna, con le sue poche parole, li rappresentava nei suoi quadri e li cantava come dei personaggi di Omero nella personale epica delle sue poesie che oggi mi tornano in mente – guarda un po’ – insieme ai versi di Neruda.
Mia madre per anni e anni è stata una delle ragazze che non sapevano se l’amore della sua vita, quel giorno, sarebbe stato inghiottito dalle profonde gallerie della miniera.
Mia madre è stata una delle donne che si trovava di colpo il cuore in gola quando per il paese correva la voce: “c’è stato un incidente alla miniera!”.
A mia madre è crollato il mondo addosso quella notte del febbraio 1953 in cui seppe che lui aveva avuto un incidente e che solo grazie al gelo della notte invernale non era morto dissanguato perché il sangue si era ghiacciato (ma il “mostro” aveva comunque mozzato una sua mano). Dovevano sposarsi di lì a poco.
Tutto il paese dove sono nato e cresciuto ricorda i giorni in cui la miniera inghiottì due compagni di mio padre. La stessa angoscia della povera gente del Cile. Perché la povera gente cristiana, a tutte le latitudini, si assomiglia.
Con quale tenerezza mia madre ricorda la gioia e l’orgoglio di mio padre, quando poté comprarsi una moto Iso e non dovette più andare, per cinque o sei chilometri, alla miniera a piedi o in bicicletta, di giorno e di notte, in tutte le stagioni.
Nella miniera di San José il più giovane dei 33 minatori è Jimmy Sanchez 19 anni. E’ uscito da quel tunnel sprizzando gioia. Guardando la sua faccia, bella di giovinezza, è impossibile non commuoversi. E’ ancora un ragazzo.
Ho pensato quanto avrei desiderato vedere mio padre quando, a 14 anni, ha cominciato a lavorare in miniera: lui era un bambino. Aveva l’età che adesso ha mio figlio (quanto vorrei fargli ereditare la sua dignità).
Mio nonno Adriano – quando arrivò mio padre a lavorare – era già in miniera da 10 anni. Ci sono rimasti tutti e due tanto tempo. Entrambi ne hanno avuto i polmoni compromessi.
Anche i minatori cileni, che oggi festeggiano – perché stavolta l’hanno scampata – con le loro mogli e i loro figli (ce n’è uno che ha due donne ad aspettarlo e sarà un problema dare spiegazioni) sanno che ogni salvataggio è sempre precario ed effimero.
Laggiù i corpi si impastano col carbone e il fango e la terra li considera ormai suoi. A volte se li riprende senza neanche aspettare che crepino, con un’esplosione di grisù. Ma altre volte li richiama a distanza di anni. Una chiamata che gronda ingiustizia.
I polmoni di mio padre a 80 anni erano pieni di quella polvere di carbone che aveva respirato per decenni: aveva ormai la miniera nelle carni, nel sangue, nelle ossa, nelle fibre. Il suo killer ce l’aveva addosso da una vita.
La miniera è una matrigna che non perdona: ti ha nutrito con qualche povero tozzo di pane, ma prima o poi reclama il suo diritto di ammazzarti. Anche a distanza di tempo.
Così mio padre se lo è portato via il 21 maggio del 2007. Non si può morire a maggio, mi dico sempre. Ma la miniera non conosce stagioni, non ha riguardi nemmeno per la primavera: laggiù sotto è sempre lo stesso bestiale inverno di fuoco.
Così la miniera ha ammazzato mio padre dopo anni. Ma forse anche gli ha risparmiato lo strazio di vivere il dramma di mia figlia Caterina.
Questo s’impara dagli uomini della miniera, che la vita è una lotta e non una vacanza alle Maldive, che è inevitabile sporcarsi di terra e di carbone (cosa che non capita alla settimana bianca, né all’Accademia), che la vita è fragile ed effimera, che un Altro ce l’ha data e lui ha pietà di noi perché è Padre.
Uno dei minatori ha detto: “sono stato fra il diavolo e Dio, ma alla fine è Dio che mi ha afferrato”. Conta questo: essere afferrati da Dio. E conta la dignità con cui si vive. Dagli uomini della miniera si capisce che è bello avere Dio e avere accanto dei fratelli con cui condividere il pane e l’avventura dell’esistenza.

