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SACERDOTE A PROCESSO PERCHE' HA DETTO CHE L'ISLAM RADICALE E'... RADICALE!
«Le mie dichiarazioni non sono state mai né discriminatorie, né di incitazione all'odio», ha dichiarato deciso padre Custodio Ballester, catalano di nascita e sacerdote per vocazione, che mercoledì si è seduto sul banco degli imputati del Tribunale Provinciale di Malaga accusato di islamofobia. Oggi, ha 61 anni e pende sulla sua testa il rischio di una condanna a tre anni di carcere a causa delle dichiarazioni rilasciate nel 2017 sull'islam, nel talk show di un programma televisivo digitale "La ratonera" - ovvero "La trappola per topi". La frase incriminata sarebbe la seguente: «l'Islam radicale intende distruggere la civiltà cristiana e radere al suolo l'Occidente». Tuttavia aveva anche specificato come «in questo ambiente islamista, non tutti siano in grado di commettere atti violenti, ma che purtroppo coloro che si immolano e portano con sé coloro che considerano "infedeli" sono considerati santi».
Dunque, il sacerdote aveva fatto subito un distinguo tra islam radicale e islam moderato e non di tutta l'erba un fascio, come lo si accusa. Tali dichiarazioni hanno suscitato la reazione dell'associazione "Musulmani contro l'islamofobia" finanziata dai fondi pubblici del governo catalano. Ciò che, secondo il sacerdote, lo avrebbe reso passibile della massima pena sarebbe proprio il suo ministero sacerdotale, perché secondo la procuratrice Verdugo, gli consentirebbe di "indottrinare" le folle, diffondendo "odio". Insieme a padre Ballestrer sono perseguiti l'autore della trasmissione e un altro sacerdote, padre Jesús Calvo. Nessuno di loro è mai stato interrogato dalla procuratrice. Durante il processo di mercoledì scorso, durato diverse ore e ora in attesa della sentenza, padre Custodio ha insistito su ciò che ha più volte commentato da quando si è saputo della denuncia, che le sue dichiarazioni si riferivano solo ai musulmani estremisti e si è rammaricato che sia in corso un evidente tentativo di punire la libertà di pensiero.
«Sono calmo», ha detto ai giornalisti mentre lasciava l'aula, «l'esame finale è già stato fatto e ora aspetterò il verdetto». Al suo arrivo era sereno e sorridente ed era circondato da un gruppo numeroso di cattolici che gli hanno mostrato il loro sostegno recitando il Rosario alle porte del Tribunale di Malaga. Inoltre, i membri dell'Osservatorio per la Libertà e la Coscienza Religiosa, dell'Istituto di Politica Sociale (IPSE) e degli Avvocati Cristiani, hanno raccolto più di 27.000 firme per il ritiro dell'accusa contro i due sacerdoti cattolici e il direttore della trasmissione incriminata, Armando Robles, per il quale sono stati chiesti ben 4 anni di carcere e una multa di 3000 euro.
Padre Custodio, tuttavia, si è detto soddisfatto del processo che ha definito «tecnicamente impeccabile». Ha, inoltre, sottolineato che «se si attiene alla logica giuridica ci dovrebbe essere l'assoluzione. Se la politica si intromette, potrebbe essere qualcos'altro». E a proposito della grande mobilitazione generale in suo favore ha affermato: «Penso che la gente si sia resa conto che i pubblici ministeri hanno portato i crimini d'odio a estremi ridicoli. Solo per delle semplici affermazioni chiedono le stesse pene che si applicano a reati molto gravi come gli abusi sessuali o le terribili aggressioni fisiche. Una vera e propria sciocchezza che può essere intesa solo come mezzo di minaccia e di controllo sociale: l'unico discorso consentito è quello dettato dal potere».
Infine resta la gravità oggettiva di processi come questi, in cui l'oggetto del reato è qualcosa di imperscrutabile, ovvero la coscienza e le intenzioni e tutto ciò è tipico delle peggiori dittature, per non parlare poi del fatto che oggi sembra che gli unici a poter essere offesi impunemente siano i cattolici, mentre per le altre fedi, si arriva a chiedere il carcere. Ma la verità non può essere messa a tacere e se questo prete tacesse, parlerebbero le pietre.
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