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IL PARTITO POPOLARE EUROPEO SALVA ILARIA SALIS, MA NON OBAJTEK
Il Parlamento europeo conferma l'immunità a Ilaria Salis mentre la toglie al politico polacco che rispose alle calunnie di un giornale di sinistra su Giovanni Paolo II
di Ruben Razzante
 

Il voto del Parlamento europeo che ieri ha confermato l'immunità parlamentare a Ilaria Salis, per un solo voto di scarto, segna una delle pagine più controverse e ipocrite della recente storia dell'Eurocamera. Non solo per l'esito, ma per le dinamiche e le reazioni che ha scatenato. Una decisione assunta al termine di un voto segreto, con una maggioranza risicatissima, dove il risultato finale - 306 voti contro la revoca dell'immunità, 305 a favore - è stato segnato da un episodio quantomeno sospetto: il malfunzionamento segnalato dal deputato Markus Ferber del PPE, che ha chiesto la ripetizione del voto, rifiutata dalla presidente Metsola.
Un dettaglio tecnico, si dirà. Ma in politica i dettagli sono tutto. Soprattutto quando il risultato è determinato da un solo voto. L'interpretazione che se ne può dare, allora, non può che essere politica. Si tratta di una sentenza di salvezza per Salis che, pur avendo a suo carico accuse gravi - lesioni personali e appartenenza a un'organizzazione definita terroristica dal governo ungherese - viene graziata da un voto che non avrebbe retto a un ulteriore scrutinio, a un'analisi più trasparente, a un minimo di rigore istituzionale. E che ciò sia avvenuto con la complicità passiva del Partito Popolare Europeo (PPE) è un fatto che grida vendetta.
Sì, proprio quel PPE che alla vigilia del voto aveva annunciato solennemente che avrebbe votato per la revoca dell'immunità. «Rispettiamo le regole», aveva dichiarato il leader Weber, con tono solenne, come se il PPE si volesse ergere a garante delle istituzioni. Ma alla prova dei fatti, quella dichiarazione è evaporata nel segreto dell'urna. E se è vero che le forze del centrosinistra - Verdi, S&D, The Left e Renew - potevano contare su non più di 310 voti, e alla fine i voti a favore della Salis sono stati 306, è chiaro che alcuni franchi tiratori di centrodestra hanno fatto il "miracolo".

UN IPOCRITA RIGURGITO DI LEGALITARISMO
Eppure la retorica ufficiale del PPE resta intatta, come se l'ipocrisia potesse essere coperta da una dichiarazione preconfezionata o da un rigurgito di legalitarismo a comando. Così, mentre Salis si salva per un pelo, un altro eurodeputato, l'ex ad di Orlen, Daniel Obajtek, viene invece spogliato della sua immunità. Il Parlamento europeo vota in quel caso a favore della revoca, permettendo così l'apertura di un processo da parte delle autorità polacche. E qui sta la contraddizione più bruciante: due casi, due approcci completamente diversi.
Obajtek è accusato di corruzione, un reato pesante, certamente. Ma come Salis, anche lui non ha commesso il fatto da europarlamentare. Eppure nel suo caso il Parlamento si schiera con le autorità del suo Paese e vota per l'autorizzazione a procedere. Come spiegare questa doppia morale? Perché Salis deve essere protetta e Obajtek no? La risposta è fin troppo chiara: la protezione politica è diventata il vero criterio di giudizio.
Salis è ormai un simbolo, e non per i suoi meriti parlamentari (è stata eletta da pochi mesi), ma per la narrazione martirologica che la sinistra ha costruito intorno a lei, per coprire ogni tipo di valutazione giuridica. Al contrario, Obajtek non gode di alcuna simpatia nel nuovo assetto del Parlamento. È un nome legato al vecchio governo polacco del PiS, e quindi sacrificabile, anzi un bersaglio ideale per dimostrare che in Europa la corruzione viene punita. Si chiama realpolitik.
Ma c'è poco di nobile in questo: c'è piuttosto la conferma che l'immunità parlamentare, che dovrebbe essere uno strumento di garanzia per l'indipendenza dei deputati, viene usata come scudo per amici e come leva punitiva per gli avversari.
E chi oggi esulta per Salis - evocando parole roboanti come "resistenza", "antifascismo", "valori democratici" - dovrebbe guardare in faccia questa realtà: il salvataggio della loro beniamina non è stata una vittoria del diritto, ma una forzatura politica. Una forzatura condita da ombre - il malfunzionamento della scheda elettronica, le defezioni nel centrodestra, il voto segreto - e sostenuta da una maggioranza raccogliticcia che, in un Parlamento spaccato, ha preferito trasformare una decisione tecnica in una battaglia ideologica.