Fonte: Libero, 14 ottobre 2010

2 - NELLE MINIERE DEL CILE NESSUNA RISSA STILE REALITY SHOW, MA UN POPOLO CHE PREGA E SI AFFIDA A DIO
Che ci si muovesse per salvarli non è scontato: in Cina ogni anno muoiono tanti minatori e nessuno se ne occupa
Autore: Monica Mondo - Fonte: ilsussidiario.net, 15 ottobre 2010

La vicenda dei minatori cileni ha molto da insegnare. Quegli uomini hanno dimostrato una tenuta fuori dal comune, coraggio, generosità, perfino una dose di incredibile sprezzatura. Potevano maledire, incolpare, commiserare; era quasi ovvio che potessero litigare per un boccone di tonno, per uscire prima, semplicemente per dar sfogo alla paura e alla rabbia.
Ci siamo abituati a risse invereconde tra i reclusi in Case e Isole del reality show, e non si trattava che di spettacoli e giochi. I minatori di  San José non hanno perso la testa, hanno collaborato e lavorato, sopportato disagi, buio, isolamento e angoscia, con docilità e fermezza.
Da dove viene quest’animo saldo, questa semplice e tenace fiducia negli uomini che li ha sorretti? La speranza per noi è troppe volte un oscuro affidamento al fato, uno “speriamo bene” scaramantico, per allontanare i cattivi pensieri. La speranza non esiste se non fonda su una certezza.
«Laggiù ho litigato con Dio e col diavolo. Hanno litigato per avermi. Dio ha vinto, io ho preso  la sua mano, la migliore. Non ha mai vacillato la mia certezza che Dio mi avrebbe tirato fuori».
Una frase che sembra saltar fuori dalle pagine di Lewis, o di Bernanos, ed è di uno sconosciuto lavoratore del Cile profondo, che non conosce filosofia e letteratura.
Così Mario Sepulveda, il più tosto, quello che teneva i contatti con la terra di sopra,  e forse col Cielo. Quello che, si è capito, tutti quanti hanno riconosciuto come guida autorevole e capace di confortare, organizzare, dare la carica. Un testimone, che sapeva dare certezza, perché lo sappiamo, abbiamo bisogno sempre, ma qualche volta di più, di una mano che ci tiene per mano, una guida che ci aiuta a brancolare nel buio.
Non conta avere una fede o no, le sue parole sono un pungolo per tutti e per ciascuno. Perché è di tutti la lotta col diavolo, la possibilità di dire sì o no a Dio, e fondare su di Lui la nostra speranza.
I minatori cileni potevano contare su un popolo: i familiari, certo, ma di più, la gente, quella che viene evocata di solito come carne anonima da sondaggi. “La gente pensa”, “la gente  dice”. La gente prega, spera, si commuove e lavora con te. Un popolo è così, una comunità  è così, non si distrae, non ti corre accanto distratta e indifferente, ti si fa intorno, si china su quel buco interminabile perché tu sappia che ti si vuol bene. Riesce a contagiare perfino i politici, dimentichi delle campagne elettorali e per poco forse, ma con sincerità, felici di sventolare la bandiera di una patria che ha fatto di tutto per salvare i suoi figli.
Non è scontato. In Cina ogni anno muoiono decine e decine di minatori inghiottiti dalla terra,  e nessuno se ne occupa, nessuno lo sa. Anche qui, un popolo trova nelle sue radici l’unione e la coscienza di una diversità. Possiamo storcere il naso per la loro fede semplice e venata di superstiziosi riti, ma quello è un popolo cristiano.
E infine: suona fuori luogo, questa volta, l’ennesima lamentazione sui media che rincorrono l’emozione in diretta, che piantano tende e telecamere per aspettare che l’evento si compia. Ci si sono allenati i commentatori più autorevoli, nello sdegno snobistico per la tv che scava tra storie volti lacrime. Ma diamine, queste sono facce e pianti  e sorrisi veri.
Tutto il mondo voleva sapere, voleva vedere, essere lì. Ci siamo sentiti tutti padri, madri, sorelle e figli di quegli uomini. Volevamo vederli uscire uno ad uno, conoscerli.  Senza dibattiti, senza analisi. Lasciarci commuovere. Muovere la nostra testa e il cuore, per una volta, alla grandezza degli uomini, che sa stupire.

Fonte: ilsussidiario.net, 15 ottobre 2010

3 - LA REPUBBLICA FESTEGGIA PER LA RIAPERTURA DEL PROCESSO CONTRO LA CHIESA SULLE ESENZIONI DALL'ICI
Ma il processo è già chiuso, anzi nemmeno aperto, e coinvolgerebbe anche le società sportive, le scuole, gli ospedali, ecc.
Autore: Umberto Folena - Fonte: Avvenire, 15 ottobre 2010

