IL FIDANZATO ARTIFICIALE? I GIOVANI NON LO VOGLIONO
L'intelligenza artificiale può organizzare un appuntamento, correggere un messaggio e suggerire una dichiarazione d'amore, ma non può sostituirsi all'amato (VIDEO: Intelligenza Artificiale vs lui)
di Raffaella Frullone
Ogni settimana sembra che l'intelligenza artificiale risucchi un nuovo pezzo della nostra vita. Prima il lavoro, poi la quotidianità dei ragazzi. L'ultimo territorio da colonizzare, secondo molti, sarebbe l'amore. Tra chatbot sempre più sofisticati, fidanzati virtuali e assistenti sentimentali disponibili ventiquattr'ore su ventiquattro, il finale è già scritto: le relazioni umane sarebbero destinate a essere sostituite da algoritmi premurosi, sempre presenti, sempre pazienti e, soprattutto, incapaci di contraddirci.
È giusto drizzare le antenne, anzi doveroso. Sarebbe ingenuo - e anche colpevole - sottovalutare l'impatto che l'intelligenza artificiale avrà sulle relazioni, soprattutto in una società già segnata dalla solitudine e dall'individualismo. Ma una cosa è la vigilanza, un'altra è il catastrofismo. Perché sarebbe ingeneroso - e anche grave - sottovalutare l'uomo.
Che le cose non siano così catastrofiche lo conferma non è un'associazione di nostalgici del corteggiamento, bensì Match Group, il colosso proprietario di Tinder, Hinge e OkCupid, che ha intervistato mille single americani tra i 18 e i 39 anni e il risultato è sorprendente solo per chi è convinto che i giovani desiderino vivere sempre più attraverso uno schermo.
Quasi il 75% degli intervistati afferma di usare regolarmente l'intelligenza artificiale nella vita quotidiana. Per riassumere documenti, risolvere problemi, organizzare il lavoro. Insomma, la considera uno strumento utile. Ma quando si passa dall'efficienza ai sentimenti cambia tutto. Il 47% giudica negativamente l'uso dell'IA nelle relazioni sentimentali. Tra le ragazze della Generazione Z, addirittura, il 51% non uscirebbe con un ragazzo che fa abitualmente compagnia a se stesso attraverso un "AI companion": un campanello d'allarme sufficiente per chiudere la conoscenza ancora prima di iniziarla.
C'è di più. Quando hanno bisogno di un consiglio d'amore, sei giovani su dieci continuano a rivolgersi agli amici e ai familiari. E come potrebbe essere altrimenti? Solo uno su cinque (Quello solo?) chiede aiuto a un chatbot. Il rapporto sintetizza il dato con questa frase: "L'IA serve per i compiti. Le persone servono per i sentimenti." Non che oggi noi possiamo diventare dei sentimentalisti, ma non si può che registrare positivamente il trend.
Per le nuove generazioni l'intelligenza artificiale può organizzare una cena, suggerire un regalo, correggere un messaggio, perfino aiutare a scrivere una dichiarazione d'amore. Ma poi si ferma, di fronte alla grandezza del cuore umano. Può simulare l'affetto, non provarlo. Può prevedere una risposta, non donarsi. Può essere disponibile ventiquattr'ore al giorno, ma non può scegliere liberamente di restare per tutta la vita. Un paradosso se si considera che questo sguardo lo ha proprio la generazione cresciuta con smartphone, pane e social network.
Possiamo quindi rimandare il funerale dell'amore. I chatbot saranno anche ottimi assistenti sentimentali. Ma, almeno per ora, nessuno sogna davvero di sposarne uno. Meglio il buon vecchio medievale maschio. Fino a che resiste.
VIDEO: Intelligenza Artificiale vs lui (2 minuti)
https://www.youtube.com/shorts/NL6zyJy5Pqc
DOSSIER "INTELLIGENZA ARTIFICIALE"
Il futuro è già qui
Per vedere articoli e video, clicca qui!
Titolo originale: State tranquilli: nemmeno la Gen Z vuole un fidanzato artificiale
Fonte: Sito del Timone, 1 luglio 2026