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GLI INTERROGATORI A BERNADETTE, LA FORZA DI UN'ANIMA PURA
La santa rispondeva con semplicità e senza turbarsi davanti a chi l'accusava di mentire e minacciava di perseguitarla (la stessa semplicità con cui visse nel convento di Nevers dove passò il resto della vita)
di Antonio Tarallo

Quando si pensa a Lourdes le immagini si affollano nella mente, soprattutto nel cuore: la grotta di Massabielle, la statua dell'Immacolata Concezione, l'acqua miracolosa, i flambeaux, le migliaia di candele accese che illuminano il luogo sacro, il verde incontaminato dei Pirenei, il fiume Gave e tante, tante altre immagini. Si potrebbe continuare ad libitum. Ma fra queste, più di tutte, ve n'è una: è il volto di una giovane con grandi occhi neri, scuri e profondi; ha un viso tondeggiante e i suoi capelli sono raccolti da uno scialle che reca sulla testa. È il volto di santa Bernadette Soubirous. È questa adolescente di appena 14 anni ad essere, assieme alla Vergine Maria, protagonista di quei fatti che sconvolsero, a partire dall'11 febbraio di 165 anni fa, la piccola cittadina francese di Lourdes: un luogo come tanti, destinato a rimanere anonimo, se Maria non l'avesse scelto per palesarsi con il titolo di Immacolata Concezione.

UNA RAGAZZINA POVERA E IGNORANTE
Dio sceglie i piccoli per parlare, gli umili di cuore. «In quel tempo Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli"» (Matteo 11,25). E così è avvenuto per santa Bernadette, che non sapeva leggere né scrivere. Bernadette doveva aiutare la sua povera famiglia perciò non c'era tempo per lo studio. Andava solo saltuariamente a scuola, nella classe delle bambine povere dell'ospizio di Lourdes, tenuta dalle Suore della Carità di Nevers. Bernadette e la sua famiglia è un capitolo che merita un particolare approfondimento in quanto riesce a fornirci alcune importanti informazioni sulla fede della giovane santa. I suoi genitori - François Soubirous (1807-1871) e Louise Castérot (1825-1866) - erano poveri e indigenti rimasero sempre: è grazie a loro se la piccola Bernadette crebbe in una fede cattolica semplice e pura, al contempo forte, determinata e coraggiosa. Il padre, alla nascita di Bernadette, faceva il mugnaio presso il mulino di Boly, ma gli affari erano tutt'altro che proficui perché François era uomo buono e generoso, sempre più pronto a donare che a ricevere. Ogni giorno un problema assaliva la famiglia Soubirous, ma in questa loro via Crucis è necessario sottolineare un elemento importante: la loro fede nel Signore era incrollabile, riusciva a superare ogni difficoltà. È questo l'humus in cui crebbe Bernadette.
E proprio questa fede incrollabile l'aiuterà durante gli interrogatori a cui sarà sottoposta dalle autorità di Lourdes. Dopo quel famoso 11 febbraio, alla grotta di Massabielle cominciarono ad accorrere i primi "pellegrini": da ciò, gli asseriti problemi di ordine pubblico. I primi interrogatori che dovette affrontare Bernadette furono condotti dal commissario di polizia Jacomet e dal procuratore imperiale Dutour. È interessante leggere il memoriale che il procuratore stenderà del suo incontro con la giovane: «Bernadette non fu né portata, né condotta: si recò volontariamente, dietro semplice invito verbale. Quando apparve, nulla del suo aspetto esprimeva ch'ella dovesse vincere qualche ripugnanza; nessun timore da superare. La sua fisionomia era serena, fiduciosa, senza timidezza, se pur senza audacia. Ciò che le fu detto non parve causarle alcun turbamento; ciò che disse, lo disse con semplicità, nel suo dialetto, senza imbarazzo e senza che fosse necessario costringerla» (cit. in Bernadette Soubirous di François Trochu, Marietti, Torino, 1957). Quest'ultima frase - «senza che fosse necessario costringerla» - ci dice tutto: ci fa comprendere l'animo di questa giovane di fronte alle autorità. Bernadette non ha paura perché sa bene che il Signore e la Vergine Maria sono con lei. A una sua compagna di scuola, dopo gli interrogatori, Bernadette dirà: «Non ero più me stessa e non avevo paura. C'era in me qualche cosa che mi rendeva capace di superare ogni ostacolo».