La Commissione europea di Bruxelles riapre un caso già archiviato: le esenzioni dal pagamento dell’Ici riconosciute alla Chiesa, come ad altri enti non commerciali, sono contrarie alle regole Ue di libera concorrenza? Lo fa perché "costretta", ossia per non doversi sottoporre al giudizio del Tribunale del Lussemburgo, presso il quale era stato fatto ricorso. Per questo chiede al governo italiano di fornire «prove sufficienti» del contrario. In questi termini la Commissione ha annunciato ieri l’apertura di una «indagine approfondita» – che si concluderà con la chiusura formale e definitiva della vicenda, o con una procedura d’infrazione per aiuti di Stato illegittimi – dando al governo due mesi per fornire spiegazioni. «Il governo italiano – afferma una nota di ieri della Farnesina – è convinto di poter dimostrare in maniera chiara e definitiva alla Commissione le buone e fondate ragioni che giustificano la disciplina cointestata, la quale non determina una violazione a favore delle proprietà ecclesiastiche della normativa europea sugli aiuti di Stato». (F.Ser.)
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Un vizio di forma. Per un caso analogo, la Commissione europea era stata appena condannata dal Tribunale del Lussemburgo. Non gradendo una seconda condanna, ieri ha riaperto il caso già archiviato, per una "verifica". Nessun "processo", come ieri con il suo consueto eccesso di entusiasmo anticlericale titolava "La Repubblica", l’organo di stampa di Carlo De Benedetti che già tre anni fa aveva imbastito un’estenuante ed approssimativa inchiesta sui "Soldi del vescovo", vergognosamente zeppa di errori e falsi. Nessun "processo" ma una "verifica", al termine della quale ci sarà la chiusura formale e definitiva della vicenda o l’avvio di un procedimento di infrazione.
La questione è stravecchia, riguarda Ici e Ires e viene rispolverata dai soliti noti militanti radicali, capitanati dall’ex europarlamentare Maurizio Turco. Dovessero spuntarla loro, finirebbero per pagare l’Ici tutti gli enti non commerciali che corrispondono a queste otto tipologie: attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali e sportive, nonché di religione e di culto. Nelle loro attività è inevitabile che vedano circolare del denaro; ma il loro fine non è mai di lucro. Inoltre hanno un preciso vincolo: gli eventuali avanzi di gestione devono essere reinvestiti nell’attività di utilità sociale svolta dall’immobile.
Per capirci, se l’attacco radicale avesse buon esito finirebbero per pagare l’Ici anche le mense per i poveri, le case per ferie e gli oratori. Ma l’assalto indiscriminato, con l’accusa di "aiuti di Stato" contrari al principio di concorrenza, riguarderebbe un’infinità di altri soggetti, tra cui le onlus, le associazioni sportive dilettantistiche, le associazioni di volontariato, le fondazioni che operano nel campo dell’assistenza. In altri termini, tutti gli enti non commerciali.
Se questa è la forma, la sostanza è che tutti questi soggetti svolgono attività ritenute socialmente utili. Da esse lo Stato e la comunità civile ricevono un vantaggio sociale ed economico superiore, anche in termini di risparmio di risorse, al mancato introito delle tasse corrispondenti.
Vicenda vecchia e già chiusa, anzi nemmeno aperta, si diceva. Ma l’archiviazione tout court della denuncia è una modalità adottata sì, e tuttavia non formalmente prevista dal regolamento della Commissione europea. Che quindi si è vista "costretta" a riaprire la verifica. Lo Stato italiano avrà 18 mesi per fornire le informazioni richieste, e a quel punto ci sarà o la chiusura formale o la procedura per infrazione.
Al di là della vicenda nuda e cruda, destinata secondo logica a concludersi con l’archiviazione, a destare stupore è l’accanimento con cui un certo laicismo anticattolico cerca sistematicamente di smantellare le forme di presenza della Chiesa sul territorio, con le sue attività educative e formative (scuole ed oratori), sanitarie (ospedali e centri di accoglienza per tossicomani e malati terminali), culturali e sportive. La strategia è di far passare le energie – umane ed economiche – messe in campo dalla Chiesa a vantaggio dell’intera società italiana come il loro esatto contrario, una sorta di "regalo" e di privilegio da parte della società nei confronti della Chiesa.
La stessa strategia, finora ampiamente perdente, è stata attuata tre anni fa quando si cercò di far credere che la grande maggioranza della porzione di otto per mille destinata dagli italiani alla Chiesa non tornasse – come accade, direttamente o indirettamente – agli italiani stessi, ma finisse per foraggiare la "burocrazia ecclesiale", o addirittura finisse al Vaticano, confuso volutamente con la Chiesa italiana.
Una Chiesa che, anziché servire, si fa servire. Anziché mettersi a disposizione della società, gode di indebiti privilegi: è la tesi, dalle forti venature ideologiche, che sottostà anche all’offensiva che passa dall’Europa e cerca di mettere sotto accusa lo Stato italiano, reo di "ledere la libera concorrenza" favorendo Chiesa, onlus, società sportive dilettantistiche, associazionismo e volontariato.

