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IRLANDA, NON ESISTONO LE SUORE ASSASSINE INVENTATE DAI GIORNALISTI
L'ossessione dei media per lo stereotipo delle "suore malvagie" è, ormai, un dato di fatto e lo testimoniano anche alcune pellicole cinematografiche come Le sorelle Magdalene o Philomena, in cui le consacrate sono rappresentate come i personaggi di un film horror. Non solo, pare esserci proprio un gusto tutto particolare nel descrivere necessariamente le suore come essere malvagi al limite dell'indemoniato, anche nell'immaginario collettivo.
E dal 2014 - per la gioia dell'opinione pubblica, che a questo stereotipo è affezionata - si è aggiunta anche la super bufala legata alla scoperta di una "fossa comune" vicino ad un ex istituto irlandese, gestito da suore, la Mother and Baby Homes, in cui sarebbe stato trovato un "significativo numero di resti umani". Di qui la tessitura di leggende metropolitane a non finire, sulla vicenda, ma presto smentite, su cui si sarebbero divertiti i giornalisti.
Ma riannodiamo un attimo la vicenda: tanto per incominciare la Mother and Baby Homes era una casa di accoglienza per madri non sposate che, non avendo di che vivere, trovavano rifugio lì, insieme ai loro bambini. L'istituto ha operato tra il 1925 e il 1961 a Tuam, nella contea di Galway in Irlanda ed era gestito dalle suore francesi, la Bon Secours sister.
UNA LEGGENDA NERA
La leggenda nera su cui i media avrebbero ricamato alla grande, sarebbe partita dalla scoperta fatta da una storica locale, Catherine Corless, che aveva esaminato i certificati di morte di 796 neonati e bambini piccoli che erano deceduti nella casa, nel corso degli anni della sua esistenza, dal 1925 al 1961. I resti di questi bambini sarebbero stati trovati proprio sotto il terreno dell'ex istituto. Le ossa apparterrebbero a circa 800 piccoli, di età tra le 35 settimane e i tre anni.
Trattandosi di un'istituzione cattolica, i media si sono scatenati immediatamente, lasciando intendere che i bambini fossero stati lasciati morire di fame o che fossero stati effettivamente uccisi dalle suore malvagie prima di essere gettati nella "fossa comune" che, secondo le interpretazioni più assurde, avrebbe avuto lo scopo di occultare tali morti. Si deve, invece, tenere presente che il bilancio delle vittime nelle case per ragazze madri, era estremamente alto perché si viveva in un periodo di estrema povertà, fame diffusa e malattie contagiose frequenti.
Inoltre, la mortalità infantile era allora purtroppo molto elevata, anche perché non esisteva l'uso diffuso di vaccinazioni, antibiotici e medicinali, ed ancora di più lo era nelle case come la Mother and Baby Homes perché erano sovraffollate e la malattie si diffondevano rapidamente. Una cosa è certa e cioè che non si trattava di una "fossa comune", come hanno detto i giornali, in cui i corpi sarebbero stati gettati in maniera sbrigativa, senza nemmeno preoccuparsi di identificarli.
TUTTO IL CONTRARIO
Anzi! Nel caso dell'istituto, per ciascuno dei bambini deceduti sarebbe stato compilato un certificato di morte ed è proprio grazie ad esso che Catherine Corless ha potuto cominciare le sue ricerche sugli 800 bambini seppelliti. La storica ha dichiarato anche che, nei certificati compilati dalle religiose, compaiono oltre ai nomi dei bambini, la loro età, il luogo di nascita e le cause di morte. I documenti, inoltre, mostrano che molti bambini dell'orfanotrofio sono stati battezzati. Invece, nei resoconti di certa stampa, le camere sotterranee dell'istituto in cui sarebbero stati rinvenuti i corpi, si sarebbero trasformati in "fosse settiche", in cui i corpi sarebbero stati "scaricati".
Proprio in seguito all'isteria generatasi intorno ai rinvenimenti dell'Istituto di Tuam, nel 2014, il governo irlandese ha istituito una commissione d'inchiesta ufficiale che quattro anni fa ha pubblicato un enorme rapporto sulle case per madri e bambini del paese. Un intero capitolo di questo rapporto è dedicato all'istituto in questione, in cui, alla faccia di certa narrazione anticattolica che vorrebbe le suore come dei mostri di cattiveria dal sapore lugubre, quasi gotico, delle religiose emergono dei ritratti molto positivi, tracciati da testimoni oculari.
Parliamo di gente che ha lavorato o vissuto nella casa e che si esprime, proprio sulla suora che ha gestito l'Istituto, per la maggior parte del tempo, in questi termini: «Suor Ortensia amava i bambini e li aiutava». C'è chi poi ha aggiunto: «Aveva un cuore d'oro». La stessa testimone ha osservato che le suore che gestivano la casa erano «le suore più gentili e care che ho avuto il privilegio di conoscere». Che dire? Affermazioni più che positive, ma sconvenienti per la narrazione corrente, visto che la notizia era stata creata per generare scandalo, scalpore e angoscia, ma sicuramente non per fare verità!
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