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BastaBugie n.627 del 28 agosto 2019

LA CASALINGA FELICE: FEMMINILE, MA NON FEMMINISTA

Consigli per una moglie e mamma che gode di poter esprimere la sua naturale propensione alla dedizione e alla cura del marito e dei figli (e così si realizza)

di Isabella

Non voglio essere femminista.
Voglio essere femminile.
Voglio rappresentare ed esprimere l'immagine "tradizionale" della donna a tutto tondo.
Voglio poter esprimere la mia naturale propensione alla dedizione e alla cura, in sostanza all'accudimento.
Quando io e mio marito ci siamo sposati per me era scontato che mi sarei occupata della casa e dei nostri figli (... e per fortuna è stato così: mio marito, che è persona estremamente intelligente - due lauree -, ha il senso pratico di un lampione spento in una notte da lupi). Abbiamo applicato in tutto e per tutto gli stereotipi di genere. Siamo convinti sostenitori degli stereotipi, anzi siamo l'archetipo di stereotipo di genere!

IL BELLO DI ESSERE "SOLO" CASALINGA E MADRE
Mai come oggi noi donne abbiamo la possibilità di esprimerci sia dal punto di vista intellettuale che professionale. Abbiamo la possibilità di scegliere se fare le super-mega-manager, essere madri e mogli, o entrambe le cose contemporaneamente, anche se difficilmente sono conciliabili.
Ma essere solo una casalinga e madre non comporta una rinuncia o perdita delle proprie facoltà mentali... ciò che fa parte del bagaglio culturale, intellettivo e professionale rimane parte di noi e può essere messo a disposizione della  famiglia.
Ma fare la moglie e madre oggi è visto come poco dignitoso, sminuente; una rinuncia alla propria indipendenza e autorealizzazione.
Anni di studio buttati al vento per fare da serva a un uomo e far crescere i SUOI figli...
Mi rendo conto che la mia posizione sembri anacronistica, ma non è così! Ogni tanto ci penso e credo che il nostro sia proprio un privilegio, un grande privilegio che gli uomini non hanno. "Prestiamo" il nostro corpo a Dio per far nascere nuove creature. È fantastico! Diamo la vita a una persona, un nuovo individuo che prima non esisteva, unico e irripetibile. Lo sentiamo crescere e scalciare dentro di noi per nove mesi e al momento del parto tutto il dolore che si prova (... sei  dilatata di 10 centimetri, ti senti lacerare, il ginecologo ti dice di spingere e pensi che sia pazzo) assume un significato immenso, si dissolve e finisce per lasciare posto a una gioia incontenibile e a uno stupore altrettanto grande. Gli abbiamo dato la vita e ora diamo la vita per lui.

VOGLIO ESSERE FEMMINILE NON FEMMINISTA
Mi si perdoni la digressione, torniamo a bomba... dunque, dicevo: certo non posso dire di  essere portata per i lavori domestici, di essere un'eccellente cuoca (aiuto!) ma non mi sento inferiore a mio marito perché faccio la governante, autista, amministratrice (scialacquatrice delle sostanze familiari), giardiniere, ecc., ecc!  a seconda delle necessità.
L'ho già detto: non sono femminista, voglio solo essere femminile e poter esprimere tutto il mio potenziale femminile che si manifesta in pieno nella maternità e nel suo esercizio, nella dedizione e cura dei miei figli e di mio marito (non compagno, moroso o altro). Ho conosciuto molte donne che non ne vogliono sapere di esercitare il loro ruolo perché è faticosissimo e spesso frustrante... quindi scappano servendosi di mille scuse... Ho lasciato il lavoro alla nascita del mio secondogenito, ho pensato che andare a lavorare per pagare la baby-sitter, un'estranea che avesse  il compito di crescere i miei bambini fosse insensato, incoerente!
La storia per cui «L'importante è la qualità del tempo che si trascorre con i propri figli, rispetto alla quantità» è una bugia. I bambini richiedono un rapporto e una presenza costanti,  dà loro sicurezza, anche se ci si trova in stanze diverse a svolgere ciascuno le proprie attività.
Quando mi sono licenziata io e mio marito non avevamo certo una  condizione finanziaria brillante, ma la Provvidenza ha provveduto. Non è stato facile... ma  abbiamo preso una decisione. Punto... abbiamo stretto la cinghia ed eccoci qui, vivi e vegeti.

IL RUOLO DEL PADRE
Ora vorrei esprimere un'opinione rispetto alla figura maschile.
I padri devono tornare a esercitare il loro proprio ruolo.
Il padre ha un dovere educativo insostituibile nella famiglia: egli osserva, accompagna, giudica e se necessario corregge, per il bene del proprio bambino. Il padre non deve comportarsi come un compagno di banco che copre le malefatte del proprio figlio dandogli pacche sulle spalle.
Sono stufa di avere a che fare con uomini che non sanno e non vogliono più  esserlo. Non hanno un atteggiamento virile, non sanno prendere posizione, non sanno dire no. Ci hanno convinti che noi (uomini e donne) dobbiamo essere "uguali". Ma io  sono così felice di essere diversa, complicata, imbranata, insicura...
Sarò antiquata ma è bello per una donna sapere di avere accanto un uomo più forte di lei  fisicamente e psicologicamente, che la consideri ma allo stesso tempo la sappia apprezzare per la sua intelligenza, intuito, dolcezza e bellezza; un uomo che sappia stringerla e rassicurarla. Rivendico il mio diritto di essere fragile e di essere protetta, sostenuta. Sono stanca di dovere essere sempre forte e in grado di affrontare qualunque difficoltà da sola.
I ruoli dell'uomo e della donna non sono uno più importante dell'altro, sono diversi e complementari, nell'ordine naturale delle cose. Cercare di invertire i ruoli significa andare contro natura.

Titolo originale: Mogli cattoliche tradizionali, siamo femminili non femministe (e gli uomini siano maschi)

Fonte: Sito del Timone, 25 agosto 2019

Pubblicato su BASTABUGIE n.627
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