Fonte: Avvenire, 15 ottobre 2010

4 - APOLOGIA DELLA LEGGE 194: ADESSO BASTA!
Appello a tutto il mondo pro-life italiano: alziamoci in piedi per ripetere no all'aborto legale, senza se e senza ma
Fonte Verità e Vita, 4 Ottobre 2010

I cattolici difendono la legge 194. Sembra essere questo l'esito sconcertante del processo di “digestione” della legge abortista da parte della società italiana. Nel 1978, la legalizzazione dell'aborto fu duramente condannata dalla Chiesa e dalla conferenza episcopale. La presenza nel mondo cattolico di frange abortiste e la schiacciante sconfitta nel referendum del 1981 non modificarono un dato di solida realtà: e cioè che la Chiesa condannava senza appello ogni legge che legittimasse l'uccisione volontaria di un innocente non ancora nato. Dottrina che è rimasta ovviamente immutata.
Ma da qualche anno lo scenario politico, culturale e pastorale si è capovolto in maniera inquietante, come Verità e Vita denuncia quasi in solitudine: dal mondo cattolico e da suoi autorevoli esponenti provengono sempre più spesso parole di elogio per la legge 194 del 1978. E' successo nei giorni scorsi, durante il convegno nazionale dei Medici cattolici, quando alcune voci autorevoli hanno intonato l'ennesima apologia appassionata della via italiana legale all'aborto.
Un medico cattolico ha spiegato che la legge 194 non introduce il diritto ad abortire, ma ha lo scopo di evitare l'aborto clandestino e di tutelare così la salute della donna. E un autorevole politico che fa parte del Governo ha rincarato la dose, spiegando che oggi dobbiamo difendere la legge 194, cioè difendere il fatto che si abortisca nelle strutture pubbliche. E lo stesso politico ha precisato che questa legge non è eugenetica.
Proviamo a riassumere questo impressionante compendio apologetico della legge italiana sull'aborto: bisogna difendere la legge 194; l'aborto legale è meglio dell'aborto clandestino, perché almeno si abortisce nelle strutture pubbliche e le donne non rischiano; la legge 194 è una legge a favore della maternità e della vita umana, è solo questione di saperla leggere bene; la legge 194 non è eugenetica.
I fatti smentiscono questa descrizione idilliaca della legge 194: 5 milioni di vittime innocenti, la diffusa convinzione sociale che l'aborto sia un diritto della donna, l'eliminazione ormai quasi sistematica di nascituri difettosi mediante la diagnostica prenatale.
Ma ciò che più ci inquieta è l'assoluto, assordante silenzio sulle vittime di questa legge. Si parla della donna, della preferibilità delle strutture pubbliche, della bruttezza dell'aborto clandestino: i medesimi contenuti che riempivano i discorsi del fronte abortista prima e durante la legalizzazione. Questi cattolici si sono ridotti a dire le stesse cose che negli anni Settanta campeggiavano nei manifesti del Pci, del Psi, del partito radicale. E a tacere, imbarazzati, sul protagonista silenzioso: il concepito che viene ucciso a norma di legge.
Verità e Vita ritiene che non si possa più tacere di fronte a questo clamoroso tradimento della verità, e chiede a tutte le associazioni pro life italiane di far sentire la propria voce. Alziamoci in piedi e facciamoci sentire: la 194 è una legge intrinsecamente iniqua, e noi non possiamo difenderla. Mai.

Fonte: Verità e Vita, 4 Ottobre 2010

5 - IN TOSCANA L'ASSISTENZA RELIGIOSA CATTOLICA NEGLI OSPEDALI E' SOTTO ATTACCO
Ma a chi da fastidio la presenza dei sacerdoti nelle corsie?
Autore: Simone Pitossi - Fonte: Toscana Oggi, 14/10/2010

