« Torna alla edizione


A LONDRA NASCE IL PARTITO MARXISLAMISTA E VOLA GIA' AL 10%
E anche a New York è in arrivo il primo sindaco islamico: socialista, pro-Hamas e pro-aborto
di Lorenza Formicola
 

Gran Bretagna, scena uno: va in onda il nuovo spettacolo della sinistra estrema, con due protagonisti che sembrano usciti da un romanzo politico scritto a quattro mani tra Marx e l'Intelligenza Artificiale. Da una parte Jeremy Corbyn, il veterano in esilio dai ranghi del Labour; dall'altra Zarah Sultana, deputata, musulmana, giovane, pachistana, popolarissima sui social del momento e capace di infiammare le folle con un post più che con un comizio. Insieme, sono il trailer vivente di un esperimento che vuole rimescolare le carte della sinistra inglese - quella dura e pura, che non accetta più i compromessi da centro.
Il sipario si alza. La nuova rivoluzione inglese, forse, presto indosserà la bandiera del hijab e la giacca di tweed sempre oversize perché l'effetto trasandato serve: nasce un nuovo partito a Londra. Non una costola del Labour, ma un mix esplosivo di pacifismo, ambientalismo e islamo-marxismo in salsa britannica, che ha già preso appunti dalla nouvelle gauche francese. Il tandem incendiario, protagonista negli ultimi anni di tensioni con il loro stesso partito, rilancia il fronte rosso-verde (dove i verdi sono l'islam) anche sul Tamigi. Il progetto, ancora in fase embrionale, ha già acceso il dibattito sulle prime pagine dei tabloid: da un parte il Tory che indica la minaccia di un estremismo che minerebbe l'identità nazionale, dall'altra il Labour in paranoia per la dispersione del voto nelle periferie multiculturali e tra i giovani.
Jeremy Corbyn coltiva l'idea di formare un nuovo partito fin da quando ha perso la leadership del Labour dopo la sconfitta epocale alle elezioni britanniche del dicembre del 2019, la più bruciante dagli anni '30 - e che il partito conservatore non è stato capace di capitalizzare. Già lo scorso anno l'idea s'era fatta concreta, ma evidentemente non ha voluto osare nell'anno delle elezioni. Ora Corbyn è di nuovo sulla scena, determinato a farsi portabandiera della sinistra "autentica", dopo la sospensione dal partito nel 2020 per antisemitismo.

DEVOZIONE ALLA CAUSA MARXISTA, SOSTEGNO ALL'IMMIGRAZIONE E ODIO VERSO ISRAELE
È ancora possibile trovare le cronache di un'intervista in cui Corbyn si rifiutò di definire, per diciassette volte, Hamas un movimento terrorista. Il suo Labour era tutto assistenza statale "dalla culla alla tomba", salario minimo, piano per nuove case popolari, sostegno all'espansione sindacale, tasse ai ricchi, aumento dell'IVA e odio a Israele. Ora ad affiancarlo c'è Zarah Sultana che ha lanciato realmente il progetto prendendo un po' alla sprovvista Jeremy. È stata definita la politica più «virale» del panorama britannico. Eletta in parlamento a soli 26 anni, oggi trentaduenne è la regina di TikTok e Instagram con i suoi oltre mezzo milione di seguaci. Sta promuovendo il nuovo soggetto politico definendo il voto del 2029 come una scelta tra «socialismo e barbarie», citando Rosa Luxemburg.
Oltre alla devozione alla causa marxista e al sostegno all'immigrazione, ad accomunare Jeremy e Zarah c'è l'odio verso Israele. Se di Corbyn sappiamo tutto, di Sultana è meno nota la lunga storia di post sui social d'incitazione all'odio contro i «sionisti». Membro del Parlamento britannico per Coventry South dal dicembre 2019 con il Labour Party, è stata rieletta nel 2024 con una maggioranza molto più ampia. Entrata nel Socialist Campaign Group, ne è stata chair dal maggio 2020 al febbraio 2025. Poi lo strappo: sospesa dal partito per aver votato contro un provvedimento di tagli che poneva il limite ad alcuni sussidi, lo scorso fine settimana ha ufficialmente lanciato il nuovo partito. Nel suo post, Sultana non usa mezzi termini: accusa il governo di complicità in un genocidio, denuncia una Gran Bretagna sempre più povera e svela il bluff delle promesse mancate. Poi rilancia: sarà l'alternativa al declino.
Ma perché ora? Il 4 luglio è stato il primo anniversario della schiacciante vittoria del Labour, ma il consenso personale di Starmer è ai minimi storici. A creare una ulteriore piccola tormenta nel partito è stata la messa al bando di Palestine Action come organizzazione terroristica. La signora Sultana ha votato contro definendolo un abuso della legge antiterrorismo. Palestine Action è un'organizzazione britannica di attivisti nata nel 2020 e che come modus operandi conta incursioni e atti di vandalismo. E allora eccolo, il pretesto perfetto: è in gioco la libertà d'espressione. La strategia è stata quella di lanciare subito una raccolta fondi e una pagina di iscrizione per i sostenitori a suo nome che, chiamati ad unirsi al "Team Zarah" hanno mandato in tilt il sito.

