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LA POPOLAZIONE MONDIALE DIMINUIRA'... E NON E' UNA BUONA NOTIZIA
Si parla molto di inverno demografico e del fatto che in Italia siamo destinati ad estinguerci presto, visto che il tasso di natalità è ben al di sotto del tasso di sostituzione. Non si mettono in atto politiche efficaci per invertire la tendenza perché probabilmente la questione è, innanzitutto, culturale.
Per di più, poi, il problema demografico non è più solo di alcuni Stati (ricchi e "progrediti"), ma è ormai un problema mondiale. Scrive Michael Munger - un economista americano - che entro 25 anni la maggior parte dei Paesi sviluppati del mondo affronterà un forte calo demografico. La ragione non è una qualche carestia, guerra o pestilenza. Ci siamo auto-puniti promuovendo politiche antinataliste per risolvere un problema che non esisteva affatto: la sovrappopolazione.
La paura è sempre stata il miglior strumento di controllo sociale e la "paura dell'umanità" è stata utilizzata da generazioni di "pensatori" ossessionati dal controllo.
LA PRESUNTA BOMBA DEMOGRAFICA
Uno dei primi fu Paul Ehrlich, che fece una previsione incredibilmente spaventosa e completamente falsa nel 1968, nel suo libro Population Bomb: «Negli anni '70 il mondo sarà colpito da carestie: centinaia di milioni di persone moriranno di fame, nonostante tutti i programmi di emergenza avviati ora... E l'Inghilterra? Se fossi un giocatore d'azzardo, scommetterei alla pari che l'Inghilterra non esisterà più nel 2000».
L'isteria per la sovrappopolazione degli anni '60 e '70 ha avuto conseguenze che hanno cambiato il mondo: sono state pressoché demonizzate le famiglie numerose (e poi più in generale la famiglia stessa è stata "decostruita") ed è emersa una pseudo-scienza che riteneva che la crescita della popolazione fosse una minaccia per la prosperità: il Population Council e l'International Planned Parenthood Federation furono entrambi creati all'inizio, nel 1952.
Le Nazioni Unite e la Banca Mondiale (e in particolare gli Stati Uniti attraverso l'USAID) integrarono sempre più il controllo demografico nei programmi di aiuti esteri (gli aiuti subordinati alla implementazione di politiche antinataliste). Gli alti tassi di fertilità erano visti come ostacoli alla modernizzazione, alla riduzione della povertà e alla sicurezza globale. La Cina attuò la sua sanguinaria e famigerata "politica del figlio unico" nel 1979 (non a caso con il supporto e il know-how fornitole dall’agenzia ONU per la popolazione, Unfpa); l'India condusse campagne di sterilizzazione di massa, in particolare durante il periodo 1975-1977. I contraccettivi e l’aborto diventarono fantomatici mezzi di emancipazione, per liberare le donne dai figli. Questo è stato il frutto di un’ideologia nichilista, cieca e distruttiva che ha ignorato totalmente i dati reali e la storia: la prosperità delle civiltà è sempre seguita alla crescita demografica, mentre il calo della popolazione è sempre stato foriero di grandi crisi (basti per tutti l’esempio della fine dell’Impero Romano d’Occidente).
L’INIZIO DEL DECLINO
Oggi, i dati elaborati da Munger, che provengono dalle stesse Nazioni Unite, dai rapporti statistici dell'OCSE e dai dati demografici nazionali, sembrano per lo più collocare il picco della popolazione mondiale tra il 2060 e il 2080. Dopodiché comincerà un inesorabile declino. Ma niente di tutto questo era necessario.
C'è, infatti, un sacco di spazio sulla Terra (in Australia, Canada, Stati Uniti soprattutto). C'è un sacco di spazio vuoto. Ci sono, ad oggi, 8.1 miliardi di persone sulla Terra e se vivessero tutte in Texas (676.600 km2) sarebbero 12.000 persone per chilometro quadrato: la densità di New York è circa 11.300 per chilometro quadrato, di Parigi 20.000, di Manila quasi 44.000.
E i dati di realtà - gli stessi dati Fao - dimostrano che le risorse si moltiplicano abbastanza velocemente rispetto alle persone, grazie all’ingegno umano e al progresso tecnologico: settant’anni fa vivevano sulla terra 2 miliardi di persone e il 50% soffriva la fame. Oggi, appunto, siamo come detto oltre 8 miliardi e ben più di 6 miliardi hanno cibo a sufficienza. Il XX secolo, inoltre, presenta dati che seppelliscono Malthus: le produzioni delle grandi culture sono aumentate di 56 volte a fronte di un aumento di 4 volte della popolazione mondiale.
Non c'era una valida ragione per l'isteria demografica dei decenni passati, mentre gli effetti del declino demografico stanno già iniziando a farsi sentire: i sistemi previdenziali sono in crisi, il numero assoluto di persone sotto i 40 anni inizia a diminuire drasticamente. Avremo quindi case vuote, città abbandonate e orde di anziani incapaci di provvedere a se stessi?
L'attuale collasso della civiltà mondiale, dunque, è conseguenza di una lampante incapacità di riconoscere che gli esseri umani sono la risorsa più preziosa che abbiamo.
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Pubblicato 10 anni fa...

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