L'assistenza religiosa cattolica negli ospedali è sotto attacco, in Toscana e non solo. Ma a chi è che da fastidio la presenza dei sacerdoti nelle corsie? Primo, il consigliere regionale socialista Pieraldo Ciucchi, appartente al gruppo misto. In un’interrogazione ha chiesto di chiudere la convenzione tra Regione Toscana e Conferenza episcopale toscana  per la disciplina del servizio di assistenza religiosa cattolica nelle strutture di ricovero delle Asl per un «principio di equità e laicità». Poi è stata la volta della Federazione della Sinistra e dei Verdi. Che per bocca del capogruppo Monica Sgerri e del consigliere Mauro Romanelli  ha prima chiesto numeri e costi dell’assistenza religiosa. E poi ha convocato una conferenza stampa per chiedere il «blocco immediato» della convenzione perché, a loro avviso, troppo onerosa per la Regione e, in secondo luogo, per istituire un servizio volontario aperto anche ad altre religioni. Come se non bastasse, alcuni deputati Radicali hanno presentato un’interrogazione al Parlamento italiano.
E l’azione si sta allargando anche ad alcuni consigli comunali. Insomma, si tratta di una vera e propria strategia. Animata sì da piccoli gruppi politici, ma che mira a mettere in discussione questo servizio.
Una prima risposta è arrivata dalla Conferenza Episcopale Toscana. Nel comunicato dell’ultima assemblea i Vescovi Toscani hanno ribadito «l’importanza di questa presenza stabilita da una legge dello Stato e il sostegno a coloro che a vario titolo garantiscono una vicinanza e un conforto spirituale ai malati e ai sofferenti».
Ma questa materia come è regolata? A spiegarlo è padre Renato Ghilardi, incaricato regionale per la Cet della pastorale sanitaria. Padre Ghilardi ha seguito direttamente l’iter della convenzione fin dalla sua origine. «Nell’attuale protocollo deliberato dalla Giunta regionale il 3 dicembre 2007 e sottoscritto dalla Regione e dalla Cet il 1° aprile 2008 – spiega il religioso – si definiscono diritti e doveri degli assistenti religiosi che sono assunti a ruolo o a convenzione e viene data più certezza rispetto al passato in materia di locali per le funzioni del culto cattolico. Il protocollo di intesa scaturisce dalla normativa statale e regionale in materia e trova supporto anche nella legge 21 del 1985 che ratifica l’accordo tra Repubblica italiana e Santa Sede, accordo che ha modificato il Concordato del 1929». Nel Concordato del 1984, all’art. 11, è detto che i pazienti ricoverati in ospedale hanno «diritto alla libertà di culto e che alla loro assistenza spirituale provvedono ecclesiastici nominati dalle autorità italiane competenti, su designazione delle autorità ecclesiastiche». La formale istituzionalizzazione del servizio di assistenza, tuttavia, proviene dalla legge 833/78 sulla riforma della sanità in Italia.
Da sottolineare, secondo padre Ghilardi, che la Toscana è stata la prima regione in Italia a concordare ed approvare un protocollo per l’assistenza religiosa: questo documento porta la data del 16 dicembre 1987. «In Toscana – spiega – il protocollo è stato via via rinnovato. Le altre Regioni e Conferenze episcopali hanno stipulato successivamente anologhi protocolli».
La convenzione prevede che l’assistente religioso sia indicato dal Vescovo e poi nominato dalla Asl. In Toscana sono una settantina, «quasi tutti incaricati dell’assistenza religiosa in regime convenzionale» sottolinea padre Ghilardi. E sono «totalmente dediti ai malati ai quali portano il conforto della fede, ogni giorno, 24 ore su 24, essendo obbligati a rendersi reperibili in ogni momento».
I servizi sono vari. Prima di tutto l’«assistenza spirituale e religiosa dei malati attraverso la visita nei reparti che comprende innanzitutto l’accompagnamento vissuto mediante la relazione di aiuto, i momenti di preghiera personale e comunitaria, la proposta e la celebrazione dei sacramenti della Riconciliazione, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi». Poi, continua padre Ghilardi, c’è il sostegno ai familiari dei malati sia con l’aiuto umano che spirituale. Infine c’è la collaborazione e il sostegno con il personale sanitario medico e infermieristico che opera nell’ospedale.
E i malati apprezzano questo tipo di servizio. «In trenta anni di lavoro negli ospedali – sottolinea padre Ghilardi, anche lui attualmente assistente religioso nell’Azienda sanitaria di Firenze – in un solo caso mi è capitato di aver trovato un rifiuto della relazione. Rifiuto che poi, in seguito, si è trasformato in accoglienza e amicizia. In ospedale è importante aiutare il malato a sentirsi ancora una persona in un ambiente che lo interpella ormai in maniera parziale solo per i bisogni del suo corpo malato, ma non tiene conto delle esigenze del suo spirito. E poi si tratta di ridargli fiducia e speranza. Questa è la nostra opera che ogni giorno cerchiamo di portare avanti. Spesso ci troviamo anche a dare risposte a situazioni di estrema povertà: molte volte abbiamo procurato vestiti ai ricoverati e abbiamo dato un aiuto anche a parenti bisognosi dei malati».
Ovviamente, in Consiglio regionale non mancano le prese di posizione a favore dell’assistenza religiosa negli ospedali. I cattolici del Pdl, del Pd e l’Udc hanno confermato che si tratta di un servizio fondamentale. «Ci sembra pretestuoso – ha detto in particolare il capogruppo Udc Giuseppe Del Carlo – il perdurare della pseudo-denuncia contro il presunto scandolo dei sacerdoti in corsia. Puntare il dito contro quelle poche persone che ogni giorno portano conforto spirituale e non solo ai pazienti negli ospedali toscani ci sembra una provocazione evitabile. I mali e gli sprechi della sanità sono ben altri».
Il presidente Enrico Rossi risponderà ufficialmente in aula. Intanto però ha già dichiarato che «sull’assistenza religiosa ai malati rispetteremo le convenzioni e gli accordi che la Regione firma con la Conferenza episcopale toscana fin dal 1985». «La stragrande maggioranza dei toscani – ha concluso il presidente – è cattolica e l’assistenza religiosa dev’essere garantita, in coerenza con il Concordato. Voglio anche ricordare che non abbiamo mai negato l’accesso alle altre confessioni».