UN PARTITO CHE NON ESISTE ANCORA, MA GIÀ AL 10%
I sondaggi raccontano di un partito già al 10%, con proiezioni che lo vedono salire fino al 18% entro il 2029. Cifre da capogiro per un partito che non esiste ancora e non ha un nome. Tant'è che lo Spectator ironizza sul battesimo, «con entrambi così ossessionati da Israele, potrebbe chiamarsi Nuovo Partito Indipendente Antisionista». Per le analisi d'opinione sarebbe già primo nelle preferenze tra i giovani della fascia tra i 18 e i 24 anni, oltre un terzo (36%) si dice pronto a prendere in considerazione il voto per un partito del genere. Il sostegno potrebbe finire per concentrarsi a Londra, con il 29% dei londinesi disposti a prendere in considerazione l'idea di votare per la nuova coppia rispetto al 15-19% in altre regioni della Gran Bretagna. La disponibilità a prendere in considerazione un partito di sinistra guidato da Corbyn è più alta tra coloro che appartengono alla classe media (21%) rispetto a coloro che appartengono alla classe operaia (16%).
Ma i sondaggi indicano anche che potrà contare su un forte sostegno da parte dei musulmani britannici, e questo fattore da solo potrebbe annunciare l'emergere di pericolose tensioni settarie nel Paese. Attualmente, nel Regno Unito vivono circa quattro milioni di musulmani. E il numero di musulmani sta aumentando rapidamente. Nel 1990, rappresentavano meno del 2% della popolazione britannica, ora superano il 6%. 
Il fattore più significativo è che la stragrande maggioranza dei musulmani del Paese vive in aree urbane, quindi l'impatto sulle elezioni è spesso amplificato perché il sistema elettorale maggioritario a turno unico della Gran Bretagna premia coloro che riescono a concentrare il loro sostegno in singole circoscrizioni. Nel 2024, per esempio, sono stati tanti i candidati che si sono presentati da indipendenti, dopo aver lasciato il Labour, riuscendo a vincere puntando quasi esclusivamente sul voto musulmano locale.
Ad oggi, i musulmani britannici rappresentano una quota consistente dell'elettorato in almeno 50 delle 650 circoscrizioni del Paese, secondo i sondaggi. Alle elezioni dello scorso anno, tutti i 32 collegi con la maggiore concentrazione di musulmani sono andati ai laburisti. 
La vera novità, però, è che a questo punto della guerra a Gaza si è accesa la miccia della radicalizzazione tra molti elettori musulmani britannici stanchi di un Labour percepito come troppo timido nei confronti di Israele. Già nel 2024, sei indipendenti filo-palestinesi hanno strappato seggi in Parlamento, segnando una crepa significativa nell'edificio laburista. È in quello spazio aperto che il progetto politico del duo Zarah-Jeremy potrebbe farsi largo: un'inedita alleanza islamo-marxista, qualcosa che l'Europa non ha mai visto in questi termini - e che, se riuscirà a superare la fase di gestazione potrebbe mandare definitivamente in soffitta il bipartitismo del Regno Unito. 

Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La mezzaluna a New York, in arrivo il primo sindaco islamico" spiega chi è il musulmano Zohran Mamdani che stravince le primarie per la carica di primo cittadino. Socialista, pro-Hamas e pro-aborto parte alla conquista della Grande Mela per farne la Grande Mecca dell'islamo-progressismo. Siamo alla frutta?
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 giugno 2025:

Zohran Mamdani, il trentaquattrenne socialista nuova stella del Partito Democratico statunitense, ha battuto Andrew Cuomo, alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York City, martedì sera con il 43,5%. Ed è in pole per diventare il primo sindaco musulmano della città. 
«Stasera abbiamo fatto la storia!», ha urlato mentre cantava vittoria. In effetti si tratta del più grande sconvolgimento nella storia moderna di New York City. La corsa s'è mostrata dal primo giorno anomala con i due principali candidati democratici che offrivano visioni nettamente diverse per la città. Ma è stato Mamdani ad assicurarsi la nomination democratica per la carica di sindaco. E il ground zero del capitalismo globale si è risvegliato in preda a sudori freddi, scosso da un incubo ricorrente che ha già attraversato il mondo innumerevoli volte, lasciando dietro di sé una scia di distruzione, fame e miseria - solo per scoprire che era tutto fin troppo reale: probabilmente avrà presto un sindaco socialista, o come ha detto Trump, un «lunatico comunista».
Una vittoria che ha interdetto Wall Street ma non solo, anche i membri della generazione Z e Alpha che hanno votato per Mamdani: rimasti poi traumatizzati nello scoprire cosa significhi socialismo - è stata infatti registrata un'impennata di ricerche su Google quando sono arrivati i primi risultati. Con un manifesto elettorale che sembra scritto durante un'assemblea nel cortile della Evergreen University, Zohran Mamdani, non è un imitatore di Bernie Sanders, ma il suo modello evoluto. Una specie di supereroe per i giovanissimi di New York che leggono i libri di Bell Hooks - pseudonimo di Gloria Jean Watkins, scrittrice femminista che ha passato la vita a scrivere di intersezionalità, razza, capitalismo, gender -, e vanno in giro con la kefiah al collo tra una visita e l'altra a mamma e papà nell'Upper West Side. 
Se eletto, Mamdani sarebbe il sindaco di New York più giovane degli ultimi cento anni, il primo sindaco musulmano e la prima persona di origine sud-asiatica a guidare la città. Con l'appoggio dei marxisti Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, New York potrebbe consegnare al movimento della sinistra estrema la sua vittoria più significativa dell'ultimo secolo, preannunciando quasi certamente uno scontro epico ai vertici della politica americana con il socialismo al centro della contesa. 
Il signor Mamdani si è presentato alla Grande Mela con la promessa di usare la sua poltrona di sindaco «per respingere il fascismo di Donald Trump» e sventolando un programma bello denso per una città "più accessibile". Come? Alloggi gratuiti e affitti congelati investendo 70 miliardi di dollari in edilizia residenziale pubblica (ovviamente 70 miliardi di dollari altrui). Trasporti pubblici gratuiti. Supermercati gratuiti sovvenzionati pubblicamente (sul modello dei supermercati gestiti dall'Unione Sovietica). Assistenza all'infanzia universale. Definanziamento della polizia con i poliziotti sostituiti con assistenti sociali. Protezione degli immigrati clandestini e rifiuto del programma "America First" del presidente Trump. Salario minimo. Aumenti delle tasse per i più ricchi e per le imprese concepiti non per generare entrate, ma per punire. Un elenco di promesse che ripropone ogni vecchia fantasia dell'ultra-sinistra dell'ultimo decennio, più performance artistica che politica. Ed è proprio quello che ha alienato l'elettorato democratico nel voto del 2024.
Il musulmano Mamdani sogna L'Avana sull'Hudson. Ma a New York City basterebbe guardare il destino di Chicago - con il suo sindaco ultraprogressista Brandon Johnson - per avere una visione più nitida del futuro che sta abbracciando.