UNA SANTA CHE HA ANCORA MOLTO DA DIRCI
I resoconti degli interrogatori - qui riproposti come il già citato volume Bernadette Soubirous di François Trochu li raccoglie - riescono ad offrire un'istantanea di quei momenti che segneranno, per sempre, la storia della Chiesa e delle apparizioni mariane. Sono pagine in cui, il più delle volte, troviamo replicato lo stesso schema: da una parte, ci sono le autorità che cercano di mettere in crisi Bernadette; dall'altra, vi è la giovane pastorella che non cade nelle "trappole". Fra i tanti esempi che si potrebbero annoverare, ne citiamo uno: è l'interrogatorio condotto dal commissario Jacomet. A un certo punto, il commissario disse: «No, tu non dici la verità. Se tu non mi dici chi è che ti ha spinta a raccontare questa storia, ti perseguiterò come una bugiarda». Pronta la risposta di Bernadette: «Signore, fate come volete».
A 165 anni dagli straordinari avvenimenti di Lourdes, santa Bernadette ha ancora molto da dirci. Le grandi figure del cristianesimo hanno proprio questa peculiarità: pur approfondite da insigni studiosi e teologi, la loro forza comunicativa sembra davvero non esaurirsi mai. Basterebbe solo pensare alle migliaia e migliaia di pagine scritte sulla giovane pastorella. Da Le apparizioni di Lourdes narrate da Bernadette di Jean-Baptiste Estrade, testimone oculare e tra i primi storici delle apparizioni, del 1898 (prima edizione) e del 1906 (edizione definitiva), fino ad arrivare alle importantissime opere di padre René Laurentin (solo per citarne alcune, Vita di Bernadette del 1979; Lourdes. Cronaca di un mistero del 1998; Bernadette di Lourdes ci parla ancora, uscito postumo nel 2018). E poi vi è il nostrano Bernadette non ci ha ingannati (2013), di Vittorio Messori.
Ma alla lista bisogna almeno aggiungere altri autori, come l'abate Blazy con il suo Santa Bernadetta del 1977 e come il curioso Il canto di Bernadette (del 1941) di Franz Werfel, scrittore austriaco di origine ebraica. Werfel scrisse questo romanzo - in cui «tutti gli avvenimenti notevoli che formano il contenuto del libro sono in realtà accaduti», come precisa lo stesso autore nell'introduzione - per adempiere un voto fatto alla Madonna. Werfel e la moglie, scappati dalla Parigi occupata dai nazisti, avevano trovato rifugio a Lourdes per poi trovare definitivamente la salvezza a Los Angeles, in America. La Madonna aveva ascoltato la sua preghiera.

Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Antonio Tarallo, nell'articolo seguente dal titolo "Vita nascosta di una santa: Bernadette nel convento di Nevers" parla della vita esemplare della santa vissuta nel ritiro del convento.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 aprile 2023:

Martedì 3 luglio 1866, Bernadette è davanti alla grotta di Massabielle: lo sguardo fisso a quelle rocce e nel suo cuore vi è tanta malinconia. I sentimenti della giovane Bernadette, alla vigilia della partenza per Nevers, sono tanti e hanno le stesse sfumature dei colori del cielo di Lourdes: sa bene che non rivedrà più quel paesino dei Pirenei, non vedrà più i suoi genitori, ma soprattutto non vedrà più quella grotta, dove le era cambiata, per sempre, l'esistenza. Eppure, sa bene che la strada religiosa è quella segnata dalla Vergine Maria.
Prime luci dell'alba del 4 luglio: la giovane parte alla volta della Casa Madre delle Suore della carità e dell'istruzione cristiana di Nevers. «Signorina Bernadette Soubirous, postulante di Lourdes, di ventitré anni, entrata l'8 luglio 1866. Ammessa gratuitamente. [...] Siamo felici che la Santa Vergine si sia degnata di affidarcela», poche righe sul "Libro delle entrate" del convento di Nevers per registrare questa nuova postulante. «Finalmente lontano da tutti, sono venuta qui per nascondermi», affermerà lei qualche giorno dopo.
Le sorelle della congregazione non erano del tutto sconosciute alla giovane Bernadette: già dalla fanciullezza erano entrate nella sua vita. Erano state, infatti, loro a istruirla a Lourdes per la Prima Comunione, le avevano insegnato il catechismo e le prime nozioni della lingua francese. E ora si trovava fra loro. Incominciava così per Bernadette un nuovo capitolo della vita che si sarebbe concluso con l'ultima pagina scritta della sua esistenza terrena. Chi avrebbe mai pensato che quella pastorella, quasi analfabeta, un giorno avrebbe visto l'Immacolata e ancora più avanti sarebbe divenuta una religiosa? Eppure il Signore aveva voluto così e lei, nella sua umiltà, aveva accettato tutto.
Ma come era visto dalle sorelle di Nevers questo nuovo arrivo? Tutte conoscevano la sua storia, ciò che aveva vissuto prima di entrare lì, nel convento di Saint Gildard a Nevers: facile immaginare la curiosità di incontrare il suo volto; tutte le sorelle non aspettavano altro che ascoltare la voce di quella giovane che aveva parlato con l'Immacolata. Suor Lucia Cloris, nel deporre la sua testimonianza al processo dell'Ordinario di Nevers, dirà: «Con nostro grande stupore essa non differiva dalle altre postulanti, se non forse nel fatto che si dimostrava più timida». Anche in questo nuovo contesto, Bernadette dovrà nuovamente parlare delle apparizioni di Lourdes. Sarà madre Maria Teresa Vauzou, maestra delle novizie, a chiederle - alla presenza di 400 consorelle - della "Signora". E lei timidamente pronuncerà queste parole: «Bella, di una bellezza incomparabile, tutta vestita di bianco, con una rosa su ogni piede, con le mani giunte».
I giorni passano in fretta e si arriva, così, a domenica 29 luglio, festa di santa Marta, patrona della congregazione. Fra le 45 postulanti ammesse alla vestizione sacra vi è Bernadette, che a quel giorno si era preparata in profondo silenzio, in un raccoglimento interiore che farà dire a suor Emiliana Duboé nel vederla in cappella: «Lo spettacolo di Bernadette in preghiera mi dava un'impressione indefinibile» (Processo dell'Ordinario di Nevers, folio 700). Bernadette, da quel giorno, si chiamerà suor Marie Bernarde, un nome che peraltro rifletteva quello suo originario, per esteso (Marie Bernarde, appunto).
Leggendo le testimonianze riguardo al periodo di noviziato della giovane non si può che rimanere colpiti dalla sua intransigente volontà di essere una buona religiosa, in tutti i suoi aspetti. «La vedo ancora in ginocchio, immobile, con la testa dritta, le mani sul banco, lo sguardo a terra o al tabernacolo. Si vedeva benissimo che la presenza di Dio la penetrava a fondo». Così la descrive suor Marcellina Lanessans, sua consorella. Il centro della sua spiritualità, la Santa Eucaristia, fonte di tutto: «La Santa Eucaristia era il respiro della sua anima», così dirà la sua consorella suor Bernarde Dalias.
Ma questa sua profonda spiritualità non mette in secondo piano un lato della personalità di Bernadette che non sempre risalta così evidente: ci troviamo di fronte sì a una religiosa che vive la sua esistenza completamente immersa nella preghiera e nella contemplazione, ma che vive gioiosamente i momenti di ricreazione con le sue consorelle. Colpisce, ad esempio, un'espressione che userà madre M.T. Bordenave, testimone al processo di canonizzazione: «Si mostra molto allegra durante le ricreazioni».
Durante la permanenza a Nevers la giovane religiosa sarà destinata a diverse mansioni: ora aiuto-sacrestana, ora aiuto-infermiera. Con dolcezza aiuta le consorelle, presta la sua attenzione alle religiose ammalate. Di questo periodo, sono tante le testimonianze del suo amore nell'occupazione dell'infermeria. Fra le tante, quella di suor Aurelia Tournié: «Mi curava con delicatezza infinita; sempre allegra». E ancora, quella della consorella suor Emilia Marcillac: «Spesso ci cantava dei brani in dialetto pirenaico». Tutto ciò per alleviare le sofferenze delle religiose malate.
Un animo gioioso, quello di suor Marie Bernarde, nonostante lei stessa fosse periodicamente alle prese con limiti fisici e malattie. Come, soprattutto, il tumore al ginocchio e la tubercolosi polmonare, che indebolirono fortemente la salute della futura santa ma non il suo animo sempre rivolto a Dio e alla Vergine Maria. Lei, pur cagionevole, vicina alle sue consorelle malate: immagine di un Amore che diviene ogni giorno donazione fino alla fine dei suoi giorni terreni, fino a quel 16 aprile 1879, il giorno della sua nascita al Cielo, quando sul letto di morte pronuncerà le sue ultime parole. E non potevano che essere rivolte alla Vergine: «Santa Maria, Madre di Dio! Pregate per me... povera peccatrice... povera peccatrice».
La povera peccatrice diventerà santa Bernadette Soubirous.

 
Titolo originale: Gli interrogatori a Bernadette, la forza di un'anima pura
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 11 febbraio 2023