Fonte: Toscana Oggi, 14/10/2010

6 - BENEDETTO XVI ISTITUISCE IL NUOVO PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Mons. Rino Fisichella sarà il presidente del nuovo dicastero per combattere la secolarizzazione e rievangelizzare l’Occidente
Fonte Corrispondenza Romana, 15/10/2010

Si chiamerà Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione e sarà affidato a mons. Rino Fisichella il nuovo dicastero della Curia Romana istituito da Benedetto XVI con il motu proprio Ubicumque et semper presentato il 12 ottobre 2010. «Il Consiglio – recita l’Art. 1-§ 2 del motu proprio – persegue la propria finalità sia stimolando la riflessione sui temi della nuova evangelizzazione, sia individuando e promuovendo le forme e gli strumenti atti a realizzarla». Tra i compiti principali dell’organismo – che è «al servizio delle Chiese particolari, specialmente in quei territori di tradizione cristiana dove con maggiore evidenza si manifesta il fenomeno della secolarizzazione» (Art. 2) – sono indicati nell’Art. 3:
«Approfondire il significato teologico e pastorale della nuova evangelizzazione; Promuovere e favorire, in stretta collaborazione con le Conferenze Episcopali interessate, che potranno avere un organismo ad hoc, lo studio, la diffusione e l’attuazione del Magistero pontificio relativo alle tematiche connesse con la nuova evangelizzazione;
Far conoscere e sostenere iniziative legate alla nuova evangelizzazione già in atto nelle diverse Chiese particolari e promuoverne la realizzazione di nuove, coinvolgendo attivamente anche le risorse presenti negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica, come pure nelle aggregazioni di fedeli e nelle nuove comunità; Studiare e favorire l’utilizzo delle moderne forme di comunicazione, come strumenti per la nuova evangelizzazione; Promuovere l’uso del Catechismo della Chiesa Cattolica, quale formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo».
Nel ribadire che «la missione evangelizzatrice, continuazione dell’opera voluta dal Signore Gesù, è per la Chiesa necessaria ed insostituibile», il Santo Padre rileva come oggi «uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo». Si tratta dei paesi del cosiddetto “Primo Mondo”, ove «il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose situazioni di povertà e di miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta “come se Dio non esistesse”», con una «preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell’uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale».
Il risultato è un «deserto interiore che nasce là dove l’uomo, volendosi unico artefice della propria natura e del proprio destino, si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose». «Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni una forza di autentica libertà.
Certamente urge dovunque rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali che vivono in questi paesi e in queste nazioni». I territori cristiani necessitano di un nuovo «slancio missionario», dice il Pontefice e conclude: «alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l’inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita».

Fonte: Corrispondenza Romana, 15/10/2010

7 - TRA I CINQUE COMPITI SPECIFICI DEL NUOVO PONTIFICIO CONSIGLIO, IL PAPA STABILISCE QUELLO DI PROMUOVERE L'USO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Consegnato ai fedeli nel 1992 da Giovanni Paolo II come testo di riferimento per la fede e per la nuova evangelizzazione
Autore: Gianni Cardinale - Fonte: Avvenire, 13 ottobre 2010