Sono tanti gli imprenditori e i proprietari immobiliari che hanno dichiarato di progettare una seria fuga dalla Grande Mela se dovesse diventare sindaco. Da Anthony Pompliano (Professional Capital Management), a Sander Gerber (Hudson Bay Capital), passando per John Catsimatidis proprietario di Gristedes Supermarket, l'iconica catena di supermercati con sede a Manhattan, mentre Goldman Sachs ha registrato un crollo di 430 punti base nel paniere di titoli REIT immobiliari. E poiché Polymarket - gli unici ad aver previsto la vittoria di Trump 2024 - attribuisce al socialista il 73% di probabilità di vincere le elezioni finali, il panico che serpeggia a Wall Street appare più che giustificato.
Zohran Mamdani ha 34 anni ed è nato in Uganda. Mamma sceneggiatrice indiana e papà professore alla Columbia. Prima di intraprendere la carriera politica, è stato cantante hip hop e attivista nel Queens, impegnato a difendere gli inquilini colpiti da sfratto per morosità.
Nel 2020, è stato eletto Membro dell'Assemblea dello Stato di New York e s'è iscritto ai Socialisti Democratici d'America. È un fiero musulmano d'America. Ama farsi vedere in abiti tradizionali islamici e ha lanciato la campagna visitando decine di moschee e immortalandosi mentre interrompeva il digiuno del Ramadan in metropolitana con un burrito gigante. Tra i suoi video più virali, uno lo mostra nei panni di inviato improvvisato mentre denuncia la Halalflation: l'impennata dei prezzi del cibo halal a New York.
Mamdani non nasconde di essere attivista pro-Hamas. È impegnato a sostenere l'abolizione di Israele e l'arresto di Netanyahu se dovesse mettere piede a New York quando sarà lui sindaco.
Quando era al college a Bowdoin, ha co-fondato la sezione del suo istituto di 'Students for Justice in Palestine'. Nel 2017, ha registrato una canzone rap in cui esprimeva il suo amore ai cinque leader della HLF - Holy Land Foundation for Relief and Development, una delle più grandi organizzazioni di beneficenza musulmane negli Stati Uniti, fondata nel 1989 con l'obiettivo di fornire assistenza umanitaria ai palestinesi bisognosi. L'omaggio canoro era ai capi della fondazione 9 anni dopo la loro condanna per terrorismo con 108 capi d'accusa. 
Ma negli ultimi anni, s'è fatto anche paladino degli abortisti specie in occasione del referendum "Prop 1" che ha inserito la protezione dell'aborto nella Costituzione di New York.
Con un'affluenza complessiva vicina a 1 milione di voti, i democratici di New York hanno fatto registrare la già alta affluenza dal 2001 per consentirgli di surclassare l'ex governatore Cuomo nei bastioni liberal di Brooklyn Heights, Fort Greene, Boerum Hill e Carroll Garden e nelle zone circostanti a prevalenza bianca. Mamdani ha ottenuto risultati migliori del previsto anche tra gli elettori che tradizionalmente non sostengono i socialisti democratici. Ha vinto di misura a Manhattan, Chinatown, Brooklyn, Queens, e ha perso di poco nel Bronx e a Staten Island. 
Cuomo ha vinto tra gli over 50, gli elettori neri e latini e la classe operaia, mentre Mamdani ha ottenuto forti consensi tra i giovani bianchi con istruzione universitaria, e ovviamente contando sul voto musulmano. A New York, oltre 350.000 musulmani su un milione sono registrati per votare, ma solo il 12% ha votato alle scorse comunali. Nei suoi comizi, come quello al Bronx Muslim Center nel quartiere di Little Yemen, Mamdani ha fatto appelli accorati affinché la comunità usasse il proprio peso elettorale.
D'altronde, come è stato evidente negli ultimi due anni di proteste pro-Pal nei college della Ivy League, è da tempo che si sta scrivendo una nuova alleanza demografica e politica che potrebbe incoronare la mezzaluna a New York importando preoccupazioni islamiche globali.
Dopo Londra e Bruxelles, toccherà forse a New York entrare nello scenario à la Sottomissione di Houellebecq?

 
Titolo originale: A Londra nasce il partito marxislamista e vola già al 10%
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 17 luglio 2025