UN DOPPIO GIOCO CHE NON INGANNA NESSUNO
E il PPE, che doveva essere il garante dell'equilibrio, si è piegato al calcolo: non ha avuto il coraggio di difendere davvero la sua posizione, lasciando che qualche suo rappresentante facesse il lavoro sporco, votando in segreto per salvare Salis e mantenendo però la faccia pulita davanti alla stampa. Un doppio gioco che non inganna nessuno.
Che credibilità può avere, d'ora in avanti, un partito che predica rigore e poi chiude un occhio? E non si può neanche invocare l'argomento dell'abuso ungherese, perché nel caso dell'altro eurodeputato, Péter Magyar - altro oppositore di Orban - il PPE ha fatto fronte comune per salvare anche lui. Un esempio di coerenza? Forse.
Ma allora perché Obajtek non è stato difeso allo stesso modo? Perché la sua causa è meno "spendibile" sul piano mediatico? Perché la sua vicinanza al PiS rende più comodo sacrificarlo? È questa l'Europa dei diritti, della giustizia e dell'uguaglianza davanti alla legge? O siamo di fronte a una gestione faziosa, dove conta solo la posizione politica e non il merito dei casi?
Il problema non è solo che Ilaria Salis sia stata salvata. Il problema è che il principio di imparzialità è stato calpestato. Che ci sia stato un voto chiave contestato e non verificato. Che la presidente Metsola abbia respinto la richiesta di ripetizione con una fretta sospetta. Che nessuno oggi possa dire con certezza se quel voto rifletta davvero la volontà dell'Aula. E che nel frattempo un altro deputato venga privato dell'immunità senza che nessuno si ponga troppi dubbi. Due pesi e due misure. Questa è la vera questione politica.
E non basta arrampicarsi sugli specchi del garantismo o dell'antifascismo per giustificare un atto che, nei fatti, si è trasformato in una deroga alle regole per convenienza politica. La democrazia non è un'arma da brandire quando fa comodo, e l'immunità parlamentare non può diventare una coperta corta da tirare solo da un lato. O vale per tutti, o diventa un arbitrio. E oggi, nel silenzio assordante dei moderati e nell'esultanza teatrale della sinistra radicale, il Parlamento europeo ha perso una grande occasione per mostrarsi imparziale, coerente e degno della fiducia dei cittadini.

Nota di BastaBugie: Wlodzimierz Redzioch nell'articolo seguente dal titolo "Tusk vuole processarmi per aver difeso Giovanni Paolo II" racconta la vicenda dell'europarlamentare conservatore che rispose alle calunnie su papa Wojtyła diffuse da un giornale di sinistra. L'attuale governo polacco punta a revocargli l'immunità.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 ottobre 2025:

L'8 maggio 2020 due grossi Tir con la scritta "Operazione Polacca di Aiuto al Vaticano" e con il logo dell'azienda Orlen varcarono l'ingresso del Perugino. I camion portavano un grosso carico di mascherine e disinfettanti, dono del colosso petrolifero polacco Orlen. I Tir erano attesi dall'ambasciatore della Polonia, Janusz Kotański e dall'elemosiniere di Sua Santità, il card. Konrad Krajewski. Come spiegò il rappresentante di Orlen le mascherine e i prodotti disinfettanti sarebbero destinati all'Elemosineria del Papa per aiutare le persone più vulnerabili nella situazione della dilagante pandemia: senzatetto, migranti, pazienti in case di cura, oltre alla Gendarmeria Vaticana e alla Guardia Svizzera. 
Da quei fatti sono passati 5 anni e l'ex amministratore delegato di Orlen, Daniel Obajtek, è un europarlamentare. Oggi al Parlamento europeo si vota per la revoca della sua immunità perché le autorità polacche vogliono processarlo, tra l'altro, per quel dono al Vaticano.
L'On. Obajtek per anni è stato amministratore delegato dell'azienda di carburanti ed energia Orlen, che ha diretto durante il governo PiS (Diritto e Giustizia, tra il 2015 e il 2023), quando la Polonia stava vivendo la sua crescita economica più dinamica degli ultimi anni.
Che cos'è Orlen?
Orlen è un'azienda di carburanti, energia e gas. Durante il mio mandato, è diventata la più grande azienda del suo genere nell'Europa centrale: era la 44^ azienda più grande in Europa e la 135^ al mondo. È diventata anche la quinta azienda in più rapida crescita al mondo. Ha avuto una forte influenza sulla transizione energetica non solo in Polonia, ma in tutta la regione. Orlen aveva un fatturato pari al 70% del bilancio statale. Abbiamo avuto grandi profitti: durante gli otto anni di governo del PiS, abbiamo guadagnato circa 25 miliardi di euro.
Lei è stato amministratore delegato di Orlen, ma ha perso il lavoro dopo il cambio di governo...
Sono stato amministratore delegato per sei anni. Ma Orlen è un'azienda statale, e quindi strettamente legata alla politica.
Il governo precedente ha lasciato il debito pubblico a un livello inferiore al 50% del PIL, mentre l'attuale governo lo sta aumentando...
Esatto, il precedente governo ha lasciato un debito pari al 48% del PIL e oggi, tenendo conto del bilancio del prossimo anno, il debito pubblico raggiungerà il 67% del PIL. Nel 2024, Orlen ha avuto un utile di soli 300 milioni di euro, mentre l'anno precedente, 2023 (sempre sotto il PiS), abbiamo avuto un utile di 5 miliardi di euro.
Chi ha portato la Polonia in una situazione economica così disastrosa?
La Polonia è governata principalmente da politici della Coalizione Civica di Tusk. Si tratta di persone che non hanno alcuna visione dello sviluppo del Paese. Persone che si allineano con la sinistra e con la corrente principale dell'UE, ovvero con le forze che effettivamente la governano. Ma queste forze gestiscono male l'Europa, motivo per cui tutti i Paesi europei si trovano oggi ad affrontare gravi problemi economici. Questo è un governo che ha ottenuto il potere grazie all'intervento di Bruxelles e, in particolare, di Ursula von der Leyen, che ha bloccato illegalmente i fondi per la Polonia. L'UE e il governo tedesco hanno fatto tutto il possibile per arrivare ad un cambio di governo in Polonia, perché non erano favorevoli allo sviluppo dinamico del nostro Paese.
Trump ha fatto appello ai Paesi dell'UE affinché pongano fine alla follia del Green Deal che ci porta al collasso economico dell'Europa...
Io, che gestivo la più grande azienda dell'Europa centrale e ora faccio parte del Parlamento europeo, lo dicevo fin dall'inizio. Il Green Deal è fanatismo, non razionalità. Implementando il Green Deal, stiamo perdendo competitività economica. Altri Paesi nel mondo non lo stanno implementando e quindi stanno traendo profitto dalla follia europea del Green Deal. Oggi, il Green Deal è solo una questione di visione del mondo, slegata dalla razionalità economica.
In Italia si discute sull'immunità di Ilaria Salis che, insieme a un gruppo di altre persone, è accusata di avere pestato in Ungheria presunti neofascisti. Il suo processo è stato interrotto perché Salis è stata eletta al Parlamento europeo. È un problema che tocca anche Lei: le autorità polacche hanno chiesto a Bruxelles di revocare la sua immunità perché la procura polacca vuole farle causa, tra l'altro, per aver limitato i diritti di stampa. Di cosa si tratta?
Come ho detto, con il PiS al potere abbiamo costruito una gigantesca azienda contribuendo al significativo sviluppo del Paese. Questo è stato possibile perché abbiamo frenato le attività delle mafie del carburante e dell'IVA. Il Gruppo Orlen vendeva giornali alle stazioni di servizio e il 7 ottobre si vota al Parlamento europeo per revocarmi l'immunità, accusandomi di aver limitato i diritti di stampa.
Perché?
Perché ho ordinato il ritiro dai nostri punti vendita di un numero del settimanale Nie (No), che offendeva il sentimento religioso dei polacchi, ovvero il sentimento di oltre il 90% della popolazione.
Bisogna spiegare che si tratta di una rivista fondata da un giornalista comunista, Urban, che fu portavoce di Jaruzelski durante la legge marziale, una sorta di Goebbels "rosso". Fondò una rivista anticlericale piena di contenuti blasfemi il cui obiettivo era combattere la Chiesa, i valori religiosi e patriottici, seminando odio verso il clero.
Sulla copertina di un numero di quella rivista c'era Giovanni Paolo II con una croce, e sulla croce c'era una bambola nuda. Giovanni Paolo II, simbolo del nostro Paese e del cristianesimo, trattato in questo modo! È stata una chiara violazione del sentimento religioso! Ecco perché ho deciso di ordinare il ritiro di questo numero dalla vendita. Non si è trattato di una restrizione dei diritti di stampa ma si impediva di calunniare Giovanni Paolo II e profanare la croce di Cristo. Ed ora l'attuale governo vuole privarmi dell'immunità, tra le altre cose, per questo.
È stato anche accusato di aver donato aiuti al Vaticano durante la pandemia...
Orlen ha donato al Vaticano mascherine, disinfettanti e tute di cui c'era tanto bisogno nel periodo della pandemia. E la procura polacca sta ora indagando su questo dono della nostra azienda e sta interrogando delle persone coinvolte. Come se un'azienda con miliardi di fatturato non potesse sostenere il Vaticano durante la pandemia. È uno dei motivi per cui mi si vuole revocare l'immunità.
Sono azioni politiche vergognose, perché l'immunità non viene revocata in casi simili. Si tratta di una vendetta puramente politica e di una forma di persecuzione contro i cattolici e i politici della destra. Se l'azienda si sente lesa da questo dono al Vaticano, può intentare una causa civile.

 
Titolo originale: Illegalità al potere: il Ppe salva Salis, ma non Obajtek
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 8 ottobre 2025