Presentando i compiti specifici del nuovo Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, il presidente, l’arcivescovo Rino Fisichella ha sottolineato che «risulta essere qualificante» quello di «promuovere l’uso del Catechismo della Chiesa cattolica, quale formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo». E il presule ha ricordato che nel 2012 ricorrerà il ventesimo anniversario della sua pubblicazione. Era infatti proprio l’11 ottobre del 1992 quando Giovanni Paolo II consegnò ai fedeli di tutto il mondo il Catechismo della Chiesa cattolica, presentandolo come «'testo di riferimento' per una catechesi rinnovata alle vive sorgenti della fede». Il testo era il frutto di un lungo lavoro di redazione nato in seguito all’auspicio espresso nel 1985 dall’Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi - dedicata ai vent’anni del Concilio Vaticano II - perché venisse composto un catechismo di tutta la dottrina cattolica sia per la fede che per la morale. Lavoro di redazione che aveva avuto la supervisione di una commissione cardinalizia presieduta dall’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger. Nel 1997 venne poi pubblicata l’editio typica, in latino, del Catechismo. Nell’occasione Giovanni Paolo II ribadì la finalità fondamentale dell’opera: «Porsi come esposizione completa e integra della dottrina cattolica, che consente a tutti di conoscere ciò che la Chiesa stessa professa, celebra, vive, prega nella sua vita quotidiana». In seguito poi ad una richiesta del Congresso catechistico internazionale del 2002 Giovanni Paolo II decise di istituire nel 2003 una nuova commissione cardinalizia, sempre presieduta da Ratzinger, per l’elaborazione di un Compendio sintetico del Catechismo. Nel giugno 2005 Benedetto XVI, come primo atto significativo del proprio pontificato, promulgava il Compendio che era stato compilato in forma di domanda e risposta. Viste queste premesse quindi non può sorprendere che il Catechismo della Chiesa cattolica venga indicato come uno strumento «qualificato» per la 'nuova evangelizzazione'.

Fonte: Avvenire, 13 ottobre 2010

8 - LETTERE ALLA REDAZIONE: L'AFFETTO DEI NOSTRI LETTORI CI COMMUOVE
Ecco alcuni dei vostri messaggi da quando all'inizio di settembre siamo passati al nuovo sito internet
Autore: Giano Colli - Fonte: Redazione di BastaBugie, 20 ottobre 2010

Da quando siamo passati al nuovo sito internet www.bastabugie.it molti dei nostri affezionati lettori ci hanno scritto per ringraziarci. Siamo noi della redazione a dover ringraziare tutti voi per il vostro calore. È per noi lo stimolo ad andare avanti con la responsabilità di cui ci fate carico.
Se vuoi aiutarci concretamente con un aiuto economico o inviandoci le e-mail dei tuoi amici, clicca qui per sapere come fare:
http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=vuoi_aiutarci

Ecco dunque alcuni dei vostri graditi messaggi:

Carissimi,
ricevo la newsletter di BASTABUGIE e visiono adesso il nuovo sito: che spettacolo!
BRAVI! Complimenti per le vostre preziose attività!
Giovanni

Davvero un bel sito!!!!
Alessio

Grazie del lavoro che fate!
Paola

Grazie per tutto quello che fate.
Vorrei mandarvi un piccolo contributo spese. Dove e come? Grazie.
Andreina (Vs. fedele lettrice/propagandista)

Carissimi,
avanti così! Bastabugie, fatevelo dire, è una refrigerante boccata d’aria fresca nel nostro pigro, pigrissimo circo mediatico. Vive cordialità
Valerio

Vorrei  ricevere la vs mail. fate veramente un ottimo lavoro!! grazie!!
Cristina

Grazie del vostro interessante bollettino! Continuate pure ad inviarlo e lo promuoverò fra gli amici
Luigi

Non si può spegnere la voce della coscienza : l'ultima frontiera del relativismo che vorrebbe spegnere... essere quindi martiri non solo per non rinnegare la fede ma oggi  anche la coscienza e la legge naturale è un dovere sacrosanto...questa è la vostra...nostra strada..avanti tutta ..GESU' VIA..VERITA' E VITA CI ACCOMPAGNA...PACE E BENE CRISTO REGNI
massimo

Cara redazione,
felice di avervi incontrata nel web dopo avervi conosciuta a luglio, volevo congratularmi con voi e dirvi che condividendo i vostri articoli su facebook. Molti miei amici hanno preso posizione in vostro favore.
Un abbraccio e buon cammino verso la VERA SINCERITA'
Giusy

Mi complimento per il vostro servizio a favore della libertà senza compromessi di sorta come quello di seguire l'ideologia dominante cioè il "politically correct"!
Domenico

Ave Maria! Desidero ringraziarvi per il lavoro utilissimo che state facendo ed invoco su di voi copiose benedizioni. L'Immacolata vi custodisca...
Donato

Vi mando un caloroso e sentito ringraziamento per questo magnifico sito di CULTURA VERA E CORAGGIOSA. La battaglia culturale delle IDEE CHE NASCONO DALLA VERITA' è oggi  un appuntamento assolutamente prioritaria. Vi darò il mio piccolo aiuto anche materiale. un buon lavoro ragazzi e forza e coraggio proseguite nella buona battaglia. saluti
Corrado

Sono nuovo a leggere basta bugie vi posso solo dire che mi piace molto continuate cosi. Grazie.
Ennio

Solo per dirvi che state facendo secondo me un ottimo lavoro!!!! Bravi!!! :-) Vi leggo sempre molto volentieri!
Samuele

