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LA POLEMICA TRA ITALIA E FRANCIA, UNA GARA TRA DUE INFERNI FISCALI
Probabilmente un fallo di frustrazione per la crisi politica ed economica che attanaglia Parigi, l'accusa di "dumping fiscale" lanciata all'Italia dal primo ministro francese Francois Bayrou.
È evidente anche ai più distratti che con la pressione fiscale che abbiamo nel nostro Paese chi muove una simile accusa si copre di ridicolo. Non basta presentare come prova la norma citata dal Bayrou, che tra l'altro esiste anche in Francia. La competizione tra Italia e Francia sul piano fiscale può essere descritta efficacemente come una gara tra due inferni fiscali, non c'è alcun paradiso qui.
Purtroppo, aggiungiamo. Perché in questa sede vogliamo commentare non tanto lo scivolone di Bayrou, ma gli argomenti usati dalla premier Giorgia Meloni, e non solo da lei, anche da altri autorevoli membri del governo, per respingere al mittente l'accusa. Accusa infondata, ma ciò non significa che una "linea di difesa" vale l'altra. Non possiamo fare a meno di sottolineare che non ci sentiamo affatto rassicurati dagli argomenti utilizzati per respingerla.
Nella sua replica la premier rivendica di non aver adottato "politiche di favore fiscale per attrarre aziende europee". Anzi, rivendica che il suo governo ha "addirittura raddoppiato l'onere fiscale forfettario in vigore dal 2016 a carico delle persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia".
LE VIRTÙ DELLA CONCORRENZA FISCALE
Male, molto male. Il governo Meloni dovrebbe adottare politiche fiscali e di efficienza amministrativa che aiutino le nostre imprese a competere e che attraggano le imprese altrui. E dovrebbe rivendicarlo.
Peggio, Meloni ne approfitta per una tirata moralistica contro presunti "paradisi fiscali europei", colpevoli di "sottrarre alle nostre casse pubbliche ingenti risorse". Beh, noi auspichiamo più paradisi fiscali in Europa e meno inferni fiscali.
La retorica contro i "paradisi fiscali" (tra l'altro in Europa non vediamo nulla di nemmeno lontanamente paragonabile a Bermuda o a qualche isola caraibica) è purtroppo segno inequivocabile di comunistata.
Sul piano fiscale non esiste "dumping", ma una sana e virtuosa concorrenza fiscale tra stati che andrebbe praticata e alimentata. Senza questa concorrenza, l'appetito fiscale degli stati non incontrerebbe limiti nelle migliori pratiche dei vicini o dei competitor. Sapere che il Paese confinante, o un Paese inserito nella tua stessa area economica, riesce a far pagare meno tasse e a mantenere una burocrazia meno opprimente, è un fattore di moderazione.
Parlare di armonizzazione o unione fiscale, a cui ha fatto riferimento nelle sue dichiarazioni il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, significa voler cedere all'Ue quote di sovranità anche nel campo dell'imposizione fiscale. E c'è da scommettere che nel momento in cui si lavorasse ad un allineamento del livello della tassazione tra gli Stati membri, questo non avverrebbe verso il basso ma verso l'alto.
TROPPA SUDDITANZA CULTURALE NEL GOVERNO DI CENTRODESTRA
Tant'è che questa spinta viene guarda caso dai Paesi più inefficienti e spendaccioni, come Francia e Italia, che vorrebbero usare l'integrazione europea per sopprimere la fastidiosa concorrenza di Stati membri, spesso più piccoli, che riescono a far funzionare la propria macchina statale in modo più efficiente e meno costoso per cittadini e imprese.
Ma sottintendere che questi Paesi sottraggano indebitamente risorse alle nostre casse pubbliche equivale a sostenere che le imprese più competitive non dovrebbero sottrarre quote di mercato a quelle meno competitive. Non è una patologia, è la concorrenza che funziona correttamente. La soluzione è diventare più competitivi, non impedire agli altri di esserlo.
Al contrario, dovremmo cercare di imitarli, di adottare le best practices in termini di bassa tassazione e minor peso dello Stato. Gli stati competitivi dal punto di vista fiscale attraggono più capitali, i capitali rafforzano le loro imprese che diventano a loro volta più competitive.
Davvero un peccato invece che la premier Meloni e altri esponenti del governo abbiano approfittato della ridicola accusa di Bayrou per una tirata contro presunti "paradisi fiscali" che ci aspetteremmo da un Draghi, un Prodi o un Monti. Ancora troppa sudditanza culturale nel governo di centrodestra.
E purtroppo non è un caso isolato. Dell'agenda green questo governo non riesce a contestare il folle obiettivo della decarbonizzazione, ma si limita ad auspicarne una moderazione di modi e tempi. Persino in tema di sicurezza, ultimamente la premier ha inseguito la crociata della stampa mainstream di sinistra contro i "siti sessisti" anziché riportare l'attenzione dell'opinione pubblica sui numerosi casi di stupri e aggressioni commessi da immigrati negli stessi giorni.
VIDEO: LE TASSE E LA PROPRIETA' PRIVATA di Don Samuele Cecotti (98 minuti)
https://www.youtube.com/watch?v=9a_OhyVUK4s
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Pubblicato 10 anni fa...

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