Grazie.  E' veramente molto interessante.  Lo inoltrerò alle persone che conosco. Buon lavoro.
Maria

Noi saremo presto fermati dal tempo. Ma voi giovani no. Non vi fermate. E' un consiglio da appuntare, sinnò ve meno!
Sandro

Cari amici,
tante grazie per le notizie. Vi auguro tante belle cose.
Giuditta

Complimenti per quello che fate. Un caro saluto
Luigi

Fonte: Redazione di BastaBugie, 20 ottobre 2010

9 - OMELIA PER LA XXX DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - (Lc 18,9-14)
Il fariseo e il pubblicano: chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato
Fonte Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24 ottobre 2010)

La scorsa domenica abbiamo riflettuto sulla necessità di pregare sempre senza stancarci mai. Ora meditiamo su come dovrà essere la nostra preghiera per risultare particolarmente gradita al Cuore di Gesù. Le letture di oggi ci insegnano che, prima di tutto, la nostra preghiera dovrà essere umile. Il Libro del Siracide afferma con chiarezza: «La preghiera del povero attraversa le nubi né si quieta finché non sia arrivata; non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto» (35,17-18). Per povero si intende l’umile di cuore che ripone la sua speranza non in se stesso ma in Dio.
Oltre a questa povertà di spirito, la prima lettura ci insegna che dobbiamo usare la carità verso il prossimo per trovare la benevolenza di Dio. Il testo, infatti, afferma: «Chi [...] soccorre [la vedova] è accolto con benevolenza, la sua preghiera arriva fino alle nubi» (Sir 35,20). A quei tempi la condizione della vedova, come pure quella dell’orfano, era molto difficile. Per questo motivo, aiutare l’orfano e la vedova era considerato un grande gesto di carità. Queste parole ci insegnano che se vogliamo essere esauditi da Dio, a nostra volta, dobbiamo esaudire la supplica di chi è nel bisogno. Se, al contrario, chiudiamo il nostro cuore di fronte a queste situazioni, come possiamo pretendere di essere ascoltati da Dio?
Si racconta che sant’Anselmo era sempre molto caritatevole verso i poveri e, a chi gli diceva che era fin troppo buono, egli rispondeva: «Ascolto sempre quelli che mi domandano qualcosa, nella speranza che anche Dio esaudisca sempre le mie preghiere».
Ecco dunque un modo molto concreto per migliorare nella nostra preghiera e per essere esauditi facilmente da Dio: essere umili e caritatevoli.
Ma è soprattutto il Vangelo che ci insegna la necessità di essere umili. Il brano di oggi ci presenta la scena di due uomini che andavano a pregare al tempio. Uno era fariseo, l’altro pubblicano. Il fariseo era molto superbo, era pieno di sé, come diremmo noi. Si sentiva perfetto nell’osservanza della legge mosaica e guardava con disprezzo gli altri uomini che, secondo lui, erano ladri, ingiusti e adulteri. Soprattutto disprezzava quel pubblicano che era salito con lui al tempio. I pubblicani erano considerati peccatori della più infima specie. Essi erano scesi a compromesso con l’odiato potere straniero e riscuotevano per esso le tasse, ricorrendo a raggiri e frodi per estorcere denaro a suo favore. Come minimo, si diceva che un pubblicano era un uomo senza onore e senza morale.
Il pubblicano della parabola si sentiva fortemente peccatore di fronte a Dio, rimaneva in fondo al tempio, non osava neppure alzare lo sguardo e ripeteva: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» (Lc 18,13). Ebbene, conclude Gesù: «Questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» (Lc 18,14).
Per essere ascoltati da Dio, la preghiera del pubblicano – «O Dio, abbi pietà di me peccatore» – deve diventare anche la nostra preghiera. Purtroppo lo spirito farisaico è ancora oggi più vivo che mai. Tante volte ci si sente a posto, ci si ritiene dei buoni cristiani per il solo fatto di andare alla Messa di domenica e di fare un po’ di volontariato. Ma non ci si accorge, o meglio, non ci si vuole accorgere, dei molti peccati che gravano sulla nostra coscienza. Non si pensa che, agli occhi di Dio, buon cristiano è colui che riconosce le proprie colpe e le confessa con dolore. Senza questa umiltà nulla piace a Dio.
Chiediamo alla Vergine Maria, l’umile Ancella del Signore, che ci doni questa disposizione interiore così importante. Preghiamola che ci stia sempre vicina e che non ci lasci neppure un istante. Con il suo aiuto riusciremo ad essere dei buoni cristiani.

Fonte: Il settimanale di Padre Pio, (omelia per il 24 ottobre 2010)

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